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Ticino Tribunale penale cantonale 04.10.2016 72.2014.11

4 ottobre 2016·Italiano·Ticino·Tribunale penale cantonale·HTML·15,054 parole·~1h 15min·4

Riassunto

Autore colpevole di truffa ripetuta e di falsità in documenti ripetuta: per avere ripetutamente ingannato con astuzia i funzionari preposti all’esecuzione di ordini bancari, ottenendo l’indebito prelevamento di ITL 21 milioni, di EUR 311'860.00 e di un certificato rappresentante titoli

Testo integrale

Incarto n. 72.2014.11 72.2016.152

Lugano, 4 ottobre 2016/md

Sentenza In nome della Repubblica e Cantone Ticino

La Corte delle assise correzionali di Lugano

composta da:

giudice Amos Pagnamenta, Presidente

Cristina Laghi, vicecancelliera

sedente nell’aula penale minore di questo palazzo di giustizia, per giudicare

nella causa penale       Ministero Pubblico

e in qualità di accusatori privati:

ACPR 1

patrocinata dall’avv. RAAP 1

ACPR 2

patrocinata dall’avv. RAAP 2,

contro

IM 1 rappresentato dall’avv. DUF 1

imputato, a norma dell'atto d'accusa 10/2014 del 17 gennaio 2014, emanato dal Procuratore pubblico PP 1, di

                                   1.   truffa, ripetuta

per avere,

a __________ ed in altre imprecisate località,

nel periodo ottobre 2001 - luglio 2006,

per procacciare a sé e ad altri un indebito profitto, ripetutamente ingannato con astuzia i funzionari preposti all’esecuzione degli ordini della banca __________ (__________), succursale di __________ (già __________), inducendoli in tal modo ad atti pregiudizievoli al patrimonio di ACPR 1, titolare della relazione nr. __________ denominata __________,

presentando ai funzionari bancari, direttamente o per interposta persona, in diverse occasioni, procure per il prelevamento di denaro dal conto __________ apparentemente sottoscritte dalla titolare della relazione, facendo loro credere in questo modo, contrariamente al vero, che l’avente diritto li aveva autorizzati, mentre in realtà tali autorizzazioni al prelevamento erano state da lui allestite ad arte, all’insaputa della titolare del conto, di cui aveva falsificato la firma, ricevendo in questo modo, direttamente o per interposta persona, il denaro prelevato,

e meglio, per avere proceduto o fatto procedere, facendosi successivamente consegnare il denaro, ai seguenti prelevamenti dalla relazione __________:

                                1.1   in data 11 ottobre 2001, la somma di ITL 21 milioni, a mano di una falsa procura al portatore di data 11 ottobre 2001;

                                1.2   in data 18 giugno 2002, la somma di EUR 45'810.00, a mano di una falsa procura al portatore di data 18 giugno 2002;

                                1.3   in data 10 marzo 2003, la somma di EUR 15’150.00, a mano di una falsa procura a favore di __________;

                                1.4   in data 26 giugno 2003, la somma di EUR 20’500.00, a mano di una falsa procura a favore di __________ e/o __________ di data 26 giugno 2003;

                                1.5   in data 24 settembre 2003, la somma di EUR 25’500.00, a mano di una falsa procura a favore di __________ di data 24 giugno 2003;

                                1.6   in data 2 giugno 2004, la somma di EUR 40’400.00, a mano di una falsa procura a favore di __________ di data 2 giugno 2004;

                                1.7   in data 15 settembre 2005, il certificato rappresentante i titoli denominati __________ no. val. __________, a mano di una falsa procura a favore di __________ di data 15 settembre 2005;

                                1.8   in data 27 marzo 2006, la somma di EUR 30’500.00, a mano di una falsa procura a suo favore di data 27 marzo 2006;

                                1.9   in data 5 luglio 2006, la somma di EUR 134’000.00, a mano di una falsa procura a favore di __________ di data 5 luglio 2006;

ottenendo in questo modo l’indebito prelevamento di ITL 21 milioni e EUR 311’860.00 e del certificato rappresentate i titoli __________, valori patrimoniali consegnatigli, in Svizzera o in __________, e usati dall’imputato per scopi personali;

fatti avvenuti: nelle circostanze di luogo e di tempo indicate;

reato previsto: dall’art. 146 cpv. 1 CP;

                                   2.   falsità in documenti, ripetuta

per avere,

a __________ ed in altre imprecisate località,

nel periodo ottobre 2001 - luglio 2006,

per procacciare a sé o ad altri un indebito profitto,

ripetutamente formato documenti falsi e fatto uso, a scopo di inganno, di tali documenti,

e meglio per avere, come descritto al punto 1 del presente atto d’accusa, ripetutamente allestito e/o fatto allestire a terzi in buona fede le false autorizzazioni al prelevamento, nelle quali aveva falsificato la firma della titolare del conto, facendone in seguito uso;

fatti avvenuti: nelle circostanze di luogo e di tempo indicate;

reato previsto: dall’art. 251 cifra 1 CP;

ed inoltre, imputato, a norma dell’atto d’accusa 133/2016 del 12 agosto 2016, emanato dal Procuratore pubblico PP 1, di

                                   1.   truffa, ripetuta

per avere,

a __________ ed in altre imprecisate località,

nel periodo maggio 2006 - febbraio 2007,

per procacciare a sé e ad altri un indebito profitto, ripetutamente ingannato con astuzia funzionari della banca __________ (ora __________), inducendoli in tal modo ad atti pregiudizievoli al patrimonio di ACPR 2, per complessivi € 30'319.67,

e meglio, per avere,

presentando ai funzionari bancari, in due occasioni, per il tramite di una terza persona che agiva in buona fede, istruzioni per il prelevamento di denaro dal conto __________ apparentemente sottoscritte dalla titolare della relazione ACPR 2, facendo loro credere in questo modo, contrariamente al vero, che provenissero dall’avente diritto, mentre in realtà erano state allestite all’insaputa della titolare del conto, della quale egli aveva falsificato la firma, rispettivamente aveva abusato della firma autografa da lei in precedenza consegnatagli su di un foglio firmato in bianco,

ricevendo in questo modo il denaro prelevato,

e meglio:

                                1.1   € 10'000.00, prelevati il 16 maggio 2006 a mano di un falso ordine di prelievo di data 16 maggio 2006;

                                1.2   € 20'319.67, prelevati il 22 febbraio 2007 a mano dell'ordine di chiusura conto di data 19 febbraio 2007;

valori patrimoniali usati dall’imputato per scopi personali;

fatti avvenuti: nelle circostanze di luogo e di tempo indicate;

reato previsto: dall’art. 146 cpv. 1 CP;

                                   2.   falsità in documenti, ripetuta

per avere,

a __________ ed in altre imprecisate località,

il 16 maggio 2006 e nel periodo 19-22 febbraio 2007,

per procacciarsi un indebito profitto,

formato documenti falsi e fatto uso, a scopo di inganno, di tali documenti,

e meglio per avere, con il concorso di terzi in buona fede, allestito i due falsi ordini bancari menzionati al punto 1 del presente atto d’accusa, nei quali aveva falsificato la firma della titolare del conto __________, rispettivamente aveva abusato della sua firma autografa, facendone in seguito uso come descritto al punto 1 del presente atto d’accusa, allo scopo di sottrarre dalla relazione bancaria menzionata € 30'319.67;

fatti avvenuti: nelle circostanze di luogo e di tempo indicate;

reato previsto: dall’art. 251 cifra 1 CP;

Presenti:                   -   il Procuratore pubblico PP 1 in rappresentanza del Ministero Pubblico;

                                     -   l’avv. DUF 1, difensore d’ufficio dell’imputato IM 1, a sua volta assistito dall’MLaw __________.

Espletato il pubblico dibattimento dalle ore 14:11 alle ore 17:03.

Evase le seguenti

questioni:                     Verbale del dibattimento 4 ottobre 2016

Il Presidente constata l’assenza dell’imputato.

Il Presidente constata che l’imputato è stato regolarmente citato con lettera raccomandata del 22 settembre 2016 (doc. TPC 28), indirizzata all’avv. DUF 1, presso il cui studio l’imputato ha eletto domicilio legale.

L’imputato non ha presentato giustificazioni per la sua assenza.

Il Presidente richiama il verbale del dibattimento del 22 settembre 2016 (prima udienza) e constata che l’imputato ha avuto sufficienti opportunità di esprimersi sui reati a lui contestati e che la situazione probatoria consente la pronuncia di una sentenza anche in assenza dell’imputato.

Le parti danno atto che oggi vi sono le condizioni per procedere in contumacia.

Sentiti:                       -   il Procuratore pubblico, per la sua requisitoria, il quale formula e motiva le seguenti conclusioni: la storia al centro del procedimento odierno ci riporta agli inizi degli anni ’90, ad anni di allegria, anni in cui l’economia tirava, in cui in __________ arrivavano costanti flussi di denaro proveniente dall’__________. IM 1 in quegli anni è un promotore finanziario, ha vari clienti e ad alcuni di questi consiglia di portare denaro in Svizzera. IM 1 non è gestore della maggior parte dei conti, si limita ad avere un ruolo defilato, ha un contratto per cui viene remunerato dalla banca sulla base del patrimonio che la banca può investire grazie a lui. La maggior parte dei clienti che vengono apportati da un apportatore __________ sviluppa un rapporto con la banca, mentre alcuni, per riservatezza, timorosi ad avere troppi rapporti con la banca e troppe prove documentali sulla consegna dei soldi in Svizzera, i quali non hanno alcun rapporto con la banca. IM 1 è la persona di fiducia di queste persone, il consulente __________, che li porta in banca, funge da intermediario, anche per il deposito e i prelevamenti dei soldi e quando vogliono sapere come va il conto in Svizzera. Per gli stessi motivi per cui non vogliono avere rapporti con la banca, non vogliono neppure avere in __________ documentazione della banca, per cui le indicazioni vengono fatte oralmente da IM 1 o con fogli anonimizzati prodotti da IM 1. Ad un certo punto arriva la crisi e l’idillio inizia a rompersi. I primi presagi li abbiamo già nel 2006, quando un cliente in banca si lamenta di alcuni prelevamenti. Nel 2009 uno dei clienti apportati da IM 1 a __________, il titolare del conto __________, per cui IM 1 aveva sempre funto da intermediario, si presenta direttamente in banca senza avvisare IM 1 per vedere la sua situazione, accorgendosi che il saldo che gli era stato riferito da IM 1 non trovava riscontro con quello che effettivamente c’era sul conto, mancavano tanti soldi. Quindi __________ comincia a preoccuparsi e cercare di chiarire l’accaduto, si reca assieme a IM 1 presso il cliente, ed emerge che IM 1 nel corso degli anni ha riferito dei saldi inesatti del cliente per coprire degli ammanchi e IM 1 stesso ammette di avere fatto la cresta su alcuni prelievi. Contemporaneamente arriva un altro cliente con una situazione analoga, la titolare del conto __________. __________ a questo punto capisce la malparata, si presenta al MP e denuncia IM 1. IM 1 riferisce di 4 conti potenzialmente malversati. Tre di questi, contattati, non si sa per quale motivo, danno atto che la questione per loro è a posto. Di fronte a queste dichiarazioni, non sono stati fatti ulteriori accertamenti su questi conti. Il procedimento si focalizza dunque sull’unico conto che aveva già indicato __________, che nel frattempo è stato oggetto di denuncia da parte della titolare, il conto __________.

ACPR 1 è un’amica e vicina di IM 1, vi era una frequentazione di lunga data delle rispettive famiglie, la fiducia era totale e IM 1 gestiva i beni di ACPR 1 anche in __________. ACPR 1 sporge denuncia penale in __________ nei confronti di IM 1 e intenta pure una causa civile, mentre in Svizzera segue un’altra strategia, la quale consiste nello sporgere denuncia penale contro la banca e la fiduciaria __________, strategia che non trova grande successo in Svizzera, perché il sottoscritto ha decretato che le associazioni di responsabilità penale di certo non ne hanno e neppure altre persone al loro interno hanno responsabilità penali (decreto d’abbandono e di non luogo, entrambi confermati in sede di ricorso), posto che l’unica persona che ha commesso reato è IM 1, il quale ha ingannato la banca sfruttando la fiducia che veniva in lui riposta per danneggiare il patrimonio dell’AP.

