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Ticino Tribunale di appello diritto civile La Camera di esecuzione e fallimenti 07.08.2002 14.2002.00035

7 août 2002·Italiano·Tessin·Tribunale di appello diritto civile La Camera di esecuzione e fallimenti·HTML·4,370 mots·~22 min·1

Résumé

Sentenza o decisione senza scheda

Texte intégral

Incarto n. 14.2002.00035

Lugano 7 agosto 2002 /CJ/fc/kc  

In nome della Repubblica e Cantone del Ticino  

La Camera di esecuzione e fallimenti del Tribunale d'appello

composta dei giudici:

Cometta, presidente, Pellegrini e Rusca

segretario:

Jaques, vicecancelliere

statuendo sulla causa a procedura sommaria appellabile (SP.1995.116) promossa con istanza 7 giugno 1995 da

__________

  contro  

__________

istanza di sequestro accolta con decreto 8 giugno 1995 emanato dalla Segretaria assessore della Pretura del Distretto di Lugano, Sezione 4, che ha ritenuta valida per la nuova procedura di sequestro la garanzia bancaria ex art. 273 LEF di fr. 210'000.-- già prestata nell’ambito di un precedente sequestro;

e ora sull’istanza 27 aprile 2000 del debitore sequestrato

                                          __________

tendente ad ottenere l’aumento della garanzia ex art. 273 LEF da fr. 210'000.-- a fr. 400'000.--;

istanza parzialmente accolta dalla Segretaria assessore della Pretura di Lugano, Sezione 4, che con decisione 28 marzo 2002 (inc.SP.1995.116) ha cosi statuito:

                                “1.      L’istanza 27/28 aprile 2000 è parzialmente accolta.

                                          §      Di conseguenza alla __________, rappr. dall’avv. __________, è fatto obbligo di prestare un’ulteriore garanzia di primario istituto bancario con sede in Svizzera o altro titolo equivalente per l’importo di fr. 30’000.-- (trentamila) per eventuali danni che dovessero risultare a dipendenza del sequestro N. __________ di cui al decreto 8 giugno 1995 di questa Pretura (Inc. SP.95.116) qualora detto sequestro si rivelasse ingiustificato.

                                 2.      La garanzia dovrà essere prestata entro 30 (trenta) giorni dall’intimazione del presente decreto, con la comminatoria che in caso di inadempienza il sequestro diverrà caduco.

                                 3.      La garanzia deve valere per tutta la durata del sequestro e fino alla crescita in giudicato della decisione finale di un’eventuale causa ex art. 273 cpv. 2 LEF promossa dal beneficiario.

                                          §      In caso di revoca o decadenza definitiva del sequestro, la garanzia prestata dovrà rimanere valida fino almeno ad un anno dalla revoca, rispettivamente dalla decadenza del sequestro. Potrà essere liberata prima della decorrenza di detto anno soltanto con il consenso esplicito del beneficiario oppure su ordine del giudice previa istanza di parte.

                                 4.      La tassa di giustizia di fr. 200.-- e le spese di fr. 100.--, da anticipare dal qui istante, restano a suo carico nella misura di 5/6, mentre 1/6 è posto a carico della convenuta, cui l’istante rifonderà fr. 300.-- a titolo di ripetibili parziali.

                                 5.      omissis”;

decisione impugnata da __________, che con appello 17 aprile 2002 chiede venga giudicato:

                                 “I.      L’appello è accolto.

                                 II.      Il decreto impugnato viene riformato come segue:

                                          1.     L’istanza è respinta.

                                          2.     La tassa di giustizia di CHF 200.--, e le spese di CHF 100.--, da anticipare dall’istante, rimangono a suo carico, con l’obbligo di rifondere all’appellante CHF 1'500.-- per ripetibili.

                                III.      La tassa di giustizia di CHF …… e le spese del presente giudizio di appello sono poste a carico del signor __________, che rifonderà all’appellante l’importo di CHF …….. a titolo di ripetibili.

