Incarto n. 90.2003.93 90.2002.171
Lugano 7 gennaio 2004
In nome della Repubblica e Cantone del Ticino
Il Tribunale della pianificazione del territorio
composto dei giudici:
Raffaello Balerna, presidente, Lorenzo Anastasi, Matteo Cassina
segretario:
Leopoldo Crivelli
statuendo sull'istanza di restituzione dei termini 5 luglio 2002 e sul ricorso 13 dicembre 2002 di
__________ patr. da: avv. __________
contro
la risoluzione 5 febbraio 2002 (n. __________) con cui il Consiglio di Stato ha approvato il piano regolatore di __________;
richiamata la sentenza 18 agosto 2003 del Tribunale federale, per quanto concerne l'istanza di restituzione dei termini;
viste, per quanto concerne il ricorso 13 dicembre 2003, le risposte:
- 6 febbraio 2003 del municipio di __________;
- 28 gennaio 2003 della divisione della pianificazione territoriale del dipartimento del territorio;
letti ed esaminati gli atti;
ritenuto, in fatto
A. __________ __________ __________ è proprietaria di alcuni fondi a __________. Tra di essi figura, per quanto qui interessa, il mapp. __________. La particella, di complessivi mq 1'122, è inedificata e parzialmente boschiva. E' ubicata in località __________ __________, ove termina la strada avv. __________ __________.
B. Nella seduta del 20 marzo 2000 il consiglio comunale di __________ ha adottato la revisione del piano regolatore. La parte non boschiva del mapp. __________ è stata assegnata alla zona R2s (residenziale estensiva con prescrizioni speciali). L'intero fondo è inoltre stato incluso nel perimetro delle zone esposte a pericoli naturali: più precisamente nella zona II, a rischio medio.
C. Con risoluzione 5 febbraio 2002 (n. __________) il Consiglio di Stato ha approvato il piano. Esso ha tuttavia negato l'approvazione di alcune proposte pianificatorie, sospeso su altre la propria decisione ed infine modificato d'ufficio il piano regolatore su ulteriori oggetti.
Per quanto qui interessa il Governo ha rilevato che il problema delle zone esposte a pericoli naturali, più precisamente alla caduta di sassi, non era stato affrontato e risolto in maniera soddisfacente. Per questo motivo esso ha sospeso la decisione di approvazione dell'attribuzione alla zona edificabile dei terreni esposti a tali pericoli nel comparto __________. __________ -__________, accertati attraverso uno studio di dettaglio allestito il 19 luglio 1999, e fissato al comune un termine di tre anni per realizzare i necessari interventi di premunizione; in assenza di questi ultimi l'approvazione dell'assegnazione alla zona edificabile di quei fondi sarebbe stata negata (cfr. risoluzione impugnata, cifra 3.4.3, lett. a, pag. 24 segg.). Il Consiglio di Stato ha, di conseguenza, sospeso anche la decisione di approvazione dell'art. 31 NAPR, il quale regolamentava l'edificazione nelle zone esposte a tali pericoli.
D. Con ricorso 8 marzo 2002 __________ __________ __________ è insorta innanzi a questo Tribunale avverso la menzionata risoluzione governativa chiedendo, per quanto qui può interessare, l'approvazione dell'art. 31 NAPR allo scopo di permettere l'edificazione di quelle particelle assegnate alla zona fabbricabile che, pur essendo esposte a pericoli naturali, non erano tuttavia comprese nel comparto __________. __________ -__________.
E. Nella risposta 22 maggio 2002 la divisione della pianificazione territoriale ha precisato che, contrariamente a quanto ritenuto dalla ricorrente, anche la part. __________ faceva parte del comparto __________. __________ -__________, per il quale il Consiglio di Stato aveva sospeso la decisione d'approvazione d'attribuzione alla zona edificabile, poiché tale sospensione concerneva tutti i terreni proposti dal comune in zona edificabile esposti a pericoli naturali.
F. Il 5 luglio 2002 __________ __________ __________ ha presentato al Consiglio di Stato un'istanza d'interpretazione concernente la risoluzione governativa citata in ingresso, chiedendo di chiarire se il dispositivo n. __________, che sospendeva l'attribuzione alla zona edificabile delle aree interessate da pericoli naturali per il comparto __________. __________ -__________, riguardasse anche il mapp. __________, malgrado esso fosse situato in località __________. __________: località che - sia subito precisato per completezza, anche se la precisazione non si rivela determinante ai fini del giudizio - è posta immediatamente a valle di quella di __________ __________ ove, secondo le risultanze catastali, risulta essere formalmente posto il mapp. __________. __________ __________ __________ ha inoltrato, nel contempo, presso questo Tribunale una domanda di restituzione in intero contro il lasso dei termini, da esaminare qualora il Governo avesse confermato in via interpretativa la sospensione dell'approvazione della zona edificabile anche per il suo fondo. L'istante ha addotto di essere venuta a conoscenza della sospensione dell'edificabilità del proprio fondo soltanto attraverso la suddetta risposta della divisione della pianificazione territoriale al suo ricorso dell'8 marzo 2002, nonché la successiva consultazione, il 27 giugno 2002, presso questo Tribunale dell'esame preliminare 7 luglio 1999 del dipartimento del territorio, che, in merito alle zone di pericolo, riferiva dell'esistenza di un settore, denominato __________ __________ -__________ __________, comprendente anche il mapp. __________.
