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Bundesverwaltungsgericht 02.11.2011 D-5325/2009

2 novembre 2011·Italiano·CH·CH_BVGE·PDF·2,343 mots·~12 min·3

Résumé

Asilo (senza allontanamento) | Asilo (senza allontanamento); decisione dell'UFM del 23 luglio 2009

Texte intégral

Bundesve rwa l t ungsge r i ch t T r i buna l   adm in istratif   f édé ra l T r i buna l e   ammin istrati vo   f ede ra l e T r i buna l   adm in istrativ   f ede ra l     Corte IV D­5325/2009 Sen tenza   d e l   2   n o v emb r e   2011 Composizione Giudici Daniele Cattaneo (presidente del collegio), Gabriela Freihofer e Fulvio Haefeli; cancelliera Zoe Cometti. Parti A._______, nato il (…), Somalia, ricorrente, contro Ufficio federale della migrazione (UFM), Quellenweg 6, 3003 Berna, autorità inferiore. Oggetto Asilo (senza allontanamento); decisione dell'UFM del 23 luglio 2009 / N […].

D­5325/2009 Pagina 2 Fatti: A.  L'interessato,  di  religione  mussulmana,  è  nato  a  B._______  (Somalia)  dove ha risieduto dalla nascita fino a (…) per risiedere all'incirca un mese  a  C._______  (Somalia)  fino  al  giorno  del  suo  espatrio  avvenuto  il  (…)  (cfr.  verbale  d'audizione  del  27 novembre 2008  [di  seguito:  verbale 1],  pagg. 2,  5  e  7  e  verbale  d'audizione  del  13 luglio 2009  [di  seguito:  verbale 2],  pagg. 6,  8  seg.).  Egli  ha  presentato  domanda  d'asilo  in  Svizzera il 16 novembre 2008. Interrogato sui motivi d'asilo, ha dichiarato, in sostanza e per quanto è qui  di  rilievo, d'essere espatriato per sfuggire alle persecuzioni che avrebbe  subito  a  C._______  da  parte  di  un  gruppo  chiamato  Al­Shabaab  (cfr.  verbale 1, pag. 6 e verbale 2, pag. 6). Il richiedente ha affermato d'essere  stato un collaboratore stretto del politico somalo D._______. Egli avrebbe  svolto  la professione di autista per D._______ ed  il  suo gruppo politico,  nonché di  responsabile del quartiere di E._______ nel periodo tra  il  (…)  ed il (…), quando D._______ avrebbe rivestito la carica di governatore di  B._______.  A  seguito  dell'elezione  del  (…)  di  D._______  da  parte  del  Governo  federale  di  Transizione  (Transitional  Federal  Government  [di  seguito: TFG) quale sindaco di C._______ e governatore del F._______,  l'interessato avrebbe seguito  il politico a C._______ ed avrebbe lavorato  per  lui  fino  al  giorno  del  suo  espatrio.  Per  questo motivo,  il  richiedente  afferma  di  essere  stato  bersaglio  individuale  del  gruppo  Al­Shabaab –  gruppo  armato  a  sostegno  dell'Unione  delle  Corti  Islamiche  (Islamic  Courts Union  [di  seguito:  ICU])  che si  contrapporrebbe al TFG – che  lo  avrebbe  persuaso  più  volte,  per  il  mezzo  di  minacce  telefoniche,  ad  abbandonare  il  suo  posto  di  lavoro  (cfr.  verbale 1,  pagg. 2,  5  seg.  e  verbale 2, pag. 6). Il  richiedente  ha  inoltre  asserito  che  la  famiglia  di  sua  sorella  avrebbe  subito delle persecuzioni. Egli  ha allegato che nel  (…)  le  truppe armate  dell'ICU avrebbero preso il potere a B._______ e D._______ come pure i  suoi  collaboratori  nonché  l'interessato  sarebbero  fuggiti  in  esilio  (…).  In  questo  periodo  di  ICU  al  potere,  durato  fino  a  (…),  il  richiedente  ha  sostenuto che esponenti dell'ICU si sarebbero recati a casa della sorella  ed  avrebbero  arrestato  il  di  lei  marito.  Grazie  all'aiuto  del  membro  più  anziano  del  clan  di  appartenenza,  il  cognato  sarebbe  stato  rilasciato. 