                               IV.      omissis”.

preso atto del fatto che il sequestrato non ha presentato osservazioni.

Ritenuto

in fatto:                 A.      Con istanza 7 giugno 1995, __________. (qui di seguito: __________ ha chiesto contro __________, domiciliato in __________, a concorrenza di un credito di fr. 556'108.40, il sequestro ex art. 271 cpv. 1 n. 4 LEF di una garanzia bancaria (n. 247/0717/91) rilasciata su ordine di __________ da __________ favore del sequestrato per l’importo di Lit. 714'000'000 oltre interessi per un massimo di Lit. 178'500'000.

                                B.      L’8 giugno 1995, la Segretaria assessore della Pretura di Lugano, Sezione 4, ordinava il sequestro come richiesto da __________, ritenendo valida per la nuova procedura di sequestro la garanzia bancaria ex art. 273 LEF di fr. 210'000.-- già prestata nell’ambito di un precedente sequestro.

                                C.      Con istanza 27 aprile 2000, __________ ha nuovamente postulato un aumento della garanzia – una prima richiesta di aumento essendo stata respinta con decreto 2 ottobre 1996 della Pretura di Lugano –, a causa del lungo tempo trascorso dal sequestro. L’istante ha fatto valere che l’importo della garanzia era stato fissato in considerazione di una durata della causa in Italia di 5 anni, mentre ne trascorreranno invece almeno sette prima che sia emanato il giudizio di secondo grado. Un aumento della garanzia a fr. 400'000.-- apparirebbe quindi adeguato. La controparte, debitamente interpellata, si è opposta alla richiesta.

                                D.      Con sentenza 28 marzo 2002, la Segretaria assessore della Pretura di Lugano, sezione 4, ha parzialmente accolto l’istanza di aumento, per un importo supplementare pari a fr. 30'000.--. La prima giudice ha in sostanza ritenuto che, quand’anche il debitore sequestrato non ha preteso di dover fare capo a prestiti per rimediare al blocco degli averi – in essere dal 1995 – o di aver perso o di perdere in futuro eventuali affari in seguito a questo blocco, la creditrice sequestrante dal canto suo non ha fornito ulteriori elementi atti a rendere il suo credito più verosimile rispetto al momento in cui è stato pronunciato il sequestro. Avuto riguardo all’entità dei beni sequestrati, alla presumibile durata della causa ed alle conseguenti spese legali, la giudice di prime cure ha ritenuto giustificato un aumento della garanzia nella misura di fr. 30'000.--.

                                E.      Con appello 17 aprile 2002, __________ si aggrava contro tale sentenza, per i motivi seguenti:

                                          •       contrariamente a quanto giudicato in DTF 113 III 94, la pretesa dell’appellante non appare meno verosimile che al momento della concessione del sequestro;

                                          •       la durata della causa in Italia è irrilevante, visto che il sequestrato non ha reso verosimile di patire alcun danno dal sequestro;

                                          •       le spese relative alla causa di merito (azione di convalida del sequestro) non rientrano nei possibili danni provocati dal sequestro dei beni;

                                          •       il rapporto tra importo della garanzia e valore dei beni sequestrati, già superiore al 30% al momento della concessione del sequestro, aumenta ulteriormente con l’avvento dell’EURO.

                                F.      __________ non ha presentato osservazioni.

Considerando

in diritto:               1.      Questioni procedurali

                             1.1.      Per crediti non garantiti da pegno il creditore può chiedere il sequestro di beni del debitore, quando sia data una causa di sequestro (cfr. art. 271 cpv. 1 n. 1 a 5 LEF). Nel Cantone Ticino per valori superiori a Fr. 2’000.-- competente per la concessione del sequestro è il Pretore del luogo in cui si trovano i beni da sequestrare indicati dal creditore (art. 14 cpv. 1 e 16 cpv. 3 LALEF, art. 5 cpv. 1 LOG). La procedura, di natura sommaria (art. 25 n. 2 lett. a LEF), è retta dall’art. 19 LALEF che non prevede il contraddittorio. 

