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Bundesverwaltungsgericht 02.08.2011 D-7589/2009

2 agosto 2011·Italiano·CH·CH_BVGE·PDF·2,146 parole·~11 min·1

Riassunto

Asilo e allontanamento | Asilo ed allontanamento; decisione dell'UFM del 29 ottobre 2009

Testo integrale

Bundesve rwa l t ungsge r i ch t T r i buna l   adm in istratif   f édé ra l T r i buna l e   ammin istrati vo   f ede ra l e T r i buna l   adm in istrativ   f ede ra l Corte IV D­7589/2009 Sen tenza   d e l   2   a go s t o   2011 Composizione Giudici Pietro Angeli­Busi (presidente del collegio),  Gérard Scherrer, Gérald Bovier,  cancelliera Lydia Lazar Köhli. Parti A._______, nata il (…), dichiaratasi cittadina eritrea, ricorrente,  contro Ufficio federale della migrazione (UFM),  Quellenweg 6, 3003 Berna, autorità inferiore. Oggetto Asilo ed allontanamento;  decisione dell'UFM del 29 ottobre 2009 / N (…).

D­7589/2009 Pagina 2 Fatti: A.  Il (…), la richiedente ha presentato una domanda di asilo in Svizzera. Ha  dichiarato,  in  sostanza  e  per  quanto  è  qui  di  rilievo  (cfr.  verbali  di  audizione del 22 dicembre (…) [di seguito: verbale 1], rispettivamente del  7   e  11 agosto  (…)  [di  seguito:  verbale  2])  di  essere  cittadina  eritrea di  etnia  (…)  e  religione  (…),  nata  nel  (…)  da  madre  etiope  e  da  padre  eritreo. Ha affermato di essere vissuta in Etiopia e di aver frequentato le  scuole  fino  all'età  di  (…)  anni,  quando,  a  causa  di  una  gravidanza  extraconiugale, sarebbe stata cacciata dalla casa famigliare e si sarebbe  trasferita  a B._______  (Etiopia),  dove  si  sarebbe  prostituita  di  nascosto  per  mantenere  se  stessa  e  sua  figlia,  alloggiando  presso  famigliari  o  amici. Nel (…), il padre ed i fratelli sarebbero stati espulsi in Eritrea e da  allora non ne avrebbe più avuto notizia. Nel (…), a seguito di un ordine di  espulsione  verso  l'Eritrea  da  parte  delle  autorità  etiopi  giacché  di  nazionalità eritrea, si sarebbe trasferita da sola in C._______ su consiglio  dello zio materno, affidando la figlia alla madrina. Il suo soggiorno in detto  Paese sarebbe durato (…) anni. Nel (…), a seguito dell'arresto in ragione  della  sua  attività  quale  prostituta  e  delle  violenze  subite  in  carcere  da  parte  di  membri  del  corpo  militare,  avrebbe  deciso  di  lasciare  il  C._______ per la D._______. A causa dell'entrata illegale in detto Paese,  sarebbe  stata  imprigionata  per  (…)  mesi  e  avrebbe  dovuto  offrire  prestazioni  sessuali  ai  responsabili  della  struttura  carceraria.  Approfittando  di  un'uscita  concessale,  sarebbe  fuggita  dal  penitenziario  ed avrebbe lasciato la D._______ unitamente ad un gruppo di persone a  lei  sconosciute.  Dopo  aver  raggiunto  la  E._______  (Italia)  in  nave,  avrebbe varcato  illegalmente  il confine svizzero il (…). La richiedente ha  dichiarato  di  non  volere  fare  ritorno  in  Etiopia  per  il  timore  di  essere  dapprima  incarcerata  e,  successivamente,  espulsa  in  Eritrea,  rispettivamente  di  non  potersi  recare  in  detto  Paese,  in  quanto  vi  regnerebbe la guerra e non vi conoscerebbe nessuno. Fino ad oggi, non  ha presentato alcun documento di identità.  B.  Tramite  decisione  del  29  ottobre  2009,  notificata  all'interessata  il  5 novembre  2009,  l'UFM  ha  respinto  la  succitata  domanda  di  asilo,  pronunciando  nel  contempo  l'allontanamento  dalla  Svizzera  e  l'esecuzione dell'allontanamento verso l'Etiopia siccome lecita, esigibile e  possibile.

