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Ticino Tribunale penale cantonale 31.08.2018 72.2018.83

31 agosto 2018·Italiano·Ticino·Tribunale penale cantonale·HTML·16,153 parole·~1h 21min·2

Riassunto

Nel corso di un litigio afferrato la compagna per il collo in 3 occasioni, causandole una lesione nonché colpitola a mani nude sul corpo, con schiaffi, pugni e calci. In un’altra occasione, feritola sulla testa e sull’occhio con un manico di scopa in alluminio. Lanciato una pietra vs un terzo

Testo integrale

Incarto n. 72.2018.83

Lugano, 31 agosto 2018/sg

Sentenza In nome della Repubblica e Cantone Ticino

La Corte delle assise criminali

composta da:

giudice Mauro Ermani, Presidente

GI 1, giudice a latere GI 2, giudice a latere

Veronica Lipari, vicecancelliera

sedente nell’aula penale di questo Palazzo di giustizia, per giudicare

nella causa penale

Ministero pubblico

e in qualità di accusatori privati:

  ACPR 1 Patrocinata dall’avv. RAAP 1   ACPR 2

contro

IM 1 rappresentato dall’avv. DUF 1

in carcerazione preventiva dal 28 settembre 2017 al 10 gennaio 2018 (105 giorni);

in anticipata esecuzione della pena dall’11 gennaio 2018

imputato, a norma dell’atto d’accusa nr. 65/2018 del 13.4.2018 emanato dal Procuratore pubblico PP 1, di

                                   1.   omicidio intenzionale (tentato)

per avere, nel corso della notte tra il 25 e il 26 settembre 2017, a __________, in via __________, presso l’abitazione in cui viveva, nel corso di uno dei tanti litigi con la compagna, durato diverse ore, in parte in stato psico-fisico alterato dal consumo di medicamenti (Ritalin e Xanax) e stupefacenti (cocaina ed eroina), in parte determinato dall’atteggiamento della donna, particolarmente insistente e anche lei in condizioni psico-fisiche alterate dal consumo di medicamenti (Zolpiderm/Stilnox e Xanax) e stupefacenti (cocaina ed eroina),

afferrandola per il collo in 3 occasioni distinte, impedendole di gridare e di respirare nonostante lei tentasse di graffiarlo con le unghie, e l’ultima volta, dopo averle fatto ingoiare un bicchiere di nocino, all’interno del quale aveva fatto sciogliere 2 pastiglie di Zolpiderm/Stilnox, stringendola al collo con entrambe le mani in maniera tale da alzarla di peso per il collo facendola sedere sul ripiano della cucina, per poi farle perdere i sensi e causarle una “dislocazione mesiale del corno superiore della cartilagine tiroidea a sinistra”, e meglio come indicato nel certificato medico 26.09.2017 della dr.ssa __________ del Pronto soccorso dell’Ospedale __________ e pure attestato dal parere medico legale della dr.ssa __________ di data 29.09.2017 e complemento 23.01.2018,

tentato di uccidere la compagna ACPR 1;

ritenuto che quando quest’ultima era a terra esanime, l’imputato le ha dato dei colpi sul corpo con i piedi per verificare se fosse realmente svenuta e priva di sensi;

subordinatamente

lesioni gravi (tentate)

per avere, nel corso della notte tra il 25 e il 26 settembre 2017, a __________, in via __________, presso l’abitazione in cui viveva, nel corso di uno dei tanti litigi con la compagna, durato diverse ore, in parte in stato psico-fisico alterato dal consumo di medicamenti (Ritalin e Xanax) e stupefacenti (cocaina ed eroina), in parte determinato dall’atteggiamento della donna, particolarmente insistente e anche lei in condizioni psico-fisiche alterate dal consumo di medicamenti (Zolpiderm/Stilnox e Xanax) e stupefacenti (cocaina ed eroina),

afferrandola per il collo in 3 occasioni distinte, impedendole di gridare e di respirare, nonostante lei tentasse di graffiarlo con le unghie, e l’ultima volta, dopo averle fatto ingoiare un bicchiere di nocino, all’interno del quale aveva fatto sciogliere almeno 1 pastiglia di Stilnox, stringendola al collo con entrambe le mani in maniera tale da alzarla di peso per il collo facendola sedere sul ripiano della cucina, per poi farle perdere i sensi e causarle una “dislocazione mesiale del corno superiore della cartilagine tiroidea a sinistra”, e meglio come indicato nel certificato medico 26.09.2017 della dr.ssa __________ del Pronto soccorso dell’Ospedale __________ e pure attestato dal parere medico legale della dr.ssa __________ di data 29.09.2017 e complemento 23.01.2018,

tentato di ferire intenzionalmente ACPR 1 mettendone in pericolo la vita, rispettivamente tentando di cagionarle un grave danno al di lei corpo e alla di lei salute;

Reato previsto: dall’art. 111 CP, in relazione all’art. 22 cpv. 1 CP, sub. art. 122, 1.o e 3.opar. CP;

                                   2.   lesioni gravi (tentate)

per avere, ad inizio mese di agosto 2017, a __________, presso la propria abitazione, colpendo ACPR 1 dapprima sulla testa con un manico/stanga di scopa in alluminio e pure sull’occhio sinistro, con un pugno o con l’estremità della scopa, ferito la compagna tentando di metterle in pericolo la vita, rispettivamente tentando di cagionarle un grave danno al di lei corpo e alla di lei salute,

e causandole di fatto, come da certificato medico del dott. __________ 07.08.2017, un “trauma cranico, contusione ed ematoma frontale, vasto ematoma occhio sinistro, trauma, oculare, ematoma e trauma contusivo coscia sinistra”

Reato previsto: dall’art. 122, 1.o e 3.o paragrafo CP;

                                   3.   lesioni semplici qualificate (ripetute)

per avere,

                               3.1.   nelle circostanze di cui al punto 1), nel corso del litigio avuto con la compagna e convivente, colpendo ACPR 1 a mani nude sul corpo, con schiaffi, pugni e calci, cagionato delle “escoriazioni a livello del collo…ematomi ed escoriazioni multiple a livello dell’arto superiore e della spalla di sinistra…a livello dell’arto superiore sx, ematoma a livello del terzo distale del braccio”, come risulta dal certificato medico 26.09.2017 della dr.ssa __________ del Pronto soccorso dell’ospedale __________;

                               3.2.   nelle circostanze di cui al punto 2), colpendola con il manico di una scopa in alluminio sulla coscia sinistra, cagionato a ACPR 1, la sua compagna e convivente, un “ematoma e trauma contusivo coscia sinistra”, come attestato dal certificato medico del dr. __________ del 07.08.2017;

                               3.3.   in data 11.11.2016 a __________, nei pressi del chiosco di cui al punto 6), nel corso di un alterco verbale e fisico con __________, lanciandogli in due occasioni una pietra nel mentre scappava, tentato di cagionare un danno al corpo e alla salute di quest’ultimo a mano di un oggetto pericoloso;

Reato previsto: dall’art. 123 cifra 2 cpv. 1 e 5 CP 

Richiamato l’art. 55a CP;

                                   4.   minaccia (ripetuta)

per avere, nel periodo agosto 2017 - 26.09.2017, a __________, presso la propria abitazione, in più occasioni, non meglio precisate, nel corso di litigi verbali e fisici, usando grave minaccia, in specie esternandole espressioni quali “ti ammazzo” e “se avesse voluto lasciarlo l’avrebbe fatto “in quattro assi”, intendendo la bara da morto, nonché paventandole la morte qualora avesse denunciato __________ per asseriti non meglio precisati furti nelle cantine di abitazioni del __________,

incusso spavento e timore alla compagna e convivente ACPR 1;

Reato previsto: dall’art. 180 cpv. 2, let. b CP 

Richiamato l’art. 55a CP;

                                   5.   vie di fatto reiterate (a danno del proprio partner durante l'unione domestica)

per avere, nel periodo 2015 - 26.09.2017, a __________, presso la propria abitazione, in più occasioni, nel corso di litigi verbali e fisici, dandole “schiaffi a mano aperta”, calci, spintonandola, prendendola per il collo, senza stringere, scrollandola, dandole due pugni sulla fronte, all’altezza dell’attaccatura dei capelli, e pure dei calci, in 2 occasioni, al fianco, mentre era sdraiata sul letto, facendola cadere,

commesso ripetutamente vie di fatto nei confronti della convivente ACPR 1;

Reato previsto: dall’art. 126 cpv. 2 lett. c CP

Richiamato l’art. 55a CP;

                                   6.   danneggiamento

per avere, nelle circostanze di cui al punto 3.3, nel corso di un litigio verbale e fisico con __________ che si trovava all’interno del locale-negozio, deteriorato e distrutto merce varia (tra cui diverse bottiglie di vino), un cellulare Samsung S4 e una giacca, di proprietà di ACPR 2, per un valore totale di danno denunciato di CHF 1'365.00;

(l’ACP pretende ulteriori CHF 400.00 a titolo di risarcimento per il costo della pulizia e della perdita guadagno);

Reato previsto: dall’art. 144 cpv. 1 CP;

                                   7.   infrazione alla LF sugli stupefacenti (ripetuta)

per avere, senza autorizzazione, a __________ e in altre località del Cantone,

procurato, nel 2013, a __________, a __________, una pastiglia di Xanax, come pure, nel periodo 2016-26.09.2017, alla compagna ACPR 1, per circa un anno, un imprecisato quantitativo di Xanax e Zolpiderm (in pratica la metà della dose di medicamenti prescrittagli dal medico), nonché

fatto preparativi, nel mese di aprile 2017, tramite messaggi intrattenuti via telefono, per esportare e spedire in Africa, all’amico __________, un imprecisato quantitativo di semi di canapa, come pure il 24.09.2017, a __________, con __________, per acquistarle Ritalin da rivendere e con il guadagno potersi comprare Focalin;

Reato previsto: dall’art. 19 cpv. 1 let. c e g (in relazione alla let. b e d) LStup;

                                   8.   infrazione alla LF sulle armi e sulle munizioni

per avere, senza diritto, posseduto in data 26.09.2017, presso il proprio domicilio di __________, un Taser 618Type di colore nero; dispositivo considerato arma proibita ai sensi della legislazione federale;

Reato previsto: dall’art. 33 cpv. 1 let. a LARM

Richiamato l’art. 4 cpv. 1 let. e LARM;

                                   9.   contravvenzione alla LF sugli stupefacenti

per avere, senza autorizzazione, a __________ ed in altre località del Cantone, nel periodo 2015 - 28.09.2017, consumato un imprecisato quantitativo di stupefacenti, ma circa 700 gr di eroina, 360 gr. di cocaina, un imprecisato quantitativo di metadone, Ritalin, Focalin e Valium; nonché detenuto, il 26.09.2017, presso la propria abitazione, per il proprio consumo e quello della compagna, 0.9 grammi di eroina e parte del quantitativo (imprecisato) di 22.41 grammi lordi di semi di canapa;

Reato previsto: dall’art. 19a cifra 1 LStup

Presenti:                   -   il Procuratore pubblico PP 1 in rappresentanza del Ministero Pubblico;

                                     -   l’imputato IM 1, assistito dal suo difensore d’ufficio, avv. DUF 1;

                                     -   l’avv. RAAP 1, patrocinatore di fiducia dell’accusatore privato ACPR 1.

Espletato il pubblico dibattimento dalle ore 09:00 alle ore 17:30.

