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Bundesverwaltungsgericht 06.09.2011 D-4731/2011

6 settembre 2011·Italiano·CH·CH_BVGE·PDF·1,859 parole·~9 min·2

Riassunto

Asilo (non entrata nel merito / assenza di documenti) e allontanamento | Asilo (non entrata nel merito) ed allontanamento; decisione dell'UFM del 24 agosto 2011

Testo integrale

Bundesve rwa l t ungsge r i ch t T r i buna l   adm in istratif   f édé ra l T r i buna l e   ammin istrati vo   f ede ra l e T r i buna l   adm in istrativ   f ede ra l     Corte IV D­4731/2011 Sen tenza   d e l   6   sett emb r e   2011 Composizione Giudice Daniele Cattaneo, giudice unico, con l'approvazione della giudice Muriel Beck Kadima; cancelliere Carlo Monti. Parti A._______, nato il (…), Stato sconosciuto, alias B._______, nato il (…), alias C._______, nato il (…), alias D._______, nato il (…), Eritrea, ricorrente, contro Ufficio federale della migrazione (UFM), Quellenweg 6, 3003 Berna, autorità inferiore. Oggetto Asilo (non entrata nel merito) ed allontanamento; decisione dell'UFM del 24 agosto 2011 / N […].

D­4731/2011 Pagina 2 Visto: la domanda d'asilo che il ricorrente ha presentato in data 9 maggio 2011  in Svizzera; il documento che l'Ufficio federale della migrazione (di seguito: UFM) ha  rimesso  al  richiedente  il medesimo  giorno  e mediante  il  quale  l'ha  reso  attento  circa  la  necessità  di  consegnare,  entro  le  48 ore  successive  all'inoltro della sua  istanza, un documento d'identità o di  viaggio,  con  la  comminatoria  che,  in  caso di mancata  consegna e  in  assenza di motivi  scusabili, non si entra nel merito della sua domanda d'asilo; i  verbali  d'audizione  del  18 maggio 2011  (di  seguito:  verbale 1)  e  del  10 agosto 2011 (di seguito: verbale 2); la decisione dell'UFM del 24 agosto 2011; il  ricorso  del  26 agosto 2011  (cfr.  timbro  del  plico  raccomandato,  data  d'entrata 29 agosto 2011) dell'insorgente; l'incarto  originale  dell'UFM,  pervenuto  al  Tribunale  amministrativo  federale (di seguito: il Tribunale) in data 29 agosto 2011; ulteriori  fatti  ed  argomenti  addotti  dalle  parti  negli  scritti  che  verranno  ripresi nei considerandi qualora risultino decisivi per l'esito della vertenza; e considerato: che  le procedure  in materia d'asilo  sono  rette dalla  legge  federale  sulla  procedura amministrativa  del  20 dicembre 1968  (PA, RS 172.021),  dalla  legge  sul  Tribunale  amministrativo  federale  del  17 giugno 2005  (LTAF,  RS 173.32) e dalla legge sul Tribunale federale del 17 giugno 2005 (LTF,  RS 173.110),  in  quanto  la  legge  sull'asilo  del  26 giugno 1998  (LAsi,  RS 142.31) non preveda altrimenti (art. 6 LAsi); che  fatta  eccezione  delle  decisioni  previste  all'art. 32  LTAF,  il  Tribunale  amministrativo federale (di seguito: il Tribunale), in virtù dell'art. 31 LTAF,  giudica  i  ricorsi  contro  le  decisioni  ai  sensi  dell'art. 5 PA  prese  dalle  autorità menzionate all'art. 33 LTAF;

