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Ticino Tribunale penale cantonale 30.10.2009 72.2009.58

30 octobre 2009·Italiano·Tessin·Tribunale penale cantonale·HTML·16,010 mots·~1h 20min·3

Résumé

Tentato omicidio intenzionale, lesioni semplici aggravate, ripetuto furto, ripetuto danneggiamento, violazione di domicilio, pena aggiuntiva, lieve scemata imputablità; vilazione del principio di celerità

Texte intégral

Incarto n. 72.2009.58

Mendrisio, 30 ottobre 2009/md

In nome della Repubblica e Cantone Ticino  

La Corte delle assise criminali

composta dai giudici:

Claudio Zali (Presidente) GI 1 GI 2  

e dagli assessori giurati:

AS 1 AS 2 AS 3 AS 6  

con la segretaria:

Sonja Federspiel Peer, vicecancelliera

Conviene nell’aula penale di questo Palazzo Pretorio

per giudicare

AC 1    

detenuto dal 6 dicembre 2004 al 7 dicembre 2004;

prevenuto colpevole di:

                                   1.   tentato omicidio intenzionale

per avere,

a ________, il 24 settembre 2004, verso le ore 00.30 circa,

dopo aver raggiunto in automobile il parcheggio del Ristorante ________, atteso che uscisse alla chiusura dell’esercizio pubblico e mentre si apprestava a salire sull’autovettura Toyota Land Cruiser,

intenzionalmente tentato di uccidere PC 1, colpendolo con un coltello da subacqueo marca Scubapro HP Stainless Steel con lama monotagliente della lunghezza di 15,5 cm e dentellatura superiore seghettata, procurandogli una profonda ferita da taglio in sede latero-cervicale sinistra di 12 cm di lunghezza e di 7 cm di profondità ed una ferita toraco-dorsale alta centrale di 8 centimetri di lunghezza e di 7 cm di profondità,

come risulta dal certificato medico del 28 settembre 2004 e dalla cartella medica dell’Ospedale Regionale di _________, agli atti,

sfiorando in questo modo strutture vitali che se lese, ne avrebbero provocato la morte;

                                   2.   lesioni semplici aggravate

per avere,

a ________, il 24 settembre 2004, verso le ore 00.30 circa,

nelle summenzionati circostanze, nonché dopo averlo rincorso e raggiunto dapprima nell’aiuola antistante l’esercizio pubblico e poi in __________,

colpito più volte PC 1 con un oggetto pericoloso e meglio con un coltello da subacqueo marca Scubapro HP Stainless Steel con lama monotagliente della lunghezza di 15,5 cm e dentellatura superiore seghettata, causandogli intenzionalmente una ferita latero-cervicale sinistra di 12 cm di lunghezza e di 7 cm di profondità, una ferita toraco-dorsale alta centrale di 8 centimetri di lunghezza e di 7 cm di profondità e ferite da taglio alle mani, come meglio descritto nel certificato medico del 28 settembre 2004 e nella cartella medica dell’Ospedale Regionale di _________, agli atti;

                                   3.   ripetuto furto

per avere, in tre occasioni, allo scopo di procacciarsi un indebito profitto e al fine di appropriarsene, sottratto cose mobili altrui e meglio:

                                3.1   a ________, la notte del 06/07 agosto 2004, presso il Ristorante ________, sottratto, previo scasso di una finestra, ai danni di PC 1, fr. 800.-, diversi biglietti della lotteria Swisslos ed una stecca di sigarette (refurtiva non recuperata);

                                3.2   a _______, la notte del 04/05 dicembre 2004, presso l’Edicola __________, sottratto, previo scasso di un’inferriata e di un finestra, ai danni di PC 2, 20 apparecchi fotografici usa e getta, 20 pacchetti di batterie, tre mazzi di carte da gioco, due scatole di cioccolatini, 412 accendini, 486 biglietti della lotteria, alcuni sigari, 177 stecche di sigarette, 300.- Euro, 380.- CHF, 160 pacchetti di sigarette ed un numero imprecisato di schede telefoniche, per un valore denunciato di complessivi fr. 18'169.- (refurtiva parzialmente contestata, in parte recuperata e restituita alla parte civile);

                                3.3   a __________, il 22 marzo 2005, senza scasso, ai danni della PC 3, sottratto, 11 paia d’occhiali da sole, un accendino, due coltelli tascabili ed un taglia unghie, per un valore complessivo di fr. 559.70 (refurtiva recuperata e restituita alla parte civile);

                                   4.   ripetuto danneggiamento

per avere, in occasione dei furti di cui ai punti 3.1 e 3.2 del presente atto di accusa, intenzionalmente danneggiato con attrezzi da scasso cose altrui, e meglio,

                                4.1   a ________, la notte del 06/07 agosto 2004, ai danni di PC 1, il vetro di una finestra, il distributore automatico delle sigarette, la cassa del lotto e la cassa dei biglietti Swisslos (danno non quantificato dalla parte civile);

                                4.2   a _______, la notte del 04/05 dicembre 2004, ai danni di PC 2, segato un’inferriata, infranto un vetro e forzato la cassa registratrice (danno non quantificato dalla parte civile);

                                   5.   violazione di domicilio

per essersi, a ________, la notte del 06/07 agosto 2004, indebitamente introdotto, contro la volontà dell’avente diritto, nella proprietà altrui, e meglio nel Ristorante ________ di PC 1 al fine di compiere il furto di cui al punto 3.1 del presente atto di accusa;

fatti avvenuti: nelle circostanze di luogo e di tempo indicate;

reati previsti: dagli art. 111 CP in relazione con l’art. 22 cpv. 1 CP, 123 cifra 2 cpv. 2 CP, 139 cifra 1 CP, 144 cpv. 1 CP e 186 CP;

e meglio come descritto nell'atto d'accusa 57/2009 del 12 maggio 2009, emanato dal Procuratore pubblico.

Presenti

§ Il Procuratore Pubblico __________. § L'accusato AC 1 assistito dal difensore d'ufficio (GP) avv. __________.  

Espleti i pubblici dibattimenti

                                     -   mercoledì 28 ottobre 2009 dalle ore 09:30 alle ore 17:50

                                     -   giovedì 29 ottobre 2009 dalle ore 09:30 alle ore 15:40

                                     -   venerdì 30 ottobre 2009 dalle ore 09:35 alle ore 15:15

Sentiti                        §   Il Procuratore pubblico, per la sua requisitoria, il quale inizia scusandosi per l’istruttoria insoddisfacente senza accampare scuse. Il PP ripercorre quindi i fatti. Dà lettura dei verbali dei testi e di quelli dei due uomini coinvolti nella colluttazione. Pone l’accento sul fatto che AC 1 e PC 1 hanno fornito versioni antitetiche sulle modalità dell’aggressione; versioni che il PP ripercorre. Osserva che le dichiarazioni di AC 1 sono ripetutamente cambiate in corso di inchiesta mentre che quelle di PC 1 sono rimaste constanti. Sottolinea le molte contraddizioni riscontrate nella versione fornita dall’imputato. In primo luogo trova strano che AC 1 sia stato subito in grado di identificare l’arma come un coltello da subacqueo pur non essendo un esperto in materia. Secondo il PP egli l’ha riconosciuto perché il coltello era suo. Menziona poi la diversa percezione dei rapporti interpersonali tra i due uomini. Trova strano che AC 1 abbia gettato i guanti in esubero mentre che ha lasciato in bella mostra il bastone. Ricorda poi che in un primo tempo egli ha altresì negato d’avere indossato un cappello e dei guanti; ciò che invece egli ha fatto. Le fasi dell’aggressione nel veicolo così come descritte da AC 1 appaiono inverosimili. Un altro elemento incongruente è dato dalle modalità della fuga dal veicolo verso l’aiuola dopo la prima fase dell’aggressione. Secondo il PP è del tutto inverosimile che PC 1 sia scappato col coltello e AC 1 lo abbia rincorso pur essendo disarmato e ferito. Come confermato dal perito le ferite sono poco compatibili con la versione resa dall’imputato. La ferita al collo di PC 1 è stata inferta di punta e taglio. Ricorda poi che della telefonata, che AC 1 afferma di aver fatto al PC 1 dopo la visita dell’assicuratore, non vi é alcuna traccia. Le parole sentite dai testi fanno ragionevolmente ritenere che PC 1 fosse la vittima; era lui che implorava pietà.

Il PP ripercorre quindi nel dettaglio la versione resa dalla vittima PC 1 e sottolinea le congruenze della stessa con gli accertamenti istruttori e con le dichiarazioni dei testi, quantomeno per la fase finale a cui essi hanno assistito. Le dichiarazioni della vittima sono lineari e precise, questo tenuto conto delle circostanze. La sua descrizione è logica, ciò che non si può dire di quella dell’accusato. AC 1 si è più volte contraddetto e non ha saputo dare spiegazioni chiare su quanto successo.

Secondo il PP, AC 1 ha agito per rancore, frustrazione e insoddisfazione per la propria situazione. Parla della persona di AC 1, dei suoi successi e insuccessi. Menziona le sue difficoltà personali. Il venire in Ticino è stato un errore egli ha infatti dovuto accontentarsi di andare a lavorare a ________, in un ristorante che egli ha definito il più scadente in cui abbia mai lavorato. A questo si aggiungono le critiche di PC 1 da lui mal sopportate. Vi è poi il rancore per il rifiuto di PC 1 di farlo lavorare in nero e la visita dell’assicuratore che funge da elemento scatenate.

E’ opinione del PP che AC 1 abbia colpito PC 1 perché voleva eliminarlo; sin dal primo colpo egli voleva uccidere la vittima. Spiega alla Corte che per questo motivo egli ha imputo all’accusato il reato di omicidio. Non essendo AC 1 riuscito nel suo intento il reato è stato imputato nella forma del tentativo. Al punto 2 AA ha inoltre imputato le lesioni semplici aggravate in quanto i due reati sussistono in concorso.

Passa quindi in rassegna i 3 furti imputati a AC 1.

Nell’ottica della commisurazione della pena ricorda che a AC 1 va riconosciuta una scemata imputabilità di grado lieve ciò che comporta una riduzione del 25% sulla pena. Afferma che AC 1 è una persona intelligente, con un’esperienza di vita importante, ha una famiglia, ha affrontato e reagito alle difficoltà della vita, ha forza caratteriale. Egli ha dimostrato di essere una persona scaltra. Quanto da lui commesso è grave. AC 1 ha agito senza scrupoli e per motivi egoistici. AC 1 voleva eliminare una persona che creava problemi. Egli ha inoltre dimostrato di non sapersi attenere alle norme legali: beve e guida, commette furti. Grave che egli non si sia mai confrontano con le sue responsabilità e questo anche su fatti secondari-

A mente del PP a favore di AC 1 si può considerare unicamente la scemata imputabilità e il lungo tempo trascorso dei fatti. Il PP afferma che la pena base per dei fatti come quelli oggi a giudizio si situa, secondo la prassi delle nostre Corti, attorno ai 6 anni, 6 anni e mezzo.

Alla luce di tutto quanto precede, il PP conclude chiedendo, confermato integralmente l’AA, la condanna di AC 1 a una pena detentiva di 4 anni e 6 mesi e che siano ordinate delle misure ambulatoriali. Postula la confisca di quanto in sequestro.

                                    §   L’avv. __________, difensore della parte civile PC 1, il quale inizia illustrando chi è PC 1 e quale era la sua vita prima dei fatti a giudizio. Ricorda che egli, uomo dalle modeste origini contadine, ha lasciato giovanissimo il Sud Italia per recarsi al nord a lavorare in fabbrica, anni dopo egli è poi giunto a ________ dove ha costruito la sua vita famigliare e lavorativa. Si china poi sulla persona del AC 1 che definisce oggi un uomo sconfitto dalla vita; la sua vita non era però terribile. Egli ha conosciuto i fasti dei grandi alberghi; vero è che in Ticino egli ha dovuto adattarsi a lavorare in ristoranti di basso livello. Ripercorre quindi i fatti a giudizio. Sottolinea il fatto che il qui accusato - malgrado inchiestato per fatti gravissimi - ha scontato sino ad oggi solo un giorno di carcere e non per il tentato omicidio ma per furto. Pone l’accento sul carattere negatorio e menzognero del qui imputato. Dichiara che per la vittima sarebbe stato liberatorio sapere che l’imputato aveva confessato la sua colpa e si era pentito; e invece ciò non è successo. Si sofferma poi sul dolore e sulle sofferenze patite da PC 1; egli ha subito dei danni permanenti. Secondo il difensore alla luce dei fatti si può dire che la vendetta di AC 1 è riuscita quasi al 70/80%. Il patrocinatore legge quindi alcuni estratti della perizia medico legale del dott. _______e della perizia psichiatrica del dott. _______.

Da ultimo il patrocinatore spiega alla Corte le poste per danni e torto morale ritenute nella sua istanza risarcitoria, agli atti come doc. dib. 3, a cui rinvia.