Sentiti:                       §   il Procuratore pubblico, per la sua requisitoria, il quale formula e motiva le seguenti conclusioni:

Descrive la vita dell’imputato e della vittima, resa difficile dal forte consumo di stupefacenti e dal loro rapporto litigioso, tanto da arrivare spesso alle mani. I fatti che ci occupano hanno origine da una delle tante liti tra i due, a causa della gelosia provata dalla donna nei confronti di una ex compagna dell’imputato, con la quale quest’ultimo aveva riallacciato i contatti. Ripercorre il passato dell’imputato, un’infanzia difficile a causa dell’assenza di affetto da parte dei genitori e di crisi di nervi di cui ha sofferto già dall’età di 7 anni, per poi cadere nel consumo di stupefacenti a partire dai 12 anni. Ciononostante, egli è riuscito comunque ad ottenere delle buone conoscenze nell’ambito __________, ove lavoravano anche i suoi genitori. Il suo stato psicopatologico è poi peggiorato una volta perso il lavoro, nel 2015, sfociando anche in alcuni episodi di violenza. Gli ultimi anni della sua vita li avrebbe dedicati interamente alla compagna ACPR 1, fino a che, nel 2017, è ricomparsa la ex, __________. I fatti del rinvio a giudizio sono contestati. Ripercorre l’avvio dell’inchiesta, originata dalla segnalazione dell’Ospedale __________ e dalle dichiarazioni ivi rese dalla vittima, la quale riportava di essere stata strangolata dal compagno, il che le causò forti dolori, tanto da rendersi necessaria una TAC. Dall’esame sono emerse lesioni compatibili con uno strangolamento, da qui l’accusa principale di tentato omicidio. Le indagini si sono svolte in maniera difficoltosa, essendo che l’ipotesi di reato è sorta solo il giorno seguente ai fatti, come pure a causa degli importanti disagi di cui soffrono i protagonisti di questa vicenda, incapaci spesso di sostenere un verbale d’interrogatorio in modo continuato. Le dichiarazioni rese dalla vittima hanno comunque trovato diversi riscontri (medici e dei testimoni) e sono dunque, a mente della PP, dimostrate e attendibili. Così sono andate le cose: quella sera, nel corso di una lite durata diverse ore, l’imputato, esasperato, ha afferrato al collo la vittima in tre distinte riprese, stringendo ogni volta di più, tanto da farle perdere i sensi e causarle la rottura di un ossicino all’altezza della trachea, lesione indicativa dalla dottrina medica di evidente strangolamento. Proprio per la durata di questi fatti, e perché tra uno strangolamento e l’altro vi sono stati dei momenti di pausa, l’accusa ha qualificato di lesioni semplici le altre lesioni causate dal IM 1 tramite calci, pugni e schiaffi, così come attestate dal certificato medico in atti. Interrogata la vittima, ha affermato non essere stata la prima volta che l’imputato la picchiava, con il che nell’AA figura pure l’ipotesi per vie di fatto tra conviventi (calci, spintoni, schiaffi, pugni e anche prese al collo, ma senza stringere). Tra i diversi episodi passati, vi è quello più grave a seguito del quale la ACPR 1 fu visitata dal proprio medico di fiducia e di queste lesioni vi sono le foto agli atti. Quella volta, l’imputato, sempre reagendo ad una scenata di gelosia della compagna, l’ha colpita dapprima sulla testa, poi sull’occhio e poi sulla gamba, con un manico di scopa e con un pugno. La lesione al volto della donna è da qualificarsi quale tentata lesione grave, in quanto ella avrebbe potuto perdere l’occhio. Invece il colpo alla gamba, configura il reato di lesione semplice con oggetto pericoloso. Questi fatti, avvenuti ad agosto 2017, sono ammessi. IM 1 ha dichiarato di aver perso il controllo contro la compagna a seguito delle continue accuse da parte sua di una presunta relazione che egli avrebbe avuto con la __________. A mente della PP, IM 1 ammette questi fatti poiché in quel caso vi erano dei testimoni, con il che egli non può fare altrimenti. La Polizia che intervenne quel giorno, su indicazione degli operatori del 144, ritrovò pure un Taser a casa dell’imputato, da qui l’infrazione alla LARM, anch’essa ammessa. Nei confronti di IM 1 vi era inoltre già pendente un procedimento penale per titolo di danneggiamento (pt. 6 AA) e di tentate lesioni semplici con oggetto pericoloso. L’imputato aveva litigato con un conoscente di ACPR 1 all’interno di un esercizio pubblico, causando dei danni e lanciando contro l’uomo dei sassi. Da qui le due imputazioni, ammesse solo in parte. La PP sottolinea come anche questi fatti discendono dallo stesso rapporto malato tra l’imputato e la vittima. Egli ha causato danni a diversi oggetti e lanciato dei sassi verso l’individuo con cui ha litigato. L’imputazione di contravvenzione alla LStup è pacifica e non contestata così come l’imputazione di infrazione LStup di cui al pt. 7 AA. Descrive il comportamento processuale di IM 1, le sue dichiarazioni per il tentato omicidio non sono state lineari, né coerenti, né credibili. Nel suo primo verbale d’arresto dinanzi alla Polizia, pag. 4, egli ha dichiarato di non aver usato violenza e che ACPR 1 si era colpita da sola con schiaffi, usando l’asciugacapelli, dando una testata al muro ed autolesionandosi le braccia. Solo quando la Polizia gli ha fatto prendere atto della lesione indicativa di strangolamento, egli ha riferito che era stata la donna a prendersi autonomamente per il collo, stringendoselo con forza. Nel seguente verbale (AI 10), egli non ha negato di averla presa per il collo, affermando però di non ricordarselo. In seguito ha descritto ancora come ella si sarebbe autostrangolata, tanto da farlo preoccupare e spingerlo ad intervenire bloccandola per liberarla, mentre la donna teneva pure in mano un coltello. Confrontato con le dichiarazioni del teste __________, la sua versione ha ulteriormente vacillato, spingendolo a dichiarare ancora una volta di non ricordare di averla presa al braccio o al collo. Nel verbale di confronto, ha addirittura negato di aver tentato di toglierle le mani dalla gola. Oggi in aula è ritornato a non ricordare alcuni dettagli precedentemente dichiarati, anche se genericamente ha affermato di ricordare tutto molto bene. A mente della PP, IM 1 sa bene cosa ha fatto quella sera, egli era lucido al punto da riuscire a sostenere un verbale in Polizia (per il ritrovamento del taser) senza nessuna difficoltà. Probabilmente, per la sua personalità e per la paura di ammettere le proprie responsabilità, egli fatica ad ammettere le sue colpe, così come fatica ad ammettere di essere malato. Egli è stato poco sincero in merito ai contatti con __________, fino a negare di aver avuto contatti con la donna nei giorni salienti, e ciò è contrario a quanto risulta dalle indagini. Ripercorre i messaggi scambiati tra i due tra il 25 ed il 26 settembre 2017, giorno dell’arresto della compagna ACPR 1. La PP afferma di aver lungamente cercato di capire il sentimento che lega l’imputato a ACPR 1 e a __________, senza riuscirci; ammette comunque la possibilità che egli potesse provare ancora dei sentimenti per __________.

I dubbi sulla relazione tra l’imputato e la __________ provengono dalle reazioni violente che l’imputato aveva quando ACPR 1 lo incolpava a tal proposito, come pure da alcuni sms tra i due, dove ogni tanto veniva spedito qualche cuoricino. L’imputato, dopo i fatti di agosto per i quali ha ammesso di aver avuto un “raptus”, si era recato subito dalla __________. Stessa cosa ha fatto a settembre, dopo che la sua compagna fu portata via dalla Polizia. La PP si chiede il perché. Sta di fatto che vi è un dato oggettivo innegabile, ovvero la rottura dell’osso ioide dell’accusatrice privata, generata da strangolamento. Vi sono poi diverse escoriazioni a livello del collo, il tutto compatibile con un afferramento manuale dello stesso da parte di terzi. Non è stato possibile stabilire un concreto rischio per la vita, ciò non toglie che la forza esercitata da IM 1 è stata sufficiente a determinare una compressione delle vie aeree, per una durata di tempo imprecisata. Gli atti confortano sempre e comunque la versione della vittima, anche con riferimento alle lesioni riportate dal IM 1. L’imputato ha affermato più volte che la donna quella sera avrebbe perso i sensi dando una testata al muro, testata di cui non si ha alcun riscontro.  Gli ematomi visibili sono compatibili con un afferramento al collo. Il medico ha poi precisato che qualora la perdita di sensi fosse avvenuta contestualmente alla presa al collo, significava che le vie aeree erano state chiuse. Fosse continuata per un po’ di tempo sarebbe dunque bastata per causarne la morte. Oltre all’aspetto oggettivo e medico, il racconto della vittima va considerato sicuramente lineare e credibile. La donna, nonostante le sue condizioni, ha avuto la forza di dire subito ai medici del PS di essere stata presa per il collo dal compagno, facendo loro fare una TAC. La stessa è rimasta fedele al suo racconto originario, nonostante piccole aggiunte che vanno ancora di più ad avvalorare la sua versione. Non vi .stata alcuna intenzione da parte sua di arrecare un qualsivoglia danno o avviare un procedimento nei confronti del compagno. È innamorata di lui e gli ha ripetuto spesso di non aver avuto intenzione di denunciarlo: descrive la loro storia come quella della sua vita. Alla Polizia non ha detto nulla perché non si fidava, essendo stata trattata male. La donna continua a chiamarlo ancora oggi in carcere. __________ ha espressamente dichiarato di aver visto le lesioni su IM 1, causategli da ACPR 1. Egli ha pure riferito che IM 1 l’aveva presa per il collo per allontanarla, mentre la donna lo picchiava. Legge le dichiarazioni di __________. Questo modo di fare è compatibile con la sua persona, come afferma la __________. Le dichiarazioni di __________ sono contestate dall’imputato, ma non possono essere state inventate. __________ è un suo amico, non avrebbe mai voluto metterlo nei guai. __________ invece non ha parlato, per amicizia, a verbale era così agitata, verosimilmente in stato alterato secondo la PP, che autonomamente, ha sbottato dicendo “posso capire che le abbia messo le mani al collo”, per poi negare.  A confronto ha calcato la mano, dicendo di essere certa che lui non avesse agito in tal modo, proteggendolo. La madre della vittima ha dichiarato che recentemente l’imputato era cambiato perché aveva reazioni brusche e si infuriava per poco, diventando violento verso la figlia. Anche la madre dell’imputato (AI 129), ha confermato che il figlio aveva sbalzi d’umore, perdeva le staffe iniziando ad urlare e scendendo in strada a prendere a calci le auto. Non possiamo poi non considerare i fatti dell’agosto 2017, riconosciuti dall’imputato. La lite è stata causata dalla gelosia della compagna verso la ex. Egli ha parlato di un raptus. Al medico legale sono state sottoposte le foto delle lesioni, AI 122 pag. 5, ACPR 1 ha rischiato di perdere un occhio. Per le imputazioni di danneggiamento e lesioni semplici ai danni di __________, le violenze gratuite sono ben visibili dal video agli atti, prodotto dalla gerente del chiosco. Tutti questi indizi non lasciano dubbi su quanto avvenuto quella notte. Se la maggior parte di questi fatti appaiono facilmente qualificabili in diritto, i fatti del 25 settembre sono più dubbi. L’accusa, soppesando tutto il materiale probatorio, ritiene si sia trattato di tentato omicidio intenzionale, perlomeno per dolo eventuale. L’illiceità del comportamento omicida non si caratterizza attraverso il modo di procedere, non è necessario che la vittima sia stata concretamente in pericolo. Considerati la forza utilizzata, tanto da romperle l’osso ioide, il consumo di stupefacenti, tre tentativi di strangolamento, l’ira, egli non poteva non considerare il rischio di ucciderla. L’imputato si è fermato in quanto la donna ha perso i sensi. La volontà, il mezzo utilizzato, le sue mani che lui stesso ha definito tenaglie pericolose, sono indicative di una volontà precisa. È vero che egli ha fatto quello che ha fatto perché sfinito, esasperato dalle continue lamentele di gelosia della vittima. La reazione di quest’ultima in parte l’ha anche provocato. Non comunque da giustificare il suo agire. Egli non era fuori di sé, sapeva cosa stava facendo. Ha semplicemente perso la pazienza, come già capitato nel 2017 ad agosto. Dal punto di vista psichiatrico la perita conferma un disturbo di personalità di tipo borderline a carattere duraturo e radicato, oltre che la dipendenza da diverse sostanze. Nonostante tutto, al momento dei fatti egli è stato giudicato completamente responsabile. Il reato non costituisce un sintomo della malattia e non era l’unico modo di reazione a quella situazione. Venendo ora alla commisurazione della pena, egli, a mente dell’accusa, ha commesso un tentato omicidio intenzionale per dolo eventuale, non premeditato, ma comunque pericoloso e rovinoso per le modalità. Ha agito poiché provato dall’insistenza della compagna, vittima di una sorta di prostrazione. Ma questo stato d’animo chiaramente non lo può scusare. Il motivo del suo agire è futile: se avesse voluto farle del bene, avrebbe potuto chiamare l’ambulanza, non aggredirla. Egli ha usato violenza più volte verso una persona che sapeva benissimo non l’avrebbe mai denunciato. Appena la compagna è stata ricoverata, ha organizzato un festino di droga con gli amici, ed il giorno dopo è andato dalla sua fornitrice in Italia mostrando la carta bancaria della compagna ricoverata. A parte in occasione del primo verbale ove egli ha mostrato sconforto verso ACPR 1, sembra avere scarso interesse per quanto le ha fatto e si focalizza su particolari irrilevanti. Soffre di un disturbo di personalità radicato, con sbalzi d’umore durante i quali può avere crisi di tipo aggressivo, imprevedibili e caratterizzati da ira e impulsività. Mostra una marcata egocentricità, difficoltà di autocritica e tendenza ad esplodere con intensa collera quando le sue aspettative vengono contrariate. Politossicomane, è inattivo professionalmente dal 2015, ed il lavoro era un elemento contenitivo che lo aiutava a trattenersi. Vista la sua situazione sociale, senza alloggio, senza una compagna (forse) e senza un lavoro, con una famiglia non troppo presente, appare difficile il suo reinserimento in società. Egli è un uomo intelligente e capace nel suo ambito, ha delle risorse per dirigersi verso una vita più sana. L’accusa si augura che riprenderà in mano la sua vita, lontano da ACPR 1. Chiede una pena detentiva di 4 anni e 6 mesi, oltre alla pronuncia di un’assistenza riabilitativa ex art. 93 CP. Per la contravvenzione chiede la pronuncia di una multa di fr. 100.-. Per i sequestri, chiede la confisca di tutto tranne per il PC, i due IPad e l’IPhone nero, per i quali non si oppone al dissequestro;

