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Ticino Tribunale di appello diritto civile La Camera di esecuzione e fallimenti 06.03.2001 15.2001.00017

6 mars 2001·Italiano·Tessin·Tribunale di appello diritto civile La Camera di esecuzione e fallimenti·HTML·2,691 mots·~13 min·7

Résumé

Sentenza o decisione senza scheda

Texte intégral

Incarti n. 15.2001.00017

Lugano 6 marzo 2000 CJ/fc/fb

In nome della Repubblica e Cantone del Ticino  

La Camera di esecuzione e fallimenti del Tribunale d'appello quale autorità di vigilanza

composta dei giudici:

Cometta, presidente Pellegrini e Rusca

segretario:

Jaques, vicecancelliere

statuendo sul ricorso 11 gennaio 2001 di

 __________,

  contro  

l’operato dell’Ufficio di esecuzione e fallimenti di Locarno, e meglio contro la diffida 21 dicembre 2000 emessa nei confronti di __________ ed __________, in esecuzione dei decreti di sequestro n. __________ e __________ emanati lo stesso 21 dicembre 2000 dal

__________  

visto l’incarto relativo alla procedura ricorsuale,

ritenuto

in fatto:                     A.   In base ai decreti di sequestro (“Arrestbefehl”) n. __________ e __________ emanati contro i ricorrenti dal __________ il 21 dicembre 2000 per l’importo di fr. 15'501'629.-- (imposte cantonali 1998-1999), risp. di fr. 12'595'292.-- (imposte federali 1998-2000), l’UEF di Locarno ha proceduto, lo stesso giorno, al sequestro, in particolare, del conto corrente della società __________ (n. 68 del verbale di sequestro del 17 gennaio 2001) per le imposte cantonali 1998-1999, risp. per le imposte federali 1998-2000, e ha emesso la relativa diffida nei confronti di __________ nonché __________ (doc. A).

                                   B.   Con il ricorso in esame, __________ e __________ criticano il provvedimento dell’UEF di Locarno , in quanto la formulazione del pignoramento sarebbe troppo generica e sommaria e non menzionerebbe in alcun modo in che misura il conto corrente della __________. concerna i coniugi __________. I ricorrenti allegano poi che in seguito al blocco di questo conto la società si troverebbe impossibilitata a proseguire la propria attività, segnatamente a versare il salario dovuto ai coniugi __________ quali dipendenti. Questi ultimi sostengono anche che sarebbe stata pignorata la parte impignorabile – ai sensi dell’art. 93 LEF – del loro salario. Gli stessi affermano infine che è stato bloccato il conto intestato ad una società con una propria ed individuale personalità giuridica, quindi proprietà di un terzo, ciò che avrebbe riconosciuto lo stesso resistente.

                                   C.   Il provvedimento dell’UEF di Locarno è pure stato impugnato dalla titolare del conto sequestrato, ossia __________ (cfr. inc. 15.2001.00018), per motivi in parte diversi, di modo che la congiunzione delle due pratiche ricorsuali, visto anche il loro rispettivo esito, non appare indicata.

                                   D.   Nelle sue osservazioni 5 febbraio 2001, il resistente rileva che __________ sarebbe azionista unico nonché beneficiario economico di __________ e che il conto sequestrato sarebbe di sua spettanza. Il __________ afferma anche che solo i conti bancari presso __________ sono stati sequestrati, di modo che i ricorrenti disporrebbero verosimilmente dei mezzi in contanti per far fronte al proprio sostentamento. Infine, il resistente scrive che “quale azionista unico il ricorrente dispone incontestabilmente di un conto corrente nella contabilità aziendale. L’ordine di arresto riguardava specificamente questo conto interno”. Qualora altri beni della società, in particolare altri conti, fossero stati sequestrati, il resistente ammette che il sequestro dovrebbe essere limitato al saldo del conto corrente al giorno dell’esecuzione del sequestro.