D­4731/2011 Pagina 3 che l'UFM rientra tra dette autorità (art. 105 LAsi); che l'atto impugnato costituisce una decisione ai sensi dell'art. 5 PA; che  il  ricorrente  ha  partecipato  al  procedimento  dinanzi  all'autorità  inferiore, è particolarmente toccato dalla decisione impugnata e vanta un  interesse degno di protezione all'annullamento o alla modificazione della  stessa  (art. 48  cpv. 1  lett. a­c  PA),  e  che  è  pertanto  legittimato  ad  aggravarsi contro di essa; che i requisiti relativi ai termini di ricorso (art. 108 cpv. 2 LAsi), alla forma  ed al contenuto dell'atto di ricorso (art. 52 PA) sono pure soddisfatti; che occorre pertanto entrare nel merito del ricorso; che  i  ricorsi manifestamente  infondati,  ai  sensi  dei motivi  che  seguono,  sono decisi  in  procedura  semplificata  (art. 111a LAsi)  dal  giudice unico,  con  l’approvazione  di  un  secondo  giudice  (art. 111  lett. e  LAsi)  e  la  decisione è motivata soltanto sommariamente (art. 111a cpv. 2 LAsi); che,  ai  sensi  dell’art. 111a  cpv. 1  LAsi,  si  rinuncia  allo  scambio  degli  scritti; che,  nell'ambito  dell'audizione  sommaria,  l'interessato  ha  dichiarato  di  essere  cittadino  eritreo  di  etnia  cunama,  a  suo  dire,  nato  nel  villaggio  chiamato  E._______  nella  regione  di  Gash  Barka  (Eritrea)  e  ivi  d'aver  vissuto fino al 1980 (cfr. verbale 1, pagg. 1 seg.); che il richiedente avrebbe lasciato l'Eritrea nel 1980 a causa della guerra  e dopo  il  decesso di  suo padre,  per  raggiungere,  con  la di  lui madre,  il  Sudan  (cfr.  verbale 1,  pagg. 5  seg.);  che,  dal  1980  al  1995  avrebbe  vissuto  a  F._______  (Sudan);  che,  in  seguito,  si  sarebbe  trasferito  a  G._______ (Sudan) dove vi sarebbe rimasto fino al 1997; che, dal 1997  al 2001, avrebbe vissuto senza un  indirizzo  fisso a H._______  (Sudan);  che, solo nel 2001 sarebbe tornato a F._______ dove vi sarebbe rimasto  fino al 2003; che, in detto periodo, a causa dei suoi legami con il Fronte di  liberazione  eritreo  (Eritrean  Liberation  Front  [di  seguito:  ELF]),  avrebbe  scontato  quattro  mesi  di  carcere  a  I._______  in  Eritrea  (cfr.  verbale 1,  pag. 2);  che,  riuscendo  a  fuggire  dalla  prigionia,  sarebbe  ritornato  G._______  e  vi  avrebbe  vissuto  fino  a  luglio  2004;  che,  in  seguito,  temendo  di  essere  nuovamente  arrestato  dell'autorità  eritrea,  avrebbe  lasciato definitivamente il Sudan per recarsi in Libia (cfr. verbale 1, pag. 2  e  6);  che,  in  detto  Stato,  vi  avrebbe  vissuto  fino  al  2011;  che,  il 

