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Ticino Tribunale cantonale delle assicurazioni 27.09.2007 32.2006.233

27 septembre 2007·Italiano·Tessin·Tribunale cantonale delle assicurazioni·HTML·7,483 mots·~37 min·7

Résumé

Per poter concludere con la necessaria tranquillità che la nevrastenia non ha alcun effetto sulla capacità lavorativa l'Ufficio AI, viste le diverse valutazioni, dovrà chiedere un complemento peritale agli specialisti che si sono pronunciati sullo stato di salute e chiarire gli aspetti evidenziati.

Texte intégral

Raccomandata

Incarto n. 32.2006.233   FS/sc

Lugano 27 settembre 2007  

In nome della Repubblica e Cantone Ticino  

Il vicepresidente del Tribunale cantonale delle assicurazioni

Giudice Raffaele Guffi

con redattore:

Francesco Storni, vicecancelliere  

segretario:

Fabio Zocchetti

statuendo sul ricorso del 11 dicembre 2006 di

RI 1 rappr. da: RA 1  

contro  

la decisione su opposizione del 8 novembre 2006 emanata da

Ufficio assicurazione invalidità, 6501 Bellinzona     in materia di assicurazione federale per l'invalidità

ritenuto,                           in fatto

                               1.1.   RI 1, classe __________, nel mese di giugno 2004 ha presentato una richiesta di prestazioni AI per adulti in quanto “(…) a seguito delle percosse del marito la signora ha lesioni alla schiena e conseguenze dal trauma cranico che non le permettono di lavorare quotidianamente per più di 2 ore (...)” (doc. AI 2/1-7).

                                         Esperiti gli accertamenti medici del caso – tra cui una perizia psichiatrica a cura della dr.ssa __________, con decisione su opposizione 8 novembre 2006 (doc. AI 44/1-4), l’Ufficio AI ha negato all’assicurata il diritto a prestazioni adducendo:

"  (…)

4.  Ora, la perizia 21 dicembre 2005 e le precisazioni 5 gennaio 2006 della Dott.ssa __________ sono state sottoposte (con quanto già agli atti e la perizia 2 agosto 2005 esperita per conto della __________ presso la Klinik __________) al giudizio dei medici del SMR. L’8 maggio 2006 s’è constatato che “Come giustamente esposto dalla perita (…) l’assicurata presenta una inabilità lavorativa quale salariata secondaria a problematica sociale e famigliare. Quale problematica psichiatrica è stata riscontrata una neurastenia, psichiatricamente sono stati esclusi disturbi (…) della concentrazione, disturbi del pensiero, pure esclusa una sintomatologia depressiva o la presenza di un disturbo della personalità (…) essendo l’attuale impedimento a svolgere un’attività salariata dettato da elementi estranei all’AI”.

     Stante quanto precede, preso atto delle conclusioni del perito incaricato e del SMR, la decisione impugnata risulta corretta e deve quindi essere confermata.

(…)”. (doc. AI 44/3-4)

                               1.2.   Contro questa decisione l’assicurata, tramite l’avv. RA 1, ha inoltrato un tempestivo ricorso al TCA con il quale – invocata una violazione del diritto di essere sentita (mancanza di motivazione della decisione impugnata) e contestata la valutazione medica – ha chiesto:

                                                      “I.    IN ORDINE

                                                       1.   È fatto ordine all’Ufficio dell’assicurazione invalidità del Cantone Ticino di produrre l’intero incarto concernente il caso oggetto del ricorso.

                                                       2.   È fatto ordine all’Ufficio dell’assicurazione invalidità del Cantone Ticino di completare il suo incarto mediante richiesta della documentazione medica riunita dalla __________, assicuratore infortunio della ricorrente.

                                                       II     NEL MERITO

                                                       1.   La decisione su opposizione datata 8 novembre 2006 dell’Ufficio dell’assicura-zione invalidità del Cantone Ticino è annullata.

                                                       2.   L’Ufficio dell’assicurazione invalidità del Cantone Ticino deve versare alla ri-corrente le prestazioni dell’AI, compresa una rendita invalidità.

                                                       3.   RI 1 è messa al beneficio del gratuito patrocinio.

                                                       4.   Protestate tasse, spese e ripetibili.” (doc. AI 48/7)

                               1.3.   Con la risposta di causa l’Ufficio AI ha chiesto di respingere il ricorso e precisato:

"  (...)

La perizia psichiatrica del 21 dicembre 2005 effettuata dalla Dr.ssa __________ (doc. AI n. 30) ha preso atto della documentazione medica peritale facente parte dell'incarto della __________ del 25 maggio 2005 (doc. AI n. 30-1). In tal senso, riprendendo le conclusioni peritali poste dalla __________, il perito ha ritenuto che "a livello cognitivo i test neuropsicologici sono nella norma e che a livello neurologico si tratta di cefalea muscolotensiva, che a livello psichico è diagnosticata una neuroastenia". (doc. AI n. 30-1 e 30-4).

Preso atto delle conclusioni peritali poste dalla Dr.ssa __________ e dell'ulteriore precisazione richiesta (doc. AI n. 32-1 e 35-1), vagliata la documentazione relativa all'incarto __________, il Servizio medico regionale dell'AI (SMR) ha rilevato l'assenza di impedimenti dal punto di vista psichico (assenza di patologia psichiatrica maggiore), ritenendo quali limiti funzionali la facile affaticabilità e l'intolleranza allo stress. L'assicurata risulta essere in grado, a livello medico teorico, di svolgere un'attività al 100% in assenza di obblighi familiari (l'inabilità lavorativa essendo secondaria a una problematica sociale e familiare, cfr. doc. AI n. 35-1).

Per quanto concerne l'incarto __________, più volte richiesto dall'Ufficio AI (doc. AI n. 33-1), la __________ medesima aveva risposto che l'assicurata non era affiliata presso il loro ente assicurativo (doc. AI n. 39-1). La perizia multidisciplinare richiesta all'__________ è stata fornita direttamente dalla Dr.ssa __________ (doc. AI n. 42).

Tale documentazione medica è stata vagliata, oltre che dalla Dr.ssa __________, anche dal SMR. Viene quindi confermata la diagnosi di neurastenia F 48.0, l'esame neurospicologico normale, e, riferita alla valutazione psichiatrica, assenza di disturbi della concentrazione, buona costanza di performance, pensiero formalmente intatto, assenza di sintomatologia depressiva, assenza di disturbo della personalità, con problema di tipo psicoreattivo/nevrotico; l'attività di casalinga/madre è risultata essere esigibile in forma completa, mentre l'attività fuori casa, oltre all'attività di madre, non è stata ritenuta esigibile per i motivi precedentemente esposti (ovvero inabilità lavorativa dovuta ad una problematica sociale e familiare non certo ad un danno alla salute invalidante).

Ne consegue che la documentazione medica è stata debitamente esaminata e che la perizia della Dr.ssa __________ non offre spunti di critica risultando completa, dettagliata e coerente, con riconoscimento alla medesima del pieno valore probatorio.

