Raccomandata
Incarto n. 30.2007.29 cs
Lugano 25 luglio 2007
In nome della Repubblica e Cantone Ticino
Il giudice delegato del Tribunale cantonale delle assicurazioni
Giudice Ivano Ranzanici
con redattore:
Christian Steffen, vicecancelliere
segretario:
Fabio Zocchetti
statuendo sul ricorso del 27 aprile 2007 di
RI 1
contro
la decisione su opposizione del 13 marzo 2007 emanata da
Cassa CO 1 in materia di contributi AVS (interessi di mora)
ritenuto, in fatto
A. Il 25 aprile 2006 (doc. A1) la Cassa CO 1 ha emesso il conguaglio dei contributi personali dovuti dall’avv. RI 1 come indipendente per l'anno 2001.
Dall'importo totale di Fr. __________ dovuto dall'assicurato per contributi e spese, è stato dedotto il versamento degli acconti ammontanti a Fr. __________ già effettuato in precedenza, per ottenere un saldo a favore della Cassa di compensazione di Fr. __________. Questa somma doveva essere accreditata sul conto dell'amministrazione entro 30 giorni dalla data della fattura.
Con analogo atto del 25 aprile 2006 (doc. A3), la Cassa ha fissato in Fr. __________ i contributi personali e le spese dovute dall'assicurato per il 2002. Da questa somma è stato poi dedotto l'importo di Fr. __________ versato come acconto, perciò la Cassa gli ha chiesto il pagamento di Fr. __________ a saldo.
B. Il 14 dicembre 2006 la Cassa di compensazione ha emesso due distinte decisioni che fissavano per l'anno 2001 (doc. A) e per il 2002 (doc. A) gli interessi di mora sui citati contributi personali AVS/AI/IPG che l'assicurato doveva versare, conteggiando gli importi di Fr. __________ rispettivamente di Fr. __________ da pagare entro trenta giorni dalla data della decisione.
C. Contro la decisione su opposizione del 13 marzo 2007 (doc. A1) che ha respinto le censure dell’assicurato, il 27 aprile 2007 l’avv. RI 1 è tempestivamente insorto, chiedendo l'annullamento della decisione che conferma la fissazione degli interessi di mora e postulando contestualmente l’organizzazione di un dibattimento pubblico in ossequio al principio di essere sentito giusta l’art. 29 cpv. 2 Cost. fed., rispettivamente 6 n. 1 CEDU. L’insorgente sostiene innanzitutto che la LAVS non contempla alcuna base legale per il prelevamento di interessi moratori nella misura in cui i contributi effettivamente dovuti non sono ancora stati fissati dalla Cassa. In particolare l’amministrazione avrebbe calcolato l’interesse moratorio a far conto da una data in cui il saldo non poteva essere dovuto (ai sensi dell’art. 26 LPGA) poiché la Cassa non aveva ancora statuito sull’ammontare definitivo dei contributi che sono stati notificati definitivamente con le decisioni su reclamo di cui ai doc. E ed F.
Il ricorrente sostiene inoltre che la decisione impugnata è arbitraria e viola il principio della buona fede poiché la competenza di fissare l’ammontare dei contributi spetta alla Cassa, la quale determina modalità e tempistica per fissare l’ammontare definitivo dei contributi (ovvero il saldo dovuto). L’amministrazione ha inoltre dimenticato di informare i contribuenti sulle modifiche entrate in vigore il 1° gennaio 2001 ed avrebbe comunque dovuto determinarsi sui dati della tassazione 2003A inoltrati l’11 dicembre 2003 all’autorità fiscale. Inoltre la stessa Cassa, sulla base degli art. 24 cpv. 2 e 3 OAVS, avrebbe potuto tempestivamente chiedere contributi di acconto superiori a quelli chiesti all’insorgente e che sono rimasti inalterati dal __________.
L’assicurato sostiene infine che la decisione viola anche il principio della legalità previsto dall’art. 5 Cost. fed., poiché la legislazione formale non prevede alcuna base legale nel senso dell’art. 41 bis lett. f OAVS, nonché del principio dell’uguaglianza giuridica sancita dall’art. 8 Cost. fed. (doc. I).
D. Con risposta del 14 maggio 2007 (doc. III) la Cassa ha proposto di respingere il ricorso con argomentazioni che, laddove necessario, saranno riprese in corso di motivazione.
E. L’11 luglio 2007 è stato organizzato il dibattimento pubblico ex art. 6 n. 1 CEDU chiesto dal ricorrente, il quale ha confermato il contenuto del ricorso ed ha ribadito che la decisione impugnata viola il principio della buona fede poiché dal __________ gli sono sempre stati chiesti acconti uguali, senza modifica (doc. VI).
in diritto
in ordine
1. La presente vertenza non pone questioni giuridiche di principio e non è di rilevante importanza (ad esempio per la difficoltà dell’istruttoria o della valutazione delle prove). Il TCA può dunque decidere nella composizione di un Giudice unico ai sensi degli articoli 49 cpv. 2 della Legge organica giudiziaria (STFA del 21 luglio 2003 nella causa N., I 707/00) e 2 cpv. 1 LPTCA.
Infatti, con STCA del 19 aprile 2007 (inc. n. 30.2007.3) questo Tribunale ha emanato una decisione di principio concernente una fattispecie analoga alla presente, nella composizione di tre giudici, ed ha respinto il ricorso con argomentazioni che verranno riprese anche in questa sede (cfr. anche STCA del 2 maggio 2007, inc. 30.2007.6; STCA del 14 maggio 2007, inc. 30.2007.16; STCA del 14 maggio 2007, inc. 30.2007.21).
2.Con l'entrata in vigore il 1° gennaio 2003 della Legge federale sulla parte generale del diritto delle assicurazioni sociali (LPGA) del 6 ottobre 2000, sono state apportate diverse modifiche alla LAVS.
Da un punto di vista temporale sono di principio determinanti le norme sostanziali in vigore al momento della realizzazione dello stato di fatto che deve essere valutato giuridicamente o che produce conseguenze giuridiche (STF del 24 gennaio 2007 consid. 6.1, H 178/05; DTF 130 V 160 consid. 5.1, DTF 129 V 4 consid. 1.2, DTF 127 V 467 consid. 1, DTF 126 V 166 consid. 4b).
Per contro, per quanto attiene alle disposizioni formali della LPGA, il TFA (dal 1° gennaio 2007: TF) ha già avuto modo di accertare l’assenza di una normativa specifica che regola la questione intertemporale stabilendo di conseguenza la necessità di ricorrere al principio generale secondo il quale, di regola, siffatte disposizioni entrano immediatamente in vigore (STF del 24 gennaio 2007 consid. 6.1, H 178/05; DTF 130 V 4 consid. 3.2).
