Skip to content

Bundesverwaltungsgericht 21.11.2011 D-994/2010

21 novembre 2011·Italiano·CH·CH_BVGE·PDF·2,454 parole·~12 min·1

Riassunto

Asilo e allontanamento | Asilo ed allontanamento; decisione dell'UFM del 29 gennaio 2010

Testo integrale

Bundesve rwa l t ungsge r i ch t T r i buna l   adm in istratif   f édé ra l T r i buna l e   ammin istrati vo   f ede ra l e T r i buna l   adm in istrativ   f ede ra l Corte IV D­994/2010 Sen tenza   d e l   2 1   n o v emb r e   2011 Composizione Giudici Pietro Angeli­Busi (presidente del collegio),  Bruno Huber e Walter Lang,  cancelliera Antonella Guarna. Parti A._______, nato il (…), Iraq,    ricorrente,  contro Ufficio federale della migrazione (UFM),   Quellenweg 6, 3003 Berna, autorità inferiore Oggetto Asilo ed allontanamento;  decisione dell'UFM del 29 gennaio 2010 / N […].

D­994/2010 Pagina 2 Fatti: A.  Il  (…),  l'interessato,  cittadino  iracheno di  etnia  curda originario  di Mosul  nell'omonima provincia, ha presentato una domanda di asilo in Svizzera.  Ha  dichiarato,  in  sostanza  e  per  quanto  è  qui  di  rilievo  (cfr. verbali  di  audizione del 10 aprile 2008 [di seguito: verbale 1] e del 2 giugno 2008 [di  seguito:  verbale  2])  di  essere  sempre  vissuto  nella  città  natale  di  B._______ e di essere espatriato per  il  timore di essere ucciso dai suoi  famigliari,  i  quali  avrebbero  scoperto  la  sua  conversione  dalla  religione  sunnita  a  quella  yezida.  Egli,  difatti,  avrebbe  cambiato  credo  per  poter  continuare  ad  intrattenere  una  relazione  con  una  donna,  di  religione  yezida, conosciuta nel (…) 2000.  B.  Tramite decisione del 29 gennaio 2010, notificata all'interessato lo stesso  giorno  (cfr. atto UFM A20/2),  l'UFM ha respinto  la succitata domanda di  asilo,  pronunciando  nel  contempo  l'allontanamento  del  richiedente  dalla  Svizzera  e  l'esecuzione  dell'allontanamento  medesimo  siccome  lecita,  esigibile e possibile. C.  Il 18 febbraio 2010, l'insorgente – per il tramite del suo rappresentante –  ha  inoltrato  ricorso  dinanzi  al  Tribunale  amministrativo  federale  (di  seguito:  il  Tribunale)  contro  la  predetta  decisione  dell'UFM,  chiedendo, in  via  principale,  l'annullamento  del  provvedimento  impugnato, il  riconoscimento  della  qualità  di  rifugiato,  nonché  la  concessione  dell'asilo  e,  in  via  subordinata,  dell'ammissione  provvisoria  in  ragione  dell'inammissibilità  ed  inesigibilità  dell'esecuzione  dell'allontanamento.  In via ancora più subordinata, ha chiesto  il  rinvio della causa all'autorità  inferiore per una nuova valutazione nel merito della sua domanda di asilo.  Ha,  infine,  presentato  una  domanda  di  esenzione  dal  pagamento  di  un  anticipo a copertura delle presumibili spese processuali.  D.  Con decisioni incidentali del 1° marzo 2010, il Tribunale ha autorizzato il  ricorrente a soggiornare in Svizzera fino a conclusione della procedura ed  ha  rinunciato,  ritenuta  la  sussistenza  di motivi  particolari  (art.  63  cpv.  4  della legge federale sulla procedura amministrativa del 20 dicembre 1968  [PA, RS  172.021]),  a  chiedere  il  versamento  di  un  anticipo  a  copertura 

D­994/2010 Pagina 3 delle  presumibili  spese  processuali.  Nel  contempo,  ha  invitato  l'autorità  inferiore a presentare una risposta al ricorso.  E.  Tramite  osservazioni  del  16  marzo  2010,  inviate  per  informazione  all'insorgente in stessa data, l'UFM ha proposto la reiezione del gravame.  Diritto: 1.  1.1. Le procedure in materia di asilo sono rette dalla PA, dalla  legge sul  Tribunale amministrativo federale del 17 giugno 2005 (LTAF, RS 173.32)  e  dalla  legge  sul  Tribunale  federale  del  17 giugno 2005  (LTF,  RS 173.110),  in  quanto  la  legge  sull'asilo  del  26 giugno  1998  (LAsi,  RS 142.31) non preveda altrimenti (art. 6 LAsi). 1.2.  Il  Tribunale  giudica  definitivamente  i  ricorsi  contro  le  decisioni  dell'UFM in materia di asilo, salvo se è stata depositata una domanda di  estradizione  da  parte  dello  Stato  abbandonato  dal  richiedente  l'asilo  in  cerca di protezione (art. 31 e 33 lett. d LTAF, art. 105  LAsi e art. 83 lett. d  cifra 1 LTF). 2.  Vi  è  motivo  d'entrare  nel  merito  del  ricorso  che  adempie  le  condizioni di  ammissibilità  di  cui  agli  art.  48  cpv.  1  e  52  PA,  nonché  all'art. 108 cpv. 1 LAsi. 3.  3.1. Giusta l'art. 33a cpv. 2 PA, applicabile per rimando dell'art. 37 LTAF,  nei  procedimenti  su  ricorso  è  determinante  la  lingua  della  decisione  impugnata.  Se  le  parti  utilizzano  un'altra  lingua,  il  procedimento  può  svolgersi in tale lingua. 3.2. Nel caso concreto, la decisione impugnata è stata resa in italiano ed  il  ricorso  è  stato  presentato  in  tale  lingua,  di  modo  che  la  presente  sentenza va redatta in italiano. 4.  Il  Tribunale  esamina  liberamente  l'applicazione  del  diritto  federale, 

