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Ticino Il Giudice dell'istruzione e dell'arresto 08.02.2007 INC.2006.54603

8 febbraio 2007·Italiano·Ticino·Il Giudice dell'istruzione e dell'arresto·HTML·3,656 parole·~18 min·1

Riassunto

Istanza di libertà provvisoria

Testo integrale

Incarto n. INC.2006.54603

Lugano 8 febbraio 2007

In nome della Repubblica e Cantone del Ticino  

Il Giudice dell'istruzione e dell'arresto

Ursula Züblin

  sedente per statuire sull'istanza di libertà provvisoria presentata il 30 gennaio 2007 da

__________  

e qui trasmessa con preavviso negativo 2/5 febbraio 2007 dal

Procuratore pubblico Mario Branda

preso atto delle osservazioni della difesa (7 febbraio 2007);

visto l'inc. MP __________;

ritenuto e considerato,

in fatto ed in diritto

1.

__________ è stato arrestato il 5 dicembre 2006, unitamente a __________ e __________, con contestuale promozione dell'accusa per titolo infrazione aggravata sub. semplice alla LStup - "siccome sa o deve presumere che l'infrazione si riferisce ad una quantità di stupefacente che può mettere in pericolo la vita di parecchie persone, per avere, nel novembre 2006 ,a __________, senza essere autorizzato, in correità con __________ e __________, previo acquisto della sostanza da fornitori sconosciuti detenuto a scopo di vendita presso l'appartamento di __________ grammi 71,7 di cocaina" - ed infrazione alla LDDS - "per avere, nel corso del 2006, a __________, sprovvisto di regolare permesso, soggiornato illegalmente su territorio __________ " (doc. 1 inc. GIAR 546.2006.1).

L'arresto è stato confermato da questo giudice il giorno successivo ritenuti presenti, oltre che seri e concreti indizi di colpevolezza, di pericolo di fuga, bisogni dell'inchiesta e pericolo di collusione delle prove (doc. 4 inc. GIAR cit.). Nel relativo verbale è precisato che la conferma dell'arresto concerneva unicamente l'infrazione alla LStup.

Dopo aver inizialmente negato ogni suo coinvolgimento nel traffico di cocaina, nel corso del verb. PP 11 gennaio 2007, __________ ha riconosciuto la proprietà di 30 dei circa 70 grammi di cocaina rinvenuta nell'appartamento di __________, e meglio, ha dichiarato di averli acquistati a credito il 4 dicembre 2006 da non meglio precisato "__________" a scopo di rivendita.

2.

Con l'istanza qui in discussione __________ chiede di essere immediatamente posto in libertà provvisoria. La difesa, dopo aver evidenziato che __________ ha ammesso che 30 grammi della cocaina sequestrata dalla Polizia gli appartenevano, rileva che sono ormai trascorsi due mesi dall'arresto e che in questo lasso di tempo, anche grazie alla collaborazione fornita da __________, gli inquirenti avrebbero avuto tempo sufficiente per chiarire i rapporti esistenti fra i tre coaccusati, ciò che escluderebbe l'esistenza di pericolo di collusione fra loro. Né vi sarebbero altri motivi di ordine pubblico atti a giustificare il mantenimento della detenzione preventiva. Infatti, per quanto concerne il pericolo di recidiva sarebbe già stato escluso dal GIAR al momento della conferma dell'arresto, mentre relativamente al pericolo di fuga, ritenuto che con l'introduzione della nuova parte generale del CP, per l'istante si prospetterebbe una sanzione pecuniaria (probabilmente sospesa), egli avrebbe tutto l'interesse a presenziare al dibattimento e, comunque, "a ulteriore titolo cautelativo, parte del denaro sequestrato all'istante, la cui origine illegale non è stata comprovata, potrebbe essere depositata quale cauzione". Dal profilo della proporzionalità, la difesa ravvisa ritardi nell'inchiesta da addebitarsi al fatto che il legale ha avuto la possibilità di conferire liberamente con il proprio assistito soltanto verso la metà dello scorso dicembre, rispettivamente alla circostanza di aver potuto visionare unicamente i verbali del proprio assistito, ciò che avrebbe condizionato la possibilità di collaborare con gli inquirenti. Infine dall'ultimo verb. PP sarebbe ormai trascorse 3 settimane senza particolari sviluppi nell'inchiesta.

3.

Di parere diverso il magistrato inquirente che ha preavvisato negativamente l'istanza.