                                    §   l’avv. RAAP 1, rappresentante dell’accusatrice privata ACPR 1, il quale formula e motiva le seguenti conclusioni:

si chiede se sia legittimo che una gelosia romantica, anche se sviluppata in un contesto di degrado, mitighi la colpa del IM 1. La risposta è no. Gli ultimi 15 anni della vita del prevenuto presentano un innegabile elemento ricorrente: una sua tendenza ad agire impulsivamente, in spregio delle conseguenze. È accaduto con i suoi genitori, con __________, e a due riprese anche con ACPR 1. Potremmo definirla una escalation. Poco importa ricercare o disquisire su una causa scatenante. Non vi era al momento dei fatti alcuna scemata responsabilità. Il IM 1, semplicemente, non ha saputo gestirsi e ha pestato ACPR 1. L’ha afferrata almeno una volta per il collo rompendole l’osso ioide. Il suo atteggiamento dopo i fatti è significativo. Egli non ha mostrato la benché minima preoccupazione per ACPR 1, ha lasciato che la ammanettassero e l’ha tacciata di pazza. In seguito, anziché dimostrare anche solo un briciolo di pentimento, ha contattato subito la __________, invitandola a raggiungerlo nell’appartamento di ACPR 1, scrivendo che finalmente era riuscito a liberarsi della compagna. Il tutto a brevissima distanza dai fatti, con ACPR 1 ricoverata in ospedale. Successivamente al suo arresto, egli ha mentito spudoratamente a più riprese. ACPR 1 si sarebbe autostrangolata da sola. Si è contraddetto più volte, non ha mostrato mai un benché minimo ravvedimento, limitandosi ad ammettere l’evidenza di alcuni fatti. Ritiene che non sia necessario aggiungere altro, aderendo alle richieste della PP. In aggiunta, chiede il risarcimento per torto morale e delle spese legali. A sostegno della richiesta di un importo quale torto morale, afferma che i gravi reati ascritti al prevenuto, le modalità, i passi istruttori generati dalla sua attitudine, hanno cagionato una gravissima angustia a ACPR 1, dispensata dal comparire oggi. L’aggravarsi della sua tossicodipendenza le rende pressoché impossibile ripercorrere i fatti e parlarne. ACPR 1, completamente nuda, si è ritrovata a dover fronteggiare degli agenti che l’hanno ammanettata. Ha dovuto vincere gli scetticismi di chi l’ha curata per primo, chiedendo di fare ulteriori accertamenti sulla sua persona. Per tutta la durata dell’istruttoria ha dovuto subire l’attitudine menzognera dell’imputato che ha cercato a più riprese di addossarle la responsabilità di quanto accaduto. Vale la pena sottolineare che ella si è preoccupata più del IM 1 che di sé stessa, e ha fatto presente in lacrime che era stato l’ospedale a segnalarlo, e non lei. Chiede dunque l’integrale conferma dell’AA, un torto morale di fr. 5'000.-, fr. 11'883.50 più il tempo per il dibattimento quale risarcimento per spese legali (433 CPP), nonché gli interessi al 5%, come precisato in istanza di risarcimento

                                    §   l’avv. DUF 1, difensore dell’imputato IM 1, il quale formula e motiva le seguenti conclusioni:

IM 1 ha sempre confermato con fermezza, anche verso il suo difensore, la sua versione dei fatti, nonostante il parere peritale contrastante. Il ruolo del difensore non è quello di semplice megafono dell’imputato, egli ha pertanto deciso di proporre sia la sua linea difensiva, come pure di andare oltre. La verità materiale la conoscono solo i presenti. La verità giudiziaria è un’altra cosa e si costruisce sulla base di indizi, con il rischio di lasciarsi alle spalle una zona d’ombra. Anche dinanzi ad una confessione, bisogna valutarla nell’insieme e confrontarla con altri elementi. Se la confessione non c’è, il compito è delicato. IM 1 respinge con forza il fatto di aver preso al collo l’AP. Egli ha sempre sostenuto che in quell’alterco la donna si sarebbe presa a sberle, si sarebbe ferita con coltelli, si sarebbe colpita con il phon, avrebbe sbattuto la testa al muro perdendo i sensi. Facendo astrazione per un attimo da quello che afferma la perita, IM 1, nelle sue dichiarazioni risulta un po’ più lineare. Pensiamo ad esempio che durante tutta l’inchiesta, per l’AP l’incontro con la __________ al __________ sarebbe avvenuto il giorno stesso dei fatti, quando però nella realtà sappiamo che non è andata così. L’AP confonde i fatti di agosto con quelli di settembre. Pensiamo a come descrive la successione dei fatti avvenuti quella sera. La signora ACPR 1 dà una versione tutta sua, costantemente influenzata dal sentimento di gelosia verso la __________. Basta leggere il verbale di confronto per rendersene conto. Ciò che si può dire è che l’AP nel suo racconto risulta a tratti confusa e ci sono delle evidenti esagerazioni. Ciò non significa banalizzare le sue dichiarazioni, ma queste devono essere prese con le pinze, visto anche il suo rapporto con la droga ed il rapporto tutt’altro equilibrato tra i due. Ella non è da ritenere persona affidabile. La sua versione è quella credibile? A mente del difensore no. I due si sono incalzati a vicenda. A domanda di IM 1 all’AP a sapere se ella avrebbe attentato alla propria vita quella sera, la donna risponde no, non davanti ai poliziotti. Ha ammesso di essersi presa a sberle. Ha ammesso di essere andata in bagno a consumare stupefacenti. Dettaglio non riportato prima, anzi addirittura negato in altri verbali. L’AP ammette pure di essersi messa un taglierino al collo. Sia ben chiaro, di inciampi ne troviamo anche nelle dichiarazioni di IM 1. Ma quella sera la donna è andata oltre alle usuali ferite che si procurava di solito. IM 1 sostiene che l’AP era in piena crisi, che lui definisce psicotica, che si verifica quando non dorme da giorni ed esagera con l’uso di sostanze. Chiede alla Corte di valutare l’ipotesi sostenuta dal suo difeso, ovvero che lei abbia fatto tutto da sola, anche se la perita ha affermato di non conoscere casi simili, ciò ancora non vuol dire che non sia possibile. IM 1 sostiene di aver chiamato la madre dell’AP la sera dei fatti, fatto non confermato dalla donna. Egli sostiene che non avrebbe avuto alcun senso chiederle di avvertire i soccorsi, se lui avesse tentato di strangolare la donna. L’assenza dei tabulati non ha permesso di fare i dovuti accertamenti. La difesa ritiene però che la telefonata abbia avuto luogo. Di questa telefonata IM 1 si avvale da subito. A più riprese l’AP sostiene che quella sera IM 1 sarebbe uscito di casa per raccontare alla madre cosa fosse successo. __________ e sua sorella avrebbero deciso di chiamare l’ambulanza sentiti i soli rumori, la difesa si chiede che senso abbia chiamare un’ambulanza ancora prima di vedere o sapere se ci siano state delle lesioni. È dunque verosimile che IM 1 abbia chiamato la madre per chiederle di chiamare i soccorsi. In dubio pro reo chiede l’assoluzione dalle accuse di cui ai pt. 1 AA e pt. 3.1. AA.  Lo chiede conscio che il ragionevole dubbio non può venire confuso con il semplice dubbio. Andando oltre la posizione del suo cliente, per la PP egli avrebbe tentato di uccidere l’AP afferrandola tre volte per il collo. Stante la versione dell’AP, nel suo primo verbale, la prima presa al collo sarebbe durata qualche secondo, mentre lei graffiava IM 1 per fargli mollare la presa. Avrebbe preso qualche boccata d’aria quando la presa si faceva meno insistente. Avrebbe perso coscienza dopo uno spintone. La seconda presa al collo sarebbe durata qualche attimo, avrebbe fatto fatica a respirare e non sarebbe riuscita a gridare. Era rimasta cosciente ma tramortita, non riuscendo a rialzarsi. Dopo aver bevuto il nocino, l’AP avrebbe sferrato uno schiaffo a IM 1 che avrebbe provocato il terzo strozzamento, fino a che lui avrebbe lasciato la presa e lei si sarebbe chiusa in bagno. In un seguente verbale, l’AP modifica la sua versione: le prese al collo sono sempre tre, ma la terza si modifica, non più a spalle al muro, ma l’avrebbe alzata facendola sedere sulla cucina, facendole perdere lì i sensi, fino a riprendersi sentendo IM 1 che la toccava con i piedi. Nel verbale seguente, avrebbe perso i sensi tra la prima e la seconda presa al collo, ancora per lo spintone. A domanda della PP, ha risposto di non più sapere come fosse finita a terra, pur precisando di ritenere che avrebbe perso i sensi a seguito della terza presa. Non è dato sapere come dal lavandino sarebbe poi finita stesa a terra. Dopo la terza presa al collo e dopo essersi ridestata, l’AP avrebbe raggiunto il bagno per lavarsi, avendo sentito il sangue in bocca. Non ha memoria della doccia, ma è certa di essersi lavata. In un altro verbale ha dichiarato che poi sono giunti sua madre, la polizia e IM 1. Dal verbale di confronto sappiamo che in bagno la donna ha consumato stupefacenti, comportamento strano se successivo all’ultima presa al collo. L’AP non riesce a precisare il tempo trascorso tra una presa e l’altra, cosa invece fatta nel primo verbale di polizia. Nel suo terzo verbale d’interrogatorio, sostiene che la prima presa al collo sarebbe avvenuta in corridoio contro la parete, e non sarebbe stata forte, tanto che lei avrebbe continuato a sfottere IM 1 e a ridergli in faccia. Dunque si contraddice quando afferma che non riusciva a gridare. La seconda presa al collo sarebbe invece stata più forte e sarebbe stata sbattuta contro al muro, tanto da avere difficoltà a respirare. Quando IM 1 avrebbe lasciato la presa, lei, spaventata, piangeva. A mente della difesa, se piangeva non aveva difficoltà a respirare. Nel suo primo verbale d’interrogatorio questa presa sarebbe stata talmente forte da lasciarla a terra tramortita. La terza presa al collo si sarebbe verificata dopo aver ingoiato un nocino, somministratole con un colpo al bicchiere. In un altro verbale descrive l’assunzione di questo bicchierino durante una discussione pacifica sul divano. A verbale di confronto ha chiesto all’imputato di dire la verità perché lei non ricordava neanche come avesse fatto a finire sul pavimento. IM 1 ha invece sempre dichiarato che lei avrebbe perso conoscenza dopo aver dato una capocciata al muro. Le versioni rese dalla ACPR 1 presentano contraddizioni evidenti, e va tutto contestualizzato nel forte litigio e nello stato alterato dei due. Parliamo di una fattispecie verificatasi tra due persone con un vissuto difficile e a dir poco problematiche. Considerando l’ipotesi che si siano verificate tre prese al collo, le stesse sarebbero durate pochi attimi, pochi secondi, in particolare le prime due. Se la terza fosse durata a lungo l’ACP non avrebbe potuto fuggire in bagno, come da lei dichiarato. Non c’è chiarezza sui luoghi dove si sarebbero verificate le prese al collo e sulle modalità. Per stessa ammissione dell’ACP le prime due prese al collo non sarebbero state forti e non avrebbero impedito la respirazione. Dunque, in virtù del principio in dubio pro reo le prese al collo da considerare non sono tre. Cita lo scritto 26 settembre 2017 dell’__________ allegato al rapporto d’inchiesta, sottolinea che durante la lite la paziente avrebbe picchiato la testa ripetutamente con perdita di conoscenza. Dunque in questo rapporto la perdita di conoscenza era dovuta ad una botta alla testa. Nel rapporto di polizia si parlava di una donna fuori di sé, bloccata con non poche difficoltà, che dava in escandescenza, aggressiva, tanto da doverla ammanettare. Se prendessimo per buone le prime dichiarazioni dell’AP dinanzi alla Polizia, più ricco di dettagli circa quanto successo quella sera, tenuto conto che per il suo racconto la terza presa al collo si sarebbe conclusa improvvisamente con lei che fuggiva in bagno e la Polizia alla porta, ulteriori prese al collo non ce ne sono state. Nella relazione del medico legale si precisa che non è possibile indicare con certezza se la forza esercitata dall’aggressore e la durata abbiano concretamente interrotto il passaggio dell’aria creando un pericolo di morte. La perdita di conoscenza deve essere contestuale all’atto di costrizione. La rottura dell’osso ioide può verificarsi in pochi secondi. In concreto la perita non è stata in grado di riferire nulla in merito ad intensità e durata, può solo concludere che la compressione è stata sufficiente da rompere l’osso, per cui bastano pochi secondi. Cita alcuni precedenti (72.2003.129, 72.2013.65, 17.2014.161+182), chi stringe il collo di un’altra persona, sa dal primo secondo di stare commettendo un atto pericoloso. Dopo 20-30 secondi, l’autore deve sapere che la vittima è in difficoltà. Se la stretta viene mantenuta, dopo 1-2 minuti, prende necessariamente in considerazione l’ipotesi che possa morire. Più tempo trascorre e più l’intenzione si rafforza. Secondo la difesa, le due prese al collo sono state di breve durata e non hanno superato di certo i 20-30 secondi. Anzi, più che verosimilmente sono state di durata inferiore. Di certo non poteva prendere in conto la possibilità di uccidere la vittima. Le prese, se si sta al racconto della stessa AP nel suo primo verbale, sono avvenute ad intervalli temporali di almeno 1 ora una dall’altra, mentre la donna cercava sempre il confronto ed il litigio, non aveva di certo paura per la propria incolumità. Non si può escludere che la donna abbia perso coscienza. A parere della difesa, l’accusa di tentato omicidio deve cadere, a favore della subordinata di tentate lesioni gravi, considerato che il collo è una zona molto delicata. Egli voleva farle male, ha preso in considerazione l’eventualità di farle male, prendendola al collo. Il dolo eventuale non può venire ammesso con leggerezza. Per le lesioni semplici che sono imputate a IM 1 con riferimento ai fatti di quella sera, chiede alla Corte di verificare l’aspetto secondo cui, all’interno di un alterco, ci sono stati colpi da entrambe le parti. Ricorda lo stato psicofisico della donna che si è fisicamente opposta all’intervento della Polizia, sostiene che alcune lesioni della donna possano essere state anche prodotte dal processo di ammanettamento. Con riferimento alle asserite minacce, per la stessa AP si trattava di parole che si dicono, che non hanno incusso né spavento né timore. A questo proposito la donna ha riferito più versioni verbale dopo verbale. Chiede di verificare se non sia il caso di prosciogliere IM 1 da questo capo d’accusa. Per i fatti di agosto 2016, il difensore ripercorre le conclusioni del medico legale e dei certificati medici agli atti. A mente del difensore, l’ipotesi ultima della dr.ssa __________ del colpo con l’estremità della scopa è poco verosimile, confrontata poi anche con le dichiarazioni delle parti. Secondo __________ si tratterebbe allora di un pugno: per la difesa ciò configura dunque delle lesioni semplici, e non delle tentate lesioni gravi. Un pugno in faccia sferrato con violenza tale da comportare lividi importanti e la dislocazione della mascella sono delle lesioni semplici, anche se coinvolgono l’occhio. Si tratta di lesioni che guariscono spontaneamente (cita la sentenza 72.2006.118). Per l’accusa di vie di fatto di cui al pt. 5 dell’AA, IM 1 le ha sempre contestate e le dichiarazioni dell’AP a questo proposito sono incostanti. La difesa ne chiede il proscioglimento. Per i fatti ai danni della signora ACPR 2 e di __________, le tentate lesioni semplici sono contestate, come pure la quantificazione del danno per il danneggiamento. L’infrazione alla LStup, la contravvenzione alla LStup e l’infrazione alla LARM sono invece ammesse. Se la Corte decidesse di assolverlo dall’accusa principale, si porrebbe la questione di un’indennità per ingiusta carcerazione, per cui chiede il risarcimento di fr. 35'000.-, oltre all’indennità per spese legali (come già presentate in nota), come pure il respingimento delle richieste di indennizzo dell’AP. Invece, nel caso in cui venisse confermato il primo capo d’accusa, chiede di considerare il passato difficile dell’imputato ed il suo disturbo di personalità. Ripercorre le diagnosi rese nel tempo dai medici curanti dell’imputato, che lo hanno ritenuto inabile al lavoro anche a tempo pieno: egli soffre infatti di un disturbo che non può scomparire. Ci sono poi altri referti, fino alla perizia psichiatrica della dr.ssa __________, di cui rilegge la diagnosi. La vita di IM 1 è stata caratterizzata da una marcata fragilità, egli è, sì intelligente, ma al contempo fragile. Fa riferimento ai verbali dei genitori dell’imputato, particolarmente significativi, a descrizione del suo trascorso difficile. Descrive il sentimento di gelosia offuscante vissuto dalla ACPR 1, come un tarlo in testa. Nella fattispecie non c’è una scemata imputabilità, ma non si può non considerare la situazione particolare di IM 1 e di ACPR 1, entrambi personaggi problematici, il tutto esagerato da un consumo smodato di stupefacenti e di farmaci. ACPR 1 cercava volontariamente lo scontro, provocando l’imputato anche tirandogli degli schiaffi. Le prese al collo, se verificate, non sono state particolarmente intense e le conseguenze si sono risolte nel giro di pochi mesi. I fatti sono circoscritti in un mese di tempo. Certo, non si può sostenere, se la Corte ritenesse che le prese al collo vi sono state, una collaborazione totale. Ma su altri fatti egli ha collaborato. In carcere non ha creato problemi di sorta, sta lavorando e sta seguendo diligentemente la sua cura. Chiede, in tale eventualità, la condanna per il reato di tentate lesioni gravi e non per tentato omicidio per i fatti di settembre. Per quelli di agosto si tratta invece di lesioni semplici qualificate. In considerazione del solo tentativo e del dolo eventuale, la difesa ritiene equa una pena detentiva di al massimo 30 mesi, chiedendo alla Corte di verificare se siano date le condizioni per la sospensione parziale della stessa. Per le pretese dell’ACP, lascia alla Corte decidere. Per i sequestri rinvia al verbale d’interrogatorio dibattimentale.

