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Ticino Tribunale cantonale delle assicurazioni 03.02.2004 31.2003.19

3 febbraio 2004·Italiano·Ticino·Tribunale cantonale delle assicurazioni·HTML·8,465 parole·~42 min·3

Riassunto

Sentenza o decisione senza scheda

Testo integrale

Raccomandata

Incarto n. 31.2003.19   ZA/tf

Lugano 3 febbraio 2004  

In nome della Repubblica e Cantone del Ticino  

Il vicepresidente del Tribunale cantonale delle assicurazioni

Giudice Raffaele Guffi

con redattore:

Zaccaria Akbas, vicecancelliere  

segretario:

Fabio Zocchetti

statuendo sul ricorso del 7 novembre 2003 di

__________

rappr. da: __________  

contro  

la decisione del 9 ottobre 2003 emanata da

__________

    in materia di art. 52 LAVS

In relazione alla fallita      ___________________

ritenuto,                           in fatto

                               1.1.   La ditta __________, con sede a __________, è stata iscritta a Registro di Commercio di __________ il 3 febbraio __________ (estratto RC informatizzato). In seguito ha trasferito la propria sede a __________ e poi a __________ (FUSC del __________e __________).

                                         Lo scopo sociale della società consisteva in attività nel campo delle importazioni ed esportazioni in genere, ed in particolare nel campo dei prodotti alimentari, nonché il commercio in genere, ed in particolare di prodotti alimentari.

                                         __________ ha assunto la carica di amministratore unico della __________, con diritto di firma individuale, dal 3 febbraio 2000 al 16 aprile 2002 (data delle proprie dimissioni; estratto RC informatizzato).

                                         La ditta __________ è stata affiliata alla Cassa cantonale di compensazione AVS (in seguito la Cassa) in qualità di datrice di lavoro dal 1° febbraio 2000 al 31 dicembre 2002.

                                         La società entrò in mora con il pagamento dei contributi, per cui la Cassa dovette  - come risulta dagli atti - sistematicamente diffidare la società dal mese di agosto 2000 e precettarla a partire dal mese di dicembre 2000 (cfr. allegato _ doc. _, pag. 6).

                                         In data 22 maggio 2002 e 11 giugno 2002, il Pretore di __________ ha dichiarato l'apertura del fallimento della __________, rispettivamente la liquidazione del fallimento in via sommaria ai sensi dell'art. 231 LEF (FUSC del __________).

                                         In data 26 giugno 2002, la Cassa ha insinuato all'UEF di __________ il proprio credito per un importo di fr. 12'514.65 a titolo di contributi paritetici AVS/AI/IPG/AD e AF non soluti per gli anni 2000 e 2001 (cfr. allegato _ doc. _, pag. 2).

                                         In data 5 novembre 2002, l'UEF di __________ ha rilasciato un attestato di carenza beni a seguito di fallimento per l'intero credito insinuato dalla Cassa (cfr. allegato _ doc. _ e allegato _ doc. _).

                               1.2.   Per questo motivo, costatato di aver subito un danno, il 4 giugno 2003 la Cassa ha emesso nei confronti di __________ una decisione di risarcimento danni ex art. 52 LAVS di fr. 11'396.65 per contributi impagati nel 2001, in via solidale con __________ per analogo periodo e importo (cfr. allegato _ doc. _).

                               1.3.   Con opposizione 24 giugno 2003, __________ ha respinto l'addebito di intenzionalità e grave negligenza, sostenendo che l'unico vero amministratore della __________ era __________, precisando:

"(…)

6. Per quanto attiene direttamente l'obbligo di pagamento dei

contributi sociali, ho richiesto più volte al signor __________, il quale provvedeva direttamente al pagamento delle fatture, se avesse regolarmente versato quanto dovuto.

Egli mi ha sempre dichiarato espressamente di aver provveduto al pagamento di quanto dovuto, e solo ora mi accorgo di come ciò risulti essere un'ulteriore bugia raccontata da questa persona. Informo per completezza che da quanto mi risulta, a carico del signor __________ sono già stati avviati accertamenti penali per il reato di truffa nei confronti di partner contrattuali.

Proprio poiché il signor __________ non godeva più della mia massima fiducia, in data 28 gennaio 2002 egli mi ha rilasciato una dichiarazione, secondo la quale egli, legittimatosi quale azionista totalitario della __________, ha dichiarato di rendersi interamente responsabile dei debiti della società menzionata, compreso quelli avverso le Istituzioni sociali, sollevando l'amministratore unico da ogni responsabilità. Con questa dichiarazione ero dunque certo di non essere responsabile per eventuali debiti insorti, come nel caso in esame.

Questa dichiarazione è inoltre la chiara dimostrazione di come io non avessi potere decisionale e di come il signor __________ si sia assunto qualsiasi responsabilità derivante dal mancato pagamento dei contributi sociali. Il fatto poi che il signor __________ sia stato iscritto quale direttore in data 16 maggio 2002, dopo le mie dimissioni, è la prova inoltre che egli è rimasto a capo della società durante il seguente periodo.

(…)

7. La responsabilità per il danno cagionato richiede pure che vi sia

    stata intenzionalità oppure negligenza grave del datore di lavoro.

La negligenza grave è data qualora il datore di lavoro commetta un'omissione di quanto si può ragionevolmente esigere da ogni persona capace di discernimento in un'identica situazione e nelle medesime circostanze (DTF 108 V 202).

A questo proposito, l'Istituto delle assicurazioni sociali conclude semplicemente che dunque sarebbero dati i presupposti per un'azione di risarcimento dei danni, dimenticando quanto già menzionato in precedenza. In particolare l'autorità giudicante avrebbe dovuto considerare che il sottoscritto non era in grado di determinare la volontà della società, essendo da un lato sicuro dell'avvenuto pagamento e non essendo d'altro lato la persona che si occupava materialmente dei pagamenti della società. Nella decisione la negligenza sembra essere semplicemente presunta dal momento che il pagamento dei contributi non è stato effettuato e ciò non può essere accettato" (allegato _ doc. _).

                                         __________ non ha interposto opposizione.

                               1.4.   Nella sua decisione su opposizione del 9 ottobre 2003 la Cassa, riconfermandosi nella propria decisione del 4 giugno 2003, ritiene che le argomentazioni fatte valere da __________ non possono essere prese in considerazione. Il fatto di aver delegato la gestione della società a __________ (la Cassa si è riservata di analizzare la posizione di __________ quale amministratore di fatto ed eventualmente di procedere nei suoi confronti) e di aver riposto la massima fiducia in quest'ultimo non esimerebbe __________ u dalla propria responsabilità ex art. 52 LAVS (cfr. doc. _).

                               1.5.   Con ricorso 7 novembre 2003, __________, rappresentato dall'avv. __________, ha respinto l'addebito di intenzionalità e grave negligenza, motivando:

"  8.      Nella presente fattispecie, come dimostrato con la dichiarazione

prodotta, l'azionista unico, signor __________ si era dichiarato interamente responsabile per i debiti della società, compreso gli oneri sociali. Anche se tale accordo ha unicamente valenza interna tra le parti, esso è indicativo per dimostrare in quale situazione si trovasse l'amministratore unico della società.

Il signor __________ infatti non aveva alcun potere decisionale all'interno della società, che era in concreto gestita unicamente dal signor __________.