D­7589/2009 Pagina 3 C.  Il 7 dicembre 2009, la richiedente ha inoltrato ricorso dinanzi al Tribunale  amministrativo  federale  (di  seguito:  il  Tribunale)  contro  la  predetta  decisione  dell'UFM,  chiedendo,  in  via  principale,  l'annullamento  del  provvedimento impugnato, la concessione dell'asilo e, in via subordinata,  dell'ammissione  provvisoria.  Ha  altresì  presentato  una  domanda  di  assistenza  giudiziaria  parziale,  nel  senso  dell'esenzione  dal  pagamento  delle spese processuali, nonché dell'anticipo a copertura delle stesse. D.  Tramite  decisione  incidentale  del  15  dicembre  2009,  il  Tribunale  ha  autorizzato  la  ricorrente  a  soggiornare  in  Svizzera  fino  al  termine  della  procedura  ed  ha  rinunciato,  ritenuta  la  sussistenza  di  motivi  particolari  (art.  63  cpv.  4  della  legge  federale  sulla  procedura  amministrativa  del  20 dicembre  1968  [PA,  RS  172.021]),  a  chiedere  il  versamento  di  un  anticipo a copertura delle presumibili spese giudiziarie. In stessa data, ha  invitato l'autorità inferiore ad esprimersi sul ricorso.  E.  Tramite  risposta  del  22  dicembre  2009,  inviata  per  informazione  all'insorgente  il  giorno  seguente,  l'UFM  ha  proposto  la  reiezione  del  gravame. F.  Con  lettera  del  18  marzo  2011,  la  ricorrente  ha  versato  agli  atti  copia  della  carta  d'identità  eritrea  del  padre,  con  corrispettiva  traduzione  in  italiano. G.  Tramite decisione  incidentale del 24 marzo 2011,  il Tribunale ha  invitato  l'autorità di prime cure a prendere posizione in merito al mezzo di prova  inoltrato. H.  Con  risposta  dell'11  aprile  2011,  l'UFM  ha  confermato  appieno  la  decisione impugnata e proposto la reiezione del ricorso. Diritto: 1.  1.1.  Il Tribunale giudica definitivamente i ricorsi contro le decisioni dell'UFM in  materia  di  asilo,  salvo  nei  casi  in  cui  contro  il  richiedente  l'asilo  è 

D­7589/2009 Pagina 4 pendente  una  domanda  di  estradizione  presentata  dallo  Stato  che  lo  stesso ha abbandonato  in cerca di protezione  (artt. 31 e 33  lett. d della  legge  sul  Tribunale  amministrativo  federale  del  17  giugno  2005  [LTAF,  RS 173.32],  art. 105 della  legge  sull'asilo  del  26  giugno  1998  [LAsi,  RS 142.31]  e  art. 83  lett.  d  della  legge  sul  Tribunale  federale  del  17 giugno 2005 [LTF, RS 173.110]). 1.2. Secondo l'art. 6 LAsi, le procedure in materia di asilo sono rette dalla  PA, dalla LTAF e dalla LTF, in quanto la LAsi non preveda altrimenti. 2.  Vi è motivo di entrare nel merito del ricorso che adempie le condizioni di  ammissibilità di cui agli artt. 108 cpv. 1 LAsi, 48 cpv. 1 e 52 PA. 3.  3.1. Giusta  l'art. 33 cpv. 2 PA, applicabile per rimando dell'art. 37 LTAF,  nei  procedimenti  su  ricorso  è  determinante  la  lingua  della  decisione  impugnata.  Se  le  parti  utilizzano  un'altra  lingua,  il  procedimento  può  svolgersi in tale lingua. 3.2. Nel caso concreto, la decisione impugnata è stata resa in italiano ed  il  ricorso  è  stato  presentato  in  tale  lingua,  di  modo  che  la  presente  sentenza va redatta in italiano. 4.  Il  Tribunale  esamina  liberamente  l'applicazione  del  diritto  federale,  l'accertamento  dei  fatti  giuridicamente  rilevanti  e  l'inadeguatezza,  senza  essere vincolato né dai motivi  invocati delle parti  (art. 62 cpv. 4 PA), né  dai  considerandi  della  decisione  impugnata  (cfr.  DTAF 2009/57  consid. 1.2; PIERRE MOOR, Droit administratif, vol.  II, 3ª ed., Berna 2011,  n. 2.2.6.5). 5.  5.1. Nella decisione impugnata, l'UFM non ha contestato che la ricorrente  sia nata in Etiopia da madre etiope e vi abbia vissuto prima di spostarsi in  C._______. Ha ritenuto altresì che le sue dichiarazioni rilevanti in materia  di  asilo  non  soddisferebbero  le  condizioni  di  verosimiglianza  previste  dall'art. 7 LAsi. In particolare, le sue affermazioni in merito alla data in cui  avrebbe  ricevuto  l'ordine  di  espulsione  ed  al  contenuto  di  quest'ultimo  sarebbero  vaghe  e  non  circostanziate,  al  punto  da  lasciar  dubitare  che  abbia  personalmente  vissuto  quanto  allegato. Anche  per  quanto  attiene  agli allegati problemi avuti con la famiglia a seguito della gravidanza, alla 

