Incarto n. 14.2001.00028
Lugano 30 luglio 2001 CJ/fc/fb
In nome della Repubblica e Cantone del Ticino
La Camera di esecuzione e fallimenti del Tribunale d'appello
composta dei giudici:
Cometta, presidente, Pellegrini e Rusca
segretario:
Jaques, vicecancelliere
statuendo sulla causa a procedura sommaria appellabile di cui all’inc. OS.2000.00026, della Pretura di Lugano, Sezione 5, a dipendenza dell’istanza di sequestro del 16 ottobre 2000 di
__________
contro
__________
e dell’opposizione formulata il 27 ottobre 2000 mediante istanza da:
__________
opposizione sulla quale la Segretaria assessore della Pretura di Lugano, Sezione 5, con decisione del 9 marzo 2001, ha cosi statuito:
“1. L’opposizione è respinta per carenza di presupposti processuali e di conseguenza è confermato il sequestro ordinato il 17 ottobre su istanza di __________, nei confronti di __________.
2. La tassa di giustizia e le spese per complessivi in fr. 1'000.--, da anticipare dalla parte istante, rimangono a suo carico, con l’obbligo di rifondere a controparte fr. 2’500.-- a titolo di indennità.
3. omissis.”
decisione dedotta in appello, con atto di appello 22 marzo 2001, da
__________
chiedente:
“1. In via principale
L’appello è accolto e la sentenza impugnata è annullata; di conseguenza l’eccezione di carenza di legittimazione attiva è respinta e la causa è rinviata alla Pretura affinché emetta il giudizio di merito.
2. In via subordinata
L’appello è accolto e la sentenza impugnata è annullata; l’opposizione è ammessa ed è annullato il sequestro ordinato il 17 ottobre 2000 ad istanza della __________.
3. Protestate spese e ripetibili”.
viste le osservazioni 13 aprile 2001 di __________.
Ritenuto
in fatto:
A. Con istanza 16 ottobre 2000, __________ ha chiesto il sequestro di ogni avere di _________, presso __________ a concorrenza dell’importo di fr. 33'565'130,60 (BEF 895'070'149,40) oltre interessi al 5,626% su fr. 33'284'294,30 dal 17 ottobre 2000, indicando quale titolo di credito un credito d’investimento di 2 miliardi di franchi belgi della durata massima di 12 anni concesso a __________.
B. Il 17 ottobre 2000, è stato ordinato il sequestro come richiesto.
C. Mediante istanza 27 ottobre 2000, __________ ha presentato tempestiva opposizione al sequestro di cui sopra.
D. All’udienza di discussione 13 dicembre 2000, __________ ha mantenuto l’opposizione al sequestro, mentre __________ vi si è opposta, eccependo l’assenza di potere di rappresentanza del firmatario dell’opposizione, __________, in quanto abilitato a rappresentare con firma individuale solo la succursale di __________. In replica, __________ ha in particolare rilevato che qualora vi fosse motivo di dubbio sulla validità della procura, compresa quella prodotta da __________, si sarebbe dovuto assegnare un termine per sanare il difetto.
E. Con sentenza del 9 marzo 2001, la Segretaria assessore ha respinto l’opposizione per carenza di presupposto processuale. La prima giudice ha infatti ritenuto che la procura data a __________ gli permettesse di rappresentare solo la succursale di __________ di __________ e non quella di __________.
F. In sede di appello, __________ ha addotto una procura firmata dalla casa madre di __________, non senza richiamare l’art. 99 cpv. 3 CPC, il quale prescrive che se il difetto di presupposti processuali è sanabile entro un breve termine il giudice lo assegna. L’appellante ha inoltre rilevato che la prima giudice non aveva verificato la procura della controparte e ritenuto la distinzione operata tra casa madre e succursale artificiale sul piano logico ed abusiva dal profilo giuridico, poiché i conti sequestrati sarebbero intitolati alla succursale, che pure i terzi toccati da un sequestro possono interporre opposizione, che la succursale non gode comunque di alcun’indipendenza giuridica, e che il direttore di una succursale rappresenta e vincola la società. A titolo sussidiario, l’appellante ha poi riproposto gli argomenti sostanziali sostenuti in prima sede, la cui esposizione, visto l’esito della presente sentenza, si rivela superflua.