Il ricorrente non era un impiegato della società, non era stabilmente presente presso la società, né ritirava personalmente la posta. Egli infatti nemmeno era a conoscenza dei richiami di pagamento che giungevano alla società e si limitava a registrare i movimenti contabili che gli venivano presentati. Si ricorda che la sede della società era a Sementina, mentre gli uffici del signor __________ erano a __________. Si chiede pertanto di sentire quale teste l'organo di revisione, la __________, nella persona del signor __________, il quale non potrà che ribadire i fatti indicati, confermando che nemmeno l'interpellazione dell'organo di revisione avrebbe potuto chiarire la situazione.

Prove: documenti, testi, perizia, interrogatorio formale, richiamo documenti, edizione documenti.

9.      A precise richieste del signor __________, il signor __________ rispondeva di aver pagato i contributi sociali, contrariamente al vero. Egli prometteva di consegnare le ricevute, ma al successivo incontro con l'amministratore trovava un'ulteriore scusa per rinviare ulteriormente la consegna. Il signor __________ non solo non era a conoscenza del mancato pagamento dei contributi sociali, ma l'agire in sé, dell'azionista unico impediva allo stesso di verificare l'ossequio degli obblighi, e ciò con false dichiarazioni e promesse, che però mai erano mantenute.

Non ci si trova dunque confrontati con una negligenza dell'amministratore, ma bensì con un attivo comportamento ostruzionistico da parte dell'azionista unico, il quale era l'unica persona a completa conoscenza dell'attività della società.

Non è dunque corretto sostenere semplicemente che il signor __________ ha avuto un ruolo passivo, accontentandosi delle rassicurazioni del signor __________. Il ricorrente ha infatti richiesto attivamente la documentazione attestante l'avvenuto pagamento, ma nel caso in cui l'azionista unico non è in buona fede, l'amministratore unico può essere facilmente raggirato.

Secondo il Tribunale federale inoltre l'amministratore che non ha agito perché gli è stato tenuto nascosto il mancato pagamento dei contributi sociali non è responsabile (STFA inedita 9 maggio 19994 nella causa T.B. consid. 4).

Prove: documenti, testi, perizia, interrogatorio formale, richiamo documenti, edizione documenti.

10.    La negligenza grave è data qualora il datore di lavoro commetta un'omissione di quanto si può ragionevolmente esigere da ogni persona capace di discernimento di un'identica situazione e nelle medesime circostanze (DTF 108 V 202). Ciò implica che la Cassa non possa semplicemente concludere che, qualora esistesse una diversa soluzione o una ulteriore possibilità di agire, il ricorrente sia automaticamente tenuto al risarcimento in quanto negligente; è infatti da valutare se questo comportamento che viene esatto sia ragionevolmente esigibile nelle stesse circostanze da ogni persona.

Ora, l'azionista unico, conoscente del ricorrente, non aveva mai dato adito a dubbi in merito alla volontà di pagare quanto dovuto, soprattutto in merito a imposte o oneri sociali. Quando egli aveva affermato di aver pagato quanto dovuto, il ricorrente non aveva percepito la necessità di svolgere approfonditi controlli, viste le promesse di consegna a breve delle ricevute. Tale comportamento è quello che ragionevolmente sarebbe stato adottato dalla maggior parte dei datori di lavoro.

Il signor __________ non è dunque stato negligente nel controllo dei pagamenti degli oneri sociali, in quanto da un lato non aveva la possibilità di visionare i dati che gli venivano promessi, ma non consegnati; d'altro canto l'amministratore non aveva motivo di dubitare della correttezza dell'azionista unico.

Non va dimenticato che il danno alla Cassa è stato causato dal fallimento della società; non è tuttavia automatica la responsabilità dell'amministratore nel caso di fallimento della società per il danno creato dal fallimento stesso. Nel presente caso tale responsabilità è anzi da escludere, vista l'esclusiva gestione della società da parte dell'azionista unico, il quale disponeva del capitale sociale ed effettuava personalmente i pagamenti.

Prove: documenti, testi, perizia, interrogatorio formale, richiamo documenti, edizione documenti.

11.    È vero che il ricorrente ha inoltrato le dimissioni dopo oltre due anni dall'entrata in funzione. È pur vero che le pretese della Cassa hanno quale oggetto i contributi per l'anno 2001, mentre le dimissioni risalgono al 16 aprile 2002. Ai sensi dell'art. 699 CO, l'assemblea generale deve aver luogo entro 6 mesi dalla chiusura dell'esercizio annuale. Nel mese di aprile 2002 il signor ___________ stava ancora infatti preparando i conti dell'anno 2001 per l'assemblea ordinaria. Non appena dunque il ricorrente, dopo varie promesse e vane attese, si è reso conto che in realtà l'azionista unico l'aveva ingannato e non aveva pagato i contributi, egli ha immediatamente inoltrato le proprie dimissioni.

Per stessa ammissione della Cassa, nel corso dell'anno 2000 erano state inviate diffide dal mese di agosto 2000 ed erano state avviate esecuzioni nel corso del mese di dicembre 2000. Evidentemente questi oneri erano in seguito stati pagati, ciò che dunque non lasciava presupporre al ricorrente la mancata volontà dell'azionista unico di pagare quanto dovuto." (doc. _)

                               1.7.   La Cassa, in risposta, ha postulato l'integrale reiezione del gravame, precisando:

"  1.1. In merito alla richiesta di audizione, quale teste, del signor ___________ della ____________, __________, organo di revisione della __________, la Cassa rileva che l'assunzione di tale mezzo di prova è ininfluente  ai fini di causa.

Infatti, come peraltro già evidenziato nella decisione su opposizione, il ricorrente, nella veste di amministratore unico della società e nell'adempimento delle attribuzioni inalienabili giusta l'art. 716a CO, avrebbe dovuto attivarsi, accertandosi personalmente e puntualmente presso la Cassa che la __________ avesse pagato i contributi paritetici (cfr. in particolare pagine 6-7 della decisione su opposizione del 9 ottobre 2003).

1.2. Inoltre, la Cassa sottolinea che la responsabilità del datore di lavoro ai sensi dell'art. 52 LAVS non è da mettere in relazione né alla gestione di una società per sé stessa né ad eventuali cause di un fallimento, bensì alla modalità di esercizio dell'obbligo di vigilanza riguardo al pagamento dei contributi paritetici che, nel caso di specie, la _____________ ha lasciato scoperto per gli anni 2000 e 2001, con inizio della morosità (cronica) a partire dal mese di agosto 2000.

La circostanza addotta dal ricorrente al punto 11. del suo ricorso, segnatamente che la società, dopo l'intervenuta morosità, ha proceduto nel 2000 al pagamento dei contributi paritetici non costituisce motivo sufficiente di discolpa. Infatti, a mente della giurisprudenza, non può essere riconosciuto alcun motivo di giustificazione se il differimento dei pagamenti era cronico e i pagamenti venivano effettuati solo dopo che le procedure esecutive, ripetute e numerose, giungevano ad uno stadio avanzato, come nella presente fattispecie (cfr. dettagli evoluzione incassi, allegati al doc. _; STCA del 18 marzo 2003 in re R.C. e S.C. e giurisprudenza ivi citata).

2. Visto quanto sopra esposto, la Cassa chiede a codesto lodevole Tribunale che la decisione su opposizione del 9 ottobre 2003 venga confermata e il ricorso presentato in data 7/10 novembre 2003 dal signor __________ sia respinto, essendo chiaramente data la sua responsabilità per avere causato alla Cassa il danno in violazione delle prescrizioni per negligenza grave." (doc. _)

                               1.8.   In data 19 dicembre 2003, ___________, rappresentato dall'avv. __________, ha osservato:

"  entro 10 giorni dalla ricezione del termine per presentare ulteriori mezzi di prova, con la presente si chiede venga sentito quale teste il signor __________.

