Raccomandata
Incarto n. 31.2002.44 ZA/tf
Lugano 21 ottobre 2003
In nome della Repubblica e Cantone del Ticino
Il vicepresidente del Tribunale cantonale delle assicurazioni
Giudice Raffaele Guffi
con redattore:
Zaccaria Akbas, vicecancelliere
segretario:
Fabio Zocchetti
statuendo sulla petizione del 27 marzo 2000 (tradotta il 12 novembre 2002) ai sensi dell'art. 52 LAVS di
AT0
contro
CV0
In relazione alla fallita __________
ritenuto, in fatto
1.1. La ditta __________, con sede a __________, è stata iscritta a Registro di Commercio di Zurigo il __________ (cfr. doc. _).
Lo scopo sociale della società consisteva nella vendita e il commercio di prodotti informatici, ecc.
__________ ha ricoperto la carica di membro del consiglio di amministrazione della __________ dal 30 giugno 1995 al 28 settembre 1998 (cfr. doc. _).
La ditta __________ è stata affiliata alla Cassa di compensazione AVS del Canton Zurigo in qualità di datrice di lavoro dal 1°gennaio 1996 al 31 dicembre 1998.
In data 20 novembre 1998 la sede sociale della società è stata trasferita a Lugano (cfr. doc. _).
La società non ha saldato i contributi relativi al 1997, quelli relativi al terzo trimestre 1998 e al conteggio di chiusura del 1998, per un totale di fr. 25'911.80 (comprensivo di spese e interessi di mora).
Con decreti 7 gennaio 1999 e 12 aprile 1999 il Pretore di __________ ha dichiarato l'apertura del fallimento e la sospensione delle procedura ai sensi dell'art. 230 LEF (cfr. doc. _).
1.2. Per questo motivo, costatato di aver subito un danno, il 3 febbraio 2000 la Cassa ha emesso nei confronti di __________, solidalmente con __________, una decisione di risarcimento danni ex art. 52 LAVS di fr. 25'911.80 (cfr. doc. _).
1.3. Con opposizione 29 febbraio 2000 __________, ha respinto l'addebito di intenzionalità e grave negligenza, precisando di aver avuto all'interno della società solo un ruolo marginale. Unici responsabili della gestione societaria sarebbero stati __________, presidente del CdA, e il proprietario della società __________ (cfr. doc. _).
__________ non ha interposto opposizione (cfr. doc. _).
1.4. Con petizione 27 marzo 2000, la Cassa ha postulato la condanna di __________ al pagamento di fr. 25'911.80 (cfr. doc. _).
Con sentenza 17 luglio 2002 (AK.2000.00038), cresciuta in giudicato, il Tribunale cantonale delle assicurazioni del Cantone Zurigo si è dichiarato incompetente ratione loci a conoscere il merito della vertenza relativamente al mancato pagamento dei contributi di diritto federale ed ha trasmesso gli atti della Cassa allo scrivente TCA (cfr. doc. _).
1.5. Accertata la propria competenza, il TCA ha chiesto la traduzione della petizione 27 marzo 2000 in lingua italiana (testo del 12 novembre 2002):
" b) Il convenuto, quale membro del Consiglio di Amministrazione della debitrice fallimentare, avrebbe dovuto occuparsi del corretto conteggio dei contributi nei confronti della Cassa di compensazione, risp. rispettare il relativo obbligo di controllo. Dato che non lo ha fatto egli non ha preso in considerazione ciò che dal punto di vista degli obblighi di legge avrebbe dovuto imporsi.
Si affermi quale complemento in questo contesto che secondo la giurisprudenza il fatto che un datore di lavoro deduca ai dipendenti i contributi delle assicurazioni sociali ed in seguito tralasci di versarli alla Cassa di compensazione deve venire valutato come espressione di colpa grave; lo stesso dicasi se viene chiaramente dimostrata una pattuizione di salario netto. Un simile stato di fatto è dato nel presente caso. Di conseguenza il convenuto avrebbe occasionato il danno verificatosi al minimo per colpa grave, cioè in modo colposo e sarebbe tenuto al risarcimento danni se non potesse giustificare l'illegittimità del suo agire, risp. dimostrare la sua assenza di colpa.
(…)
a) Il convenuto asserisce essenzialmente di non aver mai avuto accesso alla contabilità. Questa asserzione non è tuttavia nemmeno documentata nell'impostazione. Anche se così fosse stato egli avrebbe dovuto imporsi e eseguire i compiti intrasferibili di un consigliere di amministrazione, in conformità dell'art. 716° CO (cfr. sopra cifra 3 b). Nella sua posizione egli era responsabile di un corretto conteggio dei contributi nei confronti della Cassa di compensazione. I membri del Consiglio di Amministrazione che non si occupano della conduzione degli affari non sono poi tenuti, in rapporti ristretti, che qui senza dubbio esistono, a sorvegliare gli incaricati della conduzione degli affari riguardo al rispetto delle relative prescrizioni né di farsi informare regolarmente in merito allo stato degli affari. Ne fanno parte la visione e la lettura critica di rapporti aziendali come pure, se necessario, la richiesta di informazioni complementari. In una ditta di questo ordine di grandezza è quindi possibile e ragionevole per il singolo consigliere di amministrazione avere una visione su creditori o debitori o di procurarsela e, in caso di disposizione (cfr. ZAK 1989 pag. 110).
Complementariamente si deve dichiarare che il convenuto in generale può essere ritenuto responsabile solo per quei crediti di contributi che avrebbero dovuto venire versati nel termine di 10 giorni successivi alla scadenza (cfr. ZAK 1985, pag. 581); i contributi dovuti per un periodo di pagamento vengono a scadenza con la fine del medesimo (art. 34 comma 4 LAVS). Secondo la giurisprudenza questa regola vale infatti anche per i contributi fatti valere, risp. da far valere con un conteggio finale. Invece la debitrice fallimentare ha ancora fatto fatturare solo per il primo trimestre 1998 contributi forfettari, mentre al contrario ha pagato salari fino all'aprile 1998. La nostra fattura del 13 giugno 1998 per il secondo forfait trimestrale è stata evidentemente stornata da parte nostra su esecuzione della debitrice fallimentare. Solo sulla base del nostro storno è risultato un importo mancante tra i forfait del primo trimestre (atto 5, posizioni 1998/0002) e i contributi effettivamente dovuti sulla base dei pagamenti di salario. Di conseguenza questa differenza di importo ha potuto venire fatturata solo dopo l'apertura del fallimento con il conteggio finale (atto 5, posizioni 1999/0001). Questo storno di un forfait trimestrale, anche se nel medesimo trimestre sono ancora stati pagati salari, non dovrebbe ora tornare a vantaggio del convenuto.
