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Bundesverwaltungsgericht 02.05.2011 C-409/2010

2 maggio 2011·Italiano·CH·CH_BVGE·PDF·4,425 parole·~22 min·1

Riassunto

Derrate alimentari e oggetti d'uso | Autorizzazione per derrate alimentari non specificate dal DFI (decisione del 28 luglio 2009)

Testo integrale

Bundesve rwa l t ungsge r i ch t T r i buna l   adm in istratif   f édé ra l T r i buna l e   ammin istrati vo   f ede ra l e T r i buna l   adm in istrativ   f ede ra l Corte III C­409/2010 Sen tenza   d e l   2  magg i o   2011 Composizione Giudici Vito Valenti (presidente del collegio),  Madeleine Hirsig­Vouilloz, Beat Weber, Stefan Mesmer e  Franziska Schneider, cancelliera Marcella Lurà. Parti A._______,   patrocinata dagli avv. Gabriele Ferrari e Fabio Capoferri, ricorrente,  contro Ufficio federale della sanità pubblica (UFSP),  Schwarzenburgstrasse 165, 3003 Berna, autorità inferiore. Oggetto Autorizzazione per derrate alimentari non specificate dal DFI  (decisione del 28 luglio 2009).

C­409/2010 Pagina 2 Fatti: A.  Il 27 maggio 2009, la A._______ ha presentato dinanzi all'Ufficio federale  della sanità pubblica un'autorizzazione per  l'immissione  in commercio di  una  derrata  alimentare,  nel  caso  concreto  di  una  bevanda  rinfrescante  (gazzosa),  di  nome  B._______,  composta  fra  l'altro  di  sostanze  aromatizzanti,  fra  le quali  l'estratto di  foglie di coca decocainizzato (doc.  TAF 11; doc. 12). B.  Il  28  luglio  2009,  l'Ufficio  federale  della  sanità  pubblica  (UFSP)  ha  respinto  la  domanda  di  autorizzazione  per  B._______.  Secondo  detto  Ufficio,  ritenuto  che  B._______  contiene  estratto  di  foglie  di  coca  decocainizzato e che ai sensi dell'ordinanza sugli stupefacenti dell'Istituto  svizzero  per  gli  agenti  terapeutici  (Swissmedic),  l'estratto  di  coca è  uno  stupefacente,  la  commercializzazione  di  B._______  non  può  essere  ammessa senza un'apposita autorizzazione di Swissmedic, che nel caso  di  specie  manca.  L'autorità  inferiore  ha  altresì  reputato  che,  in  applicazione  delle  norme  del  diritto  svizzero  in  materia  di  derrate  alimentari, sono unicamente autorizzati estratti di aromi che sono ottenuti  da  sostanze  di  origine  vegetale  o  animale  ammessi  per  il  commercio.  Siccome  in  Svizzera  le  foglie  di  coca  non  sono  commerciabili  come  derrate  alimentari,  l'estratto  da  esse  ottenuto  non  può  essere  utilizzato  per  la  produzione  di  derrate  alimentari.  L'UFSP ha  quindi  concluso  che  l'aromatizzazione  con  estratto  di  foglie  di  coca  decocainizzato  non  è  consentita  né  sulla  base  della  legge  federale  del  3  ottobre  1951  sugli  stupefacenti  (LStup,  RS  812.121)  né  in  virtù  della  legge  federale  del  9  ottobre 1992 sulle derrate alimentari e gli oggetti d'uso (LDerr, RS 817.0  [doc. TAF 11; doc. 9]). C.  Il 13 agosto 2009, la A._______ ha interposto ricorso dinanzi al Tribunale  amministrativo  federale  (TAF;  n.  di  ruolo:  C­5143/2009)  contro  la  decisione del 28 luglio 2009 dell'UFSP mediante il quale ha chiesto in via  principale d'accogliere il gravame, d'annullare la decisione impugnata e di  constatare che il prodotto B._______ rientra nella definizione di gazzosa  di  cui  all'ordinanza  sulle  bevande  analcoliche  e  non  necessita  di  un'autorizzazione  ai  sensi  dell'ordinanza  sulle  derrate  alimentari.  In  via  subordinata  postula  il  rinvio  degli  atti  all'UFSP  affinché  accolga  la  domanda di autorizzazione per il prodotto B._______ e, in via ancora più  subordinata,  che  gli  atti  siano  ritornati  all'UFSP  affinché  conceda  al 

C­409/2010 Pagina 3 prodotto  B._______  un'autorizzazione  provvisoria  ai  sensi  della  legislazione sulle derrate alimentari. La ricorrente  fa valere che secondo  l'art.  52  LDerr  i  provvedimenti  previsti  dalla  LDerr  possono  essere  impugnati  con  opposizione  all'autorità  di  decisione.  Ciò  nonostante,  l'UFSP  nella  propria  decisione  ha  espressamente  indicato  quale  unico  rimedio  giuridico  il  ricorso  al  Tribunale  amministrativo  federale.  Così  facendo  l'autorità  inferiore  ha  manifestato  la  sua  indisponibilità  a  modificare  la  decisione  impugnata  nell'ambito  di  una  procedura  d'opposizione.  Per  economia  di  procedura,  la  causa  andrebbe  pertanto  trattata  direttamente  dal  Tribunale  amministrativo  federale.  L'insorgente  sostiene  altresì  nel  merito  che  dalle  analisi  di  laboratorio,  qualificate  di  affidabili,  effettuate  nel  Paese  di  produzione  e  negli  Stati  in  cui  è  stata  commercializzata, non è risultata nella bevanda B._______ alcuna traccia  di  cocaina.  Ha  in  particolare  segnalato  che  ai  sensi  della  Convenzione  unica  sugli  stupefacenti  dell'ONU  del  1961  l'espressione  foglia  di  coca  designa  la  foglia  della  coca,  ad  eccezione  della  foglia  privata  completamente  di  ecgonina,  di  cocaina  e  di  ogni  altro  alcaloide  di  struttura  simile  alla  ecgonina.  Pertanto,  l'estratto  di  foglie  di  coca  privo  delle  sostanze  alcaloidi  psicotrope  non  può  essere  considerato  al  pari  della  foglia di  coca, dunque di uno stupefacente. L'insorgente ha  inoltre  sottolineato  che  l'estratto  di  foglie  di  coca  decocainizzato  rientra  nella  definizione  di  sostanza  aromatizzante  naturale  ai  sensi  delle  norme  del  diritto  svizzero  in  materia  di  derrate  alimentari  e  può  dunque  essere  utilizzato quale aromatizzante per la produzione di derrate alimentari. Ha  pure  osservato  che  gli  aromi  contenuti  nella  bevanda  B._______  rispettano  le  prescrizioni  della  Direttiva  del  Consiglio  delle  Comunità  europee 88/388/CEE. La Convenzione unica sugli stupefacenti dell'ONU  (art.  27)  permette  inoltre  l'utilizzazione  di  foglie  di  coca  per  la  preparazione  di  un  prodotto  aromatico  che  non  deve  contenere  nessun  alcaloide.  La  ricorrente  ha  concluso  che  secondo  il  diritto  europeo  ed  internazionale  l'estratto  di  foglie  di  coca  decocainizzato  da  un  lato  non  costituisce  una  sostanza  stupefacente  e  dall'altro  può  essere  utilizzato  quale aromatizzante in derrate alimentari. La decisione del 28 luglio 2009  dell'UFSP è dunque contraria sia alle norme del diritto internazionale sia  alle norme del diritto svizzero. Ha esibito copiosa documentazione (doc.  TAF 1; doc. A a doc. N). D.  Il  31  agosto  2009,  il  Tribunale  amministrativo  federale  ha  reso  una  sentenza  d'inammissibilità  del  ricorso  per  mancato  espletamento  della  procedura  d'opposizione  prevista  all'art.  52  LDerr. Con  sentenza del  12  gennaio 2010,  il Tribunale federale ha accolto  il  ricorso del Dipartimento 