Il teste, fratello dell'azionista unico e impiegato presso la società, potrà anch'egli dimostrare come si presentava la realtà dei fatti in merito alla gestione effettiva della società, in particolare per quanto riguarda la ricezione delle fatture, il pagamento di queste e le rassicurazioni date dal fratello in merito agli avvenuti pagamenti.

Si ribadisce inoltre l'importanza dell'audizione testimoniale della ___________, nella persona del signor ___________, già notificato nel ricorso 7 novembre 2003.

La stessa Cassa aveva infatti sostenuto a pagina 6 della decisione 9 ottobre 2003, qui impugnata, che "…l'amministratore unico deve verificare puntualmente e personalmente che vengano effettivamente versati alla Cassa, interpellando l'ufficio di revisione per attingere a dati contabili oggettivi, dai quali si può dedurre che vi sono oneri sociali scoperti o perlomeno possibili difficoltà finanziarie della società."

Non si comprende quindi come la Cassa possa ora sostenere, nella risposta di causa, che "in merito alla richiesta di audizione, quale teste, del signor __________ della __________, organo di revisione della __________, la Cassa rileva che l'assunzione di tale mezzo di prova è ininfluente ai fini della causa".

Vista l'importanza che la stessa Cassa conferisce alle conoscenze dell'organo di revisione, il signor __________ chiede che il signor __________ possa precisare quanto a sua conoscenza in merito alla situazione contabile della società." (doc. _)

                                         in diritto

                                         In ordine

                               2.1.  La presente vertenza non pone questioni giuridiche di principio e non è di rilevante importanza (ad esempio per  la difficoltà dell’istruttoria o della valutazione delle prove). Il TCA può dunque decidere nella composizione di un Giudice unico ai sensi degli articoli 26 c cpv. 2 della Legge organica giudiziaria civile e penale e 2 cpv. 1 della Legge di procedura per le cause davanti al Tribunale delle assicurazioni (cfr. STFA del 21 luglio 2003 nella causa N., I 707/00; STFA del 18 febbraio 2002 nella causa H., H 335/00; STFA del 4 febbraio 2002 nella causa B., H 212/00; STFA del 29 gennaio 2002 nella causa R. e R., H 220/00; STFA del 10 ottobre 2001 nella causa F., U 347/98 pubblicata in RDAT I-2002 pag. 190 seg.; STFA del 22 dicembre 2000 nella causa H., H 304/99; STFA del 26 ottobre 1999 nella causa C., I 623/98).

                               2.2.   Con il 1° gennaio 2003 è entrata in vigore la legge sulla parte generale del diritto delle assicurazioni sociali (LPGA), che ha comportato la modifica di diverse disposizioni in ambito AVS, tra cui, in particolare, quelle riguardanti la responsabilità del datore di lavoro giusta l'art. 52 LAVS, nonché l'abrogazione degli artt. 81 e 82 OAVS.

                                         Mentre, per quanto riguarda le norme sostanziali, da un punto di vista temporale sono di principio determinanti quelle in vigore al momento in cui si realizza la fattispecie che esplica degli effetti e il giudice delle assicurazioni sociali, ai fini dell'esame della vertenza, si fonda sui fatti che si sono realizzati fino al momento determinante dell'emanazione della decisione amministrativa contestata (DTF 129 V 4 consid. 1.2, 127 V 467 consid. 1, 126 V 136 consid. 4b, 121 V 366 consid. 1b; SVR 2003 IV Nr. 25 pag. 76 consid. 1.2; STFA del 20 marzo 2003 nella causa B., H 27/02, consid. 1, pag. 2; STFA del 9 gennaio 2003 nella causa A., P 76/01, consid. 1.3, pag. 4; STFA del 9 gennaio 2003 nella causa C., U 347/01, consid. 2 pag. 3; STFA del 9 gennaio 2003 nella causa P., H 345/01, consid. 2.1, pag. 3), le norme procedurali, in assenza di disposizioni transitorie, trovano immediata applicazione (SVR 2003, IV nr. 25 pag. 76 consid. 1.2; DTF 117 V 93 consid. 6b, 112 V 360 consid. 4a; Kieser, ATSG-Kommentar, Zurigo 2003, Art. 82 N. 8 pag. 820).

                               2.3.   Ai sensi dell'art. 52 cpv. 1 LPGA le decisioni emesse in virtù dell'art. 49 LPGA possono essere impugnate entro trenta giorni mediante opposizione all'istanza che le ha notificate.

                                         In via di principio, come visto (cfr. consid. 2.1), questa norma di procedura entra in vigore immediatamente. Ciò significa che tutte le decisioni emanate dopo il 1° gennaio 2003 sono rette dalla procedura di opposizione che si applica a tutti i campi delle assicurazioni sociali, ad eccezione della previdenza professionale.

                                         L'art. 52 cpv. 2 LPGA stabilisce che le decisioni su opposizione vanno pronunciate entro un termine adeguato. Sono motivate e contengono un avvertimento relativo ai rimedi giuridici.

                                         Inoltre, secondo l'art. 52 cpv. 3 LPGA, la procedura d'opposizione è gratuita e di regola non sono accordate ripetibili.

                                         Per quel che concerne l'assicurazione per la vecchiaia e i superstiti, l'art. 1 LAVS, nella versione in vigore dal 1° gennaio 2003, stabilisce che le disposizioni della legge federale del 6 ottobre 2000 sulla parte generale del diritto delle assicurazioni sociali (LPGA) sono applicabili all'assicurazione vecchiaia e superstiti disciplinata in questa prima parte, sempre che la presente legge non preveda espressamente una deroga alla LPGA.

                                         Nel merito

                               2.4.   In virtù dell'art. 52 cpv. 1 LAVS - sia nella sua versione in vigore sino al 31 dicembre 2002 che in quella valida dal 1. gennaio 2003 - il datore di lavoro deve risarcire il danno che egli ha provocato violando, intenzionalmente o per negligenza grave, le prescrizioni (dell’assicurazione).

                                         I presupposti dell'obbligo di risarcimento sono quindi l'esistenza di un danno, la violazione delle prescrizioni vigenti in materia di contributi paritetici da parte del datore di lavoro, e l'intenzionalità o la negligenza grave.

                                         Nell’ipotesi in cui il datore di lavoro è una persona giuridica, che è stata sciolta allorché la pretesa viene fatta valere, possono essere convenuti, in via sussidiaria, i suoi organi responsabili (DTF 123 V 15 consid. 5b con riferimenti; SVR 2001 AHV Nr. 6, pag. 20).

                                         Sussidiarietà significa che la cassa di compensazione deve innanzitutto rivolgersi al datore di lavoro. Solo nel caso in cui il datore di lavoro non può far fronte al suo obbligo contributivo la cassa di compensazione può agire sussidiariamente e direttamente contro i suoi organi. Generalmente questo è il caso in cui la cassa accusa un danno a seguito del fallimento della società datrice di lavoro (Nussbaumer, Die Haftung des Verwaltungsrates nach Art. 52 AHVG, in AJP/PJA 1996 pag. 107.; Frésard, Les développements récents de la jurisprudence du Tribunal fédéral des assurances relative à la responsabilité de l’employeur selon l’art. 52 LAVS, in RSA 1991, no. 2 pag. 163).