In concreto, la decisione impugnata si riferisce alla fissazione di interessi di mora dovuti dal ricorrente sull'apparente ritardo nel pagamento di contributi personali AVS/AI/IPG concernenti gli anni 2001 e 2002. Le decisioni (formale e su opposizione) della Cassa sono invece state emanate nel 2006 e nel 2007.
Pertanto, mentre per l’aspetto procedurale trovano subito applicazione le norme della LPGA, per quanto concerne la fissazione degli interessi di mora vanno applicate le norme sostanziali in vigore fino al 31 dicembre 2002.
nel merito
3. L'art. 14 cpv. 2 LAVS prevede che i contributi del reddito proveniente da un'attività lucrativa indipendente, i contributi degli assicurati che non esercitano un'attività lucrativa e quelli degli assicurati i cui datori di lavoro non sono soggetti all'obbligo di pagare i contributi devono essere stabiliti e versati periodicamente. Il Consiglio federale fissa i periodi di calcolo e di contribuzione.
Per l'art. 14 cpv. 3 LAVS se, nonostante diffida, una persona tenuta al pagamento dei contributi non dà le indicazioni necessarie per il calcolo di essi, questi sono stabiliti mediante tassazione d'ufficio.
Giusta l'art. 14 cpv. 4 LAVS, il Consiglio federale emana prescrizioni sui termini di pagamento dei contributi (lett. a), sulla procedura di diffida e di tassazione d'ufficio (lett. b), sul pagamento dei contributi arretrati e la restituzione di quelli pagati in troppo (lett. c), sul condono del pagamento di contributi arretrati (lett. d) e sulla riscossione di interessi di mora e il pagamento di interessi rimunerativi (lett. e).
A quest'ultimo proposito va osservato che con l'entrata in vigore della LPGA, la lettera e dell'art. 14 cpv. 4 LAVS relativa alla riscossione di interessi di mora ed il pagamento di interessi rimunerativi è stata abrogata. Dal 1° gennaio 2003 gli interessi di mora sulle prestazioni sono retti dall'art. 26 LPGA e quindi dagli artt. 6 e 7 OPGA.
4. Giusta l'art. 24 cpv. 1 OAVS, nell'anno di contribuzione corrente le persone tenute a pagare i contributi devono pagare i contributi d'acconto a scadenze periodiche.
Secondo il capoverso 2, le casse di compensazione stabiliscono i contributi d'acconto sulla base del reddito presumibile dell'anno di contribuzione. Possono fondarsi sul reddito determinante per l'ultima decisione di fissazione dei contributi, salvo che la persona tenuta a pagare i contributi renda verosimile che detto reddito non corrisponde manifestamente al reddito presumibile.
Se durante o dopo l'anno di contribuzione risulta che il reddito diverge sostanzialmente dal reddito presumibile, le casse di compensazione adeguano i contributi d'acconto (art. 24 cpv. 3 OAVS).
Giusta l'art. 24 cpv. 4 OAVS, le persone tenute a pagare i contributi devono dare alle casse di compensazione le indicazioni necessarie per la fissazione dei contributi d'acconto, presentare, se richiesto, i giustificativi e segnalare le divergenze sostanziali dal reddito presumibile.
Per il capoverso 5, se entro il termine fissato non vengono date le indicazioni necessarie, non vengono presentati i giustificativi o non vengono pagati i contributi d'acconto, le casse di compensazione fissano i contributi d'acconto dovuti in una decisione.
In virtù dell'art. 25 cpv. 1 OAVS, le casse di compensazione fissano i contributi dovuti per l'anno di contribuzione in una decisione e procedono alla compensazione con i contributi d'acconto pagati.
Secondo l'art. 25 cpv. 2 OAVS, i contributi non versati dagli assicurati vanno pagati entro trenta giorni a contare dalla fatturazione.
Le casse di compensazione devono restituire o compensare i contributi non dovuti (art. 25 cpv. 3 OAVS).
È compito delle casse di compensazione domandare alle competenti autorità fiscali cantonali le indicazioni necessarie al calcolo dei contributi per le persone esercitanti un'attività lucrativa indipendente. Le autorità fiscali devono aggiungere i contributi versati all'AVS/AI/IPG (art. 27 cpv. 1 OAVS).
Secondo l'art. 27 cpv. 2 OAVS, le autorità fiscali cantonali trasmettono man mano le indicazioni per ogni anno fiscale alle casse di compensazione.
L'autorità fiscale cantonale che non ha ricevuto nessuna domanda di comunicazione per una persona esercitante un'attività lucrativa indipendente il cui reddito può essere stabilito conformemente all'art. 23 trasmette spontaneamente gli elementi di calcolo alla cassa cantonale di compensazione. Questa li inoltra, ove occorra, alla cassa di compensazione competente (art. 27 cpv. 3 OAVS).
5. Oltre ai citati disposti sulla fissazione e la determinazione dei contributi che hanno modificato le norme di esecuzione dell'AVS, con il 1° gennaio 2001 sono entrate in vigore delle disposizioni che hanno mutato in maniera sostanziale il capitolo relativo alla fissazione degli interessi di mora.
Infatti, giusta l'art. 41bis cpv. 1 OAVS devono pagare gli interessi di mora:
a. di regola, le persone tenute a pagare i contributi, sui contributi che non pagano entro 30 giorni dal termine del periodo di pagamento, a partire da tale termine;
b. le persone tenute a pagare i contributi, sui contributi reclamati per gli anni civili passati, a partire dal 1° gennaio dopo il termine dell'anno civile per il quale i contributi sono dovuti;
c. i datori di lavoro, sui contributi salariali da compensare che non pagano entro 30 giorni dalla fatturazione da parte della cassa di compensazione, a partire da tale fatturazione;
d. i datori di lavoro, sui contributi da compensare per i quali non presentano un regolare conteggio entro 30 giorni dal termine del periodo di contribuzione, a partire dal 1° gennaio dopo tale termine;
e. le persone che esercitano un'attività lucrativa indipendente, le persone che non esercitano un'attività lucrativa e i salariati i cui datori di lavoro non sono obbligati a pagare i contributi, sui contributi personali da compensare che non pagano entro 30 giorni dalla fatturazione da parte della cassa di compensazione, a partire da tale fatturazione;
f. le persone che esercitano un'attività lucrativa indipendente, le persone che non esercitano un'attività lucrativa e i salariati i cui datori di lavoro non sono obbligati a pagare i contributi, sui contributi da compensare, qualora i contributi d'acconto siano almeno il 25 per cento inferiori ai contributi effettivamente dovuti e non vengano versati fino al 1° gennaio dopo il termine dell'anno civile seguente l'anno di contribuzione, a partire dal 1° gennaio dopo tale termine.