C­409/2010 Pagina 4 federale  dell'Interno  (DFI),  annullato  il  giudizio  del  31  agosto  2009  e  rinviato la causa al Tribunale amministrativo federale affinché si pronunci  nel merito  della  vertenza.  La  causa è  stata  ripresa da questo Tribunale  con il nuovo numero di ruolo C­409/2010. E.  Nella  risposta  al  ricorso  del  15  aprile  2010,  l'autorità  inferiore  ha  segnalato  che  secondo  la  legislazione  svizzera  sugli  stupefacenti,  le  foglie  di  coca  e  l'estratto  di  coca  sono  degli  stupefacenti  indipendentemente dal tenore in cocaina ed ecgonina delle foglie di coca  o dell'estratto di coca medesimo. Le norme svizzere non sono comunque  in contraddizione con le norme del diritto  internazionale,  la Convenzione  unica  sugli  stupefacenti  del  1961  presupponendo  comunque  che  negli  Stati  parte  vige  un  divieto  di  principio  d'impiego  per  le  foglie  di  coca  decocainizzate,  fermo  restando  che  dal  profilo  tecnico  non  è  possibile  eliminare da una foglia di coca la totalità dell'ecgonina, della cocaina e di  tutti  gli  alcaloidi  (rimarrebbero  sempre,  seppur  minime,  quantità  di  sostanze  psicoattive).  Peraltro,  e  contrariamente  a  quanto  ritiene  la  ricorrente,  l'allegato  3  numero 24 dell'Ordinanza  del  23  novembre 2005  sulla  caratterizzazione  e  la  pubblicità  delle  derrate  alimentari  (OCDerr,  RS  817.022.21)  esclude  l'impiego  di  estratto  di  foglie  di  coca  decocainizzato.  L'UFSP  ha  quindi  concluso  che  dal  momento  che  nel  diritto  svizzero un prodotto è  commerciabile  come derrata  soltanto  se è  definito  nelle  ordinanze  del  diritto  sulle  derrate  alimentari  con  l'attribuzione  di  una  denominazione  specifica  o  se  è  stato  oggetto  di  un'autorizzazione  particolare,  che  l'estratto  di  coca  non  è  definito  nelle  ordinanze  del  diritto  sulle  derrate  alimentari,  che  le  foglie  di  coca  e  l'estratto  di  coca  sono  assoggettati  alla  legge  sugli  stupefacenti,  un'autorizzazione  dell'UFSP  non  può  essere  rilasciata  poiché  occorre  un'autorizzazione  di  Swissmedic  per  la  commercializzazione  di  derrate  alimentari  aromatizzate  con  estratto  di  coca  decocainizzato,  autorizzazione che la ricorrente non ha però chiesto (doc. TAF 11). F.  Nella  replica  del  25 maggio  2010,  la  ricorrente  ha  precisato  che  il  fatto  che  il  legislatore  non  abbia  previsto  un  tenore  massimo  di  cocaina  ed  ecgonina  per  l'utilizzo  di  derivati  della  cocaina  quale  aromatizzante  non  significa affatto che l'estratto di foglie di coca privo di tali sostanze possa  essere  trattato  al  pari  di  uno  stupefacente.  Secondo  l'insorgente,  non  occorre  quindi  un'autorizzazione  di  Swissmedic  per  il  suo  utilizzo  quale  sostanza aromatizzante. Peraltro,  la  legislazione sulle derrate alimentari  non esclude affatto  l'impiego di estratto di  foglie di coca decocainizzato. 

C­409/2010 Pagina 5 La ricorrente ha altresì segnalato che la commercializzazione del prodotto  B._______  non  necessita  di  un'autorizzazione  neppure  in  applicazione  delle  modifiche  delle  norme  del  diritto  svizzero  in  materia  di  ostacoli  tecnici al commercio. Infine, l'insorgente ha formulato un'istanza di misura  (super)cautelare  urgente  tendente  ad  ottenere  da  questo  Tribunale  che  sia  fatto  ordine  all'UFSP  di  concedere  un'autorizzazione  provvisoria,  ai  sensi  della  legislazione  sulle  derrate  alimentari,  al  prodotto  B._______,  anteriormente  alla  pronuncia  della  sentenza  di  merito,  ritenuto  in  particolare  che una partita  di  15'000  lattine,  sequestrata  a  seguito  della  decisione del 28  luglio 2009 dell'UFSP di diniego dell'autorizzazione alla  commercializzazione della bevanda, sarebbe pervenuta a scadenza entro  la fine del mese di giugno 2010. Ha esibito segnatamente un rapporto di  prova del 3 maggio 2010 dell'Ufficio delle dogane di … (Italia; [doc. TAF  15; doc. O; v. anche doc. TAF 13]). G.  Il  22 giugno 2010,  il Tribunale amministrativo  federale ha  respinto  (doc.  TAF  16)  l'istanza  di  misura  super(cautelare)  urgente  presentata  dalla  ricorrente il 25 maggio 2010, mediante la quale essa ha chiesto a questo  Tribunale di far ordine all'UFSP di autorizzare provvisoriamente ex art. 8  cpv. 2 LDerr la commercializzazione della bevanda B._______. H.  Il 30 settembre 2010, la ricorrente ha prodotto copia dell'esito delle analisi  di  laboratorio  del  15  settembre  2010  del  Comando  Carabinieri  per  la  Tutela della Salute (N.A.S) di … (Italia; [doc. TAF 20]). I.  Nella  duplica  del  21  gennaio  2011,  l'autorità  inferiore  si  è  riconfermata  nelle argomentazioni  in diritto di cui alla  risposta al  ricorso del 15 aprile  2010.  L'UFSP  ha  quindi  nuovamente  proposto  la  reiezione  del  ricorso  (doc. TAF 24). J.  Il 27 gennaio 2011, la ricorrente ha comunicato di rinunciare ad introdurre  le sue osservazioni alla duplica (doc. TAF 26). Diritto: 1.  1.1.  Il  Tribunale  amministrativo  federale  esamina  d'ufficio  e  con  piena  cognizione la sua competenza (art. 31 e segg. della legge del 17 giugno 

C­409/2010 Pagina 6 2005  sul  Tribunale  amministrativo  federale  [LTAF,  RS  173.32]),  rispettivamente  l'ammissibilità  dei  gravami  che  gli  vengono  sottoposti  (DTF 133 I 185 consid. 2 e relativi riferimenti). 1.2. Riservate  le  eccezioni  –  non  realizzate  nel  caso  di  specie  –  di  cui  all'art.  32  LTAF,  il  Tribunale  amministrativo  federale  giudica,  in  virtù  dell'art. 31 LTAF in combinazione con l'art. 33 lett. d LTAF e l'art. 54 della  legge  federale  del  9  ottobre  1992  sulle  derrate  alimentari  e  gli  oggetti  d'uso  (LDerr,  RS  817.0),  i  ricorsi  contro  le  decisioni,  ai  sensi  dell'art.  5  della legge federale del 20 dicembre 1968 sulla procedura amministrativa  (PA, RS 172.021), rese dall'Ufficio federale della sanità pubblica. 1.3.  Presentato  da  una  parte  direttamente  toccata  dalla  decisione  e  avente un  interesse degno di protezione al suo annullamento o alla sua  modifica (art. 48 PA), il ricorso – interposto tempestivamente e rispettoso  dei requisiti previsti dalla legge (art. 54 LDerr nonché art. 50 e 52 PA) – è  pertanto ammissibile. 2.  Con  il  rimedio  esperito,  la  ricorrente  può  fare  valere  la  violazione  del  diritto federale – che comprende tra l'altro anche il diritto costituzionale e  il  diritto  pubblico  internazionale  –,  l'eccesso  o  l'abuso  del  potere  d'apprezzamento,  l'accertamento  inesatto  ed  incompleto  dei  fatti  giuridicamente rilevanti e l'inadeguatezza (art. 49 PA per rimando dell'art.  37  LTAF  e  dell'art.  54  LDerr).  Il  Tribunale  amministrativo  federale  esamina  liberamente  il  diritto  federale,  l'accertamento  dei  fatti  e  l'inadeguatezza senza essere vincolato dai  considerandi della decisione  impugnata  o  dai  motivi  invocati  dalle  parti.  In  altri  termini,  il  ricorso  potrebbe  essere  accolto  per  ragioni  diverse  da  quelle  addotte  dalla  ricorrente  (art.  62  cpv.  4  PA)  o  respinto  in  virtù  d'argomenti  che  la  decisione impugnata non ha preso in considerazione (cfr. DTF 134 II 235  consid. 4.3.4). 3.  Nella  fattispecie,  la  controversia  verte  sulla questione di  sapere se,  allo  stato attuale del diritto federale, per la messa in commercio della bevanda  B._______ – che contiene quale aromatizzante l'estratto di foglie di coca  decocainizzato (secondo l'autorità inferiore uno stupefacente, secondo la  ricorrente no) – sia necessaria, o meno, un'autorizzazione di Swissmedic  e/o un'autorizzazione dell'UFSP in materia di derrate alimentari.

