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Bundesverwaltungsgericht 21.10.2011 D-5684/2011

21. Oktober 2011·Italiano·CH·CH_BVGE·PDF·1,487 Wörter·~7 min·2

Zusammenfassung

Asilo (non entrata nel merito / inganno sull'identità) e allontanamento | Asilo (non entrata nel merito) ed allontanamento; decisione dell'UFM del 7 ottobre 2011

Volltext

Bundesve rwa l t ungsge r i ch t T r i buna l   adm in istratif   f édé ra l T r i buna l e   ammin istrati vo   f ede ra l e T r i buna l   adm in istrativ   f ede ra l     Corte IV D­5684/2011 Sen tenza   d e l   2 1   ottobre   2011 Composizione Giudici Pietro Angeli­Busi, giudice unico,  con l'approvazione del giudice Bruno Huber;  cancelliera Antonella Guarna. Parti A._______, nato il (…), Ghana, alias  B._______, nato il (…), Burkina Faso, alias  C._______, nato il (…), Burkina Faso, alias D._______, nato il (…), Nigeria,  ricorrente,  contro Ufficio federale della migrazione (UFM),  Quellenweg 6, 3003 Berna,    autorità inferiore.  Oggetto Asilo (non entrata nel merito) ed allontanamento;  decisione dell'UFM del 7 ottobre 2011 / N […].

D­5684/2011 Pagina 2 Visto: la  domanda  di  asilo  che  l'interessato  ha  presentato  in  data  (…)  in  Svizzera  con  le  generalità  di  C._______,  rispettivamente  di  B._______,  nato il (…), originario del Burkina Faso, l'esame  delle  impronte  digitali  del  (…),  da  cui  emerge  che  l'interessato  sarebbe  stato  registrato  presso  l'Ambasciata  di  Svizzera  ad  E._______  (Ghana) con il nome di A._______, nato il (…), originario del Ghana,   i verbali di audizione del 16 agosto 2011 dell'audizione sommaria presso  il Centro di registrazione e di procedura di F._______ (CRP) (di seguito:  verbale  1),  nonché del  diritto  di  essere  sentito  in merito  all'applicazione  dell'art. 32 cpv. 2  lett. b  della  legge  del  26 giugno  1998  sull'asilo  (LAsi,  RS 142.31) sulla base del risultato dattiloscopico (di seguito: verbale 2),  la  decisione  dell'UFM  del  7  ottobre  2011,  notificata  il  12  ottobre  2011  (cfr. cartella  di  ricevimento;  atto  UFM  A  16/1),  mediante  la  quale  detto  Ufficio non è entrato nel merito della suddetta domanda di asilo ai sensi  dell'art.  32  cpv.  2  lett.  b  LAsi  ed  ha  ordinato  l'allontanamento  dell'interessato  dalla  Svizzera,  come  pure  l'esecuzione  dell'allontanamento medesimo, il ricorso inoltrato dall'insorgente il 14 ottobre 2011, la  copia  dell'incarto  dell'UFM  pervenuto  via  fax  al  Tribunale  amministrativo federale (di seguito: il Tribunale) in data 17 ottobre 2011 e  l'originale dello stesso ricevuto il 19 ottobre 2011,  i  fatti  del  caso  di  specie  che,  se  necessari,  verranno  ripresi  nei  considerandi che seguono, e considerato: che  le  procedure  in materia  di  asilo  sono  rette  dalla  legge  federale  del  20 dicembre 1968 sulla procedura amministrativa (PA, RS 172.021), dalla  legge  del  17  giugno  2005  sul  Tribunale  amministrativo  federale  (LTAF,  RS 173.32) e dalla legge del 17 giugno 2005 sul Tribunale federale (LTF,  RS 173.110), in quanto LAsi non preveda altrimenti (art. 6 LAsi),