D­5325/2009 Pagina 3 Dopo  questo  episodio,  tutta  la  famiglia  della  sorella  sarebbe  fuggita  a  C._______ (cfr. verbale 1, pagg. 5 seg.). Il  (…)  allorquando  l'interessato,  i  suoi  figli  e  la  famiglia  della  sorella  vivevano  già  a  C._______,  alcuni  membri  di  Al­Shabaab  avrebbero  riconosciuto e inseguito il cognato del richiedente fino alla loro abitazione,  dove avrebbero abitato la stessa, il marito, i loro quattro figli (due maschi  e  due  femmine)  ed  i  figli  dell'interessato  (due maschi  e  due  femmine),  mentre  il  richiedente  avrebbe  sempre  vissuto  a  casa  del  governatore  D._______.  Al­Shabaab  avrebbe  dunque  fatto  irruzione  nella  dimora  e  avrebbe ucciso tutti i membri uomini della famiglia, uccidendo così anche  il  figlio  dell'interessato.  Il  richiedente  sarebbe  poi  stato  informato  telefonicamente  di  quanto  accaduto  dalla  di  lui  sorella  e  da quel  giorno  non avrebbe mai più rivisto la sua famiglia, essendo quest'ultima fuggita a  G._______ (Somalia) in un campo profughi (cfr. verbale 1, pagg. 2 e 6 e  verbale 2, pagg. 4, 6 e 9 seg.). Il (…), gli stretti collaboratori di D._______, tra i quali l'interessato stesso,  avrebbero ricevuto l'ordine di recarsi al quartiere di C._______ chiamato  H._______.  Durante  il  tragitto  verso  H._______,  detti  collaboratori  –  a  bordo di due veicoli – sarebbero incappati in un'imboscata di Al­Shabaab.  Infatti,  secondo  le  dichiarazioni  del  richiedente,  detto  gruppo  armato  avrebbe  in  precedenza  piazzato  delle mine  sul  terreno.  Il  primo  veicolo  sarebbe quindi esploso ed in seguito si sarebbe verificato uno scontro di  armi da  fuoco. Due o  tre soldati  sarebbero deceduti e due si sarebbero  feriti.  Una  volta  rincasati  dal  governatore  D._______  con  i  feriti,  l'interessato avrebbe ricevuto l'ultima telefonata minatoria che lo avrebbe  informato  del  fatto  che  nel  prossimo  attentato  il  richiedente  non  si  sarebbe salvato. Temendo per la sua vita, ha dunque deciso di espatriare  (cfr. verbale 1, pag. 6 e verbale 2, pagg. 6­9 e 11 seg.). A sostegno della sua domanda d'asilo, l'interessato ha inoltrato una copia  a colori della patente di guida ed una copia a colori del suo passaporto. In  seguito  ha  consegnato  il  passaporto  originale,  nonché  6 certificati  di  nascita. B.  Con  decisione  del  23 luglio 2009  (notificata  al  ricorrente  il  giorno  seguente),  l'UFM ha respinto  la succitata domanda d'asilo pronunciando  contestualmente  l'allontanamento  dell'interessato  dalla  Svizzera, mentre  ha  ritenuto  attualmente  non  ragionevolmente  esigibile  l'esecuzione  dell'allontanamento concedendogli l'ammissione provvisoria.

D­5325/2009 Pagina 4 C.  In  data  24 agosto 2009  (cfr.  timbro  del  plico  raccomandato;  data  d'entrata: 25 agosto 2009),  il  richiedente è  insorto contro detta decisione  con  ricorso  dinnanzi  al  Tribunale  amministrativo  federale  (di  seguito:  il  Tribunale)  chiedendo  l'annullamento  della  decisione  impugnata  e  la  concessione dell'asilo. Nell'atto di  ricorso, egli ha contestato,  tra  le altre  cose, la condotta delle audizioni. D.  Il Tribunale, con decisione incidentale del 31 agosto 2009, ha informato il  ricorrente della possibilità di soggiornare in Svizzera fino alla conclusione  della procedura ed ha rinunciato a prelevare un anticipo equivalente alle  presunte  spese processuali.  Lo  stesso giorno e per mezzo dello  stesso  provvedimento,  il  Tribunale  ha  altresì  invitato  l'UFM  a  presentare  una  risposta al ricorso entro il 1° ottobre 2009. E.  Con  risposta  del  4 settembre 2009,  l'UFM  ha  proposto  di  respingere  il  ricorso  rinviando  ai  considerandi  della  sua  decisione  spiegando  che  il  richiedente  sarebbe  stato  invitato  più  volte  a  raccontare  in  modo  dettagliato avvenimenti  specifici dei  suoi motivi d'asilo e che pertanto  la  mancanza di dettagli e collegamenti tra i fatti non sarebbero da imputare  allo stile di audizione, bensì alla reticenza del richiedente a raccontare. F.  Il  9 settembre 2009,  il  Tribunale  ha  concesso  all'insorgente  un  termine  scadente il 12 ottobre 2009 per introdurre un eventuale atto di replica. G.  Il  23 marzo 2010,  il  ricorrente  ha  inviato  a  codesto  Tribunale,  come  complemento del ricorso, due copie del giornale Xog­Ogaal del (…) e del  (…) in lingua somala e senza relativa traduzione che confermerebbero il  suo statuto di rifugiato. H.  Con scritto spontaneo non datato e redatto in inglese (cfr. timbro del plico  raccomandato:  6 maggio 2011;  data  d'entrata:  9 maggio 2011)  l'insorgente ha reiterato i suoi motivi d'asilo ed ha illustrato le difficoltà che  avrebbe  incontrato  in  Svizzera  godendo  del  solo  permesso F.  Egli  ha  altresì  allegato  una  copia  del  contratto  di  lavoro  ed  uno  scritto  dell'8 aprile 2011 della Sezione della popolazione del Cantone Ticino che 