G. In data 3 settembre 2002, il Consiglio di Stato, ha evaso la domanda di interpretazione sopracitata, confermando l'appartenenza del mapp. __________ al comparto delle zone esposte a pericoli naturali di __________. __________ -__________, nonché la conseguente sospensione dell'approvazione circa la sua attribuzione alla zona edificabile. A mente del Governo, la denominazione dell'area di pericolo interessata con i toponimi __________. __________ -__________ era stata adottata al solo scopo di distinguerla da quella di __________, che qui non interessa e che era stata reintrodotta d'ufficio dall'Autorità governativa. La risoluzione governativa di sospensione dell'approvazione della zona edificabile spiegava pertanto effetto su tutto il territorio dichiarato edificabile interessato dalle zone di pericolo designate nel piano del paesaggio adottato dal consiglio comunale e pubblicato: dunque anche sul mapp. __________.
H. Con sentenza 11 marzo 2003 questo Tribunale ha respinto l'istanza di restituzione in intero 5 luglio 2002. Esso ha ritenuto che, anche volendo accreditare la versione addotta dall'istante, secondo cui si doveva ritenere che essa era venuta a conoscenza della decisione di sospendere l'approvazione del piano regolatore, per quanto concerneva l'assegnazione del mapp. __________ alla zona edificabile, non tanto attraverso l'intimazione della risoluzione 5 febbraio 2002 con cui il Consiglio di Stato aveva approvato il piano, ma solo in un secondo tempo - il 22 maggio 2002, rispettivamente il 27 giugno 2002 o forse anche più tardi, il 3 settembre successivo, data d'evasione da parte del Consiglio di Stato dell'istanza d'interpretazione - il termine per ricorrere dinanzi a questo Tribunale contro la menzionata risoluzione governativa avrebbe iniziato a decorrere ad una delle menzionate date. L'istante, sebbene assistita da un legale, non aveva tuttavia fatto uso della possibilità di impugnare tempestivamente, per rapporto a tali date, la decisione governativa dinanzi a questo Tribunale in applicazione dell'art. 38 LALPT, limitandosi ad inoltrare l'istanza di restituzione in intero. Con queste premesse l'istante si trovava ad essere responsabile dell'infruttuosa decorrenza del termine di ricorso, poco importa sapere a quale data essa corrispondesse esattamente.
I. Con sentenza 18 agosto 2003 il Tribunale federale ha annullato il predetto giudicato. Esso ha ritenuto che questa Corte doveva pronunciarsi sulla tempestività della domanda di restituzione in intero e se fossero adempiuti i requisiti per concederla. Donde la necessità di un nuovo giudizio sull'istanza 5 luglio 2002.
J. La risoluzione governativa 5 febbraio 2002 è successivamente stata pubblicata presso la cancelleria comunale di __________ nel periodo 29 ottobre/28 novembre 2002. Con ricorso 13 dicembre 2002 __________ __________ __________ è insorta dinanzi a questo Tribunale contro la stessa. La ricorrente domanda che le zone edificabili soggette a pericoli naturali di grado II e III, ed in ogni caso quella che interessa il mapp. __________, vengano immediatamente approvate, insieme all'art. 31 NAPR. La ricorrente mette soprattutto in dubbio la proporzionalità del provvedimento impugnato sia in quanto tale sia per quanto riguarda più particolarmente la situazione in cui versa la part. __________.
K. La divisione della pianificazione territoriale chiede la reiezione dell'impugnativa. Il municipio di Morcote ne postula invece l'accoglimento.
L. In data 9 aprile 2003 il Tribunale ha tenuto un'udienza in relazione al ricorso 13 dicembre 2002, in occasione della quale le parti hanno confermato le rispettive posizioni.
Considerato, in diritto
Sulla domanda di restituzione in intero 5 luglio 2002
1. Secondo l’art. 12 PAmm la restituzione in intero contro il lasso dei termini è data per i motivi e nei termini previsti dalla procedura civile. Essa è concessa, a norma dell’art. 137 CPCT, se l’istante o il suo patrocinatore dimostra di essere stato impedito di agire, di comparire o di chiedere un rinvio: a) perché, senza sua colpa, ignorava la scadenza del termine oppure perché la notificazione è intervenuta così tardi da renderne impossibile l’osservanza; b) perché l’impedimento di compiere in tempo utile l’atto processuale era dovuta a un fatto grave, che non poteva essere evitato.
Giusta l’art. 139 CPCT la restituzione in intero contro il lasso dei termini deve essere chiesta entro 10 giorni dalla cessazione dell’impedimento.
2. La risoluzione 5 febbraio 2002 d'approvazione del piano regolatore di __________ è stata indubbiamente notificata a __________ __________ __________, già ricorrente dinanzi al Consiglio di Stato, l'8 febbraio successivo, come essa stessa afferma. In merito al mapp. __________, che non era oggetto di impugnativa in prima istanza, l'istante asserisce di essere stata impedita di ricorrere tempestivamente contro la menzionata risoluzione per il fatto di aver appreso soltanto in un secondo tempo - ossia attraverso la risposta 22 maggio 2002 della divisione della pianificazione territoriale al suo ricorso dell'8 marzo 2002, nonché la successiva consultazione del 27 giugno 2002 presso questo Tribunale dell'esame preliminare 7 luglio 1999 del dipartimento del territorio - che anche tale mappale era incluso nel comparto delle zone esposte ai pericoli naturali denominato __________. __________ -__________, per il quale l'attribuzione alla zona edificabile era stata sospesa, a tenore del dispositivo numero 2 della risoluzione governativa. Questa specificazione era stata fornita dal dipartimento nell'ambito della contestazione della sospensione dell'approvazione dell'art. 31 NAPR, che regolamentava l'edificazione nelle zone esposte a pericoli naturali, della quale l'insorgente postulava la ratifica onde permettere di costruire le proprietà che non erano incluse nei comparti di __________. __________ -__________ e Codate e tra le quali essa riteneva di dover annoverare, fino a quel momento, il mapp. __________. Da ciò la sua domanda di restituzione dei termini di ricorso.
