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Bundesverwaltungsgericht 11.08.2011 C-1885/2009

11 agosto 2011·Italiano·CH·CH_BVGE·PDF·1,870 parole·~9 min·3

Riassunto

Riconoscimento di apolidia | Riconoscimento dello statuto di apolide

Testo integrale

Bundesve rwa l t ungsge r i ch t T r i buna l   adm in istratif   f édé ra l T r i buna l e   ammin istrati vo   f ede ra l e T r i buna l   adm in istrativ   f ede ra l Corte III C­1885/2009 Sen tenza   dell ' 1 1   a go s t o   2011 Composizione Giudici Elena Avenati­Carpani (presidente del collegio),  Antonio Imoberdorf, Bernard Vaudan,  cancelliera Mara Vassella. Parti A._______,  patrocinato dall'Avv. Yasar Ravi,  ricorrente,  contro Ufficio federale della migrazione (UFM),  Quellenweg 6, 3003 Berna,    autorità inferiore.  Oggetto Riconoscimento dello statuto di apolide.

C­1885/2009 Pagina 2 Fatti: A.  Il  18  aprile  2001,  A._______,  cittadino  di  origini  algerine  nato  il  …,  è  entrato  in  Svizzera  illegalmente  e,  il  26  aprile  2001,  ha  depositato  una  domanda  d'asilo.  L'8  giugno  2001  l'Ufficio  federale  dei  rifugiati  (UFR;  oggi: UFM) ha respinto la suddetta domanda, siccome le condizioni volte  al  riconoscimento  della  qualità  di  rifugiato  nonché  alla  concessione  dell'asilo  non  erano  adempiute  e,  nel  contempo,  ha  pronunciato  l'esigibilità del  suo allontanamento, previsto al più  tardi entro  il  23  luglio  2001.  Contro  la  suddetta  decisione,  il  12  luglio  2001  l'interessato  ha  inoltrato  ricorso  dinanzi  alla  Commissione  svizzera  di  ricorso  in  materia  d'asilo  (CRA; oggi: Tribunale amministrativo federale), limitandolo alla questione  dell'esecuzione dell'allontanamento. Il gravame è stato respinto mediante  sentenza del 12 aprile 2005. Quindi l'UFM ha impartito un nuovo termine  per  lasciare  la  Svizzera,  fissato  all'8  giugno  2005,  ed  ha  rammentato  all'interessato  l'obbligo  di  intraprendere  tutte  le  pratiche  necessarie  per  l'ottenimento  dei  documenti  di  viaggio  per  la  partenza  dalla  Svizzera.  Contro  la  predetta  sentenza,  il  17  maggio  2005,  l'interessato  ha  depositato  un  ricorso  di  diritto  amministrativo  e  un  ricorso  di  diritto  pubblico presso  il  Tribunale  federale,  entrambi  ritenuti  inammissibili  con  sentenza del 23 maggio 2005.  B.  Il 6 giugno 2005, per il tramite del suo precedente avvocato, l'interessato  ha  inoltrato  all'UFM  un'istanza  di  permesso  per  motivi  umanitari,  in  via  subordinata l'ammissione provvisoria, la pronuncia dell'effetto sospensivo  nonché la fissazione di un nuovo termine di partenza. Con comunicazione  del  13  giugno  2005  l'UFM  ha  trasmesso  l'istanza  per  competenza  alla  CRA,  la quale ha dichiarato di non aver  riscontrato nessuno motivo per  entrare  nel  merito  di  tale  istanza  di  revisione.  Con  decisione  del  22  giugno 2005, l'UFM non è entrato nel merito della domanda ed ha dunque  dichiarato  esecutiva  la  decisione  dell'8  giugno  2001. Relativamente  alla  domanda di proroga del termine di partenza, mediante scritto del 1° luglio  2005, l'UFM ha confermato la validità del termine di partenza fissato all'8  giugno 2005. 

