Skip to content

Bundesverwaltungsgericht 03.10.2011 D-8842/2010

3 ottobre 2011·Italiano·CH·CH_BVGE·PDF·1,186 parole·~6 min·1

Riassunto

Asilo (non entrata nel merito / safe country) e allontanamento | Asilo (non entrata nel merito) ed allontanamento; decisione dell'UFM del 17 dicembre 2010

Testo integrale

Bundesve rwa l t ungsge r i ch t T r i buna l   adm in istratif   f édé ra l T r i buna l e   ammin istrati vo   f ede ra l e T r i buna l   adm in istrativ   f ede ra l Corte IV D­8842/2010 Sen tenza   d e l   3   ottobre   2011 Composizione Giudici Pietro Angeli­Busi (presidente del collegio),  Jean­Pierre Monnet e Daniele Cattaneo, cancelliere Andrea Pedrazzini. Parti A._______, nato il (…), Benin,   ricorrente,  contro Ufficio federale della migrazione (UFM), Quellenweg 6, 3003 Berna,    autorità inferiore.  Oggetto Asilo (non entrata nel merito) ed allontanamento; decisione dell'UFM del 17 dicembre 2010 / N (…).

D­8842/2010 Pagina 2 Visto: la  domanda  di  asilo  che  il  ricorrente  ha  presentato  in  data  (…)  in  Svizzera, i  verbali  di  audizione  del  16 maggio  2008  (di  seguito:  verbale  1)  e  del  24 novembre 2009 (di seguito: verbale 2), la decisione dell'UFM del 16 settembre 2010, in lingua francese, notificata  al  ricorrente  il  21 settembre  2010  (cfr.  risultanze  processuali),  con  la  quale detto ufficio non è entrato nel merito della citata domanda di asilo ai  sensi  dell'art. 34 cpv. 1  della  legge  del  26  giugno  1998  sull'asilo  (LAsi,  RS 142.31)  ed  ha  pronunciato  l'allontanamento,  nonché  l'esecuzione  dell'allontanamento del richiedente dalla Svizzera, il  conferimento  in  data  27  settembre  2010  al  signor  B._______  del  mandato di rappresentanza giuridica nella presente procedura di asilo, il ricorso dell'interessato del 28 settembre 2010, la  nuova  decisione  dell'UFM  del  17  dicembre  2010  (notificata  all'interessato  il  22  dicembre  2010)  di  non  entrata  nel  merito  ai  sensi  dell'art.  34  cpv.  1  LAsi,  in  lingua  italiana,  che  annulla  e  rimpiazza  la  decisione del 16 settembre 2010,  il nuovo ricorso inoltrato dal ricorrente il 28 dicembre 2010 (cfr. timbro del  plico raccomandato) contro la nuova decisione dell'UFM di cui sopra, le osservazioni dell'UFM del 28 gennaio 2011, la  decisione  del  Tribunale  del  10  maggio  2011,  mediante  la  quale  il  ricorso dell'interessato del 28 settembre 2010 è stato stralciato dai ruoli, la decisione incidentale del medesimo giorno con la quale il Tribunale ha  autorizzato il ricorrente a soggiornare in Svizzera fino a conclusione della  procedura ed ha rinunciato alla percezione di un anticipo equivalente alle  presumibili spese processuali, lo scritto del ricorrente del 25 maggio 2011,

