Incarto n. 72.2004.22
Lugano, 9 febbraio 2006/nh
In nome della Repubblica e Cantone Ticino
La presidente della Corte delle assise correzionali
di Lugano
Presidente:
giudice Giovanna Roggero-Will
Segretaria:
Valentina Tuoni, vicecancelliera
Sedente nell’aula penale di questo Palazzo di giustizia, senza intervento degli assessori giurati, avendovi l’accusato, con l’annuenza del difensore e del procuratore pubblico, rinunciato,
per giudicare
AC 1 e domiciliato a
detenuto dal 4 al 28 maggio 1997;
prevenuto colpevole di:
1. violenza carnale
per avere
a __________, via __________, in data 3 maggio 1997,
fra le ore 18:30 e le 19:30,
usando minaccia, violenza e pressioni tali da renderla inetta a resistere, costretto PC 1
a subire contro la sua volontà una congiunzione carnale;
e meglio per avere
nelle surriferite circostanze di luogo e tempo,
dopo averla accompagnata al proprio domicilio
ed essere salito siccome invitato nel di lei appartamento
per consumare una birra,
minacciandola verbalmente di percuoterla e violentarla,
obbligandola a sdraiarsi sul divano e dopo averle slacciato il bottone e la cerniera dei pantaloni,
costringendola a svestirsi completamente,
ignorando le richieste di PC 1., a voler desistere nonché i suoi tentativi di sottrarsi alle sue prese,
dopo aver tentato di penetrarla analmente,
di introdurle nella vagina il collo della bottiglia di birra
nonché dopo averla costretta a prendere in bocca il suo pene, bloccandola, allargandole le gambe e costringendola a togliere
le mani dalla vagina, introducendole il suo pene nella vagina
ed eiaculando parzialmente in lei, costretto PC 1
a subire la congiunzione carnale;
reato previsto dall’art. 190 cpv. 1 CP;
2. coazione sessuale, tentata e consumata
per avere
nelle surriferite circostanze di luogo e di tempo
usando minaccia, violenza e pressioni tali da renderla inetta a resistere, costretto PC 1 a subire contro la sua volontà
atti analoghi alla congiunzione carnale rispettivamente
altri atti sessuali;
e meglio per avere,
palpeggiato il seno destro di PC 1
afferrato la di lei mano posandola sul suo pene in erezione,
tentato d’introdurle nella vagina il collo della bottiglia di birra,
girato PC 1. di spalle e appoggiando il suo pene in erezione
fra le natiche, tentato di penetrarla analmente,
ed inoltre abbassando con le proprie mani la testa di PC 1
verso il proprio membro nell’intento di ottenere un coito orale, costretto PC 1 a prendere in bocca il suo pene;
reato previsto dall’art. 189 cpv. 1 CP;
fatti avvenuti nelle circostanze di luogo e di tempo indicate;
e meglio come descritto nell'atto d'accusa 26/2004 dell'11 febbraio 2004, emanato dal Procuratore pubblico.
Presenti
§ Il PP 1. § L'accusato AC 1 assistito dal difensore di fiducia avv. DF 1 § L'avv. RC 1 in rappresentanza della PC1.
Espleti i pubblici dibattimenti
martedì 7 febbraio 2006 dalle ore 9:30 alle ore 16:10 mercoledì 8 febbraio 2006 dalle ore 9:30 alle ore 18:45 giovedì 9 febbraio 2006 dalle ore 9:30 alle ore 18:45.
Sentiti § Il Procuratore pubblico, per la sua requisitoria, il quale chiede la conferma dei fatti così come esposti nell'atto di accusa. Afferma che il racconto reso dalla vittima, malgrado alcune contraddizioni, è credibile. Elenca gli indizi che corroborano la versione di PC 1 Tra questi la posizione del telefono al momento dell'arrivo degli amici, la presenza di ematomi sul suo corpo - che se non testimoniano di una violenza accesa - di sicuro contraddicono la versione dei fatti resa da AC1 e le frasi riportate da PC 1 in discorso diretto.
A conferma, poi, della veridicità del racconto di PC 1 il PP sottolinea l'assenza di un movente volto a dire il falso. Non vi è malignità nella vittima che, peraltro, intratteneva con l'accusato un buon rapporto di amicizia. PC 1 non può nemmeno aver agito per vendetta: le sue azioni dopo la violenza subita, l'atteggiamento di autocolpevolizzazione, la lunga esitazione prima di prendere la decisione di denunciare i fatti sono circostanze che negano un movente di vendetta o di rivalsa. PC 1 non nega di avere invitato AC 1 a casa sua, lo scopo però non era quello di avere un rapporto sessuale bensì quello di ringraziarlo per l'aiuto che questi le aveva prestato quel pomeriggio.
Il PP anticipa le argomentazioni difensive fornendo una spiegazione alle apparenti contraddizioni presenti nei verbali della vittima e ancora nella sua deposizione in aula, affermando che la donna, quando parla, è un fiume in piena e che peggiore, nel suo caso, sarebbe stata una versione dei fatti lineare e perfetta frutto di una memorizzazione. Altri indizi a sostegno della credibilità della vittima sono la sua paura di ritornare al proprio domicilio, la decisione di buttare via il divano malgrado la sua situazione di quasi indigenza, le condizioni pietose in cui venne trovata dai vicini ed amici e poi l'inverosimiglianza della dinamica fredda con la quale PC 1 avrebbe avuto il rapporto sessuale con AC 1, vista la sua passionalità ed irruenza. Non una parola, non un'effusione, niente. Nemmeno un saluto alla fine del rapporto. Ad aggiungersi alla lista degli indizi convergenti sopra esposti, vi sono le escoriazioni presenti sul corpo della vittima ed anche quelle sul corpo di AC 1 per le quali egli non riesce a spiegazioni verosimili. Altro elemento a conforto della credibilità della vittima è il fatto che, non appena subita la violenza, corre in bagno a lavarsi più volte. I precedenti di AC 1, benché lontani nel tempo, ne forniscono una personalità violenta e abituata ad ottenere quello che vuole nel momento in cui lo vuole, noncurante dei rifiuti. La personalità di AC 1, illustrata dal perito, è compatibile con il racconto della vittima.
Stante la credibilità della vittima, il PP chiede inoltre la conferma in diritto dell'atto di accusa limitatamente al reato di violenza carnale ritenendo la coazione sessuale assorbita dall'art. 190 CP. Nella commisurazione della pena, il PP - pur tenendo conto del lungo tempo trascorso e delle attenuanti generiche del buon comportamento e del fatto di essersi nel frattempo sposato - chiede che AC 1 venga condannato, vista anche l'assenza di pentimento, ad una pena di 30 mesi di detenzione da espiare.
§ RC 1, patrocinatore della Parte civile, il quale esordisce criticando l'apparato giudiziario che ha atteso 9 anni prima di portare AC 1 davanti ad una Corte giudicante. Sui fatti dichiara che a PC 1 non può essere rimproverata alcuna leggerezza. La donna pensava di trovarsi in compagnia di un amico. DF 1 è una donna spontanea, gentile ed aperta al contatto. Il suo modo di vestire, per niente provocante, è la dimostrazione che non è una donna facile e disponibile.PC 1 è, sì, un torrente in piena quando parla, ma questo elemento è semplicemente indicativo della sua persona e ne conferma la spontaneità e l'assenza di calcolo. Enumera gli elementi oggettivi a conferma del dire della donna. Tra questi annovera i graffi e i lividi sul corpo. Tali segni - in particolare quelli riscontrati sul suo corpo - testimoniano che la donna è stata effettivamente tenuta per i polsi. Per questi segni AC 1 non ha saputo dare spiegazioni. La Difesa ha accusato PC 1 di non essere stata lineare, ma nemmeno AC 1 lo è stato così come è emerso in aula dalla lettura delle sue dichiarazioni. AC 1 ha addirittura cercato di barare sui suoi precedenti penali. L'accusato manca di coerenza. Per quanto concerne la credibilità della vittima, RC 1 afferma che, se è ben vero che per alcuni elementi del racconto vi sia stata della confusione, è altresì vero che questi vanno visti nel loro insieme e contestualizzati: la vittima aveva tutti i diritti di essere sconvolta ed in stato confusionale. Questo fatto è stato accertato dai vicini ed amici di casa che hanno testimoniato di non averla mai vista così sconvolta. Con l'andar del tempo e riacquistata la calma, il ricordo degli avvenimenti di quella sera si è cristallizzato. Il racconto è, quindi, lineare e le apparenti divergenze vanno attribuite semplicemente all'effetto del telescopage riscontrato in casi di violenza. Non troverebbe spiegazione la sindrome postraumatica vissuta da PC 1 dopo i fatti se essi non si fossero svolti così come lei li ha raccontati. Inoltre, tutte le persone che l'hanno vista subito dopo i fatti hanno riferito che la donna era sconvolta, escludendo che il suo stato potesse essere frutto di finzione. Non regge neppure la tesi della vendetta, visto che la donna ha esitato a lungo prima di prendere la decisione di denunciare quanto avvenuto. Neppure il movente di lucro può entrare in gioco. PC 1 sapeva, infatti, che AC 1 era un semplice impiegato comunale con limitate risorse finanziarie. A favore della credibilità della donna gioca anche la sua persistenza nell'affrontare l'iter giudiziario ed i ripetuti interrogatori, non da ultimo la sua audizione in aula seguita da una corsa in bagno poiché colta da malore. Sottolinea come i precedenti penali di AC 1 siano indicativi di una personalità violenta. Tutti gli episodi presentano un denominatore comune: AC 1 non riesce ad accettare un rifiuto e, quando eccede, nel bere diventa aggressivo. Per AC 1 è importante dare sfogo ai propri desideri poiché è persona egocentrica, fredda e di scarsa empatia. Conclude, quindi, chiedendo la conferma dell'atto di accusa così come richiesto dal PP e chiede che AC 1 venga condannato al pagamento di fr. 30'000.-- più interesse annuo al 5% a decorrere dal 3 maggio 1997 a titolo di risarcimento per torto morale; fr. 424.90 più interesse annuo al 5% a decorrere dal 1 agosto 1997 e fr. 39'257.65 ed interessi al 5% dal 9 febbraio 2006 a titolo di risarcimento danni materiali così come esposto, ed in parte corretto nel corso del dibattimento, nell'istanza di risarcimento di data 6.2.2006 cui rinvia per i dettagli.
§ DF 1, difensore di AC 1, per la sua arringa, il quale esordisce osservando che la ricostruzione dei fatti in aula non ha permesso di chiarire i molti dubbi, già emersi durante l’inchiesta. Afferma che nessun nuovo elemento è stato aggiunto all'incarto dal giorno in cui è stato emesso il decreto di abbandono: questo indica come il nuovo atto d’accusa sia semplicemente un atto dovuto a seguito della decisione della CRP (peraltro non motivata). Che il PP sia poco convinto della fondatezza dell’atto di accusa lo indicano, poi, il fatto che l'unico atto istruttorio conseguente alla decisione della CRP ed all'annullamento dell'atto di accusa privato è stato l'audizione in cui il PE 2 ha addirittura relativizzato le sue conclusioni peritali e la scelta di deferire AC 1 davanti ad un giudice unico e non davanti ad un Assise criminale. DF 1 evidenzia, poi, sempre a sostegno della tesi secondo cui lo stesso PP è “poco convinto” delle accuse che egli muove a AC 1 il fatto che, nella sua requisitoria, egli ha sollevato numerose perplessità ed argomentazioni che, in realtà, sono tipiche argomentazioni difensive.
Continua, poi, rilevando come, essendo il processo di natura indiziaria, determinante è la credibilità della vittima che, in concreto, non solo è caduta in numerose contraddizioni, ma ha addirittura mentito, decidendo di dire la verità solo se sollecitata da riscontri inequivocabili.
La Difesa prosegue evidenziando una serie di contraddizioni in cui PC 1 è caduta e che ne minano la credibilità:
La prima riguarda il toccamento dei seni sul divano che è stata riferita soltanto durante la quinta audizione della donna.
La seconda riguarda la questione del tatuaggio di cui la donna ha parlato per la prima volta in aula.
La terza riguarda la questione dell'aver o meno fatto vedere i seni a AC 1 al bar, questione su cui la donna ha cambiato diverse volte versione.
La quarta, più che una contraddizione è una menzogna vera e propria ed è quella relativa all'aver offerto dell'hashish all'accusato. PC 1 ha, in un primo tempo, negato di aver offerto dello stupefacente a AC 1 per poi ammetterlo solo dopo aver avuto conoscenza del risultato delle analisi tossicologiche. Perché negare? La giustificazione data, ovvero quella della paura di incappare in un procedimento penale, non regge. Si tratta di una semplice contravvenzione e la donna non poteva non saperlo poiché in passato aveva già avuto dei precedenti per consumo di stupefacenti. È, quindi, evidente che la ragione che ha indotto PC 1 a negare il consumo di hashish non può che essere quella di non far pensare agli inquirenti che il suo stato psicofisico fosse alterato.
