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Bundesverwaltungsgericht 17.10.2011 D-5571/2011

17 octobre 2011·Italiano·CH·CH_BVGE·PDF·1,630 mots·~8 min·2

Résumé

Asilo (non entrata nel merito / inganno sull'identità) e allontanamento | Asilo (non entrata nel merito) ed allontanamento; decisione dell'UFM del 7 ottobre 2011

Texte intégral

Bundesve rwa l t ungsge r i ch t T r i buna l   adm in istratif   f édé ra l T r i buna l e   ammin istrati vo   f ede ra l e T r i buna l   adm in istrativ   f ede ra l     Corte IV D­5571/2011 Sen tenza   d e l   1 7   ottobre   2011 Composizione Giudice Pietro Angeli­Busi, giudice unico,  con l'approvazione del giudice Bruno Huber; cancelliera Antonella Guarna.  Parti A._______, nato il (…), Ghana, alias B._______, nato il (…), Ghana, alias C._______, nato il (…), Burkina Faso,  ricorrente,  contro Ufficio federale della migrazione (UFM),  Quellenweg 6, 3003 Berna,    autorità inferiore.  Oggetto Asilo (non entrata nel merito) ed allontanamento;  decisione dell'UFM del 7 ottobre 2011 / N […].

D­5571/2011 Pagina 2 Visto: la  domanda  di  asilo  che  l'interessato  ha  presentato  in  data  (…)  in  Svizzera con le generalità di C.______, nato il (…), originario del Burkina  Faso, l'esame  delle  impronte  digitali  del  (…),  da  cui  emerge  che  l'interessato  sarebbe stato registrato con il nome di A._______, nato il (…), originario  del Ghana,  in  occasione dell'inoltro  di  una  richiesta  per  un  visto  presso  l'Ambasciata di Svizzera ad D.______ (Ghana),  i verbali di audizione del 17 agosto 2011 dell'audizione sommaria presso  il Centro di registrazione e di procedura di E._______ (CRP) (di seguito:  verbale  1),  nonché del  diritto  di  essere  sentito  in merito  all'applicazione  dell'art. 32 cpv. 2  lett. b  della  legge  del  26 giugno  1998  sull'asilo  (LAsi,  RS 142.31) sulla base del risultato dattiloscopico (di seguito: verbale 2),  la  decisione  dell'UFM  del  7  ottobre  2011,  notificata  all'interessato  il  medesimo giorno  (cfr. avviso di notifica e di  ricevuta; atto UFM A 13/1),  mediante  la  quale  detto  Ufficio  non  è  entrato  nel  merito  della  suddetta  domanda  ai  sensi  dell'art.  32  cpv.  2  lett.  b  LAsi  ed  ha  ordinato  l'allontanamento  dell'interessato  dalla  Svizzera,  come  pure  l'esecuzione  dell'allontanamento medesimo, il ricorso inoltrato dall'insorgente il 7 ottobre 2011, la  copia  dell'incarto  dell'UFM  pervenuto  via  fax  al  Tribunale  amministrativo federale (di seguito: il Tribunale) in data 10 ottobre 2011, i  fatti  del  caso  di  specie  che,  se  necessari,  verranno  ripresi  nei  considerandi che seguono, e considerato: che  le  procedure  in materia  di  asilo  sono  rette  dalla  legge  federale  del  20 dicembre 1968 sulla procedura amministrativa (PA, RS 172.021), dalla  legge  del  17  giugno  2005  sul  Tribunale  amministrativo  federale  (LTAF,  RS 173.32) e dalla legge del 17 giugno 2005 sul Tribunale federale (LTF,  RS 173.110), in quanto LAsi non preveda altrimenti (art. 6 LAsi),

