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Bundesverwaltungsgericht 27.09.2011 D-4215/2009

27. September 2011·Italiano·CH·CH_BVGE·PDF·3,009 Wörter·~15 min·2

Zusammenfassung

Asilo (non entrata nel merito / assenza di documenti) e allontanamento | Asilo (non entrata nel merito) ed allontanamento; decisione dell'UFM del 25 giugno 2009

Volltext

Bundesve rwa l t ungsge r i ch t T r i buna l   adm in istratif   f édé ra l T r i buna l e   ammin istrati vo   f ede ra l e T r i buna l   adm in istrativ   f ede ra l Corte IV D­4215/2009 Sen tenza   d e l   2 7   sett emb r e   2011 Composizione Giudici Pietro Angeli­Busi (presidente del collegio),  Hans Schürch, Gérarld Bovier;  cancelliera Antonella Guarna. Parti A._______, nato il (…), Afghanistan,  ricorrente,  contro Ufficio federale della migrazione (UFM),  Quellenweg 6, 3003 Berna,    autorità inferiore. Oggetto Asilo (non entrata nel merito) ed allontanamento;  decisione dell'UFM del 25 giugno 2009 / N […].

D­4215/2009 Pagina 2 Fatti: A.  Il  (…),  l'interessato  –  cittadino  afgano,  nato  e  con  ultimo  domicilio  a  B._______ (Afghanistan) – ha inoltrato una domanda di asilo in Svizzera.  Ha  dichiarato,  in  sostanza  e  per  quanto  è  qui  di  rilievo  (cfr.  verbali  d'audizione  del  25 maggio 2009  [di  seguito:  verbale  1]  e  del  4 giugno 2009  [di seguito:  verbale  2])  di  aver  vissuto  a B._______ dalla  nascita sino al 1990­91, quando si sarebbe trasferito con la sua famiglia  in C._______ per sfuggire alla guerra, e di esservi ritornato assieme alla  stessa nel  1997,  a  causa dei  problemi di  salute della madre. Nel  2005,  l'interessato avrebbe aperto un negozio di (…), grazie all'aiuto finanziario  del padre,  il quale era proprietario di una  fabbrica di  (…). Nel corso del  mese  di  (…)/(…)  2008,  suo  padre  sarebbe  stato  sequestrato  da  degli  individui in abiti militari, i quali avrebbero preteso un riscatto di USD (…).  Durante l'operazione condotta dalla Polizia per liberare il genitore, costui  sarebbe  rimasto  ucciso.  Due  dei  sequestratori  sarebbero  stati  arrestati,  mentre  uno  sarebbe  riuscito  a  fuggire  e,  dopo  (…)  circa,  avrebbe  cominciato a minacciare di morte  telefonicamente  l'interessato, al  fine di  ottenere  il  perdono  e  l'abbandono  del  caso  da  parte  di  quest'ultimo.  Approfittando del  tempo chiesto  al  suo minacciatore  per  riflettere  e non  potendo sopportare le minacce proferitegli, l'interessato avrebbe venduto  il suo negozio e nel (…) 2009 sarebbe espatriato, onde evitare la stessa  sorte  del  padre.  Da  B._______,  egli  si  sarebbe  recato  in  auto  a  D._______  (C._______)  e  poi  a  E._______  (Iran),  da  dove  avrebbe  proseguito il viaggio a piedi per (…) giorni fino a giungere ad F._______  (Turchia).  Dopo  aver  raggiunto  in  TIR  la  località  portuale  di G._______  (Turchia),  l'interessato  si  sarebbe  imbarcato  su  un  nave  alla  volta  della  Grecia  e,  su  consiglio  del  passatore,  avrebbe  gettato  in  mare  i  suoi  documenti d'identità. Infine, da H._______ (Grecia), dopo (…) giorni, egli  avrebbe  viaggiato  nascosto  in  una  grande  auto  fino  ad  arrivare  in  Svizzera, senza documenti d'identità e senza subire alcun controllo.  In occasione dell'audizione sommaria del 25 maggio 2009, l'interessato è  stato  esortato  e  reso  attento,  tramite  la  consegna  dell'apposito  documento da parte dell'UFM, circa  la necessità di consegnare, entro  le  48  ore  successive,  un  documento  d'identità  o  di  viaggio,  con  comminatoria  che,  in  caso di mancata  consegna e  in  assenza di motivi  scusabili, non si entra nel merito della sua domanda di asilo  (cfr. atto A 

D­4215/2009 Pagina 3 6/1).  Ad  oggi,  l'interessato  non  ha  versato  agli  atti  alcuno  dei  suddetti  documenti.  B.  Con decisione del 25 giugno 2009  (notificata all'interessato  il medesimo  giorno;  cfr.  atto  A  15/1),  l'UFM  non  è  entrato  nel  merito  della  citata  domanda  ai  sensi  dell'art.  32  cpv.  2  lett.  a  della  legge  sull'asilo  del  26 giugno 1998  (LAsi,  RS  142.31).  Detto  Ufficio  ha  pure  pronunciato  l'allontanamento  dell'interessato  dalla  Svizzera  e  l'esecuzione  dell'allontanamento verso il suo Paese di origine siccome lecita, esigibile  e possibile.  C.  Il  30  giugno  2009,  l'insorgente  ha  inoltrato  ricorso  dinanzi  al  Tribunale  amministrativo  federale  (di  seguito:  il  Tribunale)  contro  la  menzionata  decisione  dell'UFM.  Ha  chiesto,  in  via  principale,  l'annullamento  del  provvedimento  litigioso  e  la  trasmissione  degli  atti  di  causa  all'autorità  inferiore per una nuova decisione nel merito della sua domanda di asilo e,  in via sussidiaria,  la concessione dell'ammissione provvisoria. Ha altresì  presentato  una  domanda  di  esenzione  dal  pagamento  di  un  anticipo  a  copertura delle presumibili spese processuali. D.  Il Tribunale,  tramite decisioni  incidentali del 3  luglio 2009, ha  rinunciato,  ritenuta  la  sussistenza  di  motivi  particolari  (art.  63  cpv.  4  della  legge  federale  sulla  procedura  amministrativa  del  20  dicembre  1968  [PA,  RS 172.021]),  a  chiedere  al  ricorrente  il  versamento  di  un  anticipo  a  copertura  delle  presumibili  spese  processuali,  autorizzandolo  a  soggiornare  in  Svizzera  sino  a  conclusione  della  procedura.  Nel  contempo,  ha  invitato  l'autorità  inferiore  a  presentare  una  risposta  al  ricorso.  E.  Il 24 agosto 2009, l'UFM ha presentato le proprie osservazioni,  in cui ha  proposto la reiezione del gravame. F.  In data 15 settembre 2009, il ricorrente ha inoltrato l'atto di replica.  G.  Il  29  luglio  2011,  l'UFM  ha  presentato  le  sue  osservazioni  (duplica), 

