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Bundesverwaltungsgericht 01.12.2011 C-1521/2011

1 décembre 2011·Italiano·CH·CH_BVGE·PDF·1,814 mots·~9 min·2

Résumé

Visto Schengen | Autorizzazione d'entrata nello spazio Schengen,decisione dell'8 febbraio 2011

Texte intégral

Bundesve rwa l t ungsge r i ch t T r i buna l   adm in istratif   f édé ra l T r i buna l e   ammin istrati vo   f ede ra l e T r i buna l   adm in istrativ   f ede ra l     Corte III C­1521/2011 Sen tenza   d e l   1 °   d i c emb r e   2011 Composizione Giudici Elena Avenati­Carpani (presidente del collegio),  Marianne Teuscher, Ruth Beutler,  cancelliera Mara Vassella. Parti A._______,  ricorrente,  contro Ufficio federale della migrazione (UFM),  Quellenweg 6, 3003 Berna,    autorità inferiore.  Oggetto Autorizzazione d'entrata nello spazio Schengen,  decisione dell'8 febbraio 2011.

C­1521/2011 Pagina 2 Fatti: A.  L'8  dicembre  2010,  B._______,  cittadina  del  Kosovo  nata  il  …,  ha  presentato  una  domanda  di  visto  presso  la  Rappresentanza  svizzera  a  Pristina con lo scopo di entrare nello spazio Schengen al fine di visitare,  per  un  periodo  di  tre  mesi,  i  suoi  famigliari  residenti  in  Svizzera.  Con  decisione  del  13  dicembre  seguente  la  suddetta  Rappresentanza  ha  rifiutato  di  concedere  un  visto  all'interessata,  considerato  che  la  sua  intenzione di lasciare lo spazio Schengen prima della scadenza del visto  non poteva essere stabilita con certezza.  Contro  questa  decisione,  l'11  gennaio  2011,  B._______  ha  interposto  opposizione presso l'UFM.  Il 12 gennaio 2011 l'Ambasciata svizzera ha informato l'UFM di non poter  considerare  sufficientemente  garantita  l'uscita  dalla  Svizzera  della  richiedente, vedova e residente da sola in Kosovo. Ha inoltre menzionato  che due precedenti richieste presentate nel 2010 erano state respinte per  due volte dall'Ambasciata ed una volta dall'UFM.  B.  Con  decisione  dell'8  febbraio  2011,  l'UFM  ha  respinto  l'opposizione  dell'11  gennaio  2011  e  ha  confermato  il  rifiuto  dell'autorizzazione  d'entrata nello spazio Schengen. A sostegno delle proprie argomentazioni  l'UFM ha  sottolineato  che  la  legislazione  sugli  stranieri  non  prevede  un  diritto  ad  entrare  nello  spazio Schengen  o  al  rilascio  di  un  visto,  anche  qualora la persona interessata adempia a tutte le condizioni d'entrata. Un  visto  non  è  inoltre  concesso  ad  uno  straniero  il  cui  ritorno  nel  Paese  d'origine  non  è  garantito,  sia  a  causa  della  situazione  politica  e  socioeconomica prevalente in tale Stato, sia a causa della sua situazione  personale.  In  concreto,  considerati  tutti  gli  elementi  dell'incarto,  l'UFM,  rifacendosi alle conclusioni della Rappresentanza elvetica, ha sostenuto  di non poter ritenere sufficientemente garantita la partenza al termine del  soggiorno  in  Svizzera,  non  potendo  escludere  che  la  richiedente,  una  volta  entrata  nello  spazio Schengen,  non  desideri  protrarre  il  soggiorno  nella speranza di trovare condizioni di vita migliori di quelle che conosce  in  Patria.  Quanto  alla  sua  situazione  familiare,  l'UFM  ha  osservato  che  l'interessata, rimasta vedova e in età avanzata, vive sola, tre dei suoi figli  risiedono  in  Svizzera  e  percepisce  una  rendita  mensile  estremamente 