D­7589/2009 Pagina 5 relazione avuta con l'ex­compagno, nonché all'incontro con la madrina di  sua  figlia  ed  alle  informazioni  attuali  che  ne  disporrebbe  in  merito,  le  dichiarazioni  rilasciate  in  sede  di  audizione  sarebbero  sprovviste  di  elementi significativi tipici di un'esperienza vissuta. Ad esempio, sarebbe  alquanto  sconcertante  che  la  ricorrente  non  conosca  con  precisione  l'indirizzo  preciso  della  figlia.  In  aggiunta,  la  versione  secondo  cui,  nel  (…),  avrebbe  ricevuto  un  ordine  di  espulsione,  in  cui  le  sarebbe  stato  intimato di recarsi in Eritrea, sarebbe contraria alla realtà dei fatti, ritenuto  che  le  espulsioni  di  massa  da  parte  delle  autorità  etiopi  di  persone  di  origine  eritrea  annunciatesi  al  "Kebele"  sarebbero  avvenute  nel  periodo  tra  il  1998  ed  il  2001.  Per  quanto  riguarda  l'allegata  nazionalità  eritrea,  l'UFM ha sottolineato come  l'insorgente non abbia corroborato  l'invocata  origine  eritrea  del  padre,  limitandosi  ad  affermare  che  lo  stesso  proverrebbe  da  F._______  (Eritrea),  senza  tuttavia  essere  in  grado  di  descrivere  le  particolarità  della  carta  d'identità  eritrea  o  del  documento  rilasciato  a  rifugiati  eritrei.  Inoltre,  dato  che  secondo  la  legge  sulla  nazionalità  etiope per  trasmettere  la  nazionalità  è  sufficiente  che anche  solo  uno  dei  genitori  sia  etiope  e  ritenuto  che  la  madre  dell'insorgente  sarebbe, a detta di quest'ultima, etiope, la nazionalità della ricorrente più  verosimile sarebbe quella etiope. In merito ai problemi che la richiedente  ha  preteso  di  aver  vissuto  in  C._______,  poi,  l'UFM  non  ha  ritenuto  necessario  esaminarne  la  verosimiglianza,  non  essendo  gli  stessi  stati  compiuti  dall'autorità  del  suo  Paese  di  provenienza.  Infine,  l'autorità  di  prime cure ha reputato l'esecuzione dell'allontanamento della ricorrente in  Etiopia ammissibile, ragionevolmente esigibile e possibile.  6.  Nel gravame,  la  ricorrente ha  ribadito di essere nata da madre etiope e  padre eritreo. Ha contestato di essersi contraddetta  in merito all'anno  in  cui  avrebbe  ricevuto  l'ordine  di  espulsione:  le  due  date  da  lei  indicate,  ovvero il (…) ed il (…), difatti, non sarebbero in contrasto tra loro, ritenuto  che  il  (…)  corrisponderebbe  al  riferimento  temporale  secondo  il  calendario  etiope.  Inoltre,  sebbene,  da  una  parte,  non  abbia  effettivamente  indicato  l'autorità  che  avrebbe  emesso  l'ordine  di  cui  parola, dall'altra parte ne avrebbe  riferito due volte  il  contenuto,  ragione  per cui  l'affermazione dell'UFM, secondo cui non sarebbe stata  in grado  di riferire cosa vi fosse scritto sul documento, sarebbe errata. In aggiunta,  non sarebbe contrario alla realtà dei fatti che la ricorrente abbia ricevuto  tale  ordine  nel  (…).  Infatti,  stando  a  quanto  asserito  dall'UFM,  le  espulsioni  ordinate  tra  il  1998  ed  il  2001  si  sarebbero  indirizzate  unicamente  a  persone  il  cui  indirizzo  era  noto  alle  autorità.  In  detto  periodo,  tuttavia,  la  ricorrente  non  avrebbe  avuto  dimora  fissa  e  non 