                                          Concesso il sequestro, chi è toccato nei suoi diritti, tranne il sequestrante, può fare opposizione al giudice del sequestro entro dieci giorni da quando ne ha avuto conoscenza (art. 278 cpv.1 LEF. In tal caso il giudice, in una procedura pure sommaria retta dagli art. 20 ss. LALEF, sottopone il sequestro a nuovo esame, dando agli interessati la possibilità di esprimersi (cfr. art. 278 cpv. 2 LEF), rispettivamente di addurre fatti nuovi. In caso di tempestiva opposizione al sequestro, il giudice che lo ha concesso deve chinarsi dunque nuovamente sulla domanda di sequestro e verificare – pur con il medesimo potere di cognizione esercitato in precedenza (cfr. Bertrand Reeb, Les mesures provisoires dans la procédure de poursuite, in: ZSR 1997/II, p. 478; Pierre-Robert Gilliéron, Le séquestre dans la LP révisée, in: BlSchK 1995, p. 135) – se alla luce di quanto emerso dal contraddittorio tutte le condizioni del sequestro – contestate dall’opponente – risultano ancora sufficientemente verosimili, se cioè in relazione alle stesse è ancora soddisfatto quel grado di verosimiglianza necessario per la sua concessione (cfr. Amonn/Gasser, Grundriss des Schuldbetreibungs- und Konkursrechts, 6. ed., Berna 1997, n. 71 ad § 51), atteso che resta onere del creditore sequestrante fornire al giudice gli elementi sufficienti (cfr. Hans Reiser, Basler Kommentar zum SchKG, Basilea/Ginevra/Monaco 1998, Vol. III, n. 38 ad art. 278).

                                          La nuova decisione (sull’opposizione) – sia essa di annullamento o di conferma del sequestro (cfr. Reiser, op. cit., n. 44-45 ad art. 278) – può essere a sua volta impugnata entro dieci giorni davanti all’autorità giudiziaria superiore (art. 278 cpv. 3 primo periodo LEF), nel Cantone Ticino la Camera di esecuzione e fallimenti con il rimedio dell’appello (art. 22 LALEF nonché 14 e 22 lett. c LOG), rispettivamente, in caso di valore inferiore agli fr. 8’000.--, la Camera di cassazione civile con ricorso per cassazione (art. 22 LALEF nonché 5, 13 e 22 lett. b LOG).

                             1.2.      Per l’art. 273 cpv. 1 LEF il creditore è responsabile nei confronti sia del debitore che di terzi dei danni cagionati con un sequestro infondato e il giudice può obbligarlo a prestare garanzia in tutti i stadi della procedura di sequestro (cfr. Jérôme Piégai, La protection du débiteur et des tiers dans le nouveau droit du séquestre, tesi Losanna 1997, p. 308; Stoffel, op. cit., n. 18 ad art. 273).