D­994/2010 Pagina 4 l'accertamento  dei  fatti  giuridicamente  rilevanti  e  l'inadeguatezza,  senza  essere vincolato né dai motivi  invocati delle parti  (art. 62 cpv. 4 PA), né  dai  considerandi  della  decisione  impugnata  (cfr.  DTAF  2009/57  consid. 1.2; PIERRE MOOR, Droit administratif, vol.  II, 3ª ed., Berna 2011,  n. 2.2.6.5). 5.  5.1.  Nella  decisione  impugnata,  l'UFM  ha  ritenuto  che  le  dichiarazioni  dell'interessato  non  adempirebbero  le  condizioni  di  verosimiglianza  previste all'art. 7 LAsi, ragione per cui la questione della rilevanza dei suoi  motivi  di  asilo  ai  sensi  dell'art.  3  LAsi  potrebbe  rimanere  aperta.  Preliminarmente,  in  merito  alle  contestazioni  espresse  dal  richiedente  circa  l'operato dell'interprete durante  la prima audizione, detto Ufficio ha  osservato  che  il medesimo  avrebbe  attestato  la  conformità  del  verbale,  rilettogli,  con  la  sua  firma.  Peraltro,  l'allegazione  secondo  cui  egli  non  avrebbe  segnalato  durante  l'audizione  l'esistenza  di  problemi  con  l'interprete poiché non sarebbe cognito della sua  lingua, non  troverebbe  alcuna  giustificazione,  viste  le  conoscenze  dell'interessato  della  lingua  inglese  tramite  la  quale  avrebbe  perlomeno  potuto  tentare  di  attirare  l'attenzione  sugli  allegati  problemi.  Inoltre,  l'autorità  inferiore  ha  ritenuto  che  le  dichiarazioni  del  richiedente,  siccome  non  sufficientemente  motivate e concrete, non darebbero  l'impressione che egli abbia vissuto  personalmente  i  fatti  addotti.  Ad  esempio,  benché  abbia  affermato  di  essersi  convertito  alla  fede  yezidi,  ne  avrebbe  fornito  informazioni  lacunose, segnatamente nozioni di base che sarebbero alle portata di tutti  e, quando esortato a spiegare  la  figura di Malak Taus, avrebbe  indicato  cosa essa rappresenterebbe per i musulmani piuttosto che per gli yezidi.  D'altronde, malgrado  abbia  sostenuto  di  essersi  convertito  ufficialmente  nel  2001 e quindi  da numerosi  anni  – esortato a  spiegare  in  che modo  sarebbe  diventato  yezidi  –  il  richiedente  avrebbe  dichiarato  di  essersi  limitato  ad  informare  la  sua  ragazza,  di  non  esservi  stata  alcuna  cerimonia, così come di aver partecipato ad un'unica cerimonia yezidi nel  (…) 2006,  in contrasto con ciò che dimostrerebbe l'esperienza generale,  in  relazione alla scelta di compiere un passo particolarmente  importante  come la conversione. In aggiunta,  l'autorità di prime cure ha considerato  le  dichiarazioni  dell'interessato,  su  punti  essenziali,  incompatibili  con  l'esperienza  generale  di  vita,  rispettivamente  la  logica  dell'agire.  In  particolare,  l'allegazione  secondo  cui  la  madre  l'avrebbe  sentito  comunicare  alla  sua  amante  la  sua  conversione  due  giorni  prima  che  decidesse di espatriare, non coinciderebbe con  la versione secondo cui  due  giorni  prima  dell'espatrio  non  avrebbe  più  pernottato  presso  la 