Gli interessi cessano di decorrere con il pagamento completo dei contributi, con la presentazione del regolare conteggio o, in mancanza di esso, con la fatturazione. In caso di reclamo di contributi arretrati, gli interessi cessano di decorrere con la fatturazione, sempre che i contributi siano pagati entro il termine fissato (art. 41bis cpv. 2 OAVS).
In virtù dell'art. 42 cpv. 1 OAVS, i contributi sono considerati pagati con la ricezione del pagamento da parte della Cassa di compensazione. Il tasso per gli interessi di mora e per gli interessi compensativi è del 5 per cento all'anno (art. 42 cpv. 2 OAVS).
Gli interessi sono calcolati in giorni. I mesi interi sono calcolati come 30 giorni (art. 42 cpv. 3 OAVS; STFA del 10 novembre 2003 nella causa M. SA, H 148/03).
A proposito degli articoli riguardanti gli interessi di mora, va ricordato che le Disposizioni finali della modifica del 1° marzo 2000 prevedono espressamente che a partire dalla loro entrata in vigore (dal 1° gennaio 2001), gli artt. 41bis cpv. 1 lett. a-e e 2, 41ter e 42 OAVS si applicano a tutti i contributi ancora da pagare o da restituire (cpv. 4).
Per contro, l'art. 41bis cpv. 1 lett. f vale solamente per i contributi che sono dovuti dopo la sua entrata in vigore (cpv. 5).
Infine, le summenzionate disposizioni sono pure applicabili agli altri contributi sociali sulla base di specifiche normative che rinviano espressamente, in materia di calcolo rispettivamente riscossione dei relativi contributi, alla LAVS. Ciò è previsto per l'assicurazione per l'invalidità (artt. 3 LAI e 1 OAI) e per l'indennità di perdita di guadagno (art. 27 cpv. 2 IPG).
6. Nel caso di specie, la Cassa di compensazione ha chiesto al ricorrente la rifusione degli interessi di mora per il ritardo nel pagamento dei contributi personali per gli anni 2001 e 2002.
Come detto, il ricorrente ha invocato la non sussistenza di una base legale sufficiente per poter prelevare interessi di mora nel senso inteso dall'art. 41bis cpv. 1 lett. f OAVS i quali, a suo parere, non potevano essere prelevati siccome gli importi da compensare non erano ancora esigibili e quindi non ancora dovuti come esatto dall'art. 26 LPGA. Egli sostiene inoltre che la decisione impugnata è arbitraria, viola il principio della buona fede e della parità di trattamento.
Per l'anno di contribuzione 2001, l'assicurato ha versato dei contributi personali sottoforma di quattro acconti da Fr. __________, per complessivi Fr. __________ (doc. A1).
Il 25 aprile 2006 la Cassa ha calcolato in Fr. __________ i contributi personali totali, emettendo una fattura di Fr. __________ a saldo.
Medesimo discorso vale per i contributi del 2002, corrisposti nella misura di Fr. __________ per 4 volte (doc. A3). Il conteggio finale emesso il 25 aprile 2006 enumerava un importo di Fr. __________, per una differenza di contributi personali ancora da versare pari a Fr. __________.
Più specificatamente, il saldo dei contributi per il 2001 e 2002 è stato richiesto all'assicurato il 25 aprile 2006 ed il pagamento è giunto alla Cassa il 12 giugno seguente (doc. A2 e A3).
Gli interessi maturati a causa della discrepanza riscontrata tra gli acconti versati e la fissazione definitiva dei contributi totali da pagare, giusta l'art. 41bis cpv. 1 lett. f OAVS, sono stati calcolati dal 1° gennaio 2003 al 12 giugno 2006, quindi su 1242 giorni di ritardo e sempre sull'importo ancora da corrispondere alla Cassa a saldo (Fr. __________), per un interesse di Fr. __________.
Quanto ai contributi da pagare per l'anno 2002, la questione del superamento del limite soglia del 25% esistente fra l'ammontare degli acconti versati ed i contributi effettivamente dovuti in totale, ha dato luogo ad interessi di mora di Fr. __________ calcolati dal 1° gennaio 2004 fino al momento dell'accreditamento del pagamento dei contributi definitivi fissati con la relativa decisione (12 giugno 2006), quindi su 882 giorni.
7. In merito alla tematica relativa all'art. 41bis cpv. 1 lett. f OAVS, l’Ufficio Federale delle Assicurazioni Sociali ha emanato, aggiornandola sino al 2006, la Circolare sugli interessi di mora e compensativi (CIM) nell’AVS AI e IPG. Al proposito questa CIM rammenta come i contributi effettivamente dovuti per l’anno di contribuzione sono quelli fissati giusta l’art. 25 cpv. 1 OAVS. Per contributi d’acconto vanno intesi gli acconti pagati in base a quelli fissati per l’anno di contribuzione in virtù dell’art. 24 OAVS. I contributi da compensare corrispondono alla differenza tra i contributi effettivamente dovuti, come indicato, e gli acconti versati (n. 2029 CIM).
Si devono riscuotere interessi di mora se, il 1° gennaio dopo il termine dell'anno civile seguente l'anno di contribuzione, i contributi d'acconto versati sono almeno il 25 per cento inferiori ai contributi effettivamente dovuti (art. 41bis cpv. 1 lett. f OAVS). I contributi effettivamente dovuti fungono da base di calcolo o, in altre parole, costituiscono il 100 per cento (n. 2030 CIM).
Gli interessi decorrono dal 1° gennaio dopo la fine dell’anno civile seguente l’anno di contribuzione fino al pagamento completo dei contributi (art. 41bis cpv. 1 lett. f e cpv. 2 OAVS) o all'apertura del fallimento (art. 209 LEF) oppure alla concessione della moratoria concordataria, a condizione che il concordato non preveda disposizioni divergenti.
La CIM definisce poi specificatamente, al N. 4012, il pagamento ed al N. 4014 le modalità di calcolo degli interessi nonché, al N. 4020, la decorrenza degli interessi in caso d’esecuzione.
Nel caso concreto va evidenziato come l’assicurato abbia effettivamente versato acconti insufficienti (cfr. consid. 6), siccome eccessivamente bassi, alla luce del reddito conseguito nella sua attività indipendente nel periodo d’interesse.