                             1.3.      La questione dell’imposizione di una garanzia essendo strettamente connessa alla decisione sul sequestro va esaminata d’ufficio già al momento della concessione del sequestro, sulla base dei soli atti e allegazioni addotti dall’istante (Reeb, op. cit., p. 466 s.; Walter A. Stoffel, Basler Kommentar zum SchKG, Basilea/Ginevra/Monaco 1998, vol. III, n. 33 ad art. 272 LEF e n. 18 ss. e 29 ad art. 273 LEF). In caso di imposizione ab initio, ossia già al momento della concessione del sequestro, l’esecuzione del provvedimento esecutivo dipenderà in linea di principio dalla prestazione della garanzia richiesta, ciò che dovrà risultare in modo esplicito dal decreto di sequestro. La garanzia ex art. 273 LEF (rispettivamente un suo adeguamento) può tuttavia essere chiesta anche successivamente (ciò che per altro era possibile anche nel diritto previgente, cfr. DTF 113 III 94, 112 III 112, 107 III 32 cons.3 e rif. ivi): e meglio nell’ambito della pedissequa (eventuale) procedura di opposizione ex art. 278 LEF (con il rilievo che anche il creditore – cui di principio è preclusa la via dell’opposizione – potrà, e meglio dovrà (cfr. DTF 126 III 488, cons. 2a), postulare la riduzione o la liberazione della garanzia già prestata in occasione della discussione sull’opposizione interposta dal debitore o dal terzo (cfr. Stoffel, op. cit., n. 29 ad art. 273 LEF; Dominik Gasser, Das Abwehrdispositiv der Arrestbetroffenen nach revidiertem SchKG, in: ZBJV 1994, p. 605; Amonn/Gasser, op. cit., n. 68 ad § 51, p. 420), oppure – nell’ipotesi che non sia già pendente una procedura di opposizione ex art. 278 LEF rispettivamente, come in concreto, che non vi sia mai stata alcuna procedura di opposizione – nell’ambito di una procedura a sé stante (cfr. Stoffel, op. cit., n. 24 ad art. 273 LEF; Amonn/Gasser, op. cit., n. 83 ad § 51, p. 422; Michel Criblet, La problématique des sûretés et de la responsabilité de l'Etat, in: Le séquestre selon la nouvelle LP, Zurigo 1997. p. 83 ss.), procedura quest’ultima che nel Cantone Ticino è pure retta dall’art. 20 LALEF, l’assenza in tale norma dell’indicazione esplicita dell’art. 273 LEF dovendosi considerare senz’altro quale lacuna della legge in senso proprio (cfr. CEF 15 aprile 1999 [14.99.11], cons. 3b).

                                          In entrambi i casi di successiva imposizione o di adeguamento della garanzia a nuove circostanze, dalla prestazione della garanzia (nuova o modificata) dipenderà il mantenimento del sequestro (Stoffel, op. cit., n. 25 ad art. 273 LEF).

                             1.4.      Ammessa la proponibilità di una istanza di adeguamento della garanzia ex art. 273 LEF alle mutate circostanze, e stabilito che la medesima va trattata in una procedura sommaria ex art. 20 LALEF, il presente gravame risulta senz’altro ricevibile, i combinati art. 16 e 22 LALEF e art. 14 e 22 lett. c LOG prevedendo infatti il rimedio dell’appello contro una decisione di prima istanza quando il valore della lite ammonta ad almeno fr. 8’000.--.

                             1.5.      Ex art. 22 LALEF, il termine per ricorrere contro una decisione pronunciata in procedura sommaria in materia LEF è di 10 giorni. Contrariamente a quanto allegato dall’appellante, “per le ferie valgono le disposizioni della LEF” (art. 23 cpv. 1 LALEF). Questa Camera, così come del resto la Camera di cassazione civile per i ricorsi per cassazione in materia LEF, ha già avuto modo di statuire che tale norma rinvia sia all’art. 56 LEF per la determinazione dei periodi di ferie che all’art. 63 LEF per il computo dei termini scadenti durante le ferie, il quale dispone che in tale evenienza il termine è prorogato fino al terzo giorno dopo la fine delle medesime (cfr. Cocchi/Trezzini, CPC-TI, Lugano 2000,  n. 15 ad art. 22 LALEF, nonché CEF 14 marzo 2002 [14.01.1], in cui la questione viene riesaminata alla luce del nuovo diritto). Appare quindi logico che l’art. 23 LALEF rinvii anche al computo del termine di ricorso, quando la decisione viene, come nel caso di specie (intimazione del 28 marzo 2002), intimata durante le ferie, ritenuto che le ferie esecutive pasquali, nell’anno 2002, si estendevano dal 24 marzo al 7 aprile (cfr. art. 56 n. 2 LEF). La giurisprudenza del Tribunale federale relativa alle conseguenze di una notifica durante le ferie non è omogenea, almeno sulla questione di sapere se l’atto esecutivo è annullabile (cfr. DTF 121 III 92) o no (cfr. DTF 121 II 284-285). Sembra invece esserci una certa unanimità sul fatto che il dies a quo dei termini che decorrono dall’intimazione è da riportare al primo giorno dopo le ferie (cfr. Thomas Bauer, Basler Kommentar zum SchKG, Basilea/Ginevra/Monaco 1998, vol. III, n. 54 ad art. 56; Pierre-Robert Gilliéron, Commentaire de la LP, vol. I, Losanna 1999, n. 13 e 17 ad art. 56-63, con rif.; quest’autore ritiene d’altronde che si dovrebbero distinguere la questione della validità dell’atto esecutivo da quella del decorso dei termini). In casu, a prescindere dalla questione di sapere se siffatta censura sia ricevibile, nessuna delle parti ha chiesto l’annullamento della sentenza impugnata per il motivo che essa è stata notificata durante le ferie; l’intimazione va quindi ritenuta valida, il dies a quo essendo però da riportate all’8 aprile 2002, di modo che il ricorso è tempestivo.

