Incarto n. 17.2008.21-23
Lugano 6 marzo 2009
In nome della Repubblica e Cantone Ticino
La Corte di cassazione e di revisione penale del Tribunale d'appello
composta dei giudici:
Roggero-Will, presidente, Lardelli e Pellegrini
segretario:
Akbas, vicecancelliere
sedente per statuire sui ricorsi per cassazione presentati
- il 7.4.2008 da RI 1 attinente di , nato a il 29 giugno 1978, domiciliato a , celibe, agente di polizia e
RI 2 attinente di , nato a il 20 aprile 1980, domiciliato a , celibe, agente di polizia (entrambi patrocinati dall’avv. PA 1)
- il 31.3.2008 da RI 3 attinente di , nato a il 13 febbraio 1981, domiciliato a , celibe, agente di polizia (patrocinato dall’avv. PA 2 )
contro la sentenza emanata nei loro confronti il 4 marzo 2008 dal giudice della Pretura penale
esaminati gli atti,
posti i seguenti
punti in questione:
1. Se dev’essere accolto il ricorso per cassazione di RI 1;
2. Se dev’essere accolto il ricorso per cassazione di RI 2 ;
3. Se dev’essere accolto il ricorso per cassazione di RI 3;
4. Il giudizio sulle spese e sulle ripetibili.
Ritenuto
in fatto: A. Il presente procedimento trova la sua origine in una lite scoppiata la notte del 19 settembre 2004 in __________ e in cui sono stati coinvolti tre ragazze ticinesi e un gruppo di liceali grigionesi in vacanza in Ticino.
Secondo quanto riportato nella sentenza impugnata, non si è potuto appurare cosa esattamente sia successo. Di certo si sa soltanto che una delle ragazze ticinesi è rimasta ferita e che, all’arrivo della polizia, i ragazzi grigionesi si erano già dati alla fuga, correndo lungo __________ dove alloggiavano.
Gli agenti intervenuti si lanciarono all’inseguimento dei fuggiaschi.
Giunti alla curva piegante a sinistra davanti al __________, gli agenti si imbatterono in uno dei fuggitivi, PC 2, che era caduto a terra dopo avere perso le scarpe.
Il ragazzo venne ammanettato e portato in centrale con l’auto della polizia cantonale.
A quest’operazione parteciparono gli agenti RI 1, RI 3 e __________.
Un altro agente, __________ (della polizia comunale di __________), si occupò di __________, una compagna del PC 2, che – secondo quel che risulta dalla sentenza - piangeva seduta su degli scalini.
Gli altri ragazzi continuarono la loro fuga verso la parte alta della città. La maggior parte di loro venne fermata sul ponte sopra la ferrovia __________ che da __________ porta al passaggio a livello FFS.
Dei controlli di questi ragazzi si occuparono 6 o 7 agenti. Fra questi, vi erano RI 2 e il suo superiore, sergente .
Nella sua camera dell’hotel __________ venne, invece, preso e fermato soltanto un liceale, PC 1. Si occuparono di questo fermo gli agenti RI 1 e __________.
B. A seguito delle denunce presentate da alcuni ragazzi e delle dichiarazioni di alcuni testi, è stata avviata un’inchiesta per determinare se la polizia avesse ecceduto nel suo intervento.
In esito a tale inchiesta, il 7.12.2006, il PP ha emanato tre decreti d’accusa nei confronti degli agenti RI 1, RI 2 e RI 3.
a) Con il DA 4694/2006 7.12.2006, il PP ha dichiarato RI 1, in relazione ai fatti della notte del 18.9.2004, autore colpevole di:
ripetuto abuso di autorità per avere colpito PC 2 con una sberla sulla nuca e con due calci al corpo (1.1.DA); spintonato, strattonato almeno una volta per le spalle nonché colpito in più occasioni al viso e allo stomaco PC 3 (1.2. DA) e, infine, colpito almeno una volta al viso PC 1 (1.3 DA)
- lesioni semplici per avere, colpendolo al viso almeno una volta, provocato a PC 1 almeno una delle lesioni indicate nel certificato medico del dott. __________ (2 DA)
- vie di fatto, ripetute, per avere colpito PC 2 e PC 3 così come indicato ai punti 1.2.e 1.3. del DA (3 DA).
Per questi reati, il PP ha proposto la condanna dell’agente RI 1 a 30 giorni di detenzione sospesi condizionalmente per un periodo di prova di 2 anni.
b) Con DA 7.12.2006, il PP ha dichiarato RI 3, in relazione ai fatti della notte del 18.9.2004, autore colpevole di abuso di autorità e vie di fatto per avere colpito PC 2 con un calcio al corpo e ne ha proposto la condanna a 10 giorni di detenzione sospesi condizionalmente per un periodo di prova di 2 anni.
c) Sempre con DA 7.12.2006, il PP ha dichiarato RI 2 , in relazione ai fatti della notte del 18.9.2004, autore colpevole di
ripetuto abuso di autorità per avere colpito PC 4 con almeno 5 sberle sulla guancia, sul capo e sulla testa (1.1. DA), avere colpito PL 2 con due sberle sulla guancia (1.2 DA) e avere spintonato con il gomito e colpito con una sberla sulla guancia PL 1 (1.3. DA)
- vie di fatto per avere colpito PC 4 (2. DA).
Per questi reati, il PP ha proposto la condanna dell’agente RI 2 a 15 giorni di detenzione sospesi condizionalmente per un periodo di prova di 2 anni.
Tutti e tre gli agenti hanno presentato opposizione contro i decreti d’accusa emanati nei loro confronti.
C. Nella sentenza 4 marzo 2008, il giudice di prime cure, dopo avere rievocato quanto successo quella notte, ha affermato – quale “considerazione di carattere generale“– che “per ogni intervento (ndr: cioè, quelli in __________, sul ponte in __________ e all’interno dell’hotel __________) vi è purtroppo la prova che la polizia ha oltrepassato i limiti dettati dal principio della proporzionalità, sia nelle modalità messe in atto per i due fermi sia nelle modalità messe in atto per i controlli ritenuto che la scolaresca in questione, ancorché chiassosa ed esuberante, non ha mai dato segno di particolare pericolosità, violenza o ribellione”.
Proseguendo, dopo avere valutato gli atti dell’inchiesta, il giudice di prime cure ha concluso di non avere sufficienti elementi per ritenere provato che l’agente RI 1 abbia spintonato, strattonato almeno una volta per le spalle nonché colpito in più occasioni al viso e allo stomaco PC 3 (punto 1.2. DA) né che abbia colpito almeno una volta al viso PC 1 provocandogli almeno una delle lesioni indicate nel certificato medico in atti (punto 1.3. DA). Così, egli ha prosciolto l’agente da tali imputazioni in applicazione del principio in dubio pro reo.
Parimenti, il primo giudice non ha ritenuto di avere sufficienti elementi a sostegno delle accuse mosse all’agente RI 2 in relazione ad atti di violenza su PL 2 e PL 1 (1.2. e 1.3 DA).
In particolare, in merito ai fatti di __________ e dell’hotel __________, nella sentenza si legge quanto segue:
“qui (ndr: via __________) erano presenti numerosi agenti di polizia, tra i quali gli accusati RI 2 e RI 1.
