Incarto n. 10.2003.346/CEG DA 1428/2003
Bellinzona 26 agosto 2003
Sentenza con motivazione In nome della Repubblica e Cantone del Ticino
Il Giudice della Pretura penale
Giovanni Celio
sedente con Flavio Biaggi in qualità di Segretario, per giudicare
__________ __________, __________.1935, fu __________ e fu __________ n. __________, nato a __________, attinente di __________ (__________), domiciliato a __________, celibe, pensionato difeso da: avv. __________ __________ -__________, __________, e per essa, in subdelega, da avv. __________, __________;
prevenuto colpevole di 1. diffamazione,
per avere, ad __________ in data 08.10.2002 mediante scritto indirizzato a __________ __________, reso sospetto __________ __________ di condotta disonorevole tacciandolo di aver reso una falsa testimonianza;
2. ripetuta minaccia,
per avere, ad __________:
2.1. il 2 febbraio 2003 incusso spavento a __________ __________ minacciandolo durante un colloquio telefonico con le seguenti parole: "Attento perché fai parte anche tu della lista di coloro ai quali caccerò una pallottola in fronte";
2.2. il 27 gennaio 2003 incusso spavento ai membri del Municipio di __________ e a dei dipendenti comunali con uno scritto dal contenuto minaccioso;
fatti avvenuti nelle riferite circostanze di tempo e di luogo;
reati previsti dagli artt. 173 cifra 1 e 180 CP;
richiamato l'art. 41 cifra 1 CP;
perseguito con decreto d’accusa del __________ 2003 no. DA __________/__________ del Sost. Procuratore pubblico Marisa Alfier, __________, che propone la condanna:
1. Alla pena di 5 (cinque) giorni di detenzione sospesa condizionalmente per un periodo di prova di 2 (due) anni.
2. Per ogni pretesa la parte civile __________, __________, è riviata al competente foro civile;
3. Al pagamento della tassa di giustizia di fr. 100.-- e delle spese giudiziarie di fr. 100.--.;
vista l’opposizione al decreto d’accusa interposta tempestivamente in data 7 maggio 2003;
indetto il dibattimento 26 agosto 2003, al quale si sono presentati il sostituto del difensore d'ufficio, in subdelega, avv. __________, __________ (cfr. procura 25 agosto 2003), la parte civile, __________ __________, __________, e, per la parte lesa, Municipio di __________, __________, il sig. __________ (sindaco di __________); mentre non sono comparsi né l'accusato né la Sost. Procuratore pubblico Marisa Alfier, __________, la quale con lettera 16 luglio 2003 ha rinunciato ad intervenire al pubblico dibattimento, postulando nel contempo la conferma del decreto d'accusa impugnato;
visto che l'accusato, __________, __________, non compare, benché regolarmente citato, si procede nelle forme contumaciali;
data lettura del decreto d'accusa,
acquisiti gli atti formanti l'incarto del Ministero pubblico;
sentiti il teste __________ __________, nato nel 1955, indipendente, coniugato, da __________ (__________) in __________, nipote dell'accusato;
il teste avvertito della sua facoltà di rifiutare la deposizione nei casi di cui agli art. 124, 125 e 126 CPP e ammonito a dire la verità previa lettura dell'art. 307 CP, giura di dire la verità;
il teste rinuncia all'indennità;
il difensore, il quale, per conto dell'accusato, contesta integralmente i capi d'accusa.
In relazione alla diffamazione egli postula l'assoluzione poiché in primis non sussiste lesione dell'onore, facendo stato il significato soggettivo che nelle stesse condizioni verrebbe comunemente inteso; __________ è noto nel Comune e come risulta dai verbali di polizia nessuno in paese si scompone di fronte alle sue esternazioni. Il giudice di pace __________ era chiamato a giudicare e non poteva quindi essere teste nella procedura: quindi nemmeno poteva essere diffamato per falsa testimonianza. Infine l'affermazione è stata fatta a __________ __________, funzionario soggetto al segreto d'ufficio, e formulata al cospetto di una cerchia ristretta nell'ambito di specifica procedura giudiziaria (cfr. DTF 118 IV 251), per cui è richiesta l'esistenza di elementi più marcati (cfr. Basler Kommentar, n. 28 ad art. 173 CP).
Sull'accusa della prima minaccia contro __________: l'accusato non ha incusso né timore né spavento al querelante, anche perché lo stato psico-fisico dell'accusato, che si regge con una stampella ed è ben conosciuto nella piccola cittadina di __________, rende inimmaginabile che egli possa compiere il gesto indicato. Inoltre lo scritto di __________ non costituisce valido atto di querela e chiede unicamente una perquisizione in casa dell'accusato; tale perquisizione non ha dato risultato.