                             1.6.      a)     Tutte le decisioni in materia di sequestro, in tutte le istanze, vanno pronunciate in procedura sommaria (art. 25 n. 2 lett. a LEF). Le norme cantonali che reggono tale tipo di procedura devono rispettare la massime dispositiva ("Dispositionsma­xime"), il principio attitatorio ("Verhandlungsmaxime"), nonché le massime di celerità e di concentrazione (cfr. Piégai, op. cit., p. 213 ss. con rif.; Yvonne Artho von Gunten, Die Arresteinsprache, tesi Zurigo 2001, p. 73 ss.). Detto altrimenti, il giudice non agisce d'ufficio, egli esamina solo ciò che è stato allegato e decide unicamente in base alle prove addotte dalle parti ("quod non est in actis, non est in mundo") e che possono essere assunte seduta stante ("Beweismittel­beschrän­­­­kung"), salvo che il fatto allegato sia stato ammesso o non contestato dalla controparte non contumace (Vogel/Spühler, Grundriss des Zivilprozessrechts, 7a ed., Berna 2001, n. 24 ad cap. 6 e n. 12 ad cap. 10; di diverso parere: Artho von Gunten, op. cit., p. 79 s., che però non convince, cfr. CEF 15 maggio [14.2002.6], cons. 1.5a).

                                                  Il giudice può accontentarsi della semplice verosimiglianza dei fatti ("Beweisstrengebeschränkung") ed esaminare sommariamente i punti di diritto ("prima facie cognitio"), nella misura compatibile con l'esigenza di celerità (cfr. Fabienne Hohl, La réalisation du droit et les procédures rapides, tesi Friborgo 1997, n. 453; Gilliéron, op. cit., p. 138, B; Piégai, op. cit., p. 212; Artho von Gunten, op. cit., p. 85 ss.). Il giudice apprezza liberamente le prove (art. 20 cpv. 5 LALEF).

                                          b)    I principi di celerità e di concentrazione impongono in particolare alle parti alte esigenze di motivazione per poter giungere ad un giudizio sollecito. Il giudice del sequestro non deve ricercare tra tutti i documenti prodotti quelli che potrebbero essere determinanti a sostegno delle allegazioni della parte. Quest'ultima non può limitarsi ad indicare tesi descrittive – sia fattuali che in diritto – ma deve sostanziarle con riferimenti puntuali e d'immediato riscontro ai documenti topici a sostegno. In caso di omissione, le allegazioni non debitamente motivate saranno ignorate per carenza di forma del gravame.

                                          c)     Quando una parte allega l'applicazione del diritto straniero, essa dovrà spontaneamente, in deroga parziale all'art. 16 cpv. 1 LDIP, che, in procedura sommaria, si applica solo per analogia (cfr. Pierre-Robert Gilliéron, Commentaire de la LP, vol. I, Losanna 1999, n. 67 ad art. 84), stabilirne il contenuto, in base ad elementi affidabili, non bastando dichiarazioni di liberi professionisti, ma dovendo far capo, se del caso, a pareri oggettivi di istituti – ad esempio l'Istituto svizzero di diritto comparato di Losanna – o autori neutri. In caso di omissione, il giudice applicherà il diritto svizzero (art. 16 cpv. 2 LDIP).