D­4731/2011 Pagina 4 1° aprile 2011,  avrebbe  raggiunto  via  mare  l'Italia,  sbarcando  a  L._______,  dove  vi  avrebbe  passato  due  notti  al  centro  di  accoglienza,  per  poi  essere  accompagnato  a  M._______,  via  nave,  ad  un  centro  profughi dove avrebbe alloggiato per circa 20 giorni; che da qui avrebbe  raggiunto  N._______  in  treno  soggiornandovi  per  5  giorni,  per  poi  proseguire,  via  O._______,  per  P._______  e  giungere  in  Svizzera  a  Q._______  il  9 maggio 2011,  dove  ha  depositato  la  propria  domanda  d'asilo (cfr. verbale 1, pagg. 8 seg.); che, nella decisione  impugnata,  l'UFM ha considerato, da un  lato, che  il  ricorrente  non  ha  consegnato  alle  autorità  competenti  in materia  d'asilo  alcun documento d'identità o di viaggio valevole ai sensi dell'art. 1a lett. b  e  c  dell'ordinanza 1  sull'asilo  relativa  a  questioni  procedurali  dell'11 agosto 1999 (OAsi 1, RS 142.311); che, dall'altro lato, detto Ufficio  ha  ritenuto  che  nessuna  delle  eccezioni  previste  all'art. 32  cpv. 3  LAsi  sarebbe  realizzata  nel  caso  di  specie;  che,  infatti  il  richiedente  non  sarebbe  riuscito  a  convincere  l'autorità  della  sua  pretesa  cittadinanza  eritrea e di  conseguenza, egli  sarebbe stato considerato di provenienza  sconosciuta;  che,  infatti,  le  sue  dichiarazioni  concernenti  l'Eritrea  non  sarebbero  state  considerate  verosimili  siccome  contraddittorie,  stereotipate e scarsamente circostanziate; che,  inoltre,  l'autorità  inferiore  ha  ritenuto  che,  vista  la  violazione  del  richiedente  dell'obbligo  di  collaborare,  essa non  sarebbe  tenuta a  sondare  l'esistenza di  eventuali  ostacoli all'allontanamento; che, di conseguenza, l'UFM non è entrato nel merito della citata domanda  ai  sensi  dell'art. 32  cpv. 2  lett. a  LAsi  e  contestualmente  ha pronunciato  l'allontanamento  dell'interessato  dalla  Svizzera  e  l'esecuzione  dell'allontanamento siccome lecita, esigibile e possibile; che,  nel  ricorso,  l'insorgente  ha,  per  ciò  che  concerne  la  mancata  consegna di documenti  d'identità,  riconfermato quanto già affermato nei  verbali d'audizione; che,  infatti, egli  ribadisce di non aver mai posseduto  tali documenti emessi dall'autorità eritrea in quanto sarebbe espatriato in  giovanissima età (cfr. ricorso, pag. 2); che,  in  conclusione,  il  ricorrente  ha  chiesto,  in  via  principale,  l'annullamento  della  decisione  impugnata  e  la  trasmissione  degli  atti  di  causa all'autorità inferiore per una nuova decisione e, in via sussidiaria, la  concessione dell'ammissione provvisoria; che ha, altresì, presentato una  domanda  d'esenzione  dal  versamento  anticipato  delle  presunte  spese  processuali;

D­4731/2011 Pagina 5 che,  giusta  l'art. 32  cpv. 2  lett. a  LAsi,  non  si  entra  nel  merito  d'una  domanda  d'asilo  se  il  richiedente  non  consegna  alle  autorità  alcun  documento di  viaggio o d'identità entro 48 ore dalla presentazione della  domanda; che,  secondo  l'art. 32  cpv. 3  LAsi,  il  cpv. 2  lett. a  non  si  applica  se  il  richiedente  può  rendere  verosimile  di  non  essere  in  grado,  per  motivi  scusabili,  di  consegnare  documenti  di  viaggio  o  d'identità  entro  48 ore  dalla  presentazione della  domanda  (lett. a),  se  la  qualità  di  rifugiato  del  ricorrente  è  accertata  in  base  all'audizione,  nonché  in  base  all'art. 3  e  all'art. 7 LAsi  (lett. b),  oppure  se  l'audizione  rileva  che  sono  necessari  ulteriori chiarimenti per accertare  la qualità di  rifugiato o  l'esistenza d'un  impedimento all'esecuzione dell'allontanamento (lett. c); che sono documenti di viaggio o d'identità ai sensi di legge quelli ufficiali,  segnatamente  il  passaporto  e  la  carta  d'identità,  che  permettono  un'identificazione  certa  del  richiedente  l'asilo  (in  particolare  della  sua  cittadinanza)  e  che  ne  assicurano  il  rimpatrio  senza  necessità  di  particolari formalità amministrative (DTAF 2007/7 consid. 5); che,  per  contro,  non  sono  documenti  validi  giusta  l'art. 32  cpv. 2  lett. a  LAsi  quelli  emessi  per  altri  scopi,  come  la  licenza  di  condurre,  la  carta  professionale,  il  certificato  di  nascita,  la  carta  scolastica  o  l'attestato  di  fine degli studi (DTAF 2007/7 consid. 6); che,  nel  caso  concreto,  il  ricorrente,  a  distanza  d'oltre  tre  mesi  dalla  presentazione della domanda d'asilo, non ha esibito alcun documento; che,  per  di  più,  egli  ha  dichiarato  di  non  aver  mai  posseduto  un  documento  d'identità  e  di  non  averlo  mai  richiesto;  che,  come  indicato  solo  in  seconda  audizione,  gli  unici  documenti  che  avrebbe  posseduto  sarebbero la tessera di profugo fornitagli in Sudan e la tessera dell'EFL le  quali, tuttavia, sarebbero andate perdute in Libia rispettivamente in Sudan  (cfr.  verbale 1,  pagg. 4  seg.  e  verbale 2,  pagg. 2  seg.  6  e  9);  che,  alla  domanda di cosa avrebbe fatto per procurarsi  i documenti d'identità o di  viaggio  dopo  essere  venuto  a  conoscenza  dell'incombenza  di  dover  fornirne  uno  nelle  48 ore  dopo  l'inoltro  della  domanda  d'asilo,  egli  ha  dichiarato  semplicemente di  non aver  fatto nulla  in quanto non sarebbe  mai  stato  in possesso di  detti  documenti  (cfr.  verbale 1, pag. 5);  che,  in  seconda audizione, sollecitato a delucidare il suo possesso della tessera  dell'EFL,  si  è  contraddetto  più  volte  asserendo  una  prima  volta  che  la  suddetta  tessera  l'avrebbe  ricevuta  nel  1983  all'età  di  10  anni 