Inoltre la debitrice fallimentare, già per il 20 novembre 1998 ha cambiato il suo domicilio verso Lugano (atto 4/2), motivo per cui essa, e quindi anche il convenuto, al più tardi entro quella data – considerato che già per diversi mesi non erano stati pagati salari – avrebbe dovuto procedere ad un corretto conteggio finale con le autorità AVS di Zurigo.
Nessuno viene obbligato ad accettare o mantenere un mandato di consigliere di amministrazione. Non è accettabile l'opposizione del convenuto secondo la quale egli avrebbe voluto uscire dal Consiglio di Amministrazione nell'autunno 1997, ma non avrebbe potuto farlo perché non esisteva alcun successore per il posto.
5.
Concludendo è pertanto da ritenere che il danno occasionato alla nostra Cassa è sopravvenuto a seguito del comportamento colposo del convenuto, cosa per la quale egli deve rispondere. Vi preghiamo quindi di accettare la causa." (doc. _)
1.6. Con scritto 1° novembre 2002 (vedi anche doc. V, scritto 12 luglio 2000), __________ ha ribadito quanto sollevato con l'opposizione, precisando:
" Il Sig. Dott. __________ ed io facevamo parte del Consiglio d'amministrazione della ditta __________ dalla sua fondazione. Proprietario unico era il Sig. __________. Il Sig. __________ invece, presidente del Consiglio d'amministrazione, avvocato e persona di fiducia del Sig. __________, era incaricato della direzione, del controllo della contabilità e delle finanze.
Nell'autunno 1997, il sig. __________ dimissionò dal suo mandato di presidente del Consiglio d'amministrazione. Oggi si sa, che a quel momento era in corso un procedimento penale contro il Sig. __________a per truffa in grande stile, e che il Sig. __________ ne era a conoscenza. Non aveva però ritenuto necessario informare di questo fatto la mia persona e le segretarie. Dall'autunno 1997 fino al febbraio 1998, ero attivo prevalentemente ad __________ e mantenevo unicamente un contatto telefonico con la ditta. Già allora era chiaro, malgrado che non avessi accesso alla contabilità della ditta __________, che la situazione finanziaria non fosse buona (ritardi nel pagamento dei salari e nei versamenti debitori). Ogni qualvolta interpellavo in merito il proprietario, oppur il Sig. __________, mi rispondevano che tutto era sotto controllo e che in primavera ci sarebbe stato un miglioramento (messo a verbale). Devo inoltre aggiungere, che dopo le dimissioni del Sig. __________, ho tentato di dimettermi dal Consiglio d'amministrazione, ma non mi è stato possibile trovare un successore.
Nel febbraio 1998 il Sig. __________ sparì con tutti i documenti e senza lasciare traccia, lasciando me e le due segretarie davanti ad un mucchio di cocci. Malgrado che le segretarie non avessero ricevuto il salario dal mese di febbraio, cercammo di mantenere la posizione, perché non sapevamo bene cosa stesse succedendo.
Il 12 maggio 1998, la polizia effettuò una perquisizione nei locali della ditta __________. Dal 12.05.98 al 26.06.98 mi trovai in custodia cautelare, dove fui informato che il Sig. __________ e il Sig. __________ avevano abusato della ditta __________ e della mia persona per effettuare una truffa in grande stile in __________.
Dai colloqui telefonici intercettati della polizia, oggi si sa che il Sig. __________, presidente del Consiglio d'amministrazione della ditta __________ fino all'autunno 1997, era al corrente di questi affari e che aveva pure suggerito al Sig. __________ di darsi alla fuga.
Al momento del mio rilascio dalla custodia cautelare, era già stato aperto il fallimento nei confronti della ditta. Le azioni della ditta __________, conservate presso il Sig. __________, furono consegnate ad un nuovo proprietario che spostò il domicilio della ditta a __________.
Il Sig. __________ si trova attualmente in carcere per espiare una pena di sette anni per un delitto precedente. L'inchiesta relativa alla ditta __________ è tuttora pendente e dovrebbe essere chiusa prossimamente.
Conosco benissimo le responsabilità di un consigliere d'amministrazione, poiché facevo parte di diversi consigli d'amministrazione, per esempio presso l'__________ e presso la fondazione di previdenza del __________. Non ero però a conoscenza che contro il proprietario ed azionista, rappresentato dal presidente del Consiglio d'amministrazione della ditta __________, Sig. Avv. Dott. __________, era in corso un procedimento penale per una truffa milionaria. Oggi è oramai chiaro che sia il Sig. __________ sia il Dott. __________ hanno abusato della mia persona per le loro macchinazioni. Per questa ragione non riesco a capire perché l'azione di responsabilità è diretta contro di me non contro il Sig. Dott. __________.
Posso unicamente dire che non avevo violato le mie responsabilità come consigliere d'amministrazione e che, entro il limite delle mie possibilità, mi ero sempre occupato del controllo e della vigilanza. In ogni caso era solo l'azionista ed il Sig. __________ che avevano libero accesso alla ditta e alla contabilità.
L'imminente udienza farà senz'altro chiarezza su tutta questa faccenda. Da parte mia declino comunque qualsiasi responsabilità." (doc. _)
Con replica 22 agosto 2000, tradotta in italiano il 12 novembre 2002, la Cassa ha osservato:
" 1.
Il convenuto fa valere il fatto che gli sia stato negato consultare le operazioni commerciali. In tal caso egli avrebbe tuttavia dovuto esigere in forma di ultimatum che gli venisse concessa la tutela dei suoi obblighi di sorveglianza e controllo. Se necessario egli avrebbe dovuto recedere dal suo mandato di consigliere di amministrazione. Non può essere accettabile essere organo di una società per azioni durante oltre tre anni senza essere informato in merito all'andamento degli affari ed in merito agli affari importanti. In particolare in aziende con struttura amministrativa semplice e con pochi dipendenti dai singoli consiglieri di amministrazione si esige che essi sorveglino tutti gli affari importanti.
Anche se il conteggio dei contributi salariali non era imposto al convenuto egli, quale membro del Consiglio di Amministrazione, avrebbe dovuto preoccuparsi di che gli incaricati adempissero ai loro obblighi entro i termini ed a regola d'arte.