In tale contesto, stante la precisa esposizione dei fatti fatta dal sergente __________ il quale ha dichiarato che non vi sono mai state trasgressioni da parte della squadra da lui diretta, non sussistono altre prove a tal punto circostanziate e precise che permettono di ascrivere agli accusati tutte le responsabilità penali indicate nei decreti in accusa qui in oggetto. Certo, come sopra indicato, agli atti di causa vi è sicuramente la prova dell’utilizzo da parte della polizia di una certa qual violenza, senza però che si possa ora esattamente identificare un preciso responsabile (…) devono pertanto venire a cadere le accuse numero 1.2 e 1.3 mosse contro RI 2 e relative alle asserite violenze nei confronti di PL 2 e PL 1 oltre che l’accusa numero 1.2. mossa contro RI 1 e riferita a PC 3. Le prime sono infatti unicamente sorrette dalle dichiarazioni delle PC le quali, alla luce anche della dichiarazione di __________ in contrasto con esse, non sono sufficientemente precise e concludenti (…) Questi ragazzi hanno infatti unicamente riferito di avere ricevuto sberle e spintoni senza però esattamente identificarne l’autore (…) stanti le precise dichiarazioni di __________ questo giudice non è in grado di stabilire zweifelfrei chi, nelle circostanze concrete, abbia commesso i fatti indicati nel DA, descritti dai ragazzi o dal testimone svizzero tedesco. Per questi reati, occorre quindi applicare il principio in dubio pro reo, corollario della presunzione di innocenza” (sentenza consid. 11 pag. 11 e 12)
“qui (hotel __________) sono intervenuti RI 1 e __________. Pure in questa evenienza, pur dando atto del pregiudizio patito da PC 1, non si può affermare che sia stata comprovata la responsabilità dell’agente RI 1 (…) Le dichiarazioni fatte dal maestro __________ non sono infatti sufficientemente attendibili, così come neppure quelle del compagno di stanza del PC 1 il quale ha si assistito ai fatti che si sono svolti all’interno della camera dichiarando, poi, però, di essere affetto da miopia e di essersi trovato privo di lenti e di occhiali al momento dell’intervento della polizia nella stanza. Detta circostanza, unitamente al fatto che non è stato esattamente chiarito chi fra i due agenti intervenuti (RI 1 o __________) sia entrato per primo nella camera e chi fra i due abbia concretamente proceduto al fermo del ragazzo, non permette di pronunciare una condanna.
Non vi è per finire nemmeno la prova dell’esistenza di un rapporto di causalità fra i colpi assortamente patiti al momento del fermo (…) e il pregiudizio accertato (…) Non va infatti dimenticato che il PC 1 è stato definito uno tra i giovani meno tranquilli del gruppo grigionese e che ha partecipato attivamente alla rissa di __________, ciò che non permette di escludere che gli ematomi che egli presentava siano perlomeno in parte ascrivibili ai fatti accaduti in centro città, non provocati dunque dalla polizia.
Per questi motivi, non può essere confermato il punto 2 del DA emesso nei confronti di RI 1” (sentenza consid. 15 pag. 14).
Il giudice di prime cure non è, poi, entrato nel merito delle imputazioni di vie di fatto rivolte agli agenti: trattandosi di contravvenzioni, per esse l’azione penale era, al momento del dibattimento, prescritta (sentenza consid. 16 pag. 14)
Il pretore ha, invece, ritenuto accertato che, così come indicato al punto 1.1. del DA 7.12.2006, l’agente RI 1 ha colpito PC 2 con una sberla alla nuca e due calci al corpo e, per tali fatti lo ha ritenuto autore colpevole di abuso di autorità e lo ha condannato alla pena pecuniaria di 6 aliquote giornaliere di fr. 120.- per un totale di fr. 720.-, pena sospesa condizionalmente per un periodo di 2 anni, alla multa di fr. 500.- e al pagamento di fr. 1200.- per tasse e spese di giustizia.
Il giudice di prime cure ha, poi, ritenuto RI 3 autore colpevole di abuso di autorità per avere colpito PC 2 con un calcio al corpo. L’agente è stato, perciò, condannato alla pena di 5 aliquote pecuniarie ammontanti a fr. 130.cadauna, per un importo complessivo di fr. 650.-, pena sospesa condizionalmente per un periodo di prova di 2 anni, alla multa di fr. 500.- ed al pagamento delle tasse e spese di giustizia per complessivi fr. 1200.-.
Infine, RI 2 è stato, pure, dichiarato autore di abuso di autorità “per i fatti compiuti nelle circostanze descritte nel DA n. 4694/2006 del 7 dicembre 2006” (dispositivo della sentenza). La sua condanna sembrerebbe, dunque, doversi intendere per i punti 1.1., 1.2. e 1.3. del DA che lo concerne. In realtà, RI 2 è stato – al di là dell’imprecisione del dispositivo della sentenza – assolto dalle imputazioni di cui ai punti 1.2. e 1.3. del DA, cioè da quelle riguardanti l’intervento in __________ e relative alle prospettate violenze nei riguardi di PL 2 e PL 1 (sentenza consid. 11 pag. 11). In definitiva, egli è stato ritenuto autore colpevole di abuso d’autorità per avere colpito PC 4 con almeno 5 sberle sulla guancia, sul capo e sulla testa (punto 1.1. DA)
Per questo reato, l’agente RI 2 è stato condannato alla pena pecuniaria di 4 aliquote giornaliere di fr. 130.- l’una per un totale di fr. 520.-, pena sospesa condizionalmente per un periodo di 2 anni, alla multa di fr. 500.- e al pagamento delle tasse e spese di giustizia per complessivi fr. 1200.-.
D. Con ricorso 7 aprile 2008, RI 1 ha chiesto che venga cassato il dispositivo sulla sua colpevolezza e che, pertanto, venga dichiarato il suo proscioglimento dal reato di abuso di potere con conseguente annullamento dei dispositivi di condanna.
Con osservazioni 6 maggio 2008, PC 2, patrocinato dall’avv. RC 1, ha postulato la reiezione del ricorso.
Altrettanto ha fatto il PP con scritto 23.4.2008.
E. Con ricorso 31 marzo 2008, RI 3 ha chiesto che venga cassato il dispositivo sulla sua colpevolezza e che, pertanto, venga dichiarato il suo proscioglimento dal reato di abuso di potere con conseguente annullamento dei dispositivi di condanna.
Con osservazioni 6 maggio 2008, PC 2, patrocinato dall’avv. RC 1, ha postulato la reiezione del ricorso.
Altrettanto ha fatto il PP con scritto 23.4.2008.
F. Con ricorso 7 aprile 2008, RI 2 ha chiesto che venga cassato il dispositivo sulla sua colpevolezza e che, pertanto, venga dichiarato il suo proscioglimento dal reato di abuso di potere con conseguente annullamento dei dispositivi di condanna.
Con osservazioni 6 maggio 2008, PC 4, patrocinato dall’avv. RC 1, ha postulato la reiezione del ricorso.
Altrettanto ha fatto il PP con scritto 23.4.2008.
Considerando
in diritto: Il ricorso per cassazione è un rimedio di mero diritto (art 288 lett a e b CPP). L’accertamento dei fatti e la valutazione delle prove sono censurabili unicamente per arbitrio (art 288 lett c e 295 cpv 1 CPP).
Perché un accertamento possa essere definito arbitrario, non è sufficiente che esso sia manchevole, discutibile o finanche inesatto. E’ necessario che esso sia manifestamente insostenibile, destituito di fondamento serio e oggettivo, in aperto contrasto con gli atti (DTF 132 I 13 consid. 5.2 pag. 17; 131 I 217 consid. 2.1 pag. 219; 129 I 173 consid. 3 pag. 178 con richiami) o basato unilateralmente su talune prove a esclusione di tutte le altre (DTF 118 Ia 28 consid. 2b pag. 30; 112 Ia 369 consid. 3 pag. 371). Per motivare una censura di arbitrio non basta dunque criticare la sentenza impugnata, né contrapporle una propria versione dell’accaduto, per quanto preferibile essa appaia, ma occorre spiegare perché un determinato accertamento dei fatti o una determinata valutazione delle prove siano viziati di errore qualificato. Secondo giurisprudenza, inoltre, per essere annullata una sentenza dev’essere arbitraria anche nel risultato, non solo nella motivazione (DTF 132 I 13 consid. 5.2 pag. 17; 131 I 217 consid. 2.1; 129 I 8 consid. 2.1 pag. 9; 173 consid. 3.1 pag. 178; 128 I 273 consid. 2.1 pag. 275).
