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Ticino Tribunale cantonale delle assicurazioni 28.11.2005 38.2005.62

28 novembre 2005·Italiano·Tessin·Tribunale cantonale delle assicurazioni·HTML·6,869 mots·~34 min·4

Résumé

Assicurata sospesa per 45 giorni per essere stata licenziata a causa delle continue assenze per malattia e della mancanza di collaborazione con i colleghi. In casu, senza ulteriori accertamenti, non è però possibile concludere che essa sia disoccupata per colpa propria. Atti rinviati alla Cassa.

Texte intégral

Raccomandata

Incarto n. 38.2005.62   DC/sc

Lugano 28 novembre 2005  

In nome della Repubblica e Cantone Ticino  

Il Tribunale cantonale delle assicurazioni

composto dei giudici:

Daniele Cattaneo, presidente, Raffaele Guffi, Ivano Ranzanici

segretario:

Fabio Zocchetti

statuendo sul ricorso del 19 luglio 2005 di

RI 1  

contro  

la decisione su opposizione del 20 giugno 2005 emanata da

Cassa CO 1

    in materia di assicurazione contro la disoccupazione

ritenuto,                           in fatto

                               1.1.   Con decisione su opposizione del 20 giugno 2005 la Cassa CO 1 (in seguito: la Cassa) ha confermato una precedente decisione del 20 aprile 2005 con la quale aveva sospeso RI 1 per 45 giorni dal diritto all'indennità di disoccupazione, argomentando:

"  (...)

Nel suo caso in data 17 agosto 2004 il __________ ha rescisso il suo contratto di lavoro per il 28 febbraio 2005.

Sulla base delle sue motivazioni contenute nella sua opposizione del 18 maggio 2005 alla nostra decisione 53/05 del 20 aprile 2005, la Cassa non ritiene di doversi pronunciare diversamente per quanto riguarda la sospensione dal diritto all'indennità.

Tuttavia, come già evidenziato nella nostra decisione del 20 aprile 2005, la Cassa avrà la facoltà di riesaminarla ed eventualmente annullarla quando il Tribunale amministrativo rilascerà una sentenza a suo favore.

Visto quanto sopra, la Cassa ritiene di riconfermarle una sospensione dal diritto delle indennità di 45 giorni a decorrere dal 1° marzo 2005, come da nostra decisione 53/05 del 20 aprile 2005.

Nel caso in cui dovessero subentrare delle novità in merito alla rescissione del contratto di lavoro a suo favore, la Cassa provvederà a rivedere la presente decisione." (Doc. A1)

                               1.2.   Contro questa decisione l'assicurata ha inoltrato un tempestivo ricorso al TCA nel quale postula la revoca della sanzione e rileva:

"  (...)

Con risoluzione del __________ 17 agosto 2004 veniva notificata alla sottoscritta la disdetta del rapporto di lavoro invocando due motivazioni:

-   le numerose assenze per malattia;

-   la non idoneità ad inserirsi in uno spirito di gruppo e l'inaffidabilità nell'esecuzione dei compiti presso il __________.

Tali motivazioni sono state puntualmente contestate con ricorso ai Tribunale cantonale amministrativo in data 1. settembre 2004.

Sono stata alle dipendenze dello __________ dal 1982 e nominata dal 1984.

L'istruttoria ha confermato che ho sempre svolto le mie attività con impegno e serietà, a soddisfazione dei rispettivi capiufficio.

__________, mio capoufficio dal 1985 al 1998, ha testimoniato: "La signora RI 1 era capace, veloce ed affidabile e svolgeva correttamente i lavori che le affidavo. All'__________ (dal 1990 al 1998 ndr.), era la mia unica collaboratrice. La __________ del __________ aveva invece 4 o 5 collaboratori".

L'avv. __________, mio capoufficio dal 2001 al 2003 ha testimoniato: "La signora RI 1 rispettava i miei ordini e si atteneva alle mie direttive. La signora RI 1 era una persona attiva sul lavoro, nel senso che non vi si sottraeva".

Anche i certificati di lavoro in mio possesso attestano che il lavoro da me svolto è sempre stato conforme a quanto richiesto.

La malattia è stata causata dal mobbing iniziato fin dal 1996, cioè il momento in cui mi sono candidata per le elezioni comunali per un movimento politico probabilmente ritenuto scomodo.

Il mobbing si è poi accentuato nel 1998, con il pensionamento di __________, mio capoufficio.

Da allora sono iniziati i trasferimenti "coatti" in posti di lavoro scelti dai superiori e con la tipica frase "prendere o lasciare". Ciò si evince anche al punto 11. della Risposta del __________ del 17 settembre 2004, che recita: "Il 18 maggio 1999 la signora RI 1 ebbe una seduta con il medico __________ e l'assistente del personale.

Durante l'incontro si rese attenta l'attrice in merito alle possibili conseguenze (disdetta del rapporto d'impiego) nel caso di rifiuto di una proposta di trasferimento come quella offerta dal Coordinatore del __________.... Alla fine del colloquio la signora RI 1 sembrava voler accettare il posto offertole ... ".

Il mio medico in una lettera inviata in data 27 agosto 1999 al sostituto medico __________, fra l'altro scriveva: "Ora è in lotta con il datore di lavoro che sembra avere la caratteristica di un mobbing".

Presso la centrale operativa della __________ a __________, dovevo lavorare in un locale con aria e luce artificiale (senza finestre), nonché a turni. Nei mesi in cui sono rimasta presso questo posto di lavoro, non mi è mai stata data la password di accesso al computer, e questo mi causava dei disguidi durante i turni.

A __________ mi facevano fare solo fotocopie, mi fumavano "addosso" tutto il giorno, non mi davano la chiave dell'ufficio per "questioni di sicurezza", non potevo fare l'orario elastico, mi schernivano perchè non sapevo usare il computer.

Nonostante un certificato medico che attestasse che dal 1. novembre 1999 fossi abile al lavoro ma non nello stesso posto, lo __________ mi ha"dimenticato" in malattia fino al 2001, quando ho iniziato uno sciopero della fame.

Dal 1998 al 2001 ho partecipato a 45 concorsi interni: prova è che i posti di lavoro c'erano, ma non per me!

Nel 2001 sono stata aggregata alla __________ dello __________, __________, come soprannumeraria.

Ho sempre svolto il mio lavoro ottimamente. Spesso però mi si lasciava "disoccupata" e allora la depressione colpiva ancora, e ricadevo in malattia.

Avrei voluto e potuto imparare molto di più, presso l'Ufficio gestione governo elettronico, ma non me lo si permetteva: ogni volta che chiedevo informazioni ai colleghi, mi rispondevano che non avevano tempo.