3. La domanda in oggetto dev'essere respinta, già perché tardiva. In effetti, l'istante è stata messa al corrente, in modo chiaro e certo, del fatto che il mapp. __________ fosse incluso, al pari di tutti gli altri fondi assegnati alla zona edificabile interessati dalle zone di pericolo previste nel piano del paesaggio, nessuno escluso, nel comparto di __________. __________ -__________, per il quale il Consiglio di Stato aveva sospeso la decisione di approvazione del piano regolatore, al più tardi tramite la risposta 22 maggio 2002 inoltrata dalla divisione della pianificazione territoriale, agente in nome del Consiglio di Stato. Tale atto è stato intimato dalla Cancelleria del Tribunale alla patrocinatrice dell'istante il 28 maggio successivo. Il termine di 10 giorni stabilito all'art. 139 CPCT era pertanto ampiamente scaduto quando __________ __________ __________ ha insinuato presso questo Tribunale l'istanza di restituzione in intero, il 5 luglio successivo. L'istante non può nemmeno pretendere che venga considerato, quale dies a quo per il calcolo della tempestività dell'istanza, quello in cui la sua patrocinatrice ha consultato il documento di esame preliminare del piano regolatore presso la cancelleria del Tribunale, già per il fatto che tale esame - impregiudicata la rilevanza dell'accertamento ha avuto luogo quasi un mese dopo che questa fosse stata messa al corrente, da parte dell'autorità competente, circa lo statuto giuridico pianificatorio nel quale versava la particella. Di nessun giovamento appare da ultimo, ai fini della determinazione della tempestività dell'istanza in esame, è poi la circostanza che __________ __________ __________ abbia introdotto, contemporaneamente alla stessa, una domanda di interpretazione della risoluzione governativa 5 febbraio 2002.
4. Sulla scorta di quanto precede può rimare irrisolto il quesito di sapere se sono adempiuti i requisiti per mettere l'istante al beneficio della restituzione dei termini per insorgere contro la risoluzione in oggetto.
Sul ricorso 13 dicembre 2002
5. 5.1. La competenza del Tribunale è data, il ricorso è tempestivo (art. 38 cpv. 1 LALPT) e la legittimazione della ricorrente certa (art. 38 cpv. 4 lett. c LALPT). Circa la tempestività del gravame il Tribunale considera quanto segue.
5.2. Contro la decisione del Consiglio di Stato di approvazione del piano regolatore e di evasione dei ricorsi è dato ricorso a questo Tribunale nel termine di 30 giorni dalla sua notificazione (art. 38 cpv. 1 LALPT). In concreto, la risoluzione del Consiglio di Stato, del 5 febbraio 2002, è stata notificata a mezzo invio raccomandato alla patrocinatrice dell'insorgente il successivo 8 febbraio (cfr. busta di intimazione con apposto, sul retro, il timbro dell'ufficio postale di destinazione attestante la data di consegna). Il termine di 30 giorni per ricorrere contro la stessa è pertanto venuto a scadenza parecchio tempo prima dell'inoltro del gravame in esame, proposto il 13 dicembre 2002. Questo dev'essere pertanto considerato tardivo e, di conseguenza, dichiarato irricevibile.
5.3. L'insorgente giustifica la tempestività del gravame con riferimento alla pubblicazione della risoluzione governativa impugnata, per quanto concerneva le modifiche d'ufficio, le decisioni di sospensione dell'approvazione (tra cui quella concernente l'attribuzione alla zona edificabile dell'area interessata dai pericoli naturali nei comparto di __________. __________ -__________) e quelle relative all'obbligo di allestire delle varianti, disposta dal municipio di __________ il 21 ottobre 2002, durante il periodo 29 ottobre/28 novembre 2002 (cfr. FU del 25 ottobre 2002, n.86/2002, pag. 7264). Tale pubblicazione, effettuata dietro precisi ordini e direttive del Governo (cfr. dispositivo n. 7 della risoluzione 5 febbraio 2002), indicava la possibilità di aggravarsi dinanzi a questo Tribunale entro 15 giorni dalla scadenza del termine della stessa. L'opinione dell'insorgente non può tuttavia essere tutelata. Quest'ultimo termine di ricorso, in concreto di per sé ossequiato, ritornava difatti applicabile solo per coloro che prendevano conoscenza delle suddette decisioni disposte dal Consiglio di Stato nell'ambito dell'approvazione del piano regolatore attraverso la loro pubblicazione, effettuata da parte del municipio di __________: sistema alternativo di notifica che può essere impiegato, eccezionalmente, quando tutti i destinatari della decisione non possono essere identificati senza oneri eccessivi (cfr. a livello federale l'art. 36 PA; Merkli/Aeschlimann/Herzog, Kommentar zum Gesetz über die Verwaltungsrechtspflege im Kanton Bern, Berna 1997, ad art. 44 n. 1). Chi, come la ricorrente, aveva ricevuto personalmente la decisione medesima, in ossequio al principio generale (art. 26 cpv. 1 PAmm), non poteva invece appellarsi a tale termine. Tanto più che, nel caso di specie, la pubblicazione della risoluzione governativa ad opera del municipio non era accompagnata, per quanto qui concerne, da un qualsiasi supplemento di informazione (sotto forma di scritti, modifiche dei piani interessati ecc.) rispetto a quanto stabilito nella risoluzione stessa: fungeva da semplice notifica del contenuto di quest'ultima verso un numero indefinito di potenziali destinatari. Corrobora ulteriormente questa conclusione il dispositivo n. 6 della decisione contestata, che fissava, per i già ricorrenti in prima istanza, un termine di 30 giorni dalla notificazione della decisione stessa per aggravarsi dinanzi a questo Tribunale anche per quanto concerneva la sospensione dell'attribuzione alla zona fabbricabile delle aree interessate dai pericoli naturali, sancita al dispositivo n. 2 della risoluzione. L'impugnativa volta a richiedere l'immediata approvazione del piano regolatore per quanto concerneva l'assegnazione alla zona fabbricabile del mapp. __________ andava pertanto imprescindibilmente insinuato entro il termine di 30 giorni dalla notificazione scritta della decisione governativa.
