Incarto n. 12.2016.41
Lugano 25 agosto 2017/fb
In nome della Repubblica e Cantone Ticino
La seconda Camera civile del Tribunale d'appello
composta dei giudici:
Fiscalini, presidente, Bozzini e Epiney-Colombo (giudice supplente)
vicecancelliera:
Verda Chiocchetti
sedente per statuire nella causa inc. n. OR.2014.28 della Pretura della Giurisdizione di Mendrisio-Sud promossa con petizione 27 novembre 2014 da
AP 1 rappr. da RA 1
contro
AO 1
rappr. da RA 2
volta a ordinare il divieto alla convenuta di trasmettere al Dipartimento di giustizia degli Stati Uniti d'America (DOJ) qualsiasi dato concernente la persona e l’attività dell’attore, a qualunque periodo si riferisca, con protesta di spese e ripetibili assortite, con la replica 8 aprile 2015, dalla comminatoria dell’azione penale ai sensi dell’art. 292 CP.
domande alle quali si è opposta la convenuta e che il Pretore ha respinto con decisione 23 febbraio 2016,
appellante l’attore che con atto di appello del 7 marzo 2016 chiede di riformare la decisione di prima sede e di accogliere la petizione, con protesta di spese e ripetibili,
mentre la convenuta con la risposta del 29 aprile 2016 propone di respingere l'appello, con protesta di spese e ripetibili;
letti ed esaminati gli atti ed i documenti prodotti;
ritenuto
in fatto:
A. AP 1 (in seguito: ex-dipendente) ha lavorato presso la banca AO 1, __________, dal 1988 al 31 dicembre 2012 (doc. 6), data del suo pensionamento anticipato, da ultimo con la qualifica di Relationship Manager.
B. Il Dipartimento federale delle finanze (in seguito: DFF) e lo U. S. Department of Justice (in seguito: U. S. DoJ) hanno sottoscritto il 29 agosto 2013 un accordo, denominato “Joint Statement”, per porre fine alla controversia fiscale tra gli Stati Uniti e le banche svizzere (doc. E, 14). AO 1, __________ ha aderito il 31 dicembre 2013 come banca della Categoria 2 al Programma U. S. denominato “Program for Non-Prosecution Agreements or Non-Target Letters for Swiss Banks” (in seguito Programma U. S.) previsto nell’ambito del contenzioso fiscale tra le autorità U. S. e le banche svizzere (doc. 2). La banca ha quindi chiesto al Consiglio federale l’autorizzazione ai sensi dell’art. 271 del Codice penale svizzero (doc. 3), che è stata rilasciata dal DFF il 24 gennaio 2014 per la durata di un anno, con la precisazione che la richiedente aveva comunque l’obbligo di rispettare le altre disposizioni della legislazione svizzera applicabili alla fattispecie (doc. 4). La banca ha scritto ad AP 1 il 4 luglio 2014 per comunicargli, in lingua inglese, che in adempimento degli obblighi previsti nel Programma U. S. avrebbe trasmesso allo U. S. DoJ una lista II.D.2 contenente il suo nome e cognome e il ruolo di Relationship Manager a suo tempo ricoperto per relazioni bancarie “U. S. related” (cosiddetti Relevant Data), qualora non vi si fosse opposto (doc. D, 5). AP 1 si è opposto alla trasmissione dei suoi dati alle autorità U. S. il 9 luglio 2014 (doc. F).
C. Con istanza 17 luglio 2014 l’ex-dipendente si è rivolto alla Pretura della giurisdizione di Mendrisio-Sud, chiedendo di far divieto in via supercautelare e cautelare alla banca di comunicare allo U. S. DoJ qualsiasi dato concernente la sua persona e la sua attività, a qualunque periodo sia riferito. Il Pretore ha accolto la richiesta in via supercautelare con provvedimento del 18 luglio 2014 e dopo aver sentito le parti il 31 luglio 2014 ha confermato il divieto con decisione cautelare del 26 settembre 2014, impartendo all’attore un termine di sessanta giorni per avviare la causa di merito (incarto CA.2014.12).