Fondamentalmente è ammissibile, sulla base delle disposizioni statuarie e di regolamento, delegare certe competenze d'affari e di rappresentanza ad un singolo membro del Consiglio di Amministrazione; non sono tuttavia trasferibili gli obblighi di controllo e sorveglianza del Consiglio di Amministrazione. A questo riguardo si devono porre severe esigenze circa gli obblighi di diligenza di un membro del Consiglio di Amministrazione. Proprio per questo motivo il convenuto era tenuto ad istruire e controllare in merito alle prescrizioni di legge il presidente del Consiglio di Amministrazione che, in conformità della comparsa di costituzione e di risposta, era competente per la contabilità, affinché si informasse regolarmente sull'andamento degli affari e comunque emanasse disposizioni (Art. 716 a CO).
Il fatto che sia la visione dei documenti importanti, come pure le informazioni in merito all'andamento degli affari gli erano state negate e avrebbe dovuto spingere il convenuto a procurarsi come ultimatum visione nel traffico dei pagamenti e dei conteggi ed a controllarli come pure, se del caso, ad emanare disposizioni in merito a conteggi, garanzie e pagamenti dei contributi delle Assicurazioni sociali giunti a scadenza.
Se il convenuto avesse insistito sulla presa in visione dei libri societari, non gli sarebbe sfuggito che il traffico dei conteggi e dei pagamenti con la Cassa di compensazione era stato trascurato. Il convenuto avrebbe potuto rimanere nel Consiglio di Amministrazione della debitrice fallita __________ solo a condizione che gli venisse garantita la visone della contabilità della ditta. Anche se al convenuto è stato reso impossibile assumere i suoi obblighi, egli non ne ha tratto le necessarie conseguenze dichiarando le immediate dimissioni. Questo comportamento può venirgli contestato quale colpa grave." (doc. _)
Con scritto 9 ottobre 2000, __________ ha osservato:
" Ihre Replik habe ich erhalten und schon die Einleitung weist darauf hin, dass die Klägerin keine Ahnung hat vom praktischen Funktionieren einer Gesellschaft und alles nur vom Schreibtisch aus beurteilt wird. An dieser Stelle möchte ich Ihnen sagen, dass ich in den letzten 30 Jahre in ca. 20 Verwaltungsräte tätig war, u.a. bei der __________, __________, __________ etc., verschiedene __________ auch als VR-Präsident. Ich kenne sehr genau die Pflichten eines VR und weiss, was in der Praxis möglich oder unmöglich ist.
Zu den folgenden Punkten nehme ich wie folgt Stellung:
Punkt 1
In diesem Punkt verwässert die Klägerin die Klage mit der Zeit und beschuldigt mich, über die ganze Zeit meine Kontrollpflicht nicht wahrgenommen zu haben. Wie schon erwähnt, habe ich meine Pflichten, solange ich Zugriff hatte, 100% erfüllt. Nach dem Verschwinden des Besitzers der Firma und der Strafuntersuchung war ein Zugriff zu den Akten unmöglich.
Zu diesem Zeitpunkt war eine Überwachung und Kontrolle nicht mehr möglich. Worauf ich sofort und ultimativ meinen Rücktritt erklärte. Ihre ausführlichen, rein theoretischen Belehrungen habe ich nicht nötig. Ich kannte meine Pflichten und wusste genau was machbar war und was nicht.
Punkt 2
Aufgrund der Tatsache, dass hier ein Betrugsfall vorliegt und ich in keiner Art und Weise schuldig bin, beantrage ich die Klage abzuweisen, um nicht länger, die schon überlasteten Gerichte, wegen einer "Zwängerei" der Klägerin zu belasten." (doc. _)
1.7. In data 3 dicembre 2002, il convenuto ha osservato:
" Con la presente desidero prendere posizione in relazione alla risposta dell'assicurazione sociale del Canton Zurigo. Come Le avevo comunicato in precedenza, il proprietario della ditta __________, Signor __________ ed il suo avvocato e persona di fiducia signor ___________, avevano abusato della mia persona per compiere i loro misfatti. Se solo avessi saputo che tutta la faccenda andava a finire in una truffa in grande stile, non avrei mai accettato un mandato nel consiglio d'amministrazione.
Ora la procura distrettuale del Canton Zurigo ha emesso un ordine di non dover procedere nei miei confronti, dal quale risulta quanto segue:
- che non avevo avuto niente a che fare con la truffa.
- che non ero a conoscenza che nel Canton Berna era in corso un
procedimento penale nei confronti del signor __________, mentre il signor
__________ ne era al corrente.
- che i signori __________ e __________ avevano abusato della mia
persona.
- che ero partito dal presupposto che si trattasse d'attività corrette.
Visto il fatto che qui si tratta di una truffa, che però nessuna colpa ricade sulla mia persona, La prego di voler respingere la richiesta dell'ufficio delle assicurazioni sociali del Canton Zurigo." (doc. _)
1.8. A seguito di un accertamento del TCA (cfr. doc. _ e _), in data 7 ottobre 2003 la Cassa ha quantificato l'importo del danno relativo ai contributi di diritto federale in fr. 21'247.35 (cfr. doc. _).
Quest'ultimo scritto è stato trasmesso al convenuto per conoscenza con la facoltà di eventualmente formulare osservazioni nel termine di 5 giorni (cfr. doc. _).
in diritto
In ordine
2.1. La presente vertenza non pone questioni giuridiche di principio e non è di rilevante importanza (ad esempio per la difficoltà dell’istruttoria o della valutazione delle prove). Il TCA può dunque decidere nella composizione di un Giudice unico ai sensi degli articoli 26 c cpv. 2 della Legge organica giudiziaria civile e penale e 2 cpv. 1 della Legge di procedura per le cause davanti al Tribunale delle assicurazioni (cfr. STFA del 21 luglio 2003 nella causa N., I 707/00; STFA del 18 febbraio 2002 nella causa H., H 335/00; STFA del 4 febbraio 2002 nella causa B., H 212/00; STFA del 29 gennaio 2002 nella causa R. e R., H 220/00; STFA del 10 ottobre 2001 nella causa F., U 347/98 pubblicata in RDAT I-2002 pag. 190 seg.; STFA del 22 dicembre 2000 nella causa H., H 304/99; STFA del 26 ottobre 1999 nella causa C., I 623/98).