Con risoluzione del __________ 8 gennaio 2003, si confermava il mio definitivo trasferimento quale funzionaria amministrativa in soprannumero all'__________.

Con risoluzione 17 settembre 2003 della __________, venivo invece nuovamente trasferita, appunto presso il __________, con la seguente motivazione: "considerato che l'attuale e futura impostazione dell'attività di questa Unità amministrativa richiede profili professionali con conoscenze, esperienze e qualifiche informatiche, e segnatamente nel campo della tecnologia Internet; ritenuto che per tali ragioni l'interessata, pur essendosi inserita nel nucleo che opera in quel contesto, debba trovare una collocazione professionale più consona alla sua formazione ed esperienza; ..."

Dopo questo ulteriore trasferimento, l'avv. __________ ha perpetrato vero e proprio mobbing nei miei confronti: mi ha isolato fisicamente al primo piano di __________, mentre i colleghi lavoravano al piano terreno, impedendomi in questo modo di avere contatti con gli altri funzionari; mi ignorava; mi dava da eseguire lavori inutili e al di sotto delle mie capacità.

Fin dall'inizio della procedura di conciliazione è stato precisato dallo __________ che la decisione di licenziamento non era dovuta alle assenze per malattia, ma unicamente al fatto che la sottoscritta non si sarebbe inserita in uno spirito di gruppo.

L'avv. __________, durante l'istruttoria, non ha saputo dimostrare quanto sostenuto: non mi ha mai portato a lavorare fra i colleghi, è quindi assurda la sua affermazione di cui sopra. L'avv. __________, con il suo comportamento, ha piuttosto fatto delle pressioni psicologiche su di me, isolandomi, snobbandomi e trattandomi da incapace.

Si osserva che non è stata ancora emanata la decisione al ricorso da parte del Tribunale cantonale amministrativo." (Doc. I)

                               1.3.   Nella sua risposta del 3 agosto 2005 la Cassa ha formulato le seguenti osservazioni:

"  (...)

Con risoluzione governativa del 17.8.2004 il __________ ha disdetto il rapporto di lavoro della signora RI 1 con effetto 28 febbraio 2005.

Questa grave decisione fu adottata in particolare dopo aver preso atto:

      1. "delle numerose assenze per malattia di lunga durata (582 giorni consecutivi dall'8 maggio 1999 al 31 gennaio 2001) e le ulteriori assenze da aprile 2002 ad aprile 2004 a cui si aggiungono 81 episodi di assenza per malattia inferiori a 3 giorni che non richiedono certificazione medica;

      2. del rapporto 10.5.2004 del __________ mediante il quale chiede l'avvio della procedura di disdetta nei confronti della signora RI 1, considerato, fra l'altro, come la stessa si sia dimostrata assolutamente inidonea ad inserirsi in uno spirito di gruppo e inaffidabile nell'esecuzione dei compiti presso il __________; tali atteggiamenti nei confronti del lavoro e dei colleghi costituiscono un innegabile fatto destabilizzante e mostrano come l'ennesimo tentativo di trasferimento interno sia fallito".

Con risoluzione governativa n.ro 2015 del 18 maggio 2004 il __________ prospettò la disdetta alla signora RI 1 con la possibilità di adire la __________ entro 15 giorni dall'intimazione. Nell'udienza del 13 luglio 2004 non emerse alcuna concreta e praticabile possibilità di conciliazione.

La ricorrente afferma per contro che la malattia è stata causata dal "mobbing" iniziato nel 1996 e accentuatosi nel 1998. In una lettera del 27.8.1999 il medico curante della ricorrente fra l'altro scrisse "Ora è in lotta con il datore di lavoro che sembra aver la caratteristica di un mobbing". Per questi motivi la signora ritiene d'essere vittima e non colpevole del proprio licenziamento. Il licenziamento è stato contestato davanti al Tribunale cantonale amministrativo.

Il ricorso chiede l'annullamento della decisione del 17.8.2004 e di concedere alla signora RI 1 di continuare l'attività presso lo __________, in un'altra funzione. In via subordinata, di ritenere abusiva la disdetta concedendo alla signora RI 1 un'indennità di fr. 50'000.- per torto morale e quale indennità.

La Cassa ritiene per contro che allo stato attuale il licenziamento della signora RI 1 non possa che essere dipeso dal suo comportamento. Diversi sono stati i tentativi posti in atto dal datore di lavoro per trovarle una collocazione lavorativa all'interno dello __________. Tutti sono falliti e la prova del mobbing non è stata comprovata.

Visto quanto precede la Cassa chiede a codesto lodevole Tribunale cantonale delle assicurazioni, in via prioritaria, di attendere l'esito della vertenza davanti al Tribunale cantonale amministrativo che, se desse ragione alla ricorrente renderebbe privo d'oggetto questo ricorso; ed in via subordinata, di respingere il ricorso perché la signora RI 1 deve essere considerata colpevole del proprio licenziamento." (Doc. III)

                               1.4.   Il 14 settembre 2005 l'assicurata ha inviato al TCA uno scritto del seguente tenore:

"  (...)

Nella risposta 3 agosto 2005 della Cassa CO 1 (CO 1) si legge (pag. 2):

"La disoccupazione è segnatamente imputabile all'assicurato che con il suo comportamento, in particolare con la violazione dei suoi obblighi contrattuali di lavoro, ha fornito al datore di lavoro un motivo di disdetta del rapporto di lavoro."

E ancora (pag. 4):

"... di respingere il ricorso perchè la signora RI 1 deve essere considerata colpevole del proprio licenziamento."

Se veramente trattasi di grave colpa della sottoscritta, come mai non è stato applicato l'art. 18a) all'indennità d'uscita?

L'indennità d'uscita è stata modificata con risoluzione 22 marzo 2005 della __________ e ricalcolata basandosi sulla scala stipendi 2005, senza penalità alcuna (allegato 1).

Sempre nella risposta CO 1 (pag. 3) si legge:

"... la prova del mobbing non è stata comprovata."

Il certificato medico 12 settembre 2005 del dott. __________ (allegato 2) comprova, ancora una volta, il MOBBING da me subito e le conseguenze che ne derivano a tutt'oggi.

A titolo abbondanziale allego anche il volantino denigratorio nei miei confronti (allegato 3), la lettera 7 settembre u.s. al Municipio di __________ (allegato 4), e la conferma 9 settembre u.s. dello stesso (allegato 5).

In merito al volantino in questione, ho sporto denuncia penale c/ignoti al Ministero pubblico, __________, in data 30 agosto 2005, in aggiunta ad una precedente denuncia, sempre in merito alla denigrazione della mia persona all'interno di un blog nel sito di __________.