Considerato,                  in fatto ed in diritto

                                   1.   CURRICULUM VITAE

                               1.1.   IM 1

IM 1 è nato a __________ il __________, attinente di __________, è domiciliato a __________, in Via __________. Di formazione __________, è senza attività lucrativa e parzialmente a beneficio di una rendita per invalidi.

In merito alla sua situazione famigliare, IM 1, interrogato dalla PP PP 1 il 29 settembre 2017, ha dichiarato:

" …omissis…”

(VI PP 29.09.2017, p. 2 e 7, AI 10).

Per quel che riguarda la sua formazione scolastica, l’imputato nello stesso verbale ha affermato di aver frequentato una scuola in __________ con sede a __________ e __________, senza però ottenere il relativo diploma, non avendo sostenuto l’ultimo esame:

" …omissis…”

(VI PP 29.09.2017, p. 2, AI 10).

Per quanto concerne invece la sua situazione ed esperienza professionale, l’imputato ha riferito, nel corso del suo primo verbale 28 settembre 2017 dinanzi alla Polizia, di essersi occupato in passato della __________, per poi lavorare per il padre a tempo parziale:

" …omissis…”

(VI PG 28.09.2017, p. 5-6, allegato 8 al rapporto di arresto provvisorio 28.09.2017, AI 7).

" …omissis…”

(VI PP 29.09.2017, p. 6, AI 10).

Attualmente, dopo essere stato, nel 2015, licenziato dal fratello (__________), l’imputato ha dichiarato di percepire una rendita AI al 50% che gli permette comunque di vivere (VI PP 29.09.2017, p. 7, AI 10).

Per ciò che attiene i suoi problemi di salute, IM 1 ha affermato di soffrire di stress psico-fisico fin da quando era bambino, percependo un’invalidità del 50% (precedentemente del 100%). Egli ha ammesso che negli ultimi anni le crisi di nervi e l’ansia sarebbero aumentate, portandolo ad essere più insofferente ed impaziente:

" Una volta rientrato in Ticino (__________, all’età di 21 anni), sono tornato a vivere dai miei genitori. In quel periodo io ero al 100% in AI a causa di crisi di nervi che ho da quando ho 7 anni. La prima crisi l’ho avuta in seconda elementare, quando …omissis...”

(VI PP 29.09.2017, p. 3-4, AI 10).

E ancora:

" In relazione al mio stato di salute posso dire di essere in cura metadonica presso il Dr.ssa __________ e che prendo il metadone giornalmente in forma liquida, se non erro 80 mg giornaliere. Ho comunque con me la cura per la settimana e anche le pastiglie per dormire, STILNOX una pastiglia alla sera e le XANAX, 3 al giorno da 2 mg cadauna, una al mattino, una al pomeriggio ed una alla sera. Oggi sono apposto per quanto attiene il Metadone, ho invece ancora da prendere una pastiglia di XANAX e la pastiglia di STILNOX per dormire. […] a volte ho bisogno di alcune pastiglie di Ketalgin per riuscire a coprire le 24 ore di cura metadonica.”

(VI PG 28.09.2017, p. 8, allegato 8 al rapporto di arresto 28.09.2017, AI 7).

Con riferimento ai ricoveri in strutture mediche, agli atti risulta una serie di degenze presso diverse cliniche, come da dichiarazioni dell’imputato nel primo verbale dinanzi al PP:

" La prima volta l’ho già detta (ndr. all’età di 20-21 anni presso la clinica __________ a __________ per disintossicarsi dagli stupefacenti); la seconda volta è stata quando sono stato fermato perché vendevo eroina e mi hanno collocato alla clinica di __________ per 3 mesi. Questo risale a oltre 10 anni fa. La terza volta sono andato io spontaneamente a __________ in una clinica del Dottor __________, dove sono rimasto per altri 3 mesi. Anche questo ricovero era dipendente dalla mia tossicodipendenza. Risale anche questo fatto a oltre 10 anni fa ed è successivo a quello di __________. […] sono già stato seguito da una psichiatra, dalla Dottoressa __________ della clinica __________. Mi seguiva quando ero a __________. Inoltre era il medico che mi prescriveva i medicamenti quando venivo seguito dalla psicologa del centro; si tratta dei primi anni 2000.”

(VI PP 29.09.2017, p. 22, AI 10).

Agli atti figurano numerosi rapporti medici a comprova dei problemi di salute dell’imputato e dei ricoveri da lui subìti, ai quali per praticità si rinvia (AI 10, 29, 30, 38, 39, 60).

Quanto al suo rapporto con gli stupefacenti e con l’alcool, l’imputato ha così ammesso:

" […] il mio problema con gli stupefacenti è iniziato a 12 anni, a quell’epoca fumavo canne. A 14 anni ho iniziato a consumare ecstasy e LSD. La cocaina ho iniziato ad assumerla a 16 anni. A 18 anni sono poi passato all’eroina. A 22 anni ho smesso e ho trascorso un periodo di astinenza totale da ogni tipo di stupefacenti, che è durato quasi 8 anni. Poi ho ripreso a consumare eroina e cocaina quando sono stato licenziato da mio fratello. Non posso consumare marijuana perché mi manda in paranoia. […] dal 2014 la frequenza dei miei consumi è regolare, ma io è da tempo che penso di voler smettere. Due settimane fa ho passato 7 giorni a non consumare nulla […] poi ho ripreso un po’ a consumare.

[…] alla settimana consumo circa 3 grammi di cocaina e altrettanti di eroina. La consumo, tirandola. Mi sono bucato in passato ma ho la fobia degli aghi, da solo non riesco. […] non consumo alcool. Neanche in passato non ho mai consumato tanto alcool. Posso definirmi un bevitore saltuario di alcool. Da quando ho avuto l’epatite io non ho più toccato l’alcool.”

(VI PP 29.09.2017, p. 10, AI 10).

Interrogato poi in merito alla sua situazione sentimentale, nodo centrale del presente procedimento penale, l’imputato ha dichiarato:

" […] io avevo avuto una relazione con __________ prima di conoscere ACPR 1 , e questo era nel 2001 e la nostra relazione è durata sino alle primavera/estate del 2002, quando __________ era andata in comunità per disintossicarsi. A quel momento ci siamo persi di vista terminando la nostra relazione. Ho quindi incontrato ACPR 1 e con lei ho iniziato una relazione di qualche mese nell’estate 2002. Ci siamo quindi lasciati visto che lei mi aveva indicato che avrebbe iniziato a lavorare per il suo ex ed io non accettavo questa cosa e quindi abbiamo interrotto la nostra relazione. Il motivo non era legato al fatto che lei andasse a lavorare dal suo ex, ma era legato al fatto che lei andava dal suo ex non solo a lavorare ma a consumare cocaina ed io, in quel periodo stavo cercando di uscire da questo sfracello degli stupefacenti.

[…] nel periodo 2006/2007 ho ricominciato a frequentare ACPR 1 e questo è stato il mio più grosso errore in quanto sono riuscito inizialmente ad allontanarla dalle droghe pesanti. […] Questo mi ha portato, pian piano, a rientrare in questo giro ed anch’io, alla fine sono caduto nel turbine ricominciando ad usare cocaina […].”

(VI PG 28.09.2017, p. 5 e 6, allegato 8 al rapporto di arresto 28.09.2017, AI 7).

" Nel 2008 ho rivisto ACPR 1 e ci siamo rimessi insieme. […] Con ACPR 1 siamo andati subito a convivere. Dapprima, fino al 2011, a __________, in una casetta/__________ di proprietà della mamma di ACPR 1 ed in seguito a __________ dove risiedo tutt’ora.”

(VI PP 29.09.2017, p. 6-7, AI 10).

