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Bundesverwaltungsgericht 30.11.2011 D-5389/2010

30 novembre 2011·Italiano·CH·CH_BVGE·PDF·2,015 parole·~10 min·2

Riassunto

Asilo (non entrata nel merito / assenza di documenti) e allontanamento | Asilo (non entrata del merito) ed allontanamento; decisione dell'UFM del 26 luglio 2010

Testo integrale

Bundesve rwa l t ungsge r i ch t T r i buna l   adm in istratif   f édé ra l T r i buna l e   ammin istrati vo   f ede ra l e T r i buna l   adm in istrativ   f ede ra l     Corte IV D­5389/2010 Sen tenza   d e l   3 0   n o v emb r e   2011 Composizione Giudici Pietro Angeli­Busi (presidente del collegio),  Markus König, Robert Galliker,  cancelliera Antonella Guarna. Parti A._______, nato il (…), Afghanistan,  ricorrente,  contro Ufficio federale della migrazione (UFM),  Quellenweg 6, 3003 Berna,    autorità inferiore.  Oggetto Asilo (non entrata del merito) ed allontanamento;  decisione dell'UFM del 26 luglio 2010 / N […].

D­5389/2010 Pagina 2 Fatti: A.  Il  (…),  l'interessato  cittadino  afgano  di  etnia  (…)  nato  e  vissuto  a  B._______ (Afghanistan) – ha inoltrato una domanda di asilo in Svizzera.  Ha  dichiarato,  in  sostanza  e  per  quanto  è  qui  di  rilievo  (cfr.  verbali  d'audizione  del  12 agosto 2008  [di  seguito:  verbale  1]  e  del  14 ottobre 2008 [di seguito: verbale 2]) di aver vissuto sin dall'età di  (…)  anni presso uno zio materno, rispettivamente paterno, a cui sarebbe stato  affidato, a seguito del decesso del padre e dell'abbandono della madre, di  cui  non  saprebbe  nulla.  Un  giorno,  per  comperare  un'altra  casa,  lo  zio  dell'interessato avrebbe venduto  l'abitazione dove alloggiavano,  la quale  sarebbe appartenuta in comproprietà a lui e al padre dell'interessato. Nel  momento in cui l'interessato, quale erede di metà della proprietà, avrebbe  chiesto  la  parte  che  gli  sarebbe  spettata  dalla  vendita  dell'immobile,  vi  sarebbe  stata  una  lite  con  lo  zio,  il  quale  l'avrebbe  poi mandato  via  di  casa.  Essendo  questo  parente  una  figura  potente  –  in  quanto  (…)  dei  Moudjahidines  –  l'interessato  non  avrebbe  potuto  farsi  aiutare  per  recuperare  la  sua  somma  e,  di  conseguenza,  avrebbe  deciso  di  espatriare. Egli avrebbe raggiunto a piedi il C._______ e poi l'D._______,  passando  nella  zona  di  E._______.  A  F._______  (D._______)  avrebbe  vissuto  (…)  mesi  lavorando come (…) in una fabbrica di (…) ed in seguito sarebbe partito  alla volta della G._______ e della H._______, dove avrebbe soggiornato  in  ambedue  i  Paesi  per  (…)  mesi.  Ad  I._______  (H._______),  l'interessato  avrebbe  lavorato  saltuariamente  come  (…).  Da  questo  Paese, infine, egli avrebbe continuato il suo viaggio di espatrio in TIR fino  ad arrivare  in Svizzera, senza documenti d'identità e senza subire alcun  controllo.  B.  Con  decisione  del  26  luglio  2010  (notificata  all'interessato  il  giorno  seguente;  cfr.  avviso  di  ricevimento  agli  atti),  l'UFM  non  è  entrato  nel  merito della citata domanda ai sensi dell'art. 32 cpv. 2  lett. a della  legge  sull'asilo  del  26 giugno 1998  (LAsi,  RS  142.31).  Detto  Ufficio  ha  pure  pronunciato  l'allontanamento  dell'interessato  dalla  Svizzera  e  l'esecuzione  dell'allontanamento  verso  il  suo  Paese  di  origine  siccome  lecita, esigibile e possibile. 