                                          d)    Vi è verosimiglianza quando esiste una certa probabilità che i fatti allegati corrispondano al vero (Piégai, op. cit., n. 792, p. 173). Il grado di verosimiglianza richiesto è oggetto di apprezzamenti divergenti. Secondo questa Camera, la verosimiglianza è data a due condizioni cumulative (cfr. CEF 15 maggio 2002 [14.2002.6], cons. 1.5d):

                                                  1)    vi è un “inizio di prova” (“commencement de preuve”, DTF 107 III 36, 39 e 40, cons. 3 e 5; Stoffel, op. cit., n. 3 ad art. 272), ossia indizi oggettivi e concreti a conforto della tesi del sequestrante;

                                                  2)    dall’esame degli allegati e mezzi di prova si ricava l’impressione che i fatti rilevanti per il giudizio si siano comunque realizzati, pur senza poter escludere la probabilità nello stesso ordine di grandezza di una realtà di segno opposto; detto altrimenti, si ha verosimiglianza (semplice) quando sono possibili anche altre soluzioni altrettanto probabili; viceversa, un fatto è da ritenere inverosimile, quando si ha la netta impressione che i fatti si siano svolti diversamente da quanto affermato dal sequestrante.

                                                  Per garantire i diritti del sequestrato, il giudice dovrà tuttavia esigere dal sequestrante – dandosene gli ulteriori presupposti, ovviamente diversi dal profilo fattuale in funzione dello stato degli atti e dello stadio processuale raggiunto – una garanzia ai sensi dell'art. 273 cpv. 1 LEF tanto più elevata quanto più bassa si rivela la verosimiglianza della realizzazione delle condizioni del sequestro (cfr. Gilliéron, BlSchK 1995, p. 132; Piégai, op. cit., p. 306), nei limiti dell’entità del danno di cui il sequestrato potrebbe verosimilmente patire in caso di sequestro ingiustificato e senza che l'imposizione di una garanzia possa supplire l'assenza di un presupposto del sequestro (cfr. Criblet, op. cit., p. 80; Reeb, op. cit., p. 467 s.).

                             1.7.      Secondo l'art. 278 cpv. 3, 2. periodo LEF, le parti possono, nell'ambito del ricorso contro la decisione su opposizione, avvalersi di fatti nuovi. Secondo la giurisprudenza di questa Camera (CEF 10 aprile 2000 [14.1999.82], cons. 1.5.e) sono ricevibili sia i veri nova che gli pseudonova.

                                          Per evidenti ragioni pratiche, riconducibili al principio di celerità, i nova di ogni tipo possono essere addotti solo fino alla fase dello scambio degli allegati (CEF 5 luglio 1999 [14.1999.3], cons. 3). Va qui rilevato che anche nella procedura ricorsuale contro la decisione sulla garanzia le parti hanno la facoltà di avvalersi di fatti nuovi (in questo senso anche Stoffel, op. cit., n. 30 ad art. 273 LEF).

                                2.      Nel merito

                                          Per l’art. 273 cpv. 1 LEF il creditore è responsabile nei confronti sia del debitore che di terzi dei danni cagionati con un sequestro infondato e il giudice può obbligarlo a prestare garanzia in tutti i stadi della procedura di sequestro.