D­5571/2011 Pagina 3 che  il  Tribunale  giudica  definitivamente  i  ricorsi  contro  le  decisioni  dell'UFM in materia di asilo, salvo se è stata depositata una domanda di  estradizione  da  parte  dello  Stato  abbandonato  dal  richiedente  l'asilo  in  cerca di protezione (art. 31 e 33 lett. d LTAF, art. 105  LAsi e art. 83 lett. d  cifra 1 LTF),  che vi è motivo di entrare nel merito del ricorso che adempie le condizioni  di  ammissibilità  di  cui  all'art. 48  cpv. 1  e  all'art. 52  PA  nonché  all'art. 108 cpv. 2 LAsi,  che, giusta l'art. 33a cpv. 2 PA, applicabile per rimando dell'art. 6 LAsi e  dell'art. 37 LTAF,  nei  procedimenti  su  ricorso  è  determinante  la  lingua  della  decisione  impugnata;  che,  se  le  parti  utilizzano  un'altra  lingua,  il  procedimento può svolgersi in tale lingua, che, al momento della sua entrata in Svizzera e nell'ambito dell'audizione  sommaria,  l'interessato  ha  declinato  le  generalità  di  C._______,  nato  il  (…), originario del Burkina Faso; che avrebbe vissuto a F._______ dalla  sua  nascita,  rispettivamente  sul  confine  tra  il  Burkina  Faso  e  il  Ghana,  nonché dal (…) a G._______, da dove sarebbe fuggito il (…), a causa dei  conflitti  armati  scoppiati  il  (…)  per  destituire  il  Presidente  ed  a  seguito  dell'uccisione  al  loro  domicilio  in  data  (…)  dei  suoi  genitori,  poiché  suo  padre  sarebbe  stato  membro  di  un  partito  politico;  che  l'interessato  si  sarebbe  rifugiato  su  un  albero  dietro  casa  sua  e  il  (…),  temendo  di  rimanere  ucciso  nei  combattimenti,  sarebbe  espatriato;  che,  transitando  per  il  H._______  e  il  I._______,  sarebbe  giunto  in  J._______,  a  K._______, da dove – dopo quasi (…) mesi – sarebbe partito in barca per  raggiungere  l'L._______  ed  avrebbe  poi  preso  un  treno,  giungendo  in  Svizzera, che,  nell'ambito  del  diritto  di  essere  sentito  sull'applicazione  dell'art. 32 cpv. 2  lett. b  LAsi,  l'interessato  ha  confermato  e  ribadito  la  veridicità  delle  generalità  dichiarate,  negando  in  ogni  modo  quanto  contestatogli  dall'UFM  sulla  base  delle  risultanze  dell'esame  dattiloscopico,  secondo  le  quali  le  sue  impronte  sarebbero  già  stata  rilevate  in  occasione  dell'inoltro  di  una  richiesta  di  visto  per  entrare  in  Svizzera, presentata dal medesimo con le generalità di A._______, nato il  (…), originario del Ghana e con il corrispettivo passaporto,   che,  nella  decisione  impugnata,  l'UFM  ha  ritenuto  che  il  richiedente  ha  ingannato  le autorità  svizzere  in materia di asilo sulla propria  identità ai  sensi dell'art. 32 cpv. 2 lett. b LAsi; che, infatti, egli si sarebbe presentato 