Riassunti i seri e concreti indizi di colpevolezza a carico di __________, il magistrato inquirente evidenzia l'esistenza anche di concreto pericolo di fuga e di recidiva, di bisogni istruttori e di pericolo di collusione delle prove con le persone che lo indicano quale loro fornitore di cocaina e con le quali, visto l'atteggiamento negatorio dell'accusato, si dovrà procedere a confronti. I principi di proporzionalità e celerità sarebbero rispettati, rilevato inoltre che l'atteggiamento defatigatorio dell'accusato ha reso più lunga e difficile la ricostruzione dei fatti e che i diritti della difesa sono stati pienamente garantiti.

4.

La difesa, dopo aver consultato presso l'ufficio dei GIAR l'intero incarto, con osservazioni 7 febbraio 2007 si è riconfermata integralmente nella primitiva istanza.

5.

L’istanza 30/31 gennaio 2007, presentata da __________, accusato detenuto, è ricevibile in ordine.

Il preavviso e l'incarto sono stati trasmessi tempestivamente ai sensi dell'art. 108 CPP: in particolare, il preavviso è stato inviato per posta il 2 febbraio 2007 (cfr. timbro postale) e l'incarto è stato recapitato "brevi manu" nella mattina del 5 febbraio 2007, in pratica contestualmente alla ricezione del preavviso inviato per posta (in proposito cfr. CRP 60.2005.323, sentenza 11.10.2005 in re C.B.).

Il termine di cui all'art. 108 cpv. 2 CPP viene a scadenza giovedì 8 febbraio 2007 ex art. 20 cpv. 3 CPP.

6.

I principi che reggono la materia, pur se noti alle parti, vengono qui di seguito riproposti.

L’art. 95 CPP – corrispondente all’art. 33 scaturito dalla revisione parziale 23 settembre 1992 / 1. gennaio 1993 – dopo evidenza al cpv. 1 del principio secondo cui l’accusato si trova di regola in libertà, consente al cpv. 2 arresto, perdurare e (poi, se del caso) proroga del carcere preventivo ai sensi dell’art. 103 CPP, quando esistono a carico dello stesso accusato gravi e concreti indizi di colpabilità per un crimine o un delitto e nel contempo sono presenti preminenti motivi di interesse pubblico, quali – per quanto qui concerne – i bisogni dell’istruzione, con particolare riguardo al pericolo di collusione e di inquinamento delle prove che, sia detto qui a futura memoria – può continuare ad esistere fino al pubblico dibattimento (sentenza della I Corte di diritto pubblico del Tribunale federale del 23 marzo 2000 in re S.B., consid. 4a). Si aggiunge, sempre con riferimento al caso in esame, che l’elenco dei motivi di interesse pubblico nell’art. 95 cpv. 2 CPP non è esaustivo (Messaggio aggiuntivo del 20 marzo 1991 concernente la revisione del CPP, ad art. 27 , pag. 32, nota 3), tra altri possibili, essendovi quello della tutela dell’ordine pubblico (REP 1998 n. 105).

L’eccezione della cautelare privazione della libertà personale ha così trovato codificazione in una chiara base legale (di diritto cantonale: DTF 114 Ia 283 consid. 3) in corrispondenza ed a superamento di quanto già dettato dalla giurisprudenza della Camera dei ricorsi penali – nel solco di quella del Tribunale federale -, ritenuto implicito il rispetto della proporzionalità (REP 1980 pag. 44; 1986 pag. 158; 1988 pag. 413; DTF 102 Ia 381).

I menzionati presupposti vanno approfonditi con maggiore rigore nella loro valutazione, quanto più si è protratta la restrizione della libertà e quanto più si avvicina la conclusione delle indagini (REP 1988 pag. 416; 1989 pag. 287 ss).

Ed anche questo giudice, come già la Camera dei ricorsi penali, non restringe la sua cognizione all’arbitrio (REP 1980 pag. 128).

(per tutte: sentenza GIAR 21.12.2001 in re G., Inc. 520.2001.5).

7.

L'esistenza di gravi e concreti indizi di colpevolezza peraltro non contestati dalla difesa - deve essere verificata d'ufficio, pur nei limiti di competenza di questo giudice derivanti da un lato dalla sua funzione - che è quella di esaminare l’esistenza dei presupposti per il mantenimento della misura restrittiva della libertà personale, e non di valutare nella sostanza l’esistenza di un

reato -, e dall’altro - ma in maniera strettamente congiunta con quanto si viene di dire - dall’inopportunità di considerazioni di merito premature e, soprattutto, di competenza delle sedi di giudizio.