                                   E.   L’UEF di Locarno, nelle sue osservazioni 17 gennaio e 14 febbraio 2001, chiede che i ricorsi vengano respinti.

Considerato

in diritto:                     

                                    1.   Il ricorso ex art. 17 LEF in materia di sequestro permette solo la contestazione dei provvedimenti dell’ufficio di esecuzione. Il decreto di sequestro non può pertanto essere impugnato con ricorso, bensì in via di opposizione ex art. 278 LEF o, per ciò che concerne il sequestrante in caso di reiezione totale dell’istanza di sequestro, tramite appello. Soltanto l’esecuzione del sequestro può essere oggetto di ricorso.

                                1.1.   Ha qualità per ricorrere contro l’esecuzione di un sequestro chiunque sia leso da questa misura, segnatamente anche i terzi (cfr. Amonn/Gasser, Grundriss des Schuldbetreibungs- und Konkursrechts, 6a ed., Berna 1997, n. 77 ad § 51).

                                1.2.   In casu, i coniugi __________, quali debitori sequestrati, sono legittimati a ricorrere contro il sequestro del conto corrente di __________ presso __________.

                                    2.   Di principio, l’ufficio di esecuzione deve eseguire il decreto di sequestro senza stare ad esaminarne la validità materiale. In particolare, non gli compete verificare la verosimiglianza delle condizioni del sequestro ai sensi dell’art. 272 LEF. Soltanto quando il decreto (o parte di esso) si rivela incontestabilmente nullo l’ufficio può rifiutarne l’esecuzione, la quale, in ogni caso, sarebbe pure da considerare nulla ai sensi dell’art. 22 LEF (Amonn/Gasser, op. cit., n. 49 ad § 51 con rif.; Hans Reiser, Basler Kommentar zum SchKG, Basilea/Ginevra/Monaco 1998, vol. III, n. 13 ad art. 275). Secondo la giurisprudenza del Tribunale federale anteriore alla revisione della LEF, è segnatamente nullo il decreto di sequestro relativo ad un bene inesistente o che incontestabilmente appartiene ad un terzo, oppure che designa insufficientemente il bene da sequestrare (Amonn/Gasser, op. cit., n. 50 ad § 51, con rif.).

                                2.1.   Con l’introduzione dell’opposizione al sequestro (art. 278 LEF), il potere di cognizione dell’ufficio di esecuzione si è ancora ridotto (cfr. Pierre-Robert Gilliéron, Le séquestre dans la LP révisée, in: BlSchK 1995, p. 140, lett. B; Walter A. Stoffel, Basler Kommentar zum SchKG, Basilea/Ginevra/ Monaco 1998, vol. III, n. 28 ad art. 274; apparentemente di opinione contraria, ma senza motivazione: Bertrand Reeb, Les mesures provisoires dans la procédure de poursuite, in: ZSR 1997/II, p. 487-488). Infatti, potendo la questione (materiale) dell’appartenenza dei beni da sequestrare essere riesaminata dal giudice del sequestro (cfr. art. 278 cpv. 1 LEF) e sottoposta al Tribunale di appello, a dipendenza del valore litigioso, con ricorso per cassazione o appello (art. 278 cpv. 3 LEF e 22 LALEF), essa non deve mai (più) essere esaminata dall’ufficio di esecuzione (cfr. CEF [15.1998.117] 3 agosto 1999, cons. 2.4 e 3; Stoffel, op. cit., n. 49 ad art. 271 e n. 29 ad art. 274; Reiser, op. cit., n. 16 ad art. 275; contra ma non convincente: Jaeger/Walder/Kull/Kottmann, Bundesgesetz über Schuldbetreibung und Konkurs, Vol. II, 4a ed., Zurigo 1997/99, n. 4 ad art. 275). L’ufficio non può nemmeno prendere spunto dal fatto che il decreto di sequestro designi un terzo quale titolare o proprietario dei beni da sequestrare per rifiutarne l’esecuzione. Il sequestro di beni di terzi è in effetti possibile a determinate condizioni (cfr. FF 1991 III 119; Stoffel, op. cit., n. 26-27 ad art. 272; già citata CEF [15.1998.117] 3 agosto 1999, cons. 3), la cui verifica spetta unicamente al giudice del sequestro e non all’ufficio. Quest’ultimo non è di regola nemmeno in grado di controllare se la questione è stata esaminata o meno dal giudice, visto che in linea di massima non gli sono comunicate né l’istanza di sequestro né la motivazione del decreto di sequestro.