È circostanza notoria che gli importi definitivi dei contributi, e quindi la differenza tra gli acconti versati e quanto dovuto, possono essere fatturati dall’amministrazione solo dopo l’emanazione della decisione di tassazione (STCA del 23 febbraio 2006 nella causa X., inc. n. 30.2006.2) ciò che, in taluni casi, può avvenire anche alcuni anni dopo il conseguimento del reddito. Le norme volute con le modifiche dal 1° gennaio 2001 dell’OAVS costituiscono la conseguenza del mancato obbligo dell’assicurato di segnalare tempestivamente alla Cassa una modifica significativa (si tenga conto del limite del 25% di cui alla norma citata) del proprio reddito.
Gli interessi di mora possono dunque essere fissati unicamente dopo che sono stati stabiliti i contributi definitivi e con essi anche i contributi da versare a conguaglio, sempre che quest'ultimo importo sia inferiore al 25% dei contributi effettivamente dovuti. È dunque solo al momento della determinazione di questa somma (il conguaglio) che gli interessi diventano esigibili.
L'art. 26 LPGA non può tornare utile, siccome disposto d'ordine generale applicabile a tutti i campi del diritto delle assicurazioni sociali, ma che deve lasciare spazio alla regola speciale dell'art. 41bis cpv. 1 lett. f OAVS.
8. In merito alla contestazione dell'applicazione dei disposti OAVS che regolano la riscossione degli interessi di mora, occorre evidenziare che è corretto ritenere che spetta alla Cassa di compensazione, in virtù dell'art. 24 cpv. 2 OAVS, stabilire i contributi d'acconto sulla base del reddito presumibile dell'anno di contribuzione e che, per fare ciò, essa può fondarsi sul reddito determinante per l'ultima decisione di fissazione dei contributi.
Tuttavia, è altrettanto vero che i debitori dei contributi personali quali indipendenti o persone senza attività devono, come evidenziato, fornire alle Casse di compensazione le indicazioni necessarie per la fissazione dei contributi d'acconto, segnalando le divergenze sostanziali dal reddito presumibile (art. 24 cpv. 4 OAVS).
Come impone l'art. 24 cpv. 4 OAVS, infatti, secondo cui le persone tenute a pagare i contributi devono dare alle casse di compensazione le indicazioni necessarie per la fissazione dei contributi d'acconto, gli assicurati devono presentare, se richiesti, i giustificativi e segnalare le divergenze sostanziali dal reddito presumibile, in difetto di che le casse fissano i contributi d’acconto in una decisione. L’assicurato debitore di contributi ha quindi l’obbligo di segnalare tempestivamente le modifiche di reddito rispetto al periodo precedente che funge da base di calcolo per la percezione degli acconti, salvo appunto un'indicazione contraria dell’assicurato.
In effetti, contrariamente a quanto sembra ritenere il ricorrente, egli non è soggetto passivo della procedura che compete unicamente alla Cassa, ma è attore con precisi obblighi non solo riguardo al pagamento (ed alla corretta compilazione dei dati fiscali per la percezione dei contributi), ma anche alla segnalazione di modifiche significative che incidano sulla percezione dei contributi d’acconto, sia a suo favore che a suo svantaggio. Questo obbligo traspare molto chiaramente dall'art. 24 cpv. 4 OAVS.
Nella fattispecie, l'insorgente avrebbe pertanto dovuto farsi parte diligente - come senz’altro avrebbe fatto se il suo reddito fosse improvvisamente calato in maniera significativa, postulando il versamento di acconti inferiori rispetto al periodo precedente - e segnalare subito alla Cassa di compensazione i redditi effettivi conseguiti negli anni 2001 e 2002 (art. 24 cpv. 4 OAVS), in modo tale che la Cassa potesse fissare i contributi personali AVS/AI/IPG da versare per quei singoli anni.
Questa inattività, a mente del Tribunale cantonale delle assicurazioni, ha fatto sì che si sia configurata una situazione di ritardo nel pagamento dei contributi dovuti dal ricorrente, tale da imporre l'applicazione dell'art. 41bis cpv. 1 lett. f OAVS e tale così da obbligare l'assicurato a versare degli interessi moratori.
In effetti, il ricorrente avrebbe dovuto versare, entro il 1° gennaio dell’anno seguente la fine dell’anno civile successivo a quello di contribuzione, degli acconti non inferiori al 25% dei contributi effettivamente dovuti - detto in altri termini, l'importo da versare a conguaglio non doveva essere superiore al 25% dei contributi effettivamente dovuti -, onde non incorrere nella sanzione dell'accollamento di interessi di mora; ciò che però non è stato fatto.
In questo senso, va osservato che quando l'assicurato ha ricevuto le due decisioni di fissazione dei contributi con l'indicazione del conguaglio dei contributi personali ancora da pagare, egli era già in ritardo con il relativo pagamento.
Questo è l'unico motivo per il quale gli sono stati caricati degli interessi di mora. Pertanto, come specificato più dettagliatamente in seguito, il ritardo con cui la Cassa di compensazione ha emanato le decisioni di conguaglio non ha avuto alcuna influenza sulla realizzazione di questo stato di fatto e sulla conseguente contabilizzazione di interessi di mora giusta l'art. 41bis cpv. 1 lett. f OAVS.
Il pagamento della somma a conguaglio è avvenuto, a richiesta dell’amministrazione, nel giugno 2006. L'insorgente si è quindi trovato in una situazione simile alle altre ipotesi di ritardo trattate dalle lettere a-e della norma.
L’interesse di mora, dunque, tende a compensare un ingiustificato arricchimento del debitore della prestazione che versa sul contributo effettivamente dovuto un acconto manifestamente insufficiente, conseguendo implicitamente un finanziamento per il mancato pagamento di congrui acconti.
9. È lapalissiano che l'assicurato conosca sempre prima della Cassa i suoi redditi effettivi conseguiti nell’anno d’interesse. La realtà evidenzia anche che l’assicurato viene a conoscere la decisione finale di tassazione degli stessi con largo anticipo rispetto alla Cassa, che invece deve attendere la comunicazione ufficiale da parte dell'Ufficio di tassazione competente. Questi lassi di tempo in __________ sembrano essere divenuti particolarmente lunghi a seguito del cambiamento di tassazione nel 2003. Nel corso dell'udienza esperita per la causa in cui il TCA ha esaminato il tema di fondo qui posto in discussione (STCA del 19 aprile 2007, 36.2007.3), in merito ai ritardi delle autorità di tassazione nell’avviso alle Casse preposte all’applicazione della LAVS, i rappresentanti dell’amministrazione hanno osservato che l’attesa dei "… dati fiscali definitivi ossia delle decisioni cresciute in giudicato" appare lunga ed "è indubbio che in __________ vi sia un problema di trasmissione di questi dati, in particolare alla luce del passaggio dalla tassazione biennale a quella annuale." (cfr. sentenza 19 aprile 2007 TCA, 30.2007.3).