5.4. Il Tribunale esamina tuttavia nel seguito, a titolo abbondanziale, il gravame in oggetto.
6. La risoluzione di sospendere la decisione di approvazione delle zone edificabili comprese nel settore __________. __________ -__________ esposte a pericoli naturali parrebbe costituire non tanto una decisione finale bensì una decisione incidentale, che può essere impugnata solo se causa alla ricorrente un danno non altrimenti riparabile (art. 44 PAmm). Il Consiglio di Stato non ha infatti ancora emesso la sua decisione su questo oggetto in applicazione dell'art. 37 cpv. 1 LALPT, anche se anticipa già, a chiare lettere, che non approverà la zona edificabile interessata, qualora il comune non dovesse ottemperare alla richiesta di approntare le necessarie opere di premunizione. Ai fini della ricevibilità del gravame non occorre tuttavia indagare oltre circa la natura esatta della risoluzione impugnata e chiedersi, segnatamente, se essa possa essere considerata, quanto agli effetti, alla stregua di una decisione di non approvazione della predetta zona edificabile, che potrebbe essere revocata qualora il comune adempisse determinati oneri. In effetti, anche avverandosi l'ipotesi più favorevole per la ricorrente - ovvero che il comune provveda all'esecuzione delle opere di premunizione richieste dal Governo - la decisione governativa impugnata avrebbe comunque sia l'effetto di rimandare nel tempo l'approvazione dell'assegnazione del suo fondo alla zona fabbricabile e, pertanto, la sua edificazione; ciò basta per riconoscere la sussistenza di un danno a pregiudizio dell'insorgente, che non potrebbe completamente eliminare nemmeno nel caso in cui il Consiglio di Stato dovesse, in seguito, approvare la controversa zona edificabile e che, pertanto, essa cerca di scongiurare mediante il ricorso in esame. Il gravame è, dunque, ricevibile anche se la risoluzione impugnata dovesse essere considerata incidentale.
7. In campo pianificatorio il comune ticinese fruisce di autonomia. Questa non è, però, assoluta. Secondo l'art. 33 cpv. 3 lett. b LPT il diritto cantonale deve garantire il riesame completo del piano regolatore da parte di almeno un'istanza di ricorso. Nel Cantone Ticino tale autorità è il Consiglio di Stato (art. 37 cpv. 1 LALPT), che decide i ricorsi - e approva il piano - con pieno potere cognitivo: questo significa controllo non solo della legittimità ma anche dell'opportunità delle scelte pianificatorie comunali. Le autorità incaricate di compiti pianificatori badano tuttavia di lasciare alle autorità loro subordinate il margine d'apprezzamento necessario per adempiere i loro compiti (art. 2 cpv. 3 LPT). Il Consiglio di Stato non può dunque semplicemente sostituire il proprio apprezzamento a quello del comune, ma deve rispettare il diritto di questo di scegliere tra più soluzioni adeguate quella ritenuta più appropriata, ragionevole od opportuna. Esso non può però limitarsi ad intervenire nei soli casi in cui la soluzione comunale non poggi su alcun criterio oggettivo e sia manifestamente insostenibile. Deve al contrario rifiutare l'approvazione di quelle soluzioni che disattendono i principi e gli scopi pianificatori fondamentali del diritto federale o non danno loro sufficiente attuazione, rispettivamente che non tengono adeguatamente conto della pianificazione di livello cantonale, segnatamente dei dettami del piano direttore (cfr. anche l'art. 26 cpv. 2 LPT). L'autorità governativa verificherà segnatamente che sia stata effettuata in modo corretto la ponderazione globale degli interessi richiesta dall'art. 3 OPT (RDAT II-2001 n. 78 consid. 6b; II-1999 n. 27 consid. 3).
Il potere cognitivo del Tribunale della pianificazione del territorio è invece circoscritto alla violazione del diritto (art. 38 cpv. 2 LALPT; RDAT II-2001 n. 78 consid. 6c; II-1999 n. 27 consid. 3; II-1997 n. 23); fanno eccezione - per poter ossequiare l'art. 33 cpv. 3 lett. b LPT - i casi in cui è impugnata una modifica del piano regolatore disposta d'ufficio dal Consiglio di Stato.
8. 8.1. I piani di utilizzazione - nel nostro Cantone chiamati, a livello comunale, piani regolatori (art. 24 segg. LALPT) - disciplinano l'uso ammissibile del suolo (art. 14 cpv. 1 LPT). Essi devono delimitare, in primo luogo, le zone edificabili, agricole e protette (art. 14 cpv. 2 LPT). Le zone edificabili comprendono, secondo l'art. 15 LPT, i terreni idonei all'edificazione che sono già stati edificati in larga misura (lett. a) e quelli prevedibilmente necessari ed urbanizzati entro 15 anni (lett. b).
