Incarto n. 14.2002.00026
Lugano 3 luglio 2002/CJ/fc/dp
In nome della Repubblica e Cantone del Ticino
La Camera di esecuzione e fallimenti del Tribunale d'appello
composta dei giudici:
Cometta, presidente, Pellegrini e Rusca
segretario:
Jaques, vicecancelliere
statuendo sulla causa a procedura sommaria appellabile di cui all’inc.OS.2000.23 della Pretura del Distretto di Lugano, Sezione 5, a dipendenza dell'istanza di sequestro del 11 ottobre 2000 di
__________ e __________
contro
__________
e dell'opposizione formulata il 16 ottobre 2000 da
__________
opposizione accolta dalla Pretore del Distretto di Lugano, Sezione 5, una prima volta con decisione del 21 agosto 2001, poi annullata da questa Camera mediante sentenza 30 ottobre 2001 (inc. 14.2001.75), e respinta una seconda volta con decisione 8 marzo 2002, con la quale ha così statuito:
“1. L’opposizione al decreto di sequestro no __________ decretato da questa Pretura l’11.10.2000 su istanza dei signori __________ e __________, soci della società semplice “__________ ” contro __________ in liq., __________, non è ammessa.
§ Di conseguenza il sequestro no __________ decretato da questa Pretura l’11.10.2000 è confermato.
2. L’istanza 15 dicembre 2000 di prestazione di una garanzia di fr. 500'000.-- presentata da __________ in liq., __________, è respinta.
3. La tassa di giustizia e le spese per complessivi fr. 400.--, da anticipare dalla debitrice/opponente, sono poste a suo carico con l’obbligo di rifondere a controparte fr. 2'500.-- a titolo di indennità.
4. omissis.”
decisione impugnata da __________ in liq., che con appello 20 marzo 2002 chiede venga giudicato:
“I In via principale
1. L’appello è accolto, di conseguenza
§ vengono annullati i dispositivi n. 1 e 3 della sentenza 8 marzo 2001 [recte 2002] del Pretore del Distretto di Lugano, sezione 5;
§§ L’opposizione 16.10.2000 è ammessa e di conseguenza il sequestro n. __________ decretato dalla Pretura del Distretto di Lugano, Sezione 5, su istanza dei signori __________ e __________, soci della società semplice __________ ”, contro __________ in liq., __________, è annullato.
2. Protestate spese e ripetibili di prima e seconda istanza.
II In via subordinata
1. L’appello è parzialmente accolto, di conseguenza
§ vengono annullati i dispositivi n. 2 e 3 della sentenza 8 marzo 2001 [recte 2002] del Pretore del Distretto di Lugano, sezione 5;
§§ L’istanza 15 dicembre 2000 di prestazione di una garanzia di fr. 500'000.-- presentata da __________ in liq., __________, è accolta limitatamente a fr. 100'000.-- almeno, di conseguenza
a) in applicazione dell’art. 273 LEF la società semplice __________ per il tramite del liquidatore __________ è condannata a prestare una garanzia bancaria fino a concorrenza di fr. 100'000.-- almeno, a copertura di ogni e qualsiasi risarcimento danni derivanti dall’accertamento del carattere infondato del sequestro n. __________
b) La garanzia bancaria dovrà avere durata indeterminata e dovrà essere escutibile anche parzialmente, rimossa ogni e qualsiasi eccezione, dietro prestazione di una decisione giudiziaria definitiva di condanna della società semplice “__________ ” composta dai signori __________ e __________ al risarcimento di somme in connessione con il sequestro in questione.
c) La garanzia corrispondente a quanto indicato al paragrafo 1 dovrà essere costituita entro 10 giorni mediante deposito della lettera originale di primaria banca svizzera presso la Pretura, a favore della __________ in Liquidazione __________ – __________.
d) La mancata puntuale presentazione della garanzia comporterà l’automatica decadenza del sequestro.
2. Protestate spese e ripetibili di prima e seconda istanza;
viste le osservazioni 19 aprile 2002 presentate da __________ e __________
ritenuto
in fatto:
A. Il 5 aprile 1996, __________ ha ottenuto dal Segretario Assessore della Pretura di Lugano, Sezione 4, un primo sequestro ex art. 271 cpv. 1 n. 2 LEF delle particelle n. __________ e __________ RFD __________ (su cui sorge lo stabile cosiddetto “__________ ”) intestate alla debitrice, la società qui appellante __________ (in seguito: __________ già in __________, degli averi di quest’ultima presso la __________, del credito di __________ contro __________ (già Presidente del Consiglio di amministrazione di __________) derivante dal contratto di locazione della “__________ ” annotato a RF ammontante a fr. 60'000.-- annui, di tutto il mobilio trovantesi nella “__________ ” e di due veicoli di marca __________ e __________ (cfr. doc. G). __________ fondava il sequestro su un credito di fr. 800'000.-- per pretesa di risarcimento per atti illeciti che la società semplice “__________, costituita da __________ e __________, vantava contro __________ quale responsabile solidale per gli atti illeciti e reati commessi dal suo organo __________ ai danni della società semplice e per una parte dei quali quest’ultimo è stato condannato penalmente ad una pena di 12 mesi di carcere con la condizionale (cfr. doc. O).