Tale evidenza, che deve essere comunque affrontata e risolta a livello delle due amministrazioni __________, nulla toglie agli obblighi dell’assicurato ed alla segnalazione che gli incombe, sotto pena di versamento degli interessi moratori.
Più concretamente, al termine degli anni per i quali il contributo era chiesto, ma certamente nel 2002 (per i guadagni conseguiti sino al 31.12.2001) rispettivamente nel 2003 (per quanto conseguito sino al 31.12.2002), l'assicurato conosceva l’entità del proprio reddito quale indipendente, e ciò senza la necessità di attendere la notifica di tassazione 2003A dell'Ufficio di tassazione – che peraltro è giunta solo per i redditi straordinari, trattandosi di periodo fiscale caduto nel vuoto di tassazione.
Il ricorrente disponeva dei dati necessari e della possibilità concreta di trasmettere alla Cassa le informazioni (ed eventualmente la documentazione) relative ai redditi definitivi conseguiti nel 2001 e nel 2002 prima ancora che venissero emesse le due decisioni di conguaglio dei contributi personali.
L’assicurato, nonostante gli obblighi fissati dalla norma - come si vedrà comunque conforme alla legge ed alla Costituzione -, ha omesso una tempestiva comunicazione dei suoi redditi, se vi avesse provveduto avrebbe certamente evitato di trovarsi in una situazione di mora, dato che gli acconti versati si palesavano sin da allora – come si sono poi rivelati essere – ben inferiori ai contributi effettivamente dovuti in entrambi gli anni, e ciò oltre il limite del 25%.
Come detto, alla Cassa non può essere mosso alcun rimprovero, non essendo imposto all’amministrazione un puntuale controllo ed avendo la stessa applicato correttamente i disposti della citata Ordinanza fissando, in assenza di una comunicazione contraria da parte del diretto interessato (art. 24 cpv. 4 OAVS), i contributi d'acconto sulla base del reddito determinante per l'ultima decisione di fissazione dei contributi (art. 24 cpv. 2 OAVS). Come indicato, l’amministrazione non poteva sapere che il reddito effettivo del ricorrente divergeva dal reddito presumibile ed in maniera così importante. La Cassa non era nelle condizioni di adeguare i contributi d'acconto (art. 24 cpv. 3 OAVS) e - correttamente - le decisioni di fissazione dei contributi definitivi sono giunte una volta conosciuti dall’amministrazione i redditi che l'insorgente ha effettivamente conseguito nel 2001 e nel 2002.
Stanti le considerazioni che precedono, non v'è pertanto nulla da rimproverare all'amministrazione per il suo agire, una negligenza essendo semmai riconducibile al solo ricorrente per non avere tempestivamente segnalato le concrete divergenze – peraltro da lui facilmente riconoscibili – fra il suo reddito effettivo e gli acconti versati negli anni precedenti.
Da questo profilo, dunque, l'applicazione dell'art. 41bis cpv. 1 lett. f OAVS si rivela corretta.
10. Il tema oggetto del presente giudizio è stato di recente affrontato dalla Cassa CO 1, che - come evidenziato nella sentenza 19 aprile 2007 (30.2007.3 al cons. 2.9) - il 21 dicembre 2006 l'ha sottoposto, per chiarimenti, all'Ufficio federale delle assicurazioni sociali (UFAS).
Come rammentato nella pronuncia di questo Tribunale del 19 aprile scorso (citata, pag. 13) l'UFAS così si è espresso in merito:
" (…) Per quanto concerne i lavoratori indipendenti la tassazione definitiva e dunque la fissazione dei contributi è spesso effettuata molto tempo dopo l'anno contributivo determinante. Non è raro che gli acconti versati per i contributi siano troppo bassi e che l'importo mancante possa essere fatturato solo qualche anno dopo. Di regola, in questi casi gli interessi di mora non vengono riscossi. Solo se i contributi d'acconto sono inferiori di almeno il 25% per cento all'importo effettivamente dovuto, si chiede all'assicurato di segnalare alla cassa di compensazione le divergenze esistenti non appena è in grado di determinarle in virtù della chiusura dei conti (art. 24 cpv. 4 OAVS; N. 1144 DIN). Se omette di pagare la differenza entro la fine dell'anno civile seguente l'anno contributivo, iniziano a correre gli interessi di mora secondo l'articolo 41bis capoverso 1 lettera f OAVS.
Nei casi da voi menzionati, gli assicurati non hanno comunicato le informazioni richieste e non hanno versato la differenza, dando così il via al meccanismo degli interessi di mora. L'obbligo di versare interessi di mora non è dunque da ricondurre in alcun caso al ritardo nella fissazione dei contributi. In realtà, il ritardo nella trasmissione delle dichiarazioni fiscali e nella determinazione dei contributi contribuisce solo ad allungare il periodo di mora e aumentare così l'importo dovuto per gli interessi. Il semplice fatto che la decisione relativa ai contributi si faccia attendere così a lungo dovrebbe, ben al contrario, spingere gli interessati a versare quanto prima la differenza, al fine di evitare elevati interessi di mora.
Dal canto nostro, partiamo dal presupposto che la cassa di compensazione abbia informato sufficientemente i lavoratori indipendenti sui loro obblighi in materia. Considerata la situazione, nonostante il ritardo nella fissazione dei contributi, non vi è per principio alcun motivo di rinunciare alla riscossione degli interessi.".
Occorre ancora evidenziare che nella decisione impugnata la Cassa ha rilevato di aver informato (nel mese di dicembre 2000) tutti gli assicurati ad essa affiliati riguardo all'importante modifica del calcolo degli interessi di mora in vigore dal 1° gennaio 2001. E meglio che, in virtù dell'art. 41bis cpv. 1 lett. f OAVS, dal 1° gennaio 2003 gli interessi di mora sarebbero stati prelevati qualora i contributi ancora dovuti a conguaglio sarebbero stati superiori al 25% dei contributi totali definitivi da versare. In uno dei primi giudizi in materia di interessi moratori e compensativi (decisione dell’8 ottobre 2002 nella causa Z.; 30.2002.93), questo Tribunale aveva già evidenziato tale informazione dell’amministrazione ai (in quel caso) datori di lavoro.
Va comunque osservato che se l'insorgente non avesse ricevuto tale informazione, egli non potrebbe prevalersene, ritenuto come nessuno è protetto dall'ignoranza della legge (STFA del 18 gennaio 2000 nella causa L., C 366/99, consid. 2 pag. 3; DTF 124 V 215, consid. 2b)aa) e la giurisprudenza ivi citata; STCA del 14 novembre 2006 nella causa S., inc. n. 30.2006.46, STCA del 4 dicembre 2002 nella causa J., inc. n. 30.2002.201).