D­4731/2011 Pagina 6 (cfr.  verbale 2,  pag. 5);  che,  accortosi  dell'incongruenza  di  quest'ultima  osservazione,  si  sarebbe  immediatamente  corretto  adducendo  d'averla  ricevuta probabilmente nel 1987, asserendo  incredibilmente di  non aver  assolutamente  indicato  l'anno  1983  (cfr.  ibidem);  che,  sempre  quo  alla  tessera  dell'EFL,  egli  ha  dichiarato  che  dopo  la  fuga  dal  carcere,  una  volta giunto a G._______, si sarebbe fatto rifare detta tessera; che ha poi  affermato  che  l'ultima  volta  che  sarebbe  stato  in  possesso  di  detta  tessera  sarebbe  stato  quando  era  fuggito  dal  carcere,  per  poi  asserire  improvvisamente  che  al  momento  dell'arresto  non  sarebbe  stato  in  possesso  di  detta  tessera  e  aggiungendo  perfino  che  l'avrebbe  recuperata  solo  una  volta  giunto  a F._______ e non una  volta  giunto  a  G._______, come dichiarato poco prima (cfr. verbale 2, pag. 6 e 9); che, nel  ricorso,  l'insorgente non ha  fatto altro che ribadire di non avere  mai avuto un documento d'identità; che, quo alla mancata segnalazione  durante  l'audizione  sommaria  d'aver  posseduto  la  tessera  di  rifugiato  e  quella dell'EFL, egli imputa detta lacuna al traduttore (cfr. ricorso, pag. 2); che,  interrogato  sul  proprio  viaggio,  egli  ha dichiarato  che, dopo essere  riuscito a scappare dalla prigionia a I._______ (Eritrea) nel giugno oppure  luglio  2003,  egli  avrebbe  raggiunto  F._______  (Sudan)  a  piedi;  che,  l'autorità  sudanese  l'avrebbe  accompagnato  in  ospedale  e  vi  sarebbe  rimasto  tre giorni; che avrebbe  in seguito raggiunto G._______ (Sudan),  dove  vi  avrebbe  soggiornato  fino  a  luglio  del  2004;  che  avrebbe  proseguito con l'auto, via R._______ (Libia) per terminare il suo viaggio a  S._______;  che  da  qui  avrebbe  proseguito,  via  mare,  raggiungendo  l'Italia, sbarcando a L._______ il 4 aprile 2011; che egli ha allegato che le  autorità libiche l'avrebbero effettivamente incarcerato quattro volte poiché  non era in possesso di documenti d'identità; che, una volta giunto in Italia,  sarebbe stato controllato dalle competenti autorità alle quali però avrebbe  fornito delle generalità  false di cui non  ricorda  i dettagli; che,  in seguito,  avrebbe  raggiunto  la  Svizzera,  dove  ha  depositato  la  propria  domanda  d'asilo  (cfr. verbale 1, pagg. 7­9 e verbale 2, pagg. 3 seg.); che,  pertanto,  questo  Tribunale  ritiene  che  l'insorgente  non  può  aver  viaggiato  nelle  circostanze  descritte  senza  essere  in  possesso  di  un  documento; che argomentazioni  come quelle  addotte  quo al  possesso di  documenti  risultano verosimilmente inattendibili, inconsistenti e contraddittorie;

