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Ticino Tribunale di appello diritto civile La Camera di esecuzione e fallimenti 26.01.2005 14.2004.109

26 janvier 2005·Italiano·Tessin·Tribunale di appello diritto civile La Camera di esecuzione e fallimenti·HTML·2,322 mots·~12 min·3

Résumé

sequestro. Opposizione. Censura secondo cui il bene appartiene a un terzo. Irricevibilità

Texte intégral

Incarto n. 14.2004.109

Lugano 26 gennaio 2005 CJ/sc/fb  

In nome della Repubblica e Cantone del Ticino  

La Camera di esecuzione e fallimenti del Tribunale d'appello

composta dei giudici:

Chiesa, presidente, Pellegrini e Walser

segretario:

Jaques

statuendo nella causa a procedura sommaria appellabile (inc. __________ della Pretura __________) promossa con opposizione 19 settembre 2003 da

AO 1 (I) rappr. dall’ RA 2  

contro

il sequestro 10 luglio 2003 n° __________ richiesto nei confronti dell’opponente da

AP 1 (USA) rappr. dall’ RA 1  

in cui il Pretore __________, con decisione 7 ottobre 2004, ha ammesso l’opposizione, annullando di conseguenza il sequestro;

appellante __________ AP 1 con allegato 18 ottobre 2004 con cui postula la riforma del giudizio impugnato nel senso di respingere l’opposizione di __________ AO 1 e di confermare il sequestro nei suoi confronti;

lette le osservazioni 11 novembre 2004 con cui l’opponente chiede la reiezione dell’appello;

Ritenuto

in fatto:                      

                                  A.   Con istanza 9 luglio 2003, __________ AP 1 ha chiesto alla Pretura di __________ nei confronti di __________ AO 1, a concorrenza di fr. 1'063'400.-- oltre interessi al 6% dal 3 gennaio 2001 e una pena convenzionale pari al 2% dal 1° agosto 2002 per ogni mese di ritardo, il sequestro in base all'art. 271 cpv. 1 n. 4 LEF di ogni avere e credito di proprietà della convenuta, reperibile presso la società __________ S.A., __________, rispettivamente presso il signor __________ __________, __________, inclusi segnatamente i titoli rappresentanti il 20% del capitale sociale delle società __________ __________ e ____________________ S.A., entrambe con sede nel __________, e le pretese della debitrice nei confronti del signor ____________________ risultanti dai mandati per la liquidazione delle società ____________________ inc., Panama, ____________________ e ____________________ S.A.

                                         Quale causa di credito è stato indicato: “riconoscimento di debito 22/23 novembre 2001, 2 febbraio 2002 e 7 ottobre 2002”.

                                  B.   Il 10 luglio 2003, il Pretore __________, ha ordinato il sequestro come richiesto.

                                  C.   Il 19 settembre 2003, __________ AO 1 ha interposto opposizione al sequestro, facendo valere che i beni sequestrati non erano suoi bensì della società di diritto panamense ____________________, con sede __________.

                                         All’udienza di contraddittorio del 22 gennaio 2004, l’opponente ha addotto un ulteriore motivo di opposizione, costituito dal pagamento della somma capitale posta in esecuzione mediante versamento di fr. 1'066'155,54 il 29 ottobre 2003 sul conto dell’Ufficio __________. L’opponente ha d’altronde contestato la pretesa per interessi vantata dalla parte procedente, ritenuta nulla in quanto, sommata alla pretesa di versamento di una penale del 2% mensile, ammontava ad un tasso annuo del 30%.

                                         In risposta, il sequestrante ha prodotto il verbale dell’assemblea generale di ____________________ dell’8 febbraio 2002, da cui risulta – a sua detta – che i beni sequestrati sono stati assegnati in proprietà all’opponente. Ha inoltre ricordato che quest’ultima aveva riconosciuto gli importi vantati dal sequestrante.

                                  D.   Con sentenza 7 ottobre 2004, il Pretore ha accolto l’opposizione, considerando che, in sintesi, sebbene l’appartenenza dei beni sequestrati all’opponente non potesse seriamente essere messa in dubbio, secondo giurisprudenza e dottrina l’identità economica tra due persone non giustifica da sola il sequestro di beni appartenenti giuridicamente a terzi, se non quando l’invocazione della dualità giuridica costituisce un abuso di diritto, ciò che il primo giudice ha ritenuto non essere il caso nella fattispecie e non è nemmeno stato sostenuto dal sequestrante.