B. Con sentenza 12 settembre 1997 del Pretore di Lugano, Sezione 4 (doc. M), poi confermata dal Tribunale di Appello il 18 febbraio 1998 (doc. N), l’azione di contestazione della causa di sequestro ex art. 279 vLEF promossa da __________ è stata respinta. I giudici hanno ritenuto realizzati diversi tentativi dei coniugi __________ tendenti a trafugare beni della __________ (tentativo di vendere la “__________ ” per rimborsare un asserito debito di __________ verso __________, moglie di __________; concessione alla medesima di un diritto di locazione annotato a RF sulla villa nonché di un diritto di abitazione vita natural durante in favore di __________; tentativo di far iscrivere a RF un diritto di compera dell’immobile di __________ a nome della signora __________ nelle more di una procedura ricorsuale contro l’annotazione di una restrizione del diritto di disporre ex art. 170 LEF; vendita alla signora __________ – o forse trasferimento nel patrimonio del marito – di due vetture della società ad un prezzo inferiore al prezzo di mercato).
C. Mediante decisione 17 agosto 1999, confermata il 15 febbraio 2000 dal Tribunale cantonale grigionese (doc. T2) nonché il 6 ottobre 2000 dal Tribunale federale (doc. T1), il Tribunale distrettuale di __________ ha respinto l’azione di convalida del sequestro inoltrata da __________ per carenza di legittimazione a rappresentare la società semplice “__________ ”. Di conseguenza, l’UE di Lugano revocava il sequestro in data 6 ottobre 2000.
D. Il 27 marzo 2000, l’arbitro designato al punto 9 della convenzione di consorzio firmata il 15 agosto 1991 da __________ e __________ (doc. R) ha dichiarato sciolta la società semplice “__________ ” e nominato __________ quale liquidatore (cfr. doc. L, p. 52 ad dispositivo n. 5). La decisione in merito alla designazione del liquidatore è stata impugnata da __________ mediante ricorso per cassazione del 6 novembre 2000, il cui esito non è noto a questa Camera.
E. Con istanza 11 ottobre 2000, a nome suo nonché di __________, __________, nella sua qualità di liquidatore della società semplice “__________ ”, ha chiesto ed ottenuto lo stesso giorno dal Pretore di Lugano, Sezione 5, il (nuovo) sequestro ex art. 271 cpv. 1 n. 2 LEF contro la società __________ in liquidazione, ora in __________ di “tutti gli averi ed importi intestati alla __________, in particolare i mappali no __________ e __________ RFD di __________, gli averi presso la __________, intestati alla debitrice e intestati a suo nome o per suo conto ed in particolare il conto no __________ ” nonché “le pretese spettanti alla debitrice nei confronti __________, a dipendenza del contratto di locazione annotato a RFD, relativo allo stabile __________ di __________, con un canone di locazione annuo di fr. 60'000.--“, a copertura di un credito di fr. 250'000.-- oltre interessi al 5% dal 26 gennaio 1996. La parte sequestrante ha indicato quale titolo del credito “pretese di risarcimento per atti illeciti”.
F. Con atto 16 ottobre 2000, __________ ha interposto opposizione ex art. 278 LEF.
G. All’udienza di discussione 15 dicembre 2000, la parte opponente ha chiesto, in via provvisoria, che la società semplice “__________ ”, per il tramite del liquidatore __________, fosse astretta a prestare una garanzia bancaria ex art. 273 LEF fino a concorrenza di fr. 500'000.--.
H. Con (una prima) decisione 21 agosto 2001, la Pretore ha accolto l’opposizione, revocato il sequestro e respinto la richiesta di garanzia.
La prima giudice ha anzitutto respinto l’eccezione di carenza di legittimazione processuale mossa da __________ nei confronti di __________, rilevando come l’istanza era stata promossa dai singoli membri della società semplice “__________ ” – rappresentati dal liquidatore – e non dalla società stessa.
Nel merito, la giudice di prime cure ha ritenuto verosimile l’esistenza del credito fatto valere dagli istanti, fondandosi sulla sentenza 12 settembre 1997 del Pretore di Lugano, Sezione 4 (doc. M), poi confermata dal Tribunale di Appello il 18 febbraio 1998 (doc. N), che ha respinto l’azione ex art. 279 vLEF promossa da __________
La prima giudice ha però negato l’esistenza della causa di sequestro dell’art. 271 cpv. 1 n. 2 LEF invocata dai sequestranti.
I. Con sentenza 30 ottobre 2001 (inc. 14.2001.75), questa Camera, ritenendo verosimile l’esistenza della causa di sequestro, ha annullato la sentenza pretorile e retrocesso l’incarto alla prima giudice perché avesse a nuovamente emanare la sentenza nel senso dei considerandi.
K. Con sentenza 8 marzo 2002, la Pretore di Lugano ha respinto sia l’opposizione che la domanda di prestazione di una garanzia ex art. 273 LEF di fr. 500'000.--.