C­1521/2011 Pagina 3 modesta. Nel corso del 2010 due domande di rilascio di un visto d'entrata  nello  spazio  Schengen  sono  state  respinte  dall'ambasciata  e  una  volta  dall'UFM. Ritenuta la prassi restrittiva in materia, il desiderio di recarsi in  Svizzera per  fare  visita  ai  figli  non basta per  giustificare  il  rilascio di  un  visto.  C.  Con scritto del 7 marzo 2011, rimesso alle Poste il giorno successivo, un  figlio  della  richiedente,  A._______,  ha  interposto  ricorso  contro  la  suddetta  decisione  chiedendo  l'annullamento  della  stessa  e  la  concessione  dell'autorizzazione  d'entrata.  A  sostegno  del  proprio  gravame,  fa  valere  che  la  richiesta  di  visto  soddisfa  completamente  i  requisiti di legge e che un'assicurazione medica di viaggio valida sarebbe  stata  stipulata  non  appena  si  avrà  la  certezza  di  ottenere  il  visto.  Il  ricorrente  ritiene  la  decisione  discriminatoria,  rilevando  come,  in  casi  analoghi,  sarebbero  stati  rilasciati  dei  visti.  Osserva  inoltre  che  la  richiedente, nonostante  le dichiarazioni  contenute nella  richiesta di  visto  ha  due  figlie  –  con  una  delle  quali  ha  degli  stretti  legami  affettivi  ­  che  vivono nella stessa località (Leskovec) e altri parenti  in Kosovo. Oltre ad  una  rendita  estremamente modesta,  essa  percepisce  dai  figli  quanto  le  necessita per vivere agiatamente. Nel 2002 la richiedente aveva ottenuto  un  visto  ed  era  rientrata  nel  rispetto  dei  termini;  sebbene  nel  2010  le  precedenti richieste siano state respinte, siccome non vi erano sufficienti  garanzie,  il  problema  sarebbe  ora  risolto  dato  che  i  tre  figli  residenti  in  Svizzera  sono  disposti  a  portarsi  garanti  per  il  soggiorno  della  madre.  Allega i certificati di nascita delle sorelle C._______ (1966) e D._______  (1975).  D.  Chiamato ad esprimersi in merito al suddetto ricorso, con preavviso del 3  maggio  2011,  l'UFM  ha  postulato  al  reiezione  del  gravame.  Esso  ha  ribadito quanto asserito nella decisione dell'8 febbraio 2011, aggiungendo  inoltre  che  la  presenza  dei  figli  in  Svizzera  potrebbe  rappresentare  un  ulteriore  motivo  per  tentare  di  prolungare  la  permanenza  nello  spazio  Schengen.  Inoltre  vista  la  sua  età,  la  richiedente  appartiene  ad  una  categoria  di  persone  suscettibili  di  necessitare  cure  mediche  anche  importanti.  La  ricorrente  potrebbe  essere  legittimamente  tentata  di  prorogare il soggiorno con lo scopo di beneficiare di un migliore sistema  medico  e  sanitario  di  quello  presente  nel  suo  Paese.  L'UFM  ha  infine  precisato che non sono messe in causa la buona fede dei richiedenti né  quella dei loro ospitanti in Svizzera. 

C­1521/2011 Pagina 4 E.  Invitato ad esprimersi  in merito al suddetto preavviso, con replica del 16  maggio  2011,  il  ricorrente  ha  ribadito  in  parte  quanto  asserito  nel  suo  ricorso  e  facendo  rilevare  che  nessuno  straniero  può  dare  la  garanzia  assoluta  di  partire  entro  i  termini  prescritti. Ribadisce  che  la  richiedente  intende  ritornare  in  Patria,  unico  luogo  dove  potrebbe  vivere,  indipendentemente dalla situazione economica, dove è nata e cresciuta,  di cui conosce la lingua e le abitudini e dove si trovano una parte dei suoi  cari.  F.  Con duplica del 6 giugno 2011,  l'autorità di prime cure ha confermato  la  decisione dell'8 febbraio 2011 e le osservazioni del 3 maggio 2011.  Diritto: 1.  1.1. Riservate  le  eccezioni  previste  all'art.  32  della  legge del  17  giugno  2005  sul  Tribunale  amministrativo  federale  (LTAF,  RS  173.32),  in  conformità  dell'art.  31  LTAF,  il  Tribunale  giudica  i  ricorsi  contro  le  decisioni  ai  sensi  dell'art.  5  dalla  legge  federale  del  20  dicembre  1968  sulla  procedura  amministrativa  (PA,  RS  172.021)  prese  dalle  autorità  menzionate all'art. 33 LTAF.  1.2.  In  particolare,  le  decisioni  in  materia  di  rifiuto  dell'autorizzazione  d'entrata  nello  spazio  Schengen  rese  dall'UFM  ­  il  quale  costituisce  un'unità dell'amministrazione federale come definita all'art. 33 lett. d LTAF  ­ possono essere impugnate dinanzi al TAF che statuisce in via definitiva  (cfr. art. 1 cpv. 2 LTAF in relazione con l'art. 83 lett. c cifra 1 della legge  del 17 giugno 2005 sul Tribunale federale [LTF, RS 173.110]).  1.3.  Salvo  i  casi  in  cui  la  LTAF  non  disponga  altrimenti  la  procedura  dinanzi al Tribunale è retta dalla PA (art. 37 LTAF).  1.4.  Il  ricorrente ha diritto di  ricorrere  (art. 48 cpv.1 PA) e  il suo  ricorso,  presentato nella forma e nei termini prescritti dalla legge, è ricevibile (art.  50 e 52 PA).  2.  Ai  sensi  dell'art.  49  PA,  i  motivi  di  ricorso  sono  la  violazione  del  diritto 