D­5389/2010 Pagina 3 C.  Il  27  luglio  2010,  l'insorgente  ha  inoltrato  ricorso  dinanzi  al  Tribunale  amministrativo  federale  (di  seguito:  il  Tribunale)  contro  la  menzionata  decisione  dell'UFM.  Ha  chiesto,  in  via  principale,  l'annullamento  del  provvedimento  litigioso  e  la  trasmissione  degli  atti  di  causa  all'autorità  inferiore per una nuova decisione nel merito della sua domanda di asilo,  nonché  il  riconoscimento della qualità di  rifugiato e,  in via sussidiaria,  la  concessione  dell'ammissione  provvisoria.  Ha  altresì  presentato  una  domanda  di  esenzione  dal  pagamento  di  un  anticipo  a  copertura  delle  presumibili spese processuali. D.  Il  Tribunale,  tramite  decisione  incidentale  del  30  luglio  2010,  ha  rinunciato, ritenuta la sussistenza di motivi particolari (art. 63 cpv. 4 della  legge federale sulla procedura amministrativa del 20 dicembre 1968 [PA,  RS 172.021]),  a  chiedere  al  ricorrente  il  versamento  di  un  anticipo  a  copertura  delle  presumibili  spese  processuali,  autorizzandolo  a  soggiornare in Svizzera sino a conclusione della procedura.  E.  Il  3  agosto  2011,  il  Tribunale  con  decisione  incidentale  ha  invitato  l'autorità  inferiore  a  presentare  una  risposta  al  ricorso  presentato  dall'insorgente,  richiamata  la  recente  sentenza  del  Tribunale  del  16  giugno  2011  (cfr.  DTAF  E­7625/2008)  riguardante  l'esigibilità  dell'esecuzione  dell'allontanamento in Afghanistan.  F.  Il 24 agosto 2011, l'UFM ha presentato le proprie osservazioni,  in cui ha  proposto la reiezione del gravame. G.  In  data  19  settembre  2009,  il  ricorrente  ha  inoltrato  l'atto  di  replica,  il  quale  è  stato  trasmesso per  informazione all'UFM dal  Tribunale  in  data  6 novembre 2011. Diritto: 1. 

D­5389/2010 Pagina 4 1.1. Le procedure in materia di asilo sono rette dalla PA, dalla  legge del  17 giugno 2005 sul Tribunale amministrativo federale (LTAF, RS 173.32)  e  dalla  legge  del  17 giugno 2005  sul  Tribunale  federale  (LTF,  RS  173.110), in quanto la LAsi non preveda altrimenti (art. 6 LAsi). 1.2.  Il  Tribunale  giudica  definitivamente  i  ricorsi  contro  le  decisioni  dell'UFM in materia di asilo, salvo se è stata depositata una domanda di  estradizione  da  parte  dello  Stato  abbandonato  dal  richiedente  l'asilo  in  cerca di protezione (art. 31 e 33 lett. d LTAF, art. 105  LAsi e art. 83 lett. d  cifra 1 LTF). 2.  Vi è motivo di entrare nel merito del ricorso che adempie le condizioni di  ammissibilità  di  cui  agli  art.  48  cpv.  1  e  52  PA  nonché  all'art. 108 cpv. 2 LAsi. 3.  3.1. Giusta l'art. 33a cpv. 2 PA, applicabile per rimando dell'art. 6 LAsi e  dell'art. 37 LTAF,  nei  procedimenti  su  ricorso  è  determinante  la  lingua  della  decisione  impugnata.  Se  le  parti  utilizzano  un'altra  lingua,  il  procedimento può svolgersi in tale lingua. 3.2. Nel caso concreto, la decisione impugnata è stata resa in italiano ed  il ricorso è stato presentato in tale lingua. Pertanto, la presente sentenza  va redatta in italiano. 4.  Il  Tribunale  esamina  liberamente  l'applicazione  del  diritto  federale,  l'accertamento  dei  fatti  e  l'inadeguatezza,  senza  essere  vincolato  dai  motivi  invocati  delle  parti  (art.  62  cpv.  4  PA)  o  dai  considerandi  della  decisione  impugnata  (cfr.  DTAF  2009/57  consid.  1.2;  PIERRE  MOOR,  Droit administratif, vol. II, 3ª ed., Berna 2011, n. 2.2.6.5). 5.  5.1.  Nella  decisione  impugnata,  l'UFM  ha  ritenuto,  da  un  lato,  che  il  richiedente  non  avrebbe  addotto  alcun motivo  scusabile,  giustificante  la  mancata tempestiva esibizione di documenti di viaggio o d'identità, avuto  riguardo  alle  sue  dichiarazioni  vaghe  circa  detti  documenti,  nonché  in  considerazione  dell'inverosimiglianza  delle  circostanze  del  viaggio  descritte.  In  particolare,  sebbene  egli  avesse  dichiarato  che  la  sua  patente di guida, unitamente alla sua carta di  identità,  fosse presso suo 

