Skip to content

Ticino Tribunale di appello diritto civile La Camera di esecuzione e fallimenti 03.10.2000 15.2000.00112

3 octobre 2000·Italiano·Tessin·Tribunale di appello diritto civile La Camera di esecuzione e fallimenti·HTML·2,497 mots·~12 min·1

Résumé

Sentenza o decisione senza scheda

Texte intégral

Incarto n. 15.2000.00112

Lugano 3 ottobre 2000 /CJ/fc/dp  

In nome della Repubblica e Cantone del Ticino  

La Camera di esecuzione e fallimenti del Tribunale d'appello quale autorità di vigilanza

composta dei giudici:

Cometta, presidente, Pellegrini e Zali

segretario:

Jaques, vicecancelliere

statuendo sul ricorso 7 luglio 2000

__________    

contro  

l’operato dell’Ufficio di esecuzione e fallimenti di ______, e meglio contro la decisione 26 giugno 2000 emanata nell’ambito dell’esecuzione del decreto di sequestro n. __________ diretto contro

__________  

visto l'incarto completo relativo alla procedura ricorsuale (inc. __________),

ritenuto

in fatto:                          

                                          A.  Con istanza 10 luglio 1998 contro __________, ha chiesto alla Pretura della Giurisdizione di Locarno-Città il sequestro presso il __________ __________ di "beni di ogni genere, siano essi titoli, depositi, conti, carte valori, somme in contanti, opzioni o altri diritti, crediti in qualsiasi valuta, metalli o altri averi in deposito aperto o chiuso, crediti risultanti da affari fiduciari, appartenenti al debitore, siano essi intestati a suo nome o che la , pur essendo intestati a terzi, essere di pertinenza del debitore, inoltre beni direttamente o indirettamente in nome proprio del debitore o su conti cifrati, sotto rubrica convenzionale, in cassette di sicurezza o in qualunque altro modo" fino a concorrenza di un credito di fr. 50'000'000.-- oltre accessori derivante da responsabilità contrattuale e da atto illecito in relazione alla vendita della __________. Mediante decreto 13 luglio 1998, il Segretario assessore ha ordinato il sequestro (n. __________) come richiesto.

                                          B.  Mediante sentenza 5 luglio 1999, la scrivente Camera ha accolto parzialmente l’appello di __________ (inc. __________) contro la decisione del Pretore che aveva ammesso l’opposizione di __________, in quanto ha confermato il decreto di sequestro, limitandone tuttavia l’oggetto ai beni appartenenti al debitore o a lui intestati (dispositivo n. III/1.1: “Oggetti da sequestrare: presso la filiale di __________ del __________, beni di ogni genere, siano essi titoli, depositi, conti, cartevalori, somme in contanti, opzioni o altri diritti, crediti in qualsiasi valuta, metalli o altri averi in deposito aperto o chiuso, appartenenti al debitore, intestati a suo nome, inoltre beni del debitore direttamente in nome proprio o su conti cifrati, sotto rubrica convenzionale, in cassette di sicurezza o in qualunque altro modo”). Questa decisione, su questo punto, è stata confermata dal Tribunale federale con sentenza 18 novembre 1999 (DTF 126 III 95 ss, cons. 4).

                                          C.  Con lettera 16 marzo 2000, il __________ ha comunicato all’UEF di Locarno che “il sequestro su beni appartenenti al debitore __________ ha avuto esito infruttuoso” (cfr. doc. 3).

                                          D.  Con istanza 13 giugno 2000, __________ ha chiesto all’UEF di Locarno di procedere a tutti gli accertamenti necessari per verificare se il sequestro di cui si è detto sopra avesse avuto esito o no, in particolare chiedendo al __________ se, quando e quali importi fossero mai stati sequestrati in esecuzione del suddetto decreto.

                                          E.  Mediante decisione 26 giugno 2000, l’UEF di Locarno ha respinto l’istanza di __________, considerandola infondata, in quanto l’esito negativo del sequestro era stato chiaramente comunicato a __________. L’UEF ha ritenuto che si sarebbe potuto dare seguito ad un’istanza di questo genere solo nell’ambito di una nuova procedura di sequestro.