C­1521/2011 Pagina 5 federale,  compreso  l'eccesso  o  l'abuso  del  potere  di  apprezzamento,  l'accertamento  inesatto  o  incompleto  di  fatti  giuridicamente  rilevanti  nonché  l'inadeguatezza,  nella  misura  in  cui  un'autorità  cantonale  non  abbia  giudicato  come  autorità  di  ricorso.  Il  Tribunale  applica  d'ufficio  il  diritto  federale  nella  procedura  ricorsuale  e  non  è  vincolato  in  nessun  caso dai motivi del ricorso (cfr. art. 62 cpv. 4 PA). Rilevanti sono in primo  luogo la situazione di fatto e di diritto al momento del giudizio (cfr. DTAF  2011/1 consid. 2 e giurisprudenza ivi citata).  3.  Come rettamente osservato dall'UFM,  la  legislazione svizzera  in materia  di diritto concernente gli stranieri non garantisce né il diritto d'entrata nello  spazio  Schengen  né  il  rilascio  di  un  visto  anche  qualora  il  richiedente  adempia  a  tutte  le  condizioni  d'entrata.  Così  come  gli  altri  Stati,  la  Svizzera non è tenuta ad autorizzare l'entrata di stranieri nel suo territorio.  Riservati gli obblighi derivanti dal diritto internazionale pubblico le autorità  amministrative decidono conformemente alle norme di  legge e al potere  discrezionale  loro  conferito.  In  linea  di  principio  non  esiste  dunque  un  diritto  al  rilascio  di  un  permesso  di  soggiorno,  salvo  nei  casi  in  cui  lo  straniero  o  i  suoi  parenti  in  Svizzera  possano  prevalersi  di  una  norma  speciale del diritto federale (cfr. Messaggio del Consiglio federale relativo  alla legge sugli stranieri dell'8 marzo 2002, in FF 2002 3327 nonché DTF  135 II 1 consid. 1.1 e giurisprudenza ivi citata). 4.  Nella  presente  fattispecie  si  applicano  le  norme  di  diritto  nazionale  concernenti  la  procedura  di  visto,  l'entrata  e  la  partenza dalla Svizzera,  per  quanto  gli  Accordi  di  associazione  alla  normativa  Schengen  non  prevedano  disposizioni  divergenti  (cfr.  art.  2  cpv.  4  e  5  della  legge  federale del 16 dicembre 2005 sugli stranieri [LStr, RS 142.20]).  5.  5.1.  Per  un  soggiorno  di  una  durata  massima  di  tre  mesi  in  Svizzera  rispettivamente  nello  spazio  Schengen,  i  cittadini  di  Paesi  terzi  necessitano,  per  varcare  le  frontiere,  di  documenti  di  viaggio  valevoli  e,  se  richiesto,  di  un  visto  (cfr.  art.  5  cpv.  1  lett.  a  LStr,  art.  2  cpv.  1  dell'ordinanza  del  22  ottobre  2008  concernente  l'entrata  e  il  rilascio  del  visto [OEV, 142.204] che rinvia all'art. 5 cpv. 1 lett. a e b del regolamento  [CE] n. 562/2006 del Parlamento europeo e del Consiglio, del 15 marzo  2006  che  istituisce  un  codice  comunitario  relativo  al  regime  di  attraversamento  delle  frontiere  da  parte  delle  persone  [Codice  frontiere 