D­5571/2011 Pagina 4 presso  il  CRP  con  l'identità  di  C._______,  nato  il  (…),  Burkina  Faso,  mentre che dalle risultanze dell'esame dattiloscopico sarebbe emerso che  egli  avrebbe  già  depositato  le  sue  impronte  digitali  il  (…)  alla  rappresentanza elvetica ad D._______, nel quadro di una richiesta per un  visto,  in  occasione  della  quale  il  medesimo avrebbe  presentato  un  passaporto  del  Ghana  con  l'identità  di  A._______,  nato  il  (…);  che,  confrontato a tali fatti, le dichiarazioni del ricorrente secondo le quali non  sarebbe  mai  stato  ad  D._______,  ribadendo  l'identità  presentata  nel  corso della procedura di asilo, non potrebbero essere  ritenute plausibili,  rispetto  all'affidabilità  dei  confronti  dattiloscopici;  che,  per  di  più,  non  si  tratterebbe  solo  di  una  coincidenza  il  fatto  che  la  data  di  nascita  dichiarata  sarebbe  identica  a  quella  indicata  nel  passaporto  presentato  presso  la suddetta rappresentanza; che, avendo  il  richiedente  ingannato  le  autorità  sulla  propria  identità,  l'UFM  ha  considerato  che  non  esisterebbero  motivi  per  ammettere  l'esistenza  di  indizi  in  favore  della  qualità di rifugiato del richiedente e che, peraltro, non risulterebbero dagli  atti indizi secondo cui egli sarebbe esposto a trattamenti contrari all'art. 3  della Convenzione per  la salvaguardia dei diritti dell'uomo e delle  libertà  fondamentali  del  4 novembre 1950  (CEDU, RS 0.101);  che,  inoltre,  non  sussisterebbero  nemmeno  motivi  individuali  relativi  al  richiedente  che  potrebbero  opporsi  al  suo  rinvio  in  Ghana  –  tra  l'altro  designato  quale  Stato  terzo sicuro dal Consiglio  federale – o dal punto di vista  tecnico e  pratico, che, di conseguenza, l'UFM non è entrato nel merito della citata domanda  ai  sensi  dell'art.  32  cpv.  2  lett.  b  LAsi;  che  l'autorità  inferiore  ha  pure  pronunciato  l'allontanamento  dell'interessato  dalla  Svizzera  e  l'esecuzione dell'allontanamento verso il Ghana siccome lecita, esigibile e  possibile, che, nel ricorso, l'insorgente ha confermato l'identità dichiarata in corso di  procedura,  nonché  il  fatto  di  non  essere  mai  stato  ad  D._______,  contestando  il  riscontro  dattiloscopico  su  cui  si  fonderebbe  la  decisione  dell'UFM  e  chiedendo  al  Tribunale  di  verificarne  la  validità  e  di  concedergli  la possibilità di visionare la pertinente documentazione in tal  senso; che,  infatti, egli  fa valere che vi sarebbe stata una violazione dei  suoi diritti, in quanto non avrebbe ricevuto, con la decisione impugnata, i  rapporti  relativi  a  tali  raffronti  dattiloscopici,  come  pure  le  informazioni  idonee e decisive per consentirgli di capire e di contestare la validità degli  stessi;  che, del  resto, egli  sarebbe  fermamente convinto che vi  sarebbe  stato  un  errore,  ritenuto  che non avrebbe mai  fatto  richiesta  di  un  visto  per  la  Svizzera,  né  fornito  un'identità  falsa  alle  autorità;  che,  inoltre,  il 