(…)" (doc. III)

                               1.4.   Con scritto 19 gennaio 2007 (richiamato con scritto 5 febbraio 2007) il rappresentante dell’assicurata ha trasmesso al TCA il certificato per l’ammissione dell’assistenza giudiziaria.

considerato                    in diritto

                                         In ordine

                               2.1.   La presente vertenza non pone questioni giuridiche di principio e non è di rilevante importanza (ad esempio per la difficoltà dell’istruttoria o della valutazione delle prove). Il TCA può dunque decidere nella composizione di un Giudice unico ai sensi degli articoli 49 cpv. 2 LOG e 2 cpv. 1 LPTCA (STFA del 21 luglio 2003 nella causa N., I 707/00; STFA del 18 febbraio 2002 nella causa H., H 335/00; STFA del 4 febbraio 2002 nella causa B., H 212/00; STFA del 29 gennaio 2002 nella causa R. e R., H 220/00; STFA del 10 ottobre 2001 nella causa F., U 347/98 pubblicata in RDAT I-2002 p. 190 seg.; STFA del 22 dicembre 2000 nella causa H., H 304/99; STFA del 26 ottobre 1999 nella causa C., I 623/98).

                               2.2.   Con il ricorso l’assicurata fa valere una lesione del suo diritto di essere sentita in quanto la decisione impugnata non sarebbe stata motivata.

                                         Ai sensi dell'art. 29 cpv. 2 Cost. le parti hanno diritto d'essere sentite.

                                         Per costante giurisprudenza, dal diritto di essere sentito deve in particolare essere dedotto il diritto per l'interessato di esprimersi prima della resa di una decisione sfavorevole nei suoi confronti, quello di fornire prove circa i fatti suscettibili di influire sul provvedimento, quello di poter prendere visione dell'incarto, quello di partecipare all'assunzione delle prove, di prenderne conoscenza e di determinarsi al riguardo (DTF 127 V 431, 127 I 56, 126 V 130; cfr., riguardo al previgente art. 4 cpv. 1 vCost., la cui giurisprudenza si applica anche alla nuova norma, DTF 126 I 16, 124 V 181 e 375 con riferimenti).

                                         Il diritto di essere sentito comprende l’obbligo per l’autorità di motivare le proprie decisioni. Tale obbligo ha lo scopo, da un lato, di porre la persona interessata nelle condizioni di afferrare le ragioni poste a fondamento e di poterle impugnare con cognizione di causa, e dall’altro, di permettere all’autorità di ricorso di esaminare la fondatezza della decisione medesima. Ciò non significa che l’autorità sia tenuta a pronunciarsi in modo esplicito ed esaustivo su tutte le argomentazioni addotte; essa può occuparsi delle sole circostanze rilevanti per il giudizio, atte ad influire sulla decisione (STF del 24 gennaio 2007, U 397/05, con riferimenti; DTF 129 I 232 consid. 3.2).

                                         In concreto la motivazione della decisione é chiara. L’Ufficio AI ha respinto il diritto a prestazioni in quanto, fondandosi sulla perizia psichiatrica 21 dicembre 2005 della dr.ssa __________, ha ritenuto l’assicurata totalmente abile al lavoro essendo l’impedimento a svolgere un’attività salariata dovuto a elementi estranei all’AI.

                                         Anche se l’amministrazione non si è espressa esplicitamente su ogni singola censura, l’insorgente ha potuto comprendere la portata della decisione e impugnarla, con un ricorso di 6 pagine, davanti ad un’istanza che dispone di pieno potere cognitivo.

                                         L’eventuale violazione del diritto di essere sentita è dunque stata sanata in questa sede (sulla sanatoria della violazione del diritto di essere sentito da parte dell’istanza di ricorso avente pieno potere cognitivo cfr., ad esempio, DTF 132 V 387, consid. 5, pag. 390).

                                         Il TCA entra pertanto nel merito del ricorso.

                                         Nel merito

                               2.3.   Oggetto del contendere è sapere se a ragione l’Ufficio AI ha negato all’assicurata il diritto a prestazioni.

                                         L’assicurata postula il diritto a prestazioni compresa una rendita.

                               2.4.   Secondo l’art. 4 cpv. 1 LAI in relazione con gli art. 7 e 8 della LPGA, con invalidità s’intende l'incapacità al guadagno presunta permanente o di rilevante durata, cagionata da un danno alla salute fisica o psichica, conseguente a infermità congenita, malattia o infortunio. Gli elementi fondamentali dell'invalidità, secondo la surriferita definizione, sono quindi un danno alla salute fisica o psichica conseguente a infermità congenita, malattia o infortunio, e la conseguente incapacità di guadagno. Occorre quindi che il danno alla salute abbia cagionato una diminuzione della capacità di guadagno, perché il caso possa essere sottoposto all'assicurazione per l'invalidità (Scartazzini, Les rapports de causalité dans le droit suisse de la sécurité sociale, tesi Ginevra 1991, pp. 216ss).

                                         Secondo l'art. 28 cpv. 1 LAI, in vigore sino al 31 dicembre 2003, gli assicurati hanno diritto a una rendita intera se sono invalidi almeno al 66 2/3 %, a una mezza rendita se sono invalidi almeno al 50% o a un quarto di rendita se sono invalidi almeno al 40%. Nel suo nuovo tenore in vigore dal 1° gennaio 2004, l'art. 28 cpv. 1 LAI prescrive che gli assicurati hanno diritto ad una rendita intera se sono invalidi almeno al 70%, a tre quarti di rendita se sono invalidi almeno al 60%, ad una mezza rendita se sono invalidi almeno al 50% o a un quarto di rendita se sono invalidi almeno al 40%.

                                         Ai sensi dell'art. 16 LPGA il grado d'invalidità è determinato stabilendo il rapporto fra il reddito del lavoro che l'assicurato conseguirebbe, dopo l'insorgenza dell'invalidità e dopo l'esecuzione di eventuali provvedimenti d'integrazione, nell'esercizio di un'attività lucrativa ragionevolmente esigibile da lui in condizioni normali di mercato del lavoro (reddito da invalido) e il reddito del lavoro che egli avrebbe potuto conseguire se non fosse diventato invalido (reddito da valido). Il grado d'invalidità dell'assicurato deve quindi essere determinato dal raffronto del reddito ch'egli ancora può conseguire nonostante la sua invalidità con quello che avrebbe potuto guadagnare in assenza delle affezioni di cui è portatore (RCC 1992 p. 182, 1990 p. 543; Valterio, Droit et pratique de l'assurance invalidité, Les prestations, 1985, pp. 200ss.). Si confronta perciò il reddito che l'assicurato avrebbe potuto conseguire se non fosse divenuto invalido con quello ch'egli può tuttora realizzare, benché invalido, sfruttando la residua capacità lavorativa in attività da lui ragionevolmente esigibili in condizioni normali del mercato del lavoro, previa adozione di eventuali provvedimenti integrativi (metodo generale del raffronto dei redditi; DTF 128 V 30, 104 V 136; Pratique VSI 2000 p. 84). Nel confronto dei redditi la giurisprudenza - di regola - non tiene conto di fattori estranei all'invalidità, come ad esempio la formazione professionale, le attitudini fisiche e psichiche e l'età dell’assicurato (RCC 1989 p. 325; DTF 107 V 21; Scartazzini, op. cit, p. 232). La misura dell'attività ragionevolmente esigibile dipende d'altra parte dalla situazione personale dell'assicurato e dalla possibilità di applicazione di misure reintegrative. La situazione personale dell'assicurato è essenziale per la valutazione della residua capacità al guadagno. Secondo il Tribunale federale delle assicurazioni (TFA, dal 1 gennaio 2007 Tribunale federale) i due redditi, dalla cui differenza emerge il grado dell'incapacità di guadagno, vanno stabiliti in maniera precisa. Se ciò non è possibile, devono essere calcolati sulla base di una valutazione fondata sulle circostanze concrete (SVR 1996 IV Nr. 74; DTF 114 V 313).