                                  E.   Con appello 18 ottobre 2004, __________ AP 1 chiede la riforma della sentenza pretorile nel senso della reiezione dell’opposizione.

                                         L’appellante evidenzia come dalla “scrittura privata” tra __________ AO 1 e sua madre __________ da una parte e __________ e __________ AP 1 dall’altra (doc. B) risulti pacifica l’appartenenza all’opponente dei titoli e pretese di liquidazione sequestrati:

                                         –  l’art. 2.2 prevede l’assegnazione dei beni derivanti dalla liquidazione delle “Holding Companies” (ossia le società panamensi ____________________ e __________t__________, cfr. premessa e-i, p. 3) a favore delle parti conformemente alla ripartizione del capitale sociale tra esse, ossia 60% a favore del sequestrante e di __________ e 40% a favore dell’opponente e di sua madre;

                                         –  l’art. 5.3 (a p. 15 s.) conferisce a __________ ____________________ il mandato di procedere alla liquidazione delle società ____________________, ____________________ e ____________________, la distribuzione del ricavato dovendo avvenire secondo le quote corrispondenti alle partecipazioni delle parti.

                                         Risulta inoltre dagli atti che:

                                         –  il mandato è stato effettivamente attribuito al signor ____________________ (doc. I e N), il quale ha confermato l’11 aprile 2003 che i titoli delle società erano custoditi nella cassaforte della __________ S.A., di cui è presidente con firma individuale (doc. O);

                                         –  le assegnazioni e trasferimenti sono stati approvati all’unanimità all’assemblea generale straordinaria di ____________________. tenutasi l’8 febbraio 2002 (doc. P).

                                         Di conseguenza, l’appellante considera che il riferimento del Pretore alla giurisprudenza riguardante il beneficiario economico sia errato e contraddittorio.

                                  F.   Nelle sue osservazioni, l’opponente afferma che i titoli e i diritti sequestrati apparterebbero alla società ____________________, la quale a sua volta apparterebbe al 100% alla società __________t__________, di cui la parte appellata sarebbe azionista al 20%.

Considerando

in diritto:                    

                                   1.   La decisione del giudice del sequestro – sia essa di annullamento o di conferma del sequestro (cfr. Reiser, Basler Kommentar zum SchKG, vol. III, Basilea/Ginevra/Monaco 1998, n. 44-45 ad art. 278) – che statuisce sull’opposizione (ai sensi dell’art. 278 cpv. 1 LEF) interposta dal debitore destinatario del sequestro o da un terzo può essere impugnata entro dieci giorni davanti all’autorità giudiziaria superiore (art. 278 cpv. 3 primo periodo LEF), nel Cantone Ticino la Camera di esecuzione e fallimenti, con il rimedio dell’appello (art. 22 LALEF nonché 14 e 22 lett. c LOG), e ciò qualora il valore litigioso sia pari o superiore a fr. 8’000.--. L’autorità superiore deve verificare – sulla base delle allegazioni e dei documenti prodotti dalle parti – se nel caso concreto in relazione al realizzarsi delle condizioni del sequestro addotte dal creditore – e contestate dalle controparti – è raggiunto il grado di verosimiglianza necessario per il mantenimento del provvedimento conservativo, atteso che in caso negativo annullerà la decisione del giudice di prime cure che ha confermato il sequestro rispettivamente confermerà la decisione che lo ha annullato, riservate soluzioni intermedie (cfr. Amonn/Walther, Grundriss des Schuldbetreibungsund Konkursrechts, 7a ed., Berna 2003, n. 74 ad § 51; Reeb, Les mesures provisoires dans la procédure de poursuite, in: ZSR 1997/II, p. 482).

                                   2.  

                               2.1.   Le decisioni in materia di sequestro, in tutte le istanze, sottostanno alla procedura sommaria (art. 25 n. 2 lett. a LEF). Le norme cantonali che reggono tale procedura devono rispettare la massima dispositiva, il principio attitatorio nonché le massime di celerità e di concentrazione (cfr. J. Piégai, La protection du débiteur et des tiers dans le nouveau droit du séquestre, tesi Losanna 1997, p. 213 ss. con rif.; Y. Artho von Gunten, Die Arresteinsprache, tesi Zurigo 2001, p. 73 ss.). Detto altrimenti, il giudice non agisce d'ufficio, esamina solo ciò che è stato allegato e decide unicamente in base alle prove addotte dalle parti e che possono essere assunte seduta stante, salvo che il fatto allegato sia stato ammesso o non contestato dalla controparte non contumace (Vogel/Spühler, Grundriss des Zivilprozessrechts, 7a ed., Berna 2001, n. 24 ad cap. 6 e n. 12 ad cap. 10).

