Skip to content

Ticino Tribunale penale cantonale 30.11.2005 72.2005.122

30 novembre 2005·Italiano·Ticino·Tribunale penale cantonale·HTML·13,114 parole·~1h 6min·2

Riassunto

Incendio intenzionale di tre edifici (o parti di essi), di cui due legati alla comunità ebraica, in stato di scemata responsabilità. Lesioni colpose cagionate ad una parte civile rimasta ferita dall'incendio. Ordinato il trattamento ambulatorio. Risarcimento alle parti civili.

Testo integrale

Incarto n. 72.2005.122

Lugano, 30 novembre 2005/nh

In nome della Repubblica e Cantone Ticino  

La presidente della Corte delle assise correzionali

di Lugano

Presidente:

giudice Agnese Balestra-Bianchi

Segretaria:

Elena Tagli Schmid, vicecancelliera

Sedente nell’aula penale di questo Palazzo di giustizia, senza intervento degli assessori giurati, avendovi l’accusato, con l’annuenza del difensore e del procuratore pubblico, rinunciato,

per giudicare

AC 1 e domiciliato a   

detenuto dal 20 marzo 2005;

prevenuto colpevole di:

                                   1.   incendio intenzionale, ripetuto

per avere,

la notte tra il 13 e 14 marzo 2005,

tra le ore 23.20 e le ore 00.40 circa, a Lugano,

                                          intenzionalmente cagionato:

                                1.1   l’incendio della __________ di __________

di proprietà della PC 1,

facendo uso per tale scopo di benzina gettata all’interno attraverso una delle finestre situate sul retro dello stabile alla quale ha poi dato fuoco,

cagionando danni alla tettoia sul lato posteriore della __________, alla struttura interna (muri portanti e soffitto), ai locali interni a seguito del fumo, della fuliggine e del calore, ai libri sacri per la fuliggine ed il fumo, al mobilio, alle suppellettili ed altri contenuti per un ammontare stimato dalla parte civile in circa fr. 260'000.--,

ritenuto inoltre il tentativo di appiccare l’incendio sulla porta secondaria della __________ con l’uso di sostanze acceleranti e

di una corda imbevuta delle stesse sostanze alle quali ha dato fuoco;

                                1.2   l’incendio dell’appartamento di proprietà di PC 4

al II° piano del Condominio di __________,

facendo uso per tale scopo di benzina con la quale ha cosparso la porta ed alla quale ha poi dato fuoco con l’ausilio di un pezzo di carta dando così avvio all’incendio che si è propagato all’interno dell’appartamento e del locale bagno,

cagionando danni all’intonaco del pianerottolo e del vano scale, al vetro della porta finestra delle scale, alla porta d’entrata dell’appartamento, al pavimento in parquet dell’atrio dell’appartamento, all’impianto elettrico/citofono/ventilatore,

alla porta del bagno, alle suppellettili ed agli effetti personali

del locale bagno, al rivestimento ed al pavimento in ceramica, all’intonaco delle pareti e dei plafoni dell’appartamento per un ammontare stimato dalla parte civile in circa fr. 21'640.--;

                                1.3   l’incendio del negozio PC 2 in __________ di proprietà della Figli di __________, sito al PT dell’immobile,

facendo uso per tale scopo di benzina gettata all’interno attraverso la rottura del vetro della finestra sita a lato della porta secondaria sul retro del negozio, al quale ha poi dato fuoco,

provocando danni alla struttura dello stabile, all’impiantistica elettrica generale ed a quella idraulica, alla merce, all’arredamento del negozio danneggiato dal fuoco, dal fumo e dalla fuliggine, per un ammontare stimato dalla parte civile Figli di __________, in almeno fr. 250'000.-- riservato il danno derivante dall’interruzione dell’attività non quantificato e dalla parte civile PC 3, proprietaria dello stabile, in circa fr. 250'000.--/300'000.--,

nonché creando pericolo per l’incolumità pubblica per il rischio

di propagazione dell’incendio agli uffici soprastanti dello stabile rispettivamente agli adiacenti negozi;

                                   2.   lesioni colpose

per avere,

la notte del 13 marzo 2005,

a Lugano-Castagnola,

cagionato per negligenza un danno al corpo di PC 4,

in particolare incendiando con le modalità descritte al punto 1.2 la porta dell’appartamento di __________,

senza verificare l’assenza di persone dal domicilio,

procurato a PC 4 le lesioni meglio descritte nei certificati medici agli atti rilasciati il 17.03.2005 dall’Ospedale Italiano ed il 02.08.2005 dall’Ospedale Civico di Lugano;

fatti avvenuti nelle indicate circostanze di luogo e di tempo indicate;

reati previsti art. 221 cpv. 1 CP, art. 125 cpv. 1 CP;

e meglio come descritto nell'atto d'accusa 119/2005 del 15 settembre 2005, emanato dal Procuratore pubblico.

Presenti

§  Il PP 1. §  L'accusato AC 1, assistito dal difensore di fiducia (GP) DF 1. §  L'avv. RC 1, in rappresentanza della PC 1. § L'avv. RC 4, in rappresentanza della PC 3.  

Espleti i pubblici dibattimenti

                                     -   lunedì          28 novembre 2005 dalle ore 9:00 alle ore 19:10

                                     -   martedì       29 novembre 2005 dalle ore 9:00 alle ore 17:25

                                     -   mercoledì   30 novembre 2005 dalle ore 9:00 alle ore 18:00

Con il consenso delle parti il punto 1.2 dell'atto d'accusa viene integrato con l'aggiunta che il proprietario danneggiato non è solo PC 4 bensì anche la __________.

Sentiti                        §   Il Procuratore pubblico, per la sua requisitoria, il quale ripercorre i drammatici fatti accaduti la notte tra il 13 e il 14 marzo 2005, illustrando altresì le circostanze dell'arresto dell'accusato la notte del 20 marzo 2005. Descrive le modalità degli incendi alla luce degli accertamenti effettuati dagli inquirenti, rapportandole alle dichiarazioni e ammissioni di AC 1. Sottolinea la gravità della colpa dell'accusato per la sua ferma determinazione a commettere ben tre incendi, per i consistenti danni da lui cagionati nonché per il profondo dolore che egli ha causato alla PC1 ebraica colpendo col fuoco i loro simboli. Riconosciuta la scemata responsabilità e ricordati i precedenti penali, conclude chiedendo la conferma integrale dell'atto d'accusa e quindi la condanna dell'accusato alla pena di 2 anni e 6 mesi di detenzione. Chiede pure che venga ordinato il trattamento ambulatorio ex art. 43 cifra 1 cpv. 1 ultima frase CP senza sospensione della pena detentiva. A garanzia delle spese processuali postula, giusta l'art. 161 CPP, la conferma del sequestro posto dal GIAR sulla relazione bancaria di AC 1 n__________ presso __________, come pure del sequestro sulle armi indicate nell'atto d'accusa. Per gli altri oggetti e il materiale in sequestro, indicati nell'atto d'accusa, chiede la confisca, nella misura in cui essi costituiscono oggetti che possono servire per commettere reati risp. mezzi di prova.

                                    §   RC 4, rappresentante della PC 3, il quale si associa alla Pubblica Accusa per quanto attiene alla colpabilità dell'accusato. Rilevati gli ingenti danni subiti dalla sua rappresentata conclude chiedendo, conformemente al suo scritto del 28.11.2005 (doc. dib. 5), il risarcimento di complessivi fr. 6'295.20, di cui fr. 500.- per la franchigia e fr. 5'795.20 per spese di patrocinio. Chiede la confisca con assegnamento alla parte civile ex art. 60 CP dell'attivo del conto dell'accusato n. __________ presso __________. Dichiara invece di non avanzare pretese sull'importo di all'incirca euro 7'500.-, provenienti dal conto di AC 1 presso la __________, siccome messi a disposizione dello Stato.

                                    §   RC 1, rappresentante della PC PC1, il quale per quanto attiene alla colpabilità dell'accusato si associa alla Pubblica Accusa. Riguardo alle sue pretese risarcitorie, evidenziati l'ingente entità dei danni e la grande sofferenza patiti dall'intera __________, conclude chiedendo, rifacendosi alla documentazione da lui prodotta e conformemente ai suoi scritti del 14.11.2005 e 29.11.2005 (doc. TPC 16 risp. doc. dib. 13), l'importo complessivo di fr. 54'800.-, di cui fr. 5'462.30 per spese legali, come pure postula un importo a titolo di risarcimento del torto morale, per la cui quantificazione si rimette al prudente giudizio di questa Corte. Associandosi alle argomentazioni esposte dal collega RC4, chiede infine la confisca con assegnamento alla parte civile ex art. 60 CP dell'attivo della relazione bancaria dell'accusato n. __________ presso __________.

                                    §   Il Difensore, il quale esordisce rinnovando le scuse del suo assistito verso le vittime. In buona sostanza condivide in fatto e in diritto l'atto d'accusa. Contesta tuttavia che sia stato cagionato  nella fattispecie un pericolo per l'incolumità pubblica e, con riguardo all'incendio alla porta dell'appartamento di PC 4, sostiene che il fuoco si è propagato all'interno con l'apertura di detta porta da parte della vittima. Richiamando la perizia e le dichiarazioni del dott. __________ evidenzia come il suo patrocinato abbia agito privo di motivazioni antisemite o razziste e in stato di scemata responsabilità di grado medio-grave. Sottolinea che il suo difeso non necessita di cure in ambiente protetto e che posto in libertà non metterebbe a rischio la sicurezza pubblica, avendo egli, durante il periodo del carcere preventivo, superato il grave stato depressivo florido al momento dei fatti nonché avendo dimostrato di saper gestire le difficoltà conseguenti alla separazione dalla moglie e alla perdita del lavoro. Ponendo infine in risalto la confessione e la collaborazione del suo assistito, relativizzando i suoi precedenti penali, conclude chiedendo in via principale la riduzione della pena a 18 mesi di detenzione, da porre al beneficio della sospensione condizionale e da assortire con la misura del trattamento ambulatorio ex art. 43 CP. In via subordinata, nell'eventualità di una pena detentiva di durata superiore, chiede la sospensione dell'esecuzione della stessa per dar luogo al trattamento ambulatorio ex art. 43 CP. Dimostrato, a suo avviso, che i fondi depositati sul conto n. __________ intestato a AC 1 presso __________ appartengono alla sorella, chiede che venga tolto il sequestro posto dal Giar con decisione del 25.11.2005. Per gli oggetti e il materiale in sequestro e indicati nell'atto d'accusa postula il dissequestro, nella misura in cui non costituiscono mezzi usati per la commissione del reato. Riguardo alle armi, di poco valore e molto care al suo assistito, viste le circostanze del caso concreto contesta che debba essere ordinato il sequestro a norma dell'art. 161 CPP. Circa le richieste di risarcimento, alla PC 1 e alla PC 3 riconosce l'importo della franchigia trattenuta dalle assicurazioni nonché le pretese per le spese legali, per la cui valutazione si rimette al giudizio della Corte, rilevando come le stesse debbano però riferirsi strettamente a quegli atti di procedura relativi ai rispettivi incendi. Per l'importo chiesto dalla PC 1 a titolo di risarcimento del torto morale si rimette all'apprezzamento di questa Corte sottolineando come lo stesso debba essere prudenziale e simbolico. Alla PC 4 riconosce

un importo di fr. 1'000.- a titolo di risarcimento danni. Per le ulteriori pretese delle PC così come per il risarcimento fatto valere dalla __________. postula il rinvio al competente foro civile siccome non supportati da sufficiente documentazione.

