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Bundesverwaltungsgericht 02.09.2011 D-6252/2009

2 settembre 2011·Italiano·CH·CH_BVGE·PDF·2,032 parole·~10 min·1

Riassunto

Esecuzione dell'allontanamento | Esecuzione dell'allontanamento; decisione dell'UFM del 27 agosto 2009

Testo integrale

Bundesve rwa l t ungsge r i ch t T r i buna l   adm in istratif   f édé ra l T r i buna l e   ammin istrati vo   f ede ra l e T r i buna l   adm in istrativ   f ede ra l Corte IV D­6252/2009 Sen tenza   d e l   2   sett emb r e   2011 Composizione Giudici Daniele Cattaneo (presidente del collegio),  Regula Schenker Senn, Gérald Bovier,  cancelliere Carlo Monti. Parti A._______, nato il (…), B._______, nata il (…), e i loro figli  C._______, nata il (…),  D._______, nato il (…),  E._______, nato il (…), e  F._______, nato il (…), Serbia/Kosovo,  ricorrenti, contro Ufficio federale della migrazione (UFM),  Quellenweg 6, 3003 Berna,  autorità inferiore. Oggetto Esecuzione dell'allontanamento;  decisione dell'UFM del 27 agosto 2009 / N […].

D­6252/2009 Pagina 2 Fatti: A.  A._______,  dichiaratosi  cittadino  kosovaro  e  serbo  d'etnia  rom,  nato  a  G._______  nell'omonima  municipalità,  ha  vissuto  da  ultimo  fino  al  suo  espatrio  in  data  2  giugno  1999  a  H._______  (…)  nella  municipalità  di  I._______ (Kosovo). B._______, cittadina serba d'etnia rom, nata a L._______ nella provincia  della M._______ (Serbia), ha raggiunto il suo concubino nel 1995 a  H._______ dove avrebbe convissuto con quest'ultimo fino al loro espatrio. B.  In  data  17  giugno  1999,  il  richiedente,  sotto  il  nome  di  N._______,  ha  presentato una prima domanda d'asilo in Svizzera assieme a sua moglie,  O._______.  Il  medesimo  giorno,  la  sua  concubina,  usando  il  nome  di  P._______, ha chiesto l'asilo spacciandosi quale sorella dell'interessato. C.  Con  decisioni  distinte  del  22  febbraio  2000,  l'allora  Ufficio  federale  dei  rifugiati (UFR, oggi Ufficio federale della migrazione [UFM]) non è entrato  in merito delle succitate domande d'asilo,  in quanto i richiedenti si erano  resi  irreperibili.  Ha  pure  pronunciato  l'allontanamento  degli  interessati  dalla  Svizzera  ritenendo  l'esecuzione  dell'allontanamento  medesimo,  siccome lecita, esigibile e possibile. D.  In  data  3  settembre  2006,  A._______  e  la  sua  concubina  hanno  presentato una seconda domanda d'asilo in Svizzera. E.  Con  decisione  del  31  agosto  2007,  l'UFM  ha  respinto  la  loro  domanda  d'asilo  ed  ha  pronunciato  l'allontanamento  dei  richiedenti  dalla Svizzera  considerando l'esecuzione dell'allontanamento medesimo, siccome lecita,  esigibile e possibile. Tale decisione è rimasta incontestata ed è cresciuta  in giudicato in data 2 ottobre 2007. F.  In  data  8  ottobre  2008,  gli  interessati  hanno  presentato  una  terza  domanda d'asilo in Svizzera.