Sempre a proposito di questa tematica, il 18 dicembre 2006 Maximilian Reimann, membro del Consiglio degli Stati, ha sottoposto al Consiglio federale un postulato con cui ha chiesto di verificare se le Casse di compensazione non debbano condonare gli interessi di mora del 5% applicati sui contributi AVS arretrati se il ritardo del pagamento non è imputabile al contribuente.
Il 28 febbraio 2007 il Consiglio federale ha espresso il suo parere nei seguenti termini (http://search.parlament.ch/i/print/homepage/cv-geschaefte.htm?gesch_id=20063736):
" Secondo la giurisprudenza del Tribunale federale, nell'AVS gli interessi di mora mirano alla compensazione forfetaria delle perdite d'interessi subite dall'assicurazione - al contrario degli assicurati, che invece ne beneficiano - in caso di ritardo nel pagamento di contributi. Pertanto, per quanto attiene all'obbligo di versare interessi di mora e alla sua durata, è del tutto irrilevante se il ritardo nella fissazione o nel versamento dei contributi sia imputabile alla cassa di compensazione o all'assicurato. È vero che il sistema degli interessi di mora previsto nell'AVS è un po' schematico e relativamente severo, ma lo è nell'interesse dell'assicurazione. D'altro canto non si può cercare una soluzione individuale per ogni caso. Inoltre una severa regolamentazione in merito fa sì che gli assicurati versino più rapidamente i contributi dovuti.
Far dipendere l'obbligo di versare interessi di mora dalla responsabilità del ritardo ne inficerebbe la funzione compensativa e implicherebbe complicazioni amministrative. Se i contribuenti adempiono ai loro obblighi legali, la riscossione d'interessi di mora è praticamente esclusa. In questi casi, nemmeno gravi ritardi nella comunicazione fiscale comportano l'obbligo di versare interessi di mora. Ciononostante, se tale versamento dipendesse da una colpa, le casse di compensazione dovrebbero verificare in ogni singolo caso se i contribuenti siano responsabili o meno del ritardo nel pagamento. Questo aumenterebbe considerevolmente gli oneri e renderebbe più frequente il ricorso alle vie legali. Nei rari casi in cui il versamento d'interessi di mora è chiaramente imputabile alla cassa di compensazione, nel diritto vigente si possono trovare soluzioni adeguate. Infine va notato che sono concessi interessi compensativi del 5 per cento per contributi non dovuti che vengono restituiti o compensati dalle casse di compensazione. Il principio di dipendenza da una colpa dovrebbe allora essere applicato anche agli interessi compensativi. In questo caso la cassa di compensazione dovrebbe chiarire ogni volta il motivo per cui sono stati versati contributi troppo elevati. Questo richiederebbe accertamenti delicati e onerosi.
Pertanto il Consiglio federale non ritiene adeguato far dipendere il versamento d'interessi di mora dell'AVS dalla responsabilità del ritardo. D'altra parte anche il Parlamento si è espresso in tal senso nell'ambito della 10a revisione dell'AVS.",
ed ha quindi proposto di respingere il postulato.
11. Gli interessi di mora regolamentati dall'art. 41bis cpv. 1 OAVS, come visto, cessano di decorrere soltanto con il pagamento completo dei contributi (art. 41bis cpv. 2 OAVS). Questo significa che fintanto che tutti i contributi personali dell'assicurato dovuti per gli anni 2001 e 2002 non sono stati versati alla Cassa di compensazione, non è possibile non conteggiare all'interessato degli interessi di ritardo.
E ciò, indipendentemente da quando questi contributi personali siano stati definitivamente fissati dalla Cassa.
Con 2 decisioni del 25 aprile 2006 (doc. F) la Cassa ha fissato i contributi personali dovuti dall'assicurato per il 2001 ed il 2002.
Dagli atti si evince che il ricorrente ha già pagato i contributi da compensare fissati con le citate decisioni (docc. A2 e A4). Ma fino ad allora (art. 42 cpv. 1 OAVS), vanno prelevati degli interessi di mora del 5% (art. 42 cpv. 2 OAVS).
Infatti, applicando l'art. 41bis cpv. 1 lett. f OAVS, risulta che i contributi d'acconto versati dall'insorgente per i contributi del 2001 (Fr. __________) sono almeno il 25% inferiori ai contributi che egli doveva effettivamente versare - entro il 1° gennaio dopo il termine dell'anno civile seguente l'anno di contribuzione - per l'anno di contribuzione 2001 (Fr. __________). In altri termini, il conteggio finale degli importi ancora da versare, ossia il conguaglio (Fr. __________), è superiore all'importo limite rilevante (Fr. __________), corrispondente al 25% dei contributi effettivamente dovuti nell'anno di contribuzione.
Pertanto, sulla differenza ancora dovuta, siccome gli interessi vengono calcolati sul differenziale e quindi non solo sulla parte superante il 25%, ovvero sui contributi da compensare (Fr. __________), come ricordato nella sentenza del 19 aprile 2007 (inc. 30.2007.3) citata, l'assicurato deve pagare degli interessi di mora del 5% a far data dal 1° gennaio dopo il 31 dicembre dell'anno civile seguente (2002) l'anno di contribuzione (2001), quindi dal 1° gennaio 2003 (cfr. consid. 5).
Di conseguenza, la Cassa di compensazione ha proceduto correttamente calcolando degli interessi di mora di Fr. __________ sulla base della summenzionata lettera f dell'art. 41bis cpv. 1 OAVS.
Alla stessa conclusione questo Tribunale giunge per quanto attiene ai contributi dovuti nel 2002, giacché anche in questo caso sono maturati degli interessi di mora, pari a Fr. __________, dato che il conteggio finale dei contributi personali ancora da conguagliare (Fr. __________) era superiore al 25% (Fr. __________) dei contributi personali definitivi effettivamente dovuti in totale per quell'anno (Fr. __________).
Occorre specificare che i contributi totali dovuti dall'assicurato sono considerati, a giusta ragione, il 100% da versare e quindi vanno utilizzati come base di calcolo per fissare l'importo limite che indica se v'è stato un superamento del 25% che, in tal caso, viene sanzionato con il computo di interessi di mora. L'art. 41bis cpv. 1 lett. f OAVS stesso, implicitamente, puntualizza che i contributi effettivamente dovuti rappresentano il 100%.
Da quanto precede, discende che alcun rimprovero può dunque essere mosso nei confronti della Cassa per aver addebitato al ricorrente gli interessi moratori in funzione dell'art. 41bis cpv. 1 lett. f OAVS.
