Incarto n. 12.2000.00195
Lugano 1° giugno 2001/fb
In nome della Repubblica e Cantone del Ticino
La seconda Camera civile del Tribunale d'appello
composta dei giudici:
Cocchi, presidente Chiesa e Rusca
segretario:
Petrini
sedente per statuire nella causa - inc. no. OA.1997.00053 della Pretura della giurisdizione di Mendrisio sud - promossa con petizione 21 aprile 1997 da
__________ rappr. dall'avv. __________
Contro
__________ rappr. dall'avv. __________
con cui l’attore ha chiesto il disconoscimento del debito di fr. 1'470'000.- oltre interessi al 6% dal 10 marzo 1995 ed accessori di cui al PE n. __________ (recte: __________) dell'UEF di Mendrisio;
domanda avversata dal convenuto che ha postulato la reiezione della petizione, e che il Pretore con sentenza 16 agosto / 26 settembre 2000 ha accolto;
appellante il convenuto con atto di appello 11 ottobre 2000, con cui chiede la riforma del querelato giudizio nel senso di respingere la petizione, protestando spese e ripetibili di entrambe le sedi;
mentre l'attore con osservazioni 10 novembre 2000 postula la reiezione del gravame con protesta di spese e ripetibili;
letti ed esaminati gli atti ed i documenti prodotti
ritenuto
in fatto:
A. Nel corso del 1988 __________ ha incaricato la società __________, di cui __________ era direttore, di amministrare e gestire i conti "__________" e "__________a", da lui aperti presso la __________, e che a quel momento presentavano un saldo attivo di complessivi fr. 1'480'017.94.
Il mandato è stato revocato nel dicembre 1996.
B. Il 18 marzo 1997, sulla base di uno scritto datato 9 marzo 1995 con cui __________ si era dichiarato debitore nei confronti di __________ di una somma di fr. 1'470'000.- oltre interessi (doc. L), quest'ultimo ha ottenuto dalla Pretura della giurisdizione di Mendrisio-sud il rigetto in via provvisoria dell'opposizione interposta al PE n. __________ (recte: __________3) dell'UEF di Mendrisio per capitale ed interessi al 6% dal 10 marzo 1995.
C. Con la petizione in rassegna __________ ha chiesto di accertare l'inesistenza del debito di fr. 1'470'000.- oltre interessi, comprese le spese esecutive e le indennità di fr. 5'900.- relative all'azione di rigetto dell'opposizione.
A suo dire, con il riconoscimento di debito di cui al doc. L, allestito allorché gli averi del convenuto si erano ridotti a circa fr. 391'000.- (cfr. doc. E e F, datati 4 aprile 1995), egli di fatto si era unicamente impegnato a far recuperare al cliente l'investimento iniziale: ora, atteso che al momento della revoca del mancato i due conti presentavano un saldo attivo di complessivi 1'881'000.- (cfr. doc. G), il suo debito nei confronti del convenuto era da considerarsi estinto.
D. Il convenuto resiste in causa, evidenziando come l'attore, sottoscrivendo il doc. L, non si fosse assolutamente impegnato a recuperare le perdite sui conti, per altro a lui imputabili, ma avesse ammesso l'esistenza di un vero e proprio debito nei suoi confronti; tanto più che in ogni caso egli non aveva recuperato alcunché, il conto __________, l'unico in realtà gestito dall'attore, oltretutto con risultati negativi, avendo ancora in seguito accumulato ulteriori perdite.
E. Il Pretore con il giudizio qui impugnato ha accolto la petizione. Il giudice di prime cure, tenuto conto che in data 9 marzo 1995 i due conti del convenuto presentavano un saldo di soli fr. 428'404.30, che l'importo di cui al riconoscimento di debito era simile all'investimento iniziale e che nello scritto di cui al doc. L il convenuto aveva accordato alla controparte un tempo ragionevole per recuperare tale somma, ne ha in sostanza concluso che il suo scopo era effettivamente, come preteso dall'attore, di garantire al convenuto il recupero dell'investimento iniziale, nel senso di un suo impegno a restituirgli la somma inizialmente investita. Ciò posto ed appurato che al momento della revoca del mandato il saldo dei due conti, entrambi effettivamente gestiti dall'attore, ammontava a fr. 1'826'853.31, somma quest'ultima superiore all'importo di cui al riconoscimento di debito, egli ha ritenuto che il debito oggetto della causa fosse estinto.