D­5684/2011 Pagina 3 che  il  Tribunale  giudica  definitivamente  i  ricorsi  contro  le  decisioni  dell'UFM in materia di asilo, salvo se è stata depositata una domanda di  estradizione  da  parte  dello  Stato  abbandonato  dal  richiedente  l'asilo  in  cerca di protezione (art. 31 e 33 lett. d LTAF, art. 105  LAsi e art. 83 lett. d  cifra 1 LTF),  che vi è motivo di entrare nel merito del ricorso che adempie le condizioni  di  ammissibilità  di  cui  all'art. 48  cpv. 1  e  all'art. 52  PA  nonché  all'art. 108 cpv. 2 LAsi,  che, al momento della sua entrata in Svizzera e nell'ambito dell'audizione  sommaria,  l'interessato  ha  declinato  le  generalità  di  C._______,  rispettivamente  di  B._______,  nato  il  (…)  a G._______  (Burkina  Faso);  che  egli  avrebbe  vissuto  in  detta  città  fino  al  2003  e  poi  si  sarebbe  trasferito a H._______ (Burkina Faso), da dove sarebbe fuggito  il (…), a  causa dello scoppio della guerra, durante la quale in data (…) sarebbero  stati  uccisi  i  suoi  genitori,  poiché  avrebbero  fatto  parte  del  partito  I._______;  che,  temendo  di  essere  anch'esso  ucciso  dai  militari  per  ragioni politiche, egli  sarebbe espatriato e,  transitando per  il  J._______,  sarebbe giunto  in K._______, a L._______, da dove – dopo un mese –  sarebbe partito  in barca per raggiungere  l'Italia ed avrebbe poi preso un  treno, giungendo in Svizzera, che,  nell'ambito  del  diritto  di  essere  sentito  sull'applicazione  dell'art. 32 cpv. 2  lett. b  LAsi,  l'interessato  ha  confermato  e  ribadito  la  veridicità  delle  generalità  dichiarate,  negando  in  ogni  modo  quanto  contestatogli  dall'UFM  sulla  base  delle  risultanze  dell'esame  dattiloscopico,  secondo  le  quali  le  sue  impronte  sarebbero  già  stata  rilevate  in  occasione  dell'inoltro  di  una  richiesta  di  visto  Schengen  per  entrare  in  Svizzera,  presentata  dal  medesimo  con  le  generalità  di  A._______,  nato  il  (…),  originario  del  Ghana  e  con  il  corrispettivo  passaporto,   che,  nella  decisione  impugnata,  l'UFM  ha  ritenuto  che  il  richiedente  ha  ingannato  le autorità  svizzere  in materia di asilo sulla propria  identità ai  sensi dell'art. 32 cpv. 2 lett. b LAsi; che, infatti, egli si sarebbe presentato  al  momento  del  deposito  della  sua  domanda  di  asilo  con  l'identità  di  B._______, nato il (…), cittadino del Burkina Faso, mentre che dall'esame  dattiloscopico  confrontato  con  la  banca  dati  EVA  sarebbe  emerso  con  certezza  che  in  passato  egli  avrebbe  richiesto  un  visto  Schengen  ad  E._______, in Ghana, presentando un passaporto ghanese con l'identità  di A._______, nato il (…); che, confrontato a tali fatti,  le dichiarazioni del 