D­5325/2009 Pagina 5 invitava  il  datore  di  lavoro  dell'insorgente  ad  adeguare  le  condizioni  salariali previste nel contratto di lavoro. I.  Con  ordinanza  del  19 luglio 2011,  il  Tribunale  ha  trasmesso  all'UFM  le  copie  degli  scritti  e  dei  rispettivi  allegati  del  23 marzo 2010  e  del  6 maggio 2011  ed  ha  invitato  ad  inoltrare  le  sue  eventuali  osservazioni  entro l'8 agosto 2011. J.  Con osservazioni del 4 agosto 2011,  l'UFM ha  ritenuto  che né  la  lettera  dell'insorgente,  sprovvista  di  data  e  firma,  né  i  due  allegati,  sarebbero  idonei  a  rendere  verosimile  un  qualunque  elemento  che  possa  risultare  rilevante  in  materia  d'asilo.  Quo  alle  copie  di  giornale,  detta  autorità  sottolinea  che,  nonostante  sarebbe  stata  premura  del  ricorrente  provvedere  alla  traduzione,  essa  stessa  si  è  premunita  di  far  tradurre  dette copie ed ha rilevato che si tratterebbero di copie e che in quanto tali  sarebbero  facilmente  manipolabili.  L'UFM  ha  rilevato  che  l'articolo  che  menzionerebbe  il  nome  dell'insorgente  non  sarebbe  firmato  e  riporterebbe l'attentato sulla base delle sole dichiarazioni del ricorrente. K.  Le  osservazioni  del  4 agosto 2011  sono  state  inviate  per  informazione  all'insorgente il 24 agosto 2011. L.  Con  scritto  del  26 agosto 2011,  il  rappresentante  del  ricorrente  ha  trasmesso  al  Tribunale  il  certificato  medico  del  Servizio  psico­sociale  relativamente alla situazione del suo assistito. M.  Il  31 agosto 2011  (timbro  del  plico  raccomandato;  data  d'entrata:  2 settembre 2011)  il  ricorrente  ha  inviato  spontaneamente  il  certificato  medico  del  Servizio  psico­sociale  già  precedentemente  pervenuto  al  Tribunale tramite lo scritto del 26 agosto 2011 del suo rappresentante. N.  Con ordinanza del  2 settembre 2011,  il  Tribunale ha  inviato all'UFM per  conoscenza una copia dello scritto del 26 agosto 2011 dell'insorgente con  copia  del  certificato  medico  e  l'ha  invitato  ad  inoltrare  eventuali  sue  osservazioni entro il 19 settembre 2011.

D­5325/2009 Pagina 6 O.  Con  osservazioni  del  14 settembre 2011,  l'UFM  ha  indicato  che  il  certificato in cui i medici del Servizio psico­sociale illustrano la condizione  psicofisica  del  ricorrente  e,  in  sintesi,  concludono  che  il  quadro  complessivo migliorerebbe  con  la  concessione  dello  statuto  di  rifugiato,  non  apporterebbe  alcun  elemento  rilevante  in  materia  d'asilo  ed  ha  dunque  rinviato  ai  considerandi  della  decisione  del  23 luglio 2009  confermandola pienamente. P.  Le  osservazioni  dell'UFM  del  14 settembre 2011  sono  state  inviate  all'insorgente per informazione il 15 settembre 2011. Q.  Ulteriori  fatti ed argomenti addotti dalle parti negli scritti  verranno  ripresi  nei considerandi qualora risultino decisivi per l'esito della vertenza. Diritto: 1.  Le  procedure  in  materia  d'asilo  sono  rette  dalla  legge  federale  sulla  procedura amministrativa  del  20 dicembre 1968  (PA, RS 172.021),  dalla  legge  sul  Tribunale  amministrativo  federale  del  17 giugno 2005  (LTAF,  RS 173.32) e dalla legge sul Tribunale federale del 17 giugno 2005 (LTF,  RS 173.110),  in  quanto  la  legge  federale  sull'asilo  del  26 giugno 1998  (LAsi, RS 142.31) non preveda altrimenti (art. 6 LAsi). Fatta  eccezione  delle  decisioni  previste  all'art. 32  LTAF,  il  Tribunale,  in  virtù  dell'art. 31  LTAF,  giudica  i  ricorsi  contro  le  decisioni  ai  sensi  dell'art. 5 PA prese dalle autorità menzionate all'art. 33 LTAF. L'UFM rientra tra dette autorità (cfr. art. 105 LAsi). L'atto impugnato costituisce una decisione ai sensi dell'art. 5 PA. Il ricorrente ha partecipato al procedimento dinanzi all'autorità inferiore, è  particolarmente  toccato  dalla  decisione  impugnata  e  vanta  un  interesse  degno  di  protezione  all'annullamento  o  alla  modificazione  della  stessa  (art. 48 cpv. 1 lett. a­c PA); è pertanto legittimato ad aggravarsi contro di  essa.

D­5325/2009 Pagina 7 I requisiti relativi ai termini di ricorso (art. 108 cpv. 1 LAsi), alla forma e al  contenuto dell'atto di ricorso (art. 52 PA) sono soddisfatti. Occorre pertanto entrare nel merito del ricorso. 2.  Con ricorso al Tribunale, possono essere invocati la violazione del diritto  federale,  l'accertamento  inesatto  o  incompleto  di  fatti  giuridicamente  rilevanti e l'inadeguatezza (art. 106 LAsi e art. 49 PA). Il Tribunale non è  vincolato né dai motivi addotti (art. 62 cpv. 4 PA), né dalle considerazioni  giuridiche della decisione  impugnata, né dalle argomentazioni delle parti  (cfr. DTAF 2009/57 consid. 1.2; PIERRE MOOR, Droit  administratif,  vol. II,  3ª ed., Berna 2011, n. 2.2.6.5). 3.  Preliminarmente  il  Tribunale  osserva  che,  essendo  stato  l'insorgente  posto al beneficio dell'ammissione provvisoria con decisione dell'UFM del  23 luglio 2008,  oggetto  del  litigio  in  questa  sede  risulta  pertanto  essere  esclusivamente  la decisione riguardante  il mancato riconoscimento della  qualità  di  rifugiato  dell'insorgente,  il  conseguente  rifiuto  della  sua  domanda d'asilo nonché la pronuncia dell'allontanamento. 4.  La  Svizzera,  su  domanda,  accorda  asilo  ai  rifugiati  secondo  le  disposizioni della LAsi (art. 2 LAsi). L'asilo comprende  la protezione e  lo  statuto  accordati  a  persone  in  Svizzera  in  ragione  della  loro  qualità  di  rifugiato.  Esso  include  il  diritto  di  risiedere  in  Svizzera.  Giusta  l'art. 3  cpv. 1 LAsi, sono  rifugiati  le persone che, nel Paese d'origine o d'ultima  residenza,  sono  esposte  a  seri  pregiudizi  a  causa  della  loro  razza,  religione, nazionalità, appartenenza ad un determinato gruppo sociale o  per  le  loro  opinioni  politiche,  ovvero  hanno  fondato  timore  d'essere  esposte a tali pregiudizi. Sono  pregiudizi  seri  segnatamente  l'esposizione  a  pericolo  della  vita,  dell'integrità  fisica o della  libertà, nonché  le misure che comportano una  pressione  psichica  insopportabile  (art. 3  cpv. 2  LAsi).  Occorre  altresì  tenere conto dei motivi di fuga specifici della condizione femminile (art. 3  cpv. 2 2ª frase LAsi). A  tenore dell'art. 7 cpv. 1 LAsi, chiunque domanda asilo deve provare o  per  lo meno  rendere  verosimile  la  sua  qualità  di  rifugiato.  La  qualità  di  rifugiato è resa verosimile se l'autorità  la ritiene data con una probabilità 