F. Con l’appello il convenuto chiede di respingere la petizione.
L'appellante contesta, siccome arbitrario e comunque non comprovato, l'assunto con cui il Pretore ha concluso che il riconoscimento di debito litigioso andava interpretato nel senso che l'attore gli garantiva il recupero dell'investimento iniziale. Per il resto, ribadendo l'impossibilità di chiedere il disconoscimento per le spese e le ripetibili della procedura di rigetto dell'opposizione, ripropone gli argomenti difensivi già sollevati nei precedenti allegati scritti.
G. Delle osservazioni con cui l'attore postula la reiezione del gravame si dirà, se necessario, nei successivi considerandi.
considerando
in diritto:
1. Secondo l’art. 17 CO il riconoscimento di debito è valido quantunque non sia espressa la causa dell’obbligazione, e in tal caso esso viene definito “abstraktes Schuldbekenntnis”. Se per contro viene indicata la causa del debito o questa è comunque eruibile dalle circostanze, esso viene definito “kausales Schuldbekenntnis”, atteso che in entrambi i casi la sua funzione e la sua natura sono quelle di attestare l’ammissione di un’obbligazione (IICCA 2 maggio 1995 in re O./A., 16 maggio 1995 in re G. AG/B., 4 dicembre 1997 in re M./P.G., 11 maggio 1999 in re M. SA/S., 20 settembre 1999 in re M./S. SA; Kramer/Schmidlin, Berner Kommentar, N. 16 e 35 ad art. 17 CO; Honsell/Vogt/Wiegand, OR I, N. 3 e 5 ad art. 17 CO).
2. L’azione di disconoscimento del debito si basa sul diritto materiale (Gilliéron, Poursuite pour dettes, faillite et concordat, 3. ed., 1993, p. 155; Amonn, Grundriss des Schuldbetreibungs- und Konkursrecht, 5. ed., 1993, p. 145).
In essa il creditore che vi è convenuto è obbligato a dimostrare il fondamento del proprio credito (art. 8 CC). L’inversione dei ruoli processuali non comporta in altri termini anche il capovolgimento dell’onere della prova a danno del debitore e attore (IICCA 15 giugno 1992 in re M./C.S., 5 settembre 1994 in re P. SA/M.; Amonn, op. cit., p. 147).
La situazione viene però a mutare qualora il creditore derivi la sua pretesa da un riconoscimento di debito sottoscritto dal debitore (cfr. DTF 105 II 183 cons. 4a): in tale evenienza incombe infatti a quest’ultimo l’onere di sostanziare la causa dell’obbligazione, qualora essa non venga citata nell’atto, e, in ogni caso, di provare che il riconoscimento poggia su di una causa inesistente, nulla o perenta; il creditore al beneficio di un riconoscimento di debito può dunque farvi affidamento e la sola produzione di tale documento basta, di regola, a fondare la sua pretesa (Honsell/Vogt/Wiegand, op. cit., N. 6 e 8 ad art. 17 CO; Kramer/Schmidlin, op. cit., N. 50 ad art. 17 CO) e ciò indipendentemente dalla natura astratta o causale dello scritto (Honsell/Vogt/Wiegand, op. cit., N. 6 ad art. 17 CO; ICCTF 30 giugno 1998 in re M./P.G.; IICCA 20 settembre 1999 in re M./S. SA, 3 dicembre 1999 in re A./G., 10 maggio 2001 in re G./D.).
3. A questo stadio della lite (cfr. già l'allegato conclusionale della parte attrice) non è più seriamente contestato che lo scritto di cui al doc. L costituisca effettivamente un riconoscimento di debito, la sua chiara formulazione ("Io, sottoscritto __________, nato a __________ il __________, domiciliato in __________, ho un debito nei confronti del signor __________, nato il 15.8.1937, per una cifra di fr. 1'470'000.- …"), non contraddetta da altre risultanze di causa (cfr. pure infra, sub consid. 4), non prestandosi in ogni caso a una diversa interpretazione. Pure pacifica è la sua incondizionata validità, l'attore non avendo riproposto in questa sede la tesi della sua eventuale annullabilità per errore essenziale o minaccia.