D­6252/2009 Pagina 3 Hanno allegato di  essere partiti  alla  volta della Svezia dopo  la  seconda  decisione negativa  in Svizzera.  In  tale Paese avrebbero  depositato  una  seconda  domanda  d'asilo  la  quale  sarebbe  stata  respinta.  Sarebbero  quindi tornati a Q._______ (Kosovo) per vivere nella loro casa. Arrivati sul  posto, avrebbero notato che  la  loro abitazione non esisteva più e che  il  terreno  era  stato  occupato  dai  serbi  i  quali  vi  avevano  costruito  le  loro  case. Essi avrebbero quindi piantato una tenda e vi avrebbero vissuto per  otto  giorni.  In  seguito  sarebbero  stati  minacciati  dai  serbi;  quindi  sarebbero  espatriati  in  data  13  agosto  2008  e  tornati  in  Svizzera  l'8  ottobre 2008. G.  Con  decisione  del  27  agosto  2009,  l'UFM  ha  respinto  la  loro  domanda  d'asilo  ed  ha  pronunciato  l'allontanamento  dei  richiedenti  dalla Svizzera  considerando l'esecuzione dell'allontanamento medesimo, siccome lecita,  esigibile e possibile. H.  In data 1° ottobre 2009 (cfr. plico raccomandato; data d'entrata: 2 ottobre  2009),  i  richiedenti  hanno  inoltrato  ricorso  dinanzi  al  Tribunale  amministrativo  federale  (di  seguito:  il  Tribunale)  contro  la  decisione  dell'UFM. Hanno chiesto l'annullamento della decisione impugnata come  pure il rinvio degli atti all'autorità  inferiore per una nuova valutazione ed,  in  via  sussidiaria,  la  concessione  dell'ammissione  provvisoria  congiuntamente  ad  una  domanda  d'esenzione  dal  versamento  dell'anticipo  a  copertura  delle  presumibili  spese  processuali;  il  tutto  con  protesta di spese e ripetibili. I.  Con  due  decisioni  incidentali  distinte  del  7  ottobre  2009,  il  Tribunale,  ritenuta  la  sussistenza  di  motivi  particolari  (art.  63  cpv.  4  della  legge  federale  del  20 dicembre  1968  sulla  procedura  amministrativa  [PA,  RS  172.021]), ha rinunciato al prelevamento di un anticipo a copertura delle  presumibili  spese  processuali.  Nel  contempo  ha  invitato  l'UFM  ad  inoltrare una risposta al ricorso entro il 6 novembre 2009. J.  In data 14 ottobre 2009, l'UFM ha presentato una risposta al ricorso. K.  Ulteriori  fatti ed argomenti addotti dalle parti negli scritti  verranno  ripresi  nei considerandi qualora risultino decisivi per l'esito della vertenza.

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D­6252/2009 Pagina 5 Diritto: 1.  Le  procedure  in  materia  d'asilo  sono  rette  dalla  PA,  dalla  legge  sul  Tribunale amministrativo federale del 17 giugno 2005 (LTAF, RS 173.32)  e  dalla  legge  sul  Tribunale  federale  del  17  giugno  2005  (LTF,  RS  173.110), in quanto la LAsi non preveda altrimenti (art. 6 LAsi). Fatta  eccezione  delle  decisioni  previste  all'art.  32  LTAF,  il  Tribunale,  in  virtù dell'art. 31 LTAF, giudica i ricorsi contro le decisioni ai sensi dell'art.  5 PA prese dalle autorità menzionate all'art. 33 LTAF. L'UFM rientra tra dette autorità (cfr. art. 105 LAsi). L'atto impugnato costituisce una decisione ai sensi dell'art. 5 PA. I ricorrenti hanno partecipato al procedimento dinanzi all'autorità inferiore,  sono  particolarmente  toccati  dalla  decisione  impugnata  e  vantano  un  interesse degno di protezione all'annullamento o alla modificazione della  stessa (art. 48 cpv. 1 lett. a­c PA); sono pertanto legittimati ad aggravarsi  contro di essa. I requisiti relativi ai termini di ricorso (art. 108 cpv. 1 LAsi), alla forma e al  contenuto degli atti di ricorso (art. 50 e 52 PA) sono soddisfatti. Occorre pertanto entrare nel merito del ricorso. 2.  Con ricorso al Tribunale, possono essere invocati la violazione del diritto  federale,  l'accertamento  inesatto  o  incompleto  di  fatti  giuridicamente  rilevanti e l'inadeguatezza (art. 106 LAsi e art. 49 PA). Il Tribunale non è  vincolato né dai motivi addotti (art. 62 cpv. 4 PA), né dalle considerazioni  giuridiche della decisione  impugnata, né dalle argomentazioni delle parti  (cfr. DTAF 2009/57 consid. 1.2; PIERRE MOOR, Droit administratif, vol.  II,  3ª ed., Berna 2011, n. 2.2.6.5). 3.  Preliminarmente  il Tribunale osserva che, non essendo stata  impugnata  la  decisione  dell'UFM  né  sul  punto  dell'asilo,  né  circa  la  pronuncia  dell'allontanamento  (cfr.  atto  di  ricorso  del  1°  ottobre  2009,  pag.  3),  oggetto del litigio in questa sede risulta pertanto essere esclusivamente la  decisione riguardante l'esecuzione dell'allontanamento.

