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Bundesverwaltungsgericht 15.04.2011 D-5958/2009

15 avril 2011·Italiano·CH·CH_BVGE·PDF·2,016 mots·~10 min·3

Résumé

Asilo e allontanamento | Asilo ed allontanamento; decisione dell'UFM del 18 agosto 2009

Texte intégral

Bundesve rwa l t ungsge r i ch t T r i buna l   adm in istratif   f édé ra l T r i buna l e   ammin istrati vo   f ede ra l e T r i buna l   adm in istrativ   f ede ra l Corte IV D­5958/2009 Sen tenza   d e l   1 5   aprile   2011 Composizione Giudici Pietro Angeli­Busi (presidente del collegio),  Kurt Gysi, Robert Galliker,  cancelliera Lydia Lazar Köhli. Parti Bewar Hassam, nato il 1° maggio 1992, Iraq, Via delle Vigne 6 ­ Artore, 6500 Bellinzona, ricorrente,  contro Ufficio federale della migrazione (UFM),  Quellenweg 6, 3003 Berna,  autorità inferiore Oggetto Asilo ed allontanamento;  decisione dell'UFM del 18 agosto 2009

D­5958/2009 Pagina 2 Fatti: A.  Il 9 ottobre 2008, l'interessato, cittadino iracheno di etnia curda originario  di  Zakho  (provincia  di  Dohuk),  ha  presentato  una  domanda  di  asilo  in  Svizzera.  Ha  dichiarato,  in  sostanza  e  per  quanto  è  qui  di  rilievo  (cfr. verbali di audizione del 20 ottobre 2008 [di seguito: verbale 1] e del  17 giugno 2009 [di seguito: verbale 2]) di essere sempre vissuto a Zakho  e  di  essere  espatriato  nell'autunno  2008  perchè  ricercato  dalle  autorità  regionali  del Kurdistan  in  ragione della  sua occupazione quale portinaio  presso  la  sede  di  Zakho  del  Milli  Istihbarat  Teşkilati  (di  seguito:  MIT),  ovvero l'organizzazione nazionale turca di intelligence. B.  Su  richiesta  dell'UFM  ed  alla  luce  della  minore  età  del  richiedente  al  momento dell'inoltro della sua domanda di asilo, in data 1° dicembre 2008  è  stata  istituita  una  curatela  di  rappresentanza  a  suo  favore  (cfr.  act.  A16). C.  Tramite  decisione  del  18  agosto  2009,  notificata  al  curatore  dell'interessato  il  giorno  seguente,  l'UFM  ha  respinto  la  succitata  domanda  di  asilo,  pronunciando  nel  contempo  l'allontanamento  dalla  Svizzera  e  l'esecuzione  dell'allontanamento  medesimo  siccome  lecita,  esigibile e possibile. D.  Il  18  settembre  2009,  il  richiedente  ha  inoltrato  ricorso  dinanzi  al  Tribunale  amministrativo  federale  (di  seguito:  il  Tribunale)  contro  la  predetta decisione dell'UFM, chiedendo,  in via principale,  l'annullamento  del provvedimento impugnato, il riconoscimento quale rifugiato nonché la  concessione  dell'asilo  e,  in  via  subordinata,  la  concessione  dell'ammissione  provvisoria  in  ragione  dell'inesigibilità  dell'esecuzione  dell'allontanamento. Ha altresì presentato una domanda di esenzione dal  pagamento di un anticipo a copertura delle presumibili spese processuali.  E.  Tramite  decisione  incidentale  del  25  settembre  2009,  il  Tribunale  ha  autorizzato  il  ricorrente  a  soggiornare  in  Svizzera  fino  al  termine  della  procedura  ed  ha  rinunciato,  ritenuta  la  sussistenza  di  motivi  particolari  http://it.wikipedia.org/wiki/Mill%C3%AE_%C4%B0stihbarat_Te%C5%9Fkilat%C4%B1 http://it.wikipedia.org/wiki/Mill%C3%AE_%C4%B0stihbarat_Te%C5%9Fkilat%C4%B1 http://it.wikipedia.org/wiki/Mill%C3%AE_%C4%B0stihbarat_Te%C5%9Fkilat%C4%B1 http://it.wikipedia.org/wiki/Mill%C3%AE_%C4%B0stihbarat_Te%C5%9Fkilat%C4%B1 http://it.wikipedia.org/wiki/Mill%C3%AE_%C4%B0stihbarat_Te%C5%9Fkilat%C4%B1

