Incarto n. 17.2013.61
Locarno 26 novembre 2013/mi
In nome della Repubblica e Cantone Ticino
La Corte di appello e di revisione penale
composta dai giudici:
Giovanna Roggero-Will, presidente, Mauro Mini e Lorenzo Anastasi
assessori giurati:
AS 1 AS 2 AS 5 AS 6 AS 3 (I supplente) AS 4 (II supplente)
segretaria:
Barbara Maspoli, vicecancelliera
nell’ambito del procedimento penale condotto dal Ministero pubblico
ed ora sedente per statuire nella procedura d’appello avviata con annuncio del 21 dicembre 2012 da
AP 1 rappr. dall' DI 1
contro la sentenza emanata nei suoi confronti il 18 dicembre 2012 dalla Corte delle assise criminali (motivazione scritta intimata il 18 marzo 2013)
richiamata la dichiarazione di appello 4 aprile 2013;
esaminati gli atti;
ritenuto che: con sentenza 18 dicembre 2012 la Corte delle assise criminali ha dichiarato AP 1 autore colpevole di:
- assassinio, per avere, a __________, l’11 novembre 2010, agendo con particolare mancanza di scrupoli, segnatamente con movente, scopo e modalità particolarmente perversi, intenzionalmente ucciso †VITT_1 pugnalandolo ripetutamente con un coltello;
- ripetuta appropriazione indebita, per essersi, a __________ e __________, nel periodo compreso tra il 17 novembre 2009 e l’11 novembre 2010, indebitamente appropriato della somma di fr. 200'000.- che gli era stata affidata da †VITT_1 nonché per avere, a __________ e __________, il 25/26 febbraio 2008, indebitamente impiegato a profitto proprio una cartella ipotecaria di fr. 20'000'000.- affidatagli da ABC_1
- truffa aggravata siccome commessa per mestiere, per avere, nel periodo compreso tra il 1. gennaio 2004 ed il 1. dicembre 2009, in almeno sei occasioni, ingannato rispettivamente tentato di ingannare con astuzia terze persone, conseguendo un indebito profitto complessivo di fr. 883'114.40 e tentando di conseguire un ulteriore indebito profitto complessivo di fr. 3'005'000.-/3'255'000.-;
- ripetuta falsità in documenti commessa in sette occasioni nel periodo compreso tra il gennaio 2004 e l’agosto 2008;
- sviamento della giustizia, per avere, a __________, il 30 settembre 2005 e il 25 ottobre 2006, falsamente denunciato, all’unico scopo di ottenere un risarcimento assicurativo, di avere subito un furto presso la sua abitazione di __________.
In applicazione della pena, la Corte ha condannato AP 1 alla pena detentiva a vita, da dedursi il carcere preventivo sofferto, a valere quale pena aggiuntiva a quella inflittagli con decreto di accusa 29 dicembre 2010.
Egli è, inoltre, stato condannato a versare agli accusatori privati l’importo complessivo di fr. 625'739.50, oltre interessi (di cui fr. 289'140.05 a favore di ACPR 1 e fr. 126'839.40 a favore di ACPR 2).
Al condannato sono, infine, stati caricati la tassa di giustizia e i disborsi, ritenuto che le spese della difesa d’ufficio sono sostenute dallo Stato.
preso atto che contro la sentenza della Corte delle assise criminali AP 1 ha tempestivamente annunciato di voler interporre appello.
Dopo avere ricevuto la motivazione scritta della pronuncia, con dichiarazione di appello 4 aprile 2013, AP 1 ha precisato di impugnare i dispositivi n. 1.1 e 2.1 della sentenza di prime cure (ovvero la condanna per assassinio e la commisurazione della pena), postulando il proscioglimento dall’accusa di assassinio e la condanna per omicidio intenzionale e chiedendo che la pena sia commisurata tenendo conto dello stato di scemata imputabilità di grado medio in cui ha agito.
Con scritto 17 ottobre 2013 (doc. CARP XLVI) la Difesa ha precisato quanto già emergeva chiaramente dalla dichiarazione di appello, ovvero che l’impugnativa si estendeva anche alla condanna per appropriazione indebita di cui al dispositivo n. 1.2.1 della sentenza di primo grado.
Ne discende che, in assenza di impugnazione, i dispositivi n. 1.2.2, 1.3 (1.3.1, 1.3.2, 1.3.3, 1.3.4, 1.3.5, 1.3.6), 1.4 (1.4.1, 1.4.2, 1.4.3, 1.4.4, 1.4.5, 1.4.6, 1.4.7), 1.5, 2.2 (2.2.2, 2.2.3, 2.2.4, 2.2.5), 2.3 (2.3.1, 2.3.2, 2.3.3), 2.4, 2.5 e 3 della sentenza della Corte delle assise criminali sono passati in giudicato.
Con istanze probatorie 21 e 22 maggio 2013, AP 1 ha postulato l’audizione del teste TE 2 (che già aveva chiesto nella dichiarazione di appello) e quella del perito nominato dal presidente della prima Corte, dott. __________.
Con osservazioni 31 maggio 2013, il procuratore pubblico - pur ritenendo inutili gli interrogatori richiesti - si è rimesso al giudizio della scrivente Corte, osservando unicamente che, se dovesse essere disposta l’audizione del dott. __________, occorrerà sentire anche il perito nominato dalla pubblica accusa, dott. __________, e il perito di parte, dott. __________.
esperito il pubblico dibattimento il 20-22 novembre 2013 durante il quale:
- il procuratore pubblico ha chiesto la reiezione dell’appello e la conferma integrale della sentenza di primo grado;
- gli accusatori privati hanno postulato la conferma della sentenza di prima istanza, con l’aggiunta delle pretese economiche legate alle spese legali relative al procedimento d’appello e, ricordato l’accordo della difesa, dell’importo di fr. 1'281.- relativo alle più recenti spese mediche sostenute da ACPR 2;
- l’appellante ha chiesto l’accoglimento dell’appello e, dunque, il proscioglimento dal reato di appropriazione indebita in relazione all’importo di fr. 200'000.- e la derubricazione del reato di assassinio in omicidio intenzionale, auspicando che la pena venga commisurata tenendo conto dello stato di scemata imputabilità di grado medio in cui ha agito, dell’ammissione degli altri reati e dell’adesione alle pretese degli accusatori privati.
ritenuto
Potere cognitivo della Corte d’appello penale
1. Giusta l’art. 398 cpv. 1 CPP, l’appello può essere proposto contro le sentenze dei tribunali di primo grado che pongono fine, in tutto o in parte, al procedimento. In particolare, mediante l’appello è ora possibile censurare le violazioni del diritto, compreso l’eccesso e l’abuso del potere di apprezzamento e la denegata o ritardata giustizia (art. 398 cpv. 3 lett. a), l’accertamento inesatto o incompleto dei fatti (lett. b) e l’inadeguatezza (lett. c).
Giusta l’art. 398 cpv. 2 CPP - secondo cui il tribunale d’appello esamina per estenso (“plein pouvoir d’examen”, “umfassende Überprüfung”) la sentenza in tutti i punti impugnati - il tribunale di secondo grado ha una cognizione completa in fatto e in diritto su tutti gli aspetti controversi della sentenza di prime cure.
Sulla questione della cognizione del tribunale di secondo grado il TF ha avuto modo di precisare che l’appello porta ad un nuovo e completo esame di tutte le questioni contestate e ha spiegato che la giurisdizione di seconda istanza non può limitarsi ad individuare gli errori dei giudici precedenti e a criticarne il giudizio ma deve tenere i propri dibattimenti ed emanare una nuova decisione - che sostituisce la precedente (art. 408 CPP) - secondo il proprio libero convincimento fondato sugli elementi probatori in atti e sulle risultanze delle prove autonomamente amministrate (STF 6B_715/2011 del 12 luglio 2012 consid. 2.1 che cita, fra gli altri, Eugster, in: Basler Kommentar, Schweizerische Strafprozessordnung, Basilea 2011, ad art. 398, n. 1, pag. 2642, confermata in STF 6B_404/2012 del 21 gennaio 2013 consid. 2.1; cfr., inoltre, Rapporto esplicativo concernente il Codice di procedura penale svizzero, DFGP, giugno 2001, pag. 261; Schmid, Schweizerische Strafprozessordnung, Praxiskommentar, Zurigo/San Gallo 2009, ad art. 398, n. 7, pag. 766).
L'appellante può limitare il suo appello ad alcuni punti del dispositivo del giudizio di prima istanza (art. 399 cpv. 4 CPP). In questi casi, giusta l’art. 404 cpv. 1 CPP, la giurisdizione d’appello esaminerà soltanto i punti impugnati. Il principio soffre ad ogni modo di un’importante eccezione, secondo cui, a favore dell’imputato, il potere di esame della Corte di appello si estende anche ai punti non appellati (art. 404 cpv. 2 CPP; Mini, Commentario CPP, Zurigo/San Gallo 2010, ad art. 398, n. 13, pag. 741).
Il TF ha recentemente precisato che, nell’ambito dei singoli punti impugnati (enumerati esaustivamente alle lettere a-g dell’art. 399 cpv. 4 CPP), il controllo della giurisdizione di appello è nuovo e completo: l’appello parziale non permette, infatti, alle parti di sottoporre al controllo del tribunale di secondo grado soltanto alcuni fatti, sottraendone altri al suo esame. Secondo l’Alta Corte, un appello parziale formulato in tal senso non va dichiarato irricevibile ma interpretato in maniera estensiva, in modo da soddisfare le esigenze dell’art. 399 cpv. 4 CPP, conformemente alla volontà del legislatore che ha voluto permettere alla giurisdizione di appello di esercitare un ampio controllo sulla causa che gli viene sottoposta (STF 6B_404/2012 del 21 gennaio 2013 consid. 2.2).
2. Per quel che riguarda il potere cognitivo in tema di commisurazione della pena, sotto l’egida del previgente ordinamento processuale la Corte di cassazione e di revisione penale - come il Tribunale federale interveniva con estremo riserbo, unicamente laddove la sanzione si poneva al di fuori del quadro edittale, si fondava su criteri estranei all’art. 47 CP, disattendeva elementi di valutazione prescritti da quest’ultima norma oppure appariva esageratamente severa o esageratamente mite, al punto da denotare eccesso o abuso del potere di apprezzamento (DTF 135 IV 191 consid. 3.1; DTF 134 IV 17 consid. 2.1; DTF 129 IV 6 consid. 6.1 e riferimenti; DTF 128 IV 73 consid. 3b, DTF 127 IV 10 consid. 2; STF 6B_78, 81, 90/2008 del 14 ottobre 2008 consid. 3.3; 6B_370/2007 del 12 marzo 2008 consid. 2.3).
Il nuovo CPP federale permette invece di censurare, mediante l’appello, non solo l’eccesso o l’abuso del potere di apprezzamento (art. 398 cpv. 3 lett. a CPP), ma anche l’inadeguatezza (art. 398 cpv. 3 lett. c CPP).
Secondo la dottrina maggioritaria, quest’ultimo motivo di ricorso - non previsto nel disegno di legge, ma introdotto dalle Camere federali e definito privo di portata giuridica da Schmid nella misura in cui l’appello è, comunque, un rimedio giuridico completo e la sentenza dell’autorità di secondo grado si sostituisce a quella resa dall’autorità inferiore (Schmid, Handbuch des Schweizerischen Strafprozessrechts, Zurigo 2009, § 91, n. 1512, pag. 695 con riferimento all’art. 393 cpv. 2 lett. c CPP; Schweizerische Strafprozessordnung, Praxiskommentar, Zurigo 2009, ad art. 398, n. 9, pag. 767) - estende (o, nell’opinione di Schmid condivisa da questa Corte, semplicemente, conferma) la competenza della giurisdizione di appello anche all’errato apprezzamento, non solo all’eccesso o all’abuso dello stesso.
Esso conferisce, dunque, alla giurisdizione d’appello la facoltà di rivedere liberamente anche le questioni suscettibili di apprezzamento, verificando che la decisione adottata in primo grado sia effettivamente la migliore possibile, senza che il controllo sia più limitato alla conformità della stessa con l’ordinamento giuridico (cfr., in particolare, Schmid, Praxiskommentar, ad art. 398, n. 9, pag. 767 e ad art. 393, n. 17, pag. 759; Eugster, Basler Kommentar, StPO, ad art. 398, n. 1, pag. 2642: “Auch reine Ermessensfragen […] unterliegen der freien Überprüfung”; Stephenson/Thiriet, Basler Kommentar, StPO, ad art. 393, n. 17, pag. 2622-2623; Mini, Commentario CPP, ad art. 393, n. 37, pag. 732). Alcuni autori, pur concordando con la dottrina citata sul principio secondo cui la giurisdizione d’appello deve procedere ad una commisurazione autonoma della pena (così come, in generale, ad una libera valutazione di tutte le altre questioni sottoposte ad apprezzamento), senza limitarsi a controllare che il giudizio di prima istanza rientri nei limiti di apprezzamento conferiti dal legislatore, ritengono opportuno che, in questi ambiti, la Corte di appello dimostri un certo riserbo (Hug, in Kommentar zum StPO, Zurigo 2010, ad art. 398, n. 20, pag. 1920 seg.; Kistler Vianin, in Commentaire romand, Code de procédure pénale suisse, Basilea 2011, ad art. 398, n. 21, pag. 1776; contra, nella stessa opera ma con riferimento all’identico motivo di reclamo, Rémy, in Commentaire romand, Code de procédure pénale suisse, Basilea 2011, ad art. 393, n. 18, pag. 1760, che non fa cenno al riserbo che la seconda istanza dovrebbe imporsi e cita una definizione di Moor [Droit administratif, les actes administratifs et leur contrôle, Vol. II, Berna 2002, pag. 667] del controllo dell’opportunità delle decisioni: “contrôler l’opportunité, c’est intervenir à l’intérieur même du cadre légal dans lequel l’autorité dont l’acte est attaqué exerce sa libre appréciation”).