I rapporti nei miei confronti 3 agosto 2001 (allegato 6) e 17 dicembre 2002 (allegato 7) dell'avv. __________ erano positivi e con __________. 8 gennaio 2003 venivo "trasferita definitivamente" all'__________.

Perchè allora, solo dopo neanche otto mesi, in data 17 settembre 2003 (allegato 8), si decideva di trasferirmi nuovamente, senza che nessun apprezzamento negativo nei miei confronti fosse stato espresso?

La decisione su opposizione della CO 1 porta la data del 20 giugno 2005, mentre la documentazione richiestami con verbale 17 giugno 2005 è stata da me consegnata al signor __________ in data 21 giugno 2005: ciò significa palesemente che la decisione è stata presa senza tener conto della documentazione da me prodotta." (Doc. VII)

                                         Al riguardo il 21 settembre 2005 la Cassa si è così espressa:

"  Abbiamo letto i documenti trasmessici per una presa di posizione.

Nel merito precisiamo quanto segue:

a)   ci riconfermiamo nella nostra risposta di causa del 3 agosto 2005;

b)   questi ulteriori documenti ci confermano l'esigenza di attendere la sentenza del Tribunale cantonale amministrativo;

c)   l'onere della prova del "mobbing" compete alla signora RI 1: a parer nostro tale prova non esiste.

Ricordiamo inoltre che il datore di lavoro ha effettuato diversi tentativi per trovare un'occupazione alla signora RI 1, tutti questi tentativi sono falliti. Ci sembra poco serio non intravedere precisa responsabilità della signora RI 1 per essere stata licenziata." (Doc. IX)

                               1.5.   Il 23 novembre 2005 il segretario del TCA ha appurato che il Tribunale cantonale amministrativo non si è ancora pronunciato sul ricorso inoltrato dall'assicurata (cfr. Doc. XI).

                                         in diritto

                               2.1.   Secondo l'art. 30 cpv. 1 lett. a l'assicurato è sospeso dal diritto all'indennità se è disoccupato per propria colpa.

                                         In questa evenienza competenti ad emettere una decisione di sospensione sono le casse di disoccupazione (cfr. art. 30 cpv. 2 LADI).

                                         La disoccupazione è ad esempio imputabile all'assicurato che, con il suo comportamento, in particolare violando gli obblighi contrattuali di lavoro, ha fornito al proprio datore di lavoro un motivo di disdetta del rapporto di lavoro (cfr. art. 44 cpv. 1 lett. a OADI). Queste norme riprendono sostanzialmente quelle che sono state in vigore fino al 31 gennaio 1983 (cfr. art. 29 cpv. 2 lett. a LAD e art. 44 cpv. 1 lett. a OAD).

                                         Non occorre quindi, secondo le norme sopra citate in vigore dal 1° gennaio 1984, che l'assicurato abbia fornito al proprio datore di lavoro un motivo grave, atto a giustificare lo scioglimento del rapporto di lavoro con effetto immediato (cfr. art. 337 e 346 cpv. 2 CO); cfr. STFA del 14 aprile 2005 nella causa M., C 48/04; STFA del 13 novembre 2003 nella causa M., C 120/03, consid. 2.2.

                                         Basta una colpa non necessariamente di natura professionale ma anche soltanto attinente al comportamento generale o al carattere dell'assicurato, purché abbia costituito per il datore di lavoro il motivo della disdetta del rapporto di lavoro (cfr. Holzer, Kommentar zum BG über die Arbeitslosenversicherung, Zurigo 1954 p. 142ss.; Schweingruber, Der Dienstvertrag und seine Beziehungen zum Arbeitslosenversicherungsrecht, in DLA 1954 pag. 138ss.; Jost, Le droit du contrat de travail et le droit en matière d'assurance-chômage, in DLA 1975, pag. 82ss; Stauffer, Die Arbeitslosenversicherung, Zurigo 1984, pag. 91ss.; Spühler Grundriss des Arbeitslosenversicherungsrecht, Berna 1985, pag. 46ss.; Gerhards, Kommentar zum Arbeitslosenversicherungs-gesetz, (AVIG), Berna 1987, Vol. 1, p. 363-367; Stauffer, Serie: Rechtsprechung des Bundesgerichts zum Sozialversicherungs-recht, “Bundesgesetz über die obligatorische Arbeitslosenver-sicherung und Insolvenzentschädigung”, ed. Schulthess, Zurigo 1998, pag. 77-80; tra le tante STFA del 16 febbraio 2004 nella causa S., C 154/03; STFA del 13 novembre 2003 nella causa M., C 120/03; DLA 1998 N. 9, consid. 2b, pag. 44; DLA 1995 N. 18, consid. 1, pag. 107 e 108; DTF 112 V 242, consid. 1, pag. 244-245 e la giurisprudenza ivi citata).

                                         Va inoltre osservato che la sospensione dal diritto alle indennità di un assicurato disoccupato per colpa propria deve essere esaminata anche alla luce della Convenzione OIL n° 168 del 21 giugno 1988 in vigore in Svizzera dal 17 ottobre 1991 (cfr. RS 0.822.726.8; DTF 124 V 234; fra le tante: STFA del 17 ottobre 2000 nella causa M, C 53/00; STFA del 19 dicembre 2001 nella causa E., C 176/01; STFA del 10 maggio 2001 nella causa A, C 76/00; STFA del 13 febbraio 2003 nella causa I, C 230/01; STFA del 13 novembre 2003 nella causa M., C 120/03).

                                         L'art. 20 lett. b della citata Convenzione prevede che:

"  Le indennità alle quali una persona protetta avrebbe avuto diritto nell'eventualità di disoccupazione totale o parziale o di perdita di guadagno dovuta a sospensione temporanea del lavoro senza cessazione del rapporto di lavoro possono essere rifiutate, soppresse, sospese o ridotte in una misura prescritta:

….

b) se, secondo la valutazione dell'autorità competente, l'interessato ha deliberatamente contribuito al suo licenziamento."

                                         L'art. 44 cpv. 1 lett. a OADI è stato ritenuto compatibile con la Convenzione n° 168 (cfr. STFA del 17 ottobre 2000 nella causa M., C 53/00; STFA del 10 maggio 2001 nella causa A., C 76/00; RDAT II – 2003 pag. 310 seg.).