Posti dal Presidente, con l'accordo delle Parti, i seguenti

quesiti:                          AC 1

                                   1.   è autore colpevole di:

                               1.1.   ripetuto incendio intenzionale

                                         avendo intenzionalmente cagionato l'incendio:

                            1.1.1.   della __________ __________, in danno della PC 1, per un valore stimato di ca. fr. 260'000.-;

                            1.1.2.   del pianerottolo e dell'appartamento al II° piano del Condominio di __________, in danno della __________

e di PC 4 per un valore di circa fr. 22'000.-/23'000.-;

                            1.1.3.   del negozio PC 2 in __________, in danno della PC 3, proprietaria dello stabile, per un valore stimato in fr. 250'000.-,

                                         come pure in danno della ditta __________, gerenti del negozio, per un valore stimato in fr. 250'000.-,

nonché del danno derivante dall'interruzione dell'attività,

                                         nonché creando pericolo per l'incolumità pubblica per il rischio

di propagazione dell'incendio agli uffici soprastanti dello stabile rispettivamente agli adiacenti negozi,

                                         a Lugano, la notte tra il 13 e il 14 marzo 2005?

                               1.2.   lesioni colpose

                                         per avere cagionato per negligenza un danno al corpo di PC 4, come ai certificati medici agli atti,

                                         a Lugano-Castagnola, la notte del 13.03.2005,

                                         e meglio come descritto nell’atto di accusa e completato nel verbale del dibattimento?

                                   2.   Ha egli agito in stato di scemata responsabilità?

                                   3.   Può beneficiare della sospensione condizionale della pena privativa della libertà?

                                   4.   Deve subire una misura, e se sì quale?

                                   5.   Deve essere ordinata, in tutto o in parte, la confisca di quanto in sequestro risp. deve essere mantenuto il sequestro sul conto deposito n. __________ presso __________ SA intestato all'accusato, e sulle armi e munizioni sequestrate?

                                   6.   Deve un risarcimento alle seguenti parti civili:

                               6.1.   PC 1 rappresentata dall'avv. RC 1?

                               6.2.   PC 4, __________?

                               6.3.   PC 3 rappresentata RC 4?

                               6.4.   __________., Lugano?

Considerando,               in fatto ed in diritto

                                   1.   L'accusato è nato a Roma nel 1947. È cresciuto con i genitori e con una sorella minore di lui di quattro anni. Prima della sua nascita, il padre aveva già una sua famiglia, con la quale i rapporti s'erano però interrotti in modo drammatico nel contesto di una gravissima vicenda (di cui AC 1 in aula si arrabbia nel doverne riferire) che viene comunque descritta in perizia.

Ciononostante, l'accusato al dibattimento è perentorio nell'affermare che la sua infanzia fu felice e che "quella" vicenda non gli causò disagi di sorta. AC 1 ha frequentato la scuola per soli sette anni, dopodiché, a partire dai quattordici anni di età, egli sarebbe passato ad aiutare il padre che gestiva una macelleria. Sin da giovane si appassionò allo sport e in modo particolare al ciclismo, che praticò per molti anni come esordiente, poi come allievo e poi come dilettante militando in diverse società sportive di Roma. Risale a quell'epoca la sua conoscenza con tale __________, che era a capo della squadra in cui correva anche AC 1. Nel seguito i rapporti tra i due si guastarono. __________ rimproverava a AC 1 di aver avuto una relazione con la propria moglie e di essere il padre di uno dei suoi figli. AC 1 nega tale paternità. Sta di fatto che -come si accennerà nel seguito- nel 1998 e nel 1999, il __________ sarebbe venuto fino a Lugano a minacciare il AC 1. Anche di questa vicenda l'accusato in aula si inalbera nel doverne riferire e soprattutto non  vuole essere accostato al __________ per altre questioni ("affari loschi" di cui si dice in perizia) che li avrebbero accomunati a Roma negli anni sessanta. Da adulto, a Roma, AC 1 dichiara di aver fatto il macellaio (nella conduzione della macelleria che già era stata del padre) fino al fallimento. Dal casellario giudiziale risulta infatti che il 14.3.1979, AC 1 è stato dichiarato fallito. Ne è seguita il 25.2.1988 anche una sua condanna, per bancarotta fraudolenta, a due anni di reclusione, pena che non ha scontato siccome condonatagli.

Che, alla fine degli anni settanta e nei primi anni ottanta, la sua situazione economica non fosse per nulla ordinata, lo si può dedurre anche dalle cinque condanne, iscritte nel casellario italiano, per emissione di assegni a vuoto.

Certo è che ad un certo momento ha cambiato mestiere. Conseguita, il 19.2.1986, la licenza (del tipo C) per condurre camion, egli è diventato camionista. Alle dipendenze di diverse ditte, AC 1 ha esercitato tale professione fin verso il 1990/1991 quando si è trasferito a Lugano. A suo dire, faceva anche trasporti internazionali, per cui, in quegli anni, avrebbe viaggiato in diversi paesi europei. Guadagnava, sempre a suo dire, intorno ai 3 milioni e 300 mila lire al mese. Stava bene e non mancava di nulla.

Di passaggio a Lugano, all'inizio del 1987, di ritorno col treno da Como, conobbe colei che divenne sua moglie, ovvero una giovane svizzera romanda, residente in Ticino per motivi di lavoro (era assistente geriatrica in una clinica di Lugano).

La donna era di quindici anni minore di lui. Si sposarono il 27.12.1987 e si stabilirono a Roma. Il 2.9.1989 nacque la loro unica figlia, di nome S.

Sennonché la moglie dell'accusato non si è trovata bene nella capitale italiana e ha via via maturato il desiderio di rientrare a Lugano, pervenendo, per finire, a convincere anche il marito che si sarebbe trattato, per loro, di una buona soluzione.

Si stabilirono provvisoriamente a __________, indi a Lugano e infine trovarono un alloggio definitivo a __________, dove AC 1 visse, con moglie e figlia, fino all'arresto. Sia lui che la moglie trovarono da subito un posto di lavoro, lei come ausiliaria (a tempo parziale) presso l'allora denominato Servizio delle cure a domicilio, lui presso l'allora denominata Azienda __________ di Lugano. Quando __________ inoltrò il suo concorso i posti vacanti erano tredici e i concorrenti due che furono entrambi assunti. Il posto era di conducente di autobus (erano ancora quelli elettrici). Sennonché, quando fu nominato, AC 1 non aveva la licenza (quella del tipo D) che abilita a condurre tali veicoli, per cui fu messo ad eseguire lavori di pulizia. Visse il fatto come un'umiliazione, uno sgarbo, e da ciò prese avvio il suo risentimento verso l'azienda. A suo dire a ciò si aggiunse il fatto che i colleghi non lo "accettarono". A suo dire lo schernivano per il suo accento romanesco e lo escludevano. Insomma il suo rapporto con i colleghi prima, con i superiori poi ed infine anche con l'utenza (a partire dal 1.9.1992, conseguita la licenza del tipo D, AC 1 era passato a guidare gli autobus) andò via via vieppiù deteriorandosi. Aveva spesso discussioni e litigi con questo o con quel collega, e anche con l'utenza e di conseguenza con i superiori, discussioni e litigi che, a suo dire, gli avvelenavano la vita, lo angosciavano e aumentavano il senso di rancore e di risentimento verso tutto l'ambiente di lavoro. A suo dire, mai, in precedenza aveva dovuto sperimentare cattiverie ed ostilità del tipo di quelle che si sarebbe trovato a dover subire in Ticino, paese che egli considera "razzista", che più non si può. Tra i colleghi era in buoni rapporti (e lo è tuttora) solo con pochissime persone.

Nel luglio del 1992, AC 1 perse il padre e nell'agosto del 1995 anche la madre. Soffrì molto per i due lutti, specie per quello della madre. Già nei primi anni in cui lo curava, il dottor __________, diagnosticava per lui disturbi della sfera psicosomatica, coliche renali, disturbi del sonno, stati di ansia e depressivi, conseguenti soprattutto alla conflittuale situazione creatasi sul posto di lavoro, oltre che per i lutti in famiglia.

Verso la fine del 1998, nella vita di AC 1 ricomparve __________, il quale gli avrebbe fatto telefonate nel cuore della notte, rinfacciandogli di essere il padre del figlio nato dalla moglie del __________. Nel dicembre 1998, AC 1 sporse querela penale nei confronti di __________ per titolo di minacce, querela che poi ritirò nel gennaio 1999. Nel febbraio 1999 l'accusato sporse una nuova querela contro __________ e contro altre tre persone, tali __________ e i fratelli __________ e __________, di Foggia. Questi tre erano stati visti dall'accusato aggirarsi davanti al suo domicilio con fare sospetto, vestiti di nero e con occhiali scuri; l'accusato sarebbe uscito in strada con un coltello da macellaio. Fermati dalla polizia, prontamente chiamata dai AC 1, i tre uomini erano stati trovati in possesso di una fotografia e dei dati anagrafici dell'accusato. Vi fu un confronto all'americana, ma l'accusato non riconobbe nessuno dei tre.

Per finire essi furono rilasciati.

Nel febbraio 2000, AC 1 di nuovo chiamò la polizia perché il __________ di nuovo si aggirava nei pressi della sua abitazione. La polizia fermò il __________, il quale si giustificò dicendo che era venuto solo per visitare "l'amico". Sta di fatto che tutta questa vicenda non fece altro che rendere il AC 1 ancora più diffidente, sospettoso e ansioso di quanto già non lo fosse in precedenza.

Vi è in atti il fascicolo di AC 1 acquisito presso le __________ (l'attuale azienda __________). Esso fa stato dei reclami che sono stati inoltrati contro l'accusato a partire, più o meno, dal 2000.

Nell'aprile del 2000 fu AC 1 a sporgere querela contro S.M. col quale giunse a vie di fatto per questioni inerenti al modo in cui egli posteggiava il bus al capolinea di Viganello. In esito all'inchiesta, S.M. venne condannato per lesioni semplici e ingiurie in danno di AC 1.

Nell'aprile 2003, un utente scrisse alla Direzione delle __________ lamentando che l'autista del bus (risultato essere l'accusato), giunto nei pressi della fermata, aveva dapprima frenato come per fermarsi e poi, improvvisamente, accelerato, lasciando a terra i passeggeri, ovvero, oltre il reclamante e i suoi figlioletti, anche tre ebrei ortodossi.

Secondo il reclamante, il conducente aveva accelerato proprio quando s'era avveduto della presenza dei tre ebrei.

Vi fu, mediato dalla Direzione delle __________, un incontro tra il reclamante e AC 1, il quale si giustificò (come ha fatto ancora in aula) dicendo di non aver visto i tre ebrei e nemmeno altri utenti in attesa: nessuno gli avrebbe fatto cenno alzando la mano e perciò egli non si sarebbe fermato.