L’opinione secondo cui nel suo libero apprezzamento l’autorità di secondo grado deve dar prova di un certo riserbo rimane, comunque, minoritaria. Ad essa si oppone (fra gli altri) recisamente Schmid che - ricordando che l’autorità chiamata a pronunciarsi sull’appello deve, in ogni caso, operare un apprezzamento proprio che si sostituisce a quello dell’istanza di primo grado ha, in particolare, precisato che la Corte di appello, se si autolimitasse nel suo potere di verificare il primo giudizio, commetterebbe addirittura una violazione del diritto di essere sentito dell’imputato (Schmid, Handbuch des Schweizerischen Strafprozessrechts, Zurigo 2009, § 91, n. 1512, pag. 695 con riferimento all’art. 393 cpv. 2 lett. c CPP).
Il TF, commentando gli art. 399 e 404 cpv. 1 CPP, ha sposato la tesi della dottrina maggioritaria precisando che l’appello produce, di principio, un effetto devolutivo completo e conferisce, perciò, alla giurisdizione d’appello un pieno potere d’esame che le permette di rivedere la causa liberamente sia in fatto, che in diritto, che in opportunità (STF 6B_548/2011 del 14 maggio 2012 consid. 3).
Principi applicabili all’accertamento dei fatti
3. Giusta l’art. 139 cpv. 1 CPP, per l’accertamento della verità, il giudice - così come le altre autorità penali - si avvale di tutti i mezzi di prova leciti e idonei secondo le conoscenze scientifiche e l’esperienza.
Questo disposto - che concretizza il principio della verità materiale di cui all’art. 6 cpv. 1 CPP - conferma il principio secondo cui gli strumenti per l’accertamento della verità non sono soltanto quelli indicati agli art. 142 e segg. - e, cioè, gli interrogatori dell’imputato (art. 157 e segg.), dei testi (art. 162 e segg.), delle persone informate sui fatti (art. 178 e segg.), le perizie (art. 182 e segg.) e i mezzi di prova materiali (art. 192 e segg.) - ma sono anche tutti quelli che, secondo l’evoluzione tecnica e scientifica, sono idonei a provarla.
Pertanto, così come indicato dai commentatori, anche mezzi di prova non disciplinati dal CPP sono utilizzabili, purché leciti e purché il loro valore probante sia riconosciuto dalla scienza e/o dall’esperienza (Galliani/Marcellini, Commentario CPP, ad art. 139, n. 1, pag. 297; Bernasconi, Commentario CPP, ad art. 10, n. 24, pag. 49; Bénédict/Treccani, Commentaire romand, CPP, Basilea 2011, ad art. 139, n. 2, pag. 603; Schmid, Praxiskommentar, ad art. 10, n. 5, pag. 23; Hofer, Basler Kommentar, StPO, Basilea 2011, ad art. 10, n. 47, pag. 170 e segg.).
L’art. 139 cpv. 2 CPP precisa, poi, che i fatti irrilevanti, manifesti, noti all’autorità penale oppure già comprovati sotto il profilo giuridico non sono oggetto di prova.
4. In mancanza di prove dirette, un giudizio può fondarsi anche su prove indirette, cioè su indizi (STF 6P.218/2006 del 30 marzo 2007 consid. 3.9; 1P.333/2002 del 12 febbraio 2003 consid. 1.4, pubblicata in Pra 2004 n. 51 pag. 253; 1P.20/2002 del 19 aprile 2002 consid. 3.2; Rep. 1990 pag. 353 con richiami; Rep. 1980 pag. 405 consid. 4b).
L’indizio, per consolidata dottrina e giurisprudenza, è una circostanza di fatto certa dalla quale si può trarre, dopo un processo di induzione condotto con un metodo rigorosamente logico e preciso sulla base di una valutazione d’insieme, una conclusione circa la sussistenza o meno del fatto da provarsi (Hauser/Schweri/Hartmann, Schweizerisches Strafprozessrecht, Basilea 2005, § 59, n. 12-15 con richiami, pag. 277; Manzini, Trattato di diritto processuale penale italiano, Vol. terzo, 1956, pag. 416 e segg.).
Non può essere attribuito valore d’indizio a un fatto non certo, equivoco, non univoco o contingente (Rep. 1980 pag. 192 consid. 3; Rep. 1980 pag. 147 consid. 4).
In assenza di prove tranquillanti e sicure si può, dunque, emanare un giudizio di condanna soltanto se vi sono più indizi - cioè fatti certi - che, correlati logicamente nel loro insieme, consentono deduzioni precise e rigorose così da far concludere che l’esistenza dei fatti ritenuti nell’atto di accusa non può essere ragionevolmente posta in dubbio (cfr. Hans Walder, Der Indizienbeweis im Strafprozess, in RPS 108 (1991) pag. 309 cit. in part. in STF 6P.72/2004 del 28 giugno 2004 consid. 1.2 ed in 6P.37/2003 del 7 maggio 2003 consid. 2.2; cfr. anche STF 6P.218/2006 del 30 marzo 2007 consid. 3.9; cfr. pure sentenze CARP 17.2011.55 del 26 ottobre 2011 consid. 11; 17.2011.42 del 2 settembre 2011 consid. 6.3; 17.2011.1 dell’8 aprile 2011 consid. 2.5; 17.2010.69 dell’8 aprile 2011 consid. 3.3.1 e sentenza CCRP 17.2009.59 del 9 giugno 2010 consid. 4.3.b, confermata dal TF).
5. Giusta l’art. 10 cpv. 2 CPP, il giudice valuta liberamente le prove secondo il convincimento che trae dall’intero procedimento.
Così come precisato dai commentatori, il principio della libera valutazione delle prove non significa che i fatti possano venire accertati secondo il “buon volere del giudice” o secondo sue soggettive convinzioni. Esso significa, invece, che chi giudica non è vincolato a regole scritte o non scritte riguardanti il valore delle prove, ma statuisce esclusivamente sulla scorta di un esame coscienzioso, dettagliato e fondato su criteri oggettivi di tutti gli elementi probatori in atti e di tutte le circostanze a carico e a scarico senza essere vincolato da norme sul valore probante astratto dei diversi mezzi di prova (DTF 133 I 33 consid. 2.1; 117 Ia 401 consid. 1c/bb; Bernasconi, Commentario CPP, ad art. 10, n. 15 e 16, pag. 48; Schmid, Praxiskommentar, ad art. 10, n. 4 e 5, pag. 23; Kuhn/Jeanneret, Commentaire romand, CPP, ad art. 10, n. 35-41, pag. 70-72). Semplicemente, dunque, il principio della libera valutazione delle prove significa che non vi è una gerarchia dei mezzi di prova: per esempio, la deposizione di un teste non ha, di principio, maggior valore probante di quella di una persona informata sui fatti o di quella dello stesso imputato o di quella della parte lesa (STF 6B_936/2010 del 28 giugno 2011; 6B_10/2010 del 10 maggio 2010; 6B_1028/2009 del 23 aprile 2010; Piquerez, Traité de procédure pénale suisse, Ginevra/Zurigo/Basilea 2006, § 100, n. 744, pag. 472; Hauser/Schweri/Hartmann, Schweizerisches Strafprozessrecht, Basilea 2005, § 54, n. 3, pag. 245). Il giudice deve sempre formare il proprio convincimento unicamente sulla concreta forza persuasiva - valutata in modo approfondito e oggettivo - di un determinato mezzo di prova (Bernasconi, Commentario CPP, ad art. 10, n. 23, pag. 49; Schmid, Praxiskommentar, ad art. 10, n. 5, pag. 23; Hofer, Basler Kommentar, StPO, ad art. 10, n. 58, pag. 173).
Nell’accertamento dei fatti e nella valutazione delle prove - di cui deve dare conto in sentenza con una congrua motivazione (STF 6B_10/2010 del 10 maggio 2010) - il giudice continua, dunque, come sotto l’egida del diritto procedurale precedente, a disporre di un ampio potere di apprezzamento (DTF 129 I 8 consid. 2.1; 118 Ia 28 consid. 1b; STF 6P.218/2006 del 30 marzo 2007), nel senso sopra indicato.
6. Il principio della presunzione d’innocenza - garantita dagli art. 32 cpv. 1 Cost., 6 par. 2 CEDU e 14 cpv. 2 patto ONU II e ricordato nell’art. 10 cpv. 1 CPP - oltre a comportare l’attribuzione dell’onere della prova alla pubblica accusa, disciplina la valutazione delle prove nel senso che il giudice penale non può dirsi convinto di una fattispecie più sfavorevole all'imputato quando, dopo una valutazione del materiale probatorio conforme ai principi suindicati, permangono dubbi insormontabili sul modo in cui si è verificata la fattispecie medesima (fra le altre, STF 6B_230/2008 del 13 maggio 2008 consid. 2.1; 1P.20/2002 del 19 aprile 2002 consid. 3.2; DTF 127 I 38 consid. 2a pag. 41; 124 IV 86 consid. 2a pag. 88; 120 Ia 31 consid. 4b pag. 40). In questi casi - così come ricordato dall’art. 10 cpv. 3 CPP - il giudice deve fondarsi sulla situazione più favorevole all’imputato.
Il precetto non impone, tuttavia, che l'assunzione delle prove conduca ad un assoluto convincimento. Semplici dubbi astratti e teorici sempre possibili poiché ogni fatto collegato a vicende umane lascia inevitabilmente spazio alle incertezze - non sono sufficienti ad imporre l’applicazione del principio in dubio pro reo.
Il ragionevole dubbio, quindi, non deve essere confuso con il semplice dubbio. Esso è piuttosto quel dubbio che, dopo un’attenta e scrupolosa valutazione delle prove a disposizione, lascia la mente di chi è chiamato al giudizio in una condizione tale per cui non può sostenere di provare una convinzione interiore, prossima alla certezza, della fondatezza delle accuse. Proprio il concetto di convinzione interiore - intesa come persuasione schiacciante - costituisce la linea di demarcazione tra il dubbio ragionevole e il dubbio immaginario, fantasioso o, comunque, ininfluente per il giudizio.
Il principio in dubio pro reo è così disatteso soltanto quando il giudice penale avrebbe dovuto nutrire, dopo un'analisi globale e oggettiva delle prove, rilevanti e insopprimibili dubbi sulla colpevolezza dell'imputato (DTF 127 I 38 consid. 2a; 124 IV 86 consid. 2a; 120 Ia 31 consid. 2c; STF 6B_369/2011 del 29 luglio 2011 consid. 1.1; 6B_253/2009 del 26 ottobre 2009 consid. 6.1; 6B_579/2009 del 9 ottobre 2009 consid. 1.3; 6B_235/2007 del 13 giugno 2008 consid. 2.2; 6B.230/2008 del 13 maggio 2008 consid. 2.1; 1P.121/2007 del 5 marzo 2008 consid. 2.1; 6P.218/2006 del 30 marzo 2007 consid. 3.8.1; 1P.20/2002 del 19 aprile 2002 consid. 3.2; sentenze CARP 17.2011.16 del 1. settembre 2011 consid. 10.3.e nonché 17.2011.3 del 24 maggio 2011 consid. 3.3; Schmid, Praxiskommentar, ad art. 10, n. 10, pag. 24; Schmid, Handbuch des schweizerischen Strafprozessrechts, Zurigo/San Gallo 2009, § 13, n. 233-235, pag. 90-91; Tophinke, Basler Kommentar, StPO, ad art. 10, n. 82-83, pag. 182; Wohlers, Kommentar zur StPO, Zurigo/Basilea/Ginevra 2010, ad art. 10, n. 11-13, pag. 80-81; Riklin, StPO, Kommentar, Zurigo 2010, ad art. 10, n. 9, pag. 97; Verniory, Commentaire romand, CPP, ad art. 10, n. 19, pag. 66 e n. 47, pag. 73).
VITA IMPUTATO
7. storia “familiare” fino alla conclusione dell’apprendistato
AP 1, cittadino germanico, è nato a __________ (canton San Gallo) il __________, da padre germanico (__________) di professione architetto d’interni e madre italiana (__________– cognome veneto - e non __________ – francese - come il figlio sostiene) di professione fiduciaria (PS AP 1 30.12.2010, all. 19 RPG, pag. 1 e 3; doc. TPC 77, pag. 2).
Ha un fratello di 14 mesi minore di lui (AI 404, pag. 2; AI 433; doc. TPC 77, pag. 2).
Stando a AP 1, il fratellino, a pochi mesi dalla nascita, fu affidato ai nonni paterni con cui rimase perché questi, con l’accordo del padre, non vollero restituirlo alla madre quando lei ne fece richiesta. AP 1 ricorda che, in gioventù, vedeva raramente il fratello (tre o quattro volte all'anno, l'ultima quando egli era adolescente). Nel 1991 AP 1 e il fratello, nel frattempo convolato a nozze, si riavvicinarono e il rapporto con lui e la sua famiglia, in particolare con i due nipoti, fu molto intenso sino al momento del divorzio del fratello dalla moglie (AI 404, pag. 2-3; doc. TPC 77, pag. 2). Attualmente con il fratello, residente in Germania, AP 1 non intrattiene più alcun rapporto (PS AP 1 30.12.2010, all. 19 RPG, pag. 2; AI 404, pag. 3).