C­1885/2009 Pagina 3 C.  Con scritto del 29 giugno 2005 all'attenzione del Consolato generale della  Repubblica  di  Algeria  a  Ginevra  (di  seguito:  Consolato  generale  d'Algeria),  l'UFM  ha  postulato  un  lascia­passare  a  beneficio  dell'interessato al fine di procedere al rimpatrio in Algeria.  D.  Su  richiesta  del  7  luglio  2005,  con  scritto  dell'11  agosto  2005,  l'Ufficio  competente  della  Bundespolizeiinspektion  Konstanz  in  Germania  ha  informato  la  Sezione  scambio  dati  e  identificazione  dell'UFM  che  la  persona  interessata  non  appariva  registrata  e  che  pertanto  non  poteva  essere  accolta  dalla  Germania.  Inoltre  l'Ufficio  tedesco  ha  informato  l'UFM  che  l'Italia  aveva  vietato  all'interessato  l'ingresso  negli  Stati  Schengen a partire dal 14 maggio 2001.  E.  Con  scritto  del  19  marzo  2006  all'attenzione  del  Consolato  generale  d'Algeria, l'interessato ha osservato che il problema d'identità algerina era  dovuto  al  fatto  che,  nonostante  egli  fosse  nato  in  territorio  algerino  da  genitori  algerini,  non era  in  possesso di  un  atto  di  nascita  e  non era  in  grado di ritrovare la propria famiglia.  F.  Con missive del 27 aprile 2006, all'attenzione dell'Ambasciata di Tunisia a  Berna,  dell'Ambasciata  del  Marocco  a  Berna  nonché  nuovamente  all'attenzione  del  Consolato  generale  d'Algeria,  l'UFM  ha  postulato  un  lascia­passare  a  favore  dell'interessato  al  fine  di  poterlo  rimpatriare  nel  proprio Paese d'origine.  Il  9  agosto  2006  l'Ambasciata  di  Tunisia  ha  trasmesso  una  risposta  negativa  non  potendo  identificare  l'interessato  e,  il  14  novembre  2006,  l'Ambasciata del Marocco ha anch'essa trasmesso una risposta negativa  circa il riconoscimento dell'interessato.  G.  Il  29  marzo  2007,  per  il  tramite  del  suo  rappresentante  attuale,  l'interessato  ha  inoltrato  all'UFM  una  domanda  di  riconoscimento  dello  statuto  d'apolide  e  in  via  subordinata  un  permesso  di  dimora  ai  sensi  dell'art.  14  della  legge  del  26  giugno  1998  sull'asilo  (LAsi,  RS  142.31).  L'istante  ha  principalmente  asserito  di  essere  in  possesso  di  diversi  documenti attestanti la sua non nazionalità, di non aver mai ottenuto una 