                                         In questo contesto si situa anche il rilascio dell’attestato di carenza beni definitivo in una procedura di esecuzione in via di pignoramento. Tale documento attesta ufficialmente, oltre al mancato adempimento all’obbligo di versare i contributi, l’insolvibilità del datore di lavoro. Quindi alla Cassa è lecito richiedere il risarcimento ex art. 52 LAVS agli organi anche se la società esiste giuridicamente (RCC 1988 pag. 137 consid. 3c). Per questo, dalla notifica di tale atto, non vi è motivo per non iniziare una procedura di risarcimento contro i suoi organi sussidiariamente responsabili (RCC 1988 pag. 137 consid. 3c, confermato in RCC 1991 pag. 135 consid. 2a; cfr. la critica di Kunz, Die Schadenersatzplicht des Arbeitsgebers in der AHV, tesi Winterthur 1989, pag. 63).

                                         Il TFA ha recentemente riesaminato il problema della responsabilità sussidiaria degli organi ed ha concluso che la prassi finora adottata a proposito dell'art. 52 LAVS deve essere ancora mantenuta (DTF 129 V 11 = Pratique VSI pag. 79 ss).

                                         L'Alta Corte ha in particolare precisato che né dal Messaggio del Consiglio federale concernente l'11a revisione dell'AVS ( DTF 129 V 13 consid. 3.3.), né dai lavori preparatori della LPGA (DTF 129 V 13 consid. 3.5.) sono emerse indicazioni per un cambiamento della prassi finora adottata. Restano quindi interamente applicabili le massime giurisprudenziali ivi riportate.

                               2.5.   Si ha un danno ai sensi dell'art. 52 LAVS ogni qualvolta dei contributi paritetici legalmente dovuti all'AVS sfuggono a questa assicurazione. Il danno subentra allorquando questi contributi non possono essere riscossi per motivi di diritto o di fatto. Questo per intervenuta perenzione ai sensi dell’art. 16 cpv. 1 LAVS o per insolvenza del datore di lavoro ( cfr. Nussbaumer, AJP/PJA 1996 pag. 1076; DTF 123 V 15, 16, consid. 5b; DTF 98 V 26). L'ammontare del danno corrisponde a quello dei contributi che il datore di lavoro avrebbe dovuto versare (DTF 98 V 26 = RCC 1972 pag. 687; Frésard, La responsabilité de l’employeur pour le non-paiement de cotisations d’assurances sociales selon l’art. 52 LAVS, in RSA 1987, no. 10, pag. 9).

                                         Costituiscono elementi del danno risarcibile, tra l’altro, i contributi AVS/AI/IPG, sia per la parte del salariato che quella del datore di lavoro (cfr. STFA del 28 ottobre 2002 nella causa P. e F., H166/02, consid. 4.1.; STCA del 10 giugno 2002 nella causa A., Inc. 31.02.10., consid. 2.3; Pratique VSI 1994 pag. 104); i contributi della disoccupazione (cfr. STFA del 4 ottobre 2002 nella causa A. e T., H 346/01, consid. 4); i contributi dovuti all’assicurazione cantonale degli assegni familiari, le spese di amministrazione; gli interessi moratori (cfr. art. 41bis OAVS), le spese esecutive (cfr. la giurisprudenza citata in Trisconi-Rossetti, L’azione di risarcimento danni della Cassa di compensazione AVS/AI/IPG nei confronti del datore di lavoro ex art. 52 LAVS, RDAT II 1995 pag. 369 s; vedi anche la numerosa giurisprudenza citata in Istituto delle assicurazioni sociali, "Novità nel campo dell'azione di risarcimento danni ex art. 52 LAVS della Cassa di compensazione AVS/AI/IPG nei confronti del datore di lavoro, RDAT II 2002 pag. 519 s; STFA del 24 ottobre 2000 nella causa T., C. e S., H 113/00, consid. 6). Non sono invece computabili le multe inflitte dalla Cassa (cfr. STFA del 19 agosto 2003 nella causa M., H 142/03, consid. 5.6; STFA del 4 novembre 1996 nella causa A., H 194/96).

                                         Nell'evenienza concreta, dall'istruttoria (e per stessa ammissione del ricorrente (cfr. allegato _ pag. 6), dagli estratti dei contributi paritetici e dai quaderni dei salari (cfr. allegati _), risulta chiaramente l'importo dei contributi non saldati, che ammonta a fr. 11'396.65.

                                         Del resto il convenuto non ha contestato l'importo del danno.

                               2.6.   Per definizione, il danno considerato dall'art. 52 LAVS è quello derivante da un atto o da un'omissione in relazione ai compiti che la legge attribuisce al datore di lavoro, segnatamente in materia di versamento dei contributi (Pratique VSI 1994 pag. 99, consid. 5a). Le prescrizioni cui fa riferimento l'art. 52 LAVS sono innanzitutto quelle contenute nella LAVS medesima e nelle sue disposizioni di esecuzione: in particolare le norme concernenti l'obbligo di pagare i contributi, il calcolo degli stessi dovuti sul reddito di un'attività salariata, il prelevamento dei contributi dei salariati, l'obbligo di allestire i relativi conteggi: sono queste le disposizioni in senso stretto (art, 14 cpv. 1 LAVS, art. 34ss OAVS; cfr. RCC 1985, pag. 607 consid. 5a).

                                         L’obbligo di conteggiare e versare i contributi da parte del datore di lavoro è un compito di diritto pubblico (Pratique VSI 1994 pag. 108 consid. 7a con riferimenti) ed il venire meno a questo compito costituisce una violazione di prescrizioni ai sensi dell’art. 52 LAVS e comporta il risarcimento integrale del danno (Pratique VSI 1993 pag. 84 consid. 2a, DTF 111 V 173 consid. 2; DTF 108 V 186 consid. 1a; 192 consid. 2a; RCC 1985 p. 646 consid. 3a, 650 consid. 2).

                                         Inoltre anche se ciò non è esplicitamente menzionato nella legge - il datore di lavoro deve preoccuparsi dei contributi paritetici dei quali egli è tenuto ad assumere il prelevamento e la trasmissione alla Cassa con tutta la necessaria attenzione richiesta. Ne consegue che se egli è causa della propria insolvenza nei confronti della Cassa, egli può essere reso responsabile ai sensi dell'art. 52 LAVS, anche se non ha violato una prescrizione specifica della LAVS (RCC 1985, pag. 608 consid. 5b).

                               2.7.   La cassa di compensazione che constata di aver subito un danno in seguito alla non osservanza delle prescrizioni (ad es. dell'art. 14 LAVS, relativo all'obbligo di dedurre da ogni paga i contributi e di versarli periodicamente alla cassa, rispettivamente degli art. 34 e ss. OAVS relativi ai modi di conteggio e di pagamento dei contributi) può presumere che il datore di lavoro ha violato le prescrizioni intenzionalmente o almeno per grave negligenza e quindi può procedere contro di lui.

                                         Incombe allora al datore di lavoro di far valere e provare validi motivi di giustificazione e di discolpa, idonei cioè ad escludere una violazione intenzionale o per negligenza grave delle prescrizioni, rispettivamente idonei a giustificarla in base a circostanze speciali (DTF 108 V 187; SVR 1995 AHV Nr. 70 pag. 213).

                                         È quindi possibile che, procrastinando il pagamento dei contributi, il datore di lavoro riesca a salvaguardare l’esistenza della ditta, ad esempio nell’ipotesi di difficoltà passeggere di liquidità.

                                         Affinché un simile comportamento non comporti l’applicazione dell’art. 52 LAVS, occorre che il datore di lavoro, nell’istante in cui decide, abbia seri e oggettivi motivi di ritenere che gli sarà possibile solvere i contributi entro un termine ragionevole (cfr. DTF 108 V 188; Pratique VSI 1996 pag 307; RCC 1992 pag. 261 consid. 4b; RCC 1985 p. 604 consid. 3a).