La prima giudice, dopo aver correttamente rilevato che questa Camera, nella sua sentenza 30 ottobre 2001 (cons. 3), aveva stabilito come il rinvio alla sentenza 18 febbraio 1998 della II Camera civile del Tribunale di appello fosse inconferente per la risoluzione del quesito della verosimiglianza del credito vantato dai sequestranti, si è nondimeno, nella stessa pagina (4), fondata sulla sentenza della II CCA per ritenere verosimile siffatto credito.
Per la questione della garanzia ex art. 273 LEF, la Pretore ha ritenuto che la __________ era stata posta in liquidazione prima del sequestro, di modo che esso non aveva potuto crearle alcun danno, che la vendita della villa era già bloccata in precedenza dalle diverse procedure giudiziarie in corso tra le parti e che nulla era dato sapere dall’esito del sequestro dei conti bancari.
L. Con appello 20 marzo 2002, __________ chiede, a titolo principale, l’annullamento della (seconda) sentenza pretorile e la revoca del sequestro, e subordinatamente la condanna dei sequestranti alla prestazione di una garanzia ex art. 273 LEF di almeno fr. 100'000.--.
__________ evidenzia anzitutto come la questione della verosimiglianza del credito vantato dai sequestranti, peraltro di un importo diverso nelle due procedure, non sia stata esaminata nella sentenza 18 febbraio 1998 della II CCA, resa sotto l’imperio del previgente diritto che non prevedeva la revisione del decreto di sequestro su questo punto. Essa elenca poi tutta una serie di motivi che a suo parere militano contro l’esistenza di un valido credito esigibile a favore dei sequestranti, che saranno esposti e discussi più sotto.
L’appellante critica poi il fatto che la Pretore abbia ritenuto verosimile l’esistenza di una causa di sequestro fondandosi sulla sentenza 30 ottobre 2001 (inc. 14.2001.75) di questa Camera, per una serie di ragioni che non è necessario esporre qui, visto l’esito della presente sentenza (cfr. infra cons. 4).
Sulla questione della cauzione ex art. 273 LEF, __________ evidenzia come il considerando 6 della sentenza impugnata sia la ricopiatura del considerando 6 della precedente sentenza pretorile, mentre i presupposti sono però nel frattempo stati modificati, in quanto l’opposizione è stata respinta. Il danno, composto dei costi giudiziari e legali delle procedure di opposizione e se del caso di convalida del sequestro nonché dei costi connessi alla sostituzione degli oggetti sequestrati in precedenza con una garanzia bancaria, può essere valutato secondo l’appellante in fr. 100'000.--.
M. Nelle loro osservazioni, gli appellati rilevano come la questione della causa del sequestro sia stata già esaminata e risolta da questa Camera nella sentenza 30 ottobre 2001 (inc. 14.2001.75), di modo che rimane da esaminare solo la questione dell’esistenza del credito.
A questo proposito, gli appellanti adducono che la questione è già stata vagliata dal Pretore __________ quando concesse il sequestro del 5 aprile 1996 (doc. H) e che solo la questione della legittimazione attiva (__________e __________ invece di __________) è da allora cambiata, nonché l’importo per il quale si chiede il sequestro, limitato al valore effettivo del fondo di __________
Opponendosi in via preliminare alla produzione di una parte dei documenti (D, E, F, G, H, I, O, Q, R, S) addotti da __________ solo con il secondo appello, gli appellati contestano le affermazioni appellatorie su ogni punto.
Considerando
in diritto:
1. Questioni procedurali
1.1. Per crediti non garantiti da pegno il creditore può chiedere il sequestro di beni del debitore, quando sia data una causa di sequestro (cfr. art. 271 cpv. 1 n. 1 a 5 LEF). Nel Cantone Ticino per valori superiori a fr. 2'000.-- competente per la concessione del sequestro è il Pretore del luogo in cui si trovano i beni da sequestrare indicati dal creditore (art. 14 cpv. 1 e 16 cpv. 3 LALEF, art. 5 cpv. 1 LOG). La procedura, di natura sommaria (art. 25 n. 2 lett. a LEF), è retta dall’art. 19 LALEF che non prevede il contraddittorio.
1.2. Prima di concedere il sequestro il giudice esamina, sulla base dei soli elementi addotti dal creditore, se è stata resa sufficientemente verosimile l’esistenza del credito, di una causa di sequestro nonché di beni appartenenti al debitore (art. 272 LEF). Il grado di verosimiglianza ex art. 271-272 LEF richiesto per valutare se vi è un credito, se nel circondario di sua competenza vi sono beni appartenenti al debitore e se si realizza almeno una delle cause di sequestro fatte valere dal creditore è in linea di principio nel senso che la tesi del creditore deve risultare plausibile e l’esame puntuale delle allegazioni e della documentazione prodotta dal creditore deve permettere al giudice di convincersi – sulla base di elementi oggettivi, non bastando di regola fatture o altri elementi allestiti unilateralmente dal creditore sequestrante o da suoi organi o persone ausiliarie – che in concreto le circostanze di fatto rilevanti si sono realizzate, senza per questo poter già escludere il contrario (cfr. Walter Stoffel, Le séquestre, in: La LP révisée, collana CEDIDAC, vol. 35, Losanna 1997, p. 280 s.; Pierre-Robert Gilliéron, Le séquestre dans la LP révisée, in: BlSchK 1995, p. 132 e rif.; Bertrand Reeb, Les mesures provisoires dans la procédure de poursuite, in: ZSR 1997/II, p. 466; Amonn/Gasser, Grundriss des Schuldbetreibungs- und Konkursrechts, 6. ed., Berna 1997, n. 2 ad § 51; Rudolf Ottomann, Der Arrest, in: ZSR 1996/I, p. 253, n. 32).