D­5389/2010 Pagina 5 zio,  il  richiedente  non  avrebbe  menzionato  la  patente  di  guida  quando  avrebbe telefonato al parente,  il quale gli avrebbe detto di non essere in  possesso della sua carta di identità. Non sarebbe plausibile, peraltro, che  il  richiedente  –  in  qualità  di  (…),  giovane  e  di  B._______  –  non  abbia  portato  con  sé  l'unico  documento  atto  a  dimostrare  la  sua  identità  nell'intraprendere  il  viaggio di  espatrio,  al  fine di  essere  identificato e di  evitare  problemi  quali  ad  esempio  l'arresto  o  l'espulsione.  Inoltre,  non  sarebbe credibile né che il richiedente abbia raggiunto la Svizzera senza  subire  controlli  di  Polizia  alla  frontiera,  né  che  abbia  potuto  lavorare  in  D._______  e  H._______  senza  documento  di  legittimazione.  Dall'altro  lato,  l'UFM ha considerato che  le allegazioni decisive  in materia di asilo  presentate  dal  richiedente  sarebbero  vaghe  e  poco  circostanziate,  segnatamente circa  il  litigio con  lo zio, che – a seconda delle versioni –  sarebbe  quello  materno  oppure  paterno,  nonché  riguardo  alle  relazioni  che detto parente avrebbe con il potere. In aggiunta, il medesimo avrebbe  dichiarato  di  non  aver  mai  avuto  problemi  con  le  autorità  o  con  altre  persone.  Da  ultimo,  malgrado  eventuali  problemi  con  la  famiglia,  egli  avrebbe  potuto  cercare  una  soluzione  consensuale.  Per  questi  motivi,  l'UFM ha considerato che il richiedente non avrebbe la qualità di rifugiato  in base agli art. 3 e 7 LAsi e nessuna delle eccezioni previste all'art. 32  cpv. 3 LAsi  sarebbe  realizzata nel  caso di  specie. Di conseguenza,  non  sarebbe  applicabile  il  principio  del  divieto  di  respingimento  all'allontanamento  del  medesimo,  la  cui  esecuzione  in  Afghanistan  sarebbe ammissibile, visto che – dal profilo della situazione generale dei  diritti  dell'uomo ed anche  in considerazione dei  recenti  sviluppi – non vi  sarebbero  indizi  circa  il  rischio  di  esposizione  a  trattamenti  contrari  all'art. 3 della Convenzione per la salvaguardia dei diritti dell'uomo e delle  libertà fondamentali del 4 novembre 1950 (CEDU, RS 0.101). L'UFM ha,  altresì,  ritenuto  che  l'allontanamento  del  richiedente  sarebbe  ragionevolmente  esigibile  verso  il  suo Paese  di  origine,  in  particolare  a  B._______  e  dove  la  situazione  potrebbe  tuttora  essere  considerata  fondamentalmente  sicura,  dove  il  richiedente  avrebbe  sempre  vissuto,  lavorandovi prima come (…) e poi come (…), come pure dove si potrebbe  presumere  che  egli  si  sia  costituito  una  rete  sociale  e  professionale  da  poter  riattivare,  oltre  agli  zii  e  alle  zie.  Egli  non  avrebbe  particolari  problemi di salute e, in considerazione della vacuità del suo racconto, non  vi sarebbe motivo di ritenere che non sia stato scolarizzato, viste peraltro  l'autonomia e l'intraprendenza dimostrate durante il viaggio di espatrio, in  particolare riguardo alle attività svolte in D._______ e H._______. Infine,  non  vi  sarebbero  altri motivi  dal  punto  di  vista  tecnico  e  pratico,  che  si  opporrebbero  all'esecuzione  dell'allontanamento  del  medesimo  a  B._______.