D­5958/2009 Pagina 3 (art.  63  cpv.  4  della  legge  federale  sulla  procedura  amministrativa  del  20 dicembre  1968  [PA,  RS  172.021]),  a  chiedere  il  versamento  di  un  anticipo a copertura delle presumibili spese giudiziarie. In stessa data, ha  invitato l'autorità inferiore ad esprimersi sul ricorso.  F.  Tramite risposta del 26 ottobre 2009,  l'UFM ha proposto  la reiezione del  gravame.  G.  Il 9 dicembre 2009, l'insorgente ha inoltrato l'atto di replica. H.  Il  17 maggio  2010,  l'UFM  ha  inviato  al  Tribunale  la  relazione  finale  del  curatore  dell'insorgente,  dalla  quale  si  evince  che  la  curatela  di  rappresentanza  è  stata  revocata  in  ragione  del  raggiungimento  della  maggiore età del ricorrente in data 1° maggio 2010. Diritto: 1.  1.1.  Il  Tribunale  giudica  definitivamente  i  ricorsi  contro  le  decisioni  dell'UFM in materia di asilo, salvo se è stata depositata una domanda di  estradizione  da  parte  dello  Stato  abbandonato  dal  richiedente  l'asilo  in  cerca  di  protezione  (artt.  31  e  33  lett.  d  della  legge  sul  Tribunale  amministrativo  federale  del  17  giugno  2005  [LTAF,   RS 173.32],  art. 105 della  legge  sull'asilo  del  26  giugno  1998  [LAsi,  RS  142.31]  e  art. 83 lett. d della legge sul Tribunale federale del 17 giugno 2005 [LTF,  RS 173.110]). 1.2. Secondo l'art. 6 LAsi, le procedure in materia di asilo sono rette dalla  PA, dalla LTAF e dalla LTF, in quanto la LAsi non preveda altrimenti. 2.  V'è motivo di entrare nel merito del  ricorso che adempie  le condizioni di  ammissibilità di cui agli artt. 108 cpv. 1 LAsi, 48 cpv. 1 e 52 PA. 3.  3.1. Giusta  l'art. 33 cpv. 2 PA, applicabile per rimando dell'art. 37 LTAF,  nei  procedimenti  su  ricorso  è  determinante  la  lingua  della  decisione 

D­5958/2009 Pagina 4 impugnata.  Se  le  parti  utilizzano  un'altra  lingua,  il  procedimento  può  svolgersi in tale lingua. 3.2. Nel caso concreto, la decisione impugnata è stata resa in italiano ed  il  ricorso  è  stato  presentato  in  tale  lingua,  di  modo  che  la  presente  sentenza va redatta in italiano. 4.  Il  Tribunale  esamina  liberamente  l'applicazione  del  diritto  federale,  l'accertamento  dei  fatti  giuridicamente  rilevanti  e  l'inadeguatezza,  senza  essere vincolato né dai motivi  invocati delle parti  (art. 62 cpv. 4 PA), né  dai  considerandi della decisione  impugnata  (cfr. Sentenza del Tribunale  D­4917/2006 del 12 luglio 2007 consid. 3). 5.  5.1. Nella decisione impugnata, l'UFM ha ritenuto le dichiarazioni rilevanti  in materia di asilo del  richiedente contraddittorie,  vaghe ed  incompatibili  con  l'esperienza  generale  di  vita.  In  particolare,  avrebbe  reso  versioni  discordanti  circa  l'aspetto  temporale  legato alla  raccolta della  somma di  denaro  utilizzata  per  l'espatrio  da  parte  dei  parenti,  le modalità  con  cui  avrebbe ottenuto l'impiego presso il MIT e appreso di essere ricercato, le  mansioni  svolte  presso  il  MIT  ed  il  luogo  in  cui  si  sarebbe  rifugiato.  A  mente dell'autorità inferiore, poi, le sue allegazioni in merito all'esperienza  presso  il  MIT  non  sarebbero  sufficientemente  circostanziate,  facendo  dubitare che egli l'abbia realmente vissuta. Infine, risulterebbe strano che  non  abbia  chiesto  l'intermediazione  degli  zii  a  seguito  degli  asseriti  problemi  avuti  con  le  autorità  curde,  essendo  questi  stati  combattenti  curdi Peshmergar, bensì sia espatriato d'acchito e da solo. Ritenuti la sua  giovane  età,  la  sua  ignoranza  in merito  ad  aspetti  socio­politici  del  suo  Paese  e  la  buona  rete  social­familiare,  sarebbe  lecito  ritenere  che,  se  avesse  realmente  vissuto  quanto  affermato,  si  sarebbe  perlomeno  preoccupato  di  apprendere  il  motivo  alla  base  delle  accuse  mossegli,  tanto più che avrebbe potuto facilmente comprovare la sua estraneità alle  stesse.  L'autorità  inferiore,  pertanto,  ha  ritenuto  che  le  dichiarazioni  dell'interessato  non  adempino  le  condizioni  di  verosimiglianza  previste  all'art. 7 LAsi, ragione per cui la questione della rilevanza dei suoi motivi  di  asilo  ai  sensi  dell'art.  3  LAsi  potrebbe  rimanere  aperta.  Inoltre,  ha  riscontrato  che  il  documento  di  identità  versato  agli  atti  dall'interessato  rappresenterebbe un falso, ragione per cui non potrebbe essere preso in  considerazione.  Di  conseguenza,  ha  respinto  la  sua  domanda  di  asilo, 