G. Nelle sue osservazioni, __________ espone che tutti gli atti processuali della controparte sono “stati compiuti in nome e per conto della succursale di __________ di __________ ”, a motivo che la procura prodotta in prima sede è stata concessa da __________ “in relazione alle vertenze che concernono la sua succursale sita in __________ (CH)”, mentre la succursale difetta della capacità processuale poiché non ha personalità giuridica. D’altra parte, dall’estratto del Registro di commercio relativo alla società di __________ non risulta che __________ possa rappresentarla. Inoltre, l’art. 99 cpv. 3 CPC è inapplicabile nella procedura di opposizione ex art. 278 LEF, dato che l’art. 20 cpv. 2 LALEF prevede la perenzione delle eccezioni non esposte e delle prove non prodotte all’udienza di discussione, ciò che varrebbe pure per la procura allegata all’atto di appello. A proposito di quest’ultimo documento, __________ ne critica la forma in merito all’assenza di data nonché d’indicazione della volontà di __________ di stare in lite nella procedura di sequestro. Essa ricorda d’altronde che l’appellante è sottoposta ad una specie di procedura concordataria (“gestione contrôlée”) decretata dai tribunali lussemburghesi, di modo che la procura rilasciata dagli organi di __________ risulterebbe nulla in assenza di autorizzazione da parte del giudice (equivalente del commissario concordatario) nominato per vigilare sugli atti della società. Infine, __________ prende posizione sugli argomenti sostanziali sussidiari della controparte.
H. In risposta all’ordinanza 20 giugno 2001 di questa Camera che fissava all’appellante un termine di 20 giorni per produrre una valida procura a favore del proprio patrocinatore, corredata di ogni documento idoneo a dimostrare il potere di rappresentanza del o dei firmatari della procura al momento della sottoscrizione della medesima, l’avv. __________ ha comunicato che “nonostante i miei sforzi non sono in grado di presentare una procura come da lei richiesta, non avendola ricevuta dalla società lussemburghese”. Egli ha tuttavia rilevato che la procura presentata in prima istanza era ampiamente sufficiente, riferendosi agli argomenti sostenuti nell’appello.
Considerando
in diritto:
1. L’esame dei presupposti processuali avviene d’ufficio e in ogni stadio di procedura, atteso che relativamente alla loro esistenza non basta la sola verosimiglianza (cfr. Dominik Gasser, Das Abwehrdispositiv der Arrestbetroffenen nach revidiertem SchKG, in: ZBJV 1994, p. 596 e 607 s.).
1.1. Tra i presupposti processuali rientrano la capacità di stare in lite della parte nonché la legittimazione del rappresentante al patrocinio (rappresentanza processuale), il cui difetto determina la nullità degli atti del rappresentante indebito e dell’intero procedimento da essi originato. Un'istruzione ed una decisione sulla capacità di una parte di stare in giudizio o sulla sua qualità di soggetto di diritto si impongono però solo quando esse possono seriamente essere messe in dubbio in base ai documenti dell'incarto (DTF 105 III 111; Kurt Amonn/Dominik Gasser, Grundriss des Schuldbetreibungs- und Konkursrechts, 6a ed., Berna 1997, n. 6 ad § 8), in altri termini quando vi sono indizi concreti, seri e concludenti (cfr. CEF 9.8.1988 Byte Club Ticino c. Keller) che permettano di dubitare della capacità processuale – pur sempre presunta (DTF succitato) – di una parte.