In merito alla minaccia contro i membri del Municipio e degli inqualificati dipendenti comunali, il difensore rileva mancare la legittimazione attiva: i singoli municipali non hanno sporto singola querela (Basler Kommentar, n. 35 ad art. 180) e pertanto la "querela" sporta dal Municipio è irrita e così lo è il decreto d'accusa.
Inoltre non sono indicati i membri del Municipio né, tantomeno, i "generici" dipendenti comunali; il segretario comunale __________ nemmeno è querelante.
Ne consegue che a mente del difensore, __________ va assolto dal reato di ripetuta minaccia;
la parte civile __________, la quale dichiara di non ritirare la querela, a meno che l'accusato non gli chieda scusa e non ritratti quanto affermato;
il sindaco di __________, il quale si sofferma sui problemi che crea l'atteggiamento dell'accusato nei confronti delle autorità e dei cittadini di __________;
In replica il difensore si oppone ad ogni affermazione esposta dal Sindaco di __________ poiché il Municipio non si è costituito parte civile;
posti a giudizio i seguenti quesiti:
1. E' __________ autore colpevole di:
1.1. diffamazione,
per avere, ad __________ in data 08.10.2002 mediante scritto indirizzato a __________ __________, reso sospetto __________ __________ di condotta disonorevole tacciandolo di aver reso una falsa testimonianza?
1.2. ripetuta minaccia,
per avere, ad __________:
1.2.1. il 2 febbraio 2003 incusso spavento a __________ __________ minacciandolo durante un colloquio telefonico con le seguenti parole: "Attento perché fai parte anche tu della lista di coloro ai quali caccerò una pallottola in fronte"?
1.2.2. il 27 gennaio 2003 incusso spavento ai membri del Municipio di __________ e a dei dipendenti comunali con uno scritto dal contenuto minaccioso?
2. In caso di risposta affermativa, deve e se sì, in che misura, essere ridotta la pena proposta?
3. Può beneficiare della sospensione condizionale della pena e, se sì, per quale periodo di prova?
4. L'eventuale condanna deve essere iscritta a casellario giudiziale e, se sì, quando e a quali condizioni potrà avvenire la cancellazione?
5. A chi vanno caricate le tasse e le spese?
letti ed esaminati gli atti;
ritenuto che in data 29 agosto 2003 il Sostituto Procuratore Pubblico Marisa Alfier ha inoltrato tempestiva dichiarazione di ricorso a norma dell'art. 289 cpv. 1 CPP, chiedendo nel contempo la motivazione scritta della sentenza, mentre l'accusato non ha inoltrato alcuna dichiarazione in tal senso (pur limitatamente alla dichiarazione di contumacia) entro il termine di cinque giorni previsto dall'art. 276 cpv. 2 CPP; da qui le presenti motivazioni;
considerato in fatto ed in diritto,
1. __________ __________, classe 1935, invalido e malato, è persona conosciuta nella piccola cittadina di __________.
Egli, un tempo spavaldo nei suoi atteggiamenti da "bullo di paese", soffre ora di condizioni psicofisiche assai precarie. Il teste __________ __________, suo nipote, ha riferito dei seri problemi di deambulazione dell'accusato, che si muove con l'ausilio di stampelle, è malfermo sulle gambe, presenta problemi di equilibrio e, a tratti, è soggetto a crisi epilettiche.
Dagli atti e da quanto emerso al dibattimento, __________, dal carattere tutt'altro che docile, si ritiene vittima di ingiustizie sociali, lamenta perenni problemi economico-finanziari e, per quanto attiene al suo atteggiamento di fronte alle autorità e alla collettività, sembra supplire con la parola e gli scritti a quanto prima gli permetteva il proprio possente fisico, ora debilitato.
Egli si trova effettivamente in condizioni finanziarie difficili, ma, poiché proprietario della propria casa d'abitazione e di fondi agricoli, non può far positivo ricorso ai sostegni sociali e di ciò, ignorante in materia, come traspare palesemente dagli atti, ritiene colpevoli i membri delle autorità del proprio comune e, più in generale chi, nel piccolo mondo olivonese in cui vive, rivesta una carica pubblica.