D­994/2010 Pagina 5 famiglia,  bensì  da  un  amico  ad  C._______,  dopo  che  qualche  giorno  prima  avrebbe  firmato  il  divorzio  e  venduto  la  casa.  Peraltro,  avendo  affermato  di  aver  venduto  l'auto  in  vista  dell'espatrio  già  quatto­cinque  giorni prima dello stesso, ne deriverebbe che i suoi motivi all'origine della  fuga  non  risalirebbero  a  soli  due  giorni  prima  della  partenza.  In  conclusione,  detto  Ufficio  ha  ritenuto  che  non  sarebbe  riconosciuta  la  qualità  di  rifugiato  nei  confronti  del  richiedente.  Di  conseguenza,  non  sarebbe  applicabile  il  principio  del  divieto  di  respingimento  all'allontanamento del medesimo.  Inoltre,  non vi  sarebbero  indizi  circa  il  rischio  di  esposizione  a  trattamenti  contrari  all'art.  3  della  Convenzione  per  la  salvaguardia  dei  diritti  dell'uomo  e  delle  libertà  fondamentali  del  4 novembre 1950 (CEDU, RS 0.101). L'UFM ha, altresì, considerato che,  sebbene  il  richiedente  non  proverrebbe  da  una  delle  province  nord­ irachene  di Duhok,  Erbil  e  Suleymanyia,  il  suo  allontanamento  sarebbe  ragionevolmente  esigibile  ad  C._______  ([…]),  in  cui  vivrebbero  alcuni  suoi familiari, l'amico che l'avrebbe ospitato due notti prima dell'espatrio e  dove avrebbe ottenuto  il  suo passaporto  normalmente e personalmente  presso  le  competenti  autorità.  Inoltre,  nella  stessa  provincia,  a  D._______, vivrebbero i suoi (…) figli. Infine, nessun motivo dal punto di  vista  tecnico  e  pratico,  si  opporrebbe  all'esecuzione  dell'allontanamento  del medesimo in detto Paese. 5.2. Nel gravame, contrariamente a quanto ritenuto dall'UFM, il ricorrente  asserisce  di  aver  offerto  elementi  concreti,  dettagliati,  coerenti  e  circostanziati a sostegno della verosimiglianza dei suoi motivi di asilo,  in  particolare riguardo alle informazioni sulla religione yezidi, e sottolinea di  avere  chiarito  sin  dall'inizio  che  la  sua  conversione  non  sarebbe  stata  dettata  da  ragioni  di  fede,  bensì  strumentali  allo  scopo  di  poter  frequentare la sua amante di religione yezidi. Avrebbe altresì dichiarato di  non  essere mai  stato  un  uomo particolarmente  religioso  e,  a  differenza  della  sua  famiglia,  di  non  avere  praticato  le  tradizionali  preghiere  islamiche  prima  della  sua  conversione.  In  tale  contesto,  l'affermazione  dell'UFM, secondo cui la conversione sarebbe un passo importante a cui  si  giungerebbe  dopo  dovuto  approfondimento  della  nuova  fede,  risulterebbe  scarsamente  significativa  per  persone  che  vivono  un  rapporto  blando  con  la  religione  e  sanno  poco  o  nulla  del  credo  a  cui  aderiscono.  Le  sue  limitate  conoscenze  della  religione  yezidi  ad  ogni  modo non sarebbero adeguate a reputare inverosimili  le sue allegazioni,  considerato che fino a qualche giorno prima dell'espatrio egli non avrebbe  avuto  modo  di  praticare  liberamente  ed  in  sicurezza  la  fede  yezidi  per  paura che la sua famiglia, molto religiosa, scoprisse la sua conversione e,  di conseguenza, per i gravi pericoli a cui sarebbe andato incontro. Inoltre, 

D­994/2010 Pagina 6 riguardo all'incompatibilità delle sue allegazioni circa la scoperta della sua  conversione ed il suo espatrio, l'insorgente sottolinea che non gli sarebbe  stata  offerta  la  possibilità  di  chiarire  tale  circostanza,  rispettivamente  spiega di aver lasciato la sua casa di B._______, e non l'Iraq, due giorni  dopo  che  la  famiglia  avrebbe  appreso  della  sua  conversione,  ciò  che,  peraltro,  sarebbe  coerente  con  altre  sue  allegazioni,  come  ad  esempio  quella  secondo  cui,  dopo  aver  lasciato  la  casa  di  famiglia,  si  sarebbe  recato  dapprima da un amico a B._______ e  solo  dopo ad C._______.  Non si potrebbero  in ogni caso  ignorare  i problemi di  traduzione allegati  all'inizio  dell'audizione  federale  ed  avuti  con  l'interprete  durante  l'audizione  sommaria.  Ne  discenderebbe  che  i  due  argomenti  sollevati  dall'UFM non  sarebbero  né  condivisibili,  né  sufficienti  dal  punto  di  vista  della  motivazione.  Pertanto,  le  dichiarazioni  del  ricorrente  sarebbero  verosimili  ai  sensi  dell'art.  7  LAsi.  D'altronde,  il  suo  timore  di  essere  ucciso a causa della conversione sarebbe fondato, sia perché sarebbe un  fatto notorio che le persone che abbandonano l'Islam sarebbero esposte  a persecuzioni da parte dei  familiari,  sia perché sarebbe  irrealistico che  nell'attuale contesto  iracheno egli possa ottenere qualsivoglia protezione  statale. Le condizioni poste all'art. 3 LAsi sarebbero quindi adempiute nel  suo  caso,  cosicché  dovrebbe  essergli  concesso  l'asilo.  Infine,  un  suo  eventuale rinvio in Iraq violerebbe l'art. 3 CEDU e sarebbe inesigibile sia  a  B._______,  visto  i  suoi  motivi  di  asilo  e  la  drammatica  situazione  in  questa parte del Paese, sia ad C._______, considerato che, richiamata la  giurisprudenza  (cfr.  DTAF 2008/5  consid.  7.5),  egli  non  ne  sarebbe  originario  (come  riconosciuto  dall'UFM)  e  non  vi  avrebbe  vissuto  per  lungo tempo, come pure non disporrebbe né di relazioni privilegiate con i  partiti al potere nella regione, né di una solida rete sociale.  Infatti,  i suoi  parenti che vi vivrebbero non sarebbero disposti ad accoglierlo alla  luce  della  sua  conversione  e,  nel  frattempo,  i  suoi  figli  non  vivrebbero  più  a  D._______,  bensì  si  sarebbero  trasferiti  a  B._______  dalla  madre.  Pertanto,  la  decisione  impugnata  andrebbe  annullata  e,  nel  caso  in  cui  non  fosse  riconosciuto  quale  rifugiato,  dovrebbe  essergli  concessa  l'ammissione provvisoria.  5.3. Nella risposta al ricorso, l'UFM ha osservato che l'atto ricorsuale non  conterrebbe  fatti  o mezzi di prova nuovi  che potrebbero giustificare una  modifica della sua posizione. Ha, di conseguenza, rinviato ai considerandi  della decisione impugnata, confermandoli pienamente. 