D­7589/2009 Pagina 6 sarebbe  stata  registrata  ufficialmente  presso  alcun  indirizzo.  Dunque,   l'ordine  di  espulsione  non  avrebbe  potuto  esserle  consegnato.  Peraltro,  come trasparirebbe anche dalla frase citata dal poliziotto che le avrebbe  consegnato il documento e riportata durante la seconda audizione, ossia  "Jusqu'à présent, on ne t'a pas trouvée car tu n'avais pas d'adresse […]",  le  autorità  le  avrebbero  notificato  il  documento  non  appena  avrebbero  appreso  il  suo  indirizzo, ovvero nel  (…).  Inoltre,  sarebbe verosimile  che  l'autrice  del  gravame  non  abbia  saputo  produrre  dettagli  sull'Eritrea,  ritenuto  che  non  vi  avrebbe  mai  vissuto  e  non  vi  intratterrebbe  alcun  contatto. Pertanto, sarebbe credibile che  l'unica  informazione che possa  fornire sull'origine del padre sia quella relativa al suo luogo di nascita. A  causa  della  lunga  assenza  dall'Etiopia,  sarebbe  verosimile  che  non  conosca  con  esattezza  l'indirizzo  presso  cui  sua  figlia  vivrebbe  con  la  madrina,  tanto  più  che  quest'ultima  avrebbe  costruito  una  casa  in  un  luogo  differente  dal  precedente  domicilio.  Per  quanto  attiene  all'esecuzione  dell'allontanamento,  la  stessa  sarebbe  da  considerarsi  ragionevolmente  inesigibile,  considerato  che  sarebbe  una  donna  sola  senza  alcuna  rete  familiare  in  Patria.  Suo  padre  ed  i  suoi  due  fratelli  sarebbero  stati  espulsi  in  Eritrea.  Inoltre,  sarebbe  poco  probabile  che  possa fare affidamento sulla madre, visto che la stessa l'avrebbe cacciata  da casa e vivrebbe ora con un nuovo compagno. Infine, in caso di rinvio  in Etiopia, sarebbe esposta ad evidenti rischi, quali trattamenti inumani e  degradanti  simili  a  quelli  già  vissuti  in  passato  e  vietati  dall'art.  3  della  Convenzione  del  4  novembre  1950  per  la  salvaguardia  dei  diritti  dell'uomo e delle libertà fondamentali (CEDU, RS 0.101).  7.  A  titolo  preliminare,  il  Tribunale  rileva  che  la  cittadinanza  etiope  della  madre della ricorrente è incontestata da entrambe le parti e che dagli atti  non emergono elementi per dubitare della stessa in questa sede. Inoltre,  l'art.  3  cpv.  1  della  legge  etiope  sulla  cittadinanza  del  23 dicembre 2003  prevede  l'acquisizione  della  nazionalità  etiope  per  filiazione  qualora  anche  solo  un  genitore  sia  etiope.  Ne  consegue  che,  essendo sua madre etiope, la ricorrente ha diritto a richiedere ed ottenere  lei  medesima  la  nazionalità  etiope.  Tale  regola  si  applica  anche  per  l'eventualità  in  cui  l'insorgente  dovesse effettivamente  possedere,  come  pretende  (cfr.  verbale  1  pag.  1  e  verbale  2  pag.  3/D19),  la  nazionalità  eritrea  in  ragione  dell'origine  eritrea  di  suo  padre.  Anche  per  tale  costellazione, difatti,  l'ordinamento giuridico etiope prevede  la possibilità  di  riacquisire  la  cittadinanza  etiope,  rinunciando  a  quella  eritrea  (cfr.  Sentenza D­4494/2006 del 23 settembre 2008 consid. 8.4.1­8.4.2). 

D­7589/2009 Pagina 7 Non  da  ultimo,  benché  la  definizione  del  termine  "rifugiato"  ai  sensi  dell'art. 3 LAsi includa non solo seri pregiudizi subiti nel Paese di origine,  bensì anche quelli patiti nel Paese "di ultima provenienza", ovvero in cui il  richiedente  ha  da  ultimo  soggiornato  (nel  senso  di  una  permanenza  di  una certa durata e stabilità), detta norma ha l'obiettivo di proteggere e si  applica unicamente a persone apolidi che, in altre parole, non dispongono  di un Paese di origine a cui potere sollecitare protezione (cfr. Sentenza E­ 6642/2006 del 29 settembre 2009 consid. 6.4).  Ne discende che l'Etiopia può essere considerata il Paese di origine della  ricorrente  e  che  l'esame  dei  motivi  di  asilo  e  dell'esecuzione  dell'allontanamento,  come  correttamente  riconosciuto  dall'autorità  di  prime  cure,  può  essere  effettuato  unicamente  con  riferimento  a  detto  Paese,  escludendo  l'Eritrea,  il  C._______  e  la  D._______.  Pertanto,  il  mezzo  di  prova  presentato  in  sede  ricorsuale  relativo  al  documento  di  identità del padre eritreo non è rilevante ai fini della presente procedura. 8.  8.1.  Sono  rifugiate  le  persone  che,  nel  Paese  d'origine  o  di  ultima  residenza,  sono  esposte  a  seri  pregiudizi  a  causa  della  loro  razza,  religione, nazionalità, appartenenza ad un determinato gruppo sociale o  per  le  loro  opinioni  politiche,  ovvero  hanno  fondato  timore  di  essere  esposte a tali pregiudizi. Sono pregiudizi seri segnatamente l'esposizione  a pericolo della vita, dell'integrità  fisica o della  libertà, nonché  le misure  che  comportano  una  pressione  psichica  insopportabile.  Occorre  altresì  tenere  conto  dei  motivi  di  fuga  specifici  della  condizione  femminile  (art. 3 LAsi). 8.2.  Chiunque  domanda  asilo  deve  provare  o  per  lo  meno  rendere  verosimile  la  sua  qualità  di  rifugiato.  Per  poter  ammettere  la  verosimiglianza,  ai  sensi  dell'art.  7 LAsi,  delle dichiarazioni  determinanti  rese  da  un  richiedente  l'asilo,  occorre  che  le  stesse  abbiano  insito  un  grado  di  convinzione  logica  tale  da  prevalere  in  modo  preponderante  sulla  possibilità  del  contrario,  così  che  quest'ultima  risulti  secondaria  (cfr. Giurisprudenza  ed  informazioni  della  Commissione  svizzera  di  ricorso  in  materia  d'asilo  [GICRA]  1993  n.  21).  In  altri  termini,  le  dichiarazioni  devono  essere  attendibili,  cioè  resistenti  alle  obiezioni,  precise, ovvero non generiche e non suscettibili di diversa interpretazione  (altrettanto o più verosimile), e concordanti, o meglio non in contrasto fra  loro  e  nemmeno  con altri  dati  o  elementi  certi.  Peraltro,  il  giudizio  sulla  verosimiglianza  deve  essere  il  frutto  di  una  valutazione  complessiva,  e 