La donna ha, poi, mentito anche per quanto riguarda il coito orale. La sua credibilità viene, quindi, a cadere.
Per quanto concerne, poi, l'elemento del disordine dell’appartamento, ritenuto dagli inquirenti quale elemento indicativo dell'avvenuta violenza, la contestazione porta sull'accertamento, sollecitato dalla difesa, secondo il quale fu proprio PC 1 dopo la partenza di AC 1, a mettere sottosopra il divano.
La sesta contraddizione è duplice ed è relativa all'uso ed al destino della bottiglietta di birra. PC 1 ha riferito, infatti, in un primo momento che la bottiglietta era andata in frantumi. Soltanto in un secondo momento la donna ha dichiarato di averla riposta in terrazzo con le altre bottiglie di birra. Chiamata a chiarire tale contraddizione, la donna non ha saputo fornire alcuna spiegazione. Le contraddizioni della donna, poi, si estendono anche all'effettiva introduzione o, invece, semplice tentativo di introduzione della bottiglia nella vagina.
Poco verosimile, poi, è il racconto di PC 1 quando afferma che AC 1, prima di lasciare il suo appartamento, le avrebbe detto "mi sento un verme". Tale affermazione mal si concilia con la personalità dell'accusato ed è, quindi, ulteriore fonte di dubbi.
Altro elemento che non trova una ragionevole spiegazione è il fatto che PC 1 non ricordi quando AC1 si è spogliato.
Altro elemento riferito da PC 1 che non trova ragionevole spiegazione sono le urla che si sarebbero protratte per tutto il periodo di violenza poiché, se così fosse stato, qualcuno avrebbe dovuto sentirle visto che le finestre erano aperte. Ma così non è stato.
L'ottava contraddizione riguarda l'assenza di linearità sulla tempistica tra il coito orale e l'introduzione della bottiglietta.
La nona contraddizione riguarda la composizione o meno del numero della polizia.
La decima contraddizione emerge dalle note del PE 2 che ha scritto che la donna gli ha riferito che, al momento in cui AC 1 le mise le mani addosso, lei era nuda mentre le dichiarazioni di PC 1 in inchiesta sono diverse poiché lei ha sempre detto che tutto cominciò con AC 1 che cercava di slacciare i lacci del body.
Le incongruenze nel racconto della donna sono decisive per far sorgere il dubbio sulla sua credibilità.
Indicativa è, a questo riguardo, la circostanza desumibile dalla nota professionale RC 1 in particolare in punto alle 10 ore spese in colloqui con la cliente in vista del dibattimento. Tale fatto è indicativo della coscienza della necessità di guadagnare una credibilità persa.
Alla poca credibilità della vittima si aggiunge l'assenza di riscontri oggettivi che possano in qualche modo corroborarne le affermazioni.
Il patrocinatore di AC 1 ritiene, poi, come gli abusi subiti in giovane età da PC 1 i maltrattamenti subiti dalla madre, la presenza di sentimenti di abbandono riferiti dal perito e, non da ultimo, il consumo di hashish abbiano in qualche modo avuto un ruolo in tutta la vicenda. Egli avanza l’ipotesi secondo cui PC1 abbia dato un iniziale consenso per poi rinnegarlo durante o dopo il rapporto sessuale (il fenomeno del rinnegato assenso è conosciuto in psichiatria).
Alle considerazioni sopra esposte, aggiunge come nessuna delle costatazioni oggettive sia decisiva poiché con i "verosimilmente" non si possono condannare le persone. Lamenta gli esiti della testimonianza del dottor TE 6 e ravvede una mancanza da parte dell'accusa nel non avere effettuato a suo tempo gli accertamenti del caso. Non è sufficiente la semplice visione di fotografie come quella fatta al medico legale AC 1 per avere una minima certezza sulla natura o meno delle escoriazioni/ematomi rinvenuti sul corpo di AC 1 nel 1997.
Il disordine osservato nell’appartamento non assurge ad indizio univoco poiché è stata PC 1 ad averlo provocato. Le testimonianze non hanno, quindi, alcuna rilevanza. La compagna di AC 1 (l'attuale consorte) non ha notato nulla di strano nel comportamento dell'accusato quella sera. La personalità di AC 1 non va analizzata alla luce di precedenti penali lontani nel tempo e, soprattutto, non alla luce di decisioni di abbandono. PE 1 stesso ha relativizzato la credibilità della presunta vittima. Per quanto concerne poi il mancato saluto, la Difesa non vi ravvede alcun elemento decisivo. Non sono né l'educazione né la gAC1teria di AC 1 in questione bensì un’accusa di violenza carnale. Inoltre è pure possibile che, a seguito del rinnegato assenso, il AC 1 abbia notato un cambiamento nel comportamento della donna che lo abbia lasciato esterrefatto e, quindi, si sia comportato così come da lui dichiarato. In conclusione, sono troppe, a mente della difesa, le incongruenze, le menzogne, le ritrattazioni ed i dubbi. Ha ragione il PP quando dice che qualcosa è successo. Ma cosa sia successo non è ancora chiaro e, quindi, questo dubbio deve per forza condurre all'assoluzione di AC 1 con conseguente decadimento delle pretese di PC.
§ Il Procuratore pubblico in replica precisa di avere deferito AC 1 alle assise correzionali per effetto del riconoscimento dell'attenuante del lungo tempo trascorso (art. 64 e 65 CP). La procedura stessa prevede che la CRP non motivi le decisioni di atti di accusa privati. Il disordine nell'appartamento non è mai stato considerato un elemento decisivo ed è sempre stato chiaro alla pubblica accusa che la PC 1 stessa avesse ribaltato i cuscini del divano per pulire le macchie di sperma. Non vi sono agli atti indizi o elementi che portino alla conferma di un assenso rinnegato. La PC 1 ha sempre dato la stessa versione dei fatti, il nocciolo del suo dire è sempre stato lo stesso.
§ L'avv. RC 1 patrocinatore della Parte civile, in replica sottolinea come la tesi del rinnegato assenso per quanto possa essere suggestiva non trovi alcun indizio concreto a suo sostegno. Non vi è alcun elemento che porti a dire che PC 1 avesse dato un iniziale consenso ad un rapporto sessuale con AC 1, al contrario tutto (ed in particolare la porta e le finestre aperte) indica che PC 1 non aveva invitato AC 1 con l'idea di avere un rapporto sessuale. Per quanto concerne le urla, va detto che se nessuno le ha sentite è perché, per una sfortunata coincidenza, nessuno in quel momento si trovava in casa. In passato infatti quando la PC 1 aveva litigato con il suo compagno la vicina di casa si era precipitata a vedere se fosse tutto apposto. Per quanto concerne le 10 ore di colloquio l'avv. RC 1 contesta che siano state utilizzate per riacquistare una "credibilità persa", bensì sono compatibili con la personalità della signora PC 1 dalla quale non si può prescindere nella lettura degli atti. Per la gran parte della durata dei colloqui, la PC 1 ha riferito al suo legale la sua situazione lavorativa, famigliare. A comprova di ciò, ovvero del fatto che la PC 1 non abbia imparato la lezione a memoria, testimoniano la versione dei fatti resa in aula. Contesta inoltre le accuse rivolte dalla Difesa in punto alle asserite menzogne: la PC 1 è troppo ingenua e manca di malizia. Non ha mai mentito con l'intenzione di nascondere la verità. Se è vero che ha negato di avere consumato l'hashish è altresì vero che non si è opposta all'esame delle urine. Se vi sono state delle contraddizioni nel suo dire queste sono dovute ad errori e dimenticanze, ritenute le sue particolarità. Lo stato della PC 1 in aula durante la sua audizione parla a favore della sua credibilità. La donna tremava ed al termine della sua audizione è andata in bagno a vomitare.
§ DF 1, difensore di AC 1, in duplica ribadisce le sue contestazioni in punto alle menzogne ed alle contraddizione del dire della PC 1 sottolineando per contro la linearità delle dichiarazioni del suo cliente. Aggiunge, ripercorrendo il decreto d'abbandono del 1999 che la stessa pubblica accusa si interrogò sull'esistenza di una via d'uscita. Sottolinea come a PE 2 la donna avesse detto che AC 1 "non mi capiva" quale indizio che un iniziale consenso fosse stato dato ed eccepisce l'irrilevanza del fatto che la porta di casa non fosse stata chiusa a chiave poiché il suo compagno, che per altro era fuori cantone e il suo ritorno non era previsto a breve, era in possesso della chiave di casa.
Posti dal Presidente, con l'accordo delle Parti, i seguenti
quesiti: AC 1
1. E’ autore colpevole di:
1.1. violenza carnale
per avere
a __________, Via ____________________,
in data 3 maggio 1997, fra le ore 18.30 e le 19.30,
usando minaccia, violenza e pressioni tali da renderla inetta
a resistere, costretto PC 1 a subire contro la sua volontà una congiunzione carnale?
e meglio per avere
nelle surriferite circostanze di luogo e tempo,
dopo averla accompagnata al proprio domicilio
ed essere salito siccome invitato nel di lei appartamento
per consumare una birra, minacciandola verbalmente di percuoterla e violentarla, obbligandola a sdraiarsi sul divano
e dopo averle slacciato il bottone e la cerniera dei pantaloni, costringendola a svestirsi completamente,
ignorando le richieste di PC 1 a voler desistere,
nonché i suoi tentativi di sottrarsi alle sue prese,
dopo aver tentato di penetrarla analmente,
di introdurle nella vagina il collo della bottiglia di birra
nonché dopo averla costretta a prendere in bocca il suo pene, bloccandola, allargandole le gambe e costringendola a togliere
le mani dalla vagina, introducendole il suo pene nella vagina
ed eiaculando parzialmente in lei,
costretto PC 1 a subire la congiunzione carnale?
1.2. coazione sessuale tentata e consumata
per avere
nelle surriferite circostanze di luogo e di tempo
usando minaccia, violenza e pressioni tali da renderla inetta
a resistere, costretto PC 1 a subire contro la sua volontà
atti analoghi alla congiunzione carnale
rispettivamente altri atti sessuali?
e meglio per avere
palpeggiato il seno destro di PC 1
afferrato la di lei mano posandola sul suo pene in erezione, tentato d'introdurle nella vagina il collo della bottiglia di birra, girato PC 1 di spalle e appoggiando il suo pene in erezione
fra le natiche, tentato di penetrarla analmente,
ed inoltre abbassando con le proprie mani la testa di PC 1
verso il proprio membro nell'intento di ottenere un coito orale, costretto PC 1 a prendere in bocca il suo pene,
e meglio come descritto dall’atto di accusa?
2. Ha agito in stato di scemata responsabilità?
3. Può beneficiare dell'attenuante del lungo tempo trascorso?
4. Vi è stato in concreto la violazione del principio della celerità?
5. Può beneficiare della sospensione condizionale della pena?
6. Deve essere condannato al pagamento dell’indennità alla parte civile?
Considerato in fatto ed in diritto
1. vita di AC 1
AC 1 è nato a __________ il 14.6.1961, penultimo di sette figli (4 maschi e 3 femmine).
Il padre era operaio di un'impresa di carburanti.
La madre, originaria di __________, era casalinga.
AC 1 ha trascorso un'infanzia ed un'adolescenza apparentemente senza problemi, frequentando, senza gloria né infamia, le scuole dell'obbligo (le elementari a __________ e le medie a __________) terminate le quali iniziò a lavorare presso __________ di __________ come magazziniere.
La madre dell'imputato morì nel 1981.
Due anni dopo, nel 1983, la stessa sorte toccò al padre.
Attorno ai 20 anni, l'imputato, attratto da un salario più alto, lasciò il posto di lavoro presso __________ per passare alle dipendenze dell'impresa edile __________, di __________, come manovale.
Dopo 4 o 5 anni venne licenziato per assenteismo.
Lavorò, poi, per un paio di mesi, sempre come manovale a Zurigo.
Rientrato in Ticino, stentò a trovare lavoro fino a quando, attraverso la pubblica assistenza, ottenne un impiego di operaio comunale alle dipendenze del comune di __________ (tagliare erba, curare le strade, spazzino).
AC 1 ha assolto il suo obbligo militare seguendo la scuola reclute nel __________ ad __________ come fuciliere e, poi, tutti i corsi di ripetizione, l'ultimo dei quali nel 1996.
All'epoca dei fatti oggetto del presente atto di accusa, AC 1 conviveva, da quasi 9 anni ormai, con __________, 33enne, segretaria presso la __________.
La relazione stabile non gli impediva di frequentare altre donne e di concedersi - come dichiarato al perito - "qualche avventura".
Queste avventure AC 1 se le concedeva con una certa regolarità.
Al PP, ha dichiarato che "poteva capitargli ogni due o tre mesi di incontrare una donna e di avere un rapporto sessuale con lei" (27.5.1997).