D­994/2010 Pagina 7 6.   6.1.  Sono  rifugiate  le  persone  che,  nel  Paese  di  origine  o  di  ultima  residenza,  sono  esposte  a  seri  pregiudizi  a  causa  della  loro  razza,  religione, nazionalità, appartenenza ad un determinato gruppo sociale o  per  le  loro  opinioni  politiche,  ovvero  hanno  fondato  timore  di  essere  esposte a tali pregiudizi. Sono pregiudizi seri segnatamente l'esposizione  a pericolo della vita, dell'integrità  fisica o della  libertà, nonché  le misure  che  comportano  una  pressione  psichica  insopportabile.  Occorre  altresì  tenere  conto  dei  motivi  di  fuga  specifici  della  condizione  femminile  (art. 3 LAsi). 6.2.  Chiunque  domanda  asilo  deve  provare  o  per  lo  meno  rendere  verosimile  la  sua  qualità  di  rifugiato.  Per  poter  ammettere  la  verosimiglianza,  ai  sensi  dell'art.  7 LAsi,  delle dichiarazioni  determinanti  rese  da  un  richiedente  l'asilo,  occorre  che  le  stesse  abbiano  insito  un  grado  di  convinzione  logica  tale  da  prevalere  in  modo  preponderante  sulla  possibilità  del  contrario,  così  che  quest'ultima  risulti  secondaria  (cfr. Giurisprudenza  ed  informazioni  della  Commissione  svizzera  di  ricorso  in  materia  di  asilo  [GICRA]  1993  n.  21).  In  altri  termini,  le  dichiarazioni  devono  essere  attendibili,  cioè  resistenti  alle  obiezioni,  precise, ovvero non generiche e non suscettibili di diversa interpretazione  (altrettanto o più verosimile), e concordanti, o meglio non in contrasto fra  loro  e  nemmeno  con altri  dati  o  elementi  certi.  Peraltro,  il  giudizio  sulla  verosimiglianza  deve  essere  il  frutto  di  una  valutazione  complessiva,  e  non  esclusivamente  atomizzata,  delle  singole  allegazioni  decisive,  in  modo da consentire di  limitare al minimo  il  rischio dell'approssimazione,  ovvero  il  pericolo  di  fondare  il  giudizio  valorizzando,  contro  indiscutibili  postulati  di  civiltà  giuridica,  semplici  impressioni  dell'autorità  giudicante  (cfr. GICRA 1995 n. 23). 6.3. Nella fattispecie,  le dichiarazioni del ricorrente in corso di procedura  si  esauriscono  in  mere  ed  imprecise  affermazioni  di  parte,  non  corroborate  dal  benché  minimo  elemento  di  seria  consistenza.  Inoltre,  l'insorgente si è  limitato a pure congetture, non  fondate su alcun  indizio  oggettivo, con riferimento agli evocati fatti.  In  primis,  il  Tribunale  constata  l'infondatezza  della  censura  ricorsuale  inerente l'operato dell'interprete, secondo cui egli non sarebbe sicuro che  quanto  rilettogli  dall'interprete  a  fine  audizione  corrisponda  a  quanto  effettivamente trascritto nel verbale, ritenuto che le sue dichiarazioni non  sarebbero state  tradotte e  l'interprete,  facendogli  segno con  le mani,  gli 

