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Ticino Tribunale di appello diritto civile La Camera di esecuzione e fallimenti 29.07.2002 14.2002.00008

29 juillet 2002·Italiano·Tessin·Tribunale di appello diritto civile La Camera di esecuzione e fallimenti·HTML·5,581 mots·~28 min·3

Résumé

Sentenza o decisione senza scheda

Texte intégral

Incarto n. 14.2002.00008

Lugano 29 luglio 2002/ JC/fc/rgc

In nome della Repubblica e Cantone del Ticino  

La Camera di esecuzione e fallimenti del Tribunale d'appello

composta dei giudici:

Cometta, presidente, Pellegrini e Rusca

segretario:

Jaques, vicecancelliere

statuendo nella causa a procedura sommaria di cui all’inc.OS.2000.36 della Pretura di Lugano, Sezione 5, a dipendenza dell'istanza di sequestro del 7 novembre 2000 di

__________  

contro  

__________  

e dell'opposizione formulata il 27 novembre 2000 da

                                         __________,

 al decreto di sequestro 8 novembre 2000 emanato dalla Pretore di Lugano, Sezione 5,

opposizione accolta dalla stessa Pretore, che con decisione 14 gennaio 2002 ha cosi statuito:

                                         “1.    L’opposizione è ammessa e di conseguenza il sequestro no. __________ decretato da questa Pretura su istanza 7/8 novembre 2000 della signora __________ è annullato.

                                          2.    L’istanza 27 novembre 2000 di prestazione di una garanzia di fr. 300'000.-- presentata da __________), è respinta.

                                          3.    La tassa di giustizia e le spese per fr. 450.-- sono poste a carico dell’istante/opponente, con l’obbligo di rifondere a controparte fr. 4'800.-- a titolo di indennità.

                                          4.    omissis.”

decisione impugnata da __________, che con appello 25 gennaio 2002 chiede venga giudicato:

                                         “IN VIA PRINCIPALE

                                         “1.   L’appello è accolto.

                                                 §   La decisione della Pretura del Distretto di Lugano sezione 5 (inc. OS.2000.36) è annullata.

                                          2.    È confermato il sequestro N. __________.

                                          3.    Protestate spese e ripetibili.

                                          IN VIA SUBORDINATA

                                         2.     L’appello è parzialmente accolto.

                                                 §   Di conseguenza il dispositivo n. 3 della decisione 14 gennaio 2002 del Pretore del distretto di Lugano, Sezione 5, è così riformato:

                                                 3.   La tassa di giustizia e le spese per complessivi Fr. 450.--, da anticipare dall’istante/opponente, sono poste a suo carico ½ e per ½ sono poste a carico della parte sequestrante, compensate le indennità.”

Viste le osservazioni 4 marzo 2002 di __________

Ritenuto

in fatto:                    A.   Con tre prime istanze del 13 aprile 1999, __________ domiciliata in __________ ha richiesto nei confronti di __________ (in seguito __________), società con sede a __________, nonché contro la società __________ (in seguito __________), __________), qui parte appellata, e __________, quali condebitori solidali, il sequestro ex art. 271 cpv.1 n. 4 LEF di diversi beni, fino a concorrenza di un credito di Fr. 2'728'620.-- oltre interessi al 5% dal 10 aprile 1997.

                                         L'istante sosteneva – come pare sostenere tutt’oggi – di essere la beneficiaria esclusiva del __________ (in seguito __________), progettato e costituito dalla società __________ (in seguito __________ e per essa da__________. __________, su mandato dell'istante, la quale aveva pure dato mandato ad __________ di fungere da "settlor", ossia conferente dei beni messi a disposizione del trust dall'istante stessa, tra i quali in particolare il capitale sociale della società __________ (in seguito __________ con sede alle __________. Quale "trustee", ossia amministratore del trust e proprietario – fiduciario a detta dell'istante – dei beni messi a disposizione, veniva designata __________ Al termine di un'operazione di "sicurizzazione", organizzata da __________ consistente nella creazione di diverse società con sede in __________ finanziate direttamente o indirettamente dall'istante e nella vendita successiva di parte delle azioni di queste società inglesi a __________, il valore complessivo dei beni del trust ammontava, secondo __________, a Lit. 27,7 Mia.

                                         Il 14 luglio 1997, __________ e la società __________ (in seguito __________), società a detta dell'istante pure controllata da __________, firmavano un contratto di pegno ("pledge") destinato a garantire un mutuo ("loan") concesso da __________, che ammontava originariamente a Lit. 2'336'888'000 (recte 2'336'880.000). La garanzia consisteva in particolare in titoli di __________ e beni controllati attraverso le società "partecipate" – cioè di cui quest'ultima era azionista – (complessivamente stimati, "prudenzialmente", in almeno Lit. 27,7 Mia), in diverse cambiali (pagherò e assegni), nonché in un impegno da parte dell'istante di farsi carico personalmente del debito. Le clausole del contratto di pegno stabilivano inoltre che le pretese garantite dal pegno si estendevano, fra l'altro, a tutti gli indebitamenti, le passività o le obbligazioni dovute dalla mutuataria ad altri, che la mutuante potesse aver ottenuto tramite acquisto, negoziazione, sconto, assegnazione o altrimenti. Fondandosi sulla cessione a __________ di crediti di __________ contro __________ che avrebbe fatto lievitare i crediti garantiti dal pegno a Sfr. 3,6 mio, __________ avrebbe ottenuto dall'istante la sottoscrizione, in particolare, di tutta una serie di dichiarazioni di manleva e cambiali (promissory notes) per un importo di Sfr. 3,63 mio.