                                         L’obbligo del datore di lavoro e dei suoi organi responsabili di risarcire il danno alla Cassa sarà negato, e di conseguenza decadrà, se questi reca e prova motivi di giustificazione, rispettivamente di discolpa (DTF 108 V 187 consid. 1b; Knus, op. cit., pag. 54, Frésard, op. cit., RSA 1987, pag. 7).

                               2.8.   Ai sensi della giurisprudenza del TFA si deve ammettere una negligenza grave del datore di lavoro quando questi abbia trascurato di fare quanto doveva apparire importante a qualsiasi persona ragionevolmente posta nella stessa situazione.

                                         La misura della diligenza richiesta viene apprezzata secondo il dovere di diligenza che si può e si deve generalmente esigere, in materia di gestione, da un datore di lavoro della stessa categoria di quella a cui appartiene l’interessato ( RCC 1988 pag. 634 consid. 5a; DTF 112 V 159 consid. 4 con riferimenti; M. Knus, op. cit., p. 53).

                                         I fatti di cui si è resa colpevole una ditta non sono necessariamente imputabili a tutti gli organi della stessa.

                                         Si deve infatti esaminare se e in quale misura questi fatti possano essere addebitati ad un organo determinato, tenuto conto della situazione di diritto e di fatto di quest’ultimo nella ditta medesima. Il tema di sapere se un organo ha agito in modo colposo dipende dalle responsabilità e dalle competenze che gli sono state attribuite dalla ditta (DTF 108 V 202 consid. 3a; RCC 1985 p. 647 consid. 3b; Knus, op. cit. p. 52; U. Cristoph Dieterle/U. Kieser, op. Cit. P. 658).

                                         Nel caso di una società anonima si debbono porre esigenza molto severe per quanto concerne l’attenzione da prestare alle prescrizioni AVS (DTF 108 V 203 con riferimenti).

                                         La giurisprudenza ritiene che, di regola, la mancata deduzione e relativo trasferimento alla Cassa dei contributi configura una grave negligenza. (DTF 108 V 186ss. consid. 1b).

                                         Occorre però esaminare se speciali circostanze legittimavano il datore di lavoro a non versare i contributi o potevano scusarlo dal provvedervi ( DTF 121 V 244 consid. 4b; 108 V consid. 1b e 193 consid.2b)

                               2.9.   Innanzitutto va precisato che, secondo costante giurisprudenza (cfr. STCA 14 giugno 1995 nella causa C.; 31.95.00012) la responsabilità del datore di lavoro ai sensi dell'art. 52 LAVS non è in relazione alla gestione della società per se stessa, né a eventuali cause di un fallimento.

                                         _____________ ha assunto la carica di amministratore unico della _______________, con diritto di firma individuale, dal 3 febbraio 2000 al 16 aprile 2002 (data delle proprie dimissioni).

                            2.9.1.   ___________ sostiene di non essersi mai occupato della gestione della società. ___________ lo avrebbe sempre rassicurato del buon andamento della ditta e dell'avvenuto pagamento dei contributi sociali.

                                         Accettando il mandato di amministratore unico della ______________, ____________ ha assunto tutti gli oneri che da tale funzione derivano (cfr. STFA del 2 dicembre 2003 nella causa B., H 171/02, consid. 3.3; STFA del 31 gennaio 2003 nella causa V., H 5/02, consid. 5.2; STFA del 16 settembre 2002 nella causa P.Z, L.B. e J.A.D.B, H 10+45/01, consid. 10.1.; STFA del 23 agosto 2002 nella causa V. V. e M. C., H 405+406/00, consid. 4.2; STFA del 28 maggio 2002 nella causa F., H 403/01, consid. 3b; STFA del 5 novembre 2001 nella causa F., H 153/01, consid. 6b).

                                         La responsabilità per il corretto adempimento degli oneri assicurativi nonché la diligenza necessaria alla corretta gestione degli affari sociali non incombeva quindi solo a __________ (presunto organo di fatto della società), bensì anche e soprattutto all'amministratore unico ___________, trattandosi di attribuzioni inalienabili nel senso dell'art. 716a cpv. 1 cifra 5 CO (cfr. STFA del 27 febbraio 2002 nella causa S., H 282/01, consid. 5a; STFA del 27 aprile 2001 nella causa B., H 234/00, consid. 5d; STFA del 13 novembre 2000 nella causa S., consid. 4b, H 238/98). In caso contrario si finirebbe per legittimare la figura "dell'uomo di paglia" (cfr. STFA del 15 aprile 2002 nella causa J., H 365/01, consid. 5; STFA del 27 aprile 2001 nella causa B., H 234/00, consid. 5d; STFA del 13 febbraio 2001 nella causa M, H 225/00, consid. 3c; STFA del 29 maggio 1995 nella causa C., consid. 3b, H 294/94). In tale contesto, nella sentenza inedita dell'8 novembre 1999 nella causa P.S.J (H 160/99), il TFA ha rilevato in particolare che "scopo della norma (art. 716a cpv. 1 CO, ndr) è di evidenziare che il mandato quale consigliere d'amministrazione non può essere inteso unicamente quale sinecura, ossia quale incombenza scarsamente impegnativa e di poca responsabilità."                                        

                                         Nella presente fattispecie le argomentazioni sollevate dal convenuto non sono sufficienti per liberarlo della responsabilità ex art. 52 LAVS.

                                         D'altronde ___________ non ha minimamente provato di essere stato impedito di raccogliere informazioni in merito al pagamento dei contributi sociali né ha indicato come e quando ha verificato che i contributi sociali venissero regolarmente pagati (ad esempio interpellando direttamente la Cassa). Il convenuto si è limitato a dire che era ___________  ad occuparsi della conduzione e la gestione della società. Gli argomenti addotti, in particolare il fatto che la sua era solo una carica meramente formale e svuotata di ogni concreto potere di intervento sulla conduzione della ____________, visto che sarebbe stato ___________ ad avere in mani le redini della società e a deciderne l'andamento sfruttando a tale scopo la fiducia che ___________ riponeva in lui, non concretizzano qualsivoglia motivo di giustificazione o di discolpa nel senso della giurisprudenza (STFA del 31 gennaio 2003 nella causa V., H 5/02, consid. 5.2; STCA del 24 marzo 2003 nella causa G., Inc. 31.02.29, consid. 2.7.1). Un amministratore non può liberarsi dalla responsabilità ex art. 52 LAVS adducendo di non aver mai partecipato alla gestione della società, pretendendo quindi di aver svolto solo un ruolo subalterno, poiché tutto ciò costituisce già un caso di negligenza grave (cfr. STFA del 21 maggio 2003 nella causa A, H 13/03, consid. 3.1).

                                         Il convenuto, in violazione degli obblighi che gli derivano dalla carica di amministratore unico di una società anonima, non ha svolto un sufficiente controllo.

                                         Come ricorda la costante giurisprudenza federale, ad ogni amministratore spetta ai sensi dell’art. 716a cpv. 1 cifra 5 CO “l’alta vigilanza sulle persone incaricate della gestione, in particolare per quanto concerne l’osservanza della legge, dello statuto, dei regolamenti e delle istruzioni “. 