D­5958/2009 Pagina 5 pronunciando  nel  contempo  l'allontanamento  e  l'esecuzione  del  medesimo, in quanto ammissibile, esigibile e possibile. 5.2.  Nel  gravame,  il  ricorrente  definisce  le  contraddizioni  sollevate  dall'autorità inferiore quali suoi tentativi di chiarire determinati aspetti che  non  avrebbe  potuto  dettagliare  sufficientemente  durante  la  prima  audizione, di natura sommaria. Inoltre, ritiene che nel suo caso siano stati  compiuti  errori  di  traduzione,  visto  che  nei  verbali  di  audizione  vi  sarebbero  elementi  che  non  avrebbe  mai  dichiarato  e  che,  tuttavia,  farebbero  l'oggetto  delle  contraddizioni  rimproverategli  nella  decisione  impugnata. Il fatto, poi, che non abbia saputo riferire nulla in merito al MIT  sarebbe  da  riportare  al  corto  lasso  di  tempo,  ossia  qualche  settimana,  che vi avrebbe lavorato. In aggiunta, non essendo un politico o una spia,  non sarebbe  in grado di  conoscere  il  funzionamento e gli  scopi di detta  organizzazione. Peraltro, non avrebbe mentito nemmeno sul suo viaggio,  tantopiù  che  ogni  anno  sarebbero  centinaia  di  migliaia  le  persone  che  entrerebbero  illegalmente  in  Europa  con  le modalità  da  lui  descritte.  In  merito  al  rimprovero mossogli  di  non  avere  ricercato  sostegno  dagli  zii  prima  dell'espatrio,  egli  fa  notare  come  nel  suo  Paese  le  leggi  e  le  conoscenze  personali  siano  di  aiuto  unicamente  alle  persone  ricche  e  potenti, mentre che per cittadini poveri come lui non vi sarebbe giustizia.  Infine,  ribadisce  l'autenticità  del  documento  di  identità  presentato.  Di  conseguenza,  è  dell'opinione  che  le  sue  dichiarazioni  debbano  essere  ritenute verosimili e che egli disponga della qualità di rifugiato, visto che  le  autorità  del  suo  Paese  non  sarebbero  in  grado  di  fornirgli  alcuna  protezione. Da ultimo,  ritiene  l'esecuzione dell'allontanamento  inesigibile  alla  luce  della  sua minore  età,  nonché  della mancanza  di  rispetto  della  dignità  umana  e  delle  più  elementari,  non  meglio  specificate  norme  di  sicurezza.  5.3.  Nella  risposta  al  ricorso,  l'UFM  elenca  dapprima  gli  elementi  di  inverosimiglianza riscontrati nel  racconto dell'insorgente e sottolinea che  le  contraddizioni  sollevate  riguarderebbero  aspetti  centrali  della  vicenda  narrata,  che  non  potrebbero  essere  considerate  quali  semplici  precisazioni.  Inoltre, definisce la descrizione resa dal ricorrente in merito  alla  sede  del  MIT  presso  la  quale  pretende  di  avere  lavorato  poco  dettagliata e contraria alla realtà dei fatti. Peraltro, è dell'avviso che l'atto  ricorsuale  non  contenga  fatti  o  mezzi  di  prova  nuovi  che  giustificherebbero una modifica del provvedimento querelato.