Interrogato infine sulle sue prospettive di vita, l’imputato ha così riferito:

" Voglio dire all’interrogante che di certo il carcere mi ha fatto bene. Sto’ diminuendo sia il metadone che le pastiglie di Xanax […] Per quanto riguarda il mio futuro spero di non fare più la vita di prima e di curarmi. In questo momento non ho alcun intenzione di tornare con ACPR 1. Devo pensare a me stesso. Ribadisco poi che vorrei tanto poter trovare un impiego nell’ambito delle mie specifiche competenze, come fatto in passato. Vorrei anche riprendere la patente di guida una volta risolto il problema con la tossicodipendenza da droga e farmaci. […] non so se quando verrò scarcerato potrò andare dai miei genitori.”

(VI PP 09.03.2018, p. 6, AI 126).

                               1.2.   ACPR 1 (vittima, di seguito AP ACPR 1)

Trattandosi di reati avvenuti all’interno di una coppia che si può definire problematica e travagliata, per poter contestualizzare i fatti è bene trattare anche la vita della vittima, la sua personalità ed i suoi problemi di salute, in particolare di tossicodipendenza.

ACPR 1 è nata a __________ il __________, attinente di __________, è domiciliata a __________ in Via __________, di professione __________, ove abita.

Interrogata dal PP il 30 ottobre 2017 ha riferito di avere alcuni problemi di salute. In particolare ha così dichiarato:

" […] a seguito della morte di mio padre, avvenuta il __________, sono diventata particolarmente ansiosa, nei confronti dei miei cari ed in particolare di mia madre e di IM 1. […] Questo brutto evento ha fatto crescere in me un’ansia che si è aggravata con gli ultimi fatti a mio danno. Inizialmente facevo fatica ad accettare la morte di mio padre; facevo finta che ero in vacanza. Facevo di tutto per far stare mia madre serena e non farmi vedere piangere. […] In quel periodo IM 1 mi è stato molto vicino; lui conosce bene che cosa significa avere delle crisi di panico perché anche lui le aveva. […] Io prima pensavo che chi avesse l’esaurimento nervoso fosse qualcuno che non aveva voglia di lavorare; ho poi capito sulla mia pelle quali sono le conseguenze di un simile male. È una condizione molto brutta ed è difficile guarirne. Io prima ero una persona più forte mentre oggi piango per un nonnulla. […] oggi assumo, quotidianamente, 2 pastiglie di 2 mg di XANAX, 1 Seresta da 50mg e, per dormire, 1 pastiglia da 10 mg di Zolpidem. Assumo pure 10 mg di metadone liquido. Questa posologia l’assumo da fine settembre 2017, dagli ultimi fatti di cui sono stata vittima. In precedenza assumevo mezza pastiglia di XANAX per totali 1 mg al giorno, oltre allo Zolpidem per dormire.”

(VI PP 30.10.2017, p. 2, AI 44).

In merito alla situazione personale dell’AP ACPR 1, la madre della stessa, __________, a verbale dinanzi alla Polizia ha così riferito:

" […] mia figlia convive con il suo compagno IM 1 da 8 anni almeno, ora abitano __________. Negli anni precedenti abitavano a __________.

ACPR 1 ha studiato __________ ed ha finito la scuola molto bene, ha continuato per qualche tempo a lavorare presso la __________. Dopodiché ha iniziato a lavorare per __________. Grazie a questa esperienza ha anche imparato a fare da __________. Ha lavorato presso __________. …omissis…”

(VI PG 28.09.2017, p. 2, allegato 7 ad AI 7).

In merito alle condizioni di salute dell’AP ACPR 1, la madre, nel corso dello stesso verbale d’interrogatorio quale testimone, ha così riferito:

" […] ACPR 1 ha iniziato ad avere problemi con la tossicodipendenza quando aveva circa 18 anni. E’ anche andata a farsi curare, ricordo essere andata anche a __________ […] Quando il papà è morto, ACPR 1 ha cercato di rimettersi in sesto. Anche a lui aveva promesso che quando non ci sarebbe più stato, sarebbe andata avanti lei con __________. A me è sembrato che lei stesse meglio.

Da circa 2 anni le sue condizioni sono peggiorate. È irascibile; con me si sfoga, ma con gli altri si trattiene quindi io sono un po’ il suo parafulmini. Quando ritrova la ragione lei si rende conto di quello che fa’ e comprende bene le cose. […] mia figlia in questi ultimi anni è diventata particolarmente ansiosa, soprattutto per quanto riguarda la sua storia con IM 1 e l’ex compagna di quest’ultimo, __________.”

(VI PP 02.11.2017, p. 2, AI 53)

" […] so che mia figlia è autolesionista, si fa del male, si fa dei tagli sulle braccia. Non so dire da quanto tempo, forse un anno e sempre per la medesima storia, __________. Lei non si vuole bene e pensa di non valere niente; […] ACPR 1 si sottostima e non pensa bene di se stessa, ma non ha mai tentato di suicidarsi.”

(VI PP 02.11.2017, p. 9 e 10, AI 53)

                                   2.   PRECEDENTI PENALI

Dall’estratto del casellario giudiziale svizzero di IM 1, risulta che l’imputato è stato condannato il 26.08.2013 dal Ministero pubblico del Cantone Ticino alla pena pecuniaria di 45 aliquote giornaliere da CHF 80.00 cadauna, sospesa condizionalmente per un periodo di prova di 3 anni, nonché alla multa di CHF 400.00, per i titoli di conduzione di un veicolo a motore se la licenza è stata ritirata, revocata o non riconosciuta, guida di un veicolo a motore sottratto e furto d’uso di un veicolo a motore (AI 8).

Agli atti figurano, oltre a quanto indicato a casellario, anche cinque decreti d’accusa per ripetuta contravvenzione alla LStup (2015, 2014, 2013,  2011, 2001), ed un decreto d’accusa per ripetuto danneggiamento e furto di poca entità (distributore di biglietti del bus colpito con un martello, e furto di un paio di scarpe alla __________ poi restituite) del 2002.

                                   3.   CIRCOSTANZE DELL’ARRESTO

Il 26 settembre 2017 alle ore 03:56, la Polizia comunale di __________ è intervenuta presso l’appartamento n. __________ dello stabile di Via __________ a __________ a seguito di una lite domestica tra l’imputato e la compagna ACPR 1. A causa dello stato confusionale in cui versava la donna, questa è stata subito ricoverata in maniera coatta. Già durante la visita medica l’AP ACPR 1 indicava che il compagno, durante la lite, aveva tentato di strangolarla. Tuttavia, viste le sue condizioni alterate, non si poteva subito chiarire la fattispecie.

I sanitari hanno in seguito proceduto ad accertamenti medico specialistici, che hanno permesso di ritenere le lesioni subite dalla donna come compatibili con un tentativo di strangolamento. In particolare, la donna presentava una “dislocazione mesiale del corno superiore della cartilagine tiroidea a sinistra, edema della glottide […] escoriazioni a livello del collo […] ematomi ed escoriazioni multiple a livello dell’arto superiore e della spalla sinistra […] dolori diffusi […] ematoma a livello del terzo distale del braccio” (allegati 1-3 ad AI 7). Questi elementi hanno quindi indotto i medici a segnalare la fattispecie alle autorità penali.

Gli inquirenti hanno così potuto procedere a di lei interrogatorio il 27 settembre 2017, dopo che il suo stato psicofisico era migliorato. Nel corso di tale audizione, la donna ha spiegato la sua relazione sentimentale con l’imputato, precisando che, a partire dal 2013/2014, a causa di gelosie all’interno della coppia, sarebbero iniziati i primi litigi durante i quali l’imputato l’avrebbe percossa con pugni e calci, minacciandola di morte. Tali fatti non sarebbero mai stati denunciati a causa del timore di perdere il compagno. Stando alle dichiarazioni dell’AP, poi, la notte tra il 25 e il 26 settembre 2017 l’imputato l’avrebbe nuovamente percossa più volte con pugni e calci per infine giungere a strangolarla (in tre occasioni) fino a bloccarle parzialmente la respirazione, ingiuriandola e minacciandola di morte (VI PG 27.09.2017, allegato 5 ad AI 7).

IM 1 è stato quindi arrestato il 28 settembre 2017, con le accuse di tentato omicidio intenzionale, tentate lesioni gravi, ripetute lesioni semplici, vie di fatto reiterate e infrazione alla LF sulle armi (AI 5).

In accoglimento della richiesta del PP (AI 12), con decisione 30 settembre 2017 il GPC ha ordinato la carcerazione preventiva di IM 1 fino al 1° dicembre 2017, prorogandola in seguito fino al 12 gennaio 2018 (AI 72). In data 10 gennaio 2018 il PP lo ha poi autorizzato a passare in regime di anticipata espiazione della pena, a partire dall’11 gennaio 2018 (AI 98).

                                   4.   LE IMPUTAZIONI

                               4.1.   I fatti del 25-26 settembre 2017 - tentato omicidio per dolo eventuale, sub. tentate lesioni gravi (pt. 1 AA), e lesioni semplici qualificate (pt. 3.1 AA)

L’imputato IM 1 deve rispondere di omicidio intenzionale (tentato), subordinatamente lesioni gravi (tentate) per avere, nel corso della notte tra il 25 e il 26 settembre 2017, presso l’abitazione in cui viveva, nel corso di uno dei tanti litigi con la compagna ACPR 1, tentato di ucciderla, subordinatamente tentato di ferirla intenzionalmente mettendone in pericolo la vita, rispettivamente tentando di cagionarle un grave danno al corpo e alla salute, afferrandola per il collo in tre occasioni distinte, impedendole di gridare e di respirare nonostante lei tentasse di graffiarlo, e l’ultima volta, stringendole il collo con entrambe le mani in maniera tale da alzarla di peso per il collo, facendola sedere sul ripiano della cucina per poi farle perdere i sensi e causarle una “dislocazione mesiale del corno superiore della cartilagine tiroidea a sinistra”.

L’imputato deve anche rispondere di lesioni semplici qualificate (ripetute) per avere, nel corso del litigio di cui sopra avuto con la compagna ACPR 1, colpendola a mani nude sul corpo, con schiaffi, pugni e calci, cagionato delle “escoriazioni al livello del collo… ematomi ed escoriazioni multiple a livello dell’arto superiore e della spalla di sinistra… a livello dell’arto superiore sx, ematoma a livello del terzo distale del braccio”.

Di seguito sono esposti dapprima la relazione tra l’imputato e la vittima (fondamentale per comprendere la dinamica dei fatti), poi quanto avvenuto la notte tra il 25 ed il 26 settembre 2017, ed infine le risultanze della perizia psichiatrica allestita dalla dr.ssa __________.

                            4.1.1.   La relazione tra l’imputato, l’AP ACPR 1 e __________

La relazione tra IM 1 e ACPR 1, iniziata la prima volta nel 2001 e terminata poco dopo, a causa del ricovero in clinica di IM 1, è poi ricominciata nel 2006/2007. La stessa è sempre stata caratterizzata da alti e bassi. A partire dal 2013/2014 sono però iniziati i primi litigi, sfociati, secondo quanto sostenuto dalla vittima, in episodi di percosse fisiche e minacce, dovuti principalmente alla gelosia della ACPR 1 nei confronti di __________, ex compagna dell’imputato.

ACPR 1, interrogata dal PP, ha così descritto il suo rapporto con l’imputato:

" Ho conosciuto IM 1 nel 2001, circa. […] Sono 10 anni che conviviamo ed in precedenza eravamo già stati insieme per circa 1 annetto. Prima di convivere siamo stati separati per circa 2 anni e mezzo. Abbiamo iniziato la convivenza nel 2006/2007. Per i primi tre anni abbiamo vissuto a __________[…]. In seguito siamo andati ad abitare a __________, nell’appartamento nr. __________. Da qualche  settimana, poco prima dei fatti, ci stavamo trasferendo all’appartamento __________, dove sono avvenuti gli ultimi fatti.

La nostra storia all’inizio andava molto bene, […]  vivevo la favola della mia vita. […] con me è sempre stato corretto, e questo fino a circa 3 anni fa, quando è ritornata nella sua vita __________. […] un tipo […] aveva riferito a IM 1 che __________ stava morendo e quindi lui è andato a trovarla; __________ abitava proprio di fronte a noi, in via __________ […]. Io sapevo che __________ era stata una ex di IM 1 ma da quel che lui mi raccontava sembrava che la odiasse. […] Da quel momento, lui è sparito per tre giorni. Io mi sono spaventata tantissimo; […]Quando è tornato, io l’ho abbracciato, chiedendogli cosa gli fosse successo e lui, stralunato, ridendomi in faccia, mi ha detto: “io sono 3 giorni che sono a casa di __________” e io gli ho tirato “una centra”. […] si era fatto di funghi allucinogeni. […] ADR che dopo questi 3 giorni, IM 1 mi è tornato a casa che non era più lui. Era cambiato. […] pur di vederlo in casa ho accettato che portasse con sé sia __________ che una cricca di altri tossici. __________ nel frattempo aveva avuto lo sfratto. Io ho ospitato la __________ e gli altri circa un paio di settimane dopodiché li ho mandati via. Ho fatto questo per amore di IM 1. […] ADR che da quando è arrivata __________, IM 1 era meno affettuoso, meno presente e le permetteva di umiliarmi. Una volta l’ho trovata nel mio bagno nuda, poco prima di farsi la doccia. […] un paio di volte l’ho trovata mentre frugava nei miei cassetti. […]. ADR che IM 1 ha sempre assecondato il volere di __________, non so dire perché. Dopo questi fatti, fortunatamente __________ ha trovato un compagno, __________, e per un paio di annetti lei non ha più chiamato IM 1 e lui non ha più chiamato lei.