D­4215/2009 Pagina 4 ribadendo  la  sua  posizione.  Le  stesse  sono  state  trasmesse  per  conoscenza ed eventuale presa di posizione al ricorrente.  H.  In  data  18  agosto  2011,  l'insorgente  ha  inoltrato  le  sue  ulteriori  osservazioni.  Quest'ultime  sono  state  trasmesse  per  informazione  all'UFM. Diritto: 1.  1.1. Le procedure in materia di asilo sono rette dalla PA, dalla  legge del  17 giugno 2005 sul Tribunale amministrativo federale (LTAF, RS 173.32)  e  dalla  legge  del  17 giugno 2005  sul  Tribunale  federale  (LTF,  RS  173.110), in quanto la LAsi non preveda altrimenti (art. 6 LAsi). 1.2.  Il  Tribunale  giudica  definitivamente  i  ricorsi  contro  le  decisioni  dell'UFM in materia di asilo, salvo se è stata depositata una domanda di  estradizione  da  parte  dello  Stato  abbandonato  dal  richiedente  l'asilo  in  cerca di protezione (art. 31 e 33 lett. d LTAF, art. 105  LAsi e art. 83 lett. d  cifra 1 LTF). 2.  Vi è motivo di entrare nel merito del ricorso che adempie le condizioni di  ammissibilità  di  cui  agli  art.  48  cpv.  1  e  52  PA  nonché  all'art. 108 cpv. 2 LAsi. 3.  3.1. Giusta l'art. 33a cpv. 2 PA, applicabile per rimando dell'art. 6 LAsi e  dell'art. 37 LTAF,  nei  procedimenti  su  ricorso  è  determinante  la  lingua  della  decisione  impugnata.  Se  le  parti  utilizzano  un'altra  lingua,  il  procedimento può svolgersi in tale lingua. 3.2. Nel caso concreto, la decisione impugnata è stata resa in italiano ed  il ricorso è stato presentato in tale lingua. Pertanto, la presente sentenza  va redatta in italiano. 4.  Il  Tribunale  esamina  liberamente  l'applicazione  del  diritto  federale,  l'accertamento  dei  fatti  e  l'inadeguatezza,  senza  essere  vincolato  dai  motivi  invocati  delle  parti  (art.  62  cpv.  4  PA)  o  dai  considerandi  della 

D­4215/2009 Pagina 5 decisione  impugnata  (cfr.  DTAF  2009/57  consid.  1.2;  PIERRE  MOOR,  Droit administratif, vol. II, 3ª ed., Berna 2011, n. 2.2.6.5). 5.  5.1.  Nella  decisione  impugnata,  l'UFM  ha  ritenuto,  da  un  lato,  che  il  richiedente  non  avrebbe  addotto  alcun motivo  scusabile,  giustificante  la  mancata  tempestiva  esibizione  di  documenti  di  viaggio  o  d'identità,  che  egli  avrebbe  dissimulato  per  i  bisogni  di  causa,  in  considerazione  dell'inverosimiglianza  delle  circostanze  del  viaggio  descritte.  In  particolare,  egli  non  avrebbe  fornito  nessun  documento  di  identità  suscettibile  di  identificarlo,  malgrado  affermi  di  aver  posseduto  un  passaporto e una carta di identità. Peraltro, non corrisponderebbe al vero,  l'asserzione  del  richiedente  secondo  cui  non  avrebbe  ricevuto  da  parte  dell'UFM alcuna  richiesta  di  presentare  un  documento  di  identità,  come  risulterebbe  dal  verbale  della  prima  audizione  e  dal  foglio  arancione,  entrambi  firmati  dal  richiedente.  Inoltre,  il  medesimo  si  sarebbe  contraddetto sui documenti di  identità, dichiarando nella prima audizione  di  aver  gettato  in mare  la  fotocopia  e  di  aver  lasciato  a  casa  l'originale  della  carta  di  identità,  mentre  che  in  occasione  dell'audizione  federale  avrebbe  asserito  di  essere  espatriato  sia  con  il  passaporto  che  con  la  carta di identità originale e di averli entrambi gettati in mare per evitare un  rimpatrio  forzato.  Il  richiedente avrebbe altresì  sostenuto  in maniera del  tutto inverosimile di aver raggiunto la Svizzera senza mai utilizzare alcun  documento di identità. Infatti, sarebbe poco plausibile che egli sia riuscito  a raggiungere il C._______ in un lasso di tempo tanto breve, considerate  le circostanze (periodo […]­[…], valico in zona montuosa elevata). Per di  più,  il  richiedente  non  sarebbe  riuscito  ad  indicare  quali  Paesi  abbia  attraversato dalla Grecia per giungere  in Svizzera e non avrebbe  fornito  alcun  dettaglio  in  merito  alle  modalità  di  attraversamento  dei  confini  senza  subire  controlli,  limitandosi  a  dichiarare  di  essersi  affidato  al  passatore. Dall'altro lato, l'UFM ha considerato che le allegazioni decisive  in  materia  di  asilo  presentate  dal  richiedente  sarebbero  vaghe,  stereotipate  e  contraddittorie.  In  particolare,  il  richiedente  non  avrebbe  saputo  descrivere  gli  eventi  principali  accaduti  a  B._______  negli  anni  1997­2009  in  cui  vi  avrebbe  vissuto,  limitandosi  a  dire  che  prima  vi  sarebbero  stati  i  Talebani,  i  quali  proibivano  agli  uomini  di  tagliarsi  la  barba, obbligavano le donne a vestire il chador ed imponevano punizioni  severe ai criminali, nonché aggiungendo in maniera molto vaga che ad un  certo  punto  sarebbero  arrivati  gli  Americani  a  bombardare,  senza  precisare  quando  e  quali  danni  sarebbero  stati  inferti  a  B._______.  A  mente dell'UFM, tali dichiarazioni – indefinite e prive di dettagli significativi 