AP 1 ha vissuto a __________ fino al divorzio dei suoi genitori, pronunciato quando lui aveva 14 anni (PS AP 1 30.12.2010, all. 19 RPG, pag. 1; all. 1 al verb. dib. TPC, pag. 2).
Dopo il divorzio dei genitori, AP 1 si è trasferito con la madre a __________ (canton Svitto), dove ha vissuto sino ai 21 anni (PS AP 1 30.12.2010, all. 19 RPG, pag. 1).
La madre vi risiede ancora oggi (doc. TPC 77, pag. 2; all. 1 al verb. dib. TPC, pag. 2). Abita ormai da sola, dopo il decesso, nel 2009, del suo compagno di lunga data con cui aveva anche avviato e gestito una fiduciaria tuttora attiva (doc. TPC 77, pag. 2; PS AP 1 30.12.2010, all. 19 RPG, pag. 3; AI 404, pag. 2).
Dopo il divorzio, il padre si è stabilito in Italia, dove si è risposato ed ha avuto una figlia. Dopo averlo incontrato l'ultima volta nel 1991, AP 1 ha avuto con lui soltanto sporadici contatti telefonici (doc. TPC 77, pag. 2). Attualmente i due non hanno più alcun rapporto (PS AP 1 30.12.2010, all. 19 RPG, pag. 2; AI 404, pag. 2; all. 1 al verb. dib. TPC, pag. 2).
AP 1 ha mantenuto, invece, regolari rapporti con la madre (all. 1 al verb. dib. TPC, pag. 2), con l’ex cognata e con i nipoti (doc. TPC 77, pag. 2; cfr., pure, corrispondenza dal carcere).
AP 1 ha frequentato le scuole dell’obbligo a __________ e __________, oltre che in una scuola secondaria privata nel canton San Gallo (PS AP 1 30.12.2010, all. 19 RPG, pag. 1; AI 109 con foto, pag. 1; AI 404, pag. 3). A suo dire, si tratterebbe __________ (AI 433; cfr. il sito internet all’indirizzo __________). In realtà, si tratta del __________, un collegio meno rinomato e più modesto del primo (cfr. AI 517; AI 404, pag. 11 e 16; cfr., pure, il sito internet all’indirizzo __________).
Concluse le scuole dell’obbligo, AP 1 ha seguito un apprendistato presso la ditta di ABC_1 – all’epoca, un amico di famiglia - conseguendo l'attestato federale di capacità quale impiegato d’ufficio all’inizio degli anni ’80 (AI 433 e 517; doc. TPC 77, pag. 3; all. 1 al verb. dib. TPC, pag. 3; verb. dib. d’appello, pag. 2).
Terminato il tirocinio, AP 1 ha continuato a lavorare nella ditta di ABC_1 (AI 404, pag. 3). Sulla sua attività con ABC_1 (che lui chiamava “_________”), l’imputato ha dichiarato:
“ ho subito iniziato a lavorare fin dal primo giorno con il signor ABC_1. (…) Era una persona che era molto ben situata nel settore immobiliare. (…) Comprava e vendeva case, terreni per clienti ben specifici o per affari come venivano. In quel momento lui era molto conosciuto e molto ben inserito. (…) Diventai apprendista in quel posto, ma eravamo solo in quattro persone, quindi fin dal primo giorno dovevo fare praticamente tutto. (…) c’erano tre campi di attività: acquistare, amministrare e investire in immobili.(…) in seguito sviluppai anche un braccio separato, anche questo grazie a una persona che conobbi tramite ABC_1, zio __________, ed era un certo signor __________ (…) quando eravamo in Svizzera interna (…) lui era un lobbista” (all. 1 al verb. dib. TPC, pag. 3-5 e 8).
8. attività - svolte e/o millantate - all’estero
AP 1 sostiene che, dopo l’apprendistato, ha intrapreso numerosi viaggi in Europa, in Africa ed in Sudamerica che gli hanno consentito di accrescere il suo bagaglio culturale. In quei luoghi avrebbe anche svolto diversi lavori, specializzandosi - ottenendo anche dei certificati di settore nel campo dell’immobiliare:
“ Nel corso della mia vita ho fatto numerosi lavori e studi un po’ per tutto il mondo. Non saprei nemmeno dove cominciare, chiedo di guardare il mio curriculum vitae che è salvato nel mio PC. Mi sono specializzato nel campo immobiliare, ottenendo diversi certificati e diplomi. Sono stato in diverse nazioni, Francia, Inghilterra, Italia, Sud America, Africa, ecc.”
(PS AP 1 30.12.2010, all. 19 RPG, pag. 2).
In queste dichiarazioni, l’appellante ha fatto uso di molta fantasia: ciò è già provato sia dal fatto che la madre, al perito psichiatra, ha riferito che non le risulta che il figlio abbia fatto viaggi di lavoro all’estero, se non forse per pochi giorni (AI 404, pag. 17) sia dall’ammissione fatta – a malincuore, dopo avere cercato inutilmente di nuovamente proporre un racconto fumoso su esperienze lavorative di alto livello – secondo cui egli non ha altri certificati di capacità se non quello di impiegato d’ufficio:
“ Rispondendo alla presidente, dichiaro che non ho titoli di studio o attestati di capacità professionali al di fuori di quello di impiegato d’ufficio.
Dopo il conseguimento del certificato ho continuato a lavorare nella ditta di cui era titolare ABC_1, sostanzialmente nell’ambito immobiliare.
La presidente mi ricorda che i giudici di primo grado hanno ritenuto che io abbia enfatizzato sia la mia attività professionale che le mie capacità professionali. Non condivido questo giudizio, ma non ho nulla da sottoporre all’attenzione della Corte, più di quanto io abbia già detto in precedenza, che possa ribaltarlo” (verb. dib. d’appelllo, pag. 2).
Quanto al curriculum vitae cui faceva riferimento AP 1 (AI 109), la Corte ha condiviso le considerazioni del dott. __________:
“ (…) la sfera lavorativa del peritando. L’unica cosa che appare abbastanza chiara è che egli ha collaborato con lo zio ______; che cosa abbia realmente fatto è assai meno chiaro (…) ciò non impedisce al peritando di rinviarmi, quando gli chiedo informazioni sul suo lavoro, agli enfatici curricula che – a ben guardare – sono sostanzialmente inni a se stesso, impresentabili in una candidatura seria per un posto di lavoro vero. (…) In realtà, i curricula non documentano alcunché, non una realizzazione concreta, non una persona in grado di fornire referenze. Sono completamente autoreferenziali. Come conciliare questo vuoto con l’asserita specializzazione nel social networking, con l’asserita collaborazione con un gruppo di consulenti, ecc…? Come spiegare che nessuno di loro venga citato?” (AI 404, pag.100).
9. trasferimento in Ticino e rapporti con lo “zio”
Nel 1986 AP 1 si trasferì in Ticino con ABC_1 (classe 1926, cfr. AI 82 inc. 2011.607), titolare della ditta in cui egli aveva svolto il suo apprendistato e in cui aveva continuato a lavorare e che, all’epoca, era “assai benestante” (MP AP 1 18.10.2011, V 27, pag. 4; verb. dib. d’appello, pag. 2).
AP 1 ha spiegato che ABC_1 non era soltanto il suo datore di lavoro ma era molto di più. Era un amico di famiglia (all. 1 al verb. dib. TPC, pag. 3; doc. TPC 77, pag. 3), che aveva conosciuto quando aveva circa 12-13 anni (all. 1 al verb. dib. TPC, pag. 4) e che, dopo il divorzio dei genitori, era diventato per lui un punto di riferimento (AI 404, pag. 3), tanto che, come visto, egli soleva chiamarlo “__________” o “__________” e che – dice – era per lui come un padre (MP AP 1 5.4.2011, all. 29 RPG, pag. 3; all. 1 al verb. dib. TPC, pag. 19).
Sta di fatto che, in Ticino, i due hanno sempre convissuto e che la loro comunione domestica si estendeva sino ad essere anche una “comunità di cassa”, nel senso che, come dichiarato dallo stesso ABC_1, questi gli aveva dato una procura generale su tutti i suoi beni e, come infine ammesso da AP 1, i soldi del primo erano i soldi di tutti:
“ tra di noi non c’era alcun contratto scritto, mi basavo sulla fiducia anche perché avevo sottoscritto una procura generale con la quale lui aveva in pratica accesso al mio patrimonio. AP 1 percepiva uno stipendio ma non vi era mai una base di partenza poiché avendo accesso ai miei conti ed essendo nella stessa comunione domestica ci si divideva le spese utilizzando il medesimo conto, quindi in pratica poteva usufruire di tutti i soldi di cui necessitava” (PS ABC_1 15.9.2004, pag. 2);
“ È vero che fra di noi c’era una comunione di “cassa”, nel senso che c’era in casa una cassaforte in cui c’erano dei soldi che io potevo prelevare quando mi abbisognava. Preciso che avevo una procura sui beni di ABC_1. Avevo questa procura sin da quando avevo 18 anni.”
(verb. dib. d’appello, pag. 2).
Dopo avere vissuto a __________ (dal 1986 al 1995, quando la villa, originariamente acquistata da ABC_1, venne venduta all’asta) e a __________ (dal 1995 al 1998), AP 1 e ABC_1 si sono trasferiti a __________ (PS AP 1 30.12.2010, all. 19 RPG, pag. 2; all. 1 al verb. dib. TPC, pag. 7; doc. TPC 77, pag. 3).
Sentiti in un precedente procedimento penale, sia ABC_1 che AP 1 hanno negato che la loro fosse una relazione omosessuale (PS AP 1 21.4.2004 in inc. NLP 5056/2007, pag. 14; PS ABC_1 15.9.2004, pag. 9).
In questo procedimento penale, AP 1 è tornato un po’ sui suoi passi ammettendo di avere avuto, ma soltanto quando era molto giovane, anche rapporti di natura sessuale con lo zio ______ (all. 1 al verb. dib. TPC, pag. 15).
__________, fratello di ABC_1, ha dichiarato che AP 1 e il fratello avevano, invece, una vera e propria relazione, durata fino alla morte di ABC_1:
“ Ho conosciuto AP 1 a seguito dei rapporti che aveva con mio fratello. Mio fratello abitava ancora a __________ sul lago di Costanza. Era l’inizio degli anni ’90. (…) Da quel momento ho avuto contatti con AP 1 per il fatto che aveva una relazione sentimentale con mio fratello. Per quanto ne so questa relazione è durata fino al decesso di mio fratello intervenuto nel febbraio 2008” (PS __________ 22.2.2011, all. 89 RPG, pag. 2).
Ricordato come il perito giudiziario si sia – molto opportunamente - chiesto se può mai esservi un rapporto di amicizia che comporta decenni di convivenza e la sottoscrizione di una procura generale con libero accesso al patrimonio (AI 404, pag. 97), la scrivente Corte ha accertato che la realtà non era quella descritta da AP 1 o dallo zio __________ ma quella descritta da __________: non solo perché questi non aveva alcun motivo per mentire al riguardo ma anche perché la sua versione è quella che corrisponde alla comune esperienza della vita.
Secondo quanto dichiarato da AP 1, in Ticino lo zio __________ voleva realizzare un importante progetto immobiliare (il progetto __________) che prevedeva la costruzione in zona ___________ di un centro acquatico, commerciale ed alberghiero (doc. TPC 77, pag. 3, AI 404, pag. 4; PS AP 1 30.12.2010, all. 19 RPG, pag. 2).
AP 1 collaborò con ABC_1 nello sviluppo di tale progetto che, però, per finire, non è mai andato in porto (PS AP 1 30.12.2010, all. 19 RPG, pag. 2).
10. incontro con la futura moglie
Facendo un passo a ritroso nel tempo, va detto che, nel 1985, durante una vacanza ad __________, AP 1 conobbe __________ (classe __________), cittadina germanica residente in patria (PS AP 1 30.12.2010, all. 19 RPG, pag. 2; doc. TPC 77, pag. 2).
Nonostante l’importantissima differenza d’età (40 anni), i due intrecciarono una relazione che, secondo AP 1, “andava bene ed era fantastica” (PS AP 1 30.12.2010, all. 19 RPG, pag. 2), tanto che egli ha definito quello passato con __________ come “il periodo più bello” della sua vita (all. 1 al verb. dib. TPC, pag. 5).
Secondo AP 1, la donna - oltre che molto bella e molto affascinante - era molto giovanile e non dimostrava la sua età (all. 1 al verb. dib. TPC, pag. 6).
I dubbi che si possono nutrire sull’attrazione che poteva provare un venticinquenne per una donna sessantacinquenne - per quanto bella, affascinante e giovanile potesse essere – sono mitigati dal fatto che la donna in questione, alla bellezza e al fascino, aggiungeva la qualità – in genere molto apprezzata – di una più che buona situazione finanziaria (cfr. PS AP 1 25.8.2003 in inc. NLP 5056/2007, pag. 2; all. 1 al verb. dib. TPC, pag. 9).
Questo, uno stralcio di quanto detto, al riguardo, nel procedimento penale avviato dopo la morte della donna, da __________, uno dei nipoti:
“ per tutto il tempo della loro relazione io le dicevo di stare attenta perché AP 1 era interessato più ai suoi soldi che non a lei e ciò anche in considerazione della differenza d’età (…) era mia zia che manteneva sotto tutti i punti di vista il AP 1. Lo accontentava anche nelle cose costose ed è per questo motivo che ha venduto le case nel 1997 e nel 2001”
(PS __________ 5.9.2003, pag. 3 e 7).