1.2. Nel caso di specie, il fatto che la procura 23 ottobre 2000 a favore dei patrocinatori dell’appellante sia stata firmata a nome della succursale di __________ di __________ da un organo non abilitato a rappresentare la sede centrale (cfr. doc. A), è idoneo a sollevare qualche perplessità.
Invece, l’appellante non ha portato elementi tali da mettere in dubbio la procura prodotta dal rappresentante della sequestrante.
2. Ciò posto, va confermata la decisione impugnata sulla base dei documenti prodotti in prima sede.
2.1. La procura 23 ottobre 2000 rilasciata agli avv. __________ e __________ è firmata da ____________________ per il conto di __________ Succursale di ____________________ (timbro) “perché abbiano a rappresentare, singolarmente o congiuntamente, la __________, in relazione alle vertenze che concernono la sua succursale sita in __________ (CH), presso il __________ ”(cfr. doc. non numerato, fascicolo documenti prodotti da __________ prima del doc. 2, privo dell'attestazione pretorile di documento prodotto). Non vi è quindi dubbio che la mandante è la società __________, debitrice sequestrata (cfr. decreto di sequestro), per le vertenze riguardanti la sua succursale di __________, la quale, come concordano le parti, non ha peraltro personalità giuridica propria. Insostenibile appare dunque l’affermazione dell’appellante (atto di appello, p. 6-7 ad lett. b) in merito al fatto che opponente sarebbe la succursale di __________ quale terzo toccato dal provvedimento (cfr. pure infra cons. 2.5.).
2.2. L’appellante ha invece ragione di sottolineare il fatto che la succursale non è giuridicamente indipendente dalla società di cui fa parte, di modo che il direttore della succursale è da ritenere un regolare organo della società. In particolare, per l’art. 935 cpv. 2 CO, il mandatario rappresenta a tutti gli effetti la società con sede all’estero, limitatamente però agli affari della sua succursale iscritta a registro di commercio in Svizzera. In casu, __________ era quindi abilitato a rappresentare con firma individuale la società __________ (cfr. doc. B), limitatamente agli atti giuridici eseguiti a nome della sua succursale di __________. La procura 23 ottobre 2000 è sotto questo profilo valida.
2.3. La legittimazione attiva della succursale di __________ di __________ per opporsi al sequestro in esame dipende però fondamentalmente dal fatto di sapere se __________ debba, in buona fede ai sensi dell’art. 718a cpv. 2 CO, ritenere che la succursale di __________ rappresenti validamente __________ per quanto riguarda la relazione giuridica da cui sorge il credito su cui si fonda il sequestro. In altre parole, se il potere di rappresentanza di __________ non appare, nella fattispecie, escluso dallo scopo sociale della succursale di __________ così come descritto a registro di commercio (cfr. Rolf Watter, Basler Kommentar zum OR, Basilea/Francoforte sul Meno 1994, vol. II, n. 17 ad art. 718a) né dalle circostanze, si dovrà ritenere valida – dal punto di vista formale – l’opposizione interposta da __________ a nome di __________.
Benché si tratti di una questione di merito (“Sachlegitimation”, cfr. Vogel, n. 89-90 ad cap. 7), ciò che, in virtù del principio del doppio grado di giurisdizione, potrebbe giustificare un rinvio dell’incarto al giudice del sequestro di primo grado, la questione può nel caso di specie essere risolta già da questa Camera, nella misura in cui l’appello verte appunto sulla legittimazione dell’opponente e che la decisione pretorile va comunque confermata nel suo risultato per i motivi che seguono.
2.4. Per stessa ammissione dell’appellante (cfr. appello, p. 11 ad c), il credito vantato dalla sequestrante non è verso la succursale di __________ bensì contro la sede di __________. Del resto, lo scritto 30 ottobre 1998 su cui la sequestrante fonda il suo credito (doc. D) è indirizzato alla sede di __________ di __________ ed è firmato per quest’ultima senza riferimento alcuno alla succursale di __________. In assenza di qualsiasi procura o ratifica da parte degli organi della sede centrale, la legittimazione della sede di __________ è stata quindi rettamente negata in prima sede.