Premesso che al momento dell'arresto di __________ e dei due coaccusati sono stati sequestrati presso l'appartamento di __________ oltre 70 grammi complessivi di cocaina ed un ingente somma di denaro (__________ha dichiarato che Euro 2'305.-- e fr. 8'330.-- che avrebbe guadagnato lavorando in nero, cfr. verb. Pol. 7.12.2006), giova rilevare che, a far tempo dall'arresto del qui istante sono state sentite numerose persone, di cui otto hanno concordemente dichiarato che egli ha venduto/offerto loro cocaina, talune hanno pure precisato che ciò è avvenuto già a inizio 2006. In particolare, __________, nel corso del verb. pol. 22.01.2007, ha affermato di aver ospitato __________ presso il proprio domicilio nel corso dell'aprile 2006 per 10/15 giorni e che l'accusato, da lui descritto quale spacciatore abituale, in quel periodo si riforniva di cocaina a __________, per poi trasportare detta sostanza (almeno 80 grammi) nel proprio stomaco a __________.

Da parte sua l'accusato, dopo aver inizialmente negato ogni suo coinvolgimento nel traffico di cocaina, soltanto nel corso del verbale PP 11.01.2007 ha ammesso che dei 70 grammi sequestrati 30 gli appartenevano e di averli ottenuti a credito il 4 dicembre 2006 da un non meglio precisato cittadino __________ di nome "__________" e che era sua l'intenzione rivenderli.

In sostanza, dalle suddette chiamate in correità, risulta che __________ non soltanto ha detenuto quantitativi di cocaina ben superiori a quelli da lui ammessi, ma anche che lo stesso era attivo nella vendita perlomeno da inizio 2006.

I gravi e concreti indizi di colpevolezza a carico di __________ sono pertanto dati.

8.

In merito ai bisogni istruttori atti a giustificare la detenzione preventiva ed il suo perdurare, vi é consolidata giurisprudenza (e dottrina):

“In relazione ai bisogni istruttori, atti a giustificare la misura restrittiva della libertà personale, occorre ricordare che questi non s'identificano semplicemente con gli atti istruttori in quanto tali, o con gli accertamenti (ancora) da effettuare, bensì con il pericolo di collusione o d'inquinamento delle prove che (eventualmente) espone a rischio la corretta raccolta (o conservazione) di tali atti (G. Piquerez, Procédure pénale suisse, ZH 2000, nos. 2344 ss.; N. Schmid, Strafprozessrecht, ZH 1997, nos. 697 ss.; RDAT 1988 no. 24). In quest'ottica il fatto che l'inchiesta sia tuttora in corso non è, di per sé, decisivo, in quanto "Die Tatsache allein, dass noch nicht alle Beweise erhoben bzw. die Mitverdächtigen dingfest gemacht werden konnten oder dass der Angeschuldigte die Aussage verweigert, genügt nicht" (N. Schmid, op. cit., no. 701a). Occorre che l'indagato, se posto in libertà, possa pregiudicarne (o comprometterne) il corretto svolgimento e, conseguentemente, l'esito.

E', inoltre, necessario che questa possibilità di pregiudicare la raccolta di elementi di prova si fondi su elementi concreti: "Jedoch genügt nach der Rechtsprechung des Bundesgerichtes die theoretische Möglichhkeit, dass der Angeschuldigte in Freheit kolludieren könnte, nicht, um die Fortsetzung der Haft oder die Nichtgewährung von Urlauben unter diesem Titel zu rechtfertigen. Es mussen vielmehr konkrete Indizien für eine solche Gefahr sprechen." (DTF 117 Ia 257, cons. 4 c.).

Gli elementi di concretezza del pericolo vanno individuati, di volta in volta, quantomeno nella specifica prova da assumere e nel rapporto (oggettivo e soggettivo) dell'accusato con il mezzo di prova. Ad esempio, trattandosi di audizione testimoniale, il pericolo di collusione non può essere invocato in modo astratto a giustificazione del mantenimento della misura cautelare, occorre che un'influenza (dell'accusato nei confronti del teste) sia possibile, rispettivamente che vi sia una possibile convergenza d'interessi (tra i due) in relazione al contenuto della deposizione (SJ 1990 p. 438; DTF 117 Ia 257; ZR 72 no. 77 p. 19). Il semplice atteggiamento di diniego dell’accusato, in sé, non costituisce indice in tal senso (DTF 90 IV 66; Hauser/Schweri, Schweizerisches Strafprozessrecht, BS 1999, § 68 no 13).”