D­5958/2009 Pagina 6 5.4. Nell'atto  di  replica  l'insorgente  si  limita  a  comunicare  di  non  avere  niente da aggiungere a quanto già esposto nel gravame. 6.  Preliminarmente, la censura dell'insorgente secondo cui le contraddizioni  dell'UFM si baserebbero, tra l'altro, su dichiarazioni che non avrebbe mai  fornito,  in  particolare  durante  l'audizione  sommaria,  non  può  essere  condivisa. Ad audizione avvenuta, infatti, e dopo aver preso conoscenza,  tramite  corrispettiva  traduzione,  delle  dichiarazioni  verbalizzate,  egli  ha  apportato  la  sua  firma  in  calce  ai  verbali  e,  in  tal  guisa,  ha  confermato  appieno di aver effettivamente dichiarato quanto verbalizzato.  7.  7.1.  Sono  rifugiate  le  persone  che,  nel  Paese  di  origine  o  di  ultima  residenza,  sono  esposte  a  seri  pregiudizi  a  causa  della  loro  razza,  religione, nazionalità, appartenenza ad un determinato gruppo sociale o  per  le  loro  opinioni  politiche,  ovvero  hanno  fondato  timore  di  essere  esposte a tali pregiudizi. Sono pregiudizi seri segnatamente l'esposizione  a pericolo della vita, dell'integrità  fisica o della  libertà, nonché  le misure  che  comportano  una  pressione  psichica  insopportabile.  Occorre  altresì  tenere  conto  dei  motivi  di  fuga  specifici  della  condizione  femminile  (art. 3 LAsi). 7.2.  Chiunque  domanda  asilo  deve  provare  o  per  lo  meno  rendere  verosimile  la  sua  qualità  di  rifugiato.  Per  poter  ammettere  la  verosimiglianza,  ai  sensi  dell'art.  7 LAsi,  delle dichiarazioni  determinanti  rese  da  un  richiedente  l'asilo,  occorre  che  le  stesse  abbiano  insito  un  grado  di  convinzione  logica  tale  da  prevalere  in  modo  preponderante  sulla  possibilità  del  contrario,  così  che  quest'ultima  risulti  secondaria  (cfr. Giurisprudenza  ed  informazioni  della  Commissione  svizzera  di  ricorso  in  materia  d'asilo  [GICRA]  1993  n.  21).  In  altri  termini,  le  dichiarazioni  devono  essere  attendibili,  cioè  resistenti  alle  obiezioni,  precise, ovvero non generiche e non suscettibili di diversa interpretazione  (altrettanto o più verosimile), e concordanti, o meglio non in contrasto fra  loro  e  nemmeno  con altri  dati  o  elementi  certi.  Peraltro,  il  giudizio  sulla  verosimiglianza dev'essere il frutto di una valutazione complessiva, e non  esclusivamente atomizzata, delle singole allegazioni decisive, in modo da  consentire  di  limitare  al minimo  il  rischio  dell'approssimazione,  ovvero  il  pericolo di fondare il giudizio valorizzando, contro indiscutibili postulati di 