D­7589/2009 Pagina 8 non  esclusivamente  atomizzata,  delle  singole  allegazioni  decisive,  in  modo da consentire di  limitare al minimo  il  rischio dell'approssimazione,  ovvero  il  pericolo  di  fondare  il  giudizio  valorizzando,  contro  indiscutibili  postulati  di  civiltà  giuridica,  semplici  impressioni  dell'autorità  giudicante  (cfr. GICRA 1995 n. 23). 9.  9.1. Le dichiarazioni rese dalla ricorrente in merito all'allegata notifica da  parte  delle  autorità  etiopi  di  un  ordine  di  espulsione  verso  l'Eritrea  risultano essere inverosimili. Difatti, a prescindere dall'eventuale notifica o  meno ancora  nel  (…)  di  ordini  di  espulsione  nei  confronti  di  persone di  origine  eritrea  da  parte  delle  autorità  etiopi,  il  racconto  dell'insorgente  risulta contraddittorio ed estremamente vago su aspetti centrali. A guisa  di  esempio,  l'autrice  del  gravame  ha  descritto  la  notifica  dell'ordine  da  parte  di  un  poliziotto  presso  il  suo  domicilio  senza  alcun  dettaglio,  limitandosi a riferire: "Mi hanno dato un pezzo di carta […], ma non so chi  me  l'ha dato"  (cfr. verbale 1 pag. 5), senza essere  in grado di precisare  quando  la  stessa  sarebbe  avvenuta,  indicando  dapprima  un  anno  preciso, ma affermando poco dopo di non ricordarsene,  rispettivamente,  in una terza versione, riportando l'anno (…) (cfr. verbale 2 pag. 15/D191).  Inoltre,  non  ha  saputo  riferire  il  nome  ufficiale  del  documento  consegnatole,  descrivendolo  quale  mero  foglio  bianco  munito  di  timbro  (cfr. verbale 1 pag. 5 e verbale 2 pag. 15/D190) e, richiamando quanto le  avrebbe comunicato il poliziotto, rispettivamente il contenuto dell'ordine di  espulsione,  ha  utilizzato  espressioni  stereotipate  e  non  pienamente  conformi tra loro, le quali lasciano dubitare, a differenza di quanto preteso  nel gravame, che abbia vissuto personalmente quanto raccontato (cfr. ad  esempio:  "Siccome  non  sei  di  cittadinanza  nostra,  devi  lasciare  al  più  presto  il Paese", cfr.  verbale 1 pag. 5;  "Tu dois quitter  le pays, ce n'est  pas chez toi ici", cfr. verbale 2 pag. 11/D143; "Jusqu'à présent, on ne t'a  pas  trouvée car  tu n'avais pas d'adresse mais à partir de maintenant  tu  dois  rassembler  tes  affaires,  tu  vas  partir",  cfr.  ibidem  pag.  12/D149).  Peraltro, benché ne avesse avuto sia il  tempo che la possibilità, durante  l'audizione  sui  fatti  non  ha  menzionato  in  alcun  modo  che  le  autorità  l'avrebbero già ricercata in precedenza ma senza esito, come poi addotto  durante  la  seconda audizione. Anche  la  versione  secondo  la  quale non  avrebbe mai letto attentamente l'ordine citato (cfr.  ibidem pag. 15/D194),  risulta incredibile considerate la portata e le conseguenze per la sua vita,  rispettivamente ritenuto che si sarebbe consultata sull'accaduto e sul da  farsi con lo zio materno (cfr. ibidem pag. 11/D143). In aggiunta, è del tutto  inverosimile,  vista  l'importanza  di  tale  gesto,  che  non  abbia  saputo  indicare  con  precisione  quanti  giorni  o  settimane  abbia  atteso  prima  di 