D. AP 1 ha promosso l’azione di merito contro AO 1, __________ con petizione 27 novembre 2014, con la quale ha chiesto di far divieto alla banca di comunicare allo U. S. DoJ qualsiasi dato concernente la persona e l’attività dell’attore, a qualunque periodo si riferisca, con protesta di spese e ripetibili. L’attore si è opposto alla trasmissione dei suoi dati personali allo U. S. DoJ, invocando la protezione della sua personalità, con particolare riferimento all’art. 328b CO, e contestando che la banca possa prevalersi di un motivo giustificativo per trasferire i dati all’estero. Nella sua risposta del 30 gennaio 2015 la banca convenuta si è opposta alla petizione, ritenendo, in estrema sintesi, che la trasmissione dei dati dell’attore relativi alle relazioni bancarie “U. S. related” sia lecita ai sensi degli art. 6 e 13 LPD e che vi siano interessi pubblici e privati preminenti agli interessi privati dell’attore, per il quale non esiste alcun rischio insito nella trasmissione dei suoi dati allo U. S. DoJ. L’attore ha avviato con istanza 31 marzo 2015 una nuova procedura cautelare (incarto CA.2015.4), stralciata poi dai ruoli il 28 maggio 2015. Nella replica dell’8 aprile 2015 e nella duplica dell’11 maggio 2015 le parti hanno sostanzialmente ribadito le proprie posizioni e le rispettive domande di giudizio, l’attore chiedendo inoltre di assortire al divieto di comunicazione la comminatoria dell’azione penale ai sensi dell’art. 292 CP. Al dibattimento del 7 settembre 2015 le parti hanno confermato le proprie domande di giudizio e hanno offerto i loro mezzi di prova, che il Pretore ha ammesso. Ultimata l’istruttoria, consistente nell’audizione di __________ ____________________, il Pretore ha fissato alle parti un termine per la produzione delle conclusioni di causa. Prima della scadenza di tale termine, la convenuta ha chiesto di acquisire agli atti quali nuovi documenti il Non-Prosecution Agreements (NPA) sottoscritto il 10/17 novembre 2015 (doc. 49) e il rinnovo dell’autorizzazione rilasciata dal DFF (doc. 50) e ha rilevato che comunque essa rimaneva obbligata a fornire allo U. S. DoJ i dati previsti dal noto Programma. Il Pretore ha ammesso la produzione dei nuovi documenti con decisioni ordinatorie 15 dicembre 2015 e 20 gennaio 2016. Nelle conclusioni 22 gennaio 2016 la convenuta ha ribadito la liceità della trasmissione dei dati per le relazioni bancarie “U. S. related” da lei indicate e ha chiesto di respingere la petizione con protesta di spese e ripetibili. L’attore, a sua volta, nelle conclusioni 11 gennaio 2016 ha confermato le domande di petizione, completate in sede di replica.
E. Nella sentenza 23 febbraio 2016 il Pretore ha respinto la petizione e ha posto la tassa di giustizia e le spese di complessivi fr. 2'000.- a carico dell’attore, tenuto a rifondere alla convenuta fr. 5'000.- per ripetibili.
F. L’attore è insorto contro la decisione pretorile con un appello 7 marzo 2016, con il quale ne chiede la riforma nel senso di accogliere le domande di giudizio formulate con la petizione. Nella sua risposta 29 aprile 2016 l'appellata propone di respingere il gravame, con protesta di spese e ripetibili, con argomenti di cui si dirà, per quanto necessario, nel seguito.
E considerato
in diritto:
1. Il 1° gennaio 2011 è entrato in vigore il nuovo Codice di diritto processuale svizzero (CPC) che trova applicazione in entrambe le sedi, la procedura davanti al Pretore essendo stata avviata il 14 settembre 2014 (art. 404 e 405 CPC). La protezione dei diritti della personalità di una persona fisica non ha natura patrimoniale. L'appello è dunque ricevibile (art. 308 cpv. 1 CPC).
2. Durante la procedura di prima sede la banca convenuta si è fusa con AO 1, __________, che ne ha ripreso attivi e passivi. La fusione di persone giuridiche con ripresa di attivi e passivi è un caso di successione universale per legge (cfr. Messaggio del Consiglio federale sulla Legge sulla fusione, FF 2000 pag. 3781 in fondo e 3844) e nulla osta dunque alla modifica del nome della convenuta (art. 84 cpv. 4 CPC, 22 cpv. 1 LFus).