                                         In una decisione del 20 ottobre 2005 l'Alta Corte si è riconfermata nella propria giurisprudenza e, in merito alla disoccupazione per “propria colpa”, ed ha ribadito che:

"  (…)

1.2 Ein Selbstverschulden im Sinne von Art. 30 Abs. 1 lit. a AVIG ist  gegeben, wenn und soweit der Eintritt der Arbeitslosigkeit nicht objektiven Faktoren zuzuschreiben ist, sondern in einem nach den persönlichen Umständen und Verhältnissen vermeidbaren Verhalten des Versicherten liegt, für das die Arbeitslosenversicherung die Haftung nicht übernimmt (ARV 1998 Nr. 9 S. 44 Erw. 2b, 1982 Nr. 4 S. 39 Erw. 1a; Gerhards, Kommentar zum AVIG, Bd. I, Rz. 8 zu Art. 30). Es genügt, dass das allgemeine Verhalten der versicherten Person Anlass zur Kündigung oder Entlassung gegeben hat; Beanstandungen in beruflicher Hinsicht müssen nicht vorgelegen haben. Eine Einstellung in der Anspruchsberechtigung nach Art. 30 Abs. 1 lit. a AVIG kann jedoch nur verfügt werden, wenn das dem Versicherten zur Last gelegte Verhalten in beweismässiger Hinsicht klar feststeht (BGE 112 V 245 Erw. 1; ARV 1999 Nr. 8 S. 39 Erw. 7b; SVR 1996 AlV Nr. 72 S. 220 Erw. 3b/bb; Gerhards, a.a.O., Rz. 11 zu Art. 30). Das vorwerfbare Verhalten muss zudem nach Art. 20 lit. b des Übereinkommens Nr. 168 der Internationalen Arbeitsorganisation (IAO) über Beschäftigungsförderung und den Schutz gegen Arbeitslosigkeit vom 21. Juni 1988 (SR 0.822.726.8; für die Schweiz in Kraft seit dem 17. Oktober 1991, AS 1991 1914) vorsätzlich erfolgt sein (vgl. BGE 124 V 236 Erw. 3b, welche Rechtsprechung gemäss unveröffentlichtem Urteil M. vom 17. Oktober 2000 [C 53/00], Erw. 3b, auch im Bereich von Art. 44 Abs.  1 lit. a AVIV anwendbar ist). (...)"

(cfr. STFA del 20 ottobre 2005 nella causa H., C 185/05, consid. 1.2)

                                         Il comportamento dell'assicurato che ha causato il suo licenziamento, per essere sanzionabile alla luce delle disposizioni di diritto internazionale, deve pertanto essere stato intenzionale (cfr. DTF 124 V 236 consid. 3b; STFA del 17 ottobre 2000 nella causa M., C 53/00; STFA del 4 giugno 2002 nella causa B., C 371/01; STFA del 7 novembre 2002 nella causa S., C 365/01; STFA del 13 febbraio 2003 nella causa I., C 230/01; STFA del 13 novembre 2003 nella causa M., C 120/03). E' comunque sufficiente il dolo eventuale (cfr. DLA 2003 N. 26 pag. 248; RDAT II – 2003 pag. 310 seg.; STFA del 4 giugno 2002 nella causa B., C 371/01; STFA del 19 dicembre 2001 nella causa E., C 176/01 e STFA del 26 aprile 2001 nella causa G., C 380/00).

                                         La terza revisione della LADI, accettata dal popolo il 24 novembre 2002 ed entrata in vigore il 1° luglio 2003, non ha modificato il principio secondo cui devono essere sanzionati gli assicurati che sono disoccupati per loro colpa, avendo dato al datore di lavoro motivo di disdire il rapporto di impiego di cui agli art. 30 cpv. 1 lett. a LADI e art. 44 cpv. 1 lett. a OADI (cfr. Messaggio concernente la revisione della legge sull'assicurazione contro la disoccupazione del 28 febbraio 2001, FF N. 23 del 12 giugno 2001, pag. 2007).

                               2.2.   La costante giurisprudenza del TFA ha stabilito che, ove occorre esaminare se il lavoratore ha con il suo comportamento, segnatamente mediante violazione dei suoi obblighi contrattuali, fornito al datore di lavoro un motivo di licenziamento, la sospensione del diritto alle indennità potrà essere decisa solo se sarà nettamente stabilita una colpa del lavoratore.

                                         Tale è il caso soltanto quando le accuse del datore di lavoro sono chiaramente credibili.

                                         Ciò significa concretamente che quando una controversia oppone l'assicurato al suo datore di lavoro, le sole affermazioni di quest'ultimo non bastano per ammettere una colpa contestata dell'assicurato e non confermata da altre prove (ad es. deposizioni testimoniali) o indizi in grado di convincere l'amministrazione o il giudice (cfr. STFA del 13 novembre 2003 nella causa M., C 120/03, consid. 2.2; STFA del 24 settembre 2003 nella causa R., C 281/02, consid. 1.2; DLA 1999 N. 8, consid. 7b, pag. 39; DLA 1995 N. 18, consid. 1, pag. 108; DTF 112 V 242, consid. 1, pag. 245 e i rinvii ivi menzionati; sulla giurisprudenza analoga resa prima dell'entrata in vigore della LADI, cfr. DLA 1980 N. 6, consid. 2b, pag. 15 e 16, DLA 1977 N. 30 e DLA 1972 N. 14).

                               2.3.   Secondo l'art. 30 cpv. 3 LADI la durata della sospensione è determinata in base alla gravità della colpa e ammonta, per ogni motivo di sospensione a 60 giorni al massimo o, nel caso di cui al capoverso 1 lettera g, a 25 giorni.

                                         La sospensione del diritto a indennità va da 1 a 15 giorni in caso di colpa lieve, da 16 a 30 giorni in caso di colpa mediamente grave e da 31 a 60 in caso di colpa grave (cfr. art. 45 cpv. 2 OADI).

                                         La sua durata é determinata secondo la gravità della colpa (cfr. art. 30 cpv. 3 LADI e DLA 2000 N. 9, consid. 1, pag. 47-48), soggiace in altre parole al principio della proporzionalità (cfr. DTF 125 V 193, consid. 4b, pag. 197; DTF 123 V 150; STFA del 17 marzo 2003 nella causa J., C 278/01, consid. 1.3;STFA del 28 settembre 2001 nella causa U., C 119/01, consid. 3; STFA del 21 maggio 2001 nella causa D., C 424/00, consid. 2).

                                         In virtù dell'art. 45 cpv. 2 bis OADI, se l'assicurato è ripetutamente sospeso dal diritto all'indennità entro il termine quadro per la riscossione della prestazione, la durata della sospensione è prolungata in modo adeguato.

                                         L'art. 45 cpv. 3 OADI stabilisce che la colpa grave è data se l'assicurato ha abbandonato senza valido motivo un impiego idoneo senza garanzia di uno nuovo o ha rifiutato un lavoro idoneo.