1.3. Concesso il sequestro, chi è toccato nei suoi diritti, tranne il sequestrante, può fare opposizione al giudice del sequestro entro dieci giorni da quando ne ha avuto conoscenza (art. 278 cpv.1 LEF. In tal caso il giudice, in una procedura pure sommaria retta dagli art. 20 ss. LALEF, sottopone il sequestro a nuovo esame, dando agli interessati la possibilità di esprimersi (cfr. art. 278 cpv. 2 LEF), rispettivamente di addurre fatti nuovi. In caso di tempestiva opposizione al sequestro, il giudice che lo ha concesso deve chinarsi dunque nuovamente sulla domanda di sequestro e verificare – pur con il medesimo potere di cognizione esercitato in precedenza (cfr. Reeb, op. cit., p. 478; Gilliéron, op. cit., p. 135) – se alla luce di quanto emerso dal contraddittorio tutte le condizioni del sequestro – contestate dall’opponente – risultano ancora sufficientemente verosimili, se cioè in relazione alle stesse è ancora soddisfatto quel grado di verosimiglianza necessario per la sua concessione (cfr. Amonn/Gasser, op. cit., n. 71 ad § 51), atteso che resta onere del creditore sequestrante fornire al giudice gli elementi sufficienti (cfr. Hans Reiser, Basler Kommentar zum SchKG, Basilea/Ginevra/Monaco 1998, Vol. III, n. 38 ad art. 278).
1.4. La nuova decisione (sull’opposizione) – sia essa di annullamento o di conferma del sequestro (cfr. Reiser, op. cit., n. 44-45 ad art. 278) – può essere a sua volta impugnata entro dieci giorni davanti all’autorità giudiziaria superiore (art. 278 cpv. 3 primo periodo LEF), nel Cantone Ticino la Camera di esecuzione e fallimenti con il rimedio dell’appello (art. 22 LALEF nonché 14 e 22 lett. c LOG), rispettivamente, in caso di valore inferiore agli fr. 8'000.--, la Camera di cassazione civile con ricorso per cassazione (art. 22 LALEF nonché 5, 13 e 22 lett. b LOG). L’autorità superiore deve verificare – sulla base delle allegazioni e dei documenti prodotti dalle parti ed eventualmente anche dei fatti nuovi di cui le stesse si possono avvalere (art. 278 cpv. 3 secondo periodo LEF) – se nel caso concreto in relazione al realizzarsi delle condizioni del sequestro addotte dal creditore – e contestate dalle controparti – è raggiunto il grado di verosimiglianza necessario per il mantenimento del provvedimento conservativo, atteso che in caso negativo annullerà la decisione del giudice di prime cure che ha confermato il sequestro rispettivamente confermerà la decisione che lo ha annullato, riservate soluzioni intermedie (cfr. Amonn/ Gasser, op. cit., n. 74 ad § 51; Reeb, op. cit., p. 482).
1.5.
a) Tutte le decisioni in materia di sequestro, in tutte le istanze, vanno pronunciate in procedura sommaria (art. 25 n. 2 lett. a LEF). Le norme cantonali che reggono tale tipo di procedura devono rispettare la massime dispositiva "Dispositionsmaxime"), il principio attitatorio ("Verhandlungsmaxime"), nonché le massime di celerità e di concentrazione (cfr. Jérôme Piégai, La protection du débiteur et des tiers dans le nouveau droit du séquestre, tesi Losanna 1997, p. 213 ss. con rif.; Yvonne Artho von Gunten, Die Arresteinsprache, tesi Zurigo 2001, p. 73 ss.). Detto altrimenti, il giudice non agisce d'ufficio, egli esamina solo ciò che è stato allegato e decide unicamente in base alle prove addotte dalle parti ("quod non est in actis, non est in mundo") e che possono essere assunte seduta stante ("Beweismittelbeschränkung"), salvo che il fatto allegato sia stato ammesso o non contestato dalla controparte non contumace (Vogel/Spühler, Grundriss des Zivilprozessrechts, 7a ed., Berna 2001, n. 24 ad cap. 6 e n. 12 ad cap. 10; di diverso parere: Artho von Gunten, op. cit., p. 79 s., che però non convince, cfr. CEF 15 maggio 2002 [14.2002.6], cons. 1.5a).