Nel merito
2.2. Va innanzitutto rilevato che con il 1° gennaio 2003 è entrata in vigore la legge sulla parte generale del diritto delle assicurazioni sociali (LPGA), che tuttavia non è applicabile al caso di specie considerato che il giudice delle assicurazioni sociali non tien conto di modifiche legislative e di fatto verificatesi dopo il momento determinante della resa del provvedimento amministrativo, in casu il 3 febbraio 2000 (STFA del 20 marzo 2003, nella causa B., H 27/02, consid. 1, pag. 2, STFA del 9 gennaio 2003 nella causa A., P 76/01, consid. 1.3, pag. 4; STFA del 9 gennaio 2003 nella causa C., U 347/01, consid. 2 pag. 3 e STFA del 9 gennaio 2003 nella causa P., H 345/01, consid. 2.1, pag. 3; DTF 127 V 467 consid. 1, DTF 121 V 366 consid. 1b).
Per cui ogni riferimento alle norme applicabili in concreto va inteso nel tenore in vigore fino al 31 dicembre 2002.
2.3. In virtù dell'art. 52 LAVS "il datore di lavoro deve risarcire alla cassa di compensazione i danni da lui causati violando, intenzionalmente o per negligenza grave, le prescrizioni".
I presupposti dell'obbligo di risarcimento sono quindi l'esistenza di un danno, la violazione delle prescrizioni vigenti in materia di contributi paritetici, da parte del datore di lavoro, e l'intenzionalità o la negligenza grave.
Nell’ipotesi in cui il datore di lavoro è una persona giuridica, che è stata sciolta allorché la pretesa viene fatta valere, possono essere convenuti, in via sussidiaria, i suoi organi responsabili (DTF 123 V 15 consid. 5b con riferimenti; SVR 2001 AHV Nr. 6, pag. 20).
Sussidiarietà significa che la cassa di compensazione deve innanzitutto rivolgersi al datore di lavoro. Solo nel caso in cui il datore di lavoro non può far fronte al suo obbligo contributivo la cassa di compensazione può agire sussidiariamente e direttamente contro i suoi organi (cfr. DTF 113 V 256 consid. 3; STFA del 16 aprile 2003 nella causa P., D., B., H 234/02 + 237/02 + 239/02, consid. 6.3). Generalmente questo è il caso in cui la cassa accusa un danno a seguito del fallimento della società datrice di lavoro (cfr. Thomas Nussbaumer, Die Haftung des Verwaltungsrates nach Art. 52 AHVG, in AJP/PJA 1996 pag. 107.; Frésard, Les développements récents de la jurisprudence du Tribunal fédéral des assurances relative à la responsabilité de l’employeur selon l’art. 52 LAVS, in RSA 1991, no. 2 pag. 163).
Il rilascio dell’attestato di carenza beni definitivo in una procedura di esecuzione in via di pignoramento attesta ufficialmente, oltre al mancato adempimento all’obbligo di versare i contributi, l’insolvibilità del datore di lavoro. Quindi alla Cassa è lecito richiedere il risarcimento ex art. 52 LAVS agli organi anche se la società esiste giuridicamente (cfr. RCC 1988 pag. 137 consid. 3c). Per questo, dalla notifica di tale atto, non vi è motivo per non iniziare una procedura di risarcimento contro i suoi organi sussidiariamente responsabili (RCC 1988 pag. 137 consid. 3c, confermato in RCC 1991 pag. 135 consid. 2a; cfr. critica in M. Kunz, Die Schadenersatzplicht des Arbeitsgebers in der AHV, Diss. Winterthur 1989 pag. 63).
Il TFA ha recentemente riesaminato il problema della responsabilità sussidiaria degli organi ed ha concluso che la prassi finora adottata a proposito dell'art. 52 LAVS deve essere ancora mantenuta (cfr. DTF 129 V 11 = Pratique VSI pag. 79 ss).
L'Alta Corte ha in particolare precisato che né dal messaggio del Consiglio federale concernente l'11a revisione dell'AVS ( DTF 129 V 13 consid. 3.3.), né dai lavori preparatori della LPGA (DTF 129 V 13 consid. 3.5.) sono emerse indicazioni per un cambiamento della prassi finora adottata.
2.4. Si ha un danno ai sensi dell'art. 52 LAVS ogni qualvolta dei contributi paritetici legalmente dovuti all'AVS sfuggono a questa assicurazione. Il danno subentra allorquando questi contributi non possono essere riscossi per motivi di diritto o di fatto. Questo per intervenuta perenzione ai sensi dell’art. 16 cpv. 1 LAVS o per insolvenza del datore di lavoro ( cfr. Nussbaumer, AJP/PJA 1996 pag. 1076; DTF 123 V 15, 16, consid. 5b; DTF 98 V 26). L'ammontare del danno corrisponde a quello dei contributi che il datore di lavoro avrebbe dovuto versare (DTF 98 V 26 = RCC 1972 pag. 687; Frésard, La responsabilité de l’employeur pour le non-paiement de cotisations d’assurances sociales selon l’art. 52 LAVS, in RSA 1987, no. 10, pag. 9).
Costituiscono elementi del danno risarcibile, tra l’altro, i contributi AVS/AI/IPG, sia per la parte del salariato che quella del datore di lavoro (cfr. STFA del 28 ottobre 2002 nella causa P. e F., H166/02, consid. 4.1.; Pratique VSI 1994 pag. 104); i contributi della disoccupazione (cfr. STFA del 4 ottobre 2002 nella causa A. e T., H 346/01, consid. 4); i contributi dovuti all’assicurazione cantonale degli assegni familiari, le spese di amministrazione; gli interessi moratori (cfr. art. 14 cpv. 4 lett. e, art. 41bis OAVS), le spese esecutive (cfr. la giurisprudenza citata in Trisconi-Rossetti, L’azione di risarcimento danni della Cassa di compensazione AVS/AI/IPG nei confronti del datore di lavoro ex art. 52 LAVS, RDAT II 1995 pag. 369 s; vedi anche la numerosa giurisprudenza citata in Istituto delle assicurazioni sociali, "Novità nel campo dell'azione di risarcimento danni ex art. 52 LAVS della Cassa di compensazione AVS/AI/IPG nei confronti del datore di lavoro, RDAT II 2002 pag. 519 s; STFA del 24 ottobre 2000 nella causa T., C. e S., H 113/00, consid. 6).