D­5571/2011 Pagina 5 ricorrente contesta che l'UFM – nonostante fosse a conoscenza dei suoi  gravi  problemi  medici  che,  secondo  la  documentazione  allegata,  potrebbero essere  inconciliabili con  l'esecuzione del suo allontanamento  e per i quali occorrerebbe procedere ad ulteriori analisi – non ne avrebbe  tenuto  conto  e  non  avrebbe  motivato  un  siffatto  modo  di  procedere  riguardo  all'esigibilità  del  suo  allontanamento,  affermando  che  egli  avrebbe violato  il suo dovere di collaborare; che  il  ricorrente  ritiene che,  pur  ammessa  tale  violazione,  i  suoi  problemi  medici  sarebbero  reali  e  indipendenti  dall'identità  registrata;  che,  di  conseguenza,  la  decisione  dell'UFM  andrebbe  annullata,  poiché  sarebbe  viziata  dal  punto  di  vista  della  motivazione  e  si  fonderebbe  su  un  accertamento  inesatto  ed  incompleto  dei  fatti;  che,  peraltro,  gli  dovrebbe  essere  accordata  l'ammissione  provvisoria,  ritenuto  che  un  suo  rinvio  non  sarebbe  né  ammissibile,  né  ragionevolmente  esigibile  e,  sussidiariamente,  l'UFM  dovrebbe  provvedere  ad  una  nuova  audizione  per  chiarire  i  suoi  reali  motivi di asilo,  che,  in  conclusione,  il  ricorrente  ha  chiesto,  in  via  principale,  la  visione  degli  atti  concernenti  l'esame  dattiloscopico,  l'annullamento  della  decisione  impugnata  e  la  trasmissione  degli  atti  all'autorità  inferiore  per  una  nuova  decisione  nel  merito  della  sua  domanda  di  asilo  e,  in  via  sussidiaria,  la  concessione  dell'ammissione  provvisoria;  che  ha,  altresì,  presentato  una  domanda  di  esenzione  dal  versamento  di  un  anticipo  a  copertura delle presumibili spese processuali, che  giusta  l'art.  32  cpv.  2  lett.  b  LAsi,  non  si  entra  nel  merito  di  una  domanda di asilo se il richiedente inganna le autorità sulla propria identità  e tale fatto è stabilito dai risultati dell'esame dattiloscopico o da altri mezzi  di prova, che, giusta  l'art. 1a  lett. a dell'Ordinanza 1 dell'11 agosto 2009 sull'asilo  relativa  a  questioni  procedurali  [OAsi  1,  RS  142.311]),  per  identità  s'intende  cognome,  nome,  cittadinanza,  etnia,  data  di  nascita,  luogo  di  nascita e sesso  (cfr. Giurisprudenza ed  informazioni della Commissione  svizzera  di  ricorso  in  materia  d'asilo  [GICRA]  2001  n. 27  consid. 5e/cc  pag. 210), che l'art. 32 al. 2 lett. b LAsi implica che incombe alle autorità svizzere in  materia  di  asilo  di  apportare  la  prova  dell'inganno  nei  loro  confronti  (cfr. GICRA 2003 n. 27 consid. 2 pag. 176, GICRA 1996 n. 32 consid. 3a  pag. 303);  che  tale  prova,  come  dispone  espressamente  la  suddetta  norma  legale,  può  essere  apportata,  segnatamente  in  base  all'esame 

D­5571/2011 Pagina 6 dattiloscopico che consiste nella presa di  impronte digitali e di  fotografie  (cfr. GICRA 2004 n. 4 consid. 4d pag. 29), che,  preliminarmente,  riguardo  alla  censura  ricorsuale  del  ricorrente  tendente  all'accesso,  nonché  alla  visione  degli  atti  relativi  all'esame  dattiloscopico, in assenza del quale non avrebbe potuto capire appieno la  decisione  dell'UFM  e  contestare  la  validità  di  detto  esame  (cfr.  ricorso  pag.  2),  il  Tribunale  rileva  che  l'insorgente  è  stato  informato  in maniera  completa  delle  risultanze  dell'esame  dattiloscopico  e  confrontato  alle  stesse sia  in occasione dell'audizione sommaria che del diritto di essere  sentito in merito all'applicazione dell'art. 32 cpv. 2 lett. b LAsi (cfr. verbale  1 e 2); che, peraltro, al momento della notifica della decisione impugnata,  sono  stati  altresì  trasmessi  al  ricorrente  gli  atti  liberi  in  consultazione,  ovvero quelli che non costituiscono delle note interne dell'autorità inferiore  e  che  non  sono  protetti  da  un  interesse  pubblico  a  rimanere  segreti,  ai  sensi della legge (cfr. art. 27 PA; Decisione del Tribunale federale [DTF]  115  V  303),  tra  questi  appunto  l'estratto  del  confronto  delle  impronte  digitali  del  ricorrente  registrate  in  occasione della  sua domanda di  asilo  con  tutti  i  sistemi di  dati  a disposizione, da cui  è  risultato  che  le  stesse  erano già state rilevate e depositate nel sistema EVA (cfr. atti UFM A 4/2  e A 13/1); che, in tali circostanze, vi è ragione di ritenere che al ricorrente  sia  stato  messo  a  disposizione  in  maniera  sufficiente  quanto  a  lui  necessario per conoscere ed esprimersi riguardo alle prove raccolte, per  garantire  il  rispetto  del  diritto  di  essere  sentito  e  quindi  di  garantire  un  corretto  esercizio  del  diritto  di  difesa;  che,  del  resto,  il  fatto  che  il  ricorrente  non  possa  confutare  il  risultato  dell'esame  dattiloscopico  e  il  confronto delle impronte digitali – ritenuto il carattere puramente tecnico e  scientifico  di  tali  procedimenti  –  non  significa  che  può  essere  ravvisato  l'esistenza  di  un  vizio  grave,  quale  la  violazione  del  diritto  di  essere  sentito,  suscettibile  di  un  intervento  d'ufficio  da  parte  del  Tribunale  medesimo,  che,  inoltre,  quanto  al  fondo  delle  contestazioni  circa  l'esame  dattiloscopico  e  le  sue  risultanze,  non  vi  è  alcun  motivo  di  dubitare  di  detto  esame,  così  come  di  scostarsi  da  quanto  emerso  dal medesimo;  che, infatti, costituisce una prova praticamente inconfutabile il fatto che le  impronte  digitali  rilevate  al  ricorrente  al  momento  della  presentazione  della domanda di asilo  in Svizzera coincidano con quelle rilevate in data  (…)  presso  l'Ambasciata  di  Svizzera  ad D.________  e,  come  tali,  sono  state registrate nell'apposito sistema, il cui confronto è risultato facilmente  verificabile  e  positivo;  che,  parimenti,  può  essere  ritenuto  altrettanto  inconfutabile  il  risultato  derivato  dal  raffronto  effettuato,  dal  quale  è 