C­1521/2011 Pagina 6 Schengen,  GU  L  105  del  13  aprile  2006,  pag.  1­32]  e  l'art.  2  del  regolamento  [UE]  n.  265/2010  del  Parlamento  europeo  e  del  Consiglio  del  25  marzo  2010  che  modifica  la  convenzione  di  applicazione  dell'accordo di Schengen e  il  regolamento  (CE) n. 562/2006 per  quanto  riguarda  la  circolazione dei  titolari  di  visto  per  soggiorni  di  lunga durata  [GU L 85 del 31 marzo 2010, pag. 1­4]). 5.2. Inoltre è necessario giustificare lo scopo e le condizioni di soggiorno  nonché disporre di mezzi finanziari sufficienti (art. 5 cpv. 1 lett. b LStr, art.  5  cpv.  1  lett.  c  Codice  frontiere  Schengen  e  art.  14  cpv.  1  lett.  a­c  del  regolamento  [CE]  n.  810/2009  del  Parlamento  europeo  e  del  Consiglio  del 13  luglio 2009, che  istituisce un codice comunitario dei visti  [Codice  dei  visti,  GU  L  243/1  del  15  settembre  2009,  pag.  1­58]).  I  cittadini  di  Paesi  terzi  che  intendono  entrare  nello  spazio  Schengen,  devono  comprovare  che,  trascorso  il  periodo  concesso  dal  visto,  lasceranno  la  Svizzera  entro  il  termine  stabilito  (art.  14  cpv.  1  lett.  d,  art.  21  cpv.  1  Codice dei visti e art. 5 cpv. 2 LStr).  Infine non devono essere segnalati  nel Sistema d'informazione Schengen (SIS) ai fini della non ammissione e  non  essere  considerati  una minaccia  per  l'ordine  pubblico,  la  sicurezza  interna,  la  salute  pubblica  o  le  relazioni  internazionali  di  uno  degli  Stati  membri (art. 5 cpv. 1 lett. c LStr, art. 5 cpv. 1 lett. d ed e Codice frontiere  Schengen). 6.  Se  le  condizioni  per  rilasciare  un  visto  al  fine  di  entrare  nello  spazio  Schengen non sono adempiute, in casi eccezionali è comunque possibile  concedere  un  visto  a  validità  territoriale  limitata.  Lo  stato  membro  interessato  può  fare  segnatamente  uso  di  tale  possibilità,  se  lo  ritiene  giustificato  per  motivi  umanitari,  di  interesse  nazionale  o  in  virtù  di  obblighi internazionali (cfr. art. 25 cpv. 1 lett. a codice dei visti, anche art.  5 cpv. 4 lett. c Codice frontiere Schengen).  7.  L'Allegato I del regolamento (CE) n. 539/2001 del Consiglio del 15 marzo  2001  elenca  gli  Stati,  i  cui  cittadini  all'atto  dell'attraversamento  delle  frontiere esterne degli Stati Schengen, devono essere in possesso di un  visto (GU L 81 del 21 marzo 2001, pag. 1­7, per quanto riguarda la fonte  integrale cfr. nota all'art. 4 cpv. 1 OEV). Considerato che il Kosovo figura  in questo allegato, la richiedente soggiace all'obbligo del visto. 8.  Nella decisione impugnata, l'UFM ha rifiutato di autorizzare all'interessata 

