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Tribunale penale federale 15.08.2013 BE.2013.11

15 agosto 2013·Italiano·CH·penale federale·PDF·2,151 parole·~11 min·1

Riassunto

Levata dei sigilli (art. 50 cpv. 3 DPA): sufficienti indizi di reato; utilità potenziale.;;Levata dei sigilli (art. 50 cpv. 3 DPA): sufficienti indizi di reato; utilità potenziale.;;Levata dei sigilli (art. 50 cpv. 3 DPA): sufficienti indizi di reato; utilità potenziale.;;Levata dei sigilli (art. 50 cpv. 3 DPA): sufficienti indizi di reato; utilità potenziale.

Testo integrale

Decisione del 15 agosto 2013 Corte dei reclami penali Composizione Giudici penali federali Stephan Blättler, presidente, Tito Ponti e Roy Garré, Cancelliere Giampiero Vacalli

Parti AMMINISTRAZIONE FEDERALE DELLE CONTRIBUZIONI,

Richiedente

contro

A. SA, rappresentato dall'avv. Raffaele Caronna,

Opponente

Oggetto Levata dei sigilli (art. 50 cpv. 3 DPA)

Bundesstrafgericht Tribunal pénal fédéral Tribunale penale federale Tribunal penal federal Numero dell’incarto: BE.2013.11

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Fatti: A. Il 12 febbraio 2013 la Consigliera federale Eveline Widmer-Schlumpf ha autorizzato l'Amministrazione federale delle contribuzioni (in seguito: AFC) a condurre un'inchiesta fiscale speciale conformemente agli art. 190 e seguenti della legge federale sull'imposta federale diretta (LIFD; RS 642.11), ritenuti i sospetti di sottrazione d'imposta e frode fiscale gravanti su B., C., D. SA (oggi E. SA) e F. SA (oggi D. SA). L'autorità federale sospetta che B. e C. abbiamo percepito, senza dichiararlo al fisco, denaro dalle due predette società, a loro riconducibili, sottoforma di distribuzioni occulte. Le sottrazioni di importanti somme d'imposta commesse da tali società, che non avrebbero quindi contabilizzato parte della loro cifra d'affari, riguarderebbero il periodo dal 2005 al 2011. Tali sospetti sarebbero nati dal controllo dei margini delle società e dalle divergenze del coefficiente annuale cifra d'affari/costo del personale. Nel corso dell'inchiesta sarebbe emerso che i coniugi B. e C. avrebbero beneficiato nel 2008 di un importante ricavo derivante da un accordo tra Cooperativa G. e D. SA del 3 aprile 2008, sulla base del quale la seconda avrebbe dovuto ricevere un indennizzo di 4 milioni di franchi quale controprestazione per accettare di abbandonare alcuni locali siti in un centro commerciale dove la società, in parte, esercitava la sua attività. Tale somma non sarebbe stata debitamente contabilizzata dalla società.

B. Sulla base di un mandato del 3 aprile 2013, l'AFC ha proceduto, il 17 aprile seguente, alla perquisizione dei locali della A. SA, società il cui titolare, H., sarebbe risultato essere il presidente dell'attuale D. SA nonché vicepresidente e mandatario fiscale dell'attuale E. SA, questo allo scopo di sequestrare documenti e oggetti utilizzabili come mezzi di prova per l'inchiesta. Su richiesta di H., parte dei documenti sequestrati sono stati messi sotto sigillo.

C. Mediante istanza del 23 luglio 2013 presentata alla Corte dei reclami penali del Tribunale penale federale, l'AFC postula l'autorizzazione a levare i sigilli dai documenti posti in busta sigillata durante la perquisizione dei locali dell'opponente.

D. Con memoriale di risposta del 2 agosto 2013 l'opponente chiede che la richiesta sia respinta, fatta eccezione per un documento.

Le ulteriori argomentazioni delle parti saranno riprese, nella misura del necessario, nei considerandi in diritto.