                                          La formulazione potestativa è stata ripresa nel nuovo tenore della norma, lasciando così al giudice del sequestro su questo punto un (largo) margine di apprezzamento, per poter tenere conto delle particolarità della fattispecie. Infatti l’imposizione di una garanzia dipende in modo essenziale dal grado di convincimento del giudice in merito alla realizzazione dei presupposti del sequestro, atteso tuttavia che l’imposizione di una garanzia non può supplire all’assenza di un presupposto del sequestro (cfr. Criblet, op. cit., p. 80; Reeb, op. cit., p. 467 s.). Tanto più quindi si è vicini al grado minimo di verosimiglianza necessario per ammettere il sequestro e tanto meno si potrà prescindere dall’imposizione di una garanzia, essendo maggiore il rischio di un sequestro infondato – segnatamente perché il credito o la causa del sequestro resi (solo) verosimili dall’istante potrebbe rivelarsi in seguito inesistenti, o perché il sequestro potrebbe aver colpito beni appartenenti in realtà a terzi – e conseguentemente maggiore l’ipotesi di un danno. Quanto all’ammontare della garanzia, va calcolato valutando il danno eventuale che il sequestro determina o può determinare per il preteso debitore o per il terzo e non invece in base all’importo del credito invocato a sostegno del sequestro (DTF 113 III 94/104, cons. 12). Occorre in particolare considerare l’ammontare del credito per cui è chiesto il sequestro (solo nella misura in cui fissa il limite superiore dell’importo della garanzia), la natura dei beni da sequestrare e la loro importanza per il debitore (o il terzo), così come le spese, la durata presumibile e la complessità dell’ipotizzabile processo di convalida nonché le spese e le ripetibili della procedura di opposizione al sequestro (cfr. DTF 113 III 100 ss.; Stoffel, op. cit., n. 9 e 21 s. ad art. 273 LEF; Criblet, op. cit., p. 80); le spese di sequestro e dell’esecuzione a convalida del sequestro, in quanto da anticipare dal preteso creditore (art. 68 cpv. 1 LEF), non vanno invece garantite.

                                          Visto il carattere sommario della procedura, spetta al sequestrato (cfr. art. 8 CC) rendere verosimile (cfr. supra cons. 1.6d) l’esistenza di tutti i fattori determinanti per la fissazione della garanzia (cfr. decisione 27 gennaio 1999 dell’Obergericht zurighese, citata da Peter Breitschmid, Übersicht zur Arrestwilligungspraxis nach revidiertem SchKG, AJP 1999, p. 1020 ad 4.6.2).

                             2.1.      Nel caso di specie, quo all’asserito danno riferito al blocco del credito (garanzia bancaria) sequestrato, si rileva come l’appellato non ne abbia reso verosimili né l’esistenza né l’entità, ritenuto comunque che l’importo massimo garantito da __________ appare fisso ed è verosimilmente già stato del tutto preso in considerazione per la fissazione della garanzia di fr. 210'000.--.

                             2.2.      Per quanto riguarda la questione delle spese legali connesse al sequestro, va notato che in una vecchia sentenza (DTF 48 III 236 s.), il Tribunale federale aveva considerato che le spese dell’azione di convalida del sequestro non sono un danno diretto ai sensi dell’art. 273 LEF; ulteriormente, è stata invece ritenuta non arbitraria la soluzione contraria (cfr. DTF 93 I 284; 113 III 101 ss., cons. 10c; 126 III 100 ss., cons. 5c), che ha il favore della dottrina (cfr. Peter Albrecht, Die Haftpflicht des Arrestgläubigers nach schweizerischem Recht, tesi Zurigo 1968, p. 48-49, lett. B. b; Ernst Meier, Die Sicherungsleistung des Arrestgläubigers (Arrestkaution) gemäss SchKG 273 I, tesi Zurigo 1978, p. 19; Silvio Rossetti, Das schweizerische Arrestrecht und seine Reformbedürftigkeit, tesi Zurigo 1983, p. 75; Criblet, op. cit., p. 78 s.; Piégai, op. cit., p. 255 ss.; Stoffel, op. cit., n. 9 ad art. 273) e della giurisprudenza zurighese e ginevrina (cfr. i rif. citati da Piégai, op. cit., nota 1119 p. 255).