(GIAR 23 settembre 2002 in re Y.)

Nello stesso senso, la CRP:

"I rischi di collusione e di inquinamento delle prove sono legati soprattutto ai bisogni dell'istruttoria. Da un lato si tratta generalmente di evitare o prevenire accordi tra l'imputato e i testimoni - già sentito o ancora da sentire - o i correi e complici non arrestati, messi in atto per nascondere al giudice la verità, dall'altro di impedire interventi fraudolenti del prevenuto in libertà sui mezzi di prova non ancora in possesso della giustizia, allo scopo di distruggerli o di alterarli a suo vantaggio. la possibilità di ostacolare in tal modo l'azione dell'autorità giudiziaria da parte del prevenuto deve essere valutata sulla base di elementi concreti, la realtà di questo rischio non potendo essere ammessa aprioristicamente ed in maniera astratta (DTF 117 Ia 257; Decisione TF 2.3.2000 in re A. e rif.; R. Hauser/E. Schweri, op. cit. § 68 n. 13; G. Piquerez, op. cit. n. 2344 ss.)"

(sentenza 16 settembre 2004 in re B., CRP 60.2004.297)

Riassumendo, per il mantenimento della carcerazione preventiva dell'accusato, non basta che vi siano ancora atti istruttori da esperire, ma è necessario che la prematura rimessa in libertà dell'accusato possa essere di nocumento proprio nell'ottica dell'assunzione delle prove che ancora mancano, e meglio in presenza di pericolo di collusione, quando cioè è lecito temere l'intervento dell'accusato su terze persone (siano essi correi, parti lese o semplici testi), o pericolo di inquinamento delle prove, termine più ampio che indica altri atteggiamenti suscettibili di falsare l'assetto probatorio, come la soppressione o l'alterazione di mezzi di prova, ecc..

Va da sé che i criteri sopra esposti richiedono applicazione più restrittiva allorquando l'inchiesta (e la detenzione) è in corso da un certo tempo.

In concreto, non può essere trascurato l'atteggiamento processuale dell'accusato, che dopo aver inizialmente negato ogni addebito, soltanto ad oltre 1 mese dal suo arresto ha ammesso la proprietà di 30 grammi della cocaina rinvenuta, continuando tuttavia a minimizzare le proprie responsabilità (mal si comprende come la difesa possa definirlo collaborativo). Ciò che ha reso necessario, dapprima, procedere all'identificazione e verbalizzazione delle persone che emergevano dai tabulati telefonici e successivamente alle relative contestazioni all'accusato. Quest'ultimo ha continuato nel proprio atteggiamento reticente: nel corso del verb. pol. 11.01.2007, preso atto di quanto dichiarato da __________, __________ e delle altre persone sino a quel momento sentite e che lo indicavano quale loro fornitore di cocaina, l'accusato è rimasto silente "il verbalizzato gira la schiena agli interroganti e non proferisce parola (…) non proferisce parola scuotendo la testa". A fronte di simile atteggiamento negatorio occorrerà procedere a confronti con le suddette persone. A ragione il magistrato inquirente sostiene - contrariamente a quanto afferma la difesa che sussista ancora, oltre ai bisogni istruttori, pericolo di collusione delle prove in relazione ai suddetti confronti. Del resto, proprio in considerazione del comportamento processuale dell'accusato non è ancora stato possibile ricostruire il traffico di stupefacenti da lui messo in atto, il suo raggio d’azione ed identificare tutte le persone implicate: perlomeno fino a quando dette ultime circostanze non saranno meglio chiarite, a giudizio della scrivente, vi è pure il rischio concreto che __________, visto il suo comportamento processuale, se messo in libertà provvisoria, potrebbe contattare o venir contattato da fornitori ed acquirenti con i quali concordare versioni o decidere di tacere quanto ancora non a conoscenza degli inquirenti. È pertanto necessario, oltre che opportuno nell’interesse dell’accusato stesso, che i previsti interrogatori/confronti futuri avvengano senza che si possa avere il dubbio di contatti e reciproci atti d’influenza: in sostanza, i suddetti confronti costituiscono passi dell'inchiesta che esigono il mantenimento del carcere preventivo cui è astretto l'istante, ciò a salvaguardia di una corretta ricerca della verità, anche a vantaggio dell'accusato stesso. Il fatto che tali accertamenti non siano ancora stati (tutti) effettuati, non può essere ritenuto lesivo del principio di proporzionalità, in quanto, come detto, l'atteggiamento nient'affatto collaborativo dell'accusato ha reso più difficoltosa e laboriosa l'inchiesta - che peraltro coinvolge più persone, non soltanto __________ ed i due coaccusati allungandone i tempi. Ovviamente ciò vale per il momento attuale: l'autorità inquirente è quindi invitata a procedere celermente agli accertamenti mancanti (nel rispetto dell'art. 102 cpv. 1 CPP).