                                         Oltre che a far valere pretese risarcitorie per atto illecito ai sensi degli art. 41 ss. CO contro i tre pretesi condebitori, __________ affermava di aver subito un danno contrattuale derivante, per quel che concerne __________, dalla cattiva esecuzione del suo mandato di fatto quale consulente, e per quel che concerne le altre due convenute, dalla violazione del rapporto fiduciario che le legavano all'istante. Ad __________ in particolare, l’istante rimproverava una violazione del mandato di conferimento di beni al __________, in quanto non avrebbe adempiuto le condizioni necessarie perché la ditta __________ (in seguito “__________, altro trustee previsto dallo statuto del __________, accettasse l'incarico di (co-)trustee, permettendo così a__________. __________ di prendere il controllo dell'intera struttura del trust; __________ allegava inoltre che __________ avrebbe partecipato a non meglio definiti "maneggi" del__________. __________ suscettibili di condurre ad una dispersione dei beni immessi nel __________

                                         L'istante stimava il suo danno equivalente al controvalore dei titoli conferiti al trust al momento della sua costituzione, ossia $US 1'860'000, pari a fr. 2'728'620.--, al cambio di 1,4670 del 10 aprile 1997.

                                  B.   Il 14 aprile 1999, la Pretore di Lugano, Sezione 5, ordinava il sequestro come richiesto da __________ e imponeva a quest'ultima la prestazione di una garanzia bancaria, o di un altro titolo equivalente, di fr. 200'000.--, ciò che fu fatto in data 11 maggio 1999.

                                  C.   L’opposizione di __________ al sequestro veniva poi accolta dalla medesima Pretore con decisione 9 agosto 1999.

                                         In sostanza la prima giudice riteneva che il credito non era stato sufficientemente reso verosimile, non risultando dalla copiosa documentazione prodotta l'esistenza di qualsivoglia atto illecito o violazione contrattuale da parte di __________ ai danni di __________ bensì l'adempimento puntuale e diligente del mandato conferitole da quest'ultima, che gliene avrebbe peraltro dato scarico. La sequestrante non avrebbe inoltre subito alcun danno,

                                         l'esame approfondito e puntuale della documentazione prodotta inducendo piuttosto a credere che l'istante avesse fatto capo alla procedura di sequestro per rientrare in possesso di beni volontariamente e irrevocabilmente conferiti al __________, per mezzo di una costruzione giuridica il cui principale scopo sarebbe quello di sottrarre ad eventuali creditori i beni del debitore.

                                         La Pretore rilevava inoltre l’assenza di un legame sufficiente con la Svizzera e quindi della causa del sequestro invocata dall’istante, nonché il fatto che i beni depositati da __________ presso la __________ apparivano appartenere a terzi.

                                  D.   Con sentenza 10 aprile 2000 (inc. 14.1999.82), questa Camera accoglieva parzialmente l’appello interposto da __________ (come pure quelli diretti contro __________ e __________), a concorrenza (in ogni vertenza) dell’importo di fr. 1'700'000.-- invece dei fr. 2'728'620.-- richiesti.

                                         In sostanza, il credito vantato da __________ contro __________ veniva riconosciuto verosimile per il motivo che quest’ultima appariva corresponsabile con __________ ed __________ del danno causato all’istante con la firma del contratto di pegno tra __________ e __________ (cfr. cons. 5.4a aa e cc), in quanto non risultava dagli atti che PTC fosse mai stata messa in condizione di partecipare alla gestione effettiva del trust, in particolare di opporsi alla conclusione del contratto di pegno (cons. 5.4b).

                                         Il danno veniva però riconosciuto solo per la differenza tra il credito vantato da __________ (fr. 3,63 milioni) e l'importo del prestito (fr. 1'939617.--), cioè circa fr. 1'700'000.-- (cons. 3.2b).

                                  E.   Con una seconda istanza del 7 novembre 2000, __________ ha chiesto nei confronti di __________ a concorrenza di fr. 700'000.-- il sequestro ex art. 271 cpv.1 n. 4 LEF di due assegni bancari emessi __________ all’ordine di __________, l’uno per un importo pari a Lit. 930'738'965 e l’altro per un importo pari a Lit. 712'439’000. L’istante si fonda sulla “pretesa residua” in seguito alla precedente procedura di sequestro terminata con la sentenza 10 aprile 2000 di questa Camera.