2. In questo contesto sono avvenuti i fatti legati ai capi d'accusa che hanno portato al dibattimento, al quale l'accusato non si è presentato, "scusato" dalle parole del difensore, poi confermate dal teste __________, che l'hanno indicato come estremamente sofferente e impossibilitato a "scendere" sino a Bellinzona a causa delle sue pessime condizioni fisiche.
3. I fatti, determinati e legati a tre singoli episodi, verranno diffusamente ripresi poco oltre nella disamina dei singoli reati. Non appare pertanto necessario ripercorrerli, a guisa di cappello introduttivo, nel presente considerando, rinviando a poco oltre, e meglio:
- per il reato di minaccia nei confronti di __________ al cons. 4;
- per il reato di minaccia nei confronti "dei membri del Municipio di __________ e di dipendenti comunali" al cons. 5.
- per il reato di diffamazione nei confronti di __________ al cons. 6.
4. Il decreto d'accusa indica __________ come colpevole di minaccia "per avere, ad __________, il 2 febbraio 2003 incusso spavento a __________ minacciandolo durante un colloquio telefonico con le seguenti parole: "Attento perché fai parte anche tu della lista di coloro ai quali caccerò una pallottola in fronte"".
4.1. Il primo caso, dei due, per cui l'autorità inquirente ha ritenuto adempiuto il reato di minaccia ha avuto avvio dalla "denuncia" (recte: querela) 6 febbraio 2003 presentata da __________, __________, deputato in Gran Consiglio, il quale, citando espressamente i tragici fatti di __________, segnalava al Ministero Pubblico di aver ricevuto, quattro giorni prima, una telefonata dall'accusato "attraverso la quale mi accusava unitamente alle altre autorità comunali, di non avergli riconosciuto il sussidio della Cassa Malati (non lo ha richiesto attraverso l'apposito formulario) e di non avergli versato la compensazione AVS-AI (ha in proprietà la casa dove abita e terreni e non può riceverla). Alla fine della breve conversazione mi minacciò così: "Attento perché fai parte anche tu della lista di coloro ai quali caccerò una pallottola in fronte"".
Nel verbale d'interrogatorio 13 febbraio 2003 il querelante ha confermato che il motivo della minaccia risiedeva nel fatto che "secondo lui anch'io sarei responsabile del fatto che egli non riceva il sussidio della Cassa Malati e compensazione AVS e AI. Nonostante abbia cercato di spiegargli che io non ho nessuna competenza in materia (…) mi considera responsabile essendo Gran Consigliere".
Nel verbale d'interrogatorio 7 febbraio 2003 l'accusato medesimo conferma che le sue esternazioni erano legate alla (mancata) ricezione dei sussidi sociali.
__________, nello scritto di querela, in conclusione, ha ritenuto "auspicabile" una perquisizione presso l'abitazione dell'accusato, indicando che lo stesso potrebbe "possedere armi ed essere pericoloso" e non essendo a suo modo di vedere il caso di minimizzare.
Per quanto qui d'importanza, la perquisizione in casa __________, effettuata il giorno seguente la querela, non ha dato esito.
4.2. Per l'art. 180 CP chiunque, usando grave minaccia, incute spavento o timore a una persona, è punito, a querela di parte, con la detenzione o con la multa.
Trattasi di infrazione penale "di risultato", consumata solo allorquando una grave minaccia causa presso la persona colpita effettivo spavento o timore (DTF 99 IV 215 cons. 1a; Corboz, Les infractions en droit suisse, I, Berna 2002, n. 1 e n. 12-14 ad art. 180, pagg. 643 e 645; Delnon/Rüdy, Basler Kommentar, II, Basilea-Ginevra-Monaco 2003, n. 23 ad art. 180, pag. 899).
All'esame di tali presupposti nel caso concreto soccorre il tenore della querela, inoltrata da __________ per "minacce di morte pronunciate nei miei confronti" pronunciate nel corso di una (del tutto inattesa) telefonata di domenica 2 febbraio 2003 alle ore 09.00. Egli, trascrivendo le parole esatte della minaccia ("Attento perché fai parte anche tu della lista di coloro ai quali caccerò una pallottola in fronte"), precisa che non sembra sia "il caso di minimizzare l'accaduto" e che, pur indicando che potrebbe trattarsi di "una semplice spacconata, potrebbe (inteso: __________) possedere armi ed essere pericoloso".