Per quanto attiene l'importo del danno va precisato, come evidenziato dal Sozialversicherungsgericht des Kantons Zürich nella sentenza del 17 luglio 2002 cresciuta in giudicato (cfr. doc. _), che nella fattispecie in esame il TCA è solo competente a conoscere il merito della vertenza limitatamente al mancato versamento dei contributi di diritto federale (cfr. doc. I, sentenza 17 luglio 2002, AK.2000.00038, consid. 2b).
Nell'evenienza concreta, dagli estratti concernenti l'evoluzione del debito (cfr. doc. _), dagli estratti dei contributi paritetici e dai quaderni dei salari (cfr. doc. _) e dopo l'accertamento del TCA volti a separare i contributi di diritto cantonale da quelli di diritto federale (cfr. doc. _), risulta chiaramente l'importo dei contributi (di diritto federale) non saldati, che ammonta a fr. 21'247.35.
Del resto il convenuto non ha contestato l'importo del danno.
2.5. Per definizione, il danno considerato dall'art. 52 LAVS è quello derivante da un atto o da un'omissione in relazione ai compiti che la legge attribuisce al datore di lavoro, segnatamente in materia di versamento dei contributi (Pratique VSI 1994 pag. 99, consid. 5a). Le prescrizioni cui fa riferimento l'art. 52 LAVS sono innanzitutto quelle contenute nella LAVS medesima e nelle sue disposizioni di esecuzione: in particolare le norme concernenti l'obbligo di pagare i contributi, il calcolo degli stessi dovuti sul reddito di un'attività salariata, il prelevamento dei contributi dei salariati, l'obbligo di allestire i relativi conteggi: sono queste le disposizioni in senso stretto (art, 14 cpv. 1 LAVS, art. 34ss OAVS; cfr. RCC 1985, pag. 607 consid. 5a).
L’obbligo di conteggiare e versare i contributi da parte del datore di lavoro è un compito di diritto pubblico (Pratique VSI 1994 pag. 108 consid. 7a con riferimenti) ed il venire meno a questo compito costituisce una violazione di prescrizioni ai sensi dell’art. 52 LAVS e comporta il risarcimento integrale del danno (Pratique VSI 1993 pag. 84 consid. 2a, DTF 111 V 173 consid. 2; DTF 108 V 186 consid. 1a; 192 consid. 2a; RCC 1985 p. 646 consid. 3a, 650 consid. 2).
Inoltre anche se ciò non è esplicitamente menzionato nella legge - il datore di lavoro deve preoccuparsi dei contributi paritetici dei quali egli è tenuto ad assumere il prelevamento e la trasmissione alla Cassa con tutta la necessaria attenzione richiesta. Ne consegue che se egli è causa della propria insolvenza nei confronti della Cassa, egli può essere reso responsabile ai sensi dell'art. 52 LAVS, anche se non ha violato una prescrizione specifica della LAVS (RCC 1985, pag. 608 consid. 5b).
2.6. La cassa di compensazione che constata di aver subito un danno in seguito alla non osservanza delle prescrizioni (ad es. dell'art. 14 LAVS, relativo all'obbligo di dedurre da ogni paga i contributi e di versarli periodicamente alla cassa, rispettivamente degli art. 34 e ss. OAVS relativi ai modi di conteggio e di pagamento dei contributi) può presumere che il datore di lavoro ha violato le prescrizioni intenzionalmente o almeno per grave negligenza e quindi può procedere contro di lui.
Incombe allora al datore di lavoro di far valere e provare validi motivi di giustificazione e di discolpa, idonei cioè ad escludere una violazione intenzionale o per negligenza grave delle prescrizioni, rispettivamente idonei a giustificarla in base a circostanze speciali (DTF 108 V 187; SVR 1995 AHV Nr. 70 pag. 213).
È quindi possibile che, procrastinando il pagamento dei contributi, il datore di lavoro riesca a salvaguardare l’esistenza della ditta, ad esempio nell’ipotesi di difficoltà passeggere di liquidità.
Affinché un simile comportamento non comporti l’applicazione dell’art. 52 LAVS, occorre che il datore di lavoro, nell’istante in cui decide, abbia seri e oggettivi motivi di ritenere che gli sarà possibile solvere i contributi entro un termine ragionevole (cfr. DTF 108 V 188; Pratique VSI 1996 pag. 307; RCC 1992 pag. 261 consid. 4b; RCC 1985 p. 604 consid. 3a).
L’obbligo del datore di lavoro e dei suoi organi responsabili di risarcire il danno alla Cassa sarà negato, e di conseguenza decadrà, se questi reca e prova motivi di giustificazione, rispettivamente di discolpa (DTF 108 V 187 consid. 1b; Knus, op. cit., pag. 54, Frésard, op. cit., RSA 1987, pag. 7).
2.7. Ai sensi della giurisprudenza del TFA si deve ammettere una negligenza grave del datore di lavoro quando questi abbia trascurato di fare quanto doveva apparire importante a qualsiasi persona ragionevolmente posta nella stessa situazione.
La misura della diligenza richiesta viene apprezzata secondo il dovere di diligenza che si può e si deve generalmente esigere, in materia di gestione, da un datore di lavoro della stessa categoria di quella a cui appartiene l’interessato ( RCC 1988 pag. 634 consid. 5a; DTF 112 V 159 consid. 4 con riferimenti; M. Knus, op. cit., p. 53). Questo dovere risulta accresciuto quando si tratta di un amministratore unico; egli deve dare prova di tutta la diligenza necessaria alla corretta gestione degli affari sociali non essendo sufficiente l'ossequio della diligentia quam in suis (DTF 112 V 3 consid. 2b; cfr. anche DTF 122 III 198 consid. 3a). Egli deve conservare un assoluto controllo sugli affari importanti della ditta, essendo segnatamente suo preciso dovere vigilare affinché i contributi vengano regolarmente versati. Occorre però esaminare se speciali circostanze legittimavano il datore di lavoro a non versare i contributi o potevano scusarlo dal provvedervi ( DTF 121 V 244 consid. 4b; 108 V consid. 1b e 193 consid.2b)
2.8. Innanzitutto va precisato che, secondo costante giurisprudenza (cfr. STCA 14 giugno 1995 nella causa C.; 31.95.00012) la responsabilità del datore di lavoro ai sensi dell'art. 52 LAVS non è in relazione alla gestione della società per se stessa, né a eventuali cause di un fallimento.
__________ ha ricoperto la carica di membro del consiglio di amministrazione della __________ dal 30 giugno 1995 al 28 settembre 1998 (cfr. doc. _).