                                         Pertanto deve, di principio, informarsi periodicamente dell’andamento dell’azienda ed in particolare sugli affari principali, richiedendo rapporti dettagliati, studiandoli attentamente, cercando di chiarire errori ed agendo per correggere irregolarità. Se, dalle informazioni raccolte, sorge il sospetto di una gestione scorretta o negligente da parte di chi ha ottenuto la delega gestionale, l’organo deve intervenire affinché le prescrizioni siano rispettate (cfr. STFA del 27 febbraio 2002 nella causa S., H 282/01, consid. 5a; DTF 114 V 219, consid. 4a = RCC 1989, pag. 116, consid. 4a e STFA 25 luglio 1991 nella causa V.E.; cfr. anche STFA del 29 agosto 1997 nella causa M.). Segnatamente è suo preciso dovere vigilare affinché i contributi vengano regolarmente versati, peraltro già prelevati dai salari dei dipendenti in conformità all'art. 51 LAVS (cfr. STFA del 2 dicembre 2003 nella causa B., H 171/02, consid. 3.3; STFA dell'11 novembre 2003 nella causa B., H 310/02, consid. 4.2; STFA dell'8 ottobre 2003 nella causa C., H 33/03, consid. 5.7; STFA del 28 aprile 2003 nella causa P. e M., H 208/00 e H 209/00, consid. 7.2.1; DTF 108 V 202 consid. 3a; Frésard, Les développements récent de la jurisprudence du Tribunal fédéral des assurances relative à la responsabilité del l’employeur selon l’art. 52 LAVS, RSA 1991, pag. 165). Egli era tenuto all'esame e all'analisi di tutte le poste utili e necessarie per una corretta tenuta della contabilità aziendale (cfr. STFA del 2 dicembre 2003 nella causa B., H 171/02, consid. 3.3). Non è sufficiente esaminare i conti una volta all'anno (cfr. STFA del 27 febbraio 2002 nella causa S., H 282/01, consid. 5b). Secondo la nostra Massima istanza, egli deve rassegnare le proprie dimissioni dal CdA se, nonostante le sue sollecitazioni, i contributi paritetici rimangono impagati (cfr. STFA del 17 gennaio 2002 nella causa A. e B., H 38/01, consid. 4b; STFA del 21 dicembre 1993 nella causa M.T.S. e STFA del 15 dicembre 1993 nella causa N.).

                                         Se non ha adempiuto i suoi obblighi con la dovuta diligenza che,  secondo la giurisprudenza, va oltre la prudenza che è d’uso osservare nei propri affari (STFA del 29 maggio 1995 nella causa A. C. p. 6; DTF 99 II 179; STFA del 19 maggio 1995 nella causa M. D), il membro del Consiglio di amministrazione o l'amministratore unico sarà ritenuto responsabile del danno.

                                         Il ruolo di presunto organo di fatto di ___________, non giustifica comunque la passività di ___________. Il convenuto non poteva, nella veste di amministratore unico di una società anonima, accontentarsi di svolgere un ruolo passivo nella società. Il fatto di non verificare concretamente l'avvenuto pagamento dei contributi sociali - vista l'importanza in questo ambito costituisce colpa grave ai sensi dell'art. 52 LAVS (cfr. SVR 2003 AHV N°5, pag. 14 consid. 5.3.2; STFA del 16 aprile 2003 nella causa P., D., B., H 234/02 + 237/02 + 239/02, consid. 6.2.3). Il convenuto avrebbe dovuto verificare puntualmente e personalmente che i contributi paritetici venissero effettivamente versati alla Cassa (cfr. STFA del 2 dicembre 2003 nella causa B., H 171/02, consid. 3.3; STFA del 3 luglio 2003 nella causa V., H 265/02, consid. 3.2.; STFA del 28 aprile 2003 nella causa P. e M., H 208/00 e H 209/00, consid. 7.2.1; STFA del 27 gennaio 2003 nella causa D.C., A. P. e M.P., H93/01 + H 169/01, consid. 4.3; STFA del 17 gennaio 2002 nella causa A. e B., H 38/01, consid. 4b). Egli avrebbe anche potuto interpellare l'ufficio di revisione ( unitamente alla Cassa) attingendo dati contabili oggettivi (STFA del 31 gennaio 2003 nella causa V., H 5/02, consid. 5.3), dai quali avrebbe facilmente potuto dedurre che vi erano oneri sociali scoperti o perlomeno possibili difficoltà finanziarie della società (cfr. STFA dell'11 settembre 2002 nella causa C. C. e M. C., H 349/01, consid. 2.4). Richiedere oggi l'audizione dell'ufficio di revisione nella persona del signor ___________ appare, come vedremo in seguito, superfluo (cfr. consid. 2.10)

                                         Essersi fidato senza una verifica accurata della situazione finanziaria della ditta, è segno di una grave negligenza dell'amministratore unico. I controlli gli avrebbero permesso di appurare la precaria situazione finanziaria della società (cfr. STFA dell'11 novembre 2003 nella causa B., H 310/02, consid. 4.4; STFA dell'11 settembre 2002 nella causa C. C. e M. C., H 349/01, consid. 2.4; STFA del 28 maggio 2002 nella causa F., H 403/01, consid. 3c; STFA del 4 febbraio 2002 nella causa C., H 194/01, consid. 4c; STFA del 17 gennaio 2002 nella causa A. e B., H 38/01, consid. 4b;STFA dell'8 marzo 2001 nella causa A. C., G. P. e F. F., H 115/00 e H 132/00, consid. 8b), che navigava in brutte acque da diverso tempo, costringendo la Cassa a diffidarla e precettarla sin dall'agosto 2000 (circostanza questa confermata dallo stesso ricorrente, doc. _ pag. 6; cfr. STFA dell'11 novembre 2003 nella causa B., H 310/02, consid. 4.4.).

                                         Diverso sarebbe stato se, appena conosciuta l'esposizione debitoria a titolo di contributi alle assicurazioni sociali, il convenuto avesse inoltrato immediatamente le proprie dimissioni (cfr. STFA del 16 settembre 2002 nella causa P.Z, L.B. e J.A.D.B, H 10+45/01, consid. 9).

                                         Il convenuto non può liberarsi da ogni responsabilità asserendo che le sue richieste di informazioni sono restate lettera morta o che il comportamento di ____________ era di tipo ostruzionistico (cfr. STCA del 17 giugno 2003 nella causa V., P. e C, Inc. 31.02.7-9, consid. 2.11.1; STCA del 4 dicembre 2002 nella causa G., Inc. 31.00.37, consid. 2.7.1). La lunga permanenza nella società, fa pensare che il convenuto ha lasciato correre le cose, senza verificare con mano l'effettiva situazione societaria (cfr. STFA del 16 settembre 2002 nella causa P.Z, L.B. e J.A.D.B, H 10+45/01, consid. 10.2.; STFA del 28 maggio 2002 nella causa P., H 445/ 00, consid. 3c; STFA del 13 maggio 2002 nella causa A, H 65/01, consid. 5). L'asserita circostanza che il "deus ex machina" della società fosse _____________, e che quest'ultimo creava difficoltà nel dare informazioni e nel trasmettere documenti, a nulla sussidia la tesi del convenuto, ritenuto che le incombenze e i doveri dell'amministratore di una società anonima sono quelli stabiliti dalla legge, che come tali non sono suscettibili di deroghe. Nell'ipotesi in cui un organo societario non sia in grado di sottrarsi all'influsso di terzi, ne dovrà trarre la sola conclusione possibile, ossia inoltrare immediatamente le sue dimissioni (cfr. STFA del 5 giugno 2003 nella causa V. C. e R. G., H 268/01 e H 269/01, consid. 5.2). Del resto lo stesso ricorrente ha sostenuto di "non aver percepito la necessità di svolgere approfonditi controlli" (cfr. doc. _ pag. 5). Nemmeno può discolparsi sostenendo che "nel caso in cui l'azionista unico non è in buona fede, l'amministratore unico può essere facilmente raggirato" (cfr. doc. _ pag. 5). La completa inesperienza e la fiducia che si ripone in terze persone non sono idonee a giustificare nei confronti della Cassa il comportamento di totale inattività dell'amministratore (cfr. STFA del 31 gennaio 2003 nella causa V., H 5/02, consid. 5.3; STCA del 24 marzo 2003 nella causa G., Inc. 31.02.29, consid. 2.7.1). Se

                                         Se avesse subito agito con determinazione, uscendo dalla società per tempo, avrebbe certamente evitato di trovarsi in una simile situazione (cfr. STFA del 23 agosto 2002 nella causa V. V. e M. C., H 405+406/00, consid. 4.2; STFA del 4 febbraio 2002 nella causa C., H 194/01, consid. 4c).