D­4731/2011 Pagina 7 che, vista l'inconsistenza e l'inattendibilità delle suddette dichiarazioni del  ricorrente  circa  il  possesso  dei  documenti  d'identità,  il  Tribunale  ha  ragione di  concludere  che  il  ricorrente dissimuli  i  propri  documenti  per  i  bisogni della causa; che, di conseguenza, non avendo né esibito alcun documento d'identità,  né  fornito  una  valida  giustificazione  per  la  mancata  produzione  degli  stessi,  l'eccezione  prevista  all'art. 32  cpv. 3  lett. a  LAsi  a  favore  dell'insorgente non è applicabile; che,  in assenza di documenti d'identità, occorre  inoltre esaminare se,  in  applicazione  della  seconda  eccezione  dell'art. 32  cpv. 3  lett. b  LAsi,  in  base  agli  art. 3  e  7  LAsi  nonché  all'audizione,  è  accertata  la  qualità  di  rifugiato del richiedente; che, inoltre, con la modifica della LAsi del 16 dicembre 2005, il legislatore  ha introdotto con l'art. 32 cpv. 2 lett. a nonché cpv. 3 LAsi una procedura  sommaria  nell'ambito  della  quale  è  statuito  sull'adempimento  o  meno  della  qualità  di  rifugiato,  nonostante  che  la  stessa  termini  con  una  decisione di non entrata nel merito (DTAF 2007/8 consid. 5); che la manifesta irrilevanza può risultare, fra l'altro, dalla palese assenza  d'una  sufficiente  intensità  dei  pregiudizi,  dall'inattualità  degli  stessi  nonché  dall'evidente  esistenza  di  un'alternativa  di  rifugio  interna  dalle  persecuzioni  statali  oppure  di  un'appropriata  protezione  statale  contro  l'agire illegittimo di terzi (DTAF 2007/8 consid. 5.6.4 e 5.6.5); che l'insorgente ha dichiarato sostanzialmente d'essere giunto in Svizzera  per il timore di essere nuovamente arrestato dalle autorità eritree; che  il  ricorrente  non  ha  presentato,  all'infuori  di  generiche  censure,  argomenti  o  prove  suscettibili  di  giustificare  una  diversa  valutazione,  rispetto a quella di cui all'impugnata decisione (di non entrata nel merito  della domanda d'asilo giusta l'art. 32 cpv. 2 lett. a LAsi); che, come rettamente evidenziato dall'autorità inferiore nel provvedimento  litigioso  cui  può  essere  rimandato,  le  allegazioni  decisive  in  materia  d'asilo  s'esauriscono  in  mere  affermazioni  di  parte  non  corroborate  da  alcune  elemento  della  benché  minima  consistenza;  che  la  vicenda  raccontata  dall'insorgente  a  sostegno  della  sua  domanda  d'asilo  non  presenta elementi di verosimiglianza;