2.8.1. Il convenuto sostanzialmente ritiene di non poter essere reso responsabile del danno causato alla Cassa, in quanto egli non avrebbe avuto in seno al CdA della società nessun potere decisionale. Unici amministratori della società sarebbero stati _____________ (presidente del CdA) e ____________ (proprietario della società).
Alle richieste d'informazioni il convenuto riceveva dal presidente del CdA _____________ rassicurazioni sulla buona situazione finanziaria della società, e quando volle appurare se la situazione fosse effettivamente quella descrittagli da __________, quest'ultimo non gli avrebbe permesso di controllare i quaderni contabili.
Accettando il mandato di membro del CdA della _________, ___________ ha assunto tutti gli oneri che da tale funzione derivano (cfr. STFA del 5 giugno 2003 nella causa V. C. e R. G., H 268/01 e H 269/01, consid. 7.2; STFA del 28 aprile 2003 nella causa P. e M., H 208/00 e H 209/00, consid. 7.2.1; STFA del 20 marzo 2003 nella causa W., H265/00, consid. 4.3; STFA del 27 gennaio 2003 nella causa D.C., A. P. e M.P., H93/01 + H 169/01, consid. 4.3; STFA del 24 aprile 2002 nella causa G., H 153/00, consid. 8b).
La responsabilità per il corretto adempimento degli oneri assicurativi nonché la diligenza necessaria alla corretta gestione degli affari sociali non incombeva quindi solo a _____________ (presidente del CdA), bensì anche al membro del CdA __________, trattandosi di attribuzioni inalienabili nel senso dell'art. 716a cpv. 1 cifra 5 CO (cfr. STFA del 27 febbraio 2002 nella causa S., H 282/01, consid. 5a; STFA del 27 aprile 2001 nella causa B., H 234/00, consid. 5d; STFA del 13 novembre 2000 nella causa S., consid. 4b, H 238/98). In caso contrario si finirebbe per legittimare la figura "dell'uomo di paglia" (cfr. STFA del 15 aprile 2002 nella causa J., H 365/01, consid. 5; STFA del 27 aprile 2001 nella causa B., H 234/00, consid. 5d; STFA del 13 febbraio 2001 nella causa M, H 225/00, consid. 3c; STFA del 29 maggio 1995 nella causa C., consid. 3b, H 294/94).
Nella presente fattispecie le argomentazioni sollevate dal convenuto non sono sufficienti per liberarlo della responsabilità ex art. 52 LAVS.
_____________ non ha svolto un sufficiente controllo ed i presunti ostruzionismi nella raccolta di informazioni ad opera di _____________ e ___________ non possono comunque, come vedremo, assurgere a motivo di discolpa. Il convenuto non ha del resto indicato come e quando ha verificato che i contributi sociali venissero regolarmente pagati (ad esempio interpellando direttamente la Cassa). Il convenuto si è limitato a dire che erano _____________ e ___________ ad occuparsi della conduzione e la gestione della società.
Un amministratore non può liberarsi dalla responsabilità ex art. 52 LAVS adducendo di non aver mai partecipato alla gestione della società, pretendendo quindi di aver svolto solo un ruolo subalterno, poiché tutto ciò costituisce già un caso di negligenza grave (cfr. STFA del 21 maggio 2003 nella causa A, H 13/03, consid. 3.1).
Il convenuto, in violazione degli obblighi che gli derivano dalla carica di membro del CdA di una società anonima, non ha svolto nessun tipo di controllo.
Come ricorda la costante giurisprudenza federale, ad ogni amministratore spetta ai sensi dell’art. 716a cpv. 1 cifra 5 CO “l’alta vigilanza sulle persone incaricate della gestione, in particolare per quanto concerne l’osservanza della legge, dello statuto, dei regolamenti e delle istruzioni “.
Pertanto deve, di principio, informarsi periodicamente dell’andamento dell’azienda ed in particolare sugli affari principali, richiedendo rapporti dettagliati, studiandoli attentamente, cercando di chiarire errori ed agendo per correggere irregolarità. Se, dalle informazioni raccolte, sorge il sospetto di una gestione scorretta o negligente da parte di chi ha ottenuto la delega gestionale, l’organo deve intervenire affinché le prescrizioni siano rispettate (cfr. STFA del 27 febbraio 2002 nella causa S., H 282/01, consid. 5a; DTF 114 V 219, consid. 4a = RCC 1989, pag. 116, consid. 4a e STFA del 25 luglio 1991 nella causa V.E.; cfr. anche STFA del 29 agosto 1997 nella causa M.). Segnatamente è suo preciso dovere vigilare affinché i contributi vengano regolarmente versati (cfr. STFA del 28 aprile 2003 nella causa P. e M., H 208/00 e H 209/00, consid. 7.2.1; STFA del 24 aprile 2002 nella causa G., H 153/00, consid. 8b; DTF 108 V 202 consid. 3a; Frésard, Les développements récent de la jurisprudence du Tribunal fédéral des assurances relative à la responsabilité del l’employeur selon l’art. 52 LAVS, RSA 1991, pag. 165). Non è sufficiente esaminare i conti una volta all'anno (cfr. STFA del 27 febbraio 2002 nella causa S., H 282/01, consid. 5a). Secondo la nostra Massima istanza, egli deve rassegnare le proprie dimissioni dal CdA se, nonostante le sue sollecitazioni, i contributi paritetici rimangono impagati (cfr. STFA del 17 gennaio 2002 nella causa A. e B., H 38/01, consid. 4b; STFA del 21 dicembre 1993 nella causa M.T.S. e STFA del 15 dicembre 1993 nella causa N.).
Se non ha adempiuto i suoi obblighi con la dovuta diligenza che, secondo la giurisprudenza, va oltre la prudenza che è d’uso osservare nei propri affari (STFA del 29 maggio 1995 nella causa A. C. p. 6; DTF 99 II 179; STFA del 19 maggio 1995 nella causa M. D), il membro del Consiglio di amministrazione o l'amministratore unico sarà ritenuto responsabile del danno.
Il ruolo dominante di ____________ e __________, non giustifica comunque la passività di _________. Egli non ha adempiuto ai propri obblighi con la dovuta diligenza che, secondo la giurisprudenza, va oltre la prudenza che è d’uso osservare nei propri affari (STFA del 29 maggio 1995 nella causa A. C. p. 6; DTF 99 II 179).