D­5571/2011 Pagina 7 emerso che il ricorrente si è presentato alla predetta Ambasciata, in vista  dell'ottenimento di un visto Schengen per la Svizzera, con un documento  di  identità (passaporto)  indicante  le generalità di A._______, nato  il  (…),  originario del Ghana  (cfr. Atto UFM A 9/49), mentre che –  in occasione  del  deposito  della  sua  domanda  di  asilo  –  ha  dichiarato  di  chiamarsi  C._______,  nato  il  (…) e di  essere originario del Burkina Faso  (cfr. Atti  UFM A 1/1 e A 3/1, nonché verbale 1e verbale 2),  che,  peraltro,  come  rettamente  rilevato  dall'autorità  inferiore,  costituisce  un  ulteriore  prova  a  favore  dell'inganno  dell'identità  da  parte  del  ricorrente, il fatto che la data di nascita da lui dichiarata, corrispondente al  (…),  sia  esattamente  identica  a  quella  fornita  precedentemente  per  l'inoltro della domanda di visto (cfr. verbale 1 e Atto UFM A 9/49); che in  tale  constatazione  non  può  certo  essere  ravvisata  una  semplice  coincidenza,  che,  di  conseguenza,  è  incontestabile  che  il  ricorrente  ha mentito  sulla  sua identità di  fronte alle autorità elvetiche, presentandosi – al momento  del  deposito  della  domanda  di  asilo  in Svizzera  –  sotto  un'altra  identità  (cfr. Atti UFM A 1/1 e A 3/1, verbale 1); che, sorprendentemente, davanti  all'evidenza,  l'insorgente  ha  continuato  a  negare  l'inganno,  così  palesemente  determinato  dall'UFM,  senza  apportare  alcun  elemento  o  mezzo di prova suscettibile di comprovare  l'identità da lui dichiarata (cfr.  verbale 2 e ricorso pag. 2) e confutare così le prove apportate dall'autorità  inferiore a sostegno del suo inganno,  che,  pertanto,  l'UFM ha  chiaramente  apportato  la  prova dell'inganno da  parte del ricorrente, che, di conseguenza, alla  luce dell'inganno costatato, non merita alcuna  considerazione  il  racconto  esposto  dal  ricorrente  a  sostegno  dei  suoi  motivi  di  asilo,  come  pure  la  richiesta  del  medesimo  tendente  ad  un'ulteriore audizione al  fine di  chiarire  i  suoi motivi  di asilo  (cfr.  ricorso  pag. 3), in conformità dell'art. 36 LAsi,  che,  in  virtù  di  quanto  precede,  ne  discende  che  l’UFM  ha  rettamente  considerato  siccome  adempiti  i  presupposti  per  la  pronuncia  di  una  decisione di non entrata nel merito ai sensi dell’art. 32 cpv. 2 lett. b LAsi  per inganno sull'identità giusta l'art. 1a lett. a OAsi 1,