I. sul ricorso di RI 1
1. Il giudice di prime cure ha fondato l’accertamento dei fatti imputati a RI 1 al punto 1.1. del DA fondandosi, in buona sostanza, sulla deposizione di __________, agente della polizia comunale di __________ che, quella sera, dopo essere giunto nelle vicinanze del bar __________, si era fermato ad assistere __________ che aveva trovato in lacrime, seduta su uno scalino.
Il giudice ha, dapprima, ricordato che l’agente ha dichiarato (AI 116) di avere “visto scendere due agenti della comunale con il ragazzo ammanettato”, che quei due agenti erano RI 1 e __________, che questi si è fermato a raccogliere le scarpe del ragazzo e che, poi, aveva “visto RI 1 tirare una sberla sulla nuca del ragazzo”. Il giudice ha, poi, ricordato che __________ ha proseguito il suo racconto affermando che, a quel punto, il ragazzo si lasciò cadere a terra e che, una volta a terra, venne colpito da RI 1.
A quel punto, intervenne RI 3 che – sempre secondo il racconto di __________ – mentre il ragazzo era ancora a terra, gli tirò un calcio. Infine, il ragazzo venne “scaraventato contro la vettura” e fatto sedere sui sedili posteriori.
Dopo averla riassunta, il giudice della pretura penale ha ritenuto di dover accertare i fatti così come alla versione data da __________ nella misura in cui la sua testimonianza è “limpida e mai contraddetta”, rilevando, inoltre, che questi non aveva nessun motivo di inimicizia né con RI 1 né con RI 3 e che aveva deciso di testimoniare “dopo una seria e attenta riflessione” (..) “proprio perché l’atteggiamento assunto dagli accusati andava oltre il comprensibile, siccome si infieriva su un ragazzo che non opponeva resistenza, già immobilizzato e (anche) quando ormai si trovava a terra”
Per contro, il pretore ha ritenuto di non dover dare valore probante alla testimonianza dell’agente __________ – che ha dichiarato di non avere visto né sberle né calci e che il ragazzo fermato non era caduto a terra nel tragitto verso la macchina – poiché “questo testimone in aula non sempre è apparso pienamente attendibile e decisivo anche poiché a quest’ultimo, diversamente dal collega __________, potrebbero essere sfuggite determinate circostanze mentre raccoglieva le scarpe perse dallo PC 2”. (sentenza consid. 6, 7,8 e 9 pag. 8-10)
In precedenza, il pretore aveva, inoltre, rilevato come le dichiarazioni di __________ erano “corroborate dalle affermazioni fatte dall’alunna __________, che era seduta sui gradini nelle immediate vicinanze del fermo, secondo cui la polizia avrebbe buttato PC 2 per terra per poi iniziare a picchiarlo (doc. 3 pag. 3, doc. 54)”.Pur se ha concordato con la difesa sulla possibilità che la ragazza avesse in un certo modo esagerato nel descrivere la situazione, il pretore ha ritenuto, comunque, che “le sue affermazioni si avvicinano tuttavia in modo preoccupante a quelle dell’agente __________ per quanto attiene al tema dell’eccessiva violenza esercitata e non possono quindi essere completamente ignorate” (sentenza consid. 3.I. pag. 6)
2. Nel ricorso si sostiene che il giudice di prime cure è incorso in arbitrio ritenendo accertato che RI 1 ha, quella sera, colpito PC 2 con una sberla alla nuca e con due calci al corpo.
In ingresso, il ricorrente rileva come la descrizione dei fatti che si ritrova al consid. 2 della sentenza impugnata non sia rigorosa poiché non indica espressamente che i fatti di via __________ vanno divisi in una prima fase – cioè, quella del fermo e dell’ammanettamento di PC 2 – “ritenuta legittima e comunque non facente parte dell’imputazione contenuta nel DA” ed in una seconda fase – di accompagnamento del ragazzo dal luogo del fermo fino alla vettura della polizia cantonale con consegna del fermato a RI 3 – in cui, secondo la tesi accusatoria recepita dal primo giudice, il ragazzo sarebbe stato picchiato dai due agenti.
Il ricorrente rimprovera, poi, al giudice di essere caduto in un errore manifesto quando ha utilizzato le dichiarazioni di __________ per rafforzare il suo convincimento in relazione ai fatti indicati al punto 1.1 del DA poiché “è palese e indiscutibile che quest’ultima (ndr: __________) non si riferisce ai fatti ritenuti in sede di condanna dal giudice penale ma alla fase precedente (la prima fase) quando PC 2 viene fermato e ammanettato”.
Questo errore manifesto che – secondo il ricorrente – equivale all’accertamento dell’arbitrio, “diventa palesemente fuorviante in rapporto al convincimento del giudice penale” poiché questi “avvicina, nel senso di un rafforzamento probatorio, l’affermazione della compagna di classe alla dichiarazione di __________, dichiarazione che non riguarda in alcun modo la prima fase ma, semmai, la seconda” (ricorso pag. 4 punto 11)
Il ricorrente continua rilevando come il giudice di prima istanza abbia accettato in modo aprioristico la versione dei fatti data da __________, limitandosi a giustificare la sua scelta con l’affermazione secondo cui la deposizione di questo agente sarebbe “limpida e mai contraddetta”.
La motivazione di “questa scelta di campo” è – secondo il ricorrente – “spaventosamente sdrucciolevole” per almeno 3 motivi:
a) contrariamente all’assunto del giudice di prime cure, __________ , durante il contradditorio con RI 1, ha notevolmente ridimensionato le sue dichiarazioni, trasformando “i calci” in “calcetti” e declassando la “sberla” a “semplice colpo alla nuca”.
Inoltre – continua il ricorrente – il racconto di __________ – che, a dipendenza del luogo in cui si trovava, “poteva forse ed esclusivamente vedere in modo frontale una parte del trasferimento d RI 1 e PC 2 “- è “difficilmente spiegabile e comprensibile in relazione al colpo che PC 2 avrebbe subito alla nuca” (ricorso pag. 5 punto 14);
b) sempre contrariamente all’assunto del primo giudice, la testimonianza è stata smentita da tutte le persone che sono state sentite in istruttoria. In particolare è stata contraddetta anche e soprattutto da agenti “che si trovavano in una posizione migliore rispetto a quella di __________”. Fra questi, vi è __________.
Secondo il ricorrente, scegliendo di credere a __________ e non a __________ (secondo cui, tutto era andato in modo regolare), il pretore ha nuovamente operato una scelta di campo arbitraria poiché non suffragata da elementi attendibili ed indiscutibili.
Da un lato, il giudice non ha motivato la sua affermazione secondo cui __________ in aula è apparso “non pienamente attendibile e decisivo (punto 9. pag. 10 della sentenza)” che “sembra dettata, più che altro, dalla necessità di rafforzare una dichiarazione (quella di __________) rispetto ad altra dichiarazione (quella di __________).” (ricorso pag. 6 punto 17).
D’altro lato, affermando che “a __________ potrebbero essere sfuggite determinate circostanze mentre raccoglieva le scarpe perse dallo PC 2” (sent. pag. 10, punto 9), il giudice di prime cure “lancia un’ipotesi e non scolpisce un fatto accertato” che, tenuto conto che dell’accertamento secondo cui __________, in quel momento, stava prestando assistenza alla ragazza che piangeva (__________), avrebbe dovuto a maggior ragione valere per quest’ultimo.