L’accusa è la prima a ritenere che ACPR 1 non è completamente trasparente nelle sue dichiarazioni e di conseguenza non è penalmente credibile, e questo per due motivi: o non si ricorda bene le cose, oppure la strategia che ha scelto – andare contro la banca – le implica di non riconoscere talune firme che ha messo o taluni atti che ha effettivamente compiuto. Sapendo di dover prestare attenzione alle dichiarazioni di ACPR 1, l’accusa ha verificato tutte le sue dichiarazioni, ne ha controllato la conformità con quanto era agli atti e laddove vi erano dei forti dubbi circa la veridicità non ha ritenuto di avere sufficienti elementi per imputare a IM 1 delle operazioni che la querelante gli imputava. È per questo che alcuni prelevamenti denunciati come falsi non si trovano nell’AA, ma l’accusa si è limitata a fatti oggettivi. Un elemento oggettivo importante per fare da discrimine tra le malversazioni imputabili a IM 1 e quelle a lui non imputabili, è la falsità delle firme. IM 1 faceva arrivare alla banca un documento con il quale si faceva il prelevamento, gli accordi presi erano che il cliente che aveva bisogno soldi faceva arrivare a IM 1 un foglio firmato in bianco, IM 1 spediva il foglio firmato in bianco al domicilio di __________, __________ lo riceveva e lo faceva compilare secondo le istruzioni che IM 1 gli dava al telefono. I soldi venivano poi fatti recapitare a IM 1 tramite professionisti che si occupavano di questo servizio e in alcuni casi si recava IM 1 direttamente a prenderli. La prassi descritta per i prelevamenti è inimmaginabile oggi, ma queste malversazioni non sono di oggi, ma datano degli anni ’90, anni in cui le banche avevano prassi completamente diverse e i livelli di sicurezza erano adattati all’epoca storica degli atti. Con questo sistema IM 1 nel corso degli anni, ingannando i funzionari della banca, ha effettuato 8 prelevamenti truffaldini. La falsità della firma di ACPR 1 sulle procure, è stata accertata dalla perizia del Dr. __________ dell’Università di __________.

Sulla qualità e sull’attendibilità della perizia, l’accusa rileva che la stessa è stata commissionata da __________, allorquando la medesima è stata attaccata da ACPR 1, la quale chiedeva il risarcimento del danno subìto, e quindi __________ aveva ogni interesse a che le firme venissero riconosciute come vere. Le parti durante il procedimento hanno avuto ogni possibilità di proporre anche una propria perizia, ma ciò non è stato. IM 1 si è limitato a contestare la perizia dicendo che aveva un problema di presupposti, e meglio che il perito si era basato su alcune firme che ACPR 1 considerava false, ma è stato detto che ACPR 1 è dovuta scendere a patti con la verità, ella ha contesto delle firme che è assurdo contestare, e meglio il set d’apertura del conto ed altro, quando ha negato ACPR 1 era in una fase di negazione totale, affermando di non avere firmato nulla. In modo processualmente economico è stata fatta fare una perizia dalla Polizia Scientifica sulle firme contestate, la quale ha stabilito che si trattava di firme al 100% originali.

IM 1, dal canto suo, si è limitato a negare gli addebiti, sostenendo che tutti i soldi prelevati sono sempre stati consegnati alla cliente direttamente dalla banca e negando di avere falsificato le firme. IM 1 mente quando descrive il modo in cui avrebbe fatto pervenire alla banca le istruzioni per il prelevamento di ACPR 1, affermando che lui spediva i soldi ricevuti dalla cliente, ma non li vedeva, siccome riceveva dai clienti una busta chiusa che lui a sua volta inseriva in un’altra busta che spediva poi a __________. Ma questo è assurdo siccome è IM 1 la persona di fiducia di ACPR 1 e in ogni caso IM 1 viene smentito da __________, il quale dice che l’imputato gli mandava il foglio firmato in bianco dalla cliente. IM 1 mente anche quando dice di non avere mai ricevuto soldi dalla banca per la cliente. L’incarto è pieno di smentite di queste dichiarazioni di IM 1, in primo luogo quelle del teste O.T.. IM 1, che era l’unico referente per questo conto, nega di avere mai saputo quanto era il saldo. Quando viene confrontato all’evidenza dei fatti, ad esempio che alcuni prelevamenti riportavano la sua firma, dà sempre la stessa risposta, ovvero si avvale della facoltà di non rispondere. IM 1 ha mentito anche sulla sua situazione personale, avendo assicurato che quella con ACPR 1 era la sua unica vertenza anche in __________, mentre si è visto che oltre a ACPR 1 ha avuto gli stessi problemi anche con altri clienti. Di fronte alla totale incredibilità delle sue dichiarazioni, che si scontrano in modo incontrovertibile con prove certe, IM 1 si avvale della facoltà di non rispondere, al posto di dare delle spiegazioni, e a processo non si presenta. Non resta quindi che basarsi sulle risultanze e tirare le conclusioni. IM 1 è autore colpevole della truffa contestatagli nell’AA del 17 gennaio 2014.

Per quanto attiene all’AA del 12 agosto 2016, quando __________ nel 2002 lascia la banca e va in __________, prende quale gestore esterno tutti i mandati di cui si occupava già come direttore, non però il conto __________, perché già nel 2002 era un conto con un saldo troppo basso per una gestione.

ACPR 2 è una signora molto benestante di __________, IM 1 introduce la cliente in __________ e nel 1995 viene aperta la relazione. ACPR 2 è una di quelle clienti che non vuole aver nulla a che fare con la Svizzera e tutti i rapporti tra la cliente e la banca vengono intrattenuti da IM 1. Nel corso degli anni ACPR 2 ha consegnato ITL 400 mio a IM 1 affinché li mettesse sul conto svizzero, ma apparentemente sul conto ne è arrivata unicamente una parte (AI 24). Ma poco importa, perché se vi è stato questo reato da parte di IM 1, è un reato commesso in __________, perché è in __________ che ha ricevuto i soldi. Però IM 1 ha saccheggiato questo conto già a partire dal 2000, in Svizzera. Abbiamo numerose operazioni contestate dalla cliente, purtroppo al momento della denuncia nel 2014 parecchie erano già prescritte. Quelle rimanenti e che ritroviamo nell’AA sono solo le ultime due operazioni, un prelevamento e la chiusura del conto.

ACPR 2 sin dal suo primo verbale riconosce di aver consegnato a IM 1 diversi fogli firmati in bianco nel corso degli anni. Riconosce di avergliene consegnati tre per il conto svizzero, ma non può escludere di avergliene consegnati anche per i conti __________ (AI 25, p. 3). Sappiamo che IM 1 disponeva di ordini firmati in bianco, per cui diventa poco importante precisare se IM 1 ha abusato della firma data in bianco o ha falsificato la firma della cliente. Anche quelle volte che la cliente gli ha dato la firma in bianco per prelevare non abbiamo alcun riscontro che IM 1 abbia effettivamente prelevato il denaro utilizzando quella procura, ma potrebbe avere anche attinto da averi in __________. L’inchiesta comunque ha accertato tramite perizia (AI 64) che la firma del 16 maggio 2006, mentre quella dell’ordine di chiusura probabilmente non è falsa, quindi in dubio pro reo diciamo pure che non è falsa, ma vi è stato l’abuso della firma rilasciata in bianco dalla cliente. ACPR 2 rilascia dichiarazioni solide, riconosce dall’inizio di avere commesso una leggerezza, pur avendo intentato una causa civile, ella racconta semplicemente le cose come stanno.

A fronte di queste accuse, fotocopie di quelle di ACPR 1, e dei riscontri oggettivi, IM 1 non risponde dando solide spiegazioni, ma ripropone come sua difesa ufficiale una storiella che nel 2010 si è inventato per la cliente ACPR 2: la colpa della sparizione dei fondi sarebbe la cattiva amministrazione da parte della banca, in particolare l’acquisto da parte della banca, in violazione del mandato che voleva una gestione conservativa, dei bond argentini che avrebbero poi perso il loro valore. Peccato che tutti i prelevamenti abusivi contestati da soli bastano a svuotare il conto. La relazione è stata chiusa nel febbraio 2007. Nel 2010, quando IM 1 è in difficoltà con gli altri clienti, IM 1 contatta la ACPR 2 dicendole che c’è un’urgenza e che la banca ha perso tutti i suoi soldi. La cliente prende la freccia rossa e si reca immediatamente a __________ per incontrarsi con l’avvocato consigliatole da IM 1, il quale però non fa nulla siccome non c’è nulla da fare. IM 1 deve tamponare e sceglie questa via per la cliente, inventandosi che la banca avrebbe perso tutto. La falsità di questa spiegazione emerge in modo manifesto dalla lettura delle dichiarazioni di IM 1, egli è sopraffatto dalle sue bugie e, confrontato con la realtà dei fatti, continua a contraddirsi, dimostrando la totale inattendibilità della sua difesa. Da un lato vi sono dati oggettivi che lo incolpano e lui si difende mentendo e raccontando una storia assurda.

Non ci resta quindi che basarci sugli elementi oggettivi.

In diritto rileva che in entrambi i casi IM 1 inganna astutamente dei funzionari di banca inducendoli ad atti pregiudizievoli ai danni del patrimonio delle due clienti. Non lo fa sempre direttamente, ma utilizza anche degli strumenti inconsapevoli. L’inganno consiste nel sottoporre le false richieste di prelevamento e l’astuzia consiste nella presentazione di documenti con firme falsificate. Bisogna tenere conto del tessuto in cui queste circostanze si sono svolte, era così che si operava, per discrezione, coi clienti __________.

Pacifiche le falsità in documenti contestate.

Per quel che ne è della pena, inizia col dire che ci troviamo di fronte ad una Corte delle assise correzionali perché quando ha stilato il primo atto d’accusa riteneva di poter contenere la pena. Poi è arrivato il secondo caso, con importi piuttosto limitati, e dunque anche per economia processuale, considerando il tempo trascorso dai fatti e che con ogni probabilità non ci sarà un effettivo carcere che IM 1 dovrà subire, ha ritenuto di rimanere davanti ad una Corte a composizione monocratica.

IM 1 tradisce la fiducia dei suoi clienti, dei funzionari di banca, quelli che gli permettono di lavorare e tradendoli si appropria del denaro dei clienti. Il denaro è l’oggetto del suo rapporto coi clienti e lui glielo ruba. L’inganno si protrae sull’arco di numerosissimi anni e viene mantenuto in tutto il periodo, sull’arco di tutta la durata dei fatti IM 1 ha sempre mantenuto nell’errore i clienti, continuando a mentire e reiterare le truffe, ha vissuto per anni nell’inganno e nella menzogna. E tutto ciò esclusivamente per avidità, motivo al 100% egoistico. Era tutto pianificato. IM 1 era uno stimato professionista __________ con numerosi clienti, stava bene e poteva vivere benissimo senza rubare un centesimo ai suoi clienti. Aveva quindi la possibilità di non commettere questi reati. Evidentemente ne voleva di più. La colpa a suo carico è una colpa grave e nulla nel suo atteggiamento processuale e nel suo comportamento nei confronti delle vittime può essergli d’aiuto nella commisurazione della pena, al contrario. Solamente l’incensuratezza e il lungo tempo trascorso dai fatti costituiscono delle circostanze favorevoli. La prognosi al momento non si può dire negativa. Chiede la condanna di IM 1 alla pena detentiva di 2 (due) anni, sospesa condizionalmente per un periodo di prova di 2 (due) anni e che venga condannato ad una multa di CHF 10'000.00. La multa è una pena effettiva e direttamente legata al suo modo di agire. Chiede inoltre che venga condannato a risarcire l’AP ACPR 2 i così come richiesto da quest’ultima;

                                     -   all’MLaw __________, difensore dell’imputato IM 1, il quale formula e motiva le seguenti conclusioni: sui fatti che emergono dall’inchiesta ACPR 1 l’imputato ha sempre negato le accuse mossegli affermando che i prelevamenti effettuati erano regolarmente autorizzati dalla cliente. Le affermazioni dell’imputato non sono state approfondite, nel senso che il PP non ha confrontato la cliente con le dichiarazioni dell’imputato secondo cui la cliente avrebbe fatto importanti acquisti in __________. L’imputato ha anche dichiarato che la cliente voleva fregarlo. Anche in questo caso il PP sembra non aver approfondito questa affermazione. L’attendibilità dell’AP non è cristallina in quanto ha negato inizialmente ogni sottoscrizione di documenti, salvo doversi ricredere di fronte alla perizia in atti. Anche l’attendibilità di __________ è da mettere in discussione. Nel verbale del 9 aprile 2016 egli ha negato l’incontro avvenuto in __________ presso un centro commerciale con IM 1 e __________ per un prelevamento di denaro che non è oggetto di questo procedimento; __________ ha sempre negato di avere ricevuto la somma di Euro 50'000.00, quando __________ ha confermato questo fatto. La difesa aggiunge che __________ ha dichiarato di non essersi recato in banca nel 2012 per chiudere la relazione __________, ciò che invece la madre ha riferito. Arriviamo a dire che diverse affermazioni di ACPR 1 e __________ sono quantomeno inattendibili e mettono in discussione la loro credibilità. Solo su queste affermazioni si basa l’impianto dell’accusa per costruire le ipotesi di reato. Inoltre la pratica bancaria di usare le deleghe firmate in bianco e i prelievi per interposta persona, il trasporto in __________ per vie non ufficiali, per motivi di discrezione anche nei confronti del fisco __________, confonde le acque, al punto che, secondo la difesa, rende impossibile dimostrare in un senso e nell’altro chi abbia ricevuto questo denaro e quando. Non è quindi dimostrato oltre ogni ragionevole dubbio che IM 1 abbia ricevuto tutte le somme contestategli o se non le abbia effettivamente consegnate all’AP, posto che anche per le somme che la medesima ha dichiarato di avere ricevuto non vi sono delle ricevute o delle prove che vanno oltre le dichiarazioni dell’AP stessa.