D­5389/2010 Pagina 6 5.2. Nel gravame, l'insorgente fa valere che vi sarebbero nel suo caso dei  motivi  scusabili  giustificanti  la  mancata  presentazione  dei  documenti  d'identità,  ragione  per  cui  l'autorità  inferiore  avrebbe  dovuto  entrare  nel  merito  della  sua  domanda  di  asilo  e  la  decisione  dell'UFM  dovrebbe  essere  annullata.  Infatti,  egli  ribadisce  di  essere  giunto  in  Svizzera  sprovvisto  di  documenti  di  identità  e  di  aver  contattato  suo  zio,  tramite  suo cugino, per cercare di  farseli  inviare, non appena ne avrebbe capito  l'importanza per  la procedura di asilo. Visti  i problemi con suo zio,  i suoi  parenti  non  l'avrebbero  aiutato  e  gli  sarebbe  stato  detto  che  il  suo  documento  non  si  sarebbe  trovato  a  casa  loro.  In  secondo  luogo,  il  ricorrente contesta  la decisione dell'autorità  inferiore circa  l'ammissibilità  e  l'esigibilità  dell'esecuzione  del  suo  allontanamento  in  Afghanistan,  chiedendo che gli venga concessa  l'ammissione provvisoria  in quanto  la  sua  vita  sarebbe  in  pericolo  in  caso di  rinvio.  In  particolare,  da un  lato,  alla  luce  dei  conflitti  con  lo  zio,  in Afghanistan,  egli  non  avrebbe  né  un  posto dove andare, né una rete familiare su cui poggiare e, dall'altro lato,  in detto Paese regnerebbe uno stato di guerra e situazioni di gravissime  violenze (come gli attentati, le uccisioni sommarie) denunciati ogni giorno  dalle cronache giornalistiche. 5.3. Nella sua risposta, l'UFM ha osservato che il ricorso non conterrebbe  fatti o mezzi di prova nuovi che potrebbero giustificare una modifica della  sua posizione. Inoltre, ha sottolineato che nel caso di specie vi sarebbero  gli elementi necessari per considerare  il  rinvio esigibile del  ricorrente,  in  virtù delle esigenze formulate dalla recente giurisprudenza del Tribunale.  In conclusione, detto Ufficio ha proposto la reiezione del gravame e per il  resto, ha rinviato alla decisione impugnata, confermandola pienamente.  5.4.  Nell'atto  di  replica,  il  ricorrente  ha  rinviato  alle  considerazioni  e  conclusioni  già  avanzate  in  sede  di  ricorso,  chiedendo  che  lo  stesso  venga accolto. 6.  6.1.  Giusta  l'art. 32  cpv. 2  lett. a  LAsi,  non  si  entra  nel  merito  di  una  domanda  di  asilo  se  il  richiedente  non  consegna  alle  autorità  alcun  documento di viaggio o d'identità entro 48 ore dalla presentazione della  domanda. Secondo l'art. 32 cpv. 3 LAsi, il cpv. 2 lett. a non si applica se il  richiedente  può  rendere  verosimile  di  non  essere  in  grado,  per  motivi  scusabili,  di  consegnare  documenti  di  viaggio  o  d'identità  entro  48  ore  dalla  presentazione della  domanda  (lett. a),  se  la  qualità  di  rifugiato  del  ricorrente  è  accertata  in  base  all'audizione,  nonché  in  base  all'art. 3  e 

D­5389/2010 Pagina 7 all'art. 7 LAsi  (lett. b),  oppure  se  l'audizione  rileva  che  sono  necessari  ulteriori chiarimenti per accertare la qualità di rifugiato o l'esistenza di un  impedimento all'esecuzione dell'allontanamento (lett. c).  6.2. Sono documenti di viaggio o d'identità ai sensi di legge quelli ufficiali,  segnatamente  il  passaporto  e  la  carta  d'identità,  che  permettono  un'identificazione  certa  del  richiedente  l'asilo  (in  particolare  della  sua  cittadinanza)  e  che  ne  assicurano  il  rimpatrio  senza  necessità  di  particolari formalità amministrative. Per contro, non sono documenti validi  giusta  l'art.  32  cpv.  2  lett.  a  LAsi  quelli  emessi  per  altri  scopi,  come  la  licenza di condurre, la carta professionale, il certificato di nascita, la carta  scolastica o l'attestato di fine degli studi (cfr. DTAF 2007/7 consid. 6). 6.3.  Nella  fattispecie,  il  ricorrente,  senza  valide  ragioni,  non  ha  tempestivamente presentato documenti di viaggio o di identità ai sensi di  legge, benché sia stato  reso attento circa  la necessità e  l'importanza di  procurarsi  dei  documenti  di  identità  entro  le  48  ore  successive  alla  presentazione della sua domanda di asilo (cfr. atto A 5/1 e verbale 1 pag.  4).  Inoltre,  le circostanze del viaggio di espatrio rese dal  ricorrente sono  del  tutto  contrarie  alla  logica  dell'agire  e  stereotipate.  Infatti,  non  è  plausibile  che  egli  sia  giunto  in  Svizzera  senza  documenti  di  identità  e  senza subire controlli, allorquando durante il suo itinerario ha attraversato  ben (…) Paesi, dove in alcuni (D._______ e H._______ perlomeno) vi ha  anche  lavorato,  così  come non è credibile che  il  ricorrente abbia potuto  affrontare i pericoli e gli ostacoli che potevano scaturire da un tale viaggio  senza  poter  dimostrare  la  sua  identità  (cfr.  ibidem  pag.  5).  Del  resto,  l'insorgente  non  ha  saputo  nemmeno  dare  un'indicazione  temporale  quale la data o addirittura la stagione in cui sarebbe espatriato nel 2007  (cfr. verbale 1 pagg. 1 e 5, verbale 2 Q85­Q94). Ne discende che egli non  può  aver  viaggiato  nelle  circostanze  descritte.  A  ciò  va  aggiunto,  che  il  medesimo  ha  reso  allegazioni  vaghe  sulla  mancata  presentazione  dei  suoi  documenti  di  identità.  A  guisa  di  esempio,  non  è  plausibile  che –  vista la sua maggior età – il ricorrente non avesse con sé né la sua carta  di  identità,  la  quale  sarebbe  stata  detenuta  dalla  zia  presso  cui  viveva  (cfr. verbale  1  pagg.  3­4),  né  la  sua  patente  di  guida.  In  siffatte  circostanze, non soccorre l'insorgente l'asserzione ricorsuale secondo cui  egli non avrebbe potuto recuperare i suoi documenti a causa dei problemi  con  lo  zio  (cfr.  ricorso  pag.  2).  Peraltro,  egli  si  è  contraddetto  circa  il  documento  che  avrebbe  richiesto  a  suo  zio  –  tramite  il  cugino –  affermando  che  si  sarebbe  trattato  dell'atto  di  nascita, mentre,  secondo  un'altra versione, sarebbe stata la sua carta di identità a trovarsi presso il  parente (cfr. verbale 1 pagg. 3­4 e verbale 2 Q5­Q8).  In sede di ricorso, 

