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Bundesverwaltungsgericht 10.02.2012 D-754/2010

10 febbraio 2012·Italiano·CH·CH_BVGE·PDF·1,520 parole·~8 min·4

Riassunto

Asilo e allontanamento | Asilo e allontanamento; decisione dell'UFM del 5 gennaio 2010

Testo integrale

Bundesve rwa l t ungsge r i ch t T r i buna l   adm in istratif   f édé ra l T r i buna l e   ammin istrati vo   f ede ra l e T r i buna l   adm in istrativ   f ede ra l     Corte IV D­754/2010 Sen tenza   d e l   1 0   f e bb raio   2012 Composizione Giudice Pietro Angeli­Busi, giudice unico, con l'approvazione del giudice Martin Zoller; cancelliere Andrea Pedrazzini. Parti A._______, nato il (…), Costa d'Avorio, ricorrente, contro Ufficio federale della migrazione (UFM), Quellenweg 6, 3003 Berna,    autorità inferiore.  Oggetto Asilo e allontanamento; decisione dell'UFM del 5 gennaio 2010 / N […].

D­754/2010 Pagina 2 Fatti: A.  Il (…), il ricorrente ­ originario di B._______ ­ ha presentato una domanda  di asilo in Svizzera. Ha dichiarato, in sostanza e per quanto è qui di rilievo  (cfr. verbali di audizione dell'8 aprile 2008  [di seguito: verbale 1] e del 9  agosto  2008  [di  seguito:  verbale  2])  di  essere  espatriato  perché  la  pressione e le minacce dei vicini, che rimproveravano a lui ed ad un'altra  persona la loro appartenenza ai ribelli, si sarebbero fatte insopportabili. B.  Con  decisione  del  5  gennaio  2010,  notificata  al  ricorrente  l'8 gennaio 2010 (cfr. atto A19/2), l'UFM ha respinto la succitata domanda  di asilo. Detto Ufficio ha pure pronunciato  l'allontanamento del ricorrente  dalla  Svizzera  e  l'esecuzione  dell'allontanamento  verso  il  suo  Paese  di  origine siccome lecita, esigibile e possibile. C.  L'8  febbraio  2010,  il  ricorrente  ha  inoltrato  ricorso  dinanzi  al  Tribunale  amministrativo  federale  (di  seguito:  il  Tribunale)  contro  la  menzionata  decisione  dell'UFM.  Ha  chiesto,  in  via  principale,  l'annullamento  della  decisione  impugnata  nonché  la  concessione  dell'asilo  e,  in  via  subordinata,  il  rinvio  degli  atti  all'autorità  inferiore  per  nuovo  esame,  oppure la concessione dell'ammissione provvisoria. Ha presentato altresì  una  domanda  di  assistenza  giudiziaria,  nel  senso  della  dispensa  dal  versamento delle spese processuali e del relativo anticipo. D.  Il 15 febbraio 2010, con decisione incidentale, il Tribunale ha considerato  il  gravame  privo  di  probabilità  di  esito  favorevole  ed  ha  respinto  la  summenzionata  domanda  di  assistenza  giudiziaria.  Ha  quindi  invitato  il  ricorrente  a  versare  un  siffatto  anticipo  di  CHF 600.­  a  copertura  delle  presumibili  spese  processuali,  con  comminatoria  di  inammissibilità  del  ricorso, in caso di mancato versamento di detto anticipo. E.  Il  19  febbraio  2010,  il  ricorrente  ha  tempestivamente  versato  l'anticipo  richiesto.