__________ si è poi ripresentata quest’estate. Avevo saputo da terze persone che lei parlava male di me in giro. […] ne avevo parlato con IM 1 il quale ha preso l’iniziativa di contattarla […] Il problema è che appena IM 1 l’ha ricontattata, lei ha preso la palla al balzo e ha ricominciato ad assillarlo e a fornirlo di “Focalin”, […] Inoltre so che __________ lo faceva bere, soprattutto superalcolici. […] La frequentazione tra IM 1 e __________, secondo me, è poi continuata in modo costante perché poi ho scoperto i messaggi. […]. Secondo me IM 1 frequentava __________ perché lui era ed è ancora innamorato di lei e lei sfrutta questa sua condizione.”

(VI PP 30.10.2017, p. 3-6, AI 44)

In data 7 dicembre 2017 si è tenuto l’interrogatorio di confronto tra l’AP ACPR 1 e l’imputato IM 1 (videoregistrato), dinanzi alla PP. L’accusatrice privata, nelle sue dichiarazioni, ha mostrato di provare ancora dei forti sentimenti nei confronti dell’imputato, spendendo belle parole e dichiarando di non averlo mai voluto in carcere:

" […] io non voglio aggiungergli niente di quello che non è… […] io con IM 1 per me ho vissuto la… la… la storia della mia vita più bella per sette anni. […] ho un brutto carattere,… lui mi ha supportato… supportato e sopportato… […] io lo amo ancora e…[…] io non voglio che sta in galera, ma se l’ospedale l’ha denunciato io cosa ci posso fare? […] io gli voglio bene… e vorrei magari che IM 1 lo capisse…[…] io non l’ho denunciato io, non t’ho denunciato io, è stato l’ospedale…”

(Trascrizione 07.12.2017, AI 82; VI PP 16.02.2018, p. 2-3, AI 113).

Anche l’imputato ha a tratti manifestato ancora parole d’affetto verso la ACPR 1, arrivando ad affermare di amarla ancora. Sempre nel corso del medesimo verbale di confronto, la ACPR 1 non ha comunque nascosto, ancora una volta, la sua frustrazione nei confronti di __________:

" […] suonava (ndr. __________) il campanello, voleva pastiglie da IM 1, lo obbligava ad uscire in piena notte, se no li diceva che veniva sotto casa a fare casino e lui per evitare questo andava e li dava le sue terapie… lui mi ha detto che l’ha fatto soltanto per non creare ulteriore subbugli a mia mamma ecc… […] diceva… che ero una brutta persona, …una puttana che racconto solo balle… è gelosa dei miei soldi, che pensano tutti che io sia ricca sfondata, cosa che non è. È gelosa dei soldi del IM 1, è gelosa del IM 1 […]”

(Trascrizione 07.12.2017, AI 82; VI PP 16.02.2018, p. 3, AI 113).

L’imputato, interrogato dal PP il 29 settembre 2017, ha così descritto il suo rapporto con la ACPR 1:

" ACPR 1 ha un cuore d’oro; è troppo brava e ci sono persone che se ne approfittano. C’è chi ha messo in giro la voce che lei è miliardaria. Usando però troppa cocaina e non dormendo, ha le psicosi, le sue fissazioni su __________, del tutto infondate. In quelle condizioni diventa influenzabile e nei miei confronti diventa aggressiva, mi sputa addosso, mi tira le sberle e mi ingiuria. Sono 9 anni che passo questo tormento. […]

Mi viene chiesto il motivo per cui sopporto tutto questo.

Perché la amo. Quando sta bene ACPR 1 è la persona più brava del mondo. Abbiamo gli stessi interessi. Lei è buona, mi piace perché mi dà affetto. Mi piace per come è buona dentro.

L’imputato piange.

ADR che ACPR 1 si auto lesiona da quando ha iniziato a frequentare __________. […]  Non so se lo fa per attirare l’attenzione o per gelosia. Io non mi sono così impegnato alla ricerca di un lavoro anche per stare vicino a lei. ADR che si taglia anche in mia presenza.

[…]Mi viene chiesto come mi comporto io con lei.

L’imputato piange.

Io le compero i peluche perché le piacciono. Le compero i film che le piacciono, le tolgo di mano i coltelli e cerco di starle vicino. Però adesso la nostra convivenza è diventata dura per questa sua fissazione di __________. […] dopo 2-3 giorni che non dorme, poi inizia a partire con la storia di __________.

ADR che sotto l’aspetto sessuale con ACPR 1 va tutto benissimo. […] ADR che la mia intenzione, […] è quella di continuare a vivere con lei. […] ADR che per colpa di ACPR 1 io ho dei debiti per spese mediche e con compagnie telefoniche. A ACPR 1 ho prestato circa CHF 8'000.00 per pagare delle fatture del __________. […]”

(VI PP 29.09.2017, p. 7-8 e 10, AI 10).

Nel corso del primo verbale dinanzi al PP, l’imputato è stato invitato a voler pure precisare il suo rapporto con __________, fonte di continui litigi con l’AP ACPR 1:

" […] non è vero che ho preso una “sbandata” per lei nel 2013/2014.

ADR che è giusto che in quel periodo, nell’arco di due/tre giorni, ero spesso a casa di __________, ma non ho mai dormito da lei.

In quel periodo stavo da lei perché __________, un conoscente, mi aveva detto di aver conosciuto __________ alla quale avevano diagnosticato un cancro e che stava per morire. Io ci sono rimasto male e sono andato trovarla. Vedendola, mi sono reso conto che non era vero.

Mi viene chiesto allora che cosa stavo lì a fare in quei giorni da __________.

Andavo a chiacchierare da lei e poi ero anche arrabbiato con ACPR 1 perché continuava a dirmi “vai da quella puttana!”. Quando poi mi sono reso conto che non era vero che __________ stava male, avevo comunque bisogno di parlare con una persona amica. Io la consideravo tale. […]”

(VI PP 29.09.2017, p. 9-10, AI 10).

Nel corso dell’interrogatorio del 13 novembre 2017 dinanzi al PP, l’imputato è stato pure confrontato con altre dichiarazioni riguardanti il suo rapporto con l’AP ACPR 1 e __________. A questo proposito egli ha tenuto a precisare che i rapporti con __________ li ha intrattenuti pure l’AP ACPR 1, in particolare per acquistarle dei medicamenti:

"  [...] dopo i tre giorni non è vero che abbiamo ospitato __________; è stata ACPR 1 a mettersi a disposizione di __________ dopo aver saputo che questa era stata sfrattata. [...] una volta __________ mi aveva inviato un messaggio chiedendomi una Xanax [...] Questo episodio è avvenuto durante le due settimane successive a quei tre giorni. [...] __________ ci ha proposto se volevamo, io e ACPR 1, acquistare FOCALIN. ACPR 1 ha detto di si perché lei essendo consumatrice di cocaina senza cocaina avrebbe dormito tutto il giorno e quindi ha acquistato questo medicamento. In due occasioni __________ è venuta da noi e ACPR 1 ha acquistato il FOCALIN; [...]”

(VI PP 13.11.2017, p. 6-7, AI 60).

Agli atti è inoltre versata una fitta corrispondenza telefonica e messaggistica tra l’imputato e __________ (nel periodo 13-25 settembre 2017), come riportato in modo esaustivo dal PP nel verbale d’interrogatorio dell’imputato del 13 novembre 2017 alle pagine 24-34, vertente perlopiù sullo scambio e vendita reciproci di medicamenti, come pure sulle liti dell’imputato con la compagna ACPR 1 (VI PP 13.11.2017, p. 24-34, AI 60).

La signora __________, madre dell’AP, che vive nello stesso palazzo della figlia e di IM 1, assunta a verbale in veste di testimone il 2 novembre 2017, ha così descritto la relazione travagliata tra la figlia e l’imputato nonché la presenza di __________ nella loro vita di coppia:

"  […] ADR. che da quando sono venuti ad abitare nella nostra palazzina, ACPR 1 e IM 1 litigavano ogni tanto perché si sentivano le loro voci; da un paio di anni a questa parte i litigi tra i due sono aumentati, credo per questioni di gelosia, sempre riconducibili alla __________. […] Ricordo che ACPR 1 mi aveva detto che questa ragazza aveva rubato in cantina. E posso anche dire che dalla mia cantina sono scomparse diverse bottiglie di vino pregiato […]. ADR. che conosco IM 1 come una persona buona, non mi sembrava una persona particolarmente litigiosa, recentemente era cambiato nel senso che aveva reazioni brusche che prima non aveva e facilmente si infuriava. […] ACPR 1 si arrabbiava perché diceva che io non credevo che lui avesse certi comportamenti aggressivi verso di lei. Lei diceva che più volte le aveva messo le mani addosso […].”

(VI PP 02.11.2017, p. 2-4, AI 53)

__________, compagno di __________, interrogato in veste di testimone l’11 dicembre 2017, ha riferito di aver conosciuto l’imputato (qui chiamato “__________”), in quanto gli era stato presentato dalla sua compagna __________. Egli ha affermato che tra i due vi è sempre stato un buon rapporto e che spesso l’imputato si lamentava con loro della sua relazione con l’AP ACPR 1, dettata da continui litigi e dalla gelosia di quest’ultima nei confronti della __________. Egli ha anche riportato di aver saputo dall’imputato che capitava che la __________ lo picchiasse nel corso dei loro litigi, come pure di aver visto in alcune occasioni degli ematomi:

" Secondo me, almeno da alcuni anni, i due si picchiavano vicendevolmente. Che lei picchiasse lui da tanto tempo, che lui cominciasse a picchiare ACPR 1 da meno tempo. Questa cosa l’ho dedotta dai racconti di ACPR 1 e di IM 1. […] Io dopo quella volta che avevo visto ACPR 1 con l’occhio rosso avevo detto a IM 1 che non doveva picchiare la ACPR 1. Lui mi aveva mostrato i lividi sul suo braccio che le aveva causato lei. […] Lui non ce la faceva più a subire. Lui le voleva bene. Io l’ho anche visto piangere a casa nostra, perché ci diceva che voleva bene a ACPR 1 e non sapeva come uscire da questa situazione, che lui continuava a subire, che ACPR 1 continuava ad essere gelosa. Era paranoica […]”

(VI PP 11.12.2017, p. 2-7 e 9, AI 74).

__________, interrogata in qualità di testimone l’11 dicembre 2017, ha riferito di come il rapporto tra lei e l’imputato fosse solo un bel rapporto di amicizia. Tuttavia la gelosia dell’AP ACPR 1, che comunque aveva avuto modo di conoscere e frequentare in qualche occasione, è sempre stata molto forte:

" […] Preciso sin da subito che io non ho alcun interesse sentimentale per IM 1 e credo neanche lui per me. Siamo rimasti amici.[…] ADR che per diversi anni non ho più visto né sentito IM 1. Nel 2012, se non sbaglio, ho scoperto che lui e ACPR 1 abitavano di fronte a me […] ed io gli ho mandato i saluti. La sera dopo IM 1 è venuto a trovarmi e abbiamo trascorso una serata in amicizia. […] ACPR 1 è poi venuta a sapere che lui aveva ripreso a frequentarmi e l’ha presa male, andando in paranoia. […]  Io credo che IM 1 volesse un po’ evadere, in verità, da quel clima teso e un po’ pesante che a casa di ACPR 1. […] Io ho pensato che sarebbe stato positivo poterle spiegare personalmente che non avevo nessun intento sentimentale verso IM 1 e che lei per questo non avrebbe dovuto farsi alcuna paranoia. Ho quindi pensato di organizzare una cena a quattro e IM 1 mi ha detto che anche ACPR 1 sarebbe stata d’accordo. Le ho quindi telefonato e ci siamo visti la sera stessa. La serata è andata bene […] Anche la questione della gelosia, dopo quella sera, mi era sembrato che fosse risolta.

Ricordo che poi è scoppiato un casino dopo che IM 1 ha trascorso un pomeriggio con me al Parco __________; […]  il mio ragazzo mi ha detto di aver ricevuto un sacco di chiamate da ACPR 1 che era già in paranoia. […] Preciso che il mio ragazzo era a conoscenza che io mi sarei vista con IM 1. […] ACPR 1 non riesce a capire che tra me IM 1 non c’è più nulla. […] Prendo atto che stante la cronologia delle telefonate emergenti dall’Iphone di IM 1, risulta effettivamente […] cha dal luglio 2017 i contatti di IM 1 con la sottoscritta sono diventati frequenti. Non contesto questo, abbiamo ripreso a sentirci in amicizia.”

(VI PP 11.12.2017, p. 2-5 e 7, AI 75).

Anche al dibattimento, l’imputato ha dato atto della difficile situazione che viveva in casa con la compagna a causa della gelosia di quest’ultima nei confronti dell’amica __________:

" Il Presidente rilegge alcune dichiarazioni in atti (in particolare, quelle della stessa AP) a comprova della gelosia da lei provata nei confronti di __________, convinta che l’imputato ne sia innamorato.