C­1885/2009 Pagina 4 risposta  dal  Consolato  algerino  circa  il  riconoscimento  della  sua  nazionalità e di appartenere alla popolazione nomade dei Tuareg.  Su  richiesta  dell'UFM,  con missiva  del  18  ottobre  2007,  la  Sezione  dei  permessi e dell'immigrazione ([SPI]; oggi: Sezione della popolazione) ha  dichiarato di essere disposta ad esaminare il caso in vista di rilasciare al  ricorrente un permesso di dimora ai sensi dell'art. 14 cpv. 2 LAsi tuttavia  alla  condizione  che  egli  possa  esibire  un  documento  nazionale  valido  attestante  le  sue  generalità.  Il  28  novembre  2007,  a  sostegno  della  propria  richiesta,  A._______  ha  inoltrato  all'UFM  uno  scritto  del  10  novembre 2007, attestante l'esistenza di una prigione in Libia nei pressi di  Tripoli,  nella  quale  l'interessato,  nel  corso  dell'audizione  del  28 maggio  2001 presso l'UFR, aveva affermato di essere stato incarcerato.  Con  scritto  del  13  agosto  2008,  l'autorità  di  prime  cure  ha  informato  l'interessato  dell'intenzione  di  respingere  la  suddetta  istanza  e  gli  ha  accordato la possibilità di esprimersi. Con missiva del 30 settembre 2008,  quest'ultimo  ha  osservato  di  aver  più  volte  contattato  il  Consolato  generale d'Algeria senza ricevere alcuna risposta.  H.  Ritenute  soddisfatte  le  condizioni  formali  per  entrare  nel  merito  dell'istanza,  con  decisione  del  18  febbraio  2009,  l'UFM  ha  respinto  la  domanda di riconoscimento dello statuto di apolide. L'autorità inferiore ha  in  sostanza affermato  che ai  sensi  della Convenzione del  28  settembre  1954 sullo statuto degli apolidi (di seguito: Convenzione sullo statuto degli  apolidi,  [RS 0.142.40]), questi sono considerati quasi alla stessa stregua  dei rifugiati per quanto concerne lo statuto personale, il titolo di viaggio, le  assicurazioni  sociali  nonché  l'eventuale  assistenza,  pur  non  garantendo  un  diritto  soggettivo  al  rilascio  o  al  prolungamento  di  un  permesso  di  soggiorno. Secondo la giurisprudenza del Tribunale federale, lo statuto di  apolide  è  concesso  alla  persona  che,  senza  intervento  da  parte  sua,  è  stata  privata  della  sua  nazionalità  e  non  ha  nessuna  possibilità  di  riacquisirla.  L'abbandono  volontario  della  nazionalità  o  il  rifiuto  senza  valido motivo  di  riacquisirla  non  costituiscono  dei  casi  di  apolidia. Nella  specie,  l'UFM  ha  ritenuto  che  l'appartenenza  alla  popolazione  Tuareg,  non essendo stato fornito alcun elemento concreto a prova del contrario,  non costituisce di per sé un ostacolo al riconoscimento della nazionalità,  inoltre, la lettera del 10 novembre 2007, secondo cui è stato ipotizzato un  lungo  periodo  di  detenzione  in  Libia,  non  esclude  l'ottenimento  della  nazionalità algerina.  Incombe alla persona  interessata ricercare  le prove  in  merito  alla  sua  origine  nazionale.  Infine  le  pratiche  avviate  dall'UFM 

C­1885/2009 Pagina 5 nell'ambito della procedura di ottenimento di un  lascia­passare da parte  delle autorità algerine in vista dell'attuazione del rimpatrio dell'interessato  non avrebbero pertanto alcuna incidenza sulla presente decisione.  I.  Il 23 marzo 2009, contro la suddetta decisione, l'interessato ha interposto  ricorso,  postulandone  l'annullamento  e  l'accoglimento  della  domanda  volta al riconoscimento dello statuto di apolide in suo favore. A sostegno  del  proprio  gravame,  egli  ha  ritenuto  che,  contrariamente  a  quanto  sostenuto  dall'UFM,  l'appartenenza  alla  popolazione  Tuareg,  popolo  notoriamente  nomade,  rappresenta  un  grande  ostacolo  all'ottenimento  della  nazionalità  e,  in  concreto,  nessuno  Stato  riconosce  il  ricorrente  quale  proprio  cittadino.  L'interessato  tenterebbe  ormai  da  anni  di  rintracciare  la  propria  famiglia  e  di  conoscere  le  proprie  radici,  in  particolare la sua appartenenza nazionale. Egli ha asserito di aver esibito  dei documenti, tra cui una dichiarazione dell'Ambasciata algerina di Roma  che non lo considera di tale nazionalità, e una dichiarazione del Console  marocchino  di  Milano,  secondo  cui  il  richiedente  non  ha  potuto  essere  identificato.  Anche  dopo  aver  appreso  la  morte  dei  genitori  tramite  un  amico e mediante un canale televisivo,  il  ricorrente ha proseguito con  le  ricerche volte all'ottenimento di un documento nazionale. Da ultimo, egli  ha  affermato  di  aver  chiesto  al  Consolato  generale  d'Algeria,  mediante  missiva del 27 febbraio 2009, delucidazioni relative alla sua cittadinanza  senza tuttavia ottenere risposta alcuna.  J.  Chiamato ad esprimersi in merito al suddetto gravame, con preavviso del  20 maggio 2009, l'UFM ha ritenuto la documentazione esibita non atta a  dimostrare la mancanza di nazionalità dell'interessato. Inoltre con risposta  del 3 agosto 2001  il Consolato generale d'Algeria avrebbe dimostrato  la  disponibilità  delle  autorità  del Paese  a  entrare  nel merito  della  richiesta  anche se l'interessato si era qualificato come berbero.  K.  Con replica del 26 giugno 2009  il  ricorrente ha osservato di aver  fornito  alle  autorità  algerine  tutte  le  informazioni  di  cui  disponeva,  di  averle  inoltre  contattate  sia  telefonicamente  sia  recandovisi  di  persona,  senza  tuttavia ottenere una risposta o un appuntamento.  Inoltre un conoscente  del  ricorrente si sarebbe  recato di persona  in Algeria al  fine di  ricercare  attivamente  in  loco  la  famiglia  di  quest'ultimo  senza  esito  positivo.  Il  ricorrente ha infine comunicato di avere pubblicato un inserto di giornale  a pagamento per ben cinque volte sul maggior quotidiano in lingua araba 