D­8842/2010 Pagina 3 lo  scritto  dell'UFM  del  27  giugno  2011,  trasmesso  per  informazione  al  ricorrente il 29 giugno 2011, i  fatti  del  caso  di  specie  che,  se  necessari,  verranno  ripresi  nei  considerandi che seguono, e considerato: che  le  procedure  in materia  di  asilo  sono  rette  dalla  legge  federale  del  20 dicembre 1968 sulla procedura amministrativa (PA, RS 172.021), dalla  legge  del  17  giugno  2005  sul  Tribunale  amministrativo  federale  (LTAF,  RS 173.32) e dalla legge del 17 giugno 2005 sul Tribunale federale (LTF,  RS  173.110),  in  quanto  la  legge  del  26  giugno  1998  sull'asilo  (LAsi,  RS 142.31) non preveda altrimenti (art. 6 LAsi), che  il  Tribunale  giudica  definitivamente  i  ricorsi  contro  le  decisioni  dell'UFM in materia di asilo, salvo se è stata depositata una domanda di  estradizione  da  parte  dello  Stato  abbandonato  dal  richiedente  l'asilo  in  cerca di protezione (art. 31 e art. 33  lett. d LTAF, nonché art. 105 LAsi e  art. 83 lett. d cifra 1 LTF), che vi è motivo di entrare nel merito del ricorso che adempie le condizioni  di  ammissibilità  di  cui  all'art. 48  cpv. 1  e  all'art. 52  PA  nonché  all'art. 108 cpv. 2 LAsi,  che, giusta l'art. 33a cpv. 2 PA, applicabile per rimando dell'art. 6 LAsi e  dell'art.  37  LTAF,  nei  procedimenti  su  ricorso  è  determinante  la  lingua  della  decisione  impugnata;  che,  se  le  parti  utilizzano  un'altra  lingua,  il  procedimento può svolgersi in tale lingua, che, nel caso concreto, la decisione impugnata è stata resa in italiano ed  il  ricorso  è  stato  presentato  in  tale  lingua;  che,  pertanto,  la  presente  sentenza va redatta in italiano, che,  nell'ambito  delle  audizioni  sui  motivi  di  asilo,  il  ricorrente  ha  dichiarato di essere cittadino del Benin, di etnia (…), nato a C._______,  dove ha avuto domicilio fino a quando sarebbe espatriato, in giovane età,  verso la D._______,

D­8842/2010 Pagina 4 che  l'interessato  sarebbe  espatriato  insieme  a  sua  madre,  dopo  che  quest'ultima  avrebbe  appreso  dalla  televisione  che  suo marito  (il  padre  dell'interessato), accusato di furto, sarebbe stato ucciso dalla polizia, che il giorno stesso avrebbero viaggiato su un camion fino ad un campo  in  D._______,  senza  subire  controlli,  dove  sarebbero  rimasti  per  un  periodo  indeterminato  prima  di  imbarcarsi  per  l'Europa;  che  durante  il  viaggio la madre dell'interessato sarebbe deceduta, che,  nella  decisione  del  17  dicembre  2010,  l'UFM ha  constatato,  da  un  lato,  che  il  Consiglio  federale  ha  inserito  il  Benin  nel  novero  dei  Paesi  sicuri  e,  dall'altro,  che  dall'incarto  non  emergerebbero  indizi  atti  a  confutare la presunzione di assenza di persecuzioni dell'art. 6a cpv. 2 lett.  a  LAsi,  in  quanto  il  resoconto  dell'interessato  sarebbe  stereotipato,  irrealistico, contraddittorio e poco circostanziato e poiché l'insorgente non  avrebbe  fatto  valere  un  timore  attuale  di  persecuzione  nel  Paese  di  origine, che, di conseguenza, l'UFM non è entrato nel merito della citata domanda  ai sensi dell'art. 34 cpv. 1 LAsi; che l'autorità inferiore ha pure pronunciato  l'allontanamento  del  ricorrente  dalla  Svizzera  e  ne  ha  ordinato  l'esecuzione siccome lecita, esigibile e possibile,  che,  nel  ricorso,  l'insorgente  fa  valere  che  la  decisione  del  17 dicembre 2010  dovrebbe  essere  annullata,  poiché  gli  sarebbe  stata  notificata  direttamente  e  non  al  suo  rappresentante  legale  ed  avrebbe  costretto  il  ricorrente  ad  aprire  una  nuova  vertenza,  avendo  l'UFM  annullato  la  decisione  del  16  settembre  2010;  che  invoca,  inoltre,  l'esistenza indizi di persecuzione tali da capovolgere la presunzione di cui  all'art. 6a cpv. 2 lett. a LAsi ed afferma che le sue allegazioni dovrebbero  essere  ritenute  verosimili,  visto  che  non  emergerebbero  contraddizioni;  che,  in aggiunta,  in caso di  ritorno nel suo Paese di origine,  il  ricorrente  rischierebbe  di  essere  sottoposto  a  trattamenti  inumani  e  degradanti  proibiti  dall'art.  3  della  Convenzione  del  4  novembre  1950  per  la  salvaguardia dei diritti dell’uomo e delle  libertà  fondamentali (CEDU, RS  0.101);  che,  non  da  ultimo,  occorrerebbe  prendere  in  considerazione  il  fatto che egli non disporrebbe più, nel suo Paese di origine, di una  rete  familiare;  che,  pertanto,  l'allontanamento  non  sarebbe  ragionevolmente  esigibile, che,  in  conclusione,  il  ricorrente  ha  chiesto,  in  via  principale,  l'annullamento  della  decisione  impugnata  e  la  trasmissione  degli  atti 