D­5389/2010 Pagina 8 da  ultimo,  non  avrebbe  nemmeno  precisato  quale  documento  avrebbe  richiesto,  limitandosi a  riferirsi  a dei documenti  in generale che avrebbe  lasciato  in  patria  (cfr. ricorso  pag.  2).  In  conclusione,  vista  l'inverosimiglianza  delle  circostanze  del  viaggio  di  espatrio,  nonché  l'inconsistenza e l'inattendibilità delle suddette dichiarazioni del ricorrente  in  merito  alla  mancata  presentazione  dei  documenti  d'identità,  vi  è  ragione di concludere che l'insorgente dissimuli i suoi documenti d'identità  per  i  bisogni  della  causa.  Egli  deve  quindi  sopportare  le  conseguenze  della mancata consegna dei documenti d'identità.  6.4.  In  considerazione  di  quanto  precede,  non  avendo  né  esibito  alcun  documento d'identità, né fornito una valida giustificazione per la mancata  produzione degli stessi, l'eccezione prevista all'art. 32 cpv. 3 lett. a LAsi a  favore dell'insorgente non è applicabile. 7.  7.1.  In assenza di documenti d'identità, occorre  inoltre esaminare se,  in  applicazione  della  seconda  eccezione  dell'art. 32  cpv. 3  lett. b  LAsi,  in  base  agli  art. 3  e  7  LAsi  nonché  all'audizione,  è  accertata  la  qualità  di  rifugiato del ricorrente. Inoltre, con la modifica della LAsi del 16 dicembre  2005,  il  legislatore  ha  introdotto  una  procedura  di  esame  materiale,  accelerata  e  sommaria,  delle  domande  che  si  fondano  su  allegazioni  manifestamente  inconsistenti  o manifestamente  irrilevanti.  La manifesta  irrilevanza può risultare, fra l'altro, dalla palese assenza di una sufficiente  intensità  dei  pregiudizi,  dall'inattualità  degli  stessi  nonché  dall'evidente  esistenza  di  un'alternativa  di  rifugio  interna  dalle  persecuzioni  statali  oppure di un'appropriata protezione statale contro l'agire illegittimo di terzi  (DTAF 2007/8 consid. 5.6.4 e 5.6.5),  7.2.  L'insorgente  non  ha  presentato,  all'infuori  di  generiche  censure,  argomenti  o  prove  suscettibili  di  giustificare  una  diversa  valutazione  rispetto  a  quella  di  cui  all'impugnata  decisione.  Infatti,  le  allegazioni  decisive  in materia di  asilo  si  esauriscono  in mere affermazioni di  parte  non corroborate da alcun elemento della benché minima consistenza,  in  sostanza  per  le  ragioni  indicate  nel  provvedimento  litigioso,  cui  può  essere  rimandato. Il  ricorrente,  peraltro,  in  sede  di  ricorso,  non  ha  apportato  alcun  chiarimento  circa  le  argomentazioni  dell'UFM  (cfr. ricorso  pag. 2).  In  particolare, egli non è stato in grado di rendere verosimili  i  fatti addotti a  sostegno  della  sua  domanda  di  asilo,  segnatamente  i  problemi  familiari  che avrebbe avuto con  lo zio, a causa del mancato pagamento di metà 