3. Nella decisione impugnata il Pretore, dopo aver esposto le norme legali in materia di protezione dei dati, ha accertato che la banca convenuta aveva aderito nella Categoria 2 al programma unilaterale statunitense che prevede la trasmissione al Dipartimento di giustizia statunitense (U. S. DoJ) di nome, cognome, funzione e altri dati di propri dipendenti (attuali o ex) che tra il 1° agosto 2008 e il 31 dicembre 2014 hanno seguito clienti statunitensi. Ha rilevato che l’autorizzazione concessa dal DFF non aveva incidenza sull’obbligo di rispettare la legislazione svizzera sulla protezione dei dati e la protezione della personalità dell’ex dipendente. Secondo il primo giudice la trasmissione di dati personali alle autorità U. S. è di principio illecita ai sensi dell’art. 6 cpv. 1 LPD, non prevedendo la legislazione statunitense un’adeguata protezione dei dati. Il Pretore ha poi esaminato i motivi giustificativi invocati dalla convenuta a sostegno della trasmissione dei dati. Il primo giudice ha escluso l’eccezione dell’art. 6 cpv. 2 lett. d seconda ipotesi LPD, ritenendo verosimile che i dati possano essere utilizzati anche in altre procedure negli U. S. A. Ha invece ammesso l’esistenza di un interesse pubblico preponderante ai sensi dell’art. 6 cpv. 2 lett. d prima ipotesi LPD, e ha costatato che l’attore, il cui ruolo operativo era minore e limitato a pochi clienti “U. S. related” senza attività di procacciamento, non aveva provato un reale e oggettivo rischio di essere perseguito negli U. S. A. La trasmissione dei dati prevista dalla banca, prosegue il Pretore, rispetta il principio della proporzionalità e dell’immutabilità posto dall’art. 4 LPD. Sulla base di tali argomentazioni il primo giudice ha così respinto la petizione, ponendo i costi processuali e le ripetibili a carico dell’attore.
4. L’appellante rimprovera al primo giudice, in sostanza, un’errata applicazione del diritto per aver ammesso il motivo giustificativo dell’interesse pubblico preponderante. Egli rileva che la banca convenuta non ha rilevanza sistemica per la piazza finanziaria svizzera e ritiene che il primo giudice ha abusato del suo potere di apprezzamento ammettendo il danno d’immagine e di reputazione che un’eventuale incriminazione negli U. S. A. comporterebbe per la convenuta. L’appellante osserva che il Parlamento svizzero non ha ritenuto indispensabile per l’interesse pubblico la partecipazione di tutte le banche al noto Programma e ritiene che in ogni caso l’interesse pubblico, anche qualora esistesse, non sarebbe preponderante. Il rischio di un procedimento penale per l’ex dipendente della banca, prosegue l’appellante, è concreto, dal momento che il NPA ottenuto dalla banca (doc. 50) mette al riparo da procedimenti penali e/o amministrativi quest’ultima e non i suoi dipendenti. L’appellante rileva poi che il Pretore non ha motivato la conformità della trasmissione dei dati con l’art. 4 LPD. Afferma che la raccolta dei dati del dipendente era necessaria nell’ambito professionale, ma non aveva lo scopo di trasmetterli a terzi. Inoltre la trasmissione dei dati viola l’art. 328b CO ed è illecita, dal momento che la comunicazione del nome e del ruolo avuto dal dipendente non è connessa con la sua attività.