Il 25.5.2003 il direttore operativo delle __________ ha scritto a AC 1 invitandolo, "dopo tutti i richiami verbali e scritti formulati in questi anni", a volersi cercare "un'attività più consona alle sue attitudini". Anche la moglie ed un conoscente lo esortarono a cambiare mestiere, ma l'accusato non li ascoltò. La sua situazione non migliorò ed anzi, nel corso del 2004, nuovi reclami vennero inoltrati alla Direzione contro di lui. In due occasioni a reclamare fu PC 4, ovvero una delle persone ai danni della quale AC 1 appiccò uno degli incendi la notte del 13/14.3.2005.

Il 12.2.2004, PC 4 ebbe a reclamare presso l'Azienda asserendo che l'accusato, il giorno 11.2.2004, in occasione di alcune corse in bus, gli avrebbe chiesto insistentemente il biglietto, profferendo frasi fuori luogo e mettendolo in grave imbarazzo davanti agli altri utenti. AC 1 si giustificò negando di esser stato maleducato e adducendo di aver fatto solo il suo dovere. Il 7.4.2004 PC 4 scrisse nuovamente all'Azienda lamentandosi della maleducazione dell'accusato che, la sera del 5.4.2004, avrebbe guidato in modo aggressivo (suonando il clacson e insultando ad alta voce altri utenti della strada) e avrebbe costretto una signora anziana, appena salita sull'autobus e che già aveva mostrato all'autista il proprio abbonamento, a rialzarsi dal suo posto, con l'autobus in moto, onde nuovamente mostrare a AC 1 l'abbonamento. Allora, come in aula, l'accusato ha negato i fatti.

Il 9.4.2004, a reclamare contro AC 1 fu una signora non udente, la quale ebbe a segnalare che egli la discriminava a motivo del suo handicap e che il 31.3.2004 egli le aveva fatto dei "brutti gesti". Anche in questo caso AC 1 negò ogni veridicità alla lamentela.

Il 6.8.2004 fu un'altra signora a sporgere reclamo, lamentandosi sia del modo di guidare di AC 1, sia del fatto che quel pomeriggio egli aveva trattato male due persone anziane svizzero-tedesche, nei confronti delle quali egli avrebbe detto frasi del tipo: "se non ci fossi io voi andreste a piedi", "tornatevene al vostro paese", "ho già a che fare con slavi…", affermazioni che AC 1 ha -allora come oggi- negato,

così come ha negato di essere stato lui l'autore di diverse telefonate anonime che la reclamante disse di aver ricevuto

tra il 19.8. ed il 31.8.2004.

Il 29.9.2004 fu ACCO 1 a segnalare alla polizia l'atteggiamento, a suo dire sospetto, di un tale che gli venne presentato da un collega quello stesso giorno col nome di __________ e che gli disse di essere di Roma e di essere interessato ad un posto presso l'Azienda. Ingenuamente AC 1 ebbe allora a raccontargli dettagli del suo lavoro e anche cose private. Sennonché, accortosi che il sedicente "__________" gli poneva domande sempre più personali, egli troncò la conversazione, spaventato per il fatto che potesse di nuovo trattarsi di un uomo "mandato" __________. Già logorato dai reclami di cui si è detto, questo ultimo episodio l'avrebbe scombussolato del tutto.

Il 1.10.2004, AC 1 si presentò nello studio del dr. __________ agitato e piangente, asserendo di non essere più in grado di continuare a lavorare. Il medico gli rilasciò un certificato di incapacità al lavoro al cento per cento, gli prescrisse un antidepressivo e un ansiolitico e lo convinse a recarsi da uno psichiatra, cosa che AC 1 accettò, mettendosi in cura presso il dottor __________, dal quale si recò tredici volte, tra l'ottobre e il gennaio con maggior frequenza, in febbraio una volta e in marzo pure una volta, ovvero il 10.3.2005, tre giorni prima di appiccare gli incendi. Mai fece cenno al dottor __________ di aver in animo di fare cose del genere. Lo specialista gli prescrisse una nuova cura, affiancando agli antidepressivi e agli ansiolitici anche il Neurontin (ovvero uno stabilizzatore dell'umore).

In aula, AC 1 ha dichiarato di aver sempre preso le medicine prescrittegli. La moglie invece, dopo i fatti qui in giudizio, ebbe ad esprimere il dubbio che il marito avesse, ad un certo punto, omesso di prenderle (essa sospettò di ciò vedendo il marito insolitamente euforico e "prodigo", giacchè dopo gli incendi egli fece acquisti e regali del tutto inabituali per lui).

Il dottor __________, prima dei fatti, formulò per AC 1 la diagnosi di "episodio depressivo grave" e di "disturbo di personalità di tipo impulsivo" (cfr. il verbale PP5 del 25.3.2005). A suo giudizio "… a AC 1 le mani gli prudono da sempre. È uno che si è sempre scontrato con le persone. Mi rompo ma non mi piego. È un impulsivo… nei 13 colloqui che ho avuto con lui, … ha espresso pensieri di risentimento nei confronti dell'azienda, con i vertici o con i colleghi che potevano avergli fatto un torto…".

Benchè fosse in malattia, il 27.12.2004, la Direzione delle __________ ha inviato a AC 1 la lettera di licenziamento, al quale egli, tramite il Sindacato, si è opposto. Dopo che si seppe che era lui l'autore degli incendi del 13/14.3.2005, la Direzione gli notificò, il 1.4.2005, una nuova disdetta per motivi gravi.

È accertato, sulla scorta dell'estratto del suo conto salario (in atti) che l'Azienda gli ha versato lo stipendio fino al 29.3.2005, ivi compresa la quota parte di gratifica ancora dovutagli. Va segnalato che la situazione economica di AC 1 prima dell'arresto era buona. Non aveva debiti e guadagnava, prima di mettersi in malattia, intorno ai fr. 4'700.-/4'900.- al mese (a seconda delle ore straordinarie che faceva). Anche la moglie lavorava a metà tempo e quindi il reddito complessivo di cui disponeva il nucleo familiare era buono. Va segnalato che moglie e marito ricevevano i rispettivi salari su conti separati. Inoltre l'accusato riceveva su un conto che aveva aperto presso la __________ __________ di __________ euro 335.- al mese. Utilizzava detto danaro quando si recava in Italia per fare la spesa e altri acquisti. Al 31.12.2004, sul conto citato erano depositati euro 6'445.64 (cfr. estratto conto della __________ __________, reperito in sede di perquisizione).

In aula, il Difensore di AC 1 ha prodotto una procura rilasciatagli dal suo assistito intesa ad autorizzarlo a prelevare l'avere in conto complessivo (pari a circa 7'409.43 euro, valuta 30.6.2005) e a metterlo a disposizione dello Stato del Cantone Ticino (doc. dib. 2).

Per quel che si è potuto chiarire in aula, il citato conto di Como veniva alimentato dalla quota di spettanza del AC 1 del canone d'affitto percepito a Roma da sua sorella, per la locazione di un appartamento che i due hanno ereditato, metà ciascuno, dalla madre nel 1995, col che si accerta che l'accusato in Italia non è nullatenente.

Di detto appartamento vi è in atti la cosiddetta "VISURA", dalla quale risulta che trattasi di un appartamento di vani 4,5 (due locali più il bagno e la cucina, a dire di AC 1), situato a Roma in via __________, foglio __________, particella __________ sub __________.

Il Difensore di AC 1 ha altresì prodotto in sede dibattimentale il contratto stipulato il 28.4.1994 tra l'Istituto autonomo __________ di Roma e la madre di AC 1 che ebbe ad ottenere la cessione dell'appartamento per la somma di Lit. 34'902'504.

Per finire il discorso sulla situazione economica di AC 1, va qui accennato ancora al fatto (di cui si dirà meglio nel seguito) che, nell'imminenza del dibattimento, avendo la sottoscritta Presidente chiesto alla Direzione dell'__________ la documentazione relativa al conto nr. __________ di AC 1, è emerso inopinatamente (mai ACCO 1 ne aveva accennato nei suoi verbali e nel verbale dell'11.5.2005 aveva testualmente dichiarato, dopo aver preso atto del danno -a quel momento noto- da lui causato per un ordine di grandezza stimato in fr. 524'000.-, di non disporre di averi da utilizzare per risarcire i danneggiati) che ACCO 1 era intestatario anche di un conto deposito avente lo stesso numero, costituito di parti di un fondo __________ LUX Money Market per un valore stimato di fr. 67'908.- (valuta 24.11.2005).

In aula, AC 1 ha dichiarato che trattasi di danaro mandatogli (dopo che egli prese domicilio in Ticino) dalla sorella, danaro che egli investì nel suddetto fondo. A suo dire, la sorella ebbe all'epoca a dirgli che, in caso di bisogno, egli poteva utilizzare detti valori per sé o per la famiglia, dopodiché, alla di lei morte, era suo desiderio che andassero alla figlia di AC 1.

Durante i mesi del carcere preventivo di AC 1, risulta dagli atti che la moglie di AC 1 ha monetizzato:

-  il 10.5.2005, alcune parti del fondo, prelevando il controvalore di fr. 4'522.45;

-  il 25.7.2005, alcune parti del fondo, prelevando il controvalore di fr. 1'146.10;

-  il 21.10.2005, alcune parti del fondo, prelevando il controvalore di fr. 1'500.60.

Il venerdì 25.11.2005, avuto conoscenza dell'esistenza di detti averi, la sottoscritta Presidente ne ha informato il Giar, il quale con decreto di stessa data, ne ha ordinato il sequestro penale (cfr. decisione del Giar, in atti).

Tornando alla vita di AC 1 negli ultimi mesi prima dell'arresto e dopo che egli è stato messo in malattia, si ha che egli trascorreva le sue giornate, in parte restando in casa e in parte anche uscendo. Più volte si è recato in Italia a fare la spesa e altre volte è rimasto nei dintorni di Lugano.

Dalle ricevute che sono state rinvenute al suo domicilio in sede di perquisizione, risulta per l'appunto che quasi ogni giorno egli usciva o per recarsi in banca, o presso questo o quel centro commerciale per fare piccoli acquisti.

Appassionato di bicicletta, spesso faceva giri in bicicletta. Ogni tanto rendeva visita ai colleghi-amici __________ e __________. __________, proprietario di un terreno a L__________, gli aveva dato il permesso di colà recarsi a suo piacere per fare lavori di pulizia e giardinaggio, la qualcosa piaceva molto a AC 1. Su quel terreno si recò anche l'8.3.2005, ovvero qualche giorno prima dei fatti qui in giudizio. Raccolte delle sterpaglie, decise di bruciarle, nonostante il divieto di fare fuochi vicino al bosco. Intervenne la Guardia forestale italiana di __________ che gli elevò una contravvenzione.

Si situano tra l'8.11.2004 ed il 15.2.2005 venticinque casi di danneggiamento (con taglio delle gomme e/o danni alla carrozzeria) a veicoli di conducenti e altri operai alle dipendenze delle __________, da loro parcheggiati nei posteggi che l'azienda ha in via __________ e in zona "__________". Nonostante le indagini esperite dalla polizia, l'autore di detti danneggiamenti è rimasto ignoto.