C­1885/2009 Pagina 6 dell'Algeria  "B._______"  con  i  dati  personali  dei  suoi  famigliari  producendone una copia.  L.  Il 1° luglio 2009 l'UFM ha informato il Tribunale amministrativo federale (di  seguito:  il  Tribunale  o  il  TAF)  che  il  ricorrente  era  stato  segnalato  dall'Italia  nel  Sistema  d'informazione  Schengen  (SIS)  in  ragione  dell'emissione di un divieto d'entrata di 5 anni per essere entrato e aver  soggiornato illegalmente sul suo territorio. Nonostante tale provvedimento  fosse  già  decaduto,  l'iscrizione  nel  SIS  sussisteva  ancora  siccome  l'interessato non aveva dimostrato di aver lasciato il territorio italiano.  M.  Con  duplica  del  6  agosto  2009  l'UFM  ha  ritenuto  che  quanto  asserito  nella  replica  non  rimetteva  in  questione  la  fondatezza  della  decisione  impugnata.  Dalle  risultanze  agli  atti  non  emergeva  che  l'interessato  si  fosse debitamente informato presso le autorità competenti del suo Paese  in  merito  al  modo  di  procedere  ufficiale,  che  abbia,  su  questa  base,  presentato una  formale e  fondata domanda di  riconoscimento della  sua  appartenenza  nazionale  e  che  tale  richiesta  abbia  dato  luogo  ad  una  risposta negativa. L'autorità di prime cure ha infine dichiarato che non era  una  sua  incombenza attivarsi  al  fine di  tradurre atti  o  fornire  indicazioni  sul modo di procedere affinché la sua domanda fosse accettata.  N.  Con missiva del 24 agosto 2009, accompagnata da una corrispondenza  elettronica del  "Comitato  internazionale della Croce Rossa",  il  ricorrente  ha  informato  il  Tribunale  che,  nonostante  l'aiuto  del  "Croissant  Rouge  Algérien",  le  ricerche  concernenti  la  sua  famiglia  erano  rimaste  fino  ad  allora infruttuose.  Diritto: 1.  1.1. Riservate  le eccezioni previste all'art. 32 della  legge federale del 17  giugno  2005  sul  Tribunale  amministrativo  federale  (LTAF,  RS  173.32),  giusta  l'art.  31  LTAF,  il  Tribunale  giudica  i  ricorsi  contro  le  decisioni  ai  sensi dell'art. 5 della legge federale del 20 dicembre 1968 sulla procedura  amministrativa  (PA, RS 172.021) prese dalle autorità menzionate all'art.  33 LTAF. 