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Diritto: 1. 1.1 Le procedure per infrazione agli art. 190 e segg. LIFD sono rette dalla legge federale sul diritto penale amministrativo (DPA; RS 313.0; v. art. 191 cpv. 1 LIFD). Ne discende l'applicazione al caso di specie degli art. 19-50 DPA.

1.2 Giusta l’art. 50 DPA, la perquisizione di carte deve essere fatta col maggior riguardo possibile dei segreti privati; segnatamente, le carte devono essere esaminate soltanto quando si può presumere che contengano scritti importanti per l’inchiesta (cpv. 1). La perquisizione deve essere fatta in modo da tutelare il segreto d’ufficio, come anche i segreti confidati, nell’esercizio del proprio ministero o della propria professione, agli ecclesiastici, agli avvocati, ai notai, ai medici, ai farmacisti, alle levatrici e ai loro ausiliari (cpv. 2). Se possibile, il detentore di carte deve essere messo in grado d’indicarne il contenuto prima della perquisizione. Se egli si oppone alla perquisizione, le carte devono essere suggellate e poste in luogo sicuro; la decisione sull’ammissibilità della perquisizione spetta alla Corte dei reclami penali del Tribunale penale federale (art. 50 cpv. 3 e art. 37 cpv. 2 LOAP). Unico legittimato ad interporre opposizione è il detentore di documenti (sentenza del Tribunale federale 1B_233/2009 del 25 febbraio 2010, consid. 4.2 e rinvii).

1.3 Premessa l'inesistenza di un termine per presentare un'istanza di dissiggillamento in ambito di un procedimento penale amministrativo (v. sentenza del Tribunale penale federale BE.2012.11 del 20 febbraio 2013, consid. 1.3.2), l'istanza presentata dall'AFC è ricevibile in ordine.

2. 2.1 Nell’ambito di un’istanza di levata dei sigilli, la Corte dei reclami penali del Tribunale penale federale deve esaminare dapprima se sussistono sufficienti indizi di reato e, se ciò dovesse essere il caso, in un secondo momento se i documenti presentano un'importanza, perlomeno apparente, per l'inchiesta. Quest'ultima analisi non può essere effettuata nel dettaglio, poiché il contenuto stesso dei documenti posti sotto sigilli non è ancora noto. A questo stadio l'autorità deve riferirsi al cosiddetto principio dell'"utilità potenziale" (sentenze del Tribunale federale 1B_354/2009 e 1B_366/2009 del 2 marzo 2010, consid. 3.2; 8G.9/2004 del 23 marzo 2004, consid. 6). E' soltanto in presenza di un segreto professionale ai sensi dell'art. 50 cpv. 2 DPA, qui palesemente non dato, che la Corte dei reclami penali procede essa stessa ad una cernita dei documenti (v. DTF 132 IV 63). La perquisizione di documenti è dunque ammissibile unicamente se esistono degli indizi sufficienti in merito all'esistenza di un’infrazione (DTF 106 IV 413 consid. 4). La necessità della perquisizione deve essere giustificata da sospetti precisi e oggettivamente fondati e non ba-