Quando ACCO 1 è stato arrestato (e -come si diràtrovato in possesso di vari attrezzi idonei a fare danni del genere, oltre che di bigliettini su cui aveva annotato numeri di targhe di veicoli appartenenti a persone alle dipendenze delle __________, di cui sei facenti parte del novero dei 25 veicoli danneggiati), gli inquirenti hanno avuto il sospetto che egli potesse esserne stato l'autore, ma al riguardo egli ha negato ogni responsabilità, col che l'inchiesta non è andata oltre.

Del pari, dopo l'arresto, AC 1 ha negato di essere stato lui a danneggiare il 31.12.2004 ed il 26.1.2005 la bucalettere di PC 4, risp. di avere, nella serata di quel medesimo 26.1.2005, appiccato il fuoco alla zerbino sito davanti alla porta d'entrata dello stabile di __________ nel quale all'epoca il PC 4 abitava.

Per finire va qui evidenziato che AC 1 è incensurato in Svizzera, mentre che il casellario italiano registra, aldilà delle già menzionate condanne, ulteriori sette casi di violazione delle norme sull'assicurazione obbligatoria degli autoveicoli e natanti e un caso di sorpasso irregolare, sanzionati con arresti e ammende, pene sospese.

                                   2.   La notte tra la domenica 13 e il lunedì 14 marzo 2005 sono stati appiccati, in territorio del Comune di Lugano, tre incendi.

Il primo, quello alla __________ di __________, di proprietà della PC 1 (rappresentata da __________ di __________), è stato segnalato dalla signora __________ residente in __________, che ha composto il nr. telefonico 118 avendo scorto, dalla sua camera, le fiamme e il fumo che si elevavano dal lato posteriore della __________ (cfr. suo verbale, all. 7 all'AI 45). La chiamata è giunta alla Centrale operativa alla ore 23:25. I primi ad arrivare sul posto sono stati gli agenti __________, __________ e __________ della Polcomunale, i quali hanno avuto modo di constatare (cfr. il rapporto all. 1 al citato AI 45) che la porta laterale d'accesso alla __________ (quella ubicata sul lato nord) era in fiamme, così come in fiamme era il lato ovest della __________, in particolare, all'interno, il locale biblioteca (cfr. foto da 16 a 24), all'esterno una finestra e parte del sottotetto in bambù (cfr. foto 14 e 15).

Qualche minuto dopo intervenivano i pompieri (con 15 uomini e cinque automezzi) e, subito dopo, gli agenti della Polizia cantonale e, quindi, quelli della Scientifica.

L'allarme per il secondo incendio, quello appiccato alla porta d'ingresso dell'appartamento (di proprietà di PC 4) sito in un condominio di __________, giungeva in Polizia alle ore 23:53. È stato lo stesso PC 4 a chiamare la Polizia ed è ancora stato lui a domare le fiamme che -come si dirà nel seguito- già s'erano estese, attraverso il "sottoporta" al suo atrio e quindi ad un vicino locale toilette (cfr. rapporto di constatazione del 14.5.2005 in AI 52).

L'incendio ha prodotto danni al citato PC 4 ma anche a parti comuni del __________ per un importo che è risultato ammontare a circa fr. 23'000.-.

Il terzo incendio ha riguardato il noto negozio "__________" gestito dalla società in accomandita __________. Il negozio è sito in __________, nel palazzo conosciuto con il nome di "__________", di proprietà della PC 3 (cfr. rapporto di constatazione del 30.5.2005 in AI 59 e allegati).

Allertata la Centrale operativa dalla signora __________ domiciliata in __________, alle 00:43, l'allarme è stato diramato alla Polcomunale e ai pompieri e, alle 00:45, alla Polcantonale. I primi a giungere in loco sono stati gli agenti della Comunale __________ e __________, i quali -come attesta il rapporto in atti del 14.3.2005, all. 1 all'AI 59- portatisi sul retro dello stabile, hanno potuto constatare "… la grossa portata delle fiamme, circa due metri d'altezza, e il ripetuto scoppio di vetri della porta e della finestra…" che impedivano loro d'avvicinarsi ulteriormente. L'incendio è poi stato domato grazie all'intervento dei pompieri (intervenuti con 9 uomini e cinque automezzi).

Per i dettagli dei vari interventi e delle constatazioni che si sono potute fare sui tre diversi luoghi, come cennato, ai tre citati rapporti di constatazione si rinvia e ai rapporti, risp. alle deposizioni ad essi allegati.

L'autore dei tre incendi, ovvero il qui accusato AC 1, è stato fermato -come si dirà nel seguito- la notte sulla domenica 20.3.2005 alle ore 00:10, ovvero poco dopo mezzanotte.

Nei giorni intercorrenti tra il 13/14.3.2005 e la data dell'arresto gli inquirenti già avevano dato luogo ad una serie di indagini che hanno portato in buona sostanza ad accertare che tutti e tre gli incendi erano dolosi, ovvero intenzionalmente appiccati. In tutti e tre i luoghi è stata infatti constatata la presenza di benzina.

In un caso, quello della __________, l'incendio sul lato posteriore

-quello che ha danneggiato la biblioteca per intenderci- è stato causato dando fuoco a benzina. Invece l'altro fuoco (quello che hanno visto ardere, in corrispondenza della porta laterale, sia gli agenti della Polcomunale, sia i pompieri) è stato appiccato usando, come sostanza accelerante, una miscela ("mélange" per usare il termine adoperato dagli specialisti dell'istituto di polizia scientifica di Losanna) di "benzina e cherosene".

Che gli incendi fossero di natura dolosa, ovvero appiccati dando fuoco a della benzina, era peraltro stato constatato dai primi agenti intervenuti nei vari luoghi, sia per il caratteristico odore che detta sostanza emana anche quando sta bruciando (e ancora dopo), ma anche per le tipiche chiazze e macchie riscontrate dagli inquirenti sui luoghi dei tre incendi.

Sono comunque stati operati sui citati luoghi dei prelievi di frammenti di materiale combusto e di oggetti ivi trovati. Inviati al citato Istituto di Losanna e sottoposti ad analisi ne è venuta la conferma che (cfr. AI 85 - Accertamenti tecnici - Rapport d'analyse PFS 133-03.05):

                                  a)   vi era benzina sul materiale combusto prelevato dalla Scientifica nel locale "biblioteca" della __________;

                                  b)   vi era un "mélange" di benzina e cherosene nel materiale combusto prelevato dalla Polizia scientifica sul gradino-pianerottolo davanti alla porta secondaria lato nord (cfr. foto 6).

Lo stesso "mélange" di benzina e cherosene è stato rilevato su dei residui di corda bruciacchiati pure rinvenuti in prossimità di detta porta secondaria (cfr. foto 6), così come anche su un paio di guanti (cfr. foto 33 e 34) in similpelle, di colore beige, rinvenuti sul terreno della __________, in fondo alla facciata nord, davanti alla porta della pensilina (cfr. foto 13).

Dopo l'arresto di AC 1, perquisita la sua auto, è, tra l'altro, stata ritrovata e sequestrata una bottiglia in plastica (contrassegnata dalla Scientifica con il simbolo V6 e dall'Istituto di Losanna con il numero 133-10): orbene le analisi fatte su detta bottiglia hanno evidenziato che essa conteneva lo stesso "mélange" di benzina e cherosene che è stato rintracciato sui frammenti di materiale e sui residui di corda già rinvenuti sul gradino-pianerottolo della porta laterale della __________;

                                  c)   dei guanti in similpelle già citati (repertati col nr. 133-3 dall'Istituto di Losanna e col numero 2005/0516-4 dalla Scientifica), per i quali si è testé detto che recavano tracce del "miscuglio benzina-cherosene", gli inquirenti hanno fatto analizzare dall'Istituto di medicina legale di San Gallo, le fodere interne, avendo su di esse potuto operare dei prelievi di materiale biologico. Dopo l'arresto, AC 1 è stato sottoposto all'esame del DNA ed è così stato accertato che il profilo di DNA rinvenuto sulla fodera del guanto sinistro (ancorché parziale) corrisponde a quello rinvenuto sulla fodera del guanto destro e che il DNA di AC 1 coincide con il profilo di DNA estrapolato dalla fodera del guanto destro, col che è certo che i guanti rinvenuti per terra (come mostra la foto 13) sono stati indossati da AC 1. In aula egli ha peraltro ammesso che detti guanti erano suoi;

                                  d)   ancora in relazione al fuoco che è stato appiccato alla porta laterale della __________, lato nord, va segnalato che su di essa e sul gradino-pianerottolo davanti ad essa (quello che ben si vede nelle foto 7 e 8), gli agenti della Scientifica hanno rinvenuto dei frammenti di plastica fusa di color nero, grigiastro e di color rosso (cfr. foto da 8 a 11). Operato che ebbero i relativi prelievi li hanno spediti all'Istituto della polizia scientifica di Losanna.

Dopo l'arresto di __________, avendo quest'ultimo dichiarato di aver usato, per appiccare taluni incendi, un liquido accendifuoco per carbone di legna e bricchette di carbone di legna acquistato presso la Migros __________, anche gli inquirenti ne hanno comprato un'eguale bottiglia (cfr. reperto C1 nella distinta Reperti e tracce). Detta bottiglia è stata pure inviata all'Istituto di Losanna per comparazione (insieme a una bottiglia contenente "White Spirit" sequestrata, in occasione della perquisizione, al domicilio dell'accusato).

Nel suo rapporto del 25.4.2005, detto Istituto (cfr. AI 85, ultimo allegato) ha accertato che i materiali fusi prelevati sulla porta laterale della __________ e sul gradino d'accesso sono costituiti da polypropylene (quelli di color rosso e quelli di color grigio) e di polyester (quelli color nero).

Orbene anche i tappi delle due bottiglie inviate a Losanna sono composti di polypropylene, mentre che i corpi delle due bottiglie sono di polyester.

Ulteriori analisi effettuate hanno permesso di concludere che:

-  le particelle rosse prelevate sul luogo dell'incendio sono simili al materiale (polypropylene) di cui sono composti i tappi delle due bottiglie usate per la comparazione;

-  le particelle grigie sono simili alla parte bianca che si trova all'interno del tappo della bottiglia comprata alla Migros e alle parti rosse dei tappi di entrambe le bottiglie (polypropylene);

-  le particelle nere sono simili al materiale (polyester) di cui sono composti i corpi di entrambe le bottiglie.

Il fatto che le tracce colorate trovate sulla porta laterale della __________ e sul gradino d'accesso siano pacificamente residui combusti di polipropylene e di polyester, ha portato la Polizia scientifica ticinese a ritenere che (cfr. AI 85 p. 7) AC 1 abbia depositato sul gradino-pianerottolo antistante la porta laterale della __________ una bottiglia del tipo di quelle da lui acquistate alla Migros (e risultata contenere in origine cherosene), abbia aggiunto benzina al cherosene e quindi abbia inserito in essa un pezzo di corda a mo' di miccia, dando fuoco all'altro capo con probabile scoppio della bottiglia e conseguente propagazione del fuoco alla porta.