                                2.2.   Giusta l’art. 170 cpv. 2 LIFD, non è ammessa l’opposizione ex art. 278 LEF contro la decisione di richiesta di garanzie emanata dall’autorità cantonale fiscale e parificata, in virtù dell’art. 170 cpv. 1 LIFD, al decreto di sequestro ex art. 274 LEF. I diritti fiscali cantonali prevedono la stessa regolamentazione in materia di imposte dirette (cfr. art. 78 LAID, RS 642.14; art. 258 della legge fiscale di __________ [Steuergesetz, StG] del 25 aprile 1982, RS 521.1; cfr. pure art. 249 LT). La limitazione di potere di cognizione dell’ufficio di esecuzione vale tuttavia pure rispetto a questi tipi di decreti di sequestro, visto che possono essere contestati con ricorso di diritto amministrativo davanti al Tribunale federale, entro trenta giorni dalla notificazione (cfr. art. 169 cpv. 3 LIFD), il quale gode di un pieno potere di cognizione (cfr. art. 104 lett. c OG) e potrebbe quindi esaminare anche la questione della titolarità dei diritti sequestrati (cfr. FF 1991 III 123-124, ad n. 208.7 i.f.). Lo stesso vale per il diritto cantonale: infatti, il diritto fiscale del __________ prevede un ricorso non sospensivo al Verwaltungsgericht (art. 257 cpv. 3 StG; cfr. art. 248 cpv. 3 LT che istituisce un ricorso alla Camera di diritto tributario del Tribunale di appello).

                                2.3.   La censura dei ricorrenti relativa alla nullità del sequestro del conto corrente in quanto di spettanza di __________ è quindi irricevibile. Doveva essere fatta valere con ricorso di diritto amministrativo al Tribunale federale, rispettivamente con ricorso dinanzi al Verwaltungsgericht di __________. Risulta del resto dalla dichiarazione fiscale di __________ (doc. 1 prodotto dal resistente con le proprie osservazioni), che il medesimo sia assieme alla moglie proprietario di tutte le azioni __________, ciò che configura una delle condizioni poste dal Tribunale federale per il sequestro di beni (formalmente) intestati a terzi (DTF 105 III 112-113, 102 III 165 ss.). D’altra parte, il __________, quand’anche non nega che il conto sia di __________., invoca un’unità economica tra questa società ed i coniugi __________ atta a giustificarne il sequestro, qualora detto fatto configurasse un abuso di diritto, questione che non compete a questa Camera esaminare.

                                2.4.   La designazione dell’oggetto sequestrato in lite appare sufficientemente chiara e delimitata. Contrariamente a quanto apparentemente esposto dal __________ nelle sue osservazioni, solo il conto corrente –se del caso i conti correnti– di __________ presso __________ risultano posti sotto sequestro. Eventuali “conti interni” nella contabilità della società a favore dei coniugi __________ non entrano ovviamente in linea di conto: sarebbero dovuti essere sequestrati presso la società stessa. D’altra parte, altri conti, non correnti, di __________ presso __________ non sono da considerare sequestrati, in mancanza di un ordine in questo senso nei decreti di sequestro del __________.

                                    3.   Ogni provento del lavoro può essere pignorato per la parte eccedente il minimo di esistenza dell’escusso (cfr. art. 93 cpv. 1 LEF). Questa regola, che va applicata d’ufficio, è anche applicabile in materia di esecuzione del sequestro (cfr. art. 275 LEF; Reiser, op. cit., n. 65 ad art. 275; Pierre-Robert Gilliéron, Commentaire de la LP, vol. II, Losanna 2000, n. 11 ad art. 93).