                                  F.   Dopo aver ordinato quest’ultimo sequestro come richiesto il 7 novembre 2000, la Pretore del Distretto di Lugano, Sezione 5, ha accolto l’opposizione di __________ con sentenza 14 gennaio 2002.

                                         In sintesi, la prima giudice ha ritenuto che la questione della verosimiglianza del credito fatto valere da __________ era già stata oggetto di approfondito esame da parte di questa Camera che l’aveva ammessa limitatamente a fr. 1'700'000.-e che con la nuova istanza, fondata sul medesimo complesso di fatti, l’istante non aveva addotto nova suscettibili di indurre a conclusioni diverse. La giudice ha inoltre ribadito che l’istante, in quanto aveva sottoscritto il contratto di mutuo nella sua doppia qualità di unica beneficiaria del __________ e di direttore del __________. (__________), era ora malvenuta a rimproverare a __________ e di riflesso a __________ di non aver diligentemente svolto il proprio compito di trustee, conclusione alla quale era peraltro giunta la II Camera civile del Tribunale di appello nella sua sentenza 26 ottobre 2000. Inoltre, a mente della Pretore, __________ ha puntualmente eseguito il proprio mandato, non spettandole, sulla scorta del “trust agreement”, alcun altro compito di sorveglianza relativo al completamento del progetto di “sicurizzazione”. Anche il comportamento di __________ non sarebbe illecito, in quanto sempre avallato da __________. Infine, __________, allo stadio attuale, non patirebbe alcun danno, ritenuto che nulla è stato da lei rimborsato a __________ per il mutuo ricevuto.

                                         La Pretore ha invece ritenuto realizzate le altre due condizioni del sequestro (causa del sequestro e appartenenza dei beni alla debitrice sequestrata).

                                         Visto l’esito della procedura, l’istanza di prestazione di una garanzia di fr. 300'000.-- è stata respinta.

                                  G.   Con appello 25 gennaio 2002, __________ chiede la conferma del sequestro predisposto contro __________ e critica in via subordinata la ripartizione delle spese ed indennità tra le parti, che non tiene conto della soccombenza di __________ sulla questione della garanzia.

                                         L’appellante rileva anzitutto come la struttura posta in essere da parte di __________ differisca profondamente rispetto a quella prospettatale originariamente, in particolare in merito alle reali prerogative di controllo della struttura del trust, che contrariamente a quanto assicuratole non risultano mai esserle state garantite. Tale discrepanza sarebbe inoltre stata accuratamente dissimulata agli occhi di quest’ultima, che avrebbe quindi proceduto a disposizioni patrimoniali – segnatamente la sottoscrizione del contratto di pegno – sulla base di un’errata convinzione generata in lei dalla falsa rappresentazione dei fatti operata e alimentata nel tempo da __________. Di questo __________ sarebbe responsabile in quanto sarebbe controllata da __________, di modo che l’indipendenza formale dei due soggetti di diritto dovrebbe essere ignorata in applicazione del principio del Durchgriff (cfr. punti 9.11b e 13.3 dell’appello). L’appellante accenna inoltre nuovamente alla responsabilità di __________ nella mancata designazione di __________ quale secondo trustee (cfr. punto 12.1 ad p. 16).

                                         In punto alla tassa di giustizia e alle indennità, l’appellante ha criticato la sentenza pretorile a motivo che non tiene conto della totale soccombenza di __________ sulla questione della garanzia, concludendo per una ripartizione a metà della tassa di giustizia, compensate le indennità.

                                  H.   Nelle sue osservazioni, __________ eccepisce innanzitutto il mancato ossequio dell’art. 309 cpv. 2 lett. f CPC, in quanto non sarebbe dato di capire con chiarezza quali siano i rimproveri concreti mossi alla decisione impugnata.

                                         Pur professando la propria estraneità al progetto di “sicurizzazione”, l’appellata cita dettagliatamente diversi passi del rapporto del ragioniere __________ (doc. DD), commissionato dal Pubblico Ministero di __________ su ordine del Giudice per le Indagini Preliminari (GIP) __________ nella procedura penale italiana a carico di __________, che a suo parere dimostrano che non vi sono divergenze tra il progetto di __________ e la realizzazione del medesimo. __________ nega inoltre l’esistenza di un’identità sostanziale tra sé stessa e __________.

                                         L’appellata allega poi due fatti nuovi:

                                         ·    la sentenza 26 ottobre 2000 della II Camera civile del Tribunale d’appello (doc. W), la quale respinge il gravame di __________ contro la decisione del Pretore che rigetta in via provvisionale il blocco, richiesto dalla medesima, di tutti i titoli, assegni e cambiali a suo tempo colpiti da sequestro penale nell’ambito di una procedura riguardante sostanzialmente la medesima fattispecie in oggetto.

                                         ·    la sentenza 16 ottobre 2000 della Supreme Court of England & Wales (doc. LL), che condanna __________ a versare a __________ la somma di £ 1'969'359.72.