                                    §   L’avv. __________, difensore di AC 1, il quale inizia dichiarando che é necessario rimettere il campanile al centro del villaggio. Ricorda alla Corte che è compito della pubblica accusa provare la colpevolezze dell’imputato e che vige il principio in dubbio pro reo. Il difensore descrive i 2 personaggi in causa, AC 1 e PC 1. Dichiara che il medico legale ha detto che la tesi del PC 1 è più verosimile ma non che quella del AC 1 è impossibile. La pubblica accusa ha messo in risalto le incongruenze del AC 1, il difensore vuole ora mettere in risalto le incongruenze nella versione del PC 1. Il difensore proietta quindi in aula e commenta le foto della scientifica che sono agli atti. A suo dire PC 1 poteva entrare nel veicolo solo aiutandosi con la maniglia; egli non poteva avere in mano i borselli dei camerieri coi soldi. Il fatto che all’interno del veicolo i borselli coi soldi e le chiavi siano stati trovati in posti diversi è compatibile con lo spintone dato da dietro di cui parla AC 1. Il difensore pone l’accento sul fatto che all’interno del veicolo non sono state trovate tracce di sangue all’altezza del collo. In relazione alla foto n. 3 il difensore fa inoltre osservare alla Corte che le pantofoline del PC 1 sono state trovate in ordine vicino al veicolo. A suo dire PC 1 se le è sfilate quando ha afferrato AC 1 da dietro e lo ha trascinato a terra e non quando è uscito dal veicolo. Il difensore afferma che nella foto n. 3 si può individuare una sagoma umana. Secondo le tesi del patrocinatore nei pressi del veicolo vi è stata una colluttazione tra i due uomini a terra, ciò sarebbe provato dallo spiazzo più chiaro e non bagnato dalla pioggia che si vede nelle foto. A dire del difensore il primo colpo inferto da AC 1 a PC 1 è la strisciata alla schiena. La difesa mima quindi a beneficio della Corte quelle che secondo lei sono state le mosse della prima fase dell’aggressione. I due sono poi andati verso l’aiuola e dopo verso la vetrina del salone da parrucchiera. Il difensore mostra quindi alla Corte le foto delle ferite subite dai due contendenti e dei vestiti che essi indossavano. A suo dire la versione di PC 1 non é credibile in nulla. AC 1 stava per andarsene, è PC 1 che lo ha di nuovo aggredito.

Per questi motivi il difensore chiede in relazione ai punti 1 e 2 AA il proscioglimento del suo assistito dai reati ascritti per aver agito per legittima difesa e postula l’applicazione del principio in dubbio pro reo.

In relazione al furto a ________, il difensore dice alla Corte fate voi. Visto che dopo poche settimane il ristorante sarebbe stato chiuso, egli non crede che i padroni stessero li a pulire i vetri. Chiede quindi il proscioglimento anche da questo capo di imputazione. Dà atto che i furti di cui ai punti 3.2 e 3.3 AA sono stati ammessi dal suo assistito.

Visto il proscioglimento dai reati principali la richiesta di risarcimento deve essere respinta. Osserva che i problemi di salute di PC 1 sembrano trovare origine più in una dieta mal sana che in una ferita al collo di 5 anni fa.

                                    §   Il Procuratore pubblico, in replica, invita la difesa a non sollevare fumo e a non fornire dati inesatti alla Corte.

                                    §   L’avv. __________, difensore della parte civilePC 1, non replica.

                                    §   L’avv. __________, difensore di AC 1, in duplica, con tono accalorato ribadisce di aver lavorato sulla versione del AC 1 e di non aver fornito dati inesatti.

Posti dal Presidente, con l’accordo delle Parti, i seguenti

quesiti:

AC 1

                                   1.   è autore colpevole di:

                               1.1.   tentato omicidio intenzionale

per avere, il 24 settembre 2004, a ________, colpito PC 1 a due riprese con un coltello da subacqueo con lama monotagliente di 15.5 cm e dentellatura superiore seghettata con l’intento di provocarne la morte?

                            1.1.1.   Trattasi invece di legittima difesa?

                               1.2.   lesioni semplici

per avere, il 24 settembre 2004, a ________, usando un coltello da subacqueo, colpito più volte al corpo PC 1 provocandogli una ferita latero-cervicale sinistra, una ferita toraco-dorsale alta centrale e diversi tagli alle mani?

                            1.2.1.   trattasi di reato aggravato siccome commesso con un oggetto pericoloso?

                            1.2.2.   trattasi invece di legittima difesa?

                               1.3.   ripetuto furto

per avere, tra il 6 agosto 2004 e il 22 marzo 2005, a ________, _______ e __________, per procacciarsi un indebito profitto ed al fine di appropriarsene, in 3 occasioni, sottratto cose mobili altrui per un valore complessivo denunciato di almeno fr. 19'528.70?

                               1.4.   ripetuto danneggiamento

per avere, il 6/7 agosto e il 4/5 dicembre 2004, a ________ e _______, al fine di commettere i furti di cui sopra, in 2 occasioni, intenzionalmente deteriorato, distrutto o reso inservibile la proprietà altrui?

                                1.5.   violazione di domicilio

per essere, la notte del 6/7 agosto 2004, a ________, indebitamente entrato nell’altrui proprietà contro la volontà dell’avente diritto?

E meglio come descritto nell’atto d’accusa.

                                   2.   Ha egli agito in stato di scemata imputabilità?

                                   3.   E’ stato violato il principio di celerità?

                                   4.   Può beneficiare della sospensione condizionale?

                                   5.   Devono essere ordinate delle misure terapeutiche?

                                   6.   Deve un risarcimento alle PC e se sì in che misura?

                                   7.   Deve essere ordinata la confisca di quanto in sequestro?

Considerato,                  in fatto ed in diritto

                                   1.   AC 1 è nato a __________ in Sardegna l’__________ in una famiglia contadina. I genitori lavoravano come pastori e sin da piccolo egli ha dovuto aiutarli nella loro attività. L’accusato ha un fratello e tre sorelle (una quarta sorella è deceduta) che risiedono in Italia. Il padre, dopo diversi anni di malattia, è deceduto nel 1983 a seguito di un infarto mentre che la madre, afflitta da depressione sin dagli anni ‘60, è morta nel 1993 a causa di un ictus. AC 1 ha frequentato la scuola solo sino alla 3 elementare, ha poi seguito dei corsi serali che gli hanno permesso di conseguire il diploma di quinta elementare mentre di giorno lavorava coi genitori.

A 14 anni ha iniziato a lavorare in nero come cameriere e lavapiatti. Grazie ad un amico ha in seguito trovato lavoro in un ristorante della __________ dove ha iniziato ad apprendere la professione di cuoco. Durante questo periodo egli è stato notato per la sua passione per la cucina e per la sua bravura e gli è stato offerto di andare a lavorare a __________ come aiuto cuoco, ciò che egli ha fatto. A __________ l’accusato è rimasto 2 anni, in seguito ha svolto una stagione a Caserta e all’età di 18 anni è stato arruolato nella Marina militare. Dopo un breve periodo di formazione a __________ e a __________, dove ha sostenuto e superato gli esami di cuoco, è stato mandato ad __________ presso il Comando di stato maggiore, dove ha cucinato per gli alti ufficiali. In questo periodo egli è anche riuscito a completare la scolarità media e ad ottenere la licenza. Durante il servizio gli è stato riconosciuto il diploma di cuoco, con promozione al grado di caporale. L’accusato ha dichiarato di essere stato molto apprezzato e di essere stato invitato a restare in Marina con la promessa di una promozione a sergente e un buono stipendio. Egli è però tornato a lavorare in Sardegna, dove è rimasto 7 - 8 mesi, accettando poi la proposta di lavorare quale responsabile di diverse cucine per una società che gestiva vari ristoranti su tutto il territorio nazionale. La successiva tappa della carriera professionale l’ha condotto sino a __________, dove è rimasto 3 anni. In questo periodo AC 1 sarebbe a suo dire riuscito a conseguire notevoli risultati, tanto da essere premiato con un diploma di cuoco di alta gastronomia e da essere chiamato dall’ambasciata di Francia di __________ per rilanciare la cucina francese. In Brasile l’accusato ha iniziato una relazione sentimentale con una donna del luogo, con la quale ha fatto ritorno in Italia e con cui quindi si è trasferito a __________, dove è rimasto dal 1985 al 1987, data di rientro in Italia. AC 1 ha poi lavorato una stagione (estiva) in Sardegna, e si è quindi trasferito a __________. In quell’epoca (1988/1989) è terminata la relazione sentimentale, ciò che ha profondamente scosso l’accusato, che per reazione ha iniziato a bere in modo smodato. Nel 1989 AC 1 ha aperto un ristorante a __________ con il fratello, locale che dopo le iniziali difficoltà sarebbe decollato ed avrebbe iniziato a rendere bene. In quel periodo (1989/1990) AC 1 ha conosciuto __________, che ha sposato nel 1991. Nel settembre 1992 è nata la loro prima figlia, morta però pochi giorni dopo il parto. Il tragico evento ha nuociuto al rapporto tra i coniugi, che in seguito si sono tuttavia riavvicinati e nell’ottobre del 1993 è nata la loro seconda figlia, __________.

Nel 1991, a causa di conflitti a suo dire causati dalla moglie del fratello, l’imputato ha messo termine al sodalizio professionale con il fratello e ha aperto un suo locale in un paese della Brianza, locale che ha gestito per 4 anni. Nel 1995, su impulso della moglie, la coppia ha deciso di vendere il locale e di trasferirsi nel Friuli, regione di origine del suocero. La relazione coniugale ha però continuato a deteriorarsi, sino alla separazione decisa di comune accordo. Stando alle parole dell’accusato, in questo periodo il suo consumo di alcol sarebbe aumentato. Nel 1996 egli ha lavorato a Cortina, dopo di che è venuto a lavorare per la prima volta in Svizzera, a __________, dove è rimasto per 6 anni. In aula egli ha raccontato di essersi trovato molto bene in Svizzera interna, dove era apprezzato e guadagnava bene, tanto da poter inviare soldi alla moglie, con cui aveva mantenuto buoni rapporti, per pagare i debiti gravanti l’abitazione della suocera. A partire dal 2000 AC 1 si è riavvicinato affettivamente alla moglie, dalla quale nel 2003 ha avuto il figlio __________.

Nel 2003 l’accusato si è perciò trasferito in Ticino, così da essere più vicino ai suoi cari. Egli ha accettato un impiego presso il __________ di __________ ignorando che si trattasse di un night. Vi è rimasto per 5- 6 mesi, lavorando anche ai __________ di __________, altro locale notturno appartenente al medesimo proprietario. Insoddisfatto della situazione, egli si è infine licenziato. Dopo un breve periodo di disoccupazione, ha trovato un lavoro per alcuni mesi a __________ (GR). Per circa un anno egli si è in seguito trovato in disoccupazione parziale, percependo inoltre delle indennità per malattia, al 50%, stante la parziale incapacità al lavoro per motivi di salute.

Il 1° febbraio 2004, accettando l’indicazione fattagli dal collocatore, egli ha iniziato a lavorare a ________ al 50% presso il Ristorante ________ di PC 1, pur risiedendo a _______, dove aveva affittato una stanza presso la pensione __________, mentre che la moglie abitava in Italia coi figli.

Interrogato sulla sua situazione finanziaria, egli ha ammesso di aver attraversato dopo il trasferimento in Ticino un periodo difficile dovuto alla precarietà della sua situazione lavorativa. Nell’estratto dell’UEF figurano a suo carico due esecuzioni per complessivi 1'930.65 e un attestato di carenza beni per fr. 55'694.10 (AI 25).

                                   2.   In aula l’accusato ha spiegato di soffrire da anni di dolori cervicali e lombari. A partire dal 2003 questi dolori si sarebbero acutizzati e gli avrebbero impedito di mantenere gli stessi ritmi di lavoro del passato. Egli soffrirebbe pure di insonnia. Per far fronte a questa situazione egli avrebbe iniziato a consumare - in misura crescente- benzodiazepine, che egli acquistava in farmacia in Italia senza controllo medico. L’accusato ha pure ammesso il proprio tabagismo, mentre che avrebbe smesso di bere e sarebbe astemio dal 2001 grazie all’aiuto degli __________.

                                   3.   AC 1 ha 3 precedenti penali per infrazioni alle norme della circolazione stradale, reati connessi con il pregresso problema di alcolismo. Nell’estratto del casellario italiano figurano infatti una condanna del 1995 a dieci giorni di arresto e ad una multa per violazione al codice stradale, e una seconda condanna del 1999 a dieci giorni di arresto e ad una multa per guida in stato di ebbrezza (doc. TPC 3). Anche in Svizzera egli è stato condannato, l’8 febbraio 2001, a 15 giorni di detenzione sospesi e ad una multa per guida in stato di ebrietà (doc. TPC 2).