                                3.1.   Per “provento del lavoro” si intende ogni prestazione, in denaro o in natura, costituente la retribuzione di un lavoro personale, svolto sia quale dipendente che quale indipendente (cfr. Georges Vonder Mühll, Basler Kommentar zum SchKG, Basilea/Ginevra/Monaco 1998, vol. II, n. 3 ad art. 93; Gilliéron, op. cit., n. 26 ad art. 93, con rif.). In particolare ricadono pure sotto questa nozione le somme effettivamente percepite o dovute al gerente di una società anonima (cfr. DTF 85 III 44-45). Invece i frutti naturali e civili (pigioni, affitti) di fondi che sono proprietà dell’escusso non rispondono alla definizione di “provento del lavoro” e nemmeno sono da considerare quali “prodotti” di “usufrutti” (recte: capitali) ai sensi dello stesso art. 93 cpv. 1 LEF (cfr. DTF 94 III 11-12); l’ufficio deve comunque prelevare da essi quanto sia necessario al sostentamento del debitore e della sua famiglia (cfr. DTF 64 III 106-107; Vonder Mühll, op. cit., n. 6 ad art. 93; Gilliéron, op. cit., n. 46 ad art. 93), importo che viene calcolato conformemente alle regole sviluppate in base all’art. 93 LEF (cfr. DTF 94 III 15-16; Gilliéron, op. cit., n. 14-15 ad art. 103). Ciò vale anche per i redditi di diritti patrimoniali mobili pignorati o sequestrati, quando l’intero patrimonio dell’escusso è stato pignorato o sequestrato (cfr. DTF 64 III 105-107; 83 III 111; Gilliéron, op. cit., n. 16 ad art. 103).

                                3.2.   Nel caso di specie, non è contestato che i ricorrenti siano dipendenti da __________ né proprietari delle azioni come pure che __________ ne sia l'amministratore unico (cfr. doc. 2 prodotto dal resistente con le sue osservazioni). Almeno una parte degli utili della società è quindi da considerare quale provento del lavoro personale dei ricorrenti (in tal senso: STF del 18 maggio 1999, pubblicato in BlSchK 2000, p. 90-92, in cui il TF ha ritenuto che il reddito di un azionista unico della società sua datrice di lavoro si determina come nel caso di un indipendente). Anche l’altra parte dei redditi eventualmente non riconducibile ad alcuna attività lavorativa può comunque essere pignorata solo nell’osservanza del disposto dell’art. 93 LEF, poiché appaiono essere stati sequestrati tutti i diritti patrimoniali dei ricorrenti (cfr. dichiarazione di __________ secondo la quale egli non possederebbe altri beni mobili da sequestrare, osservazione n. 4 in piede del verbale di sequestro del 17 gennaio 2001): le affermazioni contrarie del resistente non sono state minimamente sostanziate; visti gli importi dei crediti vantati dal __________ è del resto probabile che se esistessero indizi concreti dell’esistenza di altri diritti patrimoniali questi sarebbero anche stati sequestrati.

                                3.3.   All’UEF di Locarno vanno quindi ordinati il calcolo del minimo di esistenza e la riconsiderazione del provvedimento impugnato, qualora ne risulti un’eccedenza pignorabile, tenuto conto di tutti i redditi conseguiti dai ricorrenti (in particolare degli utili __________) dei quali l’UEF di Locarno sia a conoscenza. In proposito, l’ufficio accerterà l’origine dell’eventuale pagamento degli interessi ipotecari relativi ai fondi sequestrati, ritenuto comunque che quali spese abitative non potranno essere riconosciuti gli interessi ipotecari passivi, poiché pure l’abitazione dei ricorrenti è stata pignorata, di modo che siffatti interessi saranno pagati con il provento della realizzazione. La fissazione del minimo di esistenza sarà ovviamente possibile solo se i ricorrenti daranno le necessarie informazioni sull’entità dei diritti patrimoniali sequestrati nonché sull’andamento __________ (producendone segnatamente la contabilità).

                                          Il provvedimento impugnato va tuttavia confermato fino alla sua riconsiderazione, in funzione del carattere cautelare del sequestro.