Non è vero, come afferma ACPR 1, che io ero in contatto con __________ sempre, anche di notte. Nel 2017 sono finito addirittura a mettere le due donne in contatto e farle parlare, per chiarirsi, a causa delle voci che giravano su di me e che mi incolpavano di vedere la __________. Quest’ultima, nei mesi prima del mio arresto, non l’ho mai vista se non in presenza di ACPR 1, salvo una singola volta al __________. Se avessi voluto una relazione al di fuori di ACPR 1, non l’avrei mai voluta con una __________, era una tipa sempre concia come non mai.

Il Presidente precisa che alla Corte non interessa sapere se i sospetti e le gelosie dell’AP fossero o meno fondati, si tratta solo di ricostruire quanto la vittima pensava e come viveva la vostra relazione, per contestualizzare i fatti. 

Già quando eravamo in Via __________, mi diceva “vai là, vai dalla tua puttana!”, questa era la situazione. Era morbosa. Se stavo con ACPR 1 c’era un motivo e non lo dico per giustificarmi. Concordo, come precisa il Presidente, che ACPR 1 viveva malissimo questa situazione, tanto che ci sentivano spesso litigare all’interno del palazzo. A questo proposito preciso che i litigi tra noi non erano sempre riguardanti __________, litigavamo anche a causa del mio amico __________, o per una presunta truffa ad un locale, e tante altre cose. ACPR 1 viveva alti e bassi per ogni cosa.”

(verbale d’interrogatorio dibattimentale).

È dunque accertato che l’imputato e l’accusatrice privata vivevano una relazione sentimentale da diversi anni, resasi, negli ultimi tempi, molto tesa a causa del riavvicinamento di IM 1 all’ex __________, fonte di infinite ed accese litigate tra i due, nonché di grandi sofferenze, il tutto in un contesto gravemente condizionato da un forte consumo di molteplici sostanze stupefacenti.

                            4.1.2.   La notte tra il 25 ed il 26 settembre 2017

La sera di lunedì 25 settembre 2017, la ACPR 1 e l’imputato hanno avuto un’accesa discussione a causa delle reciproche gelosie. In particolare, ACPR 1 notò che l’imputato si era scambiato dei messaggi con l’amica __________. Questo fatto scatenò la lite, che, ben presto, degenerò. Di seguito sono riportate le versioni dei protagonisti e di chi è intervenuto dopo i fatti.

                                  a)   La versione dell’AP ACPR 1

Con riferimento agli eventi di quella sera, l’AP ACPR 1, nel corso del primo verbale dinanzi alla Polizia, ha così spiegato lo svolgimento dei fatti:

" Per quanto attiene ai fatti del 26.09.2017, posso dire che il tutto è iniziato da un SMS che ho scoperto sul natel di IM 1 […]. Appena si è acceso sono quindi “entrati” numerosi messaggi tra i quali alcuni della __________ dove si capiva chiaramente che si vedevano ancora e che vi era qualcosa tra loro due. […]toni sdolcinati […] Al momento che IM 1 rientrava al domicilio, erano circa le 2000 del 25.09.2017, io avevo già letto i messaggi, ma avevo spento il telefonino e deciso di non dire nulla […] Durante la serata ho avuto alcune discussioni con IM 1 circa il dove fosse stato e chi avesse visto ed io, ad un momento, non ci ho più visto e ho detto a IM 1 che sapevo che si stava ancora sentendo e vedendo con la __________ […] Avevo […] fotografato i messaggi.

[…] IM 1 negava e quando gli dicevo che avevo fotografato i messaggi, lui perdeva il lume della ragione iniziando a colpirmi con pugni e pedate in tutto il corpo. Arrivava persino a strangolarmi una prima volta durante la prima lite avvenuta quella sera, prima di mezzanotte, strangolamento che mi aveva impedito anche solo di gridare aiuto. Ci provavo ma non ci riuscivo e riuscivo solo a tentare di graffiarlo in faccia per fargli mollare la presa. Dopo qualche secondo, che a me è sembrata un’eternità, IM 1 lasciava la presa e smetteva di infierire su di me, lasciandomi a terra tramortita.

A precisa domanda rispondo che non riuscivo ad urlare, ma che a gran fatica, riuscivo a prendere qualche boccata d’aria, ma era veramente per me difficile respirare. Posso dire che riuscivo a prendere qualche boccata d’aria quando graffiando IM 1 mollava un attimo la presa, senza mai però lasciarmi andare del tutto.

Per tornare ai fatti, dopo qualche minuto, mi sono ripresa e come mi sono ripresa abbiano iniziato ancora a litigare furiosamente e IM 1 mi ha ricominciato a picchiare con pugni e mi spingeva violentemente all’indietro ed io cadendo andavo a battere la testa a terra, perdendo i sensi.

Questa cosa io non me la ricordo, ma l’ho saputo da lui stesso in quanto mi aveva detto, quando mi sono ripresa, che si era spaventato e che si scusava con me per quanto successo.

Poco dopo però, è bastato che io accennassi il nome di __________ e lui nuovamente mi aggrediva a pugni e calci. Anche in quell’occasione mi afferrava nuovamente alla gola cercando di strangolarmi ed anche in questo caso non riuscivo a gridare o dire nulla e facevo molta fatica a respirare, anzi direi che non riuscivo nemmeno a respirare. Dopo qualche attimo, credo quando ha visto che io stavo per perdere i sensi, mi ha nuovamente lasciata andare facendomi cadere a terra e lasciandomi ancora stare. Io sono rimasta cosciente, ma non riuscivo nemmeno a rialzarmi ed ero tramortita per le botte ricevute e per lo strangolamento.

Posso dire che la gola mi doleva dopo il primo tentativo di strangolamento, ma dopo il secondo avevo un dolore terribile alla gola e facevo fatica a respirare normalmente.

A precisa domanda rispondo che dopo questo secondo tentativo di strangolamento la situazione si è calmata ed insieme abbiamo bevuto un digestivo (nocino) in quanto io ero “rintronata” e IM 1 voleva farmi ripigliare un attimo.

Era comunque spaventato e credo fosse a seguito del fatto che aveva realizzato che ci era mancato poco che mi facesse morire.

Tutto questo avveniva verso le ore 02.30. Bevendo il nocino abbiamo ricominciato a parlare tranquillamente. Dopo circa un’oretta in cui IM 1 continuava a tessere le lodi della __________, io non ci ho più visto e gli sferravo uno schiaffo in pieno volto.

Lui, si scagliava subito su di me afferrandomi il collo e stringendo con forza. Mentre mi strangolava mi gridava contro che ero pazza, che potevo lesionargli un timpano e __________[…].

IM 1 sembrava fuori di se e non si controllava più continuando ad urlarmi frasi sconnesse e stringendo sempre più forte il collo. Io non riuscivo nemmeno a muovermi ed ero paralizzata dalla paura. Mi aveva preso al collo e spinto contro il muro con le mie spalle e da li non riuscivo a muovermi e nemmeno riuscivo a fare qualcosa per liberarmi. IM 1 era completamente fuori di testa, aveva gli occhi spiritati e mentre mi stringeva il collo mi gridava contro “IO TI AMMAZZO, IO TI AMMAZZO”.

Poi, improvvisamente lasciava la presa ed io riuscivo a fuggire chiudendomi in bagno.

Subito dopo suonavano al campanello ed io rimanevo in bagno nascosta. Ero senza mutande e solo con una magliettina addosso. Ero terrorizzata e sono uscita dal bagno, vedendo mia madre (ndr. la madre vive nello stesso palazzo) e degli agenti di Polizia e c’era anche un dottore. Io non so dire chi li abbia avvisati, ma credo sia stata mia madre.

Fatto sta che non ricordo perché, sugli avvenimenti di quel momento sono confusa, la polizia cercava di ammanettarmi ed io gridavo loro che mi stavano facendo male e ricordo che ad un dato momento ho anche sputato verso i poliziotti. Di questo me ne rammarico e chiedo scusa in quanto non sapevo cosa stesse succedendo ed io ero terrorizzata e non capivo perché ce l’avessero con me che ero la vittima.

[…] Comunque sia sono stata caricata sull’ambulanza e portata in ospedale e solo lì, dopo essermi calmata, sono riuscita a raccontare ad un medico che IM 1 mi aveva tentato di uccidere. A quel momento sono stata sottoposta a degli esami in cui è emerso che avevo la frattura di un ossicino nella trachea […]

Io ero però in uno stato pietoso e non riuscivo a parlare. Onestamente devo ammettere che la sera dei fatti ho usato della marijuana fumandola e anche dei medicamenti che assumo regolarmente (metadone e altri) e non ricordo se ho usato cocaina quella sera. Non mi pare di averla usata quella sera, ma ne ho usata nei giorni precedenti con IM 1.

Ho invece bevuto con IM 1 del nocino ed io non sopporto i superalcolici.

[…] Per continuare posso dire che quella sera è stata la sera in cui IM 1 ha superato il limite, avevo preso diverse volte botte da lui negli anni precedenti, mai denunciando la situazione, ed era già successo che mi afferrasse per il collo, ma mai aveva stretto in maniera tanto forte e mai ero svenuta durante un suo pestaggio […] Sembrerà assurdo ma sono contenta che strangolandomi mi abbia ferito in maniera seria così ci sono le prove che ciò che dico non sono bugie.[…] Posso dire che ancora oggi ho dei dolori alla gola e faccio fatica a parlare.”

(VI PG 27.09.2017, p. 3-5, allegato 5 ad AI 7).

Interrogata il 30 ottobre 2017 dal PP, la stessa ha potuto nuovamente precisare e ribadire la dinamica dei fatti avvenuti quella sera, confermando sostanzialmente quanto già dichiarato in Polizia:

" Quel giorno IM 1 è uscito verso mezzogiorno ed è tornato verso le 18.30. Io sono rimasta a casa tutto il giorno. Nel momento in cui sono uscita a comperare le sigarette al bar vicino, lui è rientrato in casa e non trovandomi mi ha chiamata […]. Sono arrivata a casa, lui si trovava in cucina e gli ho detto […] “E tu? Scommetto che sei stato con la __________ e non provare a mentirmi perché lo so.” […] è iniziata la discussione fra me e IM 1 […]. Inoltre aveva pure assunto del Focalin, datogli da __________. In quel momento mi sono trattenuta ricordandomi […] di non parlargli dei messaggi che avevo letto sul cellulare trovato. […]  poi sono sbottata, […]  dicendogli che avevo letto i suoi sms […]  si capiva che tra loro due c’era del sentimento. […]  lui ha dato fuori di testa, negando l’evidenza. […]  ha perso la pazienza colpendomi con pugni e pedate in tutto il corpo. Mi ha pure spintonata e mi ha sbattuto la testa contro il muro. […]  avevo paura a reagire. L’unica mia reazione è stata quella di sputargli addosso e di cercare di scappare, senza riuscirci. […] quella sera non ce l’ho fatta a fuggire in un’altra stanza. Le volte precedenti avevo capito che […] riesco a calmarlo. Anche quella sera ce l’ho fatta, ma poi abbiamo ripreso a litigare.

ADR che quella sera ricordo bene che IM 1 mi ha strangolato forte 3 volte. La terza volta mi ha alzata di peso prendendomi per il collo, facendomi sedere sul lavandino della cucina, mentre continuava a stringere. Io dopo quel fatto non ho più ricordi: mi sono ripresa quando mi trovavo a terra con lui che mi toccava con i piedi come se fossi un peso morto. Ricordo il sapore del sangue in bocca e anche nel naso. Pensando successivamente a quanto mi aveva detto mia madre e meglio del fatto che quando è arrivata la polizia io fossi completamente nuda, credo che, quando mi sono ridestata, io sia andata in bagno per lavarmi, per togliermi di dosso il sangue. […] mi sono pure ricordata del fatto che appena mi sono ripresa dallo svenimento io sono rimasta a terra facendo finta di essere ancora svenuta; in quel momento ho sentito la porta chiudersi e ho dedotto che IM 1 fosse andato da mia madre a raccontare la “solita storiella”. Dico questo perché anche quando mi aveva colpito con la scopa era andato da mia madre (ndr. punto seguente dell’AA). […] Sono certa che mi ero lavata perché avevo i capelli bagnati ed ero pulita in volto. […]  io ricordo che ero nuda e qualcuno dei condomini mi ha messo una maglietta. […] ADR che quando lui mi strangolava io cercavo di allontanarlo, di prenderlo agli avambracci, ma senza riuscirci.

[…]  Mi si dice che nel verbale di polizia ho dichiarato: “dopo qualche minuto ha ripreso a picchiarmi con “pugni e mi spingeva violentemente all’indietro ed io cadendo andavo a battere la testa a terra, perdendo i sensi”.

Io non so come io sia finita a terra.

ADR che è vero che in uno dei momenti di calma abbiamo bevuto un nocino. Non ricordo però quando […].

ADR che come già detto l’ultimo strangolamento è stato quello più forte; non riuscivo a urlare e neppure a respirare. Secondo me è a causa di questo che ho perso i sensi, ritrovandomi a terra.”