Al dibattimento il PP ha inoltre prodotto un decreto di accusa a carico del AC 1 datato 14 settembre 2009 per furto di lieve entità commesso il 3 agosto 2009 (doc. dib. 5), per il che la sanzione di cui all’odierno dibattimento è aggiuntiva a tale pena.

                                   4.   L’accusato non risulta avere chiesto aiuto a psicologi o psicoterapeuti prima del suo arrivo in Ticino nel 2003. Non vi è pertanto certezza di una sua storia psichiatrica pregressa, se non per il fatto che egli sin dagli anni ’80 ha avuto problemi di etilismo, circostanza da cui si può dedurre l’esistenza di una situazione di disagio interiore. La documentazione agli atti attesta nondimeno l’insorgenza di un episodio depressivo con ideazioni suicidali tale da giustificare il ricovero dell’accusato presso l’Ospedale __________ dall’8 luglio al 5 agosto 2004 (AI 35). Esprimendosi al riguardo, il perito giudiziario dott. _______ ha affermato “probabilmente questo episodio non era il primo ed è possibile che il periziato abbia avuto nel passato diversi episodi depressivi, in particolare nel periodo in cui abusava d’alcol (1988-1997)” (AI 114, pag. 26). Significativo è anche l’accertato abuso di benzodiazepine che di fatto, con le medesime finalità, sembra avere sostituito per il prevenuto quello di alcol. Il disagio retrostante sembra perciò essere rimasto immutato, mentre che è cambiata solo la modalità adottata per contrastarlo.

L’accusato nella fase predibattimentale AC 1 è stato sottoposto a perizia psichiatrica volta ad accertarne l’eventuale riduzione dell’imputabilità (AI 114). Secondo il perito l’accusato soffre di un disturbo antisociale di personalità a cui si aggiunge una sintomatologia depressiva (pag. 25 e 26), ed inoltre egli tende ad abusare di sostanze psicoattive. In relazione ai fatti del 23/24 settembre 2004 il perito ha riconosciuto al AC 1 una scemata imputabilità di grado lieve (pag. 27).

                                   5.   La notte del 24 settembre 2004 vari cittadini hanno allarmato la Centrale operativa della Polizia Cantonale per segnalare una violenta lite tra due uomini a ________ nei pressi del Ristorante ________. La pattuglia della polizia è giunta sul posto quando uno dei protagonisti, identificato in PC 1, gerente del predetto ristorante, era già stato soccorso e trasportato all’Ospedale di _________. L’altro contendente, asseritamente AC 1, cuoco nel medesimo ristorante, si era nel frattempo allontanato. Sul posto la polizia ha rinvenuto e sequestrato un coltello da subacqueo sporco di sangue.

Verso le 02.00 gli inquirenti sono stati informati che AC 1, anch’egli ferito, era stato soccorso ad __________ da un’ambulanza e trasportato all’Ospedale __________ di _________.

I due uomini presentavano ferite piuttosto serie: PC 1 aveva un profondo taglio al collo e uno alla schiena oltre a ferite da taglio alle mani mentre che AC 1 aveva un polmone bucato, una ferita superficiale all’addome e un’escoriazione sul dorso della mano destra (cfr. le cartelle mediche AI 26 e 26a).

Interrogati in Ospedale, i due hanno fornito versioni tra loro discordanti.

Secondo PC 1, egli dopo avere chiuso il ristorante si sarebbe seduto nel proprio autoveicolo per far ritorno a casa, ma in quel frangente, prima di chiudere la portiera il AC 1 lo avrebbe ferito con un coltello alla gola. Lui sarebbe riuscito a fuggire, ma il AC 1 lo avrebbe inseguito e nuovamente colpito. Nella colluttazione egli sarebbe riuscito a disarmare l’aggressore e ad impossessarsi del coltello, con il quale avrebbe poi tentato di difendersi. Le sue grida di aiuto sarebbero state sentite dagli abitanti del quartiere, che avrebbero quindi chiamato i soccorsi.

AC 1 ha per sua parte raccontato una storia ben diversa. Egli ha ammesso di essersi nascosto nel parcheggio per attendere il datore di lavoro, ma si sarebbe limitato a spingerlo contro il veicolo. Sarebbe quindi stato il PC 1 a colpirlo per primo con il coltello che teneva nell’automobile. Egli sarebbe però riuscito a disarmare l’avversario, e nella colluttazione lo avrebbe a sua volta colpito. AC 1 ha in seguito costantemente mantenuto la tesi secondo cui il coltello l’avrebbe avuto il PC 1, modificando però le sue dichiarazioni circa la dinamica della colluttazione.

                                   6.   Ben presto l’orientamento degli inquirenti è stato quello per cui il AC 1 era l’unico possibile autore di reato e pertanto l’inchiesta si è sviluppata in questa direzione. Pochi giorni dopo i fatti il prevenuto è però stato ricoverato per ragioni psichiche presso la Clinica __________, senza perciò essere arrestato. L’inchiesta è proceduta a rilento. La perizia psichiatrica (AI 114) è stata allestita solo nel marzo 2008 e l’accusa principale di tentato omicidio intenzionale è stata formulato solo nell’ottobre 2008 (AI 123). L’inchiesta è quindi stata chiusa il 23 dicembre 2008, ad oltre 4 anni dai fatti. Con atto d’accusa del 12 maggio 2009 il Procuratore pubblico ha imputato a AC 1 i reati di tentato omicidio intenzionale e di lesioni semplici aggravate, oltre a quelli di ripetuto furto, ripetuto danneggiamento e violazione di domicilio, che egli avrebbe commesso in altre circostanze.

                                   7.   L’imputato dopo i fatti del 24 settembre 2004 ha subito vari e prolungati ricoveri presso strutture ospedaliere e psichiatriche. Dagli atti risulta che dal 24 al 29 settembre egli è dapprima stato degente presso l’Ospedale di _________ per farsi curare le ferite riportate nella colluttazione con PC 1 (AI 6). Accertata, nel corso di un consulto psichiatrico, la presenza di una sindrome depressiva, egli quindi stato trasferito presso la Clinica __________, dove è rimasto sino al 6 dicembre 2004 (AI 8). Il 6 dicembre 2004 AC 1 è stato arrestato per avere commesso, la notte del 4-5 dicembre, un furto a _______, ma il provvedimento non è stato confermato dal GIAR, motivo per cui egli è stato scarcerato il 7 dicembre. Dal 7 all’11 dicembre 2004 AC 1 è stato provvisoriamente ricoverato all’Ospedale __________, e il giorno successivo è stato ricondotto alla Clinica __________, dove è rimasto degente sino al 26 marzo 2005 (AI 57, certificato di quell’istituto, secondo cui AC 1 sarebbe “significativamente migliorato”). Nell’aprile 2005AC 1 si è spontaneamente segnalato al Servizio psico-sociale per essere debitamente seguito (AI 77), ma a causa del suo stato depressivo egli il 15 maggio 2005 è stato ricoverato presso la Clinica psichiatrica di __________ per “grave stato depressivo con ideazione suicidale”. Dimesso una prima volta l’8 giugno 2005, egli è stato nuovamente ricoverato per il riacutizzarsi della depressione il 17 giugno 2005 ed è quindi rimasto degente presso predetta Clinica ancora sino al 7 luglio 2005 siccome affetto da “crisi depressiva”.

Il 13 luglio 2005 AC 1 ha presentato una domanda di prestazioni AI, parzialmente accolta nel senso che gli è stato riconosciuto un grado d’invalidità del 62% con diritto a ¾ di rendita a partire dal 1° luglio 2006 (AI 114, pag. 9 e segg.).

Invitato dal PP ad esprimere un giudizio sullo stato del paziente, il 30 gennaio 2007 il Servizio psico-sociale l’ha dichiarato “considerevolmente migliorato” grazie all’assunzione di farmaci e al supporto psicologico e sociale (AI 101).

Il certificato medico 20 ottobre 2009 dello stesso Servizio psico-sociale, versato in atti dalla difesa (doc. dib. 2), dipinge un quadro meno positivo e riferisce del riacutizzarsi della patologia di base a causa di vari fattori concomitanti quali lo stress per il processo, i problemi fisici (attestati da un certificato medico del 25 ottobre 2009, doc. dib. 1) e le tensioni familiari.

Interrogato dal Presidente della Corte sulla sua situazione attuale, AC 1 ha dichiarato di lavorare a tempo parziale (al 38%) come cuoco presso __________, impiego che è riuscito a trovare grazie all’interessamento dell’Associazione __________ __________ e all’Ufficio di collocamento. A suo dire egli svolgerebbe inoltre del volontariato aiutando delle persone anziane e fungendo da supporto per gli alcolisti anonimi.

L’imputato vive da solo a __________, in un monolocale e afferma di non avere più alcun contatto con la moglie - che non avrebbe creduto alla sua storia e si sarebbe allontanata da lui - ma di sentire regolarmente per telefono i figli e di avere riallacciato un legame d’amicizia con la sua ex compagna brasiliana.

                                   8.   PC 1, profondamente turbato dai fatti del 24 settembre 2004, è rimasto inabile al lavoro al 100% per molto tempo, tanto che egli il 2 novembre 2005 ha presentato richiesta di prestazioni AI. La richiesta è stata accolta, ragione per cui egli è stato posto a beneficio di una rendita di invalidità totale a far tempo dal 24 settembre 2004, poi commutata in una rendita parziale a partire dal 1° aprile 2006 (AI 90). Sin dal 28 settembre 2004 il PC 1 è stato seguito dal Servizio psico-sociale, che nell’imminenza del dibattimento ha rilasciato una dichiarazione (doc. dib. 4) facente fede di una situazione ampiamente compromessa, in cui la sofferenza psichica è ancora importante, la capacità lavorativa ridotta e difficilmente ripristinabile, anche a causa dell’intervenuto declino della salute fisica. La prognosi psichiatrica per il futuro è difficile.

                                   9.   La Corte, prima di chinarsi sugli eventi del 24 settembre 2004, ha ricostruito ed accertato i fatti significativi dei mesi precedenti, a partire dal 1° febbraio 2004, data in cui l’imputato ha iniziato a lavorare come cuoco a tempo parziale per il PC 1 presso il ristorante ________ di ________, più esattamente (di regola) al mattino, dalle ore 8 alle ore 14:00 circa, siccome gli incombeva di preparare il pranzo, mentre che la sera cucinava la moglie del PC 1.

                                10.   La Corte ha voluto in particolare accertare la natura del rapporto intercorso tra l’accusato e il PC 1, alla ricerca di una possibile chiave di lettura per i fatti in discussione.

                             10.1.   Non è controverso che l’imputato ha vissuto questo rapporto come molto conflittuale.

Di questo suo sentire egli ha dato atto in primo luogo in occasione dei verbali di interrogatorio. Sentito il 12 ottobre 2004, egli ha dichiarato che (all. 12 RPG, pag. 6) “devo dire che con il padrone PC 1 il rapporto di impiego non era molto sereno. Lui aveva sempre qualcosa da ridire malgrado non capisse nulla del mestiere di cuoco”, e dello stesso tenore sono le affermazioni fatte diannzi al PP (AI 18, verbale PP 29 dicembre 2004, pag. 3e 4):

“  Sin dal momento in cui ho iniziato a lavorare presso il Ristorante ________ di ________, a partire dal terzo giorno di lavoro, ho avuto dei problemi con PC 1. Dopo tre giorni tranquilli è diventato “come un comandante con la frusta”. Lui arrivava al ristorante e gridava con tutti ed aveva un comportamento che non potevo accettare. Trattava male tutti e inoltre aveva un comportamento lunatico e scorretto anche nei confronti della cameriera.”

(...)

“con PC 1 ho avuto dei litigi e lui alzava la voce con me. Non siamo mai venuto alle mani”

Di questo rapporto conflittuale (quantomeno dal punto di vista del AC 1) riferisce anche il perito dott. _______ esaminando alcuni estratti dal diario dell’accusato (AI 114, pag. 18 e 19):

“  Il rapporto con PC 1 appare conflittuale sin dall’inizio. Il rapporto di lavoro ufficialmente sarebbe iniziato nel mese di febbraio ma dal diario si rileva che nel mese di gennaio il periziato lavorava già a ________. In data 21.1.2004 egli annota: “sono tre giorni e ho capito non é ambiente x me da 4 ore ne faccio 10 – poi vedo se trovo base _______? - loro saranno bravi ma non capiscono un tubo - mi dice lui che prima dalle 10 alle 12 facevano tutto – come si fa a fare un arrosto un brasato? In due ore x poi servire 40 persone in 25 minuti – spero che stiano tutti bene. Il 23.1.2004 egli annota: “PC 1 non mi paga al serata”. II 4.2. annota: "sono alti e bassi tremendi - questo mi preoccupa", e l' 11.2.04: "sono troppo depresso", II giorno dopo: "lavoro da non ricordare", II 24.2. annota che ha acquistato tre scatole di Euipnos e poi "sono stanco e stufo di questo posto, non li sopporto più non so chi è più; ignorante tra loro", L' 1.3.04 annota: "Lavoro mi dà 1250 dice 50 di mancia stronzo ho lavorato 5 giorni interi fa finta di niente poi mi da ancora 300 Fr. Fa il furbo-?". Successivamente denominerà il datore di lavoro quale animale, deficiente, ignorante (11.3, 15.3, 17.3), pezzente (22.3.) e più tardi anche Saddam (21.6). Dalle annotazioni nel mese di marzo si può concludere che egli facesse molta fatica e che presentasse un importante malessere al quale cercava di resistere assumendo le pastiglie che acquistava senza ricetta medica. Inoltre, egli lavorava saltuariamente per un conoscente di __________ (?)”