D­4215/2009 Pagina 6 – lascerebbero  dubitare  che  il  richiedente  si  sarebbe  trovato  effettivamente  a  B._______  al  momento  dei  fatti  narrati.  In  aggiunta,  il  richiedente  sarebbe  incorso  in  molteplici  contraddizioni,  segnatamente  riguardo alle modalità secondo cui avrebbe denunciato la scomparsa del  padre  alla  Polizia,  al  numero  di  telefonate  o  volte  in  cui  i  rapitori  si  sarebbero  messi  in  contatto  con  lui  e  la  sua  famiglia,  come  pure  alla  consegna  del  riscatto.  Da  ultimo  avrebbe  reso  dichiarazioni  confuse  e  stereotipate  in  merito  agli  eventi  successivi  alla  morte  del  padre,  al  numero  ed  agli  autori  delle  minacce  telefoniche,  nonché  riguardo  alle  generalità dei due  rapitori  incontrati  in carcere, di cui si sarebbe  limitato  ad affermare che si trattava di persone di media età. Secondo l'UFM, se il  richiedente  avesse  realmente  vissuto  i  fatti  narrati,  egli  avrebbe  verosimilmente  saputo  indicare  l'identità  degli  uomini  che  avrebbero  rapito  e  causato  la  morte  del  padre.  Per  questi  motivi,  l'UFM  ha  considerato che  il  richiedente non avrebbe  la qualità di  rifugiato  in base  agli  art.  3  e  7  LAsi  e  nessuna  delle  eccezioni  previste  all'art.  32  cpv. 3  LAsi sarebbe realizzata nel caso di specie. Di conseguenza, non sarebbe  applicabile  il principio del divieto di  respingimento all'allontanamento del  medesimo,  la  cui  esecuzione  in  Afghanistan  sarebbe  ammissibile,  visto  che – dal profilo della situazione generale dei diritti dell'uomo ed anche in  considerazione dei recenti sviluppi – non vi sarebbero indizi circa il rischio  di  esposizione  a  trattamenti  contrari  all'art. 3  della  Convenzione  per  la  salvaguardia  dei  diritti  dell'uomo  e  delle  libertà  fondamentali  del  4 novembre 1950  (CEDU,  RS  0.101).  L'UFM  ha,  altresì,  ritenuto  che –  posto che  il  richiedente proverrebbe da B._______ – dove  la situazione  potrebbe  tuttora  essere  considerata  fondamentalmente  sicura  –  il  suo  allontanamento  verso  il  suo  Paese  di  origine  sarebbe  pertanto  ragionevolmente  esigibile.  Infine,  non  vi  sarebbero  altri motivi  relativi  al  richiedente  –  considerato  che  egli  sarebbe  giovane,  in  buona  salute,  benestante e disporrebbe di una  rete sociale nel  suo Paese su cui  fare  affidamento – o dal punto di vista tecnico e pratico, che si opporrebbero  all'esecuzione dell'allontanamento del medesimo a B._______. 5.2. Nel gravame, l'insorgente fa valere che – per la sua buona fede e per  quanto al meglio avrebbe collaborato – gli si potrebbe scusare la mancata  presentazione  dei  documenti  d'identità.  Infatti,  egli  ribadisce  di  aver  dovuto gettare via durante il suo viaggio di espatrio sia il passaporto che  la  carta  di  identità,  per  timore  di  subire  un  rimpatrio  forzato. Peraltro,  a  causa  del  suo  analfabetismo  e  delle  difficoltà  a  capire  il  funzionamento  della  procedura  di  asilo,  egli  non  avrebbe  compreso  l'importanza  di  attivarsi  subito  per  farsi  inviare  un  duplicato  di  uno  dei  documenti  di  identità, che egli assicura in questa sede che arriverà presto, ritenuto che 

D­4215/2009 Pagina 7 avrebbe chiesto ai familiari in patria di attivarsi ad inviarglielo. In secondo  luogo, il ricorrente sostiene che l'UFM avrebbe anche dovuto entrare nel  merito della sua domanda di asilo, in quanto sarebbero necessari ulteriori  chiarimenti  per  accertare  lo  statuto  di  rifugiato  o  impedimenti  all'esecuzione dell'allontanamento. In particolare, egli adduce che i motivi  di  asilo  da  lui  esposti  sarebbero  veri  e  verosimili,  come  sarebbero  autentiche  le minacce  ricevute e  i  fondati  timori  di  essere ucciso,  come  suo  padre.  Inoltre,  secondo  l'attualità  e  le  dichiarazioni  dei  governi  impegnati  sul  posto,  la  drammatica  situazione  dell'Afghanistan –  compresa B._______ assediata dentro e fuori – sembrerebbe peggiorare  giorno dopo giorno e le autorità non riuscirebbero a garantire la sicurezza  ai  loro cittadini, né tantomeno contro quei gruppi che avrebbero preso di  mira lui e la sua famiglia. Infine, a mente del ricorrente, tale situazione nel  suo Paese renderebbe  il suo rientro a B._______  inesigibile e dovrebbe  condurre  comunque  ad  offrirgli  una  protezione  da  parte  delle  autorità  svizzere.  5.3. Nella sua risposta, l'UFM ha osservato che il ricorso non conterrebbe  fatti o mezzi di prova nuovi che potrebbero giustificare una modifica della  sua  posizione,  ribadendo  tuttavia  che  l'assenza  di  documenti  del  ricorrente non sarebbe scusabile, poiché il contenuto del foglio arancione  sarebbe  stato  letto  e  tradotto  al  ricorrente  analfabeta,  gli  sarebbe  stata  illustrata in maniera esplicita e approfondita l'importanza di presentare un  documento valido e, malgrado ciò, egli non avrebbe  intrapreso nulla per  farsi  pervenire  dei  documenti  di  identità.  Peraltro,  il  duplicato  dei  medesimi – che si sarebbe attivato ad ottenere  (cfr.  ricorso pag. 2) non  sarebbe  giunto  all'UFM.  Oltre  a  ciò,  sarebbero  contraddittorie  le  allegazioni  in  merito  al  tipo  ed  alla  quantità  dei  documenti  di  identità  gettati  in mare,  nonché  sarebbe  lacunosa  ed  inverosimile  la  narrazione  del viaggio Di espatrio,  in particolare  l'attraversamento dei confini senza  l'utilizzo di alcun documento. Infine, i motivi di asilo esposti dal ricorrente  sarebbero caratterizzati da allegazioni estremamente vaghe, stereotipate  e  contraddittorie,  nonché  dall'assenza  di  dettagli  suscettibili  di  comprovare  un  effettivo  coinvolgimento  dell'interessato,  il  cui  allontanamento – secondo  la prassi dell'UFM – sarebbe altresì esigibile.  In conclusione, detto Ufficio ha proposto la reiezione del gravame e per il  resto,  ha  rinviato  ai  considerandi  della  decisione  impugnata,  confermandoli pienamente.  5.4. Nell'atto di replica, il ricorrente ha sottolineato nuovamente di essersi  rivolto  alla  sua  famiglia  per  far  pervenire  la  carta  di  identità, ma  di  non  sapere  quanto  tempo  questo  implicherà.  Inoltre,  egli  ha  chiesto  al 