D­4731/2011 Pagina 8 che,  innanzitutto,  il  ricorrente  non  ha  reso  verosimile  il  suo  Paese  d'origine;  che,  infatti,  l'insorgente  ha  dichiarato  di  essere  eritreo  ma  di  essere espatriato con la madre all'età di sette anni (cfr. verbale 1, pag. 1);  che  non  è  plausibile  che  egli  abbia  una  conoscenza  molto  scarsa  dell'Eritrea allorquando una volta giunto  in Sudan sarebbe stato accolto  ed aiutato dall'EFL e vi avrebbe pure  lavorato almeno fino al 1998; che,  inoltre,  nel  1984  sua  madre  sarebbe  deceduta  e  lui  sarebbe  stato  sostenuto  ed aiutato  dall'EFL;  che,  in  seguito  avrebbe dunque  svolto  in  seno  al  partito,  la  funzione  di  membro  dell'ufficio  dell'informazione  affiggendo  i  manifesti  e  pubblicando  gli  annunci  per  le  riunioni  (cfr.  verbale 1,  pag. 6);  che,  definendo  l'EFL,  ha  asserito  trattarsi  di  un  movimento politico creato prima dell'indipendenza eritrea del 1991 per la  liberazione  della  stessa  dall'Etiopia  e  che  ora  questo  partito  sarebbe  reputato dal governo eritreo come movimento di opposizione (cfr. ibidem);  che,  avendo  lavorato  all'interno  di  detto  movimento  –  avente  come  leitmotiv  la  situazione  politica  eritrea  – mal  si  comprende  il  fatto  che  il  richiedente abbia una lacunosa conoscenza di quello che lui ha definito il  suo Paese d'origine; che, come rettamente rilevato dall'UFM, malgrado il  ricorrente abbia citato correttamente in quante regioni sia divisa l'Eritrea e  le  etnie  presenti,  non  è  riuscito  ad  indicare  alcuna  festa  tradizionale  eritrea,  non  ha  saputo  citare  il  titolo  dell'inno  nazionale  ed  ha  erroneamente asserito che il "Kitcha fit fit" è un cacciavite quando invece  è  un  cibo  tipico  dell'Eritrea  (cfr.  verbale 1,  pag. 3);  che,  inoltre,  egli  ha  pochissime  conoscenze  del  tigrino  e  la  sua  lingua madre  è  l'arabo  (cfr.  verbale 1,  pag. 3  seg.  e  verbale 2,  pag. 11);  che,  peraltro,  l'allegazione  ricorsuale  del  ricorrente  circa  l'agire,  a  suo dire,  arbitrario  dell'UFM non  avendo  proceduto  ad  un  esame  LINGUA  per  testare  la  verosimiglianza  delle sue origini è  inconsistente vista  la già palese  inverosimiglianza del  suo  racconto  di  cui  un  approfondimento  per  il  mezzo  di  un  esame  LINGUA sarebbe risultato vano; che, per giunta, l'insorgente non è riuscito a rendere verosimile nemmeno  il suo timore di essere nuovamente arrestato dalle autorità eritree a causa  del  suo  legame con  l'EFL;  che, avantutto, egli  ha dichiarato più volte di  non  farvi  più  parte  dal  1998  (cfr.  verbale 1,  pag. 6  e  verbale 2,  pag. 9);  che, secondariamente, egli ha allegato che, come proposto dall'auditore,  anche  tornando  in  Sudan  a  H._______  –  ad  Ovest  del  Paese  nella  regione del Darfur Meridionale – e non vivendo sul confine con l'Eritrea a  F._______,  dette  autorità  eritree  potrebbero  comunque  arrestarlo  in  quanto avrebbe grossolanamente asserito che  l'Eritrea è vicina a  tutto  il  Sudan (cfr. verbale 2, pag. 11); che, di conseguenza, non è stato in grado  di  rendere  verosimile  l'arresto  avvenuto  in Eritrea  e  la  relativa  fuga,  cui 

D­4731/2011 Pagina 9 può  essere  rinviato  all'analisi  dettagliata  dell'UFM  nell'impugnata  decisione;  che,  altresì,  non  ha  giovato  l'attitudine  superficiale  del  ricorrente nel rispondere alle domande dell'auditore mettendosi a ridere in  svariati  momenti  in  relazione  a  domande  su  punti  salienti  della  sua  domanda  d'asilo  e  non  rispondendo  seriamente  ed  in  maniera  circostanziata  alle  domande  dello  stesso  (cfr. verbale 2, pagg. 4, 6, 8 e 12); che, peraltro, non ha presentato alcuna giustificazione nell'atto ricorsuale  atta  a  spiegare  le  varie  contraddizioni  rilevate  dall'UFM  nella  decisione  impugnata; che,  visto  tutto  quanto  precede,  v'è  ragione  di  concludere  che  l'autorità  inferiore  ha  rettamente  considerato  inverosimili  sia  le  allegazioni  del  ricorrente in merito al suo Paese d'origine che ai motivi d'asilo; che,  di  conseguenza,  i  motivi  d’asilo  evocati  sono  stati  esaminati  e  rettamente  ritenuti  dall’autorità  inferiore  come  inverosimili,  giusta  l’art. 32 cpv. 3 lett. b LAsi; che, in considerazione di quanto precede, non risultano elementi ai sensi  dell'art. 32  cpv. 3  lett. c  LAsi  da  cui  dedurre  la  necessità  d'ulteriori  accertamenti  ai  fini  della  determinazione  della  qualità  di  rifugiato  dell'insorgente; che,  in  aggiunta,  non  si  giustificano  neppure  delle  misure  d'istruzione  complementari ai  fini d'accertare  l'esistenza d'un eventuale  impedimento  all'esecuzione  dell'allontanamento  nel  Paese  d'origine  del  ricorrente  dal  punto  di  vista  dell'ammissibilità  (cfr.  DTAF  2009/50  consid. 5­8  e DTAF  2007/8 consid. 5.6.5­5.7); che non emergono dalle carte processuali elementi da cui desumere che  l'esecuzione dell'allontanamento del ricorrente nel Paese d'origine possa  violare  l'art. 25  cpv. 2  della  Costituzione  federale  della  Confederazione  Svizzera  del  18 aprile  1999  (Cost., RS 101),  l'art. 33  della Convenzione  sullo  statuto  dei  rifugiati  del  28 luglio  1951  (Conv., RS 0.142.30),  l'art. 5 LAsi  (divieto  di  respingimento)  nonché  l'art. 83  cpv. 3  della  legge  federale sugli stranieri del 16 dicembre 2005 (LStr, RS 142.20) o esporre  il  ricorrente  in patria al  rischio  reale ed  immediato di  trattamenti  contrari  all'art. 3 della Convenzione per la salvaguardia dei diritti dell'uomo e delle  libertà  fondamentali  del  4 novembre  1950  (CEDU, RS 0.101)  o  all'art. 3 