D­5684/2011 Pagina 4 ricorrente  secondo  le  quali  non  avrebbe  mai  richiesto  un  visto,  né  ottenuto  un  passaporto  ed  avrebbe  negato  l'identità  contestatagli,  confermando  invece quella da  lui  indicata,  sarebbero di  parte  rispetto a  quanto dimostrerebbe il confronto dattiloscopico; che, per di più, sarebbe  incredibile  che  il  richiedente  –  pur  avendo  affermato  di  aver  vissuto  in  Burkina  Faso  dalla  nascita  sino  al  (…)  –  sarebbe  anglofono  e  non  avrebbe saputo rispondere a semplici domande in merito al suo asserito  Paese  di  origine;  che,  avendo  il  richiedente  ingannato  le  autorità  sulla  propria  identità,  l'UFM ha  considerato  che  non  esisterebbero motivi  per  ammettere  l'esistenza  di  indizi  in  favore  della  qualità  di  rifugiato  del  richiedente  e  quindi  non  sarebbe  applicabile  il  principio  che  vieta  il  respingimento,  secondo  l'art.  5  LAsi;  che,  peraltro,  non  risulterebbero  dagli  atti  indizi  secondo  cui  egli  sarebbe  esposto  a  trattamenti  contrari  all'art. 3 della Convenzione per la salvaguardia dei diritti dell'uomo e delle  libertà fondamentali del 4 novembre 1950 (CEDU, RS 0.101); che, inoltre,  non sussisterebbero nemmeno motivi individuali relativi al richiedente che  potrebbero opporsi al suo rinvio in Ghana – ritenuto che sarebbe giovane,  in  buona  salute,  avrebbe  una  formazione  scolastica  di  base  e  un'esperienza  professionale  come  (…),  nonché  disporrebbe,  vista  l'inverosimiglianza  delle  sue  allegazioni,  di  una  rete  familiare  solida  –  o  dal punto di vista tecnico e pratico, che, di conseguenza, l'UFM non è entrato nel merito della citata domanda  ai  sensi  dell'art.  32  cpv.  2  lett.  b  LAsi;  che  l'autorità  inferiore  ha  pure  pronunciato  l'allontanamento  dell'interessato  dalla  Svizzera  e  l'esecuzione  dell'allontanamento  verso  il  suo  Paese  di  origine  siccome  lecita, esigibile e possibile, che, nel ricorso, l'insorgente ha confermato l'identità dichiarata in corso di  procedura,  nonché  il  fatto  di  non  essere  colui  che,  secondo  l'UFM,  avrebbe depositato una  richiesta di  visto per  la Svizzera,  contestando  il  riscontro  dattiloscopico  su  cui  si  fonderebbe  la  decisione  dell'UFM  e  chiedendo  al  Tribunale  di  verificarne  la  validità  e  di  concedergli  la  possibilità  di  visionare  la  pertinente  documentazione  in  tal  senso;  che,  infatti, egli fa valere che vi sarebbe stata una violazione dei suoi diritti, in  quanto  non  avrebbe  ricevuto,  con  la  decisione  impugnata,  i  rapporti  relativi  a  tali  raffronti  dattiloscopici,  come  pure  le  informazioni  idonee  e  decisive per consentirgli di capire e di contestare  la validità degli stessi;  che,  peraltro,  la  documentazione  relativa  ai  riscontri  dattiloscopici  non  sarebbe nemmeno stata menzionata nell'indice degli atti;  che, del  resto,  egli sarebbe fermamente convinto che vi sarebbe stato un errore, ritenuto  che non avrebbe mai fatto richiesta di un visto per la Svizzera, né fornito 

D­5684/2011 Pagina 5 un'identità falsa alle autorità; che, di conseguenza, egli chiede che la sua  domanda  venga  valutata  materialmente  e  la  decisione  impugnata  annullata;  che,  infine,  il  ricorrente  chiede  che  gli  venga  accordata  l'ammissione provvisoria in Svizzera,  che,  in  conclusione,  il  ricorrente  ha  chiesto,  in  via  principale,  la  visione  degli  atti  concernenti  l'esame  dattiloscopico,  l'annullamento  della  decisione  impugnata  e  la  trasmissione  degli  atti  all'autorità  inferiore  per  una  nuova  decisione  nel  merito  della  sua  domanda  di  asilo  e,  in  via  sussidiaria,  la  concessione  dell'ammissione  provvisoria;  che  ha,  altresì,  presentato  una  domanda  di  esenzione  dal  versamento  di  un  anticipo  a  copertura delle presumibili spese processuali, che  giusta  l'art.  32  cpv.  2  lett.  b  LAsi,  non  si  entra  nel  merito  di  una  domanda di asilo se il richiedente inganna le autorità sulla propria identità  e tale fatto è stabilito dai risultati dell'esame dattiloscopico o da altri mezzi  di prova, che, giusta  l'art. 1a  lett. a dell'Ordinanza 1 dell'11 agosto 2009 sull'asilo  relativa  a  questioni  procedurali  [OAsi  1,  RS  142.311]),  per  identità  s'intende  cognome,  nome,  cittadinanza,  etnia,  data  di  nascita,  luogo  di  nascita e sesso  (cfr. Giurisprudenza ed  informazioni della Commissione  svizzera  di  ricorso  in  materia  d'asilo  [GICRA]  2001  n. 27  consid. 5e/cc  pag. 210), che l'art. 32 al. 2 lett. b LAsi implica che incombe alle autorità svizzere in  materia  di  asilo  di  apportare  la  prova  dell'inganno  nei  loro  confronti  (cfr. GICRA 2003 n. 27 consid. 2 pag. 176, GICRA 1996 n. 32 consid. 3a  pag. 303);  che  tale  prova,  come  dispone  espressamente  la  suddetta  norma  legale,  può  essere  apportata,  segnatamente  in  base  all'esame  dattiloscopico che consiste nella presa di  impronte digitali e di  fotografie  (cfr. GICRA 2004 n. 4 consid. 4d pag. 29), che,  preliminarmente,  riguardo  alla  censura  ricorsuale  del  ricorrente  tendente  all'accesso,  nonché  alla  visione  degli  atti  relativi  all'esame  dattiloscopico, in assenza del quale non avrebbe potuto capire appieno la  decisione  dell'UFM  e  contestare  la  validità  di  detto  esame  (cfr.  ricorso  pag. 2), l'insorgente è stato informato in maniera completa delle risultanze  dell'esame  dattiloscopico  e  confrontato  alle  stesse  sia  in  occasione  dell'audizione  sommaria  che  del  diritto  di  essere  sentito  in  merito  all'applicazione dell'art. 32 cpv. 2  lett. b LAsi (cfr. verbale 1 e 2); che,  in  tali  circostanze,  sebbene  egli  non  abbia  ricevuto  fisicamente  l'atto 