D­5958/2009 Pagina 7 civiltà  giuridica,  semplici  impressioni  dell'autorità  giudicante  (cfr. GICRA  1995 n. 23). 8.  8.1. Come  rettamente  rilevato  dall'autorità  di  prime  cure,  le  allegazioni  rilevanti  in  materia  di  asilo  rese  dall'insorgente  sono  da  considerarsi  contraddittorie, vaghe ed illogiche. In particolare, quando interpellato per  la  prima  volta  sulle  attività  lavorative  svolte,  ha  affermato  di  avere  lavorato  in  veste  di  facchino,  prima  di  intraprendere  la  funzione  di  portinaio  per  una  ditta  turca  nell'agosto  2008  (cfr.  verbale  1  pag.  2),  mentre  che,  di  seguito,  ha  sempre  dichiarato  che  da  tale  periodo,  rispettivamente  dal  luglio  2008  e  fino  all'espatrio,  avrebbe  lavorato,  sempre  come  portinaio,  per  il  MIT  (cfr.,  ad  esempio,  ibidem  pag.  5  e  verbale  2  pag.  5/D24). Ha  reso  versioni  discordanti  pure  circa  l'inizio  di  detta  occupazione  (fatta  risalire  durante  l'audizione  sommaria  al  10  agosto 2008 [cfr. verbale 1 pag. 5], e, in sede di seconda audizione, già al  21 luglio 2008 [cfr. verbale 2 pagg. 5­6/D24, 32 e 39], negando  la prima  versione  resa  [cfr.  ibidem  pag.  6/D40]),  le  persone  che  gli  avrebbero  procurato  detto  lavoro  (originarie  di  Diarbakir  [cfr.  verbale  1  pag.  5]  o,  seconda un'altra versione, di Batman/Turchia [cfr. verbale 2 pag. 5/D32])  e  la  questione  se  detto  lavoro  fosse  o  meno  legale  (dichiarandone  l'illegalità  durante  la  prima  audizione  [cfr.  verbale  1  pag.  6],  per  poi,  successivamente, affermare di ignorare se le attività svolte nell'edificio in  cui avrebbe lavorato fossero o meno proibite [cfr. verbale 2 pag. 8/D67]).  Anche  per  quanto  attiene  all'allegazione  secondo  la  quale  sarebbe  ricercato  a  seguito  della  predetta  attività  di  portinaio,  ha  fornito  versioni  contraddittorie. A guisa di esempio, in fase di audizione sui motivi di asilo  ha sostenuto di essere stato esplicitamente accusato di  fungere da spia  (cfr. verbale 2 pagg. 5 e 8/D32 e 69), mentre che nella prima audizione  non ha  fatto menzione alcuna di  tali  accuse ed ha  riportato unicamente  che  l'autorità  regionale  del  Kurdistan  l'avrebbe  cercato  al  suo  domicilio,  chiedendo  la  ragione della sua attività presso  il MIT  (cfr. verbale 1 pag.  5). Ugualmente, circa il soggetto che l'avrebbe ricercato, l'insorgente non  ha  saputo  presentare  un  racconto  uniforme,  identificandovi  l'autorità  regionale  del  Kurdistan  (cfr.  ibidem),  rispettivamente  il  Partito  Democratico  del  Kurdistan  (PDK,  cfr.  ibidem),  agenti  dell'ente  di  intelligence  curdo  (Asayish,  cfr.  verbale  2  pag.  5/D32)  o,  vagamente,  il  "Party" (cfr. ibidem pag. 7/D54). Il suo racconto non convince neppure in  merito  all'aspetto  temporale  degli  eventi  principe  narrati:  difatti,  ha 