Il convenuto non poteva, nella veste di membro del CdA di una società anonima, accontentarsi di svolgere un ruolo passivo nella società. Il fatto di non aver reagito con fermezza al comportamento ostruzionistico di ____________ e __________ e vista l'importanza in questo ambito del pagamento dei contributi sociali, costituisce colpa grave ai sensi dell'art. 52 LAVS (cfr. SVR 2003 AHV N°5, pag. 14 consid. 5.3.2; STFA del 16 aprile 2003 nella causa P., D., B., H 234/02 + 237/02 + 239/02, consid. 6.2.3). Il convenuto avrebbe dovuto verificare puntualmente e personalmente che i contributi paritetici venissero effettivamente versati alla Cassa (cfr. STFA del 3 luglio 2003 nella causa V., H 265/02, consid. 3.2.; STFA del 28 aprile 2003 nella causa P. e M., H 208/00 e H 209/00, consid. 7.2.1; STFA del 27 gennaio 2003 nella causa D.C., A. P. e M.P., H93/01 + H 169/01, consid. 4.3; STFA del 17 gennaio 2002 nella causa A. e B., H 38/01, consid. 4b). Egli avrebbe anche potuto interpellare l'ufficio di revisione attingendo dati contabili oggettivi (STFA del 31 gennaio 2003 nella causa V., H 5/02, consid. 5.3), dai quali avrebbe facilmente potuto dedurre che vi erano oneri sociali scoperti o perlomeno possibili difficoltà finanziarie della società (cfr. STFA dell'11 settembre 2002 nella causa C. C. e M. C., H 349/01, consid. 2.4).
Non aver reagito al comportamento di ______________ e ______________ e quindi essere stato ostacolato nella verifica accurata della situazione finanziaria della ditta, è segno di una grave negligenza del membro del CdA. Egli avrebbe dovuto reagire dimettendosi. Un semplice controllo presso la Cassa (o presso l'ufficio di revisione) gli avrebbe permesso di appurare la precaria situazione finanziaria della società (cfr. STFA dell'11 settembre 2002 nella causa C. C. e M. C., H 349/01, consid. 2.4; STFA del 28 maggio 2002 nella causa F., H 403/01, consid. 3c; STFA del 4 febbraio 2002 nella causa C., H 194/01, consid. 4c; STFA del 17 gennaio 2002 nella causa A. e B., H 38/01, consid. 4b;STFA dell'8 marzo 2001 nella causa A. C., G. P. e F. F., H 115/00 e H 132/00, consid. 8b), che navigava in brutte acque da diverso tempo (del resto lo stesso convenuto ammette di essersi accorto nel periodo tra l'autunno 1997 e il mese febbraio 1998 che la società aveva delle difficoltà nel pagare i creditori), costringendo la Cassa a diffidarla e precettarla.
Diverso sarebbe stato se, appena conosciuta l'esposizione debitoria a titolo di contributi alle assicurazioni sociali, il convenuto avesse inoltrato immediatamente le proprie dimissioni (cfr. STFA del 16 settembre 2002 nella causa P.Z, L.B. e J.A.D.B, H 10+45/01, consid. 9).
Il convenuto non può liberarsi da ogni responsabilità asserendo che le sue richieste di informazioni sono restate lettera morta o che è stato impedito ad accedere alle informazioni finanziarie della società. La lunga permanenza in seno alla ___________, fa pensare che il convenuto ha lasciato correre le cose, senza verificare con mano l'effettiva situazione societaria (cfr. STFA del 16 settembre 2002 nella causa P.Z, L.B. e J.A.D.B, H 10+45/01, consid. 10.2.; STFA del 28 maggio 2002 nella causa P., H 445/ 00, consid. 3c; STFA del 13 maggio 2002 nella causa A, H 65/01, consid. 5).
Il fatto che i "deus ex machina" della società erano ___________ e ____________, il fatto che creavano difficoltà nel dare informazioni e nel trasmettere documenti, a nulla sussidia la tesi del convenuto, ritenuto che le incombenze e i doveri del membro di una società anonima sono quelli stabiliti dalla legge, che come tali non sono suscettibili di deroghe dipendenti da pressioni esterne. Nell'ipotesi in cui un organo societario non sia in grado di sottrarsi all'influsso di terzi, ne dovrà trarre la sola conclusione possibile, ossia inoltrare immediatamente le sue dimissioni (cfr. STFA del 5 giugno 2003 nella causa V. C. e R. G., H 268/01 e H 269/01, consid. 5.2).
Se avesse subito agito con determinazione, uscendo dalla società per tempo, avrebbe certamente evitato di trovarsi in una simile situazione (cfr. STFA del 23 agosto 2002 nella causa V. V. e M. C., H 405+406/00, consid. 4.2; STFA del 4 febbraio 2002 nella causa C., H 194/01, consid. 4c).
Se è vero che l'amministratore unico, rispettivamente il membro del CdA può delegare compiti - tra cui anche quello di curare che i contributi vengano pagati -, è pur vero che la delega non lo esime dal vigilare che le funzioni delegate siano effettivamente svolte (cfr. STFA del 27 gennaio 2003 nella causa L., H 393/01, consid. 2.4; STFA del 23 agosto 2002 nella causa V. e C., H 405 + 406, consid. 4.2.; STFA del 28 maggio 2002 nella causa F., H 403/01, consid. 3b; STFA del 27 febbraio 2002 nella causa S., H 282/01, consid. 5a; STFA del 17 gennaio 2002 nella causa A. e B., H 38/01, consid. 4b; STFA del 5 aprile 2001, nella causa A., H 436/00, consid. 3b; SVR 2001 AHV n° 15 consid. 6b).
Per quanto attiene alla presunta ed esclusiva colpa di ____________ e ___________, si ricorda in questo contesto che l'art. 759 cpv. 1 CO non è applicabile nell'ambito della responsabilità ai sensi dell'art. 52 LAVS per giustificare una riduzione del risarcimento in relazione con la gravità dell'errore commesso dal responsabile (cfr. Pratique VSI 1996, pag. 306, citata in STFA del 13 novembre 2000 nella causa S., consid. 4b, H 238/98).