4. Ammessa nella fattispecie l'esistenza di un valido riconoscimento di debito, ciò che come detto ha come conseguenza di porre a carico dell'attore l'onere della prova dell'inesistenza, nullità o perenzione del debito in questione, si tratta in concreto di esaminare se l'attore sia stato in grado di portare la prova dell'estinzione dello stesso.
Come vedremo, ciò non è stato il caso.
4.1 Asserendo che lo scopo del riconoscimento di debito fosse di far recuperare al cliente le perdite subite sui due conti, l'attore pretende in sostanza di aver concordato con il convenuto l'estinzione del suo debito facendo beneficiare quest'ultimo dei guadagni ottenuti in futuro sui due conti.
4.1.1 L'attore, a parte l'allestimento di una perizia giudiziaria concernente gli investimenti eseguiti sui due conti e la produzione rispettivamente il richiamo di alcuni documenti, non ha versato agli atti altre prove a sostegno della sua tesi, in particolare non ha chiesto l'assunzione quale teste della signora __________, che era a conoscenza delle circostanze che avevano portato alla sottoscrizione del riconoscimento di debito (cfr. doc. L, da lei firmato "a conoscenza di quanto sopra").
Ora, mentre la perizia si è rivelata del tutto inutile per la particolare questione, nemmeno i documenti hanno in realtà permesso di corroborare in qualche modo la sua tesi. L'attore non ha innanzitutto chiarito il motivo per cui il riconoscimento di debito si riferisse a una somma di fr. 1'470'000.-, quando l'investimento iniziale era invece stato di fr. 1'480'017.94 (cfr. petizione p. 3, perizia p. 35 e doc. D) e a quel momento la perdita sui due conti ammontava a fr. 1'051'613.56 (fr. 1'480'017.94 ./. fr. 428'404.30, cfr. pure perizia p. 27 e 28). Contrariamente a quanto ritenuto dal Pretore, nel riconoscimento di debito il convenuto non ha inoltre accordato all'attore un tempo ragionevole per recuperare tale somma, ma semmai per liquidarla ("… Il signor __________ si impegna per darmi un tempo ragionevole per liquidare il debito + interessi") ossia verosimilmente per "pagarla". Nemmeno il doc. O può infine giovare all'attore: il fatto che in quell'occasione il convenuto, per il tramite del proprio legale, abbia dichiarato di aver "riposto estrema fiducia nelle promesse formulate dal suo patrocinato, sperando di poter recuperare almeno in parte la perdita subita", non avalla in effetti la tesi dell'attore, tanto è vero che da quello scritto non risulta affatto quali siano le promesse dell'attore a cui si fa riferimento ed essendo anzi verosimile che si trattasse della promessa di dar seguito al riconoscimento di debito rispettivamente a quella - di cui si dirà ancora più oltre - di vendere la villa di sua proprietà.
4.1.2 Se ciò non bastasse, il convenuto ha evidenziato tutta una serie di indizi che smentiscono ampiamente la tesi di controparte.
Innanzitutto, e a ragione, rileva la manifesta contraddittorietà di un eventuale accordo finalizzato a fargli recuperare la perdita subita, recupero che l'attore avrebbe cercato di ottenere facendo capo non al proprio patrimonio bensì nuovamente a quello del convenuto, oltretutto mettendo a repentaglio gli attivi del conto __________, gestito sino a quel momento in maniera cautelativa e conservativa (perizia p. 25, 27, 28 e 38), tanto più che anche senza un tale accordo gli eventuali benefici dalla gestione dei due conti sarebbero andati a suo esclusivo vantaggio. In altre parole, l'attore pretendeva di liquidare il suo debito con importi comunque già di spettanza del convenuto.