D­5325/2009 Pagina 8 preponderante  (art. 7  cpv. 2  LAsi).  Sono  inverosimili  in  particolare  le  allegazioni  che  su  punti  importanti  sono  troppo  poco  fondate  o  contraddittorie,  non  corrispondono  ai  fatti  o  si  basano  in  modo  determinante su mezzi di prova falsi o falsificati (art. 7 cpv. 3 LAsi). In  altre  parole,  per  poter  ammettere  la  verosimiglianza,  ai  sensi  dei  summenzionati  disposti,  delle  dichiarazioni  determinanti  rese  da  un  richiedente  l'asilo,  occorre  che  le  stesse  abbiano  insito  un  grado  di  convinzione  logica  tale  da  prevalere  in  modo  preponderante  sulla  possibilità  del  contrario,  così  che  quest'ultima  risulti  secondaria  (cfr.  Giurisprudenza ed  informazioni della Commissione svizzera di  ricorso  in  materia  d'asilo  [GICRA]  1993  n. 21).  Le  dichiarazioni  devono  essere  attendibili, cioè  resistenti alle obiezioni, precise, ovvero non generiche e  non suscettibili di diversa  interpretazione  (altrettanto o più verosimile), e  concordanti, o meglio non in contrasto fra loro e nemmeno con altri dati o  elementi certi. Peraltro, il giudizio sulla verosimiglianza dev'essere il frutto  d'una  valutazione  complessiva,  e  non  esclusivamente  atomizzata,  delle  singole allegazioni decisive, in modo da consentire di limitare al minimo il  rischio  dell'approssimazione,  ovvero  il  pericolo  di  fondare  il  giudizio  valorizzando,  contro  indiscutibili  postulati  di  civiltà  giuridica,  semplici  impressioni  dell'autorità  giudicante  (cfr. GICRA 2005 n. 21  consid. 6.1  e  GICRA 1995 n. 23). 5.  5.1. Nella querelata decisione, l'UFM ha considerato le allegazioni circa i  motivi  d'asilo  dell'interessato  contraddittorie,  contrarie  alla  logica  dell'agire,  non  sufficientemente  motivate  e  pertanto  inverosimili.  In  particolare,  secondo  l'autorità  inferiore,  egli  si  sarebbe  contraddetto  relativamente alla sua appartenenza alla famiglia clanica. Infatti, nel corso  della prima audizione, il richiedente avrebbe dichiarato di appartenere alla  famiglia  clanica  dei  Mudulod,  clan  dei  Mobileyn,  sottoclan  dei  Abllig  e  sotto­sottoclan degli Yabadale, mentre nel corso della seconda audizione  egli avrebbe affermato di appartenere alla famiglia clanica degli Yabadale  e  che  tra  famiglia  clanica  e  sotto­sottoclan  non  vi  sarebbe  differenza.  L'UFM ha  inoltre  ritenuto  che  l'interessato durante  l'audizione sommaria  non avrebbe menzionato di essersi rifugiato per cinque giorni a casa di un  amico  prima  d'espatriare  dichiarando  di  aver  lasciato  il  palazzo  del  governatore  di  nascosto  il  (…), mentre  durante  l'audizione  federale  egli  avrebbe  dichiarato  di  essersi  allontanato  dal  palazzo  il  giorno  stesso  dell'attentato, ossia il (…), per nascondersi presso un amico. La suddetta  autorità  ha  ritenuto  altresì  che  la  spiegazione  fornita  dal  richiedente  relativa  alla  sua  mancata  presenza  al  funerale  del  figlio  sarebbe 