A proposito di queste avventure, AC 1 ha aggiunto che "non è mai successo che qualcuna di queste si fosse lamentata del mio comportamento, probabilmente erano state soddisfatte" (27.5.1997).
In aula, AC 1 si è avvalso della facoltà di non rispondere.
Non è stato possibile, perciò, avere altre informazioni nemmeno sulla sua vita se non che, nel frattempo, AC 1 ha sposato l'allora sua convivente, che dal matrimonio non sono nati figli e che lui continua, come allora, a lavorare per il comune di __________.
2. precedenti penali
I suoi precedenti mostrano che AC 1 - almeno per un certo periodo della sua vita - non ha né interiorizzato né concretizzato nei suoi rapporti personali i principi della non violenza e dell'amore universale.
In effetti, il 21.7.1981 AC 1 è stato condannato per lesioni semplici e danneggiamento a fr 480.- di multa. Ritenendo di dover vendicare un torto subito ad opera di un paio di turisti tedeschi che soggiornavano in un campeggio ad __________, la sera del 20.7.1980, il nostro (sembra anche munito di un bastone), insieme ad alcuni amici (sembra, in possesso di catene, nunciako, tirasassi e altre amenità del genere), in una stradina buia, aveva assalito e picchiato di santa ragione un giovane turista, risultato, poi, peraltro, del tutto estraneo al "torto" che quei coraggiosi esponenti della gioventù nostrana volevano vendicare.
Sempre nel 1981, AC 1 è stato oggetto di un procedimento penale a seguito della denuncia di una ragazza (e del di lei padre) secondo cui il giovane (AC 1 aveva all'epoca 20 anni) avrebbe approfittato di lei. Per quei fatti (che avrebbero, se provati, configurato secondo gli inquirenti di allora i reati di lesioni semplici intenzionali e di atti di libidine violenti), il procedimento penale venne abbandonato per insufficienza di prove (AC 1 aveva sostanzialmente ammesso i fatti ma sostenuto che la ragazza era consenziente). Tuttavia, AC 1 venne condannato per vie di fatto. Il nostro - e fu ciò che fece scoppiare il bubbone e la denuncia - aveva colpito la ragazza con un schiaffo al viso, sembra per "svegliarla" e convincerla a rispondere in modo adeguato alle domande che lui le faceva (cfr. rapporto preliminare di polizia 24.9.1981 pag. 3).
A proposito di questo procedimento penale, durante l'inchiesta pre-dibattimentale AC 1 ha dichiarato quanto segue:
" Ci ho pensato e ora mi ricordo. Non so più in che anno è accaduto. C'era stata una ragazza che diceva che l'avevo toccata con le dita. Ero stato chiamato in polizia. Hanno fatto il verbale e mi hanno lasciato andare. Poi non ho più saputo niente. Non mi ricordo come si chiamava la ragazza. Penso che quello che aveva detto la ragazza non era vero perché altrimenti mi avrebbero messo in prigione" (27.5.1997)
E' vero che il tempo stempera i ricordi.
Tuttavia, il fondare la propria consapevolezza del consenso della ragazza sul fatto di non essere finito in prigione lascia perplessi.
Il 2.4.1984 AC 1 venne nuovamente condannato per vie di fatto e minacce.
Si trattava di due episodi. Uno avvenuto il 6.12.1981 e il secondo l'8.8.1982.
In quello del 1981 AC 1, innervosito per il rifiuto della gerente di un bar di servirgli da bere, scavalcò il bancone del bar per ottenere soddisfazione minacciando di picchiarla.
Nell'altro episodio, AC 1 picchiò ”senza un motivo plausibile” (cfr. decreto d’accusa 2.4.1984) due giovani campeggiatori.
Va detto che la memoria di AC 1 ha fatto cilecca su tutti i suoi precedenti penali.
Di essi, più volte interrogato, AC 1 ha dichiarato di non ricordare nulla se non un alterco con un poliziotto comunale di __________ che lo aveva "ingiustamente accusato di aver commesso furti per i quali venni assolto." (AC 1 5.5.1997; cfr, pure, 14.5.1997 e 16.5.1997)
Infine, con DA 6.12.1999, AC 1 è stato condannato a 1 mese di detenzione sospeso condizionalmente per 3 anni e fr 1200.- di multa per circolazione in stato di ebrietà.
Da allora, AC 1 non ha più avuto problemi con la giustizia (doc. TPC 7).
3. Sulla personalità di AC 1 è stato interrogato, durante l'istruttoria pre-dibattimentale, soltanto __________ gerente del Bar da __________ di __________, che si è espresso nei seguenti termini:
" AC 1 è un mio cliente. Non ho nulla di particolare da dire sulle due persone citate. (…) Il __________ è un cliente di tutti i giorni. Generalmente beve una birretta mentre che al sabato qualcuno di più. Ho già avuto modo di vedere il AC 1 ubriaco sia qui da me che in altri EP. È una persona che quando beve non si addormenta ma al contrario lo eccita. Intendo dire che quando è bevuto parla con le mani e alza la voce. Personalmente non ho mai avuto problemi con lui." (PS 7.5.1997)
Il PE 1, incaricato di allestire una perizia psichiatrica su AC 1, lo ha descritto così:
" Egli presenta un lieve disturbo di personalità (psicopatia) caratterizzato, oltre che da una generale "rozzezza" (pur in presenza di potenzialità intellettive del tutto normali), da anaffettività e da egocentrismo con scarsa capacità di empatia e di aver riguardo per gli altri (tratti che lo avvicinano al disturbo schizoide di personalità), da tendenze impulsive poco controllabili specialmente di fronte a provocazioni aggressive o sessuali. Esso si è andato sviluppando "ab ovo" (per così dire) e sembra essere stato determinante anche nella dinamica dei precedenti del peritando, il quale si era sentito provocato tanto dal gruppo di ragazzi quanto dalla gerente del locale notturno e, sia pure in altro senso, anche dal comportamento sessualmente invitante e per lui ambiguo della ragazza."
(perizia, AI12 pag. 17)
4. PC 1 nata nel __________ ha trascorso l'infanzia affidata alle cure della nonna materna siccome la madre – nubile e costretta a lavorare - non riusciva ad occuparsi in modo adeguato di lei.
Ormai ragazzina, attorno ai 10/11 anni andò a vivere con la madre che, nel frattempo, si era sposata con un uomo che non era suo padre.
Gli anni trascorsi con la madre non furono un periodo felice.
Da un lato poiché - sembra - la madre non andava molto per il sottile per quanto riguarda i metodi di correzione. D'altro lato, e soprattutto, perché il patrigno ebbe verso di lei un interesse malsano che arrivò, quando la ragazzina era sui quindici anni, anche a vere e proprie richieste di prestazioni sessuali.
Come spesso purtroppo accade, la madre, tra il marito e la figlia, scelse il primo.
PC 1 che denunciò il patrigno quando le sue attenzioni si fecero insopportabili, non venne creduta.
Così lasciò la casa della madre e andò a vivere in un istituto.
Iniziò un apprendistato come sarta, ma non lo portò a termine.
Tra i 17 e i 18 anni lavorò come barmaid in un club notturno.
In seguito, lavorò come cameriera. Ebbe raramente dei posti fissi ma riuscì sempre a vivere del suo lavoro, in modo indipendente e senza chiedere nulla a nessuno.
All'epoca dei fatti di cui all'atto di accusa, PC 1 allora __________enne, lavorava da circa 6 mesi al bar da __________ e aveva da circa 10 anni una relazione fissa con un giovane impiegato di commercio.
Si trattava di una relazione importante e serena:
" ADR che __________. da una decina di anni ha una relazione amorosa con __________. Questi quando sono avvenuti i fatti era assente a __________ per lavoro. Fra loro due le cose vanno bene, sono molto innamorati uno dell'altro." (PS __________ 7.5.1997)
Questa relazione continua tuttora.
A conferma della solidità di tale relazione, va detto che __________ è stato accanto a PC 1 durante la maggior parte della sua audizione in aula.
In aula, PC 1 ha raccontato di avere, poi, dopo i fatti, iniziato a lavorare presso l'Unione farmaceutica. Dopo alcuni anni, purtroppo, scoprì di essere affetta da retinite pigmentosa, una malattia genetica che la porterà alla cecità.
Da alcuni anni, avendo già forti difficoltà visive (in aula, il verbale ha dovuto esserle letto) che le impediscono l'esercizio di qualsiasi attività lavorativa, è al beneficio di una rendita di invalidità.
Riguardo l'esperienza con il patrigno, in aula PC 1 ha dichiarato che questi, alcuni anni or sono, ha finalmente ha ammesso di avere fatto quel che lei aveva denunciato. Con la madre, finalmente consapevole, le cose andrebbero ora un po' meglio.
PC 1 non ha figli.
5. Secondo le dichiarazioni praticamente concordi delle persone sentite, PC 1 è una persona semplice, tranquilla ed affidabile con l' unico difetto di essere troppo ingenua e fiduciosa:
" PC 1 non mi ha mai creato problemi di sorta se non che parlava molto con i clienti. A mio avviso è una ragazza un po’ ingenua che dà troppa confidenza. (…) __________ beve un birrino saltuariamente e cioè una volta la settimana forse (…) Come ho già detto __________ per me è un po’ ingenua e distratta. È sempre però venuta a lavorare e anche se fare la cameriera non è il suo mestiere se l'è sempre cavata. Da quel poco che la conosco è una ragazza credibile e affidabile (…). __________ non è mai stata vestita in modo provocante. Jeans e pullover."
(PS __________ 7.5.1997)
" Conosco PC 1 dal 1987. Siamo molto amiche anzi come sorelle. Fra di noi vi è molta intimità. Ci confidiamo i nostri segreti.PC 1. è troppo ingenua. Ha fiducia in tutto e di tutti. È troppo buona. È sempre disponibile con gli altri. Trascura se stessa a favore degli altri. (…)
Lei ha sempre avuto problemi ma ha sempre reagito bene. (…)
PC 1 tendenzialmente cerca di nascondere tutto ciò che la fa soffrire e più con altri generalmente sminuisce, sdrammatizza le situazioni.
Non ha mai raccontato bugie." (PS __________ 7.5.1997)
" PC 1 la reputo una persona credibile, allegra e onesta."
(PS __________ 22.5.1997)
" PC 1 è una ragazza allegrissima e piena di vita. (…) Conosciamo PC1 come una ragazza tranquilla. Ci si trovava o a casa nostra o a casa sua a prendere il caffè o a cena. Non ci ha mai disturbati in alcun modo. Secondo noi è una ragazza affidabile. (…) Noi non l'abbiamo mai vista né ubriaca né eventualmente sotto l'influsso di stupefacenti. (…) PC1 veste sempre in jeans e maglietta o pullover. Mai l'abbiamo vista con abiti succinti o provocanti."
(PS __________ e __________ 8.5.1997)
" Conosco PC 1 dal 1985. È una ragazza espansiva, facile al dialogo. Per quanto la conosco io, è comunque una giovane serie, credibile e attendibile. (…) ADR che io non ho mai visto PC 1 ubriaca."
(PS __________ 7.5.1997)
Sulla personalità di __________ si è, poi, espressa anche la dott. __________, sua ginecologa:
La PC 1 è mia paziente dal 1989 e dai colloqui durante i periodici controlli ho avuto l’impressione di una persona sincera e affidabile, con un atteggiamento positivo verso la vita malgrado le sue passate vicissitudini di carattere affettivo non di poco conto” (allegato 7 istanza di risarcimento 6.2.2006 doc. TPC 13)
Il dott. PE 2, incaricato di effettuare una perizia di attendibilità, così si è espresso sulla donna:
" La peritanda è una donna d'intelligenza media, con un passato difficile, che però è riuscita ad affrontare, costruendosi un carattere relativamente adattabile e flessibile, capace di esprimere fiducia e di avere relazioni intense e prolungate con gli altri. Nel contempo, appare aperta, diretta, con una buona comunicatività, ed una buona capacità di ascolto nei confronti degli altri.
Non si rileva dunque una patologia particolare nella peritanda. Anche sul piano sociale ha dimostrato una sufficiente adattabilità e una duttilità nelle scelte. Sa cambiare in fretta, sa accontentarsi, non resta con le mani in mano." (perizia AI 24 pag. 7)
Inoltre, il PE 2 ha osservato che, al di là dell'agitazione comprensibilmente presente alla rievocazione di quanto accaduto, la donna presenta un pensiero che "scorre relativamente tranquillo" senza contenuti abnormi, persecutori, deliranti né megalomaniaci e neppure senza idee depressive o di disvalore personale.
Lo psichiatra, dopo avere concluso che la donna non presenta nessuna malattia di tipo psichico, ha osservato che la stessa "è una persona d'intelligenza media , senza una grande scolarità ma con un buon dominio del linguaggio e bene integrata sul piano sociale" ed ha continuato la sua osservazione rilevando che nella donna, perfettamente cosciente della gravità delle accuse rivolte a __________, non ha riscontrato una particolare suggestionabilità e che non ha individuato particolari circostanze "che congiurino a renderla influenzabile".