D­5571/2011 Pagina 8 che,  di  conseguenza,  in  materia  di  non  entrata  nel  merito,  il  ricorso,  destituito  di  ogni  e  benché  minimo  fondamento,  non  merita  tutela  e  la  decisione impugnata va confermata, che  l'insorgente  non  adempie  le  condizioni  in  virtù  delle  quali  l'UFM  avrebbe dovuto astenersi dal pronunciare l'allontanamento dalla Svizzera  (art. 14 cpv. 1 e 2, art. 44 cpv. 1 LAsi nonché art. 32 OAsi 1; GICRA 2001  n. 21), che  l'esecuzione  dell'allontanamento  è  regolamentata  all'art.  83  della  legge federale del 16 dicembre 2005 sugli stranieri (LStr, RS 142.20); che  giusta  suddetta  norma,  l'esecuzione  dell'allontanamento  deve  essere  possibile  (art.  83  cpv.  2  LStr),  ammissibile  (art.  83  cpv.  3  LStr)  e  ragionevolmente  esigibile  (art.  83  cpv.  4  LStr);  che  la  questione  del  carattere  possibile,  ammissibile  e  esigibile  deve  essere  esaminata  d'ufficio;  che,  tuttavia,  questo  principio  è  limitato  dall'obbligo  dell'interessato di collaborare all'accertamento dei fatti giusta l'art. 8 cpv.  1 LAsi  (cfr. sentenza del Tribunale amministrativo  federale D­3975/2007  del  15 giugno 2007,  consid.  3.4; GICRA 2005  n.  1  consid.  3.2; WALTER  KÄLIN, Grundriss des Asylverfahrens, Basel und Frankfurt am Main, 1990,  pag. 262), che, nella misura  in cui codesto Tribunale ha confermato  la decisione di  non  entrata  nel  merito  dell'UFM  relativa  alla  domanda  di  asilo  del  ricorrente,  quest'ultimo  non  può  prevalersi  del  principio  del  divieto  di  respingimento (art. 5 cpv. 1 LAsi), generalmente riconosciuto nell'ambito  del diritto  internazionale pubblico ed espressamente enunciato all'art. 33  della  Convenzione  sullo  statuto  dei  rifugiati  del  28  luglio  1951  (Conv., RS 0.142.30), che,  inoltre,  il  ricorrente  ha  continuato,  anche  in  sede  di  ricorso,  ad  affermare di non essere cittadino ghanese, bensì di essere originario del  Burkina  Faso;  che,  per  tutti  i  motivi  sopraesposti,  avendo  il  ricorrente  dissimulato  la  sua  identità  (in  particolare  il  suo  nome,  cognome  e  cittadinanza),  egli  ha  violato  l'obbligo  di  collaborare,  di  modo  che  non  spetta  alle  autorità  in  materia  di  asilo  determinare  eventuali  ostacoli  all'esecuzione  dell'allontanamento  del  ricorrente  verso  il  suo  effettivo  Paese di origine, che,  pertanto,  come  rettamente  ritenuto  dall'autorità  inferiore,  non  vi  è  motivo di considerare l'esistenza di un rischio personale, concreto e serio  per  il  ricorrente  di  essere  esposto,  in  caso  di  allontanamento  nel  suo 