5. L’appellata, dal canto suo, chiede la conferma del giudizio pretorile, eventualmente con sostituzione dei motivi, e la reiezione dell’appello. Rimprovera al Pretore di aver ritenuto illecita la trasmissione dei dati all’estero e rileva che l’art. 328b CO non instaura una regolamentazione più rigida di quella prevista dalla LPD, alla quale rinvia. Secondo l’appellata non vi è illiceità nella trasmissione dei dati alle autorità U. S., a norma dell’art. 6 cpv. 1 LPD, in quanto non vi è un rischio di grave pregiudizio per l’attore. Il solo fatto che la legislazione U. S. non sarebbe adeguata per la protezione dei dati non è determinante, dal momento che il Joint Statement sottoscritto dal DFF e dallo U. S. DoJ prevede un quadro ben definito e regolamentato per l’uso dei dati, che saranno utilizzati, se del caso, nel rispetto del diritto statunitense. L’appellata rileva inoltre che uno dei suoi clienti (doc. 45a) ha aderito alla “Offshore Voluntary Disclosure”, di modo che il nome dell’attore è già noto alle autorità statunitensi. La banca sarebbe poi obbligata a fornire il nome dell’attore se così le fosse richiesto nell’ambito di una richiesta di assistenza giudiziaria amministrativa. Il divieto di produzione dei dati richiesto dall’attore sarebbe in questo caso privo di oggetto e decadrebbe l’interesse giuridico alla procedura in corso. L’appellata ribadisce che la mancata comunicazione di tutti i dati, compresi nome, cognome e ruolo dell’attore, la esporrebbe a procedure penali e/o amministrative negli U. S. A., con conseguente sua “morte” o quantomeno un suo forte ridimensionamento per la perdita dell’autorizzazione a operare negli U. S. A. Circa il 10% dei suoi dipendenti ed ex-dipendenti, prosegue l’appellata, ha presentato opposizione alla trasmissione dei loro dati, come riferito dal testimone __________ J__________, e tale circostanza la obbliga a fornire i dati mancanti per evitare ripercussioni. La banca ravvisa un interesse pubblico prevalente su quello privato dell’attore, nella necessità per la Svizzera di risolvere il contenzioso fiscale con gli U. S. A. L’attore non correrebbe alcun rischio, anche perché con la conclusione del NPA i rischi per gli ex-dipendenti e dipendenti diminuiscono drasticamente, come indicato dall’Associazione svizzera dei banchieri. Per contro il mancato rispetto degli obblighi previsti dal Programma da parte di una banca ne comprometterebbe senso e scopo per tutta la piazza finanziaria svizzera. Infine l’appellata osserva che i nomi dei dipendenti ed ex-dipendenti non sono dati protetti dall’art. 328b CO e che a ogni modo il principio della finalità posto dall’art. 4 cpv. 3 LPD è rispettato, i dipendenti di una banca dovendo attendersi che la datrice di lavoro fornisca alle autorità come la FINMA le informazioni richieste.
6. Non è contestato che l’attore, da ultimo Private Banker Senior presso la convenuta, si era occupato come Relationship Manager di alcune relazioni bancarie “U. S. related” (doc. 36-42, 48) e che la banca convenuta partecipa al Programma nella Categoria 2 (doc. 2). Lo NPA del 10 dicembre 2015 prodotto agli atti (doc. 49) attesta che la banca ha pagato una multa di US$ 18'792'000.- (pag. 2) e che essa è comunque tenuta a comunicare, in particolare, il nome e la funzione delle persone che hanno “structured, operated or supervised” le relazioni bancarie “U. S. related”. Da tale accordo risulta inoltre che solo la banca è al riparo da procedure fiscali, amministrative o penali, a esclusione di ogni altra persona. In altre parole, la concessione dello NPA non beneficia ai dipendenti e agli ex-dipendenti della banca.