Lo psichiatra, riguardo l'affidabilità generale della donna, ha poi rilevato quanto segue:
" anche i suoi organi di senso sono normali e lei medesima ha un grado di intelligenza che le permette di valutare sia sé stessa e i propri sentimenti, sia di esprimere una volontà sufficientemente illuminata, sia di capire il senso delle circostanze in cui viene a trovarsi" (AI24 pag. 9)
6. Come visto, nel maggio 1997, PC 1 lavorava come cameriera nel bar da __________.
Pur cosciente della necessità di mantenere con i clienti un rapporto di natura professionale, la donna - secondo quanto raccontato in aula - aveva per ognuno di loro quelle piccole attenzioni che davano agli ospiti la sensazione di essere bene accetti e la voglia di tornare.
Ai bambini offriva piccoli giocattoli o fogli e matite colorate per disegnare. Accoglieva con piacere anche i clienti accompagnati da un cane cui offriva sempre una ciotola con dell'acqua. A tutti, poi, nei limiti consentiti da un locale con molti clienti, cercava di offrire attenzione e cordialità.
Anche al PE 2 la donna aveva parlato di questo suo modo di interpretare l'attività di cameriera:
" da qualche mese come cameriera presso un esercizio pubblico di __________. Si descrive come una persona volonterosa e piuttosto affabile con i clienti, con cui cerca di allacciare discorso, in particolare, se lo chiedono e di essere cortese" (AI24 pag. 3)
7. AC 1 era un frequentatore abituale del bar da __________ in cui andava praticamente ogni giorno.
Con lui - così come, probabilmente, anche con altri avventori -
PC 1 aveva, col tempo, creato un buon rapporto che, se non era una vera e propria amicizia, vi si avvicinava:
" Prima avevamo un buonissimo rapporto. Credevo di avere trovato un ottimo amico. Parlavamo di un sacco di cose."
(PC 1 6.5.1997)
" AC1 mi stava bene come un buon amico, visto che in cinque mesi avevamo parlato molto e di tanti argomenti" (PC 1 27.5.1997)
Anche di questo rapporto la donna ha parlato al dott. PE 2:
" durante il suo lavoro a __________ aveva conosciuto anche un giovane cliente, un uomo forse di poche parole ma che con lei si sarebbe aperto. Si tratta di AC 1 (..)…Avevano parlato del più e del meno, ma anche di questioni personali, ossia dei problemi di un fratello più giovane di AC 1, di lui stesso che aveva lavorato anche in posti dove era stata anche lei, di un'amicizia di AC 1 finita male e così via.
Di solito, dice la peritanda, lei sa distinguere tra l'aspetto privato e l'aspetto professionale. Sa che bisogna stare attenti ad allacciare amicizie che travalicano il limite tra il professionale e il privato. Tuttavia, in AC 1 aveva avuto l'impressione di avere trovato qualcuno con cui parlare, al di là di alcune banalità che si raccontano in un ristorante
…omissis..
gli aveva detto che si sarebbe sposata presto. Ha saputo soltanto in seguito, e dopo i fatti di cui sarà fatto riferimento, che anche lui intendeva sposarsi ben presto.
Dice di avere avuto l'impressione di avere trovato una persona, un amico, non però un amante: avevano scoperto di avere anche un qualche interesse in comune, come il mountain bike ed avere avuto molti mestieri.
…omissis..
La peritanda ha l'impressione di avere abbassato la guardia nel caso specifico proprio per una specie di simpatia che aveva diminuito la distanza psicologica tra i due" (AI24 pag. 3 e 4)
8. Apparentemente, anche AC 1 considerava la donna un'amica con cui aveva un buon rapporto:
" Si, la conosco da quando ha iniziato a lavorare al ristorante da __________ a __________. D9: Ha mai avuto screzi con questa persona? R9: No, anzi andavamo d'accordo; si rideva e scherzava normalmente."
(PS AC 1 4.5.1997 ore 1.20)
" D: fra lei e la "PC 1 prima di quel sabato, vi erano dei buoni rapporti di amicizia? Eravate in confidenza?
R: Si, effettivamente vi era un buon rapporto di amicizia. Si parlava del più e del meno… cümé i fa tücch…" (PS AC 1 21.5.1997)
Tuttavia, quel buon rapporto non dava luogo a manifestazioni di particolare familiarità fra i due.
Infatti, il gerente del bar ha dichiarato che PC 1 con il AC 1 si comportava come con gli altri clienti:
" Io non ho mai notato particolare intimità fra i due. PC 1 con AC 1 si comportava come con gli altri clienti. Forse si è fatta accompagnare a casa un'altra volta ma non ne sono sicuro."
(PS __________ 7.5.1997)
9. Secondo quanto raccontato da AC 1, già il sabato 26 aprile 1997, tuttavia, l'amicizia scivolò in qualcosa di diverso poiché lui allungò le mani e la ragazza gradì.
In particolare, lui le toccò il seno e la ragazza lo lasciò fare mostrandogli così che ci stava":
" Devo dire che sabato scorso, 26 aprile 1997, presso il ristorante da __________, durante il pomeriggio, in un momento in cui non vi erano altri clienti, io le ho fatto delle avances. L'avevo fatta sedere sulle mie ginocchia e mi ero lasciato andare a dei palpeggiamenti al seno. Lei ci stava. Ricordo anche che c'eravamo messi d'accordo che sabato l'avrei portata fuori a cena. Mai in altre occasioni l'avevo palpeggiata, baciata o altro." (PS AC 1 4.5.1997 ore 10.30)
La donna ha negato di avere permesso al AC 1 di metterle le mani addosso:
" D5: Il AC 1 afferma che durante quel giorno approfittando di un momento in cui non vi erano altri clienti, l'ha palpeggiata al seno e che lei ci stava. Cosa ha da dire in merito?
R5: Rigetto completamente questa affermazione. Io non mi sono mai lasciata mettere le mani addosso AC 1" (PC 1 4.5.1997 ore 17.00)
In aula, PC 1 ha precisato che, effettivamente, ma scherzosamente (già il 4.5.1997 aveva parlato di "battute scherzose"), quel sabato AC 1 la fece sedere sulle sue ginocchia.
Lei accettò, evidentemente prendendola come una delle tante familiarità che usano fra amici o buoni conoscenti, soprattutto in ambienti rilassati e non legati a rigide o precise regole di comportamento quali sono gli esercizi pubblici per i clienti abituali.
Tuttavia, la donna ha precisato di essersi subito alzata ed allontanata non appena AC 1 accennò a toccarle il seno.
Dunque, lei non accettò nessuna avance se non due gesti che, più che delle avances, vanno considerati delle affettuosità, ritenuto, peraltro, che i due non erano soli al bar:
" una carezza al viso che lui mi ha fatto con il palmo di una mano dicendomi che avevo un bel visino e una volta con l'indice della mano destra ha seguito il profilo del mio volto dalla fronte fino alla punta del naso. Questi due fatti sono avvenuti appunto in data 26.4.1997 ma non eravamo soli al bar. Sul posto vi era pure la cliente __________, domiciliata a __________ che ha assistito alla scena. Questa persona, quel sabato, è stata presente al bar dalle ore 1100 fino alle ore 1630 ora in cui io terminavo il mio turno di lavoro."
(PC 1 4.5.1997 ore 17.00)
10. Il 3 maggio 1997 cadeva di sabato.
Perciò, come sua abitudine AC 1, dopo avere accompagnato la convivente a far spese a Ponte Tresa, si apprestava a passare la giornata nei bar con gli amici.
Dapprima fece tappa in due o tre altri esercizi pubblici di cui era pure frequentatore abituale.
Poi, verso le 14.30 arrivò da __________ dove PC 1 - approfittando del fatto che non c'era nessun avventore - stava pulendo il terrazzo con la canna dell'acqua.
Dopo avere servito una birra a AC 1, la donna riprese il suo lavoro di pulizia.
Secondo il racconto della donna, mentre lei era affaccendata nel lavoro di pulizia, AC 1 le si avvicinò e, da dietro, cominciò a baciarla sul collo.
Lei lo allontanò dicendogli, in buona sostanza, che quelle smancerie non le piacevano tanto più che lei avrebbe dovuto sposarsi presto.
AC 1 - sempre nella versione della donna - continuava ad essere invadente e le chiedeva insistentemente di mostrargli il seno. Lei cedette alle insistenze dell'uomo:
" PC1 non si ricorda esattamente come, quando e perché, ma alla richiesta di AC1 di vedere il seno PC1 si è voltata e stupidamente, dopo avergli detto che in piscina avrebbe comunque visto tanti topless, ha allargato il girocollo del body, in modo da accontentare per un attimo AC1" (memoriale 15.5.1997)
In aula, la donna ha precisato che AC1 prese a pretesto della sua richiesta il tatuaggio che il body che lei indossava lasciava in parte scoperto dicendosi interessato a vederlo per intero.
Lei, per accontentarlo, allargò la scollatura del body e gli mostrò il tatuaggio e, con esso, il seno o la sua parte superiore.
Va, a questo proposito, rilevato che della richiesta di AC1 di vedere il tatuaggio, la donna parlò ai medici del Civico che la visitarono la sera del 3 maggio 1997. Di questo, infatti, si trova un'annotazione nella cartella clinica (doc. TPC 6).
Dopo avere viso il tatuaggio - e/o il seno, vista la localizzazione del tatuaggio e il fatto che il seno della donna è piuttosto minuscolo - AC1 si tranquillizzò:
" non ha più fatto una piega, e da lì innanzi non ha più dato fastidio. Dopo sono arrivati altri clienti; AC1 era gentilissimo e non ha più "rotto" (memoriale consegnato al PP il 15.5.1997)
Diversa, già su questi particolari, la versione di AC1.
L'uomo non ha parlato di baci sul collo.
Secondo la sua versione, lui andò subito al sodo, senza inutili preliminari più o meno romantici, palpeggiando il seno della donna che, in sostanza, sempre secondo lui, gradì le sue attenzioni:
" Lei, ci ha raccontato che già quando era presso il bar _______, ha palpeggiato la PC1 e lei ci stava. A noi risulta il contrario. A me invece risulta che lei ci stava."
(PS AC1 4.5.1997 ore 1.20; cfr, anche, 4.5.1997 ore 10.30)
" Ribadisco che già nel pomeriggio, sullo spiazzo retrostante il bar dove lei lavora, le avevo toccato a lungo i seni, con il suo consenso: anzi, volendo toccarle i seni sotto gli abiti, era stata lei stessa a dirmi che portava un body e che per riuscirvi dovevo infilare le mani passando dall'apertura della camicetta."
(GIAR AC1 5.5.1997 ore 16.45)
" Tra l'altro le avevo già toccato un seno nel giardino del ristorante e lei si era lasciata fare. Mi ricordo che PC1 non ha detto assolutamente nulla e si lasciava toccare. Non mi ha respinto e nemmeno si è tirata indietro." (confronto 27.7.1999)
Tuttavia, va detto che su questa questione AC1 non è stato costante.
In particolare, una prima volta disse che lui le toccò i seni mentre erano in piedi.
Un'altra volta, invece, disse che il palpeggiamento avvenne mentre i due erano seduti sugli scalini, intenti a bere una birra:
" Abbiamo poi parlato del più e del meno e poi io mentre entrambi eravamo in piedi, mi sono portato dietro di lei ed ho iniziato a palpeggiarle il seno. Lei si è lasciata fare, ossia non ha opposto resistenza." (PS AC1 4.5.1997 ore 1.20)
" Eravamo seduti sugli scalini della scala che porta in terrazza. Dopo un po’ io ho iniziato a toccare i seni della PC1 Lei non ha detto niente. Ho provato ad alzarle la maglietta ma lei mi ha detto che aveva il body per cui le ho messo una mano dentro il body passando dalla scollatura della maglietta. Lei si è lasciata fare. Poi sono arrivati un paio di clienti per cui ho smesso.."
(PS AC1 5.5.1997 ore 15.50)
11. Quel sabato la donna avrebbe dovuto terminare il suo turno di lavoro alle 16.00.
Tuttavia, il gerente che doveva prendere il suo posto giunse nel bar con una mezz'ora di ritardo.
La donna - che doveva ancora fare delle spese - telefonò al macellaio per dirgli che sarebbe arrivata un po' più tardi.
AC1 - che era ancora lì - si offrì di accompagnarla con la macchina (cfr. PC1 4.5.1997 ore 0,20, 15.5.1997, 27.5.1997, 27.5.1997).
AC1 non è stato sempre costante su questa circostanza.
Alcune volte ha dato la stessa versione della donna (4.5.1997, e 27.5.1997).