Ciò posto la scarcerazione di __________ appare senz'altro prematura.

Da ultimo, per quanto riguarda il fatto che l'accusato sarebbe stato sentito l'ultima volta dal Procuratore pubblico circa tre settimane fa, cioè l'11 gennaio 2007, si rileva che lo stesso è stato ancora sentito dalla polizia in data 1 febbraio 2007, mantenendo anche in tale occasione un atteggiamento reticente, e che in tale lasso di tempo l'inchiesta è proseguita (interrogatori ecc.).

9.

Quanto al pericolo di fuga, qui trattato a titolo abbondanziale visto l'accertamento di un pericolo di collusione, si ricorda innanzitutto che i criteri determinanti per stabilire se questo presupposto sia dato o meno sono il carattere del prevenuto, il suo domicilio, la sua professione, la sua situazione famigliare e i suoi legami con lo Stato in cui egli é inquisito (SJ 103/1981, 135; sentenza 31 marzo 1992 in re S.C. del Tribunale federale; sentenza 20 ottobre 1994 in re M.A., CRP 314/94). L'apprezzamento di tutte le circostanze, per invocare appunto un rischio di fuga, deve lasciar presumere che le conseguenze di una fuga appaiano per l’accusato come un male minore rispetto a quello derivante per lui dall'ulteriore carcerazione (in questo senso Mario Luvini; in REP 1989, pag. 292, con i riferimenti ivi indicati; sentenza 14 novembre 1994 in re S.V., CRP 341/94).

L'accusato è cittadino __________ senza tutelabili contatti con il nostro territorio, la sua domanda di asilo è stata respinta ancora nel 2005 e lo stesso invitato a lasciare la __________; allo stadio attuale dell'inchiesta (tuttora in corso) vi sono chiamate in correità per vendite/offerte di oltre 100 grammi, oltre alla testimonianza di __________ per trasporto di circa 80 grammi a far tempo almeno dalla scorsa primavera.

In siffatte circostanze, anche in considerazione del suo comportamento processuale reticente e negatorio, nonché del fatto che la sua versione dei fatti è in contrasto con quella delle persone che lo hanno indicato come loro fornitore di cocaina alcuni dei quali identificati tramite l'analisi dei tabulati telefonici e con gli altri elementi fattuali agli atti, il pericolo che __________, se messo in libertà provvisoria, si renda irreperibile appare sufficientemente concreto, né ovviabile con misure sostitutive, tanto più che nel caso in esame è pure dato pericolo di collusione. La misura proposta dalla difesa, cioè "parte del denaro sequestrato all'istante, la cui origine illegale non è stata comprovata, potrebbe essere depositata quale cauzione", desta non poche perplessità, essendo difficile dimostrare con buona verosimiglianza l'origine lecita di tali fondi, tenuto anche conto della situazione personale dell'accusato (cittadino __________ illegalmente in __________, quindi senza possibilità di trovare un lavoro, peraltro in stato di detenzione preventiva da fine aprile a metà luglio 2006). Cionondimeno, qualora dovesse essere dimostrato trattarsi di importi di origine lecita con conseguente dissequestro, il beneficio del gratuito patrocinio verrà revocato con effetto retroattivo.

10.

Per quanto riguarda il pericolo di recidiva, evocato dal magistrato inquirente in conclusione del preavviso, ci si potrebbe esimere dal determinarsi sull'eventuale presenza di un pericolo di reiterazione (cfr. consid. 9), ricordato comunque che una condizione a fondamento della detenzione cautelare che non emergeva all'inizio e quindi non indicata in sede di conferma dell'arresto quale motivazione dello stesso, può comunque prendere corpo successivamente con lo sviluppo dell'inchiesta stessa (GIAR 2004.56101, sentenza del 7 dicembre 2004 in re G.). Si può comunque dire che, in considerazione del periodo di estensione dei reati (da inizio aprile 2006) e del fatto che la situazione finanziaria dell'accusato non è certo florida (essendo il denaro trovato in suo possesso posto sotto sequestro) - non essendo peraltro ravvisabili, in assenza del relativo permesso, prospettive alternative lavorative in __________, non può essere escluso che, se messo in libertà provvisoria, __________ possa riprendere a trafficare cocaina per far fronte al proprio sostentamento.