                                          F.  __________ ricorre ora contro la decisione dell’UEF di Locarno. A mente dell’appellante, gli art. 91 a 109 LEF, applicabili per analogia nella procedura di sequestro a norma dell’art. 275 LEF, esigono che l’UEF non accetti passivamente la dichiarazione di infruttuosità del __________, ma si faccia parte attiva nella determinazione dell’esistenza di eventuali beni sequestrati. __________ sostiene infatti che vi siano tutta una serie di indizi (che saranno indicati in seguito) che giustificherebbero accertamenti supplementari di carattere straordinario. Di conseguenza, la ricorrente chiede:

                                               -    l’accertamento degli averi patrimoniali che sono stati oggetto del blocco interno eseguito in base al sequestro n. __________;

                                               -    l’identificazione del conto a debito del quale si provvide al pagamento della somma di DM 259'362,50 a favore del __________;

                                               -    l’identificazione del conto a debito del quale vennero messi a disposizione del __________ CHF 200'000.-- per la liberazione del capitale sociale di __________

                                               -    l’identificazione di tutti i conti che rientrano nell’elenco di quelli da sequestrare formulato nel dispositivo della sentenza 5 luglio 1999 della CEF.

                                               __________ dettaglia poi il modo in cui questi accertamenti dovrebbero essere eseguiti e chiede infine che qualora fossero frapposti ostacoli procedurali o di altra natura l’UEF di Locarno dovrebbe trasmettere gli atti al Ministero Pubblico per le proprie incombenze in base agli art. 323 cpv. 1 n. 2 CP, risp. 289 CP.

                                          G.  Nelle sue osservazioni, __________ chiede la reiezione del ricorso. Egli rileva come l’obbligo di informare del debitore sequestrato e dei terzi di cui all’art. 91 cpv. 1 n. 2 LEF, applicabile solo analogicamente (art. 275 LEF), abbia una portata limitata: il debitore ed i terzi sono tenuti, dopo lo spirare del termine di opposizione, rispettivamente la decisione definitiva sull’opposizione, a fornire indicazioni esclusivamente in merito ai valori patrimoniali elencati nel decreto di sequestro. A mente dell’appellato, l’informazione relativa al carattere infruttuoso del sequestro fornita dal __________ soddisfa le esigenze legali, in quanto i beni indicati nel decreto di sequestro definitivo, ossia nel suo tenore modificato da questa Camera, sono inesistenti. Il __________ non è invece tenuto a dare informazioni su beni non menzionati nel decreto definitivo, in particolare sui beni che sono stati oggetto del blocco interno ordinato dalla banca in base al decreto originale. L’UEF di Locarno non è quindi autorizzato ad indagare su tali beni. Le richieste di __________ hanno un carattere investigatorio e raggirano un principio fondamentale in materia di sequestro, secondo il quale il creditore può ottenere un sequestro solo se sa indicare i beni da sequestrare. Pretendendosi vittima “dell’accanimento processuale e della strumentalizzazione” di __________, chiede infine a questa Camera di rivedere la sua posizione e di prendere atto che egli è stato raggirato.

                                          H.  Nelle sue osservazioni, l’UEF di Locarno si riferisce in particolare al cons. 4 della decisione 25 luglio 2000 di questa Camera (“Non spetta all’ufficio di esecuzione procedere o far procedere ad un controllo regolare o meno di determinati luoghi o frontiere. Semmai è il sequestrante che deve sorvegliare o far sorvegliare il preteso debitore e chiedere tempestivamente il sequestro, se del caso con un’istanza di sequestro”).

Considerato

in diritto:                        

                                          1.   Ex art. 275 LEF, gli art. 91 a 109 LEF concernenti il pignoramento si applicano per analogia all’esecuzione del sequestro. Dottrina e giurisprudenza hanno già avuto modo di sottolineare che nel prescrivere un’applicazione solo analogica degli art. 91 ss LEF all’esecuzione del sequestro, il legislatore ha considerato il fatto che determinate disposizioni relative al pignoramento non potevano essere applicate al sequestro, dovendo delle situazioni diverse essere trattate in modo diverso (DTF 125 III 397, cons. 2d cc, con rif.).

                                          2.   In particolare, il debitore sequestrato ed i terzi non sono sottoposti ad un obbligo generale di informazione come lo prescrive invece l’art. 91 cpv. 1 n. 2 e cpv. 4 LEF (cfr. ad es. Dominik Gasser, Das Abwehrdispositiv der Arrestbetroffenen nach revidiertem SchKG, ZBJV 1994, p. 594-595; Walter Stoffel, Le séquestre, in: La LP révisée, collana CEDIDAC vol. 35, Losanna 1997, p. 283, n. 1, e 297, n. 1; apparentemente contrario: Pierre-Robert Gilliéron, Le séquestre dans la LP révisée, in: BlSchK 1995, p. 138 s., sub V A), bensì limitato ai soli beni indicati nel decreto di sequestro (cfr. Jérôme Piégai, La protection du débiteur et des tiers dans le nouveau droit du séquestre, tesi Losanna 1997, p. 326-327 e 338-339; Hans Reiser, Basler Kommentar zum SchKG, Basilea/Ginevra/ Monaco 1998, Vol. III, n. 42 e 75 ad art. 275; Louis Dallèves, Le séquestre, in FJS n. 740, Ginevra 1999, p. 13, n. 4). L’ufficio di esecuzione non deve e nemmeno può indagare su beni che non siano indicati nel decreto (cfr. segnatamente Amonn/Gasser, Grundriss des Schuldbetreibungs- und Konkursrechts, 6a ed., Berna 1997, n. 45 ad § 51, con rif.).