Il querelante __________, pur dicendo di conoscere __________, sostiene altresì (nel verbale 13 febbraio 2003) di non avere mai avuto a che fare con lui. Pertanto egli non era oggettivamente in grado di relativizzare nei giusti limiti il modo di fare (come si vedrà, tutt'altro che episodico) di __________: in casu __________ veniva per la prima volta interpellato telefonicamente, ben differentemente da quaqnto accaduto ai membri dell'autorità comunale: da lì il suo giustificato "stupore" per essere oggetto di minaccia nonché la sua giustificata sensazione di panico di poter essere bersaglio, vista la sua incompetenza nella problematica dei sussidi sociali, di una "visione distorta" dall'effetto pernicioso.
Perdipiù la frase minacciosa, grave e volta a incutere spavento o timore, è stata pronunciata dall'accusato durante un'apposita telefonata ("breve", quindi mirata a spaventare, a "lasciare di stucco") fatta alla domenica mattina alle 9.00 (ergo in un giorno e ad un'ora inusuali, in cui di solito non squilla il telefono): modi e momenti atti ad incutere spavento e timore nel deputato bleniese al Gran Consiglio, anche in ricordo di quanto, non molto tempo prima, accaduto a __________ in vagamente simile contesto.
4.3. I presupposti oggettivi e soggettivi del reato di minaccia a' sensi dell'art. 180 CP appaiono pertanto adempiuti; __________ va quindi condannato.
5. L'autorità inquirente ha intravvisto un altro reato di minaccia (da qui la ripetuta minaccia) per avere l'accusato, ad __________, il 27 gennaio 2003, "incusso spavento ai mebri del Municipio di __________ e a dei dipendenti comunali con uno scritto dal contenuto minaccioso".
5.1. In data 5 febbraio 2003 il Municipio di __________ (a firma del sindaco __________ e del segretario comunale __________) ha inoltrato generica richiesta al Ministero pubblico di "adottare i provvedimenti che il caso impone fra i quali un accertamento delle condizioni mentali dell'interessato, come pure se effettivamente dispone delle armi che afferma di voler usare".
La segnalazione prendeva avvio dagli "atteggiamenti di spregio che sono ultimamente culminate in minacce", tenuti dall'accusato "nei confronti del Municipio".
Anche in questo caso il motivo scatenante è da ricercare nel fatto "che non gli viene riconosciuta una prestazione complementare alla rendita AVS effettivamente esigua (fr. 1'351.-- al mese negli anni 2001 e 2002 e fr. 1'384.-- al mese dal 2002)" (cfr. inoltre verbale d'interrogatorio __________).
La minaccia, a mente degli scriventi (e anche del Sostituto Procuratore Pubblico, che è stato ancor meno preciso), rivolta "al Municipio, al segretario e al vice segretario", sarebbe stata compiuta attraverso la raccomandata 27 gennaio 2003, e meglio nel passaggio in cui l'accusato indica: "Alla fine di febbraio inizierò il saldo promesso da 9 anni di disonestà e cattiveria da parte vostra e cantone e se non sono capito da la vostra cocciutaggine di disonestà, comincerò con il barbagianni __________ e libererò il comune e il cantone di 9 ladri di stipendi".
5.2. Il reato di minaccia ai sensi dell'art. 180 CP è punito solo a querela di parte e presuppone, per il suo adempimento, una grave minaccia che incuta spavento o timore a una persona (cfr. cons. 4.2.).
Tale reato, nella sistematica del Codice Penale, risulta inserito nel Titolo quarto, e meglio fra i crimini e i delitti contro la libertà personale.
Da lì il fatto che il diritto alla querela spetta alle sole persone fisiche (Delnon/Rüdy, op. cit., n. 35 ad art. 180, pag. 901).
La "querela" in oggetto risulta per contro essere sporta dal Municipio e non dai singoli municipali, quali persone fisiche, peraltro nemmeno identificati (nemmeno nel decreto d'accusa) nelle loro generalità.
Se ne trova conferma nella carta intestata del Comune di __________ usata per la segnalazione, nell'intestazione ("Minacce al Municipio e ai dipendenti comunali"), nel fatto che la stessa rechi la sola firma - sub "Per il Municipio" -del sindaco e del segretario comunale (come se si trattasse di un atto comunale) rispettivamente da quanto ribadito dal sindaco __________ nell'interrogatorio 15 febbraio 2003: "A nome e per conto del Municipio confermo la querela", locuzione usata anche dal segretario comunale __________ al termine del proprio interrogatorio di polizia.
Non v'è dubbio quindi che la "querela" sia stata sporta dal Municipio.