8.2. Un terreno è idoneo all'edificazione quando le sue caratteristiche soddisfano le esigenze richieste dall'utilizzazione prevista per lo stesso. Oltre al requisito dell'edificabilità del terreno dal profilo tecnico, che al giorno d'oggi è quasi sempre soddisfatto, per decidere in merito all'idoneità di un terreno alla costruzione devono essere presi in considerazione, anzitutto, gli scopi ed i principi che reggono la pianificazione del territorio (art. 1 e 3 LPT). L'assegnazione di un terreno alla zona residenziale deve pertanto, in primo luogo, rispondere alla necessità di creare e conservare degli insediamenti accoglienti (art. 1 cpv. 2 lett. b LPT) ed al principio di salvaguardare, per quanto possibile, i luoghi destinati all'abitazione da immissioni nocive o moleste (art. 3 cpv. 3 lett. b LPT). L'esposizione di un terreno a pericoli naturali può pertanto pregiudicare la sua idoneità all'edificazione e, di conseguenza, la possibilità di includerlo nella zona edificabile (Flückiger, Commentario LPT, ad art. 15 n. 42-49, con rinvii; Zen-Ruffinen/Guy-Ecabert, Aménagement du territoire, construction, expropriation, Berna 2001, n. 317, pure con rinvii). In sintonia con la legislazione federale gli obiettivi pianificatori cantonali del piano direttore, adottati dal Gran Consiglio con decreto legislativo del 12 dicembre 1990, stabiliscono, a questo riguardo, l'obbligo di "predisporre i necessari provvedimenti pianificatori per evitare insediamenti in zone critiche e fissare le condizioni per un adeguato uso del suolo in tali zone" (cfr. obiettivi in materia di pericoli naturali, A.4. lett. d).
8.3. Anche l'obbligo per i Cantoni, sancito all'art. 6 cpv. 2 lett. c LPT, di designare nei fondamenti del piano direttore i territori che sono minacciati in misura rilevante da pericoli naturali dev'essere messo in relazione con la delimitazione dei terreni idonei all'edificazione ai sensi dell'art. 15 LPT (Flückiger, ibidem). Nel nostro Cantone gli studi di base svolti in questo ambito hanno indotto il Consiglio di Stato ad adottare la scheda di coordinamento n. 4.1 del piano direttore, di risultato intermedio, avente come oggetto proprio i territori soggetti a pericoli naturali ed il cui scopo consiste nell'attuazione a livello pianificatorio di adeguate misure di prevenzione, al fine di aumentare a lungo termine la sicurezza delle persone e delle cose, di permettere l'uso adeguato del suolo, come pure di ridurre i costi sociali provocati dai pericoli naturali. Le modalità di coordinamento prevedono che il Cantone, nell'ambito dell'allestimento del catasto cantonale dei territori soggetti a pericoli naturali conformemente alla relativa legge del 29 gennaio 1990, porta a termine l'approfondimento e la puntualizzazione delle conoscenze sui territori soggetti a pericoli naturali rappresentati graficamente nel piano direttore e verifica inoltre il grado di rischio del rimanente territorio potenzialmente soggetto a pericolo. I comuni forniscono a questo scopo al Cantone tutte le informazioni e conoscenze di cui dispongono su detti pericoli. Le misure pianificatorie di prevenzione devono essere successivamente consolidate dai comuni interessati tramite le necessarie modifiche dei piani regolatori.
8.4. La legge sui territori soggetti a pericoli naturali del 29 gennaio 1990 (LTPN), che attua il coordinamento previsto attraverso la scheda n. 4.1 del piano direttore, disciplina l'accertamento, la premunizione ed i risanamento dei territori esposti o colpiti da pericoli naturali, come pure il sussidiamento dei necessari provvedimenti (art. 1 LTPN).
L'accertamento dei territori esposti o colpiti da pericoli naturali è operato mediante l'allestimento di un piano (in origine definito catasto) delle zone soggette a pericolo (PZP; art. 2 cpv. 1 LTPN). Esso comprende il catasto degli eventi conosciuti e la carta dei pericoli potenziali (art. 2 cpv. 3 LTPN). Il mancato inserimento di un territorio nel PZP non ne esclude la pericolosità (art. 2 cpv. 2 LTPN). Il PZP serve quale base per il disciplinamento degli interventi di premunizione e risanamento (art. 3 cpv. 1 LTPN). Il Cantone, i comuni e le Regioni devono inoltre tenerne conto nell'ambito delle loro pianificazioni territoriali e dei programmi di sviluppo regionali (art. 3 cpv. 2 LTPN).
Sono iscritti nel PZP i territori soggetti a pericoli naturali, segnatamente quelli soggetti a spostamenti di terreno permanenti, a caduta di valanghe, frane, crolli di roccia, alluvionamenti e inondazioni (art. 4 LTPN). Il PZP è costituito da piani in scala non inferiore a 1:10'000 e da una relazione tecnica (art. 5 cpv. 1 LTPN). I piani descrivono in scala adeguata i territori esposti a pericoli e riportano graficamente gli eventi conosciuti, i rilievi effettuati e le zone soggette a pericolo. Essi indicano segnatamente il genere e il grado di pericolo. All'interno delle superfici edificabili e nelle immediate vicinanze le zone soggette a pericoli vengono riportate su un piano particellare (art. 2 RLTPN). Nella relazione tecnica viene esposto il riassunto delle ricerche eseguite e sono elencati i pericoli naturali rilevati (art. 3 RLTPN).