C­409/2010 Pagina 7 4.  Dal profilo della necessità di un'autorizzazione per la messa in commercio  della bevanda B._______,  ci  si  può chiedere quale sia  il  rapporto  tra  la  LStup  e  la  LDerr  e  secondo  quali  criteri  debba  essere  deciso  se  un  prodotto,  nella  forma  in  cui  è  posto  in  commercio,  sia  sottoposto  giuridicamente piuttosto all'una o all'altra legge o possa avere una doppia  natura (e dunque necessitare, per esempio, di una doppia autorizzazione  per  la messa in commercio, una da parte di Swissmedic [LStup] e  l'altra  da parte dell'UFSP  [LDerr]).  La doppia natura di  un prodotto è esclusa,  per differenti  ragioni, nel  rapporto medicamento/derrata alimentare  (DTF  127  II  91  consid.  3a.aa  nonché  sentenza  del  Tribunale  federale  2A.565/2000  dell'8  maggio  2001  consid.  4a;  cfr.  pure  ISABELLE  WILDHABER/TOMAS  POLEDNA,  Zur  Grauzone  zwischen  Arzneimittel  und  Lebensmittel:  Ein  Leitfaden  für  eine  sinnvolle  Abgrenzung  im  schweizerischen Recht,  ZSR  129  [2010]  I,  fascicolo  1,  pag.  51  e  segg.  nonché  relativi  riferimenti).  Peraltro,  in  tale  ambito,  e  in  caso  di  contestazione sull'applicazione della  legislazione sulle derrate alimentari  o  di  quella  sui  medicamenti  a  determinate  sostanze  e  prodotti,  il  Dipartimento federale dell'interno decide dopo avere consultato le autorità  interessate  (art.  2  cpv.  5  LDerr).  Per  quanto  attiene  al  rapporto  tra  la  LStup e la legge del 15 dicembre 2010 sugli agenti terapeutici (LATer, RS  812.21),  l'art. 2 cpv. 1bis LStup prevede che per gli stupefacenti utilizzati  come  agenti  terapeutici  si  applicano  le  disposizioni  della  LATer.  Le  disposizioni  della  LStup  sono  per  contro  applicabili  in  quanto  la  LATer  non  preveda  alcun  disciplinamento  o  preveda  un  disciplinamento meno  esteso.  In materia  di  diritto  penale,  il  Tribunale  federale  ha  pronunciato  che  per  quanto  attiene  ad  uno  stupefacente  la  LStup  costituisce  una  legge speciale, e dunque prevalente, rispetto alla LDerr (DTF 127 IV 178  consid. 3b). Questa Corte ha dei dubbi che la sentenza pubblicata in DTF  127 IV 178 sia sufficiente, allo stato attuale della legislazione, a regolare  in modo esaustivo il rapporto tra LStup e LDerr anche al di fuori del diritto  penale.  In  effetti,  quand'anche  nel  rapporto  tra  le  due  leggi  la  LStup  dovesse  considerarsi  lex  specialis  rispetto  alla  LDerr,  poiché  una  sostanza è qualificata (almeno prevalentemente) di stupefacente, ciò non  sembra  necessariamente,  perlomeno  in  un'ottica  teorica,  escludere  una  doppia  natura  di  un  prodotto  e  dunque  la  necessità  di  una  duplice  autorizzazione – di Swissmedic e dell'UFSP – per la messa in commercio  quale derrata alimentare del prodotto medesimo. Basti qui rilevare che lo  scopo  e  la  natura  delle  due  leggi  non  appaiono  identici  e  che  un'autorizzazione  di  Swissmedic  per  la  messa  in  commercio  di  una  sostanza  stupefacente  non  appare  implicare  necessariamente  la  possibilità  di  una  sua  commercializzazione  anche  quale  derrata 

C­409/2010 Pagina 8 alimentare, fermo restando che non compete a Swissmedic, ma all'UFSP,  di autorizzare la messa in commercio di derrate alimentari che non sono  specificate dal DFI. In altri termini, secondo l'art. 4 cpv. 1 LStup, le ditte e  le  persone  che  coltivano  piante  per  estrarne  stupefacenti  e  che  fabbricano,  preparano  e  effettuano  il  commercio  di  stupefacenti  necessitano  dell'autorizzazione  di  Swissmedic,  senza  che  appaia  d'acchito  possibile  fare  astrazione  dell'autorizzazione  dell'UFSP  per  la  messa  in commercio di derrate alimentari non specificate dal DFI  (art. 8  cpv. 2 LDerr  in combinazione con  l'art. 5 cpv. 1 ODerr). Peraltro, anche  l'autorità inferiore sembra, almeno implicitamente, partire dal presupposto  della necessità di una duplice autorizzazione, se è vero, come è vero, che  ha  esaminato  la  fattispecie  sia  dal  profilo  della  LStup,  considerando  indispensabile  un'autorizzazione  di  Swissmedic,  sia  dal  profilo  della  LDerr, ritenendo esclusa la concessione di un'autorizzazione (provvisoria)  alla commercializzazione della bevanda B._______ da parte dell'UFSP in  applicazione  della  LDerr.  Tutto  ben  ponderato,  e  per  le  considerazioni  che seguono, questa Corte ritiene che allo stato attuale delle cose non si  giustifica tuttavia di rispondere al succitato quesito della delimitazione fra  LStup e LDerr.  Infatti, per dovere rispondere ad un quesito, occorre che  quest'ultimo sia di rilevanza pratica decisiva (e non solo teorica) ai fini di  un  giudizio  (cfr.  sentenza  del  Tribunale  federale  9C_658/2008  del  10  giugno  2009  consid.  5.1).  Tale  non  è  il  caso  nella  presente  fattispecie,  avuto riguardo al fatto che quand'anche, per denegata ipotesi, si volesse  ritenere,  contrariamente  all'autorità  inferiore,  che  non  fosse  necessaria  un'autorizzazione  di  Swissmedic  per  la  messa  in  commercio  della  bevanda  B._______,  nulla  cambierebbe  all'esito  della  causa,  dal  momento  che  non  sono  comunque  dati,  per  i  motivi  di  cui  si  dirà  di  seguito,  i  presupposti  per  cui  l'UFSP  possa  essere  obbligato,  allo  stato  attuale  della  legislazione  svizzera  in  materia,  a  concedere  un'autorizzazione  provvisoria  ai  sensi  dell'art.  8  cpv.  2  LDerr  in  combinazione  con  l'art.  5  cpv.  1  ODerr,  indispensabile  alla  commercializzazione di  una derrata,  la bevanda B._______,  contenente  un  additivo  non  previsto  né  nella  LDerr  né  nelle  relative  ordinanze  di  applicazione. 5. Esame dal profilo della LStup. 5.1. Secondo  l'art. 1 cpv. 1 della  legge federale del 3 ottobre 1951 sugli  stupefacenti  (LStup,  RS  812.121),  sono  stupefacenti  le  sostanze  e  i  preparati  che  inducono  uno  stato  di  dipendenza  e  producono  effetti  del  tipo  della  morfina,  cocaina  e  canapa.  Appartengono  segnatamente  agli  stupefacenti di cui al capoverso 1, la foglia di coca (art. 1 cpv. 2 lett. a n. 

C­409/2010 Pagina 9 3  LStup),  l'ecgonina  e  i  suoi  derivati,  come  pure  i  rispettivi  sali  che  producono dipendenza (art. 1 cpv. 2 lett. b n. 2 LStup), altre sostanze che  cagionano un effetto simile a quello delle sostanze del gruppo a oppure b  del  presente  capoverso  (art.  1  cpv.  2  lett.  c  LStup)  e  preparati  che  contengono  sostanze  dei  gruppi  a,  b  oppure  c  del  presente  capoverso  (art.  1  cpv.  2  lett.  d  LStup).  Sono  altresì  equiparati  agli  stupefacenti  le  sostanze psicotrope che inducono in uno stato di dipendenza (art. 1 cpv.  2  lett.  a­e  LStup).  L'Istituto  svizzero  per  gli  agenti  terapeutici  (Istituto  [Swissmedic]) stabilisce un elenco delle sostanze e dei preparati di cui ai  capoversi 2 e 3 (art. 1 cpv. 4 LStup).  Secondo  l'art.  3  cpv.  1  LStup,  il  Consiglio  federale  può  sottoporre  al  controllo degli stupefacenti, secondo le disposizioni dei capitoli 2 e 3 della  LStup,  le  sostanze  che,  senza  indurre  di  per  sé  stesse  uno  stato  di  dipendenza, possono essere trasformate  in sostanze di cui all'articolo 1.  Può  prevedere  per  queste  sostanze  o  per  altre  che  si  prestano  alla  fabbricazione  di  stupefacenti  o  di  sostanze  psicotrope  l'obbligo  dell'autorizzazione  o  altre  misure  di  vigilanza  meno  estese,  come  l'identificazione dei clienti, l'obbligo di tenere i libri e l'obbligo d'informare.  In  merito  si  conforma  di  massima  alle  raccomandazioni  delle  organizzazioni  internazionali  competenti. L'Istituto allestisce  la  lista delle  sostanze  di  cui  al  capoverso  1  (art.  3  cpv.  3  LStup).  Il  capoverso  2  prevede  che  il  Consiglio  federale  può  escludere  parzialmente  degli  stupefacenti  dalle  misure  di  controllo  e,  in  caso  di  determinata  concentrazione  o  quantità,  escluderli  interamente,  se  le  organizzazioni  internazionali  competenti  (Organizzazione  delle  Nazioni  Unite,  Organizzazione  mondiale  della  sanità)  ne  decidono  o  raccomandano  l'esclusione in virtù di una convenzione ratificata dalla Svizzera. Giusta  l'art.  4  LStup,  le  ditte  e  le  persone  che  coltivano  piante  per  estrarne  stupefacenti  e  che  fabbricano,  preparano  o  effettuano  il  commercio  di  stupefacenti  necessitano  dell'autorizzazione  dell'Istituto  svizzero  per  gli  agenti  terapeutici.  È  fatto  salvo  l'art.  8  LStup.  Secondo  quest'ultima  disposizione,  i  seguenti  stupefacenti  non  possono  essere  coltivati, importati, fabbricati oppure posti in commercio: l'oppio da fumare  e i residui provenienti dalla fabbricazione o dalla sua utilizzazione (lett. a),  la  diacetilmorfina  e  i  suoi  sali  (lett.  b),  gli  allucinogeni  come  il  lisergide  (LDS 25; lett.c) e la canapa per estrarne stupefacenti nonché la resina dei  suoi peli ghiandolari (hascisc; lett.d). Inoltre,  secondo  l'art.  1  dell'ordinanza  dell'Istituto  svizzero  per  gli  agenti  terapeutici  sugli  stupefacenti  e  le  sostanze  psicotrope  del  12  dicembre 