D­754/2010 Pagina 3 Diritto: 1.  1.1. Le procedure  in materia di asilo sono  rette dalla  legge  federale del  20 dicembre 1968 sulla procedura amministrativa (PA, RS 172.021), dalla  legge  del  17 giugno 2005  sul  Tribunale  amministrativo  federale  (LTAF,  RS 173.32) e dalla legge del 17 giugno 2005 sul Tribunale federale (LTF,  RS 173.110),  in  quanto  la  legge  del  26 giugno  1998  sull'asilo  [LAsi,  RS 142.31] non preveda altrimenti (art. 6 LAsi). 1.2.  Il  Tribunale  giudica  definitivamente  i  ricorsi  contro  le  decisioni  dell'UFM in materia di asilo, salvo se è stata depositata una domanda di  estradizione  da  parte  dello  Stato  abbandonato  dal  richiedente  l'asilo  in  cerca di protezione (art. 31 e 33 lett. d LTAF, art. 105 LAsi e art. 83 lett. d  cpv. 1 LTF).  2.  V'è motivo di entrare nel merito del  ricorso che adempie  le condizioni di  ammissibilità di cui agli art. 48 e 52 PA, nonché 108 cpv. 1 LAsi. 3.  3.1. Giusta l'art. 33a cpv. 2 PA, applicabile per rimando dell'art. 37 LTAF,  nei  procedimenti  su  ricorso  è  determinante  la  lingua  della  decisione  impugnata.  Se  le  parti  utilizzano  un'altra  lingua,  il  procedimento  può  svolgersi in tale lingua. 3.2. Nel caso concreto, la decisione impugnata è stata resa in italiano ed  il  ricorso  è  stato  presentato  in  tale  lingua,  di  modo  che  la  presente  sentenza va redatta in italiano. 4.  Il  Tribunale  esamina  liberamente  l'applicazione  del  diritto  federale,  l'accertamento  dei  fatti  e  l'inadeguatezza,  senza  essere  vincolato  dai  motivi  invocati  dalle  parti  (art.  62  cpv.  4  PA)  o  dai  considerandi  della  decisione impugnata (cfr. DTAF 2009/57 consid. 1.2; PIERRE MOOR, Droit  administratif, vol. II, 3ª ed., Berna 2011, n. 2.2.6.5). 5.  5.1. Nella decisione  impugnata,  l'UFM ha considerato che  le allegazioni  presentate  dal  richiedente  non  soddisferebbero  le  condizioni  di 