Un'altra volta, invece – e si era al 5.5.1997 - l'uomo ha dichiarato che si accordò in merito con PC1 già sul terrazzo, mentre erano soli:
" Siccome quando eravamo solo noi due ci eravamo già accordati che l'avrei accompagnata a casa dopo il turno mi sono fermato ad attenderla. Difatti verso le ore 1630 la PC1 ha terminato il suo turno e con la mia vettura siamo andati a Paradiso a fare la spesa."
(AC1 5.5.1997 ore 15.50)
12. PC1 accettò il passaggio (del resto, AC1 l'aveva già accompagnata altre volte fin sotto casa).
Durante il tragitto parlarono del più e del meno (PC1 4.5.1997).
AC1 l'accompagnò alla Migros di Paradiso.
Posteggiata la macchina, l'uomo raggiunse la donna all'interno del negozio e l'aiutò a portare le borse della spesa.
Poi accompagnò la donna dal macellaio. PC1 comprò della carne. AC1 comprò un cartone di birra.
AC1 fu, in quelle ore, estremamente gentile:
" PC1 in tale occasione non ha mai visto una persona così gentile in vita sua come AC1." (VI PP PC1 15.5.1997)
13. Dopo avere riposto gli acquisti nell’autovettura, i due si avviarono verso il bar _______ dove rimasero circa un'oretta chiacchierando fra loro e con un fratello del AC1 che, di tanto in tanto, aiutava il gerente del citato esercizio pubblico.
AC1 bevve un paio di birre.
La donna soltanto un'acqua minerale.
Poi i due risalirono in macchina per rientrare.
AC1 parcheggiò la vettura sotto casa della donna.
Quest'ultima lo invitò a salire in casa per bere qualcosa, "come si fa fra amici" (PC1 15.5.1997).
AC1 ha, in alcune sue dichiarazioni, dato la stessa versione della donna sul momento in cui gli venne rivolto l'invito a salire in casa (AC1, 4.5.1997, 5.5.1997).
Tuttavia, il 27.5.1997, l'uomo ha dato su questa circostanza una versione diversa:
" Dal _______ io ho preso della birra (Heineken), un cartone da sei. PC1 mi aveva già detto che mi avrebbe invitato a casa sua a bere la birra ed è per questo che l'ho comprata. (…) Poi, in macchina ci siamo diretti verso la casa della PC1. Lei, come mi aveva già detto prima, mi ha fatto salire a bere la birra." (VI PP AC1 27.5.1997)
Durante l'istruttoria pre-dibattimentale, ci si è soffermati sulla questione a sapere se la donna non fosse stata imprudente nell'invitare AC1 in casa (PC1 6.5.1997, 27.7.1999).
Questa Presidente ritiene che quella non fosse la questione cui gli inquirenti dovevano dare una risposta e che domande su quel tema - oltre ad essere irrilevanti per l'inchiesta - non potevano che avere l'effetto di inutilmente colpevolizzare la vittima (o, allora, la presunta vittima).
14. Saliti nell'appartamento, AC1 si sedette sul divano.
La donna gli offrì una birra che aveva nel frigo. Poi andò in camera sua per cambiarsi i vestiti.
Si tolse la camicetta e, sopra il body e i pantaloni, indossò un lungo cardigan di lana che le arrivava alle ginocchia. Tolte le scarpe, calzò delle pantofole di peluche, a forma di animale, alte sulla caviglia.
Poi PC1 - che aveva in casa un pezzetto di hashish - offrì a AC1 "una canna".
Va a questo proposito, detto che, mentre AC1 parlò subito di questa questione, all'inizio la donna negò sia di fare uso di stupefacenti sia di avere offerto quella sera una canna a AC1 (PC1 4.5.1997 ore 17.00).
Tuttavia, pur sapendo che cosa ciò significasse, quello stesso giorno la donna accettò di sottoporsi alla prova delle urine.
Il 14.5.1997, preso atto del risultato positivo dell'analisi delle urine, la donna ammise di avere offerto la "canna" a AC1:
" effettivamente la sera di quel sabato 3.5.1997, a casa mia, avevo un piccolo quantitativo di hashish che ho offerto, sotto forma di spinello, al AC1 e con il quale abbiamo poi fatto qualche tirata assieme. Preciso che avevo in casa questo pezzetto di hashish da molto tempo, penso almeno dal febbraio scorso. Siccome parlando con il AC1 questi mi aveva confidato di avere un trascorso di tossicodipendenza ecco che quella sera gli ho offerto un paio di tiri di hashish. Lui pareva intendersi perché ha pure annusato il coltellino con il quale avevo tagliato l'hashish dicendo che doveva essere di buona qualità. Ho avuto paura di dire alla polizia che avevo consumato dell'hashish perché nell'agosto del 1994 ero stata condannata al pagamento di una multa perché trovata in possesso di grammi 1,3 di hashish e più che altro avevo paura che la mia credibilità su quello che avevo subito poteva risentirne. Devo però dire che il fatto di avere consumato hashish l'ho subito raccontato al mio avvocato. Non intendevo assolutamente sottrarmi alle mie responsabilità ma ho avuto paura."
Va, qui, per inciso, rilevato che la donna non era una tossicodipendente.
Semplicemente, le capitava, a volte, quando qualcuno gliela regalava o a qualche festa, di fumare un po’ di erba o di hashish.
Mai ha consumato droghe pesanti.
Va osservato, poi, a questo proposito, che l'analisi tossicologica delle urine diede esito negativo per AC1.
14.1. AC1 chiede alla donna di sedersi sul divano
Dopo avere fumato, i due continuarono a parlare.
Quindi, AC1 chiese alla donna - che era rimasta seduta, prima in terra dall'altra parte del tavolino e, poi, su una seggiola - di sedersi accanto a lui sul divano.
La donna obbedì:
" Fra un discorso e l'altro AC1 ha chiesto a PC1 di sedersi accanto a lui; PC1 si è seduta accanto a AC1 (che stava in mezzo), sull'angolo dove sta la pianta (quindi vicino alla sedia poltrona). PC1, sedendosi sul divano, ha preso un cuscino celeste con i puntini bianchi, che teneva sulle gambe, con sopra le braccia". (VI PP PC1 15.5.1997)
14.2. AC1 comincia ad allungare le mani
A quel punto - e da qui in poi si riferirà della versione della donna poiché quella di AC1 è diversa e la vedremo in seguito - l'uomo cominciò ad allungare le mani mettendosi a slacciare i lacci del body. La donna lo respingeva ma lui continuava:
" Ad un certo punto AC1 ha cominciato a allargare i laccetti incrociati che sono sul davanti del body. PC1 ha reagito chiedendo gentilmente: "Ma cosa fai? Lascia stare; non voglio assolutamente aprire" ma AC1 andava avanti. PC1 ha tentato di stringere i lacci diverse volte e lui li allargava." (PC1 15.5.1997)
AC1, a quel punto, cominciò ad innervosirsi.
Mise una mano sotto il body, sul seno della donna che lo respinse:
" Quando AC1 mi ha toccato il seno nell'appartamento, la mia reazione è stata quella di togliere dalla scollatura del body la mano del AC1. Mi ricordo di essermi tirata indietro e di essermi protetta con il cuscinetto. Non ricordo esattamente quello che ho detto ma penso di aver detto "ma cosa stai facendo" o qualche cosa del genere.." (confronto 27.7.1999)
14.3. PC1 percepisce la crescente aggressività e il crescente nervosismo dell'uomo
La donna ha riferito di avere a questo momento cominciato a percepire il crescente nervosismo dell'uomo che aumentava ad ogni suo rifiuto:
" Preciso che AC1 era molto nervoso, come se percepisse che qualche cosa non andava come voleva lui. Ho avuto l'impressione che si arrabbiasse sempre di più di fronte ai miei rifiuti."
(CR 8.7.1999)
14.4. l'uomo afferra la mano della donna e la mette sul suo membro
Poi l'uomo le prese con forza una mano e la posò sul suo membro già in erezione:
" Mi afferrava la mano sinistra e se la metteva sul suo membro, nel frattempo si era già sbottonato i pantaloni e mi diceva … adesso mi hai fatto eccitare e adesso paghi." (PS PC1 4.5.1997 ore 00.20)
" Io mi sono accorta che lui era eccitato solo nel momento in cui mi ha preso di forza la mia mano sinistra e l'ha appoggiata sul suo pene che fuoriusciva già dai pantaloni che lui si era parzialmente slacciato." (PS PC1 6.5.1997)
" Da questo momento (ndr: dal momento in cui AC1 le mise una mano sul seno) al momento in cui AC1 ha preso la mano di PC1 mettendogliela sul membro, PC1 non riesce a ricordare esattamente cosa è successo. Ad un certo momento AC1 ha preso il braccio sinistro di PC1 facendole posare la mano sul membro (di AC1) che era in erezione, ancora nelle mutande ma con i pantaloni aperti. AC1 ha detto: "Guarda cosa mi hai fatto". PC1 ha subito ritirato la mano e si è alzata." (VI PP PC1 15.5.1997)
" AC1 mi ha poi preso la mano e l'ha appoggiata sul suo membro in erezione. Mi ricordo che aveva i pantaloni slacciati ma non abbassati e dopo che ha preso la mia mano con forza e l'ha appoggiata sul suo membro, quest'ultimo è uscito dai pantaloni."
(VI PP PC1 8.7.1999)
14.5. la donna cerca di scappare
A questo punto, la donna cercò di scappare.
Si alzò dal divano.
L'uomo la raggiunse e la costrinse a risedersi sul divano mentre lui si sedette sul tavolino:
" AC1 si è pure alzato, girando attorno al tavolo, passando dalla parte dello stereo, andando verso PC1 che stava sull'altro angolo verso la finestra. In quel momento AC1 ha detto: "adess ta fet chel che vöri mi". AC1 ha fatto sedere PC1 sul divano, dove stava seduta prima, mentre AC1 stava davanti a lei, seduto sul tavolo." (memoriale 15.5.1997; cfr. verb. dib. pag. 3).
14.6. l'uomo costringe la donna a spogliarsi
A quel momento, AC1 costrinse la donna a spogliarsi.
La costrinse minacciandola, dicendole aggressivamente che se non l'avesse fatto lei, avrebbe provveduto lui strappandole i vestiti.
Va precisato che PC1 ha detto che AC1 continuava a gridare e che sembrava sempre più nervoso ed aggressivo con il passare dei minuti.
In relazione a questa questione - cioè all'aggressività di AC1 ed all'effetto che essa aveva sulla donna - occorre precisare che PC1, pur essendo piuttosto alta, è magrissima al punto da dare, a chi la guarda , la sensazione di avere davanti uno scricciolo mentre l'uomo ha, con evidenza, la prestanza, la solidità e la forza fisica tipica di tutti coloro che esercitano un lavoro che richiede l'utilizzo quotidiano dei muscoli.
La sproporzione fra i due e la supremazia fisica dell'uomo sono evidenti e non hanno da essere dimostrate. AC1, grazie alla sua supremazia fisica, non ebbe difficoltà a piegare la donna ai suoi voleri:
" Dal momento che lui ha iniziato a voler approfittare di me, mai, mi ha lasciato. In qualche modo mi teneva vincolata a lui e mai mi ha dato la possibilità di allontanarmi o di scappare."
(PC1 4.5.1997 ore 17.00)
Pertanto, non ha da essere ulteriormente dimostrata la paura che le minacce o anche solo l'aggressività dell'uomo hanno incusso nella donna :
" Ho già detto di avere pianto e di avere cominciato a piangere quando lui ha chiesto che mi spogliassi e poi ho sempre pianto finché AC1 se ne è andato." (PC1 27.5.1997)
" vedevo i suoi occhi che erano spiritati. Lo stesso mi minacciava verbalmente dicendomi che mi avrebbe picchiata"
(CR 4.5.1997 ore 00,20)
" AC1 mi ha imposto di spogliarmi dicendomi che se non lo facevo io mi avrebbe strappato i vestiti." (PC1 6.5.1997)
" AC1 le ha ordinato di spogliarsi, con fare aggressivo, dicendo che voleva vedere PC1 nuda. PC1 ha voluto alzarsi ma AC1 l'ha spinta giù, dicendo: "Dai, tira via i vestiti che vöri vedet; se tai tirat mia via, al fu mì." Ha inoltre aggiunto almeno tre volte "Se tal fet mia tai strapi fö mì; io ti violento". AC1 le ha fatto capire che non sarebbe uscita da lì finché non avesse fatto ciò che AC1 voleva." (memoriale CR 15.5.1997)
" Io allora mi allontanai bruscamente e mi alzai dal divano. Lui mi seguì. Mi accorgevo che lui diventava sempre più nervoso. Continuava a dire che voleva vedermi nuda. Mi raggiunse. Con forza mi fece sedere sul divano. Continuava a gridare, continuava a dirmi che voleva vedermi nuda e che dovevo spogliarmi da sola altrimenti ci avrebbe pensato lui." (verb. dib. pag. 3)
Quindi, in questo clima di paura generato dall'atteggiamento e dalle parole dell'uomo, PC1 fu costretta a togliersi i vestiti.