D­6252/2009 Pagina 6 4.  Nella  decisione  impugnata,  l'UFM  ha  considerato  l'esecuzione  dell'allontanamento dei richiedenti, siccome lecita, esigibile e possibile. In  particolare ha ritenuto, per quanto riguarda la situazione nel Kosovo, che  negli  ultimi  anni  la  sicurezza  in  tale  Paese  sarebbe migliorata  o  per  lo  meno  si  sarebbe  stabilizzata,  quand'anche  la  probabilità  di  un  pericolo  concreto per i rom di lingua serba non può essere in assoluto esclusa al  di  fuori  della  loro enclave.  In  linea di  principio un  ritorno  in Kosovo non  sarebbe pertanto considerato ragionevolmente esigibile salvo nel Kosovo  settentrionale  il  quale  costituisce  un'eccezione.  Nel  caso  concreto,  il  richiedente  proverrebbe  da  H._______,  località  situata  al  Nord  del  Kosovo  al  confine  con  la  Serbia,  mentre  l'interessata  proverrebbe  da  L._______  (Serbia).  Secondo  l'autorità  inferiore  sarebbe  quindi  anche  ragionevolmente esigibile  l'alternativa di  domicilio  in Serbia,  in quanto a  L._______ vi abiterebbe  la madre della  richiedente, mentre nel 2006, vi  risiedevano  ancora  due  sorelle  e  un  fratello  della  stessa.  Inoltre,  l'interessato  avrebbe un  fratello  in Germania  ed una  sorella  in Svizzera  come pure dei  figli adulti che vivrebbero  in Svezia, Belgio e  Italia  i quali  potrebbero aiutare il richiedente e la sua famiglia, una volta di ritorno nel  loro  Paese.  L'UFM  ha  quindi  concluso  che  non  vi  sarebbero  dei motivi  individuali  che  si  opporrebbero  all'esecuzione  dell'allontanamento.  I  richiedenti  sarebbero  giovani  e  in  buona  salute.  L'interessato  sarebbe  stato  capace  di  assumere  diversi  lavori  e  la  richiedente  soffrirebbe  di  tiroidismo per  il che dovrebbe prendere  il medicamento "Euthyrox". Tale  medicinale sarebbe facilmente ottenibile ad un prezzo modico. 4.1. Nel  gravame,  i  ricorrenti  affermano  che  il  rientro  in Kosovo  o  nella  Repubblica della Serbia non  sarebbe ammissibile,  in  quanto  troverebbe  applicazione  l'art.  3  della  Convenzione  per  la  salvaguardia  dei  diritti  dell’uomo  e  delle  libertà  fondamentali  del  4 novembre  1950  (CEDU,  RS 0.101).  Inoltre  l'esecuzione  dell'allontanamento  non  sarebbe  nemmeno  ragionevolmente esigibile alla  luce del  fatto  che gli  insorgenti  sarebbero  delle  persone  rispetto  alle  quali  nel  Paese  d'origine  non  vi  sarebbe garanzia di un adeguato reinserimento a causa della  loro etnia,  della  loro  formazione  professionale,  del  loro  stato  di  salute  o  dell'inesistenza di mezzi necessari al sostentamento o di una rete sociale  e  familiare.  Secondo  la  prassi  del  Tribunale,  l'esecuzione  dell'allontanamento  verso  il  Kosovo  dei  Rom,  Ashkali  e  "Egiziani"  di  lingua  albanese  verrebbe  considerata  in  linea  di  principio  come  ragionevolmente  esigibile,  nella misura  in  cui  sia  stato  preventivamente  stabilito sulla base di un accertamento individuale – in particolare tramite  informazioni  raccolte  presso  l'Ufficio  di  collegamento  in  Kosovo  e  ora 