                               2.4.   In una sentenza del 14 giugno 2005 nella causa S., C 102/05 il Tribunale federale delle assicurazioni ha ridotto da 36 a 16 giorni la durata della sospensione inflitta ad un assicurato che era stato licenziato dopo un conflitto sul posto di lavoro, in quanto egli non è stato ritenuto l'unico responsabile dell'insorgere dalle tensioni.

                                         Al riguardo l'Alta Corte ha rilevato:

"  (...)

1.

Das kantonale Gericht hat die gestützt auf Art. 30 Abs. 1 lit. a AVIG sowie Art. 44 lit. a AVIV und Art. 45 Abs. 2 AVIV verfügten 36 Einstellungstage ab 1. September 2004 mit folgender Begründung bestätigt: Der Versicherte räume selber ein und verschiedene Vorfälle zeigten, dass zwischen ihm als Hauswart und der Primarschulgemeinde H.________ als Arbeitgeberin erhebliche  Differenzen bestanden hätten, an welchen er zumindest mitschuldig gewesen sei. Die Situation habe schliesslich darin gegipfelt, dass er den Präsidenten des Schulrates beim Übergeben des Kündigungsschreibens am 25. August 2003 zweimal einen Lügner genannt habe, worauf ihm am 29. August 2003 für einen  ähnlichen Vorfall die fristlose Kündigung angedroht worden sei. Selbst wenn  der Versicherte das Gefühl gehabt habe, nicht ernst genommen zu werden und nichts recht machen zu können, habe er sich doch bewusst sein müssen, dass er sich seinem Vorgesetzten gegenüber nicht derart provokativ und respektlos verhalten durfte und ein anhaltend schlechtes Benehmen zur Kündigung führen könnte. Indem er sein Auftreten und seine Haltung insbesondere dem  Schulratspräsidenten gegenüber nicht geändert habe, habe er die Kündigung durch den Schulrat mindestens in Kauf genommen, weshalb die Einstellung in der Anspruchsberechtigung zu Recht erfolgt sei. In Bezug auf die Dauer der Sanktion könne zwar nicht unbeachtet bleiben, dass der Präsident der  Primarschulgemeinde und allenfalls weitere Mitglieder des Schulrates Anteil an der unbefriedigenden Situation am Arbeitsplatz gehabt hätten. Gleichwohl  hätte er diesen Personen als seinen Vorgesetzten auch bei Schwierigkeiten und Meinungsverschiedenheiten den angemessenen Respekt entgegen bringen müssen.

Dies habe auch in einem nicht ganz einfachen Umfeld von ihm erwartet werden dürfen. Verschuldensmindernde Gründe für sein Verhalten seien daher nicht ersichtlich und die Einstellungsdauer von 36 Tagen nicht zu bean-standen.

2.

2.1Entgegen der Vorinstanz kann nicht gesagt werden, der Beschwerdeführer habe die Kündigung durch den Schulrat mindestens in Kauf genommen, indem er sein Auftreten und seine Haltung insbesondere dem Schulratspräsidenten gegenüber nicht geändert und diesen bei der Übergabe des Kündigungsschreibens  am 25. August 2003 zweimal einen Lügner genannt habe. In diesem Zeitpunkt hatte der Schulrat die Auflösung des Arbeitsverhältnisses auf Ende November 2003 bereits drei Tage vorher beschlossen. Einstellungsrechtlich kann somit grundsätzlich einzig das Verhalten vor dem 22. August 2003 von Bedeutung sein, zumal offenbar keine fristlose Entlassung erfolgte, wie im Schreiben vom 29. August 2003 angedroht worden war.

2.2 Aufgrund der Akten kann nicht zweifelhaft sein, dass der Beschwerdeführer an der vorzeitigen Kündigung durch die Primarschulgemeinde ein Mitverschulden trägt. In diesem Zusammenhang ist zu beachten, dass die Einstellung in der  Anspruchsberechtigung keine Auflösung des Arbeitsverhältnisses aus wichtigem Grund gemäss Art. 337 OR voraussetzt. Es genügt, dass das allgemeine Verhalten der versicherten Person Anlass zur Kündigung oder Entlassung gegeben hat; insbesondere müssen nicht Beanstandungen in beruflicher Hinsicht vorgelegen haben (BGE 112 V 245 Erw. 1 mit Hinweisen; Urteil B. vom 11. Januar 2001 [C 282/00] Erw. 1).

Anderseits kann aber auch nicht von einer alleinigen Schuld des  Beschwerdeführers an der vorzeitigen Kündigung durch den Schulrat gesprochen werden. Dies hat denn auch das kantonale Gericht ausdrücklich festgestellt.

Ein wesentlicher Umstand für das Fehlverhalten des Versicherten war  offensichtlich das schwer gestörte Verhältnis zum Schulratspräsidenten. Ob die übrigen Mitglieder des Schulrates im Rahmen der dienstvertraglichen Fürsorgepflicht das Zumutbare unternommen hatten, um den Konflikt zu entschärfen und nicht eskalieren zu lassen (vgl. zu Art. 328 Abs. 1 OR BGE 125 III 74 Erw. 2c sowie Urteile des Bundesgerichts vom 23. September 2003 in  Sachen G. SA gegen S. [4C.189/2003] Erw. 5.1 und vom 18. Dezember 2001 in Sachen Fondation H. gegen D. [4C.253/2001] Erw. 2c), lässt sich aufgrund der Akten nicht abschliessend sagen.

Zu beachten ist schliesslich, dass die Mehrzahl der in der Verfügung über die Kündigung vom 22. August 2003 genannten Gründe die vorzeitige Auflösung des Arbeitsverhältnisses auf Ende November 2003 das Jahr 2001 betreffen. Die fraglichen Vorfälle, auf welche hier im Einzelnen nicht näher einzugehen braucht, lagen somit bereits beinahe zwei Jahre zurück. Es kommt dazu, dass die erste Kündigung des Anstellungsverhältnisses vom 28. November 2002 auf  Rekurs hin vom kantonalen Erziehungsdepartement mit Entscheid vom 5. Mai 2003 aufgehoben worden war. Bei der Verschuldensbemessung ist daher das Verhalten bis November 2002 weniger stark zu gewichten.

In Würdigung der gesamten Umstände ist von einem mittelschweren Verschulden im untersten Bereich auszugehen. Eine Einstellungsdauer von 16 Tagen erscheint insgesamt als angemessen. (...)"

                                         In una decisione del 29 settembre 2005 nella causa H. (C 214/05) il TFA ha ridotto da 32 a 20 giorni la sanzione inflitta ad un assicurato, licenziato dopo avere attaccato verbalmente il titotale della ditta presso la quale lavorava, argomentando:

"  (...)

2.