Per quanto attiene ai fatti relativi a ACPR 2, rileva che l’AP nega di aver mai approvato il primo prelievo, ma due impiegati della banca (__________e __________) confermano una telefonata di controllo alla cliente. Pur parlando in codice hanno confermato entrambi che la signora aveva capito di cosa si stava parlando, siccome avevano fatto riferimento al conto __________. Anche in questo caso l’imputato ha dichiarato di conoscere lo scopo dei prelevamenti. Dai verbali non risulta che il PP abbia confrontato l’AP con queste affermazioni o abbia approfondito in altro modo. Anche qui la prassi bancaria confonde talmente le acque che non è possibile capire chi abbia prelevato i soldi. Anche qui non è quindi dimostrato oltre ogni ragionevole dubbio che IM 1 abbia ricevuto tutte le somme contestategli o se non le abbia effettivamente consegnate all’AP, posto che anche per le somme che la medesima ha dichiarato di avere ricevuto vi sono delle ricevute o delle prove che vanno oltre le dichiarazioni dell’AP stessa.

In diritto, sull’imputazione di truffa, rileva che trova difficile ravvisare astuzia nel caso delle operazioni più grossolane, dal momento che l’ufficio che si occupava della verifica delle firme ha apposto il timbro “sta bene firma” anche su quelle che – anche senza essere periti – apparivano grossolanamente falsificate. Inoltre non è dimostrato che le firme apocrife e i fogli firmati in bianco siano riconducibili all’imputato. Non essendo dimostrato che l’imputato non abbia consegnato le somme incriminate, non è dimostrato neppure che le abbia tenute per farne uso personale.

Sula falsità in documenti ritiene che le firme falsificate in modo più grossolano non siano atte a provare fatti di rilevanza giuridica. Negli altri casi non è dimostrato che vi fosse l’intenzione di farne un uso diverso da quello che volevano le clienti, in quanto il trasferimento del denaro non è tracciabile in assenza di qualsivoglia ricevuta o altro.

Sul fatto che il PP sostenga che IM 1 abbia effettuato personalmente quasi tutti i prelevamenti, rileva che la maggior parte dei prelevamenti risultano essere stati fatti da altre persone.

La difesa trova inoltre problematico il fatto che si ritenga un diritto dell’imputato, ovvero la facoltà di non rispondere, come la dimostrazione che non è stato in grado di spiegare taluni fatti. In alcuni casi la confusione può anche essere stata la causa della scarsa coerenza delle affermazioni da lui rilasciate, ciò che è stato ritenuto anche per le AP;

                                     -   l’avv. RAAP 2, che ha comunicato di non presenziare al dibattimento per una questione di economia dei costi, il 6 settembre 2016 ha presentato – per nome e per conto di ACPR 2 – richieste scritte (doc. TPC 16), postulando che l’atto d’accusa aggiuntivo del 12 agosto 2016 sia integralmente accolto e che IM 1 venga ritenuto colpevole di ripetuta truffa e ripetuta falsità in documenti.

Quale pretesa di natura civile, ha chiesto che IM 1 venga condannato a versare all’AP ACPR 2 Euro 30'319.67 oltre interessi del 5% a partire dal 16 maggio 2006, sull’importo di Euro 10'000.00, nonché a partire dal 22 febbraio 2007, sull’importo di Euro 20'319.67.

Ha in fine chiesto che IM 1 venga condannato a versare all’AP ACPR 2 CHF 5'500.00 a valere quale risarcimento delle spese di patrocinio sostenute nell’ambito del procedimento a carico dell’imputato, allegando la sua nota d’onorario del 6 settembre 2016.

Considerato,                  in fatto ed in diritto

                                    I)   Questione pregiudiziale

                                   1.   Il 22 settembre 2016 si è tenuta la prima udienza nel procedimento a carico di IM 1.

L’imputato, pur essendo stato regolarmente citato con lettera raccomandata del 17 agosto 2016 (doc. TPC 9), non si è presentato al dibattimento senza giustificare la sua assenza.

La difesa, dopo avere confermato che il suo assistito era informato del dibattimento, ha comunicato di non saper dire se questi avrebbe o meno dato seguito alla seconda citazione.

                                   2.   In tali condizioni, non potendosi procedere direttamente al giudizio in contumacia, giusta l’art. 366 CPP è stata indetta una nuova udienza il 4 ottobre 2016 (verbale dibattimentale 22.09.2016, p. 2).

Anche in occasione del secondo dibattimento, l’imputato – senza giustificazione e nonostante fosse stato regolarmente citato con lettera raccomandata del 22 settembre 2016 (doc. TPC 28) – non è comparso.

Constatato che l’imputato aveva avuto sufficienti opportunità di esprimersi sui reati a lui contestati e che la situazione probatoria consentiva la pronuncia di una sentenza anche in assenza dell’imputato, con il consenso delle parti il dibattimento si è tenuto in contumacia (verbale dibattimentale 04.10.2016, p. 2).

                                   II)   Curriculum vitae

                                   3.   IM 1, cittadino __________, è nato il __________ a __________.

Invitato dal PP ad esprimersi sulla sua situazione personale in occasione dell’interrogatorio del 23 novembre 2012 ha riferito:

" …omissis… A inizio __________ ho iniziato una collaborazione con il gruppo __________; sono stato incaricato di creare una rete di promotori finanziari nella mia regione, operazione riuscita; io ero in sostanza il responsabile dei promotori per la mia regione, e venivo remunerato in base agli affari apportati da tutti i promotori. Nel __________ ha ceduto le attività __________; io sono passato al gruppo __________, sempre con la stessa funzione. La mia attività continuava comunque a prosperare, e ciò fino all'aprile 2010, quando la cliente ACPR 1 ha inviato uno scritto __________ e ad altre banche, nel quale asseriva che io avessi effettuato dei movimenti non autorizzati, anche a contanti (…). A seguito di questo scritto __________ ha effettuato un controllo ispettivo su tutti i miei mandati, senza rilevare alcunché, e in particolare nessuna operazione a contanti, ciò che avrebbe comportato la mia radiazione dall'albo dei promotori finanziari. Nell'ambito degli accertamenti emerse comunque un sospetto di violazione di mono-mandato che mi legava con __________. Non potendolo negare (con riferimento alla collaborazione con __________), ho accettato l’uscita dal gruppo, che è comunque avvenuta con liquidazione dal mio portafoglio clienti (una sorta di indennità che viene accordata ai promotori quando lasciano l’istituto, e che naturalmente non verrebbe accordata in caso di colpe).

Preciso che in effetti dalla fine degli ’80, circa, ho iniziato ad appoggiare alcuni clienti in Svizzera, da __________, e ciò a seguito della richiesta di un mio cliente imprenditore, che mi presentò __________. Da allora, settembre 2010, non ho più lavorato. Non ho più pagato la tassa annuale dell'albo dei promotori finanziari, con il risultato automatico di una sospensione. Preciso che qualora versassi la quota verrei immediatamente reinserito nell'albo.

(…) dal settembre 2010 non ho più lavorato in quanta la mia situazione personale era estremamente dura. Avevo entrambi i genitori e la mia compagna affetti da ______. Non riuscivo dunque a riiniziare a lavorare, nonostante le numerose offerte ricevute da istituti di credito.

(…) ho vissuto con i risparmi e con la parte di liquidazione di __________, che non mi è stata pignorata dalla signora ACPR 1 nell'ambito del procedimento civile da lei iniziato nei miei confronti. Ora ho esaurito queste risorse e onestamente non so come farò. Ad oggi non ho né reddito né sostanza. Vivo in affitto.

(…) non ho debiti; vi è comunque la causa per EUR 785'683.00, promossa nei miei confronti da ACPR 1. In questo ambito sono stati posti sotto sequestro conservativo il saldo della mia liquidazione da __________ (non so indicare né l'ammontare, in quanto il sequestro è intervenuto prima della definizione dell'ammontare), l'auto del 2004, lo scooter e l'eredità dei miei genitori (una cascina con dei terreni agricoli nell'__________ e una casetta ad __________).

(…) nonostante il terribile momento vissuto dal 2010, io non mi sono ammalato e non ho dovuto ricorrere a cure mediche. Sono riuscito a rimanere in piedi, anche se la mia vita è peggiorata drasticamente. Dal profilo lavorativo ed economico ho perso tutto quello che avevo. Nel contempo ho dovuto affrontare l’aggressività della famiglia __________, che è arrivata a minacciare me e la mia famiglia, inclusa mia figlia, di morte. Ho sporto tre querele nei loro confronti per questi fatti, tutte precedenti alla loro lettera. Non conosco ad oggi l'esito delle querele. Presumo che non siano ancora state istruite. I tempi sono lunghi.

Dal profilo giudiziario, ho solo le cause con ACPR 1: una civile e una penale, per gli stessi fatti del procedimento svizzero. La denuncia svizzera è difatti sostanzialmente un copia-incolla di quella presentata in __________. (…) in __________ non mi vengono contestati illeciti riferiti alle relazioni __________, ma solo al conto __________.

Dal profilo familiare, mi sono sposato con __________. Ci siamo separati nel ______ e abbiamo divorziato verso il _____. Dal ____ convivo con __________, con la quale ho avuto una figlia il _______. Viviamo tutti assieme a __________.

(…) riconfermo di avere avuto problemi solo con la cliente ACPR 1. Non ho avuto alcun disguido con altri clienti.”

(VI PP 23.11.2012, p. 7 e 8, AI 78, ___________).

                                   4.   Interrogato sempre dal PP in merito alle sue prospettive future, l’imputato ha dichiarato:

"  Le mie prospettive future passano per un reinserimento lavorativo. Non escludo nel mio settore di competenza, ma non escludo neppure altre soluzioni. Al momento, miei eventuali redditi verrebbero pignorati a seguito della causa civile ACPR 1.”

(VI PP 23.11.2012, p. 9, AI 78, ___________).

Invitato ad esprimersi nuovamente sulla sua situazione personale nell’ambito del procedimento sfociato nell’atto d’accusa aggiuntivo 133/2016 del 12 agosto 2016, IM 1 ha riferito:

"  (…) la mia situazione personale non è sostanzialmente cambiata rispetto a quanto dichiarato al termine del procedimento penale ACPR 1. In particolare, non esercito alcuna attività lucrativa e i miei beni sono ancora sotto sequestro civile nell’ambito del contenzioso ACPR 1.”

(VI PP 15.04.2014, p. 12, AI 29, _____________).

                                   5.   Il prevenuto è incensurato in Svizzera (estratto del casellario giudiziale svizzero del 15 settembre 2016, doc. TPC 19).

Per contro, in __________ IM 1 è stato condannato, con sentenza del 10 giugno 2013 del Giudice di pace di __________, cresciuta in giudicato il 25 ottobre 2013, alla multa di Euro 400.00 per diffamazione (Estratto del casellario giudiziale __________ del 19 settembre 2016, doc. TPC 29).

In __________ il prevenuto è poi stato oggetto di un ulteriore procedimento penale derivante dal suo agire in danno di ACPR 1 e __________, sfociato nella sentenza del 3 settembre 2016 del Tribunale ordinario di __________, ad oggi non cresciuta in giudicato, con la quale è stato condannato alla reclusione di 1 anno e 4 mesi ed alla multa di Euro 2'000.00 per truffa pluriaggravata ed esercizio abusivo di attività di investimento autonoma e di autonoma gestione del risparmio (doc. dib. 1, allegato al verbale dibattimentale 22.09.2016).