D­5389/2010 Pagina 9 dell'introito, ottenuto dalla vendita della casa, che sarebbe appartenuta al  padre defunto ed allo zio. Innanzitutto, il ricorrente si è contraddetto circa  il parente con cui avrebbe avuto detti problemi, riferendo dapprima che si  sarebbe trattato di suo zio materno (cfr. verbale 1 pag. 4) e poi di suo zio  paterno  (cfr. verbale 2 Q11).  Inoltre,  l'insorgente non è stato  in grado di  collocare  nel  tempo  in  maniera  precisa  gli  eventi  determinanti  del  suo  racconto,  quali  la  vendita  della  casa  contesa  e  la  lite  con  lo  zio,  che  avrebbe condotto all'abbandono della medesima da parte del  ricorrente,  nonché al suo espatrio (cfr. verbale 1 pagg. 1 e 4­5, verbale 2 Q85­Q88,  Q92­Q93,  Q109).  Peraltro,  il  medesimo  ha  reso  versioni  contrastanti  riguardo al motivo alla base dei conflitti con lo zio. Segnatamente, se da  un  lato,  il  ricorrente  ha  affermato  di  non  aver  ottenuto  la  parte  che  gli  spettava dalla vendita della casa, nonché di avere il diritto di vivere nella  casa  nuova  appena  comprata,  ma  di  avere  deciso  di  lasciare  tutto  (cfr. verbale  1  pagg.  4­5),  dall'altro  lato,  egli  ha  allegato  di  aver  vissuto  nella casa nuova dello zio (il quale l'avrebbe acquistata con i soldi ricavati  dalla vendita dell'altra casa), senza saper determinare per quanto tempo,  così come di non aver voluto dei soldi dallo zio, bensì di averglieli chiesti  soltanto nel momento in cui lo zio l'avrebbe mandato via di casa, evento  tuttavia che non è riuscito ad indicare con una data precisa (cfr. verbale 2  Q104­Q107,  Q109,  Q113­Q115).  Per  di  più,  egli  non  è  riuscito  a  corroborare l'esistenza di una qualsivoglia persecuzione ai sensi di legge  nei suoi confronti, allegando unicamente di temere suo zio, senza tuttavia  essere in grado di concretizzare la figura di detto parente – limitandosi ad  affermare  che  sarebbe  un  (…)  del  nord,  oppure  dei  Moudjahidines,  vestirebbe  un'uniforme  nera,  rispettivamente  leopardata,  ma  senza  indicare  dove  costui  avrebbe  lavorato  –  né  di  spiegare  in  che  cosa  consisterebbe  il  suo  timore,  né  di menzionare  degli  avvenimenti  precisi  suscettibili di costituire un'eventuale persecuzione (cfr. verbale 1 pagg. 4­ 5  e  verbale  2  Q112,  Q116­Q123,  Q129­Q133  e  Q137).  Infine,  il  medesimo  ha  dichiarato  di  non  avere  paura  di  nulla,  bensì  di  non  aver  alcun posto dove andare o una persona di contatto (cfr. verbale 1 pag. 5).  Alla luce di tutto quanto suesposto, vi è ragione di concludere all'assoluta  inverosimiglianza dei motivi di asilo addotti dal  ricorrente, senza che sia  necessario evocare altri elementi.  7.3. Pertanto, non è accertata la qualità di rifugiato con riferimento all'art.  32 cpv. 3 lett. b LAsi.   8. 