Non sia sottaciuto poi che, in ogni caso, coloro che nel decreto d'accusa sono genericamente indicati come "dipendenti comunali", fra cui si presume il Sostituto Procuratore Pubblico volesse intendere il segretario comunale __________ e il suo ignoto vice, nemmeno hanno sporto querela: essi, anche a voler "sanare" l'irreparabile vizio, non fanno parte del Municipio. Pertanto, essendo il reato di minaccia a querela di parte non potevano a giusto titolo fare parte della schiera dei minacciati.
In conclusione, non sussistendo valida querela, poiché la minaccia è reato a querela di parte, nemmeno può esservi condanna.
5.3. In via abbondanziale, al di là di quanto esposto sub 5.2, sia detto come nella "querela" vi siano più indicazioni, confermate del resto in aula dal sindaco __________, che indicano come la stessa sia stata inoltrata più per cercare di porre freno all'atteggiamento di __________ che non per reale spavento o timore a seguito delle sue affermazioni (peraltro nemmeno circoscritte nel decreto d'accusa che parla, genericamente, di "scritto dal contenuto minaccioso").
E sia dato seguito all'elenco.
Innanzitutto, lo stesso Municipio specifica che quella in parola non è che "l'ultima minaccia" (a indicare come ve ne fossero state "altre" in precedenza, che, ne consegue, o non sono state prese sul serio o, in ogni caso, non si sono attuate o non hanno avuto seguito), più avanti, che "conoscendo il carattere e i criteri di ragionamento del __________, agli insulti non conviene reagire", e poi ancora: che ripetutamente il Sindaco di __________ ha avuto colloqui telefonici con __________ nei quali gli ha chiesto di "ritirare le minacce" (come queste fossero state recepite a guisa di insulti più che atte ad incutere spavento o timore), che "lo stato psichico anormale dell'interessato è abbastanza evidente", che "talune sue affermazioni possono essere considerate come scherzi".
Inoltre: nel verbale d'interrogatorio __________ segnala che il 14 febbraio 2003 avrebbe ricevuto una telefonata da terzi secondo cui il __________ avrebbe asserito di volere farla finita e "che si sarebbe tirato un colpo di pistola". Non risulta che tale affermazione sia stata presa minimamente sul serio e che si sia anche solo pensato di prendere provvedimenti (o anche solo fare controlli) a tutela del malsano gesto: anzi, il discorso (quindi tutt'altro che concitato) è scivolato sulle difficoltà, in generale, "relative alla gestione di __________ " e all'intenzione di voler "riprovare" ad aiutarlo.
E poi ancora: __________, sempre nello stesso verbale, conferma l'atteggiamento minaccioso di __________ "non appena riceve le fatture o le tasse da pagare" e afferma che, a suo modo di vedere, l'accusato non potesse attuare quanto minacciato.
Il segretario comunale __________ conferma che "ogni qualvolta si presenta allo sportello si esprime, spesso e volentieri, in questi termini" e che "in più occasioni si era espresso con frasi del tipo "ti pianterò una pallottola in testa".
Infine: il Municipio, nello scritto che ha dato avvio all'apertura del procedimento penale, ha chiesto al Ministero Pubblico "un accertamento delle condizioni mentali dell'interessato" (inteso: __________), a conferma, se ancora ve ne fosse bisogno, dopo tutto quanto esposto, che le parole e le minacce proferite dall'accusato venivano prese come quelle di uno "spostato", per dirla con termini alla moda, di uno "poco centrato", e quindi, di certo, non atte a incutere timore o spavento, in chi, costantemente "tartassato" (a differenza di __________) come i municipali, conosce perfettamente il personaggio ed è in grado di delimitarne i limiti d'azione.
Non si vede pertanto perché questa "minaccia" avrebbe dovuto ottenere maggior credito delle precedenti, dello stesso tenore.
Tutto ciò premesso non bastano per convincere questo giudice dell'adempimento del reato di minaccia, "qualche dubbio o timore" (cfr. testo della "querela") sorto in chi ha sporto querela sull'attuazione effettiva dei bellicosi propositi pronunciati dall'accusato.
5.4. Per tutti questi motivi __________ va prosciolto dall'accusa di minaccia per avere, per dirla con il Sostituto Procuratore Pubblico, "incusso spavento ai membri del Municipio di __________ e a dei dipendenti comunali con uno scritto dal contenuto minaccioso".
6. L'ultimo capo d'accusa del decreto impugnato è volto a ritenere __________ colpevole di diffamazione "per avere, ad __________ in data 08.10.2002 mediante scritto indirizzato a __________, reso sospetto __________ di condotta disonorevole tacciandolo di aver reso una falsa testimonianza".