12. Va ulteriormente esaminata la censura sollevata dal ricorrente relativa alla conformità dell'art. 41bis cpv. 1 lett. f OAVS con la Costituzione federale, siccome, a suo dire, questo disposto violerebbe sia il principio della legalità sancito dall'art. 5 cpv. 1 Cost. fed., sia il principio dell'uguaglianza di trattamento di cui all'art. 8 cpv. 1 Cost. fed.
Questa Corte osserva, a tale proposito, che con sentenza del 21 agosto 2003 (H 268/02) il Tribunale Federale delle Assicurazioni ha considerato che promulgando gli articoli 41bis e 42 cpv. 1 OAVS il Consiglio federale ha introdotto delle disposizioni più severe in materia di riscossione degli interessi moratori in ambito AVS e che l'AVS stessa si deve mostrare intransigente, anche di fronte ad un interesse di modesto importo e di un ritardo minimo, e ciò qualsiasi sia il motivo del ritardo. L'unica eccezione a questo principio concerne la riscossione di interessi moratori inferiori a Fr. 30.-, poiché l'UFAS ha fatto uso della facoltà riservatagli dal Consiglio federale di autorizzare le Casse di compensazione di rinunciare a prelevare degli interessi di mora in tali situazioni (cfr. la CIM citata n. 4024). Il Tribunale federale ha così ammesso che l'applicazione di questa nuova regolamentazione possa avere come conseguenza che gli interessi moratori siano percepiti retroattivamente (ossia già prima della scadenza del termine di pagamento), quando i pagamenti giungano troppo tardi alla Cassa di compensazione.
Nella sentenza H 328/02 del 30 gennaio 2004 l’alta Corte ha ripreso i medesimi concetti in questi termini:
" (…) Dans un arrêt du 28 novembre 2002, la cour de céans a confirmé la conformité de l'art. 42 al. 1 RAVS à la Constitution fédérale et à la loi (VSI 2003 p. 143 ss). Elle a réaffirmé le principe selon lequel le débiteur qui paie par monnaie scripturale supporte les risques de retard et de perte dans l'espace de temps allant de l'ordre de paiement à l'exécution (art. 74 al. 2 ch. 1 CO. La Cour de céans a eu l'occasion de trancher la question soumise à son examen dans un arrêt X. du 21 août 2003 (H 268/02). Elle a considéré qu'en édictant les art. 41bis et 42 al. 1 RAVS, le Conseil fédéral a introduit des dispositions plus sévères en matière d'encaissement (notamment) des intérêts moratoires dans le régime de l'AVS et que l'AVS doit se montrer intransigeante (…). Le Conseil fédéral a d'ailleurs admis que l'application de cette nouvelle réglementation puisse avoir pour conséquence que les intérêts moratoires soient perçus rétroactivement (soit déjà avant l'échéance du délai de paiement), lorsque les paiements parviennent trop tard à la caisse (BO 2001 CN Annexe IV p. 175). (…)".
D'avviso del Tribunale Cantonale delle Assicurazioni, quanto appena esposto confuta la tesi del ricorrente, laddove ritiene che l'art. 41bis cpv. 1 lett. f OAVS violi alcuni principi costituzionali e quindi che non sia conforme alla Costituzione federale.
Infatti, se è vero che il TFA ha specificatamente applicato l'art. 41bis lett. c OAVS al caso da esso stesso trattato, è innegabile però che la Massima istanza si sia pronunciata sull'art. 41bis OAVS in generale, implicitamente negando la difformità di detta norma alla Costituzione Federale.
L’esame svolto dal TFA, riguardante l’art. 41bis OAVS, dimostra che l'Alta corte non l'ha ritenuta incostituzionale.
Pertanto, è indubbio che il TFA abbia dichiarato conforme alla Costituzione federale sia questo disposto sia anche, quindi, entrambi i suoi capoversi ed indirettamente le sei ipotesi contemplate al capoverso 1, fra cui la citata lettera f qui in discussione.
Lo scrivente Tribunale osserva ancora che il TFA (dal 1° gennaio 2007: TF) ha confermato espressamente la conformità dell'art. 42 cpv. 1 OAVS, nella versione in vigore dal 1° gennaio 2001, alla Costituzione federale ed alla legge (Pratique VSI 2003 pag. 143 segg.). Questa norma ha codificato la giurisprudenza sviluppata in merito all'art. 41bis cpv. 3 vOAVS, che regolava diversi casi concernenti la decorrenza degli interessi di mora.
La Corte federale, come esposto, ha riaffermato il principio secondo cui il debitore che paga con moneta scritturale sopporta i rischi del ritardo e della perdita nel lasso di tempo che intercorre fra l'ordine di pagamento e l'esecuzione dello stesso (art. 74 cpv. 2 cifra 1 CO; DTF 124 III 117 consid. 2a). Inoltre, situandosi nell'ambito dell'ampio margine d'apprezzamento di cui dispone il Consiglio federale sulla base dell'art. 14 cpv. 4 lett. e LAVS, il TFA (H 268/02 consid 5.1) ha stabilito che la regolamentazione contemplata dall'art. 42 cpv. 1 OAVS non è né sprovvista di significato, né è inutile e non crea nemmeno delle ingiustificate differenze giuridiche (Pratique VSI 2003 pag. 144 consid. 3.3).
Più concretamente, la norma censurata dal ricorrente non viola il principio di parità di trattamento dinanzi alla legge; anzi, proprio la percezione degli interessi moratori a fronte di una situazione come quella qui in discussione, ossia conseguente ad insufficiente versamento di acconti per la mancata segnalazione da parte del debitore dell'aumento dei suoi redditi, tende a volere trattare tutti gli assicurati in maniera conforme alla legge. Inoltre, la norma stessa non crea discriminazioni tra gli assicurati trattando gli stessi in maniera uguale.
Se il sistema della segnalazione spontanea da parte di un contribuente è sostanzialmente sconosciuto nel diritto fiscale laddove si tratti di imposte dirette, diversa è la situazione per le imposte indirette.
Nella LIVA è espressamente previsto un obbligo di spontanea dichiarazione dell'imposta (art. 46) non diversamente viene trattato il contribuente nell'ambito dell'imposta preventiva che è tenuto a presentare spontaneamente all'Amministrazione federale delle contribuzioni il rendiconto prescritto, corredato dei giustificativi, e a pagare in pari tempo l'imposta o a fare la notifica sostitutiva del pagamento (art. 38 LIP).
Quindi, la modalità della segnalazione spontanea imposta dalle evocate norme LAVS, e che tratta sia dell’aumento che della diminuzione del reddito sul quale debbono essere percepiti i contributi, non può certo essere considerata un’eccezione ed appare comunque rispondere a tutti i requisiti di parità di trattamento e di protezione all’arbitrio.