D­754/2010 Pagina 4 verosimiglianza  ai  sensi  dell'art.  7  LAsi,  di  modo  che  ci  si  potrebbe  esimere  dall'esaminare  la  rilevanza  dei  fatti  addotti  in  materia  di  asilo.  Segnatamente, nel quadro della seconda audizione, egli non avrebbe più  menzionato  la  sua  detenzione.  Inoltre,  egli  si  sarebbe  contraddetto  adducendo  dapprima  che  i  campi  militari  nel  villaggio  di  C._______  sarebbero stati  20 e,  in  seguito, avrebbe addotto  che  "non ve ne erano  molti".  In  aggiunta,  il  racconto  dell'interessato  sarebbe  relativamente  sommario, ad esempio riguardo agli ultimi problemi riscontrati poco prima  di  espatriare  ed  in  merito  alla  sua  esperienza  al  campo  militare  di  C._______. Non da ultimo,  l'UFM ha ritenuto contrario a qualsiasi  logica  che l'interessato, nel (…) 2002, abbia lasciato B._______ per avvicinarsi  a zone di guerra, allorché la maggior parte dei cittadini ivoriani tentavano  di  raggiungere  il  sud  del  Paese.  In  conclusione,  l'UFM  ha  negato  la  qualità  di  rifugiato  all'interessato.  Di  conseguenza,  non  gli  sarebbe  applicabile  il  principio  del  divieto  di  respingimento  e  l'esecuzione  dell'allontanamento  sarebbe  ammissibile,  ritenuto  che  non  vi  sarebbero  indizi  circa  il  rischio  di  esposizione  a  trattamenti  contrari  all'art.  3  della  convenzione del 4 novembre 1950 per la salvaguardia dei diritti dell'uomo  e delle  libertà  fondamentali  (CEDU, RS 0.101). Detto Ufficio ha,  altresì,  considerato  che  né  la  situazione  politica  del  Paese  di  origine,  né  altri  motivi  relativi  al  richiedente  o  dal  punto  di  vista  tecnico  e  pratico,  si  opporrebbero  all'esecuzione  dell'allontanamento  del  medesimo  in  detto  Paese. 5.2.  Nel  gravame,  richiamati  i  fatti  esposti  in  corso  di  procedura,  il  ricorrente  contesta  la  decisione  dell'UFM.  Innanzitutto,  egli  nega  di  non  aver menzionato la sua detenzione nella seconda audizione, in quanto vi  avrebbe  fatto  un  breve  riferimento,  dichiarando:  "ils m'ont mis  dedans",  intendendo che sarebbe stato  incarcerato. L'interessato afferma,  inoltre,  che,  riguardo ai  campi militari presenti a C._______, avrebbe dichiarato  anche nella prima audizione che "non ve ne erano molti" e che "forse vi è  stato un errore". Egli, in aggiunta, contesta che le sue dichiarazioni siano  vaghe e poco circostanziate,  adducendo di  aver  cercato di  fornire  tutti  i  dettagli  in  merito  alla  sua  vicenda  e  fa  valere  che  il  giudizio  circa  la  verosimiglianza  delle  sue  dichiarazioni  dovrebbe  essere  il  frutto  di  una  valutazione  di  insieme  e  non,  come  fatto  dall'UFM,  il  risultato  dell'estrapolazione  di  qualche  dichiarazione  generica.  Inoltre,  circa  la  logica del suo comportamento, l'insorgente rammenta che, a quell'epoca,  egli  era  solo  un  bambino  di  dieci  anni  che  raggiungeva  la  madre.  In  aggiunta, egli sostiene che l'esecuzione dell'allontanamento non sarebbe  ammissibile,  in  quanto  rischierebbe  di  essere  sottoposto  a  trattamenti  inumani e degradanti proibiti dall'art. 3 CEDU. Infine, bisognerebbe tenere 

D­754/2010 Pagina 5 in  considerazione  la  sua  età  e  il  fatto  che,  contrariamente  a  quanto  sostenuto dall'UFM, non avrebbe più famigliari in Patria. 6.  6.1.  Sono  rifugiate  le  persone  che,  nel  Paese  di  origine  o  di  ultima  residenza,  sono  esposte  a  seri  pregiudizi  a  causa  della  loro  razza,  religione, nazionalità, appartenenza ad un determinato gruppo sociale o  per  le  loro  opinioni  politiche,  ovvero  hanno  fondato  timore  di  essere  esposte a tali pregiudizi. Sono pregiudizi seri segnatamente l'esposizione  a pericolo della vita, dell'integrità  fisica o della  libertà, nonché  le misure  che  comportano  una  pressione  psichica  insopportabile.  Occorre  altresì  tenere conto dei motivi di fuga specifici della condizione femminile (art. 3  LAsi). 6.2.  Chiunque  domanda  asilo  deve  provare  o  per  lo  meno  rendere  verosimile  la  sua  qualità  di  rifugiato.  Per  poter  ammettere  la  verosimiglianza,  ai  sensi  dell'art.  7 LAsi,  delle dichiarazioni  determinanti  rese  da  un  richiedente  l'asilo,  occorre  che  le  stesse  abbiano  insito  un  grado  di  convinzione  logica  tale  da  prevalere  in  modo  preponderante  sulla  possibilità  del  contrario,  così  che  quest'ultima  risulti  secondaria  (cfr. Giurisprudenza  ed  informazioni  della  Commissione  svizzera  di  ricorso  in  materia  di  asilo  [GICRA]  1993  n.  21).  In  altri  termini,  le  dichiarazioni  devono  essere  attendibili,  cioè  resistenti  alle  obiezioni,  precise, ovvero non generiche e non suscettibili di diversa interpretazione  (altrettanto o più verosimile), e concordanti, o meglio non in contrasto fra  loro  e  nemmeno  con altri  dati  o  elementi  certi.  Peraltro,  il  giudizio  sulla  verosimiglianza dev'essere il frutto di una valutazione complessiva, e non  esclusivamente atomizzata, delle singole allegazioni decisive, in modo da  consentire  di  limitare  al minimo  il  rischio  dell'approssimazione,  ovvero  il  pericolo di fondare il giudizio valorizzando, contro indiscutibili postulati di  civiltà  giuridica,  semplici  impressioni  dell'autorità  giudicante  (cfr. GICRA  1995 n. 23). 7.  7.1. Le dichiarazioni decisive rese dal ricorrente  in corso di procedura si  esauriscono in mere ed imprecise affermazioni di parte, non corroborate  dal  benché  minimo  elemento  di  seria  consistenza.  In  particolare,  le  asserzioni del ricorrente in merito al suo arresto, alla morte della madre,  alla  sua  detenzione,  al  suo  addestramento,  alla  sua  vita  nel  campo dei  "ribelli" a C._______, alle circostanze  in cui avrebbe conosciuto  il  ribelle 