Il giudice può accontentarsi della semplice verosimiglianza dei fatti ("Beweisstrengebeschränkung") ed esaminare sommariamente i punti di diritto ("prima facie cognitio"), nella misura compatibile con l'esigenza di celerità (cfr. Fabienne Hohl, La réalisation du droit et les procédures rapides, tesi Friborgo 1997, n. 453; Gilliéron, op. cit., p. 138, B; Piégai, op. cit., p. 212; Artho von Gunten, op. cit., p. 85 ss.). Il giudice apprezza liberamente le prove (art. 20 cpv. 5 LALEF).
b) I principi di celerità e di concentrazione impongono in particolare alle parti alte esigenze di motivazione per poter giungere ad un giudizio sollecito. Il giudice del sequestro non deve ricercare tra tutti i documenti prodotti quelli che potrebbero essere determinanti a sostegno delle allegazioni della parte. Quest'ultima non può limitarsi ad indicare tesi descrittive ‑ sia fattuali che in diritto ‑ ma deve sostanziarle con riferimenti puntuali e d'immediato riscontro ai documenti topici a sostegno. In caso di omissione, le allegazioni non debitamente motivate saranno ignorate per carenza di forma del gravame.
c) Vi è verosimiglianza quando esiste una certa probabilità che i fatti allegati corrispondano al vero (Piégai, op. cit., n. 792, p. 173). Il grado di verosimiglianza richiesto è oggetto di apprezzamenti divergenti. Secondo la recente giurisprudenza di questa Camera, la verosimiglianza è data a due condizioni cumulative (cfr. CEF 15 maggio 2002 [14.2002.6], cons. 1.5d):
1) vi è un “inizio di prova” (“commencement de preuve”, DTF 107 III 36, 39 e 40, cons. 3 e 5; Walter A. Stoffel, Basler Kommentar zum SchKG, vol. III, Basilea/Ginevra/Monaco 1998, n. 3 ad art. 272), ossia indizi oggettivi e concreti a conforto della tesi del sequestrante;
2) dall’esame degli allegati e mezzi di prova si ricava l’impressione che i fatti rilevanti per il giudizio si siano comunque realizzati, pur senza poter escludere la probabilità nello stesso ordine di grandezza di una realtà di segno opposto; detto altrimenti, si ha verosimiglianza (semplice) quando sono possibili anche altre soluzioni altrettanto probabili; viceversa, un fatto è da ritenere inverosimile, quando si ha la netta impressione che i fatti si siano svolti diversamente da quanto affermato dal sequestrante.
Per garantire i diritti del sequestrato, il giudice dovrà tuttavia esigere dal sequestrante – dandosene gli ulteriori presupposti, ovviamente diversi dal profilo fattuale in funzione dello stato degli atti e dello stadio processuale raggiunto – una garanzia ai sensi dell'art. 273 cpv. 1 LEF tanto più elevata quanto più bassa si rivela la verosimiglianza della realizzazione delle condizioni del sequestro (cfr. Gilliéron, BlSchK 1995, p. 132; Piégai, op. cit., p. 306), nei limiti dell’entità del danno di cui il sequestrato potrebbe verosimilmente patire in caso di sequestro ingiustificato e senza che l'imposizione di una garanzia possa supplire l'assenza di un presupposto del sequestro (cfr. Michel Criblet, La problématique des sûretés et de la responsabilité de l'Etat, in: Le séquestre selon la nouvelle LP, Zurigo 1997, p. 80; Reeb, op. cit., p. 467 s.).
d) Secondo l'art. 278 cpv. 3, 2. periodo LEF, le parti possono, nell'ambito del ricorso contro la decisione su opposizione, avvalersi di fatti nuovi. Secondo la giurisprudenza di questa Camera (CEF 30 ottobre 2001 [14.2001.75], cons. 1.5e) sono ricevibili sia i veri nova che gli pseudonova.
Per evidenti ragioni pratiche, riconducibili al principio di celerità, i nova di ogni tipo possono essere addotti solo fino alla fase dello scambio degli allegati (CEF 5 luglio 1999 [14.1999.3], cons. 3).
I nova addotti da __________ con l’atto appellatorio in esame (doc. A-S) nonché quelli prodotti dagli appellati con le loro osservazioni (doc. 1-3), sono quindi ricevibili limitatamente alle questioni non decise da questa Camera nella sentenza 30 ottobre 2001 (inc. 14.2001.75).
2. Condizioni materiali per la concessione del sequestro
Giusta l’art. 272 cpv. 1 LEF, il sequestro viene concesso dal giudice del luogo in cui si trovano i beni, purché il creditore renda verosimile l'esistenza:
1. del credito;
2. di una causa di sequestro;
3. di beni appartenenti al debitore.