C­1521/2011 Pagina 7 l'entrata  nello  spazio  Schengen,  non  ritenendo  sufficientemente  assicurata  la  sua  partenza.  Occorre  dunque  esaminare  se  la  stessa,  considerati  tutti gli elementi agli atti, appare disposta a  ritornare nel suo  Paese d'origine dopo il soggiorno auspicato conformemente all'art. 5 cpv.  2  LStr.  Affinché  possa  essere  determinato  se  vi  sono  le  garanzie  necessarie  per  ritenere  assicurata  l'uscita  dallo  spazio  Schengen,  l'autorità  competente  deve  procedere  ad  una  valutazione  di  una  situazione  futura  e  a  tale  scopo  si  fonda  da  una  parte  sulla  situazione  politica,  sociale  ed  economica  prevalente  nel  Paese  di  provenienza  e  dall'altra parte sulla situazione personale,  familiare e professionale della  persona  interessata.  In  tal  senso  tutti  gli  elementi  del  caso  concreto  devono essere presi in considerazione.  8.1.  Il  17  febbraio  2008  il  Parlamento  kosovaro  ha  dichiarato  l'indipendenza  del  Paese,  il  quale,  il  26  febbraio  2008,  è  stato  riconosciuto  dalla  Svizzera  e,  nel  frattempo,  da  altri  76  Stati.  La  ricostruzione  dell'amministrazione  e  delle  infrastrutture  è  in  corso,  coadiuvata  da  organizzazioni  internazionali  e  coalizioni  di  stati.  Sotto  il  profilo economico, il Kosovo non è tuttavia ancora stato in grado di creare  una dinamica di crescita. Con un prodotto interno lordo (PIL) pro capite di  €  1'850.00  la  Repubblica  del  Kosovo  rimane  uno  dei  Paesi  più  poveri  d'Europa.  In  effetti,  sebbene  negli  ultimi  anni  si  siano  verificati  dei  miglioramenti,  il 45 % della popolazione vive al di sotto della soglia della  povertà  nazionale  e  il  17 % si  trova  in  condizioni  di  estrema povertà.  Il  tasso di disoccupazione nel Kosovo corrisponde al 47 % ed  il 29 % dei  lavoratori  è  sottoccupato  (cfr.  <http://www.worldbank.org>,  Countries  >  Kosovo > Overview > Country Brief 2010, ultimo aggiornamento: ottobre  2010, visitato il 16 novembre 2011).  La  pressione  migratoria  da  questo  Paese  risulta  essere  molto  alta  e  questo  si minifesta  anche  nelle  statistiche  sull'asilo.  Concretamente  nel  2010 4.3 % dei richiedenti provenivano dal Kosovo che, in cifre assolute,  corrisponde  a  602  richieste  d'asilo.  Nel  primo  semestre  del  2011  sono  state  depositate  286  domande  da  persone  provenienti  dal  Kosovo  (cfr.  UFM;  www.bfm.admin.ch>  Temi  >  Statistiche  >  Statistiche  sull'asilo  >  Jahresstatistiken  >  kommentierte  Asylstatistik  2010,  pag.  3  rispettivamente kommentierte Asylstatistik 2. Quartal 2011, pag. 8).  8.2. Le  importanti disparità socioeconomiche  tra  la Svizzera e  il Kosovo  sopra menzionate sono  idonee ad  incrementare  la pressione migratoria.  Un'eventuale  emigrazione  è  inoltre  favorita  allorquando  parenti  o  conoscenti si trovano all'estero, come è il caso nella presente fattispecie.  http://www.worldbank.org/ http://www.bfm.admin.ch