D­4731/2011 Pagina 10 della  Convenzione  contro  la  tortura  ed  altre  pene  o  trattamenti  crudeli,  inumani o degradanti del 10 dicembre 1984 (Conv. tortura, RS 0.105); che, da quanto esposto, ne discende che l'UFM rettamente non è entrato  nel merito della domanda d'asilo ai sensi dell'art. 32 cpv. 2 lett. a LAsi; che,  di  conseguenza,  in  materia  di  non  entrata  nel  merito,  il  ricorso,  destituito d'ogni  fondamento, non merita  tutela e  la decisione  impugnata  va confermata; che  il  ricorrente  non  adempie  le  condizioni  in  virtù  delle  quali  l'UFM  avrebbe dovuto astenersi dal pronunciare l'allontanamento dalla Svizzera  (art. 14  cpv. 1  e  2,  art. 44  cpv. 1  LAsi  nonché  art. 32  OAsi 1;  DTAF  2009/50 consid. 9); che  l'esecuzione  dell'allontanamento  è  regolamentata  all'art. 83  LStr,  giusta  il  quale  l'esecuzione  dell'allontanamento  dev'essere  possibile  (art. 83 cpv. 2  LStr),  ammissibile  (art. 83  cpv. 3  LStr)  e  ragionevolmente  esigibile (art. 83 cpv. 4 LStr); che  la  questione  del  carattere  possibile,  ammissibile  e  esigibile  dev'essere  esaminata  d'ufficio;  che  tuttavia,  questo  principio  è  limitato  dall'obbligo dell'interessato di collaborare all'accertamento dei fatti giusta  l'art. 8  cpv. 1  LAsi  (cfr.  sentenza  del  Tribunale  amministrativo  federale  D­3975/2007 del 15 giugno 2007, consid. 3.4; WALTER KÄLIN, Grundriss  des  Asylverfahrens,  Basel  und  Frankfurt  am  Main,  1990,  pag.  262),  trattandosi di un tipico caso d'applicazione dell'art. 13 cpv. 1 lett. c PA; che, come illustrato in precedenza, nel caso in esame le affermazioni del  ricorrente in merito alla propria cittadinanza sono manifestamente carenti  ed  inverosimili,  per  il  che  egli  ha  segnatamente  violato  l'obbligo  di  collaborare  circa  l'indicazione  della  sua  vera  cittadinanza,  a  lui  senza  dubbio nota, ed ha così posto le autorità nell'impossibilità di determinare  con  certezza  il  suo  Paese  d'origine,  così  come  l'esistenza  di  ostacoli  all'allontanamento; che,  in  considerazione  di  quanto  indicato  poc'anzi,  l'esecuzione  dell'allontanamento  è  ammissibile  (art. 83  cpv. 3  LStr  in  relazione  all'art. 44 cpv. 2 LAsi); che,  d'altronde,  in  relazione  all'art. 83  cpv. 4  LStr,  avendo  egli  violato  il  suo  dovere  di  collaborare,  dissimulando  il  suo  vero  Paese  d'origine,  il 