Unter sämtlichen Verfahrensbeteiligten kann letztinstanzlich als an sich unbestritten gelten, dass der im Hoch- und Tiefbau tätige Arbeitgeber L.________, am 30. August 2004 das Arbeitsverhältnis mit dem als Baupolier angestellten Beschwerdeführer auf Ende November 2004 hin kündigte, weil dieser den Inhaber der Baufirma am 24. August 2004 in Gegenwart von weiteren Mitarbeitern und anderen auf der Baustelle beschäftigten Personen unbeherrscht und lautstark verbal angegriffen und dabei u.a. Vorwürfe betreffend die Personalpolitik des Arbeitgebers und dessen Fristeinhaltung beim Bauprojekt D.________ erhoben hatte. Wie die Arbeitslosenkasse  zutreffend feststellte, hat der Versicherte mit diesem Verhalten dem  Arbeitgeber hinreichend Anlass zur Kündigung gegeben und ist deshalb wegen selbstverschuldeter Arbeitslosigkeit im Sinne von Art. 44 Abs. 1 lit. a AVIV in Verbindung mit Art. 30 Abs. 1 lit. a AVIG in der Anspruchsberechtigung auf Taggelder einzustellen. Entgegen der vorinstanzlichen Auffassung liegt keine auf eine Selbstkündigung im Sinne von Art. 44 Abs. 1 lit. b AVIV hinauslaufende Auflösung des Arbeitsverhältnisses in gegenseitigem Einvernehmen vor. Wohl hat der Beschwerdeführer im Verlaufe seiner verbalen Attacke gegen den Arbeitgeber vom 24. August 2004 die Bemerkung fallen lassen, "döit mer doch künde, Dir weit jo glich kei Lüt astoue, wo mer cha bruche! Offebar wöit Dr, das i dervoloufe!" (bei der Arbeitslosenkasse am 17.  Dezember 2004 eingegangene Stellungnahme des Versicherten). Zudem schloss der Arbeitgeber sein Begleitschreiben zur Kündigung vom 30. August 2004 mit der Anmerkung "wir wollen Ihnen sicher nicht vor der Türe stehen und kommen Ihrem erneuten Wunsche, ihnen zu kündigen, nach". Dennoch ist aufgrund der gesamten  Aktenlage nicht von einem gegenseitig abgeschlossenen Auflösungsvertrag auszugehen. Vielmehr wurde die Kündigung (wegen des geschilderten Verhaltens des Beschwerdeführers vom 24. August 2004) klarerweise von Seiten des Arbeitgebers ausgesprochen, was sich bereits daraus ergibt, dass der Versicherte - wie von keiner Seite bestritten ohne den fraglichen Vorfall seine frühere Arbeitsstelle als Baupolier über Ende November 2004 hinaus  weiterhin innegehabt hätte.

3.

Was die Einstellungsdauer anbelangt, haben Verwaltung und Vorinstanz dem Umstand zu wenig Rechnung getragen, dass sich die Auseinandersetzung, welche schliesslich zur Auflösung des (abgesehen von einem einjährigen Unterbruch) seit 1984 bestehenden Arbeitsverhältnisses führte, zumindest teilweise an der  Frage entzündete, ob das vom Arbeitgeber angeordnete Vorgehen bei einem Aushub auf der Baustelle D.________ mit den geltenden  Arbeitssicherheitsvorschriften vereinbar sei. Unter Berücksichtigung  sämtlicher objektiver und subjektiver Aspekte ist anstelle eines schweren ein (bloss) mittleres Verschulden anzunehmen und innerhalb des diesbezüglichen, von 16—30 Einstellungstagen reichenden Rahmens (Art. 45 Abs. 2 lit. b AVIV in Verbindung mit Art. 30 Abs. 3 AVIG) eine Einstellung in der Anspruchsberechtigung von 20 Tagen angemessen (Art. 132 OG; BGE 123 V 152 Erw. 2 mit Hinweisen)."

                                         In una sentenza del 20 ottobre 2005 l'Alta Corte ha ridotto da 44 a 31 giorni la durata della sanzione inflitta ad un'assicurata che è stata licenziata dopo avere avuto delle divergenze con un collega di lavoro, rilevando:

"  (...)

Die Vorinstanz hat die von der Kasse verhängte Einstellung von 44 Tagen geschützt, also übereinstimmend ein schweres Verschulden im mittleren Bereich angenommen. Die Ansiedelung im Rahmen des schweren Verschuldens ist nicht zu beanstanden. Nicht gerechtfertigt ist jedoch im hier zu beurteilenden Fall eine Einstellung im mittleren Bereich des schweren Verschuldens. Zwar vermögen die von der Beschwerdeführerin in der Einsprache vom 12. September 2004 ins Feld geführten Gründe für die Entstehung des Konfliktes zwischen ihr  und einer Mitarbeiterin in der Wäscherei sowie die Bestätigung von  Meinungsverschiedenheiten gegenüber ihrer Vorgesetzten in Bezug auf die Mitarbeiterbeurteilungen in den Jahren 2002 und 2003 nichts an der Qualifizierung ihres Verhaltens als Einstellungstatbestand zu ändern (Erw. 2 hievor). Sie lassen das Verschulden aber doch in einem milderen Licht erscheinen. Denn immerhin kommt aus dem Kurzkommentar der Betriebsleiterin vom 9. Januar 2004 sowie aus den Mitarbeiterbeurteilungen 2002 und 2003 zum Ausdruck, dass die Versicherte mitunter für ihre Arbeit auch gelobt wurde, dass sie sich anerkanntermassen bemühte, die Arbeit richtig zu machen, dass sie zu den Pensionären freundlich war und Fachkenntnisse im Reinigen von Polstermöbeln und Teppichen besass. Obwohl die Beschwerdeführerin grundsätzlich eine zufrieden stellende Arbeitsleistung zeigte, ist die Kündigung durch die Arbeitgeberin ihrem klar selbstverschuldeten Verhalten (Erw. 2 hievor) zuzuschreiben. Unter diesen Umständen ist das Verschulden zwar als schwer einzustufen, jedoch nicht im mittleren Bereich, sondern an  der Grenze zum mittelschweren Verschulden zu qualifizieren, wobei eine Reduktion der angeordneten Einstellung auf 31 Tage angemessen erscheint. (...)"

                                         In una decisione del 24 marzo 2005 nella causa S., C 289/03 il TFA ha ridotto da 28 a 16 giorni la durata della sospensione in quanto dovevano essere prese debitamente prese in considerazione le ragioni addotte dall'assicurata per giustificare l'insoddisfacente qualità del suo lavoro ed ha in particolare sottolineando che:

"  (...)