D­994/2010 Pagina 8 avrebbe più  volte  indicato  di  tacere,  nonché  consigliato  di modificare  le  sue deposizioni, rispettivamente gli avrebbe puntualmente comunicato di  tradurre  solo  in  parte  ciò  che  antecedentemente  avrebbe  affermato  (cfr. ricorso  pag. 4  e  verbale  2  pagg.  2­3).  Infatti,  il  ricorrente  avrebbe  potuto,  in ogni momento dell'audizione, segnalare  i  suoi dubbi,  sia nella  sua lingua rivolgendosi direttamente all'interprete, sia a gesti o, tutt'al più,  in  inglese,  lingua  di  cui  ha  dichiarato  possedere  alcune  conoscenze  (cfr. verbale 2 Q65). Per contro, egli non si è minimamente preoccupato  di  informare  nessuno  dei  sospetti  nutriti,  apportando  addirittura  la  sua  firma  in  calce  ad  ogni  pagina  del  verbale,  confermando,  in  tal  guisa,  la  conformità  dello  stesso  con  le  sue  dichiarazioni.  Pertanto,  il  suo  argomento  per  cui  non  avrebbe  potuto  entrare  in  comunicazione  con  l'auditrice, poiché non parlerebbe l'italiano e non sarebbe una persona da  ritenersi  "normale"  in  considerazione  delle  diverse  operazioni  a  cui  si  sarebbe sottoposto, non può essere ammesso. A ciò va aggiunto che non  vi  è  motivo  alcuno  di  dubitare  della  buona  fede,  imparzialità,  professionalità e capacità dell'interprete assegnatogli, così come del fatto  che  abbia  tradotto  fedelmente  quanto  riportato  dall'insorgente,  senza  influenzarlo nelle sue dichiarazioni e, infine, abbia proceduto alla rilettura  delle  stesse  in  conformità a quanto effettivamente  trascritto nel  verbale.  Ne discende  che non  vi  è motivo di  concludere all'esistenza di  un  vizio  grave  suscettibile  di  un  intervento  d'ufficio  da  parte  del  Tribunale  nel  senso  di  un  annullamento  del  provvedimento  litigioso,  rispettivamente  dell'esperimento di ulteriori atti istruttori.  Inoltre,  le dichiarazioni del medesimo  riguardo alla  vicenda a monte del  suo espatrio, risultano essere nel loro insieme inattendibili perché vaghe,  contraddittorie ed illogiche. In particolare, il ricorrente non è stato in grado  di  fornire  dettagli  particolareggiati,  in  relazione  alla  sua  asserita  esperienza  personale  con  la  religione  yezidi,  circa  il  credo  stesso  e  la  conversione  a  detta  religione  con  particolare  riferimento  alla  relativa  cerimonia ed alla pratica del culto (cfr. verbale 1 pag. 6 e verbale 2 Q84,  Q94­Q96, Q143­Q149). Egli si è limitato a riferire in maniera stereotipata  il  nome  del  dio  venerato  dagli  yezidi,  Malak  Taus,  e  ciò  che  esso  rappresenta  per  i  musulmani,  ovvero  il  diavolo  (cfr.  verbale  1  pag.  6  e  verbale  2  Q142),  informazioni  queste  facilmente  accessibili  e  di  conoscenza pubblica da parte dei curdi musulmani originari dell'Iraq. Tale  assenza  di  dettagli  nel  racconto  dell'insorgente  non  può  trovare  alcuna  giustificazione  nella  motivazione  che  l'avrebbe  indotto  a  convertirsi.  In  effetti, indipendentemente dall'avere deciso di cambiare religione non per  convinzione, ma con dei  fini meramente pratici, quali  il prosieguo di una  relazione amorosa, egli avrebbe dovuto approfondire le conoscenze della 

D­994/2010 Pagina 9 religione  che  si  apprestava  ad  adottare,  se  non  per  sua  convinzione  personale,  perlomeno  per  dimostrare  a  chi  di  dovere  il  suo  coinvolgimento  in  tale  processo.  In  aggiunta,  la  motivazione  alla  base  della sua conversione alla  religione yezidi, ovvero di poter continuare  la  relazione  extraconiugale  con  la  sua  amante,  non  collima  con  le  dichiarazioni  del  medesimo,  laddove  egli  ha  affermato  di  non  averla  nemmeno  informata  del  suo  divorzio  e  di  avergli  semplicemente  riferito  della  sua  intenzione  di  espatriare  (cfr.  verbale  2  Q134).  Peraltro,  è  contrario  ad  ogni  logica  dell'agire  che  il  ricorrente,  se  avesse  effettivamente  ottenuto  il  divorzio  e  si  fosse  convertito  per  amore  della  sua amante alla religione yezidi, sia espatriato da solo e di acchito, da un  lato,  basando  il  suo  timore  di  essere  ucciso  su  una mera  supposizione  personale, non avendo neppure subito alcuna minaccia (cfr. ibidem Q76,  Q107 e Q197) e, dall'altro lato, senza preoccuparsi della sua compagna.  Quest'ultima, d'altronde, se i fatti addotti dal ricorrente fossero realmente  accaduti,  ovvero  se  la  medesima,  di  religione  yezidi,  avesse  effettivamente  intrattenuto  una  relazione  con  un  uomo musulmano,  non  avrebbe di certo potuto accompagnarlo nei luoghi di pellegrinaggio yezidi,  affinché  egli  divenisse  yezidi  (cfr.  ibidem  Q84,  Q94),  ritenuta  segnatamente l'asserita inammissibilità per una yezidi di intrattenersi con  un musulmano e di costruire dei rapporti  interreligiosi (cfr. ibidem Q107).  Per  di  più,  si  è  contraddetto  circa  il  luogo  del  suo  divorzio  (B._______,  rispettivamente  D._______),  senza  saper  fornire  una  giustificazione  convincente  (cfr.  ibidem  Q187­Q188).  Peraltro,  l'insorgente  ha  fornito  versioni  discordanti  anche  in  merito  alle  modalità  con  cui  la  madre  avrebbe appreso della sua conversione, indicando che la stessa l'avrebbe  sentito  comunicare,  durante  un  colloquio  telefonico,  alla  fidanzata  di  avere cambiato fede (cfr. verbale 1 pag. 6), per poi affermare,  invece, di  ignorare come si fosse informata in proposito (cfr. verbale 2 Q84). Infine,  la  dichiarazione  durante  la  seconda  audizione,  secondo  cui  avrebbe  lasciato l'Iraq quattro o cinque giorni dopo il giorno in cui avrebbe firmato  il  divorzio e  lasciato  la casa di  famiglia  (cfr. verbale 2 Q156­Q157), non  coincide con  l'affermazione: "Quando  i miei  familiari hanno capito che  io  avevo cambiato  religione sono  fuggito. È successo due giorni prima del  mio  espatrio"  (cfr.  verbale  1  pag.  5).  A  differenza  di  quanto  pretende  l'autore del gravame (cfr. ricorso pag. 4), la frase riportata esprime infatti  inequivocabilmente  che  la  sua  famiglia  avrebbe  appreso  della  sua  conversione due giorni prima che lasciasse l'Iraq (rispettivamente che egli  avrebbe  lasciato  il  suo  Paese  due  giorni  dopo  tale  evento),  e  dagli  atti  nulla permette di ammettere la tesi ricorsuale secondo cui il lasso di due  giorni  riguarderebbe,  invece,  il  tempo  intercorso  dal  momento  dell'apprendimento da parte dei  familiari al momento della sua  fuga non 