Anche in aula AC 1 ha ribadito le sue dichiarazioni e ha descritto il PC 1 come un uomo egoista e sfruttatore. Stando alle parole dell’imputato, questi pur non capendo nulla di cucina voleva sempre avere l’ultima parola e interferiva nel suo lavoro di cuoco.

                             10.2.   Del tutto diversa la percezione del rapporto interpersonale avuta dal PC 1, per il quale si trattava di un rapporto normale e senza particolari problemi (verbale 13 ottobre 2004, all. 4 RPG, pag. 2 e 3):

“  R06. Non abbiamo mai avuto dei problemi particolari, delle liti, o delle tensioni. Talvolta v'erano delle osservazioni al suo indirizzo riguardanti il suo operato, ad esempio perché magari non preparava i piatti da servire in modo uguale (come quantitativo); oppure perché fumava in cucina. Questi episodi, saltuari, non avevano un seguito. Anche con i miei tre figli aveva un buon rapporto. Ricordo che era sua intenzione portare mio figlio __________ a __________ per assistere ad una partita di calcio. Qualitativamente poteva essere un bravo cuoco, come esperienza, ma forse un po' sprecone, il che comportava qualche osservazione sia da parte mia e sia da parte di mia moglie. II tutto veniva però tollerato. D07. Ora che sono passati diversi giorni dai fatti lei ha un'idea sui motivi dell' aggressione? R07. Non ravvedo dei motivi seri e gravi tali da innescare in AC 1 una simile violenza nei miei confronti. Le uniche due contrarietà che potrebbero averlo disturbato é che quando mi ha chiesto l'ultimo acconto di CHF 200.--, il 15.09.2004, gli ho detto di non più richiederne sino alla fine del mese cosicché avrebbe ricevuto almeno qualcosa. La seconda che abbia pensato male di me a seguito del controllo eseguito dalla cassa malati.”

affermazioni sostanzialmente ribadite davanti al PP (AI 29, verbale PP 26 gennaio 2005, pag. 1):

“  Dall'inizio del rapporto di lavoro con AC 1 i nostri rapporti sono sempre stati normali e cordiali. Durante il lavoro capitava che gli facessi delle osservazioni, ad esempio perché fumava in cucina o perché sbagliava a preparare un piatto, ma erano discussioni normali. Non abbiamo mai avuto litigi. Non ci siamo mai insultati. Lui si e sempre comportato in modo normale ed eravamo in rapporti di rispetto reciproco. Lavorava al 50%, in genere dalle ore 09.30 alle ore 13.30. Alla sera non lavorava perché era mia moglie che si occupava della cucina. E' capitato che alcune volte l'abbia fatto lavorare per delle cene o per delle feste, ma con il suo accordo. Gli avevo pure messo a disposizione una camera, per evitagli le quotidiane trasferte da _______ a ________”

                             10.3.   Gli osservatori esterni non hanno evidenziato la presenza di particolari tensioni visibili tra i due.

Secondo la moglie del PC 1 il rapporto tra i due sarebbe stato normale, sia pure con qualche screzio, a suo avviso di poco conto (verbale 13 ottobre 2004, all. 22 RPG, pag. 1 e 2):

“  ...A litigare o ad avere dei battibecco non li ho mai visti o sentiti. Vi era talvolta qualche piccola incomprensione perché capitava ad esempio che il AC 1 non si ricordava il menu, o parte di esso, che era stato deciso il giorno precedente siccome non lo scriveva. Ripeto che come cuoco AC 1 era in gamba. (...) Gli screzi che c'erano erano delle sciocchezze giornaliere in particolare nel momento in cui io dovevo servire i piatti. Capitava infatti che il AC 1 non preparava i piatti in modo equo per cui a me disturbava il dover servire dei piatti differenti a persone di un medesimo tavolo. Per questo talvolta reclamavo direttamente con mio marito che talvolta rimproverava il cuoco ed altre volte ero io a gridare contro mio marito perché non reagiva in tal senso. Con il AC 1 alcune volte avevo anche delle controversie perché volevo che lui rispettasse il costo del piatto rispetto al prezzo richiesto al cliente. Talvolta AC 1 era anche un po' sprecone in particolare perché cucinava molte cose in anticipo, il giorno prima, ed anche questa mi infastidiva perché non mi andava di servire cose riscaldate. Anche questo delle rimostranze da parte di mio marito nei confronti di AC 1 ma erano cose che duravano 2 minuti e poi tutto era tranquillo come prima.”

__________, cameriera presso il ristorante ________ licenziata in tronco per assenza ingiustificata (e quindi teste teoricamente più ostile al PC 1 che al AC 1), ha descritto il PC 1 come persona dal carattere autoritario e dispotico, ma interrogata sul rapporto tra il datore e il cuoco ha affermato di non averli mai visti litigare (verbale 18 ottobre 2004, all. 25 RPG, pag. 1 e 2).

__________, cliente abituale dell’esercizio pubblico, ha dichiarato di non aver “mai assistito a delle discussioni fra il gerente e il cuoco” (verbale 5 marzo 2005, all. 26 RPG, pag. 1), così come __________, donna delle pulizie e aiuto cucina presso il ________, ha affermato che (verbale 18 ottobre 2004, all. 33 RPG, pag. 2 e 3):

“  Non ho mai notato attriti fra il cuoco AC 1 ed il gerente PC 1, non li ho mai visti litigare. L’PC 1 molte volte gli faceva delle osservazioni che il AC 1 non accettava. Ad esempio poteva capitare che l’PC 1 reclamava perché il AC 1 faceva dei piatti, a dire dell’PC 1 troppo abbondanti, oppure perché per due giorni consecutivi il AC 1 aveva fatto il medesimo sugo, e quindi c’erano delle controversie, un attimo di muso, ma la cosa non degenerava in lite. Erano degli screzi del momento solo riguardanti il modo di lavorare”

Da queste dichiarazioni convergenti la Corte ha concluso che AC 1 può avere percepito il rapporto col padrone come difficile, ma che oggettivamente esso in realtà non era particolarmente problematico o conflittuale.

                                11.   In questa situazione, in cui l’attitudine dell’accusato è stata sin quasi dall’inizio negativa, il rapporto di lavoro è proseguito sino ad inizio aprile 2004, quando AC 1 è stato assente per 15 giorni per aver battuto una spalla cadendo dalle scale. Dopo essersi rimesso, egli ha lavorato sino all’8 luglio, quando è stato ricoverato dal medico curante presso l’Ospedale __________ per motivi psichiatrici, in specie per depressione e idee suicidali, rimanendovi sino al 5 agosto.

Come confermato dai diretti interessati, AC 1 non ha mai informato il suo datore di lavoro delle vere ragioni del suo ricovero, ma si è limitato a dirgli di essere ammalato e di dovere fare della fisioterapia (verbale PP PC 1 26 gennaio 2005, AI 29 pag. 2).

Lo stato psichico turbato dell’imputato traspare anche dalle annotazioni che egli in quel periodo ha fatto nel suo diario. Al riguardo il perito dott. _______ si è così espresso (perizia AI 114 pag. 19):

“  Le successive annotazioni fino all'inizio luglio diventano progressivamente più confuse e disordinate, cariche di preoccupazioni finanziarie e vari insulti all'indirizzo del datore di lavoro. Se prima esprimeva qualche idea di morte, all'inizio del mese di luglio formula anche il piano suicidale che confida alla Dr.ssa __________ e così sarà ricoverato a __________ (8.7.04) dove gia nei primi giorni troverà un sollievo, si sentirà curato bene ed esprimerà la sua gratitudine a tutto il personale poiché gli sembrerà di essere in una famiglia. Ma lo spettro di “quella bestia di Saddam” gli torna in forma di incubi. Nonostante le cure ricevute, prenderà di nascosto le sue pastiglie, incapace di sopportare il manco. Riuscirà di nascosto a recarsi oltre confine e acquistare le pastiglie. Viene dimesso il 5.8.04.E’’ da segnalare che le annotazioni dei due giorni seguenti sono molto caotiche. Sono i giorni che coincidono con il furto a ________. La sera del 6 agosto annota che ha assunto sette pastiglie e il giorno seguente ancora riflette se farla finita o meno, ma si domanda che cosa faranno i bimbi e annota che un padre suicida non é il massimo.”

                                12.   La notte del 6 agosto 2004, ovvero il giorno successivo la dimissione del AC 1 dall’Ospedale di __________, il ristorante ________ è stato teatro di un furto con scasso.

L’autore è penetrato nel locale rompendo il vetro di una finestra e ha quindi disattivato (rompendola) la centralina del sistema d’allarme. Ha poi scassinato il distributore automatico di sigarette, la cassa del lotto e quella dei biglietti della lotteria Swisslos, il tutto per un valore dichiarato di circa fr 800.-. (all. 17 RPG).

La Polizia scientifica ha rilevato 5 impronte papillari sulla parte esterna della finestra infranta dall’autore del furto, tra cui l’impronta palmare dell’intera mano destra. Le impronte, a quel momento di persona ignota, il 26 dicembre 2004 sono state attribuite all’accusato (all. 18 RPG).

Inoltre, nel ristorante è stata rinvenuta una bottiglia d’acqua minerale aperta da cui è stato estratto un profilo misto DNA anch’esso molto probabilmente riconducibile in parte al prevenuto (AI 19).

AC 1 ha negato di essere l’autore del furto (AI 18, verbale PP 29 dicembre 2004, pag. 2):

“  ...dichiaro che non c’entro nulla con questo furto. Non l’ho commesso io. Se c’erano le mie impronte sul vetro della finestra è perché aprivo abitualmente le finestre del ristorante. Dopo aver tolto le tende aprivo la finestra e spingevo appoggiando le mani anche sul vetro, all’esterno. Abitualmente aprivo le finestre della cucina e anche quelle della saletta.”

In un successivo verbale dinanzi al PP egli ha inoltre precisato di aver trascorso quei giorni in Friuli (AI 54, verbale 15 giugno 2005, pag. 2).

In aula l’imputato ha ribadito la sua estraneità ai fatti. Contestategli le annotazioni nel suo diario che proverebbero la sua presenza in Ticino (AI 63, cfr. le annotazioni dal 6 all’8 agosto 2004), egli ha ammesso di non essere stato in Friuli ma di aver avuto unicamente l’intenzione di andarci. A causa dei dolori egli si sarebbe però fermato dal fratello a __________ (verbale dibattimentale, pag. 4).

E’ indubbio che vari indizi convergenti indicano l’accusato quale verosimile autore di questo reato, ciò nondimeno la Corte ha ritenuto questa imputazione non provata con la necessaria certezza e in virtù del principio “in dubio pro reo”, pur ritenendo preponderante la possibilità che egli sia l’autore, lo ha prosciolto dall’imputazione di furto (punto 3.1 AA) e da quelle correlate di danneggiamento (punto 4.1 AA) e violazione di domicilio (punto 5 AA).

La Corte, pur ritenuti i pesanti indizi, ha mantenuto un residuo margine di dubbio proprio a causa di un’annotazione nel diario dell’autore, valutata come spontanea e sincera, oltre che per il motivo che parrebbe strano che AC 1, dopo un mese di degenza per depressione dal quale dichiarava di avere tratto giovamento, nelle sue migliorate condizioni si sia immediatamente precipitato a consumare un furto in danno del datore di lavoro, e questo nonostante le difficoltà economiche di quel momento, attestate dal fatto che proprio in quei giorni gli era stato notificato per la prima volta un precetto esecutivo. In effetti, lunedì 23 agosto 2004 il ristorante ha riaperto dopo le ferie estive e il prevenuto è ritornato al lavoro dopo un mese e mezzo di assenza.