Continuando nel suo esposto, il ricorrente rileva come sia evidente (cfr, in part, sent. consid. 9 pag. 10) la preoccupazione che affliggeva il giudice di prime cure – posto di fronte a due testimonianze inconciliabili - di “evitare il dilemma di un possibile reato di falsa testimonianza“. Da qui, la necessità di sostenere che “a __________ potrebbero essere sfuggite determinate circostanze”. E – a prescindere dal fatto che per raccogliere un paio di scarpe ci vuole lo spazio di un secondo e non necessariamente l’occhio guarda con insistenza le scarpe – l’errore evidente in cui è incorso il giudice di prime cure è stato “di non considerare in concreto la palese esistenza di una situazione di in dubio pro reo. Invece di preoccuparsi, con necessità di superamento, di un’ipotesi di falsa testimonianza, il giudice penale avrebbe dovuto, per riconosciuta necessità, applicare il principio del favor rei, che vale proprio in queste situazioni decisamente insormontabili” (ricorso pag. 7 punto 19).
c) Infine, il ricorrente rileva come le dichiarazioni rese dalla stessa PC durante l’inchiesta scagionino RI 1. Infatti, il ragazzo (nel verbale 6 aprile 2006 pag. 3) ha “negato in modo chiaro ed inequivocabile di essere stato oggetto di sberle, colpi alla nuca, calci o calcetti dal momento in cui è stato ammanettato (prima fase) al momento in cui si è ritrovato nell’auto della polizia cantonale” (ricorso punto 21 pag. 7).Secondo il ricorrente, “la rilevanza di queste dichiarazioni si riconduce alla monolitica circostanza che PC 2, l’asserita vittima, sposa indubitabilmente la tesi di RI 1, di __________ e di tutti gli altri agenti che sono stati sentiti in sede di istruttoria in ordine a questo specifico avvenimento. Aver dimenticato questa affermazione inequivocabile di PC 2, nel contesto di una corretta disamina delle varie dichiarazioni rese, vuol dire mettersi in palese contrasto con gli atti e non tener conto, in modo manifestamente insostenibile, di circostanze fattuali di primaria e cristallina evidenza (…) siamo nel bel mezzo dell’art 288 lett a CPP, con il giudice penale che dimentica un elemento nucleare (testimonianza di PC 2) per un corretto accertamento dei fatti” (ricorso pag. 8 punto 23).
In sintesi – conclude il ricorrente – “le dichiarazioni di __________ non riguardano il fatto incriminato; le dichiarazioni di PC 2 non sono state considerate; l’elemento chiave per arrivare arbitrariamente alla condanna passa da una formulazione al condizionale riferita a RI 3. Basta e avanza per venir riconosciuto un arbitrario accertamento dei fatti”.
3. La PC ha chiesto la reiezione del ricorso rilevando come sia inconfutabile che egli abbia subìto dei danni fisici a seguito dell’intervento della polizia e come, contrariamente a quanto preteso, la testimonianza di __________ sia rilevante e contribuisca a sostenere quella dell’agente __________ di cui sottolinea la credibilità.
Infine, la PC ha rilevato come vada considerato che PC 2 era, al momento dei fatti, in stato di shock e come le sue deposizioni vadano intese, non nel senso dell’esclusione della possibilità di essere stato picchiato durante il tragitto verso la vettura della polizia, ma semplicemente come l’ammissione di non ricordare, proprio a causa del suo stato, se sia stato o meno picchiato in quel frangente.
4. Il principio in dubio pro reo è un corollario della presunzione di innocenza garantita degli art. 32 cpv. 1 Cost., 6 par. 2 CEDU e 14 cpv. 2 patto ONU II. Esso disciplina sia la valutazione delle prove sia il riparto dell'onere probatorio, nel senso che impone alla pubblica accusa di provare la colpevolezza dell'imputato e non a quest'ultimo di dimostrare la propria innocenza. Al proposito la Corte di cassazione e di revisione penale fruisce – come il Tribunale federale – di libero esame (DTF 127 I 38 consid. 2a pag. 40, 124 IV 86 consid. 2a pag. 87). Per quanto attiene invece alla valutazione delle prove, il principio in dubio pro reo significa che il giudice penale non può dichiararsi convinto dell'esistenza di una fattispecie più sfavorevole all'imputato, quando, secondo una valutazione non arbitraria del materiale probatorio, sussistano dubbi sul modo in cui si è verificata la fattispecie. Il precetto non impone che l'apprezzamento delle prove conduca a un assoluto convincimento. Semplici dubbi teorici sono sempre possibili. Il principio è disatteso quando il giudice avrebbe dovuto, dopo un'analisi globale e oggettiva delle prove, nutrire dubbi rilevanti sulla colpevolezza (DTF 127 I 38 consid. 2a pag. 41, 124 IV 86 consid. 2a pag. 88, 120 Ia 31 consid. 2d pag. 38). Sotto questo profilo il principio in dubio pro reo ha stessa portata del divieto dell'arbitrio (DTF 120 Ia 31 consid. 4b pag. 40).
5. Va, innanzitutto rilevato che, così come precisato nel ricorso, il fermo di PC 2 deve essere diviso in due fasi.
La prima è quella dell’ammanettamento del ragazzo (descritta da RI 1 in PP 18.7 2005 pag. 2 che ha detto di avere dato al ragazzo, che già si trovava a terra e si divincolava poiché non voleva farsi ammanettare, soltanto “un colpo di disturbo, in altre parole un leggero colpo a mano aperta sul suo costato laterale”).
In relazione a questa prima fase, nulla viene imputato agli agenti, nella misura in cui il teste __________ – su cui si poggia la tesi accusatoria recepita dal giudice di prime cure – ha dichiarato di avere visto gli atti di violenza durante lo spostamento del ragazzo già ammanettato per la sua consegna alla polizia cantonale (PP 21.7.2005 pag. 2 e 3).
La seconda fase è quella dell’accompagnamento del ragazzo dal luogo in cui era stato trovato alla vettura della polizia, quindi scendendo da __________.
E’ in questa fase che – sempre secondo la tesi accusatoria recepita dal giudice di prime cure – l’agente RI 1 avrebbe senza necessità picchiato il ragazzo con uno schiaffo e due calci.
Si tratta di accuse contestate dall’imputato che ha sempre dichiarato di non avere, durante il tragitto, esercitato alcuna violenza (cfr, ad esempio, PP 18.7 2005 pag. 2).
Come visto sopra, il giudice di prime cure ha fondato l’accertamento dei fatti sulla testimonianza di __________ che ha, invece, dichiarato, in sintesi, di avere visto colpire il ragazzo nei modi descritti dal DA e meglio, ha detto di avere “visto RI 1 tirare una sberla sulla nuca del ragazzo ammanettato” che questi si è, poi, “lasciato cadere a terra e una volta per terra ha ricevuto due calci sempre da RI 1”. Quindi – sempre secondo le dichiarazioni di __________ ritenute fedefacenti dal giudice di prime cure – “vicino a RI 1 e al ragazzo per terra è arrivato un agente della cantonale, il quale mentre il ragazzo era ancora per terra, gli ha tirato un calcio (…) questo agente dovrebbe chiamarsi RI 3. Dopo di ciò, nel mentre che io stavo parlando con i ragazzi non identificati, il giovane ammanettato è stato rialzato ed accompagnato alla vettura della cantonale” (PP __________ 21.7.2005 pag. 3).
Giunti alla macchina – sempre secondo __________ –, “RI 1 e RI 3 hanno scaraventato il ragazzo contro la vettura e poi, aperta la porta, è stato fatto sedere sui sedili posteriori. Per scaraventato intendo gettato contro la macchina” (PP __________ 21.7.2005 pag. 3).
Affermando, nella valutazione sull’attendibilità della testimonianza di __________, che le dichiarazioni di questo agente “sono corroborate dalle affermazioni fatte dall’alunna __________” (sentenza consid. 3.I. pag. 6), il giudice di prime cure è incorso in un manifesto arbitrio.