D­994/2010 Pagina 10 dall'Iraq, bensì dalla casa natale. In conclusione, visto tutto quanto sopra  e senza che sia necessario menzionare ulteriori elementi d'inattendibilità  del  racconto  reso  dall'insorgente,  il  Tribunale  ritiene  che  l'UFM  ha  rettamente considerato che le dichiarazioni del medesimo non soddisfano  le condizioni di verosimiglianza previste dall'art. 7 LAsi.  6.4. Pertanto, il ricorso sul punto di questione dell'asilo, destituito di ogni e  benché minimo  fondamento, non merita  tutela e  la decisione  impugnata  va confermata. 7.  7.1. Se  respinge  la  domanda  di  asilo  o  non  entra  nel merito,  l'Ufficio  federale  pronuncia,  di  norma,  l'allontanamento  dalla  Svizzera  e  ne  ordina  l'esecuzione.  Tiene  però  conto  del  principio  dell'unità  della  famiglia (art. 44 cpv. 1 LAsi). 7.2.  Il  ricorrente  non  adempie  le  condizioni  in  virtù  delle  quali  l'UFM  avrebbe  dovuto  astenersi  dal  pronunciare  l'allontanamento  (artt. 14 cpv. 1 e 2  e  44  cpv.  1  LAsi  nonché  art.  32  dell'Ordinanza  1  sull'asilo  relativa  a  questioni  procedurali  dell'11  agosto  1999  [OAsi  1,  RS 142.311]; GICRA 2001 n. 21). 8.  8.1.1. L'esecuzione  dell'allontanamento  è  regolamentata  all'art.  83  della  legge  federale  del  16 dicembre 2005  sugli  stranieri  (LStr,  RS  142.20).  Giusta tale norma l'esecuzione dell'allontanamento deve essere possibile  (art. 83 cpv. 2 LStr), ammissibile (art. 83 cpv. 3 LStr) e ragionevolmente  esigibile  (art.  83  cpv.  4  LStr).  Conformemente  all'art.  83  cpv.  1  LStr,  al  quale rinvia l'art. 44 cpv. 2 LAsi, se l'esecuzione dell'allontanamento non  adempie  una  di  queste  condizioni  –  di  natura  alternativa  –  l'Ufficio  federale  disciplina  le  condizioni  di  soggiorno  conformemente  alle  disposizioni relative all'ammissione provvisoria LStr (cfr. GICRA 2006 n. 6  consid. 4.2. pag. 54 e seg.). La questione dell'ammissibilità, dell'esigibilità  e della possibilità dell'allontanamento deve essere esaminata d'ufficio ed  è  determinante  la  situazione  al  momento  della  presa  di  decisione  (cfr. sentenza del Tribunale D­3975/2007 del 15 giugno 2007 consid. 3.4;  WALTER KÄLIN,  Grundriss  des Asylverfahrens,  Basilea  e  Francoforte  sul  Meno  1990,  pag. 262).  Nel  caso  in  disamina,  è  sull'esigibilità  dell'esecuzione dell' allontanamento del ricorrente che il Tribunale intende  concentrare la sua analisi.

D­994/2010 Pagina 11 8.1.2.  Giusta  l'art.  83  cpv.  4  LStr,  l'esecuzione  non  può  essere  ragionevolmente esigibile qualora, nello Stato di origine o di provenienza,  lo  straniero  venisse  a  trovarsi  concretamente  in  pericolo  in  seguito  a  situazioni quali guerra, guerra civile, violenza generalizzata o emergenza  medica  (cfr.  DTAF 2007/10  e  relativi  riferimenti;  GICRA  2005  n.  24  consid 10.1). 8.1.3. L'UFM,  in qualità di autorità giudicante  in materia di asilo, deve  accertare  d'ufficio  in  modo  esatto  e  completo  i  fatti  giuridicamente  rilevanti (art. 106 cpv. 1 lett. b LAsi in combinazione con gli art. 12, 32  e  49  PA).  In  tale  ambito  deve  procurarsi  gli  atti  necessari  per  la  procedura,  chiarire  i  fatti  giuridicamente  rilevanti  e  portarne  la  prova  regolarmente  (cfr. ALFRED KÖLZ/ISABELLE HÄNER, Verwaltungsverfahren  und  Verwaltungsrechtspflege  des  Bundes,  2.  ed.,  Zurigo  1998,  pag. 97; GICRA 2004 n. 16 consid. 7a pag. 108). 8.1.4.  Secondo  la  giurisprudenza  del  Tribunale,  nella  zona  delle  tre  province curde del nord dell'Iraq (Duhok, Erbil e Suleimaniya), non vige,  al  momento,  una  situazione  di  violenza  generalizzata  e  la  situazione  politica  non  è  talmente  tesa  da  considerare  un  rimpatrio  come  generalmente  inesigibile.  Segnatamente,  lo  stato  della  sicurezza  è  più  stabile ed equilibrato rispetto al resto del Paese. Inoltre, la situazione dei  diritti dell'uomo è migliore rispetto alle zone nel sud e nel centro dell'Iraq.  In  particolare,  l'esecuzione  dell'allontanamento  verso  le  tre  province  curde è esigibile, di principio, per gli uomini curdi, non sposati,  in buona  salute  e  giovani,  a  condizione  che  la  persona  interessata  sia  originaria  della regione o vi abbia vissuto un lungo periodo e disponga di una rete  sociale, segnatamente famiglia, parenti o conoscenti, oppure di relazioni  con  i partiti al potere. Per  i curdi originari di una  regione a dominazione  curda al di fuori delle tre provincie di Duhok, Erbil e Suleimaniya ([…]) va  esaminato di caso in caso se gli stessi abbiano un diritto di risiedere nelle  citate  province  e  se  l'esecuzione  dell'allontanamento  sia  esigibile,  sulla  base  delle  condizioni  suesposte  (cfr.  DTAF  2008/5  consid.  7.5,  in  particolare 7.5.1 e 7.5.8, nonché relativi riferimenti). 8.1.5.  Nella  fattispecie,  la  constatazione  da  parte  dell'UFM  della  non­ provenienza  dell'insorgente  da  una  delle  tre  province  curde  risulta  lacunosa,  avuto  riguardo  agli  elementi  raccolti  in  corso  di  procedura,  i  quali  avrebbero  dovuto  fare  l'oggetto  di  maggiori  ed  approfondite  valutazioni. Innanzitutto, dagli atti del dossier emergono diversi aspetti del  racconto reso che conducono a dubitare seriamente della provenienza da  B._______,  rispettivamente  della  non  provenienza  da  una  delle  tre 

