Raccomandata
Incarto n. 38.2006.9 DC/sc
Lugano 22 maggio 2006
In nome della Repubblica e Cantone Ticino
Il presidente del Tribunale cantonale delle assicurazioni
Giudice Daniele Cattaneo
statuendo sul ricorso del 26 gennaio 2006 di
RI 1 rappr. da: RA 1
contro
la decisione su opposizione del 24 gennaio 2006 emanata da
Cassa CO 1
in materia di assicurazione contro la disoccupazione
ritenuto, in fatto
1.1. L'11 gennaio 2006 la Cassa CO 1 (in seguito: la Cassa) ha respinto la richiesta d'indennità per insolvenza inoltrata da RI 1 a seguito della moratoria concordataria della ditta __________, argomentando:
" (...)
Il lavoratore, nella procedura di fallimento o di pignoramento, deve prendere ogni provvedimento necessario alla tutela dei suoi diritti rispetto al datore di lavoro, fintanto che la Cassa gli comunichi di averlo surrogato nella procedura.
Secondo la Prassi l'assicurato è obbligato a diminuire il danno prima e dopo lo scioglimento del rapporto di lavoro. Ciò significa che la persona assicurata deve dare, entro un lasso di tempo adeguato, segnali inequivocabili che permettano alla Cassa di riconoscere oggettivamente la sua ferma intenzione di rivendicare i salari non ancora pagati.
Di conseguenza il diritto all'indennità per insolvenza decade se il lavoratore non fa valere in tempo utile i propri crediti salariali, o rinuncia a qualsiasi procedimento allo scopo di realizzare i crediti salariali che non è più sicuro di incassare.
Dalla fine del suo rapporto di lavoro (31.10.2004) al fallimento datato 12.10.2005 non è in grado di comprovare di aver fatto il necessario a tutela dei suoi interessi salariali. Per questo motivo il diritto all'indennità dev'essere negato." (Doc. 32)
1.2. Il 17 gennaio 2006 l'assicurato ha fatto inoltrare una tempestiva opposizione contro la decisione dell'11 gennaio 2006. Il suo patrocinatore si è così espresso:
" (...)
Non condividiamo questa vostra valutazione e cerchiamo di esporre la particolare situazione con la quale è stato confrontato il nostro rappresentato.
Il nostro rappresentato ha iniziato a lavorare per la __________ il 1.3.2002. Contemporaneamente aveva ricevuto un prestito dal signor __________, amministratore unico della SA, di fr. 30'000.--. Era stato concordato il rimborso con trattenute mensili sullo stipendio. Al termine del rapporto di lavoro, a seguito della cessione dell'attività lavorativa alla ditta __________, il prestito aveva ancora un saldo scoperto di circa fr. 7'000.--, che __________, aggiungendo interessi capestro e altre pretese, ha poi quantificato in circa fr. 17'000.--; contemporaneamente il nostro rappresentato vantava nei confronti della ditta salari e vacanze scoperte.
__________, a titolo personale, ha subito richiesto il saldo del debito (Doc. A e Doc. B)
Da parte nostra, dopo alcune richieste verbali del dipendente e un nostro intervento telefonico avvenuto nel corso del mese di dicembre del 2004, abbiamo inoltrato una richiesta scritta alla ditta il 11 gennaio 2005 (Doc. C). Il signor __________ ci ha risposto, con lettera non datata, che dovevamo rivolgerci al suo legale, avv. __________ (Doc. D). Il 21.1.2005 abbiamo scritto all'avv. __________ (Doc. E).
Il 19.1.2005 lo stesso avv. __________ ha scritto al nostro rappresentato richiedendo il versamento di fr. 16'695.--(Doc. F). Il 26.1.2005 abbiamo scritto all'avv. __________ rilevando come il prestito aveva una stretta relazione con il rapporto di lavoro e chiedendo una copia del contratto di prestito e un conteggio dei rimborsi effettuati (Doc. G). L'avv. __________ non ha mai dato seguito a questa nostra richiesta.
Il nostro rappresentato era evidentemente a disagio di fronte a questa situazione poiché era debitore nei confronti del signor __________ e creditore nei confronti della __________, con il pericolo quindi, in caso di insolvenza della ditta, di perdere il suo credito ma di dover comunque far fronte al debito nei confronti di __________. Ha quindi giustamente voluto cercare una soluzione di compromesso con il signor __________. La trattativa è stata difficile anche per la particolare situazione di salute del signor __________, che soffre di disturbi depressivi e che è stato più volte degente in una clinica.
L'accordo sembrava raggiunto e avevamo proposto un accordo scritto, verso il mese di giugno 2005, che all'ultimo momento, a seguito di un ulteriore ricovero del signor __________, non è stato sottoscritto (Doc. H). In seguito la situazione è precipitata poiché il signor __________ ha fatto notificare al nostro rappresentato un precetto esecutivo in data 26.8.2005 (Doc. I).
Fino verso il mese di giugno del 2005 si è quindi cercato, a giusta tutela degli interessi del nostro rappresentato, di trovare una soluzione alla complessa situazione di dare-avere.
A quel momento non abbiamo ritenuto opportuno inviare un precetto esecutivo poiché, dalle indicazioni che avevamo e dalla parallela procedura che avevamo intentato in rappresentanza dell'altra dipendente __________, era evidente che saremmo andati verso un fallimento della ditta che, puntualmente, è arrivato. Non crediamo sia utile a nessuno iniziare delle procedure esecutive, dovendo anticipare spese che poi non vengono recuperate, quando una simile procedura era già in atto e l'esito era praticamente scontato (Doc. K - L - M - N - O - P - Q - R - S).
Per la pratica __________ abbiamo dovuto anticipare spese esecutive e di giudizio, per quasi fr. 400.-- che nessuno ci rimborserà. Era quindi assolutamente inutile provocare ulteriori spese.
Crediamo quindi che sia stato fatto il necessario, alla luce della particolare situazione, per tutelare gli interessi salariali del nostro rappresentato. Non è una fittizia procedura esecutiva, quando la situazione era già chiara e si prevedeva l'esito finale e una parallela procedura era in atto per un'altra dipendente, che può testimoniare una migliore tutela degli interessi salariali." (Doc. 7)
1.3. Il 20 gennaio 2006 la Cassa ha respinto l'opposizione sottolineando in particolare:
" (...)
Nel suo caso il rapporto di lavoro è terminato il 31.10.2004 mentre il salario le è stato versato fino alla fine del mese di settembre 2004. II fallimento della ditta è stato decretato il 12.10.2005 e la domanda è stata presentata alla nostra Cassa il 28.12.2005.
Dalla fine del rapporto di lavoro non può comprovare di aver fatto il necessario a tutela dei suoi interessi salariali. Le lettere di rivendicazione, datate 11 e 21 gennaio 2005, non costituiscono una prova dell'impegno nel recuperare il salario.
Non è neppure un motivo valido il fatto che un'altra dipendente della ditta, patrocinata anch'ella dal RA 1, nel mese di febbraio 2005 abbia iniziato una procedura esecutiva nei confronti della società.
Tenendo anche conto della vertenza sorta con l'amministratore unico della __________, signor __________, circa il prestito da lei ricevuto, era a nostro parere giustificato un maggior impegno nel regolare le varie pendenze dare-avere con la ditta e con il signor __________." (Doc. A)
1.4. Contro la decisione su opposizione l'assicurato ha fatto inoltrare un tempestivo ricorso al TCA nel quale il suo patrocinatore ha riproposto le argomentazioni contenute nell'opposizione ed ha in particolare rilevato:
" (...)
Con il presente ricorso dobbiamo forzatamente ribadire quanto già sostenuto e documentato nell'ambito dell'opposizione, a prova di quanto è stato fatto per recuperare il credito salariale del nostro rappresentato.
Ricordiamo che il nostro rappresentato aveva ricevuto un prestito di fr. 30'000.-- che, al momento della cessazione del rapporto di lavoro, doveva comportare uno scoperto di circa fr. 7'000.--. Il signor __________ ha però richiesto al signor RI 1, aggiungendo interessi capestro e altre pretese, un importo di fr. 17'000.--.
C'è quindi stato uno scambio di corrispondenza con il signor __________, per quanto riguarda la tematica del prestito, e con la __________, per quanto concerne la liquidazione salariale. In un secondo tempo il signor __________ e la __________ sono stati rappresentati dall'avvocato __________.
Nella nostra opposizione del 17.1.2006 abbiamo dettagliatamente elencato la successione dei fatti. Rimandiamo quindi a questo documento.
La situazione era quindi delicata e si è cercato di trovare una soluzione bonale a compensazione dei rispettivi crediti. La trattativa in atto sembrava giungere a buon fine con la sottoscrizione, nel mese di giugno 2005, di un accordo che tacitava le parti con un versamento di fr. 2'000.- al signor __________ da parte del nostro rappresentato. Purtroppo, a seguito anche di un aggravarsi dei disturbi depressivi dei quali soffriva il signor __________, l'accordo non è stato sottoscritto.
A fine agosto 2005 il signor __________ ha fatto notificare al nostro rappresentato un precetto esecutivo, per un importo di fr. 16'695.--, che è stato contestato. L'udienza per l'istanza di rigetto dell'opposizione inoltrata dal creditore, è prevista il 16 febbraio prossimo.
Prove: documenti, incarto ufficio di disoccupazione
5. L'articolo 55 cpv. 1 LADI prescrive l'obbligo per l'assicurato, nella procedura di fallimento o di pignoramento, di prendere ogni provvedimento necessario alla tutela dei suoi diritti rispetto il datore di lavoro. Non viene specificato in quale modo debba procedere per ottenere questo risultato e nemmeno che debba immediatamente iniziare una procedura esecutiva o un'istanza salariale, anche perché questi generano delle spese.
È utile qui riportare quanto il Tribunale Federale ha indicato in una sentenza del 25 giugno 1998, a questo proposito:
" Cela ne veut cependant pas dire qu'il faille exiger du salarié qu'il introduise sans délai une poursuite contre son ancien employeur (impliquant la notification d'un commandement de payer aux frais de l'assuré). L'assurance d'une indemnité en cas d'insolvabilité a précisement pour but d'épargner aux assurés l'obligation de recourir aux procédures parfois longues et coûteuses de l'exécution forcée régie par la LP (Gerhards, Grundriss des neuen Arbeitlosenversicherugnsrechts 1996, § 220 p. 149)."
Era sicuramente nell'interesse di tutti; dell'assicurato e della cassa disoccupazione, riuscire a trovare un accordo tra le parti che avrebbe permesso al nostro rappresentato di recuperare il suo credito salariale, evitando così di dover far capo all'indennità per insolvenza.
L'inoltro di una vertenza salariale, o la notifica di un precetto esecutivo, avrebbe generato spese, non avrebbe permesso di intavolare una trattativa e, come vedremo in seguito, non avrebbe portato ad alcun risultato concreto.
Mal si comprende quindi l'interpretazione che la Cassa CO 1 dà all'articolo 55 cpv. 1 LADI.
Prove: documenti, incarto ufficio disoccupazione
6. Il nostro sindacato ha tutelato gli interessi salariali di un'altra dipendente della __________, che era pure stata licenziata per il 31.10.2004.
In questo caso la pretesa salariale si limitava ad una parte della tredicesima mensilità non versata, per un importo di fr. 1'355.60.