                               2.5.   Per quanto riguarda in particolare l'invalidità cagionata da un danno alla salute psichica, il TFA ha stabilito che é decisivo al proposito che il danno sia di gravità tale da non poter praticamente esigere dall'assicurato di valersi della sua capacità lavorativa sul mercato del lavoro, o che ciò sia persino intollerabile per la società (DTF 127 V 298 consid. 4c, 102 V 165= RCC 1977 pag. 169; Pratique VSI 1996 pag. 318, 321, 324; RCC 1992 pag. 180; ZAK 1984 pag. 342, 607; STFA del 29 settembre 1998 nella causa S. F., I 148/98, pag. 10 consid. 3b; Locher, Grundriss des Sozialversicherungsrecht, Berna 2003, pag. 128).

                                         L'Alta Corte ha inoltre avuto modo di precisare che:

"  (…)

Tra i danni alla salute psichica, i quali come i danni fisici, possono determinare un'invalidità ai sensi dell'art. 4 cpv. 1 LAI, devono essere annoverati - oltre alle malattie mentali propriamente dette - le anomalie psichiche parificabili a malattia. Non sono considerati effetti di uno stato psichico morboso, e dunque non costituiscono turbe a carico dell'assicurazione per l'invalidità le limitazioni della capacità di guadagno cui l'assicurato potrebbe ovviare dando prova di buona volontà; la misura di quanto è ragionevolmente esigibile dev'essere apprezzata nel modo più oggettivo possibile. Bisogna dunque stabilire se, e in quale misura al caso, un assicurato può, nonostante il danno alla salute mentale, esercitare un'attività lucrativa che il mercato del lavoro gli offre, tenuto conto delle sue attitudini. In quest'ambito il punto è quello di sapere quale attività si può da lui ragionevolmente esigere. Ai fini di stabilire l'esistenza di un'incapacità di guadagno causata da un danno alla salute psichica non è quindi decisivo accertare se l'assicurato eserciti o meno un'attività lucrativa insufficiente; di maggior rilievo è piuttosto domandarsi se si debba ammettere che l'utilizzazione della capacità lavorativa non può in pratica più essere da lui pretesa oppure che essa sarebbe persino insopportabile per la società (DTF 102 V 166; VSI 1996 pag. 318 consid. 2a, pag. 321 consid. 1a, pag. 324 consid. 1a; RCC 1992 pag. 182 consid. 2a e sentenze ivi citate)" (STFA del 29 settembre 1998 nella causa S. F. [I 148/98], pag. 10 consid. 3b)."

                                         Secondo la giurisprudenza del TFA siffatti principi valgono fra l'altro per le psicopatie, le alterazioni dello sviluppo psichico (psychische Fehlentwicklungen), l'alcolismo, la farmacomania, la tossicomania e le nevrosi (STFA del 18 ottobre 1999 nella causa B., I 441/99; STFA del 29 settembre 1998 nella causa S. F., I 148/98, pag. 10 consid. 3b; RCC 1992 pag. 182 consid. 2a con riferimenti).

                               2.6.   Affinché un rapporto medico abbia valore probatorio è determinante che esso valuti ed esamini in maniera completa i punti litigiosi, si fondi su degli esami approfonditi, prenda conto di tutti i mali di cui si lamenta l'assicurato, sia stabilito in piena conoscenza dei suoi antecedenti (anamnesi) e sia chiaro nell'esposizione delle correlazioni mediche o nell'apprezzamento della situazione medica; le conclusioni dell'esperto devono inoltre essere motivate (STFA del 26 agosto 2004 nella causa G.S., I 355/03, consid. 5; STFA del 25 febbraio 2003 nelle cause P.G., U 329/01 ed S., U 330/01; DTF 125 V 352 consid. 3a; DTF 122 V 160 consid. 1c; Meyer‑Blaser, Die Rechtspflege in der Sozialversicherung, BJM 1989 pag. 31; Pratique VSI 2001 pag. 108 consid. 3a, 1997 pag. 123; STFA del 18 marzo 2002 nella causa M [I 162/01], consid. 2b).

                                         A proposito delle perizie mediche eseguite nell'ambito della procedura amministrativa il TFA ha già avuto modo di evidenziare che, nell'ipotesi in cui sono state eseguite da medici specializzati riconosciuti, hanno forza probatoria piena, se giungono a conclusioni logiche e sono state realizzate sulla base di accertamenti approfonditi, fintanto che indizi concreti non inducono a ritenerle inaffidabili (DTF 123 V 176, 122 V 161, 104 V 212; STFA del 14 aprile 1998 nella causa O.B.; STFA del 28 novembre 1996 nella causa G.F.; STFA del 24 dicembre 1993 nella causa S.H.; SVR 1998 IV Nr. 1 pag. 2; SZS 1988 pag. 329 e 332; ZAK 1986 pag. 189).

                                         In un'altra sentenza inedita il TFA ha inoltre considerato rilevante una perizia giudiziaria fatta esperire dal TCA al SAM. Secondo l'Alta Corte questo servizio non può essere considerato parte in causa, nel senso che sussiste un vincolo per cui l'istituto sarebbe obbligato a tenere in particolare considerazione gli interessi specifici dell'assicurazione invalidità (STFA non pubbl. del 22 maggio 1995 in re A. C; cfr. anche DTF 123 V 178 consid. 4b; Pratique VSI 2001 pag. 110 consid. 3c).

                                         Nell'ambito del libero apprezzamento delle prove è in linea di principio consentito all'amministrazione e al giudice fondare la propria decisione su basi di giudizio interne all'istituto assicuratore. Per quanto riguarda l'imparzialità e l'attendibilità di simili prove, devono tuttavia essere poste delle esigenze severe (DTF 122 V 157).

                                         Nella DTF 125 V 351 seg. (= SVR 2000 UV 10, pag. 33ss.), l’Alta Corte ha ribadito che ai rapporti allestiti da medici alle dipendenze di un'assicurazione deve essere riconosciuto pieno valore probante, a condizione che essi si rivelino essere concludenti, compiutamente motivati, di per sé scevri di contraddizioni e, infine, non devono sussistere degli indizi che facciano dubitare della loro attendibilità (DTF 125 V 352 consid. 3a). Il solo fatto che il medico consultato si trovi in un rapporto di dipendenza con l'assicuratore, non permette già di metterne in dubbio l'oggettività e l'imparzialità. Devono piuttosto esistere delle particolari circostanze che permettano di ritenere come oggettivamente fondati i sospetti circa la parzialità dell'apprezzamento (DTF 125 V 354 consid. 3b/bb).

                                         Lo stesso vale per le perizie fatte esperire da medici esterni (DTF 104 V 31; ZAK 1986 pag. 188; RAMI 1993 pag. 95).

                                         Le perizie affidate dagli organi dell'AI o dagli assicuratori privati, in sede di istruttoria amministrativa, a medici esterni o a servizi specializzati indipendenti, i quali fondano le proprie conclusioni su indagini approfondite e giungono a risultati concludenti, dispongono di forza probatoria piena, a meno che non sussistano indizi concreti a mettere in causa la loro credibilità (Pratique VSI 2001 pag. 109 consid. 3b)bb; STFA del 26 agosto 2004 nella causa G.C., I 355/03, consid. 5).