C­409/2010 Pagina 10 1996  (Ordinanza  di  Swissmedic  sugli  stupefacenti,  OStup­Swissmedic  [RS 812.121.2]), sono stupefacenti ai sensi dell'art. 1 cpv. 1 a 3 LStup e  dell'art. 3  lett. a OStup­Swissmedic:  le sostanze figuranti all'appendice a  (lett. a), i loro sali, esteri, eteri e isomeri ottici (lett. b), i sali, gli esteri e gli  eteri  dei  loro  isomeri  ottici  (lett.  c)  nonché  i  preparati  che  contengono  queste  sostanze  (lett.  d).  Se  una  sostanza  figurante  nell'appendice  a  è  esclusa  dalle  misure  di  controllo  (art.  3  cpv.  2  LStup),  l'eccezione  si  applica parimenti alle possibili combinazioni menzionate al capoverso 1,  nonché  ai  preparati  che  contengono  tale  sostanza  senza  alcun  altro  stupefacente (art. 1 cpv. 2 OStup­Swissmedic). L'art. 2 della menzionata  ordinanza prevede degli stupefacenti parzialmente esclusi dalle misure di  controllo  (appendice  b)  e  l'art.  3  degli  stupefacenti  parzialmente  esclusi  dalle  misure  di  controllo  e  ottenibili  in  piccoli  quantitativi  senza  prescrizione medica (appendice c). Peraltro, secondo  l'art. 7 LStup  le sostanze ed  i preparati, di cui si deve  presumere che producano un effetto simile a quello delle sostanze e dei  preparati  indicato  nell'articolo  1,  possono  essere  fabbricati,  importati  ed  esportati,  depositati,  usati  o  posti  in  commercio  solamente  con  l'autorizzazione  dell'Istituto  (Swissmedic)  e  alle  condizioni  da  esso  stabilite. 5.2.  5.2.1.  La  ricorrente  fa  valere  che  l'estratto  di  foglie  di  coca  decocainizzato, utilizzato nella bevanda B._______ come aromatizzante,  è una sostanza che non contiene né principi attivi della  foglia di coca (o  della cocaina) né un alcaloide psicotropo. In altri termini, l'estratto di foglie  di  coca  decocainizzato  non  induce  uno  stato  di  dipendenza,  non  rappresenta  una  materia  grezza,  non  contiene  sostanze  attive  quali  ecgonina o i suoi derivati, non cagiona effetti simili a quello della cocaina  (materia grezza) o dell'ecgonina e dei suoi derivati (sostanza attiva) e non  è  un  preparato  che  contiene  cocaina,  ecgonina  o  suoi  derivati  o  altre  sostanze  con  effetti  simili.  Per  tale  ragione,  l'art.  27  cpv.  1  della  Convenzione  unica  sugli  stupefacenti  del  1961,  sottoscritta  anche  dalla  Svizzera,  prevede  che  "Le  parti  possono  permettere  l'utilizzazione  di  foglie di coca per la preparazione di un prodotto aromatico che non deve  contenere  nessun  alcaloide  e  inoltre  possono,  nella  misura  necessaria  per  questa  utilizzazione,  permettere  la  produzione,  l'importazione,  l'esportazione  e  il  commercio  nonché  la  detenzione  di  tali  foglie".  La  ricorrente fa valere che in siffatte circostanze paragonare genericamente  l'estratto di  foglie di coca all'estratto di  foglie di coca decocainizzato non 

C­409/2010 Pagina 11 trova alcuna giustificazione e sconfina nell'arbitrio. Viola inoltre il principio  della  parità  di  trattamento,  ritenuto  che  l'estratto  di  foglie  di  coca  decocainizzato  è  utilizzato  sia  nella  produzione  della  C._______  sia  in  quella della D._______, regolarmente poste  in commercio  in Svizzera, e  che sempre in Svizzera è venduto un tè freddo (E._______) a base di tè  nero aromatizzato con un estratto di fiori di canapa. 5.2.2.L'autorità  inferiore  sostiene  che  dal  profilo  della  legislazione  svizzera  sugli  stupefacenti  la  parificazione  dell'estratto  di  foglie  di  coca  decocainizzato  all'estratto  di  coca  è,  contrariamente  a  quanto  preteso  dalla  ricorrente,  manifestamente  voluta  dal  legislatore.  L'intenzione  del  legislatore sarebbe dimostrata dall'esempio della canapa  indiana. Anche  la canapa indiana, come la foglia di coca, è citata come materia grezza di  sostanze stupefacenti (art. 1 cpv. 2 lett. a n. 3 e 4 LStup). Diversamente  da  quanto  previsto  per  la  foglia  di  coca  e  l'estratto  di  coca,  per  quanto  concerne  la  canapa  indiana  l'OStup­Swissmedic  considera  stupefacenti  soltanto i prodotti impiegati per la produzione di stupefacenti. Per questo  motivo è ammissibile usare la canapa con un tenore minimo di THC come  aromatizzante. Tale soglia è comunque stabilita per legge e, per esempio  per  le  tisane,  è  fissata  a  0.2  mg/kg.  Il  legislatore  ha  volutamente  rinunciato a prevedere un'analoga differenziazione per quanto concerne  la  foglia  di  coca  e  l'estratto  di  coca.  Inoltre,  la  legislazione  svizzera  in  materia  di  stupefacenti  non  violerebbe  il  diritto  di  rango  superiore  (internazionale). In particolare, l'art. 1 lett. f della Convenzione unica sugli  stupefacenti  del  1961  definisce  solo  le  nozioni  impiegate  in  tale  atto  normativo,  senza  alcuna  conseguenza  per  quanto  concerne  la  legislazione di un Paese che vi ha aderito. Inoltre, secondo l'art. 27 cpv. 1  della medesima Convenzione  le  parti  possono  permettere  l'utilizzazione  di  foglie  di  coca  per  la  preparazione  di  un  prodotto  aromatico,  a  condizione  che  non  contenga  nessun  alcaloide.  La  Convenzione  già  presupporrebbe pertanto che negli Stati parti  vige un divieto di principio  per  l'impiego  di  foglie  di  coca  decocainizzate.  Peraltro,  non  sarebbe  possibile  dal  profilo  tecnico  eliminare  dalla  foglia  di  coca  la  totalità  dell'ecgonina, della cocaina e di tutti gli alcaloidi ecgoninici. 5.3.  5.3.1. Con riferimento alle distinzioni operate dal diritto  federale, occorre  rilevare  che,  in  virtù  dell'art.  190  della  Costituzione  federale  della  Confederazione  svizzera  del  18  aprile  1999  (Cost.,  RS  101),  le  leggi  federali  sono  determinanti  per  il  Tribunale  amministrativo  federale.  Lo  stesso  è  quindi  tenuto  ad  applicarle  e  non  è  abilitato  a  controllarne  la 

C­409/2010 Pagina 12 costituzionalità (DTF 132 II 234 consid. 2.3 e DTF 131 II 562 consid. 3.2).  Esso  può  tutt'al  più  procedere  ad  un  interpretazione  conforme  alla  costituzione,  o  al  diritto  internazionale  (cfr.  DTF  131  II  352, DTF  129  II  193, DTF 125 II 417 e DTF 119 V 171; cfr. pure sentenza del Tribunale  federale  6P.179/2006  del  29  novembre  2006  consid.  1),  interpretazione  che  trova  tuttavia  i  suoi  limiti  allorquando  il  testo  ed  il  senso  della  disposizione  legale  sono  inequivocabili,  anche  se  la  stessa  potrebbe  risultare  contraria  alla  costituzione  rispettivamente  alle  convenzioni  internazionali (DTF 131 II 710 consid. 4.1 e DTF 130 II 65 consid. 4.2). 5.3.2. Giova  innanzitutto  rilevare  che  il  campo  d'applicazione  dell'art.  1  LStup e dell'art. 1 cpv. 1 dell'OStup­Swissmedic  (e  relativa appendice a  [elenco di tutti gli stupefacenti]) si estende indifferentemente all'estratto di  coca, alla foglia di coca, alla tintura di coca, alla cocaina, all'ecgonina e i  suoi  esteri  e  derivati  trasformabili  in  ecgonina  e  cocaina.  Esse  sono  pertanto da considerarsi delle sostanze stupefacenti. Va quindi esaminato  se ciò sia il caso anche per l'estratto di foglie di coca decocainizzato. Il  Tribunale  federale  ha  avuto  modo  di  pronunciare  che  lo  scopo  della  legge  federale  sugli  stupefacenti  e  sulle  sostanze  psicotrope  è,  come  indica  il  suo  nome,  di  regolamentare  unicamente  le  sostanze  aventi  "effetti  stupefacenti  (o  psicotropi)",  ad  esclusione  delle  sostanze  inoperanti  (sentenza  6S.15/2001  del  14  giugno  2001  consid.  2b­d).  La  LStup  non  contiene  una  definizione  chiara  dell'espressione  "foglia  di  coca" o  "estratto di coca" o  "tintura di coca". La  ricorrente pretende che  l'espressione  "foglie di  coca" va definita anche nel diritto svizzero come  nella  Convenzione  unica  sugli  stupefacenti  del  1961.  A  tal  proposito,  giova  rilevare  che  nella  Convenzione  unica  sugli  stupefacenti  del  1961  (RS 0.812.212.0)  e pure nella Convenzione unica  sugli  stupefacenti  del  1961  nella  versione  modificata  dal  Protocollo  di  emendamenti  del  25  marzo  1972  della  Convenzione  unica  sugli  stupefacenti  del  1961  (RS  0.182.121  [entrata  in  vigore  in  Svizzera  il  22  febbraio  1970]),  l'espressione "foglie di coca" designa la foglia di coca, ad eccezione della  foglia  privata  completamente  di  ecgonina,  di  cocaina  e  di  ogni  altro  alcaloide  di  struttura  simile  all'ecgonina  (art.  1  lett.  f  della  menzionata  Convenzione). Si tratta, tuttavia, di semplice indicazione inerente ad una  definizione  contenuta  nella  menzionata  Convenzione  che,  secondo  questo  Tribunale,  non  è  decisiva  per  determinare  senso  e  scopo  della  legislazione svizzera in materia di stupefacenti. Ora,  la LStup già elenca  determinate sostanze che qualifica quali stupefacenti  (materie grezze) e  al  suo  art.  1  cpv.  4  LStup  prevede  che  l'Istituto  svizzero  per  gli  agenti  terapeutici (Swissmedic) stabilisce una lista delle sostanze e dei preparati 