14.7. anche l'uomo si spoglia
Pure AC1 si spogliò.
La donna ha sempre detto che, pur sforzandosi, non è mai riuscita a ricordare quando e come l'uomo si tolse i vestiti:
" Ad un certo punto l'ho visto nudo, senza neanche accorgermi del modo in cui si era spogliato ….." (PC1 8.7.1999)
" Quando con violenza è riuscito a farmi sdraiare sul divano e a posizionarsi sopra di me lui era già nudo. Malgrado i miei sforzi non riesco a ricordare quando e come si è spogliato" (PC1 6.5.1997)
14.8. la donna continua a difendersi
Va detto, a questo proposito, che la donna ha vissuto tutti quei momenti in stato di grande stress emotivo.
Aveva paura di AC1, piangeva e cercava con ogni mezzo di dissuaderlo dal portare a termine i suoi propositi:
" Nel frattempo io piangevo e tentavo di convincerlo a lasciarmi andare era comunque tutto inutile, infatti dopo che mi ha costretto a togliere i vestiti mi ha gettato sul divano e mi si è messo sopra."
(PS PC1 4.5.1997 ore 00.20)
PC1 ha ancora sempre precisato che lei ha tentato come poteva di difendersi. L'ha fatto cercando di impietosire l'uomo, l'ha fatto urlando a sua volta, piangendo e, poi, opponendo resistenza e picchiando:
" da parte mia gli dicevo di lasciarmi andare che ero già passata per un'esperienza simile e che non volevo ripeterla…."
(PC1 4.5.1997 ore 00.20)
" ...non urlare che ti metto uno straccio in bocca. Io tentavo di difendermi come potevo scalciando e morsicando infatti sono riuscita a dargli un morso sul braccio destro all'interno del muscolo .. lui intanto continuava a minacciarmi dicendomi di non urlare che altrimenti mi avrebbe picchiato. Da parte mia tentavo inutilmente di persuaderlo a lasciarmi andare ma non mi ha dato ascolto…"
(PC1 4.5.1997 ore 00.20)
" voglio precisare che io ho tentato in ogni modo, sin dall’inizio delle avances di AC1, di resistergli. Da un lato, lo pregavo di lasciarmi stare, spiegandogli di avere già avuto in passato esperienze brutte e pregandolo di evitarmene altre. D’altro lato cercavo di sfuggirgli come potevo…” (verb. dib. pag. 3 e 4)
14.9 "pompino" e introduzione in vagina del collo della bottiglia
Così la donna si ritrovò seduta sul divano con l'uomo di fronte a lei, seduto sul tavolino, con il membro eretto.
A questo punto, si inseriscono temporalmente due "eventi" di cui, a partire da un certo punto, la donna non è più riuscita a ricordare con precisione la successione temporale.
La donna - cioè - ha sempre detto che l'uomo le ordinò di praticargli un "pompino" e le introdusse nella vagina il collo di una bottiglia di birra.
Pur ricordando con precisione questi due "eventi", la donna non ricorda più se prima l'uomo le chiese il pompino o se, invece, prima le introdusse il collo della bottiglia:
" Non ricordo più se per prima cosa AC1 ha cercato di penetrarmi con il collo della bottiglietta di birra che aveva appena finito di bere oppure se prima mi ha chiesto di praticargli un pompino."
(PC1 8.7.1999)
14.9.1. introduzione del collo della bottiglia
Ciò detto, riguardo l'introduzione del collo della bottiglia, la donna ha dichiarato quanto segue:
" prima di fare ciò (ndr: prima di penetrarla) mi metteva nella vagina la bottiglietta di birra che stava bevendo (bottiglietta andata in frantumi), intanto che faceva ciò mi diceva di allargare le gambe che voleva vedere dentro .. " (PC1 4.5.1997 ore 00.20)
" Ad un certo momento, durante le fasi cruciali, lui mi diceva che voleva vedere come "entrava il collo della bottiglia nella mia vagina. È difatti riuscito a infilarmi il collo della bottiglia in vagina. Non ho sentito dolore. Sono riuscita a togliere di mano la bottiglia. Era una bottiglia vuota di Heineken." (PC1 6.5.1997)
" ha preso la bottiglia di Heineken e ha detto "Voglio vedere come entra". PC1 ha provato ad allontanare le mani di AC1 che però è stato molto rapido ed è riuscito ad infilare il collo della bottiglia nella vagina mentre PC1 tentava di allontanare AC1 e di andare indietro. PC1 ci è riuscita quasi subito, giusto il tempo di sentire la bottiglia che stava penetrando." (memoriale 15.5.1997)
" Comunque è riuscito a penetrarmi con il collo della bottiglietta anche se brevemente. Io cercavo di divincolarmi e di spingerlo via con le mani" (PC1 8.7.1999)
" A quel punto AC1 prese una bottiglia dal tavolino e mi disse che voleva vedere come la bottiglia entrava nella mia vagina. Io cercavo continuamente di difendermi, divincolandomi, pregandolo di smettere e di non farmi del male. Ma niente serviva. Cercavo di impedirgli di mettere la bottiglia nella vagina mettendo le mani davanti ma lui me le ha spostate ed è riuscito ad infilarmi il collo della bottiglia. Ricordo di avere sentito il freddo della bottiglia. Non ho sentito dolore."
(verb. dib. pag. 3)
14.9.1.1. sorte della bottiglia
Nel corso del suo primo interrogatorio, PC1 disse che la bottiglia era andata in frantumi:
" prima di fare ciò mi metteva nella vagina la bottiglietta di birra che stava bevendo (bottiglietta andata in frantumi)" (PC1 4.5.1997)
Durante il secondo interrogatorio, avvenuto poche ore dopo il primo, cioè alle 17.00 del 4.5.1997, non si abbordò il tema del destino della bottiglia.
Nel terzo interrogatorio, avvenuto il 6.5.1997, la donna ha spontaneamente dichiarato che, in realtà, la bottiglietta non si ruppe:
" Non è vero che la bottiglia è poi andata in frantumi. Dopo la violenza io ho ripulito e rimesso tutto a posto e la bottiglia l'avevo messa in una borsa che ho in terrazza; borsa dentro la quale vi erano già altre bottiglie di Heineken vuote per cui non riuscivo più a scegliere qual era che aveva usata per cui ho dichiarato che era andata in frantumi." (PC1 6.5.1997)
La donna non ha saputo spiegare il motivo della sua prima dichiarazione non conforme al vero se non con lo stato di profonda agitazione in cui versava la notte del primo interrogatorio:
" Non so per quale motivo ho raccontato che la bottiglia si era frantumata mentre che poi così non era. Io non ho valutato che la bottiglia poteva servire quale prova. Io quella sera non capivo più nulla. Non avevo nessuna intenzione di raccontare bugie."
(PC1 6.5.1997)
" Per quanto concerne la bottiglietta di birra ho già chiarito sul mio verbale del 6.5.1997 che la stessa non si era frantumata e ho già spiegato che la sera del primo interrogatorio, subito dopo la violenza, ero sotto choc e parlavo a raffica. Ho ripulito tutto e la bottiglia di birra l'ho riposta nella borsa sul terrazzo che già ne conteneva altre vuote per cui non ero più in grado di mostrare qual era, essendo tutte uguali. Ho pulito tutto, me compresa, nell'intento di cancellare quello che era avvenuto non per ingannare qualcuno bensì nell'intento psicologico di convincermi che non era avvenuto; per sopravvivere appunto a livello psicologico." (PC1 14.5.1997)
" Sempre a domanda dell'avv. DF 1 rispondo che la sera stessa della violenza ho messo la bottiglietta di Heineken che AC1 aveva usato per penetrarmi, sopra le bottiglie nel sacco dei vetri fuori sul balcone. Non so perché ho detto alla polizia che la bottiglia si era rotta. La polizia non mi ha mai chiesto dove erano i cocci. Io non ho cercato la bottiglia in seguito. Mi ricordo che quando la polizia è venuta a vedere il mio appartamento e a fare le fotografie (la verbalizzante rileva che ciò è avvenuto in data 6.5.1997), io ho mostrato alla polizia il sacco che conteneva la bottiglia di cui ho detto. Non mi risulta che abbiano portato via il sacco." (PC1 8.7.1999)
14.9.2. pompino
Riguardo il richiesto "pompino", PC1 ha dichiarato quanto segue:
" mi obbligava a fargli un pompino, prima voleva mettermelo dietro però cambiava idea e gli facevo un pompino, mi teneva per la testa e mi diceva di andare più a fondo da parte mi gli dicevo di lasciarmi andare che ero già passata per un'esperienza simile e che non volevo ripeterla … visto che non era rimasto soddisfatto del pompino …" (PC1 4.5.1997 ore 00,20)
" D1: Lei conferma il fatto che l'AC1 l'ha obbligata anche ad un coito orale?
R1: si. Lui mi ha obbligato dicendomi "adesso mi fai un pompino con l'ingoio". Ad un certo momento io ho ceduto alle sua richiesta anche per il fatto che lui disse che se gli facevo un pompino lui mi avrebbe lasciato stare. Quando ho assecondato la sua richiesta è stato appunto per cercare di limitare la violenza sulla mia persona."
(PS PC1 4.5.1997 ore 17.00)
" … lui mi ha detto di fargli un pompino con ingoio e allora io ricordo di avergli detto che piuttosto gli faceva una sega. Lui ha detto: … voglio un pompino con ingoio … Allora prendendomi la testa e facendo pressione sulla testa mi costringeva a prenderglielo in bocca. Io gli dicevo che non volevo. Piangevo. Sono riuscita a tirarmi indietro"
(PC1 6.5.1997)
" AC1 l'ha trattenuta con gambe e braccia e subito dopo ha preteso un "pompino con l'ingoio". …omissis … PC1, terrorizzata e tesissima, si è portata col capo verso il pene tentando di assecondare AC1, il quale ha preso la testa di PC1 e l'ha spinta in basso; a quel momento PC1 si è rifiutata di continuare."
(memoriale 15.5.1997)
" Confermo anche che AC1 ha preteso un coito orale (pompino) ciò che io ho rifiutato. Ho cominciato a spaventarmi ed a capire che non riuscivo più a bloccare AC1 dopo il fatto della bottiglia e la richiesta del coito orale. Mi viene in mente ora con precisione che per prima cosa AC1 mi ha chiesto di praticargli un pompino ed io mi sono rifiutata ..omissis… ADR ribadisco che non ho praticato il coito orale a AC1, o almeno non ricordo di averlo fatto; ricordo solo che AC1 cercava di mettere il suo pene nella mia bocca. Domanda dell'avv. DF 1: le faccio notare che nel suo verbale 4.5.1997 lei ha affermato di avere assecondato le richieste di AC1 mirate ad ottenere un coito orale. Si può dire che quello che ha affermato in quel verbale non è vero? Rispondo che non sono in grado di rispondere alla domanda che mi è stata posta." (PC1 8.7.1999)
" Lui si sedette davanti a me sul tavolino con il membro eretto fuori dai pantaloni. Mi disse che dovevo fargli un pompino con l'ingoio. Io resistevo. Gli dissi che, piuttosto, gli avrei fatto una sega ma lui insisteva. Io avevo paura. Lui con la mano spinse la mia testa verso il suo membro. Io, incapace di resistere, lo presi in bocca. Ma AC1 spinse talmente che il suo membro penetrò fino in fondo nella mia bocca ed io mi sentii soffocare. Così mi ritrassi con forza."
(verb. dib. pag. 3)
14.10. AC1 tenta di penetrare analmente la donna
Sempre più nervoso ed aggressivo, AC1, non avendo trovato sin lì sfogo ai suoi istinti, fece girare con violenza la donna che si trovò così inginocchiata contro il divano e cercò di penetrarla analmente. Non ci riuscì perché la donna fece resistenza stringendo i muscoli del sedere e delle gambe:
" prima voleva mettermelo dietro però cambiava idea …"
(PC1 4.5.1997 ore 00,20)
" Allora prendendomi la testa e facendo pressione sulla testa mi costringeva a prenderglielo in bocca. Io gli dicevo che non volevo. Piangevo. Sono riuscita a tirarmi indietro e allora lui mi ha detto: .. allora prendo un altro buco … Vi è stata della colluttazione..."