                                         Se è vero che l'amministratore unico, rispettivamente il membro del CdA può delegare compiti - tra cui anche quello di curare che i contributi vengano pagati -, è pur vero che la delega non lo esime dal vigilare che le funzioni delegate siano effettivamente svolte (cfr. STFA del 27 gennaio 2003 nella causa L., H 393/01, consid. 2.4; STFA del 23 agosto 2002 nella causa V. e C., H 405 + 406, consid. 4.2.; STFA del 28 maggio 2002 nella causa F., H 403/01, consid. 3b; STFA del 27 febbraio 2002 nella causa S., H 282/01, consid. 5a; STFA del 17 gennaio 2002 nella causa A. e B., H 38/01, consid. 4b; STFA del 5 aprile 2001, nella causa A., H 436/00, consid. 3b). In siffatta evenienza incombe all'interessato il compito di esaminare l'attività dei dirigenti e di orientarsi costantemente sull'andamento degli affari, in particolare in relazioni alla questioni contributive (cfr. SVR 2001 AHV n° 15 consid. 6b; STFA dell'8 ottobre 2003 nella causa C., H 33/03, consid. 5.7).

                                         Per quanto attiene alla presunta ed esclusiva colpa di _____________, si ricorda in questo contesto che l'art. 759 cpv. 1 CO non è applicabile nell'ambito della responsabilità ai sensi dell'art. 52 LAVS per giustificare una riduzione del risarcimento in relazione con la gravità dell'errore commesso dal responsabile (cfr. Pratique VSI 1996, pag 306, citata in STFA del 13 novembre 2000 nella causa S., consid. 4b, H 238/98).

                                         Il TFA ha infatti precisato che (Pratique VSI 1996 pag 309):

"  En l'espèce, les faits reprochés aux recourants sont en partie postérieurs à cette date. Mais l'art. 759 al. 1 CO ne saurait, quoi qu'il en soit, trouver application dans le cadre de la responsabilité de l'art. 52 LAVS, pour justifier une réduction de l'étendue de la réparation en relation avec la gravité de la faute responsable. Cette nouvelle disposition du code des obligations autorise une limitation de la responsabilité du défendeur jusqu'à concurrence du montant qu'il devrait payer s'il était seul responsable (solidarité différenciée); elle permet  au responsable d'invoquer des facteurs de réduction qui lui sont propres. Pour ce qui est de la gravité de la faute de l'auteur de l'acte illicite, c'est uniquement la légèreté de celle-ci (art. 43 al. 1 CO) qui peut être invoquée (Böckli, op. cit., p. 1103, note 2022 ss; Forstmoser/Meier-Hayoz/Nobel, Schweizerisches Aktienrecht, & 36, note 99 ss).

Or la responsabilité fondée sur l'art. 52 LAVS implique, par définition, une faute qualifiée, soit une faute intentionnelle, soit une négligence grave."

                                         In sostanza, il disinteresse mostrato da __________, ne determina la sua responsabilità ex art. 52 LAVS (cfr. STFA dell'11 novembre 2003 nella causa B., H 310/02, consid. 4.5). Il convenuto ha omesso di compiere quanto doveva apparire importante a qualsiasi persona ragionevole nell'ambito delle incombenze riconducibili alla funzione di amministratore unico di una società anonima (cfr. STFA dell'8 ottobre 2003 nella causa C., H 33/03, consid. 5.7; STFA del 4 febbraio 2002 nella causa C., H 194/01, consid. 4c, nella fattispecie si trattava di un membro del CdA). Egli ha omesso di verificare se i contributi sociali fossero stati pagati. Questa omissione costituisce una grave violazione del suo dovere di diligenza (cfr. RCC 1992, pag. 269), dovere che risulta accresciuto quando si tratti, come in concreto, di un amministratore unico (cfr. STFA del 31 gennaio 2003 nella causa V., H 5/02, consid. 5.3; STFA del 12 dicembre 2002 nella causa B, H 31 279/01, consid. 3.2; STFA del 28 maggio 2002 nella causa F., H 403/01, consid. 3b; STFA dell'11 gennaio 2002 nella causa C., H 103/01, consid. 4c; STFA del 5 novembre 2001 nella causa F., H 153/01, consid. 6b; DTF 112 V 3 consid. 2b; cfr. anche DTF 122 III 198 consid. 3a).

                                         Del resto, la passività a dispetto della conoscenza (eventuale) di mancati pagamenti di contributi deve essere considerata un’inosservanza per negligenza grave delle prescrizioni (RCC 1989 pag. 115). La passività del ricorrente è quindi in relazione di causalità naturale e adeguata con il danno subito dalla Cassa (cfr. STFA del 21 maggio 2003 nella causa A, H 13/03, consid. 3.1; STFA del 13 maggio 2002 nella causa A, H 65 /01, consid. 5; STFA del 17 gennaio 2002 nella causa A e B., H 38/01, consid. 4b).

                            2.9.2.   Non è quindi sufficiente asserire di essere membro del CdA con funzioni puramente tecniche (nel caso di specie trattasi di aspetti contabili) per non incorrere in nessuna responsabilità ex art. 52 LAVS (cfr. STFA dell'11 novembre 2003 nella causa B., H 310/02, consid. 4.2 e 4.3; STFA del 27 marzo 2000 nella causa V.G e R.N, H 272/99 Ws, consid. 3c; STFA del 29 agosto 1997 nella causa G.M, H 318/95; STCA del 22 maggio 2002 nella causa S., Inc. 31.02.3, consid. 2.8.1).

                                         Questo principio è stato ancora ribadito per esteso dal TCA in una sentenza non pubblicata del 6 agosto 1998 nella causa M.B., Inc. 31.96.29-30, dove un amministratore, al quale erano state esclusivamente affidate competenze tecniche, è stato ritenuto responsabile del danno subito dalla Cassa poiché non aveva ottemperato al suo obbligo di vigilanza e di diligenza prescritto dalla legge.

                                         Nella fattispecie, proprio perché trattasi di compiti contabili, al ricorrente non poteva e non doveva sfuggire nulla, in primis il pagamento dei contributi sociali.