D­5958/2009 Pagina 8 allegato in un primo tempo di avere saputo dal padre, in data 7 settembre  2008, che il 15 agosto 2008 delle persone avrebbero chiesto di lui al suo  domicilio (cfr. verbale 1 pag. 5), per poi cambiare versione senza ragione  plausibile, quando  interpellato sul motivo per cui  il padre avrebbe atteso  tre  settimane  prima  di  avvisarlo  dell'accaduto,  adducendo,  invece,  di  essere stato al corrente della visita a casa già dal 15 agosto 2008, giorno  in  cui  avrebbe  altresì  smesso  di  lavorare,  e  che  il  padre  l'avrebbe  chiamato il 7 settembre 2008 unicamente per ammonirlo del pericolo che  avrebbe  corso  (cfr.  ibidem).  Nello  stesso  contesto,  ha  dichiarato  che,  dopo  aver  appreso  della  predetta  visita,  si  sarebbe  rifugiato  presso  un  amico  a  Zakho  (cfr.  ibidem),  o,  secondo  una  versione  resa  successivamente, un amico a Telka Ber (cfr. verbale 2 pag. 5/D32). Del  resto,  risulta  del  tutto  illogico  che  egli  abbia  accettato  di  lavorare  per  il  presunto MIT, nonostante  il padre  l'avesse messo  in guarda dei pericoli  che  detto  passo  avrebbe  potuto  comportare  (cfr.  ibidem  pag.  7/D53),  rispettivamente  che  abbia  deciso  di  espatriare  senza mai  consultare  in  alcun modo né il padre, né il fratello dopo la sua scarcerazione, né il resto  della  famiglia  (cfr.  ibidem  pagg.  9­11/D73,  76,  92­93),  rispettivamente  senza  rivolgersi  dapprima  agli  autori  delle  accuse  mossegli,  al  fine  di  informarsi  di  preciso  sulle  stesse  e  tentare  di  spiegare  loro  di  avere  lavorato  per  tale  organizzazione  unicamente  in  veste  di  semplice  portinaio.  In  ogni  caso,  l'insorgente  non  è  stato  nemmeno  in  grado  di  definire  l'acronimo  MIT  e,  quando  esortato  a  indicare  cosa  sapesse  di  detta organizzazione, ha risposto in maniera molto vaga (cfr. ibidem pag.  6/D3438). Lo stesso dicasi per quanto riguarda l'allegato luogo di lavoro,  ovvero la sede del MIT a Zakho, descritto in termini generici, ad esempio  tramite l'elenco delle stanze che solitamente si trovano in un edificio, ma  senza alcun elemento che  lasci supporre che vi abbia mai messo piede  personalmente  (cfr. ibidem  pag.  8/D62­64).  Infine,  la  versione  secondo  cui  la  sua  famiglia  avrebbe  raccolto  il  denaro  necessario  all'espatrio  sull'arco  di  25  giorni  (cfr. ibidem  pag.  5/D27)  non  corrisponde  a  quella  secondo cui avrebbe deciso di espatriare il 7 settembre 2008 ed avrebbe  lasciato  il  suo  Paese  già  il  giorno  seguente  (cfr.  ibidem  pag.  10/D82),  tantopiù  che non  risulta  logico  che  i  famigliari  abbiano  iniziato  a  fare  la  colletta  prima  ancora  che  l'insorgente  abbia  maturato  la  decisione  di  lasciare il suo Paese. In tale contesto non soccorre l'insorgente l'allegazione ricorsuale secondo  la  quale  le  contraddizioni  sollevate  dall'UFM  e  riportate,  in  gran  parte,  poc'anzi  sarebbero  delle  mere  precisazioni  a  quanto  riferito  in  sede  di  audizione sommaria, ritenuto che le risposte rese durante l'audizione sui 

D­5958/2009 Pagina 9 motivi di asilo non descrivono ulteriormente le affermazioni  iniziali, bensì  sono in palese contrasto con le stesse. 8.2. Ne  discende  che,  sposando  le  conclusioni  dell'autorità  inferiore,  le  allegazioni  decisive  in  materie  di  asilo  rese  dal  ricorrente  sono  inverosimili. 8.3. Pertanto,  i  motivi  addotti  dall'autore  del  gravame  a  sostegno  della  sua domanda di asilo non sono atti a rendere verosimile (art. 7 LAsi) che  lo  stesso  sia  o  sarebbe,  in  caso  di  rientro  in  Iraq,  esposto  ad  atti  persecutori  rilevanti  in  materia  di  asilo  ai  sensi  dell'art.  3  LAsi.  Ne  consegue che,  sui punti di questione del  riconoscimento della qualità di  rifugiato, rispettivamente della concessione dell'asilo, il ricorso non merita  tutela e la decisione impugnata va confermata. 9.  9.1. Se  respinge  la  domanda  di  asilo  o  non  entra  nel merito,  l'Ufficio  federale  pronuncia,  di  norma,  l'allontanamento  dalla  Svizzera  e  ne  ordina  l'esecuzione.  Tiene  però  conto  del  principio  dell'unità  della  famiglia (art. 44 cpv. 1 LAsi). 9.2.  Il  ricorrente  non  adempie  le  condizioni  in  virtù  delle  quali  l'UFM  avrebbe  dovuto  astenersi  dal  pronunciare  l'allontanamento  (artt. 14 cpv. 1 e cpv. 2 e 44 cpv. 1 LAsi nonché art. 32 dell'Ordinanza 1  sull'asilo  relativa  a  questioni  procedurali  dell'11  agosto  1999  [OAsi  1,  RS 142.311]; GICRA 2001 n. 21). 9.3.  9.3.1.  Per  quanto  concerne  l'esecuzione  dell'allontanamento,  l'art. 83 della  legge  federale  del  16  dicembre  2005  sugli  stranieri  (LStr, RS  142.20)  prevede  che  la  stessa  sia  ammissibile,  esigibile  e  possibile.  Per  l'esame  della  possibilità,  dell'ammissibilità  e  dell'esigibilità  dell'esecuzione  dell'allontanamento  è  determinante  la  situazione al momento della presa di decisione. 9.3.2.  Per  gli  stessi  motivi  citati  al  considerando  8  del  presente  giudizio,  non  emergono  dalle  carte  processuali  elementi  da  cui  desumere  che  l'esecuzione  dell'allontanamento  del  ricorrente  possa  violare l'art. 25 cpv. 2 della Costituzione federale della Confederazione  Svizzera  del  18  aprile  1999  (Cost.,  RS  101),  l'art. 33 della  Convenzione  sullo  statuto  dei  rifugiati  del  28  luglio  1951  (Conv., 