                                         Per quel che riguarda i rapporti concernenti il medico curante, secondo la generale esperienza della vita, il giudice deve tenere conto del fatto che, alla luce del rapporto di fiducia esistente con il paziente, il medico curante attesterà, in caso di dubbio, in favore del suo paziente (STFA del 25 febbraio 2003 nelle cause P.G., U 329/01 ed S., U 330/ 01; DTF 125 V 353 consid. 3a)cc); Pratique VSI 2001 pag. 109 consid. 3a)cc; MEYER-BLASER, Rechtsprechung des Bundesgericht im Sozialversicherungs-recht, Zurigo 1997, pag. 230).

                                         Inoltre, va ricordato che se vi sono dei rapporti medici contraddittori il giudice non può evadere la procedura senza valutare l'intero materiale ed indicare i motivi per cui egli si fonda su un rapporto piuttosto che su un altro (STFA del 25 febbraio 2003 nelle cause P.G., U 329/01 ed S., U 330/01).

                                         Infine, va rilevato che, affinché un esame medico in ambito psichiatrico sia ritenuto affidabile deve adempiere diverse condizioni (Cattaneo, “La promozione dell'autonomia del disabile: esempi scelti dalle assicurazioni sociali”, in RDAT 2003-II pag. 628-629, in particolare la nota 158, nella quale vengono citate alcune sentenze federali e cantonali, in particolare la DTF 127 V 294).

                                         In quest’ultima sentenza l'Alta Corte ha fatto proprie le considerazioni di Mosimann. In particolare, secondo questo autore (Somatoforme Störungen: Gerichte und [psychiatrische] Gutachten, in: SZS 1999 pag. 105 ss), in ambito psichiatrico l’esperto deve innanzitutto porre una diagnosi secondo una classificazione riconosciuta e pronunciarsi sulla gravità dell'affezione.

                                         Il perito deve anche valutare l'esigibilità della ripresa di un'attività lucrativa da parte dell'assicurato. Tale prognosi deve tener conto di diversi criteri, quali il carattere premorboso, l'affezione psichica e quelle organiche croniche, la perdita d'integrazione sociale, un eventuale profitto tratto dalla malattia, il carattere cronico della malattia, la durata pluriennale della stessa con sintomi stabili o in evoluzione e l'impossibilità di ricorrere a trattamenti medici secondo la regola d'arte. La prognosi sfavorevole deve essere fatta in base all’insieme dei succitati criteri.

                                         Inoltre, l'esperto deve esprimersi sull'aspetto psicosociale della persona esaminata.

                                         Del resto, un rifiuto di una rendita deve ugualmente basarsi su diversi criteri, tra i quali le divergenze tra i dolori descritti e quelli osservati, le allegazioni sull'intensità dei dolori la cui descrizione rimane sul vago, l'assenza di una richiesta di cura, le evidenti divergenze tra le informazioni fornite dal paziente e quelle risultanti dall'anamnesi, il fatto che le lamentele molto dimostrative lascino l'esperto insensibile, come pure le allegazioni di grandi handicap nonostante un ambiente psico-sociale intatto (STCA inedita 27 settembre 2001 nella causa A., inc. 32.1999.124; STFA del 12 marzo 2004, I 683/03 pubblicata in DTF 130 V 352 e STFA inedita del 23 settembre 2004, I 384/04).

                               2.7.   Chiamato a pronunciarsi nella vertenza che la vedeva opposta alla __________ (inc. 35.2003.93), questo Tribunale, con sentenza 10 marzo 2004, cresciuta incontestata in giudicato, ha annullato la decisione 8 ottobre 2003 e rinviato gli atti all’assicuratore “(…) affinché chiarisca, sottoponendo la pratica ad uno specialista di sua fiducia, da un lato, la natura, organica o psichica, dei complessi disturbi fatti valere da RI 1 (questione alla quale le certificazioni dei dott. __________ e __________ non forniscono una risposta sufficientemente qualificata) e, dall'altro, la loro eziologia, traumatica oppure morbosa. Qualora dovesse emergere che l'assicurata soffre di disturbi psichici in relazione di causalità naturale con l'infortunio del giugno 2002, l'assicuratore dovrà pure valutarne l'adeguatezza in applicazione della specifica giurisprudenza federale. (…)” (cfr. STCA del 10 marzo 2004, consid. 2.8, pag. 10, inc. 35.2003.93).

                                         Con sentenza 12 marzo 2007 (inc. 35.2006.84), cresciuta incontestata in giudicato, il TCA – dopo aver rilevato che “(…) con decisione su opposizione del 17 agosto 2006 la __________, dopo avere compiuto approfonditi accertamenti a seguito della sentenza di rinvio del TCA del 10 marzo 2004 (inc. 35.2003.93) ha negato a RI 1 il diritto alle prestazioni LAINF "a far tempo dal 6 settembre 2002" ed ha nel contempo negato il diritto al gratuito patrocinio per la procedura davanti all'amministrazione (…)” e che “(…) nella presente fattispecie contestata è esclusivamente la questione relativa alla necessità dell’assistenza di un avvocato durante la procedura di opposizione. (…)”(cfr. STCA del 12 febbraio 2007, consid. 1.1, pag. 1 e consid. 2.3, pag. 9, inc. 35.2006.84) – ha annullato il punto 3 della decisione su opposizione 17 agosto 2006, posto l’insorgente al beneficio del gratuito patrocinio per la procedura amministrativa e rinviato gli atti all’amministrazione affinché si pronunci concretamente sull’importo spettante all’assicurata.

                               2.8.   Nell’evenienza concreta, richiamata la suesposta giurisprudenza in materia di valore probatorio degli atti medici (cfr. consid. 2.6), questo Tribunale ritiene che sulla sola base degli atti di causa l’Ufficio AI non poteva negare all’assicurata il diritto a prestazioni.

                            2.8.1.   Il dr. __________, capo clinica del reparto di neurologia della Clinica di __________, nella perizia pluridisciplinare 2 agosto 2005 all’in-tenzione della __________ (doc. AI 42/2-59), posta la diagnosi di “(…) St.n. körperlicher Attake am 29.6.2002 mit – Sternumkontusionen und BWS-Kontusion ohne traumatische Läsionen – primäre Anpassungstörung depressiver Reaktion – Neurastenie mit allgemeiner Lei-stungsminderung und chronischen Spannungskopfschmer-zen, sekundären cervikozephalen und thorakolumbalen Schmerzsyndrom. Psychosozialer Belastungssituation (…)” (doc. AI 44/9), ha espresso la seguente valutazione:

"  (...)

Diese 36-jährige Patientin erlitt am 29.06.2002, als sie von ihrem Ehemann attackiert wurde, eine Sternumkontusion sowie eine BWS-Kontusion. Zusätzlich wird im Austrittsbericht des Kantonsspitals __________ auch eine Anpassungsstörunq mit kurzer depressiver Reaktion erwähnt mit wiederholten Hyperventilations-phasen. Die damals durchgeführten Abklärungen ergaben keine Frakturen. Seit diesen Ereignissen klagt die Patientin über frontale, z.T. auch haloartige Kopfschmerzen, welche bei Belastungssituationen (insbesondere konzentriertes Arbeiten (am Computer) rezidivierend auftreten zum Teil begleitet von Nausea. Deskriptiv dürfte es sich am ehesten um Spannungskopfschmerzen handeln. Daneben bestehen belastungsabhängige Schmerzen im thorakalen Wirbel-säulenbereich sowie sternal. Schliesslich gibt die Patientin auch einen um-schriebenen Schmerzpunkt unterhalb des ventromedialen Rippenbogens links an. Nach primär stationärer Beobachtung im Kantonsspital __________ über 2 Wochen war die Patientin danach noch für 2 Wochen zur Eholung in __________. Danach wurden verschiedene physiotherapeutische und chiropraktische Behandlungen durchgeführt. Diese brachten keine anhaltende Beschwerdefreiheit. Eine MRI-Untersuchung der gesamten Wirbelsäule 2003 zeigte abgesehen von einer kleinen Diskushernie L5/S1 durchwegs unauffällige Befunde.