D­4215/2009 Pagina 8 Tribunale di esaminare gli ostacoli all'esecuzione del suo allontanamento  verso  l'Afghanistan,  rinviando alla situazione di  instabilità  regnante nella  città  di  B._______  secondo  la  decisione  del  Tribunale  E­1331/2009  del  21 agosto 2009, nonché di accogliere il suo ricorso.  5.5.  Nella  duplica,  l'UFM  ha  evidenziato  che  –  benché  nelle  sue  osservazioni il ricorrente abbia dichiarato il suo impegno a presentare un  documento  di  identità  –  il  medesimo  non  avrebbe  depositato  alcun  documento  suscettibile  di  identificarlo.  Peraltro  –  anche  qualora  avesse  incontrato delle difficoltà a procurarsi quanto richiesto – un lasso di tempo  di  quasi  due  anni  sarebbe  sufficiente  per  depositare  un  documento  di  identità,  la  cui  assenza  pertanto  non  sarebbe  giustificabile.  Quanto  al  rinvio dell'insorgente verso B._______,  l'autorità  inferiore ha sottolineato  che – in condizioni favorevoli – sarebbe attualmente esigibile, ritenuto che  in  concreto  il  ricorrente  sarebbe  giovane,  in  buona  salute,  avrebbe  un'esperienza  lavorativa,  sarebbe  economicamente  benestante  e  potrebbe contare su una  rete  familiare  in patria. Di conseguenza,  l'UFM  ha confermato la sua decisione e proposto la reiezione del ricorso.  5.6. Nelle sue ulteriori osservazioni, richiamata la decisione del Tribunale  del  16  giugno  2011  (E­7625/2008),  il  ricorrente  ha  asserito  che,  da  quando sarebbe venuto in Svizzera, non avrebbe più avuto alcun contatto  con  la  sua  famiglia,  la  quale  probabilmente  non  si  troverebbe  più  in  Afghanistan, ritenuto che non sarebbe riuscito a contattare i suoi parenti e  che  essi  gli  avrebbero  detto  di  voler  andare  in  C._______.  Inoltre,  egli  non saprebbe dove si trova la "(…)" che aveva nel suo Paese di origine.  In  conclusione,  l'insorgente  fa  valere  di  non  avere  una  rete  sociale  in  Afghanistan, ragion per cui il suo rinvio non sarebbe ammissibile.  6.  6.1.  Giusta  l'art. 32  cpv. 2  lett. a  LAsi,  non  si  entra  nel  merito  di  una  domanda  di  asilo  se  il  richiedente  non  consegna  alle  autorità  alcun  documento di viaggio o d'identità entro 48 ore dalla presentazione della  domanda. Secondo l'art. 32 cpv. 3 LAsi, il cpv. 2 lett. a non si applica se il  richiedente  può  rendere  verosimile  di  non  essere  in  grado,  per  motivi  scusabili,  di  consegnare  documenti  di  viaggio  o  d'identità  entro  48  ore  dalla  presentazione della  domanda  (lett. a),  se  la  qualità  di  rifugiato  del  ricorrente  è  accertata  in  base  all'audizione,  nonché  in  base  all'art. 3  e  all'art. 7 LAsi  (lett. b),  oppure  se  l'audizione  rileva  che  sono  necessari  ulteriori chiarimenti per accertare la qualità di rifugiato o l'esistenza di un  impedimento all'esecuzione dell'allontanamento (lett. c). 

D­4215/2009 Pagina 9 6.2. Sono documenti di viaggio o d'identità ai sensi di legge quelli ufficiali,  segnatamente  il  passaporto  e  la  carta  d'identità,  che  permettono  un'identificazione  certa  del  richiedente  l'asilo  (in  particolare  della  sua  cittadinanza)  e  che  ne  assicurano  il  rimpatrio  senza  necessità  di  particolari formalità amministrative. Per contro, non sono documenti validi  giusta  l'art.  32  cpv.  2  lett.  a  LAsi  quelli  emessi  per  altri  scopi,  come  la  licenza di condurre, la carta professionale, il certificato di nascita, la carta  scolastica o l'attestato di fine degli studi (cfr. DTAF 2007/7 consid. 6). 6.3.  Nella  fattispecie,  il  ricorrente,  senza  valide  ragioni,  non  ha  tempestivamente presentato documenti di viaggio o di identità ai sensi di  legge.  Infatti,  in  data  25 maggio  2009,  in  occasione  dell'audizione  sulle  generalità, al  ricorrente è stato consegnato  il documento che  lo ha  reso  attento  circa  la  necessità  e  l'importanza  di  procurarsi  entro  le  48  ore  successive dei documenti di  identità  (cfr. atto A 6/1 e verbale 1 pag. 7).  Peraltro,  alla  domanda  posta  dall'UFM  per  accertarsi  che  il  suo  dovere  nonché compito fosse chiaro, il ricorrente ha espressamente dichiarato di  aver compreso  la portata di quanto  richiestogli e di valutare cosa  fare a  tale  scopo  (cfr. verbale  1  pag.  7).  Per  giunta,  anche  in  occasione  dell'audizione  federale  diretta,  al  ricorrente  sarebbe  stato  ribadito  di  presentare  i  suoi  documenti  di  identità  e,  dal  canto  suo,  egli  avrebbe  evidenziato  la  possibilità  di  procurarseli,  ciò  che  tuttavia  non  ha  verosimilmente  mai  fatto,  visto  che  sino  ad  oggi  egli  non  ne  avrebbe  presentato alcuno, nonostante  le svariate promesse (cfr. verbale 2 D14­ 16). In tali circostanze, pertanto, presentano un carattere manifestamente  pretestuoso le allegazioni dell'insorgente, secondo le quali – a causa del  suo analfabetismo e della complessità della procedura di asilo – egli non  avrebbe  compreso  l'importanza  di  attivarsi  al  fine  di  presentare  i  necessari documenti (cfr. ricorso pag. 2). Tali giustificazioni – oltre a non  costituire  nel  caso  di  specie  ragioni  valide  per  giustificare  la  mancata  esibizione  di  documenti  ai  sensi  della  legge  ed  a  non  dimostrare  che  l'insorgente  abbia  effettuato  seri  e  concreti  sforzi  per  procurarsi  dei  documenti  d'identità,  denotano  un  atteggiamento  irriverente  e  contrario  alla buona  fede da parte del  ricorrente,  ciò che  lascia presumere da sé  che  allegazioni  del medesimo  siano  poco  credibili  e  che  egli  dissimuli  i  suoi  documenti  di  identità  per  i  bisogni  della  causa.  Tale  tesi  trova  conferma, da un  lato, nelle sue allegazioni  stereotipate e contraddittorie  circa  la sorte e  la presentazione dei suoi documenti di  identità, dall'altro  lato,  nell'inverosimiglianza  delle  asserite  circostanze  del  viaggio  di  espatrio. Difatti,  il ricorrente si è contraddetto riguardo a quali documenti  avesse gettato in mare durante il suo tragitto tra la Turchia e la Grecia, in  particolare  se  la  fotocopia  della  sua  carta  di  identità  o  se  la  carta  di 