                                         Nella prima sentenza, la II CCA ha ritenuto inverosimili le malversazioni rimproverate da __________ a __________, a motivo che l’art. 12 del contratto di trust esclude esplicitamente ai trustees di interferire nella gestione delle società possedute dal trust, e anche perché __________ ha comunque controfirmato a garanzia il contratto di pegno accanto a __________ a titolo personale e quale beneficiaria del trust. __________, il contratto sarebbe del resto venuto a conoscenza dei trustees solo dopo la sua conclusione. Inoltre, __________, nella sua qualità di __________, unico organo abilitato a vigilare sull’operato dei trustees, avrebbe sottoscritto un altro contratto di pegno, un anno dopo (il 24 luglio 1998), mettendo in pegno i medesimi titoli e aggiungendone altri. L’entità del debito di __________ non lievitò da Lit. 2.336.000.000 (il 16 luglio 1997) a fr. 3'660'000.-- (il 24 luglio 1998) per il semplice passaggio di tempo, o per acquisto di crediti __________, bensì perché __________ erogò nuovi fondi a favore di __________ nel periodo intercorrente tra le due date.

                                         Tale tesi è d’altronde confermata dalla sentenza 16 ottobre 2000 della Supreme Court of England & Wales.

                                         __________ ha inoltre contestato l’adempimento del presupposto dell’esistenza di beni appartenenti al debitore e evidenziato come __________ non avesse provato la necessità di un ulteriore sequestro.

                                         Sulla questione della tassa di giustizia e delle indennità, la parte appellata ha sottolineato il carattere accessorio della garanzia e il fatto che la prima giudice aveva non respinto bensì dichiarata decaduta l’istanza di prestazione di garanzia.

                                    I.   Con istanza 10 giugno 2002, __________ ha chiesto la restituzione in intero (art. 138 s. CPC) per produrre tre ulteriori documenti (RRR, SSS e TTT). Visto il suo esito (cfr. infra cons. 1.5e), tale istanza non è stata notificata alla controparte (cfr. art. 313bis CPC per analogia, per rinvio dell’art. 25 LALEF).

Considerando

in diritto:                  1.   Questioni procedurali

                               1.1.   Per crediti non garantiti da pegno il creditore può chiedere il sequestro di beni del debitore, quando sia data una causa di sequestro (cfr. art. 271 cpv. 1 n. 1 a 5 LEF). Nel Cantone Ticino per valori superiori a Fr. 2’000.-- competente per la concessione del sequestro è il Pretore del luogo in cui si trovano i beni da sequestrare indicati dal creditore (art. 14 cpv. 1 e 16 cpv. 3 LALEF, art. 5 cpv. 1 LOG). La procedura, di natura sommaria (art. 25 n. 2 lett. a LEF), è retta dall’art. 19 LALEF che non prevede il contraddittorio.

                               1.2.   Prima di concedere il sequestro il giudice esamina, sulla base dei soli elementi addotti dal creditore, se è stata resa sufficientemente verosimile l’esistenza del credito, di una causa di sequestro nonché di beni appartenenti al debitore (art. 272 LEF). Il grado di verosimiglianza ex art. 271-272 LEF richiesto per valutare se vi è un credito, se nel circondario di sua competenza vi sono beni appartenenti al debitore e se si realizza almeno una delle cause di sequestro fatte valere dal creditore è in linea di principio nel senso che la tesi del creditore deve risultare plausibile e l’esame puntuale delle allegazioni e della documentazione prodotta dal creditore deve permettere al giudice di convincersi – sulla base di elementi oggettivi, non bastando di regola fatture o altri elementi allestiti unilateralmente dal creditore sequestrante o da suoi organi o persone ausiliarie – che in concreto le circostanze di fatto rilevanti si sono realizzate, senza per questo poter già escludere il contrario (cfr. Walter Stoffel, Le séquestre, in: La LP révisée, collana CEDIDAC, vol. 35, Losanna 1997, p. 280 s.; Pierre-Robert Gilliéron, Le séquestre dans la LP révisée, in: BlSchK 1995, p. 132 e rif.; Bertrand Reeb, Les mesures provisoires dans la procédure de poursuite, in: ZSR 1997/II, p. 466; Amonn/Gasser, Grundriss des Schuldbetreibungs- und Konkursrechts, 6. ed., Berna 1997, n. 2 ad § 51; Rudolf Ottomann, Der Arrest, in: ZSR 1996/I, p. 253, n. 32).

                               1.3.   Concesso il sequestro, chi è toccato nei suoi diritti, tranne il sequestrante, può fare opposizione al giudice del sequestro entro dieci giorni da quando ne ha avuto conoscenza (art. 278 cpv.1 LEF. In tal caso il giudice, in una procedura pure sommaria retta dagli art. 20 ss. LALEF, sottopone il sequestro a nuovo esame, dando agli interessati la possibilità di esprimersi (cfr. art. 278 cpv. 2 LEF), rispettivamente di addurre fatti nuovi. In caso di tempestiva opposizione al sequestro, il giudice che lo ha concesso deve chinarsi dunque nuovamente sulla domanda di sequestro e verificare – pur con il medesimo potere di cognizione esercitato in precedenza (cfr. Reeb, op. cit., p. 478; Gilliéron, op. cit., p. 135) – se alla luce di quanto emerso dal contraddittorio tutte le condizioni del sequestro – contestate dall’opponente – risultano ancora sufficientemente verosimili, se cioè in relazione alle stesse è ancora soddisfatto quel grado di verosimiglianza necessario per la sua concessione (cfr. Amonn/Gasser, op. cit., n. 71 ad § 51), atteso che resta onere del creditore sequestrante fornire al giudice gli elementi sufficienti (cfr. Hans Reiser, Basler Kommentar zum SchKG, Basilea/Ginevra/Monaco 1998, Vol. III, n. 38 ad art. 278).