Il PZP è allestito dal dipartimento del territorio in collaborazione con i servizi statali interessati, previa consultazione dei municipi (art. 6 cpv. 1 LTPN; art. 1 RLTPN), di regola su scala comunale; può tuttavia essere elaborato a tappe, per singoli comprensori, decisi dal dipartimento (art. 4 RLTPN). La popolazione partecipa all'allestimento attraverso periodiche riunioni informative convocate dal dipartimento (art. 6 cpv. 2 LTPN). Il PZP è pubblicato per un periodo di tre mesi presso i comuni interessati (art. 7 LTPN; art. 5 RLTPN). Gli enti pubblici, le Regioni e i privati interessati hanno la facoltà di ricorrere contro il PZP al Consiglio di Stato entro 30 giorni dalla scadenza del periodo di pubblicazione (art. 8 LTPN). Il Consiglio di Stato decide inappellabilmente i ricorsi e adotta il PZP (art. 9 LTPN). L'inclusione di un fondo al PZP è menzionata a registro fondiario a cura del dipartimento (art. 9a LTPN). Le norme sull'adozione del PZP si applicano anche alla sua modifica (art. 10 LTPN).
La premunizione ed il risanamento dei territori soggetti a pericoli naturali sono pianificati nel piano cantonale di premunizione e risanamento (PCPR; art. 11 LTPN). Il PCPR indica (art. 12 cpv. 1 LTPN): i concetti ai quali deve uniformarsi la sistemazione idraulica, idrogeologica e valangaria del Cantone (cifra 1); le opere di premunizione, di risanamento e di manutenzione, con il loro grado di priorità, intese alla protezione, da catastrofi naturali, della vita umana e di beni materiali ragguardevoli (cifra 2); i tempi di attuazione (cifra 3); i compiti delle Regioni (cifra 4); gli enti pubblici incaricati degli studi esecutivi e dell'attuazione, come pure i consorzi, istituiti o da istituire conformemente all'apposita legislazione (cifra 5); le valutazioni di spesa (cifra 6). Il PCPR, che dev'essere coordinato con il piano direttore e il piano finanziario (art. 12 cpv. 2 LTPN), è costituito da un rapporto corredato dalle necessarie rappresentazioni cartografiche e tabelle sinottiche (art. 13 LTPN). Il relativo progetto è allestito dal Consiglio di Stato (art. 14 LTPN), che lo notifica a comuni, consorzi e Regioni, i quali possono presentare osservazioni e proposte (art. 15 LTPN). Il Consiglio di Stato esamina le osservazioni e le proposte ed adotta il PCPR (art. 16 LTPN), che entra immediatamente in vigore (art. 17 LTPN). Le norme sull'adozione del PCPR si applicano anche alla sua modifica (art. 18 cpv. 1 LTPN).
Gli enti designati dal PCPR provvedono all'attuazione degli interventi (art. 19 LTPN), che possono essere sussidiati dal Cantone e dalla Confederazione (art. da 21 a 24 LTPN).
9. 9.1. Le rappresentazioni grafiche del piano regolatore approvato dal Consiglio di Stato il 2 luglio 1991 riportavano, a titolo indicativo, due estese fasce di potenziale pericolo naturale cui era esposto il territorio di __________: l'una riguardava il territorio a monte della zona edificabile compresa tra il nucleo del comune e la località __________, ubicata ad ovest del nucleo stesso, senza incidere sulla zona edificabile; l'altra concerneva il comparto __________ -__________ e si poneva in conflitto diretto con la zona fabbricabile del piano regolatore. Queste fasce erano state definite mediante accertamento dell'Istituto __________ della __________ (__________) del 1984. Incaricato da quest'ultimo istituto, il 3 giugno 1991 lo studio di geologia dell'ing. __________ __________ presentò un rilievo geomorfologico del territorio comunale, successivamente aggiornato il 3 maggio 1993, che evidenziava un pericolo di caduta di massi generalizzato per l'intero comune, ma in particolare per la località di __________, ubicata sopra il territorio (edificabile) di __________, __________ e __________. L'__________ ha indi proceduto ad un affinamento degli accertamenti, culminato con la presentazione di uno studio 19 luglio 1999 del __________ (Consorzio __________ per il __________ dei __________ __________), sottoscritto dagli ingg. __________ __________ e __________ __________ ed incentrato essenzialmente sull'esame di due aree particolarmente esposte alla caduta di sassi/blocchi/massi: quella, già menzionata di __________, e quella della valle di __________, compresa tra il __________, la chiesa di __________ (__________. __________ del __________) e la località di __________. __________. Questo rapporto, esteso sino a livello particellare, concludeva, per il settore di __________, ad un'intensità prevalentemente media del fenomeno di caduta sassi/massi, che interessava, oltre alla foresta, anche una serie di fondi posti nelle sottostanti località di __________, __________ e __________, di cui la maggior parte edificati. I periti consigliavano di intervenire con protezioni di tipo passivo (reti, muri, rinforzi ecc.) e attivo (disgaggi, ancoraggi, sottomurazioni ecc.); queste ultime in combinazione con un monitoraggio per quei blocchi e massi situati nelle parti alte, che avrebbero potuto sviluppare delle grandi energie nella loro caduta (cfr. rapporto citato, pag. 28 seg., 48). Gli esperti avevano stimato la stessa intensità del fenomeno anche per il settore della valle di __________, che - oltre alla foresta - interessava però un numero inferiore