D­5684/2011 Pagina 6 riguardante  le  risultanze  del  suddetto  esame  (cfr.  atto  UFM  A  4/2)  –  il  quale non costituisce nemmeno un atto essenziale  in quanto  tale – vi è  ragione  di  ritenere  che  al  ricorrente  sia  stato  messo  a  disposizione  in  maniera sufficiente quanto a  lui necessario per conoscere ed esprimersi  riguardo alle  prove  raccolte,  per  garantire  il  rispetto  del  diritto  di  essere  sentito e quindi di garantire un corretto esercizio del diritto di difesa; che,  per  di  più,  il  fatto  che  il  ricorrente  non  possa  confutare  il  risultato  dell'esame dattiloscopico e il confronto delle impronte digitali – ritenuto il  carattere  puramente  tecnico  e  scientifico  di  tali  procedimenti  –  non  significa che può essere  ravvisata  l'esistenza di un vizio grave, quale  la  violazione del diritto di essere sentito, suscettibile di un intervento d'ufficio  da parte del Tribunale medesimo,  che,  inoltre,  quanto  al  fondo  delle  contestazioni  circa  l'esame  dattiloscopico  e  le  sue  risultanze,  non  vi  è  alcun  motivo  di  dubitare  di  detto  esame,  così  come  di  scostarsi  da  quanto  emerso  dal medesimo;  che, infatti, costituisce una prova praticamente inconfutabile il fatto che le  impronte  digitali  rilevate  al  ricorrente  al  momento  della  presentazione  della domanda di asilo  in Svizzera coincidano con quelle rilevate presso  l'Ambasciata di Svizzera ad E._______ e, come tali, sono state registrate  nell'apposito  sistema,  il  cui  confronto è  risultato  facilmente  verificabile e  positivo;  che,  sebbene appaia  altrettanto  inconfutabile  il motivo  esposto  dall'UFM  secondo  cui  il  ricorrente  si  è  presentato  alla  predetta  Ambasciata,  in  vista  dell'ottenimento  di  un  visto  Schengen  per  la  Svizzera, tale dettaglio è irrilevante nella fattispecie; che, infatti, secondo  quanto sopraesposto, vi è già  la chiara ed evidente dimostrazione che  il  ricorrente  si  sia  presentato  alle  autorità  svizzere  con  un'altra  identità,  ritenuto che ad E._______ ha indicato le generalità di A._______, nato il  (…), cittadino del Ghana (cfr. atto UFM A 4/2), mentre che – in occasione  del  deposito  della  sua  domanda  di  asilo  –  ha  dichiarato  di  chiamarsi  B._______, nato il (…), originario del Burkina Faso (cfr. Atti UFM A 1/1 e  A 3/1, nonché verbale 1 e 2),  che,  peraltro,  come  rettamente  rilevato  dall'autorità  inferiore,  costituisce  un'ulteriore  prova  a  favore  dell'inganno  dell'identità  da  parte  del  ricorrente,  il  fatto  che  quest'ultimo  non  abbia  saputo  rispondere  a  domande  basilari  circa  il  suo  asserito  Paese  di  origine,  nonché  abbia  dimostrato  di  essere  anglofono  e  di  non  sapere  la  lingua  francese,  sebbene essa sia una delle lingue parlate in Burkina Faso (cfr. verbale 1  pagg. 2­3), 