2.5. È parimenti escluso ammettere la legittimazione attiva dell’appellante per l’unico motivo che sarebbero stati sequestrati conti “intestati alla succursale”. Non avendo la personalità giuridica, la succursale non può nemmeno avere diritti patrimoniali. Tutt’al più i rappresentanti della succursale possono disporre o rivendicare i beni della società connessi con l’attività della succursale. Questa non può però, quale asserita terza proprietaria o detentrice, vantare diritti sugli oggetti sequestrati quando il credito è diretto contro la società (madre), perché la succursale, alla stregua della sede principale, è da considerare in realtà come debitrice sequestrata. Di conseguenza, la succursale che non è abilitata a rappresentare la società (madre) per il rapporto giuridico su cui si fonda il sequestro non è neanche legittimata a far valere diritti sugli oggetti sequestrati.
3. In sede di appello, __________ ha prodotto una procura (doc. 6) asseritamente firmata dai rappresentanti della società (madre) e non solo della succursale di __________.
3.1. Per “fatti nuovi” ai sensi dell’art. 278 cpv. 3 LEF si deve intendere sia i veri che i pseudo nova, ritenuto però che per evidenti ragioni pratiche, riconducibili al principio di celerità, i nova di ogni tipo possono essere addotti solo fino alla fase dello scambio degli allegati (cfr. CEF [10 aprile 2000] 14.99.82, cons. 1.5e). Il documento 6 è quindi formalmente ricevibile.
3.2. Il documento 6 non reca data alcuna e non indica l’oggetto del mandato conferito agli avvocati __________ e __________. Non è quindi possibile stabilire se si tratti di una procura ancora attualmente valida, né se ne può trarre in modo chiaro ed inequivocabile la volontà di __________ di stare in lite nei confronti di __________ per la causa in esame. Secondo la giurisprudenza (cfr. Cocchi/Trezzini, CPC commentato, Lugano 2000, n. 1 ad art. 65, con rif.), siffatto documento è quindi insufficiente a portare la prova della legittimazione dell’avv. __________ per rappresentare l’appellante. D’altronde, risulta dalla stessa ammissione dell’appellante che la società sia stata posta sotto gestione controllata nel __________ (verbale dell’udienza 13 dicembre 2000, p. 11), di modo che appare dubbio che i propri organi sociali possano tuttora impegnarla senza autorizzazione (in questo senso lo scritto 12 aprile 2001 dell’avv. __________, anche se sprovvisto di riferimenti alla dottrina citata e comunque non decisivo in quanto non emana da persona che si possa definire neutra).
3.3. Nel termine impartito nell’ordinanza 20 giugno 2001, il patrocinatore dell’appellante non ha prodotto i documenti richiesti ed è pertanto svanita ogni ipotesi di sanatoria.
4. L’appello 22 marzo 2001 presentato a nome di __________, va quindi dichiarato irricevibile.
Le tasse di giustizia e le ripetibili seguono la soccombenza (cfr. art. 48, 49, 61 cpv. 1 e 62 cpv. 1 OTLEF).
Richiamati gli art. 278 LEF, 718a CO, 20 e 25 LALEF, 97 CPC, nonché la vigente OTLEF
pronuncia:
1. L’appello 22 marzo 2001 formulato a nome di __________ è irricevibile.
2. La tassa di giustizia di fr. 1’500.--, già anticipata dalla parte appellante, rimane a suo carico, con l’obbligo di rifondere alla __________. fr. 3'000.-- a titolo di indennità.
3. Intimazione a: - __________
Comunicazione alla Pretura di Lugano, Sezione 5.
Per la Camera di esecuzione e fallimenti del Tribunale d'appello
Il presidente Il segretario