3. Esistenza del credito
3.1. A giusto titolo, __________ evidenzia come la questione della verosimiglianza del credito vantato dai sequestranti non sia stata esaminata nella sentenza 18 febbraio 1998 della II CCA, ciò che peraltro questa Camera aveva già rilevato nella precedente sentenza 30 ottobre 2001 (inc. 14.2001.75, cons. 3 i.f.), e che stranamente è stato ignorato dalla prima giudice. La sentenza della II CCA è infatti stata prolata sotto l’imperio del previgente diritto esecutivo che prevedeva quale unico ricorso contro il decreto di sequestro l’azione di contestazione della causa del sequestro (art. 279 vLEF), la quale non consentiva al debitore di far valere l’inesistenza del credito vantato dal sequestrante (cfr. Pierre-Robert Gilliéron, Poursuite pour dettes, faillite et concordat, 3. ed., Losanna 1993, p. 388 ad B nonché il cons. 1 della sentenza della II CCA, doc. N). Del resto, gli appellati non lo contestano, limitandosi a rilevare che la questione della verosimiglianza è già stata esaminata dal giudice del primo sequestro, che l’ha risolta positivamente con l’emanazione del decreto 5 aprile 1996 (cfr. supra sub A). Tale decreto è tuttavia cresciuto formalmente in giudicato solo nell’ambito della precedente procedura di sequestro (cfr. Walter A. Stoffel, Basler Kommentar zum SchKG, vol. III, Basilea/Ginevra/Monaco 1998, n. 54 ad art. 272) e non ostacola quindi un riesame della questione dell’esistenza del credito nella successiva procedura inoltrata con l’istanza 11 ottobre 2000 (cfr. supra sub E).
3.2. __________ elenca poi tutta una serie di motivi contro l’esistenza di un valido credito esigibile a favore dei sequestranti.
a) Il doc. Q su cui i sequestranti fondano i propri diritti è una proposta transattiva che va trattata con le riserve d’uso. Gli appellati, in sede di osservazioni (p. 4) non lo negano, ma allegano che l’esistenza delle loro pretese sia stata resa verosimile con altri documenti.
b) __________ solleva inoltre l’eccezione di prescrizione contro tutte le pretese fatte valere dagli appellati, sia trattandosi della ripetizione delle pretese dichiarate non illecite (art. 67 cpv. 1 CO) sia per quanto concerne gli atti illeciti, poiché dalle sentenze penali non emergerebbe che __________ abbia commesso tali atti nella sua qualità di organo di __________. A titolo sussidiario, essa allega che le pretese fatte valere dai sequestranti sono inesistenti o estinte. Per motivi di logica, occorre esaminare dapprima queste ultime obiezioni (lett. D, p. 10 ss. dell’appello).
c) Nell’istanza di sequestro, i sequestranti hanno fondato il loro credito, determinato in fr. 250'000.-- oltre interessi al 5% dal 26 gennaio 1996 (importo inferiore a quanto effettivamente vantato, in considerazione dell’entità dei beni che era possibile sequestrare, cfr. osservazioni, p. 3 ad A), su quattro pretese distinte:
1) risarcimento della somma di fr. 9'375.-- quale mancato rimborso di parte degli interessi pagati dalla società semplice “__________ ” per un “mutuo” non giustificato di fr. 500'000.-- concesso a __________ su ordine di __________ a carico del conto costruzione della società semplice, nonché di fr. 1'915.-- per interessi e commissioni sulla somma di fr. 9'375.-- (istanza, ad IV.1, p. 5 s.);
2) restituzione della somma di fr. 165'000.--, oltre fr. 40'425.-- di interessi, versata su ordine di __________ a __________ in modo ingiustificato facendo capo al conto costruzione della società semplice (istanza, ad IV.2, p. 6 s.);
3) restituzione della somma di fr. 215'180.--, oltre fr. 36'000.-per interessi e commissioni, versata su ordine di __________ a __________ quali onorari per la direzione lavori mentre il contratto tra i soci prevedeva che essi non avevano diritto ad un’indennità per le loro prestazioni (istanza, ad IV.3, p. 7 s.);
4) restituzione della somma di fr. 353'000.--, oltre fr. 53'540.-per interessi e commissioni, versata su ordine di __________ a due società terze (__________. per fr. 233'000.-- e __________ per fr. 120'000.--) quale anticipo nell’ambito di due contratti di appalto conclusi tra queste ultime e __________ ma che sarebbe in realtà servita alle società terze per l’acquisto di due appartamenti condominiali appartenenti a __________, risp. a __________ (istanza, ad IV.4, p. 8 ss.).
d) Si potrà in questa sede limitare l’esame alla quarta pretesa, in quanto l’ammissione della sua verosimiglianza è sufficiente a giustificare l’importo (fr. 250'000.--) per il quale è stato chiesto il sequestro.