C­409/2010 Pagina 13 di  cui  ai  capoversi  2  e  3  della  LStup.  Tale  lista  è  aggiornata  da  Swissmedic  tenuto  conto  dello  sviluppo  delle  conoscenze  scientifiche  nella  materia  (cfr.  sentenza  del  Tribunale  federale  6S.387/2001  del  7  agosto  2001  consid.  3a),  fermo  restando  che  la  competenza  di  Swissmedic  di  modificare  l'ordinanza  in  questione  non  contempla  la  possibilità di rivedere la qualità di stupefacente attribuita, per esempio alle  materie  grezze,  direttamente  dalla  LStup  (cfr.  pure  cfr.  T.  FINGERHUTH/C.TSCHURR, Betäubungsmittelgesetz, Zurigo 2007, ad art. 1  n.  6  pag.  64).  La  lista  in  questione  comprende  –  per  ciò  che  qui  maggiormente interessa ed oltre alle foglie di coca – l'estratto di coca, la  tintura di coca, la cocaina, l'ecgonina e i suoi esteri e derivati trasformabili  in  ecgonina  e  cocaina,  e  ciò  indipendentemente  dalla  percentuale  di  sostanze attive che contengono  (cfr. DTF 126  IV 198 consid. 1).  In altri  termini, le sostanze che la LStup e l'OStup­Swissmedic definiscono come  sostanza stupefacente sono tali  indipendentemente dalla sostanza attiva  contenuta,  la  legge  poggiando  sulla  presunzione  irrefutabile  che  è  data  pure  la  dipendenza,  ossia  l'effetto  stupefacente,  senza  che  il  giudice  possa  –  impedito  dall'art.  190 Cost.  –  riesaminare  la  fondatezza  di  tale  scelta  (cfr. DTF 124  IV 44 consid. 2b), quand'anche  la stessa possa,  in  certi  casi,  essere  discutibile.  In  tal  senso  non  giova  alla  ricorrente  neppure il richiamo all'art. 27 della Convenzione unica sugli stupefacenti  del  1961,  ritenuto  che  secondo  tale  disposizione  gli  Stati  possono,  ma  non  devono,  permettere  l'utilizzazione  di  foglie  di  coca  per  la  preparazione  di  un  prodotto  aromatico  che  non  deve  contenere  nessun  alcaloide.  Questa  norma,  come  indicato  anche  dall'autorità  inferiore,  avvalora piuttosto la tesi che l'utilizzazione di foglie di coca, anche se non  contengono nessun alcaloide, deve essere esplicitamente permessa dalla  legislazione nazionale. La Svizzera non ha finora fatto uso di tale facoltà  e  non  compete  a  questo  Tribunale  di  anticipare  tale  soluzione  per  via  giurisprudenziale. Certo, il Tribunale federale ha avuto modo di considerare che secondo il  tenore  letterale  dell'art.  8  cpv.  1  lett.  d  LStup,  la  canapa,  per  estrarne  stupefacenti, non può essere coltivata, importata, fabbricata oppure posta  in  commercio.  L'articolo  in  questione  non  proibisce  però  di  coltivare,  importare,  fabbricare  oppure  porre  in  commercio  la  canapa  (o  i  suoi  prodotti),  per  un  altro  scopo  che  per  estrarne  stupefacenti.  Pertanto,  e  benché nella LStup non  figuri  iscritta una percentuale minima di THC,  il  Tribunale  federale ha considerato che  tale percentuale sia determinante  per dire se le succitate attività (coltivazione, importazione, fabbricazione e  commercializzazione)  ricadono sotto  la LStup, dal momento che  l'effetto  stupefacente della canapa e dei suoi prodotti è precisamente determinato 

C­409/2010 Pagina 14 dalla quantità di THC.  In questo senso,  la canapa ed  i suoi prodotti non  possono  essere  considerati  come  stupefacenti,  e  le  summenzionate  attività proibite e sanzionate, che se contengono una percentuale di THC  sufficientemente  elevata  per  poterne  estrarre  dello  stupefacente  o  per  esercitare esse stesse un effetto  stupefacente,  indipendentemente dalle  varietà, parti, forme e prodotti in causa (cfr. DTF 130 IV 83 consid. 1.1 e  DTF 126 IV 198 consid. 1 nonché relativi riferimenti). Il Tribunale federale  ha quindi reputato che benché ai sensi dell'art. 1 cpv. 2 lett. a n. 4 LStup,  la canapa, quale materia grezza, rientri nelle sostanze contemplate dalla  legge sugli stupefacenti indipendentemente dalla percentuale di THC, tale  legge non prevede quando la canapa debba considerarsi materia grezza  rispettivamente  stupefacente  pronto  per  l'uso.  A  tal  fine  –  facendo  riferimento,  fra  l'altro,  alla  legislazione  sulle  derrate  alimentari  e  sull'agricoltura  –  il  Tribunale  federale  ha  considerato  che  può  essere  ammesso che la canapa è inoperante al di sotto di una certa percentuale  di  THC.  Questi  valori  limite  varrebbero  da  metro  di  giudizio  per  determinare  a  partire  da  quale  percentuale  di  THC  un  prodotto  della  canapa possa considerarsi quale sostanza stupefacente ed essere punito  ai  sensi  dell'art.  8  cpv.  1  lett.  d  LStup  (DTF  127  IV  178  consid.  3a.bb  nonché DTF 126 IV 198 consid. 1). Il ricorrente – richiamando il principio  della parità di trattamento e facendo riferimento al fatto che un tè freddo  che contiene quale aromatizzante un estratto di fiori di canapa è venduto  in  Svizzera  ­  sembra  volere  vedere  applicata  siffatta  giurisprudenza  anche alla foglia di coca. L'autorità inferiore considera che il legislatore ha  volutamente  escluso  una  siffatta  equiparazione  tra  canapa  indiana  e  foglia  di  coca  (o  estratto  di  coca).  Secondo  questo  Tribunale,  alla  menzionata  giurisprudenza  concernente  la  canapa  indiana  non  può  essere  attribuita  una  valenza  generale  (cfr.  T.  FINGERHUTH/C.TSCHURR,  Betäubungsmittelgesetz,  Zurigo  2007,  ad  art.  8  n.  20  pag.  95  nonché  relativi riferimenti giurisprudenziali [v. pure DTF 127 IV 178 consid. 3a.bb  {primo  paragrafo}];  apparentemente  contra:  P.  WEISSENBERGER,  Zum  subjetiven  Tatbestand  beim  Handel  mit  Hanf  in  Marihuanaqualität,  in  Recht 2000 231 ff., 234). Tale  giurisprudenza  non  può  pertanto  essere  estesa  alle  foglie  di  coca  per  quanto  attiene  alla  fissazione,  per  via  giurisprudenziale,  di  una  percentuale minima di sostanza attiva perché possa – al pari dell'estratto  di coca, della tintura di coca, della cocaina, dell'ecgonina e dei suoi esteri  e  derivati  trasformabili  in  ecgonina  e  cocaina  –  essere  considerata  stupefacente.  In  effetti,  e  come  rettamente  rilevato  dall'autorità  inferiore  nella  risposta  al  ricorso,  l'elenco  degli  stupefacenti  che  figura  nell'appendice  a  dell'OStup­Swissmedic  menziona  le  foglie  di  coca  e 