In der aktuellen klinisch-neurologischen Untersuchung zeigen sich ebenfalls unauffällige Befunde. In der neuropsychologischen Untersuchung findet sich ein normales Leistungsprofil, wobei die Patientin während dieser 2-stündigen Untersuchung über eine Verstärkung der Kopfschmerzen klagt, welche auf Paracetamol etwas besserten.

In der rheumatologischen Untersuchung finden sich ein chronisches zerviko-zephales und thorakolumbales Schmerzsyndrom bei allgemeiner Dekonditio-nierung.

Radiologisch (AC-Gelenk, HWS, BWS, LWS) lassen sich keine Frakturen bzw. posttraumatische Veränderungen nachweisen.

In der psychiatrischen Untersuchung zeigt die Patientin Symptome einer Neurasthenie ohne Hinweise auf eine depressive Verstimmung (vgl. bei-liegendes Teilgutachten).

Die Patientin ist durch die Symptomatik in ihrer beruflichen Tätigkeit als selbstständige Versicherungsmaklerin seit dem Unfall nicht mehr arbeitsfähig. Ein vor 2 Jahren durchgeführter Arbeitsversuch musste wegen Beschwerde-zunahme abgebrochen werden. Die Haushaltaufgaben und Betreuung der Kinder erfolgt jedoch ohne Einschränkung durch die Patientin selber.

Zusammenfassend kann festgehalten werden, dass die aktuellen Beschwerden auf die psychischen und psychosomatischen Unfallfolgen zurückzuführen sind. Aus somatischer Sicht kann festgehalten werden, dass die Patientin beim Unfall vom 29.6.2002 sicherlich kein Schädel-Hirn-Trauma und auch keine Kopfkontusion erlitt. Die sekundär aufgetretenen Kopfschmerzen dürften somit eher im Rahme der psychischen Belastungsreaktion zu werten sein. Die kognitive Leistungsfähigkeit der Patientin liegt im Normbereich. Die chronische zervikozephale und thorakolumbale Schmerzsymptomatik ist ebenfalls als sekundär anzusehen ohne sicheres organisches Korrelat.

(…)" (doc. AI 42/7-8)

                                         Alla domanda circa la capacità lavorativa, dopo l’evento infortunistico, nella sua e in altre attività adeguate, il dr. __________ ha attestato che “(…) aus psychiatrischer Sicht ist die Patientin aktuell 100% arbeitsunfähig. Dies wäre auch in einer ander-weitigen angepassten Tätigkeit gleich (…)“ (doc. AI 42/10).

                                         Il dr. __________, FMH in psichiatria e psicoterapia, nel suo consulto psichiatrico 2 giugno 2005 (doc. AI 42/30-54), posta la diagnosi di “(…) Neurasthenie (ICD-10: F48.0) (…)” (doc. AI 42/48), ha così risposto alle seguenti domande:

"  (...)

1.     Befund?

Anhaltende Ermüdbarkeit nach insbesondere geistiger Anstrengung. Bei Überschreiten der subjektiven Leistungsgrenze, exazerbierende Kopf-schmerzen (welche angeblich sowieso in 80% der Zeit vorhanden sind), Übelkeit und Schwindel (teilweise auch gerichteter Schwindel).

2.     Diagnosen nach ICD-10 oder DSM IV in psychiatrischer Hinsicht?

        Neurasthenie (ICD-10: F48.0)

3.     Seit wann besteht das psychische Beschwerdebild? Verlauf seit Entstehung bis heute?

                                          Das psychische Beschwerdebild trat in seiner aktuellen Ausprägung einige                               Wochen nach dem Unfallereignis vom 29.06.2002 auf. Im Vorfeld des Zustandes welcher seitens des Gutachters als Neurasthenie interpretiert wird, diagnostizierte der Konsiliar-Psychiater der Psychiatrischen Dienste __________ am 03.07.2002 eine Anpassungsstörung mit kurzer depressiver Reaktion nach körperlichem Ubergriff.

Seither hat sich das Zustandsbild gemäss Schilderung der Expl. auf dem aktuell geschilderten Niveau stabilisiert. (Für die Zeit ab dem psychiatrischen Konsilium vom 03.07.2002 gibt es keine Fremdangaben ausser den Behandlungsunterlagen im Versicherungsdossier - befragbare Angehörige waren zum Zeitpunkt der Begutachtung nicht zugegen).

(...)

6.     Ist zu erwarten, dass durch weitere psychiatrische Behandlung eine wesentliche Besserung des psychischen Gesundheitszustandes eintritt?

        Falls ja:

6.1 Welche Behandlungen sind angezeigt und über welchen Zeitraum?

Eine psychiatrische Behandlung im engeren Sinn hat bis dato nicht stattgefunden. Die Expl. holt sich hin und wieder Rat bei den Therapeuten ihrer Kinder (Kinder- und Jugendpsychiatrischer Dienst bzw. Schulpsychologischer Dienst). Weiters scheint sie in ihrer Heimat einen Therapeuten persönlich zu kennen, von welchem sie sich manchmal einige Stunden beraten lässt.

Im Allgemeinen profitieren Neurasthenie-Patienten von einer somatopsychi-schen Rekonditionierung. Auch entpathologisierende Interventionen können von Vorteil sein. Häufig erlebt sich der chronisch dekonditionierte Neurasthenie Patient durch einzelne Symptome die durchaus noch der Normalität entsprechen können immer wieder darin bestätigt, dass seine Krankheit entweder nicht heilbar oder sogar einer Verschlechterung unterworfen ist.

Der Gutachter empfiehlt eine psychotherapeutische Behandlung über einen Zeitraum von 1-2 Jahren. Medikamentöse Interventionen erscheinen weniger indiziert. Insbesondere kann vom Einsatz von Antidepressiva zurzeit abgeraten werden, denn depressive Symptome konnten effektiv nicht exploriert werden.

In diesem Zusammenhang ist wichtig darauf hinzuweisen, dass die Expl. primär von einer Psychotherapie nichts wissen wollte, da sie vermutete weitere Termine (eben beim Psychotherapeuten) würden ihre Agenda noch mehr überfrachten, bzw. sie anhaltend belasten und konsekutiv ermüden (und die Expl. ist fest davon überzeugt, dass jede Anstrengung in eine Steigerung ihrer Beschwerden mündet).

                                          Zusammenfassen erscheint aber eine psychiatrisch-psychotherapeutische Begleitung über 1-2 Jahre zumindest einen Versuch wert, denn einfach den natürlichen Verlauf abzuwarten, erscheint nicht vertretbar.

7.1  Leistungsfähigkeit: Welche Arbeiten sind der Versicherten in seiner bisherigen oder einer anderen den Beschwerden angepassten Tätigkeit trotz psychischer Störung noch zumutbar? In welchem zeitlichen Ausmass?