Solo la presenza di una bottiglia in loco spiega infatti il ritrovamento, sulla porta citata e sul gradino-pianerottolo antistante, dei residui (spiaccicati) colorati di cui si è detto.

Degli ulteriori accertamenti tecnici si dirà nella misura del necessario nei considerandi che seguono.

                                   3.   Come già cennato, AC 1 è stato arrestato la notte tra il 19 e il 20.3.2005.

Dopo il clamore nonché il grande sgomento suscitati nella popolazione dagli incendi appiccati alla __________ di Lugano e al negozio "__________", la polizia sorvegliava in modo particolarmente attento la città ed i dintorni, soprattutto nottetempo. Sono stati due agenti della Cantonale ad avvistare per primi colui che si avverò essere, dopo il fermo, AC 1. Egli stava solo nella zona di piazza __________ e ad un certo punto fu visto da uno dei due agenti estrarre una fionda e tirare un sasso in direzione dell'albergo __________. L'uomo si eclissò prima che gli agenti riuscissero ad avvicinarlo. Lo avvistarono di nuovo qualche momento dopo. Era appena passata la mezzanotte quando i due agenti videro lo stesso individuo mentre, con la fionda, tirava sassi contro la parte posteriore della __________ ("volevo rompere i vetri" dirà AC 1 nel suo primo verbale dopo il fermo). Gli intimarono l'alt, ma egli si diede alla fuga. Vi fu un inseguimento che si concluse in via Dufour, quando l'uomo fu atterrato. Teneva in mano un coltello a serramanico con la lama chiusa.

Sottoposto alla perquisizione personale, gli agenti ritrovavano su di lui il detto coltello multilama, una fionda in metallo e plastica, un paio di guanti, tre sassi e un passamontagna. Aveva pure seco un natel Nokia rispondente al numero __________.

Nella sua vettura (una VW Passat targata __________), gli agenti rinvenivano un taglierino per il vetro, un pennello, 3 frammenti di candele di ceramica da auto, un altro paio di guanti, due recipienti contenenti residui di benzina, risp. di benzina mescolata con cherosene (uno da 4 litri con l'etichetta "Fresca Primavera" e uno di seguito repertato con la sigla V6), una bottiglia Ferrarelle contenente una sostanza oleosa, altri prodotti per la pulitura delle auto e un bastone intagliato.

La perquisizione domiciliare portava al sequestro di un fucile ad aria compressa, di un fucile (doppietta) nr. __________ di una pistola Beretta nr. __________ con due caricatori, di diverse munizioni, di un sacchetto con manganelli e coltelli, di altri guanti e di due pezzi di corda. Inoltre -come si rileva dal rapporto AI 8- nella camera da letto, nel comodino in uso a AC 1, è stata rinvenuta e sequestrata un'agendina del 2004. All'interno di essa vi erano diversi bigliettini con nominativi e numeri di telefono e di targhe. Su un foglio tipo Post-it, vi era l'annotazione "PC 4 __________ ".

Portato al posto di Polizia, AC 1 nel primo verbale (quello del 20.3.2005, ore 01:30), "dopo discussione con gli interroganti ed attenta riflessione", ha dichiarato di aver "… messo la benzina solo una volta dietro alla __________ … ". A suo dire, c'era una finestra aperta al pianterreno. Avrebbe avuto seco due litri di benzina dentro due bottiglie di plastica. Avrebbe dato fuoco da solo e si sarebbe allontanato, rientrando al domicilio con la sua vettura.

Detto verbale è stato sospeso alle ore 03:00 per sottoporre AC 1 a visita medica. Il dottor __________ l'ha dichiarato carcerabile (cfr. certificato 20.3.2005 ore 03:45 all. al rapporto d'arresto). Ripreso il verbale alle ore 03:55, AC 1 ha ribadito che:

" … dopo aver dato fuoco alla __________, non ho fatto più nulla… omissis … omissis …

Per quanto concerne il negozio PC 2 non so cosa dire. Dichiaro che per tale incendio non ne so nulla. Non so neppure chi è stato a mettere in atto tale incendio.

Dichiaro però di non ricordare neppure quando sono andato a casa con la mia automobile. In ogni caso durante il mio stato confusionale, non escluderei al 100%, il fatto di aver commesso l'incendio del negozio PC 2.

Ora sono stanco e voglio riposare, comunque è mia intenzione chiarire nei prossimi giorni tutta la mia situazione.

In chiusura del presente verbale chiedo unicamente che il mio nome non abbia a comparire sulla stampa…"

Nei successivi verbali di quello stesso giorno di domenica 20.03.2005, a partire dalle 14:10, l'accusato ha ammesso dapprima davanti agli agenti di polizia, poi davanti alla Procuratrice Pubblica e infine anche davanti al GIAR di essere lui l'autore dei tre incendi, di quello in danno della __________, ma anche di quelli appiccati al negozio "PC 2 " e allo stabile di __________, la qualcosa ha, nel seguito, sempre confermato sia in sede predibattimentale, sia in aula.

Sulle modalità con cui ha appiccato i suddetti incendi, AC 1 non è stato univoco. Anzi, su taluni dettagli del suo agire, egli ha dato versioni diverse. Per alcuni fatti ha addotto di non più ricordare.

Ad ogni buon conto, stando al suo dire, egli, la sera del 13.3.2005 è uscito di casa, verso le 21:30, con la maturata intenzione di fare "danni col fuoco". E ciò non lo ha potuto negare, stante che è certo che prima di uscire, ha preso da casa dei recipienti (in particolare quello di ammorbidente che, il giorno successivo, insospettì la moglie perché lo ritrovò in casa con residui di benzina) e -come si è scoperto poi esaminando l'estratto del suo conto Visa- con l'auto si è recato al distributore Agip di via Ciani e ha comprato benzina per fr. 9.- (ovvero all'incirca sei litri di benzina).

AC 1 non è univoco sul numero di recipienti che ha preso seco. Di sicuro prese seco il citato contenitore "Fresca Primavera", il recipiente contrassegnato (dalla Polizia) col numero V6, una bottiglia di acqua minerale grande vuota (da litri 1 e mezzo o due, egli più non sa) e tre o quattro (anche su questo AC 1 non è stato più preciso) recipienti che aveva comprato alla Migros __________ e che contenevano residui di quel liquido infiammabile che si usa per fare il grill e che gli esperti hanno accertato essere cherosene. Giunto alla pompa, egli ha acquistato -come testé cennato- all'incirca litri 6 di benzina che dice di aver messo nei vari contenitori. Indi con la macchina si sarebbe diretto verso sud, posteggiando in via __________. Avrebbe preso seco la bottiglia d'acqua minerale piena di benzina e con quella si sarebbe avviato, a piedi, verso il centro (in realtà è certo -a causa del fuoco che ha appiccato anche alla porta laterale della __________ - che egli aveva seco perlomeno anche uno dei recipienti della Migros in cui è stato ritrovato il miscuglio di benzina e cherosene). Comecchessia, sarebbe stato solo camminando lungo via Maderno che gli sarebbe venuto in mente di incendiare la __________. Sostiene di non ricordare di aver appiccato il fuoco a una delle bottiglie acquistate alla Migros (dopo avervi inserito nel collo una corda a mo' di miccia) posta davanti alla porta laterale dell'edificio. A suo dire, egli si sarebbe portato sul retro della __________, avrebbe trovato una finestra aperta, vi avrebbe gettato dentro la bottiglia di minerale piena di benzina e quindi dei fiammiferi accesi. Avrebbe sentito un botto che l'avrebbe spaventato (a causa dell'inaspettata intensità) e quindi sarebbe fuggito di corsa, senza nemmeno guardare le fiamme.

Circa il motivo per cui ha scelto di bruciare la __________ piuttosto che un qualsiasi altro stabile della zona, nel primo verbale, AC 1 ha dichiarato che:

" … preciso subito che non ho nulla contro quelle persone, non ho nulla contro nessuno. È successo lì ma poteva succedere ovunque.

Sono andato lì e ho messo un po' di benzina. Ho poi acceso.

Non volevo far del male a nessuno…"

e, poche righe più in là, che:

" … dichiaro che la __________ è stato un obiettivo particolare. Lì sono andato perché è il primo palazzo che mi è capitato. Non avevo alcun pregiudizio… "

Nel secondo verbale, ha sostenuto che:

" … avevo già in mente di andare lì per fare uno scherzo. Non c’era un motivo preciso. Non ho motivo di odiare gli ebrei. Non ho nessun motivo di risentimento nei loro confronti. Non ho mai avuto alcun tipo di relazione con il mondo ebraico.

Quando vivevo a Roma andavo a fare la spesa, come cliente, in qualche negozio gestito dagli ebrei, nel quartiere denominato comunemente “il ghetto di Roma”.

Nella __________ di Lugano non ero mai entrato.

In precedenza non ero mai stato lì a fare nessun tipo di danno o altro… "

Nel seguito ha dichiarato di aver pensato alla __________ "perché era un posto facile". In aula ha ribadito tale concetto, parlando della __________ come di un obiettivo "tranquillo": sapeva cioè che ivi avrebbe potuto appiccare il fuoco in modo "indisturbato", senza correre il rischio di essere visto e scoperto.

Richiesto, in aula, di dire se, oltre che ad un obiettivo "facile", egli pensò anche al clamore che l'incendio della __________ avrebbe suscitato, egli lo nega, così come ha negato di essere un piromane ovvero di trarre piacere dal fatto di appiccare incendi.

A muoverlo, quella sera del 13.3.2005, fu piuttosto, a suo parere, il risentimento, la rabbia che si sentiva dentro per i tanti soprusi che a Lugano, specie sul lavoro, egli avrebbe dovuto subire, sentimenti i suoi -sempre a suo dire- nullamente riconducibili ad una sua ostilità verso la PC 1 o verso gli ebrei in generale.

Dopo l'incendio alla __________, sostiene AC 1 di essere tornato in via __________ dove aveva lasciato la macchina. Avrebbe preso altre bottiglie di benzina e con quelle avrebbe raggiunto il negozio "PC 2 ". In realtà -e ciò è stato contestato a ACCO 1- le cose non sono andate così: è certo e sicuro che egli, lasciata che ebbe la __________, raggiunse via Curti, si mise al volante della sua macchina, e, con quella, raggiunse a __________ la zona in cui sapeva abitare PC 4. AC 1 ha ribadito al dibattimento di ricordare una diversa cronologia degli avvenimenti. Il perito, al riguardo, ha ritenuto possibili eventuali "amnesie", dato il suo forte stato di "tensione intrapsichica" di quella notte. AC 1 ha sostenuto e sostiene di aver raggiunto il __________ ", di aver trovato aperta la porta d'entrata dello stabile, di essere salito al piano ove sapeva abitare il PC 4 e di aver versato lungo la porta d'entrata dell'appartamento la benzina contenuta in un recipiente che aveva seco, cosicché lo zerbino sottostante si inzuppò. Indi accese della carta e la gettò contro la porta. Vide alzarsi le fiamme e, di corsa, lasciò l'edificio, buttando in un cassonetto la bottiglia vuota e allontanandosi in macchina. __________ nega di aver visto luce filtrare dalla finestra dell'appartamento di PC 4, risp. dalle finestre degli altri condomini.