6.1. In breve vanno in primis riassunti i fatti che hanno condotto alla querela per diffamazione.
Nella sua veste di Giudice di Pace del Circolo di __________, __________, si è chinato, in una procedura di rigetto dell'opposizione, sull'incarto relativo alla pretesa, cresciuta in giudicato, della Camera dei Ricorsi Penali del Tribunale di Appello in merito ad un importo di fr. 500.-- per tassa di giustizia e spese a seguito di una decisione di conferma di un decreto di non luogo a procedere su una denuncia a suo tempo inoltrata dall'accusato.
Non avendo __________ pagato il dovuto entro i termini assegnati, è stata avviata nei suoi confronti procedura d'incasso forzato: al precetto esecutivo, __________ ha interposto opposizione. Da lì la causa di rigetto dell'opposizione davanti al Giudice di Pace.
Essendo stata chiesta da __________ la "ricusa" di __________i, poiché vicino di casa con cui da tempo non intrattiene alcun rapporto, quest'ultimo, a salvaguardia dell'indipendenza di giudizio, ha trasmesso per competenza l'incarto al suo supplente.
Alla convocazione di questi all'udienza di discussione, __________ ha risposto, con scritto 8 ottobre 2002 indirizzato al funzionario del Tribunale di Appello incaricato per l'incasso delle tasse e spese di giustizia, signor Tiziano Schira.
In tale lettera il convenuto, qui accusato, segnala la sua impossibilità a presenziare all'"appuntamento" per problemi fisici e, indicando che "con 1350 fr. al mese e senza aiuto complementare non posso pagare" (circoscrivendo chiaramente al funzionario il contesto) conclude con la seguente frase: "Per ciò che riguarda alla multa di 500 franchi speditami dal suo ufficio è proprio una multa per falsa testimonianza del giudice di pace".
6.2. In data 14 ottobre __________ __________, allora Giudice di pace del Circolo di __________, ha inoltrato "denuncia penale" (recte: querela) per diffamazione per il seguente motivo: "con lettera datata 8.10.2002 indirizzata al signor __________ funzionario incaricato del Tribunale d'appello il __________ afferma: "per ciò che riguarda la multa di fr. 500.-- speditami dal suo ufficio è proprio una multa per falsa testimonianza del giudice di pace"".
6.3. Giusta l'art. 173 cpv. 1 CP chiunque, comunicando con un terzo, incolpa o rende sospetta una persona di condotta disonorevole o di altri fatti che possano nuocere alla riputazione di lei, chiunque divulga una tale incolpazione o un tale sospetto, è punito, a querela di parte, con la detenzione sino a sei mesi o con la multa.
L'onore protetto dal diritto penale è il diritto di ciascuno di non essere considerato una persona riprorevole poiché il rispetto degli altri è una condizione essenziale a una vita sociale armoniosa.
La giurisprudenza ha avuto modo di precisare che gli articoli 173 segg. CP non proteggono che l'onore personale, la reputazione e il sentimento di essere un uomo onorabile, di comportarsi, in altre parole, come un uomo degno secondo quelle che sono le idee generali e il costume. Sfuggono per contro a tali disposizioni le asserzioni e le critiche che si dirigono come tali al professionista ("homme de métier"), all'artista o al politico (DTF 105 IV 195 cons. 2a; Rep. 1982, 62). La tutela penale concerne soltanto la reputazione di persona onorata, ossia di avere una condotta corrispondente a quella di una persona onesta (DTF 103 IV 158; Rep. 1982, 62).
Perché vi sia diffamazione (art. 173 CP), è necessario vi sia un'allegazione di fatto e non un semplice giudizio di valore (DTF 92 IV 98 cons. 4).
Nella fattispecie occorre sin da subito sottolineare come l'affermazione dell'accusato sia intervenuta nei confronti di __________ giudice, e come tale richiedente un grado di "tolleranza" più elevato rispetto a quanto possa essere richiesto all'"uomo medio". Chi riveste cariche pubbliche, al pari del politico o del professionista, è chiamato ad una tolleranza maggiore: in caso contrario, per rimanere nell'ambito del caso concreto, ogni magistrato che subisse improperi dalla parte che ha statuito in giudizio essere soccombente, avrebbe spazio per avviare procedimenti penali ad libitum.