                                               L’art. 323 n. 2 CP prevede, è vero, la pena dell’arresto o la multa per il debitore che non indica, sino a concorrenza di quanto sia necessario per un sufficiente pignoramento o per l’esecuzione di un sequestro, tutti i suoi beni, compresi quelli che non sono in suo possesso, come pure i suoi crediti e diritti verso terzi (art. 91 cpv. 1 n. 2, 275 LEF). Tale disposizione non va però letta come un’imposizione al debitore di un dovere generale di informazione in materia di sequestro. In base ad un’interpretazione conforme alla sistematica della LEF in tale materia, si giunge al contrario alla conclusione che il debitore sequestrato è sottoposto unicamente all’obbligo di indicare tutti i suoi beni designati nel decreto di sequestro, compresi quelli che non sono in suo possesso, come pure i suoi crediti e diritti verso terzi.

                                               Nella fattispecie è quindi inammissibile la richiesta di __________ di appurare quali beni sono stati bloccati a titolo interno dal __________ in quanto questi beni fossero di proprietà di un terzo. Lo stesso vale per le informazioni che __________ esige sui conti addebitati per il pagamento di DM 259'362,50 a favore del __________ e per la liberazione del capitale sociale di __________, in ogni caso nella misura in cui tali conti risultassero intestati a terzi.

                                          3.   Ci si può però chiedere se l’UEF di Locarno sia tenuto o meno ad interrogare __________ sugli asseriti indizi fatti valere da __________, nell’ossequio del principio appena ricordato, ossia limitandosi ad appurare se i diversi conti indicati dalla ricorrente nel suo atto ricorsuale erano intestati a __________ o meno.

                                               __________ ha invero già risposto a questa domanda con lo scritto 16 marzo 2000, con il quale ha comunicato che “il sequestro su beni appartenenti al debitore __________ ha avuto esito infruttuoso” (cfr. doc. 3). Un interrogatorio si rivelerebbe quindi inutile. La dichiarazione del terzo ha infatti valore di prova (“beweiskräftig”, cfr. Jakob Schindler, Die Arrestaufhebung nach art. 279 SchKG, tesi Zurigo 1957, p. 41).

                                               Nemmeno appare indicato procedere all’interrogatorio di __________, il quale, nelle osservazioni al ricorso, ha già fatto sapere di ritenere il sequestro infruttuoso.

                                               D’altronde, l’UEF di Locarno non è certo competente per imporre ai funzionari del __________ la delazione di giuramento, non essendo l’ufficio né un’autorità giudiziaria (bensì amministrativa) ai sensi dell’art. 306 CP né un’autorità abilitata a ricevere testimonianze ai sensi dell’art. 307 CP. Eventualmente competente per procedere alle misure di istruzione richieste da __________ è il giudice penale o civile.

                                               L’unico mezzo di pressione degli uffici di esecuzione contro il debitore o il terzo è la minaccia della pena (arresto o multa nel primo casi, multa nel secondo) prevista all’art. 323 n. 2, risp. 324 n. 5 CP, qualora non ottemperino al dovere di informare di cui all’art. 275 LEF (cfr. DTF 125 III 397 ss., cons. 3). Orbene, nella fattispecie, né __________ né __________ si sono rifiutati di ragguagliare l’ufficio. Se __________ ha dubbi sulla veridicità delle loro affermazioni, spetta ad essa denunciarli all’autorità penale (qualora dovesse essere accertato che i beni designati dal decreto di sequestro, nel tenore modificato da questa Camera, esistevano al momento dell’esecuzione del sequestro, si potrebbe ipotizzare il reato di sottrazione di cose requisite o sequestrate [art. 289 CP, cfr. Philipp Weber-Candrian, Anzeigepflicht, Anzeigewang der Betreibungs – und Konkursbeamten, in: BlSchK 2000, p. 136; J. Karmann, Der strafrechtliche Schutz des Konkursverfahrens, in: BlSchk 1943, p. 48-52] o, se tali beni fossero stati alienati, di distrazione di valori patrimoniali sottoposti a procedimento giudiziale [art. 169 CP]).