Verwaltung und Vorinstanz haben eine Einstellung von 28 Tagen verhängt, also  ein mittleres Verschulden an der Grenze zum schweren angenommen. Die Ansiedelung im Rahmen des mittleren Verschuldens ist nicht zu beanstanden.

Nicht gerechtfertigt ist jedoch im hier zu beurteilenden Fall eine  Einstellung im Grenzbereich zum schweren Verschulden. Zwar vermögen die von der Beschwerdeführerin ins Feld geführten Gründe für die teilweise mangelhafte Arbeitsqualität beziehungsweise für die Kündigung der Stelle durch die Arbeitgeberin - Krankheit, Überforderung - nichts an der Qualifizierung ihres Verhaltens als Einstellungstatbestand zu ändern (Erwägung 2). Sie lassen das Verschulden aber doch in einem milderen Licht erscheinen. Schon in ihrer Einsprache vom 24. Juni 2003 hat die Beschwerdeführerin geltend gemacht, die Arbeit als Lageristin sei sehr anspruchsvoll gewesen, sie habe Überstunden machen müssen und unter  gesundheitlichen Problemen - Nervenzusammenbruch, Depressionen - gelitten.

Dass sie mehrmals wegen Krankheit arbeitsunfähig war, wurde vom behandelnden Arzt bestätigt, und ihre krankheitsbedingten Absenzen, aber auch Auszahlungen für geleistete Überstunden sind in den Lohnjournalen und -konti dokumentiert.

Es ist deshalb davon auszugehen, dass die Beschwerdeführerin an ihrer Stelle stets an der Grenze zur Überforderung arbeitete, was auch die beträchtlichen Ausfälle wegen Krankheit erklärt. Unter diesen Umständen ist eine Ansiedelung des Verschuldens im mittleren Bereich nicht an der oberen, sondern an der unteren Grenze zum leichten Verschulden angezeigt, wobei eine Reduktion der  angeordneten Einstellung auf 16 Tage angemessen erscheint. (...)"

                                         Infine, in una sentenza del 14 luglio 2000 nella causa T., C 46/00 l'Alta Corte ha ridotto da 45 a 20 giorni la durata della sanzione inflitta ad un'assicurata che era stata licenziata dopo più di 20 anni di attività per avere rifiutato di svolgere nuovi compiti presso il medesimo datore di lavoro. Al riguardo il TFA ha rilevato:

"  (...)

   c) Arbeitslosenkasse und kantonales Gericht stufen das           Verschulden der Beschwerdeführerin als schwer ein. Dieser           Auffassung kann nicht beigepflichtet werden. Die Beschwer        deführerin hat mehr als 20 Jahre bei den Versicherungen          X.________ gearbeitet. Im Frühjahr 1998 erhielt sie zunächst das Angebot einer Kaderstelle als Direktionsassistentin, worauf ihr die Arbeitgeberin im Juli 1998 mitteilte, diese Stelle im Personaldienst werde abgebaut. Anschliessend bot man ihr eine Stelle als Direktionsassistentin oder eine solche als Sachbearbeiterin im Bereich Personenversicherung an. Nachdem sie das Angebot als           Direktionsassistentin angenommen und entsprechende halbtägige Ausbildungen absolviert hatte und die entsprechende Mutation intern am Anschlagbrett kundgetan worden war, änderte die Arbeitgeberin ihre Meinung erneut, kam auf die zugesagte Stelle zurück und offerierte eine andere minderwertige Position. Unter diesen Umständen ist das Beharren der Beschwerdeführerin auf der ihr zugesagten Stelle bis zu einem gewissen Grad verständlich, weshalb das Verschulden als mittelschwer zu taxieren ist (vgl. ARV 1986 Nr. 23 S. 92). In Würdigung aller relevanten Gesichtspunkte erscheint eine Einstellungsdauer von 20 Tagen als angemessen. (...)"

                               2.5.   Nella presente fattispecie RI 1 ha chiesto di essere posta al beneficio di indennità di disoccupazione dal 1° marzo 2005 dopo avere lavorato per l'amministrazione cantonale dal 1982 al 28 febbraio 2005 (cfr. Doc. 10).

                                         Con risoluzione numero __________ del 17 agosto 2004 il __________ ha infatti disdetto il rapporto di lavoro con effetto al 28 febbraio 2005, riconoscendo all'assicurata un'indennità d'uscita di fr. 65'708.30 (poi portata a fr. 66'221.10, cfr. Doc. B1).

                                         Il __________ ha indicato i seguenti motivi per il licenziamento:

"  (...)

-   le numerose assenze per malattia di lunga durata (582 giorni consecutivi dall'8 maggio 1999 al 31 gennaio 2001) e le ulteriori assenze dall'aprile 2002 ad aprile 2004 a cui si aggiungono 81 episodi di assenza per malattia inferiori a 3 giorni che non richiedono certificazione medica;

-   il rapporto 10 maggio 2004 del __________ mediante il quale chiede l'avvio della procedura di disdetta nei confronti della signora RI 1, considerato, fra l'altro, come la stessa si sia dimostrata assolutamente inidonea ad inserirsi in uno spirito di gruppo e inaffidabile nell'esecuzione dei compiti presso il __________; tali atteggiamenti nei confronti del lavoro e dei colleghi costituiscono un innegabile fatto destabilizzante e mostrano come l'ennesimo tentativo di trasferimento interno sia fallito; (...)" (Doc. 27)

                                         Contro la decisione del __________ l'assicurata ha fatto inoltrare un tempestivo ricorso al Tribunale cantonale amministrativo nel quale il suo patrocinatore chiede che il licenziamento venga annullato e RI 1 possa continuare l'attività presso lo __________ in un'altra funzione. In via subordinata il patrocinatore dell'assicurata ha chiesto che la disdetta venga considerata abusiva e che all'assicurata venga concessa un'indennità di fr. 50'000.-- per torto morale e quale indennità (cfr. Doc. 33).

                                         Il Tribunale cantonale delle amministrativo non ha ancora evaso il ricorso dell'assicurata (cfr. consid. 1.5).

                                         Il 20 aprile 2005 la Cassa ha "cautelativamente" sospeso RI 1 per 45 giorni dal diritto ritenendola disoccupata per colpa, visto che è stata licenziata "a causa delle sue continue assenze dal lavoro e della sua mancanza di collaborazione con i colleghi" (cfr. Doc. 55).

                                         Nella decisione su opposizione, qui impugnata, la Cassa ha implicitamente richiamato le argomentazioni alla base della prima decisione (cfr. consid. 1.1).