e) Con contratti del 19 ottobre (doc. I dell’appello 20 marzo 2002, prima pagina), risp. 26 ottobre 1993 (doc. H dell’appello 20 marzo 2002, prima pagina), la società semplice __________, rappresentata dal socio gerente __________, diede mandato a __________ rappresentata dal proprio amministratore unico __________, di concludere con la ditta __________ risp. __________, in nome e per conto della società semplice, un contratto d’appalto. __________ agiva quindi fiduciariamente a favore della società semplice (cfr. appello, p. 12 ad d). L’appellante concluse poi a nome proprio, ma sempre per conto dei soci __________, un contratto di appalto provvisorio con ogni ditta appaltatrice (cfr. doc. CA annesso all’istanza di sequestro e doc. I dell’appello 20 marzo 2002, p. 2 ss., risp. doc. BZ annesso all’istanza di sequestro e doc. H dell’appello 20 marzo 2002, p. 2 ss.), che prevedeva, al punto F “Besondere Vereinbarungen”, la prestazione di una garanzia bancaria complessiva di fr. 233'000.-- per __________ , risp, fr. 120'000.-- __________ a titolo di anticipo (“Vorauszahlung Material” e “H/L/S Planung”, risp. “El.Projekt”), importi che vennero poi in realtà accreditati a __________, risp. a __________, mediante addebito del conto della società semplice su ordine di __________ (cfr. doc CB, risp. CC, annessi all’istanza di sequestro). Secondo gli appellati, tali anticipi non servirono tuttavia ai progetti di costruzione, ma andarono immediatamente a __________, avendo la stessa stipulato i contratti provvisori d’appalto alla condizione che gli appaltanti (recte: gli appaltatori) acquistassero da __________, per quanto concerne __________, risp. dall’appellante, per quanto concerne __________, ciascuno un appartamento condominiale che risultava altrimenti invendibile. __________ non contesta questa versione dei fatti. D’altronde, dal decreto di abbandono parziale 25 gennaio 1999 emesso dalla Procura pubblica dei __________ (doc. 16, p. 5) si evince che le prestazioni promesse dalle ditte appaltatrici non sono potute essere fornite, mentre dai doc. BX e BY annessi all’istanza di sequestro risulta che __________, il 19 ottobre 1993, ha effettivamente venduto a __________ un appartamento a __________) per il prezzo di fr. 360'000.--, solubile con l’assunzione del debito ipotecario pari a fr. 220'000.-- e il pagamento a contanti a favore della venditrice della somma di fr. 165'000.--, risp. che __________, il 2 novembre 1993, ha venduto a __________ un appartamento a __________) per il prezzo di fr. 537'000.--. Del resto, __________ non pretende che gli “anticipi” siano stati utilizzati nell’interesse della società semplice né che essi siano stati rimborsati a quest’ultima. Il fatto poi che il giudice penale abbia considerato irrilevante dal punto di vista penale l’utilizzazione dei versamenti anticipati in modo diverso dallo scopo iniziale dichiarato non è di ostacolo per ritenere che dal punto di vista civilistico (peraltro riservato dallo stesso giudice penale) __________ non abbia adempiuto correttamente il mandato affidatole dalla società semplice. Infine, gli accordi bonali 28 settembre/12 novembre 2001, risp. 28 settembre/20 novembre 2001 raggiunti dagli appellati con __________ da una parte e __________ nonché __________ dall’altra (doc. L, risp. M annessi all’appello 20 marzo 2002), concernono solo i rapporti tra la società semplice __________ e le ditte appaltatrici e non quelli tra appellati ed appellante. Semmai gli importi versati da __________ (fr. 18'000.--) e __________ (fr. 30'000.--) saranno da portare in deduzione delle somme dovute da __________, che comunque, a livello di verosimiglianza, rimane debitrice della società semplice complessivamente per più di fr. 250'000.--, oltre interessi al 5% dal 26 gennaio 1996.
f) L’azione di risarcimento del danno consecutivo alla carente esecuzione del mandato dato a __________ per la conclusione di contratti di appalto si prescrive in 10 anni (art. 127 CO). Essendo il danno insorto al più presto a fine 1993, siffatta azione non è ancora prescritta, a prescindere da eventuali interruzioni intervenute nel frattempo. Il fatto che i sequestranti hanno indicato nella loro istanza di sequestro, quale titolo di credito, solo “pretese di risarcimento per atti illeciti”, non impedisce loro di mutare in corso di procedura la qualificazione giuridica del credito vantato, che comunque è già stato dettagliatamente descritto nell’istanza di sequestro (cfr. p. 8 ss., ad IV.4): iura novit curia. D’altronde, l’allegazione di fatti nuovi è ammissibile fino alla chiusura dello scambio degli allegati (cfr. supra cons. 1.5d), l’appellante essendo comunque autorizzato, su richiesta, a replicare limitatamente ai nova contenuti nelle osservazioni. Infine, la causa del credito garantito da sequestro non fa parte di quegli elementi del decreto di sequestro (controparte [debitore], importo dell’asserito credito, causa del sequestro, beni da sequestrare) che secondo questa Camera non possono essere mutati in corso di procedimento (cfr. CEF 15 settembre 2002 [14.00.60], cons. 4.2).
3.3. Riassumendo, i sequestranti hanno reso il loro credito sufficientemente verosimile ai sensi della giurisprudenza di questa Camera (cfr. supra cons. 1.5c).
4. Causa del sequestro
Questa Camera ha già avuto modo di stabilire con la sua precedente sentenza 30 ottobre 2001 (inc. 14.2001.75) l’esistenza della causa di sequestro di cui all’art. 271 cpv. n. 2 LEF. Riservata un’eventuale decisione contraria da parte del Tribunale federale, tale sentenza vincola ovviamente sia il primo giudice (cfr. dispositivo n. 1.2 e cons. 2.3) che la Camera stessa che l’ha emanata.
5. Proprietà dei beni sequestrati
Le parti concordano nel ritenere che questa condizione sia adempiuta.
6. Conclusione
Accertata la verosimiglianza di tutte le condizioni richieste dall’art. 272 LEF per la validità del sequestro, l’opposizione di __________ va respinta.