D­5571/2011 Pagina 9 Paese di origine, ad un trattamento proibito, in relazione all'art. 3 CEDU o  all'art. 3 della  Convenzione  contro  la  tortura  ed  altre  pene  o  trattamenti  crudeli,  inumani  o  degradanti  del  10  dicembre  1984  (Conv.  tortura,  RS 0.105), che  lo  stesso  vale  in  relazione  all'art.  83  cpv.  4  LStr,  ossia  –  avendo  il  ricorrente  ingannato  le  autorità  circa  la  sua  identità  –  egli  ha  reso  impossibile  la  ricerca di pericoli  concreti  e suscettibili,  dal punto di  vista  personale,  di  minacciarlo  nel  suo  effettivo  Paese  di  origine,  contrariamente a quanto pretende l'insorgente (cfr. ricorso pag. 3),  che,  in tal senso,  i problemi medici – di natura (…) – di cui soffrirebbe il  ricorrente,  risultati  in  corso  di  procedura  e  invocati  da  lui  medesimo  in  sede di  ricorso, non possono essere presi  in considerazione nell'esame  dell'esigibilità  dell'allontanamento;  che,  ad  ogni  qual  modo,  dagli  atti  di  causa, risulta che detti problemi – che il ricorrente sta curando ad oggi in  Svizzera – non sono di natura ad impedire il suo allontanamento,  che, infine, non risultano impedimenti neppure dal profilo della possibilità  dell'esecuzione dell'allontanamento (art. 83 cpv. 2 LStr); che il ricorrente,  usando  della  necessaria  diligenza,  potrà  procurarsi  ogni  documento  indispensabile  al  rimpatrio  (art.  8  cpv.  4  LAsi;  cfr.  DTAF 2008/34  consid. 12  pagg.  513­515);  che  l'esecuzione  dell'allontanamento  è  dunque pure possibile, che  ne  discende  che  l'esecuzione  dell'allontanamento  deve  essere  ritenuta ammissibile, ragionevolmente esigibile e possibile,  che,  di  conseguenza,  anche  in  materia  di  allontanamento  e  relativa  esecuzione, il gravame va disatteso e la querelata decisione dell'autorità  inferiore confermata, che  il  ricorso,  manifestamente  infondato,  è  deciso  in  procedura  semplificata  (art.  111a LAsi)  dal giudice unico,  con  l'approvazione di un  secondo giudice (art. 111 lett. e LAsi), che,  avendo  il  Tribunale  statuito  nel  merito  del  ricorso,  la  domanda  di  esenzione  dal  versamento  di  un  anticipo  equivalente  alle  presumibili  spese processuali è divenuta senza oggetto, che, visto l'esito della procedura le spese processuali, di CHF 600.­, che  seguono  la  soccombenza,  sono  poste  a  carico  del  ricorrente  (art.  63  cpv. 1 e cpv. 5 PA nonché art. 3 lett. b del regolamento sulle tasse e sulle 

D­5571/2011 Pagina 10 spese  ripetibili  nelle  cause  dinanzi  al  Tribunale  amministrativo  federale  del 21 febbraio 2008 [TS­TAF, RS 173.320.2]). (dispositivo alla pagina seguente) Per questi motivi, il Tribunale amministrativo federale  pronuncia: 1.  Il ricorso è respinto. 2.  Le spese processuali,  di CHF 600.­,  sono poste a  carico del  ricorrente.  Tale  ammontare  deve  essere  versato  alla  cassa  del  Tribunale  amministrativo  federale  entro  un  termine  di  30  giorni  dalla  spedizione  della presente sentenza. 3.  Questa  sentenza  è  comunicata  al  ricorrente,  all'UFM  e  all'autorità  cantonale competente.  Il giudice unico: La cancelliera: Pietro Angeli­Busi Antonella Guarna

D­5571/2011 Pagina 11 Data di spedizione:

D-5571/2011 — Bundesverwaltungsgericht 17.10.2011 D-5571/2011 — Swissrulings