(PC1 6.5.1997)
" Allora AC1 s'è infuriato ancora di più; ha fatto girare PC1 sulle ginocchia e in "posizione pecorina" come diceva AC1. AC1 non riusciva a penetrare PC1 e alla fine l'ha rimessa sulla schiena" (memoriale 15.5.1997)
" AC1 è venuto verso di me e mi ha girato bocconi sul divano cercando di penetrarmi "alla pecorina". (PC1 8.7.1999)
" Non soddisfatto, con violenza, AC1 mi ha fatto girare e mettere sulle ginocchia davanti al divano ed ha tentato di introdurre il suo membro nel mio ano. Ricordo che spingeva. Io, stringendo le gambe e le natiche, sono riuscita ad impedirgli di penetrarmi. Lui era sempre più arrabbiato." (verb. dib. pag. 3)
14.11. la donna cerca di difendersi come può
Durante tutti quei momenti, la donna - sempre stando al suo racconto - ha sempre cercato di difendersi come poteva. Cercava di sfuggirgli. Cercava di colpirlo. Ma soprattutto - come è tipico di tutti coloro che si sentono deboli e indifesi di fronte ad un avversario più forte e crudele - cercava di muovere l'uomo a compassione.
Purtroppo inutilmente:
" da parte mia gli dicevo di lasciarmi andare che ero già passata per un'esperienza simile e che non volevo ripeterla."
(PC1 4.5.1997 ore 00.20)
" allora prendo un altro buco … Vi è stata della colluttazione. Ho tentato di scappare ma lui mi teneva ferma." (PC1 6.5.1997)
" Da qui avanti PC1 ha ripetuto a AC1 tantissime volte che il patrigno di PC1 l'aveva violentata 15 anni prima, implorando AC1 di lasciarla in pace, che non voleva più soffrire. PC1 ha tentato di far ragionare AC1, scusandosi se per caso l'avesse provocato; PC1 tremava come una foglia. AC1 ha risposto che se PC1 non faceva quello che lui voleva, l'avrebbe violentata. PC1 ha tentato di fuggire. AC1 l'ha trattenuta con gambe e braccia …" (memoriale 15.5.1997)
" È anche vero che ho detto a AC1 che ero stata violentata 15 anni prima dal mio patrigno. So di averglielo ripetuto diverse volte. Piangevo tanto forte e gli chiedevo di lasciarmi stare…omissis... AC1 ha visto che io piangevo, ha sentito che già ero stata violentata 15 anni prima, ha sentito che io gli dicevo di lasciarmi stare, ma non ha avuto alcuna reazione ed è andato avanti, Più io lo respingevo più lui andava avanti."
(PC1 8.7.1999)
14.12. la donna afferra la cornetta del telefono
Non riuscendo nell'intento di penetrarla analmente, AC1 buttò la donna sul divano.
Durante quei momenti concitati, la donna riuscì ad afferrare la cornetta del telefono. Disse all'uomo che avrebbe avvertito la polizia. Ma l'uomo riuscì a far cadere il telefono a terra:
" Dopo questo fatto, ad un dato momento mi sono ritrovata sulla sinistra del divano, in una posizione vicino al telefono che si trova su un tavolino. Lui era sotto e mi teneva per le spalle attirandomi a sé. Da parte mia sono riuscita ad afferrare la cornetta del telefono e l'ho minacciato di telefonare alla polizia se non mi avesse lasciato. Per tutta risposta lui allungando la mano ha dato una spinta al telefono che è caduto a terra. Assieme al telefono mi è scivolata di mano anche la cornetta." (PC1 4.5.1997 ore 17.00)
" PC1 ha tentato di prendere il telefono ma non è riuscita né a fare il numero né a portare la cornetta all'orecchio; AC1 ha strappato di mano la cornetta ma poi PC1 non si ricorda più cos'è successo col telefono." (memoriale 15.5.1997)
" Devo ancora dire che durante la violenza io ho preso la cornetta del telefono e ho digitato un numero che ora non ricordo. AC1, se ben ricordo, o mi ha strappato la cornetta dalle mani oppure ha dato un colpo al telefono che comunque ricordo è finito per terra."
(PC1 8.7.1999)
" Per essere precisa il tavolino è molto vicino al divano e tra tavolino e divano c'è una pianta. Sono sicura di avere preso in mano la cornetta perché volevo chiamare la polizia ma AC1 mi ha dato un colpo e tutto il telefono è caduto a terra" (confronto AC1/ PC1 27.7.1999)
" ADR sono sicura che quando ho preso il telefono era mia intenzione chiamare la polizia, però non ricordo con esattezza che numero ho digitato. Mi si fa notare che nel corso dell'ultimo verbale a pag. 5 ho affermato di non ricordare quale numero avessi digitato senza indicare che era mia intenzione chiamare la polizia. Rispondo che era ovvio che volevo chiamare la polizia e non certo mia madre o l'ambulanza." (confronto AC1/PC1 27.7.1999)
14.13. AC1 riesce a penetrare la donna
Come si diceva, la donna si ritrovò stesa supina sul divano.
L'uomo le si mise sopra cercando di penetrarla vaginalmente.
La donna cercò di opporre resistenza.
Lo fece picchiandolo come poteva, mordendogli un braccio, divincolandosi, tenendo chiuse le gambe e mettendo le mani a protezione delle parti intime.
Ma fu tutto inutile:
" mi ha gettato sul divano e mi si è messo sopra. Mi ha costretto a sdraiarmi e lui mi si metteva sopra. Da parte mia sono riuscita tre volte a chiudere le gambe ed a colpirlo al ventre, però lui con una mano mi teneva le braccia ferme e con l'altra mi allargava le gambe. Eccitato mi ripeteva … adesso fai quello che ti dico io … altrimenti ti violento … se non riesco davanti … facciamo dietro …omissis…
Io tentavo di difendermi come potevo scalciando e morsicando infatti sono riuscita a dargli un morso sul braccio destro all'interno del muscolo .. lui intanto continuava a minacciarmi dicendomi di non urlare che altrimenti mi avrebbe picchiato. Da parte mia tentavo inutilmente di persuaderlo a lasciarmi andare ma non mi ha dato ascolto e mi penetrava." (PC1 4.5.1997 ore 00.20)
" Che io rammenti gli ho dato una morsicata sul braccio destro, dovrebbe avere delle escoriazioni lasciate dal mio orologio."
(PC1 4.5.1997 ore 00.20)
" mi sono dimenticata di parlare è del fatto che l'AC1 mentre stava coricandosi sopra di me con l'intenzione di penetrarmi, visto i miei strilli e le mie richieste di aiuto mi ha anche minacciato di legarmi se non lo lasciavo fare. Questa cosa me l'ha ripetuta almeno tre volte." (PC1 4.5.1997 ore 17.00)
" Sono riuscita a chiudere le gambe alcune volte ma lui con le sue mani riusciva ad aprirmele. Mi teneva ferme le mie braccia sopra la testa e con l'altra tentava di allargarmi le gambe. Io sono riuscita qualche volta a ripararmi i genitali con le mani e lui mi ha ripetutamente detto: … togli le mani altrimenti te lo metto dietro … …omissis… Poi non ne potevo più. Ho sentito che mi penetrava…omissis…. Confermo il fatto che durante la mia difesa ho morsicato il braccio dell'AC1, quello destro. Ho tentato in ogni modo di farlo desistere. Piangevo, lo imploravo l'ho morsicato, ma a nulla sono valsi i miei sforzi." (PS PC1 6.5.1997)
" alla fine l'ha rimessa sulla schiena; PC1 continuava a tenere le mani incrociate sulla vagina, lasciando un ginocchio alzato e pregando AC1 di non farlo. Mentre CL piangeva a dirotto, AC1 ha detto: "Via chi man, via chi man se nò a vu da dré, a dopri ul böcc da dré". Per la disperazione, PC1 a diverse riprese si è offerta di masturbare AC1, che invece non voleva assolutamente." (PC1 15.5.1997)
" Voglio precisare che io piangevo e mi difendevo. Mi ricordo perfettamente di avere ad un certo punto morsicato il braccio di AC1. Non ricordo quale braccio però mi ricordo che l'ho morsicato quando lui era sopra di me, dopo che mi aveva girato sulla schiena poiché non era riuscito a penetrarmi alla "pecorina". Voglio precisare che continuavo a divincolarmi e che non ero passiva stesa sul divano. Mi ricordo anche che io continuavo a proteggermi la vagina con le mani incrociate e AC1 mi ha detto che se non fosse riuscito a penetrarmi davanti avrebbe tentato di farlo dietro. …omissis… Piangevo tanto forte e gli chiedevo di lasciarmi stare….omissis…
ma non ha avuto alcuna reazione ed è andato avanti, Più io lo respingevo più lui andava avanti." (PC1 8.7.1999)
" Violentemente mi ha fatto girare e mi ha buttato sul divano. Mi ha afferrato le braccia per i polsi tenendomele ferme con una mano appoggiate sulla mia spalla. Con l'altra cercava di aprire le gambe che io tenevo strette per impedirgli di penetrarmi. Voglio precisare che io ho tentato in ogni modo, sin dall'inizio delle avances di AC1, di resistergli. Da un lato, lo pregavo di lasciarmi stare, spiegandogli di avere già avuto in passato esperienze brutte e pregandolo di evitarmene altre. D'altro lato, cercavo di sfuggirgli o di difendermi come potevo, stringendo i muscoli, usando le mani come scudo. In questo tentativo di difesa io ho morso il braccio destro di AC1. Non ricordo l'intensità del morso. Certamente non si trattava di un morso gentile ma non ricordo a che profondità sono andata. AC1 però non demordeva. Io cercavo di impedirgli di penetrami tenendo chiuse le gambe ed alzando le ginocchia."
(verb. dib. pag. 3 e 4)
14.14. AC1 riesce nel suo intento
Alla fine, esausta e rassegnata poiché convinta dell'inutilità di ogni resistenza, PC1 ha cessato di difendersi.
Così, AC1 è infine riuscito a penetrarla:
" tentavo inutilmente di persuaderlo a lasciarmi andare ma non mi ha dato ascolto e mi penetrava…omissis… mi afferrava nuovamente e mi penetrava e "veniva" in me e sul cuscino del divano"
(PC1 4.5.1997 ore 00,20)
" Ho tentato di scappare ma lui mi teneva ferma. Poi non ne potevo più. Ho sentito che mi penetrava e non ho più opposto resistenza perché esausta. Poco dopo lui è "venuto". Mi sono accorta perché ho sentito umidità all'interno delle cosce." (PS PC1 6.5.1997)
" Alla fine, PC1, impaurita e rassegnata, ha tolto le mani e AC1 l'ha penetrata. Dal momento della penetrazione PC1 ha avuto male. Non è in grado di dire quanto tempo sia passato fino all'eiaculazione. Appena AC1 ha avuto l'eiaculazione, AC1 s'è ritirato; PC1 s'è sentita bagnata fra le gambe (…)."
(PC1 15.5.1997)
" Confermo dunque che in data 3.5.1997 tra le ore 18.30 e le 19.30, nel mio appartamento di … sul divano in salotto, che riconosco essere quello fotografato e contenuto nella documentazione fotografica doc. 32, sono stata costretta a subire un rapporto sessuale completo da parte di AC1. Confermo che io non volevo avere un rapporto sessuale con AC1." (PC1 8.7.1999)
" Più io lo respingevo più lui andava avanti. Come detto ad un certo punto l'ho lasciato fare e AC1 mi ha penetrato ed ha raggiunto subito l'orgasmo. Non so dire quanto tempo sia passato dal momento della penetrazione ma sono sicura che è stata una cosa veloce e non di passione. Mentre mi penetrava io ero ferma e lui era sopra di me. Non ricordo dove teneva le braccia. Mi ricordo però che non ho ricevuto alcuna affettuosità da lui dopo la penetrazione, non mi ha baciato e non mi ha abbracciato." (PC1 8.7.1999)
" A quel punto io ero sopraffatta. Ero stremata dai miei tentativi di resistenza e dal gran piangere che avevo fatto. Non vedevo più possibilità di resistere e così l'ho lasciato fare." (verb. dib. pag. 4)
15. la donna, subito dopo il rapporto sessuale, corre in bagno
Non appena l'uomo raggiunse l'orgasmo e la lasciò libera, PC1 corse in bagno a lavarsi.
Si mise sotto la doccia e si lavò a lungo le parti intime.
Si lavò per ben 7 volte:
" da parte mia mi recavo a farmi una doccia."
(PC1 4.5.1997 ore 00.20)
" ed è subito andata a fare una doccia (dal ventre in giù)."
(PC1 15.5.1997)
" Dopo aver raggiunto l'orgasmo, AC1 si è ritirato subito ed io ho avuto la reazione immediata di alzarmi e di andare in bagno a lavarmi. So che borbottavo qualche cosa ed ero molto arrabbiata, Mi ricordo che ho chiuso la porta del bagno non a chiave e ho fatto la doccia. Per essere precisi mi sono lavata con il sapone sette volte durante la medesima doccia. Mi sentivo sporca e volevo pulirmi il più velocemente possibile." (PC1 8.7.1999)
16. AC1 lascia l'appartamento della donna
Quando la donna tornò nel salotto, vi trovò AC1 che si era ormai rivestito.
Ancora piangendo, gli disse di andarsene.