D­7589/2009 Pagina 9 partire  per  il  C._______  ("une  semaine,  peut­être  deux",  cfr.  ibidem  pag. 15/D192).  Nondimeno,  il  fatto  di  aver  chiesto  consiglio  allo  zio  è  stato  sottaciuto  completamente  in  sede  di  audizione  sui  fatti,  cosa  che  risulta  essere  per  lo  meno  sorprendente,  giacché  sarebbe  stato  lui  a  sconsigliarle  il  trasferimento  in  Eritrea,  convincendola  a  partire  per  il  C._______, ed organizzarle la prima tappa del viaggio (cfr.  ibidem pagg.  12­13/D143 e 160).  Anche  per  quanto  attiene  agli  allegati  problemi  avuti  con  la  famiglia  a  seguito  della  sua  gravidanza,  le  dichiarazioni  della  ricorrente  non  sono  verosimili. Difatti, a titolo esemplificativo, la versione secondo cui a causa  del  suo  stato  gravido  sarebbe  stata  cacciata  dalla  casa  famigliare  e,  di  seguito,  si  sarebbe  trasferita  a B._______,  dove  avrebbe  segretamente  svolto  l'attività di prostituta  (cfr. verbale 2 pagg. 4, 7, 9, 11/D30, 72, 75,  82­83,  107,  111,  118­119  e  133),  non  ha  trovato  menzione  alcuna  durante la prima audizione, benché durante la stessa l'auditore avesse a  più  riprese  offerto  alla  ricorrente  la  possibilità  di  esporre  in  maniera  esaustiva i suoi motivi di asilo, rispettivamente i motivi per i quali sarebbe  fuggita  dall'Etiopia  (cfr. verbale  1  pagg.  4­5).  In  particolare,  udita  per  la  prima volta,  l'insorgente si è  limitata a menzionare di avere  interrotto gli  studi  dopo  essere  rimasta  incinta  e  di  avere  successivamente  vissuto  presso i parenti della madre (cfr. ibidem pag. 2). Inoltre, ha esplicitamente  dichiarato di non avere mai lavorato in Etiopia e di avere svolto l'attività di  prostituta in C._______ (cfr. ibidem pag. 2). Peraltro, quando interpellata  su attuali relazioni famigliari, ha indicato di non avere più reso visita alla  madre perché questa, dopo la partenza di suo padre, avrebbe allacciato  una relazione con un altro uomo (cfr. ibidem pag. 3), senza menzionare in  alcun modo di essere stata cacciata da casa dalla stessa e dal resto della  famiglia.  Infine,  le allegazioni  ricorsuali  (cfr.  ricorso pagg. 3­4) non sono  suscettibili di confutare la conclusione di inverosimiglianza.  9.2.  In  virtù  di  quanto  precede,  il  Tribunale  ritiene  che  l'UFM  ha  rettamente considerato che le dichiarazioni della ricorrente circa i presunti  problemi sofferti in Etiopia non soddisfano le condizioni di verosimiglianza  prevista dall'art. 7 LAsi.  9.3. Da ultimo,  l'allegato mancato  riconoscimento della  figlia B. da parte  dell'ex­compagno  della  ricorrente  (cfr.  verbale  1  pag.  5  e  verbale  2  pagg. 6 e 8/D64 e 88), oltre che non essere invocato in sede di ricorso, è  palesemente irrilevante in materia di asilo. 