                               1.4.   La nuova decisione (sull’opposizione) – sia essa di annullamento o di conferma del sequestro (cfr. Reiser, op. cit., n. 44-45 ad art. 278) – può essere a sua volta impugnata entro dieci giorni davanti all’autorità giudiziaria superiore (art. 278 cpv. 3 primo periodo LEF), nel Cantone Ticino la Camera di esecuzione e fallimenti con il rimedio dell’appello (art. 22 LALEF nonché 14 e 22 lett. c LOG), rispettivamente, in caso di valore inferiore agli fr. 8’000.--, la Camera di cassazione civile con ricorso per cassazione (art. 22 LALEF nonché 5, 13 e 22 lett. b LOG). L’autorità superiore deve verificare – sulla base delle allegazioni e dei documenti prodotti dalle parti ed eventualmente anche dei fatti nuovi di cui le stesse si possono avvalere (art. 278 cpv. 3 secondo periodo LEF) – se nel caso concreto in relazione al realizzarsi delle condizioni del sequestro addotte dal creditore – e contestate dalle controparti – è raggiunto il grado di verosimiglianza necessario per il mantenimento del provvedimento conservativo, atteso che in caso negativo annullerà la decisione del giudice di prime cure che ha confermato il sequestro rispettivamente confermerà la decisione che lo ha annullato, riservate soluzioni intermedie (cfr. Amonn/ Gasser, op. cit., n. 74 ad § 51; Reeb, op. cit., p. 482).

                               1.5.  

                                  a)   Tutte le decisioni in materia di sequestro, in tutte le istanze, vanno pronunciate in procedura sommaria (art. 25 n. 2 lett. a LEF). Le norme cantonali che reggono tale tipo di procedura devono rispettare la massime dispositiva ("Dispositionsma­xime"), il principio attitatorio ("Verhandlungsmaxime"), nonché le massime di celerità e di concentrazione (cfr. Jérôme Piégai, La protection du débiteur et des tiers dans le nouveau droit du séquestre, tesi Losanna 1997, p. 213 ss. con rif.; Yvonne Artho von Gunten, Die Arresteinsprache, tesi Zurigo 2001, p. 73 ss.). Detto altrimenti, il giudice non agisce d'ufficio, egli esamina solo ciò che è stato allegato e decide unicamente in base alle prove addotte dalle parti ("quod non est in actis, non est in mundo") e che possono essere assunte seduta stante ("Beweismittel­beschrän­­­­kung"), salvo che il fatto allegato sia stato ammesso o non contestato dalla controparte non contumace (Vogel/Spühler, Grundriss des Zivilprozessrechts, 7a ed., Berna 2001, n. 24 ad cap. 6 e n. 12 ad cap. 10; di diverso parere: Artho von Gunten, op. cit., p. 79 s., che però non convince, cfr. CEF 15 maggio [14.2002.6], cons. 1.5a).

                                         Il giudice può accontentarsi della semplice verosimiglianza dei fatti ("Beweisstrengebeschränkung") ed esaminare sommariamente i punti di diritto ("prima facie cognitio"), nella misura compatibile con l'esigenza di celerità (cfr. Fabienne Hohl, La réalisation du droit et les procédures rapides, tesi Friborgo 1997, n. 453; Gilliéron, op. cit., p. 138, B; Piégai, op. cit., p. 212; Artho von Gunten, op. cit., p. 85 ss.). Il giudice apprezza liberamente le prove (art. 20 cpv. 5 LALEF).

                                  b)   I principi di celerità e di concentrazione impongono in particolare alle parti alte esigenze di motivazione per poter giungere ad un giudizio sollecito. Il giudice del sequestro non deve ricercare tra tutti i documenti prodotti quelli che potrebbero essere determinanti a sostegno delle allegazioni della parte. Quest'ultima non può limitarsi ad indicare tesi descrittive – sia fattuali che in diritto – ma deve sostanziarle con riferimenti puntuali e d'immediato riscontro ai documenti topici a sostegno. In caso di omissione, le allegazioni non debitamente motivate saranno ignorate per carenza di forma del gravame.