D­754/2010 Pagina 6 A. T.  e,  non da ultimo,  riguardo alle a minacce  ricevute ad   D._______  (B._______) – che l'avrebbero spinto all'espatrio – sono oltremodo vaghe,  stereotipate  e  contraddittorie,  al  punto  da  dovere  essere  ritenute  inverosimili.  Segnatamente,  l'insorgente  non  ha  saputo  indicare  senza  contraddirsi la data in cui sarebbe stato catturato dai ribelli, adducendo in  un  primo  tempo  che  sarebbe  accaduto  due mesi  dopo  la morte  di  sua  madre (cfr. verbale 1, pag. 6),  in un secondo tempo due settimane dopo  (cfr.  verbale  2,  pag.  9, Q113),  per  poi  ritornare alla  prima  versione  (cfr.  verbale 2, pag. 14, Q197). Confrontato a tale contraddizione, il ricorrente  ha addotto di non  ricordare bene, affermando poi,  in modo  inspiegabile,  che era due settimane o due mesi dopo  (cfr. verbale 2, pag. 16, Q236).  Per  giunta,  il  ricorrente  non  è  stato  in  grado  di  situare  il  periodo  in  cui  sarebbe  deceduta  sua madre,  limitandosi  a  dire  che  era  nel  2005  (cfr.  verbale  1,  pag.  2  e  verbale  2,  pag.  9 Q110)  e  che  non  ricorderebbe  la  data  (cfr.  verbale  1,  pag.  6),  né  il mese,  né  la  stagione  (cfr.  verbale  2,  pag.  9,  Q111­112).  Circa  l'asserita  detenzione,  le  allegazioni  del  ricorrente  sono  stereotipate,  nonché  molto  vaghe.  Egli  ha,  infatti,  affermato  di  essere  stato  trattenuto  in  prigione  "alcune  settimane"  o  "qualche  settimana"  (cfr.  verbale  1,  pag.  6),  rispettivamente  "due mesi"  (cfr.  verbale 2,  pag. 12, Q177),  senza  fornire alcun dettaglio,  nemmeno  quando  gli  è  stato  esplicitamente  chiesto  di  raccontare  la  sua  prigionia  (cfr.  ibidem).  Anche  riguardo  alla  permanenza  nel  campo  militare  di  C._______,  il  racconto  dell'insorgente  è  manifestamente  vago  e  stereotipato  (cfr.  verbale  2,  pag.  11,  Q152  a  Q155,  Q160).  Inoltre,  malgrado il  ruolo  importante che il  ricorrente attribuisce ad A. T. nel suo  espatrio,  egli  ha  affermato  di  non  ricordare  come  l'avrebbe  conosciuto  (cfr. verbale  2,  pag. 8  Q103).  Infine,  riguardo  all'evento  scatenante  l'espatrio,  egli  ha  affermato  nella  prima  audizione  che,  quando  avrebbe  alloggiato da A. T.,  la gente  che viveva nel  quartiere avrebbe  iniziato a  minacciarli ed a dire che, se non se ne fossero andati, li avrebbero uccisi,  avrebbero  chiamato  i  militari  per  prenderli  e  che  questi  ultimi  conoscevano  tutti  i  nomi  dei  ribelli.  Ha  aggiunto  che  le  autorità  non  avrebbero causato loro problemi e non li avrebbero cercati (cfr. verbale 1,  pag. 6). Invece, nella seconda audizione egli ha contraddetto la sua prima  versione  adducendo  che  dei  militari,  rispettivamente  i  giovani  del  quartiere (cfr. verbale 2, pag. 8, Q96), si sarebbero presentati a casa di A.  T.  e  gli  avrebbero  detto  che,  se  li  avessero  ritrovati,  li  avrebbero  uccisi  (cfr. verbale 2, pag. 7, Q81, Q87 e pag. 8, Q96). Peraltro, l'insorgente non  ha saputo circostanziare tale evento (cfr. verbale 2, pag. 7, Q88 e Q95 a  Q101).  Visto  tutto  quanto  precede,  senza  che  sia  necessario  rilevare  ulteriori elementi di  inverosimiglianza, questo Tribunale ritiene che l'UFM  ha rettamente considerato inverosimili le dichiarazioni del ricorrente.