7. L'art. 6 cpv. 1 LPD stabilisce che i dati personali – ovvero tutte le informazioni relative a una persona identificata o identificabile (art. 3 lett. a LPD) – “non possono essere comunicati all'estero qualora la personalità della persona interessata possa subirne grave pregiudizio, dovuto in particolare all'assenza di una legislazione che assicuri una protezione adeguata”. E sotto questo profilo è notorio per i tribunali svizzeri che almeno fino al 12 aprile 2017, data d’entrata in vigore dello “Swiss-US-Privacy Shield”, gli Stati Uniti non assicuravano una protezione adeguata alle persone fisiche (Baeriswyl/Blonski, Handkommentar Datenschutzgesetz, Berna 2015, pag. 79, nota 13; Molo/Giovanoli, Das US-Programm aus Schweizer Sicht. Rechtliche Auswirkungen der Vereinbarung [“Joint Statement”] zur Beilegung des Steuerstreits der Banken mit den USA, in: Jusletter 16 dicembre 2013, n. 57). Dopo l’entrata in vigore dello “Swiss-US-Privacy Shield” la legislazione U. S. è considerata garantire una protezione dei dati adeguata giusta l’art. 6 cpv. 1 LPD solo con riferimento alla trasmissione di dati ad aziende statunitensi che hanno aderito allo Privacy Shield e sono registrate nell’elenco tenuto dall’U. S. Department of Commerce (opuscolo IFPDT sulla comunicazione dei dati ad autorità estere). Il Privacy Shield si applica solo alle aziende e non alle autorità (cfr. per il Safe Harbor, Baeriswil/Pärli, Handkommentar Datenschutzgesetz, N. 15 ad art. 6). La trasmissione di dati ad autorità U. S. al di fuori di una procedura di assistenza giudiziaria deve di conseguenza rispettare le norme sulla protezione dei dati, l’autorità estera essendo “un terzo” ai sensi della LPD. A tale stato di fatto non può sopperire la circostanza, alla quale l’appellata dà grande risalto, che il noto Programma (doc. 16) definisca un quadro regolamentato e preciso per l’uso dei dati forniti dalle banche. Lo Joint Statement (doc. 14-15) prevede in effetti che i dati dovrebbero essere utilizzati nel rispetto della legislazione statunitense, il che equivale a dire che il rispetto della legislazione svizzera non sarebbe garantito. Ora, il contratto di lavoro a suo tempo esistente tra l’attore e la convenuta sottostava pacificamente al diritto svizzero, che è pertanto il solo diritto applicabile alla protezione dei dati dell’ex dipendente (Geiser, Rechte und Pflichten von Banken und Bankmitgliedern in Verfahren vor Behörden und Gerichten, in ZBJV 152 – 2016 pag. 251).
7.1 L’appellata ribadisce che l’appellante non ha provato di correre rischi di perseguimento negli U. S. A. La banca rileva che il primo giudice ha considerato “marginale” il ruolo svolto dall’attore in relazione a clienti “U. S. related”, e che dall’istruttoria, segnatamente dalla deposizione del testimone __________ J__________, che si occupa al suo interno della partecipazione al Programma, non sono emersi casi di dipendenti o ex-dipendenti di banche della Categoria 2 aderenti al Programma oggetto di procedure penali o amministrative negli U. S. A. dopo la trasmissione dei loro dati alle autorità statunitensi. Per contro, prosegue la convenuta, essa ha un interesse preponderante a partecipare al Programma. Rileva inoltre che sarebbe obbligata a fornire all’Amministrazione federale delle contribuzioni, nell’ambito di una richiesta di assistenza giudiziaria internazionale, il nome dell’attore qualora ne fosse richiesta, con la conseguenza che le autorità statunitensi verrebbero a conoscenza del nome dell’attore e del suo rifiuto a trasmettere i suoi dati, suscitando così sospetti sul suo operato.
7.2 L’appellata trascura la circostanza che trattandosi di trasmettere dati personali all’estero, in uno Stato che non ha una legislazione equivalente a quella svizzera in materia di protezione dei dati, era suo compito provare l’esistenza di motivi giustificativi ai sensi dell’art. 6 cpv. 2 e 13 LPD e non incombeva all’attore provare l’esistenza di un “grave rischio” ai sensi dell’art. 6 cpv. 1 LPD. Tutte le argomentazioni dell’appellata sull’assenza di casi di dipendenti o ex-dipendenti oggetto di procedure amministrative o penali negli U. S. A. sono dunque inutili ai fini del giudizio e ci si può dispensare dall’esaminarle nei dettagli. Del resto, quanto esposto dall’appellata al riguardo si fonda esclusivamente su opinioni delle cerchie interessate, come l’Associazione svizzera dei banchieri (doc. 29) e non su informazioni provenienti da fonti ufficiali statunitensi.
7.3 Vana è anche la tesi dell’appellata incentrata sul fatto che nell’ambito della Voluntary Disclosure di un cliente (doc. 45a) le autorità statunitensi sarebbero già venute a conoscenza delle informazioni richieste. Nella misura in cui i dati rilevanti dell’attore sarebbero già noti per altri canali, l’interesse dell’autorità statunitense ad averlo direttamente dalla convenuta sarebbe da ritenersi assai ridotto. Infine, l’argomentazione relativa a un’ipotetica domanda di assistenza giudiziaria internazionale è irrilevante per il giudizio e costituisce una mera ipotesi speculativa, senza alcun supporto concreto. Qualora la banca fosse confrontata in futuro a una concreta domanda di assistenza giudiziaria internazionale, le persone coinvolte disporranno delle vie legali a loro accessibili.