                                  c)   Quando una parte allega l'applicazione del diritto straniero, essa dovrà spontaneamente, in deroga parziale all'art. 16 cpv. 1 LDIP, che, in procedura sommaria, si applica solo per analogia (cfr. Pierre-Robert Gilliéron, Commentaire de la LP, vol. I, Losanna 1999, n. 67 ad art. 84), stabilirne il contenuto, in base ad elementi affidabili, non bastando dichiarazioni di liberi professionisti, ma dovendo far capo, se del caso, a pareri oggettivi di istituti – ad esempio l'Istituto svizzero di diritto comparato di Losanna – o autori neutri. In caso di omissione, il giudice applicherà il diritto svizzero (art. 16 cpv. 2 LDIP).

                                  d)   Vi è verosimiglianza quando esiste una certa probabilità che i fatti allegati corrispondano al vero (Piégai, op. cit., n. 792, p. 173). Il grado di verosimiglianza richiesto è oggetto di apprezzamenti divergenti. Secondo questa Camera, la verosimiglianza è data a due condizioni cumulative (cfr. CEF 15 maggio 2002 [14.2002.6], cons. 1.5d):

                                         1)   vi è un “inizio di prova” (“commencement de preuve”, DTF 107 III 36, 39 e 40, cons. 3 e 5; Walter A. Stoffel, Basler Kommentar zum SchKG, vol. III, Basilea/Ginevra/Monaco 1998, n. 3 ad art. 272), ossia indizi oggettivi e concreti a conforto della tesi del sequestrante;

                                         2)   dall’esame degli allegati e mezzi di prova si ricava l’impressione che i fatti rilevanti per il giudizio si siano comunque realizzati, pur senza poter escludere la probabilità nello stesso ordine di grandezza di una realtà di segno opposto; detto altrimenti, si ha verosimiglianza (semplice) quando sono possibili anche altre soluzioni altrettanto probabili; viceversa, un fatto è da ritenere inverosimile, quando si ha la netta impressione che i fatti si siano svolti diversamente da quanto affermato dal sequestrante.

                                         Per garantire i diritti del sequestrato, il giudice dovrà tuttavia esigere dal sequestrante – dandosene gli ulteriori presupposti, ovviamente diversi dal profilo fattuale in funzione dello stato degli atti e dello stadio processuale raggiunto – una garanzia ai sensi dell'art. 273 cpv. 1 LEF tanto più elevata quanto più bassa si rivela la verosimiglianza della realizzazione delle condizioni del sequestro (cfr. Gilliéron, BlSchK 1995, p. 132; Piégai, op. cit., p. 306), nei limiti dell’entità del danno di cui il sequestrato potrebbe verosimilmente patire in caso di sequestro ingiustificato e senza che l'imposizione di una garanzia possa supplire l'assenza di un presupposto del sequestro (cfr. Michel Criblet, La problématique des sûretés et de la responsabilité de l'Etat, in: Le séquestre selon la nouvelle LP, Zurigo 1997, p. 80; Reeb, op. cit., p. 467 s.).

                                  e)   Secondo l'art. 278 cpv. 3, 2. periodo LEF, le parti possono, nell'ambito del ricorso contro la decisione su opposizione, avvalersi di fatti nuovi. Secondo la giurisprudenza di questa Camera (CEF 10 aprile 2000 [14.1999.82], cons. 1.5.e) sono ricevibili sia i veri nova che gli pseudonova.

                                         Per evidenti ragioni pratiche, riconducibili al principio di celerità, i nova di ogni tipo possono essere addotti solo fino alla fase dello scambio degli allegati (CEF 5 luglio 1999 [14.1999.3], cons. 3). Per lo stesso principio, non è ammessa in procedura sommaria in materia di esecuzione e fallimento la restituzione in intero (CEF 5 luglio 1999 [14.1999.3], cons. 3; 3 maggio 2001 [14.01.10], cons. 1.5c). L’istanza 10 giugno 2002 di __________ va quindi respinta.

                                   2.   Condizioni materiali per la concessione del sequestro

                                         Giusta l’art. 272 cpv. 1 LEF, il sequestro viene concesso dal giudice del luogo in cui si trovano i beni, purché il creditore renda verosimile l'esistenza:

                                           1. del credito;

                                           2. di una causa di sequestro;

                                           3. di beni appartenenti al debitore.

                                   3.   Sull'esistenza e l'esigibilità dell'asserito credito

                                         La sentenza 10 aprile 2000 di questa Camera riferita al precedente sequestro diretto contro __________ inc. 14.99.82), che comunque ha autorità di cosa giudicata solo nell’ambito della precedente procedura (cfr. Walter A. Stoffel, Basler Kommentar zum SchKG, vol. III, Basilea/Ginevra/Monaco 1998, n. 54 ad art. 272), deve essere riesaminata alla luce delle allegazioni e documenti nuovi delle parti.

                               3.1.   Vanno esaminati anzitutto i nova della parte appellata, in quanto quelli dell’appellante diventeranno pertinenti solo se verrà confutata la verosimiglianza stabilita nella sentenza 10 aprile 2000. A questo proposito, si rileva che le allegazioni della parte appellata non preventivamente discusse nell’atto di appello sono da considerare ammesse da __________, che non ha presentato contro-osservazioni (cfr. cons. 1.5a).