                                         Il giudice può accontentarsi della semplice verosimiglianza dei fatti ed esaminare sommariamente i punti di diritto nella misura compatibile con l'esigenza di celerità (cfr. Hohl, La réalisation du droit et les procédures rapides, tesi Friborgo 1997, n. 453; Gilliéron, op. cit., p. 138, B; Piégai, op. cit., p. 212; Artho von Gunten, op. cit., p. 85 ss.). Il giudice apprezza liberamente le prove (art. 20 cpv. 5 LALEF).

                               2.2.   I principi di celerità e di concentrazione impongono in particolare alle parti alte esigenze di motivazione per poter giungere ad un giudizio sollecito. Il giudice del sequestro non deve ricercare tra tutti i documenti prodotti quelli che potrebbero essere determinanti a sostegno delle allegazioni della parte. Quest'ultima non può limitarsi ad indicare tesi descrittive – sia fattuali che in diritto – ma deve sostanziarle con riferimenti puntuali e d'immediato riscontro nei documenti che considera determinanti.

                               2.3.   Vi è verosimiglianza quando esiste una certa probabilità che i fatti allegati corrispondano al vero (Piégai, op. cit., n. 792, p. 173). Secondo questa Camera, la verosimiglianza è data a due condizioni cumulative (cfr. CEF 15 maggio 2002 [14.2002.6], cons. 1.5d):

                                         ●    che vi sia un “inizio di prova” (“commencement de preuve”, DTF 107 III 36, 39 e 40, cons. 3 e 5; Stoffel, Basler Kommentar zum SchKG, vol. III, Basilea/Ginevra/Monaco 1998, n. 3 ad art. 272), ossia indizi oggettivi e concreti a conforto della tesi del sequestrante;

                                         ●    che dall’esame degli allegati e dei mezzi di prova si ricavi l’impressione che i fatti rilevanti per il giudizio si siano comunque realizzati, pur senza poter escludere la probabilità nello stesso ordine di grandezza di una realtà di segno opposto; detto altrimenti, vi è verosimiglianza (semplice) quando sono possibili anche altre soluzioni altrettanto probabili; viceversa, un fatto è da ritenere inverosimile, quando si ha la netta impressione che i fatti si siano svolti diversamente da quanto affermato dal sequestrante.

                                   3.   Secondo un principio generale del diritto, una delle condizioni di ricevibilità di un mezzo d'impugnazione è l'esistenza di un interesse degno di protezione al ricorso (Vogel/Spühler, Grundriss des Zivilprozessrechts, 7a ed., Berna 2001, n. 58 ad cap. 13; Fabienne Hohl, Procédure civile, vol. II, Berna 2001, n. 2993). In virtù del principio dell'economia processuale, il giudice deve di regola esaminare d'ufficio l'ossequio delle condizioni di ricevibilità (cfr. Hohl, op. cit., n. 2975). La legittimazione per ricorrere, che costituisce un presupposto processuale, va infatti distinta dalla legittimazione attiva ("Sachlegitimation" oppure "Legitimation in der Sache"), la quale è questione di merito: l’assenza d’interesse a ricorrere determina l’irricevibilità del ricorso mentre l’accertamento dell’inesistenza del diritto vantato ha quale conseguenza la sua reiezione.

                               3.1.   L'esigenza di un interesse vale anche per l'opposizione al sequestro –l'art. 278 cpv. 1 precisa del resto che l'opponente deve essere "toccato nei suoi diritti"– e per il ricorso contro la decisione su opposizione ai sensi dell'art. 278 cpv. 3 LEF (cfr. Dominik Gasser, Das Abwehrdispositiv der Arrestbetroffenen nach revidiertem SchKG, in: ZBJV 1994, p. 603 ad 3a; Hans Reiser, Basler Kommentar zum SchKG, Basilea/Ginevra/ Monaco 1998, vol. III, n. 20 ad art. 278; Yvonne Artho von Gunten, Die Arresteinsprache, tesi Zurigo 2001, p. 21 s. e p. 148 s. ad 1.3).