D­8842/2010 Pagina 5 all'autorità  inferiore  per  una  nuova  decisione  nel  merito  della  sua  domanda  di  asilo  e,  in  via  sussidiaria,  la  concessione  dell'ammissione  provvisoria;  che  ha,  altresì,  presentato  una  domanda  di  esenzione  dal  versamento  di  un  anticipo  a  copertura  delle  presumibili  spese  processuali, che,  innanzitutto,  la notifica della decisione del 17 dicembre 2010, come  pure ha riconosciuto l'UFM (cfr. osservazioni del 28 gennaio 2011), non è  avvenuta correttamente, poiché avrebbe dovuto essere effettuata presso  il  mandatario  dell'interessato,  conformemente  all'art.  11  cpv.  3  PA  e  all'art. 12 LAsi; che tale errore non ha però arrecato alcun pregiudizio al  ricorrente,  prova  ne  è  che  ha  potuto  inoltrare  tempestivamente  ricorso;  che, pertanto, tale vizio è da considerarsi sanato, che,  peraltro,  l'annullamento  da  parte  dell'UFM  della  decisione  del  16  settembre 2010,  la sostituzione con una nuova e la notifica direttamente  al  ricorrente,  sulla  base  della  quale  il  ricorrente  si  è  visto  costretto  ad  inoltrare un nuovo ricorso, non possono essere considerati un motivo di  annullamento  della  decisione  del  17  dicembre  2010;  che,  infatti,  tale  maniera di procedere non ha impedito al ricorrente di esercitare appieno i  suoi diritti nella procedura di ricorso nella fattispecie, che, giusta l’art. 34 cpv. 1 LAsi, non si entra nel merito di una domanda di  asilo, se il richiedente proviene da uno Stato che il Consiglio federale ha  designato  come  sicuro  secondo  l'art. 6a  cpv. 2  lett. a  LAsi,  a meno  che  non risultino indizi di persecuzione,  che,  da  un  lato,  giova  rilevare  che  allorquando  il  Consiglio  federale  ha  inserito  un Paese  nel  novero  dei Paesi  sicuri,  sussiste  di massima una  presunzione di  assenza di  persecuzioni  in detto Paese;  che  incombe al  richiedente l’asilo di invalidare siffatta presunzione per quanto attiene alla  sua situazione personale,  che,  dall'altro  lato,  la  nozione  di  indizi  di  persecuzione  ai  sensi  dell’art. 34 cpv. 1 LAsi si intende in senso lato: comprende non soltanto i  seri pregiudizi previsti dall’art. 3 LAsi, ma pure gli ostacoli all’esecuzione  dell’allontanamento,  di  cui  all’art. 44  cpv. 2  LAsi,  imputabili  all'agire  umano  (cfr. Giurisprudenza ed  informazioni della Commissione svizzera  di ricorso in materia di asilo [GICRA] 2003 n. 18), 