Die Expl. sollte in der Lage sein, ihre Kinder gut zu versorgen, auch betreff Haushaltsführung werden keine Problem berichtet. Die Expl. ist in der Lage, ein im Vergleich zu früheren Zeiten bescheidenes Sportund Freizeit-programm durchzuziehen.

Der bisherige Arbeitsplatz als Mitarbeiterin einer Management- und Beratungsfirma erscheint momentan und bis auf weiteres nicht zumutbar.

Angesichts der Ermüdung die bei den interdisziplinären Untersuchungen beobachtet wurde, erscheint die Expl. zum jetzigen Zeitpunkt in ihrer bisherigen Tätigkeit zu 80% arbeitsunfähig.

Eine adaptierte Tätigkeit zu beschreiben ist momentan schwierig. Es bedarf nach entsprechender Motivation (Psychotherapie!) einer Überprüfung "in vivo". In Frage käme dann der sukzessiv zu steigernde Einsatz im erlernten Beruf, einer Handelsfachfrau (z.B. wie vor einiger Zeit schon erfolgreich umgesetzt, allerdings vor dem Unfall) in einem Sportfachgeschäft.

Es ist zum jetzigen Zeitpunkt nicht möglich, den zeitlichen Rahmen einer solchen Beschäftigung zu ermessen, doch nach entsprechender Vorbereitung sollte man mit einem Pensum von 30 - 50% beginnen.

Zur Zeit ist die Expl. im Haushalt sowie bei der Kindererziehung wahrscheinlich kaum beeinträchtigt. Eine adaptierte Tätigkeit ausser Haus zu 50 % erscheint möglich jedoch nicht kumulativ zu den Aufgaben als Mutter und Hausfrau. Erst nach erfolgter Besserung sollte es möglich sein, zusätzlich zu 30-50 % ausser Haus oder im Sinne entgoltener Heimarbeit tätig zu werden.

7.2 Ist eine Anpassung/Angewöhnung an die Unfallfolgen zu erwarten, gegebenenfalls wann und in welchem Ausmass bewirkt dies eine Verbesserung der Arbeitsfähigkeit?

                                          Der bisherige Verlauf lässt vermuten, dass es gerade die „Anpassung - Angewöhnung" an die Unfallfolgen ist (somatopsychische Dekonditio-nierung), welche zurzeit die anhaltende Arbeitsunfähigkeit ausmacht. Wie bereits weiter oben erwähnt, sollte man den weiteren natürlichen Verlauf der Erkrankung nicht abwarten. Die Expl. sollte aktiv werden und sich einer mittel- bis längerfristigen Psychotherapie unterziehen.

8      Besteht Aussicht auf teilweise oder vollständige Heilung des psychischen Beschwerdebildes?

        In welchem Zeitraum ist die Besserung zu erwarten?

Es besteht Aussicht auf teilweise eventuell, doch dies ist sehr unwahr-scheinlich - auch auf vollständige Heilung des psychischen Beschwerde-bildes. Wie lange es dauern wird ist zum jetzigen Zeitpunkt nicht abschätzbar.

8.1 Oder ist damit zu rechnen, dass die psychischen Beschwerden bis ans Lebensende in gleichem Ausmass bestehen bleiben?

                                          Dies ist nicht auszuschliessen, doch glaubt der Gutachter, dass eine psychiatrisch-psychotherapeutische Behandlung der Expl. zumindest eine Besserung der Symptomatik herbeiführen wird.

8.2 Welche Gründe sprechen allenfalls gegen einen degressiven Verlauf der bei der Versicherten festgestellten psychischen Beschwerden?

Die Symptomatik besteht nun seit bereits mehr als 2 Jahren, wobei soweit dies im Rahmen der Begutachtung nachvollzogen werden konnte, mehrheitlich weder eine Verbesserung noch eine Verschlechterung stattfindet. Die Expl. allerdings meinte, dass 2 - 3 Monate vor der Begutachtung eventuell wegen der Begutachtung es ihr schlechter ging.

9.     Welchen Anteil (prozentual) nehmen unfallfremde Faktoren am heutigen psychischen Beschwerdebild ein?

In der Zeit vor dem Unfall war die Expl. sicherlich durch die langjährige unglückliche Beziehung anhaltend belastet. Welchen (prozentualen) Anteil diese unfallfremden Faktoren am heutigen psychischen Beschwerdebild einnehmen, kann nicht ermessen werden.

10. Bemerkungen

Der Gutachter empfiehlt, dass die der Expl. nahegelegte Psychotherapie seitens der Unfallversicherung abgegolten wird. Dieses Vorgehen würde der Expl. die erwartete Bestätigung als Opfer vermitteln und wird seitens des Gutachters als  Prognose verbessert interpretiert."

(doc. AI 42/49 e 42/51-54)

                            2.8.2.   La dr.ssa __________, FMH in psichiatria e psicoterapia, nella perizia psichiatrica 21 dicembre 2005 (doc. AI 30/1-14), posta la diagnosi con influsso sulla capacità lavorativa di “(…) Neurastenia (F48.0, ICD10) dal 2002 a tuttora. Conflittualità familiare (Z63.0, ICD10) dal 1994 e peggiorata per atti di violenza nel 1999 e nel 2002 (…)” (doc. AI 30/6), ha espresso la seguente valutazione:

"  (...)

L'assicurata appare avere anamnesticamente una personalità senza rilievi patologici. La relazione con l'ex-marito è stata fin dall'inizio ambivalente soprattutto da parte di lui, a dire dell'assicurata, egli ha manifestato una dipendenza alcolica e l'avrebbe presto tradita. L'assicurata ha probabilmente sottovalutato le conseguenze della personalità dell'ex marito; le prime violenze sarebbero risalite già durante la prima gravidanza e poi nel 1999 ma non avrebbe denunciato i fatti per il suo ideale di avere la famiglia unita. Nel 1999 vi era stato un accordo privato di separazione; nel giugno 2000 il giudice ha rifiutato il divorzio per il comportamento ambivalente di lui. Al 1.9.00 l'assicurata si trasferisce in Ticino per evitare i conflitti e passa i week-end a casa con il marito. Al 29.6 2002 vi è stata l'ennesima violenza fisica che l'assicurata ha denunciato, anche se era ancora ambivalente per le conseguenze sui figli. Al 3.2003 l'assicurata ha denunciato il marito per minacce verbali di sparare alla famiglia. Dopo la richiesta di divorzio, rifiutata a più riprese dall'ex-marito si svolge anche una perizia psicologica per valutare le conseguenze di danni emozionali del padre sui figli; i figli, a detta dell'assicurata, vorrebbero interrompere le relazioni con il padre.

Dal punto di vista lavorativo, dopo il matrimonio, l'assicurata ha sempre adattato la sua attività lavorativa alle esigenze familiari. Fino al 2000 aveva un contratto ad ore in Clinica e poi ha fatto un corso serale per tre giorni alla settimana come rappresentante di una ditta di assicurazioni. Dal 2002 la capacità lavorativa si è ridotta ulteriormente a 20 ore al mese per la stessa ditta.

Assenti deficit cognitivi come attestano le prove neuoropsicologiche della perizia effettuata presso la Clinica __________ per il Servizio __________ il 7.3.2005.

I disturbi lamentati sono stati indagati dal punto di vista neurologico vista la prevalenza di cefalee, nausea e vomito ed è stato concluso sia dal neurologo del Servizio __________ che dal dr.med. __________ di __________ che si tratta di una cefalea muscolo-tensiva.