C­1521/2011 Pagina 8 Pertanto è a giusta ragione che l'UFM ha considerato elevato il rischio del  non  rispetto dell'uscita dallo spazio Schengen entro  i  termini prestabiliti.  La  pressione  migratoria,  come  lo  dimostra  l'esperienza,  risulta  inoltre  elevata  soprattutto  in  presenza  di  persone  che  non  hanno  particolari  vincoli famigliari o professionali al loro Paese d'origine.  Trarre delle conclusioni basandosi unicamente sulla situazione generale  del  Paese  d'origine  porterebbe  tuttavia  ad  una  valutazione  dei  fatti  eccessivamente  generalizzata.  Occorre  per  tanto  esaminare  l'insieme  delle  circostanze  del  caso  concreto;  in  particolare  gli  obblighi  familiari,  sociali o professionali possono costituire una prognosi favorevole per una  partenza regolare dalla Svizzera.  9.  9.1. La richiedente ha 69 anni, è vedova e vive in Kosovo dove risiedono  pure  due  figlie  di  36  rispettivamente  45  anni  (cfr.  certificato  di  nascita  rilasciato dalla Repubblica del Kosovo) nonché altri membri della famiglia.  Il ricorrente sostiene che con la figlia C._______, che risiede nella stessa  località, la madre intrattiene stretti legami affettivi che costituirebbero una  ragione vincolante per il suo rientro in Patria. Ora, nessuna dichiarazione  né  testimonianza  della  figlia  in  tal  senso  è  stata  allegata  alla  documentazione  relativa  alla  richiesta  di  visto  né  con  il  ricorso:  al  contrario, in un primo tempo la richiedente ha sostenuto di vivere sola in  Kosovo e, dagli atti relativi alle richieste di permesso di dimora presentate  dai  coniugi  B._______  in  Ticino  nel  1991  rispettivamente  nel  1996,  nell'ambito  di  soggiorni  per  visita  ai  figli,  risulta  che  le  figlie  residenti  in  Patria  non  avevano  alcuna  possibilità  di  occuparsi  dei  genitori:  C._______  risultava  essere  vedova  con  tre  figli  a  carico  e  D._______  viveva  lontana.  Pur  ammettendo  che  con  il  passare  degli  anni  la  situazione possa essersi modificata, la circostanza che la richiedente sia  al  beneficio  solo  di  una modesta  rendita  statale  di  €  45.­­  al mese  (cfr.  attestazione  del  6  dicembre  2010  del  Dipartimento  dell'amministrazione  delle  rendite  della  Repubblica  del  Kosovo)  e  sia  sostenuta  finanziariamente per il resto esclusivamente dai figli residenti in Svizzera  conduce  a  ritenere  elevata  la  probabilità  di  un'eventuale  emigrazione,  nonostante il forte legame affettivo che la lega ad una delle figlie, che non  può  essere  considerato  vincolante  al  punto  da  dover  costringerla  a  ritornare  in  Patria.  Altri  elementi  inerenti  eventuali  obblighi  familiari  concreti della  richiedente non vengono menzionati.  Il  ricorrente sostiene  che, sebbene vi siano effettivamente delle differenze  tra  la Svizzera e  il  Kosovo,  sua  madre  non  intende  emigrare:  essa  è  nata  e  cresciuta  in 

C­1521/2011 Pagina 9 questo Paese, ne conosce la lingua e le abitudini e vi si trovano una parte  dei suoi cari. Sebbene tale circostanza possa effettivamente in una certa  misura  spingere  la  richiedente  a  rientrare,  essa  va  tuttavia  relativizzata  tenuto conto del fatto che buona parte dei suoi famigliari sono emigrati e  che già in epoca anteriore, come si è visto, l'interessata si era dichiarata  disposta  ad  emigrare  ed  aveva  effettuato  i  passi  necessari  presso  le  competenti  autorità  del  Cantone  Ticino.  In  conclusione,  non  emergono  elementi  concreti  in  merito  alla  sua  situazione  familiare  e  personale  attuale  in  Kosovo  che  permettano  di  ritenere  sufficientemente  certa  la  volontà della stessa di rientrare nel Paese d'origine entro i termini previsti.  9.2.  Il  ricorrente  ha  osservato  che  in  altri  casi,  richiedenti  in  analoghe  condizioni  hanno  ottenuto  un'autorizzazione  d'entrata  nello  spazio  Schengen.  Egli  fa  dunque  implicitamente  valere  una  violazione  del  principio  della  parità  di  trattamento. Ora,  nell'ambito  delle  autorizzazioni  d'entrata  è  determinante  la  situazione  personale  dell'interessato,  in  particolare  i  legami  familiari  e  professionali  di  quest'ultimo  con  il  suo  Paese  d'origine,  per  cui  risulta  essere  estremamente  difficile  effettuare  dei paragoni tra diverse cause (cfr. sentenza del TAF C­3577/2010 del 3  marzo 2011 e giurisprudenza ivi citata). D'altra parte, va evidenziato che il  principio  della  parità  di  trattamento  non  può  essere  invocato  per  beneficiare di  un diritto accordato  illegalmente ad una  terza persona,  in  particolare  qualora  non  si  possa  presupporre  che  l'autorità  competente  persista  in  tale pratica  illegale  (cfr. DTF 134 V 34 consid.  9;  127  II  113  consid.  9).  In  sede  di  ricorso  il  ricorrente  si  è  prevalso  di  questa  argomentazione in termini generali, senza referenze chiare e motivazioni  dettagliate,  venendo  pertanto  meno  al  suo  dovere  di  sostenere  e  sostanziare le proprie affermazioni e di fornire le indicazioni necessarie al  fine  di  permettere  le  verifiche  delle  sue  argomentazioni.  Infine  va  sottolineato  che  ogni  fattispecie  è  trattata  singolarmente  alla  luce  delle  proprie  particolarità,  in  modo  che  il  fatto  che  altre  persone  abbiano  attenuto  dei  visti  non  è  determinante.  Pertanto  tale  censura  non  può  essere accolta.  10.  Visto  quanto  precede,  il  mero  desiderio  espresso  dagli  ospitanti,  perfettamente  comprensibile,  di  invitare  la  madre  in  Svizzera  non  può  costituire  di  per  sé  un  motivo  giustificante  la  concessione  del  visto.  Tenuto  conto  del  numero  importante  di  domande  di  autorizzazione  d'entrata  inoltrate,  le  autorità  elvetiche  devono  prendere  in  considerazione  il  rischio  risultante  dal  fatto  che  la  persona  a  beneficio  d'un visto d'entrata non lasci la Svizzera entro i termini del suo soggiorno 