D­8842/2010 Pagina 6 che,  per  ammettere  l'esistenza  di  indizi  di  persecuzione  che  implicano  l'entrata  nel  merito  di  una  domanda  di  asilo,  vale  un  grado  di  verosimiglianza ridotto (cfr. GICRA 2004 n. 35 consid. 4.3 pag. 247), che,  siccome  il  Consiglio  federale  ha  effettivamente  inserito,  in  data  1° gennaio  2007,  il  Benin  nel  novero  dei  Paesi  esenti  da  persecuzioni,  sussiste di massima una presunzione di assenza di persecuzioni in detto  Paese,  che,  nella  fattispecie,  il  ricorrente  non  è  riuscito  ad  invalidare  la  presunzione di assenza di persecuzioni, ritenuto segnatamente che dagli  atti  di  causa non emergono  indizi di persecuzione;  che,  in particolare,  il  ricorrente non ha presentato, all'infuori di generiche censure, argomenti o  prove suscettibili di giustificare una diversa valutazione, rispetto a quella  di  cui  all'impugnata  decisione;  che  le  allegazioni  decisive  in  materia  di  asilo  si  esauriscono,  infatti,  in  mere  affermazioni  di  parte  talvolta  lacunose, talvolta contraddittorie che minano la credibilità del racconto, che, a titolo di esempio,  il ricorrente non ha saputo indicare l'anno in cui  sarebbe  espatriato  (cfr.  verbale  1,  pag.  1),  né  quanti  anni  aveva  a  quell'epoca (cfr. verbale 2, pag. 4, Q33), né il nome della città vicino alla  quale  avrebbe  vissuto  in  D._______  (cfr.  verbale  1,  pag.  1;  verbale  2,  pag.  5,  Q47),  né  il  nome  del  campo  in  cui  avrebbe  soggiornato  (cfr.  verbale 1, pag. 6), né quanto sarebbe durato il suo tragitto dal Benin alla  D._______ (cfr. ibidem), né quanto tempo sarebbe rimasto in D._______,  adducendo dapprima di esservi stato tre mesi (cfr. verbale 1, pag. 1) e, in  seguito, affermando di non saperlo,  rispettivamente, di avervi  vissuto  "a  lungo", o non rispondendo alla domanda (cfr. verbale 2, pag. 7, Q76­77);  che, l'insorgente, inoltre, non è stato in grado di fornire l'anno dell'allegata  uccisione  del  padre  (cfr.  verbale  1,  pag.  5),  né  la  data  in  cui  il  suo  genitore sarebbe stato arrestato (cfr. verbale 2, pag. 7, Q70), che,  peraltro,  nell'ambito  delle  audizioni,  egli  non  ha  fatto  valere  alcun  timore  né  di  persecuzione,  né  di  subire  trattamenti  proibiti  dall'art. 3 CEDU;  che,  infatti,  egli  ha  affermato  di  essere  espatriato  da  bambino,  su  decisione  della  madre  che,  a  seguito  dell'uccisione  del  marito  (e padre del  ricorrente)  da parte della  polizia,  avrebbe  temuto di  essere accusata di complicità (cfr. verbale 1, pag. 5); che,  in aggiunta,  il  ricorrente  stesso  ha  affermato  di  non  aver  avuto,  personalmente,  problemi  in  Benin  che  l'avrebbero  spinto  ad  espatriare  (cfr.  verbale  2,  pag. 7, Q 66),

D­8842/2010 Pagina 7 che, in considerazione di quanto suesposto, non appaiono sussistere seri  pregiudizi ai sensi dell'art. 3 LAsi, che  non  emergono  dalle  carte  processuali  neppure  elementi  da  cui  desumere  che  l'esecuzione  dell'allontanamento  del  ricorrente  in  Benin  possa  violare  l'art. 25 cpv. 2  della  Costituzione  federale  della  Confederazione  Svizzera  del  18 aprile 1999  (Cost.,  RS  101),  l'art. 33  della  convenzione  del  28  luglio  1951  sullo  statuto  dei  rifugiati  (Conv., RS 0.142.30),  l'art. 5  LAsi  (divieto  di  respingimento)  nonché  l'art. 83  cpv. 3  della  legge  federale  del  16 dicembre  2005  sugli  stranieri  (LStr,  RS  142.20)  o  esporre  il  ricorrente  in  patria  al  rischio  reale  ed  immediato  di  trattamenti  contrari  all'art. 3  CEDU,  o  all'art. 3  della  convenzione  del  10 dicembre 1984  contro  la  tortura  ed  altre  pene  o  trattamenti crudeli, inumani o degradanti (Conv. tortura, RS 0.105), che,  quanto  agli  ostacoli  all'esecuzione  dell'allontanamento  riconducibili  all'art.  44  cpv.  2  LAsi  e  all'art.  83  cpv.  4  LStr,  in  Benin  non  vige  attualmente  una  situazione  di  guerra,  guerra  civile  o  violenza  generalizzata che coinvolga  l'insieme della popolazione nella  totalità del  territorio nazionale, che,  nel  caso  di  specie,  non  risultano  manifestamente  esservi  indizi  di  persecuzione ai sensi dell'art. 34 cpv. 1 LAsi, che,  di  conseguenza,  l'UFM  rettamente  non  è  entrato  nel  merito  della  domanda di  asilo  secondo  l'art. 34  cpv. 1  LAsi,  di modo  che,  su questo  punto,  il  ricorso,  destituito  di  ogni  e  benché  minimo  fondamento,  non  merita tutela e la decisione impugnata va confermata, che  il  ricorrente  non  adempie  le  condizioni  in  virtù  delle  quali  l'UFM  avrebbe dovuto astenersi dal pronunciare l'allontanamento dalla Svizzera  (art. 14,  art. 44  cpv. 1  LAsi  nonché  art. 32  dell'Ordinanza  1  sull’asilo  relativa a questioni procedurali dell’11 agosto 1999 (OAsi 1, RS 142.311),  che  dalle  carte  processuali  non  emergono  neppure  ostacoli  dal  profilo  dell'esigibilità  dell'allontanamento  quanto  alla  situazione  personale  del  ricorrente;  che,  infatti,  egli  è  giovane,  celibe  senza  né  figli,  né  oneri  familiari e con una formazione scolastica, seppur elementare; che, inoltre,  benché  egli  adduca  di  non  avere  una  rete  socio­familiare  in  loco,  il  ricorrente ha vissuto a C._______ dalla nascita fino al suo espatrio verso  la  D._______;  che,  inoltre,  può  essere  richiesto  un  certo  sforzo  alle  persone di cui  l'età e  lo stato di salute  lo permettono,  in caso di  ritorno, 