                            2.9.3.   Quanto al fatto che ____________ abbia esonerato ___________ da ogni responsabilità (cfr. allegato 2.1, doc. _), è ininfluente nel rapporto esterno con la Cassa, trattandosi di mera questione interna, riferita al rapporto di diritto privato tra il ricorrente e il presunto amministratore di fatto (cfr. STFA dell'11 novembre 2003 nella causa B., H 310/02, consid. 3.1, 3.2 e 4.3; STFA del 28 aprile 2003 nella causa P. e M., H 208/00 e H 209/00, consid. 7.2.2; STFA del 27 gennaio 2003 nella causa D.C., A. P. e M.P., H93/01 + H 169/01, consid. 4.3; STFA del 16 settembre 2002 nella causa P.Z, L.B. e J.A.D.B, H 10+45/01, consid. 10.3; STFA dell'11 settembre 2002 nella causa C. C. e M. C., H 349/01, consid. 2.5; STFA del 28 maggio 2002 nella causa P., H 445/ 00, consid. 3c; STFA del 30 aprile 1998 nella causa C.S e C.B, H 159+164/97, pag. 7).

                            2.9.4.   Il ricorrente sostiene inoltre che nei confronti di _____________ si stato aperto un procedimento penale, e che è per questo che avrebbe chiesto a quest'ultimo di esonerarlo da ogni responsabilità per i debiti della società (cfr. consid. 2.9.3, allegato 2.1. doc. _). Tali affermazioni non hanno nessuna rilevanza.

                                         Secondo costante giurisprudenza il giudice delle assicurazioni sociali non è vincolato dalle constatazioni e dall'apprezzamento del giudice penale, né per quello che concerne le prescrizioni violate, né per quel che attiene la valutazione della colpa commessa (cfr. STFA dell'8 ottobre 2003 nella causa C., H 33/03, consid. 5.6; STFA del 5 marzo 2003 nella causa G., H 411/01, consid. 5; STFA del 4 febbraio 2002 nella causa C., H 194/01, consid. 2a). Egli si scosta tuttavia dalle constatazioni di fatto del giudice penale soltanto qualora i fatti stabiliti in sede di procedura penale e la loro qualificazione giuridica non siano convincenti o si fondino su considerazioni specifiche di diritto penale prive di rilievo dal profilo del diritto delle assicurazioni sociali (cfr. DTF 125 V 242 consid. 6a e sentenze ivi citate; STFA dell'8 ottobre 2003 nella causa C., H 33/03, consid. 5.6; STFA del 17 febbraio 1999 nella causa G., H 184/98, consid 4b).

                             2.10.   Infine, per quanto riguarda la richiesta di assunzione di prove fatta dal ricorrente, corollario del diritto di essere sentito ai sensi dell'art. 29 cpv. 2 CF, per costante giurisprudenza, da tale principio costituzionale deve, tra l'altro, essere dedotto il diritto per l'interessato di fornire prove circa i fatti suscettibili di influire sul provvedimento, quello di poter prendere visione dell'incarto, quello di partecipare all'assunzione delle prove, di prenderne conoscenza e di determinarsi al riguardo (DTF 127 I 56 consid. 2b; DTF 126 I 16 consid. 2a/aa, 124 V 181 consid. 1a, 375 consid. 3b e sentenze ivi citate).

                                         È utile precisare che sono in ogni caso ammesse soltanto le prove giuridicamente determinanti ai fini del giudizio; possono inoltre essere respinti i mezzi di prova atti a provare una circostanza già chiara, i mezzi di prova che non porterebbero alcun chiarimento alla fattispecie o, ancora, che sono noti all’autorità per sua conoscenza diretta o indiretta (DTF 120 V 360 consid. 1a con riferimenti, Locher, Grundriss des Sozialversicherungsrechts, 2.a edizione, Berna 1997, § 53 N 24, pag. 344).

                                         Quindi, se gli accertamenti svolti d'ufficio permettono all'amministrazione o al giudice, che si sono fondati su un apprezzamento diligente delle prove, di giungere alla convinzione che certi fatti presentino una verosimiglianza preponderante, e che ulteriori misure probatorie non potrebbero modificare questo apprezzamento, è superfluo assumere altre prove (apprezzamento anticipato delle prove; Kieser, Das Verwaltungsverfahren in der Sozialversicherung, pag. 212 no. 450; Kölz/Häner, Verwaltungsverfahren und Verwaltungsrechtspflege des Bundes, 2a ed., pag. 39 no. 111 e pag. 117 no. 320; Gygi, Bundesverwaltungsrechtspflege, 2a ed., pag. 274; cfr. anche STFA del 16 settembre 2002 nella causa P.Z, L.B. e J.A.D.B, H 10+45/01, consid. 4; STFA del 5 novembre 2001 nella causa F., H 153/01, consid. 4a; DTF 122 II 469 consid. 4a; 122 III 223 consid. 3c; 120 Ib 229 consid. 2b; 119 V 344 consid. 3c e riferimenti). In tal caso non sussiste una violazione del diritto di essere sentito conformemente all'art. 29 cpv. 2 CF (SVR 2001 N. 10 pag. 28, consid 4b; DTF 124 V 94 consid. 4b, 122 V 162 consid. 1d e sentenza ivi citata).

                                         Nel caso in esame, la documentazione acquisita durante l'istruttoria è sufficiente per statuire in merito alla presente vertenza, per cui il TCA non ritiene necessario assumere altre prove.

                                         In particolare non è necessario procedere all'audizione testimoniale di ____________, in quanto i fatti di cui dovrebbe riferire sono stati ampiamente chiariti e dal TCA tenuti in considerazione. Neanche la testimonianza del signor __________ (organo di revisione) servirebbe al ricorrente, in quanto se quest'ultimo avesse interpellato l'organo di revisione unitamente alla Cassa, si sarebbe accorto dell'arretrato contributivo (sul tema audizione testi cfr. STFA del 16 aprile 2003 nella causa P., D., B., H 234/02 + 237/02 + 239/02, consid. 6.5; STFA del 28 aprile 2003 nella causa P. e M., H 208/00 e H 209/00, consid. 6.3.1; STFA del 15 novembre 2002 nella causa R., H 177/01, consid. 2.3.4.; STFA del 4 febbraio 2002 nella causa C., H 194/01, consid. 3c; STFA dell'11 gennaio 2002 nella causa C., H 103/01, consid. 2c; STFA del 5 novembre 2001 nella causa F., H 153/01, consid. 4a.) Va rammentato che non occorre far capo all'audizione di testi per accertare un elemento irrilevante ai fini del giudizio (cfr. STFA dell'11 novembre 2003 nella causa B., H 310/02, consid. 3.2; STFA del 5 giugno 2003 nella causa V. C. e R. G., H 268/01 e H 269/01, consid. 5.2; STFA del 31 gennaio 2003 nella causa V., H 5/02, consid. 4.2).

Per questi motivi

dichiara e pronuncia

                                 1.-   Il ricorso é respinto.

                                 2.-   Non si percepisce tassa di giustizia, mentre le spese sono poste a carico dello Stato.                             

                                 3.-   Comunicazione agli interessati i quali possono impugnare il presente giudizio con ricorso di diritto amministrativo al Tribunale federale delle assicurazioni, Schweizerhofquai 6, 6004 Lucerna, entro 30 giorni dalla comunicazione.

                                         L'atto di ricorso, in 3 esemplari, deve indicare quale decisione è chiesta invece di quella impugnata, contenere una breve motivazione, e recare la firma del ricorrente o del suo rappresentante. Al  ricorso dovrà essere allegata la decisione impugnata e la busta in cui il ricorrente l'ha ricevuta.

Per il Tribunale cantonale delle assicurazioni

Il vicepresidente                                                    Il segretario

Raffaele Guffi                                                         Fabio Zocchetti

31.2003.19 — Ticino Tribunale cantonale delle assicurazioni 03.02.2004 31.2003.19 — Swissrulings