Infatti, le dichiarazioni della ragazza, non soltanto dipingono un’immagine completamente diversa da quella descritta dall’agente __________, ma si riferiscono alla prima fase dell’operazione, cioè al fermo del ragazzo, e non al suo trasferimento. L’alunna grigionese ha – all’inizio e, poi, in seguito – dichiarato di avere visto due agenti che, dopo averla superata, raggiunsero PC 2 che stava scappando, lo buttarono a terra e lo picchiarono usando, fra l’altro, un manganello (la ragazza aveva precisato di avere visto chiaramente “uno di questi agenti che ha sbloccato il manganello” e di avere sentito “chiaramente un clic”):
“Davanti a me correva il mio compagno PC 2 (…) Da questo punto ho potuto vedere che i due agenti di polizia che mi avevano superato correndo avevano raggiunto PC 2 e lo avevano buttato a terra. Ho visto chiaramente uno di questi agenti che ha sbloccato il manganello e ho sentito chiaramente un clic. PC 2 era in terra rannicchiato e entrambi lo colpivano con il manganello e con dei calci. In questo momento ho un dubbio: è probabile che anche il secondo agente avesse tra le mani il manganello, ne sono certa all’80%. Quasi subito, dopo circa mezzo minuto, giunse un terzo agente (…)anche questo agente tiene tra le mani il manganello, dopo averlo tolto mentre si dirigeva correndo verso i due colleghi che trattenevano il PC 2 a terra. Anche questo terzo agente colpisce più volte PC 2 che si lamentava a terra” (verb. 27.1.2005 pag. 2)
E’ evidente che le dichiarazioni di questa ragazza non possono, senza incorrere in arbitrio, essere chiamate a sostegno di quelle dell’agente __________. Sostenere – come ha fatto il giudice di prime cure – che “le sue affermazioni si avvicinano tuttavia in maniera preoccupante a quelle dell’agente __________ per quanto attiene al tema dell’eccessiva violenza esercitata e non possono quindi venire completamente ignorate” (sentenza consid. 3.I. pag. 6), significa procedere ad un accertamento dei fatti viziato da una posizione pregiudiziale, ignorando l’effettivo contenuto e significato del materiale istruttorio raccolto.
Nel ricorso è stato sottolineato che agli atti vi sono elementi che contrastano con la versione dei fatti data dall’agente __________.
Fra questi, vi sarebbe la testimonianza di PC 2.
Questa censura non può essere condivisa.
Infatti, se è vero che PC 2, sin dall’inizio, ha detto di essere stato picchiato quando era a terra, prima di essere ammanettato (cfr. verb. 18.9.2004 pag. 2; verb. 27.1.2005 pag. 2) precisando di non ricordare di “essere stato picchiato in seguito”(verb. 18.9.2004 pag. 4; 27.1.2005 pag. 3), è anche vero che, così come risulta dal certificato medico 19.9.2004 allegato alla denuncia, il ragazzo, pur non presentando alcuna evidente conseguenza psichica e pur essendo in grado di descrivere in modo chiaro a grandi linee gli eventi del giorno prima, non ricordava tutto quanto accaduto nei dettagli:
“Herr PC 2 kann den Vorgang klar und sachlich schildern, er kann aber nicht mit sicherheit sagen, wieviele Polizisten ihn verprügelt hätten, da das ganze völlig unerwartet geschehen sei und er wie unter Schock gestante habe” (certificato medico allegato alla denuncia).
Pertanto, in forza di questo “essere come sotto shock”, al suo non ricordare di essere stato picchiato durante il tragitto verso la macchina non può essere data valenza escludente il fatto. E’, infatti, sostenibile la tesi secondo cui i ricordi del ragazzo non siano chiari sul concatenarsi degli eventi che si sono succeduti con rapidità.
In questo senso, non può essere considerato che la testimonianza di Sgier costituisca un elemento nucleare per un corretto accertamento dei fatti, la cui dimenticanza rende arbitrario l’accertamento operato dal primo giudice.
Tuttavia, vi sono altri elementi che vanno considerati.
Vi è, in particolare (fra quelle di altri agenti), la testimonianza di __________ (nei cui confronti il 12.6.2006 è stato emanato un decreto di non luogo a procedere), l’agente che, insieme a RI 1, ha accompagnato il ragazzo alla macchina dopo avere raccolto le scarpe perse da quest’ultimo nella fuga.
__________ ha “escluso che nell’operazione di consegna alla polizia cantonale sia io che RI 1 abbiamo colpito il ragazzo con 2 ceffoni e 2 calci” (PP 18.7.2005 pag. 5; cfr. ). Questa dichiarazione è stata ribadita al dibattimento dove __________, sentito come teste, ha precisato “di non avere mai perso di vista la scena” e dichiarato che “dall’ammanettamento al momento di salire in auto il ragazzo non è mai stato picchiato” (verb. dib. pag. 7).
Secondo il giudice di prime cure, in aula __________ “non sempre è apparso pienamente attendibile e decisivo”.
Questo giudizio di inattendibilità è viziato da arbitrio.
In effetti, esso è soltanto apparentemente motivato dall’affermazione secondo cui “a quest’ultimo, a differenza del collega (…), potrebbero essere sfuggite determinate circostanze mentre raccoglieva le scarpe”.
In realtà, così come sostenuto dal ricorrente, con quel giudizio il giudice ha semplicemente scelto una via – peraltro concretamente impraticabile anche soltanto per questioni di tempi (raccogliere un paio di scarpe è operazione che richiede pochi secondi e che, perciò, non avrebbe da sola potuto impedire a __________ di vedere la scena descritta da __________) – che gli potesse far escludere l’ipotesi di una falsa testimonianza. Infatti, dopo avere posto l’ipotesi di uno __________ distratto dall’operazione di raccolta delle scarpe, il pretore ha proseguito dicendo:
“Questo (ndr: che __________ non abbia visto perché impegnato a raccogliere le scarpe) è perlomeno ciò che auspica lo scrivente giudice, ritenuto che se così non fosse, uno dei due agenti (__________ o __________) avrebbe mentito, rendendosi colpevole del reato di falsa testimonianza. Sarebbe grave nel caso concreto, proprio perché le falsità sarebbero state proferite da agenti di polizia che hanno il compito primordiale di garantire il rispetto delle leggi” (sentenza consid. 9 pag. 10)
Questo modo di procedere non è corretto.
Il giudice deve accertare i fatti valutando il materiale probatorio sulla sola scorta di criteri oggettivi. Sostenere una valutazione di inattendibilità di una testimonianza affermando – in parole povere – che “il giudice spera che le cose siano andate così perché altrimenti sarebbe grave” significa confondere il piano dell’accertamento dei fatti con quello della loro sussunzione giuridica e, poi, con quello della valutazione della colpa dell’autore.
Si tratta di piani che vanno tenuti ben distinti. Non farlo significa lasciarsi fuorviare dalla soggettività (“questo è perlomeno ciò che auspica lo scrivente giudice, ritenuto che se così non fosse uno dei due agenti (__________ o __________) avrebbe mentito”) e, irrimediabilmente, cadere nell’arbitrio.
Dunque, gli elementi sin qui valutati portati dal giudice di prime cure a sostegno della testimonianza di __________ così come quelli portati a sostegno della non piena fedefacenza della testimonianza di __________ non resistono all’esame, pur limitato all’arbitrio, di questa Corte.
Ma non solo.
Nemmeno alla testimonianza di __________ può essere data preferenza rispetto alle altre emergenze istruttorie in forza di una sua pretesa “limpidezza” (sentenza consid. 7. pag. 9): va ricordato che se è vero che durante il confronto con RI 1 avvenuto il 24.10.2006 __________ ha mantenuto la propria versione dei fatti, è anche vero che egli ha ridimensionato gli atti di violenza – e, quindi, ha ridimensionato la sua prima deposizione - precisando in particolare che il ceffone “non era comunque un manrovescio” e che i calci erano “due calcettini, senza rincorsa, in una distanza di 30/40 cm (piede-ragazzo)”. Non va, infine, dimenticato che __________ ha, in quella sede, dichiarato di non poter più dire con sicurezza di avere visto i due agenti spingere il ragazzo ma unicamente che i due, in quel momento erano “attorno a lui” (PP RI 1/__________ 24.10.2006 pag. 4).