C­1885/2009 Pagina 7 1.2. In particolare, le decisioni in materia di riconoscimento dello statuto di  apolide,  rese  dall'UFM  (cfr.  art.  33  lett.  d  LTAF)  possono  essere  impugnate  dinanzi  al  TAF,  il  quale  statuisce  nella  presente  fattispecie  quale autorità di grado inferiore al Tribunale federale.  1.3.  Salvo  i  casi  in  cui  la  LTAF  non  disponga  altrimenti,  la  procedura  davanti al Tribunale è retta dalla PA (art. 37 PA).  1.4. Il ricorrente è destinatario della decisione impugnata. Egli ha pertanto  il diritto di ricorrere (art. 48 PA) e il suo ricorso, presentato nella forma e  nei termini prescritti dalla legge è ricevibile (art. 50 e 52 PA).  2.  Ai sensi dell'art. 49 PA,  il  ricorrente può  invocare  la violazione del diritto  federale,  compreso  l'eccesso  o  l'abuso  del  potere  di  apprezzamento,  l'accertamento  inesatto  o  incompleto  di  fatti  giuridicamente  rilevanti  nonché  l'inadeguatezza,  nella  misura  in  cui  un'autorità  cantonale  non  abbia  giudicato  quale  autorità  di  ricorso.  Il  Tribunale  applica  d'ufficio  il  diritto  federale  nella  procedura  ricorsuale  e  non  è  vincolato  in  nessuno  caso dai motivi del ricorso (cfr. art. 62 cpv. 4 PA). Rilevanti sono in primo  luogo  la  situazione  di  fatto  e  di  diritto  al  momento  del  giudizio  (cfr.  sentenza  2A.451/2002  del  28  marzo  2003  consid.  1.2  pubblicata  parzialmente in DTF 129 II 215).  3.  Conformemente  all'art.  1  della  Convenzione  sullo  statuto  degli  apolidi,  entrata  in  vigore  per  la  Svizzera  il  1°  ottobre  1972,  il  termine  apolide  indica una persona che nessuno Stato considera come proprio cittadino  nell'applicazione  della  sua  legislazione.  Lo  scopo  principale  della  citata  Convenzione  consiste  nell'aiutare  le  persone  che  si  trovano  in  una  situazione di bisogno. Essa prevede per chi  lo desidera di beneficiare di  tale  statuto,  più  favorevole,  sotto  certi  punti  di  vista,  di  altri  statuti  per  stranieri (in particolare in materia di assistenza).  3.1. La questione di sapere se il termine apolide concerne unicamente le  persone  che  sono  state  private  della  loro  nazionalità  senza  alcun  intervento  da  parte  loro  o  anche  quelle  che  hanno  abbandonato  volontariamente  la  loro  nazionalità  originaria  oppure  rifiutano,  senza  ragione  valide,  di  intraprendere  i  passi  necessari  per  ricuperarla,  non  è  regolata  dalla  Convenzione  (cfr.  sentenza  del  Tribunale  federale  2C_1/2008 del 28 febbraio 2008, consid. 3.1). 