                                  a)   Secondo __________ l’entità del debito di __________ non aumentò da Lit. 2.336.000.000 (il 16 luglio 1997) a fr. 3'660'000.-- (il 24 luglio 1998) per il semplice passaggio di tempo, o per acquisto di crediti __________, bensì perché __________ erogò nuovi fondi a favore di __________ nel periodo intercorrente tra le due date.

                                         A prescindere dal fatto che queste sono allegazioni nuove fondate su documenti nuovi (doc. FF, LL, OO, PPP, QQQ) non portati a conoscenza di questa Camera nella prima procedura, occorre prendere atto che la giustificazione della composizione dell’importo di fr. 3,6 milioni non è stata contestata da __________ Il credito di quest’ultima appare quindi ormai inverosimile in base agli elementi agli atti: anche volendo ammettere che l’appellante riuscisse a far constatare la nullità del contratto di mutuo (cfr. cons. 3.6c della sentenza CEF del 10 aprile 2000), le somme prestate da __________ a __________ oltre la perdita riferita ai mancati interessi, dovrebbero comunque essere restituite dalla seconda alla prima a titolo di indebito arricchimento. Vero è che si potrebbe discutere l’utilizzazione delle somme che sembrano essere servite in gran parte per pagare compensi di __________ (cfr. segnatamente il rapporto del __________, doc. DD, p. 63-64 e 65 i.f.), in particolare nell’ambito della cosiddetta “supersicurizzazione”. Tale argomento non è però stato discusso da __________ sede di appello.

                                  b)   Contrariamente a quanto stabilito da questa Camera nell’ambito della prima procedura, appare quindi che l’intera pretesa di __________ è giustificata.

                               3.2.   Rimangono da esaminare i nova dell’appellante.

                                         __________, in parte in base a nuovi documenti (ad. es. doc. AS-BH, DD-DF), fa valere come la struttura posta in essere da parte di __________ differisca profondamente rispetto a quella prospettatale originariamente, in particolare in merito alle reali prerogative di controllo della struttura del trust, che contrariamente a quanto assicuratole non risultano mai esserle state garantite. Tale discrepanza sarebbe inoltre stata accuratamente dissimulata agli occhi di quest’ultima. __________ risponderebbe del relativo danno in quanto controllata da__________.

                                  a)   Si tratta sicuramente di una nuova causa del credito vantato rispetto a quella ritenuta verosimile da questa Camera nella precedente procedura. È tuttavia formalmente ammissibile nell’ambito della presente procedura, anche poiché solo la controparte (debitore), l’importo (massimo) del credito, la causa del sequestro e i beni da sequestrare sono secondo la giurisprudenza di questa Camera presupposti del decreto di sequestro che non possono essere mutati in corso di procedimento (cfr. CEF 15 settembre 2002 [14.00.60], cons. 4.2).

                                  b)   Per sostanziare la propria tesi, l’appellante si fonda in parte sul rapporto del __________ (doc. DD) nell’ambito della procedura penale promossa in Italia contro __________. Siffatto rapporto non è tuttavia del tutto favorevole a __________, ma certo nemmeno a __________, come lo dimostrano i passi citati dalle parti (cfr. appello, ad n. 10; osservazioni, ad n. 2), contraddittori fra di loro quando sono, come nella fattispecie, isolati dall’insieme. In sintesi, il __________ evidenzia in realtà come il problema sia essenzialmente legato al quantum del beneficio del progetto di “sicurizzazione”, in quanto il patrimonio facente capo a __________, dopo aver subito un onere di oltre 6 miliardi tra compensi, interessi, oneri e tasse, e aver prodotto un finanziamento di 1,1 miliardi di lire, è ora indisponibile (doc. DD, p. 65), ed è oggetto di azioni civili e di istanze di fallimento da parte degli stessi consulenti ed enti che hanno fornito la prestazione costata a __________ oltre 6 miliardi di lire complessivamente (p. 66). Tuttavia, il fatto che sembrano esistere molti elementi per impostare diverse cause civili (p. 73) non giustifica ancora il sequestro di cui l’appellante chiede la conferma in questa sede. In effetti, mancano gli elementi necessari per quantificare l’eventuale danno, che comunque non è più quello preso in considerazione da questa Camera nella precedente procedura di sequestro. La differenza tra quanto erogato da __________ e quanto richiesto nell’”escrow” (cfr. sentenza CEF 10 aprile 2000, cons. 5.4a aa) non appare in particolare essere composta solo di compensi a favore di __________ poiché almeno 1,1 miliardi di lire sono stati utilizzati per erogare prestiti ad __________ e ad __________ e 1 miliardo di lire è finito nella seconda “supersicurizzazione” (operazione Cedis-Commercial) (cfr. rapporto __________, doc. DD, p. 59 e 47). D’altronde__________, in sede di appello, non ha discusso la questione dei compensi dovuti a __________ né l’impiego degli importi prestati da __________ (apparentemente per la cosiddetta “supersicurizzazione”, cfr. rapporto __________, doc. DD, p. 27 ss. e 46 s.).