La prognosi rispetto alla capacità lavorativa è stazionaria ma suscettibile di miglioramento per i disturbi lamentati di intolleranza allo stress e facile affaticabilità. Dal punto di vista psichico non sussistono motivi per un danno alla salute permanente. Nelle attività casalinghe non vi è riduzione della capacità lavorativa. Come salariata vi è una riduzione della capacità lavorativa dal 50% al 5% dal 2002 per motivi di disadattamento.

La situazione di stress cronico che ha costellato la vita dell'assicurata dal 1999 a tuttora per le violenze e le continue minacce, è stata affrontata senza un quadro sintomatologico classico di reazione postraumatica ma piuttosto in una prevalenza di dolori somatici che avrebbero una componente neurastenica.

Fattori protettivi sono state le risorse dell'assicurata ed il suo ruolo sociale di genitore.

Fattori attuali di disadattamento di vita sono: essere l'unico genitore a sorvegliare ed educare i figli, precaria situazione economica, lontananza da figure familiari di riferimento.

Il sostegno sociale appare essenziale: ricorso al servizio di mamme diurne, adeguato supporto economico. Una terapia psicologica di sostegno è consigliata ma non determinante.

B.    Conseguenze sulla capacità di lavoro

1.     Menomazioni (qualitative e quantitative) dovute ai disturbi constatati

1.1 A livello psicologico e mentale

Facile affaticabilità, intolleranza allo stress.

1.2 A livello fisico

Nausea, vomito, cefalee, strabismo occhi, dolori cervicali e lombari.

1.3 Nell'ambito sociale

Nessuno.

2.     Conseguenze dei disturbi sull'attività attuale

2.1 Come si ripercuotono i disturbi sull'attività attuale dell'assicurata?

Con intolleranza allo stress e facile affaticabilità. Dal punto di vista psichico non vi sono elementi per danno permanente.

2.2 L'attività attuale è ancora praticabile?

Si, dal punto di vista psichico. Vedi valutazione e prognosi.

2.3 Se si, in quale misura (ore al giorno?)

Al momento 20 ore al mese ma con supporto adeguato si può incrementare al 4 ore al giorno compatibilmente al ruolo di genitore unico.

2.4 È constatabile una diminuzione della capacità di lavoro?

---

2.5 Se sì, in che misura?

2.6 Da quando esiste una limitazione della capacità di lavoro provata a livello medico di almeno il 20%?

---

2.7 Quale è stato da allora lo sviluppo della limitazione della capacità di lavoro?

3.     L'ambiente di lavoro dell'assicurata è in grado di sopportare i disturbi psichici?

L'assicurata lavora come indipendente.

C.    Conseguenze sulla capacità d'integrazione

1.     E' possibile effettuare provvedimenti di integrazione, ve ne sono in corso, ne sono previsti? Se sì, la preghiamo di descrivere il piano di riabilitazione.

No, non sono previsti provvedimenti di integrazione.

Domande poste dal lic.jur. __________

1.     Di quali disturbi soffre attualmente l'assicurata?

Di dolori lombari, cervicali, alle gambe, di cefalee, nausea e vomito.

2.     Questi disturbi sono da mettere in relazione di nesso di casualità con l'evento del 29.6.02? In caso affermativo, in che misura e per che lasso di tempo?

I disturbi anzidetti non sono in nesso causale con l'evento del 29.6.2002. Probabilmente vi può essere un nesso nel senso che l'evento del 29.6.02 ha creato una situazione di stress cronico che ha contribuito all'insorgenza dei disturbi lamentati dall'assicurata.

3.     In caso contrario vi è da ritenere che questi disturbi siano invece da considerare dei fattori preesistenti?

No, non risultano che questi disturbi siano preesistenti all'evento del 29.6.02.

        a.   Dagli atti medici, risulta che tali alterazioni abbiano mai compromesso, pure precedentemente al succitato evento, la capacità lavorativa dell'assicurata?

No, non risulta che l'assicurata abbia avuto precedenti inabilità lavorative per patologie preesistenti; la capacità lavorativa era del 50% come salariata per le sue scelte famigliari di conciliare il suo ruolo di madre e casalinga.

        b.   Queste alterazioni possono essere considerate dei fattori preesistenti in senso tecnico?

              No, non vi sono fattori preesistenti in senso di anomalie acute o latenti.

4.     Nel caso in cui si debba ammettere l'esistenza di fattori preesistenti nel senso sopradescritto, ritiene che gli stessi si sarebbero manifestati, con sicurezza o con un elevato grado di verosimiglianza, con conseguente invalidanti anche senza il suddetto evento?

Vedi risposta n. 2, 3.

5.     Ritiene, da ultimo, che lo stato di salute dell'assicurata, per quanto attiene ai disturbi rilevati, possa essere considerato stazionario o reputa probabile in nesso causale con l'evento del 29.6.02?

Ritengo che lo stato di salute dell'assicurata è stazionario ma suscettibile di miglioramento, e come anzidetto al punto 2 non ritengo un nesso causale con l'evento del 29.6.02.

(…)" (doc. AI 30/6-9)

                                         Sempre la dr.ssa __________, alla richiesta di precisazioni da parte del dr. __________ (doc. AI 32/1), con scritto 5 gennaio 2006 ha risposto che:

"  (…)

-    L’assicurata sarebbe in grado, a livello medico teorico, se non dovesse occuparsi dei figli e dell’economia domestica come genitore unico di svolgere un’attività lavorativa al 100%.

-    La frase “come salariata vi è una riduzione della capacità lavorativa dal 50% al 5% dal 2002 per motivi di disadattamento” evidenzia la capacità lavorativa reale dell’assicurata come si è evoluta indipendentemente dai motivi medici. La scelta di lavorare al 50% è stata dettata dagli impegni famigliari già durante il matrimonio e la riduzione al 5% residuale come detto al punto 5 non è stata motivata da danni psichici ma da motivi di disadattamento (essere l’unico genitore ad educare i figli, precarie situazioni economiche, lontananza da figure famigliari di riferimento).

(…)" (doc. AI 35/1)

                            2.8.3.   Nella perizia 21 dicembre 2005 (doc. AI 30/1-9) la dr.ssa __________, pur ponendo la medesima diagnosi di nevrastenia (ICD 10 F48.0) riconosciuta anche dal dr. __________ nel suo consulto psichiatrico 2 giugno 2005 (doc. AI 42/30-54), ha concluso che “(…) come salariata vi è una riduzione della capacità lavorativa dal 50% al 5% dal 2002 per motivi di disadattamento. (…)” (doc. AI 30/7).

                                         Rispondendo al dr. __________ la dr.ssa __________ ha poi precisato, senza tuttavia indicare da quando esattamente, che “(…) l’assicurata sarebbe in grado, a livello medico teorico, se non dovesse occuparsi dei figli e dell’economia domestica come genitore unico di svolgere un’attività lavorativa al 100%. (…)” e che “(…) la scelta di lavorare al 50% è stata dettata dagli impegni famigliari già durante il matrimonio e la riduzione al 5% residuale come detto al punto 5 non è stata motivata da danni psichici ma da motivi di disadattamento (essere l’unico genitore ad educare i figli, precarie situazioni economiche, lontananza da figure famigliari di riferimento).” (doc. AI 35/1).