7.4 Si deve dunque concludere che a ragione il Pretore ha considerato di principio illecita la trasmissione dei dati relativi all’attore (nome, cognome e ruolo avuto nella gestione dei conti “U. S. related”) in applicazione dell’art. 6 cpv. 1 LPD.
8. Spetta di conseguenza alla banca convenuta dimostrare l’esistenza di un motivo giustificativo ai sensi dell’art. 6 cpv. 2 e 13 LPD. Giusta l’art. 6 cpv. 2 lett. d LPD la trasmissione di dati personali all'estero può avvenire anche qualora la legislazione dello Stato destinatario non assicuri una protezione adeguata della personalità se “nel caso specifico la comunicazione è indispensabile per tutelare un interesse pubblico preponderante oppure per accertare, esercitare o far valere un diritto in giustizia” (art. 6 cpv. 2 lett. d LPD).
8.1 È indubbio che l'attuazione del Program for Non-Prosecution Agreements or Non-Target Letters for Swiss Banks possa rispondere all'interesse nazionale. Il Consiglio federale ha tentato invano di promulgare una legge allo scopo (messaggio del 29 maggio 2013, in: FF 2013 pag. 3283), limitandosi per finire a sottoscrivere il 29 agosto 2013 un accordo di collaborazione con il Dipartimento di giustizia americano (“Joint Statement”) e consigliare alle banche svizzere di cooperare (‹https://www.sif.admin.ch/ sif/it/home/dokumentation/medienmitteilunlungen/medienmitteilun gen.msg-id-50049.html›; BJM 2015 pag. 181 consid. 7.5 e 7.6;
ZR 115/2016 pag. 120 consid. 4.1.1 con rinvii). L’autorizzazione rilasciata dal DFF, prorogata fino al 31 dicembre 2019 (doc. 4, 50), è un documento prestampato, identico per tutte le banche, destinato a escludere la punibilità secondo l'art. 271 n. 1 CP degli istituti svizzeri che intendono trasmettere dati alle autorità statunitensi. Simile autorizzazione non dispensa la singola banca però dal rispettare il diritto interno, segnatamente la protezione dei dati e della personalità a norma dell'art. 28 CC, come risulta anche dal modello di decisione (DTF 141 III 119 consid. AE pag. 123). Non è dunque un nullaosta per valersi di un superiore interesse preponderante nel senso dell'art. 6 cpv. 2 lett. d o 13 cpv. 1 LPD (Geiser, op. cit., pag. 251).
8.2 Non basta invocare il Program for Non-Prosecution Agreements or Non-Target Letters for Swiss Banks per rendere attendibile un “interesse pubblico preponderante” (nel senso dell'art. 6 cpv. 2 lett. d LPD) o un interesse preponderante della banca come “motivo giustificativo” (nel senso dell'art. 13 cpv. 1 LPD) che autorizzi una lesione della personalità. Se così fosse, l'interesse alla diffusione dei dati prevarrebbe sistematicamente sull'opposizione dell'interessato e la protezione della personalità sarebbe vanificata in partenza. L'interessato che non consente alla comunicazione del suo nome ad autorità estere ha diritto, nel caso in cui la banca intenda procedere ugualmente, alla decisione di un giudice, come del resto noto anche alle autorità statunitensi prima della conclusione del “Joint Statement” (cfr. anche sentenza del Tribunale federale del 22 settembre 2016 4A_83/2016 consid. 3.3.1, 3.3.4). Nel caso concreto non risulta che la banca appellata sia una banca “sistemica” nella piazza finanziaria svizzera e in causa essa non ha né allegato né provato quale sia la sua situazione concreta. Tutto si ignora delle dimensioni della convenuta e della sua importanza nella piazza finanziaria svizzera, del numero dei suoi dipendenti, delle sue cifre di bilancio, e dell’importanza del mercato finanziario statunitense per la sua attività. L’appellata, infatti, non ha fornito alcun elemento che consenta di apprezzare la sua rilevanza nell’ambito della piazza finanziaria svizzera, elemento significativo in considerazione della più recente giurisprudenza del Tribunale federale (cfr. sentenza del Tribunale federale del 22 settembre 2016 4A_83/2016 consid. 3.3.4).