                                  c)   Quanto alla questione della perdita di controllo del trust, si potrebbe discutere se la stessa è dovuta essenzialmente alla volontaria costituzione in pegno da parte dell’appellante di tutti i beni del trust a garanzia del mutuo concesso da __________ (cfr. doc. DD, p. 67), oppure ad una difformità di realizzazione del progetto di “sicurizzazione”, nel senso che i mandatari di quest’ultimo avrebbero mantenuto nel loro possesso le azioni di classe “A” delle società facenti parte del trust quale mezzo di pressione su __________ Comunque sia, anche per ottenere un finanziamento da parte di un istituto bancario serio, la sequestrante avrebbe in ogni caso dovuto fornire delle garanzie reali (cfr. doc. DD, p. 65) e successivamente rimborsare i prestiti concessi alla scadenza. L’appellante non ha d’altronde reso verosimile come sia costituito il danno di cui ella sembra ritenersi vittima. Non è contestato che tutti i titoli immessi nel trust esistono tuttora. Anche volendo seguire la tesi dell’appellante (cfr. appello ad n. 11) – a dire il vero implicita e appena abbozzata – ed ammettere, ciò che non è suffragato da indizi concreti, che le azioni di classe “A” siano in mano di __________ o di __________, non appare urtante che essi facciano valere una specie di diritto di ritenzione a garanzia delle loro parcelle (anche se in modo spietato, cfr. doc. AS-BH), pagate grazie ai fondi erogati da __________ e non esplicitamente contestate dall’appellante. Va infine ricordato che __________ potrebbe recuperare l’intero controllo del trust pagando gli importi – a questo stadio della procedura da considerare non contestati – fatti valere da __________.

                                  d)   Non si possono invero nascondere dubbi sulla qualità e l’idoneità della consulenza fornita da __________ e __________ (cfr. doc. DD, p. 41 e 73), che sembra essere servita più a generare onorari a favore dei mandatari che a garantire gli interessi della mandante. Quest’ultima non ha tuttavia portato indizi concreti ed oggettivi tali da poter permettere di definire e quantificare il suo asserito danno. Non è nemmeno dato di sapere l’importo globale degli onorari versati ai mandatari del progetto di “sicurizzazione” e la parte che si potrebbe considerare non dovuta.

                               3.3.   In conclusione, __________ non ha reso verosimile di disporre di un credito di fr. 700'000.-- contro __________                           

                                   4.   Visto quanto precede, un esame degli altri presupposti del sequestro si rivela superfluo.

                                   5.   Attribuzione delle spese ed indennità in prima sede

                                          La tassa di giustizia e le indennità, la cui entità non è messa in discussione da parte dell’appellante, seguono il grado di soccombenza (cfr. per la tassa di giustizia: art. 49 cpv. 2 OTLEF [implicito; cfr. pure art. 148 CPC per rinvio dell’art. 25 LALEF]; per le indennità: art. 62 cpv. 1 OTLEF).

                                         Nel caso di specie, l’appellante chiede che la tassa di giustizia sia ripartita metà per parte, compensate le indennità, per il fatto che __________ sarebbe risultata soccombente in prima sede sulla questione della garanzia, in una misura complessiva non inferiore a 6/10 (a dire il vero la garanzia richiesta era di fr. 300'000.-- a fronte del credito di fr. 700'000.-- fatto valere dalla sequestrante). Orbene, __________ aveva concluso in sede di opposizione per la prestazione di una garanzia solo a titolo subordinato, “nella denegata ipotesi in cui la presente opposizione non fosse accolta” (cfr. opposizione 27 novembre 2000, p. 34 ad 14, e dispositivo II, p. 38), ragione per la quale la Pretore, giustamente, non ha imposto a __________ la prestazione di un’ulteriore garanzia (cfr. cons. 7.1 della sentenza impugnata, p. 17). __________ risulta quindi aver ottenuto interamente ragione in prima sede, poiché la sua istanza di prestazione di garanzia era da considerare non avvenuta; tecnicamente, essa sarebbe dovuta essere radiata dai ruoli per carenza di gravamen e non respinta. La decisione pretorile sulle spese ed indennità deve pertanto essere confermata.

                                   6.   L’appello 25 gennaio 2002 __________ va quindi respinto.

                                         La tassa di giustizia e le indennità di appello seguono la soccombenza.

Richiamati gli art. 271 ss. LEF e, per le spese, la vigente OTLEF,

pronuncia:          

                                  1.   L’appello 25 gennaio 2002 __________), è respinto.

                                   2.   La tassa di giustizia della presente decisione di fr. 675.--, già anticipata dall’appellante, resta a suo carico, la quale rifonderà a __________, fr. 5’000.-- a titolo di indennità.

                                   3.   Intimazione a:

                                         - __________

Per la Camera di esecuzione e fallimenti del Tribunale d’appello

Il presidente                                                           Il segretario

14.2002.00008 — Ticino Tribunale di appello diritto civile La Camera di esecuzione e fallimenti 29.07.2002 14.2002.00008 — Swissrulings