C­409/2010 Pagina 15 l'estratto di coca (e simili), ma non fa riferimento ad un tenore specifico di  cocaina  ed  ecgonina  delle  stesse  alfine  della  qualifica  quale  stupefacente.  Ne  consegue  che  per  legge  la  foglia  di  coca,  ma  anche  l'estratto di coca, la tintura di coca, la cocaina, l'ecgonina e i suoi esteri e  derivati  trasformabili  in  ecgonina  e  cocaina  sono  stupefacenti  indipendentemente  dalla  percentuale  di  sostanza  attiva  in  esse  contenuta.  Le  leggi  federali  sono  altresì  determinanti  per  il  Tribunale  amministrativo federale (art. 190 Cost). 5.3.3. Questa Corte è peraltro consapevole del fatto che nell'ambito della  revisione  parziale  della  legge  federale  sugli  stupefacenti  del  20  marzo  2008  (cfr.  www.admin.ch  [procedure  di  consultazione  ed  indagini  conoscitive/procedure  concluse/2010/Dipartimento  dell'Interno])  –  e  a  prescindere  dal  fatto  che  l'ordinanza  sugli  elenchi  degli  stupefacenti  (OStup­DFI)  sarà  di  competenza  del  Dipartimento  federale  dell'interno  (DFI)  e  non  più  di  Swissmedic  e  che  l'OStup­DFI  sostituirà  l'OStup­ Swissmedic  e  conterrà  gli  elenchi  di  tutte  le  sostanze  psicoattive  (segnatamente  allegato  1;  elenco  generale  delle  sostanze  controllate  degli elenchi a­d) – il rapporto esplicativo sull'OStup­DFI indica che dato  che  l'estratto  di  coca  è  usato  tra  l'altro  nell'industria  alimentare  per  aromatizzare,  si  deve ora definire a partire da quale  tenore di  sostanze  psicoattive  contenute  (cocaina,  ecgonina  e  tutti  gli  altri  alcaloidi  ecgoninici)  l'estratto  di  coca  vada  considerato  una  sostanza  controllata,  ossia uno stupefacente. Basandosi sul disciplinamento austriaco è stato  proposto di fissare un valore limite di 1,25 ppm o 1,25 milligrammi per litro  o  chilogrammo,  compatibile  con  la  Convenzione  unica  del  1961  sugli  stupefacenti.  Al  di  sotto  di  detto  valore  limite  è  tecnicamente  possibile  d'eliminare  gli  alcaloidi,  che  d'altronde  non  costituiscono,  sempre  secondo il rapporto esplicativo, un rischio per la salute. Gli estratti di coca  con  un  valore  limite  inferiore  a  quello  fissato  sono  considerati  decocainizzati e possono pertanto essere importati, venduti e immessi sul  commercio senza un'autorizzazione dell'Istituto. Secondo  l'avamprogetto  dell'OStup­DFI  sono  considerati  stupefacenti,  le  sostanze  menzionate  negli elenchi riportati negli allegati 1 e 2, segnatamente gli estratti di coca,  le  foglie  di  coca,  le  tinture  di  cocaina  e  la  cocaina;  sono  esclusi  (dalla  nozione di stupefacente) gli estratti di coca la cui concentrazione totale di  cocaina, ecgonina e altri alcaloidi ecgoninici non è superiore a 1,25 ppm  o  1,25  milligrammi  per  litro  o  chilogrammo.  Ciò  nondimeno,  secondo  questo  Tribunale  non  compete  al  giudice  di  anticipare  per  via  giurisprudenziale  tale  valore  limite  (divieto  della  cosiddetta  "positive  Vorwirkung"  di  una  legge non ancora  in  vigore  [DTF 125  II  278])  –  che  verosimilmente  poggia  sulle  conoscenze  scientifiche  nel  frattempo  http://www.admin.ch

C­409/2010 Pagina 16 acquisite (peraltro questo Tribunale non è  in possesso di studi scientifici  al  riguardo  né  essi  sono  presenti  agli  atti  di  causa)  –  che  possa  differenziare la sostanza stupefacente da quella ammessa. 5.3.4.  In  conclusione,  e  visto  quanto  precede,  allo  stato  attuale  della  legislazione svizzera  in materia di stupefacenti  l'estratto di  foglia di coca  decocainizzato,  come  rettamente  rilevato  dall'autorità  inferiore,  appare  comunque  doversi  considerare  quale  stupefacente  soggetto  ad  un'autorizzazione dell'Istituto svizzero per gli agenti terapeutici (art. 4 cpv.  1  LStup),  indipendentemente  dal  fatto  se  l'estratto  di  foglie  di  coca  decocainizzato debba essere sussunto piuttosto alla nozione di  foglie di  coca o,  in alternativa, a quella di estratto di coca. Peraltro, questa Corte  rileva,  a  titolo  abbondanziale,  che  le  prove  esibite  dalla  ricorrente  e  concernenti  delle  analisi  eseguite  in  Italia  nel  2010  su  un  altro  lotto  di  lattine rispetto a quello sequestrato nel Cantone F._______, hanno certo  dato esito negativo nella ricerca di cocaina (cfr.  in particolare la prova di  laboratorio eseguita in Italia dai N.A.S. di … (Italia) da cui risulta un esito  negativo nella ricerca di cocaina nella bevanda B._______ con un  limite  <1  ug  (microgrammo)/250ml;  doc.  TAF  20  [v.  anche  un'altra  analisi  di  esito  simile  pure  eseguita  in  Italia  e  presentata  con  la  replica  del  25  maggio  2010  {doc.  TAF  15,  doc.  O}]).  Tuttavia,  nulla  è  fra  l'altro  dato  sapere sul metodo scientifico utilizzato e sulla ricerca eventuale, oltre che  della  cocaina,  dell'ecgonina  e  di  ogni  altro  alcaloide  di  struttura  simile  all'ecgonina.  Inoltre,  nulla  è dato  sapere neppure  sul  fatto  se  il  limite  di  rilevabilità  indicato  possa  essere  ancora  più  preciso  e  arrivare  fino  allo  zero assoluto (eventualmente con altre apparecchiature), fermo restando  che  secondo  la  legislazione  svizzera  attuale  anche  la  presenza  di  sostanza  alcaloide  inferiore  a  1  ug/250ml  nulla  cambierebbe,  secondo  questa Corte, alla qualifica di sostanza stupefacente. Non compete altresì  al  giudice  di  avventurarsi  su  questioni  di  natura  scientifica,  ma  al  legislatore, se lo ritiene opportuno, di consentire di far uso della possibilità  concessa  dalla  Convenzione  unica  degli  stupefacenti  del  1961  di  permettere l'utilizzazione di foglie di coca, estratti di coca, tinture di coca  privati completamente di sostanze alcaloidi. 5.3.5. Da  quanto  esposto,  appare  pertanto  condivisibile  la  conclusione  dell'autorità  inferiore  secondo  la  quale  per  la  commercializzazione  della  bevanda B._______, contenente estratto di foglie di coca decocainizzato,  nel  caso  di  specie,  e  allo  stato  attuale  della  legislazione  in  vigore,  era  necessaria  un'autorizzazione  di  Swissmedic,  che  però  la  ricorrente  non  ha né richiesto né ottenuto.

C­409/2010 Pagina 17 6. Esame dal profilo della LDerr. 6.1. Stante quanto suesposto sulla qualifica dell'estratto di  foglie di coca  decocainizzato  in  relazione  alla  LStup  nonché  le  riflessioni  di  cui  al  considerando  4  del  presente  giudizio,  occorre  pure  esaminare  la  questione  della  legittimità  della  messa  in  commercio  della  bevanda  B._______  dal  profilo  della  legislazione  svizzera  in  materia  di  derrate  alimentari. 6.2. Secondo l'art. 3 della legge del 9 ottobre 1992 sulle derrate alimentari  e gli oggetto d'uso (LDerr, RS 817.0), le derrate alimentari sono alimenti o  generi  voluttuari  (cpv.  1).  Gli  alimenti  sono  prodotti  destinati  alla  costituzione e al sostentamento dell'organismo umano, non pubblicizzati  come medicamenti  (cpv.  2).  I  generi  voluttuari  sono  bevande  alcoliche,  articoli  di  tabacco  e  articoli  per  fumatori  (cpv.  3).  Gli  ingredienti  sono  derrate  alimentari  aggiunte  ad  altre,  oppure  componenti  di  una  derrata  alimentare,  come  anche  gli  additivi  (cpv.  4).  Giusta  l'art.  4  LDerr,  i  componenti  sono  sostanze  naturalmente  presenti  in  una  determinata  derrata  alimentare  (cpv.1).  Gli  additivi  sono  sostanze  utilizzate  nella  fabbricazione  di  derrate  alimentari  per  ottenere  determinate  qualità  o  effetti (cpv. 2). Le sostanze estranee sono sostanze indesiderate che non  sono  naturalmente  presenti  in  una  derrata  alimentare  (come  residui,  impurità, prodotti del metabolismo microbico e nuclidi radioattivi).  Inoltre,  conformemente all'art. 6 cpv. 1 LDerr,  le derrate alimentari, gli additivi e  gli  oggetti  d'uso  che  non  soddisfano  le  esigenze  stabilite  dalla  LDerr  e  dalle sue disposizione esecutive, in particolare quelli che superano i valori  limite e  i valori di  tolleranza, non devono essere utilizzati né distribuiti al  consumatore, o possono esserlo soltanto con determinati oneri. Infine, ai  sensi  dell'art.  8  cpv.  1  LDerr,  il  Consiglio  federale  stabilisce  le  sorte  di  derrate alimentari ammesse, le definisce e ne stabilisce la denominazione  specifica;  può  disciplinare  i  requisiti  cui  esse  devono  soddisfare.  In  particolare,  l'art.  4  cpv.  1  dell'ordinanza  del  23  novembre  2005  sulle  derrate  alimentari  (ODerr,  RS  817.02)  stabilisce  le  sorte  di  derrate  alimentari  ammesse.  Infine,  l'art.  8  cpv.  2 LDerr  prevede che  il Servizio  federale competente può autorizzare provvisoriamente derrate alimentari  ammesse in base ad un'autorizzazione provvisoria. 6.3.  L'art.  1  cvp.  1  dell'Ordinanza  del  22  giugno  2007  sugli  additivi  ammessi  nelle  derrate  alimentari  (OAdd,  RS  817.022.31)  precisa  che  quali  additivi  –  vale  a  dire  sostanze  utilizzate  nella  fabbricazione  di  derrate alimentari per ottenere determinate qualità e effetti  (art. 4 cpv. 2  LDerr)  –  possono  essere  utilizzati  esclusivamente  le  sostanze  indicate 