8.3 Nella sentenza del 22 settembre 2016 4A_83/2016 il Tribunale federale ha ritenuto che il quesito a sapere se la comunicazione dei dati all’estero è “indispensabile per tutelare un interesse pubblico preponderante” deve essere risolto al momento in cui viene emanato il giudizio. Ora, nel frattempo la vertenza fiscale tra le banche svizzere e le autorità statunitensi ha perso vigore e non vi è alcun serio indizio di una possibile ripresa e di una minaccia alla piazza finanziaria svizzera e alla buona reputazione della Svizzera come partner contrattuale. La trasmissione dei dati dell’attore non è dunque da ritenere “indispensabile per tutelare un interesse pubblico preponderante” e a torto il Pretore ha ammesso il motivo giustificativo dell’art. 6 cpv. 2 lett. d prima ipotesi LPD. Su questo punto l’appello è di conseguenza fondato.
9. La banca invoca anche come motivo giustificativo ai sensi dell’art. 6 cpv. 2 lett. d LPD la sua necessità di “accertare, esercitare o far valere un diritto in giustizia”, in quanto la trasmissione dei dati dell’attore è indispensabile al mantenimento del NPA che le è stato concesso. La mancata comunicazione di tutti i dati, secondo l’appellata, la esporrebbe al rischio di procedure penali e/o amministrative e fiscali negli U. S. A. Una sua incriminazione negli U. S. A. equivarrebbe alla sua scomparsa o quantomeno a un suo forte ridimensionamento per l’impossibilità di operare nel mercato finanziario statunitense. Da qui la necessità di trasmettere tutti i dati rilevanti ai sensi del noto Programma, compresi quelli dell’attore. L’argomentazione non può essere condivisa. Il motivo giustificativo invocato, infatti, presuppone l’esistenza concreta di una procedura davanti a un tribunale statale o arbitrale (Baeriswil/Pärli, Handkommentar Datenschutzgesetz, N. 35 ad art. 6). Non risulta che l’appellata sia coinvolta in una procedura giudiziaria negli U. S. A., ciò che le impedisce di far valere il motivo giustificativo dell’art. 6 cpv. 2 lett. d seconda ipotesi LPD.
10. Per trasmettere in modo lecito alle autorità statunitensi i dati oggetto della vertenza, la convenuta avrebbe dovuto provare l’esistenza di un motivo giustificativo ai sensi degli art. 6 cpv. 2 e 13 LPD. Ciò non è avvenuto. L’interesse privato della banca alla trasmissione dei dati e la sua volontà di porsi al riparo da procedure U. S. non è di conseguenza prevalente sull’interesse privato dell’attore a non consentire la divulgazione dei suoi dati personali all’estero (sentenza del Tribunale federale del 22 settembre 2016 4A_83/2016 consid. 3.4.3 con rif., ZR 115/2016 Nr. 21 S. 117 E. 4.4). Come risulta dal NPA ottenuto dall’appellata (doc. 49), tale accordo tutela esclusivamente la banca, ma non i suoi dipendenti ed ex-dipendenti, che restano esposti a procedimenti fiscali, penali e amministrativi negli U. S. A. La limitazione della libertà personale dell’attore, quindi, è evidente. I mandati d'arresto statunitensi possono essere eseguiti in qualsiasi Stato con il quale gli U. S. A. hanno sottoscritto un accordo di estradizione (AJP 2015 pag. 1609), tra i quali figura anche la Confederazione Svizzera (cfr. Trattato di estradizione tra la Confederazione svizzera e gli Stati Uniti d'America, RS 0.353.933.6). Un mandato di arresto emanato dagli U. S. A. può condurre all'arresto in Italia di un cittadino svizzero (caso del dirigente svizzero di UBS arrestato a __________) e all'arresto nella Confederazione svizzera di un cittadino straniero (caso dei funzionari FIFA arrestati a __________ su mandato USA, DTF 142 IV 250), in entrambi i casi con il rischio di estradizione negli U. S. A.