D­7589/2009 Pagina 10 9.4. In considerazione di quanto esposto, il ricorso sul punto di questione  dell'asilo,  destituito  d'ogni  e  benché  minimo  fondamento,  non  merita  tutela e la decisone impugnata va confermata. 10.  La ricorrente non adempie le condizioni in virtù delle quali l'UFM avrebbe  dovuto  astenersi  dal  pronunciare  l'allontanamento  (art.  14  cpv.  1  e  cpv. 2 ed  art.  44  cpv.  1  LAsi  nonché  art.  32  dell'Ordinanza  1  sull'asilo  relativa a questioni procedurali dell'11 agosto 1999 [OAsi 1, RS 142.311];  cfr. GICRA 2001 n. 21). 11.  11.1. Per quanto concerne l'esecuzione dell'allontanamento, l'art. 83 della  legge  federale  del  16  dicembre  2005  sugli  stranieri  (LStr, RS  142.20)  prevede che  la stessa sia ammissibile, esigibile e possibile. Per  l'esame  della  possibilità,  dell'ammissibilità  e  dell'esigibilità  dell'esecuzione  dell'allontanamento è determinante la situazione al momento della presa  di decisione. 11.2.  Per  gli  stessi  motivi  citati  al  considerando  9  del  presente  giudizio,  non  emergono  dalle  carte  processuali  elementi  da  cui  desumere  che  l'esecuzione dell'allontanamento della  ricorrente  in Etiopia possa violare  l'art. 25 cpv. 2 della Costituzione federale della Confederazione Svizzera  del  18  aprile  1999  (Cost.,  RS  101),  l'art. 33 della  Convenzione  sullo  statuto dei  rifugiati  del 28  luglio 1951  (Conv., RS 0.142.30),  l'art. 5 LAsi  (divieto di respingimento) nonché l'art. 83 cpv. 3 LStr. La portata dell'art. 83 cpv. 3 LStr non si esaurisce nel principio del divieto  di  respingimento.  Anche  altri  impegni  di  diritto  internazionale  della  Svizzera  possono  essere  ostativi  all'esecuzione  del  rimpatrio,  in  particolare  l'art.  3  della  CEDU  o  l'art.  3  della  Convenzione  contro  la  tortura  ed  altre  pene  o  trattamenti  crudeli,  inumani  o  degradanti  del  10 dicembre  1984  (Conv. Tortura,  RS  0.105).  L'applicazione  di  tali  disposizioni  presuppone,  peraltro,  l'esistenza  di  serie  e  concrete  ragioni  per  ritenere  che  lo  straniero  possa  essere  esposto,  nel  Paese  verso  il  quale  sarà  allontanato,  a  dei  trattamenti  contrari  a  dette  disposizioni.  Spetta  all'interessato  di  rendere  plausibile  l'esistenza  di  siffatte  serie  e  concrete ragioni. Nel  caso  concreto  e  a  differenza  dell'assunto  ricorsuale,  né  dalle  dichiarazioni  dell'insorgente,  né  dagli  atti  emergono  seri  indizi  secondo 

D­7589/2009 Pagina 11 cui  la  medesima  possa  essere  esposta,  in  caso  di  rimpatrio,  al  rischio  reale  ed  immediato  ("real  risk")  di  un  trattamento  contrario  a  siffatte  disposizioni (cfr. GICRA 2001 n. 16 consid. 6a con relativi riferimenti). In  altri  termini,  lo  stesso non ha  saputo  fornire  un  insieme d'indizi,  oppure  presunzioni,  sufficientemente  gravi,  precisi  e  concordanti  quo  ad  un  pericolo  d'esposizione  personale  ad  atti  o  fatti  che  si  ritengono  contrari  alle norme legali precitate. Pertanto,  come  rettamente  ritenuto  nel  provvedimento  litigioso,  l'esecuzione  dell'allontanamento  è  ammissibile  (art.  44  cpv.  2  LAsi  e  art. 83 cpv. 3 LStr). 11.3. Per quanto riguarda l'esigibilità dell'esecuzione dell'allontanamento,  in Etiopia non vige attualmente una situazione di guerra civile o violenza  generalizzata che coinvolga  l'insieme della popolazione nella  totalità del  territorio  nazionale  (cfr.  GICRA  1998  n.  22).  La  guerra  di  frontiera  tra  l'Etiopia  e  l'Eritrea  si  è,  peraltro,  conclusa  con  l'armistizio  negoziato  nel  giugno  2000  per  il  tramite  dell'Organizzazione  per  l'Unità  africana  e  la  successiva  firma,  il 12 dicembre 2000, di un  trattato di pace da parte di  entrambi gli Stati.  Quanto  alla  situazione  personale  dell'insorgente,  è  giovane  e  con  una  formazione  scolastica  di  (…)  anni  alle  spalle,  che  ha  terminato  quando  era  (…)  (cfr.  verbale  2  pagg.  3­4/D18  e  28).  Al  contrario  di  quanto  pretende  far  credere, non può essere escluso che non disponga di una  rete sociale in Patria, ritenuto che vi ha vissuto fino all'età di (…) anni, che  vi  vivrebbero  tuttora  la  (…),  due  (…),  uno  (…)  (cfr.  verbale  1  pag.  3  e  verbale 2 pag. 5/D46 e 50) e la (…) attualmente (…) (cfr. verbale 1 pag.  3) con  la  (…).  (cfr. verbale 2 pag. 13/D170).  Infine,  la  ricorrente non ha  preteso  nel  gravame  di  soffrire  di  gravi  problemi  di  salute  tali  da  giustificare un'ammissione provvisoria (cfr. GICRA 2003 n. 24), senza che  da un esame d'ufficio degli atti di causa emerga la necessità di una sua  permanenza  in  Svizzera  per  motivi  medici.  In  siffatte  circostanze,  l'autorità  inferiore  ha  rettamente  ritenuto  adempiti  i  presupposti  per  formulare una prognosi favorevole con riferimento alle effettive possibilità  per  la  medesima  di  un  adeguato  reinserimento  sociale  nel  sua  Paese  d'origine, tanto più che potrà, se necessario, richiedere un adeguato aiuto  al ritorno ai sensi dell'art. 93 cpv. 1 lett. d LAsi. Pertanto,  l'esecuzione dell'allontanamento è ragionevolmente esigibile  nella fattispecie (art. 44 cpv. 2 LAsi e art. 83 cpv. 4 LStr).