D­6252/2009 Pagina 7 tramite  l'Ambasciata  svizzera  a  Prishtina  –  che  le  condizioni  per  un  adeguato reinserimento siano soddisfatte. Nel presente caso risulterebbe  incontestato  il  fatto  che  i  ricorrenti  apparterrebbero  all'etnia  Rom.  Secondo  le  loro  dichiarazioni,  in  Kosovo  vivrebbe  l'anziana  madre  del  ricorrente – di cui peraltro lo stesso non ne conoscerebbe il recapito – e  uno  zio  materno,  oltre  alla  seconda  moglie  del  nonno.  Il  resto  della  famiglia vivrebbe in altri Paesi: una figlia in Italia; altre due figlie, un figlio  nonché una sorella in Svezia; un figlio in Belgio; un fratello in Germania e  due sorelle in Serbia di cui non avrebbe più avuto notizie e non saprebbe  dove si  trovino.  Invece  la  ricorrente,  la quale sarebbe  in possesso della  cittadinanza  serba,  disporrebbe  in  Serbia  della madre,  una  sorella,  una  sorellastra  ed  un  fratellastro,  il  cui  luogo  di  residenza  sarebbe  sconosciuto  a  quest'ultima.  Pertanto,  dalle  allegazioni  dei  ricorrenti  risulterebbe  che  nei  rispettivi  Paesi  d'origine  non  disporrebbero  di  una  rete  di  contatti  sociali  e  familiari  che  potrebbero  garantire  un  adeguato  reinserimento.  Inoltre, non risulterebbe che  l'UFM abbia compiuto quelle  indagini che la giurisprudenza del Tribunale richiederebbe. Solo una tale  misura d'istruzione avrebbe potuto permettere di appurare concretamente  l'esistenza  di  una  rete  familiare  e  sociale  in  grado  di  garantire  il  reinserimento di A._______ in Kosovo in relazione alla sua appartenenza  ad una minoranza. 4.2. Nella risposta al  ricorso,  l'UFM ha rinviato ai considerandi della sua  decisione ed ha proposto la reiezione del ricorso. 5.  5.1. Per quanto concerne l'esecuzione dell'allontanamento,  l'art. 83 della  legge  federale  del  16  dicembre  2005  sugli  stranieri  (LStr,  RS  142.20)  prevede  che  la  stessa  sia  ammissibile  (cpv.  3),  esigibile  (cpv.  4)  e  possibile  (cpv.  2).  In  caso  di  non  adempimento  di  una  di  queste  condizioni, l'Ufficio federale dispone l'ammissione provvisoria (art. 83 cpv.  1  LStr).  La  questione  dell'ammissibilità,  dell'esigibilità  e  della  possibilità  dell'allontanamento  deve  essere  esaminata  d'ufficio  (cfr.  decisione  del  Tribunale  amministrativo  federale  D­3975/2007  del  15  giugno  2007  consid.  3.4;  WALTER  KÄLIN,  Grundriss  des  Asylverfahrens,  Basilea  e  Francoforte sul Meno 1990, pag. 262). 5.2.  La  portata  dell'art.  83  cpv.  3  LStr  non  si  esaurisce,  altresì,  nella  massima  del  divieto  di  respingimento.  Anche  altri  impegni  di  diritto  internazionale  della  Svizzera  possono  essere  ostativi  all'esecuzione  del  rimpatrio, in particolare l'art. 3 CEDU o l'art. 3 della Convenzione contro la  tortura  ed  altre  pene  o  trattamenti  crudeli,  inumani  o  degradanti  del  10 

D­6252/2009 Pagina 8 dicembre  1984  (Conv.  tortura,  RS  0.105).  L'applicazione  di  tali  disposizioni  presuppone,  peraltro,  l'esistenza  di  serie  e  concrete  ragioni  per  ritenere  che  lo  straniero  possa  essere  esposto,  nel  Paese  verso  il  quale  sarà  allontanato,  a  dei  trattamenti  contrari  a  detti  articoli.  Spetta  all'interessato di rendere plausibile  l'esistenza di siffatte serie e concrete  ragioni  (cfr. Giurisprudenza ed  informazioni  della Commissione svizzera  di ricorso in materia d'asilo [GICRA] 1995 n. 23). Nel  caso concreto, non è dato  rilevare alcun serio  indizio  secondo cui  i  ricorrenti potrebbero essere esposti in caso di rimpatrio al rischio reale ed  immediato  ("real  risk")  di  un  trattamento  contrario  a  siffatte  disposizioni  (cfr. GICRA 2001 n. 16 consid. 6a con relativi riferimenti). In altri termini,  gli  autori  del  gravame  non  hanno  saputo  fornire  un  insieme  d'indizi,  oppure presunzioni, sufficientemente gravi, precisi e concordanti quo ad  un pericolo d'esposizione personale ad atti o fatti che si ritengono contrari  alle norme  legali precitate. Peraltro,  la situazione generale che  regna  in  un Paese non comporta, ad essa sola,  l'illiceità del  rimpatrio secondo  le  disposizioni della Convenzione  (cfr.  ibidem consid. 6a e GICRA 1995 n.  12 consid. 10a pagg. 110 segg. nonché relativi riferimenti): in altre parole,  la difficile situazione generale dei diritti umani in Serbia rispettivamente in  Kosovo  per  i  rom,  come  la  denunciano  i  ricorrenti  nel  gravame,  in  ogni  caso  non  lascia  apparire  l'esecuzione  dell'allontanamento  in  tali  Paesi  come di per sé inammissibile. Pertanto,  come  rettamente  ritenuto  nel  giudizio  litigioso,  l'esecuzione  dell'allontanamento è ammissibile ai sensi delle norme del diritto pubblico  internazionale nonché della LAsi. 5.3.  Giusta  l'art.  83  cpv.  4  LStr,  al  quale  rinvia  l'art.  44  cpv.  2  LAsi,  l'esecuzione  non  può  essere  ragionevolmente  esigibile  qualora,  nello  Stato  d'origine  o  di  provenienza,  lo  straniero  venisse  a  trovarsi  concretamente  in  pericolo  in  seguito  a  situazioni  quali  guerra,  guerra  civile, violenza generalizzata o emergenza medica. La  disposizione  citata  si  applica  principalmente  ai  "réfugiés  de  la  violence",  ovvero  agli  stranieri  che  non  adempiono  le  condizioni  della  qualità  di  rifugiato,  poiché  non  sono  personalmente  perseguiti,  ma  che  fuggono  da  situazioni  di  guerra,  di  guerra  civile  o  di  violenza  generalizzata.  Essa  vale  anche  nei  confronti  delle  persone  per  le  quali  l'allontanamento  comporterebbe  un  pericolo  concreto,  in  particolare  perché esse non potrebbero più  ricevere  le cure delle quali esse hanno  bisogno o che sarebbero, con ogni probabilità, condannate a dover vivere 