Pur continuando a vivere con lo “__________”, AP 1 ha mantenuto, negli anni, il rapporto con la donna che vedeva con un’intensità che, nelle dichiarazioni dell’appellante, è andata via via crescendo con il proseguire del procedimento:
“ mia moglie non era sempre presente a __________, e per questo intendo dire che lei abitava in Germania. Lei veniva in Ticino per alcune settimane a trovarmi e alcune volte andavo io”
(PS AP 1 30.12.2010, all. 19 RPG, pag. 2);
“ Lei veniva 3-4 volte all’anno in Ticino e io andavo circa 4-5-6-7 volte da lei. Quando andavo potevo rimanere magari una settimana o due e quando lei invece veniva da me rimaneva 2 mesi, 1 mese e mezzo, 2 mesi e mezzo. Una volta siamo stati criticati da qualcuno per il nostro rapporto a distanza e in effetti lì abbiamo fatto due calcoli e ci siamo resi conto che passavamo 7-8 mesi all'anno insieme” (all. 1 al verb. dib. TPC, pag. 8).
Il 3 luglio 2002, quando la donna aveva ormai già 82 anni, i due si sposarono (AI 1 in inc. NLP 5056/2007, agli atti del presente procedimento sub AI 169; cfr., pure, perizia, pag. 26; PS AP 1 30.12.2010, all. 19 RPG, pag. 2). Queste le dichiarazioni di AP 1 al riguardo:
“ Ad un certo punto abbiamo deciso che era meglio perché gli anni passavano e lei aveva già subito un incidente in casa dove si ruppe un femore. Mi resi conto che lei si sentiva sempre meno a suo agio con questo andirivieni. Abbiamo così deciso di stabilirci insieme a __________. Per facilitare le cose decidiamo di sposarci. Per la qualità della nostra relazione non era però necessario” (all. 1 al verb. dib. TPC, pag. 8);
“ A domanda della presidente rispondo che, al momento del nostro matrimonio (3.7.2002), io ed __________ non avevamo più rapporti sessuali. La nostra relazione sessuale è terminata all’epoca del suo primo infortunio al femore, circa nel 2000 (n.d.r: la donna aveva 80 anni) (…)
La presidente mi ricorda che un nipote di mia moglie ha dichiarato che io ero mantenuto in tutto e per tutto da mia moglie. Non è assolutamente vero. In realtà, ero io che spesso ho contribuito alle sue spese, qui e in Germania, e per questo vanto o vantavo dei crediti nei suoi confronti”
(verb. dib. d’appello, pag. 3).
Dalle dichiarazioni di __________ sembrerebbe che la donna non fosse molto lucida al momento del matrimonio:
“ Abbiamo saputo del matrimonio di mia zia e del AP 1 il giorno stesso in cui è stato celebrato in Germania da amici che casualmente si trovavano nello stesso ristorante in cui poi mia zia e suo marito erano andati a mangiare. Il mattino dopo le avevo reso visita chiedendole se, visto che non lo aveva mai tenuto in considerazione, si era sposata con il AP 1 e mia zia mi rispondeva che non si era sposata con nessuno. Era poi intervenuto il AP 1 a ricordarle che il giorno prima si erano sposati.” (PS __________ 5.9.2003 pag. 2).
Tuttavia, come vedremo, la questione non ha potuto essere ulteriormente approfondita.
Sta di fatto che, neanche un mese dopo il matrimonio, il 31.7.2002 __________ fece testamento in favore di AP 1, istituendolo unico erede del suo patrimonio (AI 168) e che, poco più di un anno dopo, il 25 agosto 2003 (all. 1 al verb. dib. TPC, pag. 9; cfr., pure, NLP 5056/2007 in AI 169; cfr., ancora, doc. TPC 77, pag. 2), la donna venne rinvenuta cadavere nel suo letto nella casa di __________.
Vicino al letto, furono trovati una lettera di commiato, delle pastiglie e una bottiglia di Bacardi (PS __________ 18.9.2003 in inc. NLP 5056/2007, pag. 2; all. 1 al verb. dib. TPC, pag. 9-12).
A fronte delle insolite circostanze della sua morte, il Ministero pubblico aprì un procedimento penale nei confronti di AP 1 e di ABC_1.
AP 1 sostenne, allora e durante questo procedimento, che fu a causa della procedura d’interdizione avviata dai nipoti che la donna si tolse la vita (inc. NLP 5056/2007; AI 404, pag. 6-7; all. 1 al verb. dib. TPC, pag. 10-11).
Di diverso avviso il nipote __________ che espresse dei dubbi sull’ipotesi del suicidio:
“ Gli interroganti mi chiedono come mai è arrivato a pensare di interdire la zia __________ e in che periodo. Dopo che ho saputo dell’intenzione del AP 1 di vendere le tre case già menzionate, mi sono rivolto al mio avvocato in Germania. Lui mi ha consigliato questa soluzione per salvare l’intero patrimonio (…) Ho saputo della morte e delle modalità in cui essa è avvenuta (…) al riguardo delle modalità del decesso di mia zia posso dire che ho qualche perplessità perché mia zia non aveva nessun motivo e non ha mai manifestato l’intenzione di suicidarsi (…) Io e mia moglie riteniamo che il suicidio della zia __________ è un gesto sospetto perché messo in atto da una persona a cui piaceva vivere (…) mia zia era una persona a cui piaceva vivere, una persona dominante e questo fino al matrimonio con il AP 1 (…) Pur non conoscendo il contenuto di questa lettera nutro seri dubbi che mia zia sia stata in grado di scriverla da sola poiché quando l’avevamo vista in giugno 2003 c’era apparsa non più in grado di intendere e volere” (PS __________ 5.9.2003, pag. 6, 7 e 8; cfr., anche, MP 26.8.2003 avv. __________, patrocinatore ticinese del nipote).
Il procedimento si concluse, il 30 novembre 2007, con un decreto di non luogo a procedere (NLP 5056/2007 in AI 169) in cui il procuratore pubblico, pur sottolineando come restassero “alcuni punti oscuri risultanti segnatamente dalle dichiarazioni dei due indiziati, non sempre prive di contraddizioni”, ha concluso che l’ipotesi suicidale era quella più probabile (NLP 5056/2007 in AI 169, pag. 2).
In ogni caso, contrariamente a quella che era la sua convinzione (cfr. PS AP 1 25.8.2003 in inc. NLP 5056/2007 in atti sub AI 169, pag. 4 da cui emerge che AP 1 era convinto di essere l’unico erede della defunta), AP 1 non ha ereditato nulla da __________.
Infatti, in esito ad una causa avviata dai nipoti della defunta, con sentenza 2.11.2004, l’Amtsgericht di __________ (ultimo domicilio della defunta), a fronte di un patto successorio concluso nel 1958 tra __________ e il suo primo marito e che istituiva (alla morte di entrambi i coniugi) i nipoti quali unici eredi, ha dichiarato nullo il testamento redatto nel 2002 in favore di AP 1 (AI 168).
11. dopo la morte della moglie
Secondo quanto da lui dichiarato al perito giudiziario, circa un anno dopo la morte della moglie, AP 1 avrebbe allacciato una relazione con un’altra donna. Si tratterebbe, questa volta, __________, un’amica della defunta moglie, di “soli” 24 anni maggiore di lui. Secondo quanto riportato in perizia e ribadito al dibattimento d’appello, la loro relazione sarebbe stata breve, la donna - a differenza di lui - non cercando un legame stabile (AI 404, pag. 7):
“ È vero che, all’inizio del 2004, ho iniziato a frequentare __________. La conoscevo da anni. Lei aveva da tempo messo gli occhi su di me. Abbiamo iniziato una relazione sessuale solo all’inizio del 2004. La relazione è durata solo qualche mese. Era una relazione molto bella e intensa ma io ho deciso di interromperla dopo un weekend molto romantico passato con lei perché avevo capito che non era più per me avere una relazione a distanza. In più avevo capito che __________ era interessata soltanto al lato sessuale della vicenda mentre io volevo qualcosa di più. Mi sentivo molto solo dopo la morte di mia moglie” (verb. dib. d’appello, pag. 3).
In seguito, AP 1 avrebbe avuto diverse relazioni, ma solo di natura omosessuale (AI 404, pag. 7).
Nel 2004, come si vedrà poi, AP 1 conobbe VITT_1 (AI 404, pag. 7) con cui, secondo le sue dichiarazioni, avrebbe intrecciato una relazione amorosa che iniziò attorno a Natale di quell’anno.
12. incontro e relazione con AAA_4
Nel periodo natalizio del 2005 - una sera in cui, secondo le sue dichiarazioni, VITT_1 gli diede buca non presentandosi ad un appuntamento – AP 1 andò in un locale frequentato da gay dove conobbe AAA_4 (nato nel __________).
Questa la descrizione del loro primo incontro fornita da AP 1:
“ Non avevo nessuna voglia di rientrare a casa, per cui andai in un bar che mi era stato raccomandato e lì nasce una discussione divertente con delle persone e riuscii a dimenticare per un attimo VITT_1. Vicino a me c'era un ragazzo, questo AAA_4. AAA_4 era entrato nella mia vita come un vento tiepido quando si apre la finestra: quasi quasi non te ne accorgi e all'improvviso è lì. Ecco. Parlò poco ma capì subito che ero molto triste. Alla chiusura del bar, abbiamo deciso di andare a mangiare qualcosa e c'era ancora con noi questo AAA_4, accanto a me. (…) AAA_4 era molto bello quella sera. Ricordo di lui nella macchina, mentre andavamo a Campione per mangiare qualcosa. A un certo punto, lui, che aveva parlato poco quella sera, mi ha preso la mano e l'ha scaldata. Io avevo bisogno di questo tipo di affetto da qualcuno e lui me lo ha dato. (…) II primo avvicinamento fisico, sempre molto dolce e naif, è stato da ragazzi di una volta (baci e carezze). Alle quattro del mattino l'ho portato a casa e l'ho visto la seconda volta il giorno dopo” (all. 1 al verb. dib. TPC, pag. 13-14; cfr., anche, all. 1 al verb. dib. TPC, pag. 13-14).
Durante l’inchiesta, parlando del suo rapporto con AAA_4, AP 1 ha giocato al ribasso affermando, in estrema sintesi, che, si, ebbero all’inizio “qualche contatto sessuale” (precisando, però, che non andarono mai “oltre un certo limite” e parlando solo di “baci e carezze”; all. 1 al verb. dib. TPC, pag. 13 e 14) ma che, ben presto, l’attrazione fra loro si sgonfiò lasciando in lui soltanto un affetto per quello che considera come un fratello minore (GIAR AP 1 13.11.2010, all. 2 RPG, pag. 3; cfr., pure, AI 130, lettera inviata dal carcere in cui AP 1 indica AAA_4 con l’appellativo “fratellino mio”).
Diversa la versione di AAA_4 che, agli inquirenti, ha detto che fra loro nacque subito una relazione intensa, di amore e di sesso (MP AAA_4 1.9.2011, V 20, pag. 4; PS AAA_4 12.10.2010, all. 44 RPG, pag. 2; PS AAA_4 15.11.2010, all. 45 RPG, pag. 15).
Al dibattimento d’appello, AP 1 ha cambiato la propria versione in modo radicale:
“ Tra noi è nata subito una simpatia che si è trasformata ben presto in una relazione sentimental-sessuale. Questa relazione è durata circa un anno / un anno e mezzo” (verb. dib. d’appello, pag. 8).
Del resto, __________ ha parlato di AAA_4 come del “compagno di __________” (PS __________ 23.11.2010, all. 73 RPG, pag. 3) e dagli atti risulta che – proprio come capita in molte relazioni (in particolare, fra partner di età diverse) – AP 1 era molto generoso con AAA_4 cui era solito fare dei regali (cfr. PS AAA_4 18.11.2010, all. 46 RPG, pag. 5 in cui AAA_4 dice che “negli anni che abito con lui mi ha sempre fatto dei regali, anche vestiti, mi ha praticamente rifatto il mio "guardaroba"; cfr., pure, MP AAA_4 1.9.2011, V 20, pag. 6; cfr., ancora, PS AP 1 30.12.2010, all. 19 RPG, pag. 4 da cui emerge che, nel 2008, AP 1 aveva regalato a AAA_4 uno scooter; cfr., anche, PS ABC_2 19.11.2010, all. 60 RPG, pag. 6).
Nel 2006 AAA_4 è andato a vivere con AP 1.
Durante l’inchiesta, AP 1 ha sostenuto che AAA_4 si trasferì nella casa di __________ perché doveva occuparsi, come una sorta di badante, di ABC_1 (PS AP 1 30.12.2010, all. 19 RPG, pag. 2) che era ormai anziano e malato (all. 1 al verb. dib. TPC, pag. 14; PS AP 1 30.12.2010, all. 19 RPG, pag. 2).
In realtà, il trasferimento di AAA_4 a __________ era legato alla relazione che intratteneva con AP 1:
“ AAA_4 è venuto a vivere con me e ABC_1 verso fine 2006. A quell’epoca noi avevamo ancora una relazione tanto che abbiamo dormito insieme per alcuni mesi dopo il suo arrivo in casa.
La nostra relazione è terminata. Non c’è stato un momento preciso. Il nostro rapporto è andato morendo a causa dell’enorme dislivello di ogni natura che c’è fra me e AAA_4” (verb. dib. d’appello, pag. 8).