Non si tratta di modifiche di poco conto ritenuto, in particolare, che i calci sono diventati “calcettini, senza rincorsa, in una distanza di 30/40 cm”, cioè hanno, in sostanza, perso la valenza aggressiva del gesto (può un “calcettino” costituire un atto di violenza?) così che la scena descritta in seconda battuta da __________ diventa notevolmente diversa da quella dipinta in precedenza, tanto più che per strada __________ ha perso anche la sicurezza di avere visto RI 1 e __________ “scaraventare”, vale a dire “gettare” il ragazzo contro la macchina.
Queste sostanziali modifiche di versione rendono arbitraria la valutazione di “limpidezza” data dal pretore alla testimonianza di __________: sostenere che la deposizione di __________ sia “limpida” e utilizzare questo argomento a sostegno della sua attendibilità significa esprimere una valutazione che é in aperto contrasto con la realtà che emerge dalle risultanze istruttorie.
Le considerazioni sul fatto che __________ ha reso la sua testimonianza “dopo una seria e attenta riflessione da parte dell’agente e senza sentimenti di cameratismo” e sul fatto che “questo testimone non aveva per di più neppure una valida ragione per raccontare circostanze non realmente avvenute” non possono certo bastare, di fronte alle circostanze discusse sopra, a motivare l’accertamento dei fatti operato dal primo giudice.
In queste circostanze, di fronte a due testimonianze di senso contrario, senza elementi oggettivi che potessero indicare come l’una fosse più attendibile dell’altra, il primo giudice non poteva che concludere di essere in una situazione di obbligata applicazione del principio in dubio pro reo.
6. Da quanto precede discende che, in accoglimento del ricorso, la sentenza va annullata e il ricorrente deve essere prosciolto dall’imputazione di abuso di potere.
Gli oneri processuali di prima sede (fr. 1200.-) vanno posti a carico dello Stato.
Sulle ripetibili di prima sede, per contro, spetterà al ricorrente adire la Camera dei ricorsi penali (CRP).
Gli oneri processuali del presente giudizio sono posti interamente a carico dello Stato che rifonderà al ricorrente fr. 1.300.- per ripetibili.
II. sul ricorso di RI 3
1. Come per RI 1, il giudice di prime cure ha fondato l’accertamento dei fatti imputati a RI 3 al punto 1. del DA fondandosi, in buona sostanza, sulla deposizione di __________. Si rinvia, perciò, a quanto indicato al punto 1. che precede.
2. Anche RI 3 sostiene che il giudice della pretura penale è incorso in arbitrio nell’accertamento dei fatti poiché, valutando la deposizione di __________, non ha considerato che la posizione di questi al momento dei fatti non gli permetteva di intravedere alcunché né ha considerato che la deposizione di __________ è stata contraddetta dagli altri agenti sentiti al dibattimento, dalle persone che hanno assistito al fermo in __________ dalla deposizione dello stesso PC 2.
Dopo avere rilevato alcune incongruenze nella deposizione di __________ ( e, fra queste, le sue dichiarazioni modificate in corso di inchiesta sul numero di autovetture della polizia presenti in loco quella notte) e sottolineato che la presenza degli autoveicoli e il fatto che __________ , a quel momento, stava parlando con dei ragazzi gli rendevano forzatamente difficile la percezione corretta di quel che accadeva intorno a lui, il ricorrente conclude affermando che “le dichiarazioni del __________ , al quale nessuno nega possa essere riconosciuta la buona fede, sono in tutta evidenza figlie della confusione del momento ed andavano prese con le pinze.” (ricorso pag. 7 e 8).
Il ricorrente continua, poi, rilevando come il giudice di prime cure non abbia spiegato perché non ha attribuito credibilità alla deposizione di __________ . Rileva come quest’ultimo – completamente scagionato da ogni accusa e sentito come teste e sotto giuramento - non avesse alcun motivo di mentire. Per contro, sottolinea come il confronto fra la deposizione di __________ e quella di __________ generi qualche dubbio e perplessità e getti qualche ombra sul comportamento di quest’ultimo: “senza volerci spingere a sostenere che __________ si sia reso protagonista di violenze ed abbia preferito mantenere una versione dei fatti che inchiodasse gli altri pur di salvare se stesso, il che non è evidentemente comprovabile se non con il confronto qui proposto fra i due verbali, tuttavia. Anche solo ipoteticamente, tale circostanza andava considerata ed è un ulteriore elemento che depone a sfavore dell’inattaccabilità della prova regina” (ricorso pag. 10).
Rileva, poi, ancora come la deposizione di __________ sia in aperto contrasto con quella di __________ (la donna che ha chiamato la polizia) secondo cui “gli agenti intervenuti (…) si sono sempre comportati in modo corretto e gentile”.
Il ricorrente sottolinea, infine, come la deposizione di __________ sia in aperto contrasto con quella di PC 2 precisando come questi, a precisa domanda, abbia escluso di essere stato vittima di ulteriore violenza, “ritenuto che il termine “ulteriore” ha da essere riferito, secondo la sua versione, alla fase del fermo vero e proprio” (ricorso pag. 12).
Infine, il ricorrente sostiene che, nella denegata ipotesi in cui si dovesse ritenere che egli ha colpito con un calcetto PC 2, il fatto non configurerebbe ancora abuso di autorità.
3. La PC ha chiesto la reiezione del ricorso rilevando come sia inconfutabile che egli abbia subìto dei danni fisici a seguito dell’intervento della polizia, come, contrariamente a quanto preteso, l’agente __________ poteva chiaramente vedere la scena e sottolineando come lo stesso __________ abbia dichiarato di non avere alcun motivo di inimicizia nei confronti degli agenti coinvolti.
Rileva come il ricorrente ometta di ricordare, accanto alla deposizione della signora __________, quella di __________ (il passante che si era rivolto ai giornali) che ha riferito di avere visto un poliziotto usare violenza su uno dei ragazzi.
Infine, rileva come vada considerato che PC 2 ha reso la sua deposizione in stato di shock.
4. Qui – essendo i fatti imputati a RI 3 legati a quelli imputati a RI 1 e siano stati decisi dal primo giudice negli stessi considerandi e con le stesse motivazioni - non si può fare altro che richiamare quanto esposto e deciso in relazione al ricorso preposto da RI 1.
Sulla scorta delle stesse argomentazioni, dunque, senza che sia necessario valutare le considerazioni fatte dal ricorrente in relazione ad un ipotizzato interesse di __________ a mentire, il ricorso di RI 3 va accolto.
5. Da quanto precede discende che, in accoglimento del ricorso, la sentenza va annullata e il ricorrente deve essere prosciolto dall’imputazione di abuso di potere.
Gli oneri processuali di prima sede (fr. 1200.-) vanno posti a carico dello Stato.
Sulle ripetibili di prima sede, per contro, spetterà al ricorrente adire la Camera dei ricorsi penali (CRP).
Gli oneri processuali del presente giudizio sono posti interamente a carico dello Stato che rifonderà al ricorrente fr. 1500.- per ripetibili.
III. sul ricorso di RI 2
1. Il giudice di prime cure ha ritenuto accertato che RI 2 ha colpito PC 4 con almeno 5 sberle “sulla base di una serie di indizi a tal punto convergenti da ritenere che RI 2 abbia violato il principio della proporzionalità nell’eseguire il controllo del ragazzo in questione”.