D­6252/2009 Pagina 9 durevolmente  e  irrimediabilmente  in  stato  di  totale  indigenza  e  pertanto  esposte  alla  fame,  ad  una  degradazione  grave  del  loro  stato  di  salute,  all'invalidità o persino la morte. Per contro, le difficoltà socio­economiche  che costituiscono  l'ordinaria quotidianità di una  regione,  in particolare  la  penuria di cure, di alloggi, di impieghi e di mezzi di formazione, non sono  sufficienti,  in  sé,  a  concretizzare  una  tale  esposizione  al  pericolo.  L'autorità  alla  quale  incombe  la  decisione  deve  dunque,  in  ogni  singolo  caso, confrontare gli aspetti umanitari legati alla situazione nella quale si  troverebbe  lo  straniero  in  questione  nel  suo  Paese  dopo  l'esecuzione  dell'allontanamento  con  l'interesse  pubblico  militante  a  favore  del  suo  allontanamento  dalla  Svizzera  (cfr.  DTAF  2007/10  e  relativi  riferimenti;  GICRA 2005 n. 24 consid. 10.1 pag. 215). Va inoltre precisato che l'allontanamento rimane, su riserva di un'accurata  valutazione  di  caso  in  caso,  di  principio  inesigibile  per  un  richiedente  accompagnato  da  un  bambino  in  tenera  età,  oppure  da  numerosi  bambini, per gli anziani, per le persone malate, oppure per le donne non  accompagnate  e  sprovviste  di  una  rete  sociale  o  famigliare  (cfr.  tra  le  altre, decisione del Tribunale amministrativo federale D­6656/2006 del 25  aprile 2008; GICRA 2004 n. 33 consid. 8.3 pag. 237). Nel  caso  concreto,  occorre  dapprima  esaminare  la  questione  della  cittadinanza  kosovara  allegata  dal  ricorrente.  A  questo  proposito  va  rilevato  che  a  questa  hanno  diritto  i  cittadini  jugoslavi  e  residenti  in  Kosovo  il  1°  gennaio  1998  (cfr.  art.  29  della  legge  sulla  cittadinanza  kosovara  [n. 03/L­034]  del  20  febbraio  2008),  e  la  stessa  non  esclude  comunque  a  doppia  cittadinanza  (cfr.  ibidem)  serbo  kosovara.  D'altra  parte  i  cittadini  kosovari  vengono  riconosciuti  di  regola  dalle  autorità  serbe  come  cittadini  serbi,  in  quanto  giusta  la  nuova Costituzione  della  Serbia  entrata  in  vigore  l'8  novembre  2006  non  viene  espressamente  riconosciuta  l'indipendenza del Kosovo (cfr. DTAF 2010/41 consid. 6.4.1  seg.), escludendo quindi la doppia cittadinanza. Durante  la  procedura  dinanzi  l'autorità  inferiore  e  nelle  precedenti  procedure d'asilo egli ha dichiarato di essere cittadino serbo (cfr. verbale  d'audizione di A._______ del 12 settembre 2006  [di  seguito:  verbale 1],  pag. 1; verbale d'audizione di A._______ del 18 gennaio 2007, pag. 1 [di  seguito:  verbale  2];  verbale  d'audizione  di  A._______  del  13  gennaio  2009  [di  seguito:  verbale  3],  pag.  5;  foglio  dati  personali  del  centro  di  registrazione  act.  UFM  C  5/2;  foglio  dati  personali  del  centro  di  registrazione act. UFM B 2/2). Inoltre, si evince dagli atti di causa altresì  che,  in  precedenza,  egli  si  eri  già  registrato  presso  le  autorità  serbe  a 