Per questo caso, dopo alcune richieste di pagamento, abbiamo inoltrato un'azione salari e mercedi al Giudice di Pace, il 14.2.2005. La procedura è quindi proseguita, dopo la sentenza del Giudice, con la notifica di un precetto esecutivo, la domanda di rigetto d'opposizione, la domanda di prosecuzione dell'esecuzione e, infine, la domanda di fallimento. Tutta questa procedura ci ha causato un anticipi spese di fr. 228.20, che non potremo più recuperare.
Era quindi assolutamente inutile iniziare un'analoga procedura per il signor RI 1, quando l'esito era purtroppo già chiaro dall'inizio. Questo modo di procedere avrebbe unicamente generato ulteriori spese.
In un'analoga situazione il Tribunale Federale ha ritenuto che l'obbligo di diminuire il danno da parte dell'assicurato sia stato adempiuto. Questa sentenza è anche citata quale esempio nella Prassi 2004/1, che la Cassa CO 1 ha trasmesso a tutti i sindacati nel giugno del 2004.
Appare quindi incomprensibile in fatto che, nel caso che ci concerne, la Cassa di disoccupazione non abbia applicato le direttive del SECO, che essa stessa ha trasmesso ai sindacati che si occupano di questa materia.
Prove: documenti, incarto ufficio di disoccupazione
Alla luce di quanto risposto appare chiaro come il nostro rappresentato abbia diritto all'indennità di disoccupazione, per il salario scoperto rivendicato." (Doc. I)
1.5. Nella sua risposta dell'8 marzo 2006 la Cassa propone di respingere il ricorso e osserva:
" (...)
A titolo personale, il signor __________ ha concesso al signor RI 1 un prestito di fr. 30'000.-, che quest'ultimo ha rimborsato solo parzialmente.
Secondo il ricorrente egli avrebbe cercato di trovare una soluzione bonale, a compensazione dei rispettivi crediti. Ciò dimostrerebbe quanto fatto dal signor RI 1 per recuperare il proprio credito salariale.
Tuttavia dalla documentazione agli atti emerge il contrario. Infatti, risulta chiaramente che il signor __________ era fermamente intenzionato ad ottenere Io scoperto ancora dovuto (cfr. doc. B, C e G), tant'è che ha avviato una procedura esecutiva nei confronti del signor RI 1, che, nel frattempo, è terminata con il rigetto dell'opposizione interposta dal ricorrente al precetto esecutivo notificatogli in data 26.08.2005 per il pagamento della parte del prestito ancora dovuta (doc. 1).
L'unico documento prodotto dalla parte insorgente a prova del tentativo di raggiungere un accordo è il doc. I il quale, non essendo firmato, non ha alcun valore probatorio.
Ad 5-6 contestati
Giusta l'art. 55 cpv. 1 LADI, il lavoratore, nella procedura di fallimento o di pignoramento, deve prendere ogni provvedimento necessario alla tutela dei suoi diritti rispetto al datore di lavoro, fintanto che la Cassa gli comunichi di averlo surrogato nella procedura.
Secondo costante giurisprudenza l'assicurato è obbligato a diminuire il danno prima e dopo lo scioglimento del rapporto di lavoro (STFA C 297/02).
Contravviene al proprio obbligo di ridurre il danno giusta la suddetta norma, e non ha pertanto diritto all'indennità per insolvenza, l'assicurato che non mostra segnali inequivocabili che permettano alla Cassa di riconoscere oggettivamente la sua ferma intenzione di rivendicare i salari non ancora percepiti.
Nella fattispecie concreta, il contratto di lavoro venuto in essere tra il signor RI 1 e la __________ è stato disdetto al 31 ottobre 2004, ma il salario è stato versato soltanto sino alla fine di settembre 2004.
Dalla fine del rapporto di lavoro sino alla richiesta di prestazioni per insolvenza, presentata il 21/28 dicembre 2005, il signor RI 1, per il tramite del suo rappresentante, l'RA 1, segretariato di __________ (di seguito: RA 1), si è limitato ad intraprendere i seguenti passi.
Con scritto 11 gennaio 2005 I'RA 1 (doc. D, agli atti) ha richiesto all'ex datore di lavoro il conteggio/pagamento del credito salariale vantato dal signor RI 1. Il signor __________ ha risposto di volersi rivolgere al proprio avvocato (cfr. doc. E, agli atti). Con scritti 21/25 gennaio 2005 (doc. F/H, agli atti), l'RA 1 si è dunque rivolto al patrocinatore del signor __________, il quale non ha mai preso posizione in merito a quanto richiesto dall'RA 1.
Il sindacato, per tutelare gli interessi di un'altra ex dipendente della __________, che tuttavia vantava un credito inferiore a quello del signor RI 1, ha inoltrato un'istanza salari e mercedi e avviato una procedura esecutiva. Pertanto, a suo avviso, sarebbe stato inutile iniziare un'analoga procedura anche per il signor RI 1.
Il ricorrente sostiene che in un'analoga situazione il TFA ha ritenuto che l'obbligo di diminuire il danno da pane dell'assicurato sia stato adempiuto e che tale sentenza sarebbe pure citata nella prassi ML/AD 200411 (Foglio 17).
Contestualmente la Cassa rileva che, se è vero che in una sentenza del 17 aprile 2003 in re S. (C 133/02) il TFA ha ritenuto sufficiente che la causa giudiziaria fosse stata inoltrata da un collega di lavoro è altrettanto vero che, in quel caso, il rappresentante dell'assicurato aveva fatto valere le proprie pretese facendo emettere un precetto esecutivo (cfr. STCA del 30 maggio 2005, inc. 38.2004.102).
Anche nell'esempio menzionato dal ricorrente, e riportato nella succitata prassi, l'assicurato aveva fatto valere i propri crediti salariali tramite rappresentante legale, prima per telefono e per scritto, poi, anche se con un certo ritardo, avviando la procedura esecutiva. E questo indipendentemente dal fatto che il suo rappresentante legale aveva tentato di rivendicare i crediti salariali di un suo collega di lavoro, dapprima in via giudiziale, quindi nell'ambito di una procedura esecutiva.
Da quanto precede, emerge chiaramente che anche nel caso in cui sia stata avviata una procedura esecutiva per un collega, ciò non esime l'assicurato dal procedere - a sua volta - in via esecutiva.
In conclusione, alla luce di quanto suesposto, la Cassa ribadisce che il signor RI 1 ha violato l'obbligo di riduzione del danno ai sensi dell'art. 55 cpv. 1 LADI e si riconferma pertanto nella sua decisione su opposizione del 20 gennaio 2006." (Doc. VI)
1.6. Il 15 marzo 2006 il rappresentante dell'assicurato ha inoltrato al TCA uno scritto del seguente tenore:
" (...)
AD 4
La documentazione che abbiamo prodotto dimostra che il signor __________ era intenzionato ad ottenere il rimborso dello scoperto del prestito che aveva concesso al nostro rappresentato, e ci sembra anche legittimo ed evidente; ma dimostra anche che c'è stata una trattativa tra le parti per arrivare ad una soluzione bonale della vertenza, a tacitazione delle rispettive pretese.
I documenti B, C e G, citati nella risposta di causa, datano del mese di gennaio del 2005; il precetto esecutivo è stato notificato al nostro rappresentato il 26 agosto 2005 (doc. L), quindi a distanza di sette mesi dalle lettere di richiesta del rimborso del prestito. In questo lasso di tempo, come già indicato in precedenza, tra le parti si è cercato di trovare una soluzione bonale.
La procedura esecutiva è stata iniziata, da parte del signor __________, solo quando le trattative sono fallite e l'accordo proposto (doc. I) non è stato sottoscritto.
Quindi, contrariamente a quanto sostiene la Cassa CO 1, è provato che la trattativa tra le parti ha effettivamente avuto luogo; in caso contrario non si comprende per quale motivo il signor __________ ha atteso così tanto tempo prima di iniziare una procedura esecutiva.
Il documento I ha valore probatorio. Non per nulla il Pretore del distretto di __________, nella sentenza del 16 febbraio 2006, ha rigettato provvisoriamente l'opposizione al precetto esecutivo, basandosi essenzialmente su tale documento che risulta sottoscritto da parte del debitore (sentenza allegata).
Ad 5-6
Ci sembra quindi che il nostro rappresentato ha sufficientemente dimostrato l'impegno nella tutela dei suoi diritti verso il datore di lavoro. Il tentativo di trovare una soluzione per tacitare i rispettivi crediti ci sembra logico e legittimo, soprattutto nella situazione della quale ci stiamo occupando. Era in effetti evidente al nostro rappresentato che il prestito l'aveva ricevuto dal signor __________ , che non coincideva con la ditta __________, dalla quale doveva ricevere i salari arretrati. Sapendo inoltre dell'imminente pericolo del fallimento del suo ex datore di lavoro, con il pericolo quindi di non poter più recuperare il credito salariale ma, d'altra parte, di dover comunque far fronte ai suoi impegni verso il signor __________, il suo modo di agire ci sembra, proprio in considerazione della particolarità del caso, logico e improntato al buon senso.
Se, come sembrava essere il caso, si riusciva a raggiungere l'accordo proposto, il nostro rappresentato nulla avrebbe richiesto alla Cassa CO 1 a titolo di indennità per insolvenza, anche se era evidente che il datore di lavoro si avviava verso il fallimento. L'agire del nostro rappresentato, oltre che cercare di risolvere il suo problema, era anche inteso a non dover far assumere alla Casa di disoccupazione, e quindi alla collettività, il credito salariale che vantava nei confronti del suo ex datore di lavoro.
Al momento del fallimento delle trattative per arrivare ad una soluzione bonale, si è posto il quesito se iniziare una procedura esecutiva nei confronti della ditta __________. Si è rinunciato per i l fatto che a quel momento la procedura che avevamo iniziato per recuperare il credito salariale di un'altra dipendente della ditta __________, era già allo stadio della comminatoria di fallimento (Doc. P-Q-R-S-T); era quindi evidente che ci avviavamo alla dichiarazione di fallimento. L'inoltro di una domanda di esecuzione non avrebbe quindi avuto particolare effetto, se non quella di generare ulteriori spese, che sarebbero poi mai state rimborsate.
A questo proposito è utile richiamare quanto indicato dal Tribunale Federale nella sentenza del 25 giugno 1988 che abbiamo citato nell'atto ricorsuale.
Alla luce di quanto indicato ribadiamo pertanto le richieste contenute nel nostro ricorso del 26.1.2006." (Doc. VIII)
in diritto
In ordine
2.1. La presente vertenza non pone questioni giuridiche di principio e non è di rilevante importanza (ad esempio per la difficoltà dell’istruttoria o della valutazione delle prove). Il TCA può dunque decidere nella composizione di un Giudice unico ai sensi degli articoli 26 c cpv. 2 della Legge organica giudiziaria civile e penale e 2 cpv. 1 della Legge di procedura per le cause davanti al Tribunale delle assicurazioni (cfr. STFA del 21 luglio 2003 nella causa N., I 707/00; STFA del 18 febbraio 2002 nella causa H., H 335/00; STFA del 4 febbraio 2002 nella causa B., H 212/00; STFA del 29 gennaio 2002 nella causa R. e R., H 220/00; STFA del 10 ottobre 2001 nella causa F., U 347/98 pubblicata in RDAT I-2002 pag. 190 seg.; STFA del 22 dicembre 2000 nella causa H., H 304/99; STFA del 26 ottobre 1999 nella causa C., I 623/98).