Non va, poi, dimenticato che AAA_4 ha continuato a vivere a __________ con AP 1 anche dopo la morte di ABC_1, avvenuta nel febbraio del 2008 (PS AP 1 14.11.2010, all. 4 RPG, pag. 2; MP AP 1 26.11.2010, all. 9 RPG, pag. 2; MP AP 1 5.4.2011, all. 29 RPG, pag. 5; all. 1 al verb. dib. TPC, pag. 13, 14 e 15; cfr., pure, doc. TPC 77, pag. 3) e che AP 1 ha continuato a gestire “le cose” di AAA_4:
“ AP 1 si è sempre occupato di me nel senso che gestisce tutta la burocrazia che mi concerne. Se dovesse mancare sono una persona persa” (PS AAA_4 15.11.2010, all. 45 RPG, pag. 10).
13. attività professionali - svolte e millantate – in Ticino
a. AP 1 ha sostenuto di avere svolto, nel corso degli anni, molte attività.
Egli avrebbe lavorato come
- imprenditore immobiliare (PS AP 1 30.12.2010, all. 19 RPG, pag. 2),
- lobbista in ambiti diversi con governi di numerosi Paesi (cfr. MP AP 1 18.10.2011, V 27, pag. 4 e segg; cfr., pure, AI 109 con foto, pag. 2; cfr., ancora, all. 1 al verb. dib. TPC, pag. 8-9),
- consulente di borsa (PS AP 1 12.1.2006, AI 217, pag. 4),
- consulente finanziario (AI 302, pag. 2),
- project manager, in particolare nell’ambito della ristrutturazione di aziende, settore in cui avrebbe “una lunga esperienza (…) per diverse società, in Svizzera e all’estero” (AI 109 con foto, pag. 2; cfr., pure, verbale del colloquio di consulenza 31.3.2008 in atti sub AI 109),
- organizzatore di eventi (AI 109 senza foto, pag. 2),
- mercante d’arte contemporanea (PS AP 1 30.12.2010, all. 19 RPG, pag. 2),
- artista/interior designer (MP AP 1 26.11.2010, all. 9 RPG, pag. 2)
e - viene da dire - chi più ne ha più ne metta.
Più o meno certo è soltanto che egli ha lavorato, forse come direttore per la parte immobiliare, per la società __________ di __________.
Anche volendo fare astrazione dall’AI 516 - in cui si legge che non è stato ritrovato materiale cartaceo che giustificasse il pagamento di uno stipendio a AP 1 (pag. 18) - non si può dimenticare che questa società è stata dichiarata fallita già nel 1991 (AI 404, pag. 89).
Secondo le sue dichiarazioni, egli sarebbe, poi, stato attivo, almeno fino alla fine del 2002, come commerciante immobiliare in proprio (AI 404, pag. 89; PS AP 1 25.8.2003 in inc. NLP 5056/2007, pag. 2). In realtà, secondo i dati della Cassa di compensazione AVS, tra il 1991 e il 2002 l’imputato è rimasto senza attività professionale (AI 516, pag. 10).
Avrebbe, quindi, funto, nel 2003, da consulente immobiliare presso la __________ di __________. Dell’effettiva operatività di tale società (di cui era titolare ABC_1; AI 404, pag. 89) e, quindi, dell’attività di AP 1 vi è molto da dubitare anche perché è, poi, risultato che egli non ha mai ricevuto da essa alcuno stipendio.
Tra il gennaio 2004 e l’agosto 2005 AP 1 ha beneficiato – indebitamente (cfr. dispositivo n. 1.3.1 della sentenza di primo grado) – dell’indennità di disoccupazione (circa fr. 5'000.- mensili, AI 516, pag. 11), fissata in base al salario dichiarato di fr. 8'000.- netti mensili per il periodo precedente (all. 10 all’AI 516) che, in realtà, come visto, non ha mai percepito (AI 404, pag. 89).
Dal 2007 al 2008 – sempre stando alle sue dichiarazioni ____________________ (cfr. MP AP 1 26.11.2010, all. 9 RPG, pag. 2), con uno stipendio netto mensile di circa fr. 8'500.- (all. 11 all’AI 516). In realtà, anche per questa nuovo periodo valgono le perplessità già espresse per il periodo precedente. Del resto, anche le indennità di disoccupazione percepite nel periodo che va dall’aprile 2008 al dicembre 2009 sono risultate essere totalmente indebite (cfr. dispositivo n. 1.3.2 del giudizio di prima sede), AP 1 non avendo, di fatto, mai lavorato per la __________ e, quindi, mai percepito nessuno stipendio.
Delle altre altisonanti attività non v’è nessuna traccia (cfr. AI 404, pag. 11).
Nemmeno vi è traccia della vasta rete di conoscenze che AP 1 si sarebbe fatto girando gran parte dell’Europa (MP AP 1 26.11.2010, all. 9 RPG, pag. 2).
Si annota, infine, tanto per completare il quadro della fantasiosità del personaggio, che, in alcune e-mail inviate a __________, AP 1 ha anche parlato – più modestamente – di attività di catering e maggiordomo (all. 23 all’AI 516, in particolare e-mail 11.6.2010).
b. Nella cortina fumogena sulle sue attività creata da AP 1 si sono persi anche amici e conoscenti. Infatti, nessuno di essi ha saputo fornire indicazioni precise riguardo alle attività professionali dell’appellante:
“ faceva diversi lavori, come contabilità, amministrazioni ecc.” (PS AAA_4 7.12.2010, all. 48 RPG, pag. 2);
“ mi aveva detto di giocare in borsa e che faceva altre attività in relazione alle sue opere d'arte ma concretamente non ho mai visto nulla di tutto questo” (PS AAA_4 10.3.2011, all. 52 RPG, pag. 6);
“ se non erro, il suo lavoro è quello di “giocare” in borsa” (PS 12.11.2010 __________, all. 64 RPG, pag. 8);
“ l’unica cosa che so è che lavorava nel settore “artistico”” (PS __________ 7.12.2010, all. 78 RPG, pag. 4-5);
“ non avevamo mai capito che tipo di lavoro facesse” (MP __________ 4.3.2011, V 14, pag. 3);
“ si spacciava anche come artista, forse allestiva mostre, non è mai stato chiaro alle mie domande dirette su quello che faceva” (PS __________ 7.12.2010, all. 101 RPG, pag. 7);
“ so per certo che era un ereditario (…) mi aveva detto che gestiva dei capitali, investendoli” (PS ABC_3 28.1.2011, all. 106 RPG, pag. 7 in cui la teste precisa di non avere creduto all’attività di gestione di capitaliAP 1 poiché “dal mio punto di vista, una persona che non legge la sua posta elettronica giornalmente è impossibile che possa gestire del denaro di terze persone”).
c. Da quanto sopra, forza è accertare che – salvo alcune eccezioni (e si usa il plurale per generosità) – AP 1 non ha mai lavorato e, per forza di cose, ha sempre vissuto alle spalle degli altri. In particolare, per quanto qui si è riusciti a stabilire:
- di ABC_1 (fino a prima del suo dissesto finanziario che, nel 2003, si evidenziava con 70 ACB per oltre fr. 3'000’000.- e 52 esecuzioni in corso per quasi altri fr. 4'000’000.-),
- di __________ (che, per ammissione di AP 1, sosteneva lui e abc_1 finanziariamente sin dal 1994 ( cfr. AI 404, pag. 89) e che, poi, fra il 2007 e il 2008, egli ha anche raggirato ottenendo da lui indebitamente un importo complessivo di fr. 654’000.-, cfr. punto 3.3.dell’AA e dispositivo n. 1.3.4 della sentenza pronunciata alla Corte di primo grado, passato incontestato in giudicato),
- della moglie __________ (cfr. PS __________ 5.9.2003, AI 8 in inc. NLP 5056/2007, pag. 7) e
- dell’assicurazione disoccupazione (cfr. punto 3.1 dell’AA e dispositivi n. 1.3.1 e 1.3.2 della sentenza pronunciata alla Corte di primo grado, passati incontestati in giudicato).
Del resto, della dipendenza economica da __________, AP 1 ha dato atto sia nell’ambito di una precedente inchiesta sia durante il presente procedimento penale:
“ Riesco a vivere grazie a dei contributi che mi passa __________ fratello di ABC_1. Faccio in sostanza il casalingo, ricevo aiuti anche da parte di mia madre” (verbale 22 gennaio 2007, citato in all. 1 al verb. dib. TPC, pag. 46);
“ AD dell'avv. DI 1 a sapere se è corretto dire, dal momento che in sostanza da tutte queste attività cartacee non è risultato nulla di concreto, che mio zio ed io abbiamo potuto tirare avanti con quanto datoci da __________, almeno in buona parte.
R non è stata una fortuna il fatto che __________ ha finanziato ABC_1 perché così egli ha potuto continuare a seguire la sua strada per nulla concreta ignorando i miei consigli pratici. Se li avesse seguiti avremmo realizzato dei progetti concreti. ABC_1 ha voluto essere lui al timone e non ha mai mollato nulla per cui il risultato è quello che conosciamo, ossia declino totale” (MP AP 1 18.10.2011, V 27, pag. 3).
Da quanto risulta, dopo l’ultimo versamento della cassa disoccupazione (relativo al mese di novembre 2009), AP 1 non ha più avuto entrate.
14. reati patrimoniali non più contestati
La prima Corte ha ritenuto AP 1 autore colpevole dei seguenti reati (tentati e consumati), di natura prevalentemente patrimoniale:
- appropriazione indebita per essersi, nel periodo compreso tra il 17 novembre 2009 e l’11 novembre 2010, appropriato della somma di fr. 200'000.- affidatagli da VITT_1;
- truffa aggravata siccome commessa per mestiere (in parte tentata) per avere, nel periodo compreso tra il 1. gennaio 2004 e il 1. dicembre 2009, ripetutamente (in almeno sei occasioni) ingannato (rispettivamente tentato di ingannare) con astuzia la Cassa cantonale di disoccupazione, la Cassa di disoccupazione OCST, la Nazionale Assicurazioni, __________, la società __________ e la __________ di Zurigo, inducendoli (rispettivamente tentando di indurli) ad atti pregiudizievoli al patrimonio proprio o altrui, conseguendo un indebito profitto di complessivi fr. 883'114.40 e tentando di ottenere indebitamente ulteriori 3 milioni di franchi;
- ripetuta (in sette occasioni) falsità in documenti;
- sviamento della giustizia per avere falsamente denunciato all’autorità penale di avere subito, presso la sua abitazione di __________, un furto in realtà mai avvenuto e denunciato unicamente allo scopo di ottenere, fraudolentemente, un risarcimento da parte della Nazionale Assicurazioni.
Già nel corso dell’inchiesta, AP 1 aveva ammesso tutti i reati patrimoniali e le falsità in documenti, salvo l’appropriazione indebita dei fr. 200'000.-, le truffe alle Casse di disoccupazione nonché la tentata truffa e lo sviamento della giustizia legati alla falsa denuncia di furto.
Al dibattimento di primo grado ha, poi, riconosciuto - in extremis, e meglio dopo una pausa durante la requisitoria del procuratore pubblico - la sua colpevolezza anche in relazione alle truffe alle casse di disoccupazione (all. 1 al verb. dib. TPC, pag. 72).
Sebbene continuasse a negare l’appropriazione indebita e la fattispecie legata alla falsa denuncia di furto, la Corte delle assise criminali lo ha ritenuto colpevole di tutti i reati ascrittigli.
In appello AP 1 insiste nel negare di essersi appropriato indebitamente dell’importo di fr. 200'000.- di pertinenza di VITT_1 (punto n. 2 AA), ma non contesta più la condanna per i reati legati al preteso furto che, dunque, è passata in giudicato.
Ne discende l’accertamento secondo cui, almeno a far tempo dal 2004 - non potendo, come visto, provenire né da attività lavorative, né dallo “__________”, ormai rovinato, né dalla moglie __________, deceduta nel 2003 e la cui eredità era, come visto, sfumata - le entrate di AP 1 erano unicamente il frutto di malversazioni varie.
Con esse egli ha continuato a finanziare il suo elevato tenore di vita, fatto di abiti firmati, vetture di lusso, cene in buoni ristoranti, residenza in una casa dalla pigione mensile di fr. 3'600.- , spese escluse, ecc.
15. situazione patrimoniale al momento dei fatti
Nel novembre 2010, la situazione finanziaria di AP 1 era disperata:
“ attualmente dispongo ancora di ca. fr. 8'000/10'000.--, inoltre fr. cash 20'000.-- che ho consegnato a mia mamma tempo fa per spese diverse, non da ultimo di patrocinio (MP AP 1 26.11.2010, all. 9 RPG, pag. 3);
“ ADR tutti i soldi che ho sono quelli che ho sul conto” (MP AP 1 23.12.2010, all. 16 RPG, pag. 13);
“ Quello che io possiedo è quello che è rimasto sui conti. Quello che ho a casa e basta.
ADR: che i conti che ho appena citato sono quelli che mi sono stati portati via dalla polizia. Quello della Posta, delle banche: Migros, __________ e __________” (PS AP 1 30.12.2010, all. 19 RPG, pag. 3 in cui, peraltro, omette di menzionare il conto presso __________);
“ avevo anche del denaro contante a casa, ora non ho più niente” (PS AP 1 30.12.2010, all. 19 RPG, pag. 3).