Il primo di questi elementi, il pretore lo ha individuato nell’affermazione del ragazzo stesso di essere stato preso a sberle da parte del primo agente intervenuto (consid. 12 pag. 12). Quest’affermazione è, stata considerata dal pretore come corroborata da quelle dei compagni di PC 4 (PL 2, AI63; PC 3, AI64; __________, AI65; __________, AI59) che hanno detto che questi fu proprio il primo ad essere preso dai poliziotti e che lo stesso “fu colpito da uno schiaffo alla testa” dopo che “uno dei poliziotti ha iniziato a gridare documenti” (sentenza consid. 13 pag. 13).
Infine, il pretore ha trovato un ulteriore elemento a sostegno dell’accertamento dei fatti così come al punto 1.1. del DA nell’ammissione di RI 2 di essere stato il primo a giungere __________, quindi senza nessun collega che possa testimoniare per lui (consid. 13 pag. 13) e nel fatto che PC 4 ha riconosciuto RI 2 nel kit di fotografie che gli è stato mostrato.
2. Anche in questo caso, il ricorrente rimprovera al primo giudice di avere arbitrariamente accertato i fatti.
Dapprima, rileva come il giudice ricordi, al consid. 3.II. della sua sentenza la testimonianza di __________ (un passante che ha casualmente assistito al controllo) per dire che le sue parole confermano le testimonianze della scolaresca - che, però, qualifica di “forse esagerate ma comunque indicative” - per poi concludere, al consid. 11 della stessa sentenza, che la testimonianza di __________ non può essere determinante sul piano probatorio: “è fuor di dubbio che la motivazione è oscillante, per un verso si è obbligati a dare atto che il passante non può portare elementi significativi sul piano dell’accertamento, per altro verso lo stesso passante viene indicato come elemento di conferma. E’ pertanto palese la contraddizione nei due passaggi della sentenza impugnata” (ricorso pag. 3).
Il ricorrente prosegue rilevando come il giudice penale abbia considerato le dichiarazioni di __________ - secondo cui non vi sarebbero state trasgressioni da parte dei militi da lui diretti - come “una chiara deposizione” che “neutralizza” quelle rese dagli studenti.
Dopo avere ricordato come, con riferimento ad altra circostanza che andava verificata e riconducibile ai fatti di __________, per il pretore __________ abbia assunto “ruolo stagionatore essenziale, ritenuto che lo stesso non solo ha assistito ai fatti, ma nella sua qualità di superiore degli accusati, ha altresì diretto l’intero intervento” (cfr. consid. 11 pag. 11 della sentenza), il ricorrente rileva come non sia dato comprendere come mai la testimonianza di __________ non abbia giocato lo stesso ruolo scagionatore per RI 2.
Il ricorrente prosegue, poi, affermando come sia arbitrario chiamare a sostegno dell’accertamento delle 5 sberle date a PC 4 le testimonianze dei compagni: da un lato, perché si tratta delle stesse testimonianze che il giudice ha definito “forse esagerate”, d’altro lato perché ognuno di questi riferisce fatti diversi (chi parla di uno schiaffo alla testa, chi parla di un pugno addosso, chi, ancora, di un colpo sulla guancia, chi di diverse sberle). “E’ palesemente arbitrario – continua il ricorrente – sostenere che le menzionate versioni siano convergenti (punto 13 pag. 13 della sentenza) e possano essere qualificate quale valido accertamento processuale. E’ di tutta evidenza che i testimoni non raccontano la stessa cosa” (ricorso pag. 6).
Il ricorrente rileva, infine, come il riconoscimento di RI 2 da parte di PC 4 sia del tutto irrilevante sul piano dell’accertamento processuale perché la presenza di RI 2 durante gli accertamenti in __________ non è mai stato in discussione.
Pertanto – conclude il ricorrente – “nel rispetto del favor rei non ci sono elementi validi e incontrastati per togliere validità a quanto dichiarato dal sergente __________” (ricorso pag. 6) che ha dichiarato che in __________ vi era un gruppo di giovani che prendeva in giro la polizia, che uno di questi in un paio di occasioni si è diretto verso RI 2 che, per allontanarlo, lo ha spinto in modo energico precisando che si è trattato dell’unico contatto fisico. “Non soltanto si tratta di una versione lineare, non contraddetta, accettata dal PP con il decreto di non luogo a procedere emesso nei confronti di __________. Questo verbale dimostra, con specifico richiamo a quanto sostenuto in precedenza, che RI 2 – contrariamente a quanto sostenuto in sentenza – può “avvalersi di una testimonianza di un collega per questi fatti” (ricorso pag. 7).
3. La PC ha, invece, sostenuto che non possono esservi ragionevoli dubbi sulla colpevolezza dell’agente RI 2 in considerazione delle chiare testimonianze di PC 4 e PL 2 che, “su un kit di 49 fotografie fotocopiate (quindi di cattiva qualità), senza sbagliare, hanno indicato l’agente RI 2 come il poliziotto che ha usato violenza nei confronti di PC 4” (osservazioni pag. 3).
4. Come sottolineato dal ricorrente, accertando quanto successo in __________, il primo giudice ha ritenuto che, “stante la precisa esposizione dei fatti fatta dal sergente __________, il quale ha dichiarato che non vi sono mai state trasgressioni da parte della squadra da lui diretta, non sussistono altre prove a tal punto circostanziate e precise che permettono di ascrivere agli accusati tutte le responsabilità penali indicate nei DA qui in oggetto” (consid. 11 pag. 11).
Perché la testimonianza di __________ non giochi per l’episodio relativo a PC 4 lo stesso ruolo scagionatore, il primo giudice non lo spiega.
Delle due, l’una.
Se davvero si ritiene attendibile la deposizione di __________ e ad essa si vuole attribuire un “ruolo scagionatore essenziale, ritenuto che lo stesso non solo ha assistito ai fatti, ma nella sua qualità di superiore degli accusati, ha altresì diretto l’intervento” (sentenza consid. 11 pag. 11), e se davvero si vuole ritenere che, se __________ non è intervenuto a fermare i suoi uomini, vuol dire che “nulla di illegale è accaduto” poiché “se fosse successo qualcosa di anormale” sarebbe “intervenuto subito per fermare i colleghi” (sentenza consid. 11 pag. 11), allora la sua deposizione deve valere nello stesso modo per tutti gli agenti che hanno fatto parte della squadra da lui diretta (e, fra questi, RI 2).
Se, invece, si relativizza la deposizione di __________ sulla scorta di altre emergenze istruttorie (come è stato fatto per RI 2, senza che nulla indichi che lui sia intervenuto prima che __________ fosse sul posto), allora non si può parlare, per nessuno degli agenti della squadra, di “ruolo scagionatore essenziale” della deposizione di __________ senza incorrere in un errore di logica e, quindi, in arbitrio.
Ma, anche volendo fare astrazione da quanto sopra, l’accertamento del pretore secondo cui RI 2 ha colpito PC 4 con almeno 5 sberle è arbitrario.
E’ arbitrario nella misura in cui esso poggia sulle deposizioni, oltre che dello stesso PC 4 (che ha parlato di diverse sberle, fra 5 e 8, cfr. AI169 pag. 2 e 3), di PL 2, PC 3, __________ (sentenza consid. 13 pag. 13).
PL 2 – che ha riconosciuto l’imputato nel kit mostratogli - ha detto che RI 2 ha colpito PC 4 con uno schiaffo sulla testa (PP 22.2.2006 pag. 2 e 5).
PC 3 ha detto che un poliziotto (che lui, però, non ha riconosciuto) ha colpito PC 4 “tirandogli un pugno (..) mi sembra in faccia” (PP 27.1.2005 pag. 3).
__________ ha parlato di un agente della polizia (che non ha riconosciuto) che “ha colpito PC 4 Edi sulla guancia (…) non posso dire se era a mano aperta o un pugno chiuso” (PP 27.1.2005 pag. 2).