                                          Dato che tutti i diritti patrimoniali del ricorrente appaiono essere stati sequestrati, va però fissato all’UEF di Locarno un termine di 15 giorni per riconsiderare il sequestro del conto corrente di __________. Qualora questo termine fosse insufficiente per procedere a tutti gli accertamenti richiesti dal caso, l’ufficio emanerà una decisione provvisoria in base agli elementi fattuali disponibili a detta scadenza.

                                          Se necessario alla copertura del minimo di esistenza dei ricorrenti, l’ufficio darà ordine a __________ di mettere a disposizione dei ricorrenti, ogni mese, l’importo impignorabile accertato nella decisione di riconsiderazione, attingendo al conto corrente di __________

                                3.4.   La censura relativa al fatto che il sequestro renderebbe impossibile l’attività della società è da respingere. L’escusso può infatti essere posto al beneficio dell’impignorabilità degli strumenti di lavoro di cui all’art. 92 cpv. 1 n. 3 LEF solo per le cose corporali mobiliari, non fungibili e non animate (cfr. Gilliéron, op. cit., n. 57 ad art. 92), quindi non per crediti contro una banca. D’altra parte, tale beneficio non è ammesso per gli strumenti necessari alla gestione di un’impresa, intesa quale svolgimento di un’attività in cui il lavoro personale e le conoscenze professionali dell’escusso non appaiono preponderanti rispetto al capitale investito (cfr. Gilliéron, op. cit., n. 97 ad art. 92, con rif.). Orbene, lo scopo di __________ (cfr. doc. 2 prodotto dal resistente con le sue osservazioni) implica innanzitutto importanti finanziamenti. Infine, l’escusso iscritto a registro fondiario, come lo è __________, in una delle qualità enumerate esaustivamente all’art. 39 LEF non sembra poter invocare il beneficio di competenza previsto all’art. 92 cpv. 1 n. 3 LEF, anche nelle esecuzioni in via di pignoramento fondate sull’art. 43 LEF (cfr. Gilliéron, op. cit., n. 101 ad art. 92).

                                    4.   Ne consegue l’accoglimento parziale del gravame.

                                          Sulle tasse occorre ricordare che ‑ benché la gratuità della procedura sia contraria al sistema di diritto amministrativo in cui si muove il ricorso secondo l'art. 17 LEF (Jean-François Poudret/Suzette Sandoz-Monod, Commentaire de la loi fédérale d'organisation judiciaire, vol. II, Berna 1990, n. 2.10 ad art. 81, p. 804) ‑ siffatto principio è stato codificato per espressa volontà del legislatore (art. 20a cpv. 1 primo periodo LEF e 61 cpv. 2 lett. a OTLEF; DTF 125 III 383 cons. 2a). Per lo stesso motivo non si assegnano indennità (art. 62 cpv. 2 OTLEF).

Richiamati gli art. 17, 92, 93, 274, 275, 278 LEF, 169, 170 LIFD, 257, 258 StG Nidwalden, nonché 62 OTLEF,

pronuncia:               1.   Il ricorso 11 gennaio 2000 di __________ e __________ entrambi in __________ nella misura in cui è ricevibile, è accolto parzialmente.

                                1.1.   La diffida 21 dicembre 2000 emessa dall’UEF di Locarno nei confronti di __________ ed __________, in esecuzione dei decreti di sequestro n. __________ e __________ emanati lo stesso 21 dicembre 2000 è confermata.

                                1.2.   L’incarto è restituito all’UEF di Locarno affinché proceda alla riconsiderazione del provvedimento impugnato nel senso del considerando 3.3.

                                    2.   Non si prelevano spese, né si assegnano indennità.

                                    3.   Contro questa decisione è dato ricorso entro dieci giorni alla Camera delle esecuzioni e dei fallimenti del Tribunale federale a Losanna, per il tramite della scrivente Camera di esecuzione e fallimenti del Tribunale d’appello, in conformità dell’art. 19 LEF.

                                    4.   Intimazione: - __________

Per la Camera di esecuzione e fallimenti del Tribunale d’appello

quale autorità di vigilanza

Il presidente                                                                              Il segretario

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