di fondi, per la maggior parte non edificati, compresi tra la località di __________. __________ e l'oratorio di __________. __________ da __________, posto accanto alla chiesa, sopra la sede dell'amministrazione comunale: tra questi figurava anche il mapp. __________, di proprietà della ricorrente. Faceva eccezione un'area comprendente il citato oratorio e una lingua di terra immediatamente sovrastante lo stesso, in relazione alla quale l'intensità del fenomeno veniva quantificata come elevata. Per questo settore gli esperti consigliavano di fissare od asportare i blocchi che causavano pericolo, procedendo altresì ad eseguire verifiche e bonifiche per l'intero settore (cfr. rapporto citato, pag. 46 e 48). Lo studio del CIRN presentava, in annesso, le mappe delle aree di pericolo in scala 1:2000, che indicavano, in generale, per i settori in oggetto la sussistenza di un pericolo medio; facevano eccezione il comprensorio interessante l'oratorio di __________. __________, dichiarato di pericolo alto, e le superfici immediatamente a valle delle costruzioni poste in località __________, __________ e __________, assegnate alle zone a basso pericolo. Il perimetro di queste aree e la definizione dei vari gradi di pericolo sono quindi stati ripresi nel piano del paesaggio adottato dal consiglio comunale. La sovrapposizione dei piani ha permesso di rilevare che le superfici esposte a pericolo interessavano, parzialmente, anche la zona residenziale estensiva (R2) prevista dal piano delle zone nelle località di __________, __________, __________ e Indipendenza e quella residenziale estensiva con prescrizioni speciali (R2s) stabilita sempre dallo stesso piano per la località di __________. __________. Il consiglio comunale ha, pertanto, in pari tempo disposto la seguente normativa (art. 31 NAPR):
"Zone esposte a pericoli naturali
1. Il PR riporta a titolo provvisorio (stato degli studi fino al luglio 1999) tre zone soggette principalmente al pericolo di caduta sassi e blocchi. Il comune coordina con l'Istituto cantonale di scienze della terra le misure di protezione necessarie.
2. Le possibilità edificatorie sono definite come segue:
a) Zona I a "rischio alto":
- divieto di edificazione.
b) Zona II a "rischio medio":
sono vietate nuove costruzioni che comportano
assembramento di persone;
nuove costruzioni o cambiamenti di destinazione per case
unifamigliari sono possibili alle seguenti condizioni che devono
essere soddisfatte simultaneamente:
per le deformazioni gravitative profonde verifica dell'entità dei
movimenti ed esecuzione degli accorgimenti tecnici costruttivi
atti a limitare il più possibile gli effetti degli spostamenti;
organizzazione d'allarme;
accessi sicuri.
Il costo delle verifiche e degli interventi citati sono a carico del proprietario.
c) Zona III a "rischio basso":
l'edificazione è condizionata all'allestimento di una perizia
geologica che accerti la situazione locale e definisca gli
interventi di premunizione necessari per ridurre in modo
adeguato i potenziali pericoli; detti interventi vanno svolti
unitamente all'edificazione e sono a carico del proprietario."
9.2. In sede di esame, il Consiglio di Stato non ha condiviso la soluzione proposta dal comune per risolvere i problemi posti dall'incombenza di pericoli naturali su parte delle zona edificabile definita dal piano regolatore, ritenendola insufficiente.
Il Governo ha rilevato che un terreno esposto a un pericolo medio di caduta di sassi poteva ancora essere considerato idoneo alla costruzione ai sensi dell'art. 15 LPT, alla condizione che fossero realizzate, da parte del comune, le necessarie opere di premunizione. Per il settore studiato approfonditamente tramite il menzionato rapporto del __________, il quale si estendeva dal limite ovest del nucleo (zona del municipio e della chiesa) sino alla località di Burò e che è stato riduttivamente designato nella risoluzione impugnata come comparto __________.__________ -__________, il Consiglio di Stato ha pertanto sospeso la decisione di approvazione dell'attribuzione alla zona edificabile dei terreni esposti a tali pericoli e fissato al comune un termine di tre anni per realizzare i necessari interventi di premunizione; in assenza di questi ultimi esso ha anticipato che avrebbe negato l'approvazione dell'assegnazione alla zona edificabile di quei fondi. Il Consiglio di Stato ha, di conseguenza, sospeso anche la decisione di approvazione dell'art. 31 NAPR, regolamentante l'edificazione nelle zone esposte a tali pericoli.
La decisione governativa merita tutela.
9.3. Intanto è utile rilevare che - per quanto qui interessa - la zona edificabile proposta dal comune coincide in larga misura con quella già prevista dal piano regolatore approvato dal Governo il 2 luglio 1991. Nelle località in oggetto l'ampliamento del perimetro della zona edificabile si esaurisce, essenzialmente, nell'inclusione nel territorio fabbricabile delle superfici che erano state escluse dalla foresta nell'ambito della procedura di accertamento del bosco a confine con l'area edificabile, oggetto di risoluzione governativa 25 giugno 1997. Trattasi dunque nel complesso di aree che, al presente, sono prevalentemente edificate con abitazioni.