Secondo i ricordi della donna, andandosene lui le disse qualcosa del tipo "mi dispiace, sono un verme":
" Quando sono ritornata nel salotto AC1 era già vestito. Io indossavo l'asciugamano stretto intorno al corpo con sopra l'accappatoio. La cosa che mi preoccupava di più era che AC1 si trovava in salotto e per questo motivo sono andata a vedere se era ancora lì. Come detto lui era già vestito, io piangevo ancora e gli ho detto di andarsene. Io ero molto arrabbiata e ferita. Se non erro lui mi ha detto qualche cosa del tipo "mi dispiace", "sono un verme" e poi se ne è andato." (VI PP PC1 8.7.1999)
" Quando PC1 è tornata dalla doccia con asciugamano e accappatoio e continuava a piangere e a tremare, AC1 le ha detto: "Mi sento un verme". AC1 era già mezzo vestito e poi se ne è subito andato, prendendo le chiavi dell'auto e gli occhiali da sole che erano entrambi sul tavolo. PC1, piangendo e tremando gli ha detto di andarsene. Erano le 19.30/19.40." (PC1 15.5.1997)
In tutto, AC1 rimase nell'appartamento della donna circa 1 ora e mezza.
La violenza - nei ricordi della donna - è durata circa un'ora:
" A casa mia AC1 ci è rimasto da poco dopo le 1800 fino alle 1930/1940. Da quando AC1 aveva chiaramente manifestato l'idea di fare l'amore con me, a quando se ne è andato, è passata circa un'ora. Anche se non so essere più precisa, visto che l'orologio in quei frangenti non l'ho mai guardato, se non alla fine quando è partito." (PC1 27.5.1997)
17. partito AC1, la donna pulisce il divano
Non appena AC1 lasciò il suo appartamento, PC1, contrariamente alle sue abitudini, chiuse a chiave la porta dell'appartamento:
" Preciso che, dopo che AC1 lasciò il mio appartamento, io chiusi la porta d'entrata a chiave. Durate tutta la permanenza di AC1 nel mio appartamento, la porta era invece rimasta aperta. Preciso che non era mia abitudine chiudere sempre la porta a chiave, soprattutto considerato che il portone d'entrata era sempre chiuso a chiave giorno e notte. Preciso che il mio compagno aveva la chiave del portone di entrata e della porta del mio appartamento."
(verb. dib. pag. 4; cfr. deposizione Pino Toscano).
Poi si mise freneticamente a lavare il divano per cancellare ogni traccia dell'avvenuta violenza:
" Presso il mio domicilio ho già provveduto a ripulire il tutto. La macchia di sperma sul divano c'è ancora." (PC1 4.5.1997 ore 00.20)
" Nel frattempo [n.d.r.: prima che bussasse alla porta l'amico …] PC1 aveva già "ripulito" il divano con il "Tapino" (una schiuma per il tappeto; la bombola spray è rimasta sul tavolo fino a martedì), cioè aveva "spraiato" dove c'era dello sperma, rimuovendolo con uno straccio." (PC1 15.5.1997)
" Io avevo [n.d.r.: al momento in cui arrivò a casa sua l'amico …] già pulito la macchia di sperma sul divano e stavo mettendo sotto sopra il divano per pulire ulteriormente." (PC1 8.7.1999)
" ... quando se ne è andato AC1, io ho preso la schiuma per pulire il cuscino." (PC1 8.7.1999)
" confermo che sono stata io a ribaltare i cuscini del divano, dopo che AC1 se ne era andato, per pulire. Quando sono arrivati i miei amici il divano era in disordine perché così lo avevo messo io allo scopo di pulire." (confronto AC1/ PC1 27.7.1999)
18. Poco dopo, __________ un amico di __________, il dirimpettaio di PC1, che non era in casa quella sera - suonò alla porta. Lei lo fece entrare. Lui la vide agitata gliene chiese ragione. Lei, piangendo, gli raccontò di essere stata violentata:
" Sabato 3.5.1997, al termine del lavoro, verso le ore 1945, sono andato a rendere visita al __________. Non l'ho trovato in casa e quindi, nell'attesa, ho suonato il campanello della porta di PC1 per scambiare qualche chiacchiera. La porta era chiusa ed è stata PC1 stessa ad aprirmi. Ricordo che era completamente vestita e indossava un maglione. Mi sembrava un po’ agitata. Nel locale salotto ho notato che vi era un po’ di disordine e soprattutto ho visto che i cuscini che compongono il divano erano spostati, erano fuori dalla loro base abituale. Poco dopo PC1 piangendo, mi raccontava di avere subito una violenza carnale ad opera di una persona che conosceva e che l'aveva aiutata a portare in casa la spesa. Da parte mia le chiedevo se aveva avvisato la polizia e la ragazza mi ha risposto negativamente. Io l'ho invitata a chiamare in polizia e quindi siccome ero di fretta, l'ho salutata e me ne sono andato."
(__________, 22.5.1997)
19. arrivano i vicini di casa
Partito il __________, PC1 chiamò, sempre piangendo, i vicini di casa che, nel frattempo, erano rientrati e che la donna aveva visto sul balcone.
I due accorsero e trovarono la vicina in uno stato di profonda angoscia e disperazione.
_______, in aula, ha detto, non soltanto di non avere mai visto PC1 in quello stato, ma di non avere mai visto nessun altro in un simile stato:
" Abitiamo all'indirizzo indicato (n.d.r.: in via _______) dal luglio 1996. Occupiamo un appartamento sito al primo piano, proprio di fianco a quello di PC1 che abbiamo conosciuto appunto durante questi mesi. Sabato sera siano rincasati verso le ore 19.30/19.45. Eravamo fuori sul balcone quando dal suo balcone PC1 ci ha chiamati. Ci disse di andare a casa sua perché non stava bene e che voleva parlarci. Siamo andati da lei. L'abbiamo trovata molto sconvolta, piangeva, tremava e continuava a parlare. Non l'avevamo mia vista in quelle condizioni. PC1 è una ragazza allegrissima e piena di vita"
…omissis…
Per tutto il tempo che siamo rimasti con lei PC1 tremava tanto da non riuscire a tenere in mano niente "
(_______ e _______8.5.1997)
" Confermo quanto dichiarato l'8 maggio 1997 (il verbale mi è stato riletto). Preciso che PC1 ci chiamò dal balcone piangendo. Quando sono arrivata nel suo appartamento ho trovato PC1 in uno stato pietoso. Non connetteva più. Parlava, parlava confusamente al punto che si faticava a capire quello che diceva. Insomma la PC1 era sconvolta. Prima di quella sera non avevo mai visto PC1 in quello stato. Devo dire che non ho mai visto nessuno in quello stato. Diceva frasi senza senso. Continuava a muoversi, ad alzarsi, sedersi, rialzarsi e camminare. Ricordo che tremava tutta. Anche la sua voce era tremula."
(verb. dib. pag. 6)
I due vicini notarono che il divano era tutto sottosopra e che il telefono era per terra:
" Abbiamo visto che il divano in salotto era completamente ribaltato. Tutto quello che c'era sul tavolino era per terra sparso. Il telefono era pure per terra." (PS _______ e _______8.5.1997)
" Ricordo che nel salotto c'erano cuscini da tutte le parti. Anche quello che di solito era sul tavolino era sparso per terra. Ricordo che anche il telefono era per terra." (verb. dib. pag. 6)
PC1, sempre piangendo e sempre talmente agitata da essere comprensibile solo a fatica (cfr. deposizione _______ in aula), raccontò ai due vicini cos'era successo.
Parlò della violenza subita e anche delle docce fatte:
" Piangendo PC1 ci diceva che era stata violentata. Abbiamo chiesto da chi e altre domande che il caso comportava. PC1 ci diceva che era successo lì a in casa poco prima e che l'autore era un tipo che conosceva. Ci sembra che abbia detto che si chiama AC1. PC1 si era già fatta più docce." (_______e _______ 8.5.1997)
Loro le consigliarono di avvertire la polizia.
Lei non voleva: aveva paura di non essere creduta e, in più, si colpevolizzava poiché era stata lei ad invitarlo a salire nell'appartamento:
" Le abbiamo detto di chiamare la polizia ma lei non voleva. Aveva paura di non essere creduta e anche del suo violentatore. …omissis…Si colpevolizzava e continuava a ripetere che l'aveva invitato lei a casa per bere qualcosa."
(_______ e _______8.5.1997)
Così i due vicini, non riuscendo a convincere la donna, le consigliarono di chiamare la sua più cara amica. Poi rimasero con lei sino a che PC1 venne accompagnata in ospedale ed assistettero agli sforzi che la nuova arrivata dovette fare per convincere PC1 a denunciare il fatto:
" Le abbiamo consigliato di chiamare la sua più cara amica e difatti l'ha chiamata e questa l'ha raggiunta con il suo tipo. Noi non conosciamo questa coppia. Questa amica ha un parente in polizia e dopo non pochi sforzi è riuscita a convincere PC1 a lasciarla telefonare al parente poliziotto. Siamo rimasti in casa di PC1 fino al momento in cui l'altra coppia l'ha accompagnata in Ospedale."
(_______ e _______8.5.1997)
20. arrivo dell'amica con il suo fidanzato
Anche _______- la migliore amica di PC1 - trovò la donna estremamente sconvolta, in uno stato mai visto prima:
" Appena entrati in casa (prima le avevo suonato il campanello) davanti vi era _______. PC1 piangendo si è buttata fra le braccia di _______ e poi fra le mie. Era sconvolta. Non l'avevo mai vista in quelle condizioni. Lei ha sempre avuto problemi ma ha sempre reagito bene. Quella sera tremava …." (_______7.5.1997)
Anche all'amica, PC1 raccontò di essere stata violentata e anche a lei disse di sentirsi colpevole poiché era stata lei ad invitarlo a salire:
" … tremava, ripeteva che era colpa sua perché l'aveva invitato a bere qualcosa." (_______ 7.5.1997)
L'amica cercò di calmarla e di convincerla a chiamare la polizia ma dovette insistere molto (almeno per una mezz'ora) poiché PC1 si colpevolizzava ed aveva paura di non essere creduta:
" Lei non ne voleva sapere perché si colpevolizzava per il fatto di averlo fatto salire in casa e diceva che la polizia non le avrebbe creduto…." (_______ 7.5.1997)
Anche il fidanzato dell'amica, _______ ha riferito di avere trovato PC1 "in uno stato pietoso", mai constatato prima:
" PC1 era in condizioni pietose nel senso che era sconvolta. Al telefono PC1 aveva detto a _______ di avere subito una violenza carnale. Come ci ha visti si è messa a piangere. Era visibilmente sotto choc. In queste condizioni non l'avevamo mai vista. Praticamente ci ha raccontato di essere stata violentata in casa, quella sera. Più che altro parlava con _______ essendo lei donna. Ad un dato momento, quando si era un po’ calmata, ci disse che il suo violentatore si chiamava AC1. Ci ha detto che si era fatta sette docce …omissis… poi il suo choc era evidente. In quelle condizioni, ribadisco, che non l'avevo mai vista prima di quel sabato sera"
(_______7.5.1997)
Anche a _______ - e, quindi, anche all'amica - PC1 raccontò subito di avere ripulito immediatamente il divano poiché voleva cancellare ogni traccia della violenza subita:
" PC1 che ho detto che la violenza è avvenuta sul divano e che aveva ripulito tutto perché non voleva più vedere ciò che le ricordava la drammatica esperienza" (_______ 7.5.1997)
21. i due amici accompagnano PC1 in ospedale e in polizia
Infine, i due amici accompagnarono PC1 in ospedale:
" L'abbiamo portata al Civico dove è stata visitata dai medici per un paio di ore" (_______ 7.5.1997)
" Difatti verso le ore 2200 siamo arrivati all'ospedale dove abbiamo atteso un paio d' ore durante le quali PC1 veniva visitata dai medici." (_______7.5.1997)
I medici che l'hanno visitata hanno constatato sul corpo di PC1 diverse lesioni.
In particolare, si trattava di:
" Escoriazione a livello della clavicola sinistra (grandezza: 8x1 cm)
Due escoriazioni a livello del polso destro (grandezza: 1x1 cm entrambe)
Escoriazione al gomito sinistro (grandezza: 0.5x0.8 cm)
Escoriazione circolare al polso sinistro
Ematoma sulla parte esterna della coscia destra (grandezza: 3x2 cm)
Ematoma sulla parte esterna della coscia sinistra (1x1 cm)"
(AI 5; cfr, anche, rapporto 6.5.1997; cfr, per la rappresentazione della localizzazione delle lesioni, la cartella clinica richiamata dal TPC)
Va, poi, detto che, nel corso della giornata del 4.5.1997, PC1 venne accompagnata all'ospedale dagli inquirenti. Scopo della nuova visita era "valutare se la dimensione di alcune lesioni non fosse aumentata".
In effetti, il medico annotò che "ematoma gamba dx sembra essere leggermente più grande" e che "escori