La sua affermazione di avere appreso solo a quel momento dell’avvenuto furto collima con quanto annotato dal prevenuto nel suo diario. Proprio in corrispondenza del giorno 23 agosto AC 1 ha fatto menzione che:

“  Oggi si apre. Lavoro. Preparo poi viene fuori che sono entrati i ladri al ________ ma non hanno rubato. Forse erano ragazzini o povera gente. (...) Certo che PC 1 si è fatto molti nemici a ________. Nessuno lo sopporta. La gente va per la moglie che è brava”:

La Corte ha considerato spontanee queste riflessioni, fatte quando egli non era ancora sospettato del furto, e soprattutto quando egli non poteva ancora presagire i fatti del 24 settembre 2004, come pure la circostanza per cui il diario sarebbe finito in mano agli inquirenti.

Per questo motivo, La Corte ha quanto meno maturato il dubbio della non colpevolezza dell’accusato, prosciogliendolo di conseguenza dalle relative imputazioni.

                                13.   Il 23 agosto 2004 l’imputato è tornato al lavoro dopo il mese di ricovero e le ferie dell’esercizio pubblico. Le annotazioni sul diario relative ai primi giorni di lavoro sembrano normali, ma ben presto il disagio dell’imputato è riaffiorato in modo tangibile.

Assai eloquenti le annotazioni del 27 agosto:

“  E’ tutta la vita che lotto. Ora sono stanco. Ero sull’orlo del suicidio. Ma ora la mia fissazione è una. Combattere in ogni modo gli egoisti e pezzi di merda che hanno e non danno. Questi meritano solo m. una cosa (…) è ora che provi a provocare ”

In aula AC 1 ha precisato che di avere precisato che “m.” significa “morire”, ma che la frase sarebbe stata rivolta nei suoi confronti e non nei confronti di terzi (verbale dibattimentale, pag. 5). La prima spiegazione non fa che confermare l’istintiva deduzione scaturente dal testo della frase, mentre che l’affermazione di avere riferito a se stesso il rimprovero (con annesso epiteto) di essere un egoista “che ha e non dà” è del tutto incredibile, ed è inoltre in oggettivo contrasto con la sua difficile situazione economica dell’epoca.

La Corte ha perciò correttamente recepito l’auspicio di morte formulato dal AC 1 nei confronti di innominate terze persone unitamente all’intento di combatterle.

I propositi bellicosi stati ribaditi nel diario il giorno successivo, 28 agosto:

“  I mie pensieri sono fissi su come reagire e lo faro. Ormai ho deciso di combattere e lo farò a scopo di bene. Che Dio mi perdoni”

Il malessere di AC 1, questa volta autodistruttivo e senza esternazione di propositi di violenza contro terzi, perdura anche nei giorni successivi. Il 1° settembre scrive ”Un disastro. Sono un deficiente (…) mi sento un verme. In questi momenti vorrei morire”, il 2 settembre annota “Mi sento una merda (…) Sono sempre più depresso. Grazie a chi?” e il 3 settembre segna “Sono cosi distrutto che mi chiedo cosa ci faccio in questo mondo. A 50 anni mi trovo rovinato dagli altri”.

                                14.   Il 7 settembre 2004 l’accusato ha chiesto a PC 1 di essere licenziato e di continuare a lavorare per lui in nero, così da potere cumulare l’indennità di disoccupazione con il salario percepito sottobanco.

La moglie di PC 1 ha così raccontato l’episodio, da lei (erroneamente) situato al 13 settembre (verbale 29 settembre 2004, all. 19 RPG, pag. 3):

“  ...lunedì 13 settembre, mentre io e mio marito stavamo pranzando, AC 1 si era seduto ad un tavolo mettendo fuori diverse carte. Rivolgendosi a noi ha detto che aveva bisogno di un favore: in pratica chiedeva se lo potevamo licenziare. Per prima io gli ho risposto di no, che se non stava bene da noi poteva dare lui la disdetta che non gli avremmo fatto problemi, che avremmo cercato qualcun altro. Lui ha specificato che avrebbe continuato a lavorare per noi in nero e così avrebbe potuto percepire la disoccupazione totale per poter regolare i suoi debiti. Mio marito sapeva che aveva dei precetti esecutivi perché tra di loro parlavano tanto e non c'erano mai stati problemi di sorta. Posso dire che lui come cuoco era veramente in gamba e lavorava. Sia io che mio marito abbiamo subito risposto che non eravamo d'accordo e che volevamo continuare a lavorare in regola ed onestamente. AC 1 ha replicato dicendo che aveva dei problemi.”

L’imputato, ancora in aula, ha sempre contestato la circostanza, ma egli sul tema è smentito dal suo stesso diario. Nello spazio del giorno 7 settembre 2004 (elemento di giudizio preferibile al ricordo della signoraPC 1) l’accusato ha infatti annotato “Parlo con PC 1 x andare via. Mi dice no che comunque deve avere un numero di impiegati in base al fatturato”. Invitato dal Presidente a spiegare il senso di questa frase, AC 1 ha dichiarato che voleva semplicemente andarsene da quel posto. La Corte non gli ha creduto nemmeno per un istante, vista l’incongruenza della spiegazione. Se egli avesse infatti unicamente comunicato alPC 1 l’intento di abbandonare il posto sarebbe del tutto incomprensibile la sua risposta relativa all’esigenza di giustificare il fatturato con un certo numero di posti di lavoro. PC 1 avrebbe infatti in tale ipotesi semplicemente provveduto alla sostituzione di un dipendente in regola (AC 1) con un altro dipendente in regola. La risposta di PC 1 ha invece senso solamente nel contesto della conversazione riferita dalla moglie, ovvero per spiegare la risposta negativa alla domanda di licenziamento fittizio, situazione in cui contabilmente il fatturato sarebbe rimasto costante (perché l’accusato avrebbe continuato nel proprio lavoro), ma la spesa per il personale sarebbe diminuita, venendo meno il salario dell’accusato.

                                15.   In quei giorni l’accusato era alla ricerca di un altro impiego, come traspare dalle iscrizioni nel diario del 9 e 11 settembre, in cui fa riferimento ad un possibile posto a __________, e del 12 settembre in cui accenna ad un impiego a __________. Queste trattative non sono però andate a buon fine.

                                16.   Nei giorni compresi tra il 13 e il 15 settembre 2004 l’accusato, in manifeste difficoltà economiche, ha chiesto a più riprese al datore degli acconti sul suo salario.

Secondo il diario, il 13 settembre gli sarebbero stati dati fr. 300.-:

“  Acc. 300. Non me ne dà 500. Mi servono. Mi risponde anche a me. Me li dà il 15. Poi non ne vuole sapere. (...) Poi questo animale mi fa sentire una merda. Non ce la faccio più”.

Il 15 settembre AC 1 si è recato dal medico e ha ottenuto un certificato di inabilità al lavoro.

Il giorno successivo ha informato il datore che non sarebbe andato lavorare in quanto ammalato.

Su questi avvenimenti così ha deposto la signora _________ (verbale 29 settembre 2004, all. 19 RPG, pag. 3 e 4):

“  Il giorno seguente, martedì 14 ha chiesto un ennesimo anticipo a mio marito, ottenendo fr. 300.- Mio marito gli ha fatto osservare che aveva già ricevuto più dello stipendio pattuito. Nuovamente il giorno successivo, mercoledì 15 nuovamente ha chiesto soldi a mio marito che dandogli ancora fr 200.-, anche se ne voleva di più, gli ha espressamente detto che quelli erano veramente gli ultimi. L’indomani, giovedì 16 settembre, AC 1 ha telefonato (ho risposto io) dicendo che non poteva venire a lavorare perché aveva delle coliche. Da li via non si è più fatto né vedere né sentire. Lunedì 20 settembre è arrivato per posta un certificato medico che lo dava assente per malattia al 100%”.

                                17.   PC1, innegabilmente infastidito da questa nuova assenza del suo dipendente, ha contattato la cassa malati invitandola ad effettuare una verifica. Il 22 settembre __________, ispettore presso la __________, si è recato a _______ alla pensione __________, senza però trovare l’accusato che era andato all’Ufficio di collocamento per cercare un lavoro. __________ ha perciò lasciato un biglietto chiedendo di essere richiamato, ciò che AC 1 ha fatto il giorno successivo. Nel pomeriggio del 23 settembre i due si sono incontrati a _______, e AC 1 ha esposto i suoi problemi di salute e di vita. __________ ha in seguito descritto il AC 1 come una persona depressa (verbale 30 settembre 2004, all. 24 RPG, pag. 1) e in una comunicazione interna ad una collega ha pure accennato ad un molto probabile nuovo ricovero del AC 1 entro la fine del mese di settembre, con implicito riferimento alla causale della precedente degenza, ovvero l’esaurimento nervoso (cfr. allegato ad all. 24 RPG).

                                18.   Anche se l’ispettore ha dimostrato comprensione per la sua difficile situazione, l’imputato si è offeso e molto irritato per il controllo, che aveva intuito essere stato chiesto dal PC 1, al punto da scatenare in lui il desiderio di ritorsione.

Questa la dichiarazione resa a caldo dal prevenuto (verbale AC 1 24 settembre 2004, all. 11 RPG, pag. 2):

“  Questo controllo io l’ho vissuto male e sono rimasto male; non me l’aspettavo proprio perché ritengo che per PC 1, pur lavorando al 50% avevo fatto molto oltre al dovuto. L’ispettore non mi ha contestato alcuna irregolarità da parte mia, anzi mi ha esortato ad inoltrare le dimissioni ritenendo non idoneo per al mai situazione quel posto di lavoro. Il colloquio è terminato verso le 1600, dopo di cui sono rimasto da solo a pensare alla mai situazione. Verso le ore 2200, con la mia Citroen Xantia targata _______.. sono andato a fare un giro a __________. Poi, sapendo che PC 1 chiudeva tardi, ho pensato di andare a trovarlo per dirgli che era una carogna, che si era comportato da carogna avendomi mandato il controllo della cassa malati di cui non ne avevo capito il motivo. Durante il tragitto fra __________ e ________ mi sono ricordato di avere in macchina un pezzo di tubo di ferro per l’acqua di circa 40 cm. Ed ho pensato di usarlo per dare una legnata al PC 1 alle ginocchia.”

Versione poi ribadita - con l’aggiunta della telefonata che egli avrebbe fatto al PC 1 - nel verbale dinanzi al PP del 29 dicembre 2004 (AI 18, pag. 4 e 5):

“  Dopo il colloquio con l’ispettore ho telefonato ad PC 1 dicendogli che mi aveva fatto una carognata mandandomi l’ispettore. Gli dicevo pure che avrebbe dovuto provare il dolore che provavo io in quel momento, inteso con il dolore che provavo al collo. PC 1 non ha detto nulla ed ha interrotto la comunicazione. E’ vero che di questo colloquio telefonico non avevo mai parlato in precedenza, perché è un particolare che mi è tornato alla mente solo successivamente, così come altri particolari che menzionerò in seguito.”

Di questa telefonata, che stando alle parole del AC 1 avrebbe dovuto aver luogo tra le 17:00 e le 17:30, non vi è alcun riscontro, PC 1 nega di averla ricevuta e nei tabulati delle possibili utenze rilevanti (specie quelle del PC 1, dove avrebbe dovuto risultare in entrata) essa non risulta. L’accusato ha tentato di giustificarsi affermando che “E’ possibile che io abbia fatto la telefonata da una cabina telefonica o utilizzando un’altra utenza, che in quel momento avevo in uso.” (AI 54, verbale PP 15 giugno 2005, pag. 3). La Corte ha in definitiva ritenuto inesistente la telefonata, ma la circostanza nulla muta nell’economia dei fatti, né nella valutazione della colluttazione di quella notte.

Sempre nel verbale PP del 29 dicembre 2004 l’accusato ha affermato che (pag. 4 e 5):

“  Dopo il colloquio con l’ispettore e dopo questa telefonata ero agitato e mi sentivo ancora peggio di prima. Ho continuato a prendere pastiglie che non dovevo. ADR che erano dei calmanti che di solito prendevo di notte per dormire. Sono rimasto alla pensione e ho parlato con il proprietario signor Poma e con la direttrice signora __________. Non ricordo il cognome. Verso le ore 21.30/21.45, ho deciso di uscire dalla pensione per andare a fare un giro a _______ e restare un po’ da solo. Ho detto a __________ che andavo a trovare un amico, senza precisare chi, e sono uscito anche se lui mi disse di restare. La stessa cosa mi è stata detta anche da __________. Entrambi hanno visto che ero agitato. Ho preso l’autovettura e ho imboccato la strada per __________. Giunto a __________ ho percorso tutto il lungo lago fino a __________. Al momento ho pensato che era giusto che PC 1 provasse anche lui dolore. Mi sono ricordato che avevo un tubo di ferro nel baule dell’automobile e sono partito per ________ con l’intenzione di picchiarglielo sulle gambe. ADR non volevo colpirlo in alte parti del corpo, in particolare spalle e braccia, per evitare di colpirlo in testa. Ero terrorizzato e pensavo solo di poterlo colpire sulle gambe, magari all’altezza della rotula e poi scappare. Anche se mi avesse denunciato non me ne fregava niente. ADR che durante il tragitto da __________ a ________ ho preso dei medicamenti, sempre gli stessi menzionati in precedenza. Questi si chiamano __________, che acquistavo in Italia o qui in farmacia con ricetta italiana. Sono arrivato a ________ verso le 23:00, viaggiando con calma, e ho parcheggiato la mia auto nel parcheggio del Ristorante ________”

Il tubo in ferro menzionato dal AC 1 è effettivamente stato rinvenuto sul luogo dell’aggressione (documentazione fotografica in RPG, foto n. 3) ma, come meglio si dirà in seguito, esso non è stato utilizzato.