D­5389/2010 Pagina 10 8.1. Di  conseguenza,  non  risultano  elementi  ai  sensi  dell'art.  32  cpv.  3  lett. c LAsi da cui dedurre la necessità di ulteriori accertamenti ai fini della  determinazione della qualità di rifugiato. 8.2.  Inoltre,  non  si  giustificano  neppure  delle  misure  di  istruzione  complementari ai fini di accertare l'esistenza di un eventuale impedimento  all'esecuzione  dell'allontanamento  dal  punto  di  vista  dell'ammissibilità  (cfr. DTAF  2009/50  consid.  8).  Difatti,  dalle  carte  processuali  non  emergono  elementi  da  cui  desumere  che  l'esecuzione  dell'allontanamento  del  ricorrente  in  Afghanistan,  segnatamente  a  B._______ possa violare  l'art. 25 cpv. 2 della Costituzione  federale della  Confederazione  Svizzera  del  18 aprile  1999  (Cost.,  RS  101),  l'art. 33  della  convenzione  del  28 luglio  1951  sullo  statuto  dei  rifugiati  (Conv., RS 0.142.30),  l'art. 5 LAsi  (divieto  di  respingimento)  nonché  l'art. 83  cpv. 3  della  legge  federale  sugli  stranieri  del  16  dicembre  2005  (LStr,  RS  142.20)  o  esporre  il  ricorrente  in  patria  al  rischio  reale  ed  immediato  di  trattamenti  contrari  all'art. 3 CEDU  o  all'art. 3 della  convenzione  del  10 dicembre  1984  contro  la  tortura  ed  altre  pene  o  trattamenti  crudeli,  inumani  o  degradanti  (Conv.  tortura,  RS 0.105),  contrariamente  a  quanto  pretende  far  valere  il  ricorrente  con  mere  affermazioni di carattere generale (cfr. ricorso pag. 2).  9.  Da  quanto  esposto,  discende  che  l'UFM  rettamente  non  è  entrato  nel  merito della domanda di asilo ai sensi dell'art. 32 cpv. 2  lett. a LAsi. Ne  consegue che,  in materia di non entrata nel merito,  il  ricorso non merita  tutela e la decisione impugnata va confermata. 10.  L'insorgente non adempie le condizioni in virtù delle quali l'UFM avrebbe  dovuto astenersi dal pronunciare  l'allontanamento dalla Svizzera (art. 14  cpv.  1  e  cpv.  2,  art.  44  cpv.  1  LAsi  nonché  art. 32 dell'Ordinanza  1  sull'asilo  relativa  a  questioni  procedurali  dell'11 agosto  1999  [OAsi  1,  RS 142.311]; DTAF 2009/50 consid. 9). 11.  11.1.  L'esecuzione  dell'allontanamento  è  regolamentata  all'art. 83  LStr.  Giusta  detta  norma,  l'esecuzione  dell'allontanamento  deve  essere  possibile  (art. 83  cpv. 2  LStr),  ammissibile  (art. 83  cpv. 3  LStr)  e  ragionevolmente  esigibile  (art. 83  cpv. 4  LStr).  Per  l'esame 

D­5389/2010 Pagina 11 dell'esecuzione  dell'allontanamento  è  determinante  la  situazione  al  momento della presa di decisione. 11.2.  In considerazione di quanto esposto (cfr. consid. 8.2),  l'esecuzione  dell'allontanamento  è  ammissibile  nel  caso  di  specie  (artt. 44 cpv. 2 LAsi e 83 cpv. 3 LStr). 11.3.  11.3.1. Giusta  l'art. 83 cpv. 4 LStr,  l'esecuzione dell'allontanamento non  può essere considerata ragionevolmente esigibile, qualora nello Stato di  origine  o  di  provenienza  lo  straniero  dovesse  trovarsi  concretamente  in  pericolo,  in  seguito  a  situazioni  quali  guerra,  guerra  civile,  violenza  generalizzata o emergenza medica  (cfr. DTAF 2007/10 consid. 5.1 pag.  111,  Giurisprudenza  ed  informazioni  della  Commissione  svizzera  di  ricorso  in  materia  di  asilo  [GICRA]  1999  n. 28  consid.  5b  pag.  170,  nonché GICRA 1998 n. 22 consid. 7a pag. 191). 11.3.2. La situazione dal profilo della sicurezza  in Afghanistan,  in questi  ultimi  anni,  è  peggiorata  nell'intero  Paese,  compresi  i  centri  urbani.  Lo  stesso vale per  la situazione umanitaria, sebbene occorre distinguere  le  zone  rurali  dai  territori  urbani,  dove  le  condizioni  sono  migliori.  Anche  nelle  città,  tuttavia,  le  cure  mediche  spesso  non  sono  garantite.  In  definitiva,  la situazione vigente  in Afghanistan sull'insieme del  territorio –  salvo nelle grandi città – è talmente grave da rappresentare una minaccia  di  esposizione  concreta  a  pericolo  ai  sensi  dell'art. 83  cpv.  4  LStr.  Tuttavia,  non  è  in  maniera  generale  inesigibile  l'esecuzione  dell'allontanamento nella città di B._______, dove la situazione, dal profilo  umanitario  e  della  sicurezza,  è  meno  drammatica  rispetto  al  resto  del  Paese.  Infatti,  l'esecuzione dell'allontanamento a B._______ può essere  comunque riconosciuta come ragionevolmente esigibile, anche a titolo di  alternativa  di  soggiorno  interna,  sebbene  solo  a  determinate  condizioni  restrittive, già  fissate da tempo dalla giurisprudenza (cfr. GICRA 2003 n.  10 consid. 10b cc), segnatamente  in presenza di una solida rete sociale  in  loco,  nonché  di  concrete  garanzie  di  sostentamento  minime  e  di  accesso ad un alloggio (cfr. ATAF E­7625/2008). 11.3.3. Nel caso in esame, il ricorrente ha dichiarato di essere originario  di B._______ e di avervi vissuto dalla nascita sino al suo espatrio nel (…)  (cfr. verbale  1  pag.  1),  nonché  di  avervi  svolto  diverse  attività 