                                         Il dr. __________, medico SMR, nel rapporto medico 8 maggio 2006 (doc. AI 43/1-3), ha espresso la seguente raccomandazione:

"  (…)

Come giustamente esposto dalla perita dr.ssa __________ l’assicurata presenta una inabilità lavorativa quale salariata secondaria a problematica sociale e familiare. Quale problematica psichiatrica è stata riscontrata una neurastenia, psichiatricamente sono stati esclusi disturbi quali disturbi della concentrazione, disturbi del pensiero, pure esclusa una sintomatologia depressiva o la presenza di un disturbo della personalità. In questo senso risulta coerente la conclusione della dr.ssa __________ di negare la presenza di una incapacità lavorativa dal punto di vista strettamente del danno alla salute essendo l’attuale impedimento a svolgere un’attività salariata dettata da elementi estranei all’AI quali sono situazione sociale, situazione familiare e situazione economica.

(…)" (doc. AI 43/2)

                                         Questo Tribunale, viste le risultanze mediche appena sopra descritte (cfr. consid. 2.8.1 e 2.8.2) e ritenuto anche che il dr. __________ non è specialista in psichiatria, ritiene che l’Ufficio AI, per poter concludere con la necessaria tranquillità che la nevrastenia non ha alcun effetto sulla capacità lavorativa, avrebbe dovuto approfondire ulteriormente questo aspetto presso entrambi gli specialisti psichiatri che si sono espressi.

                                         In particolare, ritenuto come la stessa dr.ssa __________ abbia posto la diagnosi di “(…) Neurastenia (F48.0, ICD10) dal 2002 a tuttora. Conflittualità familiare (Z63.0, ICD10) dal 1994 e peggiorata per atti di violenza nel 1999 e nel 2002 (…)” quale “(…) diagnosi con ripercussioni sulla capacità lavorativa (…)” (doc. AI 30/6, sottolineatura del redattore), l’Ufficio AI avrebbe dovuto farsi spiegare compiutamente dalla specialista le ragioni che l’hanno poi portata a concludere che l’incapacità lavorativa sarebbe dovuta essenzialmente a motivi di disadattamento.

                                         Per il solo fatto che l’assicurata appare essere in grado di occuparsi dei figli e dell’economia domestica non è infatti ancora possibile concludere che la diagnosticata nevrastenia le possa permettere di esercitare, come fatto in precedenza, oltre all’attività di casalinga anche un’attività lavorativa.

                                         Questo vale a maggiore ragione visto che – oltre a non avere specificato da quando, se non dovesse occuparsi dell’econo-mia domestica, sarebbe in grado di svolgere un’attività lavorativa a tempo pieno –, alla domanda volta a sapere se e in quale misura l’attività attuale è ancora praticabile, la dr.ssa __________ ha risposto “(…) al momento 20 ore al mese ma con un supporto adeguato si può incrementare a 4 ore al giorno compatibilmente al ruolo di genitore unico. (…)” (doc. AI 30/7).

                                         Va qui inoltre rilevato che il dr. __________, lo si ribadisce, sulla base della stessa diagnosi posta dalla dr.ssa __________, nel suo consulto 2 giugno 2005, ha concluso invece che “(…) der bisherige Arbeitsplatz als Mitarbeiterin einer Management- und Beratungsfirma erscheint momentan und bis auf weiteres nicht zumutbar. Angesichts der Ermündung die bei den interdiziplinären Untersuchungen beobachtet wurde, erscheint die Expl. zum jetzigen Zeitpunkt in ihrer bisherigen Tätigkeit zu 80% arbeitsunfähig. (…)“ (doc. AI 45/52).

                                         Il dr. __________ non ha tuttavia chiaramente attestato da quando ha avuto inizio l’attuale incapacità lavorativa e nemmeno si è espresso circa la questione a sapere se e eventualmente come si è evoluta l’attestata incapacità lavorativa riconducibile alla sofferta nevrastenia.

                                         Pertanto, oltre a chiedere nuovamente alla __________ la produzione dell’incarto Lainf completo (nonostante le risposte 1. luglio 2004 e 17 marzo 2006 [doc. AI 12/1 e 39/1], in realtà la ricorrente è assicurata contro gli infortuni presso la __________ che, come visto al considerando 2.7, già si é pronunciata a più riprese sul suo caso), per poter concludere con la necessaria tranquillità che la nevrastenia non ha alcun effetto sulla capacità lavorativa, l’Ufficio AI dovrà richiedere un complemento peritale agli specialisti che si sono pronunciati sul caso e chiarire compiutamente gli aspetti sopra evidenziati.

                               2.9.   In simili circostanze, visto quanto precede, la decisione impugnata va annullata e gli atti rinviati all’Ufficio AI affinché, chiariti gli aspetti evidenziati al consid. 2.8.3, si pronunci nuovamente sul diritto a prestazioni dell’assicurata.

                             2.10.   Vincente in causa, la ricorrente, patrocinata da un legale, ha diritto ad un’indennità per ripetibili (art. 61 lett. g LPGA).

                                         La sua domanda intesa ad essere posta al beneficio dell’assistenza giudiziaria gratuita per la procedura ricorsuale diventa pertanto priva di oggetto (DTF 124 V 309, consid. 6; STFA del 2 febbraio 2007 nella causa G., I 911/06; STFA del 14 agosto 2006 nella causa B., I 319/05; STFA del 19 agosto 2005 nella causa D., I 606/03; STFA del 9 aprile 2003 nella causa C., U 164/02 e STFA del 18 agosto 1999 nella causa T., U 59/99).

                             2.11.   Secondo l’art. 69 cpv. 1bis LAI, in vigore dal 1° luglio 2006, la procedura di ricorso in caso di controversie relative all’asse-gnazione o al rifiuto di prestazioni AI dinanzi al tribunale cantonale delle assicurazioni è soggetta a spese. L’entità delle spese è determinata fra 200.-- e 1’000.-franchi in funzione delle spese di procedura e senza riguardo al valore litigioso.

                                         Visto l’esito della vertenza, le spese per fr. 200.-- sono poste a carico dell’Ufficio AI.

Per questi motivi

dichiara e pronuncia

                                   1.   Il ricorso è accolto ai sensi dei considerandi.

                                         § La decisione impugnata è annullata e gli atti rinviati all’Ufficio AI affinché conformemente ai considerandi.

                                   2.   Le spese, per fr. 200.--, sono poste a carico dell’Ufficio AI.

                                         L’Ufficio AI verserà all’assicurata fr. 1’500.-- a titolo di ripetibili (IVA inclusa), ciò che rende priva di oggetto la domanda di assistenza giudiziaria.

                                   3.   Comunicazione agli interessati i quali possono impugnare il presente giudizio con ricorso in materia di diritto pubblico al Tribunale federale, Schweizerhofquai 6, 6004 Lucerna, entro 30 giorni dalla comunicazione.

                                         L'atto di ricorso, in 3 esemplari, deve indicare quale decisione è chiesta invece di quella impugnata, contenere una breve motivazione, e recare la firma del ricorrente o del suo rappresentante.

                                         Al ricorso dovrà essere allegata la decisione impugnata e la busta in cui il ricorrente l'ha ricevuta.

terzi implicati

Per il Tribunale cantonale delle assicurazioni

Il vicepresidente                                                    Il segretario

Raffaele Guffi                                                         Fabio Zocchetti

32.2006.233 — Ticino Tribunale cantonale delle assicurazioni 27.09.2007 32.2006.233 — Swissrulings