D­5958/2009 Pagina 10 RS 0.142.30),  l'art.  5  LAsi  (divieto  di  respingimento)  nonché  l'art. 83 cpv. 3 LStr. La portata dell'art. 83 cpv. 3 LStr non si esaurisce nel principio del divieto  di  respingimento.  Anche  altri  impegni  di  diritto  internazionale  della  Svizzera  possono  essere  ostativi  all'esecuzione  del  rimpatrio,  in  particolare  l'art.  3  della  Convenzione  del  4 novembre 1950  per  la  salvaguardia  dei  diritti  dell'uomo  e  delle  libertà  fondamentali  (CEDU,  RS 0.101)  o  l'art.  3  della Convenzione  contro  la  tortura  ed altre  pene o  trattamenti  crudeli,  inumani  o  degradanti  del  10 dicembre  1984  (Conv. tortura, RS 0.105). L'applicazione di  tali disposizioni presuppone,  peraltro,  l'esistenza  di  serie  e  concrete  ragioni  per  ritenere  che  lo  straniero  possa  essere  esposto,  nel  Paese  verso  il  quale  sarà  allontanato,  a  dei  trattamenti  contrari  a  dette  disposizioni.  Spetta  all'interessato di rendere plausibile  l'esistenza di siffatte serie e concrete  ragioni. Nel  caso  concreto,  né  dalle  dichiarazioni  dell'insorgente,  né  dagli  atti  emergono  seri  indizi  secondo  cui  egli  possa essere  esposto,  in  caso di  rimpatrio,  al  rischio  reale  ed  immediato  ("real  risk")  di  un  trattamento  contrario  a  siffatte  disposizioni  (cfr.  GICRA  2001  n.  16  consid.  6a  con  relativi  riferimenti).  In  altri  termini,  lo  stesso  non  ha  saputo  fornire  un  insieme  d'indizi,  oppure  presunzioni,  sufficientemente  gravi,  precisi  e  concordanti quo ad un pericolo d'esposizione personale ad atti o fatti che  si ritengono contrari alle norme legali precitate. Pertanto,  come  rettamente  ritenuto  nel  provvedimento  litigioso,  l'esecuzione  dell'allontanamento  è  ammissibile  (art.  44  cpv.  2  LAsi  e  art. 83 cpv. 3 LStr). 9.3.3.  9.3.3.1  Per  quanto  attiene  all'esigibilità  dell'esecuzione  dell'allontanamento, nelle tre province curde del nord dell'Iraq (Dohuk,  Erbil e Suleimaniya) non vige, al momento, una situazione di violenza  generalizzata  e  la  situazione  politica  non  è  talmente  tesa  da  considerare  un  rimpatrio  come  generalmente  inesigibile.  Segnatamente,  lo  stato  della  sicurezza  è  più  stabile  ed  equilibrato  rispetto al  resto del Paese.  Inoltre,  la situazione dei diritti dell'uomo è  migliore rispetto alle zone nel sud e nel centro dell'Iraq. In particolare,  l'esecuzione  dell'allontanamento  verso  le  tre  province  curde  è  esigibile, di principio, per gli uomini curdi, non sposati, in buona salute 