D­4215/2009 Pagina 10 identità  stessa,  assieme  al  suo  passaporto  (cfr.  verbale  1  pagg.  5­6  a  confronto con verbale 2 D7, D11­D12 e D17). Inoltre, riguardo al viaggio  di  espatrio,  in  relazione  a  quanto  già  rettamente  rilevato  dall'UFM,  il  ricorrente  non  è  stato  in  grado  di  fornire  alcuna  indicazione  dettagliata  sull'attraversamento  dei  diversi  confini  per  giungere  in  Svizzera,  senza  documenti  e  senza  subire  controlli,  limitandosi  ad  affermare  di  essere  giunto da solo  in C._______ e di essersi poi affidato al passatore, con il  quale i suoi documenti – che avrebbe avuto con lui – non sarebbero stati  necessari (cfr. verbale 1 pag. 9 e verbale 2 D17­D23 e D26). Oltre a ciò,  egli non ha saputo riferire dove avrebbe incontrato  il passatore,  in quale  località  sarebbe giunto  in Grecia, quali Paesi avrebbe attraversato dalla  Grecia  alla  Svizzera,  nonché  dove  si  sarebbero  fermati  durante  tale  tragitto  (cfr.  verbale  1  pag.  9  e  verbale  2  D23­D24).  Ne  discende  che,  l'insorgente  non  può  aver  viaggiato  nelle  circostanze  descritte.  In  conclusione,  vista  l'inverosimiglianza  delle  circostanze  del  viaggio  di  espatrio,  nonché  l'inconsistenza  e  l'inattendibilità  delle  suddette  dichiarazioni del ricorrente circa la mancata presentazione dei documenti  d'identità,  vi  è  ragione  di  concludere  che  l'insorgente  dissimuli  i  suoi  documenti d'identità per i bisogni della causa. Egli deve quindi sopportare  le conseguenze della mancata consegna dei documenti d'identità.  6.4. In considerazione di quanto precede, non avendo né esibito alcun  documento  d'identità,  né  fornito  una  valida  giustificazione  per  la  mancata produzione degli stessi,  l'eccezione prevista all'art. 32 cpv. 3  lett. a LAsi a favore dell'insorgente non è applicabile. 7.  7.1.  In assenza di documenti d'identità, occorre  inoltre esaminare se,  in  applicazione  della  seconda  eccezione  dell'art. 32  cpv. 3  lett. b  LAsi,  in  base  agli  art. 3  e  7  LAsi  nonché  all'audizione,  è  accertata  la  qualità  di  rifugiato del ricorrente.  7.2. Inoltre, con la modifica della LAsi del 16 dicembre 2005, il legislatore  ha  pure  introdotto  una  procedura  di  esame  materiale,  accelerata  e  sommaria, delle domande che si  fondano su allegazioni manifestamente  inconsistenti  o  manifestamente  irrilevanti.  La  manifesta  irrilevanza  può  risultare,  fra  l'altro,  dalla  palese  assenza  di  una  sufficiente  intensità  dei  pregiudizi,  dall'inattualità  degli  stessi  nonché  dall'evidente  esistenza  di  un'alternativa  di  rifugio  interna  dalle  persecuzioni  statali  oppure  di  un'appropriata  protezione  statale  contro  l'agire  illegittimo  di  terzi  (DTAF  2007/8 consid. 5.6.4 e 5.6.5), 