AC 1 ha sostenuto e sostiene di aver appiccato il fuoco alla porta dell'appartamento di PC 4 per fargli una "ripicca", una "ripicca pesante" in risposta ai reclami di un anno prima.

PC 4, quella sera, era in casa e meglio, era in soggiorno intento a leggere. Sentì degli strani rumori, col che si portò in corridoio. Vide le fiamme entrargli nell'appartamento, passando attraverso il "sottoporta". Cercò di spegnerle con la sua vestaglia, col che si ustionò le gambe (da qui l'imputazione -pacifica ed incontestata- di "lesioni colpose semplici" formulata dalla Pubblica Accusa contro AC 1; la querela di PC 4 è in atti). PC 4 aprì la porta per capire cosa fosse successo e intanto le fiamme entrarono nell'adiacente bagno. Prontamente afferrò la doccia e con quella gli riuscì di spegnerle.

Il danno finale patito dal __________ e da PC 4 a causa dell'incendio è risultato ammontare a fr. 22'286.-, somma risarcita dall'Assicurazione __________.

PC 4 ha personalmente subito un ulteriore danno di fr. 1'000.-, ammesso dall'accusato, per il che nulla osta all'accoglimento della pretesa formulata da PC 4.

Prima dell'arresto di AC 1, PC 4 non ha mai sospettato che ne fosse stato quest'ultimo l'autore. In pratica PC 4 è stato al riguardo informato dalla Polizia e nemmeno più ha riconosciuto il AC 1 nella foto ostensagli dagli agenti.

Tornando agli accadimenti di quella notte tra il 13/14 marzo 2005, è certo che AC 1, intorno a mezzanotte e mezza, si è recato presso il negozio "PC 2 " sito nel palazzo __________ di __________. In aula AC 1 ha sostenuto che l'idea di incendiare il negozio gli venne lì per lì, dopo aver bruciato la __________. Conosceva il negozio e sapeva che era gestito da persone di religione ebraica. La sera in questione mise in relazione, nella sua testa, la __________, luogo di culto degli ebrei e il negozio "PC 2 " gestito da ebrei, ma, aldilà di tale accostamento, AC 1 ha negato di avere agito per antisemitismo. Come in sede predibattimentale, anche in aula, l'accusato ha più volte ribadito che per lui si trattava solo di fare degli "scherzi", dei "dispetti", degli "sgarbi" agli ebrei e nulla più. A suo dire, anche la scelta del "PC 2 " sarebbe da lui stata fatta perché lo considerava un obiettivo "facile". Sapeva che il negozio aveva un'entrata sul retro, sapeva che ad essa si accedeva da un vicolo male illuminato, per il che, anche in tale caso, egli contava sul fatto di poter agire indisturbato e di poter lasciare il luogo senza essere visto, il che -come nei due precedenti incendi- realmente accadde.

A suo dire, gli riuscì di rompere il vetro di una delle finestre posteriori e, attraverso l'inferriata, versò la benzina contenuta in due bottiglie (del tipo di quelle acquistate alla Migros) all'interno del negozio. Appiccò il fuoco introducendo, con un bastone (rinvenuto nel vicino cantiere di piazza Indipendenza), uno straccio (previamente bagnato di benzina) che accese con un fiammifero. Come vide alzarsi le fiamme, lasciò il luogo allontanandosi, a suo dire, con passo tranquillo. Avrebbe buttato in un cassonetto le due bottiglie prima di tornare alla macchina, dopodiché sarebbe rientrato al suo domicilio.

AC 1 ha negato e nega, dunque, di aver agito con intenti antisemiti. Resta il fatto che, aldilà delle surriportate motivazioni, in gran parte puerili e banali ("volevo fare uno scherzo…. un dispetto… uno sgarbo…"), assolutamente inadeguate a spiegare in qualche modo la gravità dei suoi gesti (fosse solo per rapporto al danno globale causato, dell'ordine di circa fr. 900'000.-), resta il fatto che nei due casi più clamorosi, quando è passato all'atto, egli, pur nello stato psicopatologico descritto dal perito, ha comunque scelto, fra i tanti possibili obiettivi su cui scaricare la sua furia distruttiva, di incendiare la __________, ovvero il simbolo per eccellenza della religione ebraica, e non un altro luogo di culto, non una chiesa o un'altra cappelletta cattolica o protestante, altrettanto facilmente accessibili. AC 1 ha altresì scelto di colpire un negozio notoriamente gestito da ebrei e non uno dei tanti altri negozi di Lugano, pure facilmente raggiungibili dal retro. Chi scrive non sa se AC 1, nello stato psichico alterato e disturbato di quella notte, abbia scelto i suoi obiettivi in funzione (conscia o inconscia) antisemita. Il dottor __________ ha negato in aula di aver ravvisato nel AC 1 sentimenti antisemiti. Certo è che, di fatto, egli, quella notte, ha incendiato due edifici-simbolo, l'uno della religione ebraica e l'altro di un'attività commerciale tipicamente ebrea. E, di ciò, occorre dare atto alla PC 1.

Altresì va ricordato che raramente, nella storia, agli attacchi contro gli ebrei sono state date motivazioni dichiaratamente antisemite. Più spesso sono state date pseudogiustificazioni oppure nessuna motivazione oppure, ancora, motivazioni irrazionali.

D'altro canto va anche qui affermato che le laboriose indagini esperite hanno portato alla chiara ed univoca conclusione che, per quanto gravi e sconcertanti, gli insensati incendi messi in atto da AC 1, quella notte, sono comunque stati il gesto (insano) di  un uomo solo ed isolato, senza complici né correi al seguito.

                                   4.   Come già citato in precedenza, si ricorderà che lo psichiatra dottor __________, che aveva seguito ACCO 1 prima della commissione dei reati qui in giudizio, aveva posto la diagnosi di "episodio depressivo grave" e di "disturbo di personalità di tipo impulsivo". Dopo i fatti, AC 1 è stato sottoposto a perizia psichiatrica. Il perito dottor __________ ha confermato in aula, la diagnosi posta in perizia, a p. 24, di "disturbo di personalità paranoide" che, in genere, implica:

-  sensibilità eccessiva ai contrattempi e alle frustrazioni;

-  tendenza a portare rancore persistentemente (ad esempio, incapacità di perdonare insulti e ingiurie);

-  sospettosità e tendenza pervasiva a distorcere l'esperienza interpretando azioni neutrali o amichevoli di altri come ostili o offensive;

-  senso combattivo e tenace dei diritti personali non in armonia con la situazione reale;

-  tendenza ad attribuire eccessiva importanza alla propria persona, che si manifesta in una persistente inclinazione a riferire a sé fatti e situazioni;

-  preoccupazione relativa ad interpretazioni ingiustificate di eventi nell'ambiente circostante o in generale nel mondo in termine di "complotti".

Inoltre egli ha rilevato in AC 1 anche tratti del "disturbo di personalità emotivamente instabile, di tipo impulsivo, le cui caratteristiche prevalenti sono l'instabilità emotiva e la mancanza  di controllo degli impulsi. Sono comuni esplosioni di violenza o comportamento minaccioso, particolarmente in relazione alle critiche altrui …. Vi sono inoltre elementi ossessivi, come l'annotare su pezzetti di carta numeri di targhe d'automobili e di telefono …".

Secondo il perito su questa situazione si è inserito, nel periodo di cui si tratta, un "episodio depressivo grave". Avuto riguardo ai reati commessi, a giudizio del perito (cfr. perizia, p. 25, in basso):

" né il disturbo di personalità né l'episodio depressivo inficiano, di per sé, la capacità di valutazione del carattere illecito dell'atto da parte del peritando. È possibile che essi determinassero, al momento dei fatti, prima e dopo di essi, una certa indifferenza o leggerezza, che può aver portato il peritando a "bagattellizzare" la gravità di quanto andava commettendo, ma sicuramente senza annullare la consapevolezza che, indipendentemente dalla gravità e dalle conseguenze, appiccare incendi è illecito."

Era invece disturbata -sempre a mente del peritoal momento dei fatti, la capacità di agire secondo la corretta valutazione del carattere illecito degli incendi che si apprestava a compiere e che ha, di fatto, compiuto. Segnatamente (cfr. perizia, p. 26), l'

" Io del peritando, indebolito dalle continue ansie paranoidi e dall'episodio depressivo florido, ha ceduto alla componente impulsiva che caratterizza la sua personalità. Egli ha sfogato l'aggressività, i rancori (giustificati o meno, poco importa) e le frustrazioni che da anni andava accumulando in gesti aventi come obiettivi in un caso una persona -l'ingegner PC 4- che con il suo comportamento poteva in qualche modo aver attivato le idee paranoidi del peritando, gli altri due invece, in base a tutti gli elementi disponibili, senza spiegazioni.

Si può forse ora, a questo punto dell'esame della personalità e dei gesti del peritando, azzardare un'ipotesi sul perché di questi gesti apparentemente immotivati a danno della __________ e del negozio "PC 2 " di proprietà di un cittadino ebreo. Sappiamo… omissis… che il peritando tende a sfogare la sua ira "sulle minoranze", sugli anziani, su una persona sorda, sui drogati ecc. È possibile che egli veda negli ebrei (senza però esserne cosciente) un altro "gruppo minoritario" sul quale sfogare le sue frustrazioni, accumulate probabilmente sin dall'infanzia, quando era lui stesso in una posizione di debolezza, come figlio illegittimo di un ex-galeotto, oggetto dello scherno dei compagni. In un certo senso il peritando attiverebbe, nel suo comportamento, il meccanismo di difesa noto nella terminologia psicoanalitica come identificazione all'aggressore anche se in una forma un po' modificata. Egli si presenta come la vittima degli attacchi ma, inconsciamente, farebbe di tutto per attirare su di sé l'ostilità degli altri (e difatti vi sono molti reclami a suo carico) salvo poi a diventare a sua volta aggressore nei confronti di "minoranze" o persone deboli con le quali si identifica inconsciamente… "

Così come anticipato in perizia, anche al dibattimento il perito ha quantificato in medio-grave il grado di scemata responsabilità di AC 1 nel momento in cui ha commesso i fatti qui in giudizio.

Sia nel suo verbale al PP del 30.5.2005 (la perizia porta la data del 23.5.2005), sia in aula, il perito ha quantificato in 2/3 circa il grado di riduzione della responsabilità.