Il teste __________, la cui attendibilità non è stata messa in dubbio nemmeno dall'attore anche laddove aveva riferito quanto dettogli dal convenuto (cfr. conclusioni p. 8), ha per contro dichiarato come l'attore attorno al 1996 fosse intenzionato a vendere la sua villa per far fronte a un debito nei confronti del convenuto e che proprio per questo motivo egli venne contattato per cercare eventuali acquirenti. Ora, se le parti si fossero effettivamente accordate come preteso dall'attore nel senso che quest'ultimo avrebbe provveduto ad onorare in un tempo ragionevole il proprio debito facendo recuperare al convenuto quanto perso, l'incarico di cercare degli eventuali acquirenti già attorno al 1996 non avrebbe avuto senso, in quanto il tempo concesso in tale ipotesi per liquidare il debito e gli interessi non poteva ancora essere considerato ragionevole, tanto più che a quel momento parte della somma era già stata recuperata (al 31 dicembre 1995 i due conti presentavano un saldo di fr. 930'278.59).
Stesse la tesi dell'attore, non si comprenderebbe infine per quale motivo il convenuto, allorché nel dicembre 1996 i due conti avevano recuperato le perdite, invece di rinnovare la fiducia alla __________, e per essa all'attore, ha invece provveduto a revocare il mandato.
Ne discende la reiezione dell'azione di disconoscimento del debito, almeno per quanto riguarda il capitale.
5. Diverso è per contro il discorso per quanto riguarda la misura degli interessi, che in sede di rigetto dell'opposizione sono stati riconosciuti in ragione del 6% a far tempo dal 10 marzo 1995.
Nonostante il tema non sia stato approfondito più di tanto nel processo di prima sede, è doveroso rilevare che il convenuto creditore - al quale, non evincendosi dal riconoscimento di debito il tasso degli interessi dovuti, incombeva l’onere della prova (art. 8 CC) - ha omesso di indicare i motivi di fatto e di diritto che avrebbero giustificato la deroga al tasso legale, così che la sua richiesta di un tasso di interesse del 6% non può essere accolta nemmeno in assenza di esplicite contestazioni, ritenuto che comunque l’attore per sua parte, introducendo l’azione di disconoscimento del debito, in sostanza aveva provveduto a contestare l’intero credito posto in esecuzione (IICCA 21 settembre 1994 in re G./S., 5 dicembre 1994 in re F./P. e lc., 7 febbraio 1996 in re C. SA/R., 12 febbraio 1996 in re A. S.p.A./T. SA, 13 febbraio 1996 in re D. SA/C. SA, 8 maggio 1996 in re D./T., 17 novembre 1997 in re F./G. e llcc.). Atteso dunque che a favore del convenuto, oltre al credito in capitale, spettano gli interessi al saggio del 5% e non al 6%, ne discende che la differenza rispetto alla decisione di rigetto d'opposizione (l’1% sull'intero capitale dovuto a far tempo dal 10 marzo 1995) è così disconosciuta, in parziale accoglimento della petizione.
6. Ne discende il parziale accoglimento del gravame del convenuto ai sensi dei considerandi.
La tassa di giustizia, le spese e le ripetibili seguono la soccombenza (art. 148 CPC), ritenuto che la pressoché integrale soccombenza dell'attore, qui appellato, giustifica nondimeno di porre a suo carico la totalità degli oneri processuali e delle ripetibili di entrambe le sedi.
Per i quali motivi,
richiamati l’art. 148 CPC e la TG
dichiara e pronuncia:
I. L’appello 11 ottobre 2000 di __________ è parzialmente accolto.
Di conseguenza la sentenza 16 agosto 2000 della Pretura della giurisdizione di Mendrisio sud è così riformata:
1. La petizione 21 aprile 1997 di __________ è parzialmente accolta.
§ Il debito di cui all'esecuzione n. __________dell’UEF di Mendrisio, e meglio l’interesse ad esso relativo, è disconosciuto in ragione dell’1% a far tempo dal 10 marzo 1995.
2. La tassa di giustizia fissata in fr. 15’000.- e le spese, da anticipare come di rito, restano a carico dell'attore, che rifonderà al convenuto l'importo di fr. 44'000.- a titolo di indennità per ripetibili.
II. Le spese della procedura d’appello consistenti in:
a) tassa di giustizia fr. 9'950.-b) spese fr. 50.--
Totale fr. 10'000.-da anticiparsi dall’appellante, sono poste a carico dell’appellato, che rifonderà alla controparte fr. 15'000.-- per ripetibili di appello.
III. Intimazione a: __________
Comunicazione alla Pretura della giurisdizione di Mendrisio sud
Per la seconda Camera civile del Tribunale d’appello
Il presidente Il segretario