                                          a)     In verità, le spese legali connesse alla causa di convalida del sequestro, a differenza di quelle sorte nell’ambito della procedura di opposizione al sequestro (art. 278 LEF), non sono esclusivamente la causa del sequestro, visto che il sequestrato si difende anche – e in primo luogo – nel merito. La causa di convalida del sequestro è anzitutto una causa ordinaria di merito, che il creditore, anche indipendentemente da un eventuale sequestro, è costretto ad inoltrare per ottenere il pagamento del suo credito. Ciò nonostante è vero che la necessità di una difesa per il convenuto è maggiore nel caso in cui l’attore ha ottenuto la concessione di un sequestro, poiché nell’ipotesi di una soccombenza del convenuto, la sentenza potrebbe essere eseguita direttamente sugli oggetti sequestrati. Non regge d’altronde l’obiezione dell’appellante secondo cui la presa in considerazione delle spese riferite all’azione di convalida del sequestro equivarrebbe ad anticipare, in modo arbitrario, un giudizio di merito sull’esistenza del danno. Infatti, l’art. 273 LEF impone al giudice del sequestro di valutare prima facie la consistenza del credito vantato dal sequestrante, per determinare il principio e l’estensione della garanzia da prestare a favore del sequestrato. In definitiva, le spese legali connesse ad una causa di convalida del sequestro possono essere considerate quale danno ai sensi dell’art. 273 LEF.

                                          b)    In casu, la prima giudice sembra aver considerato che dall’aumento non previsto della durata della causa di merito in Italia derivino spese legali supplementari per il sequestrato, da garantire ex art. 273 LEF. L’appellante allega invece che l’elemento temporale non ha rilevanza di sorta, poiché l’appellato non ha fornito prove sulle conseguenze che esso patirebbe a causa di questo ulteriore lasso di tempo. Orbene, è vero che __________ non ha reso verosimile con un’esposizione dettagliata confortata da riscontri oggettivi e concreti, di essere esposto a dover sostenere spese legali superiori a quelle ipotizzate nel 1994 a causa dell’incremento della durata della causa. D’altronde, risulta dalla sentenza 29 novembre 1994 della Pretura di Lugano, Sezione 4, con la quale è stato determinato nell’ambito della precedente procedura di sequestro l’importo della garanzia di fr. 180'000.--, poi portato a fr. 210'000.--, che tale importo tiene già conto “della possibile e probabile durata della procedura giudiziaria di accertamento del credito (prudenzialmente valutabile in cinque anni se si considerano i tre gradi di giurisdizione e le presumibili difficoltà istruttorie) e delle conseguenti inevitabili spese legali che essa cagionerà”. Quindi, il Pretore aveva già incluso nella garanzia le spese legali riferite alla causa di merito in tutti e tre gradi di giurisdizione; che la giustizia italiana sia stata meno veloce da quanto previsto non cambia ovviamente l’importo di siffatte spese (se non per la perdita di interessi sugli importi corrisposti per il loro pagamento, posta però non richiesta né quantificata da __________).

                                3.      L’appello 17 aprile 2002 di __________ va quindi accolto.

                                          La tassa di giustizia e le indennità di appello seguono la soccombenza.

Richiamati l’art. 273 LEF e, per le spese, la vigente OTLEF,

pronuncia:           1.      L’appello 17 aprile 2002 __________ è accolto.

                                          1.1.  Di conseguenza, il dispositivo n. 1 della sentenza 28 marzo 2002 (SP.1995.116) della Segretaria assessore della Pretura di Lugano, Sezione 4, è riformato come segue:

                                                         “1.   L’istanza 27/28 aprile 2000 è respinta”.

                                                         mentre i dispositivi n. 2, 3 e 4 sono annullati.

                                2.      La tassa di giustizia della presente decisione di fr. 300.--, già anticipata dall’appellante, è posta a carico di __________, il quale rifonderà a __________. fr. 600.-- a titolo di indennità.

                                3.      Intimazione a:

                                          – __________

                                          Comunicazione alla Pretura di Lugano, Sezione 4.

Per la Camera di esecuzione e fallimenti del Tribunale d’appello

Il presidente                                                                             Il segretario

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