11.

La proporzionalità di una carcerazione (preventiva) deve essere analizzata da angolature diverse. Da un lato occorre mettere in relazione la durata del carcere preventivo con la gravità e complessità della fattispecie e con la pena presumibile e dall’altro occorre anche verificare il rispetto del principio di celerità (SJ 1981 p. 383 e citazioni; art. 102 CPP).

La proporzionalità della carcerazione sin qui sofferta, alla luce della gravità delle accuse, della presenza di concreti indizi di colpevolezza, della verosimile pena in caso di condanna e della complessità dell'inchiesta, resa ancor più difficoltosa dall'atteggiamento che non può comunque essere definito trasparente dell'accusato, è sicuramente data.

L’accusato, infatti, è stato arrestato il 5 dicembre 2006, quindi circa 2 mesi fa, l'infrazione alla LStup è di sicura gravità (tenuto conto sia del lasso di tempo in cui ha avuto luogo sia dei quantitativi, nonché del fatto che __________ era in possesso di un'ingente somma di denaro - Euro 2'350.-- e fr. 8'330.-- verosimilmente di illecita provenienza), imputazione per la quale non è affatto scontato che la pena, in caso di condanna, sia inferiore ad 1 anno ed, anche in tale ipotesi l'applicazione di una pena pecunaria (in proposito si concorda con la difesa che "la pena pecuniaria non è a esclusivo beneficio delle categorie maggiormente abbienti") e/o la sospensione non sono certe, rilevato comunque che anche nel caso di sospensione condizionale (ex art. 42 CP) - la cui eventualità non entra in linea di conto (perlomeno quando non vi è certezza) per la determinazione della proporzionalità (BJP 1999, DTF 125 I 60) - la detenzione sin qui sofferta appare comunque inferiore alla presumibile pena in caso di condanna. Infine, a far tempo dall'arresto gli inquirenti non si sono limitati ad interrogare l’accusato ed i correi, ma hanno provveduto alla ricerca di riscontri oggettivi al fine di acclarare i fatti, visti, da un lato, l'atteggiamento reticente di __________, che ha reso necessario per gli inquirenti un "lavoro certosino" con notevole dispendio di tempo con conseguente allungamento dei tempi dell'inchiesta, e, dall'altro, le numerose persone coinvolte; in questo lasso di tempo, contrariamente a quanto sostenuto dalla difesa, non risultano manifeste violazioni dell'obbligo di celerità, né tantomeno è possibile sostenere che i diritti della difesa non siano stati garantiti (permessi di visita liberi e permanenti sin da metà dicembre, accesso agli atti completo). L'inchiesta non si trova, né si è mai trovata in una situazione di stallo, è stata condotta celermente, né vi sono stati ritardi ingiustificati (DTF 16.11.2004, 1P630/2004, cons. 4.1).

12.

In conclusione sufficienti presupposti di legge, come anche esplicitati dalla prassi e dalla giurisprudenza, sono presenti nella situazione personale e processuale di __________ a legittimare e giustificare il perdurare della cautelare privazione della sua libertà. La detenzione sin qui sofferta non viola (al momento attuale) il principio di proporzionalità, né l'obbligo di celerità. Di conseguenza, l’istanza di libertà provvisoria in discussione, deve essere respinta con la presente decisione, esente da tassa e spese giudiziarie (art. 39 lett. f TG e contrario) e impugnabile entro dieci giorni alla Camera dei ricorsi penali del Tribunale d’appello (art. 284 cpv. 1 lett. a CPP).

P.Q.M.

viste le norme applicabili, in particolare gli artt. 19 LStup, 95 ss, 102, 108, 284 CPP, 9, 10, 31 CF, 5 cifra 3 CEDU,

decide

1.   L'istanza di libertà provvisoria presentata da __________ è respinta.

2.   Non si prelevano tasse e spese.

3.   Contro la presente decisione è dato ricorso alla CRP Lugano entro dieci giorni dall'intimazione.

4.   Intimazione:

                                                                                giudice Ursula Züblin

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