D­4215/2009 Pagina 11 7.3.  L'insorgente  non  ha  presentato,  all'infuori  di  generiche  censure,  argomenti  o  prove  suscettibili  di  giustificare  una  diversa  valutazione  rispetto  a  quella  di  cui  all'impugnata  decisione.  Infatti,  le  allegazioni  decisive in materia di asilo si esauriscono in mere affermazioni di parte  non corroborate da alcun elemento della benché minima consistenza,  in sostanza per  le ragioni  indicate nel provvedimento  litigioso, cui può  essere  rimandato.  Il  ricorrente,  peraltro,  in  sede  di  ricorso,  non  ha  apportato  alcun  chiarimento  circa  le  argomentazioni  dell'UFM  (cfr. ricorso pag. 2). In particolare, il ricorrente non è stato in grado di rendere verosimile, i  fatti  addotti  a  sostegno  della  sua  domanda  di  asilo,  segnatamente  le  minacce  di  cui  sarebbe  stato  oggetto  a  seguito  del  rapimento  e  dell'uccisione del padre e che sarebbero alla base della  fuga dal  suo  Paese  di  origine,  avuto  riguardo  alle  sue  dichiarazioni  vaghe,  contraddittorie  nonché  contrarie  alla  logica  dell'agire  su  punti  essenziali  della narrata vicenda.  Innanzitutto,  il  ricorrente non è stato  in  grado di  fornire  una  spiegazione  logica e  lineare  riguardo all'entità  delle  minacce  proferitegli,  ovvero  riguardo  a  che  cosa  i  malfattori  avrebbero  preteso  da  lui.  Infatti,  se  da  un  lato,  il  ricorrente  ha  affermato  di  essere  stato  minacciato  da  un  gruppo  di  gente  in  relazione ai sequestratori di suo padre, al fine di lasciar perdere il caso  davanti  alle  autorità  e  di  dare  loro  il  suo  perdono  (cfr.  verbale  1  pagg. 7­8 e verbale 2 D50, D82, D95), dall'altro lato, egli ha riferito che  i  rapitori  di  suo  padre  sarebbero  stati  incriminati  ufficialmente  (cfr. verbale  2  D85)  ed  avrebbero  avuto  dei  mediatori  che  corrompevano  la Polizia per  farli  liberare (cfr.  ibidem D86­D88), come  pure  che  la  Polizia  avrebbe  seguito  il  caso,  se  non  l'avesse  fatto  la  persona  interessata  come  lui,  rispettivamente  che  i  rapitori  rimarrebbero  in  detenzione,  se  egli  non  desse  la  luce  verde  (cfr.  ibidem D97­D98). Alla  luce di  tali asserzioni,  ritenuto che  i  rapitori del  padre del ricorrente sono stati ad ogni qual modo incriminati, sebbene  la  Polizia  fosse  stata  corrotta  e  nonostante  il  ricorrente  non  abbia  a  quel  tempo  deciso  di  lasciar  perdere  il  caso  o  meno,  risulta  assolutamente contrario alla  realtà dei  fatti  il contenuto delle minacce  telefoniche asserite dal ricorrente. Oltre a ciò, è manifestamente poco  plausibile  che,  se  tali  minacce  fossero  state  verosimili  ed  avessero  raggiunto  una  tale  intensità  da  costituire  addirittura  delle  minacce  di  morte, nonché delle persecuzioni, il ricorrente avrebbe potuto chiedere  ai  suoi  malfattori  un  mese  di  tempo  per  riflettere  sul  da  farsi,  rispettivamente  che  gli  autori  di  tale  minacce  gli  avrebbero  ingenuamente  offerto  tale  lasso  di  tempo,  durante  il  quale  non  vi 

D­4215/2009 Pagina 12 sarebbero  stati  ulteriori  avvenimenti,  in  assenza  di  segnalazioni  di  sorta  da  parte  del  ricorrente  (cfr.  verbale  1  pag.  8  e  verbale  2 D50).  Per giunta,  il  ricorrente non ha saputo  indicare chi  sarebbero stati  gli  autori,  rispettivamente  la  persona  responsabile  di  tali  minacce,  limitandosi  a  dichiarare  si  tratterebbe di  un  gruppo di  gente  legato  ai  sequestratori  del  padre  (cfr. verbale  pag.  8  e  verbale  2  D95).  Nemmeno di quest'ultimi, peraltro, il ricorrente è riuscito ad abbozzare  minimamente  l'aspetto  e  l'identità,  nonostante  due  li  avesse  visti  in  prigione e uno all'ospedale (cfr. verbale 1 pag. 8 e verbale 2 D78­D83  e D99­D103). Peraltro,  il  comportamento del  ricorrente –  il  quale non  ha  chiesto  i  nomi  di  tali  individui  –  non  trova  alcuna  giustificazione  nelle circostanze del caso, così come le spiegazioni rese in merito (cfr.  verbale  2  D80­D82).  Del  resto,  a  confermare  l'inconsistenza  delle  dichiarazioni rese dal ricorrente circa le minacce proferitegli e gli autori  delle  stesse,  l'insorgente  ha  espresso  il  timore  –  in  caso di  rientro  in  patria – di essere accusato dell'omicidio di suo padre, di essere fuggito  e di non aver seguito il caso, ciò che non combacia con la versione dei  fatti da esso raccontata (cfr. verbale 2 D117). Inoltre, il medesimo non  è  stato  in  grado  di  indicare  in  maniera  lineare  il  numero  delle  telefonate minatorie  (cfr. verbale 1 pag. 8 e verbale D91­92), nonché,  fatto  ancora  più  importante,  la  data  precisa  del  sequestro,  rispettivamente  della morte  del  padre,  ossia  gli  eventi  primordiali  del  suo  racconto.  Inizialmente,  egli  ha  infatti  indicato  che  questi  avvenimenti  sarebbero  avvenuti  tra  il  mese  di  (…)  e  (…)  2008  (cfr.  verbale  1  pagg.  4  e  7),  per  poi  affermare  che  il  (…)  giorno  dopo  il  sequestro, ovvero giorno dell'appuntamento del  riscatto e della morte  del padre, era il (…) 2008 (cfr.  ibidem pag. 7). Tuttavia, nell'audizione  federale diretta,  il ricorrente ha affermato di non sapere la data esatta  del  sequestro  del  genitore  a  causa  del  suo  analfabetismo,  indicando  nuovamente  il  periodo  di  tempo  tra  (…)  e  (…)  2008,  ma  senza  più  riferimento  alcuno  alla  data  sopraesposta  di  (…)  2008  (cfr.  verbale  2  D50­D51). A ciò aggiungasi che – come rilevato dall'UFM – il ricorrente  ha  reso  versioni  discrepanti  sulle  modalità  secondo  cui  lui  e  la  sua  famiglia  si  sarebbero  rivolti  alla  Polizia  per  denunciare  la  scomparsa  del  padre,  ovvero  affermando  di  aver  telefonato  alla  Polizia  (cfr.  verbale 2 pag. 7) oppure di essersi recati presso la stessa (cfr. verbale  2 D50­D54).  Infine,  riguardo a  tale denuncia, nonché al sequestro del  genitore,  è  manifestamente  contrario  alla  logica  dell'agire  che  la  Polizia  si  sia  limitata  a  chiedere  loro  il  numero  di  targa  e  quello  telefonico  del  padre,  unitamente  a  quello  di  casa,  senza  invece  domandare una  foto del padre o maggiori  in  formazioni sul suo conto  (cfr. verbale 2 D55). Alla luce di tutto quanto suesposto, vi è ragione di 