Il TFA ha infatti precisato che (Pratique VSI 1996 pag. 309):
" En l'espèce, les faits reprochés aux recourants sont en partie postérieurs à cette date. Mais l'art. 759 al. 1 CO ne saurait, quoi qu'il en soit, trouver application dans le cadre de la responsabilité de l'art. 52 LAVS, pour justifier une réduction de l'étendue de la réparation en relation avec la gravité de la faute responsable. Cette nouvelle disposition du code des obligations autorise une limitation de la responsabilité du défendeur jusqu'à concurrence du montant qu'il devrait payer s'il était seul responsable (solidarité différenciée); elle permet au responsable d'invoquer des facteurs de réduction qui lui sont propres. Pour ce qui est de la gravité de la faute de l'auteur de l'acte illicite, c'est uniquement la légèreté de celle-ci (art. 43 al. 1 CO) qui peut être invoquée (Böckli, op. cit., p. 1103, note 2022 ss; Forstmoser/Meier-Hayoz/Nobel, Schweizerisches Aktienrecht, & 36, note 99 ss).
Or la responsabilité fondée sur l'art. 52 LAVS implique, par définition, une faute qualifiée, soit une faute intentionnelle, soit une négligence grave."
In sostanza, il disinteresse mostrato da _________ ne determina la sua responsabilità ex art. 52 LAVS. Il convenuto ha omesso di compiere quanto doveva apparire importante a qualsiasi persona ragionevole nell'ambito delle incombenze riconducibili alla funzione di membro del CdA di una società anonima (cfr. STFA del 5 giugno 2003 nella causa V. C. e R. G., H 268/01 e H 269/01, consid. 7.2; STFA del 20 marzo 2003 nella causa W., H265/00, consid. 4.3; STFA dell'11 settembre 2002 nella causa C. C. e M. C., H 349/01, consid. 2.5; STFA del 4 febbraio 2002 nella causa C., H 194/01, consid. 4c).
Del resto, la passività a dispetto della conoscenza (eventuale) di mancati pagamenti di contributi deve essere considerata un’inosservanza per negligenza grave delle prescrizioni (RCC 1989 pag. 115). La passività del convenuto agli ostruzionismi di ____________ e ___________ è quindi in relazione di causalità naturale e adeguata con il danno subito dalla Cassa (cfr. STFA del 21 maggio 2003 nella causa A, H 13/03, consid. 3.1; STFA del 13 maggio 2002 nella causa A, H 65 /01, consid. 5; STFA del 17 gennaio 2002 nella causa A e B., H 38/01, consid. 4b).
2.8.2. Il convenuto sostiene che, visto il decreto di abbandono della Bezirksanwaltschaft II für den Kanton Zürich, la petizione deve essere respinta.
Secondo costante giurisprudenza il giudice delle assicurazioni sociali non è vincolato dalle constatazioni e dall'apprezzamento del giudice penale, né per quello che concerne le prescrizioni violate, né per quel che attiene la valutazione della colpa commessa (cfr. STFA del 4 febbraio 2002 nella causa C., H 194/01, consid. 2a)
Egli si scosta tuttavia dalle constatazioni di fatto del giudice penale soltanto qualora i fatti stabiliti in sede di procedura penale e la loro qualificazione giuridica non siano convincenti o si fondino su considerazioni specifiche di diritto penale prive di rilievo dal profilo del diritto delle assicurazioni sociali (cfr. DTF 125 V 242 consid. 6a e sentenze ivi citate; STFA del 17 febbraio 1999 nella causa G., H 184/98, consid. 4b).
Nella fattispecie in esame il convenuto è stato indagato per tutta una serie di reati patrimoniali, quali il riciclaggio di denaro sporco, calunnia, favoreggiamento, falsità in documenti (nella fattispecie si trattava di una firma falsa su una polizza di assicurazione), falsificazione di carte d'identità e reati concernenti la dimora e il domicilio degli stranieri.
Il proscioglimento da tali reati non ha nulla a che fare con il fatto che i contributi sociali non sono stati pagati, o che il mancato pagamento dei contributi sociali sia in relazione con i reati analizzati nel decreto di abbandono. Anche l'eventuale commissione di tali reati ad opera di terze persone non può sottrarre il convenuto dalla responsabilità ex art. 52 LAVS. Infatti, non si tratta nella fattispecie di reati che possano aver ingannato il convenuto sul reale andamento finanziario della società. Egli poteva e doveva perlomeno vigilare affinché i contributi sociali venissero pagati, e se ciò non fosse avvenuto entro un termine ragionevole, dimettersi immediatamente. Ininfluente ai fini del giudizio è pure l'affermazione del convenuto secondo la quale egli non avrebbe trovato un sostituto in seno al CdA, in quanto egli poteva dimettersi in ogni momento senza preoccuparsi di trovare un subentrante. Infatti, secondo l'art. 711 cpv. 1 CO la società notifica senza indugio al registro di commercio, perché vi sia iscritta, l'uscita di un amministratore. Ove tale notificazione non sia fatta entro 30 giorni, l'amministratore uscente può chiedere direttamente la cancellazione (cfr. art. 711 cpv. 2 CO).
_________ avrebbe quindi potuto trasmettere tranquillamente le proprie dimissioni al presidente del CdA. Anche se di principio le dimissioni vanno indirizzate all'assemblea generale, la giurisprudenza e la dottrina dominante ne consentono l'invio al presidente del consiglio di amministrazione o all'amministratore unico, ritenuto che le stesse non sono legate a prescrizioni di forma e non necessitano di accettazione (cfr. STFA del 25 novembre 1999 non pubblicata nella causa S. C. e E. G. consid. 4 d con le relative citazioni dottrinali e giurisprudenziali).
Per questi motivi
dichiara e pronuncia
1.- La petizione é parzialmente accolta.
Di conseguenza __________ è condannato a versare alla Sozialversicherungsanstalt des Kantons Zürich fr. 21'247.35
2.- Non si percepisce tassa di giustizia, mentre le spese sono poste a carico dello Stato.
3.- Comunicazione agli interessati i quali possono impugnare il presente giudizio con ricorso di diritto amministrativo al Tribunale federale delle assicurazioni, Schweizerhofquai 6, 6004 Lucerna, entro 30 giorni dalla comunicazione.
L'atto di ricorso, in 3 esemplari, deve indicare quale decisione è chiesta invece di quella impugnata, contenere una breve motivazione, e recare la firma del ricorrente o del suo rappresentante. Al ricorso dovrà essere allegata la decisione impugnata e la busta in cui il ricorrente l'ha ricevuta.
Per il Tribunale cantonale delle assicurazioni
Il vicepresidente Il segretario
Raffaele Guffi Fabio Zocchetti