D­5325/2009 Pagina 9 incompatibile  con  l'esperienza  generale  di  vita  o  la  logica  dell'agire.  Segnatamente,  da  una  parte  l'interessato  avrebbe  dichiarato  di  non  essersi  recato al  funerale del  figlio nella zona di  I._______ del quartiere  L._______ perché là regnava Al­Shabaab, e d'altra parte sarebbe andato  a nascondersi,  per  i  cinque giorni precedenti al  suo espatrio, presso un  amico  che  abiterebbe  proprio  nel  quartiere  L._______.  Infine,  l'UFM  ha  rilevato  che  le  allegazioni  del  richiedente  inerenti  all'attentato  non  sarebbero  concrete,  dettagliate  e  circostanziate  così  da  non  dare  l'impressione che gli eventi addotti sarebbero stati vissuti personalmente  dal  richiedente.  Difatti,  quando  è  stato  chiamato  a  raccontare  dettagliatamente  l'attentato  al  quale  sarebbe  scampato  o  le  circostanze  nelle  quali  egli  avrebbe  saputo  della  morte  del  figlio,  le  dichiarazioni  sarebbero rimaste superficiali e alle domande specifiche avrebbe sempre  e  solamente  risposto  a  monosillabi  e  contraddicendosi.  Pertanto,  le  dichiarazioni  dell'interessato  non  soddisferebbero  le  condizioni  richieste  per  il  riconoscimento  della  verosimiglianza  giusta  l'art. 7  LAsi.  Di  conseguenza, andrebbe respinta la domanda d'asilo del richiedente. 5.2. Nel  ricorso,  l'insorgente  allega  che  la  decisione  dell'UFM  sarebbe  manifestamente  inammissibile  in  quanto  giungerebbe  ad  ammettere  l'inverosimiglianza delle sue allegazioni sulla base di accertamenti parziali  nonché  inficiati  da  un  approccio  scorretto  alla  verbalizzazione.  In  particolare, egli contesta  la condotta di entrambe  le audizioni, allegando  che  l'autorità  di  prima  istanza  non  avrebbe  posto  alcuna  attenzione  all'attività  politica  del  ricorrente  ed  alle  relative  argomentazioni  ideologiche  stroncando  sul  nascere  qualsivoglia  esposizione  nel  senso.  Egli  sostiene  inoltre  che  l'interrogatorio  sarebbe  stato  frammentario  e  volto  a  porre  in  difficoltà  l'insorgente non permettendogli  un'esposizione  organica,  nonché  ponendolo  in  soggezione.  Altresì,  egli  indica  che  la  contraddizione  nella  quale  sarebbe  incappato  quo  all'appartenenza  alla  famiglia clanica non costituirebbe una contraddizione su punti essenziali  dei motivi d'asilo e che ad ogni modo da tale contraddizione si potrebbe  solo  evincere  che  il  ricorrente  non  sarebbe  somalo.  A  titolo  abbondanziale, egli ha dunque asserito che  farebbe parte della  famiglia  clanica  dei  Hawiye,  segnatamente  della  sottofamiglia  clanica  dei  Mudulod, cui apparterrebbe il sottoclan dei Mobileyin e che di questi egli  apparterrebbe  al  sotto­sottoclan  degli  Abidiu,  più  precisamente  alla  cerchia più ristretta del sotto­sotto­sottoclan degli Yabadale. L'insorgente  contesta  altresì  la  contraddizione  rilevata  dall'UFM  quo  al  giorno  della  fuga  dalla  casa  del  governatore,  ribadendo  che  dopo  l'attentato  si  sarebbe  recato  alla  casa  del  governatore  per  poi  rifugiarsi  per  cinque 

D­5325/2009 Pagina 10 giorni  presso  un  amico,  quando  già  aveva  deciso  di  lasciare  definitivamente la Somalia a causa della minaccia appena ricevuta. 6.  6.1. Questo Tribunale osserva che, come rettamente rilevato dall'autorità  inferiore  nella  decisione  impugnata,  le  dichiarazioni  decisive  in  materia  d'asilo  rese  dal  ricorrente  s'esauriscono  in  contraddittorie  ed  imprecise  affermazioni. In  particolare  il  Tribunale  tiene  a  sottolineare  che  l'insorgente  non  ha  saputo fornire indicazioni dettagliate e coerenti sui fatti addotti a sostegno  dei  motivi  presentati  a  fondamento  della  sua  domanda  d'asilo,  segnatamente circa l'attentato del (…) e la successiva fuga dalla casa del  governatore,  ragione  per  cui  v'è  motivo  di  concludere  alla  loro  inverosimiglianza. Innanzitutto,  giova  rilevare  che  l'evento  scatenante  la  necessità  di  espatriare  del  ricorrente  è  da  attribuire  all'attentato  del  (…).  Infatti,  per  stessa  ammissione  dell'insorgente,  egli  indica  che  dopo  l'uccisione  del  figlio,  avvenuta  il  (…)  per  mano  di  Al­Shabaab,  egli  non  si  sarebbe  lasciato  intimorire  ed  avrebbe  continuato  a  lavorare  per  D._______  ed  avrebbe invece deciso di espatriare una volta subito l'attentato e dopo la  susseguente  telefonata minatoria di Al­Shabaab  (cfr. verbale 1, pag. 6 e  verbale 2, pag. 6). Circa detto attentato, nella prima audizione, l'insorgente ha asserito che il  (…)  i  collaboratori  di D._______ avrebbero  ricevuto ordine di  recarsi ad  H._______.  Strada  facendo,  a  bordo  di  due  fuoristrada  armati,  il  primo  sarebbe saltato in aria a causa di una mina e tre soldati sarebbero morti,  mentre due si sarebbero feriti. A questo evento avrebbe poi fatto seguito  una sparatoria ed i sopravvissuti sarebbero rientrati a casa di D._______  dove  il  ricorrente avrebbe ricevuto  la  telefonata minatoria (cfr. verbale 1,  pag. 6). Nella seconda audizione, dopo essere stato invitato a raccontare  dettagliatamente  l'agguato,  egli  ha  vagamente  ribadito  di  essere  uscito,  con  i  colleghi  dalla  casa  del  governatore  con  due  macchine  (senza  specificare se fossero dei fuoristrada e ancor meno se fossero armati) e  che, a causa dell'esplosione, due persone sarebbero morte, tre sarebbero  rimaste  ferite.  Pertanto  avrebbero  caricato  i  feriti  sull'altra  macchina  lasciando  quella  inesplosa  sul  posto  per  poi  tornare  a  casa  dal  governatore  (cfr. verbale 2, pagg. 7 seg.). Inoltre, chiamato a descrivere in dettaglio lo  svolgimento  della  sparatoria,  l'interessato  ha  asserito  di  non  avervi 