C­409/2010 Pagina 18 nella  lista  (OAdd,  allegato  1;  lista  degli  additivi  ammessi)  e  gli  aromi.  L'allegato  3  numero  24  dell'Ordinanza  del  23  novembre  2005  sulla  caratterizzazione  e  la  pubblicità  delle  derrate  alimentari  (OCDerr,  RS  817.022.21)  definisce  gli  aromi  quali  sostanze  che  sono  o  dovrebbero  essere  utilizzate  nelle  o  sulle  derrate  alimentari  per  conferire  loro  un  odore  o  un  sapore  particolare.  Gli  estratti  di  aromi  sono  prodotti  concentrati  o  non  concentrati  aventi  proprietà  aromatiche  e  ottenuti  mediante  procedimenti  fisici  adeguati  o  con  procedimenti  enzimatici  o  microbiologici  da  materie  di  origine  vegetale  o  animale  e  che  sono  utilizzate  come  tali  o  trattate  per  il  consumo  mediante  i  procedimenti  abituali  di  preparazione  delle  derrate  alimentari  (allegato  3  numero  24  OCDerr). 6.4. La ricorrente  fa valere che  l'estratto di  foglie di coca decocainizzato  rientra nella definizione di sostanza aromatizzante naturale e può dunque  essere  utilizzato  quale  aromatizzante  per  la  produzione  di  derrate  alimentari.  Di  opinione  diametralmente  opposta  è  l'autorità  inferiore,  almeno per quanto attiene allo stato attuale del diritto svizzero in materia. 6.4.1. Questo Tribunale rileva che secondo l'attuale legislazione svizzera  sulle  derrate  alimentari,  possono  essere  poste  in  commercio  senza  autorizzazione  unicamente  derrate  alimentari  contemplate  in  una  lista  positiva  esaustiva.  In  altri  termini  possono  essere  commercializzate  unicamente  le  derrate  alimentari  espressamente  specificate  e  che  adempiono  i  requisiti  richiesti  (cfr.  TOMAS  POLEDNA,  Inverkehrbringung  von Lebensmitteln  und Lebensmittelkontrolle  in: TOMAS POLEDNA/OLIVER  ARTER/MONIKA GATTIKER, Lebensmittelrecht, Berna 2006, n. 3 pag. 47). Il  principio  della  lista  positiva  esaustiva  vale  altresì  anche  per  gli  additivi,  nel senso che è consentita unicamente l'utilizzazione di additivi ammessi  dall'OAdd  (cfr.  sentenza  del  Tribunale  federale  2C_264/2007  del  7  gennaio 2008 consid. 4). 6.4.2.  6.4.2.1 È pacifico che  la bevanda B._______,  in quanto gazzosa, è una  derrata alimentare specificata inclusa nella lista positiva (art. 4 cpv. 1 lett.  q ODerr nonché art. 1 cpv. 1 lett. d dell'ordinanza del DFI sulle bevande  analcoliche  [in particolare  tè,  tè di erbe, caffè, succhi,  sciroppi, gazzose  {RS 817.022.111}]). 6.4.2.2 Quanto  all'estratto  di  foglie  di  coca  decocainizzato  contenuto  in  tale  bevanda,  esso  non  è  contemplato  nella  specifica  lista  positiva 

C­409/2010 Pagina 19 esaustiva delle derrate alimentari di cui all'art. 4 ODerr e non è neppure  un additivo ai sensi dell'art. 1 cpv. 1 lett. a OAdd, dal momento che non è  una sostanza di cui all'allegato 1 dell'OAdd. 6.4.2.3  La  ricorrente  sostiene  però  che  l'estratto  di  foglie  di  coca  decocainizzato è un additivo giusta  l'art. 1 cpv. 1  lett. b OAdd, ossia un  aroma  di  cui  all'art.  2  cpv.  1  lett.  l  ODerr  e  all'allegato  3  n.  24  dell'ordinanza del DFI del 23 novembre 2005 sulla caratterizzazione e la  pubblicità  delle  derrate  alimentari  (OCDerr,  RS  817.022.21).  L'autorità  inferiore non è di questo avviso, dal momento che a suo giudizio possono  essere  considerati  quali  estratti  aromatici  soltanto  gli  estratti  ottenuti  da  sostanze  di  origine  vegetale  o  animale  che  possono  essere  commercializzate  conformemente  alla  legislazione  sulle  derrate  alimentari;  tuttavia,  poiché  le  foglie  di  coca  non  possono  essere  commercializzate  in  Svizzera  come  derrate  alimentari,  l'estratto  decocainizzato  che  se  ne  ricava  non  può  essere  impiegato  per  la  fabbricazione  di  derrate  alimentari.  Secondo  questo  Tribunale,  l'autorità  inferiore  ha  ritenuto  a  giusto  titolo  che  l'estratto  di  foglie  di  coca  decocainizzato  non  può,  allo  stato  attuale  della  legislazione  svizzera,  essere  commercializzato  senza  autorizzazione  da  parte  di  Swissmedic.  Ne  discende,  da  un  lato,  che  non  poteva  essere  concessa  un'autorizzazione  provvisoria  ai  sensi  dell'art.  8  cpv.  2  LDerr  di  uno  stupefacente. Dall'altro  lato, non sono comunque adempite  le condizioni  per  un'autorizzazione  provvisoria  secondo  tale  disposizione.  Non  possono  in  effetti  considerarsi  adempite  le  condizioni  per  l'ammissione  provvisoria di un additivo  (art. 2 cpv. 2 OAdd [in combinazione con  l'art.  10  cpv.  3  lett.  a  LDerr]),  già  perché  non  appare  essere  soddisfatto  il  criterio  della  lettera  a,  non  essendo  stata  dimostrata  una  sufficiente  necessità  tecnologica  o  organolettica  e  che  l'obiettivo  previsto  non  potesse  essere  conseguito  con  altri metodi  praticabili  dal  punto  di  vista  economico e tecnico. 7.  Giova ancora esaminare  l'invocata violazione del principio della parità di  trattamento,  ritenuto  che  secondo  la  ricorrente  pure  la  C._______  e  la  D._______,  regolarmente  vendute  in  Svizzera,  conterrebbero  come  aromatizzante  l'estratto  di  foglia  di  coca  decocainizzato  e  che  sarebbe  poco plausibile che la C._______ abbia rinunciato a tale aromatizzante in  tutto  il mondo  rispettivamente che  la D._______ vi abbia  rinunciato, ma  solo sul territorio elvetico. Inoltre, in Svizzera è pure venduto un tè freddo  che contiene quale aromatizzante un estratto di fiori di canapa.