Nel merito
2.2. Secondo l'art. 51 cpv. 1 LADI:
" I lavoratori soggetti all'obbligo di contribuzione, al servizio di datori di lavoro che sottostanno in Svizzera ad una procedura d'esecuzione forzata o che occupano in Svizzera lavoratori, hanno diritto all'indennità per insolvenza, se:
a. il loro datore di lavoro è stato dichiarato in fallimento e se a quel momento vantano crediti salariali oppure
b, il fallimento non viene dichiarato soltanto perchè in seguito a manifesto indebitamento del datore di lavoro nessun creditore è disposto ad anticipare le spese o
c. hanno presentato, contro il loro datore di lavoro, una domanda di pignoramento per crediti salariali."
L'art. 55 cpv. 2 LADI stabilisce invece che:
" Il lavoratore deve restituire l'indennità per insolvenza, se il credito salariale è respinto nella procedura di fallimento o di pignoramento, non è coperto per sua colpa intenzionale o sua grave negligenza oppure è successivamente soddisfatto dal datore di lavoro."
2.3. In una sentenza pubblicata in DLA 2002 pag. 190 seg. il TFA ha sottolineato che l'obbligo di riduzione del danno a carico del lavoratore, menzionato all'articolo 55 capoverso 1 LADI, esiste già prima dello scioglimento del rapporto di lavoro quando il datore di lavoro non versa - o non versa interamente - il salario e il lavoratore deve aspettarsi di subire una perdita. L'obbligo di riduzione del danno non è tuttavia lo stesso prima o dopo lo scioglimento del rapporto di lavoro: ciò dipende di volta in volta dal singolo caso. Non si esige necessariamente che l'assicurato avvii senza indugio un'esecuzione contro, l suo datore di lavoro o che presenti un'azione contro quest'ultimo. Occorre invece che il lavoratore mostri in modo non equivoco e riconoscibile per il datore di lavoro il carattere serio del suo credito salariale.
Contravviene al proprio obbligo di ridurre il danno, e non ha pertanto diritto all'indennità per insolvenza, l'assicurato che rinuncia a qualsiasi pratica utile per riscuotere il suo salario, poiché accetta di differire per un lungo periodo l'incasso del proprio credito in attesa di giorni migliori, senza una vera e propria garanzia che il datore di lavoro sia in grado di adempiere, in futuro, i suoi obblighi finanziari.
In particolare l'Alta Corte ha sviluppato le seguenti considerazioni:
" D'après la jurisprudence antérieure, lorsque l'ouverture de la faillite ou la demande de saisie intervient après la fin des rapports de travail, le droit à l'indemnité présuppose que l'employeur ait déjà été insolvable au moment de la dissolution des rapports de travail et que l'ouverture de la faillite ou la demande de saisie ait été différée pour des motifs sur lesquels l'assuré n'avait aucune prise (ATF 114 V 59 consid. 3d). Par la suite, le Tribunal fédéral des assurances a jugé qu'il existait également un droit à l'indemnité en cas d'insolvabilité lorsque l'insolvabilité de l'employeur ne survient qu'après la dissolution des rapports de travail (arrêt B. du 18 février 2000 [C 362/98], dont un compte-rendu est publié dans la RSAS 2001 p. 92). L'obligation de diminuer le dommage qu'exprime l'art. 55 al. 1 LACI exige toutefois du travailleur qui n'a pas reçu son salaire, en raison de difficultés économiques rencontrées par l'employeur, qu'il entreprenne à l'encontre de ce dernier toute démarche utile en vue de récupérer sa créance, sous peine de perdre son droit à l'indemnité en cas d'insolvabilité. Il s'agit d'éviter que l'assuré ne reste inactif en attendant le prononcé de la faillite de son ex-employeur (ATF 114 V 60 consid. 4; DTA 1999 no 24 p. 143 consid. 1c).
En principe, l'obligation de diminuer le dommage à la charge du travailleur existe également avant la dissolution du rapport de travail, quand l'employeur ne verse pas - ou pas entièrement - le salaire et que le salarié peut s'attendre à subir une perte. Ce n'est pas le but de l'indemnité en cas d'insolvabilité de couvrir des créances de salaire auxquelles l'assuré a renoncé sans raison justifiée. L'obligation de diminuer te dommage qui incombe à l'assuré avant la résiliation des rapports de travail n'est toutefois pas soumise aux mêmes exigences que la même obligation qui lui incombe après la résiliation des rapports de travail. L'étendue des démarches qui peuvent être exigées du travailleur pour récupérer tout ou partie de son salaire avant la fin des rapports de travail dépend de l'ensemble des circonstances du cas concret. On n'exige pas nécessairement de l'assuré qu'il introduise sans délai une poursuite contre son employeur ou qui[ ouvre action contre ce dernier. Il faut en tout cas que te salarié montre de manière non équivoque et reconnaissable pour l'employeur le caractère sérieux de sa prétention de salaire (arrêt N. du 15 octobre 2001 [C 194/01]).
Une absence de liquidités de l'employeur de longue durée peut justifier une demande de sûretés par le travailleur (art. 337a CO), si ce dernier peut craindre légitimement que son salaire ne lui soit pas versé conformément au contrat, cela à la différence d'un retard exceptionnel et de peu d'importance qui ne saurait compromettre la confiance du travailleur dans le respect par t'employeur de ses obligations (Gabriel Aubert, l'employeur insolvable, in: Journée 1992 du droit du travail et de la sécurité sociale, p. 110). Lorsqu'il apparaît, selon les circonstances, que l'employeur ne pourra ou ne voudra pas s'acquitter, sans un retard excessif, de ses obligations, il est normal que le salarié soit mis en mesure d'exiger des súretés et de résilier son contrat avec effet immédiat si ces dernières ne lui sont pas fournies (Aubert, loc. cit., p. 110). Du point de vue de l'assurance-chômage, il importe d'éviter que le personnel d'un employeur insolvable renonce à réclamer les arriérés de salaire pendant de nombreux mois, en tablant sur le fait que l'assurance-chômage garantisse la couverture de ses arriérés si l'employeur tombe en faillite (cf. le message du Conseil fédéral concernant le programme de stabilisation 1998 du 28 septembre 1998, FF 1999 32)."
In quel caso il TFA, trattandosi di un assicurato che aveva lavorato dal 1° agosto 1998 fino al momento del fallimento della ditta (giugno 1999), ha stabilito che non era stato soddisfatto l'obbligo di ridurre il danno, argomentando:
" (...)
b) Il est établi en l'occurrence que la créance de salaire de l'intimé était déjà compromise au début des rapports de travail, en août 1998. A ce moment-là, la société était à court de liquidités puisqu'elle n'a même pas été en mesure de verser le premier salaire mensuel. Au dire de l'intimé, il aurait reçu en tout et pour tout, à fin 1998, un versement de 5000 fr. à titre d'acompte. On peut d'ailleurs s'interroger sur la réalité de ce versement dès lors que l'intimé ne l'a pas porté en déduction de sa production de salaire dans la faillite. Quoi qu'il en soit, l'intimé était parfaitement au courant du fait que l'employeur n'était pas à même de le rémunérer. En fait, comme il l'a déclaré en procédure cantonale, s'il a accepté de travailler sans rémunération, c'est notamment parce que la qualité du projet qu'il était chargé de réaliser était «exceptionnelle». Sur la base de ces déclarations et compte tenu de la durée pendant laquelle l'intimé n'a pas été rémunéré, on est fondé à considérer que le versement d'un salaire, en réalité, était subordonné à la réalisation et au succès du projet que la société était chargée de développer, situation dont l'intimé s'est accommodé. On a d'autant plus de raison de le penser que l'intéressé, à la différence d'autres salariés de la société, n'a été déclaré durant la période en cause ni à l'AVS ni à l'institution de prévoyance de son employeur.
Les télécopies auxquelles les premiers juges font allusion ne permettent pas d'admettre que l'intimé ait reçu des assurances de son employeur au sujet de son salaire, ou qu'il ait eu des raisons de croire que sa créance serait réglée à brève échéance. Ces documents n'établissent pas non plus l'existence de démarches utiles de la part de l'assuré en vue de recouvrer son salaire. Ces pièces - non datées adressées à l'administrateur de la société - montrent qu'à un moment donné, l'intimé a réclamé une partie des salaires arriérés pour parer aux échéances les plus pressantes. Compte tenu de la demeure prolongée - et à l'évidence excessive - de l'employeur, l'intimé devait prendre des mesures contraignantes et non pas seulement se contenter de réclamations orales ou écrites qui n'offraient aucune garantie. A cet égard, on ne trouve au dossier aucun indice qui aille dans le sens d'une mise en demeure sérieuse ou d'une quelconque pression exercée par l'intimé sur l'employeur pour obtenir le versement de son salaire.
Quant aux témoignages recueillis en procédure cantonale, ils n'apportent pas non plus d'éléments propres à établir l'existence de telles démarches, bien au contraire. Ainsi, selon le procès-verbal d'audition d'un technicien en informatique (ex-employé de la société), l'intimé a accepté de travailler sans recevoir de salaire parce que l'administrateur affirmait qu il allait recevoir «des millions de dollars», ce qui tend à confirmer que l'intéressé avait accepté de différer l'encaissement de sa créance à des jours meilleurs, sans véritable garantie que l'employeur fût en mesure de remplir un jour ses obligations."
In una sentenza del 2 aprile 2003 nella causa M. (C 297/02) il TFA ha considerato violato l'obbligo di ridurre il danno nel caso di un assicurato, attivo presso una ditta dal 1° gennaio al 31 marzo 2002, il quale, malgrado non ricevesse il salario del 1° giugno 2001, ha atteso fino il 22 aprile 2002 per fare valere le proprie pretese salariali.
" (...)
2.
Nach der Rechtsprechung (vgl. Erw. 1 hievor) hat der Versicherte, welcher Insolvenzentschädigung beansprucht, auf Grund der ihm obliegenden Schadenminderungspflicht je nach den gesamten Umständen im Einzelfall bereits vor, jedenfalls aber nach der Auflösung des Arbeitsverhältnisses alle zumutbaren Massnahmen zur Realisierung des Lohnanspruchs vorzunehmen. Die Vorinstanz erwägt zutreffend, dass der Beschwerdeführer dadurch, dass er nach Ausbleiben der Lohnzahlungen ab Juni 2001 mit der konkreten Geltendmachung seiner Lohnforderungen bis am 22. April 2002 zuwartete, seine Schadenminderungspflicht verletzt hat. Obwohl er angesichts der Lohnrückstände die finanziellen Schwierigkeiten seiner Arbeitgeberin schon im Sommer 2001 nicht mehr ignorieren konnte und er spätestens seit Ende des Jahres 2001 davon ausgehen musste, dass seine Lohnansprüche in hohem Mass gefährdet waren, unternahm er erst im April 2002 und nachdem ihn die Arbeitslosenkasse hiezu aufgefordert hatte - konkrete Massnahmen zur Realisierung seiner Lohnforderungen. Bis zu jenem Zeitpunkt gab er sich mit blossen Schuldanerkennungen der Arbeitgeberin zufrieden und handelte auch dann nicht, als die S.________ AG im Januar 2002 um Nachlassstundung ersuchte (welches Begehren in der Folge allerdings zurückgezogen wurde) und ihm das Arbeitsverhältnis auf den 31. März 2002 gekündigt wurde.