D­4215/2009 Pagina 13 concludere all'assoluta  inverosimiglianza dei motivi di asilo addotti dal  ricorrente,  senza  che  sia  necessario  evocare  ulteriori  elementi  inconsistenti.  7.4.  Pertanto,  il  racconto  reso  dall'insorgente  a  sostegno  della  sua  domanda di asilo deve essere ritenuto inverosimile e, convenendo con  l'autorità di prime cure, non è data la qualità di rifugiato del medesimo  con riferimento all'art. 32 cpv. 3 lett. b LAsi.   7.5. Di conseguenza, ritenuta la manifesta inconsistenza delle allegazioni  decisive  presentate  dal  ricorrente  (cfr.  consid.  7.3­7.4),  non  risultano  nemmeno elementi ai sensi dell'art. 32 cpv. 3 lett. c LAsi da cui dedurre la  necessità di ulteriori accertamenti ai fini della determinazione della qualità  di rifugiato. 7.6.  Inoltre,  non  si  giustificano  neppure  delle  misure  di  istruzione  complementari ai fini di accertare l'esistenza di un eventuale impedimento  all'esecuzione  dell'allontanamento  dal  punto  di  vista  dell'ammissibilità  (cfr. DTAF  2009/50  consid.  8).  Difatti,  dalle  carte  processuali  non  emergono  elementi  da  cui  desumere  che  l'esecuzione  dell'allontanamento  del  ricorrente  in  Afghanistan,  segnatamente  a  B._______ possa violare  l'art. 25 cpv. 2 della Costituzione  federale della  Confederazione  Svizzera  del  18 aprile  1999  (Cost.,  RS  101),  l'art. 33  della  convenzione  del  28 luglio  1951  sullo  statuto  dei  rifugiati  (Conv., RS 0.142.30),  l'art. 5 LAsi  (divieto  di  respingimento)  nonché  l'art. 83  cpv. 3  della  legge  federale  sugli  stranieri  del  16  dicembre  2005  (LStr,  RS  142.20)  o  esporre  il  ricorrente  in  Patria  al  rischio  reale  ed  immediato  di  trattamenti  contrari  all'art. 3 CEDU  o  all'art. 3 della  convenzione  del  10 dicembre  1984  contro  la  tortura  ed  altre  pene  o  trattamenti crudeli, inumani o degradanti (Conv. tortura, RS 0.105). 8.  Da  quanto  esposto,  discende  che  l'UFM  rettamente  non  è  entrato  nel  merito della domanda di asilo ai sensi dell'art. 32 cpv. 2  lett. a LAsi. Ne  consegue che,  in materia di non entrata nel merito,  il  ricorso non merita  tutela e la decisione impugnata va confermata. 9.  L'insorgente non adempie le condizioni in virtù delle quali l'UFM avrebbe  dovuto astenersi dal pronunciare  l'allontanamento dalla Svizzera (art. 14  cpv.  1  e  cpv.  2,  art.  44  cpv.  1  LAsi  nonché  art. 32 dell'Ordinanza  1 

D­4215/2009 Pagina 14 sull'asilo  relativa  a  questioni  procedurali  dell'11 agosto  1999  [OAsi  1,  RS 142.311]; DTAF 2009/50 consid. 9). 10.  10.1.  L'esecuzione  dell'allontanamento  è  regolamentata  all'art. 83  LStr.  Giusta  detta  norma,  l'esecuzione  dell'allontanamento  deve  essere  possibile  (art. 83  cpv. 2  LStr),  ammissibile  (art. 83  cpv. 3  LStr)  e  ragionevolmente  esigibile  (art. 83  cpv. 4  LStr).  Per  l'esame  dell'esecuzione  dell'allontanamento  è  determinante  la  situazione  al  momento della presa di decisione. 10.2.  In considerazione di quanto esposto al consid. 7.6,  l'esecuzione  dell'allontanamento  è  ammissibile  nel  caso  di  specie  (artt. 44 cpv. 2 LAsi e 83 cpv. 3 LStr). 10.3.  10.3.1.  Giusta  l'art.  83  cpv.  4  LStr,  l'esecuzione  non  può  essere  ragionevolmente  esigibile  qualora,  nello  Stato  di  origine  o  di  provenienza,  lo straniero venisse a  trovarsi concretamente  in pericolo  in  seguito  a  situazioni  quali  guerra,  guerra  civile,  violenza  generalizzata  o  emergenza  medica  (cfr.  DTAF  2007/10  consid.  5.1  pag. 111, GICRA 1999 n. 28 consid. 5b pag. 170, nonché GICRA 1998  n. 22 consid. 7a pag. 191). 10.3.2.  In  Afghanistan,  secondo  la  recente  giurisprudenza  del  Tribunale,  in  questi  ultimi  anni  la  situazione  securitaria  è  andata  peggiorando  nell'intero  Paese.  Lo  stesso  vale  per  la  situazione  umanitaria,  sebbene  occorre  distinguere  le  zone  rurali  dai  territori  urbani,  dove  le  condizioni  sono migliori. Anche nelle  città,  tuttavia,  le  cure  mediche  spesso  non  sono  garantite.  In  definitiva,  la  situazione  vigente  in  Afghanistan  sull'insieme  del  territorio  –  salvo  nelle  grandi  città – è talmente grave da rappresentare una minaccia di esposizione  concreta a pericolo ai sensi dell'art. 83 cpv. 4 LStr. Nondimeno, non è  in maniera  generale  inesigibile  l'esecuzione  dell'allontanamento  nella  città  di  Kabul,  dove  la  situazione,  dal  profilo  umanitario  e  della  sicurezza, è meno drammatica che nel  resto del Paese. L'esecuzione  dell'allontanamento  a  Kabul  può  tuttavia  essere  riconosciuta  come  ragionevolmente  esigibile,  anche  a  titolo  di  alternativa  di  soggiorno  interna,  solo  a  determinate  condizioni  restrittive,  già  poste  da  tempo  dalla giurisprudenza  (cfr. GICRA 2003 n. 10), per un uomo giovane e 