7. Garanzia ex art. 273 LEF
__________, subordinatamente, chiede la condanna dei sequestranti alla prestazione di una cauzione ex art. 273 LEF di almeno fr. 100'000.--, a garanzia dei costi giudiziari e legali delle procedure di opposizione e se del caso di convalida del sequestro nonché dei costi connessi alla sostituzione degli oggetti sequestrati in precedenza con una garanzia bancaria.
7.1 Per l’art. 273 cpv. 1 LEF il creditore è responsabile nei confronti sia del debitore che di terzi dei danni cagionati con un sequestro infondato e il giudice può obbligarlo a prestare garanzia in tutti gli stadi della procedura di sequestro (cfr. Piégai, op. cit., p. 308; Stoffel, op. cit., n. 18 ad art. 273). La formulazione potestativa è stata ripresa nel nuovo tenore della norma, lasciando così al giudice del sequestro su questo punto un (largo) margine di apprezzamento, per poter tenere conto delle particolarità della fattispecie. Infatti l’imposizione di una garanzia dipende in modo essenziale dal grado di convincimento del giudice in merito alla realizzazione dei presupposti del sequestro, atteso tuttavia che l’imposizione di una garanzia non può supplire all’assenza di un presupposto del sequestro (cfr. Criblet, op. cit., p. 80; Reeb, op. cit., p. 467 s.). Tanto più quindi si è vicini al grado minimo di verosimiglianza necessario per ammettere il sequestro e tanto meno si potrà prescindere dall’imposizione di una garanzia, essendo maggiore il rischio di un sequestro infondato – segnatamente perché il credito o la causa del sequestro resi (solo) verosimili dall’istante potrebbero rivelarsi in seguito inesistenti, o perché il sequestro potrebbe aver colpito beni appartenenti in realtà a terzi – e conseguentemente maggiore l’ipotesi di un danno. Quanto all’ammontare della garanzia, va calcolato valutando il danno eventuale che il sequestro determina o può determinare per il preteso debitore o per il terzo e non invece in base all’importo del credito invocato a sostegno del sequestro (DTF 113 III 94/104, cons. 12). Occorre in particolare considerare l’ammontare del credito per cui è chiesto il sequestro (solo nella misura in cui fissa il limite superiore dell’importo della garanzia), la natura dei beni da sequestrare e la loro importanza per il debitore (o il terzo), così come le spese, la durata presumibile e la complessità dell’ipotizzabile processo di convalida nonché le spese e le ripetibili della procedura di opposizione (cfr. DTF 113 III 100 ss.; Stoffel, op. cit., n. 9 e 21 s. ad art. 273 LEF; Criblet, op. cit., p. 80). Da notare che le spese di sequestro e dell’esecuzione a convalida del sequestro, in quanto da anticipare dal preteso creditore (art. 68 cpv. 1 LEF), non vanno garantite; non è invece arbitrario considerare che le spese del processo di convalida costituiscano un danno diretto ai sensi dell’art. 273 LEF (cfr. DTF 93 I 284; 113 III 101 ss., cons. 10c; 126 III 100 ss., cons. 5c; Peter Albrecht, Die Haftpflicht des Arrestgläubigers nach schweizerischem Recht, tesi Zurigo 1968, p. 48-49, lett. B. b; Ernst Meier, Die Sicherungsleistung des Arrestgläubigers (Arrestkaution) gemäss SchKG 273 I, tesi Zurigo 1978, p. 19; Stoffel, op. cit., n. 9 ad art. 273). Visto il carattere sommario della procedura, spetta al sequestrato rendere verosimile l’esistenza di tutti i fattori determinanti per la fissazione della garanzia.
7.2. Nel caso di specie, __________ si è limitata ad affermare che il sequestro le causa – o le causerà – un danno che si può valutare in almeno fr. 100'000.--, senza fornire gli elementi del suo calcolo. In assenza di un’esposizione concreta e dettagliata delle diverse poste di danno con l’indicazione dei fattori di calcolo (ad es. tariffa delle spese di giudizio, basi del calcolo degli onorari, spese effettive legate alla garanzia bancaria sostitutiva dei beni sequestrati), non è possibile per questa Camera determinare l’importo della garanzia richiesta, di modo che la relativa domanda va respinta.
8. L’appello 20 marzo 2002 va quindi respinto.
Tassa di giustizia e indennità seguono il grado di soccombenza (cfr. art. 48, 49, 61 cpv. 1 e 62 cpv. 1 OTLEF), tenuto conto delle indennità già assegnate nell’ambito del precedente appello.
Richiamati gli art. 272, 278 LEF, 20 LALEF, e per le spese la vigente OTLEF,
pronuncia:
1. L’appello 20 marzo 2002 __________, è respinto.
2. La tassa di giustizia di fr. 600.--, già anticipata dalla parte appellante, rimane a suo carico, con l’obbligo di rifondere congiuntamente a ____________________ e ____________________, fr. 1'500.-- a titolo di indennità.
3. Intimazione a: - __________.
Comunicazione alla Pretura del Distretto di Lugano,
Sezione 5.
Per la Camera di esecuzione e fallimenti del Tribunale di Appello
Il presidente Il segretario