A questo proposito va precisato che i fatti per cui IM 1 è stato ritenuto colpevole con tale sentenza – pur avendo quale danneggiata la medesima AP del procedimento in oggetto – non sono contemplati negli atti d’accusa del procedimento che ci interessa.

Non si pone pertanto alcuna problematica relativa al principio ne bis in idem posto che la sentenza __________ concerne fatti diversi e che la stessa non è comunque definitiva.

                                  III)   Inchiesta e atti d’accusa

                                   6.   Il 31 maggio 2010 __________, membro della direzione della società di gestione patrimoniale __________ di __________, già direttore dell’allora __________ (oggi __________), succursale di __________, per voce del suo rappresentante avv. __________, ha informato il Ministero Pubblico di malversazioni che sarebbero state commesse da IM 1, promotore finanziario __________ residente a __________ (Provincia di __________), in danno di alcuni clienti, nel frattempo diventati pure clienti di __________, parte delle quali commesse in territorio svizzero (AI 1, _____________), fatti precisati con scritto del 1. giugno 2010 (AI 2, _____________).

A seguito dell’audizione di __________, svoltasi il 2 luglio 2010 presso il Ministero Pubblico, il PP ha aperto l’istruzione penale nei confronti di IM 1 per i reati di truffa e falsità in documenti (AI 8, _____________).

                                   7.   Con esposto del 25 marzo 2011 (AI 1, ___________) ACPR 1 ha poi denunciato la __________ – istituto presso il quale, nel giugno 1998, per il tramite di IM 1, amico di lunga data, aveva aperto il conto no. __________, versando un importo corrispondente (oggi) a circa EUR 800'000.00 – e la __________ – società alla quale il 16 giugno 2003 ha conferito mandato di gestione del conto quale gestore patrimoniale esterno alla banca – per appropriazione indebita, truffa e falsità in documenti, reati ipotizzati in relazione a malversazioni, nel corso degli anni, della quasi totalità degli averi depositati sul conto.

L’autore principale delle malversazioni sarebbe stato IM 1 (contro il quale avrebbe inoltrato denuncia penale in __________), che nondimeno non avrebbe potuto agire da solo, ma avrebbe avuto dei complici all’interno delle predette società, segnatamente __________, __________, __________, __________ e __________. Nell’impossibilità, al momento della denuncia, di determinare la responsabilità penale dei complici, ha indicato la __________ e la __________, responsabili ai sensi dell’art. 102 cpv. 1 CP.

                                   8.   Il 16 settembre 2011 il PP ha decretato l’apertura dell’istruzione penale a carico di IM 1 e di ignoti per titolo di truffa, subordinatamente appropriazione indebita e falsità in documenti (AI 11, ___________).

                                   9.   ACPR 1 è stata interrogata il 19 settembre 2011, precisando il suo esposto penale (VI PP 19.09.2011, AI 14, ___________).

                                10.   Con decisione dell’11 ottobre 2011 il PP ha decretato il non luogo a procedere nei confronti di __________ e della __________, difettando i presupposti per l’apertura di un procedimento (AI 18; ___________).

                                11.   Con gravame del 24 ottobre 2011 ACPR 1 ha postulato che il predetto decreto di non luogo a procedere fosse annullato e che si facesse luogo al procedimento a carico della __________ e della __________ (AI 24, ___________), gravame respinto dalla Corte dei reclami penali del Tribunale d’appello con decisione del 23 febbraio 2012 (AI 43, ___________).

                                12.   Con decisione del 31 maggio 2012, il PP ha sospeso il procedimento contro IM 1 per quanto riguarda possibili malversazioni ai danni dei titolari dei conti citati da __________ nella notizia di reato di cui si è detto, ritenuto che non erano emersi fatti di rilevanza penale, la segnalazione di __________ essendosi rivelata fondata unicamente con riferimento alla cliente ACPR 1, titolare del conto __________ (AI 19, _____________).

                                13.   Per tali fatti, con atto d’accusa 10/2014 del 17 gennaio 2014, il PP ha rinviato a giudizio IM 1 per i reati di truffa ripetuta e falsità in documenti ripetuta.

                                14.   Con scritto del 20 gennaio 2014, la Pretura di ________, ha richiamato l’incarto _________, informando il Ministero Pubblico della pendenza di una causa civile intentata da ACPR 2 contro la __________ (AI 20, _________).

Appreso che ACPR 2 nel procedimento civile contro la banca aveva lamentato il fatto che IM 1 avrebbe effettuato dei prelevamenti non autorizzati dal suo conto bancario, il PP ha interpellato il legale della donna, avv. RAAP 2, per sapere se la sua cliente intendesse presentare denuncia penale nei confronti di IM 1 (AI 22, _________).

                                15.   Il 10 febbraio 2014 ACPR 2, per voce della sua patrocinatrice, ha inoltrato al MP un memoriale scritto, corroborato da pezze giustificative, riguardante le contestazioni mosse verso l’operato della banca __________ e di IM 1 (AI 24, _________).

Il 21 febbraio 2014 ACPR 2 si è quindi costituita AP ed è stata assunta a verbale dal PP, confermando l’esposto dei fatti presentato dalla sua patrocinatrice (VI PP 21.02.2014, AI 25, _____________).

                                16.   Per questi fatti, con atto d’accusa aggiuntivo 133/2016 del 12 agosto 2016, il PP ha rinviato a giudizio IM 1 per ripetuta truffa e ripetuta falsità in documenti.

                                 IV)   Principi applicabili all’accertamento dei fatti

                                17.   Giusta l’art. 139 cpv. 1 CPP, per l’accertamento della verità, il giudice – così come le altre autorità penali – si avvale di tutti i mezzi di prova leciti ed idonei secondo le conoscenze scientifiche e l’esperienza (Galliani/Marcellini, commentario CPP, n. 1 ad art. 139, p. 297).

Ai sensi dell’art. 10 cpv. 2 CPP il giudice valuta liberamente le prove secondo il convincimento che trae dall’intero incarto (Schmid, Praxiskommentar, n. 4 e 5 ad art. 10, p. 23; DTF 133 I 33; 117 Ia 401; STF 6B.936/2010 del 28 giugno 2011; 6B.10/2010 del 10 maggio 2010; 6B.1028/2009 del 23 aprile 2010). Il principio in dubio pro reo (art. 10 cpv. 3 CPP) è conseguenza della presunzione d’innocenza (art. 10 cpv. 1 CPP) garantita dagli art. 32 cpv. 1 della Costituzione federale, 6 n. 2 della Convenzione per la salvaguardia dei diritti dell’uomo e delle libertà fondamentali e 14 cpv. 2 Patti Onu II. Esso trova applicazione sia nell’ambito della valutazione delle prove sia in quello della ripartizione dell’onere probatorio (DTF 120 Ia 31). Riferito alla valutazione delle prove, esso significa che il giudice non può dichiararsi convinto dell’esistenza di una fattispecie più sfavorevole all’imputato quando, secondo una valutazione oggettiva del materiale probatorio, sussistano dubbi che i fatti si siano svolti in quel modo (DTF 127 I 38 nonché STF 6B.203/2008 del 13 maggio 2008 e 1P.20/2002 del 19 aprile 2002). Il precetto non impone però che l’assunzione delle prove conduca a un assoluto convincimento. Semplici dubbi astratti e teorici non sono sufficienti, poiché sempre possibili. Il principio è disatteso quando il giudice penale, dopo un’analisi globale e oggettiva delle prove, avrebbe dovuto nutrire rilevanti e insopprimibili dubbi sulla colpevolezza dell’imputato (DTF 127 I 38; 124 IV 86; STF 6B.253/2009 del 26 ottobre 2009; 6B.579/2009 del 9 ottobre 2009; CARP 17.2012.2 del 6 giugno 2012).

                                18.   In mancanza di prove dirette, un giudizio può fondarsi anche su prove indirette, cioè su indizi (STF 6P.218/2006 del 20 marzo 2007; 1P.333/2002 del 12 febbraio 2003; 1P.20/2002 del 19 aprile 2002). L’indizio per consolidata dottrina e giurisprudenza è una circostanza di fatto certa dalla quale si può trarre, dopo un processo di induzione condotto con un metodo rigorosamente logico e preciso sulla base di una loro valutazione d’insieme, una conclusione circa la sussistenza o non del fatto da provarsi (Hauser/Schweri/Hartmann, Schweizerisches Strafprozessrecht, Basilea 2005, §59, n. 12 a 15 e relativi richiami, p. 277; CARP 17.2014.103+122 dell’8 ottobre 2014 in re D.D.).

In assenza di prove tranquillanti e sicure, si può dunque emanare un giudizio di condanna soltanto se vi sono più indizi – cioè fatti certi – che, correlati logicamente nel loro insieme, consentano deduzioni precise e rigorose così da far concludere che l’esistenza dei fatti ritenuti nell’atto d’accusa non può essere ragionevolmente posta in dubbio (Hans Walder, Der Indizienbeweis im Strafprozess, in RPS 108 (1991) p. 309, citata in parte in STF 6P.72/2004 del 28 giugno 2004 ed in 6P.37.2003 del 7 maggio 2003; CARP 17.2011.55 del 26 ottobre 2011; 17.2011.1 del’8 aprile 2011; 17.2010.69 del’8 aprile 2011; CCRP 17.2009.59 del 9 giugno 2010).

                                  V)   Fatti di cui all’atto d’accusa 10/2014 del 17 gennaio 2014: AP ACPR 1

                                  1)   La versione dell’AP ACPR 1

                                19.   Nel suo esposto di denuncia del 25 marzo 2011 (AI 1, ___________) ACPR 1, per voce del suo patrocinatore, ha riferito che alla fine degli anni ’90 avrebbe deciso di investire parte del denaro guadagnato dalla gestione per molti anni di un distributore di benzina, dalla vendita di alcuni immobili di sua proprietà, nonché da quanto ereditato dalla di lei madre.

Per fare ciò, si sarebbe avvalsa della consulenza di colui che riteneva essere un amico, IM 1, il quale le avrebbe consigliato di investire in fondi di investimento in __________ e in Svizzera, suggerendo la __________ (oggi __________, succursale di __________), presentandole un importante funzionario della stessa, tale __________ (ora membro della direzione di __________), il quale in più occasioni si sarebbe recato, insieme a IM 1, presso l’abitazione della denunciante per illustrarle la sicurezza e la redditività di un investimento nella predetta banca elvetica.

Le denunciante ed i suoi famigliari si sarebbero dunque convinti della validità degli investimenti proposti, fiduciosi soprattutto in ragione del rapporto di amicizia che li legava e del fatto che le era stato presentato un importante funzionario bancario svizzero ed avrebbero quindi deciso di aderire alle proposte di investimento. __________ avrebbe investito pertanto una cospicua parte dei suoi averi in prodotti in __________ e inoltre, nell’anno 1998, avrebbe consegnato all’amico IM 1, nella sua abitazione, una somma corrispondente agli odierni EUR 800'000.00 da depositare presso il suddetto istituto bancario svizzero, dove sarebbe stato aperto a nome della denunciante, con delega per il prelievo al figlio, un deposito denominato conto __________ no. __________.

Il collegamento tra l’apertura del conto presso __________ da parte della denunciante ed il ruolo di IM 1, quale suggeritore di tale operazione, sarebbe comprovato dal verbale d’apertura del conto del 15 giugno 1998 allegato alla denuncia, in cui lo stesso veniva indicato alla voce “il cliente è stato introdotto da”.

La fiducia “nell’amico” sarebbe stata tale che la denunciante ed i suoi famigliari raramente chiedevano rendiconti delle somme investite. Comunque saltuariamente IM 1 li avrebbe aggiornati verbalmente o mostrando loro documenti bancari sulla cui autenticità, alla luce di quanto poi risultato, vi sarebbero molti dubbi.

Né la denunciante né il figlio avrebbero mai prelevato personalmente somme dal conto __________ presente presso __________.

Il 16 giugno 2003 ACPR 1 avrebbe conferito mandato di gestione discrezionale a favore di un gestore patrimoniale esterno, nominando a tal fine __________ (allegato doc. E alla denuncia).