D­5325/2009 Pagina 11 partecipato  in modo diretto, visto che non era armato, e che  le persone  sedute  nei  sedili  posteriori  avrebbero  risposto  al  fuoco,  mentre  lui  sarebbe  sceso  dal  fuoristrada  e  si  sarebbe  riparato  dietro  ad  un muro.  Una volta terminato lo scontro d'armi da fuoco, avrebbe caricato i feriti sul  fuoristrada  (cfr.  verbale 2,  pagg. 11  seg.).  Vista  l'intensità  dell'evento  appena  illustrato,  le descrizioni del  ricorrente sono prive di dettagli ed asettiche.  Come ha  rettamente  rilevato  l'UFM,  le dichiarazioni dell'insorgente sono  superficiali e a domande specifiche egli ha sempre risposto a monosillabi.  Altresì,  successivamente  all'esplosione  ed  alla  sparatoria,  il  richiedente  ha asserito d'aver ricevuto la telefonata minatoria verso le ore 13:00 (cfr.  verbale 2,  pag. 9).  Alla  domanda  di  descrivere  in  modo  dettagliato  le  telefonate  ricevute  a  partire  dal  momento  del  suo  trasferimento  a  C._______, egli si è limitato a dire che Al­Shabaab l'avrebbe chiamato e  lo  avrebbe  sommato  di  fermare  definitivamente  il  lavoro  che  stava  facendo per il governo, altrimenti non avrebbero avuto scampo né lui né  la  sua  famiglia.  Egli  non  è  riuscito  nuovamente  ad  addurre  ulteriori  dettagli  circa  il  momento  in  cui  avrebbe  ricevuto  le  chiamate,  se  altre  persone  sarebbero  state  presenti  in  detti momenti  e  se  per  esempio  la  telefonata minatoria  del  (…)  l'avrebbe  ricevuta  sul  posto  dell'attentato  o  quando  aveva  già  fatto  ritorno  a  casa  di  D._______  (cfr.  verbale 2,  pagg. 6­9 e 13). A mente di questo Tribunale, se una persona asserisce  d'essere  sopravvissuta  allo  scoppio  di  una  mina,  alla  successiva  sparatoria nonché ha  ricevuto  telefonate minatorie  tanto  intimidatorie da  portarla  all'espatrio,  detta  persona  dovrebbe  essere  in  grado  di  raccontare  nei  minimi  dettagli  gli  eventi  e  non  si  limiterebbe  a  dichiarazioni grossolane e stereotipate. Inoltre,  è  d'uopo  dunque  osservare  che  l'allegazione  ricorsuale  volta  a  screditare  la  condotta  dell'audizione  sostenendo  che  l'auditore  non  avrebbe permesso al richiedente d'esprimere in modo dettagliato i motivi  d'asilo  è  senza  alcun  fondamento.  La  mancanza  di  dettagli  è  dunque  d'attribuire  al  racconto  del  ricorrente  che  non  ha  saputo  fornire  dettagli  importanti  e  decisivi  atti  a  descrivere  l'attentato  tanto  da  rendere  detto  evento  inverosimile  al  punto  che  vi  è  da  chiedersi  se  l'insorgente  non  abbia  riportato  un  evento  che  non  ha  vissuto  in  prima  persona.  Inoltre,  per stessa ammissione del ricorrente, esortato un'altra volta dall'auditore  a  raccontare  in  modo  dettagliato  tale  evento,  avrebbe  semplicemente  risposto  d'aver  già  raccontato  in  modo  dettagliato  la  situazione  vissuta  (cfr. verbale 2, pag. 8).