D­994/2010 Pagina 12 province nord­irachene del ricorrente. Peraltro, tali elementi non appaiono  essere  stati  minimamente  presi  in  considerazione  dall'UFM  nella  ponderazione di tutti quegli aspetti tendenti a determinare la provenienza  effettiva  del  ricorrente  ed  a  fondarne  la  convinzione  stessa  dell'autorità  inferiore. A titolo di esempio,  il medesimo ha dichiarato di essere nato a  B._______,  dove  sarebbe  registrato,  e  che  i  suoi  genitori  sarebbero  di  etnia curda, come lui, originari di E._______ nella provincia di F._______  (cfr.  verbale  1  pag.  2  e  verbale  2  Q31  e  Q34).  Tuttavia,  egli  non  ha  prodotto alcun documento di identità suscettibile di indicare la sua identità  e  la  sua  provenienza,  affermando  che  il  suo  passaporto  l'avrebbe  ottenuto  ad  C._______  e  la  sua  carta  di  identità  a  B._______  (cfr. verbale 1  pagg.  1­3).  Inoltre,  malgrado  sia  stato  testato  che  egli  conosca  bene  l'arabo,  il  ricorrente  ha  dichiarato  di  aver  frequentato  le  scuole  nella  sua  lingua madre,  ovvero  il  curdo  (cfr.  verbale  1  pag.  2  e  verbale 2 Q58­59). D'altronde, nonostante abbia apparentemente indicato  il  nome  di  un  quartiere  e  di  un  ospedale  a  B._______  (cfr.  verbale  1  pag. 2 e verbale 2 Q50 e Q171), l'insorgente non ha fornito dei riferimenti  di  detta  città  suscettibili  di  essere  riconosciuti,  quali  i  nomi  dei  ponti,  di  una  scuola  e  di  una  caserma  (cfr.  verbale  2  Q58­Q60  e  Q73­Q74).  In  merito a  tali  aspetti,  l'UFM non ha menzionato o  fornito alcun elemento  circa  un'eventuale  ponderazione.  In  altri  termini,  non  ha  reso  alcuna  spiegazione, motivazione o passaggio argomentativo riguardo al percorso  seguito per giungere al suo convincimento in merito alla non provenienza  del  ricorrente  da  una  delle  tre  province  nord  irachene,  fornendo  una  motivazione non adeguata e andando a ledere l'esercizio del controllo da  parte del Tribunale. In effetti, non è chiaro quali siano le ragioni precise e  le  fonti  su cui  l'UFM  fonda  il proprio convincimento circa  la provenienza  del  ricorrente  e,  conseguentemente,  per  il  Tribunale  non  è  possibile  esprimere il sindacato di legittimità della decisione impugnata sul punto di  questione dell'esecuzione dell'allontanamento. Inoltre,  qualora  fosse  effettivamente  accertato  che  il  ricorrente  non  è  originario di  una delle  tre provincie  curde nord  irachene,  l'UFM dovrà  verificare se  la  rete sociale  (già menzionata dall'autorità  inferiore) del  ricorrente è disposta ad accoglierlo ed in grado di farlo, se l'insorgente  ha  vissuto  a  lungo  in  dette  provincie,  rispettivamente  se  ha  effettivamente  il  diritto  di  risiedervi,  in  quanto  curdo  proveniente  da  B._______, ed  infine se  l'esecuzione dell'allontanamento,  in base alla  giurisprudenza  del  Tribunale  ed  alle  verifiche  intraprese,  è  ragionevolmente esigibile in casu. 