In effetti, dagli atti emerge che, al 12 novembre 2010, sui conti di AP 1 era depositato un importo complessivo di soli fr. 10'857.- (AI 516, pag. 16), così distribuiti:
- fr. 1'054.- presso __________;
- fr. 138.- presso __________;
- fr. 898.- presso __________;
- fr. 150.- presso __________;
- fr. 7'785.- presso __________;
- fr. 832.- presso __________.
In casa, AP 1 aveva fr. 10'000.- in contanti che, circa mezz’ora prima che la polizia lo prelevasse, ha dato a AAA_4 (MP AP 1 23.12.2010, all. 16 RPG, pag. 13; cfr., pure, MP AP 1 27.12.2010, all. 17 RPG, pag. 5; PS AP 1 25.1.2011, all. 25 RPG, pag. 8).
AP 1 – che ha, peraltro, dichiarato che la Mercedes e lo scooter in suo uso erano stati pagati dalla madre cui erano, peraltro, intestati (PS AP 1 16.11.2010, all. 7 RPG, pag. 2; PS AP 1 30.12.2010, all. 19 RPG, pag. 4; MP AP 1 29.2.2012, AI 99 in inc. 2011.607, pag. 13) - non poteva contare su altre risorse.
Egli aveva, inoltre, diversi debiti.
Dall’estratto UE 30.11.2010 (AI 60) emerge, infatti, che, al 30 novembre 2010, egli aveva 5 esecuzioni in corso per complessivi fr. 37'979.20 e 26 ACB per complessivi fr. 137'132.70 (cfr., anche, MP AP 1 26.11.2010, all. 9 RPG, pag. 3 e PS AP 1 30.12.2010, all. 19 RPG, pag. 5).
Questo per tacere di quanto egli doveva a __________.
16. precedenti penali
AP 1 è incensurato sia in Germania (cfr. estratto 13.1.2012 del casellario giudiziale germanico, AI 502), che in Italia (estratto 13.1.2012 del casellario giudiziale italiano, AI 503).
Dagli atti (AI 169), risulta che, in Svizzera, egli è stato più volte oggetto di procedimenti penali, la maggior parte dei quali si è conclusa con decreti di non luogo a procedere o di abbandono.
- Vi è, anzitutto, una condanna, risalente al 13.3.1990, alla pena di 60 giorni di detenzione sospesi condizionalmente per due anni per tentata truffa e falsità in documenti (DAC 215/90). È stato accertato che AP 1 si era presentato alla cassa del Denner con un carrello pieno di vini e liquori dal prezzo effettivo di fr. 1'155.- a cui aveva applicato delle etichette, staccate da altra merce meno cara, indicanti un prezzo complessivo di soli fr. 465.-.
Sentito a verbale, AP 1 ha inizialmente negato i fatti ma, dopo una notte trascorsa in carcere (tra il 22 e il 23.12.1989), li ha ammessi, ha pagato la differenza di prezzo e ha tenuto la merce.
Interrogato al riguardo, al dibattimento d’appello ha dichiarato che si era trattato di una bravata e, alla presidente che gli faceva notare che quanto accaduto sembrava indicativo di una certa difficoltà finanziaria, AP 1 ha risposto, non senza un certo sussiego, che, comunque, lui, alla porta del negozio, aveva ad aspettarlo una vettura del valore di almeno 150’000.- fr. (verb. dib. d’appello, pag. 3).
- Il 27.11.1991 è stato abbandonato un procedimento penale nei confronti di AP 1 per appropriazione indebita. La vertenza è stata ritenuta di carattere civile in quanto si trattava del mancato pagamento delle rate di due contratti leasing relativi a due Mercedes (non si sa se una di queste fosse quella che aspettava AP 1 fuori dal Denner) e si è risolta con la restituzione delle vetture alla banca (ABB 1761/91).
- È del 10.8.1992 l’abbandono interno del procedimento avviato, a seguito della denuncia dell’UF di Lugano, nei confronti di AP 1 per titolo di disobbedienza a decisioni dell’autorità. AP 1 non si era infatti presentato al’UF per essere interrogato quale consigliere delegato con firma individuale nel fallimento della __________. L’inchiesta è stata chiusa poiché non è stato ritenuto adempiuto il requisito del dolo, AP 1 avendo affermato di essersi dimenticato della prima convocazione ed avendo poi preso contatto con l’UF per recuperare l’interrogatorio (ABB 2263/92).
- Un altro procedimento penale avviato nei confronti di AP 1 è stato abbandonato il 19.12.1994. In quel caso, la denunciante (Cassa cantonale di compensazione AVS) aveva comunicato di ritenere priva di oggetto la denuncia sporta per titolo di infrazione all’art. 87 LAVS. La questione era legata al fatto che non erano stati riversati alla Cassa tutti i contributi AVS dedotti dai salari dei dipendenti. All’appello mancavano, per il periodo 1.7.1990 - 31.7.1991, fr. 20'000.- circa (ABB 3763/94).
- Un successivo procedimento penale si è, invece, concluso, il 20.4.1995, con la condanna di AP 1 (DAP 617/95) a 6 giorni di detenzione sospesi condizionalmente per due anni per un’infrazione alla LPP commessa nel 1991. In qualità di direttore e consigliere delegato della __________, AP 1 aveva omesso di riversare alla Fondazione istituto collettore LPP i contributi di previdenza professionale dedotti dai salari dei dipendenti per l’anno 1990. Questa volta mancavano all’appello fr. 7'318.-, di cui fr. 4'700.- sono stati versati dopo la denuncia.
Benché tale reato sia stato commesso durante il periodo di prova di cui alla condanna del 13.3.1990, con decreto 16.8.1995, il procuratore pubblico ha soltanto ammonito AP 1, rinunciando alla revoca o al prolungamento del periodo di prova fissato nella precedente condanna.
- Il 2.3.2000 un nuovo procedimento penale è stato chiuso con un decreto di non luogo a procedere (non motivato) per truffa (in relazione alla cessione di un esercizio pubblico sito nello stabile di proprietà di AP 1 e ABC_1 a Bedano) ritenuta l’inesistenza degli estremi del reato e la natura civile della vertenza (NLP 825/2000).
- Per le stesse ragioni, il 13.11.2000 è stato emanato un nuovo decreto di non luogo a procedere, sempre in un procedimento avviato per un’ipotesi di i truffa, in relazione alla fornitura di mobili per poco meno di fr. 7'000.- effettuata nell’aprile del 1990 da parte della denunciante a favore della __________ che non aveva mai pagato la relativa fattura (NLP 3161/2000; cfr., pure, perizia, pag. 93).
- Sempre in ragione della natura meramente civile della vertenza, il 12.10.2007 è stato emesso un ulteriore decreto di non luogo a procedere, ancora in un procedimento penale avviato per un’ipotesi di truffa, in relazione alla fornitura ed installazione, al prezzo - mai corrisposto - di fr. 32'000.-, di apparecchi audio e video a casa di AP 1 (NLP 4229/2007).
- È, poi, del 30.11.2007 il decreto di non luogo a procedere emanato nei confronti di AP 1 e ABC_1 in relazione alla morte di __________, moglie di AP 1 (NLP 5056/2007).
- Risulta in seguito una multa di fr. 570.- (più le spese di fr. 178.- per complessivi fr. 748.-) inflitta a AP 1 per una contravvenzione alla LCStr commessa nel canton Grigioni in data 11 maggio 2010 (AI 421).
- L’unica condanna che risulta dall’estratto del casellario giudiziale 9.1.2012 (AI 496) è quella di cui al DA 29.12.2010 con il quale AP 1 è stato ritenuto colpevole di falsità in documenti e conseguimento fraudolento di una falsa attestazione per avere, durante l’estate del 2004, agendo in correità con altre due persone, al fine di favorire una specifica società nell’ambito di una procedura esecutiva in via di realizzazione forzata del pegno immobiliare costituito da fondi di proprietà di ABC_1, allestito e sottoscritto, in rappresentanza di quest’ultimo, un contratto di affitto avente la citata società come affittuaria, contratto antedatato e attestante contrariamente al vero l’avvenuto pagamento integrale degli affitti nonché per avere fatto produrre tale contratto all’Ufficio d’esecuzione chiedendone ed ottenendone l’iscrizione nell’elenco oneri (DA 5901/2010 del 29.12.2010).
Per tali reati, AP 1 è stato sanzionato con una pena pecuniaria di 45 aliquote giornaliere da fr. 100.- cadauna, sospesa condizionalmente per 2 anni, oltre che alla multa di fr. 500.-.
Non essendo stata pagata, la multa di fr. 500.- di cui al DA è stata commutata in 5 giorni di pena detentiva sostitutiva che sono stati considerati già espiati poiché da computarsi in deduzione della carcerazione preventiva sofferta per il fatto di sangue (AI 469, AI 473bis e AI 482). Nella sua decisione, il GPC ha evidenziato che questi 5 giorni non potranno più essere considerati carcerazione preventiva ma dovranno essere dedotti dalla stessa (cfr. AI 482, pag. 2).
- Sempre nell’ambito della vicenda di cui al considerando precedente e sempre il 29.12.2010, AP 1 è stato oggetto di due ulteriori provvedimenti:
-- un decreto di abbandono non motivato per titolo di (complicità in) delitto contro la Legge federale sull’imposta federale diretta e frode fiscale in relazione alla differenza tra l’importo indicato nel contratto di affitto e quello effettivamente a lui consegnato in contanti (ABB 222/2010);
-- un decreto di non luogo a procedere interno con motivazione sommaria per titolo di bancarotta fraudolenta e frode nel pignoramento nonché diminuzione dell’attivo in danno dei creditori (NLP 9684/2010).
Ad ostare alla condanna sono state, nel primo caso, l’insufficienza di prove e, nel secondo, l’inesistenza degli estremi del reato.
VITA DELLA VITTIMA
17. storia personale e familiare
a. VITT_1 è nato il __________ a __________, dove ha vissuto sino al 1979 quando la famiglia si è trasferita a __________ (PS ACPR 1 18.1.2011, all. 83 RPG, pag. 3). Alla sorella (di 3 anni più grande di lui), al cognato e ai due nipoti VITT_1 era molto legato, soprattutto dopo che entrambi i genitori erano deceduti, il padre nell’aprile del 2000 e la madre il 22 luglio del 2009 (PS ACPR 1 18.1.2011, all. 83 RPG, pag. 4 e 5; cfr., pure, AI 516, pag. 7):
“ Io e lui siamo sempre stati uniti come fratelli e ancora di più da quando ci ha lasciato la mamma, nel luglio del 2009. VITT_1, visto che aveva perso entrambi i genitori, si sentiva un po’ orfano e quindi il contatto con me era importante. Lui era molto affezionato ai miei due figli i quali lo hanno sempre ricambiato. (…) il nostro rapporto era molto buono. Ci sentivamo e ci vedevamo regolarmente anche perché lui veniva a trovare volentieri i suoi due nipotini. Anche con mio marito c’era un rapporto d’affetto anche se non avevano gli stessi interessi. Mio padre nell’aprile del 2000 ci ha lasciato (…) La cosa che ci aveva uniti molto da quando era morto mio padre è stata la gestione di nostra madre che era entrata in una fase di depressione. Mia madre essendo da sola peggiorava sempre di più. Io e VITT_1 ci siamo dovuti impegnare per sostenerla e questo ci ha legati molto” (PS ACPR 1 18.1.2011, all. 83 RPG, pag. 4-5);
“ Era un legame importante sebbene non “asfissiante”. Un rapporto che si è rafforzato dopo la morte del padre e ancora di più dopo la morte della madre” (MP ACPR 1 1.2.2011, all. 84 RPG, pag. 3).
b. VITT_1 è stato descritto come una persona:
- molto intelligente (PS TE 2 14.12.2010, all. 81 RPG, pag. 2),
- brillante (PS __________ 9.12.2010, all. 113 RPG, pag. 3),
- creativa (PS __________ 14.12.2010, all. 104 RPG, pag. 3; PS __________ 9.12.2010, all. 113 RPG, pag. 3),
- tranquilla (PS __________ 17.12.2010, all. 69 RPG, pag. 3; PS __________ 10.12.2010, all. 70 RPG, pag. 2; PS __________ 12.11.2010, all. 75 RPG, pag. 2; PS __________ 13.1.2011, all. 109 RPG, pag. 5; PS __________ 23.11.2010, all. 112 RPG, pag. 2),
- riservata (PS __________ 21.12.1010, all. 68 RPG, pag. 3; PS __________ 17.12.2010, all. 69 RPG, pag. 3; PS __________ 2.12.2010, all. 72 RPG, pag. 2; PS __________ 12.11.2010, all. 75 RPG, pag. 2; PS ACPR 1 18.1.2011, all. 83 RPG, pag. 7; PS __________ 9.12.2010, all. 102 RPG, pag. 3 e 5; PS __________ 3.5.2011, AI 325, pag. 3; MP __________ 17.11.2011, V 30, pag. 3; MP Daniele Van Huffel 18.2.2011, V 9, pag. 4),
- cordiale (PS __________ 12.11.2010, all. 64 RPG, pag. 4),
- gentile e disponibile (PS __________ 12.11.2010, all. 64 RPG, pag. 7; PS __________ 10.12.2010, all. 70 RPG, pag. 2; PS TE 2 14.12.2010, all. 81 RPG, pag. 2; PS ACPR 1 18.1.2011, all. 83 RPG, pag. 4; PS __________ 24.11.2010, all. 86 RPG, pag. 3),
- molto educata (PS __________ 12.11.2010, all. 75 RPG, pag. 2; PS ACPR 1 18.1.2011, all. 83 RPG, pag. 4),
- rispettosa degli altri (PS ACPR 1 18.1.2011, all. 83 RPG, pag. 4),
- onesta, corretta e attenta alle regole (PS __________ 2.12.2010, all. 72 RPG, pag. 3; all. 3 al verb. dib. TPC, pag. 2),
- diretta ma diplomatica nella forma (PS __________ 15.11.2010, all. 103 RPG, pag. 3; all. 3 al verb. dib. TPC, pag. 2; cfr., pure, pag. 7),
- responsabile (PS __________ 12.11.2010, all. 110 RPG, pag. 2; MP __________ 17.11.2011, V 30, pag. 3; PS __________ 12.11.2010, all. 114 RPG, pag. 1) e molto professionale (PS __________ 21.12.1010, all. 68 RPG, pag. 3),
- precisa (PS __________ 21.12.1010, all. 68 RPG, pag. 3; PS __________ 12.11.2010, all. 110 RPG, pag. 2; PS __________ 9.12.2010, all. 113 RPG, pag. 3 e 8),
- molto ordinata e pulita (PS __________ 9.12.2010, all. 113 RPG, pag. 3 e 8),
- suscettibile e lunatica (AI 404, pag. 8; all. 3 al verb. dib. TPC, pag. 2; PS __________ 12.11.2010, all. 64 RPG, pag. 7),
- molto orgogliosa (all. 3 al verb. dib. TPC, pag. 2; cfr., pure, pag. 7).