                                          4.   La domanda di trasmissione degli atti al Ministero Pubblico deve, al momento attuale, essere parimenti respinta, non disponendo l’UEF di Locarno – e nemmeno questa Camera – degli elementi sufficienti per ravvisare reati di natura penale.

                                      4.1.   Si dà atto all’appellante che il comportamento processuale dell’appellato è stato tale da lasciare ipotizzare che il sequestro fosse stato fruttuoso. __________ si è in effetti sempre esposto in prima persona fino al Tribunale federale nell’opporsi al sequestro, senza mai indicare che agiva per conto di un terzo – nel caso opposto gli sarebbe del resto stata negata la legittimazione attiva per interporre opposizione al sequestro (cfr. inc. CEF 15.00.0067) nonché per chiedere l’imposizione a __________ di una garanzia. Risulta però dalla dichiarazione di infruttuosità rilasciata da __________ che nessun bene di __________ è stato sequestrato.

                                      4.2.   La dichiarazione 15 febbraio 1999 del __________ di __________ attestante il deposito di fr. 200'000.-- per l’emissione del capitale sociale di __________ (doc. 6), oltre a non rivelare la provenienza della somma in questione, è posteriore al sequestro n. __________, decretato il 13 luglio 1998. Anche se questi fondi fossero di __________ non si ha quindi la prova che erano già depositati su un conto del __________ al momento dell’esecuzione del sequestro.

4.3.      Quanto all’avviso di accredito delle spese della causa di merito in __________ (doc. 9), esso non è datato e non indica di chi è il conto addebitato presso il _____________ (potrebbe anche essere quello del misterioso terzo i cui averi, secondo __________, sono stati bloccati, in un primo tempo, con il sequestro n. __________), di modo che non può essere considerato come un indizio sufficiente per chiedere l’intervento del Ministero Pubblico. Se __________ è di un altro parere, è libera di sporgere denuncia penale.

                                      4.4.   D’altronde, per quanto sia auspicabile una collaborazione tra le autorità penali ed esecutive (cfr. Flavio Cometta, Diritto esecutivo federale e sanzione penale, in: Schuldbetreibung und Konkurs im Wandel, Festschrift 75 Jahre Konferenz der Betreibungs- und Konkursbeamten der Schweiz, Basilea/Ginevra/Monaco 2000, p. 211-212), non è compito dell’ufficio esecuzione di assumere misure di istruzione volte a raccogliere gli elementi necessari a sostanziare una denuncia penale, visto che esso non è patrocinatore del creditore ma deve, per quanto possibile, conciliare gli interessi del creditore e quelli del debitore (cfr. art. 95 cpv. 5 LEF). L’ufficio deve informare il Procuratore pubblico unicamente quando, nel corso di un procedimento esecutivo, insorge un ragionevole sospetto dell’esistenza di un reato penale (cfr. art. 4 e 181 CPP), ciò che non è il caso nella fattispecie per i motivi suesposti.

                                          5.   Ne consegue la reiezione del gravame. Sulle tasse occorre ricordare che ‑ benché la gratuità della procedura sia contraria al sistema di diritto amministrativo in cui si muove il ricorso secondo l'art. 17 LEF (Jean-François Poudret/Suzette Sandoz-Monod, Commentaire de la loi fédérale d'organisation judiciaire, vol. II, Berna 1990,n. 2.10 all'art. 81, p. 804) ‑ siffatto principio è stato codificato per espressa volontà del legislatore (art. 20a cpv. 1 primo periodo LEF e 61 cpv. 2 lett. a OTLEF; DTF 125 III 383 cons. 2a). Per lo stesso motivo non si assegnano indennità (art. 62 cpv. 2 OTLEF).

Richiamati gli art. 17, 91 e 275 LEF, 62 OTLEF, nonché 323 e 324 CP,

pronuncia:                    

                                          1.   Il ricorso 27 luglio 2000 __________ è respinto.

                                          2.   Non si prelevano spese, né si assegnano indennità.

                                          3.   Contro questa decisione è dato ricorso entro dieci giorni alla Camera delle esecuzioni e dei fallimenti del Tribunale federale a Losanna, per il tramite della scrivente Camera di esecuzione e fallimenti del Tribunale d’appello, in conformità dell’art. 19 LEF.

                                          4.   Intimazione a:       ___________

Per la Camera di esecuzione e fallimenti del Tribunale d’appello

quale autorità di vigilanza

Il presidente                                                                               Il segretario

15.2000.00112 — Ticino Tribunale di appello diritto civile La Camera di esecuzione e fallimenti 03.10.2000 15.2000.00112 — Swissrulings