D­7589/2009 Pagina 12 11.4. Infine, non risultano impedimenti neppure dal profilo della possibilità  dell'esecuzione  dell'allontanamento  (art.  44  cpv.  2  LAsi  e  art.  83  cpv.  2  LStr). Difatti  l'insorgente, usando della dovuta diligenza, potrà procurarsi  ogni documento necessario al rimpatrio (art. 8 cpv. 4 LAsi). L'esecuzione  dell'allontanamento è dunque pure possibile. 12.  In considerazione di quanto precede, anche in materia di allontanamento  e  relativa  esecuzione,  il  gravame  va  disatteso  e  la  querelata  decisione  confermata. 13.  13.1.  Giusta l'art. 65 cpv. 1 PA, se una parte non dispone dei mezzi necessari e  le sue conclusioni non sembrano prive di possibilità di successo, l'autorità  di  ricorso,  il  suo  presidente  o  il  giudice  dell'istruzione  la  dispensa,  a  domanda,  dopo  il  deposito  del  ricorso,  dal  pagamento  delle  spese  processuali.  In  particolare,  l'assistenza  giudiziaria  viene  ammessa  solo  nei casi in cui le probabilità di esito favorevole del ricorso siano superiori  a quelle di rigetto, o, perlomeno, se non siano eccessivamente inferiori a  quest'ultime.  L'autorità  chiamata  a  pronunciarsi  sulla  richiesta  deve,  altresì,  sulla  base  degli  atti  a  sua  disposizione,  procedere  ad  un  apprezzamento anticipato e sommario dei mezzi di prova per determinare  l'esito probabile della procedura (cfr. DTF 124 V 89 consid. 6a pag. 89).  Per la concessione dell'assistenza giudiziaria, il criterio della probabilità di  successo  del  ricorso,  secondo  la  dottrina  e  in  base  alla  giurisprudenza  federale,  è  decisivo  (BENOIT  BOVAY,  Procédure  administrative,  Berna,  2000,  pag. 239  e  relativi  riferimenti).  Le  suddette  condizioni  per  la  dispensa  dal  pagamento  delle  spese  processuali  devono  essere  analizzate  secondo  le  circostanze  concrete  del  caso  al  momento  della  presentazione  della  domanda  e  devono  essere  realizzate  cumulativamente.  13.2.  Nella  fattispecie,  in  considerazione  di  quanto  precedentemente  esposto,  le allegazioni  ricorsuali dell'insorgente erano sprovviste di esito  favorevole già al momento dell'inoltro del  ricorso.  In siffatte  circostanze,  una  delle  due  condizioni  cumulative  di  cui  all'art. 65 cpv. 1 PA  non  è  adempiuta. Pertanto, la domanda di assistenza giudiziaria nel senso della  dispensa dal versamento delle spese processuali, è respinta.

D­7589/2009 Pagina 13 14.  Visto  l'esito  della  procedura,  le  spese  processuali  di  CHF  600.­,  che  seguono  la  soccombenza,  sono  poste  a  carico  della  ricorrente  (art. 63 cpv. 1 e  cpv. 5  PA  nonché  art.  3  lett.  a  del  regolamento  sulle  tasse  e  sulle  spese  ripetibili  nelle  cause  dinanzi  al  Tribunale  amministrativo federale del 21 febbraio 2008 [TS­TAF, RS 173.320.2]). (dispositivo alla pagina seguente)

D­7589/2009 Pagina 14 Per  questi  motivi,  il  Tribunale  amministrativo  federale  pronuncia: 1. Il ricorso è respinto. 2. La  domanda  di  assistenza  giudiziaria,  nel  senso  della  dispensa  dal  versamento delle spese processuali, è respinta. 3. Le spese processuali di CHF 600.­, sono poste a carico della ricorrente.  Tale  ammontare  deve  essere  versato  alla  cassa  del  Tribunale  amministrativo  federale  entro  un  termine  di  30  giorni  dalla  data  di  spedizione della presente sentenza. 4. Questa  sentenza  è  comunicata  alla  ricorrente,  all'UFM  e  all'autorità  cantonale competente.  Il presidente del collegio: La cancelliera: Pietro Angeli­Busi Lydia Lazar Köhli Data di spedizione:

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