- 4 sarsi su sospetti generali o su una prevenzione puramente soggettiva (sentenza del Tribunale federale 8G.9/2004 del 23 marzo 2004, consid. 6). Conformemente all’art. 45 DPA, la misura summenzionata deve rispettare il principio della proporzionalità. L’oggetto della perquisizione deve essere circoscritto in modo preciso affinché si possa controllare la sua connessione con il sospetto preciso e oggettivamente fondato che grava sull’accusato e controllare ugualmente il rispetto del principio della proporzionalità (sentenza 8G.9/2004 precitata, consid. 6; DTF 104 IV 125, 131 e seg. consid. 3b). È inevitabile che la perquisizione di carte porti ugualmente su documenti che non presentano alcun interesse per l’inchiesta (sentenza 8G.9/2004 precitata, consid. 6; DTF 108 IV 75, 76 consid. 5; GAAC 64.52). La Corte dei reclami penali ha fatto peraltro sua la giurisprudenza del Tribunale federale (cfr. ad esempio sentenze del Tribunale penale federale BE.2009.12-15 del 9 novembre 2009, BE.2008.3 del 24 giugno 2008, consid. 3). Per permettere una corretta analisi della situazione occorre che l'istanza presentata dall'autorità competente esponga in maniera sufficientemente dettagliata il contesto fattuale in modo tale che la scrivente Corte possa effettuare un'adeguata sussunzione in punto alla realizzazione degli elementi costituivi oggettivi e soggettivi di una o più infrazioni. A supporto dei fatti esposti, l'autorità istante è altresì tenuta ad allegare eventuali mezzi di prova o fornire concreti elementi indiziari tali da corroborare le ipotesi di reato avanzate (sentenza del Tribunale penale federale BE.2012.4 dell'11 luglio 2012, consid. 3.1).

2.2 Nella fattispecie, l'autorità fiscale afferma che i fondi derivanti dalla convenzione del 3 aprile 2008 tra D. SA e Cooperativa G., pari a fr. 4'000'000.--, versati in un primo momento sul conto di uno studio legale, non sarebbero stati né contabilizzati da D. SA né dichiarati come reddito dai coniugi B e C. Allo scopo di evitarne una loro tassazione, essi avrebbero venduto i capitali azionari delle società D. SA (oggi E. SA) e F. SA (oggi D. SA), da loro detenute, alla società I. AG per un importo di fr. 3'100'000.-- (v. act. 1.7 e 1.8), operazione finanziata mediante una parte del denaro versato da Cooperativa G. Nonostante i coniugi B. e C. abbiano dichiarato di essersi spossessati delle due predette società e di non più dominare I. AG, l'AFC, grazie ad una revisione, avrebbe raccolto diversi indizi che indurrebbero a ritenere che i due indagati abbiano continuato a mantenere il controllo di I. AG. In definitiva, i coniugi B. e C., nel 2008, avrebbero commesso una sottrazione d'imposta relativamente alla non contabilizzazione della controprestazione di fr. 4'000'000.-- effettuata da Cooperativa G. Essendo inoltre la differenza tra il capitale nominale delle due società vendute a I. AG e l'importo della controprestazione, pari a fr. 2'850'000.--, imponibile (v. art. 20a cpv. 1 lett. b LIFD), essi, nel 2009, avrebbero commesso un tentativo di sottrazione d'imposta, non avendo debitamente dichiarato il capitale azionario di I. AG. D. SA, dal canto suo, avrebbe sottratto nel 2008 approssimativamente fr. 4'000'000.--. Nella sua richiesta di levata dei sigilli l'AFC afferma che, da lei interrogato in data 6 giugno 2013, B. avrebbe in sostanza

- 5 confermato di aver incassato direttamente i fr. 4'000'000.-- provenienti da Cooperativa G. nonché di aver mantenuto il controllo di I. AG. Orbene, dal Registro di commercio risulterebbe che H., amministratore unico della A. SA, ricopre o ha ricoperto diverse funzioni in seno alle società coinvolte nell'inchiesta, ossia: revisore dal 2000 al 2009 nonché presidente dal 2009 ad oggi di F. SA (oggi D. SA); vicepresidente del 2009 e mandatario fiscale presso D. SA (oggi E. SA); vicepresidente dal 19 novembre 2008 nonché mandatario fiscale presso I. AG. Egli avrebbe inoltre diritto di firma in seno alla società J. Ltd., (BVI), società che avrebbe partecipato all'aumento di capitale, sottoscritto alla presenza, quali fiduciari, di H. e K., di I. AG. Ora, i documenti sotto sigillo riguardano proprio J. Ltd., società detentrice del capitale azionario di I. AG, la quale l'AFC sospetta sia stata interposta ai coniugi B. e C. al solo scopo di tutelare l'identità degli azionisti. Secondo l'autorità fiscale, sui conti di J. Ltd sarebbero inoltre transitata parte del denaro non dichiarato. I documenti posti sotto sigillo riguarderebbero anche le società I. AG e E. SA.