D­5389/2010 Pagina 12 professionali, quali  il  (…) e  l'(…) (cfr. verbale 1 pag. 2 e verbale 2 Q59­ Q60, Q69). Una volta espatriato, egli ha altresì lavorato come (…) in una  fabbrica di (…) in D._______ e in qualità di (…) in H._______ (cfr. verbale  1 pag. 5). Tali circostanze, oltre a confutare l'affermazione secondo cui il  ricorrente sia analfabeta (cfr. verbale 2 Q30, Q56­Q58 e Q74), visto che  l'esercizio  delle  suddette  attività  non  sarebbe  stato  possibile  altrimenti,  conducono  altresì  a  desumere  che  in  patria  il  medesimo  disponga  effettivamente  di  un'importante  rete  sociale,  come  ad  esempio  il  suo  vecchio  datore  di  lavoro,  il  quale  l'avrebbe  ospitato  prima  di  espatriare  (cfr.  ibidem Q79, Q94), gli abitanti del quartiere dove è cresciuto e dove  tutti  lo  conoscono  (cfr. verbale 2  Q46),  gli  zii  e  le  zie  materni,  rispettivamente paterni, nonché i cugini con cui viveva o con cui ha avuto  dei contatti (cfr. verbale 1 pag. 3, verbale 2 Q9, Q17 e Q20, Q22­Q28). In  siffatte  condizioni,  non  v'è  dubbio  che  il  ricorrente  potrà  usufruire  di  un  adeguato  e  concreto  sostegno  al  suo  reinserimento  sociale  e  professionale in patria, segnatamente a B._______. Infine,  il ricorrente è  giovane,  celibe  ed  in  buona  salute,  ritenuto  che  non  ha  preteso  nel  gravame  di  soffrire  di  gravi  problemi  di  salute  tali  da  giustificare  un'ammissione  provvisoria  (cfr. GICRA  2003  n. 24),  senza  che  da  un  esame  d'ufficio  degli  atti  di  causa  emerga  la  necessità  di  una  sua  permanenza in Svizzera per motivi medici.  11.3.4. Pertanto,  l'esecuzione  dell'allontanamento  del  ricorrente  nel  suo  Paese di origine è ragionevolmente esigibile (art. 44 cpv. 2 LAsi ed art. 83  cpv. 4 LStr).  11.4. Infine, non risultano impedimenti neppure dal profilo della possibilità  dell'esecuzione  dell'allontanamento  (art. 44  cpv. 2  LAsi  ed  art. 83  cpv. 2  LStr).  Infatti,  l'insorgente,  usando  della  necessaria  diligenza,  potrà  procurarsi ogni documento indispensabile al rimpatrio (cfr. DTAF 2008/34  consid.  12  pagg.  513­515).  L'esecuzione  dell'allontanamento  è  dunque  pure possibile. 11.5.  Di  conseguenza,  anche  in  materia  di  allontanamento  e  relativa  esecuzione, il gravame va disatteso e la querelata decisione dell'autorità  inferiore confermata.  12.  Visto  l'esito  della  procedura  le  spese  processuali,  di  CHF  600.­,  che  seguono  la  soccombenza,  sono  poste  a  carico  del  ricorrente  (art. 63  cpv. 1 e cpv. 5 PA nonché art. 3 lett. a del regolamento sulle tasse e sulle 

D­5389/2010 Pagina 13 spese  ripetibili  nelle  cause  dinanzi  al  Tribunale  amministrativo  federale  del 21 febbraio 2008 [TS­TAF, RS 173.320.2]).  (dispositivo alla pagina seguente)

D­5389/2010 Pagina 14 Per  questi  motivi,  il  Tribunale  amministrativo  federale  pronuncia: 1.  Il ricorso è respinto. 2.  Le  spese  processuali  di  CHF 600.­,  sono  poste  a  carico  del  ricorrente.  Tale  ammontare  deve  essere  versato  alla  cassa  del  Tribunale  amministrativo  federale  entro  un  termine  di  30  giorni  dalla  data  di  spedizione della presente sentenza. 3.  Questa  sentenza  è  comunicata  al  ricorrente,  all'UFM  e  all'autorità  cantonale competente.  Il presidente del collegio: La cancelliera: Pietro Angeli­Busi Antonella Guarna Data di spedizione:

D-5389/2010 — Bundesverwaltungsgericht 30.11.2011 D-5389/2010 — Swissrulings