3.
Was in der Verwaltungsgerichtsbeschwerde vorgebracht wird, vermag zu keinem anderen Ergebnis zu führen. Dass der Beschwerdeführer zunächst annahm, die S.________ AG befinde sich in einem vorübergehenden Liquiditätsengpass, mag zutreffen. Ebenso ist nachvollziehbar, dass er im Hinblick auf einen von seiner Arbeitgeberin am 14. Juni bzw. 15. August 2001 abgeschlossenen Vergleich, wonach ihr ein Betrag von Fr. 300'000.als Entschädigung für die Nichterfüllung von Kreditverträgen vom 31. März 2001 zustand, vorerst von der Geltendmachung seiner Lohnforderungen absah. Der Versicherte hatte jedoch unbestrittenermassen Kenntnis davon, dass sich die Zahlung der vertraglich vereinbarten Summe in der Folge verzögerte und auch eine am 10. Oktober 2001 zwischen der S.________ AG und ihrem Schuldner getroffene Vereinbarung, gemäss welcher sich die Zahlungsfrist bis spätestens 15. Oktober 2001 verlängerte, nicht eingehalten wurde. Er hätte somit allen Grund gehabt, Massnahmen zur Durchsetzung seiner Lohnforderungen in die Wege zu leiten, zumal er vor diesem Hintergrund nicht mehr davon ausgehen durfte, die ausstehenden Löhne innert nützlicher Frist ausbezahlt zu erhalten. Vielmehr musste er ernsthaft mit einem Lohnverlust rechnen. Dabei sind die Gründe, die zum Rückzug des Begehrens um Nachlassstundung und dazu geführt haben, dass der Konkurs über die S.________ AG schliesslich erst am 12. Juli 2002 eröffnet wurde, unerheblich. Entgegen den Ausführungen in der Verwaltungsgerichtsbeschwerde kann daraus nicht abgeleitet werden, dass die Konkursbehörde von der Liquidität der Gesellschaft ausging. Aber selbst wenn etwas anderes anzunehmen gewesen wäre, hätte dies den Beschwerdeführer nicht davon entbunden, Massnahmen (schriftliche Mahnung, Zahlungsbefehl, Betreibung, Lohnklage) zur Realisierung der Lohnforderung zu ergreifen. Wie das kantonale Gericht zu Recht erwägt, vermag schliesslich auch das Interesse am Erhalt des Arbeitsplatzes, wie es in der Regel alle Arbeitnehmenden haben, für sich allein einen Verzicht auf Vorkehren zur Realisierung gefährdeter Lohnansprüche nicht zu rechtfertigen. Im vorliegenden Fall kann diesem Umstand schon deshalb keine wesentliche Bedeutung beigemessen werden, weil bald nach Stellenantritt feststand, dass die S.________ AG in ernst zu nehmenden finanziellen Schwierigkeiten steckte. Es muss daher bei der Feststellung bleiben, dass die Arbeitslosenkasse den Anspruch auf Insolvenzentschädigung zu Recht verneint hat."
Il TFA è arrivato nella medesima conclusione in un'altra sentenza del 17 aprile 2003 nella causa S. (C 323/02), rilevando:
" (...)
2.1 Streitig ist der Anspruch auf Insolvenzentschädigung für Lohnforderungen aus der Zeit von August bis September 1999 (zuzüglich Anteil 13. Monatslohn).
Trotz Kündigung des Arbeitsverhältnisses per 30. September 1999 hat der Beschwerdeführer die Arbeitgeberin erstmals am 27. April 2000, und damit mehr als ein halbes Jahr nach Fälligkeit der Lohnansprüche schriftlich gemahnt und es in der Folge unterlassen, rechtliche Schritte zur Realisierung der Lohnforderung zu unternehmen. Erst nach Bewilligung der definitiven Nachlassstundung durch das Bezirksgericht C.________ am 15. März 2002 und der Aufforderung zur Forderungseingabe im kantonalen Amtsblatt vom 13. Mai 2002 hat er gegenüber dem Sachwalter eine entsprechende Lohnforderung erhoben. Er ist damit der ihm obliegenden Schadenminderungspflicht nicht hinreichend nachgekommen, obschon er Kenntnis von den finanziellen Schwierigkeiten der Arbeitgeberin hatte und ernsthaft mit einem Lohnverlust rechnen musste.
Verwaltung und Vorinstanz haben den Anspruch unter diesen Umständen zu Recht verneint.
2.2 Die Vorbringen in der Verwaltungsgerichtsbeschwerde vermögen zu keinem anderen Ergebnis zu führen. Dass der Beschwerdeführer zu Beginn der Lohnausstände nicht untätig gewesen ist und seinen Angaben zufolge die Zahlung von drei Monatslöhnen (offenbar für die Monate Mai bis Juli 1999) erwirkt hat, vermag ihn bezüglich der zur Diskussion stehenden Lohnforderungen für die Zeit ab August 1999 nicht zu exkulpieren. Ein Verzicht auf entsprechende Massnahmen lässt sich umso weniger rechtfertigen, als der Beschwerdeführer das Arbeitsverhältnis auf Ende August bzw. September 1999 gekündigt hatte und an die Schadenminderungspflicht für die Zeit nach Auflösung des Arbeitsverhältnisses höhere Anforderungen zu stellen sind (BGE 114 V 60 Erw. 4; ARV 1999 Nr. 24 S. 143 Erw. 1c). Nicht gehört werden kann daher auch das Argument des Beschwerdeführers, er habe aus sozialem Verhalten und in der Hoffnung auf weitere laufende Projekte auf eine Durchsetzung der Lohnansprüche verzichtet. Wie er selbst ausführt, war ihm bekannt, dass ein Weiterbestand der Arbeitgeberfirma von einem einzigen, vom Auftraggeber nicht angenommenen Projekt abhing und die Aussichten für eine Übernahme des Projektes durch einen anderen Interessenten ungünstig waren. Wenn er dennoch auf eine Geltendmachung der Lohnforderung verzichtet hat, so kann er das Risiko eines Lohnverlustes nicht nachträglich auf die Arbeitslosenversicherung überwälzen. Denn es kann nicht Zweck der Insolvenzentschädigung sein, Lohnansprüche zu ersetzen, auf deren Geltendmachung der Arbeitnehmer oder die Arbeitnehmerin ohne hinreichenden Grund verzichtet hat (ARV 2002 Nr. 30 S. 192 Erw. 1b; Urteil T. vom 4. Juli 2002, C 39/02, Erw. 2b). Daraus, dass seinen Angaben zufolge einem anderen Arbeitnehmer der gleichen Gesellschaft Insolvenzentschädigungen ausbezahlt worden sind, vermag der Beschwerdeführer nichts für sich abzuleiten. Nicht gefolgt werden kann ihm schliesslich auch, soweit er beantragt, die Arbeitslosenkasse habe nach Art. 55 Abs. 1 AVIG in das Verfahren einzutreten.
Ein Forderungsübergang im Sinne dieser Bestimmung kann nur erfolgen, wenn ein Anspruch auf Insolvenzentschädigung besteht, was hier nicht zutrifft. (...)"
In una sentenza del 17 aprile 2003 nella causa S. (C 133/02) l'Alta Corte si è occupata del caso di un assicurato che aveva sciolto il contratto di lavoro con effetto immediato dopo avere messo in mora il datore di lavoro di versargli il salario. Il fallimento del datore di lavoro è poi stato dichiarato a seguito dell'iniziativa di un collega di lavoro.
In quel caso l'Alta Corte ha ritenuto che l'assicurato aveva rispettato l'obbligo di ridurre il danno ed ha rilevato:
" (...)
Im Rahmen dieses Erfordernisses ist praxisgemäss Art. 55 Abs. 1 AVIG zu beachten, nach dessen erstem Satz - als Ausdruck der allgemeinen Schadenminderungspflicht - der Arbeitnehmer im Konkurs- oder Pfändungsverfahren alles unternehmen muss, um seine Ansprüche gegenüber dem Arbeitgeber zu wahren. Ein Anspruch auf Insolvenzentschädigung entfällt daher, wenn der Arbeitnehmer oder die Arbeitnehmerin vor (ARV 2002 Nr. 30 S. 190) oder nach Auflösung des Arbeitsverhältnisses die Lohnansprüche nicht innert nützlicher Frist geltend macht (BGE 114 V 60 Erw. 4). In dem in ARV 1999 Nr. 24 S. 140 ff. veröffentlichten Urteil C. vom 25. Juni 1998 (C 183/97) hat das Eidgenössische Versicherungsgericht festgestellt, dass ein Versicherter, dessen Arbeitsverhältnis lange vor dem Konkurs des Arbeitgebers beendigt worden ist und der mehr als ein Jahr nach Beendigung des Arbeitsverhältnisses zuwartet, um ausstehende Löhne geltend zu machen, den Anspruch auf Insolvenzentschädigung verliert. In dem in ARV 2002 Nr. 8 S. 62 ff. publizierten Urteil C. vom 4. September 2001 (C 91/01) erachtete es ein Zuwarten von drei Monaten nach Beendigung des Arbeitsverhältnisses bereits als Verletzung der Schadenminderungspflicht.
3.
3.1 Der Beschwerdeführer war für die D.________ GmbH als Kraftfahrer im Fernverkehr tätig und hatte nach seiner Darstellung bis Ende März 2000 den Lohn erhalten. Den von diesem Zeitpunkt an ausstehenden Lohn samt Spesen liess er durch seinen Rechtsvertreter mit Schreiben vom 20. Dezember 2000 geltend machen und der Arbeitgeberin eine Zahlungs- und Sicherstellungsfrist bis 8. Januar 2001 ansetzen, ansonsten das Arbeitsverhältnis auf diesen Zeitpunkt hin fristlos gekündigt werde. Am 9. Januar 2001 bestätigte sein Rechtsvertreter die fristlose Auflösung des Arbeitsverhältnisses per 8. Januar 2001. Die Ansprüche aus dem Arbeitsvertrag bezifferte er gegenüber der Arbeitgeberin mit Schreiben vom 23. Januar 2001 auf Fr. 34 700.- Lohn und Fr. 11 766.10 Spesen und ersuchte um Überweisung bis spätestens 31. Januar 2001.
Am 22. Februar und am 19. März 2001 hatte er mit der Arbeitgeberin in der Angelegenheit telefonischen Kontakt, wobei es u.a. um die Höhe der Ratenzahlungen ging. Am 31. August 2001 reichte er schliesslich für den Beschwerdeführer das Betreibungsbegehren über die ausstehende Forderung ein.