Addirittura la lesione dell'onore "professionale" non appare sufficiente per adempiere il reato di diffamazione (cfr. DTF 115 IV 44). Non v'è infatti punibilità ai sensi dell'art. 173 CP ove siano mostrate in una luce sfavorevole soltanto le qualità politiche o professionali della persona attaccata. Per accertare se determinate dichiarazioni siano contrarie all'onore occorre fondarsi sul senso che l'ascoltatore o il lettore non prevenuto deve loro attribuire nelle circostanze concrete (DTF 105 IV 196). In altre parole, una stessa affermazione può essere lesiva o meno dell'onore a dipendenza del contesto in cui viene pronunciata.
Appare pertanto necessario circoscrivere il vero, reale contesto in cui __________ sarebbe stato "reso sospetto di condotta disonorevole".
Innanzitutto, mai vi è stata multa né, ciò che ancor più conta, mai vi è stata testimonianza di sorta resa da __________.
Ciò vien detto dallo stesso querelante: la "multa" (da lui stesso indicata fra virgolette) "non è che una tassa di giudizio come a sentenza di rigetto dell'opposizione 1.2.2002"; la testimonianza mai è stata resa visto che il giudice di pace stesso segnala di mai essere stato sentito in tale veste: "visto che il sottoscritto Giudice di pace del circolo di __________ non è mai stato interrogato da nessuno quale testimone in merito alla "multa" (che in pratica non è una multa ma una tassa di giudizio come a sentenza del 01.02.2002), non vedo come il __________ possa affermare una cosa simile".
Già a seguito di queste parole espresse dal querelante v'è più di un dubbio nel ritenere soggettivamente leso l'onore.
E del fatto che non vi fosse stata alcuna testimonianza ha potuto benissimo ravvedersi anche il solo, unico destinatario della missiva di __________, il "terzo", e meglio __________, funzionario del Tribunale di Appello di __________, preposto alla ricezione quotidiana di atti giudiziari, il quale, già solo per il tipo di scritto, lo stile e la lingua utilizzata da __________, si è, con tutta probabilità, immediatamente ravveduto del contesto, completamente fuorviato, già dal solo profilo procedurale, in cui si muoveva l'accusato.
Sia ripetuto: la frase incriminata come lesiva dell'onore ha avuto un unico destinatario, esplicito: il Signor __________ del Tribunale di Appello, a torto ritenuto competente, da __________, per la procedura (di rigetto dell'opposizione) per cui era stato convocato (dal Supplente Giudice di pace del Circolo di __________).
Infatti, dal modus operandi di __________ traspare, con sufficiente evidenza, come egli, nel suo scritto, in risposta alla convocazione all'udienza di rigetto, avesse intenzione di "motivare" la sua opposizione al precetto esecutivo (difatti lo scritto presunto diffamatorio è scritto a retro alla seconda convocazione all'udienza di rigetto dell'opposizione).
Sia riletto, con questo giudice, il contenuto di quanto vergato a mano dall'accusato: dopo aver segnalato la sua impossibilità a presenziare all'"appuntamento" per problemi fisici e, indicando che "con 1350 fr. al mese e senza aiuto complementare non posso pagare" (circoscrivendo chiaramente al funzionario il contesto), egli conclude con la seguente frase: "Per ciò che riguarda alla multa di 500 franchi speditami dal suo ufficio è proprio una multa per falsa testimonianza del giudice di pace".
Appare davvero eccessivo affermare che __________ volesse intaccare l'onorabilità di __________ uomo, ma solamente (nel suo erroneo comprendere dei fatti e delle autorità preposte ai vari giudizi) metterne in dubbio, semmai, le capacità di giudice di pace, professionali. L'accusato voleva, in primo luogo, difendersi, in qualche modo, dalla condanna al pagamento della "multa". Egli ha citato la "falsa testimonianza" così, senza voler fare veramente della maldicenza, in modo avulso dal contesto, ma come tale ben comprensibile sia al "diffamato" che al destinatario dello scritto, che, cognito della procedura, non può non aver saputo collocare l'affermazione nel giusto (e non diffamatorio) ambito (cfr. DTF 118 IV 251 segg.).
Infine, va rilevato come lo scritto sia pervenuto, perché là indirizzato, nelle mani di __________, che nella sua funzione presso il Tribunale di Appello di __________, sottostà al segreto d'ufficio.
Non v'è stato, detto altrimenti, alcun effetto "grancassa": nessun altro, al di fuori di __________, ha potuto leggere (e in tal modo interpretare diversamente) la frase scritta dall'accusato. In ogni caso, a mente di questo giudice, ben difficilmente il famoso "lettore medio" caro a dottrina e giurisprudenza sarebbe giunto, nelle medesime circostanze, ad una diversa interpretazione della frase "diffamatoria" e a ravvederne un "significato" tale da essere lesivo dell'onore di __________ uomo.