Inoltre, secondo ACPR 2:
“ VITT_1 era un tipo poco sentimentale e concreto nel senso di funzionale all' obiettivo. Non prestava attenzione alle cose superflue. Aveva le idee in chiaro. Sapeva perfettamente dove voleva arrivare. Era un tipo diretto sebbene diplomatico nella forma. Aveva un grande rispetto per le persone. Evitava sempre di ferirle nel comunicare i suoi pensieri. Era estremamente educato (…) gli piaceva sicuramente avere il controllo della situazione” (MP ACPR 2 2.9.2011, V 21, pag. 2 e 6);
“ VITT_1 non era un sentimentale, nel senso che non conservava lettere d'auguri e lettere d'amore. Era un tipo piuttosto pratico e questi biglietti li buttava via subito. L'unico bigliettino che aveva tenuto era un mio post-it applicato sul suo frigorifero con scritto "ti amo" con firma "M" (M sta per ACPR 2)” (PS ACPR 2 21.1.2011, all. 40 RPG, pag. 4);
“ ADR VITT_1 non era un sentimentale nel senso di conservare oggetti o scritti. Ricordo che dopo lettura, ha gettato via subito anche i biglietti di condoglianze per la madre” (MP ACPR 2 2.2.2011, all. 41 RPG, pag. 5; cfr. pure MP ACPR 2 2.9.2011, V 21, pag. 2; cfr., anche, all. 3 al verb. dib. TPC, pag. 7; verb. dib. d’appello, pag. 15).
c. La vittima nutriva un grande interesse verso l’arte in genere e, in particolare, verso la pittura, la scultura, il teatro e la musica (all. 3 al verb. dib. TPC, pag. 3-4, PS __________ 24.11.2010, all. 71 RPG, pag. 4; PS ACPR 1 18.1.2011, all. 83 RPG, pag. 4; PS __________ 15.11.2010, all. 103 RPG, pag. 2).
Secondo TE 1, un amico, VITT_1“era un artista” (PS TE 1 14.12.2010, all. 87 RPG, pag. 7).
d. Durante l’adolescenza (verso i 17 anni), VITT_1 ha scoperto di essere omosessuale. Con non poca fatica, con l’aiuto della madre e della sorella, ha fatto accettare questa sua condizione anche al padre (PS ACPR 1 18.1.2011, all. 83 RPG, pag. 4).
18. rapporto di VITT_1 con ACPR 2
18.1. Da oltre 11 anni, VITT_1 aveva una relazione sentimentale con ACPR 2, cittadino italiano, diplomato come perito elettronico ma di professione istruttore di fitness (all’epoca dei fatti lavorava presso due palestre, il __________ di __________ e il __________ di __________; PS ACPR 2 12.11.2010, all. 31 RPG, pag. 1; PS ACPR 2 13.11.2010, all. 32, pag. 1).
Dal 2005, ACPR 2, per motivi professionali e di studio (frequentava la facoltà di scienze del turismo dell’Università dell’Insubria a Como), risiedeva da solo a __________ (PS ACPR 2 12.11.2010, all. 31 RPG, pag. 1 e 6).
Quando potevano, i due stavano insieme e ciò avveniva regolarmente tre o quattro giorni alla settimana (il mercoledì sera, dal momento che giovedì ACPR 2 lavorava a __________, e nel fine settimana):
“ VITT_1 l'ho conosciuto oltre 11 anni fa. Dal primo momento abbiamo iniziato una relazione sentimentale. Non vivevamo ufficialmente assieme. lo avevo il mio appartamento a Vacallo per ragioni professionali e studio (Como). Di fatto però passavamo 3/4 notti assieme a _______. L'abitudine era il mercoledì sera oltre al fine settimana” (MP ACPR 2 2.2.2011, all. 41 RPG, pag. 2);
“ Tengo a precisare che per me VITT_1 era tutto, lo amavo e volevo vivere per sempre con lui. Sottolineo il fatto che con lui ho vissuto una relazione stupenda per oltre 11 anni, assieme stavamo benissimo e la nostra intenzione era quella d'invecchiare assieme. Anche se vivevamo in due case separate, per motivi pratici (studi universitari a __________ e lavoro a __________), di fatto dormivamo assieme 3 o 4 giorni alla settimana” (PS ACPR 2 21.1.2011, all. 40 RPG, pag. 4);
“ Io e VITT_1 ci conoscevamo da 11 anni, quindi ci conoscevamo decisamente bene e il nostro rapporto è cresciuto e si è consolidato in questi 11 anni. Il fatto che io abitavo a __________ e lui a __________ era una scelta: il suo appartamento era già il nostro appartamento, mentre il mio mi serviva per il mio studio a Como e il mio lavoro. Il nostro schema settimanale è che ci vedevamo il mercoledì sera, il sabato e la domenica” (all. 3 al verb. dib. TPC, pag. 2).
18.2.
a. I due vivevano la loro relazione alla luce del sole e, insieme, frequentavano, come una coppia riconosciuta, le rispettive famiglie:
“ ACPR 2 e VITT_1 non hanno mai nascosto la loro relazione, anzi erano fieri di dichiararlo apertamente” (PS __________ 18.11.2010, all. 63 RPG, pag. 4);
“ VITT_1 aveva una relazione d’amore, da circa 10 anni, con ACPR 2. Questa relazione era conosciuta a tutti in quanto ne parlavano liberamente, non hanno mai nascosto il loro rapporto d’amore” (PS __________ 12.11.2010, all. 64 RPG, pag. 4);
“ So che aveva un amico da parecchi anni, di nome ACPR 2” (PS __________ 17.12.2010, all. 69 al RPG, pag. 3);
“ posso dire che il VITT_1 ha un amico di cui non so il nome, che frequenta regolarmente, nel senso che spesso si vede con questa persona a casa sua. (…) so che è da tanto che sono insieme” (PS __________ 12.11.2010, all. 75 RPG, pag. 2 e 3);
“ Sapevo che aveva una relazione con ACPR 2 (di cui però non conosco il cognome). ACPR 2 era il punto di riferimento affettivo di VITT_1. (…) VITT_1 era perso per ACPR 2” (PS TE 2 14.12.2010, all. 81 RPG, pag. 2 e 3);
“ Sapevo che tra ACPR 2 e VITT_1 c’era una storia sentimentale” (PS __________ 24.11.2010, all. 92 RPG, pag. 2);
“ Non ricordo esattamente quando, ACPR 2 mi aveva detto di avere una relazione sentimentale con VITT_1. (…) Ricordo che ACPR 2, per stare più vicino a VITT_1, mi aveva chiesto di stilare un piano di lavoro che potesse soddisfare le sue esigenze (…) Dunque la relazione tra ACPR 2 e VITT_1 era ufficiale. (…) lui (n.d.r.: VITT_1) non nascondeva la sua relazione con ACPR 2 . (…) La cosa era risaputa. Tutti i collaboratori lo sapevano” (PS __________ 9.12.2010, all. 102 RPG, pag. 2 e 4);
“ Ho saputo che in occasione di una cena di Natale della palestra __________ di __________ ACPR 2 aveva portato con sé VITT_1 come suo compagno. Dunque la cosa era risaputa anche per l’altra palestra” (PS __________ 9.12.2010, all. 102 RPG, pag. 5);
“ da anni aveva una relazione con ACPR 2” (PS __________ 15.11.2010, all. 103 RPG, pag. 2);
“ La nostra relazione era assolutamente riconosciuta. lo frequentavo regolarmente la casa della madre e della sorella di VITT_1 e VITT_1 frequentava regolarmente la mia famiglia a __________. Assieme partecipavamo alle feste di famiglia come quella del 31.10.2010. (…) Passavamo tutte le vacanze assieme; l'ultima l'abbiamo fatta nel luglio 2010 negli USA. Con noi c'era anche una nostra amica. Spesso uscivamo assieme a teatro (a Milano)” (MP ACPR 2 2.2.2011, all. 41 RPG, pag. 2);
“ VITT_1 ai vari incontri durante le festività o eventi importanti da festeggiare, portava sempre ACPR 2” (PS ACPR 1 18.1.2011, all. 83 RPG, pag. 7);
“ Conosco VITT_1 sin da piccoli. Eravamo amici d’infanzia e compagni di giochi. Le nostre famiglie si conoscevano e si frequentavano. (…) Penso di aver conosciuto ACPR 2 nel 2008 o nel 2009, sostanzialmente in occasione di riunioni familiari. ACPR 2 ha poi partecipato insieme a VITT_1 al mio matrimonio. Ci incontravamo a cene di famiglia, per esempio ricordo che ci siamo incontrati al compleanno di mia madre. In sostanza, ACPR 2 era invitato a queste riunioni familiari in qualità di compagno di VITT_1” (TE 1, verb. dib. d’appello, pag. 6).
b. Se la loro relazione era nota e tranquillamente accettata anche dalle rispettive famiglie, i due non ostentavano la loro omosessualità e si comportavano in modo discreto:
“ lo e VITT_1 in pubblico ci comportavamo con molta discrezione e prudenza. VITT_1 era estremamente attento a salvaguardare la sua reputazione. Non è che si vergognasse di essere omosessuale, ma per lui era una questione di stile” (MP ACPR 2 2.9.2011, V 21, pag. 8; cfr., pure, all. 3 al verb. dib. TPC, pag. 2-3);
“ ACPR 2 e VITT_1 (…) erano molto discreti” (PS __________ 23.11.2010, all. 73 RPG, pag. 2);
“ due si sono sempre comportati in maniera discreta. (…) i due erano molto riservati e di certo non davano “spettacolo” in palestra” (PS __________ 9.12.2010, all. 102 RPG, pag. 2 e 4).
c. Da tutte le persone sentite nell’inchiesta la coppia è stata definita felice, complice e affiatata e a tutti la relazione di VITT_1 e ACPR 2 appariva bella, solida ed invidiabile. Nessun teste ha parlato di screzi o dissapori. Al contrario:
“ La loro era una relazione stabile, serena, e avevano tanti progetti. Posso dire che era un matrimonio che va meglio del mio, avevano veramente un rapporto bellissimo. I miei genitori avevano accettato la loro relazione, anche grazie al comportamento discreto tra i due. (…) Noi sorelle (…) sapendo com’era bello il loro rapporto e vedendo la grande felicità di nostro fratello, avevamo accettato la relazione, condividendola.