D­754/2010 Pagina 7 7.2. Pertanto,  il  ricorso  sul  punto  di  questione  del  riconoscimento  della  qualità  di  rifugiato  e  della  concessione  dell'asilo,  destituito  di  ogni  e  benché minimo  fondamento,  non merita  tutela  e  la  decisone  impugnata  va confermata. 8.  Il  ricorrente non adempie  le condizioni  in virtù delle quali  l'UFM avrebbe  dovuto astenersi dal pronunciare l'allontanamento (art. 14 cpv. 1 e cpv. 2  ed art. 44 cpv. 1 LAsi nonché art. 32 dell'Ordinanza 1 sull'asilo relativa a  questioni procedurali dell'11 agosto 1999 [OAsi 1, RS 142.311]; cfr. DTAF  2009/50, consid. 9, p. 733). 9.  9.1.  L'esecuzione  dell'allontanamento  è  regolamentata  all'art.  83  della  legge  federale  sugli  stranieri  del  16  dicembre  2005  (LStr,  RS  142.20).  Giusta tale norma l'esecuzione dell'allontanamento deve essere possibile  (art. 83 cpv. 2 LStr), ammissibile (art. 83 cpv. 3 LStr) e ragionevolmente  esigibile (art. 83 cpv. 4 LStr). 9.2.  9.2.1. Per gli stessi motivi citati al considerando 7 del presente giudizio,  non  emergono  dalle  carte  processuali  elementi  da  cui  desumere  che  l'esecuzione  dell'allontanamento  dal  ricorrente  nel  suo  Paese  di  origine  possa  violare  l'art.  25  cpv.  2  della  Costituzione  federale  della  Confederazione Svizzera del 18 aprile 1999 (Cost, RS 101), l'art. 33 della  convenzione  del  28  luglio  1951  sullo  statuto  dei  rifugiati  (Conv.,  RS 0.142.30), l'art. 5 LAsi (divieto di respingimento) nonché l'art. 83 cpv.  3 LStr.  La portata dell'art. 83 cpv. 3 LStr non si esaurisce, altresì, nella massima  del  divieto  di  respingimento. Anche altri  impegni  di  diritto  internazionale  della  Svizzera  possono  essere  ostativi  all'esecuzione  del  rimpatrio,  in  particolare  l'art.  3  CEDU  o  l'art.  3  della  convenzione  del  10 dicembre 1984  contro  la  tortura  ed  altre  pene  o  trattamenti  crudeli,  inumai  o  degradanti  (Conv.  tortura,  RS  0.105).  L'applicazione  di  tali  disposizioni  presuppone,  peraltro,  l'esistenza  di  serie  e  concrete  ragioni  per  ritenere  che  lo  straniero  possa  essere  esposto,  nel  Paese  verso  il  quale sarà allontanato, a dei  trattamenti contrari a detti articoli; spetta al  ricorrente  di  rendere  plausibile  l'esistenza  di  siffatte  serie  e  concrete  ragioni.