Non era, di sicuro, AC 1 totalmente irresponsabile la notte degli incendi, stante che -come si legge in perizia, a p. 26-,

" … i suoi disturbi, per quanto gravi, non l'hanno infatti dominato completamente e, pur nella florida psicopatologia che presentava al momento dei fatti, egli è stato in grado di mantenere l'orientamento spazio-temporale e situativo, di pianificare l'azione andando a procurarsi la benzina, di muoversi senza farsi notare da un posto all'altro, di mantenere il segreto, non rivelando a nessuno le sue intenzioni prima dei fatti e quanto commesso dopo averli commessi. Tutto ciò implica una sufficiente capacità di controllo che esclude l'irresponsabilità totale… "

Secondo il perito,

" … la messa in grave pericolo della sicurezza pubblica da parte del peritando dipende dalla gravità della sua psicopatologia. Questa necessita di cure adeguate e prolungate in ambiente protetto. Con queste misure ritengo che la pericolosità del peritando possa essere sensibilmente ridimensionata e contenuta. Difficilmente egli perderà la sua impulsività, che potrebbe portarlo ancora a combinare qualche guaio (l'aggressività e la tendenza all'agito sembrano essere saldamente ancorate nella sua struttura, a quanto rivelano i test). Con adeguate cure farmacologiche e di sostegno psico- e socioterapeutico, ritengo che la sua pericolosità, ancorché non del tutto annullata, non sarà più tale da costituire un grave pericolo per la sicurezza pubblica… "

In sede di perizia, ovvero ancora fino al 23.5.2005 (data della conclusione della perizia) e ancora il 30.5.2005, quando è stato sentito in contraddittorio, il dottor __________, stante la testé descritta grave psicopatologia, ha ritenuto opportuna l'adozione della misura del collocamento in casa di salute ex art. 43 cifra 1 capoverso 1 CP (arrivando a preavvisare favorevolmente il collocamento di AC 1 presso la Clinica Psichiatrica cantonale di Mendrisio). All'epoca, secondo il perito, la sottomissione di AC 1 al trattamento ambulatorio è stata esclusa, siccome misura insufficiente.

A richiesta del Difensore dell'accusato, è stato ordinato il 2.9.2005 un complemento di perizia, per eseguire il quale il perito ha fatto capo ai rapporti in atti (nel frattempo stesi dal dottor __________, dopo che AC 1 trascorse un paio di settimane presso la CPC, e dal dr. __________, dopo che AC 1 -ritrasferito al PCT- è stato seguito dallo psichiatra del carcere). Inoltre, il perito ha fondato il suo complemento anche sull'esito di due ulteriori colloqui col peritando, oltre che su colloqui telefonici avuti con terzi. Il 16.9.2005, il dottor __________ ha quindi consegnato il suo referto completivo, nel quale, dopo aver premesso che (il peritando) si

" è presentato curato nell'aspetto, rasato di fresco, orientato, collaborante. La mimica appariva decisamente distesa, rispetto alle constatazioni effettuate nel corso degli incontri destinati alla stesura della perizia. Anche i contenuti, espressi liberamente, erano orientati su questioni "pacifiche", come la vita in carcere, in parte il suo passato, in parte la breve esperienza alla CPC. II tono appariva, a differenza che in passato, pacato, con una partecipazione emotiva adeguata, anche quando riferiva cose soggettivamente sgradevoli, come l'asserita ostilità di cui sarebbe stato oggetto nell'azienda per cui lavorava. Il tono dell'umore appariva complessivamente eutimico e piuttosto stabile, senza i segnali di disforia che lo caratterizzavano in passato. Anche l'ideazione paranoide, una volta ben percettibile, si presenta ora molto attutita, sfumata, meno invadente - anche se non scomparsa. Ciò conferma come essa sia parte integrante e ormai irreversibile della struttura di personalità…"

ha concluso che

" … il peritando presenta attualmente, a mio avviso (e in ciò concordo con il dr. __________ nel suo rapporto del 26.8.2005), un disturbo di personalità paranoide i cui tratti, grazie alla terapia ora in atto (antidepressivi, stabilizzatori dell'umore e neurolettici), sono sensibilmente smorzati, in particolare per ciò che riguarda la tensione endopsichica e l'aggressività che ne derivava. Sono ancora percettibili una certa diffidenza e sospettosità, che non potranno, nemmeno in futuro, essere eliminate completamente. Praticamente in remissione completa è invece l'episodio depressivo grave senza sintomi psicotici.

In queste condizioni (mantenendo regolari controlli psichiatrici e osservando le prescrizioni farmacologiche), il peritando non è da ritenere pericoloso per la sicurezza pubblica e non presenta un rischio di recidiva….

La patologia del peritando è già ampiamente contenuta dalla terapia posta in atto al PCT e non può, attualmente, essere considerata florida. Il rischio di messa in pericolo della sicurezza pubblica è attualmente minimo. Ci si deve chiedere, allo stato attuale delle cose, se un ricovero alla CPC sia necessario e opportuno…."

In aula, il perito ha sciolto, al riguardo, ogni riserva.

Egli è stato categorico nel dichiarare che al momento attuale più non sussistono le indicazioni per il collocamento di AC 1 in una casa di salute, il trattamento ambulatoriale essendo per lui indispensabile ma, nel contempo, anche ampiamente sufficiente e ciò benchè (al perito sia noto che) la situazione personale, familiare e sociale di AC 1, rispetto a prima del suo arresto, è oggidì oggettivamente peggiorata: la moglie intende separarsi da lui (e già i coniugi hanno sottoscritto una convenzione sulle conseguenze accessorie della separazione), il posto di lavoro sembra definitivamente perso e la situazione finanziaria di AC 1 non appare per nulla solida. Cionondimeno il perito ha ribadito il suo convincimento che la misura ambulatoriale è attualmente più che sufficiente.

Tornando alla psicopatologia evidenziata da AC 1 dopo i fatti qui in giudizio è qui il caso di ricordare, per completezza, che la diagnosi peritale ha trovato sostanziale conferma anche presso i medici che hanno transitoriamente curato il AC 1 dopo il suo arresto.

Il dottor __________, medico Capo servizio presso la CPC, nel suo rapporto del 1.9.2005, aveva diagnosticato per ACCO 1 l'esistenza di un "… episodio depressivo di media gravità senza sintomi psicotici… e un disturbo di personalità misto con tratti paranoidi e narcisistici…".

Il dottor __________, psichiatra presso il PCT, a sua volta aveva posto la diagnosi di "… soggetto che ha un disturbo di personalità paranoide, con, al momento della prima visita (ma dalle notizie anamnestiche anche in precedenza) una sindrome depressiva di media entità…".

Il dottor __________ aveva quindi mantenuto la terapia farmacologica già messa in atto subito dopo l'arresto di AC 1 (costituita in pratica da un antidepressivo, da un ansiolitico, da uno stabilizzatore dell'umore oltre che da un neurolettico, il Risperdal 2 mg) e l'aveva seguito con regolari colloqui di sostegno.

Tutto ciò ben considerato, ivi compresa la dichiarata (già in data 3.11.2005 al Difensore) disponibilità dell'operatore sociale, signor __________, di farsi carico, tramite l'ufficio del Patronato penale, senza indugio, del AC 1, tosto che egli fosse scarcerato, sia procurandogli un alloggio provvisorio (in attesa che egli possa rientrare al domicilio a __________ a lui assegnato con la già citata convenzione), sia procurandogli i mezzi finanziari eventualmente necessari per il suo sostentamento, sentite tanto la Pubblica Accusa quanto la Difesa, la sottoscritta Presidente ha optato per una soluzione giuridicamente corretta, che ha, in più, il pregio di essere la più coerente con le descritte conclusioni peritali, sia antecedenti il 16.9.2005, sia successive. Al riguardo va osservato che, fosse AC 1 stato giudicato dopo la redazione della perizia del 23.5.2005, certo è che egli sarebbe stato collocato a tempo indeterminato presso una casa di salute, a norma dell'art. 43 cifra 1 cpv. 1 CP, con contestuale sospensione della pena detentiva.

Oggi, secondo il perito, più non sussistono i motivi per un collocamento stazionario, nondimeno il disturbo di personalità diagnosticato persiste ed è praticamente irreversibile. Occorre inoltre tenere sotto controllo l'episodio depressivo ancorché, al momento, in remissione. La misura ambulatoriale resta quindi indispensabile e va di conseguenza ordinata. Affinché essa possa al più presto decollare, è d'uopo sospendere, ex art. 43 cifra 2 cpv. 2 CP, l'esecuzione della pena detentiva. Detta pena viene fissata in anni due di detenzione per tener conto in modo adeguato della gravità oggettiva dei reati commessi da ACCO 1 in stato di responsabilità scemata di grado medio-grave. È altresì opportuno sottoporre AC 1 al Patronato penale, così come prevede espressamente la già citata norma. Resta evidentemente riservata l'applicazione dell'art. 43 cifra 3 cpv. 2 CP, nel caso in cui il trattamento ambulatorio dovesse risultare inefficace o pericoloso per terzi.

                                   5.   Come già cennato, il __________ è già stato

risarcito dall'assicurazione __________. Data l'acquiescenza

del condannato l'ulteriore maggior danno fatto valere dalla PC 4 ha da essere ammesso per l'importo di

fr. 1'000.-.

La PC 3 è pure già stata indennizzata dalla sua assicurazione -la Allianz- in ragione

di fr. 249'000.-.

Le rimanenti pretese (fr. 500.- pari alla franchigia e le spese legali per fr. 5'795.20), documentate e incontestabili, hanno pure da essere accolte.

La rappresentante della società in accomandita che gestisce il negozio "PC 2 ", costituitasi parte civile, ha inoltrato, in data 17.11.2005, tramite il Ministero pubblico, un conteggio che conclude per un danno complessivo di fr. 425'144.30. Di detto importo, fr. 123'888.sono già stati rimborsati a detta PC dalla __________. Un'ulteriore tranche di danno (pari a fr. 147'000.- di merce avariata) è in via di essere indennizzata (quantomeno in ragione di fr. 137'000.-) dall'assicurazione, mentre che ancora aperto è il discorso del risarcimento del danno sopraggiunto per "l'interruzione d'esercizio" (quantificato dalla PC in ulteriori fr. 146'443.-).

Poiché non è stata prodotta documentazione idonea a supportare l'esattezza di queste due ultime poste di danno, vista l'opposizione della Difesa di __________, la PC __________ deve essere rinviata al competente foro civile.

Venendo alle pretese notificate dallaPC 1, proprietaria della __________, la scrivente Presidente ha ritenuto dati i presupposti per l'assegnazione di un'indennità (quantificata simbolicamente in fr. 3'000.-) per torto morale ex art. 49 CO.

Avuto riguardo al danno materiale occorso allo stabile, l'Allianz ha risarcito alla PC in parola l'importo di fr. 197'640.-. Resta scoperto (siccome non assicurato) il danno causato al mobilio, ai libri sacri (molti dei quali praticamente insostituibili) e ad altre suppellettili, notificato per fr. 54'800.-. Nonostante l'opposizione della Difesa di AC 1, la sottoscritta Presidente ha ammesso una parte del sunnominato danno materiale, ovvero la parte di esso che è stata inoppugnabilmente documentata, e ciò per fr. 9'440.- (importo costituito dalle seguenti poste: fr. 4'750.- per sgomberi, pulizia, ecc., fr. 1'990.- e fr. 2'200.- per la sostituzione di una cucina, fr. 500.- di franchigia).

Inoltre sono state riconosciute le spese legali, pari a fr. 5'462.30. Per ogni ulteriore maggior danno, la PC 1 è rinviata al competente foro civile.