Anche considerando che ACPR 2 e VITT_1 si erano conosciuti undici anni fa, la relazione aveva una certa consistenza. (…) Era una coppia felice” (PS __________ 24.11.2010, all. 71 RPG, pag. 4 e 6);
“ Io personalmente non li ho mai visti litigare o avere delle discussioni in pubblico. Stavano bene insieme erano una bella coppia. (…) ACPR 2 rispettava molto VITT_1 e sapeva anche che lui aveva bisogno dei suoi spazi. Il loro rapporto era molto complice, sapevano rispettarsi a vicenda nei loro spazi reciproci. Era una relazione molto bella e invidiabile. Si sono sempre sostenuti a vicenda” (PS ACPR 1 18.1.2011, all. 83 RPG, pag. 7-8);
“ In tempi recenti VITT_1 non mi ha parlato né fornito elementi affinché io potessi capire che ci fossero problemi nella sua relazione con ACPR 2. (…) Nemmeno ACPR 2, che come detto frequentava casa mia con una certa regolarità (seppur in occasione di particolari festività o cene), mi aveva parlato in tempi recenti di problemi nella relazione con VITT_1. Nemmeno io ho visto nel comportamento, in particolare verso mio fratello, un qualsiasi cambiamento” (MP ACPR 1 1.2.2011, all. 84 RPG, pag. 4);
“ vi era una stabilità di rapporto tra ACPR 2 e VITT_1. A mio giudizio ACPR 2 dava stabilità a VITT_1 nel senso che la loro era una relazione equilibrata” (MP ACPR 1 2.9.2011, V 22, pag. 3);
“ Per quanto ne so era una buona relazione” (PS TE 1 14.12.2010, all. 87 RPG, pag. 3);
“ Dal mio punto di vista loro due erano molto affiatati e, sempre dal mio punto di vista, il loro sentimento [era] autentico. (…) la relazione tra VITT_1 e ACPR 2, per quanto mi è dato a sapere, andava bene” (PS __________ 18.11.2010, all. 63 RPG, pag. 4 e 5);
“ Per quanto di mia conoscenza non vi era alcun problema tra VITT_1 e ACPR 2 (…) non credo vi fossero problemi tra i due, VITT_1 quando parlava di lui, cosa che avveniva frequentemente, ne parlava sempre bene” (PS __________ 12.11.2010, all. 64 RPG, pag. 4 e 5);
“ Per me era una buona relazione, io sentivo VITT_1 in ufficio quando era al telefono con ACPR 2 ed era molto carino” (PS __________ 25.11.2010, all. 66 RPG, pag. 7);
“ Da quello che si poteva vedere era una coppia tranquilla” (PS __________ 24.11.2010, all. 92 RPG, pag. 2);
“ quest’estate in luglio, io, VITT_1 e ACPR 2 siamo andati in vacanza negli Stati Uniti per due settimane. Tra ACPR 2 e VITT_1 non c’è stata una discussione o uno screzio, nulla di nulla. Dinanzi a me erano una bella coppia normale” (PS __________ 24.11.2010, all. 100 RPG, pag. 3 e 4);
“ il viaggio con VITT_1 e ACPR 2 negli Stati Uniti (…) è stato nel mese di luglio del 2010. A domanda dell’avv. RAAP 1 a sapere come ho visto la relazione tra VITT_1 e ACPR 2 durante questo viaggio, rispondo che mi è sembrato un rapporto maturo, solido e strutturato. Non ho mai sentito né saputo che fra i due ci fossero state delle crisi” (MP __________ 27.9.2011, V 23, pag. 4);
“ Posso dire che tra i due c’era una relazione forte e consolidata (…) molto forte e consolidata. Onestamente mi sorprende sapere di un eventuale “amante” di VITT_1” (PS __________ 9.12.2010, all. 102 RPG, pag. 2 e 5, cfr., anche, pag. 4);
“ conoscendo anche VITT_1, troverei strano che quest’ultimo avesse rapporti sentimentali e/o fisici con altre persone” (PS ACPR 2 15.11.2010, all. 103 RPG, pag. 2);
“ loro due andavano d’accordo e sembrava una coppia felice. Non li ho mai visti litigare. Mi sembravano molto complici” (PS __________ 14.12.2010, all. 104 RPG, pag. 3);
“ Tengo a precisare che già nel nostro primo incontro, VITT_1 aveva subito chiarito che non stava cercando una storia perché era già impegnato con ACPR 2. Molto probabilmente questa coppia (ACPR 2 e VITT_1) è quella più duratura di tutte quelle che conosco gay. (…) ACPR 2 è sempre stato talmente sicuro della solidità della sua relazione che non era geloso della mia amicizia con VITT_1” (PS __________ 9.12.2010, all. 113 RPG, pag. 2-3).
d. ACPR 2, pur nella difficoltà di parlare ad estranei di temi intimi e delicati, ha dichiarato di essere convinto che VITT_1 gli fosse fedele. Soltanto in un’occasione, ha spiegato, VITT_1 aveva avuto un’avventura mentre a lui la cosa era capitata più volte:
“ la nostra relazione sentimentale è fondata, mi fido ciecamente di lui e del suo comportamento rispettoso nei miei confronti” (PS ACPR 2 12.11.2010, all. 31 RPG, pag. 8).
“ Nella nostra relazione ci sono state alcune scappatelle da parte mia, ma effimere e unicamente fisiche. Non so di eventuali relazioni extra-rapporto di VITT_1. VITT_1 mi era molto fedele sia sentimentalmente che sessualmente” (MP ACPR 2 2.2.2011, all. 41 RPG, pag. 2);
“ VITT_1 mi ha sempre assicurato la sua fedeltà. Anche alcuni giorni prima dei fatti aveva ribadito spontaneamente il suo amore verso di me e la sincerità della nostra relazione” (MP ACPR 2 2.2.2011, all. 41 RPG, pag. 3).
A comprova dell’amore che il compagno gli portava, RAAP 1 ha mostrato agli inquirenti un sms che VITT_1 gli aveva inviato pochi giorni prima di essere ucciso:
“ ricordo che in data 28.10.2010 alle ore 22:08 VITT_1 mi ha inviato l'sms che mostro al PP e del seguente tenore "ti amo veramente tanto. Sei meraviglioso. Non te lo dico mai abbastanza. Bacio.”
Il PP attesta la corretta dicitura dell’sms” (MP ACPR 2 2.9.2011, V 21, pag. 8).
ACPR 2 ha, inoltre, riferito che, a seguito di una conversazione del mese di aprile 2010 sulla – del tutto teorica – possibilità di una futura loro separazione, VITT_1 ha reagito in modo estremamente ansioso, insistendo per essere rassicurato sulla natura puramente ipotetica della discussione:
“ (…) era più VITT_1 che aveva il timore di perdermi e di perdere un punto di riferimento che non io. Ricordo un episodio, nel mese di aprile del 2010, quando parlando con VITT_1 avevo sollevato una discussione sulla possibilità che un giorno ci si potesse lasciare. Si trattava di una pura discussione teorica; ovvero di immaginare la nostra vita l'uno senza l'altro. VITT_1 ha avuto una reazione palesemente apprensiva e voleva quasi la certezza che fosse solo una semplice ipotesi” (MP ACPR 2 2.9.2011, V 21, pag. 6).
e. I due progettavano, ormai da tempo, di acquistare un immobile in cui abitare e, possibilmente, gestire, insieme, un bed & breakfast (cfr. e-mail 14.10.2009 relativa alla ricerca di una casa in atti sub all. 175 RPG; cfr. e-mail 1.5.2010 ore 11.57 e 15.28 tra __________ e VITT_1 in atti sub all. 100 RPG):
“ Preciso che VITT_1 era seriamente intenzionato ad acquistare una casa per me e per lui. Settimanalmente visionavamo il sito Internet vwvw.homegate.ch per verificare se ci fossero delle case in vendita che ci potessero interessare.
A questo punto del verbale mostro agli agenti interroganti il messaggio (SMS) che VITT_1 mi aveva inviato (17.08.2010 - ore 20:21) e meglio:
Ciao ACPR 2. Ieri sera mi sembravi arrabbiato/deluso delle case ke abbiamo visto. So ke non è quello che sogni. Scusami. Prometto di trovare una casa degna di te” (PS ACPR 2 19.11.2010, all. 35 RPG, pag. 4);
“ Di recente stavamo concretizzando il progetto di acquistare casa o costruire casa. VITT_1 si era fatto fare delle proposte di finanziamento da __________ e __________. L'idea è anche nata a seguito dell'eredità ricevuta da VITT_1 dopo la morte della madre” (MP ACPR 2 2.2.2011, all. 41 RPG, pag. 2);
“ era nostra seria intenzione acquistare o costruire assieme una casa”
(PS ACPR 2 21.1.2011, all. 40 RPG, pag. 4);
“ già negli ultimi due anni era nata l'idea di andare a vivere assieme con VITT_1. Quando è poi venuta a mancare sua mamma (luglio 2009) i presupposti per concretizzare l'idea si sono realizzati. L'idea era quella di acquistare una casa/rustico ticinese abbastanza grande che volevamo riattare e in parte utilizzare ad attività di Bed & Breakfast”
(MP ACPR 2 2.9.2011, V 21, pag. 4);
“ D: Avevate dei progetti d fare qualcosa in comune dal punto di vista professionale?
R: La prima cosa era di prendere la casa insieme e anche io avevo dei problemi nell'ambito lavorativo. L'idea era di prendere una casa fuori _______ e di aprire insieme, un "bed & breakfast".
D: Quest'idea della casa si era concretizzata?
R: Sì, avevamo iniziato insieme a cercare” (all. 3 al verb. dib. TPC, pag. 2).
L’intenzione di VITT_1 di andare a vivere con ACPR 2 è confermata anche dalle dichiarazioni dei testi sentiti durante l’inchiesta:
“ era alla ricerca di una casa o un appartamento. La sua intenzione era quella di trasferirsi lì, credo con ACPR 2” (PS __________ 12.11.2010, all. 64 RPG, pag. 7);
“ avevano molti progetti assieme. (…) Mi ricordo che loro volevano seriamente costruire qualche cosa assieme, mi sembra che VITT_1 voleva addirittura lasciare la banca perché diceva che era un mondo di lupi. Il suo (n.d.r.: di ACPR 2) progetto era quello di frequentare l’Università di Como in campo turistico e poi con VITT_1 creare assieme una struttura in questo ambito”
(PS ____________ 24.11.2010, all. 71 RPG, pag. 4, 5 e 7);
“ VITT_1 e ACPR 2 (...) è un legame molto importante. Tanto è vero che volevano andare a vivere assieme, questo era un loro progetto”
(PS ACPR 1 18.1.2011, all. 83 RPG, pag. 7);
“ Da circa 1 anno e con più insistenza negli ultimi mesi VITT_1 riferiva della sua volontà di acquistare casa con ACPR 2 e questo nel __________. Fra i due vi era unità di consenso ed era chiaro che l’onere finanziario se lo sarebbe assunto in via principale VITT_1. Con questo ACPR 2 era d’accordo. La ricerca della casa di VITT_1 era diventato un affare di famiglia. Tutti, compresi i miei figli, si stavano impegnando con VITT_1”
(MP ACPR 1 1.2.2011, all. 84 RPG, pag. 4);
“ mi diceva VITT_1 che avevano un’idea di creare un’attività alberghiera, volevano anche prendere casa. Loro avevano un progetto comune”
(PS TE 1 14.12.2010, all. 87 RPG, pag. 3);
“ Sapevo che voleva acquistare casa. Aveva in gestazione un progetto di andare a convivere con ACPR 2.”
(MP __________ 27.9.2011, V 23, pag. 3);
“ Sapevo che voleva acquistare una casa con ACPR 2. Lo sapevo perché VITT_1 aveva chiesto consulenza a mio padre che è architetto”
(TE 1, verb. dib. d’appello, pag. 7).
Le dichiarazioni dei testi sulle ricerche di una casa sono confermate anche da tutta una serie di elementi. Tra questi:
- il sequestro, a casa della vittima, di documentazione relativa al calcolo di sostenibilità dell’ipoteca e di mappette con documenti relativi a ricerche di case (cfr. verbale di sequestro 8.2.2011, all. 139 RPG);
- un’e-mail dell’agosto 2010 relativa alla visita di case (all. 178 RPG);
- un’altra e-mail dell’agosto/settembre 2010 concernente la visita di un rustico a __________ (AI 405);
- l’email 17 ottobre 2010 con cui __________ ha inviato a VITT_1 un link immobiliare (cfr. e-mail 17.10.2010 ore 11.01 e 11.17 in atti sub all. 100 RPG).
Inoltre, __________, consulente bancario della vittima, ha dichiarato che, durante un colloquio avvenuto il 22 aprile 2010, alla sua domanda a sapere che fine avessero fatto i fr. 200'000.- che aveva prelevato nel novembre del 2009, VITT_1 gli rispose di conservarli a casa in vista dell’acquisto di un appartamento che stava cercando (PS __________ 12.11.2010, all. 114 RPG, pag. 2).
f. Anche se la questione non era ancora definita, l’idea di formalizzare la loro relazione con un’unione registrata era nell’aria:
“ Loro avevano un progetto comune e anche per questo motivo consigliavo a VITT_1 di formalizzare ufficialmente la loro relazione, anche legalmente. So che VITT_1 aveva parlato di questo con mia madre, dicendole che il mio consiglio lo aveva colpito e che ci avrebbe pensato”
(PS TE 1 14.12.2010, all. 87 RPG, pag. 3);
“ Mi ricordo di aver proposto a VITT_1 di ufficializzare la sua relazione con ACPR 2. Gliel’avevo proposto anche per la sua necessità di consolidare anche pubblicamente la sua relazione. VITT_1 - che era un po’ introverso - reagì con sorpresa e imbarazzo alla mia proposta (che credo di avergli fatto a margine del mio matrimonio). So che però il mio consiglio lo aveva colpito: lui ne parlò a posteriori con mia madre (cui era molto legato), dicendole che ci stava riflettendo seriamente” (TE 1, verb. dib. d’appello, pag. 7);
“ A domanda dell’avv. RAAP 1, rispondo che molto probabilmente la registrazione della nostra unione sarebbe stata lo sviluppo inevitabile del nostro rapporto: cercavamo una casa per vivere insieme e questo portava ad un’ufficializzazione a livello legale della nostra unione. Della cosa cominciavamo a parlarne con VITT_1 che mi aveva, in particolare, detto che altri amici gli avevano chiesto come mai noi non l’avessimo già fatto visto che eravamo insieme ormai da 11 anni”
(ACPR 2, verb. dib. d’appello, pag. 14).
19. formazione, attività svolte e recenti delusioni professionali di VITT_1
a. Dopo avere frequentato le scuole obbligatorie ed avere svolto uno stage presso l’ufficio grafica e decorazione del negozio __________ di Zurigo, nel 1990 VITT_1 ha conseguito il diploma di decoratore presso il CSIA di Lugano (AI 516, pag. 6; all. 8 all’AI 516).
In seguito, ha frequentato una scuola di grafica pubblicitaria e pubbliche relazioni (l’Istituto Superiore di Comunicazione di Milano) dove ha conseguito, nel 1994, il