3.2 Zuvor hatte der Rechtsvertreter des Beschwerdeführers bereits am 14. Dezember 2000 für einen Arbeitskollegen des Beschwerdeführers gestützt auf ein Urteil des Gewerblichen Schiedsgerichts Basel-Stadt vom 13. November 2000 die Betreibung gegen die Arbeitgeberin eingeleitet und am 8. Februar 2001 die Fortsetzung der Betreibung verlangt. Am 30. März 2001 setzte das Zivilgericht Basel-Stadt auf den 26. April 2001 die Verhandlung über die Konkurseröffnung an. Am 26. April 2001 bezahlte die Arbeitgeberin dem andern Arbeitnehmer einen Betrag von Fr. 8000.- an die insgesamt ausstehende Forderung und verpflichtete sich, den Rest von Fr. 6448.55 bis zum 10. Mai 2001 zu begleichen. Gestützt darauf zog der Arbeitskollege das Konkursbegehren einstweilen zurück. Nachdem die Arbeitgeberin den vereinbarten Zahlungstermin und zwei zusätzliche Fristen nicht eingehalten hatte, stellte der gemeinsame Rechtsvertreter am 15. Juni 2001 für den Arbeitskollegen wiederum das Konkursbegehren. Dieses Konkursbegehren konnte der Schuldnerin weder auf postalischem Wege noch durch die Polizei zugestellt werden, sodass mit Ediktalzitation vom 5. Oktober 2001 auf den 18. Oktober 2001 zur Verhandlung betreffend Konkurseröffnung vorgeladen werden musste. An diesem Tag wurde in der Folge durch das Zivilgericht Basel-Stadt über die Arbeitgeberin der Konkurs eröffnet.
3.3 Bei dieser Sachlage ist davon auszugehen, dass der Beschwerdeführer seiner Schadenminderungspflicht während des Arbeitsverhältnisses nachgekommen ist (vgl. ARV 2002 Nr. 30 S. 190), indem er seinen Lohn samt Spesen sowie gestützt auf Art. 337a OR deren Bezahlung und Sicherstellung verlangt hatte.
Nach der fristlosen Auflösung des Arbeitsverhältnisses per 8. Januar 2001 machte sein Rechtsvertreter am 23. Januar 2001 schriftlich die Forderungen aus dem Arbeitsverhältnis geltend. Ferner hatte dieser am 22. Februar und am 19. März 2001 telefonisch mit der Arbeitgeberin Kontakt. Schliesslich stellte er am 31. August 2001 für den Beschwerdeführer das Betreibungsbegehren. Diese Vorgehensweise kann entgegen der Auffassung der Arbeitslosenkasse und der Vorinstanz nicht als zu langes Zuwarten und damit als Verletzung der Pflicht zur Geltendmachung der Lohnansprüche innert nützlicher Frist betrachtet werden. Zwar wurde in ARV 2002 Nr. 8 S. 62, auf welchen die Beschwerdegegnerin in der Vernehmlassung hinweist, eine Pflichtverletzung bejaht bei einem Versicherten, der drei Monate nach Beendigung des Arbeitsverhältnisses seine Lohnforderungen immer noch nicht gestellt hatte und auf die Konkurseröffnung warten wollte. Im vorliegenden Fall verhält sich die Situation indessen anders. Der Beschwerdeführer liess zum Einen durch seinen Rechtsvertreter unmittelbar nach Auflösung des Arbeitsverhältnisses seine Forderung schriftlich sowie telefonisch geltend machen und mit einer gewissen Verzögerung die Betreibung einleiten. Zum Andern versuchte sein Rechtsvertreter für einen seiner Arbeitskollegen bei derselben Arbeitgeberin Lohnansprüche gerichtlich sowie betreibungsrechtlich durchzusetzen und stellte für diese am 27. März und am 15. Juni 2001 jeweils das Konkursbegehren. Ferner wusste sein Rechtsvertreter im Anschluss an das zweite Konkursbegehren, dass der Arbeitgeberin die Betreibungshandlungen nicht mehr zugestellt werden konnten. Unter diesen Umständen bedeutet es keine Verletzung der Schadenminderungspflicht, wenn ein Rechtsvertreter, der zwei Arbeitnehmer der gleichen Firma vertritt, die gerichtlichen und betreibungsrechtlichen Handlungen nur für einen Arbeitnehmer bis zur Stellung des Konkursbegehrens durchführt. Die Sache geht daher an die Arbeitslosenkasse zurück, damit diese nach Prüfung der übrigen Anspruchsvoraussetzungen in betraglicher Hinsicht über die Insolvenzentschädigung neu verfüge. (...)"
In una sentenza del 2 settembre 2003 nella causa K. (C 121/03) l'Alta Corte ha stabilito che un assicurato attivo fino al 9 settembre 2002 presso una ditta dichiarata in fallimento l'11 novembre 2002, non aveva rispettato l'obbligo di ridurre il danno rilevando:
" (...)
2.1 In der Verwaltungsgerichtsbeschwerde hält der Beschwerdeführer zu Recht nicht am sinngemäss erhobenen Einwand fest, der Einspracheentscheid beruhe insofern auf einer unzutreffenden Auslegung und Anwendung des Gesetzes, als er von einer Schadenminderungspflicht nach Art. 55 AVIG auch ausserhalb des Konkurs- oder Pfändungsverfahrens ausgehe. Zwar bezieht sich die in Abs. 1 der Bestimmung statuierte Pflicht des Versicherten, alles zu unternehmen, um seine Ansprüche gegenüber dem Arbeitgeber zu wahren, dem Wortlaut nach auf das Konkurs- und Pfändungsverfahren. Die Norm bildet jedoch Ausdruck der allgemeinen Schadenminderungspflicht, welche auch dann Platz greift, wenn das Arbeitsverhältnis vor der Konkurseröffnung aufgelöst wird (BGE 114 V 60 Erw. 4; ARV 1999 Nr. 24 S. 140 ff.), und der versicherten Person in reduziertem Umfang schon vor der Auflösung des Arbeitsverhältnisses obliegt, wenn der Arbeitgeber der Lohnzahlungspflicht nicht oder nur teilweise nachkommt und mit einem Lohnverlust zu rechnen ist (ARV 2002 Nr. 30 S. 190; Urteile T. vom 4. Juli 2002, C 39/02, und N. vom 15. Oktober 2001, C 194/01).
2.2 Der Beschwerdeführer hat die Lohnforderung für die Zeit ab 1. Juni 2002 seinen Angaben zufolge wiederholt mündlich geltend gemacht. Dass er sich zunächst mit der ebenfalls mündlichen Zusicherung des Arbeitgebers begnügt hat, die Lohnzahlungen würden sobald als möglich erfolgen, mag insbesondere im Hinblick darauf, dass sich die Parteien per 1. Juni 2002 auf eine neue Lohnregelung geeinigt hatten (Monats- statt Stundenlohn), als verständlich erscheinen. Zu einem Verzicht auf konkrete Massnahmen zur Realisierung der Lohnansprüche bestand aber spätestens nach der offenbar in gegenseitigem Einvernehmen erfolgten Auflösung des Arbeitsverhältnisses per 9. September 2002 kein Anlass mehr. Der Versicherte hat auch nach diesem Zeitpunkt keine rechtlichen Schritte (schriftliche Mahnung, Betreibung) zur Einforderung der ausstehenden Löhne unternommen, obschon er ab Juni 2002 keinen Lohn mehr erhalten hatte und ihm auf Grund der Angaben des Arbeitgebers bekannt war, dass der Betrieb sich in finanziellen Schwierigkeiten befand. Erst nachdem am 11. November 2002 über die Firma der Konkurs eröffnet worden war, beauftragte er die Orion Rechtsschutz-Versicherungsgesellschaft (nachfolgend: Orion) mit der Wahrung seiner Interessen. Nach Vornahme näherer Abklärungen hat diese am 16. Januar 2003 beim Konkursamt eine Forderung in der Höhe von Fr. 15'790.- eingereicht. Indem der Beschwerdeführer auch nach der am 9. September 2002 erfolgten Auflösung des Arbeitsverhältnisses während längerer Zeit keine konkreten Massnahmen zur Durchsetzung der Lohnansprüche in die Wege geleitet und damit bis nach der Konkurseröffnung zugewartet hat, ist er der arbeitslosenversicherungsrechtlichen Schadenminderungspflicht nicht nachgekommen.
3.
Was in der Verwaltungsgerichtsbeschwerde vorgebracht wird, vermag zu keinem andern Ergebnis zu führen. Wohl mag es zutreffen, dass der Versicherte sich wiederholt beim Arbeitgeber bezüglich der Lohnzahlungen erkundigt und seine Lohnansprüche auch geltend gemacht hat. Es handelte sich jedoch ausschliesslich um telefonische Interventionen und nicht um rechtliche Schritte zur Realisierung der Lohnausstände, wie sie dem Leistungsansprecher auf Grund der Schadenminderungspflicht für die Zeit nach erfolgter Auflösung des Arbeitsverhältnisses obliegen. Es mag sodann als verständlich erscheinen, dass der Beschwerdeführer eine Rechtsschutzversicherung mit der Wahrung seiner Interessen beauftragt hat. Er kann jedoch nicht nachweisen, dass er dies vor der am 11. November 2002 erfolgten Konkurseröffnung über den Arbeitgeber getan hat. Es liegt diesbezüglich lediglich ein Schreiben der Orion vom 12. Dezember 2002 vor, mit welchem diese vom ehemaligen Arbeitgeber nähere Angaben zum Arbeitsverhältnis und zu den Lohnverhältnissen verlangt hat. Selbst wenn dem Beschwerdeführer anlässlich der Kontaktnahme mit der Rechtsschutzversicherung die Konkurseröffnung noch nicht bekannt gewesen sein sollte, ist ihm vorzuhalten, dass er ohne ersichtlichen Grund mit Massnahmen zur Realisierung der Lohnausstände zugewartet hat, obschon er mit einem Lohnverlust rechnen musste. Der Lohnausstand hat zwar nur etwas mehr als drei Monate umfasst und zwischen der Auflösung des Arbeitsverhältnisses und der Konkurseröffnung liegen lediglich rund zwei Monate. Nach den gesamten Umständen ist die verfügte Leistungsverweigerung jedoch nicht als unverhältnismässig zu qualifizieren. Schliesslich kann entgegen den Ausführungen in der Verwaltungsgerichtsbeschwerde nicht angenommen werden, dass der Schaden (Lohnverlust) auch bei pflichtgemässem Handeln nicht zu vermeiden gewesen wäre. Denn es ist nicht auszuschliessen, dass bei sofortiger Androhung oder Einleitung betreibungsrechtlicher Massnahmen noch eine Zahlung erfolgt wäre. Demzufolge besteht kein Grund, die Rechtmässigkeit der Leistungsverweigerung mangels einer Kausalität des pflichtwidrigen Verhaltens des Beschwerdeführers zu verneinen.(...)"
In una sentenza del 2 settembre 2003 nella causa S. (C 145/03) il TFA ha ritenuto che un assicurato non aveva violato gravemente l'obbligo di ridurre il danno. In proposito la nostra Massima Istanza ha in particolare rilevato:
" (...)