D­4215/2009 Pagina 15 sano,  segnatamente  in  presenza  di  una  solida  rete  sociale  in  loco,  nonché di concrete garanzie di sostentamento minime e di accesso ad  un alloggio (cfr. DTAF E­7625/2008 del 16 giugno 2011). 10.3.3. Nel caso in esame, il ricorrente, originario di B._______, dove ha  avuto ultimo domicilio prima del suo espatrio nel (…) 2009 (cfr. verbale 1  pag. 1), ha vissuto in detta città per tutta la sua esistenza, salvo per (…)  anni (dal 1990­91 al 1997­98, ovvero dall'età di […] anni fino all'età di […]  anni), in condizioni finanziarie buone, vivendo del resto nella loro casa di  famiglia (cfr. verbale 1 pag. 2 e 4, nonché verbale 2 D31). Suo padre era  peraltro  proprietario  di  una  fabbrica  di  (…)  e,  a  far  tempo  dal  2005,  il  ricorrente ha  lavorato  in un negozio di  (…) di sua proprietà, che egli ha  potuto aprire grazie ai soldi  lasciati dal padre (cfr. verbale 1 pagg. 3­4 e  verbale 2 D43­D47). Oltre alle suesposte condizioni di vita favorevoli del  ricorrente a B._______, in relazione alle quali vi è già di per sé ragione di  desumere che egli disponga di una rete sociale in detta città, l'insorgente  per sua stessa ammissione beneficia in detta città della presenza di una  solida rete familiare costituita da sua madre, il fratello, i nonni (un nonno  paterno e una nonna materna), nonché diversi zii e zie paterni e materni  con  i  relativi  figli  (cfr.  verbale  1  pagg.  4­5).  Ora,  le  allegazioni  del  ricorrente  –  fatte  valere  soltanto  in  fine  alla  procedura  di  istruzione –  secondo le quali, da quando sarebbe venuto in Svizzera, non avrebbe più  avuto alcun contatto con la sua famiglia, non sarebbe riuscito a contattare  i suoi parenti, che gli avrebbero detto di voler andare in C._______, e la  sua  famiglia  probabilmente  non  si  troverebbe  più  in  Afghanistan  (cfr. osservazioni  del  18  agosto  2011),  sono  prive  di  qualsiasi  fondamento,  così  come evidentemente  invocate  solo  per  i  bisogni  della  causa,  ovvero  dopo  che  egli  aveva  preso  conoscenza  della  richiamata  DTAF E­7625/2008  del  16 giugno  2011,  in  cui  è  stato  stabilito  che –  in  assenza  di  una  rete  sociale  –  l'allontanamento  verso  B._______  non  sarebbe  esigibile.  Alla  luce  di  tutte  le  suesposte  considerazioni,  vi  è  ragione di ritenere che a B._______ il ricorrente disponga effettivamente  di una rete sociale – in cui sono compresi i suoi menzionati familiari (cfr.  verbale  1  pagg.  4­5),  nonché  altre  persone  con  cui  il  ricorrente  deve  avere  instaurato  una  relazione  sociale  in  tutti  gli  anni  di  soggiorno  e  di  lavoro  in  detta  città  (cfr.  ibidem  pagg.  3­4)  –  che  potrà  apportare  al  ricorrente  l'adeguato e concreto sostegno al suo reinserimento sociale e  professionale in Patria. A ciò aggiungasi che il ricorrente è giovane, celibe  ed  ha  un'esperienza  professionale  pluriennale  nel  campo della  (…),  ciò  che  manifestamente  non  collima  con  l'asserito  analfabetismo  (cfr.  ibidem).  Infine,  egli  è  in  buona  salute,  ritenuto  che  non  ha  preteso  nel  gravame  di  soffrire  di  gravi  problemi  di  salute  tali  da  giustificare 

D­4215/2009 Pagina 16 un'ammissione  provvisoria  (cfr. GICRA  2003  n. 24),  senza  che  da  un  esame  d'ufficio  degli  atti  di  causa  emerga  la  necessità  di  una  sua  permanenza  in  Svizzera  per  motivi  medici.  In  conclusione,  visto  tutto  quanto  precede,  il  Tribunale  considera  che  l'autorità  inferiore  ha  rettamente  ritenuto,  siccome adempiuti,  i  presupposti  per  formulare una  prognosi  favorevole  con  riferimento  alle  effettive  possibilità  per  il  ricorrente  di  un  adeguato  reinserimento  nel  suo  Paese  di  origine,  segnatamente a B._______. 10.3.4.  Pertanto,  l'esecuzione  dell'allontanamento  del  ricorrente  nel  suo  Paese  di  origine  è  ragionevolmente  esigibile  (art. 44  cpv. 2  LAsi  ed art. 83 cpv. 4 LStr).  10.4.  Infine,  non  risultano  impedimenti  neppure  dal  profilo  della  possibilità  dell'esecuzione  dell'allontanamento  (art. 44  cpv. 2  LAsi  ed  art. 83  cpv. 2  LStr).  Infatti,  l'insorgente,  usando  della  necessaria  diligenza, potrà procurarsi ogni documento  indispensabile al  rimpatrio  (cfr.  DTAF  2008/34  consid.  12  pagg.  513­515).  L'esecuzione  dell'allontanamento è dunque pure possibile. 10.5. Di  conseguenza,  anche  in  materia  di  allontanamento  e  relativa  esecuzione,  il  gravame  va  disatteso  e  la  querelata  decisione  dell'autorità inferiore confermata.  11.  Visto  l'esito  della  procedura  le  spese  processuali,  di  CHF  600.­,  che  seguono  la  soccombenza,  sono  poste  a  carico  del  ricorrente  (art. 63  cpv. 1 e cpv. 5 PA nonché art. 3 lett. a del regolamento sulle tasse e sulle  spese  ripetibili  nelle  cause  dinanzi  al  Tribunale  amministrativo  federale  del 21 febbraio 2008 [TS­TAF, RS 173.320.2]).  (dispositivo alla pagina seguente)

D­4215/2009 Pagina 17 Per  questi  motivi,  il  Tribunale  amministrativo  federale  pronuncia: 1.  Il ricorso è respinto. 2.  Le  spese  processuali  di  CHF  600.­  sono  poste  a  carico  del  ricorrente.  Tale  ammontare  deve  essere  versato  alla  cassa  del  Tribunale  entro  un  termine di 30 giorni dalla spedizione della presente sentenza. 3.  Questa  sentenza  è  comunicata  al  ricorrente,  all'UFM  e  all'autorità  cantonale competente.  Il presidente del collegio: La cancelliera: Pietro Angeli­Busi Antonella Guarna Data di spedizione:   

D­4215/2009 Pagina 18 Comunicazione a: – ricorrente (Raccomandata; allegato: bollettino di versamento) – UFM, Asilo e ritorno, Procedura alla centrale e ritorno, con allegato  l'incarto (per corriere interno; in copia) – Migrationsamt X.__________(in copia)

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