(VI PP 30.10.2017, p. 11-13, AI 44).

L’AP ACPR 1 è stata nuovamente interrogata dal PP l’8 novembre 2017. Nel corso di detto interrogatorio ha ripercorso la giornata del 25 settembre e ha potuto ancora una volta raccontare la dinamica dei fatti avvenuti quella sera, aggiungendo di aver provocato l’uomo e di aver voluto, per una volta, tenergli testa, alzando anche lei le mani tirandogli, segnatamente, degli schiaffi. Confrontata con le dichiarazioni dell’uomo, il quale (come vedremo di seguito) ha negato di averla mai presa per il collo, la donna ha espresso sorpresa e anche un certo timore:

" […] In serata, non ricordo bene quando, forse verso le 19.00/19.30, sono uscita in uno dei bar vicino a casa a comperare le sigarette e in quel momento lui mi ha chiamato al telefono, non trovandomi in casa al suo rientro. Al telefono mi ha aggredito verbalmente “dove sei stata, cosa hai fatto, ecc.”. Già al telefono mi ero accorta che IM 1 era strano […], più aggressivo del solito.

Entrata in casa, mi ha assalito dicendomi “Dove sei stata? Con quale uomo?” ed io gli ho subito risposto che ero andata a prendere le sigarette […] Ho poi aggiunto: “Piuttosto tu dove sei stato da mezzogiorno fino adesso, 7 ore?... non mentire perché so che sei stato con lei”, intendo la __________, Lui ha confermato dicendomi che era vero, […] aggiungendo che avevano bevuto […] del gin. […] Io non volevo dargli la soddisfazione di farmi vedere piangere, cercavo di farmi forza […].

Ricordo che non abbiamo cenato, lui è andato nel suo studio a fare le sue cose […]. Quando lui era in studio di sicuro si è sentito con __________ […] verso le 20.30 ha cominciato ad urlare verso di me, dicendo che io mi sono permessa di entrare a vedere le sue cose private nell’iPad o nel computer.

ADR. che il cellulare di IM 1 […] che abbiamo trovato nell’auto della mamma, io gliel’ho ridato la sera in cui lui mi ha picchiato, senza dirgli inizialmente in merito ai messaggi che avevo letto […]. Ricordo di aver letto un messaggio dove lui chiamava __________ “ciccina” e da quello che scriveva percepivo che lui era ancora invaghito di lei. […] E’ quindi tornato nel suo studio […]. Ad un certo punto è uscito dallo studio e ha cominciato a tessere le lodi di __________ dicendo che era una poverina […]. Abbiamo avuto una discussione che poi però si è calmata lì. Quella sera è trascorsa così, un po’ discutendo animatamente ed un po’ stando in silenzio. Devo dire che neanch’io ero un agnellino ed ho alzato i toni […]. Nel frattempo io credo che lui continuasse a messaggiarsi con lei.

[…] Ad un certo punto non ci ho più visto […] gli ho detto che avevo letto alcuni suoi messaggi di quella sera […]. Mi ricordo che la chiamava ciccina, […] Ho pure fatto le foto di quei messaggi con il mio cellulare Iphone6 (ndr. Allegati 2.1, 2.2, 2.3, 2.4 e 2.5). […]  ho cercato di fargli capire che se lui amava __________ non poteva avere anche me; gliel’ho detto con calma. Lui ha dato fuori dicendo che non l’amava […]. Io gli ho detto che sapevo che era andato anche a letto con lei […]. A questa mia esternazione lui si è arrabbiato tantissimo, è uscito totalmente di gangheri, non l’avevo mai visto così. IM 1 ha anche tirato giù i pantaloni dicendomi “vieni a vedere” […].IM 1 mi ha detto di non azzardarmi più a dire una cosa del genere, prima di ritornare nello studio.

[…] ad un certo momento uscendo dallo studio era imbestialito, io invece di calmarlo “gli sono andata dietro”, cosa che lo ha fatto ancora di più arrabbiare. […] ad un certo punto l’ho tacciata di puttana e troia e lui mi ha detto che mi avrebbe denunciato […] gli ho riso in faccia. Lui si è avvicinato e mi ha preso di peso dai vestiti all’altezza del petto, tirandomi su dal divano e dicendomi “se la chiami ancora puttana io ti denuncio” […] pensava che io come al solito mi mettessi “a cuccia” e credo non si aspettasse la mia reazione […] invece ho deciso di reagire.

Mi ha tirato delle sberle e io l’ho spinto dicendomi di lasciarmi stare. Lui ha ripreso asserendo “tu non ci conosci” parlando di lui e di lei. [...] La prima volta che mi ha preso per il collo eravamo in corridoio e io mi trovavo contro la parete; quella volta non a stretto così forte, voleva solo spaventarmi. Io è vero continuavo a sfotterlo e a ridergli in faccia, ero stufo di sentire le lodi di __________. [...] C’è poi stata una tregua [...]. Probabilmente ho toccato un altro tasto riguardante __________ che lo ha fatto ancora arrabbiare, […]. Mi ha preso per il collo una seconda volta, sbattendomi contro il muro e tenendo la sua mano stretta al suo collo. Io non l’ho mai visto così arrabbiato, con gli occhi così spiritati. Io facevo fatica a respirare.

ADR che tutte e tre le volte mi ha preso per il collo con entrambe le sue mani.

Quando mi hai lasciato il collo, ha visto che io mi sono spaventata e piangevo. Non so da dove ha tirato fuori un nocino; ha riempito un bicchiere tipo quelli per l’acqua più o meno per metà. Io pensavo che fosse vino perché lui aveva detto così e visto che io ho iniziato a berlo adagio, lui ha dato un colpo al bicchiere facendomelo ingoiare tutto in un sorso, facendo loro rovesciare anche in parte addosso. [...]

Io continuavo a prendere per i fondelli __________ e lui si arrabbiava sempre di più. È quindi arrivato a prendermi per il collo di peso, Alzandomi e facendomi sedere sull’angolo del piano della cucina, continuando a stringere il collo. E a quel momento che credo di aver perso i sensi perché poi mi sono ridestata a terra davanti al camino […] ADR che mi sono resa conto che la terza volta mi ha stretto così forte che ho pensato di morire. Non riuscivo ad urlare e neppure a respirare. Ho pensato “stavolta non mi ripiglio più“.

ADR che tra il primo e il secondo afferramento al collo io mi sono avvicinata a lui mentre si trovava nel suo studio piegato verso la cassettiera [...].

A quel momento mi è aumentato il nervoso e quando lui si è girato verso di me gli ho tirato un ceffone che lo ha colpito sulla guancia. […]  ha reagito urlandomi di essere pazza perché gli avevo lesionato un timpano e che __________.

ADR che quando io prendevo per i fondelli __________ lui mi minacciava dicendomi “ti ammazzo” aggiungendo “e non faccio un giorno di galera perché non sono carcerabile”.

Quando mi sono destata ho già detto di essere rimasta ferma e immobile, cercando di neanche di respirare. Lui mi ha dato un colpo con i piedi sul corpo e l’ho sentito allontanarsi. Quando sentito la porta chiudersi mi sono alzata e sono andata in bagno a lavarmi. Sentivo il sangue in bocca. Visto che quando sono arrivate la polizia e l’ambulanza io mi trovavo nuda perché così mi ha detto mia mamma, deduco che mi ero fatta una doccia e mi ero sciacquata.

Mi si dice che IM 1 nega di avermi colpito con pugni pedate ed asserito di aver semplicemente tentato di intervenire nel mentre io cercavo di farmi male tagliarmi con dei coltelli e poi strangolarmi.

È brutto sentire queste cose e mi fa male. Come posso essermi rotta da sola la vertebra del collo? Io mi taglio questo è vero e mostre presenti quello che mi sono fatta di recente dopo aver sentito la madre di IM 1 che mi diceva che il 2 dicembre sarebbe uscito di prigione io sono terrorizzata, così come lo è mia mamma.[…] è falso.[...] Io speravo che lui raccontasse un po’ quello che era capitato, anche se aggiungendo particolari falsi. […] ADR che ribadisco di avergli dato unicamente una sberla. […]  mi fa molto male sentire che IM 1 ha raccontato che ho consumato cocaina in vena. Ho paura degli aghi; quella sera non ho consumato cocaina, l’ho fatto il giorno prima. [...] Io mi faccio male, è vero mi taglio, non lo faccio perché tento il suicidio ma perché voglio farmi male. Mi sembra che in questo modo la mia ansia diminuisca. [...]”

(VI PP 08.11.2017, p. 7, AI 57).

Nel lungo verbale di confronto del 16 febbraio 2018 (videoregistrato, trascrizione agli atti), l’AP ACPR 1 ha ribadito di non essersi mai autoinflitta le lesioni al collo e ha sostenuto l’assurdità di una simile versione, pur ammettendo di farsi spesso del male da sola e di aver, quella sera, ripetutamente provocato l’imputato a causa della sua gelosia verso __________. Ha pure affermato di essere stata consapevole che nel nocino offertole dall’imputato, l’uomo vi aveva sciolto delle pastiglie allo scopo di calmarla. In generale, per ciò che attiene ai fatti, ha così dichiarato:

" […] lesioni così, tre TAC mi hanno fatto, ho… ho delle lesioni… io devo essere operata al collo, […] come avrei fatto da sola? […] io gli lancio cose, è vero… però non gli lancio i coltelli… […] io gli dicevo ma perché non ammetti che questa ragazza sta di nuovo cercando di mettere zizzania fra di noi? E lui “no, non è vero, no, non è vero.” […] non gli ho dato calci, non gli ho dato… io di certo non l’ho strozzato… lui avrà stretto finché ho perso i sensi io non lo so… […] avevo dentro nel naso e non so in gola del sangue…[…] avevo paura che mi uccidesse che finisse lavoro.[…] mi prendeva con i piedi… contro di me per vedere se… se ero morta… svenuta che cazzo ne so… poi è andato su da mia madre a raccontargli la sua barzelletta, che io sono impazzita che ho fatto tutta da sola e tutto questo per liberare la casa e poter farsi… l’ha scritto no… finalmente mi sono liberata di lei…[…] che io mi sia fatta male con i soliti tagli di coltello e con i soliti… taglierino… un taglierino… preso in mano? Si mi pare di si… che abbia fatto quello non lo metto in dubbio… ho tentato di tagliarmi si… per fargli capire quanto stavo male… era per fargli paura… […] mi sono data un paio di sberle si… capirai che male mi potevo fare… ma come diavolo faccio a strangolarmi?

[…] per il collo non era la prima volta che mi prendeva… in diverse occasioni anche in precedenza, ma mai così… 3 o 4… presa per il collo… quante volte?... tre… l’ultima volta.. in cucina e ne sono sicura… mi ha addirittura sollevato per il collo tenendomi con due mani, mi ha messo sulla… dove c’è qua c’è la finestra… e poi sono arrivata sul pavimento […] davanti al camino… lui avrà stretto finché ho perso i sensi…

[…] e poi lui mi ha detto tu a me non mi lasci, io non me ne vado e se ti vuoi lasciare tu mi lasci in quattr’assi, cioè in una bara e basta…[…] quando lui mi teneva… quando lui mi ha detto… l’ultima… l’ultima volta io ti ammazzo, ti ammazzo…[…] mi ha fatto anche così, cioè nel senso bevilo cioè bevilo (ndr. il nocino)… io sapevo che c’erano dentro anche le pastiglie… […] voleva farmi calmare, pensavo che era per quello non pensavo che si era messo già d’accordo con la __________ di eliminarmi e portarmi… farmi portare via, non di eliminarmi…uccidermi, ma di farmi mettere alla neuro…”.

(Trascrizione verbale di confronto 07.12.2017, AI 82; VI PP 16.02.2018, p. 4-7, AI 113).

In merito allo stato psico-fisico dell’AP ACPR 1 la sera dei fatti, si richiamano le analisi di laboratorio effettuate sui campioni prelevati il 26 settembre 2017 al momento del suo ricovero, dai quali risulta uno stato di coscienza alterato dalla presenza di sostanze stupefacenti, di medicamenti e di alcool, e meglio:

- Benzodiazepine positivo

- Cocaina positivo

- Tetraidrocannabinolo positivo

- Morfina/Oppiacei positivo

- Metadone positivo

- Alcolemia 0.66 g/L

(AI 58).

Circostanza confermata dalla stessa ACPR 1 che ha dichiarato:

" […] avevo usato la coca il giorno prima eh… poi se mi dice che usa… eh… mescolavamo l’eroina alla cocaina, la tiravamo di naso, quindi ero piena.[…] Io prendo medicamenti, benzodiazepine e metadone.[…] consumavamo assieme poi trascendevamo…”

(Trascrizione verbale di confronto 07.12.2017, p. 34-35 plico 1, AI 82)

In merito alle lesioni subite dall’AP ACPR 1 a seguito della lite, queste sono state confermate da diversi rapporti medici, come di seguito:

" Dislocazione mesiale del corno superiore della carti

72.2018.83 — Ticino Tribunale penale cantonale 31.08.2018 72.2018.83 — Swissrulings