2.2 Nach den Angaben im Antrag auf Insolvenzentschädigung war der Beschwerdeführer ohne schriftlichen Arbeitsvertrag zu einem Monatslohn von Fr. 2'000.- angestellt. Das Arbeitsverhältnis dauerte vom 20. August bis 18. September 2001 und wurde vom Arbeitgeber noch während der Probezeit aufgelöst. Letzter Arbeitstag war der 10. September 2001. Als eine Lohnzahlung unterblieb, setzte sich gemäss Darstellung des Beschwerdeführers seine Freundin im Oktober 2001 telefonisch mit dem Arbeitgeber in Verbindung, welcher ihr mitgeteilt habe, die Zahlung werde im Laufe des Monats Oktober, spätestens aber im November 2001 erfolgen. Dabei sei ihr erklärt worden, dass noch eine Rechnung über einen vom Arbeitnehmer verursachten Schaden abgewartet werde. Nach weiteren telefonischen Interventionen habe sich die Freundin im November an die CAP AG gewandt, welche mit Schreiben vom 30. Januar 2002 vom Arbeitgeber nähere Angaben zum Sachverhalt verlangt habe. Auf die Antwort des Arbeitgebers vom 22. Februar 2002 forderte sie am 7. März 2002 bis Ende des Monats eine Lohnabrechnung und die Überweisung des Guthabens unter der Androhung einer Klageeinreichung bei unbenutztem Ablauf der Frist. Am 11. April 2002 beauftragte sie Rechtsanwalt Andreas Frei mit der Wahrung der Interessen des Versicherten. Nachdem der Arbeitgeber auf einen Vergleichsvorschlag vom 25. April 2002 auf Zahlung von Fr. 1'000.- nicht eingetreten war, reichte der Rechtsvertreter am 21. Mai 2002 beim Friedensrichteramt Klage auf Lohnzahlung im Betrag von Fr. 1'500.- ein. Auf die am 11. Juni 2002 erfolgte Konkurseröffnung über den Arbeitgeber hin gab er eine entsprechende Forderung in den Konkurs ein und beantragte bei der Arbeitslosenkasse die Ausrichtung von Insolvenzentschädigung.
2.3 Der Beschwerdeführer hat nach Auflösung des Arbeitsverhältnisses zunächst keine konkreten Massnahmen zur Durchsetzung des Lohnanspruchs unternommen. Die wiederholten mündlichen Interventionen seiner Freundin genügen unter dem Gesichtspunkt der arbeitslosenversicherungsrechtlichen Schadenminderungspflicht nicht. Auch die von ihm geltend gemachte Hinhaltetaktik des Arbeitgebers vermag ihn nicht zu exkulpieren, bestand nach der noch während der Probezeit erfolgten Auflösung des Arbeitsverhältnisses doch kein Grund, mit konkreten Schritten zuzuwarten. Sein Pflichtversäumnis kann indessen nicht als schwer qualifiziert werden. Der Lohnausstand umfasste lediglich knapp einen Monat und es bestanden für den Beschwerdeführer glaubhaftermassen keine Anhaltspunkte für finanzielle Schwierigkeiten des Arbeitgebers. Im Hinblick darauf, dass er über keinen schriftlichen Arbeitsvertrag verfügte und der Arbeitgeber eine Gegenforderung (Art. 321e OR) geltend machte, ist verständlich, dass er vor weiteren Vorkehren eine Rechtsschutzversicherung beigezogen hat, was zu einer Verzögerung in der Geltendmachung des Lohnanspruchs führte. An die Rechtsschutzversicherung ist er bereits am 2. November 2001 und damit weniger als zwei Monate nach Fälligkeit des Lohnanspruchs und Auflösung des Arbeitsverhältnisses gelangt.
Rechtsschutzversicherung und Rechtsanwalt haben ebenfalls innert vertretbarer Fristen gehandelt. Dem Beschwerdeführer kann auch nicht zum Vorwurf gemacht werden, dass er unter den gegebenen Umständen zunächst eine vergleichsweise Erledigung des Falles angestrebt hat (vgl. ARV 1999 Nr. 24 S. 143 Erw. 1c i.f.). Zudem wurde die arbeitsrechtliche Klage noch vor der Konkurseröffnung (11. Juni 2002) eingereicht. Auf Grund der gesamten Umstände wiegt die Verletzung der Schadenminderungspflicht nicht derart schwer, dass sie mit einer Leistungsverweigerung zu sanktionieren wäre.(...)"
La più recente giurisprudenza federale su questo argomento ha stabilito quanto segue.
In una sentenza del 16 agosto 2005 nella causa H., C 111/05 il TFA ha deciso che un assicurato non aveva violato il suo obbligo di ridurre il danno ed ha in particolare sottolineato:
" 3.2 Mit der Verwaltungsgerichtsbeschwerde reicht der - nunmehr anwaltlich vertretene - Versicherte Unterlagen ein, welche den nachfolgend geschilderten Ablauf belegen. Am 8. Mai 2002 kündigte er das Arbeitsverhältnis mit der X.________ AG per 11. Mai 2002. Bereits am 15. Mai 2002 leitete er für den ausstehenden Lohn Betreibung ein. Nachdem gegen den Zahlungsbefehl vom 31. Mai 2002 am 6. Juni 2002 Rechtsvorschlag erhoben, und die Lohnklage des Versicherten gegen die ehemalige Arbeitgeberin (vom 5. September 2002) vom Arbeitsgericht mit Entscheid vom 22. Oktober 2002 vollumfänglich gutgeheissen worden war, stellte er am 19. November 2002 das Rechtsöffnungsbegehren.
Dieses wurde jedoch mit Verfügung des Bezirksgerichtes vom 22. Januar 2003 abgewiesen, weil der Beschwerdeführer versäumt hatte, die Rechtskraftbescheinigung des arbeitsgerichtlichen Entscheides vom 22. Oktober 2002 zu den Akten zu reichen. Eine dagegen vom Versicherten am 17. Februar 2003 erhobene Nichtigkeitsbeschwerde wurde vom Obergericht abgewiesen, soweit darauf eingetreten wurde (Zirkularbeschluss vom 24. Februar 2003). Auf das zweite Rechtsöffnungsbegehren vom 7. März 2003 hin wurde ihm mit Verfügung des Bezirksgerichtes vom 8. Mai 2003 definitive Rechtsöffnung in der Höhe des ausstehenden Nettolohnes von Fr. 13'083.- (brutto Fr. 14'000.-) nebst Zins zu 5 % seit 31. Mai 2002 erteilt. Daraufhin stellte er am 1. Juli 2003 das Fortsetzungsbegehren und am 25. August 2003 das Begehren um Konkurseröffnung.
3.3 Das Eidgenössische Versicherungsgericht hat die erstmals im
letztinstanzlichen Prozess von der Rechtsvertreterin des Beschwerdeführers vorgelegten Akten, aus welchen die im Zeitraum vom 22. Oktober 2002 bis 1. Juli 2003 unternommenen Schritte zur Durchsetzung der Lohnforderung zu ersehen sind, zu berücksichtigen, weil es nicht an die Feststellung des rechtserheblichen Sachverhalts durch das kantonale Gericht gebunden ist (Erw. 1 hiervor).
3.4 In Kenntnis des vollständigen Sachverhalts kann keine Rede mehr davon sein, dass sich der Beschwerdeführer zu irgendeiner Zeit seit Entstehung des Lohnausstandes passiv verhalten hätte. Er hat seinen Lohnanspruch vielmehr konsequent und mit grosser Ausdauer geltend gemacht. Eine Verletzung der Schadenminderungspflicht ist demzufolge zu verneinen."
Lo stesso giorno la nostra Massima Istanza ha emesso altre due sentenze, relative a dei colleghi di lavoro dell'assicurato H. (cfr. STFA del 16 agosto 2005 nella causa G., C 112/05 e STFA del 16 agosto 2005 nella causa V., C 113/05), che avevano fatto emettere un precetto esecutivo contro il datore di lavoro ma non avevano inoltrato un'azione davanti al giudice civile. L'Alta Corte ha considerato che essi non avevano violato l'obbligo di ridurre il danno, rilevando:
" 3.4.1 H.________, V.________ und der Beschwerdeführer wurden zeitgleich ab 1. April 2002 für die X.________ AG als Aussendienstmitarbeiter tätig. Nach den Angaben der genannten Personen war geplant, dass sie eine eigene Firma gründen und als Selbstständigerwerbende im Agenturverhältnis mit der X.________ AG tätig sein sollten. Diese Gesellschaften seien aber im April 2002 noch nicht gegründet gewesen, womit unklar gewesen sei, ob das Verhältnis zwischen ihnen und der X.________ AG in einem Handelsreisenden - oder Agenturvertrag bestanden habe. Deshalb seien die drei ehemaligen Arbeitskollegen - nach der koordinierten Auflösung der Vertragsverhältnisse mit der X.________ AG - übereingekommen, bezüglich der Forderung von H.________ ein Pilotverfahren durchzuführen, um vorab herauszufinden, ob die Schuld der Firma arbeitsrechtlicher Natur sei.
3.4.2 Wie den Akten zu entnehmen ist, wurde dieses Vorhaben in der Folge verwirklicht. H.________ unternahm konsequent die betreibungsrechtlichen und gerichtlichen Schritte zur Einforderung seines ausstehenden Lohnes, während der Beschwerdeführer und V.________ das Ergebnis dieser Handlungen abwarteten. Konkret hatte der Beschwerdeführer die X.________ AG bereits am 6. Mai 2002 schriftlich an den Lohnausstand für den Monat April 2002 erinnert und am 15. Mai 2002 umgehend Betreibung gegen die Gesellschaft eingeleitet, dann aber den Ausgang des von H.________ angehobenen arbeitsgerichtlichen Verfahrens abgewartet. Nachdem das Arbeitsgericht die Forderungsklage des H.________ als arbeitsrechtliche Streitigkeit qualifiziert und gutgeheissen hatte (Entscheid vom 22. Oktober 2002) und ihm mit Verfügung des Bezirksgerichtes vom 8. Mai 2003 die definitive Rechtsöffnung in der Höhe seines ausstehenden Lohnes erteilt worden war, leitete der Beschwerdeführer seinerseits am 2. Juni 2003 Lohnklage beim Arbeitsgericht ein. Im Wissen darum, dass H.________ das Betreibungsverfahren am 1. Juli 2003 fortgesetzt
hatte und auf dessen Gesuch vom 25. August 2003 hin am 14. Oktober 2003 der Konkurs über die X.________ AG eröffnet worden war, konnte er seine Gehaltsforderung anschliessend im Konkurs eingeben.
3.4.3 Zusammenfassend ist festzuhalten, dass sich die drei ehemaligen Arbeitskollegen über das Vorgehen abgesprochen haben und über den Stand des Pilotverfahrens informiert waren. Sie befanden sich somit in der Lage, die eigenen Schritte zur Geltendmachung ihrer Lohnforderungen zu koordinieren.
Unter diesen besonderen Umständen hat der Beschwerdeführer die
Schadenminderungspflicht durch seine abwartende Haltung nicht verletzt (vgl. Urteil S. vom 17. Juli 2003, C 133/02, Erw. 3.3)."