C­1885/2009 Pagina 8 3.2.  Le  autorità  amministrative  svizzere  non  riconoscono,  di  principio,  l'apolidia  nei  confronti  di  persone,  che  hanno  abbandonato  volontariamente  la  propria  nazionalità.  Tale  è  il  caso,  ad  esempio,  allorquando  una  persona  introduce  una  procedura  d'asilo  senza  probabilità  di  successo  al  fine  di  beneficiare  dello  statuto  privilegiato  di  apolide.  In  effetti  l'abbandono  della  propria  nazionalità  per  ragioni  di  convenienza  personali  o  per  approfittare  dei  vantaggi  garantiti  dal  riconoscimento  dello  statuto  di  apolide  è  ritenuto  un  comportamento  abusivo  e  disattende  le  finalità  perseguite  dalla  comunità  internazionale  (cfr.  sentenza  del  Tribunale  federale  2A.78/2000  del  23  maggio  2000,  consid. 2b; cfr. anche SAMUEL WERENFELS, Der Begriff des Flüchtlings im  schweizerischen Asylrecht, Dott. Basilea 1987, pag. 130/131).  3.3. Alla luce dei detti principi, il Tribunale federale ha interpretato l'art. 1  della Convenzione sullo statuto degli apolidi nel senso che è considerata  quale  apolide  la  persona  che,  senza  intervento  da  parte  sua,  è  stata  privata della sua nazionalità e non ha alcuna possibilità di riacquistarla e,  secondo  tale  giurisprudenza,  la  Convenzione  non  è  applicabile  alle  persone che abbandonano volontariamente la loro nazionalità o rifiutano,  senza  pertinenti  motivi,  di  riacquisirla,  nonostante  ne  abbiano  la  possibilità, segnatamente allo scopo di ottenere lo statuto di apolide (cfr.  sentenza del Tribunale federale 2C_763/2008 del 26 marzo 2009 consid.  3.2 e ulteriori riferimenti ivi citati).  4.  Nella fattispecie il ricorrente ha sostanzialmente affermato di appartenere  alla popolazione Tuareg, popolazione nomade, e che da anni ormai tenta  di  trovare  delle  risposte  per  chiarire  la  situazione  sulla  sua  nazionalità  senza alcun esito. In particolare, visto che le Ambasciate di Algeria e del  Marocco  non  hanno  fornito  nessuna  delucidazione  atta  a  chiarire  la  questione,  egli  ne  deduce  che  le  autorità  di  questi  Paesi  non  lo  riconoscono come loro cittadino.  Per  quanto  riguarda  la  documentazione  agli  atti,  nell'ambito  del  suo  ricorso  l'interessato  ha  prodotto  uno  scritto  del  30  luglio  2001  all'attenzione  del  Consolato  generale  d'Algeria  e  la  corrispondente  risposta del 3 agosto 2001, un annuncio di giornale in lingua araba del …  pubblicato  dal  ricorrente  sul  maggior  quotidiano  in  lingua  araba  dell'Algeria  "B._______" al  fine di  ritrovare  la sua  famiglia persa di vista  nel  1980,  un  articolo  del  22  febbraio  2009  trovato  sul  sito  internet  C._______  circa  il  rifiuto  da  parte  delle  autorità  algerine  di  rilasciare  documenti  d'identità  ai  beduini  di  Tamanrasset,  una  lettera  del  27 

C­1885/2009 Pagina 9 febbraio  2009,  inviata  nuovamente  il  24  giugno  2009  in  francese,  al  "Consulat  général  de  la  République  Algérienne  Démocratique  et  Populaire"  con  la  quale  sono  stati  richiesti  ragguagli  in  merito  all'appartenenza nazionale del ricorrente, una lettera del 16 febbraio 2007  alla Croce Rossa e due lettere manoscritte, del 10 marzo rispettivamente  del  1°  aprile  2004,  all'attenzione  del  Console  generale  d'Algeria  a  Ginevra, con  le quali si chiedono  informazioni  in merito all'appartenenza  nazionale  del  ricorrente.  E  infine  con  scritto  del  29  agosto  2009,  il  ricorrente ha informato il Tribunale che, nonostante l'aiuto del "Croissant  Rouge Algérien", le ricerche erano rimaste fino ad allora infruttuose.  5.  5.1.  Di  principio  i  fatti  giuridicamente  rilevanti  sono  esaminati  d'ufficio  dalle autorità amministrative. Tale principio va tuttavia relativizzato, nella  misura  in  cui  le  parti  sono  tenute  a  collaborare  al  fine  di  accertare  le  prove giuridicamente rilevanti conformemente all'art. 13 PA (cfr. DTF 115  V 133 consid. 8a). In particolare, incombe alla parte ricorrente di fornire le  prove pertinenti a sostegno della propria causa o nel caso  in cui non si  possa ragionevolmente esigere dalle autorità di raccoglierle  in virtù della  regola  universale  dell'onere  della  prova  di  cui  all'art.  8  del  Titolo  preliminare  del  Codice  civile  svizzero  del  10  dicembre  1907  (CC,  RS  210).  In mancanza di  collaborazione,  sarà  la parte  ricorrente a doverne  subire le conseguenze (cfr. DTF 130 II 482, consid. 3.2; 126 II 97, consid  2e; 125 V 193, consid. 2).  5.2.  In  conformità  alla  Convenzione  sugli  apolidi  un  individuo  può  beneficiare  di  tale  statuto  se  nessuno  Stato  lo  considera  come  suo  cittadino  in  applicazione  della  sua  legislazione.  Ai  sensi  della  legge  algerina sulla nazionalità, in particolare secondo l'ordinanza n. 70–86 del  15 dicembre 1970 concernente il codice sulla nazionalità algerina nonché  l'ordinanza n. 05­01 del 18 Moharram 1426 corrispondente al 27 febbraio  2005 che modifica e completa l'ordinanza n. 70­86 del 15 dicembre 1970  concernente  il  codice  sulla  nazionalità  algerina  (sito  dell'Ambasciata  d'Algeria  in  Francia:  http://www.amb­algerie.fr  >  Pôle  coordination  consulaire  >  Code  de  la  nationalité,  visitato  il  2  agosto  2011)  è  considerata  algerina  la  persona  nata  da  padre  algerino  o  da  madre  algerina  (art. 6 dell'ordinanza n. 05­01). Se  i genitori sono sconosciuti è  considerata  algerina  la  persona  nata  su  territorio  algerino  (art.  7  dell'ordinanza n. 05­01).  http://www.amb-algerie.fr