Com'è stato spiegato, l'esposizione di un determinato territorio a pericoli naturali può pregiudicare l'idoneità all'edificazione dello stesso ai sensi dell'art. 15 LPT. Per questo motivo l'accertamento puntuale, di natura tecnica, di tali pericoli deve precedere la decisione di attribuire il territorio interessato alla zona edificabile. La conoscenza, in particolare, del genere e del grado di pericolo che incombe sul territorio interessato costituisce difatti un imprescindibile elemento di valutazione di cui l'autorità di pianificazione deve disporre onde poter compiutamente determinarsi in merito all'idoneità all'edificazione dello stesso e, di conseguenza, alla sua attribuzione alla zona fabbricabile. Tale assegnazione può peraltro implicare, quale indispensabile requisito per riconoscere l'idoneità all'edificazione, l'esecuzione di opere di premunizione e risanamento. Queste opere devono già essere adeguatamente pianificate, per quanto possibile, in sede di piano regolatore, non solo in vista di una loro tempestiva e razionale realizzazione, la quale presuppone anche la definizione dell'ente pubblico incaricato della stessa, ma anche perché i relativi oneri per il comune rientrano nei costi delle opere contemplate dal piano regolatore giusta l'art. 30 LALPT e devono, di conseguenza, essere ricompresi nel programma di realizzazione previsto dalla medesima norma; non dev'essere inoltre esclusa, in queste previsioni, l'esame della possibilità di recupero di parte delle spese presso i proprietari interessati tramite l'imposizione di contributi di miglioria.
La legislazione cantonale istituisce una procedura specifica per accertare compiutamente i pericoli naturali cui è rispettivamente può essere esposto il territorio: quella di adozione del PZP. Questa procedura fornisce all'ente pianificante le informazioni necessarie onde poter predisporre un'utilizzazione del territorio rispettosa della protezione delle persone e dei beni materiali, senza dover far fronte a costosi interventi di premunizione e risanamento, rispettivamente, dove necessario, serve quale base per il disciplinamento di tali interventi (art. 3 cpv. 1 LTPN). Essa assicura inoltre la partecipazione della popolazione e la tutela dei diritti dei proprietari interessati. In concreto lo svolgimento di questa procedura non ha avuto luogo prima che il consiglio comunale di __________ decidesse di confermare rispettivamente estendere la zona edificabile residenziale nelle località sopra menzionate, malgrado fosse noto che queste ultime o una loro parte fossero esposte a pericolo di caduta di sassi; circostanza peraltro pubblicamente attestata - tranne che per la località di __________, che qui non interessa - dallo stesso piano del paesaggio, sul quale erano state riportate le zone di pericolo definite dallo studio di dettaglio del __________ in applicazione dell'art. 28 cpv. 2 lett. l LALPT. Nemmeno, di conseguenza, la determinazione dell'autorità di pianificazione ha tenuto in considerazione, in quest'ambito, la necessità di dover realizzare delle opere di premunizione.
9.4. Ferme queste fondamentali carenze, a ragione il Consiglio di Stato non poteva tutelare l'assegnazione al territorio edificabile delle aree interessate. Nelle concrete circostanze, la risoluzione governativa di sospendere la sua decisione, su questo oggetto, sino alla realizzazione delle necessarie opere di premunizione costituisce già una soluzione di compromesso improntata al pragmatismo, che risulta addirittura più vantaggiosa per il comune e per i proprietari interessati che non un diniego puro e semplice dell'approvazione della zona edificabile esposta a pericoli naturali ed il rinvio degli atti al comune per la presentazione, previa adozione del PZP, di una variante finalizzata allo stesso scopo, che contempli anche le opere di premunizione necessarie, come imporrebbe la stretta osservanza delle competenti disposizioni legali. Se, pertanto, il Governo poteva legittimamente adottare la controversa soluzione è quesito che, alla fin fine, può rimanere irrisolto per il motivo che - comunque sia - il Tribunale non potrebbe modificare la situazione a pregiudizio dell'insorgente (art. 65 cpv. 4 PAmm).
A torto l'insorgente tende a minimizzare i pericoli. Com'è stato messo in luce in precedenza, il pericolo di caduta di sassi incombe su un territorio relativamente ampio, oltretutto prevalentemente già edificato con abitazioni. Con ogni evidenza questo pericolo, che incombe anche - ed anzi particolarmente - sul mapp. __________ (cfr. il menzionato studio del CIRN, loc. cit.; inoltre le rappresentazioni grafiche annesse allo stesso quale allegato 2), non può pertanto essere semplicemente scongiurato tramite l'imposizione di particolari provvedimenti di sicurezza per i soli edifici di nuova costruzione o per i quali viene mutata la destinazione, come si limita a prescrivere l'art. 31 NAPR proposto dal comune. L'intervento di realizzazione delle opere di tutela della zona fabbricabile deve pertanto abbracciare l'intero territorio interessato dai pericoli; donde la necessità che tale intervento venga compiutamente e complessivamente studiato, in primo luogo, dal comune. L'obbligo del proprietario di realizzare sul suo fondo dei provvedimenti protettivi al momento dell'edificazione assume, invece, un ruolo subalterno e complementare rispetto all'intervento di premunizione generale che dev'essere promosso dall'ente pubblico. La risoluzione impugnata non disattende pertanto né il principio dell'interesse pubblico né quello della proporzionalità né, di riflesso la garanzia della proprietà. Merita pertanto tutela.
10. La tassa di giudizio dev'essere posta a carico di __________ __________ __________ (art. 28 PAmm).
Per questi motivi,
visti gli articoli di legge applicabili alla fattispecie;
dichiara e pronuncia:
1. L'istanza di restituzione in intero 5 luglio 2002 è irricevibile.
2. Il ricorso 13 dicembre 2002 è irricevibile ed in subordine è respinto nel merito.
3. La tassa di giudizio, di fr. 2'000.--, è posta a carico della ricorrente.
4. Intimazione a:
;
Comune di Morcote, ____________________, rappr. da: Municipio di __________, ____________________; Consiglio di Stato, ____________________, rappr. da: Dipartimento del territorio, Div. della pianificazione territoriale, ____________________.
Per il Tribunale della pianificazione del territorio
Il presidente Il segretario