D­5684/2011 Pagina 7 che,  di  conseguenza,  è  incontestabile  che  il  ricorrente  ha mentito  sulla  sua identità di  fronte alle autorità elvetiche, presentandosi – al momento  del  deposito  della  domanda  di  asilo  in Svizzera  –  sotto  un'altra  identità  (cfr.  Atti  UFM  A  1/1  e  A  3/1,  verbale  1  e  2);  che,  sorprendentemente,  davanti  all'evidenza,  l'insorgente  ha  continuato  a  negare  l'inganno,  così  palesemente  determinato  dall'UFM,  senza  apportare  alcun  elemento  o  mezzo di prova suscettibile di comprovare  l'identità da lui dichiarata (cfr.  verbale 2 e ricorso pag. 2) e confutare così le prove apportate dall'autorità  inferiore a sostegno del suo inganno,  che,  pertanto,  l'UFM ha  chiaramente  apportato  la  prova dell'inganno da  parte del ricorrente, che, di conseguenza, alla  luce dell'inganno costatato, non merita alcuna  considerazione  il  racconto  esposto  dal  ricorrente  a  sostegno  dei  suoi  motivi di asilo,  che,  in  virtù  di  quanto  precede,  ne  discende  che  l’UFM  ha  rettamente  considerato  siccome  adempiti  i  presupposti  per  la  pronuncia  di  una  decisione di non entrata nel merito ai sensi dell’art. 32 cpv. 2 lett. b LAsi  per inganno sull'identità giusta l'art. 1a lett. a OAsi 1, che,  di  conseguenza,  in  materia  di  non  entrata  nel  merito,  il  ricorso,  destituito  di  ogni  e  benché  minimo  fondamento,  non  merita  tutela  e  la  decisione impugnata va confermata, che  l'insorgente  non  adempie  le  condizioni  in  virtù  delle  quali  l'UFM  avrebbe dovuto astenersi dal pronunciare l'allontanamento dalla Svizzera  (art. 14 cpv. 1 e 2, art. 44 cpv. 1 LAsi nonché art. 32 OAsi 1; GICRA 2001  n. 21), che  l'esecuzione  dell'allontanamento  è  regolamentata  all'art.  83  della  legge  federale  del  16  dicembre  2005  sugli  stranieri  (LStr,  RS  142.20);  che, giusta suddetta norma, l'esecuzione dell'allontanamento deve essere  possibile  (art.  83  cpv.  2  LStr),  ammissibile  (art.  83  cpv.  3  LStr)  e  ragionevolmente  esigibile  (art.  83  cpv.  4  LStr);  che  la  questione  del  carattere  possibile,  ammissibile  e  esigibile  deve  essere  esaminata  d'ufficio;  che,  tuttavia,  questo  principio  è  limitato  dall'obbligo  dell'interessato di collaborare all'accertamento dei fatti giusta l'art. 8 cpv.  1 LAsi  (cfr. sentenza del Tribunale amministrativo  federale D­3975/2007  del  15 giugno 2007,  consid.  3.4; GICRA 2005  n.  1  consid.  3.2; WALTER 