Nel 2005 la denunciante avrebbe chiesto a IM 1 di essere accompagnata a __________ presso l’istituto bancario __________ per avere notizia riguardo allo stato dei suoi investimenti. L’imputato sarebbe stato un po’ evasivo, ma poi, attesa l’insistenza, nel mese di maggio 2005 avrebbe accettato di recarsi presso la __________. In tale circostanza la denunciante, unitamente al di lei figlio e a IM 1 sarebbero stati ricevuti da un funzionario di __________, tale __________, il quale avrebbe illustrato l’ammontare del saldo del conto, leggendo un documento che non avrebbe mostrato né alla denunciante né al figlio. __________ avrebbe quindi riferito che il saldo era di Euro 792'000.00 (stato al mese di maggio 2005) e la denunciante avrebbe quindi lasciato la banca soddisfatta poiché tale somma era in linea con quanto si attendeva esservi sul conto.

                                20.   Nei successivi 5 anni il rapporto con “l’amico” sarebbe proseguito senza particolari sussulti: molte serate e vacanze insieme e piena fiducia nelle sue capacità professionali.

Senonché, all’inizio del 2010, IM 1 avrebbe iniziato ad essere evasivo rispetto alle domande della denunciante relative alla sorte dei suoi investimenti: ella infatti si sarebbe fatta più insistente nelle sue richieste di chiarimenti, attesa la crisi economica e le preoccupanti notizie relative alle difficoltà dei mercati finanziari mondiali. IM 1 avrebbe iniziato a non frequentare più la casa della denunciante e, quando il di lei figlio gli avrebbe chiesto la consegna di Euro 30'000.00 per l’acquisto di un’autovettura, l’imputato si sarebbe reso irreperibile ed irrintracciabile anche telefonicamente.

A questo punto, preoccupata per il suo investimento, ACPR 1 avrebbe quindi deciso di contattare direttamente __________ per avere un quadro chiaro della situazione.

In tale contesto, a seguito di un colloquio intercorso a __________ tra l’AP e __________, attivo presso l’istituto bancario quale compliance officer, __________ le avrebbe inviato documentazione da cui risultava un saldo del conto __________ di appena EUR 500.00. In particolare, nel corso degli anni compresi tra il 1999 ed il 2009, sarebbero stati prelevati EUR 785'683.00. A tal proposito la denunciante ha prodotto le distinte di prelevamento e le rispettive deleghe (allegato doc. F alla denuncia). 

                                21.   A mente della denunciante, nel corso di un decennio, il conto sarebbe stato sistematicamente svuotato attraverso prelievi compiuti mediante deleghe a varie persone, tra cui per l’appunto IM 1, riportanti di volta in volta la firma – poi risultata apocrifa come da perizia calligrafa – della denunciante. Inoltre sarebbero risultate anche due deleghe al prelievo recanti la firma – pure falsificata – del di lei figlio e titolare di firma per il prelievo sul conto in oggetto.

Come risulta dal doc. F allegato alla denuncia, le suddette deleghe indicherebbero come delegatari al prelievo dal conto __________ presso __________ di __________ IM 1, __________ (coniuge di IM 1), __________ (già direttore della succursale __________, membro della direzione di __________), __________ e __________ (i quali avrebbero pure lavorato per __________ e/o per la sua finanziaria esterna __________ di __________).

Oltre a ciò risulterebbero due deleghe al prelievo “al portatore”, una per EUR 45'810.00 del 18 giugno 2002 e l’altra per 212 Mio di vecchie lire dell’11 ottobre 2001, come da allegato doc. F alla denuncia.

                                22.   In conclusione, il conto bancario aperto dalla denunciante presso __________ sarebbe stato letteralmente e indebitamente azzerato in dieci anni per un importo complessivo di EUR 785'683.00, per il tramite di prelievi non autorizzati, avvenuti sempre a mezzo di falsificazione, definita tale dalla perita “con certezza tecnica”, della sottoscrizione delle rispettive deleghe al prelievo.

                                23.   L’8 maggio 2010, la denunciante avrebbe di conseguenza presentato alla Procura della Repubblica di __________ un atto di querela contro IM 1 per i fatti surriferiti, come da allegato doc. H alla denuncia. In effetti, dalla perizia calligrafica sarebbe pure risultato, “con una buona certezza tecnica”, che le deleghe al prelievo allegate sarebbero tutte quante attribuibili alla stessa mano, ovverosia proprio all’imputato.

Rivoltasi poi ACPR 1, in __________, ad un legale e ad un investigatore privato, sarebbe risultato che IM 1 si sarebbe tra l’altro reso protagonista di varie irregolarità nella gestione patrimoniale degli importi affidatigli da svariati altri suoi clienti. Tra l’altro, l’investigatore privato avrebbe preso contatto anche con la moglie separata di IM 1, __________, la quale avrebbe confermato di essere al corrente dei rapporti di lavoro tra il marito e __________ e avrebbe categoricamente negato di avere compiuto un qualsivoglia prelievo dal conto __________ intestato alla denunciante presso la banca __________ di __________, nonostante risulti un prelievo a suo nome effettuato in data 11 ottobre 2001 di 20 Mio di vecchie lire, così come pure che la stessa abbia apposto la firma di cui alla rispettiva delega di prelievo.

                                24.   Nel frattempo e per i fatti descritti nella citata denuncia dell’8 maggio 2010, il 14 ottobre 2010 sarebbe stato eseguito un sequestro conservativo – concesso inaudita altera partes dal Tribunale di Asti in data 30 agosto 2010 – di tutte le proprietà mobili e immobili di IM 1, sino a concorrenza dell’importo di Euro 785'683.00 oltre accessori, come risulta dal doc. I allegato alla denuncia.

Nel suo esposto, la denunciante ha inoltre rilevato che nell’unica occasione in cui si sarebbe presentata presso __________, il dipendente della banca allora presente, __________, le avrebbe dato informazioni false riguardo allo stato del conto, affermazione comprovata dal fatto che la firma apposta in calce al verbale di visita del 6 maggio 2005, prodotto quale allegato doc. M alla denuncia, risulterebbe anch’essa, secondo la perizia calligrafa, falsa “con certezza tecnica”. Da un’analisi del ricapitolativo del periodo 1. aprile – 30 giugno 2005 consegnato alla denunciante da __________, alla fine di aprile risulterebbero sul conto __________ CHF 4'840.56, EUR 1'546.75 e USD 50.95, come si evince dal doc. W allegato alla denuncia.

                                25.   Assunta a verbale, ACPR 1 ha precisato l’esposto del 25 marzo 2011 del suo patrocinatore, affermando:

"  A seguito di un’intricata vicenda familiare in cui il mio figlio maggiore (__________), uscito di casa contro il mio parere, reclamava di essere liquidato dall’azienda società in nome collettivo di __________. Nell’ambito di questa vicenda i conti che erano intestati a persone vicine a __________, perché soci nella società o familiari, come pure il conto della società medesima, erano stati oggetto di una richiesta di sequestro cautelativo, non accolta, ma che comunque aveva creato agitazione e insicurezza nelle persone coinvolte. In questo contesto il frutto di una vendita di tre appartamenti, che venivano considerati da me e mio marito come garanzia per la vecchiaia, voleva essere messo al sicuro da eventuali pretese di questo figlio. Mio marito era titolare di una stazione di servizio __________ nel nostro paese di residenza e tra i clienti annoverava IM 1, anch’egli originario del medesimo paese in cui risiedo, __________. Questa persona era diventata più di un cliente, possiamo dire un amico di famiglia. Egli si era presentato come una persona che aveva studiato ______e che era abilitato quale promotore finanziario presso primari istituti __________ e svizzeri. (…) Alla luce comunque della vicenda familiare e delle noie che sarebbero potute sorgere con il figlio maggiore sono stata consigliata, unitamente a mio marito, di operare su un conto in Svizzera, anche se il provento di tali denari era su beni dichiarati e quindi non vi erano scopi elusivi dietro questa scelta. l signor IM 1 vantava una collaborazione con l’istituto bancario allora denominato __________, oggi __________, di __________. Su suggerimento di IM 1 affidammo a quest’ultimo il denaro affinché lui lo trasportasse a __________ a disposizione per l’apertura del conto. (…) (…) i versamenti sul conto sono avvenuti in più occasioni. Del trasporto fisico in Svizzera si è sempre occupato IM 1. (…) Una volta organizzata la possibilità di chiudere l’attività del distributore di benzina per potersi trasferire un giorno lavorativo a __________, io unitamente a mio marito e a mio figlio __________ ci siamo recati a __________ e siamo stati presentati dal signor IM 1, nei locali dell’istituto bancario summenzionato, al signor __________. Il signor __________ si è referenziato come direttore responsabile della sede di __________ e ha confermato la collaborazione con il signor IM 1 quale loro consulente esterno. In quell’occasione abbiamo sottoscritto tutta la documentazione necessaria all’apertura del conto __________. (…) in banca, all’apertura del conto, oltre a me, mio marito, mio figlio __________ e __________, erano presenti IM 1, __________, moglie di IM 1, la quale aveva anch’essa relazioni d’affari con l’istituto dove risultava ben nota alle segretarie (…) (…) all’apertura del conto era pure presente __________ che si occupava di portare la documentazione d’apertura da sottoscrivere.”

(VI PP 19.09.2011, p. 2 e 3, AI 14, _____________).

La donna ha precisato che, quando avevano affidato i propri risparmi all’imputato, il rapporto con lui e la moglie era di grande amicizia e che:

"  IM 1 era ed è diventato particolarmente amico di mio figlio __________. L’amicizia è continuata fino a quando sono state scoperte le malversazioni. Abbiamo comperato casa vicini in __________. Mi sono sempre venuti a trovare in ospedale. Ci davano del tu. A volte IM 1 mi diceva che era il mio “fratello minore”. In sostanza eravamo proprio amici di famiglia.”

(VI PP 09.04.2013, p. 9, AI 105, _____________).

                                26.   Dopo avere preso visione della documentazione d’apertura del conto __________ firmata nel 1998 (allegato plico doc. 1 al VI PP ACPR 1 09.04.2013, AI 105, _____________), ACPR 1 ha affermato:

"  Ricordo di essermi recata in banca per l’apertura della relazione nel giugno 1998. Ho firmato vari documenti appartenenti al set di apertura. Non ricordo con precisione il numero di documenti che ho firmato, rispettivamente a che cosa si riferissero. In ogni caso ricordo di avere apposto varie firme e di avere dato delega sul conto a mio marito e a mio figlio, che erano presenti a quell’incontro assieme a me, a IM 1 e al dottor __________. La signora __________ ci aveva accompagnati ma non aveva partecipato all’incontro. Il dottor __________ si è presentato come membro di direzione dell’istituto bancario. Ripassando la documentazione che mi viene mostrata, riconosco le firme da me apposte, eccezion fatta per quella sulla “procura amministrativa” a favore di IM 1. Non riconosco questa firma quale mia, in quanto non ho alcun ricordo di avere conferito procura ad IM 1.”

(VI PP 09.04.2013, p. 2, AI 105, _____________).

                                27.   Preso atto dal PP che la firma sulla procura a IM 1 sembra uguale a tutte le altre firme apposte sui documenti contenuti nel set d’apertura del conto e che la procura in questione era contenuta nel set di apertura della relazione e porta la medesima data degli altri documenti, ovvero il 15 giugno 1998, ACPR 1 ha ribadito di non ricordare di avere firmato tale documento, non potendo però escludere di averlo fatto senza rendersene conto:

"  Io sono certa che la mia attenzione non è stata attirata sul fatto che stessi conferendo una procura ad IM 1. Non ricordo assolutamente di aver firmato una procura di questo tipo a suo favore. Per questo motivo ho detto che non riconosco questa firma come mia. Anche guardandola nel dettaglio, vicina a quelle apposte quel giorno e da me riconosciute in quanto ricordo di avere dato quelle disposizioni alla banca, osservo che differisce per certi fatti da alcune altre. Per tutti questi motivi non posso che esprimere una riserva su questa firma, nel senso che non posso confermare che sia stata da me apposta. Con questo non voglio dire che necessariamente ritengo che sia stata falsificata. (…) ritengo possibile che io abbia effettivamente firmato la procura a favore di IM 1 senza rendermene conto.”

(VI PP 09.04.2013, p. 3, AI 105, _____________).

Nel verbale del 9 aprile 2013 l’AP è tornata ad affermare di non avere mai firmato questo documento (VI PP 09.04.2013, p. 6 e 7, AI 105, _____________).

                                28.   Dopo avere preso visione del Mandato di gestione del conto __________ a favore di __________ sottoscritto il 16 giugno 2003 (allegato doc. 1 al VI PP ACPR 1 19.09.2011, AI 14, _____________), l’AP, contrariamente a quanto indicato nell’esposto di denuncia, ha pure affermato di non avere mai dato alcun mandato a __________, contestando che la firma sul contratto in questione fosse la sua, come aveva già fatto anche nel procedimento __________, aggiungendo che fino alla scoperta delle malversazioni non aveva mai sentito parlare di __________ e che era sempre stata convinta che __________ fosse ancora direttore di __________, succursale di __________ (VI PP 19.09.2011, p. 4 e 5, AI 14, _____________; VI PP 09.04.2013, p. 6 e 7, AI 105, _____________).