D­8842/2010 Pagina 8 per sormontare le difficoltà iniziali per trovarsi un alloggio e un lavoro che  assicuri  loro un minimo vitale  (cfr.  in particolare DTAF D­4680/2006 del  14 aprile 2010, consid. 6.4.2 e D­5660/2006 del 23 febbraio 2010, consid.  6.3.3 e giurisprudenza citata; cfr. nello stesso senso GICRA 1994 n° 18  consid. 4 p.143); che, infine, il ricorrente potrà, se necessario, richiedere  un adeguato aiuto al ritorno ai sensi dell'art. 93 cpv. 1 lett. d LAsi, che  il  ricorrente  non ha,  altresì,  preteso  nel  gravame di  soffrire  di  gravi  problemi di salute che possano giustificare la sua ammissione provvisoria  (cfr.  GICRA 2003 n. 24),  senza  che  da  un  esame  d'ufficio  degli  atti  di  causa  emerga  la  necessità  di  una  permanenza  in  Svizzera  per  motivi  medici, che, per le ragioni sopraindicate, l'autorità inferiore ha rettamente ritenuto  ammissibile e ragionevolmente esigibile l'esecuzione dell'allontanamento, che, infine, non risultano impedimenti neppure dal profilo della possibilità  dell'esecuzione  dell'allontanamento  (art. 44  cpv. 2  LAsi  ed  art. 83  cpv. 2  LStr);  che  il  ricorrente,  usando  la  necessaria  diligenza,  potrà  procurarsi  ogni documento  indispensabile al  rimpatrio  (art. 8 cpv. 4 LAsi; cfr. DTAF  2008/34 consid. 12 pagg. 513­515); che l'esecuzione dell'allontanamento  è dunque pure possibile, che,  di  conseguenza,  anche  in  materia  di  allontanamento  e  relativa  esecuzione, il gravame va disatteso e la querelata decisione confermata, che, visto l'esito della procedura le spese processuali, di CHF 600.­, che  seguono  la  soccombenza,  sono  poste  a  carico  del  ricorrente  (art. 63 cpv. 1  e  cpv. 5  PA  nonché  art. 3  lett. a  del  regolamento  sulle  tasse  e  sulle  spese  ripetibili  nelle  cause  dinanzi  al  Tribunale  amministrativo federale del 21 febbraio 2008 [TS­TAF, RS 173.320.2]), (dispositivo alla pagina seguente)

D­8842/2010 Pagina 9 Per questi motivi, il Tribunale amministrativo federale  pronuncia: 1.  Il ricorso è respinto. 2.  Le  spese  processuali,  di CHF 600.­,  sono  poste  a  carico  del  ricorrente.  Tale  ammontare  dev'essere  versato  alla  cassa  del  Tribunale  amministrativo  federale,  entro  un  termine  di  30  giorni  dalla  spedizione  della presente sentenza. 3.  Questa  sentenza  è  comunicata  al  ricorrente,  all'UFM  e  all'autorità  cantonale competente. Presidente del collegio: Il cancelliere: Pietro Angeli­Busi Andrea Pedrazzini Data di spedizione:

D-8842/2010 — Bundesverwaltungsgericht 03.10.2011 D-8842/2010 — Swissrulings