Data dunque la costituzionalità dell'art. 41bis OAVS che trova anch'esso, occorre ribadirlo, il proprio fondamento nel citato art. 14 cpv. 4 lett. e LAVS, vengono così a cadere le lamentele del ricorrente riguardo alla presunta violazione che l'art. 41bis cpv. 1 lett. f OAVS genererebbe nei confronti dei princìpi costituzionali evocati dagli artt. 5, 8 e 9 Cost. fed..
13. Va infine esaminata la censura della violazione del principio della buona fede.
L’assicurato rammenta di essere affiliato quale indipendente dal __________ e di aver sempre pagato il medesimo acconto, senza alcun aumento, malgrado la modifica del reddito aziendale soggetto a contribuzione.
Il diritto alla protezione della buona fede, principio generale dell'ordinamento giuridico svizzero che dal 1° gennaio 2000 trova il suo fondamento nell'art. 9 della nuova Costituzione federale, permette al cittadino di esigere che l'Autorità rispetti le proprie promesse e che eviti di contraddirsi. Così un'informazione o una decisione erronea possono obbligare l'Amministrazione a consentire ad un assicurato un vantaggio contrario alla legge.
Le condizioni per tutelare la buona fede dell'assicurato, e scostarsi dal principio della legalità, sono precisate da una lunga e consolidata giurisprudenza e possono così essere formulate:
1. l'autorità deve essere intervenuta in una situazione concreta nei riguardi di persone determinate;
2. l'autorità ha agito o creduto di agire nei limiti delle proprie competenze;
3. la promessa dell'autorità deve essere propria a ispirare fiducia all'assicurato.
Ciò significa che l'interessato, date le circostanze, non deve poter riconoscere immediatamente l'erroneità della disposizione o dell'informazione ricevuta. La comunicazione dell'amministrazione deve infatti essere interpretata come il destinatario può e deve capirla usando tutta l'attenzione da lui esigibile (protezione della buona fede dell'assicurato).
Una mancanza di chiarezza di un'informazione da parte della Cassa non può trarre seco conseguenze sfavorevoli per il cittadino (DTF 106 V 33 consid. 4; DTF 104 V 18 consid. 4; RAMI 1991 pag. 68).
Inoltre l'informazione deve essere incondizionata. Qualora l'organo amministrativo che fornisce la comunicazione esprime - almeno implicitamente, ma con chiarezza che la comunicazione non è definitiva, il destinatario della comunicazione non può far valere la propria buona fede (IMBODEN-RHINOW, Schweiz. Vewaltungsrechtsprechung, 5a edizione, n. 75 B III b 3);
4. l'informazione errata ha indotto l'assicurato ad adottare un comportamento o un omissione che gli è pregiudizievole;
5. la legge non è stata modificata dal momento in cui l'informazione è stata data (RAMI 1991 pag. 68 segg.; DTF 113 V 87 consid. 4c; DTF 112 V 199 consid. 3a; DTF 111 V 71; DTF 110 V 155 consid. 4b; DTF 109 V 55).
La giurisprudenza applicabile in materia, in relazione con l’art. 4 vCost. Fed. (DTF 121 V 66 consid. 2), è applicabile anche in virtù del nuovo art. 9 Cost. fed. (RAMI 2000 pag. 223).
In concreto non vi sono gli estremi per applicare il principio della buona fede. Infatti non risulta che siano state date dalla cassa informazioni vincolanti, contrarie alla legge, in merito alla fattispecie.
Inoltre, con il 1° gennaio 2001 la legge relativa agli interessi di mora, è cambiata. Per cui viene a mancare anche la quinta condizione necessaria per ravvisare una violazione del principio costituzionale invocato dall’insorgente.
Ne discende, pertanto, che la decisione impugnata deve essere confermata ed il ricorso integralmente respinto. Si prescinde dal carico di tassa di giustizia e spese e non vengono accollate ripetibili.
14. Con il suo ricorso l’insorgente fa genericamente valere “documenti, risultanze, richiamo dalla Cassa CO 1, __________, dell’intero incartamento concernente il ricorrente.” (doc. I)
La Cassa ha prodotto, con la risposta, altra documentazione ad integrazione degli atti allegati dall’insorgente con il proprio ricorso.
Ulteriore documentazione risulta superflua ai fini dell’esito della vertenza.
Il TCA rinuncia pertanto all’assunzione di altre prove.
Conformemente alla costante giurisprudenza, qualora l’istruttoria da effettuare d’ufficio conduca l’amministrazione o il giudice, in base ad un apprezzamento coscienzioso delle prove, alla convinzione che la probabilità di determinati fatti deve essere considerata predominante e che altri provvedimenti probatori non potrebbero modificare il risultato, si rinuncerà ad assumere altre prove (apprezzamento anticipato delle prove; Kieser, Das Verwaltungsverfahren in der Sozialversicherung, pag. 212 no. 450, Kölz/Häner, Verwaltungsverfahren und Verwaltungsrechtspflege des Bundes, 2a ed., pag. 39 no. 111 e pag. 117 no. 320; Gygi, Bundesverwaltungsrechtspflege, 2a ed., pag. 274; cfr. anche STFA dell'11 gennaio 2002 nella causa C., H 103/01; DTF 122 II 469 consid. 4a, 122 III 223 consid. 3c, 120 Ib 229 consid. 2b, 119 V 344 consid. 3c e riferimenti). Tale modo di procedere non costituisce una violazione del diritto di essere sentito desumibile dall'art. 29 cpv. 2 Cost. (e in precedenza dall'art. 4 vCost.; DTF 124 V 94 consid. 4b, 122 V 162 consid. 1d, 119 V 344 consid. 3c e riferimenti).
Per questi motivi
dichiara e pronuncia
1. Il ricorso è respinto.
2. Non si percepisce tassa di giustizia, mentre le spese sono poste a carico dello Stato.
3. Comunicazione agli interessati i quali possono impugnare il presente giudizio con ricorso in materia di diritto pubblico al Tribunale federale, Schweizerhofquai 6, 6004 Lucerna, entro 30 giorni dalla comunicazione.
L'atto di ricorso, in 3 esemplari, deve indicare quale decisione è chiesta invece di quella impugnata, contenere una breve motivazione, e recare la firma del ricorrente o del suo rappresentante. Al ricorso dovrà essere allegata la decisione impugnata e la busta in cui il ricorrente l'ha ricevuta.
terzi implicati
Per il Tribunale cantonale delle assicurazioni
Il giudice delegato Il segretario
Ivano Ranzanici Fabio Zocchetti