                                29.   Sugli accordi presi con la banca ed i rapporti con la medesima l’AP si è così espressa:

"  Alla luce dei rischi di noie legali legate ad un conto bloccato, per la vicenda di cui si è detto relativa a mio figlio maggiore, eravamo stati consigliati di non ricevere la corrispondenza a casa, bensì per il tramite del signor IM 1. Abbiamo quindi fatto un fermo banca, e IM 1 ogni mese/due mesi ci aggiornava sullo stato del conto; in alcune occasioni abbiamo pure visto corrispondenza relativa al conto __________ indirizzata a sua moglie __________. E comunque la sua assiduità era anche dettata dal fatto che IM 1 sapeva che stavo per ereditare da mia madre un importo considerevole, almeno pari a 300 milioni di vecchie lire, e su suo consiglio anche questi dovevano essere investiti in Svizzera sul medesimo conto. Questi fatti sono successivi di circa un anno all’apertura del conto. Circa il prelievo di importi dal canto non sono stati presi accordi diversi da quelli che emergono dai documenti di apertura.”

(VI PP 19.09.2011, p. 3, AI 14, _____________).

                                30.   ACPR 1 ha indicato che era IM 1 a portarle a casa gli estratti conto “dai quali non vi era mai motivo di preoccuparsi” (VI PP 19.09.2011, p. 3, AI 14, _____________).

Su consiglio dell’imputato, non avrebbe tenuto gli estratti conto; IM 1 le avrebbe infatti detto che era rischioso, atteso che il contenzioso con il figlio maggiore non era ancora chiuso (VI PP 19.09.2011, p. 4, AI 14, _____________).

                                31.   Dopo l’apertura del conto, l’AP avrebbe avuto rapporti diretti con la banca unicamente in due occasioni, e meglio:

"  Dopo l’apertura del conto né io, né mio marito, né mio figlio abbiamo più avuto rapporti diretti con la banca, fatta eccezione di un incontro con __________ presso il mio domicilio, in quanto eravamo intenzionati a rimpatriare il capitale in __________ a seguito dello scudo fiscale del 2003. __________ si è precipitato a casa nostra per convincerci a mantenere il conto inalterato a __________. Inoltre nel 2005 mi sono recata in banca, con mio figlio __________ e IM 1, perché volevo accertarmi di persona sullo stato del conto; preciso che ho avuto difficoltà ad avere appuntamento. In quell’occasione siamo stati accolti da __________.

Uno dei motivi per i quali abbiamo insistito ad avere l’incontro era dovuto al notevole incremento del tenore di vita del IM 1 (yacht di lusso, casa in __________, bella vita in genere) e in ciò si era ravvisto un notevole cambiamento nel suo profilarsi anche nei nostri confronti.”

(VI PP 19.09.2011, p. 4, AI 14, _____________).

Invitata a spiegare su che base (ritenuta l’asserita assenza di una procura amministrativa) la banca avrebbe dato a IM 1 informazioni sullo stato della sua relazione __________, la donna ha risposto:

"  Io pensavo che IM 1 ottenesse queste informazioni dalla banca sul mio conto sulla base del credito di cui godeva in banca, rispettivamente per il fatto che mi aveva presentato in banca. (…) Non mi sono posta la questione, ritenendo normale che IM 1 venisse informato dalla banca sullo stato del mio conto anche in assenza di un qualsiasi potere di rappresentanza o di firma sul conto.”

(VI PP 09.04.2013, p. 6, AI 105, _____________).

                                32.   ACPR 1 ha riferito di avere effettuato unicamente due prelevamenti dal conto __________, e meglio EUR 170'000.00 nel 2004 e EUR 120'000.00 nel 2005, come risulta dall’allegato doc. H al suo verbale del 19 settembre 2011:

"  (…) io dal conto ho autorizzato questi due prelievi. Si tratta degli unici due prelievi effettuati, fatta eccezione di quello fatto una volta scoperte le malversazioni. Dalla documentazione bancaria che ho potuto esaminare, è comunque risultato che gli importi effettivamente addebitati sul mio conto sono superiori da quelli autorizzati in quei due frangenti. Ad esempio dal DOC. X il 29.04.2005 risulta un addebito sul mio conto di euro 200'000, mentre invece ne avevo autorizzato solo euro 120'000. (…) se non sbaglio il prelievo di euro 170'000 mi è stato consegnato da IM 1 a __________ nel luglio 2004.”

(VI PP 19.09.2011, p. 5, AI 14, _____________).

                                33.   Sulle modalità dei prelievi l’AP si è così espressa:

"  Io avevo bisogno gli importi indicati sopra; ho quindi contattato IM 1 chiedendogli di portarmeli. (…) non ricordo precisamente se ho firmato una delega a favore di IM 1. Presumo d’averlo fatto. (…) mi pare di ricordare che nel frangente del prelievo di euro 120'000 (quindi nel 2005) io abbia addirittura firmato un foglio in bianco da me consegnato al IM 1.”

(VI PP 19.09.2011, p. 5, AI 14, _____________).

Tornando sulla questione in un verbale successivo ha dichiarato:

"  (…) io ho effettuato due prelevamenti dal mio conto bancario __________. In entrambe le occasioni ho consegnato a IM 1 un foglio bianco con la mia firma apposta in calce, e ciò su sua richiesta.  (…) I prelevamenti in questione erano di € 170'000.00 e € 120'000.00 per l’acquisto della mia casa in __________. Il periodo era 2004 – 2005.”

(VI PP 09.04.2013, p. 5 e 6, AI 105, _____________).

                                34.   Dopo avere preso visione delle deleghe al prelevamento del 30 ottobre 2000 per l’importo di LIT 212'000'000.00, del 6 aprile 2004 per l’importo di EUR 130'000.00, del 26 luglio 2004 per l’importo di EUR 1'500.00, del 25 gennaio 2008 per l’importo di EUR 61'000.00 e del 25 maggio 2009 per l’importo di EUR 50'500.00, alla domanda a sapere se avesse apposto lei le firme sulle stesse o quanto meno se avesse ordinato il prelevamento di queste somme, rispettivamente se avesse ricevuto i soldi, ACPR 1 ha risposto negativamente, ribadendo di avere effettuato unicamente i due prelievi di cui già si è detto, posizione che ha mantenuto anche dopo avere preso atto che secondo la perizia svolta dal __________ (AI 9) per le firme sulle deleghe ai prelevamenti sopra menzionate non è possibile giungere alla conclusione che si tratti di falsi, ma esse sono state valutate dal perito come probabilmente vere, molto probabilmente vere o non determinabili (VI PP 09.04.2013, p. 8, AI 105, _____________).

                                35.   ACPR 1 ha quindi riferito dell’incontro svoltosi a maggio 2005 presso __________ a __________ per avere notizia dello stato degli investimenti, in occasione del quale – presenti lei, il figlio __________, IM 1 e il funzionario di __________ __________ – le sarebbe stato comunicato che il conto aveva un saldo di EUR 792'000 (stato al mese di maggio 2005):

"  Confermo che all’incontro mi è stato comunicato che il saldo del conto, a quel momento, era di euro 792'000. Me lo ricordo perché tenevo un quadernetto nel quale indicavo le somme che mi riferiva il IM 1. Quando sono stata in banca, nel 2005, l’importo indicatomi da __________ corrispondeva all’incirca ai calcoli che avevo fatto. (…) purtroppo non ho più il quadernetto, perché è stato bruciato; sono stata io a bruciarlo, all’incirca nel 2007.”

(VI PP 19.09.2011, p. 7, AI 14, _____________).

In occasione di questo incontro, __________ non le avrebbe mostrato nessun documento e durante l’incontro non le sarebbe stato fatto firmare nulla (VI PP 19.09.2011, p. 7, AI 14, _____________).

In particolare l’AP ha disconosciuto la sua firma sia sul verbale di visita del 6 maggio 2005 (allegato doc. 3 al VI PP ACPR 1 19.09.2011, AI 14, _____________), che sull’accusa di ricezione di 93'460 __________ datata 3 maggio 2005 (allegati plico doc. 2, doc. 3 e doc. 4 al VI PP ACPR 1 09.04.2013, AI 105, _____________), affermando di non avere visto questi documenti in occasione del colloquio  (VI PP 19.09.2011, p. 7 e 8, AI 14, _____________; VI PP 09.04.2013, p. 4, AI 105, _____________).

Alla domanda del PP a sapere come mai nel “set giuridico” di medesima data non è più previsto come procuratore il marito __________, dal quale si era separata nel 2003, ciò di cui IM 1 era a conoscenza, ACPR 1 ha risposto:

"  Mai nessuno mi ha chiesto se volevo revocare la procura a mio marito. Non ricordo di avere firmato alcun documento che revocasse la procura conferitagli nel 1998. (…) In realtà non ho mai pensato a formalizzare la revoca della procura. Ribadisco comunque di non avere sottoscritto i documenti in questione. (…) Non so spiegarmi chi può averlo fatto e per quale motivo.”

(VI PP 09.04.2013, p. 4, AI 105, _____________).

Va qui annotato che secondo la perizia calligrafica del __________ dell’Istituto di polizia scientifica dell’Università di __________, allestita su incarico di __________, risulta con alta verosimiglianza che la firma sul verbale di visita del 6 maggio 2005 è riconducibile alla mano di ACPR 1, così come risulta che la firma sulla ricevuta titoli datata 3 maggio 2005 è stata molto probabilmente apposta da lei (AI 9).

                                36.   ACPR 1 ha riferito che nel mese di dicembre 2009 avevano iniziato ad insorgere sospetti circa il comportamento di IM 1 siccome era stato loro riferito che l’imputato aveva commesso delle malversazioni anche nei confronti di altri clienti e che anche l’ex moglie di IM 1 aveva riferito di essere al corrente di malversazioni dell’uomo sul conto __________.

L’AP avrebbe quindi cercato di rintracciare IM 1, il quale però aveva lasciato il domicilio. Tramite un investigatore privato lo stesso sarebbe stato trovato alcuni mesi dopo, verso il mese di maggio 2010, a __________. Non sarebbe però stato possibile parlargli, siccome non rispondeva al telefono, da cui la denuncia penale in __________ (VI PP 09.04.2013, p. 9, AI 105, _____________).

Nel mese di maggio o giugno 2010 vi sarebbe quindi stato l’incontro nel quale l’AP avrebbe scoperto che il conto era stato svuotato (VI PP 09.04.2013, p. 7, AI 105, _____________).

                                37.   La chiusura della relazione __________ si sarebbe quindi svolta nel seguente modo:

"  Era il maggio o giugno 2010, in occasione dell’incontro nel quale ho scoperto che il mio conto era stato svuotato. Io mi aspettavo un saldo di oltre € 700'000.00 e invece il saldo era di circa € 24'500.00. Ho prelevato € 24'000.00 (con me c’erano mio figlio __________ e un nostro amico, e dunque potevamo passare la frontiera con questa somma), lasciando sul conto solo € 500.00. In seguito ci ha pensato mio figlio __________ a chiudere la relazione, nel corso del 2012, con il funzionario __________. Ha ritirato __________ il saldo a contanti. Gli avevo consegnato una delega scritta a mano per l’estinzione del conto.”

(VI PP 09.04.2013, p. 7, AI 105, _____________).

A questo proposito va detto che agli atti vi è una lettera datata 4 giugno 2014, apparentemente firmata da ACPR 1, con la quale la donna dà ordine a __________ di chiudere la relazione __________ e di trapassare la totalità delle parti _______ a favore di un conto intestato a __________ (allegato doc. 7 al VI PP ACPR 1 09.04.2013, AI 105, _____________).

L’AP ha dichiarato di non ricordare di avere firmato questo documento, di non avere mai sentito parlare di parti __________e di non avere chiesto di versare o trapassare alcunché a favore della __________, ribadendo di essere certa di essere uscita dalla banca con del contante, e meglio i citati EUR 24'000.00, sicura che sul conto non vi fossero azioni o altri titoli (VI PP 09.04.2013, p. 7, AI 105, _____________).

                                  2)   Le dichiarazioni del figlio dell’AP __________

                                38.   __________, assunto a verbale la prima volta il 1. dicembre 2011, ha dichiarato di avere avuto rapporti con la banca __________ unicamente al momento dell’apertura e della chiusura della relazione __________, oltre ad un incontro svoltosi in banca nel corso del 2004/2005, in occasione del quale lui e la madre si sarebbero incontrati con il dipendente della banca __________ (VI PP 01.12.2011, p. 2, AI 35, ___________).