                                         Chiamato ora a pronunciarsi, il TCA ricorda innanzitutto che, se è vero, che secondo la giurisprudenza federale per concludere ad una disoccupazione per colpa propria ai sensi dell'art. 30 cpv. 1 lett. a LADI in relazione con l'art. 44 lett. a OADI non è necessario essere in presenza di un licenziamento con effetto immediato o di un licenziamento per violazione degli obblighi contrattuali, ma basta che la rescissione del rapporto di lavoro sia stata provocata dal comportamento o dal carattere dell'assicurata (cfr. consid. 2.1 e 2.4) è altrettanto vero che la colpa dell'assicurata per la perdita del posto di lavoro deve essere nettamente provata (cfr. consid. 2.2).

                                         Ora, nel caso concreto, senza ulteriori accertamenti, non è possibile concludere che l'assicurata sia disoccupata per colpa propria.

                                         Infatti, per quel che concerne la prima motivazione alla base del licenziamento (le assenze), è evidente che le assenze per malattia di lunga o breve durata giustificate mediante un certificato medico credibile e completo (cfr. al proposito: STFA dell'11 ottobre 2005 nella causa W., C 184/04) non costituiscono un comportamento colpevole da parte dell'assicurata (cfr. STFA del 18 aprile 2002 nella causa P., I 550/00; STFA del 28 giugno 2001 nella causa G., I 11/01; STFA del 10 settembre 1996 nella causa F., C 12/96; DLA 2000 pag. 38, consid. 2a, pag. 40; DTF 125 V 351, consid. 3a pag. 352; DTF 124 V 234, consid. 4b/bb/ e riferimenti pag. 238; STCA del 6 novembre 2001 nella causa C., 38.01.126; STCA del 19 febbraio 2001 nella causa B., 38.01.90; STCA del 17 aprile 2000 nella causa S., 38.99.227; STCA del 6 maggio 1999 nella causa S., 38.99.92; STCA del 15 maggio 1997 nella causa C.-R., 38.96.304; STCA del 13 febbraio 1997 nella causa S., 38.96.216).

                                         Per quel che riguarda gli 81 giorni di assenza per malattia inferiori a 3 giorni che non richiedono un certificato medico non è dato a sapere se il datore di lavoro aveva motivi per ritenere che tali assenze non fossero in realtà dovute a malattia e quindi fossero ingiustificate (cfr. Doc. A10).

                                         La Cassa dovrà dunque approfondire questa questione (cfr. STFA del 12 aprile 2005 nella causa G., C 179/03; STFA dell'11 ottobre 2005 nella causa W., C 184/05).

                                         Per quel che riguarda la seconda ragione alla base dello scioglimento del rapporto di lavoro (e cioè l'inidoneità dell'assicurata ad inserirsi in uno spirito di gruppo e inaffidabilità nell'esecuzione dei compiti presso il __________), il TCA constata, da una parte, che l'assicurata contesta di aver dovuto lavorare in gruppo e di essere piuttosto stata isolata dal suo diretto superiore (avv. __________, cfr. consid. 1.2 e Doc. A10) e, dall'altra, che la Cassa non ha verificato in cosa consistono concretamente i rimproveri mossi all'assicurata durante la sua attività presso il __________ (cfr. al riguardo Doc. 41: "il Capocentro sottolinea l'incompatibilità anzi l'invivibilità, di caratteri con gli altri collaboratori" e Doc. 41) e neppure se eventuali comportamenti criticati dal suo diretto superiore  fossero dovuti a ragioni di salute (cfr. Doc. B2, A9).

                                         Anche su questo aspetto l'amministrazione è tenuta a compiere accertamenti supplementari.

                                         Questa soluzione si giustifica tanto più se si considera che dagli atti dell'incarto emerge che nel periodo in cui ha prestato la sua attività, presso __________ (__________) e precisamente dal febbraio 2001 al settembre 2003 RI 1 ha lavorato in modo soddisfacente per il suo superiore avv. __________ (cfr. Doc. A2: "La signora RI 1 ha collaborato direttamente con il sottoscritto per l'organizzazione di riunioni, la verbalizzazione e altre attività di segretariato. I lavori svolti sono sempre stati di mia soddisfazione", Vedi pure Doc. B6, Doc. B7 e che è stata trasferita in quanto "pur essendosi inserita nel nucleo che opera in quel contesto, debba trovare una collocazione professionale più consona alla sua formazione ed esperienza", Doc. B8)

                                         Il TCA, vista l'importanza che il legislatore ha voluto attribuire alla procedura di opposizione (cfr. STFA del 17 giugno 2005 nella causa D., I 3/05; STFA del 30 settembre 2005 nella causa B., C 279/03; STFA del 15 settembre 2005 nella causa A, C 119/05) deve infine stigmatizzare l'operato dell'amministrazione la quale dopo avere sentito l'assicurata il 17 giugno 2005 ed avere concordato con lei la trasmissione di alcuni documenti (cfr. Doc. 30), ha emesso la decisione su opposizione il 20 giugno 2005 (cfr. Doc. 28), prima ancora di ricevere la documentazione richiesta, che è stata consegnata il 21 giugno 2005 (cfr. Doc. 32).

                                         In conclusione e per i motivi appena esposti la decisione su opposizione deve essere annullata e gli atti rinviati all'amministrazione per nuovi accertamenti.

                                         Qualora dagli stessi e/o della sentenza del Tribunale cantonale amministrativo dovessero emergere elementi tali di giustificare una sospensione dal diritto all'indennità di disoccupazione, la Cassa è invitata ad esaminare l'insieme delle circostanze al momento di fissare l'entità della sanzione (cfr. in particolare il consid. 2.5).

Per questi motivi

dichiara e pronuncia

                                 1.-   Il ricorso é accolto ai sensi dei considerandi e la decisione su opposizione del 20 giugno 2005 è annullata.

                                 2.-   Gli atti sono rinviati all'amministrazione per nuovi accertamenti.

                                 3.-   Non si percepisce tassa di giustizia, mentre le spese sono poste a carico dello Stato.                             

                                 4.-   Comunicazione agli interessati i quali possono impugnare il presente giudizio con ricorso di diritto amministrativo al Tribunale federale delle assicurazioni, Schweizerhofquai 6, 6004 Lucerna, entro 30 giorni dalla comunicazione.

                                         L'atto di ricorso, in 3 esemplari, deve indicare quale decisione è chiesta invece di quella impugnata, contenere una breve motivazione, e recare la firma del ricorrente o del suo rappresentante. Al  ricorso dovrà essere allegata la decisione impugnata e la busta in cui il ricorrente l'ha ricevuta.

terzi implicati

Per il Tribunale cantonale delle assicurazioni

Il presidente                                                           Il segretario

Daniele Cattaneo                                                  Fabio Zocchetti

38.2005.62 — Ticino Tribunale cantonale delle assicurazioni 28.11.2005 38.2005.62 — Swissrulings