D­6252/2009 Pagina 10 L._______  (cfr. verbale 2, pag. 18; verbale 3, pag. 5). Potendosi ritenere il ricorrente  come cittadino serbo, l'autorità inferiore non è incorsa in un accertamento  inesatto o incompleto del fatti esaminando l'esecuzione del ricorrente sia  verso il Kosovo sia verso la Serbia. Nell'esame  dell'esigibilità  dell'esecuzione  dell'allontanamento  anche  l'interesse  superiore  del  fanciullo  è  un  elemento  da  prendere  in  considerazione.  Ciò  conduce  ad  una  interpretazione  dell'art.  83  cpv.  4  LStr conforme al diritto  internazionale pubblico ai sensi dell'art. 3 cpv. 1  della Convenzione del 20 novembre 1989 sui diritti del fanciullo (CDF, RS  0.107).  In  effetti,  il  benessere  del  fanciullo  è  un  elemento  di  rilievo  per  l'esame dell'esigibilità. Sotto l'aspetto dell'interesse superiore del fanciullo  devono essere inclusi e considerati tutti gli aspetti essenziali riguardo ad  un  possibile  allontanamento  verso  il  Paese  d'origine  (cfr.  sentenze  del  Tribunale  amministrativo  federale  D­6345/2006  del  19  settembre  2008  consid. 8; D­4655/2007 del 23 dicembre 2008; fra le tante GICRA 1998 n.  13 consid. 5d). Nell'ambito di un esame approfondito possono essere di  rilevanza  i seguenti criteri:  l'età,  la maturità,  la dipendenza,  il genere dei  contatti  sociali  (prossimità,  intensità,  rilievo),  caratteristiche  della  sua  persona  di  riferimento  (in  particolare  la  possibilità  e  la  disponibilità  di  sostenere il fanciullo), grado e prognosi dello sviluppo e della formazione  e  il  grado  di  integrazione  in  caso  in  un  lungo  soggiorno  in  Svizzera.  In  particolare quest'ultimo  criterio,  la  durata della permanenza  in Svizzera,  deve  essere  tenuto  conto  in  merito  ad  un  esame  delle  possibilità  ed  ostacoli  di  un'integrazione nel Paese d'origine del  fanciullo,  ritenuto  che  un  fanciullo  non  dovrebbe  essere  sradicato  senza  motivo  da  un  suo  ambiente  familiare.  Dal  punto  di  vista  dello  sviluppo  psicologico  del  fanciullo  non  deve  essere  tenuto  conto  solo  della  sua  immediata  sfera  sociale (il nucleo familiare), ma anche il suo ulteriore inserimento sociale.  Infatti, secondo la giurisprudenza (cfr. GICRA 2005 n. 6), delle difficoltà di  reinserimento  nel  Paese  d'origine,  causate  da  un'integrazione  avanzata  del  fanciullo  in  Svizzera,  possono  comportare  l'inesigibilità  dell'esecuzione  dell'allontanamento  dell'intera  famiglia  (cfr.  DTAF  2009/28; sentenze del Tribunale amministrativo  federale E­465/2006 del  16 dicembre 2008 e E­4909/2006 del 24 settembre 2010). Si  tratta,  dunque,  di  esaminare  con  riferimento  ai  criteri  suesposti  se  i  ricorrenti  concludono  a  giusta  ragione  o  meno  al  carattere  inesigibile  dell'esecuzione  del  loro  allontanamento,  tenuto  conto  della  situazione  generale vigente attualmente sia in Kosovo sia in Serbia, da un lato, e la  loro situazione personale, dall'altro.