Infine, __________ ha detto che un poliziotto (che, però, non ha riconosciuto nel kit che gli è stato sottoposto) “ha dato diverse sberle a PC 4 ma non so dire quante”(PP 27.1.2005 pag. 2).
Difficile è – senza cadere in arbitrio – sostenere che “queste versioni sono talmente convergenti da permettere di ritenere che i fatti descritti nel DA RI 2 riferiti al comportamento tenuto nei confronti di Edi PC 4 questo agente li abbia veramente commessi” (consid. 13 pag. 13). I ragazzi, in realtà, descrivono situazioni diverse con atti di violenza o di aggressività diversi fra loro per genere e numero e che, peraltro, difficile è – anche in considerazione di quanto segue – attribuire (sempre nella misura in cui si volessero ritenere accertati) con sufficiente certezza a RI 2.
A queste dichiarazioni discordanti, il riconoscimento di RI 2 da parte di PC 4 e PL 2 non aggiunge valenza probatoria: da un lato, la presenza di RI 2 sul luogo dei fatti è incontestata (e, in sé, non sufficiente a fondare la tesi accusatoria), d’altro lato, i due non attribuiscono all’agente gli stessi comportamenti.
L’accertamento del primo giudice è, poi, ancora arbitrario nella misura in cui esso si fonda sulla constatazione secondo cui RI 2 non può avvalersi “di una testimonianza di un collega, essendo stato il primo a giungere sul posto” (consid. 13 pag. 13).
Questo accertamento – di RI 2 che giunge per primo e da solo sul posto – è arbitrario poiché è in aperto contrasto con le seguenti chiare emergenze istruttorie.
Nel suo verbale 19.7.2005, RI 2 ha detto – contrariamente a quanto indicato in sentenza – di essere giunto sul posto contemporaneamente a __________ ed ha precisato che questi, quando lui chiedeva i documenti ai ragazzi, “era vicino a me ad un paio di metri” (AI 110 pag. 2).
Queste dichiarazioni dell’imputato sono confortate da quelle di __________ che, nel suo verbale 19.7.2005, ha detto quanto segue:
“confermo di avere incontrato il collega RI 2 davanti al piazzale della stazione. Io ero alla guida del furgone VW mentre il collega era alla guida di una jeep di servizio. Ci siamo diretti __________ abbiamo visto dei giovani. Ritenendo fossero quelli della rissa, ci siamo fermati per procedere alla loro identificazione. Sia io che il collega siamo scesi dai mezzi ed entrambi abbiamo proceduto ad identificarli chiedendo loro dei documenti. Penso, anzi posso dire di essere sicuro di essere stato io il primo, anche perché il più alto in grado, a chiedere ai ragazzi i documenti di identificazione (…) io e RI 2 parlando ai giovani ci siamo espressi prima in italiano e poi con qualche parola in francese (…) abbiamo chiesto ai 6 presenti i documenti che ci sono stati dati con un certo tentennamento. Stimo in circa due o tre minuti il tempo necessario per ricevere da tutti i documenti (…) Dichiaro che né io né i miei subalterni abbiamo preso a sberle, a ceffoni o a pugni sul viso uno o più di questi giovani” (AI 112 pag. 2).
Pertanto, ritenuto che il riconoscimento di RI 2 da parte di due ragazzi è irrilevante nella misura in cui non serve ad accertare i fatti di cui al punto 1.1. del DA, forza è constatare che gli accertamenti del primo giudice sui fatti imputati all’agente RI 2 in relazione a PC 4 sono arbitrari nella misura in cui – contrariamente a quanto ritenuto in sentenza – le dichiarazioni dei ragazzi non sono sufficientemente convergenti da costituire valido accertamento processuale relativo alle “almeno 5 sberle” di cui al DA e nella misura in cui le tavole processuali indicano con sicurezza che - contrariamente all’assunto del primo giudice – RI 2 non ha effettuato da solo il controllo delle identità dei ragazzi in __________ ma l’ha fatto, per tutto il tempo necessario all’ottenimento dei documenti, insieme al superiore __________ (e, poi, ad altri colleghi giunti successivamente sul posto) che ha dichiarato, peraltro, che, in quel frangente, ai ragazzi non sono stati dati né sberle, né ceffoni né pugni.
Vi è arbitrio in questo accertamento poiché tutti gli elementi chiamati dal pretore a sostegno del proprio accertamento risultano in contrasto con l’evidenza del materiale processuale.
Inoltre, nella misura in cui, per gli altri fatti imputati agli agenti in relazione al controllo effettuato in __________, il pretore ha ritenuto che la deposizione di __________ aveva “ruolo scagionatore essenziale”, non concedere a RI 2 – in una situazione del tutto simile a quella degli altri agenti - lo stesso trattamento, significa cadere in una ingiustificata disparità di trattamento che, in questo contesto, equivale ad arbitrio.
5. Da quanto precede discende che, in accoglimento del ricorso, la sentenza va annullata e il ricorrente deve essere prosciolto dall’imputazione di abuso di potere.
Gli oneri processuali di prima sede (fr. 1200.-) vanno posti a carico dello Stato.
Sulle ripetibili di prima sede, per contro, spetterà al ricorrente adire la Camera dei ricorsi penali (CRP).
Gli oneri processuali del presente giudizio sono posti interamente a carico dello Stato che rifonderà al ricorrente fr. 1300.- per ripetibili.
Per questi motivi,
richiamata per le spese la tariffa giudiziaria,
pronuncia: A. sul ricorso di RI 1
1. Il ricorso di RI 1 è accolto.
La sentenza 4 marzo 2008 è annullata ed egli è prosciolto dall’imputazione di abuso di autorità.
2. Gli oneri processuali del presente giudizio, consistenti in:
a) tassa di giustizia fr. 900.–
b) spese fr. 100.–
fr. 1000.–
sono posti a carico dello Stato che rifonderà inoltre al ricorrente
fr. 1300.– per ripetibili.
B. sul ricorso di RI 3
1. Il ricorso di RI 3 è accolto.
La sentenza 4 marzo 2008 è annullata ed egli è prosciolto dall’imputazione di abuso di autorità.
2. Gli oneri processuali del presente giudizio, consistenti in:
a) tassa di giustizia fr. 900.–
b) spese fr. 100.–
fr. 1000.–
sono posti a carico dello Stato che rifonderà inoltre al ricorrente
fr. 1500.– per ripetibili.
C. sul ricorso di RI 2
1. Il ricorso di RI 2 è accolto.
La sentenza 4 marzo 2008 è annullata ed egli è prosciolto dall’imputazione di abuso di autorità.
2. Gli oneri processuali del presente giudizio, consistenti in:
a) tassa di giustizia fr. 900.–
b) spese fr. 100.–
fr. 1000.–
sono posti a carico dello Stato che rifonderà inoltre al ricorrente
fr. 1300.– per ripetibili.
D. Intimazione a:
Per la Corte di cassazione e di revisione penale
La presidente Il segretario
Rimedi giuridici
Contro decisioni finali, contro decisioni parziali, contro decisioni pregiudiziali e incidentali sulla competenza e la ricusazione e contro altre decisioni pregiudiziali e incidentali (art. 90 a 93 LTF) è dato, entro trenta giorni dalla notificazione del testo integrale della decisione (Art. 100 cpv, 1 LTF), il ricorso in materia penale al Tribunale federale, 1000 Losanna 14, per i motivi previsti dagli art. 95 a 98 LTF (art. 78 LTF). La legittimazione a ricorrere è disciplinata dall'art. 81 LTF. Laddove non sia ammissibile il ricorso in materia penale è dato, entro lo stesso termine, il ricorso sussidiario in materia costituzionale al Tribunale federale per i motivi previsti dall’art. 116 LTF (art. 113 LTF). La legittimazione a ricorrere è disciplinata in tal caso dall’ art.115 LTF.