C­1521/2011 Pagina 10 ai  sensi  dell'art.  5  cpv.  2  LStr.  In  tali  circostanze  le  autorità  competenti  sono  state  portate  ad  adottare  una  politica  d'ammissione  restrittiva  e  a  procedere  ad  una  severa  limitazione  del  numero  delle  autorizzazioni  d'entrata nello spazio Schengen.  Il Tribunale ritiene pertanto che il rischio di migrazione sia elevato e che  la garanzia di ritorno di cui all'art. 5 cpv. 2 LStr non sia stata adempiuta. 11.  Le dichiarazioni fornite dagli ospitanti in relazione alla presa a carico delle  spese  del  soggiorno  auspicato  e  alle  garanzie  secondo  le  quali  l'interessata  lascerebbe  lo  spazio  Schengen  allo  scadere  del  visto,  non  sono  tali  da  impedirle,  una  volta  entrata  nel  territorio  elvetico,  di  intraprendere i passi necessari per stabilirvisi durevolmente (cfr. sentenza  del Tribunale federale S6.281/2005 del 30 settembre 2005). L'esperienza  ha infatti più volte dimostrato che le dichiarazioni d'intenzione formulate in  merito  all'uscita  puntuale  dalla  Svizzera,  costituiscono  delle  semplici  dichiarazioni d'intenzione prive di effetti giuridici. Gli invitanti sono infatti in  grado  di  garantire  certi  rischi  finanziari  relativi  al  soggiorno  della  richiedente, essi non possono tuttavia portarsi garanti per un determinato  comportamento (cfr. DTAF 2009/27 consid. 9 con ulteriori riferimenti).  12.  Ne  discende  che  l'UFM,  con  decisione  dell'8  febbraio  2011,  non  ha  né  violato  il  diritto  federale  né  abusato  del  suo  potere  di  apprezzamento;  l'autorità di prime cure non ha accertato  in modo inesatto o  incompleto  i  fatti  giuridicamente  rilevanti,  inoltre  la  decisione  non  risulta  inadeguata  (art. 49 PA). Per questi motivi il ricorso va respinto.  13.  Visto l'esito della procedura, le spese processuali vengono poste a carico  del  ricorrente  (art.  63  cpv.  1  PA  in  relazione  con  gli  art.  1  a  3  del  regolamento del 21 febbraio 2008 sulle tasse e sulle spese ripetibili nelle  cause  dinanzi  al  Tribunale  amministrativo  federale  [TS­TAF,  RS  173.320.2]). (Dispositivo alla pagina seguente)

C­1521/2011 Pagina 11 Per  questi  motivi,  il  Tribunale  amministrativo  federale  pronuncia: 1.  Il ricorso è respinto.  2.  Le  spese  processuali  di  fr.  700.­­  sono  poste  a  carico  del  ricorrente  e  sono  computate  con  l'anticipo  spese  dello  stesso  importo  versato  l'11  aprile 2011.  3.  Comunicazione a: – ricorrente (Raccomandata)  – autorità inferiore (incarto n. di rif. SIMIC … di ritorno) – Sezione della popolazione, Bellinzona, per informazione La presidente del collegio: La cancelliera: Elena Avenati­Carpani Mara Vassella Data di spedizione:

C-1521/2011 — Bundesverwaltungsgericht 01.12.2011 C-1521/2011 — Swissrulings