AC 1 ha completato il racconto circa la fase che ha preceduto lo scontro con PC 1 spiegando che (verbale PP citato, pag. 5):

“  Mi viene mostrata la fotografia n. 2 della documentazione fotografica. Riconosco il ________ di ________. Dove vi è la freccia gialla era parcheggiata l’auto di PC 1. La mia l’ho parcheggiata sul retro del ________, a circa 10/12 metri a sinistra del furgone bianco che si vede nella fotografia. Quella sera non c’era posteggiato quel furgone, ma vicino alla mia vi era un furgoncino bianco e un’automobile. Sono subito sceso dall’autovettura, mi sono avvicinato all’automobile di PC 1 e mi sono seduto su un vaso da fiori che si trovava lì vicino. Guardavo con lo sguardo alla mai sinistra la finestra della cucina per vedere quando si spegneva al luce. Preciso che non ho guardato in continuazione quella finestra ma al tenevo comunque sotto controllo per sapere quando PC 1 sarebbe uscito.”

Al dibattimento AC 1 ha dato atto di avere atteso il PC 1 nel parcheggio per circa un’ora prima che questi arrivasse.

                                19.   Come si è accennato (cfr. consid. 5), sulla dinamica della colluttazione le versioni dei due contendenti divergono diametralmente, visto come ognuno accusi l’altro di avere avuto il coltello e di avergli inferto il primo colpo. E’ pertanto incontrovertibile che almeno uno dei due mente.

                             19.1.   La dichiarazione iniziale del AC 1, a poche ore dai fatti, è stata la seguente (verbale 24 settembre 2004, all. 11 RPG, pag. 2 e 3):

“  Ho visto che PC 1 ha spento tutto ed uscendo ha chiuso il ristorante. Indossava una camicia a maniche corte bianca e pantaloni scuri. Aveva qualcosa in mano, mi sembra una borsetta o una scatola. Quando stava per salire sulla sua auto, appena ha aperto la porta mi sono avventato su di lui e l’ho spintonato alle spalle violentemente mandandolo a sbattere contro l’auto, probabilmente già parzialmente nella parte interna. Il posto in quel momento era rischiarato ma in penombra. Nel contempo gli ho detto” .. __________, per quale motivo ti sei comportato così…” lui si è girato e mi ha risposto, come al solito in caso di problemi, “.. AC 1, cosa vuoi che me ne freghi..” In quel preciso istante ho sentito una fitta alla pancia, poi o visto una lama che luccicava grazie alla luce interna della sua auto. Non so veramente dire dove era questa lama, ossia se era in mano al PC 1 o posata da qualche parte. Mi sono detto “…questo è pazzo! ..” Di riflesso ho afferrato questa lama tanto che mi sono ferito alla mano destra. Ho quindi realizzato che si trattava di un coltello, dentato tipo da sub –  così mi è sembrato. Con questo coltello a mia volta ho colpito il PC 1 in almeno un paio di posti. Poi lui è riuscito a sottrarmi il coltello e mi ha inferto una colpo al polmone destro mentre eravamo ruzzolati a terra.”

Da questo primo racconto non risulta in modo chiaro che lo scontro, della presumibile durata complessiva di pochissimi minuti, è si iniziato presso la vettura del PC 1, ma si è poi svolto anche in altri luoghi, portando le tracce di sangue sin nei pressi di un’aiuola sita dall’altra parte della strada (RPG, documentazione fotografica, foto n. 5, 6, 7), e da lì ancora fino alla vetrina del Salone di parrucchiere __________ (foto n. 10-21), posizione finale del PC 1, il tutto come visibile, per una visione d’insieme, nella foto n. 1.

AC 1 fa invero menzione del fatto che essi sarebbero “ruzzolati a terra”, il che sottintende che lo scontro non si è esaurito all’interno, o parzialmente all’interno della vettura, ma il racconto, si ripete, non è chiaro in proposito.

Il primo racconto di AC 1 è poi proseguito così (verbale citato, pag. 3):

“  Ha tentato di colpirmi una seconda volta senza riuscirci ed il coltello è finito in terra. Io l’ho ripreso e mentre lui stava cercando di scappare urlando sono riuscito a colpirlo nuovamente, nella parte alta del corpo dato che ricordo di aver visto la sua camicia bianca tutta rossa di sangue. Alla vista del sangue sono andato in panico, mi sono ulteriormente spaventato e mi sono augurato che non fosse successo niente di grave, senza rendermi nemmeno conto della gravità delle mie ferite. Sono corso verso la mia auto e ripassando davanti al PC 1 ho visto che era in piedi con due donne per cui mi sono tranquillizzato. In effetti ero terrorizzato pensando che potevo averlo ammazzato. Questo nonostante il fatto che in nessuna maniera era mia intenzione ucciderlo, volevo solo dargli una lezione. Con la mai auto mi sono diretto a sud con l’intenzione di imboccare l’autostrada ma per finire mi sono ritrovato ad ________ dove sono stato soccorso. Mentre guidavo sono andato ulteriormente in panico vedendo che perdevo tanto sangue e poi mi sono sentito mancare le forze. Ero convinto di morire dissanguato. Quando sono crollato dalle forse volevo chiamare soccorso ma il mio cellulare era scarico.”

Diversa è la versione raccontata al PP circa tre mesi dopo (AI 18, verbale PP 29 dicembre 2004, pag. 6 e 7):

“  Dopo che la ragazza se n'era andata e passata l'autovettura e ho deciso di recuperare e mettermi il cappellino. Mentre mi trovavo vicino alla mia autovettura intento a mettermi il cappello ho pensato di mettermi dei guanti di lattice. Ho visto i guanti che si trovavano in una busta sui sedile posteriore e ho pensato di mettermi tre o quattro paia di guanti per poi colpire PC 1. Avevo deciso di non più colpire PC 1 con il tubo ma unicamente a mani nude. Avevo pensato di dargli due pugni con tutta la forza che avevo e poi scappare. Così avrei avuto un motivo valido per essere licenziato. ADR che l'avrei colpito al volto. Gli avrei sicuramente fatto male spaccandogli il naso. Non penso che avrei avuto la peggio, perché sarei scappato subito comunque. ADR che nella mia automobile avevo effettivamente una busta contenente almeno una decina di paia di guanti. Prendo atto che questa busta non é stata ritrovata. Preciso che essendo riuscito a mettermi solo un paio di guanti la busta l'ho buttata all'interno del container che si trova dietro al ________. Preciso che mi ero messo un primo guanto sulla mano sinistra e mi stava infilando un altro guanto sulla mano destra. A quel momento mi sono accorto che la luce all'interno del ristorante si era spenta, che PC 1 era già uscito e si era avvicinato alla sua autovettura aprendo lo sportello anteriore sinistro ADR che quando mi stavo infilando i guanti e mi sono accorto che PC 1 era uscito mi trovavo vicino al container. Questo si trova vicino alla scalinata che dà alla cucina, a circa due metri dal vaso di fiori sul quale mi ero seduto. ADR che ho visto PC 1 che aveva aperto la portiera e la luce lo ha illuminato. L'ho visto di fianco, attraverso i finestrini della macchina. Lui non poteva vedermi perché la luce era sopra di lui ed io ero al buio. Sono subito partito di corsa dal container e ho raggiunto PC 1 alle spalle spingendolo con tutta la forza all'interno dell'automobile. ADR che più o meno l'ho colpito all'altezza delle spalle, con entrambe le mani. ADR che ho deciso di non affrontarlo di fronte ma alle spalle per paura della sua reazione. Mi avrebbe sicuramente colpito per primo, visto anche quello che gli avevo detto al telefono e l'ora in cui mi presentavo. Io pensavo che dopo averlo spinto all'interno dell'automobile si sarebbe rialzato e voltato verso di me e a quel punto l'avrei colpito al volto. Così non è stato. Lui si é girato e mi ha colpito con quello che ho poi visto essere un coltello. Devo dire che non ho sentito le coltellate ma solo come delle punture fatte da degli aghi.”

Nello stesso verbale egli ha poi precisato (pag. 7 e 8):

“  Dopo essere stato spinto all'interno dell'automobile PC 1 é rimasto steso sui sedile per qualche secondo. Io sono indietreggiato di un passo o forse due, aspettando che PC 1 si girasse verso di me per poi colpirlo, ma così non é stato. PC 1 si é leggermente rialzato lentamente con il busto fino a meta e poi di scatto si é rivolto verso di me colpendomi con il coltello. II coltello lo impugnava con la mano destra e mi ha colpito di piatto trasversalmente. Io non mi aspettavo assolutamente una reazione del genere. Voglio precisare che PC 1 era steso all'interno dell'abitacolo con il busto sui sedile del conducente, mentre le braccia e le mani erano stese sui sedile del passeggero. Con il corpo copriva la parte del cambio. Mentre PC 1 era steso in quella posizione ho visto un luccichio a poca distanza dalla sua mano destra. Non so se era qualche cosa che impugnava o se era un oggetto appoggiato sui sedile. A quel momento non ho capito che si trattava di un coltello. L'ho capito solo in seguito, quando mi ha colpito al torace. Dopo che PC 1 mi ha colpito per due volte al torace io gli ho dato una gomitata e con il peso del mio corpo gli sono andato contro, spintonandolo all'interno dell'autovettura. PC 1 é caduto nuovamente sulla pancia sul sedile del conducente. Io gli sono andato addosso, da dietro, e con le mani gli ho preso il polso della mano destra e con l'altra mano ho afferrato il coltello dalla parte dei denti. Preciso che con la mia mano sinistra ho preso il suo polso destro mentre con la mia mano destra ho preso la lama del coltello. Poi ho tirato verso di me e nel contempo ho fatto "una strisciata" sui suo corpo. Non sapevo dove l'ho colpito. L'ho colpito una volta sola. ADR che era mia intenzione "offenderlo", nel senso di metterlo fuori gioco. Non volevo ferirlo ma volevo che si fermasse e che non facesse più niente. Io volevo difendermi. Dopo essermi accorto di essere stato ferito ho pensato che PC 1 era impazzito, e gliel'ho anche detto, e quindi volevo difendermi per evitare che mi colpisse ulteriormente. ADR per me é stata una reazione immediata. Non ho pensato dove potevo colpirlo o dove l'avrei colpito, rispettivamente che conseguenze avrebbe potuto avere il mio gesto ADR che a quel momento non mi rendevo conto, ma oggi mi rendo conto che avrei potuto colpirlo in una parte vitale del corpo e anche ucciderlo. ADR che in quel momento non ho pensato che potevo ucciderlo per difendermi ne accettavo quell'ipotesi. La mia é stata una reazione di difesa istintiva. Quando ho colpito PC 1 con quel gesto lui ha lanciato un urlo di dolore molto forte. Si é girato verso di me appoggiando le spalle al sedile e io mi sono trovato con in mano il coltello perché lui l'aveva lasciato. Io ero molto spaventato. Tenevo il coltello con la mano sinistra per l'impugnatura. PC 1 mi ha guardato e, forse pensando che io lo volessi nuovamente colpire, con la sua mano destra ha afferrato il coltello per la lama. Mi sono reso conto che se tiravo il coltello verso di me gli avrei tagliato le dita e ho quindi lasciato la presa.”

Stando a questa versione, alla fine della prima fase della colluttazione, avvenuta vicino o dentro al veicolo (a poche righe dalla fine della predetta narrazione PC 1 ha ancora le spalle appoggiate al sedile) sarebbe PC 1 ad essere rimasto in possesso del coltello, ma ciò nondimeno egli sarebbe fuggito. Dice infatti l’accusato (verbale citato, pag. 8 in fine):

“  Dopodiché lui ha subito iniziato a correre attraversando la strada e scendendo lungo la strada di fronte.”

Sempre stando alle parole dell’imputato, egli, benché ferito e disarmato, avrebbe ugualmente deciso di inseguire il rivale armato di coltello.