In una sentenza del 13 dicembre 2005 nella causa E. e N., C 25/05 il TFA ha ritenuto, contrariamente al Tribunale cantonale delle assicurazioni, che due assicurate avevano violato l'obbligo di ridurre il danno, sottolineando:
" 4.2 Es ist der Vorinstanz zuzustimmen, dass eine Verletzung der Schadenminderungspflicht während der Dauer der Arbeitsverhältnisse nicht angenommen werden kann, denn weitergehende Schritte zur Einforderung der ausstehenden Gehälter konnten mit Blick auf die seltenen und kurzen Arbeitseinsätze der Geschwister in der Zeit vom 22. April bis 22. August 2003 und ihre dementsprechend niedrigen Lohnansprüche nicht verlangt werden. Zu einem Verzicht auf konkrete Massnahmen bestand aber spätestens ab Ende August 2003, nach Beendigung der Arbeitsverhältnisse und in Anbetracht der Tatsache, dass die mit der Mahnung vom 18. August 2003 angesetzte Zahlungsfrist vom 25. August 2005 unbenutzt verstrichen war, kein Anlass mehr. Es musste den Beschwerdegegnerinnen klar sein, dass sie allein mit mündlichen Nachfragen (nach ihren Angaben hatten sie in der Zeit von August bis November 2003 ungefähr zehn Telefonate mit Mitarbeitern der M.________ AG geführt) keine ordnungsgemässe Lohnzahlung mehr erreichen konnten und nachhaltigere Schritte gefordert waren, um einen Lohnverlust zu verhindern. Entgegen ihrer Auffassung hätten sich zu jenem Zeitpunkt die klageweise Geltendmachung ihrer Ausstände, wie sie in der Mahnung von E.________ vom 18. August 2003 angedroht worden war, oder ein betreibungsrechtliches Vorgehen durchaus geeignet, den Druck auf die damalige Arbeitgeberin, ihren Lohnzahlungspflichten nunmehr nachzukommen, zu erhöhen. Mit zunehmendem Zeitablauf wurde es immer unwahrscheinlicher, dass die Firma noch über Mittel verfügte, um ihre Schulden begleichen zu können. Indem die Versicherten aber, abgesehen von der schriftlichen Mahnung vom 18. August 2003 (einen Teil des E.________ geschuldeten Lohnes betreffend) und den von August bis November 2003 getätigten telefonischen Nachfragen, bis zu den Forderungseingaben im Konkurs vom 22. und 26. April 2004 nichts mehr zur Einforderung der ausstehenden Löhne unternommen haben, sind sie - wie die Verwaltung letztinstanzlich zu Recht geltend macht - der arbeitslosenversicherungsrechtlichen Schadenminderungspflicht für die Zeit nach Auflösung der Arbeitsverhältnisse nicht nachgekommen."
In una sentenza del 23 dicembre 2005 nella causa H., C 235/04 il TFA ha stabilito che un assicurato non aveva violato l'obbligo imposto dall'art. 55 cpv. 1 LADI, argomentando:
" 3.4 Für die Zeit nach Auflösung des Arbeitsverhältnisses, je nach Einzelfall schon vorher (Urteile B. vom 20. Juli 2005, C 264/04, G. vom 14. Oktober 2004, C 114/04, und T. vom 4. Juli 2002, C 39/02), obliegen dem Leistungsansprecher grundsätzlich rechtliche Schritte (schriftliche Mahnungen, Zahlungsbefehl, Betreibung oder Lohnklage) zur Realisierung der Lohnforderung. Wenn im Einzelfall in gerechtfertigter Weise auf solch durchgreifendere Massnahmen eine Zeitlang verzichtet wird - in casu bis September 2002 bedeutet dies zumindest dann nicht eine mangelnde Erfüllung der Pflicht zur Anspruchswahrung, wenn mit geeigneten, in der jeweiligen Situation erfolgversprechenden Vorgehensweisen wie Verhandlungen, der Arbeitgeber zur Begleichung der Löhnausstände gebracht wird. Dieser Tatbeweis ist vorliegend erbracht, indem seit Februar 2002 in sieben Ratenzahlungen Lohnforderungen in der Höhe von Fr. 86'368.75 durch die ernsthaften und mit erheblichem Erfolg gekrönten Bemühungen des Beschwerdeführers einbringlich waren. Durch die - von Arbeitgeber und Kasse nicht bestrittenen - mündlichen Abmahnungen (gemäss Zahlungsaufforderung vom 25. September 2002) konnten somit alle Löhne der drei Mitarbeiter und überdies sein Lohn für den Monat Januar 2002 beglichen werden. Im Umstand, dass er die erhaltenen Zahlungen nicht gleichmässig auf alle Mitarbeiter und sich selbst aufgeteilt, sondern seine Forderungen an die letzte Stelle positioniert hat, kann kein aus arbeitslosenversicherungsrechtlicher Sicht vorwerfbares Verhalten erblickt werden.
3.5 Damit hat der Beschwerdeführer in der gegebenen Situation seine Pflicht zur Schadenminderung so wahrgenommen, dass ein Schuldvorwurf im Sinne einer mangelnden Anspruchswahrung nach Art. 55 Abs. 1 AVIG nicht gerechtfertigt ist. Der Versicherte legt glaubhaft dar, dass er gegenüber der Arbeitgeberin unmissverständlich zum Ausdruck brachte, nicht Willens zu sein, auf offene Lohnforderungen zu verzichten (Urs Burgherr, Die Insolvenzentschädigung, Zahlungsunfähigkeit des Arbeitgebers als versichertes Risiko, Diss. Zürich 2004, S. 148). Zudem hat der Beschwerdeführer richtigerweise, als er im August/September 2002 merkte, dass durch Verhandlungen keine Zahlungen mehr zu erwirken waren, den Druck auf den Arbeitgeber erhöht, indem er diesen schriftlich am 25. September und 4. November 2002 unter Androhung weiterer rechtlicher Schritte in eindeutiger Weise zur Begleichung der Ausstände aufforderte. Vorher bestand, da nicht unerhebliche Lohnforderungen realisiert werden konnten, kein Anlass dazu. Am 27. November 2002 meldete er sodann im am 25. November 2002 in Deutschland eröffneten Insolvenzverfahren seine
Forderung an. Diese Vorgehensweise kann nicht als zu langes Zuwarten und damit als Verletzung der Pflicht zur Geltendmachung der Lohnansprüche innert nützlicher Frist betrachtet werden. Selbst wenn eine gewisse Verletzung der Schadenminderungspflicht zu bejahen wäre, wöge sie in Anbetracht der konkreten Verhältnisse nicht derart schwer, dass sie mit einer Leistungsverweigerung zu sanktionieren wäre. Die Sache geht daher an die Verwaltung zurück, damit sie nach Prüfung der übrigen Anspruchsvoraussetzungen (Art. 8 Abs. 1 AVIG) in betraglicher Hinsicht über die Insolvenzentschädigung neu verfüge."
In una sentenza del 14 febbraio 2006 nella causa H., C 240/05 a proposito di un assicurato che aveva esitato a fare valere le sue pretese salariali contro il proprio padre, durante il rapporto di lavoro, il TFA ha ritenuto che era stato violato l'obbligo di ridurre il danno, rilevando.
" Zwar wird vom Arbeitnehmer in der Regel nicht verlangt, dass er bereits während des Arbeitsverhältnisses gegen den Arbeitgeber Betreibung einleitet oder Klage einreicht. Er hat jedoch seine Lohnforderung in eindeutiger und unmissverständlicher Weise (schriftliche Mahnung, Androhung rechtlicher Schritte) geltend zu machen (ARV 2002 Nr. 30 S. 190). Dieser Pflicht ist der Beschwerdeführer mit den bloss telefonischen Interventionen nicht nachgekommen.
2.3 Zu einer andern Beurteilung besteht auch im Lichte der in der
Verwaltungsgerichtsbeschwerde erwähnten Rechtsprechung kein Anlass. Im Urteil K. vom 2. September 2003 (C 121/03) hat das Eidgenössische Versicherungsgericht den Umstand, dass der Versicherte die Lohnforderung lediglich mündlich geltend gemacht und sich zunächst mit der ebenfalls mündlichen Zusicherung des Arbeitgebers begnügt hatte, die Lohnzahlungen würden sobald als möglich erfolgen, insbesondere im Hinblick darauf, dass sich die Parteien auf eine neue Lohnregelung geeinigt hatten, als verständlich bezeichnet. Zu einer näheren Prüfung bestand indessen kein Anlass, weil der Versicherte auch nach Auflösung des Arbeitsverhältnisses
keine rechtlichen Schritte zur Einforderung der ausstehenden Löhne
unternommen hatte und damit seiner Schadenminderungspflicht nicht
nachgekommen war. Entgegen der Auffassung des Beschwerdeführers lässt sich dem Urteil nicht entnehmen, dass es bis zur Auflösung des Arbeitsverhältnisses regelmässig genügt, wenn der Arbeitnehmer die Lohnforderung mündlich geltend macht, sofern er die glaubhafte Zusicherung des Arbeitgebers erhält, dass die Lohnzahlungen sobald als möglich erfolgen.
Was sodann das Urteil G. vom 14. Oktober 2004 (C 114/04) betrifft,
unterscheidet sich der in jenem Entscheid beurteilte Sachverhalt vom
vorliegenden Fall insofern, als der Lohnausstand eine verhältnismässig kurze Zeit umfasste, der Arbeitgeber Teilzahlungen leistete und der Versicherte aufgrund mündlicher Zusicherungen des Arbeitgebers in guten Treuen davon ausgehen durfte, dass die restlichen Lohnguthaben ebenfalls bezahlt würden.
Im Übrigen hat das Gericht eine Verletzung der Schadenminderungs-pflicht nicht ausgeschlossen, sondern festgestellt, soweit eine solche anzunehmen sei, wiege sie nach den gesamten Umständen jedenfalls nicht derart schwer, dass sie mit einer Leistungsverweige-rung zu sanktionieren wäre, weshalb dem (gutheissenden) vorinstanzlichen Entscheid beizupflichten sei. Im vorliegenden Fall fehlt es an besondern Umständen der genannten Art. Dass der
Beschwerdeführer im Hinblick auf das bestehende Familienverhältnis von weiteren Massnahmen zur Realisierung der Lohnansprüche abgesehen hat, mag aus persönlicher Sicht als verständlich erscheinen, hat unter arbeitslosenversicherungsrechtlichen Aspekten aber schon aus Gründen der Gleichbehandlung der Versicherten unberücksichtigt zu bleiben. Zu einem Verzicht auf konkrete Massnahmen bestand umso weniger Anlass, als das Arbeitsverhältnis bereits vor der Konkurseröffnung aufgelöst wurde. Zwar macht der Beschwerdeführer geltend, das - mündlich vereinbarte - Arbeitsverhältnis sei erst in der letzten Augustwoche per Ende August 2004 in gegenseitigem Einvernehmen aufgelöst worden. Aus der Forderungseingabe im Konkurs vom 14. September 2004 geht indessen hervor, dass der Beschwerdeführer bereits am 1. September 2004 eine neue Stelle angetreten hat. Es ist deshalb anzunehmen, dass er sich schon längere Zeit vor der Auflösung des Arbeitsverhältnisses um eine neue Anstellung bemüht hatte, da
er offenbar selber nicht mit einem Weiterbestand des Arbeitsverhältnisses rechnete. Umso weniger bestand für ihn ein hinreichender Grund, von konkreten Massnahmen zur Realisierung der ausstehenden Lohnansprüche abzusehen. Es muss daher bei der Feststellung bleiben, dass die Ablehnung des Leistungsanspruchs
zu Recht besteht."