Tutto quanto precede permette senz'altro di affermare che sussistono sufficienti indizi di reato e che la documentazione posta sotto sigillo presenta un'utilità potenziale per il prosieguo dell'inchiesta fiscale. L'AFC deve avere la possibilità di verificare, sulla base di suddetta documentazione, se J. Ltd. ha veramente agito per conto dei coniugi B. e C. Certo, è inevitabile che tra le carte sequestrate siano presenti nominativi di soggetti che all'apparenza potrebbero ritenersi estranei ai fatti indagati, ma questo non significa ancora che un loro dissigillamento disattenda il principio della proporzionalità e dell'utilità potenziale. La documentazione dissigillata che nulla ha a che vedere con l'inchiesta portata avanti dall'AFC dovrà in ogni caso essere restituita all'opponente.

2.3 In definitiva, la richiesta di levata dei sigilli presentata dall'AFC va accolta. Non essendo la documentazione oggetto della richiesta toccata da un segreto professionale ai sensi dell'art. 50 cpv. 2 DPA, l'AFC è autorizzata a procedere essa stessa al dissigillamento e alla cernita della documentazione posta sotto suggello.

3. Conformemente all’art. 25 cpv. 4 DPA, l’onere delle spese per la procedura di reclamo davanti alla Corte dei reclami penali si determina secondo l’art. 73 LOAP, disposizione che rinvia al regolamento del 31 agosto 2010 del Tribunale penale federale sulle spese, gli emolumenti, le ripetibili e le indennità della procedura penale federale (RSPPF; RS 173.713.162). Tale regolamento non contiene tuttavia indicazioni in merito all’attribuzione delle spese giudiziarie, trovando pertanto applicazione per prassi costante le disposizioni della LTF in analogia (v. ad esempio le sentenze del Tribunale penale federale BV.2012.36 del 12 settembre 2012; BV.2010.60 del 25 luglio 2011, consid. 5 e rinvio; d'al-

- 6 tra opinione ANDREAS EICKER/FRIEDRICH FRANK/JONAS ACHERMANN, Verwaltungsstrafrecht und Verwaltungsstrafverfahrensrecht, Berna 2012, pag. 228, i quali ritengono applicabili gli art. 416 e segg. CPP). Giusta l'art. 66 cpv. 1 LTF, all'opponente, parte soccombente, viene addossata la tassa di giustizia di fr. 1'500.--. Non vengono per contro assegnate ripetibili all'AFC (v. art. 68 cpv. 3 LTF).

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Per questi motivi, la Corte dei reclami penali pronuncia: 1. La richiesta è accolta. L'AFC è autorizzata a procedere al dissigillamento e alla cernita della documentazione sequestrata. 2. La tassa di giustizia di fr. 1'500.-- è posta a carico dell'opponente.

Bellinzona, 16 agosto 2013 In nome della Corte dei reclami penali del Tribunale penale federale Il Presidente: Il Cancelliere:

Comunicazione a: - Amministrazione federale delle contribuzioni - Avv. Raffaele Caronna

Informazione sui rimedi giuridici Le decisioni della Corte dei reclami penali concernenti misure coercitive sono impugnabili entro 30 giorni dalla notifica mediante ricorso al Tribunale federale (artt. 79 e 100 cpv. 1 della legge federale del 17 giugno 2005 sul Tribunale federale; LTF). La procedura è retta dagli art. 90 ss LTF. Il ricorso non sospende l’esecuzione della decisione impugnata se non nel caso in cui il giudice dell’istruzione lo ordini (art. 103 LTF).

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