C­1885/2009 Pagina 10 5.3. Nell'atto ricorsuale il ricorrente ha dichiarato di essere nato in Algeria  da  genitori  algerini.  Secondo  la  precitata  legislazione  il  ricorrente  possiede dunque di principio la nazionalità algerina.  Con  lettera  del  10  marzo  2004  redatta  manualmente  da  una  terza  persona, venivano chiesti al Consolato generale d'Algeria  indizi  concreti  quali  un  registro  di  Stato  civile,  liste  elettorali  e  censimenti  al  fine  di  chiarire la situazione del ricorrente e, mediante lettera manoscritta, del 1°  aprile  2004,  il  ricorrente  chiedeva  nuovamente  al  Consolato  generale  d'Algeria se fosse iscritto in un registro di censimento. Con scritto del 27  febbraio 2009, il ricorrente, tramite il suo rappresentante legale chiedeva  informazioni  relative  alla  sua  appartenenza  nazionale  e  a  quali  autorità  algerine  avrebbe  dovuto  rivolgersi  al  fine  di  ottenere  dei  documenti  d'identità.  5.4. La documentazione prodotta  in sede di  ricorso e  le argomentazioni  addotte  non  sono  sufficienti  al  fine  di  potere  ritenere  il  ricorrente  quale  persona priva di nazionalità e riconoscergli pertanto lo statuto di apolide.  L'appartenenza  alla  popolazione  dei  Tuareg  di  per  sé  non  prova  che  l'interessato non abbia alcuna nazionalità. L'articolo del 22 febbraio 2009  prodotto  agli  atti,  con  cui  sono  descritte  le  difficoltà  dei  beduini  per  ottenere la cittadinanza algerina ha una portata generale e non dimostra  concretamente  in  relazione  al  caso  in  esame  che  l'interessato  sia  ostacolato nell'inoltrare presso la competente autorità algerina un'istanza  di  riconoscimento  della  nazionalità.  Anche  gli  scritti  indirizzati  al  Consolato, mediante i quali è più volte stato chiesto se l'interessato sia o  meno di tale nazionalità, non sono sufficienti né comprovano lo statuto di  apolide  del  ricorrente.  La  circostanza  secondo  cui,  come  dichiarato  dall'interessato, le Ambasciate del suo Paese d'origine non collaborino al  fine  di  chiarire  la  sua  situazione,  non  può  essere  interpretata  come  un  rifiuto di riconoscergli  la nazionalità. Tenuto inoltre conto che, con scritto  del 3 agosto 2001, come rilevato dall'UFM, il Consolato algerino lo aveva  invitato a presentarsi presso i  loro servizi o a contattarli telefonicamente.  Quand'anche  vi  sia  la  probabilità  che  l'interessato  non  sia  iscritto  in  nessuno  registro  statale  dello  stato  civile  nel  suo  Paese  d'origine  non  dimostra di per sé la sua non appartenenza a tale nazionalità. Nonostante  la  procedura  per  ottenere  i  documenti  di  identità  possa  risultare  difficoltosa, occorre, come rilevato dall'autorità inferiore mediante duplica  del  6  agosto  2009,  che  l'interessato  si  adoperi  al  fine  di  introdurre  una  formale  e  fondata  domanda  di  riconoscimento  della  sua  appartenenza  nazionale. 