D­994/2010 Pagina 13 Visto quanto esposto, dunque, l'UFM non poteva limitarsi a considerare –  sia  nel  merito,  che  nella  motivazione  della  decisione  impugnata  –  che  l'allontanamento  del  ricorrente  nella  provincia  di  Erbil  fosse  ragionevolmente esigibile.  8.1.6.  Pertanto,  la  decisione  impugnata  in  materia  di  esecuzione   dell'allontanamento incorre nell'annullamento. 9.  9.1. Quando il Tribunale annulla una decisione, esso – conformemente al  principio  dell'effetto  riformatorio  –  di  regola  si  sostituisce  all'autorità  inferiore  e  giudica  direttamente  nel  merito  o,  eccezionalmente,  può  rinviare  la causa, con  istruzioni vincolanti, all'autorità  inferiore per nuovo  giudizio  (art.  61  cpv.  1  PA;  MADELEINE  CAMPRUBI,  in:  Auer/Müller/Schindler  (edit.),  Kommentar  zum  Bundesgesetz  über  das  Verwaltungsverfahren  (VwVG),  Zurigo  2008,  n.  1  e  7  ad  art.  6;  ULRICH  HÄFELIN / GEORG MÜLLER / FELIX UHLMANN, Allgemeines Verwaltungsrecht,  5a  ed.,  Zurigo  2006,  n.  1977  pag.  418),  in  particolare,  se  gli  atti  sono  completi  o  comunque  sufficienti  a  statuire  sull'applicazione  del  diritto  federale  (cfr. sentenza  del  Tribunale  D­6735/2006  del  25 luglio 2007  consid. 11 e relativo riferimento).  9.2.  Nella  fattispecie,  in  considerazione  di  quanto  precedentemente  ritenuto  (cfr.  consid. 8.3.4­8.3.6), gli atti non sono completi e comunque  sufficienti a statuire sull'applicazione del diritto federale. Di conseguenza,  il  Tribunale  non  può  sostituirsi  all'autorità  inferiore.  Gli  atti  di  causa,  pertanto,  sono  rinviati  a  detta  autorità,  affinché  la  stessa  proceda,  in  termini ragionevoli (art. 29 cpv. 1 Cost.) a completare l'accertamento dei  fatti  determinanti  ed  a  pronunciare  una  nuova  decisione  rispettosa  dei  considerandi della presente sentenza di cassazione. In particolare, l'UFM  viene  invitato  ad  effettuare  le  dovute  e  necessarie  indagini  per  statuire  sulla  provenienza  del  ricorrente,  nonché  sull'esigibilità  del  suo  allontanamento  in  Iraq,  rispettivamente  in una delle  tre  regioni  del Nord  iracheno.  9.3. Di conseguenza, conto tenuto di quanto precede, il ricorso in merito  all'esecuzione dell'allontanamento del ricorrente nel suo Paese di origine,  è accolto ed i punti 4 e 5 del dispositivo della decisione impugnata sono  annullati.

D­994/2010 Pagina 14 10.  10.1.  Visto  l'esito  della  procedura,  non  si  prelevano  spese  processuali  (art. 63 cpv. 1 PA).  10.2.  Infine,  considerato  che  il  ricorrente  è  difeso  da  un mandatario,  si  giustifica l'attribuzione di un'indennità a titolo di spese ripetibili (art. 64 PA  e art. 7 e segg. del  regolamento sulle  tasse e sulle spese  ripetibili nelle  cause  dinanzi  al  Tribunale  amministrativo  federale  del  21 febbraio 2008  [TS­TAF, RS 173.320.2]). La stessa, in assenza di una nota dettagliata, è  fissata  d'ufficio,  conto  tenuto  del  lavoro  effettivo  ed  utile  svolto  dal  rappresentante  dell'insorgente  (art.  14  cpv.  2  TS­TAF).  Segnatamente,  sulla  base  degli  atti  di  causa  del  caso  in  esame,  il  lavoro  svolto  dal  mandatario  è  calcolato  in  otto  ore  di  lavoro.  Ritenuta  la  soccombenza  parziale  del  ricorrente  ne  vengono  riconosciute  solo  la  metà,  ovvero  quattro ore di  lavoro  le quali  –  secondo una  tariffa oraria di CHF 100.­,  non  essendo  il  mandatario  un  avvocato  (art.  10  cpv.  2  TS­TAF) –  corrispondono alla  somma di CHF 400.­,  a  titolo  di  indennità  per  spese  ripetibili. (dispositivo alla pagina seguente)

D­994/2010 Pagina 15 Per  questi  motivi,  il  Tribunale  amministrativo  federale  pronuncia: 1.  Il  ricorso,  sul  punto  di  questione  dell'esecuzione  dell'allontanamento,  è  accolto. Per il resto, è respinto. 2.  I punti 4 e 5 della decisione impugnata sono annullati. 3.  Gli  atti  di  causa  sono  rinviati  all'autorità  inferiore  affinché  proceda  al  completamento dell'istruttoria ed alla pronuncia di una nuova decisione ai  sensi dei considerandi. 4.  Non si prelevano spese processuali.  5.  L'UFM rifonderà al ricorrente CHF 400.­ a titolo di spese ripetibili. 6.  Questa  sentenza  è  comunicata  al  ricorrente,  all'UFM  e  all'autorità  cantonale competente.  Il presidente del collegio: La cancelliera: Pietro Angeli­Busi Antonella Guarna  Data di spedizione:

D-994/2010 — Bundesverwaltungsgericht 21.11.2011 D-994/2010 — Swissrulings