D­5684/2011 Pagina 8 KÄLIN, Grundriss des Asylverfahrens, Basel und Frankfurt am Main, 1990,  pag. 262), che, nella misura  in cui codesto Tribunale ha confermato  la decisione di  non  entrata  nel  merito  dell'UFM  relativa  alla  domanda  di  asilo  del  ricorrente,  quest'ultimo  non  può  prevalersi  del  principio  del  divieto  di  respingimento (art. 5 cpv. 1 LAsi), generalmente riconosciuto nell'ambito  del diritto  internazionale pubblico ed espressamente enunciato all'art. 33  della  Convenzione  sullo  statuto  dei  rifugiati  del  28  luglio  1951  (Conv., RS 0.142.30), che,  inoltre,  il  ricorrente  ha  continuato,  anche  in  sede  di  ricorso,  ad  affermare di non essere cittadino ghanese, bensì di essere originario del  Burkina  Faso;  che,  per  tutti  i  motivi  sopraesposti,  avendo  il  ricorrente  dissimulato  la sua  identità  (in particolare  il  suo nome, cognome, data di  nascita  e  cittadinanza),  egli  ha  violato  l'obbligo  di  collaborare,  di  modo  che  non  spetta  alle  autorità  in  materia  di  asilo  determinare  eventuali  ostacoli  all'esecuzione  dell'allontanamento  del  ricorrente  verso  il  suo  effettivo  Paese di origine, che,  pertanto,  come  rettamente  ritenuto  dall'autorità  inferiore,  non  vi  è  motivo di considerare l'esistenza di un rischio personale, concreto e serio  per  il  ricorrente  di  essere  esposto,  in  caso  di  allontanamento  nel  suo  Paese di origine, ad un trattamento proibito, in relazione all'art. 3 CEDU o  all'art. 3 della  Convenzione  contro  la  tortura  ed  altre  pene  o  trattamenti  crudeli,  inumani  o  degradanti  del  10  dicembre  1984  (Conv.  tortura,  RS 0.105), che  lo  stesso  vale  in  relazione  all'art.  83  cpv.  4  LStr,  ossia  –  avendo  il  ricorrente  ingannato  le  autorità  circa  la  sua  identità  –  egli  ha  reso  impossibile  la  ricerca di pericoli  concreti  e suscettibili,  dal punto di  vista  personale, di minacciarlo nel suo effettivo Paese di origine,  che, infine, non risultano impedimenti neppure dal profilo della possibilità  dell'esecuzione dell'allontanamento (art. 83 cpv. 2 LStr); che il ricorrente,  usando  della  necessaria  diligenza,  potrà  procurarsi  ogni  documento  indispensabile  al  rimpatrio  (art.  8  cpv.  4  LAsi;  cfr.  DTAF 2008/34  consid. 12  pagg.  513­515);  che  l'esecuzione  dell'allontanamento  è  dunque pure possibile,

D­5684/2011 Pagina 9 che  ne  discende  che  l'esecuzione  dell'allontanamento  deve  essere  ritenuta ammissibile, ragionevolmente esigibile e possibile,  che,  di  conseguenza,  anche  in  materia  di  allontanamento  e  relativa  esecuzione, il gravame va disatteso e la querelata decisione dell'autorità  inferiore confermata, che  il  ricorso,  manifestamente  infondato,  è  deciso  in  procedura  semplificata  (art.  111a LAsi)  dal giudice unico,  con  l'approvazione di un  secondo giudice (art. 111 lett. e LAsi), che,  avendo  il  Tribunale  statuito  nel  merito  del  ricorso,  la  domanda  di  esenzione  dal  versamento  di  un  anticipo  equivalente  alle  presumibili  spese processuali è divenuta senza oggetto, che, visto l'esito della procedura le spese processuali, di CHF 600.­, che  seguono  la  soccombenza,  sono  poste  a  carico  del  ricorrente  (art.  63  cpv. 1 e cpv. 5 PA nonché art. 3 lett. a del regolamento sulle tasse e sulle  spese  ripetibili  nelle  cause  dinanzi  al  Tribunale  amministrativo  federale  del 21 febbraio 2008 [TS­TAF, RS 173.320.2]). (dispositivo alla pagina seguente)

D­5684/2011 Pagina 10 Per questi motivi, il Tribunale amministrativo federale  pronuncia: 1.  Il ricorso è respinto. 2.  Le spese processuali,  di CHF 600.­,  sono poste a  carico del  ricorrente.  Tale  ammontare  deve  essere  versato  alla  cassa  del  Tribunale  amministrativo  federale  entro  un  termine  di  30  giorni  dalla  spedizione  della presente sentenza. 3.  Questa  sentenza  è  comunicata  al  ricorrente,  all'UFM  e  all'autorità  cantonale competente.  Il giudice unico: La cancelliera: Pietro Angeli­Busi Antonella Guarna Data di spedizione:

D-5684/2011 — Bundesverwaltungsgericht 21.10.2011 D-5684/2011 — Swissrulings