D­5325/2009 Pagina 12 Per giunta, nella prima audizione, il richiedente ha dichiarato che, a causa  dell'agguato ad opera di Al­Shabaab, vi avrebbero perso la vita tre soldati  e altri due si sarebbero feriti (cfr. verbale 1, pag. 6), mentre nella seconda  audizione e nello scritto spontaneo del 6 maggio 2011, egli ha dichiarato  che  i  soldati  deceduti  a  causa  dell'atto  terroristico  sarebbero  stati  due  (cfr. verbale 2, pagg. 6 seg.). Non è dunque plausibile che il ricorrente si  sia contraddetto su di un dettaglio talmente importante, come la morte dei  suoi  colleghi,  quando  lui  stesso  ha  indicato  di  essere  uno  stretto  collaboratore  di D._______  e  che  per  quest'ultimo  avrebbe  lavorato  dal  (…) fino al (…) a B._______ per poi seguirlo a C._______ e che oltracciò,  ha dichiarato che D._______ una volta ricevuto il nuovo mandato avrebbe  scelto nel  nuovo staff  i  suoi più  stretti  collaboratori  e gli  ex­collaboratori  (cfr.  verbale 1,  pag. 2).  Di  conseguenza,  si  può  partire  dal  presupposto  che egli avrebbe dovuto conoscere l'identità delle persone decedute ed il  relativo numero esatto delle vittime. Altresì,  non  soccorrono  all'insorgente  i  due  mezzi  di  prova  allegati  allo  scritto del 23 marzo 2010 e tradotti dall'UFM (cfr. act. A 29/13) a sostegno  della sua domanda d'asilo.  Infatti,  trattasi di due copie del giornale Xog­ Ogaal del (…) e del (…), ossia del giorno dopo l'attentato. Al di là del fatto  che,  come  rettamente  rilevato  dall'UFM,  le  copie  sarebbero  facilmente  manipolabili, nell'articolo del (…) (senza la firma o la sigla del giornalista)  emerge una storia molto simile a quella raccontata dal ricorrente, basata  tuttavia  esclusivamente  sulle  sue  dichiarazioni,  visto  che  quest'ultimo  sarebbe stato contattato ed intervistato dai giornalisti. Codesto Tribunale  tiene a sottolineare, sempre al di là del valore del mezzo di prova, che se  davvero l'insorgente fosse stato intervistato dai giornalisti, questo evento  avrebbe  dovuto  verificarsi  necessariamente  tra  le  13:00  del  (…)  e  le  17:00  visto  che,  in  detto  orario,  secondo  le  dichiarazioni  nella  seconda  audizione del  ricorrente, egli  sarebbe  fuggito dalla casa di D._______ e  avrebbe spento il cellulare e l'articolo è stato pubblicato nel quotidiano del  giorno dopo ossia (…). Anche ammettendo che effettivamente i giornalisti  abbiano contattato durante queste ore l'insorgente, mal si comprende che  quest'ultimo non abbia in alcun momento citato detto episodio durante le  due audizioni. Di conseguenza il mezzo di prova è da ritenersi inefficace  a provare  la sua qualità di  rifugiato  sia quanto alla  forma,  sia quanto al  contenuto. Quo  al  giorno  della  fuga  dalla  casa  del  governatore D._______,  in  una  prima  versione  dei  fatti,  il  ricorrente  ha  dichiarato  che  dopo  l'attentato  avrebbero raccolto i feriti e portati a casa del governatore per poi essere  trasportati all'ospedale. Avrebbe poi ricevuto la telefonata minatoria di Al­

D­5325/2009 Pagina 13 Shabaab e da quel momento avrebbe deciso interiormente di espatriare.  Egli  ha  raccontato  di  aver  dunque  cercato  di  procurarsi  dei  soldi  e  di  essere  fuggito  il  (…)  di  nascosto  da  D._______,  sarebbe  a  dire  senza  comunicarglielo  (cfr.  verbale 1,  pag. 6).  Nella  seconda  versione  dei  fatti  egli  indica  che,  una  volta  subito  l'attentato  e  fatto  rientro  a  casa  del  governatore, egli si sarebbe convinto di lasciare il suo Paese e si sarebbe  nascosto  a  casa  di  un  amico  con  il  cellulare  spento  indicando  di  aver  lasciato definitivamente la casa del governatore D._______ il (…) alle ore  17.00 circa con la scusa di dover uscire a comprare le sigarette e di non  esserci mai più ritornato (cfr. verbale 2, pagg. 8 seg.). Interrogato su detta  contraddizione, egli ha semplicemente risposto che il (…) corrisponde alla  data  d'espatrio.  Ora,  appare  alquanto  bizzarro  che  l'insorgente  abbia  omesso  di  citare  nella  prima  audizione  di  avere  passato  cinque  giorni  nascosto a casa di un suo amico a L._______. Infatti, quando il ricorrente  ha  indicato  di  aver  deciso  interiormente  di  partire  e  di  averlo  fatto  di  nascosto dal governatore,  lascia  intendere che ha deciso di espatriare  il  (…)  e  di  essere  fuggito  di  nascosto  dal  governatore  il  (…)  per  poi  espatriare nel giorno medesimo. Altresì,  durante  la prima audizione egli  avrebbe  parlato  di  un  amico  chiamato  M._______  allorquando  gli  era  stato  chiesto  di  parlare  del  viaggio  d'espatrio.  Secondo  le  sue  dichiarazioni,  avrebbe  contattato  M._______  solo  una  volta  giunto  a  N._______ (Kenya). Egli ha indicato che M._______ sarebbe stato il suo  contatto  in  Somalia  che  lo  avrebbe  informato  sulla  sua  famiglia  e  lo  avrebbe aiutato ad ottenere  le copie a colori dei suoi documenti che ha  consegnato all'autorità  inferiore. Egli ha asserito di avere commissionato  a M._______ di contattare sua sorella e di chiederle di vendere il trattore  cosicché  con  il  ricavato  della  vendita  egli  avrebbe  potuto  finanziarsi  il  viaggio partendo dal Kenya (cfr. verbale 1, pag. 7). Ora, non è plausibile  che, quando egli si è espresso su M._______, abbia fornito molti dettagli  dell'aiuto  ottenuto  dallo  stesso  ma  solo  esclusivamente  a  partire  dal  momento dell'espatrio e si sia dimenticato di accennare del  ruolo svolto  dal suo amico durante i salienti cinque giorni prima dell'espatrio. Per tutti  questi  motivi,  anche  su  questo  punto  cruciale  del  suo  racconto,  il  ricorrente non ha saputo rendere verosimile la data esatta della fuga dalla  casa di D._______. Oltracciò, non soccorre il ricorrente il certificato medico del Servizio psico­ sociale pervenuto al Tribunale con lo scritto del 26 agosto 2011 nel quale  è  certificato  che  l'insorgente  soffre  di  una  sindrome  da  disadattamento  con prevalenza di altri aspetti emozionali. I medici firmatari del certificato  presuppongono  che  una  stabilizzazione  del  permesso  di  soggiorno  del  ricorrente attenuerebbe i sintomi e permetterebbe al paziente un migliore 