D­6252/2009 Pagina 11 Quo agli ostacoli all'esecuzione dell'allontanamento riconducibili all'art. 83  cpv.  4  LStr,  il  Tribunale  osserva  che  né  in  Kosovo  né  in  Serbia  vige  attualmente  una  situazione  di  guerra,  guerra  civile  o  violenza  generalizzata che coinvolga  l'insieme della popolazione nella  totalità del  territorio nazionale. I ricorrenti sono di origine kosovara e serba, d'etnia rom, e provengono da  G._______  (Kosovo)  rispettivamente da L._______ (Serbia). Trattandosi  di  membri  di  minoranze  etniche  nella  regione,  in  particolare  i  rom,  il  Tribunale  rileva  che  essi,  malgrado  gli  importanti  sforzi  delle  autorità,  attive  nella  promozione  dell'uguaglianza,  sono  costantemente  vittime  di  diverse  discriminazioni  sociali,  in  particolare  negli  ambiti  dell'alloggio  (accesso all'elettricità, all'acqua potabile, ambiente insalubre, promiscuità,  ecc.) dell'educazione, del  lavoro e della salute. Di  fatto, un gran numero  di  rom vivono  in condizioni di grande povertà – soprattutto per quel che  concerne le condizioni di alloggio – e sono, inoltre, particolarmente colpiti  dalla disoccupazione. Inoltre, tali difficoltà sono più marcate per i profughi  interni  e  le  persone  che  fanno  ritorno  da  un  soggiorno  in  un  Paese  occidentale.  I  rom  non  sono,  inoltre,  completamente  al  riparo  da  aggressioni  fisiche  o  verbali  (cfr.  decisione  del  Tribunale  amministrativo  federale  D­7847/2006  del  18  agosto  2009).  Nonostante  ciò,  v'è  comunque  da  rilevare  che  tali  aggressioni  non  raggiungono  un'intensità  tale  da  rendere  inesigibile  l'allontanamento  dei  rom  verso  la  Serbia  (cfr.  sentenza del Tribunale amministrativo  federale E­4802/2010 del 19  maggio  2011  consid.  5.4.1).  In  casu,  i  ricorrenti  risiedono  in  Svizzera  ininterrottamente  dal  mese  di  ottobre  del  2008  data  in  cui  hanno  depositato la loro domanda d'asilo. Un'assenza di poco più di due anni e  mezzo dal loro Paese non dovrebbe avere la conseguenza di amplificare  particolarmente le difficoltà di un reinserimento nella società serba posto  che  i  ricorrenti,  ancora  in  giovane  età,  dispongono  ancora  di  una  sufficiente rete famigliare e di conoscenze in  loco, visto che poi anche il  ricorrente  si  era  registrato a L._______ nel  2006 e  vi  aveva vissuto già  durante  il  periodo  di  guerra  (cfr.  verbale  2,  pag.  18  seg.;  verbale  3,  pag. 13). Premesso  ciò,  il  Tribunale  può  esimersi  dall'esame  di  un  eventuale  allontanamento  verso  il  Kosovo,  in  quanto  i  richiedenti  l'asilo  che  possiedono più cittadinanze, non dipendono dalla protezione di uno Stato  terzo,  se  possono  ottenere  un'adeguata  protezione  da  persecuzioni  in  uno  dei  Stati  di  cui  già  possiedono  la  cittadinanza  (cfr.  DTAF  2010/41  consid.  5.3  e  6.5.1;  sentenza  del  Tribunale  amministrativo  federale  E­ 7946/2008 del 24 maggio 2011, pag. 7).

D­6252/2009 Pagina 12 Quo  alla  situazione  personale  dei  ricorrenti,  i  medesimi  sono  giovani,  B._______  dispone  di  una  discreta  formazione  scolastica,  mentre  A._______  di  una  formazione  quale  meccanico  e  può  vantare  di  una  certa  esperienza  professionale,  in  quanto  avrebbe  svolto  dei  "lavori  saltuari  di  vario  tipo"  (cfr.  verbale  1,  pag.  2;  verbale  d'audizione  di  A._______  del  25  giugno  1999  [di  seguito:  verbale  4],  pag. 2;  verbale  d'audizione di A._______ del 16 ottobre 2008 [di seguito: verbale 5], pag.  2). Dagli atti si evince peraltro che i ricorrenti dispongono di un'importante  rete sociale in patria, segnatamente la madre di B._______ a L._______  (Serbia) come pure una sorella, una sorellastra e un fratellastro in luoghi  sconosciuti  (cfr.  verbale  d'audizione  di  B._______  del  16  ottobre  2008,  pag.  2;  ricorso,  pag.  4).  Invece,  A._______  ha  ancora  due  sorelle  in  Serbia, di cui  ignora il  luogo di residenza (cfr. ricorso, pag. 4), mentre in  Kosovo vivrebbe ancora  la madre ed uno zio materno. Essi hanno pure  vari  familiari  all'estero  ai  quali  si  potranno  rivolgere  per  un'eventuale  sostentamento al loro rientro in patria. Nella  fattispecie,  i  ricorrenti  hanno  quattro  figli,  rispettivamente  nati  nel  1996, 2000, 2003 e 2006. Il TAF è cosciente delle difficoltà che questi figli  potrebbero  incontrare  al  loro  ritorno  in  patria.  Tuttavia  una  presenza  di  poco più di due anni a far tempo dalla presentazione dell'ultima domanda  di  asilo  rispettivamente dall'ultima volta  in  cui  sono stati  nel  loro paese,  potendo  altresì  partire  dal  presupposto  che  alla  loro  età  siano  ancora  totalmente  impregnati  del  contesto  culturale  e  del  modo  di  vita  dei  genitori,  una  loro  integrazione  nel  Paese  d'origine  non  costituirà  un  problema  insormontabile,  posto  che,  anche  a  seguito  del  continuo  peregrinare,  non  si  può  parlare  di  vero  e  proprio  distacco  dalla  realtà  Svizzera. A queste condizioni, si può affermare, a non averne dubbio, che  l'allontanamento  non  rappresenta  per  loro  uno  sradicamento  che  potrebbe pregiudicare il suo equilibrio e il suo sviluppo futuro. Pertanto, il  loro allontanamento dalla Svizzera non viola l'art. 3 della Convenzione del  20 novembre 1989 relativa ai diritti del fanciullo (RS 0.107). Essi non hanno per finire preteso nel gravame di soffrire di gravi problemi  di salute che possano giustificare un'ammissione provvisoria (cfr. GICRA  2003 n. 24), senza che da un esame d'ufficio degli atti di causa emerga la  necessità  di  una  permanenza  degli  insorgenti  in  Svizzera  per  motivi  medici.  Quo  al  tiroidismo  di  cui  è  affetta  B._______,  si  rileva  che  quest'ultima avrà accesso alle strutture sanitarie non appena registrata in  loco  (cfr. DTAF 2010/41 consid. 8.3.3.3 seg.). Inoltre, giusta le informazioni a 