                                   6.   Nella sua parte finale l'atto d'accusa elenca una serie di oggetti, risp. della documentazione cartacea per i quali la Pubblica Accusa in sede di requisitoria ha chiesto la confisca. Siccome costituenti mezzo di prova, risp. oggetti suscettibili di servire a commettere reato, hanno da essere confiscati i primi undici oggetti elencati (ovvero il taglierino per vetri, due paia di guanti, un coltello multilama, una fionda, tre sassi, un passamontagna, tre frammenti di candele per motori, il contenitore V6, il contenitore "Fresca Primavera", una bottiglia con liquido oleoso e una bottiglia con diluente), nonché i due pezzi di corda e la documentazione cartacea.

Devono invece essere dissequestrati e restituiti al condannato due paia di guanti (l'uno verde/grigio, l'altro in pelle nera), due paia di scarpe, i pantaloni e il berretto di lana blu, il pennello, il flacone con cera per auto, il barattolo di pasta abrasiva, il bastone intagliato e alcuni stracci.

Giusta l'art. 161 cpv. 3 CPP, possono essere sequestrati oggetti e valori destinati a garantire il pagamento delle spese processuali e delle eventuali multe, se ciò sia adeguato alle circostanze. Nel concreto caso -come già cennato- tre giorni prima dell'inizio del dibattimento, è venuto a conoscenza della scrivente Presidente che la relazione bancaria __________ di cui è titolare AC 1 presso __________ di Lugano comprende, oltre il già citato conto privato nr. __________ (sul quale gli veniva accreditato il salario, conto praticamente svuotato a far tempo dal 28.4.2005) e il conto corrente privato in euro nr. __________.1 (pure con saldo irrisorio al 24.11.2005), un conto-deposito nr. __________ sul quale si trovano parti di un fondo in euro __________ (LUX) Money Market, per un valore complessivo, al 24.11.2005, di fr. 67'908.-.

Chi scrive ne ha tosto informato il GIAR, il quale, nel corso della medesima giornata, ne ha ordinato il sequestro (cfr. decisione del GIAR del 25.11.2005 in doc. TPC 30).

Già si è detto al considerando 1. che in aula AC 1 ha dichiarato di aver acquistato le parti di fondo in parola, utilizzando danaro trasmessogli anni addietro dalla sorella, con la di lei espressa autorizzazione a consumarne in caso di bisogno suo o della famiglia, risp. da lasciare alla di lui figlia quando la sorella fosse deceduta.

A dire di AC 1, egli personalmente non fece mai uso di detti valori patrimoniali. Era invece al corrente che sua moglie, dopo il suo arresto, in tre occasioni -come già descritto al considerando 1.- vi aveva attinto.

Il patrocinatore di AC 1, in sede di arringa, si è opposto al mantenimento del sequestro penale ordinato dal Giar sul citato conto deposito, in pratica adducendo (sulla base di documenti da lui prodotti al dibattimento) che la proprietà di detti valori patrimoniali è della sorella del suo assistito, __________, nata nel 1951 e residente a Roma.

La donna -ha affermato il Difensore- trasferì al fratello a Lugano, tramite assegni circolari addebitati al di lei conto nr. __________ presso la __________ di Roma, nel 1993, 30 milioni di lire (in pratica due assegni di 15 milioni di lire cadauno) e nel 1995 tre assegni pure da 15 milioni di lire cadauno, ovvero ulteriori 45 milioni di lire.

AC 1 -come emerge dalla documentazione richiesta alla UBS SA- incassò gli assegni presso __________, facendo accreditare il controvalore al suo citato conto corrente privato nr. __________.1 (all'epoca in lire). Tramite __________ investì il danaro, acquistando parti del fondo __________ -LUX Money Market.

A mente della sottoscritta Presidente, il sequestro penale ordinato dal GIAR, deve essere mantenuto, stante che il titolare (unico) del conto su cui i valori, da ormai dieci anni e più, si trovano depositati è indubitabilmente __________, stante che nulla impediva alla sorella (che ha trasferito i soldi da banca a banca) di aprire un suo conto a Lugano ove ne fosse la proprietaria e intendesse rimanerlo anche in futuro, stante altresì che la causale degli avvenuti trasferimenti di lire nel lontano 1993, risp. 1995 a mezzo assegni, aldilà delle dichiarazioni dell'interessato, non è chiara, gli assegni essendo stati emessi, i primi due, pochi mesi dopo il decesso del padre (risalente al 28.7.1992) e gli altri tre, pochi mesi dopo il decesso della madre (risalente all'agosto 1995), mentre che la rinuncia dei figli all'eredità del padre (da loro dichiarata il 1.4.1994) sembra essere più che altro funzionale alla necessità di far andare in porto il contratto del 28.4.1994 di cessione in proprietà dell'alloggio di via __________ dall'Istituto autonomo __________ di Roma alla loro madre. Si sia quindi trattato di una divisione ereditaria o siano invece i citati valori patrimoniali diventati di proprietà di AC 1 in forza di un patto fiduciario venuto in essere negli anni novanta tra lui e la sorella, o foss'anche AC 1 non diventato mai proprietario di detti valori, il sequestro penale può e deve essere mantenuto per gli scopi previsti dal citato art. 161 cpv. 3 CPP, stante che AC 1 è per detti valori creditore di __________ SA e la sorella __________ ha, nella migliore delle ipotesi, un credito nei di lui confronti, che non la privilegia rispetto al credito del TPC per le spese processuali di cui alla distinta in calce alla presente sentenza (si rileva qui di transenna che dette spese ammontano per finire a totali fr. 35'112.25. Il calcolo di fr. 65'000.- circa, fatto in sede predibattimentale, era infatti erroneo, siccome comprensivo di costi fatturati dalla Polizia che non possono essere conteggiati).

Altresì è stato mantenuto il sequestro, ordinato dalla PP, sulle armi, accessori, munizioni, manganelli e coltelli elencati nell'atto d'accusa: poiché essi hanno un valore venale anche su di essi il sequestro ex art. 161 cpv. 3 CPP è possibile. La loro vendita, risp. realizzazione dovrà previamente ottenere il nulla osta del competente Ufficio dei permessi.

L'art. 60 CP richiamato dal patrocinatore della PC 3 non può, nella concreta fattispecie, trovare applicazione, poiché i "risarcimenti" che menziona la norma in questione, sono solo quelli definiti all'art. 59 cifra 2 CP, ovvero quei cosiddetti "risarcimenti equivalenti" che è possibile ordinare  quando "i valori patrimoniali soggetti a confisca non sono più reperibili", il che non è manifestamente qui il caso.

Rispondendo                 affermativamente a tutti i quesiti, tranne che al quesito n. 3,

in modo parzialmente affermativo al quesito n. 6.;

visti gli art.                       11, 18, 36, 41, 43, 58, 59, 60, 63, 66, 68, 69, 125 n. 1, 221 n. 1 CP;

                                         41 segg., 49 CO;

                                         9 segg., 161, 260, 264, 265 segg. CPP e 39 TG sulle spese;

dichiara e pronuncia:

                                   1.   AC 1 è autore colpevole di:

                               1.1.   ripetuto incendio intenzionale

                                         per avere, in tre occasioni,

intenzionalmente cagionato tre incendi,

e meglio per aver appiccato il fuoco:

-    alla __________ di __________, causando alla proprietaria __________, danni per un importo dell'ordine di   fr. 250'000.- circa;

-    al pianerottolo del II° piano e all'appartamento siti nel condominio di __________, causando ai rispettivi proprietari (__________e PC 4) danni per circa fr. 23'000.-;

-    al negozio "PC 2 " di __________, causando danni dell'ordine di circa fr. 250'000.- alla PC 3, proprietaria dello stabile, e dell'ordine di circa  fr. 250'000.- circa alla ditta __________, gerente del negozio, per danneggiamento all'arredo e alla merce in vendita nonché ulteriori danni per l'interruzione d'esercizio (quantificati dalla ditta danneggiata in fr. 146'000.- circa),

                                         a Lugano, la notte del 13/14 marzo 2005;

                               1.2.   lesioni colpose

                                         per avere cagionato per negligenza un danno al corpo di PC 4, come ai certificati medici agli atti,

                                         a Lugano-Castagnola, la notte del 13.03.2005,

                                         e meglio come descritto nell’atto d’accusa e precisato nei considerandi.

                                   2.   Di conseguenza, avendo agito in stato di scemata responsabilità,

                                         AC 1 è condannato:

                               2.1.   alla pena di 24 (ventiquattro) mesi di detenzione, nella quale è computato il carcere preventivo sofferto;

                               2.2.   a versare alle seguenti Parti civili i seguenti importi:

                            2.2.1.   alla PC 1 l'importo fr. 3'000.- a titolo di torto morale, l'importo di fr. 9'440.- a titolo di parziale risarcimento del danno e l'importo di fr. 5'462.30 a titolo di risarcimento delle spese legali.

                                         Per ogni maggior danno la PC 1 è rinviata al competente foro civile;

                            2.2.2.   a PC 4, Lugano-Castagnola l'importo di fr. 1'000.-;

                            2.2.3.   alla PC 3, Lugano l'importo di

fr. 500.- nonché l'importo di fr. 5'795.20 per spese legali;

                               2.3.   al pagamento della tassa di giustizia di fr. 1'500.- e delle spese processuali.

                                   3.   Nei confronti del condannato è ordinato il trattamento ambulatorio giusta l'art. 43 n. 1 CP.

                                   4.   L’esecuzione della pena privativa della libertà è sospesa per dar luogo al trattamento ambulatorio di cui sopra.

                                   5.   Il condannato è altresì sottoposto al patronato penale.

                                   6.   La __________., Lugano è rinviata al competente foro civile.

                                   7.   È ordinata la confisca dei primi 11 oggetti elencati nell'atto d'accusa, di 2 pezzi di corda di colore bianco, nonché della documentazione cartacea sequestrata, oggetti che in parte sono serviti per commettere gli incendi suddetti e in parte sono idonei a costituire mezzo di prova.

                                   8.   È ordinato il dissequestro di 2 paia di guanti, l'uno color verde/grigio e l'altro in pelle nera, di 2 paia di scarpe, dei pantaloni, nonché del berretto di lana blu.

                                         È ordinato altresì il dissequestro di 1 pennello, di un flacone con cera per auto, di un barattolo di pasta abrasiva, di un bastone intagliato e degli stracci.

                                   9.   A garanzia del pagamento delle spese processuali è mantenuto il sequestro:

-  degli attivi della relazione n. __________ c/o __________ SA intestata a AC 1, sequestro già ordinato dal GIAR con decisione del 25.11.2005;

-  delle armi, delle munizioni nonché dei manganelli e coltelli, elencati nell'atto d'accusa.

Intimazione a:

terzi implicati

1. PC 1 2. PC 2 3. PC 3 4. PC 4 5. PE 1  

Per la Corte delle assise correzionali

La presidente                                                        La segretaria

Distinta spese:              

Tassa di giustizia                              fr.        1'500.--

Inchiesta preliminare                         fr.      16'019.90

Spese diverse                                   fr.        2'223.55

Perizia                                                fr.      15'318.80

Spese postali,tel.,affr. in blocco       fr.              50.-fr.      35'112.25

                                                             ============

72.2005.122 — Ticino Tribunale penale cantonale 30.11.2005 72.2005.122 — Swissrulings