Per il resto, gli sarebbe capitato di incontrare IM 1 – descritto come “un amico di famiglia, che abitava vicino a mia madre, e che frequentava la stazione di servizio di famiglia, dove lavoravo” – quando si recava al domicilio della madre per portarle la documentazione bancaria (VI PP 01.12.2011, p. 2, AI 35, ___________).

__________ ha riferito che, “Stando a quando diceva IM 1 sembrava che la relazione __________ andasse bene rispettivamente che non ci fossero perdite o problemi di sorta” e che l’imputato, per suffragare le sue asserzioni, presentava alla madre degli estratti che non riportavano alcuna intestazione bancaria (VI PP 01.12.2011, p. 3, AI 35, ___________).

                                39.   Anche __________, come la madre, ha dichiarato di essere venuto a conoscenza dell’esistenza di __________ solo successivamente all’insorgere della controversia legata alla relazione __________, e quindi nel 2010, quando avrebbe scoperto che __________ lavorava per questa società. __________ avrebbe incontrato quest’ultimo in un’unica occasione – eccezion fatta per gli incontri del 1998, in occasione dell’apertura della relazione, e del 2010 – contestualmente ad uno scudo fiscale. All’incontro, svoltosi presso il domicilio della madre, sarebbe stato presente anche IM 1. Entrambi avrebbero sconsigliato vivamente di fare capo allo scudo (VI PP 01.12.2011, p. 3, AI 35, ___________).

__________ ha mantenuto la sua versione anche dopo avere avuto modo di prendere visione dello scritto del 4 giugno 2010, recante la firma di ACPR 1, con il quale la stessa dava ordine a __________ di chiudere la relazione __________ e versare il saldo residuo a favore di un conto intestato a __________ (allegato doc. 1 al VI PP __________ 01.12.2011, AI 35, ___________), affermando che la firma della madre sulla lettera sembrerebbe “grossolanamente falsificata” (VI PP 01.12.2011, p. 4, AI 35, ___________).

                                40.   Quanto all’incontro del 6 maggio 2005 con __________, anche __________ ha affermato di non avere firmato nulla quel giorno ed in particolare la “Scheda di firma (persona fisica)” (allegato doc. 2 al VI PP __________ 01.12.2011, AI 35, ___________), riconoscendo comunque che “la firma sembra essere la mia” (VI PP 01.12.2011, p. 4, AI 35, ___________).

Dopo avere preso visione del verbale di visita del 6 maggio 2005 (allegato doc. 3 al VI PP __________ 01.12.2011, AI 35, ___________), l’imputato ha affermato di non ricordare se la madre avesse firmato questo verbale e neppure se il patrimonio indicato nel verbale corrisponde a quello che era stato loro comunicato oralmente da __________, rilevando che la cifra indicata nel verbale di visita sarebbe irrisoria rispetto a quanto era stato versato sul conto (VI PP 01.12.2011, p. 4, AI 35, ___________).

                                41.   __________ ha confermato che la madre avrebbe effettuato unicamente due prelevamenti dalla relazione __________, mentre lui non avrebbe mai effettuato alcun prelevamento, né presentandosi in banca, né consegnando a qualcuno una delega per il prelievo, e non avrebbe mai ricevuto del denaro da IM 1 (VI PP 01.12.2011, p. 4 e 5, AI 35, ___________; VI PP 09.04.2013, p. 2, AI 106, ___________).

                                42.   Dopo avere preso visione delle deleghe per il prelevamento del 26 settembre 2002 per Euro 20'000.00 e del 25 maggio 2009 per Euro 50'500.00 (allegati doc. 4 e 5 al VI PP __________ 01.12.2011, AI 35, ___________), recanti la sua firma, __________ ha preteso che la firma sulla delega datata 26 settembre 2002 non sarebbe la sua, mentre quella sulla delega del 25 maggio 2009 assomiglierebbe alla sua, escludendo comunque di averla firmata, in quanto non avrebbe mai autorizzato alcun prelievo, così come non avrebbe mai firmato fogli in bianco (VI PP 01.12.2011, p. 5, AI 35, ___________; VI PP 09.04.2013, p. 3, AI 106, ___________).

__________ ha riferito che nel 2010, una volta scoperte le malversazioni sul conto __________, avrebbe contattato __________, il quale gli avrebbe proposto un incontro. Si sarebbero quindi trovati in un bar a __________. Durante quest’incontro, dopo che aveva chiesto a __________ il rimborso dei soldi della madre, quest’ultimo gli avrebbe offerto EUR 100'000.00 per “concludere l’intera questione” (VI PP 01.12.2011, p. 6, AI 35, ___________).

                                43.   Il figlio dell’AP ACPR 1 ha inizialmente affermato che il conto __________ sarebbe quindi stato chiuso dalla madre nel 2010, in occasione di un incontro in banca a __________, nel momento in cui avevano avuto la conferma che il conto era stato praticamente svuotato.

Dopo avere preso atto delle dichiarazioni della madre, __________ ha però ricordato che la stessa, nel 2010, aveva deciso “di lasciare il conto aperto con pochi soldi, anche per tenere un rapporto con la banca”, dopodiché, nel 2012, gli avrebbe dato procura per chiudere la relazione. Si sarebbe quindi recato in banca, servito da __________, al quale avrebbe consegnato la procura rilasciata dalla madre per la chiusura del conto. Una volta chiuso il conto, avrebbe ritirato il saldo (VI PP 09.04.2013, p. 2 e 3, AI 106, ___________).

                                  3)   La versione dell’imputato IM 1

                                44.   IM 1 è stato interrogato per la prima volta il 21 maggio 2012 dal Magistrato inquirente. Invitato a prendere posizione sulle accuse rivoltegli da ACPR 1, ha esposto la sua versione dei fatti, e meglio:

"  Ho conosciuto la famiglia __________, ed in particolare la signora ACPR 1, per il tramite della mia ex moglie __________, che era da tempo sua amica. Io ero promotore finanziario e mi è stato chiesto di proporre alcuni investimenti, cosa che ho fatto. La signora ACPR 1 aveva inoltre l’esigenza di mettere alcuni fondi “al sicuro”, e ciò con particolare riferimento ad una diatriba che aveva con uno dei suoi figli. L’ho dunque introdotta in una banca svizzera con la quale collaboravo, la __________ di __________, nella persona di __________. All’incontro hanno partecipato la signora ACPR 1, il marito e il figlio __________. Io non ho partecipato a questo incontro. Ho saputo in seguito che era stata aperta una relazione che sarebbe stata alimentata con apporti a contanti, secondo modalità concordate tra ACPR 1 e __________. (…) a me non sono mai stati consegnati contanti da ACPR 1 o suoi parenti, per versamenti da effettuarsi sulla relazione presso __________ o presso __________ (…). I contanti hanno sempre seguito delle vie decise tra la cliente e la banca, rispettivamente __________. Tengo a precisare che, contrariamente a quanto asserito dalla controparte, il nostro rapporto non era di amicizia, ma solo professionale. Ella aveva invece un rapporto di amicizia con la mia ex moglie. Al momento dell’approvvigionamento della relazione aperta presso __________, che ho poi saputo chiamarsi __________, la nostra conoscenza era ancora molto fresca e dunque non erano certamente dati i presupposti per una consegna di contanti direttamente a me. Preciso inoltre che, considerata la mia professione in __________, non avrei accettato contanti, rinviando la cliente ad appositi canali. (…) non ho mai saputo l’ammontare globale delle entrate su questo conto. (…) non mi sono mai occupato in alcun modo della gestione di questi averi. Non mi è mai stato chiesto di farlo. Sapevo, in quanto dettomi da ACPR 1, che avevano dato mandato di gestione alla banca, per una gestione conservativa. In seguito all’apertura della relazione __________, la signora ACPR 1 si è rivolta a me in alcune circostanze al fine di farle pervenire dei fondi di provenienza dalla relazione __________. In pratica, la signora ACPR 1 mi anticipata telefonicamente l’esigenza di una certa cifra e le motivazioni. Mi trasmetteva quindi in busta chiusa l’ordine di prelevamento che io giravo senza neppure aprire la busta alla banca. Nel frattempo anticipavo telefonicamente al signor __________ la richiesta della cliente, in modo che fosse preparato all’arrivo dell’ordine scritto. (…) ho svolto questo servizio per la signora ACPR 1 numerose volte dall’apertura della relazione, di certo più di dieci. (…) io non ho mai aperto le buste ricevute dalla signora ACPR 1. Non ho dunque mai verificato di persona il loro contenuto. Presumevo contenessero l’ordine anticipatomi telefonicamente. (…) non avevo alcuna indicazione riguardo eventuali accordi tra la signora ACPR 1 e __________ circa la forma e il contenuto dell’ordine scritto che ella doveva trasmettergli per ottenere il denaro desiderato. Non sapevo quindi neppure se l’ordine era firmato “in bianco” oppure se definito nei dettagli. (…) svolgevo questo servizio di trasmissione delle buste per fare un piacere a __________ e alla signora ACPR 1: io disponevo dell’indirizzo privato di e potevo dunque inviare una busta direttamente a questo indirizzo. non voleva per contro che il suo indirizzo fosse dato ai clienti. La signora ACPR 1 non voleva spedire una lettera direttamente in banca. Il mio intervento permetteva dunque la spedizione della busta direttamente all’indirizzo provato di.”

(VI PP 21.05.2012, p. 2 e 3, AI 50, ___________).

                                45.   Con specifico riferimento ai suoi rapporti con l’AP, l’imputato ha tenuto a precisare:

"  (…) i miei rapporti con la signora ACPR 1 erano prettamente professionali. Riguardavano prevalentemente la mia attività di promotore finanziario in __________, nel senso che circa ogni tre – quattro mesi ci incontravamo e io gli proponevo degli investimenti per il suo patrimonio in __________ e commentavo con lei il rendiconto che aveva ricevuto dalla banca. Avevamo poi i contatti descritti nel presente verbale. Non abbiamo mai avuto alcun tipo di frequentazione extra professionale. Ricordo invece che la mia ex moglie era una sua amica di famiglia e dunque si frequentavano. Visto che il nostro rapporto professionale è durato circa dieci anni, ci saremmo incontrati una quarantina di volte. (…) gli incontri sopra descritti avvenivano prevalentemente a casa della signora ACPR 1. Occasionalmente si è recata nel mio ufficio di __________.”

(VI PP 21.05.2012, p. 8, AI 50, ___________).

Interrogato a sapere come l’AP ricevesse il denaro, l’imputato ha dichiarato:

"  (…) i fondi richiesti dalla signora ACPR 1 le venivano fatti pervenire direttamente da __________, utilizzando canali a lui noti. In nessuna occasione __________ ha consegnato a me dei soldi affinché io li consegnassi alla signora ACPR 1. In nessuna occasione mi sono recato rettamente in banca con procure o ordini della signora ACPR 1 per ritirare dei fondi dalla relazione __________.”

(VI PP 21.05.2012, p. 3, AI 50, ___________).

IM 1 ha poi aggiunto:

"  (…) la signora ACPR 1 non si è mai lamentata con me circa la mancata ricezione dei fondi richiesti a __________. Esplicitamente non mi ha mai confermato di averli ricevuti, ma discutendo mi confermava che aveva effettuato l’acquisto o la spesa che mi aveva indicato all’origine della richiesta di prelevamento. Ho dunque sempre ritenuto che avesse ricevuto i soldi richiesti.”

(VI PP 21.05.2012, p. 4, AI 50, ___________).

                                46.   Rispondendo ad una domanda del suo difensore, l’imputato ha riferito che il suo rapporto con __________ si limitava al suo ruolo di segnalatore, per il quale avrebbe percepito una commissione in base a quanto apportato, precisando che la banca non gli avrebbe mai chiesto l’autorizzazione per indicare a terzi il suo ruolo di introduttore di clienti, di non avere mai ricevuto soldi a titolo personale da __________ e di non essere stato a conoscenza delle modalità di gestione patrimoniale messe in atto dalla banca e da __________, sia in generale che in particolare sulla relazione __________. Con __________, inoltre, non avrebbe avuto un rapporto analogo a quello che aveva avuto con __________; dopo il passaggio della gestione a __________, infatti, non avrebbe più percepito commissioni (VI PP 21.05.2012, p. 7, AI 50, ___________).