Della successiva fase dello scontro egli ha infatti raccontato (verbale citato, pag. 9):

“  Quando PC 1 è fuggito io mi sono toccato e ho realizzato di essere stato ferito, in particolare al polmone. Non riuscivo a respirare e sentivo il fischio dell’aria che fuoriusciva. Mi sono quindi spaventato, ho avuto paura di essere stato colpito mortalmente. Ho quindi reagito in un modo che non so descrivere. So solo che ho rincorso PC 1 e con la poca forza che mi rimaneva l’ho colpito facendolo cadere a terra. Lui è caduto sulla schiena. Io gli ho messo il piede sinistro sulla mano destra, nella quale impugnava il coltello, cercando di fargli mollare il coltello. Malgrado i colpi alla mano, PC 1 non mollava il coltello. A quel momento gli ho dato almeno due o tre pedate in faccia. Lui ha mollato il coltello, che è rimasto a terra. Da quel momento non mi ricordo quanto è effettivamente accaduto. Non so se gli sono caduto sopra o se mi ha fatto cadere a terra.”

In aula AC 1 ha aggiunto un particolare inedito alla propria versione, raccontando che PC 1, dopo averlo colpito con la prima coltellata, lo avrebbe riconosciuto e gli avrebbe detto “AC 1 sei tu?” (verbale dibattimentale, pag. 9).

In sede di arringa anche il difensore di AC 1 ha introdotto una (sostanziale) novità nella versione dell’accusato, affermando che i due uomini avrebbero lottato a terra in prossimità del veicolo del PC 1, tanto che i corpi a terra avrebbero impedito al suolo di bagnarsi e prova ne sarebbe la foto n. 3 della documentazione fotografica nella quale, vicino alle pantofole del PC 1, non a caso rimaste in quel punto, sarebbe riconoscibile una zona asciutta (indicata dalla freccia gialla) dalla forma corrispondente a quella di due corpi avvinghiati. Zona in cui, peraltro, non sono stato rilevate tracce di sangue.

                             19.2.   PC 1, per sua parte, ha in sostanza raccontato di essere stato colpito all’improvviso al collo con un coltello da AC 1 subito dopo aver preso posto nel veicolo. Egli sarebbe riuscito a fuggire, ma sarebbe stato inseguito e raggiunto dal suo assalitore. Lottando, PC 1 sarebbe riuscito a disarmare l’accusato e avrebbe usato il coltello per difendersi. Nel suo primo verbale egli ha raccontato che (verbale 27 settembre 2004, all. 2 RPG, pag. 2 e 3):

“  Appena raggiunto il mio veicolo, non chiuso a chiave, ho aperto la portiera anteriore sinistra sedendomi sul sedile di guida. Nella mano destra avevo le chiavi di accensione che mi accingevo ad introdurre nel blocchetto. Nella mano sinistra tenevo la borsetta di plastica che mi accingevo a posare sul sedile passeggero. In quel preciso momento ho sentito una coltellata al collo, mi sono girato d'istinto a sinistra ed ho sferrato un calcio colpendo verosimilmente l'aggressore che sino a questo istante non avevo visto e conosciuto. Pensavo che erano venuti per rapinarmi. Poi sono scappato a piedi sulla strada cantonale gridando aiuto, chiamate la polizia, ecc .. L'individuo mi ha rincorso e raggiunto dall’altra parte della cantonale dove c'é un'aiuola sotto un lampione, in pratica di fronte al ristorante. E' in questo posto che ho riconosciuto l'aggressore, ossia AC 1, che teneva in mano un coltello. Io tenendomi la mano sinistra sulla ferita al collo parte sinistra, con la destra ho cercato di disarmarlo prendendo letteralmente in mano il coltello per la lama tanto che mi sono tagliato al mignolo, riuscendo comunque ad impossessarmene. II AC 1 è caduto, non so se fosse ubriaco o sotto l'influsso di qualcosa. Sono scappato nel nucleo del paese, bussando anche a delle porte di abitazioni e gridando ma nessuno si é fatto vivo, sperando nel contempo che il AC 1 non mi trovasse più. Invece dopo poco mi ha nuovamente raggiunto ed aggredito anche con calci. Io tenevo in mano il coltello ma non avevo quasi più forza perché avevo già perso molto sangue. Io quindi lo tenevo ad una certa distanza brandendo il suo coltello ma lui continuava a cercare il contatto fisico per aggredirmi ulteriormente. Poi mi sono mezzo accasciato appoggiandomi su di un davanzale di una casa. Per finire mi sembra che lui abbia detto “.. me ne vado …” e quindi è sparito.”

PC 1 nel successivo verbale del 28 settembre 2004 ha esplicitamente ammesso di avere colpito l’accusato con il coltello nel corso della colluttazione, ed anche di avere avuto l’arma alla fine dello scontro (cfr. all. 3 RPG).

Interrogato dal Procuratore pubblico in data 26 gennaio 2005 PC 1 ha mantenuto la propria versione (AI 29, pag. 5 - 8):

“  Non ricordo con che mano ho aperto la portiera dell'automobile. Come faccio di solito credo che anche quella sera mi sono attaccato con la mano sinistra alla maniglia apposita, posta sui piantone sinistra che separa il deflettore laterale da quello frontale. Nel contempo avrò messo un piede sulla predella dell'autovettura per aiutarmi ad entrare. Preciso che sono alto 1.63 m e la mia autovettura é abbastanza alta. Mi sono poi seduto sul sedile del conducente e con la mano destra mi sono avvicinato al blocchetto di avviamento per inserire la chiave. Non ho neppure avuto il tempo di fare questo movimento, che ho sentito un forte colpo suI collo, lato sinistra. Non ho subito avvertito il taglio al collo, ma unicamente il forte colpo. Immediatamente e d'istinto ho portato la mano al collo e mi sono accorto che ero stato ferito e che perdevo sangue. Si è trattata di una reazione di pochi secondi. Quando mi sono seduto la portiera era ancora aperta. In genere la chiudo dopo aver inserito la chiave nel blocchetto e depositato il sacchetto con l'incasso sul sedile del passeggero, cosa che quella sera non avevo ancora fatto. La portiera era quindi rimasta spalancata. Confermo che ho reagito dando un colpo con la gamba verso l'esterno. Ho sentito di aver colpito qualcuno e non ho avuto altre impressioni. Quando sono stato colpito le chiavi mi sono cadute di mano. Non ho pensato di chiudermi all'interno dell'autovettura. D'istinto sono scappato. ADR non ho fatto nessun tentativo per chiudere la portiera ADR che quando sono scappato non ho urtato contro il mio aggressore ne contro la portiera perché ho avuto la strada libera. ADR che sono sicuro che al momento in cui sono state colpito avevo gia i piedi all'interno dell'autovettura ed ero gia seduto”

Confrontato in quella sede con le dichiarazioni rese dal AC 1, PC 1 ha ribadito la sua tesi ed ha affermato (verbale citato, pag. 6):

“  … Ne prendo atto ma dichiaro che anche questo é falso. Io non avevo il coltello perché non sono un criminale. A domanda dell'avv. __________ rispondo che anche nell'ipotesi in cui avessi avuto un coltello in mano non avrei mai reagito colpendo l'aggressore con il coltello, solo essendo stato spintonato alle spalle e senza neppure sapere chi fosse”.

Sul seguito dello scontro egli ha dichiarato (verbale citato, pag. 6 e 7):

“  Quando sono scappato sono corso fino all'aiuola di fronte al ristorante, raffigurata con la freccia blu nella fotografia n. 1 e nella fotografia n. 5. Ho pensato di andare in quel posto perché era illuminato e da lì chiedere aiuto. Visto che ci sono delle famiglie che abitano di sopra e passa la strada cantonale, qualcuno mi avrebbe visto. Lì sono stato raggiunto, dopo un attimo, da AC 1. Anche lui é arrivato di corsa e in mano teneva il coltello. Lì ho visto per la prima volta il coltello e ho riconosciuto AC 1. Egli non barcollava ma correva deciso verso di me. Preciso che quando sono scappato ho pensato che la persona che mi aveva aggredito volesse derubarmi l'incasso. Sono rimasto nell'aiuola, dove vi era l'illuminazione, pensando che l'aggressore dopo aver preso i soldi se ne sarebbe andato. Nel contempo ho subito iniziato a gridare chiedendo aiuto. Già quando correvo verso l'aiuola avevo gridato. Quando sono state raggiunto da AC 1 mi sono accorto che aveva un coltello e cercava di colpirmi di fronte. Gli ho anche chiesto "cosa ti ho fatto", ma lui non pronunciava una parola. Durante quella colluttazione non ricordo se AC 1 mi abbia colpito. So solo che mi sono ritrovato con una ferita alla mano sinistra e la ferita alla mano destra con la quale gli ho preso il coltello. Mi sono ritrovato pure con una ferita alla schiena. Non so se questa mi é stata fatta in quel momento o precedentemente. Sono riuscito a toglierli di mano il coltello, afferrandolo dalla lama con la mano destra procurandomi due tagli alle dita.”

Sempre stando al racconto del PC 1 i due uomini si sono poi spostati verso Via __________ dove ha avuto luogo un ultimo scontro (verbale citato, pag. 7):

“  Con il coltello in mano sono scappato lungo Via __________. Ho deciso di scappare in quella direzione pensando di poter trovare qualcuno che mi potesse aiutare, perché quella zona é più abitata e ci sono anche persone che conosco. Penso che al momento in cui sono scappatoAC 1 fosse caduto a terra nella colluttazione quando gli ho tolto il coltello. Ho raggiunto la casa raffigurata nelle fotografie n. 12 e 13, ho bussato al portone e ho gridato per chiamare gli inquilini che abitano in quella casa, e per finire mi sono messo davanti al negozio. Io gridavo "aiuto, chiamate la Polizia, sono PC 1 del ________", ho pure chiamato "__________", ossia __________, che abita al primo piano della casa di fronte. Ero quasi sfinito a causa del sangue che avevo perso in precedenza, quando ho affrontato AC 1 per togliergli il coltello. Mi sono messo sugli scalini davanti alla vetrina del negozio, dove sono state raggiunto da AC 1. Per non farlo avvicinare ho tenuto il coltello con la mano destra puntandolo contro di lui. Lui vedendomi debole continuava a venirmi addosso. E' possibile che avvicinandosi a me io l'abbia colpito per un attimo con il coltello. Lui continuava ad infierire contro di me, a venirmi contro e a colpirmi perché si era reso conto che ero debole. Mi colpiva con calci su tutto il corpo, dove riusciva. Ricordo che sono un po' ceduto sulle scale e di aver pensato che era finita e che non avrei più rivisto i miei familiari. Ricordo che una signora aveva chiamato dalla finestra dicendo di smetterla e che avrebbe chiamato la Polizia. Ricordo che le uniche parole di AC 1, alla fine di tutto, sono state "adesso me ne vado". In precedenza non aveva detto nulla ne mi ha mai insultato. Aveva uno sguardo feroce ma non ha mai detto nulla. Dal momento in cui mi ha detto che se ne andava non l'ho più rivisto. Non é transitato più di fronte a me.“

                                20.   Nel corso dell’inchiesta sono stati sentiti vari testimoni, ma è risultato ben presto chiaro che nessuno di essi ha assistito a quanto accaduto presso il veicolo del PC 1 o nell’aiuola, e che al massimo essi potevano avere visto qualcosa degli ultimi istanti dello scontro.

Le testimonianze, in sostanza, sono concordi nel riferire che l’uomo vestito di scuro, poi identificato nel AC 1, stava colpendo quello vestito con la camicia chiara, identificato nel PC 1, che chiedeva aiuto.

__________ ha riferito (verbale 24 settembre 2004, all. 28 RPG):

“  Ad un punto della notte venivo svegliato da grida di aiuto, sentivo infatti: "Aiuto .... aiuto ... chiamate la polizia !! ". Sentite queste grida aprivo le tapparelle della mia finestra e udivo continuamente le grida di aiuto. Preciso che non vedevo nessuno ma volgendo lo sguardo verso nord ristorante ________ - vedevo un uomo con camicia chiara imbrattata di sangue. Questo uomo barcollando e gridando aiuto si avvicinava al salone di parrucchiera e ha picchiato al portone d'entrata chiedendo aiuto. A questo punto ho avvisato la polizia. Giunto davanti allo stabile si e fermato ed é a questo punto che ho visto che un altro uomo, vestito di scuro con un cappello con ala dalla corporatura snella, avvicinarsi alla persona ferita. Anche questa persona barcollava mentre camminava. Mi é pure sembrato che quest'ultimo avesse un fazzoletto davanti alla bocca, per intenderci come i banditi. La prima persona, vestita di chiaro era appoggiata al davanzale della stabile della parrucchiera quando il secondo gli si é scagliato contro, colpendolo con calci violenti. Prendeva addirittura la rincorsa indietreggiando un paio di passi per poi colpire l'altra persona. Posso affermare che l'aggressore non ha mai proferito parola, è sempre rimasto in silenzio. Mentre la persona ferita gridava sempre aiuto. Dopo questi 3 / 4 calci i due sono venuti in contatto e ne é nata una colluttazione che ha portato i due a terra. I due si colpivano in maniera brutale ma senza proferire parola. Ad un certo punta l'uomo con il cappello si é alzato in piedi e si é incamminato verso nord barcollando parecchio, ad un certo punto ha attraversato la strada e l'ho perso di vista. II secondo si é anche lui alzato in piedi e con un oggetto che non so cosa poteva essere, batteva contro il vetro del salone di parrucchiera alla ricerca di aiuto.”