C­1885/2009 Pagina 11 5.5. Alla  luce  dei  fatti,  il  ricorrente  non ha  dimostrato  di  aver  intrapreso  tutte le misure necessarie prescritte dalla legislazione algerina in vista di  acquisire  tale  nazionalità  o  di  esservi  reintegrato.  L'interessato  non  ha  mai  dimostrato  di  non  avere  l'effettiva  possibilità  di  riacquisire  la  cittadinanza  algerina  come  non  ha  dimostrato  di  non  essere  di  origini  algerine  o  che  i  suoi  genitori  fossero  di  altra  nazionalità.  Inoltre  dalla  documentazione  esibita  non  emerge  che  le  autorità  del  suo  Paese  d'origine si rifiutino esplicitamente di riconoscergli la cittadinanza.  Visto  quanto  precede,  ne  discende  che  i  mezzi  di  prova  addotti  dal  ricorrente  al  fine  di  essere  riconosciuto  quale  apolide  non  sono  sufficientemente sostanziati.  5.6. Alla luce di quanto esposto, risulta in modo manifesto che il ricorrente  non  ha  intrapreso  tutte  le  misure  necessarie  che  si  possano  ragionevolmente  attendere  da  lui  per  ottenere  i  propri  documenti  di  legittimazione.  6.  Ne discende che l'UFM con decisione del 18 febbraio 2009 non ha violato  il diritto federale, né abusato nel suo potere d'apprezzamento; l'autorità di  prime  cure  non  ha  accertato  in  modo  inesatto  o  incompleto  i  fatti  giuridicamente  rilevanti ed  inoltre  la decisione non è  inadeguata  (art. 49  PA). Per questi motivi il ricorso va respinto.  7.  Visto  l'esito  della  procedura,  le  spese  processuali  sono  poste  a  carico  della parte ricorrente (art. 63 cpv. 1 PA in relazione con gli art. 1 a 3 del  regolamento del 21 febbraio 2008 sulle tasse e sulle spese ripetibili nelle  cause  dinanzi  al  Tribunale  amministrativo  federale  [TS­TAF,  RS  173.320.2]). 

C­1885/2009 Pagina 12 Per  questi  motivi,  il  Tribunale  amministrativo  federale  pronuncia: 1.  Il ricorso è respinto.  2.  Le spese processuali,  di  fr.  1000.­,  sono poste a carico del  ricorrente e  sono  computate  con  l'anticipo  dello  stesso  importo  versato  il  7  aprile  2009.  3.  Comunicazione a: – ricorrente (Atto giudiziario) – autorità inferiore (incarto n. di rif. … di ritorno) – Sezione  dalle  popolazione,  Bellinzona,  per  informazione  (incarto  cantonale di ritorno) La presidente del collegio: La cancelliera: Elena Avenati­Carpani Mara Vassella Rimedi giuridici: Contro  la presente decisione può essere  interposto  ricorso  in materia di  diritto pubblico al Tribunale  federale, 1000 Losanna 14, entro un termine  di 30 giorni dalla sua notificazione (art. 82 e segg., 90 e segg. e 100 della  legge sul Tribunale  federale del 17 giugno 2005  [LTF, RS 173.110]). Gli  atti  scritti  devono  essere  redatti  in  una  lingua  ufficiale,  contenere  le  conclusioni,  i motivi e  l'indicazione dei mezzi di prova ed essere  firmati.  La  decisione  impugnata  e  –  se  in  possesso  della  parte  ricorrente  –  i  documenti  indicati  come mezzi  di  prova  devono  essere  allegati  (art. 42  LTF). Data di spedizione:

C-1885/2009 — Bundesverwaltungsgericht 11.08.2011 C-1885/2009 — Swissrulings