D­5325/2009 Pagina 14 adattamento  in  ambito  sia  sociale  che  lavorativo.  Come  rettamente  rilevato  dall'UFM,  detto  certificato  non  è  atto  a  provare  la  qualità  di  rifugiato dell'insorgente  in quanto non apporta alcun elemento  fondato o  rilevante a sostegno della sua domanda d'asilo. A  titolo  abbondanziale,  giova  sottolineare  che  secondo  la  recente  giurisprudenza  della  Corte  europea  dei  diritti  dell'uomo  (cfr.  sentenza  [della  CorteEDU] Sufi  ed  Elmi  contro  Regno  Unito  del  28 giugno 2011)  nonché di questo Tribunale (GICRA 2006 n. 2 consid. 6),  l'appartenenza  clanica  è  un  elemento  fondamentale  della  società  somala.  Nella  prima  audizione, l'interessato ha asserito di appartenere alla famiglia clanica dei  Mudulod, mentre  nella  seconda  ha  indicato  di  appartenere  alla  famiglia  clanica degli Yabadale, che in un primo momento avrebbe definito come  sotto­sottoclan.  Interrogato  circa  l'illustrata  contraddizione,  egli  ha  asserito che non vi sarebbe distinzione tra il concetto di famiglia clanica e  sotto­sottoclan (cfr. verbale 1, pag. 2 e verbale 2, pagg. 4 seg.). Nell'atto  di  ricorso,  il  ricorrente  ha  indicato  di  appartenere  alla  famiglia  clanica  degli Hawiye e  sebbene  sia  uno dei  clan più  importanti  in Somalia  (cfr.  sentenza Sufi  ed Elmi  § 38 segg.),  tuttavia egli  ha omesso d'indicare  la  sua  appartenenza  a  tale  clan  nelle  svariate  occasioni  fornitegli  per  esprimersi.  Il  fatto  che  il  ricorrente  si  sia  contraddetto  sulla  sua  appartenenza clanica costituisce un'ulteriore prova che egli  ha utilizzato  alla base della sua domanda d'asilo elementi che non appartengono alla  sua storia personale ma creati appositamente per il bisogno della causa. 6.2.  In  conclusione,  quindi,  questo  Tribunale  ritiene  che  l'UFM  ha  rettamente  ritenuto  che  le  dichiarazioni  del  ricorrente  non  soddisfano  le  condizioni di verosimiglianza previste dall'art. 7 LAsi. Ne  consegue  che  sul  punto  di  questione  dell'asilo  il  ricorso,  non merita  tutela e la decisione impugnata va confermata. 7.  Se respinge  la domanda d'asilo o non entra nel merito,  l'Ufficio  federale  pronuncia,  di  norma,  l'allontanamento  dalla  Svizzera  e  ne  ordina  l'esecuzione; tiene però conto del principio dell'unità della famiglia (art. 44  cpv. 1 LAsi). L'insorgente non adempie le condizioni in virtù delle quali l'UFM avrebbe  dovuto astenersi dal pronunciare  l'allontanamento dalla Svizzera (art. 14  cpv. 1  e  2  nonché  44  cpv. 1  LAsi  come  pure  art. 32  dell'ordinanza 1 

D­5325/2009 Pagina 15 sull'asilo  relativa  a  questioni  procedurali  dell'11 agosto 1999  [OAsi 1,  RS 142.311]; DTAF 2009/50 consid. 9). Pertanto,  anche  sul  punto  di  questione  della  pronuncia  dell'allontanamento  il  ricorso non merita  tutela e  la decisione  impugnata  va confermata. 8.  Ne discende che l'UFM con la decisione impugnata non ha violato il diritto  federale, né abusato del suo potere d'apprezzamento;  l'autorità di prime  cure non ha accertato in modo inesatto o incompleto i fatti giuridicamente  rilevanti ed inoltre la decisione non è inadeguata (art. 106 LAsi), per il che  il ricorso va respinto. 9.  Visto  l'esito  della  procedura,  le  spese  processuali  di  CHF 600.–,  che  seguono  la  soccombenza,  sono  poste  a  carico  del  ricorrente  (art. 63  cpv. 1  e  5  PA  nonché  art. 3  lett. b  del  regolamento  sulle  tasse  e  sulle  spese  ripetibili  nelle  cause  dinanzi  al  Tribunale  amministrativo  federale  del 21 febbraio 2008 [TS­TAF, RS 173.320.2]). 10.  La presente decisione non concerne persone contro  le quali è pendente  una  domanda  d’estradizione  presentata  dallo  Stato  che  hanno  abbandonato in cerca di protezione per il che non può essere impugnata  con  ricorso  in  materia  di  diritto  pubblico  dinanzi  al  Tribunale  federale  (art. 83 lett. d cifra 1 LTF). La pronuncia è quindi definitiva. (dispositivo alla pagina seguente)

D­5325/2009 Pagina 16 Per  questi  motivi,  il  Tribunale  amministrativo  federale  pronuncia: 1.  Il ricorso è respinto. 2.  Le spese processuali, di CHF 600.–, sono poste a carico del  ricorrente.  Tale  ammontare  dev'essere  versato  alla  cassa  del  Tribunale  amministrativo  federale,  entro  un  termine  di  30  giorni  dalla  spedizione  della presente sentenza. 3.  Questa  sentenza  è  comunicata  al  ricorrente,  all'UFM  e  all'autorità  cantonale competente.  Il presidente del collegio: La cancelliera: Daniele Cattaneo Zoe Cometti Data di spedizione:

D-5325/2009 — Bundesverwaltungsgericht 02.11.2011 D-5325/2009 — Swissrulings