                               3.2.   Mentre è pacifico che in senso generale è data la legittimazione del debitore destinatario del sequestro a interporre opposizione e a impugnare la decisione su opposizione (Gasser, op. cit., p. 604 ad c e 615 ad c; Amonn/Gasser, Grundriss des Schuldbetreibungs- und Konkursrechts, 6. ed., Berna 1997, n. 65 e 77 ad § 51; Jaeger/Walder/Kull/Kottmann, Bundesgesetz über Schuldbetreibung und Konkurs, vol. II, 4a ed., Zurigo 1999, n. 6 e 25 ad art. 278; Walter Stoffel, Le séquestre, in: La LP révisée, collana CEDIDAC, vol. 35, Losanna 1997, p. 287 ad B.1 e 291 ad 4; Reiser, op. cit., n. 21 e 44 ad art. 278; Louis Dallèves, Le séquestre, FJS n. 740, Ginevra 1999, p. 22 ad 2), dev’essere rilevato che la legge stessa (come già detto) precisa che l’istituto dell’opposizione è a disposizione di chi sia "toccato" nei propri diritti da un sequestro (art. 278 cov. 1 LEF), conseguendone che l’escusso, non pregiudicato nei propri interessi da un sequestro poiché la misura ha colpito diritti patrimoniali di un terzo, non è legittimato a interporre opposizione al decreto di sequestro, ma potrà semmai semplicemente annunciare all'ufficio il fatto che il bene sequestrato appartiene ad un terzo (Gilliéron, Commentaire de la LP, vol. IV, Losanna 2004, n. 54 ad art. 278, con rif. a DTF 114 Ia 383, cons. 2c; CEF 4 settembre 2003 [14.03.64]; 9 gennaio 2004 [14.03.80], cons. 5.2.e 5.3): il debitore non è infatti limitato nel suo potere di disporre quando non vanta alcun diritto sui beni sequestrati.

                               3.3.   Nel caso concreto, l’opponente si è limitata a sostenere– peraltro senza riscontri oggettivi– che i beni sequestrati sono di proprietà di un terzo, ossia di ____________________. e non ha reso verosimile –e nemmeno allegato– di essere lesa dal sequestro. Nelle circostanze concrete, non tornerebbe conto d’altra parte di considerare un suo eventuale interesse indiretto nella lite, in veste di azionista della società che deterrebbe l’intero capitale azionario dell’asserita proprietaria dei beni sequestrati. Comunque sarebbe spettato alla diretta interessata –__________– di far valere i propri pretesi diritti.

                               3.4.   A titolo abbondanziale, occorre osservare come il sequestrante abbia comunque reso sufficientemente verosimile che l’opponente è titolare dei titoli e dei diritti sequestrati; e ciò con riferimento a indizi puntuali e concreti (cfr. supra ad E). Da parte sua, __________ AO 1, nelle sue osservazioni all’appello, si è limitata ad affermare, senza indicazione di prove, che i titoli e i diritti sequestrati appartengono a ____________________ e non ha confutato in modo puntuale gli indizi portati dall’appellante.

                                   4.   Vista l’irricevibilità dell’opposizione al sequestro, non occorre esaminare la questione dell’entità del credito vantato dal sequestrante.

                                   5.   L’appello va pertanto accolto.

                                         La tassa di giustizia e le indennità di appello seguono la soccombenza.

Richiamati gli art. 271 ss. LEF, 48, 49, 61 e 62 OTLEF,

pronuncia:                

                                   1.   L’appello 18 ottobre 2004 di __________ AP 1, __________, è accolto.

                               1.1.   Di conseguenza, la sentenza 7 ottobre 2004 (__________) del Pretore __________ è così riformata:

                                         “1.    L’opposizione è irricevibile e di conseguenza il sequestro, n° __________ decretato il 10 luglio 2003 nei confronti di __________ AO 1, __________, su istanza di __________ AP 1, __________, è confermato.

                                           2.   La tassa di giustizia e le spese in fr. 1’500.--, da anticipare dall’istante/opponente, sono poste a carico della parte opponente, con l’obbligo di rifondere a controparte fr. 9'000.-- a titolo di indennità.”

                                   2.   La tassa di giustizia della presente decisione di fr. 1’000.--, anticipata dall’appellante, è posta a carico di __________ AO 1, che rifonderà a __________ AP 1 fr. 6'000.-a titolo di indennità.

                                   3.   Intimazione a:

                                         - avv.dott. __________ RA 1, __________;

                                         - avv. __________ RA 2, __________

                                         Comunicazione alla Pretura __________.

Per la Camera di esecuzione e fallimenti del Tribunale d’appello

Il presidente                                                                                Il segretario

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