D­4731/2011 Pagina 11 ricorrente ha reso impossibile la ricerca di pericoli concreti e suscettibili di  minacciarlo nello stesso; che,  in  aggiunta,  il  ricorrente  non  ha  preteso  nel  gravame  di  soffrire  di  gravi  problemi  di  salute  che  possano  giustificare  la  sua  ammissione  provvisoria  (cfr.  Giurisprudenza  ed  informazioni  della  Commissione  svizzera di ricorso in materia d'asilo [GICRA] 2003 n. 24); che,  pertanto,  l'esecuzione  dell'allontanamento  del  ricorrente  nel  suo  Paese  d'origine  è  ragionevolmente  esigibile  (art. 83 cpv. 4  LStr  in  relazione all'art. 44 cpv. 2 LAsi); che, infine, non risultano impedimenti neppure dal profilo della possibilità  dell'esecuzione  dell'allontanamento  (art. 83  cpv. 2  LStr  in  relazione  all'art. 44 cpv. 2 LAsi); che il ricorrente, usando della necessaria diligenza, potrà procurarsi ogni  documento  indispensabile  al  rimpatrio  (cfr.  DTAF  2008/34  consid. 12);  che l'esecuzione dell'allontanamento è dunque pure possibile; che  ne  discende  che  l'esecuzione  dell'allontanamento  è  ammissibile,  ragionevolmente esigibile e possibile; che,  di  conseguenza,  anche  in  materia  d'allontanamento  e  relativa  esecuzione, il gravame va disatteso e la querelata decisione dell'autorità  inferiore confermata; che  l’UFM  con  la  decisione  impugnata  non  ha  pertanto  violato  il  diritto  federale  né  abusato  del  suo  potere  d’apprezzamento;  che  esso  non ha  accertato in modo inesatto o incompleto i fatti giuridicamente rilevanti ed  inoltre  la decisione non è  inadeguata (art. 106 LAsi), per  il che  il  ricorso  va respinto; che,  avendo  il  Tribunale  statuito  nel  merito  del  ricorso,  la  domanda  d'esenzione dal versamento d'un anticipo equivalente alle presunte spese  processuali è divenuta senza oggetto; che, visto l'esito della procedura le spese processuali, di CHF 600.–, che  seguono  la  soccombenza,  sono  poste  a  carico  del  ricorrente  (art. 63 cpv. 1 e 5 PA nonché art. 3  lett. a del  regolamento sulle  tasse e  sulle  spese  ripetibili  nelle  cause  dinanzi  al  Tribunale  amministrativo  federale del 21 febbraio 2008 [TS­TAF, RS 173.320.2]);

D­4731/2011 Pagina 12 che  la  presente  decisione  non  concerne  persone  contro  le  quali  è  pendente una domanda d’estradizione presentata dallo Stato che hanno  abbandonato in cerca di protezione (art. 83 lett. d cifra 1 LTF); che  la  decisione  non  può  essere  impugnata  con  ricorso  in  materia  di  diritto pubblico dinanzi al Tribunale federale (art. 83 lett. d LTF); che la pronuncia è quindi definitiva.

D­4731/2011 Pagina 13 (dispositivo alla pagina seguente)

D­4731/2011 Pagina 14 Per  questi  motivi,  il  Tribunale  amministrativo  federale  pronuncia: 1.  Il ricorso è respinto. 2.  Le spese processuali,  di CHF 600.–,  sono poste a carico del  ricorrente.  Tale  ammontare  dev'essere  versato  alla  cassa  del  Tribunale  amministrativo  federale,  entro  un  termine  di  30  giorni  dalla  spedizione  della presente sentenza. 3.  Questa  sentenza  è  comunicata  al  ricorrente,  all'UFM  e  all'autorità  cantonale competente.  Il giudice unico: Il cancelliere: Daniele Cattaneo Carlo Monti Data di spedizione:

D-4731/2011 — Bundesverwaltungsgericht 06.09.2011 D-4731/2011 — Swissrulings