D­754/2010 Pagina 8 9.2.2. Nel caso concreto non è dato rilevare alcun serio  indizio secondo  cui il ricorrente possa essere esposto, in caso di rimpatrio, al rischio reale  ed  immediato  di  un  trattamento  contrario  a  siffatte  disposizioni.  In  altri  termini,  quest'ultimo  non  ha  saputo  fornire  un  insieme  di  indizi,  oppure  presunzioni  non  contraddette,  sufficientemente  gravi,  precisi  e  concordanti quo ad un pericolo di esposizione personale ad atti o fatti che  si  ritengono  contrari  alle  disposizioni  sopraccitate,  in  caso  di  ritorno  nel  suo Paese di origine, in particolare nella regione di B._______.   9.2.3.  Pertanto,  come  rettamente  ritenuto  nel  giudizio  litigioso,  l'esecuzione  dell'allontanamento  è  ammissibile  ai  sensi  delle  norme  del  diritto pubblico internazionale nonché della LAsi. 9.3.  9.3.1.  La  Costa  d'Avorio,  durante  i  mesi  successivi  alle  elezioni  presidenziali di ottobre­novembre 2010, ha vissuto seri disordini, segnati  durante qualche settimana da gravi violenze. Tuttavia,  la situazione si è  progressivamente  normalizzata  nella  maggior  parte  del  Paese  ed  in  particolar  modo  ad  B._______.  Ciononostante,  sussiste  ancora  un'importante criminalità (ad esempio estorsioni di fondi a posti di blocco  stradali,  atti  di  racket,  svaligiamenti,  furti  di  auto  ecc.),  in  particolare  da  parte  di militari  delle  nuove  forze  armate  ivoriane  (tra  cui membri  della  Forza  repubblicana  della  Costa  d'Avorio,  riluttanti  a  ritornare  nella  loro  regione di origine colpita dalla povertà), così come da parte di miliziani e  privati a loro vicini. In seguito agli sforzi effettuati dal presidente ivoriano e  dal suo governo, dei progressi lenti, ma incoraggianti, sono percettibili  in  questo campo. Attualmente, la Costa d'Avorio non si trova dunque in una  situazione di guerra, guerra civile o di violenza generalizzata sull'insieme  del suo  territorio che permetta di presumere che sussista une messa  in  pericolo concreta per  tutti  i  richiedenti  l'asilo provenienti da detto Paese,  indipendentemente  dall'analisi  delle  circostanze  di  ogni  singolo  caso  di  specie  (cfr.  sentenza del Tribunale E­4492/2009 del  30  settembre 2011  cons. 8.1 e 8.2 nonché le relative citazioni).  9.3.2. Quanto  alla  situazione  personale  del  ricorrente,  egli  è  giovane,  è  nato  ad B._______,  dove  ha  peraltro  avuto  il  suo  ultimo  domicilio  negli  ultimi  (…)  anni  antecedenti  l'espatrio,  e  dispone  di  un'importante  rete  sociale in Patria, ritenuto che vi vivono suo padre, nonché (…) fratellastri 