Infine, in una sentenza del 30 marzo 2006 nella causa M., C 271/05 il TCA ha ritenuto che un assicurato aveva violato l'obbligo di ridurre il danno argomentando:
" Die Leistungsverweigerung unter Berufung auf Art. 55 Abs. 1 AVIG ist nur dann gerechtfertigt, wenn der Arbeitnehmer mindestens grobfahrlässig seinen in dieser Bestimmung normierten Pflichten nicht nachgekommen ist. Nur dann ist sie auf ein schweres Verschulden zurückzuführen, was im Sozialversicherungsrecht rechtsprechungsgemäss die Voraussetzung dafür bildet, dass auf eine explizite gesetzliche Grundlage für eine Leistungsverweigerung verzichtet werden kann (BGE 107 V 228 Erw. 2a). Dem massgeblichen Erfordernis der Verhältnismässigkeit ist mit dem Ausmass der vom Arbeitnehmer zu erwartenden Vorkehren Rechnung zu tragen; dabei ist jedes Vorgehen zu berücksichtigen. Es hat eine Gesamtbetrachtung seiner Bemühungen Platz zu greifen. Es genügt, wenn der Arbeitnehmer zunächst unmissverständliche Zeichen (Mahnungen, Einleiten der Betreibung usw.) setzt, aus denen die Ernsthaftigkeit seiner Lohnforderung zu erkennen ist. Er darf jedoch nicht untätig bleiben und zuwarten, bis der Arbeitgeber (beispielsweise) in Konkurs fällt (vgl. Burgherr, a.a.O. S. 166 mit Hinweisen).
4.2 Der Beschwerdeführer hat nach Ausbleiben der Lohnzahlungen ab Januar 2004 - ausser regelmässigen mündlichen Mahnungen oder Erkundigungen - überhaupt nichts unternommen, um seinen Forderungen Nachdruck zu verleihen. Es ist zwar verständlich, dass er um seinen Arbeitsplatz bangte und diesen nicht gefährden wollte. Im Rahmen der Schadenminderungspflicht wäre er aber gehalten gewesen, wenigstens Akontozahlungen zu verlangen oder sich die
zukünftig zu erwartenden Provisionszahlungen als Sicherheit abtreten zu lassen. Indem er es bis zur Kündigung des Arbeitsverhältnisses bei blossen mündlichen Erkundigungen beliess und auch nachher nichts weiteres unternommen hat, hat er nach dem Gesagten die Ernsthaftigkeit seiner Durchsetzungsbemühungen nicht in genügendem Masse dargetan. Dies insbesondere unter dem Gesichtspunkt der relativ langen Dauer der ausgebliebenen Lohnzahlungen. In diesem Sinne ist der Sachverhalt nicht mit demjenigen im Urteil G. vom 14. Oktober 2004 (C 114/04) zu vergleichen, auf welches sich der Beschwerdeführer beruft. Die von der Verwaltung verfügte und von der Vorinstanz bestätigte Abweisung des Anspruchs auf Insolvenzentschädigung ist nach Lage der Akten und in Berücksichtigung der Vorbringen des Beschwerdeführers im Rahmen der Ermessensprüfung (Art. 132 OG; vgl. BGE 123 V 152 Erw. 2 mit Hinweisen) nicht zu beanstanden."
2.4. Nella presente fattispecie RI 1, ha lavorato per la __________ dal 1° marzo 2002 fino al 31 ottobre 2004.
Alla conclusione del rapporto di lavoro egli vantava ancora pretese salariali.
Il 21 dicembre 2005 l'assicurato ha inoltrato una domanda di indennità per insolvenza (Doc. 47).
Nella sua opposizione il patrocinatore dell'assicurato ha sottolineato che l'assicurato non avrebbe in un primo tempo rivendicato verbalmente il salario. Egli ha poi preso direttamente contatto con il datore di lavoro telefonicamente nel corso del mese di dicembre 2004 e l'11 gennaio 2005 gli ha inviato uno scritto del seguente tenore:
" Il nostro associato indicato a margine ha lavorato presso la sua panetteria dal 1.3.2002 al 31.10.2004.
Al termine del rapporto di lavoro non avete provveduto ad effettuare il conteggio finale.
Ci risulta in effetti che il dipendente debba ancora ricevere il saldo del salario di ottobre, le vacanze maturate e non godute e anche il rimborso spese per uso dell'auto propria.
La invitiamo pertanto a voler compilare il conteggio finale, a volercene inviare una copia e a versare il dovuto entro i prossimi giorni."
(Doc. D)
Siccome il datore di lavoro ha risposto di rivolgersi al suo avvocato (cfr. Doc. E), il rappresentante dell'assicurato il 21 gennaio 2005 ha inviato a quest'ultimo una lettera così formulata:
" Rappresentiamo due ex dipendenti della ditta indicata a margine.
Negli scorsi giorni abbiamo trasmesso alla ditta, e per essa al signor __________, due richieste di pagamento di salai arretrati.
Il signor __________ ci ha comunicato oggi che le richieste devono essere trasmesse a lei.
Provvediamo pertanto ad inviarle in allegato copia delle citate lettere, che si riferiscono ai signori RI 1 e __________, invitandola a voler prendere posizione in merito." (Doc. F)
Nel frattempo il 19 gennaio 2005 il legale del datore di lavoro ha chiesto il rimborso di un prestito, rilevando:
" Egregio signor __________,
il signor __________, mio patrocinato, le ha concesso un prestito di CHF 30'000.--.
Purtroppo il rimborso è stato soltanto parziale e lei è tuttora debitore di CHF 16'0695.--.
Allo scopo di evitarle costose procedure giudiziarie la invito a versare questa somma sul mio conto terzi tramite la cedola allegata entro 10 giorni.
Sono disposto anche a valutare offerte di rateizzazione purché serie e formulate entro 10 giorni.
Trascorso questo termine infruttuosamente spiccherò precetto esecutivo e la adirò in Tribunale." (Doc. G)
Il 25 gennaio 2005 il rappresentante dell'assicurato ha inviato al legale del datore di lavoro uno scritto, nel quale si è così espresso:
" Rappresentiamo il nostro associato indicato a margine in relazione alla vertenza salariale con la __________. Negli scorsi giorni le abbiamo trasmesso una richiesta di pagamento di salari arretrati.
Abbiamo preso atto della sua richiesta di rimborso del saldo scoperto, inerente il prestito che signor __________ ha concesso al nostro rappresentato.
Questo prestito s'inserisce chiaramente, ed ha una stretta relazione, con il rapporto di lavoro esistente tra le parti.
Prima di prendere posizione sulla sua richiesta di rimborso, e di proporre un eventuale pagamento rateale, la invitiamo a volerci inviare una copia del contratto di prestito e un conteggio dei rimborsi effettuati." (Doc. H)
Il rappresentante dell'assicurato, nella sua opposizione ha testualmente affermato che il legale dell'assicurato "non ha mai dato seguito a tale richiesta" per cui ha deciso di intavolare una trattativa direttamente con il datore di lavoro, che non è andata a buon fine e che in definitiva ha portato alla richiesta di indennità per insolvenza.
Chiamato ora a pronunciarsi il TCA ritiene che l'assicurato ha violato il suo obbligo di ridurre il danno ai sensi dell'art. 55 cpv. 1 LADI. La giurisprudenza esige infatti che il dipendente metta in atto tutte le misure possibili per rivendicare il salario (cfr. consid. 2.3 in particolare STFA del 2 aprile 2003 nella causa M., C 297/02; STFA del 23 dicembre 2005 nella causa H., C 235/04 e STFA del 30 marzo 2006 nella causa M., C 271/05; "Schriftliche Mahnung, Zahlungsbefehl, Betreibung, Lohnklage") il più presto possibile (cfr. STFA del 17 aprile 2003 nella causa S., C 323/02; STFA del 13 dicembre 2005 nella causa E. N., C 25/05).
Ora, nella presente fattispecie, dopo la risposta del datore di lavoro di rivolgersi al suo avvocato ed avere ricevuto da quest'ultimo uno scritto con il quale il datore di lavoro ha chiesto il rimborso del prestito, ma soprattutto dopo che il patrocinatore del datore di lavoro non ha reagito in alcun modo allo scritto del 25 gennaio 2005 (per un diverso caso cfr. la STFA del 23 dicembre 2005 nella causa H., C 235/04) l'assicurato avrebbe dovuto immediatamente rivendicare nuovamente per iscritto le proprie pretese (assegnando un breve termine per il pagamento) e facendo poi emettere un precetto esecutivo.
A nessun diverso risultato può portare la circostanza che una collega dell'assicurato il 14 febbraio 2005 aveva rivendicato le proprie pretese davanti al giudice di pace (che le ha accolte, cfr. Doc. O) e successivamente per via esecutiva (precetto esecutivo, doc. P; istanza di rigetto dell'opposizione, doc. Q; sentenza di rigetto dell'opposizione, doc. R.; comminatoria di fallimento, doc. S; istanza di fallimento, doc. T; decreto di apertura del fallimento e decreto di stralcio, cfr. doc. U).
Al riguardo possono essere richiamate le seguenti considerazioni sviluppate dal TCA in una sentenza del 12 maggio 2005 nella causa V., 38.2004.99:
" Quanto alla scelta del patrocinatore dell'assicurato di inoltrare un'azione in Pretura solo per la dipendente che vantava il più ingente credito salariale, il TCA constata che se è vero che in una sentenza del 17 aprile 2003 nella causa S., C 133/02 (riprodotta in esteso al consid. 2.3.), il TFA ha ritenuto sufficiente che la causa giudiziaria fosse stata inoltrata da un collega di lavoro è altrettanto vero che, in quel caso, il rappresentante dell'assicurato aveva fatto valere le proprie pretese, facendo emettere un precetto esecutivo, ciò che non è avvenuto nella presente fattispecie.
L'udienza ha peraltro permesso di chiarire che delle modalità d'azione scelte dal patrocinatore dell'assicurato insieme con i dipendenti (in particolare di non fare emettere precetti esecutivi e di inoltrare un'azione in Pretura soltanto per X) la Cassa di disoccupazione non è mai stata ufficialmente informata (cfr. consid. 1.7)."
La giurisprudenza federale a proposito dell' "azione pilota" ("Pilotverfahrens") è stata peraltro confermata nella sentenze del 16 agosto 2005 nella causa G., C 112/05 e V., C 113/05, riprodotte al consid. 2.3).
In simili condizioni, l'atteggiamento del ricorrente, pur essendo per certi versi comprensibile vista la sua situazione personale (prestito da restituire al datore di lavoro) non lo è dal profilo dell'assicurazione contro la disoccupazione, in particolare nell'ottica di rispettare il principio dell'uguaglianza di trattamento fra assicurati (cfr. STFA del 14 febbraio 2006 nella causa H, C 240/05). La decisione su opposizione impugnata deve dunque essere confermata.
Per questi motivi
dichiara e pronuncia
1.- Il ricorso é respinto.
2.- Non si percepisce tassa di giustizia, mentre le spese sono poste a carico dello Stato.
3.- Comunicazione agli interessati i quali possono impugnare il presente giudizio con ricorso di diritto amministrativo al Tribunale federale delle assicurazioni, Schweizerhofquai 6, 6004 Lucerna, entro 30 giorni dalla comunicazione.
L'atto di ricorso, in 3 esemplari, deve indicare quale decisione è chiesta invece di quella impugnata, contenere una breve motivazione, e recare la firma del ricorrente o del suo rappresentante. Al ricorso dovrà essere allegata la decisione impugnata e la busta in cui il ricorrente l'ha ricevuta.
terzi implicati
Per il Tribunale cantonale delle assicurazioni
Il presidente Il segretario
Daniele Cattaneo Fabio Zocchetti