__________, anch’egli residente in via __________, ha affermato di aver assistito alle fasi finali dell’aggressione e di aver visto l’uomo vestito di scuro tirare delle pedale a quello con la camicia chiara sporca di sangue (verbale 28 settembre 2004, all. 30 RPG):

“  Il giorno 24.09.2004, verso le ore 00:15 mentre stavo guardando la televisione ho sentito delle grida da parte di una persona di sesso maschile senza capirne il contenuto. Mi sono affacciato alla finestra del salotto, che da verso sud, e non ho notato nulla. Il mio primo pensiero era quello di avventori un po' alticci. Subito dopo mia moglie mi ha fatto notare, alzandosi dal letto, che udiva delle invocazioni d'aiuto. Al che io mi sono sporto da una finestra che da verso nord sulla cantonale vecchia del paese. A questo punto ho notato la presenza di due uomini che stavano litigando in posizione eretta. Uno dei contendenti portava una camicia chiara e pantaloni scuri. Non ho notato nessun oggetto in possesso dei due summenzionati. Il secondo era vestito completamente in scuro e indossava un cappello. Da notare che l'uomo con la camicia bianca aveva una macchia vistosa di sangue sulla schiena. La scena dei fatti era rischiarata dalle luci di una vetrina e da quelli dell'illuminazione pubblica. I due uomini si trovavano a circa una quindicina di metri in linea d'aria. Ho intuito che la lite poteva avere delle conseguenze gravi e immediatamente sono andato in cucina a prendere iI telefono fisso con l'intenzione di chiamare il 117. Ho lasciato suonare alcune volte e visto che nessuno rispondeva ho riattaccato e sono ritornato in camera per cercare di vedere il prosieguo della disputa. In questa seconda fase le posizioni dei contendenti erano cambiate. Quello vestito di scuro giaceva sulla schiena sull'asfalto e quello con la camicia bianca gli era sopra. Non davano l'impressione di lottare ma di essere caduti. Quello vestito di scuro non proferiva parola mentre l'altro porgeva delle domande nel suo dialetto del sud Italia tipo: "ma che to fatto… ma che vuoi.. ". Dal timbro di voce ho capito che quello vestito in bianco era l'PC 1 gerente del ristorante ________ di ________. I due si sono rialzati. L'PC 1, barcollando, si é appoggiato alla parete, e in quel frangete ha ricevuto almeno due pedate in pancia da parte dell'altro contendente che a mio modo di vedere doveva essere ferito anche lui per come si muoveva. Ho poi udito un rumore metallico ed io nella mia mente, visto l'accaduto, ho dubitato che potesse essere un rumore provocato da una lama di un coltello. Sono ritornato in cucina ed ho composto nuovamente il 117. Un uomo mi ha confermato che erano gia stati avvisati. Fra la mia prima telefonata e la seconda saranno passati 3-4 minuti. D01. Lei ha visto qualcuno in possesso di un coltello ed eventualmente utilizzato contro terze persone R01. Assolutamente no. L'unico episodio é quello delle pedate in pancia. D02. Lei ha notato se la persona vestita di scuro aveva il volto coperto? R02. No, non sono in grado di dirlo.”

Di tenore analogo le dichiarazioni di __________ sull’ultima fase della colluttazione (verbale 21 novembre 2004, all. 31 RPG):

“  Sulla strada laterale, nei pressi del ristorante __________, dove ci sono degli scalini, ho visto due persone che stavano litigando. Non le conoscevo. Per la precisione una era vestita di scuro ed è quella che ripetutamente aggrediva e colpiva l'altra. Mi ricordo che ad un certo punta gli si avventava contro alle spalle. Io ho gridato nella loro direzione “… smettetela, smettetela .. ", al che quello vestito di scuro ha fatto alcuni passi verso di me per poi ritornare e nuovamente aggredire alle spalle l'altro contendente che era a terra, vicino agli scalini. Quello vestito di scuro ha picchiato ripetutamente l'altro anche con delle pedate. Durante questa fase di aggressione udivo la voce di un uomo che gridava " ... aiuto, non voglio morire, __________ chiamate mia moglie __________ ... ". Poi una voce femminile ha gridato qualcosa tipo " ... arriva la polizia ... " Poco dopo quello vestito di scuro si é allontanato, non l'ho più rivisto ed anche l'altro é sparito dietro una casa, per cui sono rientrata in casa e non ho più visto e sentito nulla.”

Anche __________ ha riferito di aver visto un uomo vestito di scuro colpire un’altra persona (verbale 24 settembre 2004, all. 36 RPG):

“  Questa notte mentre mi trovavo in camera da letto, venivo svegliata da grida di aiuto. Più precisamente : " Aiuto .... aiuto ..... aiuto .. !!". Sentite le grida mi sono affacciata alla finestra e volgendo lo sguardo in direzione del ristorante ________, ho visto un uomo che gridava dirigersi verso lo stabile dove mi trovavo a passo di corsa. Questo uomo si é poi fermato sotto casa e ad un certo momento ho visto un secondo uomo. II primo indossava una camicia chiara, mentre il secondo era vestito di scuro con un cappello con ala. Queste due persone, giunte sotto casa mia, si sono messe a litigare. Ho visto infatti che l'uomo vestito di scuro prendeva a calci l'altra persona. L'aggressore non ha mai detto nulla, mentre chi subiva gridava: "perché mi fai questo .... cosa ti ho fatto io ... " Vedendo questa sono corsa al telefono ed ho chiamato la polizia. Dopo la telefonata mi sono riaffacciata alla finestra della cucina dalla quale ho potuto vedere che la colluttazione fra i due continuava. Infatti ad un certo momento i due litigando si sono arrotolati sulle scale della stabile. Dopo questo il primo ad alzarsi mi sembra sia stato quello vestito di scuro. L'altro, che anche lui si é rialzato ad un certo momento ho visto che teneva nella mano destra un coltello. Lo teneva con la lama rivolta verso il basso ma nonostante questo, l'altro uomo continuava a prenderlo a calci. A questo punto gridavo ai due di smetterla comunicandogli che avevo avvisato la polizia. La lite é poi finita quanta l'uomo vestito di scuro si é allontanato in direzione del ristorante ________. Ho visto questa uomo allontanarsi barcollando. Mi ha dato l'impressione che fosse ubriaco o ferito.”

                                21.   Le tracce di sangue presenti in loco non consentono da sole di maturare delle certezze.

Se ne è trovato all’interno del veicolo del PC 1, sul sedile anteriore sinistro e sul portaoggetti tra i due sedili (foto n. 4). L’unico campione esaminato (foto n. 4, freccia rossa) appartiene al PC 1, ma ciò collima con la tesi di entrambe le parti.

Significativo è invece che nelle immediate adiacenze del veicolo non sono state trovate tracce di sangue (cfr. foto n. 3), come invece avrebbe dovuto essere almeno secondo la versione del AC 1, che sostiene di essere stato accoltellato all’esterno della vettura dal PC 1 seduto al posto di guida, o come ritiene la difesa, che sostiene che i due hanno lottato a terra nella zona indicata dalla freccia gialla di sinistra, atteso oltretutto che il perito dott. _______ha affermato che la ferita del AC 1 “sanguinava parecchio” (verbale dibattimentale, pag. 6), ciò che è attestato dal sangue trovato nella sua auto e nel punto in cui è stato soccorso (foto n. 22, 23, 26, 27).

Per il resto le tracce di sangue consentono solo di ripercorrere il cammino dei contendenti dall’auto all’aiuola, e dall’aiuola alla vetrina e agli scalini del negozio (foto n. 5-15 e 18-21), senza però fornire indicazioni sui comportamenti dell’uno o dell’altro.

Anche il sangue presente sul coltello è un elemento neutro di giudizio, essendo assodato che entrambi l’hanno impugnato, e che entrambi hanno ferito e sono stati feriti con quell’arma.

                                22.   Nemmeno le ferite riportate dai contendenti, in particolare quelle del PC 1, consentono da sole un giudizio definitivo sui fatti e sulle versioni delle parti.

E’ però indubbio che esse, in particolare quella al collo del PC 1, si attagliano molto meglio alla sua versione che non a quella dell’imputato.

Tale ferita, infatti, a dispetto delle reiterate affermazioni dell’accusato di avere inferto solo una “strisciata” con la lama dell’arma allorché essa era in mano al PC 1, è in realtà, secondo il perito giudiziario, una ferita da punta e taglio, e non una ferita da taglio.

Questo accertamento è risultato di difficile assunzione per il motivo che la ferita al collo non è stata fotografata prima dell’intervento chirurgico, ragione per cui le valutazioni sulla natura della ferita sono state espresse sulla scorta del referto operatorio del dott. __________ (fortunatamente dattiloscritto), che così aveva descritto l’intervento il 28 settembre 2004 (all. 8 RPG):

“  Iniziamo con la revisione della ferita latero-cervicale, l’incisione cutanea quasi rettilinea e ascendente verso laterale è di 12 cm in un collo atletico, la profondità raggiunge i 7 cm nella sua parte posteriore. Il paziente sanguina da diverse vene piuttosto importante, non mi sembra trattarsi delle giugulare esterna nella zona anteriore, ma di un ramo della stessa. Legatura plurime, coagulazione di diversi vasi e di piccole arterie. Importante la ragia specialmente dalla muscolatura che è tranciata in direzione obliquo-verticale, praticamente fino ai corpi vertebrali (7 cm in profondità nella zona latero-posteriore). Clinicamente ed anche all’esame della ferita non dovrebbe essere toccato l’accessorio. Nella ferita stessa sono visibili alcuni piccoli rami superficiali probabilmente del nervo auricolare ed alcuni profondi laterali che inseriscono nella muscolatura del collo. Dopo un’emostasi accurata sutura di riadattamento della muscolatura profonda, inserzione di Redon, riadattamento del trapezio tranciato. Pannicolo adiposo importante, sutura sottocutanea e cutanea. Sutura di due piccole ferite alla mano destra ed una seconda alla mano sinistra con pochi punti. Dopo rotazione laterale del paziente ispezione della ferita dorsale a metà torace localizzata al centro-destra. Lunghezza della ferita 8 cm, si estende molto in profondità obliquamente verso l’alto e raggiunge i processi spinosi dei corpi vertebrali dove la lama si è arrestata contro questi ultimi. Anche qui ragie predominanti muscolari, coagulazione dei vasi, profondità della ferita pure 7 cm. Redon, riadattamento della muscolatura, sutura del sottocute e della cute.”

L’allora patologo cantonale dott. __________ aveva definito la ferita al collo come ferita da punta e taglio (AI 81, verbale 9 maggio 2008, pag. 3), ma per migliore certezza è stata chiesta una perizia al dott. _______(AI 96) il quale, esaminati gli atti (pag. 1-20 del referto) e premesso di non potere dare risposte definitive per la mancanza delle fotografie della ferita (pag. 21), ha dichiarato che si tratta di ferita da punta e taglio in cui la componente del taglio era prevalente (pag. 21), motivo per cui egli ha ritenuto, limitatamente alla prima fase della disputa, la versione diPC 1 “più plausibile” e quella diAC 1 “del tutto improbabile”, precisando che le strutture vitali erano state risparmiate solo per pochi millimetri (pag. 21).

Il complemento di informazioni (AI 104) chiesto al perito dal Procuratore pubblico non ha mutato questo responso, ed anche in aula il dott. _______ha confermato la propria opinione.

                                23.   Il pregresso possesso del coltello non ha potuto essere attribuito all’uno o all’altro dei contendenti.

L’affermazione della signora ________ di averlo visto in precedenza tra gli effetti personali dell’accusato non è stata ritenuta prova sufficiente.

D’altro canto, nessuno ha ricociuto il coltello da sub come appartenente al PC 1, né è stato riferito di una sua abitudine di armarsi per proteggere l’incasso della giornata.

                                24.   La Corte, chiamata ad accertare come si sono realmente svolti i fatti, ha in primo luogo ritenuto che dei due contendenti era l’accusato a nutrire un intento punitivo nei confronti dell’altro, e non certo il PC 1. E’ infatti il qui imputato che, dopo averci pensato per tutto il pomeriggio, è partito da _______ alla volta di ________ animato da rancore e spirito di vendetta. Con notevole determinazione, ha attraversato mezzo Ticino in auto, e quindi, armato (perché il AC 1 ammette quanto meno di avere recato con sé il tubo di ferro), ha atteso nell’ombra per circa un’ora la propria vittima.

L’intensità della volontà di nuocere dell’accu

72.2009.58 — Ticino Tribunale penale cantonale 30.10.2009 72.2009.58 — Swissrulings