C­409/2010 Pagina 20 7.1.  Il  principio della parità di  trattamento,  disciplinato dall'art.  29 cpv. 1  Cost.,  impone  di  trattare  in  modo  identico  ciò  che  è  simile  e  in  modo  diverso  ciò  che  è  differente  (cfr.  DTF  130  I  65  consid.  3.6  e  relativi  riferimenti).  Esso  è  pero  violato  solo  quando  casi  simili  siano  trattati  in  modo diverso senza motivi oggettivi da parte della stessa autorità  (DTF  125  I  173  consid.  6d).  Le  situazioni  paragonate  non  devono  necessariamente  essere  identiche  sotto  ogni  aspetto,  ma  la  loro  similitudine  va  stabilita  per  quel  che  riguarda  i  fatti  pertinenti  per  la  decisione da prendere (cfr. DTF 119 Ia 123 consid. 2b). 7.2. Da un lato, va rilevato che nel caso di specie la ricorrente si limita a  mere  congetture  sulla  similitudine  del  contenuto  delle  bevande  della  C._______  e  della  D._______,  poste  in  commercio  in  Svizzera  nel  periodo determinante, a quella da lei venduta, congetture fondate altresì  in  parte  su  indicazioni  del  sito  G._______  che  non  appaiono  avere  sufficiente  valore  scientifico  (le  indicazioni  sono  peraltro  assortite  dalla  seguente  frase nella versione  in  lingua  italiana:  "Questa voce o sezione  sull'argomento  aziende  è  ritenuta  da  controllare").  Peraltro  non  può  essere ritenuta alcuna similitudine fra la bevanda B._______, contenente  estratto  di  foglie  di  coca  decocainizzato,  e  il  tè  freddo  "E._______"  aromatizzato  con  un  estratto  di  fiori  di  canapa  (cfr.  considerando  5  del  presente giudizio). 7.3.  Dall'altro  lato,  giova  pure  osservare  che  il  principio  delle  legalità  prevale  di  massima  sul  principio  della  parità  di  trattamento.  In  effetti,  il  diritto  all'uguaglianza  di  trattamento  nell'illegalità  può  essere  ammesso,  eccezionalmente,  soltanto  allorquando  sussista,  non  solo  in  un  caso  isolato e neppure in alcuni casi, una costante prassi illegale di un'autorità  chiamata ad applicare  la  legge e questa  lasci  riconoscere che anche  in  futuro non se ne scosterà (DTF 134 V 34 consid. 9 e DTF 127 I 1 consid.  3a e DTF 127 II 113 consid. 9b). Tale non è manifestamente il caso nella  presente fattispecie. 7.4. Da  quanto  esposto,  discende  che  non  è  data  rilevare  nel  caso  di  specie  una  violazione  del  principio  della  parità  di  trattamento  da  parte  dell'autorità inferiore. 8.  8.1.  La  A._______  ha  altresì  preteso  nella  replica  che  la  commercializzazione  della  bevanda  B._______  non  necessita  di 

C­409/2010 Pagina 21 un'autorizzazione neppure in applicazione delle modifiche delle norme del  diritto svizzero in materia di ostacoli tecnici al commercio. 8.2. Le modifiche della legge federale sugli ostacoli tecnici al commercio  (LOTC,  RS  946.51),  entrate  in  vigore  il  1°  luglio  2010,  prevedono  l'armonizzazione delle prescrizioni  tecniche svizzere con quelle europee  nonché  l'applicazione  unilaterale  del  cosiddetto  principio  del  "Cassis  de  Dijon". In virtù di questo principio, i prodotti che sono legalmente immessi  in  commercio  nella  Comunità  europea  (CE)  o  nello  Spazio  economico  europeo  (SEE)  possono  di  principio  circolare  liberamente  anche  in  Svizzera  senza  l'obbligo  di  controlli  preliminari  (cfr.  Messaggio  concernente  la  revisione  parziale  della  legge  federale  sugli  ostacoli  tecnici  al  commercio  del  25  giugno  2008  n.  1.2.1  pag.  6398).  In  particolare,  secondo  l'art.  16  a  cpv.  1  LOTC,  i  prodotti  possono  essere  immessi  in  commercio  se  sono  conformi  alle  prescrizioni  tecniche  della  CE oppure, nel caso in cui il diritto della CE non sia armonizzato o lo sia  solo  in modo  completo,  sono  conformi  alle  prescrizioni  tecniche  di  uno  Stato membro della CE o dello SEE e sono stati  legalmente  immessi  in  commercio nello Stato membro della CE o dello SEE. L'art. 3 lett. b LOTC  definisce le prescrizioni tecniche come le norme giuridicamente vincolanti  il cui rispetto costituisce la condizione secondo la quale i prodotti possono  in  particolare  essere  immessi  in  commercio  e  che  riguardano  segnatamente  la  composizione,  le  caratteristiche,  la  produzione  e  gli  esami. 8.3. Tuttavia, per le derrate alimentari, in quanto prodotti particolarmente  sensibili, è prevista una regolamentazione speciale. Ai sensi degli art. 16c  e  16d  della  LOTC,  le  derrate  alimentari  che  non  sono  prodotte  esplicitamente  secondo  le  prescrizioni  svizzere,  ma  che  sono  conformi  alle prescrizioni tecniche comunitarie o di uno degli Stati membri della CE  o dello SEE e che sono legalmente immesse in commercio in detto Stato,  potranno  essere  immesse  in  commercio  in  Svizzera  a  condizione  di  ottenere  l'autorizzazione  preliminare  dell'UFSP.  L'autorizzazione  è  rilasciata  sottoforma  di  decisione  generale  ed  è  valida  per  le  derrate  alimentari dello stesso genere, se la derrata alimentare in questione non  mette  in  pericolo  la  sicurezza  e  la  salute  delle  persone  e  le  esigenze  poste all'informazione sui prodotti siano adempiute (cfr. Messaggio del 25  giugno  2008  n.  1.3  pag.  6402;  cfr.  pure  sentenza  del  Tribunale  amministrativo  federale  C­6540/2010  del  3  marzo  2001  consid.  3).  Secondo le menzionate modifiche della LOTC, permangono dunque delle  limitazioni  al  libero  commercio  in  materia  di  derrate  alimentari.  A  prescindere  dal  fatto  che  la  ricorrente  non  ha  presentato  una  nuova 

C­409/2010 Pagina 22 domanda di autorizzazione della bevanda B._______, riferita ad un nuovo  lotto  (la bevanda del  lotto di  lattine  sequestrato nel Cantone F._______  oggetto  della  presente  controversia  essendo  deperita,  secondo  quanto  indicato dalla ricorrente medesima [cfr. atto di replica pag. 8 n. 17] al più  tardi  il  30  giugno  2010),  dopo  l'entrata  in  vigore  della  LOCT,  questo  Tribunale osserva che l'autorità inferiore non ha reso una decisione e non  si  è  espressa  sulla  questione  neppure  nella  forma  di  una  dichiarazione  processuale.  Non  sussistono  altresì  altri  motivi  validi  per  estendere  l'oggetto  litigioso  ad  una  questione  non  contemplata  dalla  decisione  impugnata (cfr. DTF 131 V 164, DTF 125 V 413), ossia alla questione di  sapere  se  sussista  la  necessità  di  un'autorizzazione  preliminare  dell'UFSP, ritenuti altresì i motivi e l'esito della presente procedura (e non  senza  dimenticare  che  non  appare  chiaro  allo  stato  attuale  degli  atti  di  causa in quali Paesi la bevanda B._______ oggetto del presente giudizio  sia  stata  immessa  in  commercio  nel  rispetto  delle  disposizioni  legali  ivi  vigenti). 9.  Da quanto esposto, discende che il ricorso va respinto.  9.1.  Visto  l'esito  della  causa,  le  spese  processuali  di  fr.  3'000.­­,  che  tengono  conto  anche  delle  spese  cagionate  dalla  decisione  incidentale  del 22 giugno 2010, sono poste a carico della ricorrente (art. 63 cpv. 1 PA  e  art.  3  lett.  b  del  regolamento  sulle  tasse  e  sulle  spese  ripetibili  nelle  cause  dinanzi  al  Tribunale  amministrativo  federale  [TS­TAF,  RS  173.320.2]  {cfr.  sulla  questione  delle  spese  anche  la  sentenza  del  Tribunale federale 2C_264/2007 del 7 gennaio 2008}). 9.2.  Alla  ricorrente,  soccombente,  non  spetta  altresì  un'indennità  per  spese ripetibili della sede federale (art. 64 PA in combinazione con l'art. 7  cpv. 1 e 2 TS­TAF a contrario). Peraltro, le autorità federali, quand'anche  vincenti, non hanno di principio diritto ad un'indennità a  titolo di  ripetibili  (art. 7 cpv. 3 TS­TAF), salvo eccezioni non adempite nel caso concreto  (DTF 127 V 205). (dispositivo alla pagina seguente)

C­409/2010 Pagina 23 Per questi motivi, il Tribunale amministrativo federale pronuncia: 1.  Il ricorso è respinto. 2.  Le spese processuali, di fr. 3'000.­­, sono poste a carico della ricorrente. 3.  Non sono attribuite ripetibili. 4.  Comunicazione a: – rappresentanti della ricorrente (Atto giudiziario) – autorità inferiore (n. di rif. ) – Dipartimento federale dell'interno Il presidente del collegio: La cancelliera: Vito Valenti Marcella Lurà Rimedi giuridici: Contro  la presente decisione può essere  interposto  ricorso  in materia di  diritto pubblico al Tribunale  federale, 1000 Losanna 14, entro un termine  di 30 giorni dalla sua notificazione (art. 82 e segg., 90 e segg. e 100 della  legge sul Tribunale  federale del 17 giugno 2005  [LTF, RS 173.110]). Gli  atti  scritti  devono  essere  redatti  in  una  lingua  ufficiale,  contenere  le  conclusioni,  i motivi e  l'indicazione dei mezzi di prova ed essere  firmati.  La  decisione  impugnata  e  –  se  in  possesso  della  parte  ricorrente  –  i  documenti  indicati  come mezzi  di  prova  devono  essere  allegati  (art. 42  LTF). Data di spedizione:

C-409/2010 — Bundesverwaltungsgericht 02.05.2011 C-409/2010 — Swissrulings