D­754/2010 Pagina 9 (…)  ed  un  fratellastro  (…),  quest'ultimi  residenti  ad  B._______,  oltre  a  decine  di  cugini  (cfr.  verbale  1,  pag.  3  e  verbale  2,  pag.  3, Q7  a Q25)  come  pure  una  zia  ed  i  nonni  (…)  (cfr.  verbale  2,  pag.  4,  Q31).  Non  soccorre l'insorgente l'allegazione ricorsuale secondo cui non avrebbe più  famiglia  in Patria,  in quanto palesemente  inverosimile come  risulta dagli  atti di causa precitati.  Infine,  il  ricorrente non ha preteso nel gravame di  soffrire  di  gravi  problemi  di  salute  tali  da  giustificare  un'ammissione  provvisoria  (cfr.  GICRA  2003  n.  24),  senza  che  da  un  esame  d'ufficio  degli  atti  di  causa  emerga  la  necessità  di  una  sua  permanenza  in  Svizzera per motivi medici. In siffatte circostanze, l'autorità inferiore ha rettamente ritenuto adempiti i  presupposti  per  formulare  una  prognosi  favorevole  con  riferimento  alle  effettive possibilità per il medesimo di un adeguato reinserimento sociale  nel  suo Paese di origine,  tanto più che  il  ricorrente potrà se necessario  richiedere un adeguato aiuto al  ritorno ai sensi dell'art. 93 cpv. 1  lett. d.  LAsi.  9.3.3.  In  considerazione  di  quanto  precede,  l'esecuzione  dell'allontanamento  è  ragionevolmente  esigibile  nella  fattispecie  (art.  83  cpv. 4 LStr). 9.4.  Non  risultano  impedimenti  neppure  dal  profilo  della  possibilità  dell'esecuzione  dell'allontanamento  (art.  83  cpv.  2  LStr;  cfr.  DTAF  2008/34  consid.  513­515).  Infatti,  il  ricorrente,  usando  della  dovuto  diligenza,  potrà  procurarsi  ogni  documento  necessario  al  rimpatrio.  L'esecuzione dell'allontanamento è dunque pure possibile. 10.  In considerazione di quanto precede, anche in materia di allontanamento  e  relativa  esecuzione,  il  gravame  va  disatteso  e  la  querelata  decisione  confermata. 11.  Il  ricorso, manifestamente  infondato,  è  deciso  in  procedura  semplificata  (art.  111a  LAsi)  dal  giudice  unico,  con  l'approvazione  di  un  secondo  giudice (art. 111 lett. e LAsi). 12.  Visto  l'esito  della  procedura,  le  spese  processuali  di  CHF  600.­,  che  seguono la soccombenza, sono poste a carico del ricorrente (art. 63 cpv.  1  e  cpv. 5  PA  nonché  art.  3  lett.  a  del  regolamento  sulle  tasse  e  sulle 

D­754/2010 Pagina 10 spese  ripetibili  nelle  cause  dinanzi  al  Tribunale  amministrativo  federale  del 21 febbraio 2008 [TS­TAF, RS 173.320.2]). Esse sono computate con  l'anticipo spese, di CHF 600.­, versato il 19 febbraio 2011. (dispositivo alla pagina seguente)

D­754/2010 Pagina 11 Per  questi  motivi,  il  Tribunale  amministrativo  federale  pronuncia: 1.  Il ricorso è respinto. 2.  Le  spese  processuali  di  CHF 600.­  sono  poste  a  carico  del  ricorrente.  Esse sono computate con l'anticipo spese versato il 19 febbraio 2011. 3.  Questa  sentenza  è  comunicata  al  ricorrente,  all'UFM  e  all'autorità  cantonale competente.  Il giudice unico: Il cancelliere: Pietro Angeli­Busi Andrea Pedrazzini Data di spedizione:

D-754/2010 — Bundesverwaltungsgericht 10.02.2012 D-754/2010 — Swissrulings