11. L’art. 328b CO consente il trattamento di dati personali del lavoratore “soltanto in quanto si riferiscano all’idoneità lavorativa o siano necessari all’esecuzione del contratto di lavoro”, rinviando per il resto alla legge federale sulla protezione dei dati. Nella nozione di “dati personali” sono compresi nome e cognome del lavoratore (cfr. Rehbinder/Stöckli, Berner Kommentar, n. 2 ad art. 328b CO), come risulta chiaramente anche dall’art. 3 lett. d LPD. Il Pretore non si è espresso sulla conformità della trasmissione dei dati con il principio dell’immutabilità dello scopo sancito dall’art. 4 cpv. 3 LPD, al quale rinvia l’art. 328b CO. Visto l’esito dell’appello, tale quesito può rimanere indeciso, non essendo funzionale al giudizio.
12. In conclusione, la trasmissione dei dati dell’attore negli U. S. A. è illecita e nel caso concreto, contrariamente a quanto ritenuto dal Pretore, la banca convenuta non ha provato l’esistenza dei motivi giustificativi previsti dall’art. 6 cpv. 2 e 13 LPD. L'appello è pertanto fondato e va accolto, con conseguente riforma della decisione impugnata.
13. L’art. 114 lit. c CPC prevede l’esenzione dalle spese processuali per le vertenze fondate sul diritto del lavoro fino a un valore di fr. 30'000.- o senza valore patrimoniale (sentenza del Tribunale federale 10 febbraio 2016 4A_332/2015 consid. 6.5). Nella fattispecie l’attore ha invocato nella petizione 27 novembre 2014 anche l’art. 328b CO e la procedura giudiziaria è pertanto esente da spese processuali sia in prima sede sia in appello. L’appellante non ha contestato la sentenza del Pretore su tale specifico punto e il dispositivo di prima sede sulle spese processuali può dunque rimanere invariato, salvo la diversa ripartizione in base al principio della soccombenza. Le spese ripetibili seguono a loro volta la soccombenza (art. 106 CPC) e sono calcolate secondo i criteri stabiliti dagli art. 11, 12 e 14 Rtar. La vertenza non ha valore patrimoniale.
Per questi motivi,
richiamati l’art. 106 CPC, la LTG e il Rtar
decide: I. L'appello 7 marzo 2016 è accolto e la decisione impugnata è così riformata:
1. La petizione 27 novembre 2014 è accolta e di conseguenza è fatto divieto a AO 1 (già AO 1, __________, di trasmettere al Dipartimento di Giustizia statunitense (U. S. DoJ) qualsiasi dato concernente la persona e/o l’attività di , __________, e ciò per riferimento a qualunque periodo tali dati si riferiscano.
2. Le spese processuali pari a complessivi fr. 2'000.- sono poste a carico di AO 1, __________, con l’obbligo di rifondere ad AP 1 fr. 5'000.- per ripetibili.
II. Non si prelevano spese processuali di appello. L’appellata rifonderà all’appellante fr. 3'000.- per ripetibili di appello.
III. Notificazione:
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Comunicazione alla Pretura della Giurisdizione di Mendrisio-Sud
Per la seconda Camera civile del Tribunale d’appello
Il presidente La vicecancelliera
Rimedi giuridici (pagina seguente)
Nelle cause senza carattere pecuniario il ricorso in materia civile al Tribunale federale, 1000 Losanna 14, è ammissibile contro le decisioni finali, parziali, pregiudiziali e incidentali previste dagli art. 90 a 93 LTF per i motivi enunciati dagli art. 95 a 98 LTF entro 30 giorni dalla notificazione della decisione impugnata. Nelle cause aventi carattere pecuniario il ricorso in materia civile è ammissibile soltanto se il valore litigioso ammonta ad almeno 30'000 franchi; quando il valore litigioso non raggiunge tale somma, il ricorso in materia civile è ammissibile se la controversia concerne una questione di diritto di importanza fondamentale (art. 74 LTF). Laddove non sia ammissibile il ricorso in materia civile è dato, entro lo stesso termine, il ricorso sussidiario in materia costituzionale al Tribunale federale per i motivi previsti dall'art. 116 LTF (art. 113 LTF). Il termine di ricorso al Tribunale federale è sospeso durante le ferie giudiziarie, ma non nei procedimenti concernenti l'effetto sospensivo né altre misure provvisionali (art. 46 cpv. 2 LTF).