                                47.   Dopo avere preso visione della procura amministrativa rilasciata a suo favore al momento dell’apertura della relazione __________ (allegato doc. 5 al VI PP IM 1 21.05.2012, AI 50, ___________), l’imputato ha affermato di ricordare che gli era stata data la procura in oggetto, siccome __________ gli avrebbe detto che in questo modo sarebbe stato possibile dargli indicazioni relative allo stato del conto, ciò che però, di fatto, non sarebbe mai avvenuto (VI PP 21.05.2012, p. 8, AI 50, ___________).

                                48.   L’imputato ha dichiarato di non avere mai presentato alla cliente ACPR 1 situazioni patrimoniali riferite alla relazione __________, non avendo mai avuto accesso a questa circostanza, che non lo riguardava; non si sarebbe occupato lui della gestione del conto e non sarebbe stato in alcun modo coinvolto (VI PP 21.05.2012, p. 5, AI 50, ___________).

Egli ha pure negato che ACPR 1 o suo figlio gli avessero comunicato l’intenzione di recarsi in banca per verificare il saldo del conto (VI PP 21.05.2012, p. 5, AI 50, ___________).

                                49.   Dopo avere avuto modo di prendere visione dell’ordine di prelevamento del 28 marzo 2001 riportante la frase “voglia per cortesia consegnare al signor IM 1 la somma di ITL 50'000'000.-- (cinquantamilioni) addebitando il mio conto corrente”, nonché la fiche di cassa riguardante il prelevamento di questo importo (allegati doc. 1 e 2 al VI PP IM 1 21.05.2012, AI 50, ___________), recante la sua firma, richiesto di prendere posizione, l’imputato si è avvalso della facoltà di non rispondere (VI PP 21.05.2012, p. 6, AI 50, ___________), ciò che ha fatto anche dopo avere preso visione dei documenti relativi ad altri 4 prelevamenti, e meglio quelli del 23 maggio 2000 per ITL 60'000'000.00, del 26 giugno 2000 per ITL 10'000'000.00, del 26 settembre 2002 per EUR 20'050.00 e del 27 marzo 2006 per EUR 30'500.00 (allegato plico doc. 3 al VI PP IM 1 21.05.2012, AI 50, ___________), per i quali la delega è stata fatta a suo favore e la ricevuta reca la sua firma (VI PP 21.05.2012, p. 7, AI 50, ___________).

Oltre a ciò, dagli atti emerge che in 2 ulteriori occasioni – e meglio il 30 ottobre 2000 per ITL 212'000'000.00 e l’11 ottobre 2001 per ITL 21'000'000.00 – la delega per prelevare dalla relazione __________ è stata data al latore della stessa e sulla ricevuta di cassa figura la firma di __________, ex moglie dell’imputato (allegato plico doc. 4 al VI PP IM 1 21.05.2012, AI 50, ___________).

Preso atto di questa ulteriore circostanza, l’imputato ha affermato:

"  Ho saputo dell’esistenza di questi documenti nell’ambito della causa civile __________. Prima li ignoravo. (…) all’epoca vivevo ancora con la signora __________, che all’epoca era ancora mia moglie. (…) mia moglie non mi ha mai detto di essersi recata in Svizzera per prelevare dei soldi per ACPR 1.”

(VI PP 21.05.2012, p. 7, AI 50, ___________).

                                50.   In fine, dopo avere avuto modo di prendere visione della documentazione riguardante tutti i prelevamenti effettuati sulla relazione __________ e contestati dalla titolare, e meglio i prelevamenti del 27 luglio 1999 di LIT 50'500'000.00 con beneficiario IM 1, del 23 maggio 2000 di LIT 60'000'000.00 con beneficiario IM 1, del 26 giugno 2000 di LIT 10'000'000.00 con beneficiario IM 1, del 30 ottobre 2000 di LIT 212'000'000.00 con beneficiario il portatore della delega, del 28 marzo 2001 di LIT 50'000'000.00 con beneficiario IM 1, dell’11 ottobre 2001 di LIT 20'000'000.00 con beneficiaria __________, del 18 giugno 2002 di EUR 45'810.00 con beneficiario il portatore di delega, del 26 settembre 2002 di EUR 20'000.00 con beneficiario IM 1, del 19 marzo 2003 di EUR 15'000.00 con beneficiario __________, del 26 giugno 2003 di EUR 20'500.00 con beneficiari __________ e/o __________, del 24 settembre 2003 di Euro 25'000.00 con beneficiario __________, del 2 giugno 2004 di EUR 40'000.00 con beneficiario __________, del 26 luglio 2004 di EUR 1'500.00 con beneficiario __________, del 26 luglio 2004 di EUR 134'000.00 con beneficiaria __________, del 27 marzo 2006 di EUR 30'500.00 con beneficiario IM 1, del 5 luglio 2006 di EUR 134'000.00 con beneficiaria __________ (__________), del 25 gennaio 2008 di EUR 61'000.00 con beneficiari __________ e/o __________ e del 25 maggio 2009 di EUR 50'500.00 con beneficiari __________ e/o __________ (allegato plico doc. 6 al VI PP IM 1 21.05.2012, AI 50, ___________), richiesto nuovamente di prendere posizione in merito alle accuse mossegli da ACPR 1, l’imputato si è avvalso della facoltà di non rispondere (VI PP 21.05.2012, p. 8, AI 50, ___________).

                                51.   Secondo la perizia svolta dal Dr. __________ dell’Istituto di polizia scientifica dell’Università di __________ (AI 9, ___________), sono risultate essere state falsificate le firme di ACPR 1 sulle seguenti procure per il prelevamento:

                                     -   delega al prelevamento al portatore di data 30 ottobre 2000, per l'importo di ITL 212'000'000.00 (pari a circa Euro 109'000.00);

                                     -   delega al prelevamento a favore di IM 1 di data 28 marzo 2001, per l'importo di ITL 50'000'000.00 (pari a circa Euro 25'800.00);

                                     -   delega al prelevamento a favore di __________ di data 11 ottobre 2001, per l'importo di ITL 21'000'000.00 (pari a circa Euro 10'845.00);

                                     -   delega al portatore di data 18 giugno 2002, per l'importo di EUR 45'810.00;

                                     -   delega al prelevamento a favore di __________ di data 10 marzo 2003, per l'importo di EUR 15'150.00;

                                     -   delega al prelevamento a favore di __________ e/o __________ di data 26 giugno 2003, per l'importo di EUR 20'500.00;

                                     -   delega al prelevamento a favore di __________ di data 24 settembre 2003, per l'importo di EUR 25'500.00;

                                     -   delega al prelevamento a favore di __________, dipendente della fiduciaria __________ SA, __________, di data 2 giugno 2004, per l'importo di EUR 40'400.00;

                                     -   delega al prelevamento a favore di __________ del certificato azionario rappresentante 93'460 parti del fondo __________ n. di valore 659'515 del 15 settembre 2005;

                                     -   delega al prelevamento a favore di IM 1 di data 27 marzo 2006, per l'importo di EUR 30'500.00;

                                     -   delega al prelevamento a favore della fiduciaria __________ di data 5 luglio 2006, per l'importo di EUR 134'000.00 (allegato plico doc. 1 al VI PP IM 1 23.11.2012, AI 78, ___________).

                                52.   Per quanto attiene ai prelevamenti, dalle fiches di cassa risulta che i soldi sarebbero stati prelevati dalle seguenti persone:

                                                 -   IM 1: i prelevamenti del 28 marzo 2001 di ITL 50'000'000.00, del 26 settembre 2002 di EUR 20'000.00 e del 27 marzo 2006 di EUR 30'500.00;

                                     -   __________: i prelevamenti del 30 ottobre 2012 di ITL 212'000'000.00 e dell’11 ottobre 2001 di EUR 21'000.00;

                                     -   __________: i prelevamenti del 18 giugno 2012 di EUR 45'810.00, del 10 marzo 2003 di EUR 15'150.00, del 26 giugno 2003 di EUR 20'500.00 e del 5 luglio 2006 di EUR 134'000.00;

                                     -   __________, __________ e/o __________, dipendenti di __________: i prelevamenti del 24 settembre 2003 di EUR 25'000.00, del 2 giugno 2004 di EUR 40'000.00, del 26 luglio 2004 di EUR 1'500.00 e del 25 gennaio 2008 di EUR 61'000.00 (allegato plico doc. 1 al VI PP IM 1 23.11.2012, AI 78, ___________).

Dopo avere preso visione di questa documentazione IM 1 ha ribadito di non avere falsificato la firma della titolare sulle procure (VI PP 23.11.2012, p. 3, AI 78, ___________).

Alla domanda a sapere se avesse effettuato i prelevamenti sopra menzionati, l’imputato si è avvalso della facoltà di non rispondere (VI PP 23.11.2012, p. 3, AI 78, ___________).

                                53.   Stando alle dichiarazioni dell’imputato, i soldi prelevati con le citate procure sarebbero andati alla famiglia di ACPR 1 (VI PP 23.11.2012, p. 4, AI 78, ___________).

IM 1 ha peraltro precisato di non avere mai assistito alla consegna di denaro da parte di __________ o di altre persone riconducibili a __________ o alla __________ a ACPR 1 o a persone a lei riconducibili (VI PP 21.05.2012, p. 4, AI 50, ___________), fatta salva un’unica eccezione, e meglio:

"  (…) nel 2009 la signora ACPR 1 mi telefonò e mi indicò che vi era urgenza di ottenere una certa cifra. (…) l’importo non mi venne indicato. Per velocizzare il prelevamento telefonai a __________ e ci accordammo per un incontro in __________, in provincia di __________, nei pressi di un centro commerciale. Io accompagnai in auto __________, che era stato delegato dalla madre per ritirare questa somma. Ci incontrammo con __________. Io rimasi in auto e non partecipai al loro incontro, che si svolse all’esterno della mia auto. Sentii che appoggiarono qualche cosa sulla capotte e presumo che abbiano firmato qualche documento. Risalito in auto, __________ mi disse “che era tutto a posto”. (…) esplicitamente non mi disse di avere ricevuto i soldi, ma era assolutamente evidente, in quanto mi era stato indicato come il motivo dell’incontro. Confermo che non sapevo quanto avesse ricevuto, in quanto nessuno mi aveva comunicato questo dettaglio. L’ho scoperto solo nell’ambito della causa civile inoltrata nei miei confronti in __________. Mi pare di ricordare trattarsi di € 50'000.00 (…) non ricordo per quale motivo la signora ACPR 1 necessitasse di questi fondi, né perché vi fosse così tanta urgenza. Non ne sono certo, ma mi sembra di ricordare che fosse per acquistare rapidamente dei macchinari che erano stati sottratti dalla loro attività commerciale.”

(VI PP 21.05.2012, p. 4, AI 50, ___________).

                                54.   Le citate dichiarazioni di IM 1, sono state fermamente contestate dall’AP:

"  Contesto le dichiarazioni di IM 1. Io non ho mai chiesto di consegnare dei soldi a mio figlio __________. Che io sappia, c’è stato un incontro tra mio figlio e __________ nel 2010, in __________, nel corso del quale __________ ha detto a mio figlio una frase del tipo “se proprio hai bisogno, cercherò di farti avere € 100'000.00”. Convengo con il PP che a quel punto l’ammanco doveva già essere stato scoperto. Da quanto riportatomi da mio figlio __________, non era ben chiaro a che titolo sarebbero stati dati questi soldi, ma si poteva interpretare che fossero per liquidare l’intera vicenda o per ritardare una denuncia da parte nostra. In ogni caso ho detto a mio figlio che non volevamo € 100'000.00, ma tutti i nostri soldi. __________ aveva già risposto così a __________.”

(VI PP 09.04.2013, p. 8, AI 105, ___________).

Interrogato a sapere se, confrontato con la richiesta urgente di prelevamento, si fosse posto il problema della formalizzazione scritta di tale richiesta, che normalmente veniva da lui trasmessa via posta, IM 1 è parso rammentare con più precisione lo svolgimento dei fatti, affermando che:

"  L’urgenza era tale che non vi era il tempo per procedere come al solito, con l’invio dell’ordine per posta. __________ mi disse che avrebbe anticipato la somma richiesta attingendo a fondi di __________, sistemando poi la questione dell’ordine di prelevamento sulla relazione __________ al momento dell’incontro con __________.”

(VI PP 21.05.2012, p. 5, AI 50, ___________).

                                  4)   Le dichiarazioni di __________

                                55.   Come già si è detto, con notizia di reato del 31 maggio 2010 __________, membro della direzione della società di gestione patrimoniale __________ di __________, già direttore dell’allora __________ di __________ (ogg

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