D­6252/2009 Pagina 13 disposizione  di  codesto  Tribunale,  il  medicinale  "Euthyrox"  di  cui  ha  bisogno è ottenibile in Serbia. Del resto i ricorrenti, se date le condizioni, hanno facoltà di richiedere un  sostegno  finanziario per  facilitare  l'integrazione o assicurare  l'assistenza  medica per un periodo limitato nel Paese d'origine per loro stessi ed i loro  figli (art. 93 cpv. 1 lett. d LAsi). Tutto  ciò  posto,  l'autorità  inferiore  ha  rettamente  ritenuto  siccome  adempiti  i  presupposti  per  formulare  una  prognosi  favorevole  con  riferimento  alle  effettive  possibilità  per  gli  stessi  di  un  adeguato  reinserimento sociale nel loro Paese d'origine. In considerazione di quanto precede,  l'esecuzione dell'allontanamento è  ragionevolmente esigibile nella fattispecie. 5.4.  Non  risultano  impedimenti  neppure  dal  profilo  della  possibilità  dell'esecuzione  dell'allontanamento  (art.  83  cpv.  2  LStr).  Infatti,  i  ricorrenti,  usando  della  dovuta  diligenza  potranno  procurarsi  ogni  documento  necessario  al  rimpatrio  (art.  8  cpv.  4  LAsi;  DTAF  2008/34  consid. 12 pagg. 513 segg.). L'esecuzione dell'allontanamento è dunque pure possibile. 5.5.  Visto  quanto  precede,  l'esecuzione  dell'allontanamento  è  ammissibile,  ragionevolmente  esigibile  e  possibile. Per  conseguenza,  in  materia  d'esecuzione  dell'allontanamento,  il  gravame  va  disatteso  e  la  querelata decisione confermata. 6.  Ne discende che l'UFM con la decisione impugnata non ha violato il diritto  federale, né abusato del suo potere di apprezzamento; l'autorità di prime  cure non ha accertato in modo inesatto o incompleto i fatti giuridicamente  rilevanti ed inoltre la decisione non è inadeguata (art. 106 LAsi), per il che  il ricorso va respinto. 7.  Visto  l'esito  della  procedura,  le  spese  processuali  di  CHF  600.–,  che  seguono la soccombenza, sono poste a carico dei ricorrenti (art. 63 cpv.  1 e 5 PA nonché art. 3  lett. a del  regolamento sulle  tasse e sulle spese  ripetibili  nelle  cause  dinanzi  al  Tribunale  amministrativo  federale  del  21  febbraio 2008 [TS­TAF, RS 173.320.2]).

D­6252/2009 Pagina 14 8.  La presente decisione non concerne persone contro  le quali è pendente  una  domanda  d’estradizione  presentata  dallo  Stato  che  hanno  abbandonato in cerca di protezione per il che non può essere impugnata  con ricorso in materia di diritto pubblico dinanzi al Tribunale federale (art.  83 lett. d cifra 1 LTF). La pronuncia è quindi definitiva. (dispositivo alla pagina seguente)

D­6252/2009 Pagina 15 Per questi motivi, il Tribunale amministrativo federale pronuncia: 1.  Il ricorso è respinto. 2.  Le  spese  processuali,  di CHF 600.–,  sono  poste  a  carico  dei  ricorrenti.  Tale  ammontare  dev'essere  versato  alla  cassa  del  Tribunale  amministrativo  federale,  entro  un  termine  di  30  giorni  dalla  spedizione  della presente sentenza. 3.  Questa  sentenza  è  comunicata  al  ricorrente,  all'UFM  e  all'autorità  cantonale competente. Il presidente del collegio: Il cancelliere: Daniele Cattaneo Carlo Monti Data di spedizione:

D-6252/2009 — Bundesverwaltungsgericht 02.09.2011 D-6252/2009 — Swissrulings