D­5958/2009 Pagina 11 e giovani, a condizione che  la persona  interessata sia originaria della  regione  o  vi  abbia  vissuto  un  lungo  periodo  e  disponga  di  una  rete  sociale,  segnatamente  famiglia,  parenti  o  conoscenti,  oppure  di  relazioni  coni  partiti  al  potere  (cfr.  Decisione  del  Tribunale  amministrativo  federale  svizzero  [DTAF]  2008/5  consid.  7.5,  in  particolare 7.5.1 e 7.5.8). 9.3.3.2 Quanto alla situazione personale dell'insorgente, ha dichiarato  di  essere  originario  di  Zakho  nella  provincia  di  Dohuk  e  di  essere  sempre vissuto in detta città, sebbene ad indirizzi diversi (cfr. verbale 1  pag. 1).  È  giovane,  celibe  ed  ha  frequentato  sette  anni  di  scuola  (cfr. ibidem pag. 2 e verbale 2 pag. 4/D15). Dispone di un'esperienza  lavorativa  in  veste  di  portinaio  e  facchino  (cfr.  verbale  1  pag.  2  e  verbale  2  pag.  4/D22­23).  Inoltre,  dagli  atti  emerge  che  in  Patria,  segnatamente  a  Zakho,  vivono  tuttora  i  genitori,  quattro  sorelle  e  quattro  fratelli, nonché diversi zii con  le  rispettive  famiglie  (cfr.  ibidem  pag.  3  e  verbale  2  pag.  4/D13).  Infine,  non  ha  preteso  di  soffrire  di  gravi  problemi  di  salute  che  possano  giustificare  un'ammissione  provvisoria (cfr. GICRA 2003 n. 24), senza che ad un esame d''ufficio  degli  di  atti  di  causa  emerga  la  necessità  di  una  permanenza  in  Svizzera per motivi medici. Pertanto, sono adempiuti i presupposti per  formulare  una  prognosi  favorevole  con  riferimento  alle  effettive  possibilità  per  il  ricorrente  di  un  adeguato  reinserimento  sociale  nel  suo Paese d'origine.  9.3.3.3 In considerazione di quanto precede e al contrario dell'assunto  ricorsuale,  l'esecuzione  dell'allontanamento  è  ragionevolmente  esigibile nella fattispecie (art. 44 cpv. 2 LAsi e art. 83 cpv. 4 LStr). 9.3.4.  Infine,  non  risultano  impedimenti  neppure  dal  profilo  della  possibilità  dell'esecuzione  dell'allontanamento  (art.  44  cpv.  2  LAsi  e  art. 83 cpv. 2 LStr). Difatti  l'insorgente, usando della dovuta diligenza,  potrà  procurarsi  ogni  documento  necessario  al  rimpatrio  (art. 8 cpv. 4 LAsi).  L'esecuzione  dell'allontanamento  è  dunque  pure  possibile. 9.3.5.  Sulla  scorta  delle  considerazioni  che  precedono,  anche  in  materia  d'allontanamento  e  relativa  esecuzione,  il  gravame  va  disatteso e la querelata decisione confermata. 10.  Visto  l'esito  della  procedura,  le  spese  processuali  di  CHF  600.­,  che 

D­5958/2009 Pagina 12 seguono  la  soccombenza,  sono  poste  a  carico  del  ricorrente  (art. 63 cpv. 1 e  cpv. 5  PA  nonché  art.  3  lett.  a  del  regolamento  sulle  tasse  e  sulle  spese  ripetibili  nelle  cause  dinanzi  al  Tribunale  amministrativo federale del 21 febbraio 2008 [TS­TAF, RS 173.320.2]). Per  questi  motivi,  il  Tribunale  amministrativo  federale  pronuncia: 1.  Il ricorso è respinto. 2.  Le  spese  processuali  di  CHF 600.­,  sono  poste  a  carico  del  ricorrente.  Tale  ammontare  dev'essere  versato  alla  cassa  del  Tribunale  amministrativo  federale  entro  un  termine  di  30  giorni  dalla  data  di  spedizione della presente sentenza. 3.  Questa  sentenza  è  comunicata  al  ricorrente,  all'UFM  e  all'autorità  cantonale competente.  Il presidente del collegio: La cancelliera: Pietro Angeli­Busi Lydia Lazar Köhli Data di spedizione:

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