In nessun modo __________ è stato veramente "reso sospetto di condotta disonorevole", come ritenuto, a torto, dall'autorità inquirente.
Né, del resto, risulta che tale "diffamazione" (di aver compiuto una falsa testimonianza) abbia avuto conseguenza alcuna per __________ (accertamento dei fatti, indagine, apertura d'inchiesta o simile): nessuno insomma l'ha ritenuta tale.
6.4. In conclusione, in mancanza dell'esistenza di elementi sia oggettivi che soggettivi costitutivi del reato di diffamazione previsto dall'art. 173 cifra 1 CP, __________ va prosciolto dall'accusa.
7. Quo alla commisurazione della pena, per l'art. 63 CP, il giudice fissa la sanzione in base alla colpa del reo, considerando i motivi a delinquere, la vita anteriore e le condizioni personali.
A fronte dei cinque giorni di detenzione proposti dall'accusa e del fatto che due dei tre capi d'imputazione (da ritenere "paritari") sono decaduti, appare equo e commisurato a fatti e circostanze pronunciare una pena di tre giorni di detenzione (costituente il minimo ex art. 36 CP).
Risultano adempiuti, come considerato dal Sostituto Procuratore Pubblico, i requisiti oggettivi e soggettivi sanciti dall'art. 41 CP per ammettere il condannato al beneficio della sospensione condizionale della pena, per un periodo di prova di due anni.
8. Essendo stato prolato un giudizio di condanna, pur a fronte dell'assoluzione da due capi d'accusa, tasse e spese di giudizio vanno a carico di __________ (art. 9 cpv. 1 CPP).
Visti gli art. 36, 41, 63, 80; 180 CP; 9 e segg., 273 e segg., 277 CPP; 39 LTG;
rispondendo affermativamente ai quesiti posti sub 1.2.1., 2, 3 e 4; negativamente ai quesiti posti sub 1.1., 1.2. e 1.2.2;
dichiara __________,
autore colpevole di minaccia, per i fatti compiuti a __________ il 2 febbraio 2003 nei confronti di __________ minacciandolo durante un colloquio telefonico con le seguenti parole: "Attento perché fai parte anche tu della lista di coloro ai quali caccerò una pallottola in fronte" nelle circostanze descritte nel decreto di accusa no. DA __________/__________del __________ 2003;
condanna __________,
1. alla pena di 3 (tre) giorni di detenzione, sospesi condizionalmente per un periodo di prova di 2 (due) anni;
2. al pagamento delle tasse e spese giudiziarie di complessivi fr. 300.--;
ordina l'iscrizione della condanna a casellario giudiziale, che sarà cancellata trascorso il periodo fissato dagli art. 80 e 41 cifra 4 CP;
proscioglie __________ __________,
dalle accuse di diffamazione ai danni di __________ e di minaccia ai danni dei membri del Municipio e dei dipendenti comunali di __________;
avvertiti le parti del diritto di presentare, per il suo tramite, dichiarazione di ricorso alla Corte di cassazione e revisione penale entro il termine di cinque giorni e del diritto di richiedere entro lo stesso termine la motivazione della sentenza (art. 276 cpv. 2 CPP). Il condannato può solo ricorrere contro la dichiarazione di contumacia;
le parti che la motivazione del ricorso per cassazione deve essere presentata a questo giudice, in tre esemplari, entro 20 giorni dalla notificazione della sentenza scritta, con la precisa indicazione dei motivi e delle norme di legge che si ritengono lese (art. 289 cpv. 2 CPP);
il condannato della facoltà di chiedere un nuovo giudizio entro il termine di sei mesi e presentandosi al dibattimento, ritenuto che per tasse e spese la presente sentenza è immediatamente esecutiva.
Distinta spese a carico di __________,
fr. 150.-- tassa di giustizia
fr. 150.-- spese giudiziarie
fr. -.-- testi (rinuncia)
fr. 300.-- totale
Intimazione a:
__________, __________, Sost. Procuratore pubblico Marisa Alfier, Via __________, __________, Municipio di __________, __________, __________, __________, __________, __________, Avv. __________, Piazza __________, __________, Ministero pubblico della Confederazione, __________
e, alla crescita in giudicato della sentenza,
intimazione a: Comando della Polizia cantonale, __________,
Sezione esecuzione pene e misure, __________,
Servizio di coordinamento cantonale in materia di casellario giudiziale, __________,
Ufficio del Giudice dell'istruzione e dell'arresto, __________.
Il giudice: Il segretario: