Incarto n. 72.2020.166
Lugano, 29 settembre 2020/ sg
Sentenza In nome della Repubblica e Cantone Ticino
La Corte delle assise criminali
composta da:
giudice Mauro Ermani, Presidente
GI 1, giudice a latere GI 2, giudice a latere
Sara Lavizzari, cancelliera
sedente nell’aula penale di questo Palazzo di giustizia, per giudicare
Nella causa penale
Ministero pubblico
e in qualità di accusatore privato:
ACPR 1
contro IM 1,
rappresentato dall’avv. DUF 1
in carcerazione preventiva dal 14 aprile 2020 al 9 luglio 2020 (87 giorni);
posta in esecuzione anticipata della pena/misura dal 10 luglio 2020;
imputato, a norma dell’atto d’accusa nr. 167/2020 del 25.8.2020 emanato dal Procuratore pubblico PP 1, di
1. ripetuto incendio intenzionale, in parte tentato
per avere,
nel periodo compreso tra il 24.02.2016 e il 12.04.2020,
a __________ in zona __________ e a __________ in zona __________,
cagionato intenzionalmente sei incendi e tentato di cagionarne un settimo, derivando dagli stessi danno alla cosa altrui o pericolo per la incolumità pubblica,
segnatamente per avere,
1.1. in data 24.02.2016 verso le ore 17:00,
a __________ in zona __________,
dopo avere raggiunto in automobile predetta zona boschiva, e successivamente essersi addentrata a piedi nel bosco,
lì raccogliendo e ammucchiando foglie e rami secchi, incendiando poi gli stessi con l’ausilio di un accendino, abbandonando quindi il luogo,
cagionato in questo modo intenzionalmente un incendio sviluppatosi su una superficie di circa 3'000 mq dal quale è derivato un danno (ammontare del danno non meglio quantificato) alla proprietà del __________ (fondo nr. __________ RFD __________) e un pericolo per la incolumità pubblica, rendendosi necessario l’intervento del Corpo pompieri per domare l’incendio;
1.2. in data 30.10.2017 verso le ore 22:00,
a __________ in zona __________,
dopo avere raggiunto in automobile predetta zona boschiva, e successivamente essersi addentrata a piedi nel bosco,
lì raccogliendo e ammucchiando foglie e rami secchi, incendiando poi gli stessi con l’ausilio di un accendino, per spostarsi poco dopo con l’automobile di qualche metro, indi ripetendo la medesima procedura di accensione di un fuoco una seconda volta e ancora una terza volta sempre poco distante, abbandonando quindi i luoghi,
cagionato in questo modo intenzionalmente un incendio sviluppatosi su una superficie di circa 7'000 mq dal quale è derivato un danno (ammontare del danno non meglio quantificato) alle proprietà di __________ (fondo nr. __________ RFD __________), __________ (fondo nr. __________ RFD __________), __________ e __________ (fondo nr. __________ RFD __________), Comune __________ (fondo nr. __________ RFD __________) e __________ (fondo nr. __________ RFD __________) e un pericolo per la incolumità pubblica, rendendosi necessario l’intervento del Corpo pompieri per domare l’incendio;
1.3. in data 02.12.2017 verso le ore 06:00,
a __________ in zona __________,
dopo avere raggiunto in automobile predetta zona boschiva, e successivamente essersi addentrata a piedi nel bosco,
lì raccogliendo e ammucchiando foglie e rami secchi, incendiando poi gli stessi con l’ausilio di un accendino, per spostarsi poco dopo con l’automobile di qualche metro, indi ripetendo la medesima procedura di accensione di un fuoco una seconda volta e ancora una terza volta sempre poco distante, abbandonando quindi i luoghi,
cagionato in questo modo intenzionalmente un incendio sviluppatosi su una superficie di circa 20'000 mq dal quale è derivato un danno alla proprietà altrui e un pericolo per la incolumità pubblica, rendendosi necessario l’intervento del Corpo pompieri per domarlo;
1.4. in un imprecisato giorno nel periodo compreso tra la fine del mese di agosto 2018 e l’inizio del mese di ottobre 2018,
a __________ in Via __________,
dopo avere raggiunto a piedi il giardino dell’abitazione secondaria di __________,
lì incendiando con l’ausilio dell’accendino una palma sita nel giardino dell’abitazione (a ridosso della strada), abbandonando poi il luogo malgrado sapesse che il fuoco si sarebbe potuto propagare alla vegetazione circostante e all’abitazione adiacente,
cagionato in questo modo intenzionalmente un incendio dal quale è derivato un danno alla cosa altrui e meglio alla palma di __________ (ammontare del danno non meglio quantificato) e un potenziale pericolo per la incolumità pubblica;
1.5. in data 29.02.2020 verso le ore 02:00,
a __________ in zona __________,
dopo avere raggiunto in automobile la zona boschiva al termine della via, e successivamente essersi addentrata a piedi nel bosco,
lì raccogliendo e ammucchiando ai piedi di una pianta foglie e rami secchi, incendiando poi gli stessi con l’ausilio di un accendino, abbandonando quindi il luogo,
tentato così intenzionalmente di cagionare un incendio, ritenuto che lo stesso non si è sviluppato, dal quale avrebbe potuto derivare un danno alla proprietà del ACPR 1 e un pericolo per la incolumità pubblica;
1.6. in data 20.03.2020 verso le ore 03:00,
a __________ in zona __________,
dopo avere raggiunto in automobile predetta zona boschiva, e successivamente essersi addentrata a piedi nel bosco,
lì raccogliendo e ammucchiando foglie e rami secchi, incendiando poi gli stessi con l’ausilio di un accendino, ripetendo poco dopo la medesima procedura qualche metro più in là, abbandonando quindi il luogo,
cagionato in questo modo intenzionalmente un incendio sviluppatosi su una superficie di circa 20 mq dal quale è derivato un danno (non meglio quantificato) alla proprietà del ACPR 1 e un pericolo per la incolumità pubblica, rendendosi necessario l’intervento del Corpo pompieri per domarlo;
1.7. in data 12.04.2020 verso le ore 05:00,
a __________ in zona __________,
dopo avere raggiunto in automobile predetta zona boschiva, e successivamente essersi addentrata a piedi nel bosco,
lì raccogliendo e ammucchiando foglie e rami secchi, incendiando poi gli stessi con l’ausilio di un accendino, ripetendo poco dopo la medesima procedura qualche metro più in là, abbandonando quindi il luogo,
cagionato in questo modo intenzionalmente un incendio sviluppatosi su una superficie di circa 20 mq dal quale è derivato un danno (non meglio quantificato) alla proprietà del ACPR 1 e un pericolo per la incolumità pubblica, rendendosi necessario l’intervento del Corpo pompieri per domarlo;
fatti avvenuti: nelle indicate circostanze di tempo e di luogo;
reato previsto: dall’art. 221 cpv. 1 CP in combinazione con l’art. 22 cpv. 1 CP limitatamente al punto 1.5;
2. ripetuta guida in stato di inattitudine
per avere,
nel periodo compreso tra il 24.02.2016 e il 12.04.2020,
sulle tratte stradali __________ – __________, __________ – __________, __________ – __________ – __________, in territorio di __________ e in territorio di __________,
ripetutamente condotto un veicolo a motore in stato di ebrietà con una concentrazione qualificata di alcol nel sangue rispettivamente in stato di inattitudine alla guida per altri motivi,
e meglio per avere,
2.1. il 24.02.2016,
sulla tratta stradale __________ – __________,
condotto l’automobile Ford Fusion targata TI __________ dopo avere bevuto almeno 1 l di vino rosso e quindi con una concentrazione teorica di alcol nel sangue compresa tra 1.4 g/kg e 2 g/kg, nonché sotto il concomitante influsso di antidepressivi e benzodiazepine (Deroxat, Trittico e Tranxilium);
2.2. il 30.10.2017,
sulla tratta stradale __________ – __________,
condotto l’automobile Ford Fusion targata TI __________ dopo avere bevuto almeno 1 l di vino rosso e quindi con una concentrazione teorica di alcol nel sangue compresa tra 1.6 g/kg e 2.29 g/kg, nonché sotto il concomitante influsso di antidepressivi e benzodiazepine (Deroxat, Trittico e Tranxilium);
2.3. il 02.12.2017,
sulla tratta stradale __________ – __________,
condotto l’automobile Ford Fusion targata TI __________ dopo avere bevuto almeno 1 l di vino rosso e quindi con una concentrazione teorica di alcol nel sangue compresa tra 1.6 g/kg e 2.29 g/kg, nonché sotto il concomitante influsso di antidepressivi e benzodiazepine (Deroxat, Trittico e Tranxilium);
2.4. in imprecisata data nel mese di novembre 2018,
in territorio di __________,
condotto per un centinaio di metri l’automobile Mitsubishi Space Star targata TI __________ dopo avere bevuto almeno 0.7 l di prosecco e quindi con una concentrazione teorica di alcol nel sangue compresa tra 0.81 g/kg e 1.17 g/kg, nonché sotto il concomitante influsso di antidepressivi e benzodiazepine (Deroxat, Trittico e Tranxilium);
2.5. il 04.12.2019,
sulla tratta stradale __________ – __________,
condotto l’automobile Mitsubishi Space Star targata TI __________ dopo avere bevuto almeno 1 l di vino rosso e quindi con una concentrazione teorica di alcol nel sangue compresa tra 1.31 g/kg e 1.89 g/kg, nonché sotto il concomitante influsso di antidepressivi e benzodiazepine (Deroxat, Trittico e Tranxilium);
2.6. il 29.02.2020,
sulle tratte stradali __________ – __________ e __________ - __________,
condotto l’automobile Mitsubishi Space Star targata TI __________ dopo avere bevuto almeno 2 dl di prosecco, 5 dl di vino rosso, 1 cl di cognac, ai quali si aggiungono per l’ultima tratta 2 cocktails di Mojito e quindi con una concentrazione teorica di alcol nel sangue compresa tra 0.84 g/kg e 1.64 g/kg, nonché sotto il concomitante influsso di antidepressivi e benzodiazepine (Deroxat, Trittico e Tranxilium);
2.7. il 20.03.2020,
in territorio di __________,
condotto per circa 800 m l’automobile Mitsubishi Space Star targata TI __________ dopo avere bevuto almeno 0.75 l di prosecco o vino rosso e quindi con una concentrazione teorica di alcol nel sangue compresa tra 0.81 g/kg e 1.18 g/kg, nonché sotto il concomitante influsso di antidepressivi e benzodiazepine (Deroxat, Trittico e Tranxilium);
2.8. il 12.04.2020,
in territorio di __________,
condotto per circa 1’600 m l’automobile Mitsubishi Space Star targata TI __________ dopo avere bevuto almeno 0.75 l di prosecco o vino rosso e quindi con una concentrazione teorica di alcol nel sangue compresa tra 0.81 g/kg e 1.18 g/kg, nonché sotto il concomitante influsso di antidepressivi e benzodiazepine (Deroxat, Trittico e Tranxilium);
fatti avvenuti: nelle indicate circostanze di tempo e di luogo;
reato previsto: dall’art. 91 cpv. 2 lett. a, b LCStr in combinazione con l’art. 2 lett. a dell’Ordinanza dell’Assemblea federale concernente i valori limite di alcolemia nella circolazione stradale;
Presenti: - il Procuratore pubblico PP 1, in rappresentanza del Ministero Pubblico;
- l’imputata IM 1, assistita dal suo difensore d’ufficio, avv. DUF 1.
Espletato il pubblico dibattimento dalle ore 14:19 alle ore 17:05.
Evase le seguenti
questioni: Verbale del dibattomento
Il Presidente rileva che al punto 2.5. dell’atto d’accusa vi è un errore di data, essendo la guida di inattitudine rimproverata all’imputata stata commessa evidentemente il 04.12.2018 e non il 04.12.219.
La PP lo conferma.
Sentiti: - il Procuratore pubblico, per la sua requisitoria, il quale formula e motiva le seguenti conclusioni:
l’avete letto negli atti e sentito oggi in aula, l’imputata riconosce i fatti. Rileva che per quanto attiene agli incendi si tratta di incendi boschivi, che fortunatamente non hanno coinvolto persone o cose anche se nel caos dell’incendio della palma, il motivo per cui è stato appiccato il fuoco desta qualche preoccupazione. Osserva che l’alcol nella vita della signora IM 1 è stata purtroppo una costante, che lei però ha sempre minimizzato, come rilevato anche dal perito. Questo problema di dipendenza dall’alcol, unito al disturbo borderline, sta all’origine dei comportamenti dell’imputata. Gli incendi hanno avuto inizio dopo che il marito si è ammalato e si sono intensificati dopo il suo decesso e quello della madre perché incendiando IM 1 evacuava la sua rabbia. La PP rileva che è vero che la vita dell’imputata non è stata tutta rosa e fiori, ma questo non può assolutamente giustificare i suoi agiti, né gli incendi, né la guida in stato di inattitudine. L’imputata ha ammesso di aver guidato in stati pietosi, ritenendosi fortunata di non aver mai causato incidenti.
Per la PP i fatti sono chiari e anche la loro qualifica giuridica di incendio intenzionale e guida in stato di inattitudine non pone problemi. Per quanto attiene alla commisurazione della pena rileva che la colpa di IM 1 è oggettivamente di grado medio-grave, avendo ella causato un pericolo per l’incolumità pubblica. La sua colpa è grave anche soggettivamente, poiché ha agito per motivi egoistici. Non sta bene e così appicca gli incendi per sentirsi meglio, deve raggiungere una determinata località in auto e si mette alla guida in stati pietosi. La speranza è che abbia compreso finalmente di necessitare di aiuto, per non ricommettere i medesimi errori e per non finire di nuovo in carcere.
Tenuto conto della lieve scemata l’incapacità di agire, del concorso di reati, della collaborazione prestata e del vissuto non facile, la PP chiede la condanna di IM 1 alla pena detentiva di tre anni e sei mesi, dedotto il carcere preventivo sofferto, e che venga ordinato un trattamento stazionario così come indicato dal perito. Non si oppone a che la pena venga sospesa per l’esecuzione del trattamento;
- l’avv. DUF 1, difensore dell’imputata IM 1, la quale formula e motiva le seguenti conclusioni:
rileva che IM 1 non ha avuto una vita semplice, e in proposito, a quanto già ricordato oggi in aula, vanno aggiunti i due tentativi di suicidio messi in atto, che l’hanno poi portata ai ricoveri psichiatrici che sono iniziati 30 anni fa e oggi non siamo ancora alla fine.
Osserva che i problemi di IM 1 con l’alcol durano da più di trent’anni e iniziano con la morte della sorella e che, comunque, gli incendi avvengono in periodi molto complicati della sua vita. Spiega che non vuole con questo giustificarli, ma letti assieme alla perizia, possono essere compresi. Il primo incendio avviene quando il marito __________ è ancora in vita. In quel periodo IM 1 è ricaduta nel consumo di alcol poiché non reggeva la pressione di sapere che tutto quello che avrebbe fatto non sarebbe bastato a salvarlo e a tenerselo vicino. Il secondo e il terzo incendio sono più facili da capire. Si situano vicini alla morte del marito e della madre. Si sente sola, persa, fa ancora abuso di alcol e in questo contesto appicca i due incendi. In seguito, nella speranza di poter stare meglio, IM 1 decide di trasferirsi a __________, vicino alle figlie. Ma non basta e il problema dell’alcol è sempre presente. In questo periodo si situa l’incendio peggiore, quello della palma.
In seguito sembra stare un po’ meglio, si trova un’occupazione come volontaria, si sente utile e occupa le giornate. Dopo alcuni mesi di lavoro, inizia qualche screzio con i colleghi a causa del consumo di alcol che la porta ad esser sopra le righe e a sentirsi costantemente vittima. Così, prosegue la difesa, arriviamo alla sera della cena della __________, quando si sente emarginata dai colleghi, si arrabbia e beve molto, recandosi poi nel bosco dove tenta nuovamente di appiccare il fuoco. Segue poi il periodo del lock down, che è stato molto duro per lei. Si ritrova a casa in isolamento forzato, a pensare al passato, alle persone che ha perso, alla relazione conflittuale con le figlie. Il 20 marzo 2020, per spegnere il cervello, compera del prosecco e dopo aver bevuto appicca un incendio, presa dalla solita rabbia incontrollabile. La situazione peggiora poi per IM 1 nel periodo di Pasqua, quando si sente particolarmente sola perché non può vedere figlie e nipotini. Decide dunque di ubriacarsi e causa l’ultimo incendio quando, tornando a casa, si imbatte nel vicino di casa. Rispetto ai primi incendi quando si limitava a tornare a casa e andare a dormire, qui IM 1 si preoccupa di chiamare i soccorsi. Lo fa perché voleva attirare l’attenzione a aveva bisogno d’aiuto.
Spiega, poi, che dopo l’arresto, IM 1 confessa subito di essere l’autrice dei due incendi e, dopo qualche tempo, ammette anche i precedenti, anche se per lei non è semplice spiegare questi episodi.
Passa poi a parlare della perizia, rilevando che per il perito IM 1 presenta due disturbi: uno di tipo borderline e l’altro è la dipendenza da alcol. Sottolinea che i reati sono in connessione con questi disturbi. In sostanza IM 1 beve per sedare la sua rabbia e questo la porta a commettere atti impulsivi. Per la difesa si tratta di un quadro drammatico, che dura da anni. Oggi IM 1 ha preso coscienza di questo, è consapevole di essere malata, che c’è molto da fare e che siamo solo all’inizio. Per questo la principale sanzione in questo procedimento deve essere una misura, una pena non sarebbe sufficiente. Il trattamento deve essere stazionario.
Per quanto riguarda la pena, la difesa non si dilunga perché quello che conta è la misura. Chiede unicamente alla Corte di tenere conto del fatto che IM 1 ha confessato i reati, che queste ammissioni sono state fondamentali per l’inchiesta, che si è resa conto della gravità degli atti commessi, del fatto che le conseguenze dei suoi atti non sono state importanti nonché della sua vita anteriore, caratterizzata da eventi traumatici, lutti, ricoveri e da una dipendenza da alcol che dura da molti anni.
Chiede, pertanto, che la pena detentiva sia contenuta in 18 mesi e sospesa per permettere l’esecuzione della misura stazionaria.
Considerato, in fatto ed in diritto
1. Vita e precedenti penali dell’imputata
1.1.
IM 1 è nata il …OMISSIS... Già nel corso dell’estate avrebbe però fatto rientro a casa a causa dell’improvvisa morte del padre per un __________, evento che l’avrebbe sconvolta e avrebbe segnato le sue scelte successive, così come annotato anche dal perito:
" A proposito di questo lutto, la perizianda sostiene di essere rimasta scioccata, perché si trovava lontana, a __________, quando ha ricevuto la comunicazione improvvisa e non ha potuto in alcuna maniera rivedere il padre. Rientrata in Ticino per i funerali, non ha più voluto tornare a __________, per non lasciare la mamma da sola. (…) Sostiene comunque di non aver mai superato il lutto per la morte del padre, che l’ha colta così alla sprovvista”
(perizia psichiatrica, AI 99, pag. 6)
Successivamente, complici anche le difficoltà economiche della famiglia, …OMISSIS...
Dal matrimonio sono nate __________ figlie:
“…OMISSIS…”
(perizia psichiatrica, AI 99, pag. 5).
1.2.
Secondo le sue dichiarazioni, dopo l’arrivo della prima figlia, IM 1 avrebbe lasciato il proprio lavoro presso la __________ per dedicarsi solo alla famiglia. In quel periodo, in particolare dopo la nascita della secondogenita __________, sarebbero iniziati i problemi di depressione; è infatti al __________ che risale la prima terapia presso lo psichiatra __________ e il primo ricovero presso la clinica __________ (__________) a causa del carico di lavoro dovuto alla gestione delle __________ figlie (perizia psichiatrica, AI 99, pag. 8). A questo ricovero ne avrebbe poi fatto seguito un secondo nel __________ dopo la nascita dell’ultima figlia per una depressione post-partum (perizia psichiatrica, AI 99, pag. 8).
Dal profilo psichico, la situazione di IM 1 si sarebbe aggravata a partire dal __________ in seguito alla morte della sorella __________ – a cui era molto legata - per ____________ e all’incrinarsi dei rapporti con il marito, che fino a quel momento erano rimasti eccellenti. Sempre nel __________ il marito avrebbe infatti deciso di aprire una __________, coinvolgendo la moglie nella gestione dell’attività, ciò che avrebbe creato numerosi conflitti all’interno della coppia. In quegli anni sarebbero iniziati gli eccessi con l’alcol, che l’hanno portata a farsi seguire dalla dr.ssa __________ e a un secondo ricovero per depressione all’ospedale di __________ (perizia psichiatrica, AI 99, pag. 9). Anche le figlie hanno riferito di ricordare gli eccessivi consumi di alcol della madre fin dagli anni della loro infanzia. La figlia più piccola ha così riassunto i suoi ricordi della madre che beveva:
" Da quando ho memoria io, lei ha sempre avuto problemi con l'alcool, da quando ero piccolina. Ho un ricordo di un suo ricovero al __________ di __________ quando io avevo circa 6 anni. Non so se fosse solo per alcol o anche per depressione, all'epoca le avevano già prescritto l'ANTABUS. Noi abitavamo a __________. Non mi ricordo della mamma che beveva in casa nostra ma lei andava al bar. Andava da sola anche se a volte portava anche me.
Mi ricordo una volta che io e la mamma abbiamo fatto la discesa da __________ fino a __________, lei si è fermata penso a tutti i bar.
(…)
Mi si chiede quante volte tornava a casa ubriaca e rispondo che io non ricordo se avveniva più volte alla settimana o se avveniva ogni volta che usciva, ricordo che è capitato che dovevamo andare a cercarla, questo accadeva quando vivevamo a __________ e dovevamo cercarla per tutta la __________ sino a __________. Mi ricordo anche che con __________ sono andata a cercarla sino a __________.
Mi si chiede perché andavamo a cercarla e rispondo che lo facevamo perché sapevamo che guidava in stati pietosi, e che era in giro in stati pietosi, non so se andavamo a salvarla. Era sempre sera quando andavamo a cercarla.
(…)
Mi ricordo che quando siamo andati a stare di casa a __________ il papà poteva vedere la localizzazione della mamma tramite il trova iPhone, lui si connetteva dall'iPad della mamma e vedeva dove si trovava l’iPhone, non ricordo se andava a prenderla o se verificava unicamente dove fosse. La cercava perché la mamma quando si comportava così diventava un'altra persona, non era né mamma né moglie, ma spariva e non rispondeva più. Quando lui controllava, lei era al bar.
(…)
Voglio precisare inoltre che non capitava tutto l'anno, ma lei aveva dei periodi dove peggiorava”
(VI __________ 11.05.2020, pagg. 3-4).
Anche __________ ha confermato il dire della sorellina:
" il mio ricordo della mamma ubriaca parte quando io avevo 13 anni, non so se prima lo nascondeva, se non ci facevo caso io, penso che lo faceva fuori casa, ma il primo brutto ricordo è a quell'età.
(…)
Tra i 17 e 18 anni ho cominciato a vederla ubriaca in modo pesante, potevo vederla di più perché abbiamo iniziato a lavorare insieme __________. Preciso che dalla fine delle medie io sono stata quasi sempre via da casa. Sentivo i colleghi __________ parlare degli atteggiamenti della mamma, che beveva, loro dicevano che beveva anche in servizio, e poi una volta finito il lavoro si fermava a bere rientrando tardi a casa.
(…)
Non so dove mettere a livello temporale questo ricordo, ma ero alle medie o anche prima. Ricordo che andavo a piedi da casa nostra a __________ fino al __________, dove lavorava a cercarla perché non era rientrata a casa e non rispondeva al telefono. La trovavo in uno stato pietoso, anche a terra o che cadeva dalla sedia. In quelle occasioni la prendevo per mano e la riportavo a casa, lei piangeva e chiedeva scusa. Ero arrabbiata, in imbarazzo per lei, se vedevo qualcuno che la derideva o trattava male la difendevo, cercavo di proteggerla. Lei non si è mai resa conto di quello che stavo facendo. Passata la sbronza tutto rientrava nella normalità, lei non ne parlava ed io nemmeno fino al prossimo episodio.
(…)
Quando ho avuto la patente ho cominciato ad andare a cercarla in auto, perché lei si spostava nei bar tra __________ e __________. E avvenuto infinite volte, non so nemmeno quantificarlo. Non era una cosa giornaliera, ma sicuramente più volte al mese, il suo è un alcolismo strano non deve bere tutti i giorni ma quando beve non smette finché non striscia.
(…)
ADR che mi è capitato di vedere mia mamma star male per l'alcool, più volte, lei viveva col papà e __________ a __________ ed io andavo a recuperarla nei bar e la riportavo a casa, in quelle occasioni se non già in macchina giunti a casa vomitava. È successo sicuramente più di una ventina di volte. La maggior parte delle volte la recuperavo presso i soliti bar che erano il __________, il __________, il __________ a __________, alla __________ a __________, alle __________, ai __________. L'ho recuperata al bar __________ a __________, ed un'unica volta sono andata fino a __________, una volta in cui vivevo a __________, avevo tra i 22 e 24 anni, poco prima del suo ricovero a __________.
(…)
Oltre al vomitare ho assistito al fatto che si urinasse o defecasse addosso.
Una volta l'ho rianimata. Abitava ancora a __________ ed io avevo 20 anni circa. L'ho trovata nella vasca da bagno, stava annegando. Probabilmente era talmente ubriaca che col caldo dell'acqua è svenuta. L'ho trovata sott'acqua, l'ho tirata fuori dalla vasca ed ho dovuto farle il massaggio cardiaco”
(VI __________ 12.05.2020, pagg. 2-5).
Nello stesso modo si è espressa anche la figlia __________:
“Non so più dire che età avessi quando mi sono accorta che c'era un problema. Ricardo che bisognava andare al bar a recuperarla. lo l'ho fatto più volte, mi ricordo che andavo col motorino fino ai bar dove c'era la mamma e le portavo via le chiavi dell'auto. lo mi presentavo e portavo via le chiavi, lei non mi ascoltava quando era in quegli stati. In pratica lei usciva dicendo che andava a bare il caffè a volte tornava normalmente e altre volte dopo 3 ore non rientrava e quindi si cominciava a chiamarla, direttamente nei ristoranti sui telefoni fissi perché il natel non c'era ancora. Quando trovavo il bar dov'era me la facevo passare, si capiva subito se era in uno stato pietoso, lo si capiva da come parlava. Quindi partivo col motorino e andavo a portarle via le chiavi dell'auto. II suo bere è sempre stato strano, lei non beveva tutti i giorni anche se qualche periodo di ubriachezza quotidiana c'è stato, in generale invece si prendeva due ciocche al mese ma le prendeva da stare male. Quando le portavo via le chiavi o la portava a casa qualcuno oppure il papa andava a prenderla se diventava troppo tardi.
Quando ho iniziato a guidare andavo in auto.
ADR che sono andata a cercarla sicuramente più di 10 volte, magari meno di 20 volte. lo poi sono anche uscita di casa a __________ anni, andando a vivere __________, sempre a __________.
(…)
ADR che l'ho vista tante volte vomitare per l'alcool addirittura trovarla in mezzo al suo vomito e nemmeno si era resa conta di aver vomitato”
(VI __________ 15.05.2020, AI 59, pagg. 2-3).
1.3.
Vista la disarmonia creatasi con il marito, IM 1 avrebbe negli anni ridotto la sua presenza in azienda, incrementando il lavoro quale __________ iniziato già dopo il loro trasferimento a __________ nel __________ (perizia psichiatrica, AI 99, pag. 7) e lavorando anche come __________ al __________ sito nel medesimo Comune. Nel __________ avrebbe però accettato di assistere nuovamente il marito nel nuovo progetto imprenditoriale della __________, __________. Negli anni successivi, così come riferito dal perito, IM 1 avrebbe alternato periodi in cui non toccava alcol, a periodi duranti i quali vi era un utilizzo quotidiano di etile in quantità modiche, ad episodi di forte ubriacatura (perizia psichiatrica, AI 99, pag. 9). Vi sarebbero stati, inoltre, due ulteriori ricoveri presso l’ospedale di __________, sempre per scompensi depressivi e abuso etilico, di cui l’ultimo nel 2004. In seguito a questo ricovero le sarebbe stata prescritta una terapia con Antabuse e Anafranil, poi interrotta volontariamente dopo un anno perché “sentiva di aver risolto il problema” (perizia psichiatrica, AI 99, pag. 9). Invece, anche negli a venire, IM 1 avrebbe avuto diverse ricadute nel consumo di alcol (tanto da venir sospesa quale __________ a causa di abusi etilici), senza però più ipotizzare di prendere un farmaco avversivo come l’Antabuse o avviare una presa a carico ambulatoriale. In quegli anni (2003-2004) IM 1 avrebbe anche avuto una relazione extraconiugale con un __________, l’unica da lei ammessa nonostante i sospetti delle figlie circa altri flirt da lei avuti nel corso degli anni:
" Ho avuto una relazione con __________, ex __________. Lui era dapprima un amico e quando l’ho portato in casa mia era un amico, non c’era niente tra di noi. Col tempo ci siamo innamorati. Ma io amavo entrambi. Amavo __________ e anche mio marito. La relazione vera e propria è andata avanti per circa tre mesi e poi l’ho lasciato perché avevo deciso di voler stare con __________ e con le mie figlie”
(PS 14.05.2020, AI 57, pag. 6).
1.4.
Anche negli anni successivi la situazione di IM 1 non è migliorata. Così come indicato in perizia:
“nel 2009 è avvenuto il suo primo ricovero presso la Clinica __________, allorquando era stata recuperata dalla polizia __________, dopo aver espresso delle idee suicidarie. All'epoca era stata diagnosticata una sindrome di dipendenza da alcool nel contesto di un disturbo di personalità emotivamente instabile di tipo borderline.
Dopo il ricovero a __________ la terapia antidepressiva sarebbe stata modificata, con introduzione di Deroxat. Per contenere l'ansia le sarebbero stati prescritti anche degli ansiolitici di tipo benzodiazepinico. Per un certo periodo avrebbe assunto anche Trittico, più che altro per favorire il riposo notturno”
(perizia psichiatrica, AI 99, pag. 9).
A quel tentativo di suicidio ne sarebbe poi seguito un altro a distanza di un anno, il 15.10.2010 (“ho assunto dei medicamenti, quelli che avevo in casa. Mi hanno trovato priva di sensi, è intervenuta la REGA e sono stata ricoverata”, PS 14.04.2020, pag. 4). Nei mesi precedenti IM 1 avrebbe scoperto una relazione extraconiugale avuta dal marito __________, ciò che l’aveva a suo dire sconvolta (PS 14.05.2020, AI 57, pag. 5).
1.5.
Sempre secondo le dichiarazioni di IM 1, tra il 2011 e il 2013 …OMISSIS…, causando diversi problemi economici alla ditta e portando la famiglia, che già non versava in una situazione finanziaria facile, a perdere la casa di proprietà di __________ nel __________ e a trasferirsi dunque a __________ (perizia psichiatrica, AI 99, pagg. 7 e 9).
Nel 2015 al marito __________ sarebbe stato diagnosticato __________ e, da quel momento, IM 1 si sarebbe dedicata unicamente alla sua cura, abbandonando qualsiasi attività e lasciando fallire la ditta. Insieme al marito si sarebbe dunque trasferita a __________ (avviando una presa a carico presso il dr. __________), dove sarebbe rimasta fino alla morte del coniuge nel __________. In seguito IM 1 si sarebbe dedicata alle cure della madre, malata di __________ e deceduta poco dopo (__________ dello stesso anno). Nel __________, rimasta sola, si sarebbe trasferita a __________ per stare più vicina alle figlie ed occuparsi dei nipotini. All’inizio avrebbe trascorso un periodo senza consumare alcol ma, poi, sarebbe ricaduta negli abusi e si sarebbero reso necessario un ulteriore ricovero presso il reparto di psichiatria dell’Ospedale __________ nel dicembre 2018, dove sarebbe rimasta ricoverata diversi mesi:
" In quest'ultimo ambiente ospedaliero è stata formulata la diagnosi di sindrome depressiva ricorrente e di uso dannoso di alcool, mentre non è stata ripresa la diagnosi di disturbo della personalità borderline. La perizianda ha qui conosciuto il Dr. __________ e la psicologa __________, i quali sono diventati, dopo la dimissione del maggio 2019, i terapeuti ambulatoriali di riferimento. I farmaci assunti consistevano a suo dire in Deroxat, Trittico e Xanax”
(perizia psichiatrica, AI 99, pag. 9).
Dopo la sua dimissione dall’Ospedale, nel marzo 2019, IM 1 avrebbe trascorso un periodo tranquillo, che, grazie all’attività di volontariato iniziata presso la __________ di __________ nel __________, le avrebbe regalato anche delle belle soddisfazioni. La situazione sarebbe sarebbe poi nuovamente precipitata durante i mesi di lock down nella primavera del 2020, quando l’attività alla __________ sarebbe stata interrotta e non le sarebbe più stato possibile vedere i nipotini, in particolare __________ (VI __________ 24.04.2020, AI 38, pag. 10; verbale di interrogatorio dell’imputata, pag. 4).
1.6.
Dal profilo finanziario, IM 1 ha dichiarato di percepire fr. 2'500.- mensili “che mi vengono versati dalla vedovanza, dalla complementare e dalla LPP” e di sostenere spese pari a fr. 888.- di affitto e fr. 160.per televisione e internet (PP 09.07.2020, AI 89, pag. 2). Inoltre, dall’estratto UEF agli atti, risultano a suo carico attestati di carenza beni per un totale di fr. 35'778.80 e procedure esecutive in opposizione per fr. 773.10 (AI 82).
2.
Al momento del suo fermo IM 1 assumeva i seguenti farmaci:
" Derotax 20 mg 2-0-0-0;
Xanax 0.5 mg 2-2-2
Trittico 50 mg 1-0-0. Trittico 100 mg 0-0-2
La terapia farmacologica è rimasta invariata.
3.
IM 1 è incensurata (AI 5).
In seguito ai fatti l’imputata ha riconsegnato spontaneamente la licenza di condurre, che le è poi stata ritirata a tempo indeterminato (AI 89, pag. 7).
4. Inchiesta e accertamento dei fatti
4.1.
Il 12 aprile 2020, attorno alle ore 5.00 del mattino, __________ ha allertato i pompieri di __________ per segnalare la presenza di un incendio nel bosco sito vicino alla sua abitazione di via __________ a __________. Interrogato dalla polizia egli ha riferito:
" La mattina del 12.04.2020 era sveglio ed ho sentito un'auto transitare davanti a casa mia. Ho guardato. Era l'auto di mio cugino __________, __________ e alla guida c'era la sua inquilina che ora so chiamarsi IM 1. È vero che l'ho vista fermare il veicolo proprio di fronte alla stanza dove dormo. Avevo la finestra aperta ed ho potuto vedere per bene che lei aveva parcheggiato sotto la sosta, era scesa dal veicolo e guardava in alto in direzione del bosco. lo stimo che la donna sia rimasta sul posto 5 minuti. È una stima, è rimasta diverso tempo. Io mentre lei era lì ferma sono anche andato alla toilette. E quando sono tornato era ancora lì. Si spostava e guardava verso l'alto. Io ho guardato nel bosco e non c'era niente. Non c'era nemmeno puzza di fumo.
La situazione mi pareva sospetta ed ho continuato ad osservare. Ad un certo punto la donna è salita sul veicolo ed è partita. lo ho deciso di guardare dove stesse andando. Sono sicuro al 100% che la donna con il veicolo è salita fino alla fine della strada, dove si sono verificati gli incendi. Ne sono sicuro perché se avesse posteggiato a casa sua lo avrei visto, e poi sono sicuro che il veicolo è arrivato proprio nella zona degli incendi perché ho visto le luci che si spegnevano. Premetto che il veicolo circolava solo con le luci davanti accese.
Sono sicuro che lei è salita verso il bosco perché io a quel punto ero preoccupato. C'era già stato un incendio tempo prima. Ho quindi preso una pila ed ho iniziato ad illuminare verso il bosco, cercando di far desistere la persona. Ho fatto luce sia dalla mia stanza ma sono poi uscito anche sulla terrazza perché da li vedevo.
Sono tornato in stanza con l'intento di continuare ad osservare, perché avevo dubbio che potesse appiccare l'incendio. Ho voluto vedere se partiva la macchina ma dopo poco ho visto una fiammata, ho visto il fuoco. Ho visto poi accendersi i fari dell'auto, e l'auto ripartire e scendere. Ho visto l'auto scendere, transitare di nuovo davanti a casa mia, girare e risalire la Via __________. lo in quel momento sono andato di corsa a cercare le chiavi della mia auto e sono uscito per seguirla.
(…)
Quando sono uscito con l'auto e sono transitato davanti al parcheggio di __________ e __________ il veicolo con la IM 1 era sul posto, e la donna stava proprio scendendo dal veicolo. Abbiamo parlato. Lei mi diceva "sento puzza di fumo" ma di puzza non se ne sentiva... Lei mi ha chiesto se poteva venire con me a vedere casa stava succedendo. Appena è salita sulla mia auto ho sentito che puzzava di fumo”
(VI __________ 23.04.2020, AI 31, pagg. 2-3).
4.2.
Sul posto sono giunti i pompieri della Sezione di __________. Nel rapporto relativo al loro intervento di quel giorno si legge:
" richiesto intervento per incendio boschivo nello stesso luogo dove siamo intervenuti in data 20.03.2020. provveduto a spegnere con il modulo alta pressione la zona interessata facendo la spola verso l’autobotte in quanto la strada non consentiva l’accesso ai mezzi pesanti. Coperto la zona con schiuma pesante essendo il terreno sconnesso. Si fa notare che l’origine del fuoco è molto probabilmente dolosa”
(allegato 31 al rapporto d’inchiesta, AI 87).
Agli agenti della polizia comunale pure giunti sul posto i pompieri riferivano che erano già intervenuti in loco il 20.03.2020 e che “spegnendo un incendio di piccole dimensioni, si sono accorti che vi era una zona bruciata nei pressi, ma che era fredda, e che vi era quindi stato un altro principio di incendio” (rapporto d’inchiesta, AI 87, pag. 7).
Dopo aver appreso dell’accaduto, la PP spiccava un mandato di accompagnamento coattivo a nome di IM 1 che, per finire, veniva rintracciata a __________, fuori dallo studio del suo psichiatra curante dr. med. __________, e portata presso gli uffici della polizia cantonale per essere interrogata. Al termine dell’interrogatorio, nel corso del quale ammetteva di essere l’autrice degli incendi appiccati il 20.03.2020 e quel giorno, lo psichiatra di picchetto dr. med. __________ la dichiarava carcerabile (allegato A al verbale di interrogatorio del 14.02.2020, AI 4) e, pertanto, l’imputata veniva posta in carcerazione preventiva. Dal 10.07.2020 veniva posta in esecuzione anticipata della pena presso il carcere La Stampa (AI 90), dove si trova attualemente.
Dall’inchiesta penale scaturita dal fermo di IM 1 è emerso che la stessa non è stata l’autrice unicamente dei due incendi di cui si è detto. Ella, dopo qualche reticenza, ha per finire ammesso di aver appiccato, tra il 2016 e il 2020, altri cinque incendi, di cui tre a __________ (quando ancora risiedeva in quel Comune) e due a __________, così come indicato nell’AA, e di essersi recata sul posto degli incendi (ad eccezione dell’episodio dell’agosto-ottobre 2018) a bordo di una vettura in evidente stato di inattitudine. Ha, infatti, ammesso di aver appiccato gli incendi sempre con le stesse modalità (“raccoglievo sempre foglie e rami secchi e poi gli davo fuoco”, PP 09.07.2020, AI 89, pag. 3), mentre era sotto l’influsso di alcol ed in condizioni psicologiche “molto precarie” (PS 07.05.2020, AI 47, pag. 2).
In generale, ha ricondotto i motivi che l’hanno portata ad appiccare gli incendi al fatto di essere stata triste, arrabbiata e ubriaca:
" con lo psichiatra ho parlato degli incendi che mi ricordo e di quello che provavo. Provavo tristezza, rabbia. Mi ha chiesto se da casa parto con l’intento di andare e bruciare e gli ho risposto di sì, che quando lo decido però sono già ubriaca. È sempre così. Devo essere ubriaca per appiccare l’incendio, da sana non ho mai fatto una cosa del genere. Mi si chiede come mi sento quando accendo il fuoco, se provo soddisfazione e rispondo che non c’è una parola per dire come mi sentivo, è come se lo fai per rabbia, mi si chiede se mi sentivo sfogata, rispondo che è un miscuglio di emozioni anche dopo aver acceso il fuoco mi restavano sia la rabbia che la tristezza. Non ero soddisfatta”
(PS 14.05.2020, AI 57, pag. 2).
Ancora in aula, così interrogata dal Presidente, ha confermato che:
" l’alcol mi aiuta nel senso che un bicchiere di vino mi aiuta un attimo, poi si passa a due, poi a tre e si ha un’escalation. Bevo per non pensare.
ADR che quando inizio a bere, se voglio ubriacarmi, è perché non voglio pensare. Il motore che mi fa abusare dell’alcol è la rabbia, l’impotenza. La rabbia viene da me stessa, per non essere capita come vorrei.
Al Presidente che mi chiede cosa erano quegli incendi per me, rispondo che io ero arrabbiatissima”
(verbale di interrogatorio dell’imputata, pag. 2).
5. In particolare l’inchiesta penale ha permesso, dunque, di accertare quanto segue.
5.1. Incendio del 24.02.2016
5.1.1.
In occasione del verbale del 7 maggio 2020, IM 1 ha ammesso che il pomeriggio del 24.02.2016 si è recata con la sua vettura d’allora (__________) al Grotto __________ di __________ e si è ubriacata bevendo del vino rosso (almeno 10 bicchieri da 1 dl l’uno, PP 09.07.2020, AI 89, pag. 3). Poi, tornando a casa, sempre alla guida __________ ha imboccato la strada che porta a __________ e, così come risulta dal rapporto di costatazione del 22.03.2016 della polizia cantonale relativo a quell’incendio (AI 1), ha appiccato un incendio in località __________, una zona boschiva, bruciando una superficie di terreno di circa 3000 mq. Il rapporto riferisce che “l’incendio si è sviluppato in una zona boschiva ed erbosa lontana dall’abitato e dai monti, nessun pericolo e/o danni per persone, cose o strutture” (AI 1, inc. 2385.2016). Per appiccare l’incendio l’imputata ha detto di aver usato unicamente un accendino (PS 07.05.2020, AI 47, pag. 3).
Sui motivi che l’hanno spinta quel giorno ad assumere un comportamento così pericoloso, IM 1 ha dichiarato:
" Ero a __________, mi ero trasferita con mio marito quando si è ammalato. Per me è stato un periodo molto duro (…). Io quando __________ era malato bevevo, non regolarmente, ma mi ricordo degli episodi in cui ho volontariamente deciso di ubriacarmi, probabilmente per evadere, per dimenticare o anche per cercare di trovare il coraggio per buttare fuori con lui tutto quello che non avevo il coraggio di dirgli.
(…)
Non so quando mi viene in mente di accendere il fuoco, non so se è stato partendo dal grotto o quando sono arrivata in zona __________, ero arrabbiata e triste lo ero spesso e volentieri, avevo una facciata che dimostrava che tutto andava bene ma dentro di me stavo male. Ogni giorno che passava era un giorno in meno con __________”
(PS 07.05.2020, AI 47, pagg. 3-4).
In occasione del suo verbale di interrogatorio finale ha poi precisato:
" In occasione del primo incendio, quando sono uscita dal grotto rincasando ho imboccato la strada di __________ senza nessun motivo, o forse perché quel Iuogo mi rievocava piacevoli ricordi relativi alla mia infanzia. Ricordo di essermi fermata, di essere scesa dall'auto e di essermi seduta in terra a qualche decina di metri dall'auto, ero nel bosco. Li ho iniziato a pensare alla mia vita e mi è montata la rabbia. Ero arrabbiata perché mio marito quel weekend era andato a fare un giro in moto con un amico ma io avevo il sospetto che invece mi stesse tradendo, ero delusa dal suo comportamento e poi ero comunque arrabbiata per la malattia di mio marito. E quindi ho ammucchiato un po' di foglie secche e rametti e con un accendino gli ho dato fuoco. Se non sbaglio quella volta ho acceso il fuoco solo in un punto”
(PP 09.07.2020, AI 89, pag. 3).
5.1.2.
L’imputata ha anche precisato di non essersi preoccupata, dopo aver appiccato l’incendio, delle sorti dello stesso, ma di essere semplicemente rimontata in macchina e ritornata a casa, disinteressandosene:
" Io non ho voluto sapere nulla dell’incendio, non ho guardato l’intervento dei pompieri, non ho guardato la stampa, non volevo saperne niente, forse volevo dimenticarmene. Quando sei così bevuta, quando ti riprendi ti chiedi se è successo davvero, non volevo crederci. Una volta risvegliata la mattina rientravo nel mio compito di moglie e casalinga e non guardavo più a quel che era successo”
(PS 07.05.2020, AI 47, pag. 4).
Durante l’inchiesta ha sostenuto che, in generale, non le ne è mai importato delle sorti degli incendi da lei appiccati:
" ADR che tutte le volte che ho appiccato i fuochi appena vedevo le prime fiamme mi voltavo e me ne andavo, scappavo proprio, incurante dell'evolversi dell'incendio. Ero consapevole che si sarebbe potuto propagare ma in quei momenti non mi importava nulla, ora con il senno di poi mi rendo conto che sono stata fortunata che nessuno si è fatto male”
(PP 09.07.2020, AI 89, pag. 6).
5.2. Incendi del 30.10.2017 e del 02.12.2017
Sempre in occasione del verbale del 7 maggio 2020, IM 1 ha ammesso di essere la responsabile anche degli incendi del 30.10.2017 (in __________ a __________) e del 02.12.2017 (in __________ sempre a __________). Secondo le sue dichiarazioni, in entrambe le occasioni, si era recata dapprima al Grotto __________ a __________ (sempre con la sua __________), dove aveva bevuto almeno una bottiglia intera di vino, e di rientro a casa (è capitato che si fermasse al Grotto con la proprietaria anche oltre l’orario di chiusura, anche fino alle 4.00 del mattino) si è fermata con la sua macchina sempre in zona __________ e ha appiccato gli incendi, accendendo – dopo aver raggruppato fogliame e legnetti - il fuoco in più punti con un accendino:
" ho incendiato con l'ausilio di un accendino delle foglie e rametti secchi in più punti, ricordo che scendevo dall'auto, incendiavo un po' di foglie e rametti, poi con l'auto mi spostavo più avanti e rifacevo la stessa cosa, se non ricordo male ho acceso quattro distinti fuochi”
(PP 09.07.2020, AI 89, pag. 4).
L’incendio del 30.10.2017 si è poi propagato per un’area di 7000 mq e secondo il rapporto d’inchiesta della polizia cantonale del 15.12.2017:
" era stato appiccato in 4 zone differenti, distanti pochi metri l’una dall’altra. Il fuoco era stato acceso lungo il perimetro della carreggiata che attraversa il bosco. (…).
Dopo diverse ore i pompieri riuscivano a spegnere il fuoco e mettere in sicurezza l’intera area che a causa delle fiamme era andata completamente distrutta. Il sedime era composto unicamente da alberi”
(AI 1, inc. 1501.2017).
L’incendio del 02.12.2017 è invece stato appiccato in due zone differenti (cfr. rapporto d’intervento, allegato 29 al rapporto d’inchiesta, AI 86) e ha bruciato circa 20'000 mq di bosco.
L’imputata ha spiegato di aver così agito perché in quel periodo era completamente a terra a causa della morte del marito e della madre, avvenute entrambe solo __________ (PS 07.05.2020, AI 47, pag. 4). Anche questa volta l’imputata si è disinteressata delle sorti degli incendi e, rientrata a casa con la sua vettura, è poi andata tranquillamente a dormire.
5.3. Incendio appiccato nel periodo fine agosto – inizio ottobre 2018
5.3.1.
In occasione del verbale del 2 giugno 2020, l’imputata ha raccontato di aver dato fuoco con l’accendino ad una palma nel giardino di una casa vicino alla sua, di proprietà di svizzeri tedeschi. A differenza delle altre volte, in quest’occasione era sì ubriaca (aveva bevuto almeno una bottiglia di prosecco o di vino rosso poiché, come da lei stessa spiegato, una volta trasferitasi a __________ aveva ripreso a bere causa dei problemi che erano riaffiorati con le figlie, PS 07.05.2020, AI 47, pag. 7; PP 09.07.2020, AI 89, pag. 5), ma sarebbe stata mossa dalla rabbia/antipatia nei confronti di queste persone che, a suo dire, oltre ad essere maleducate, non la consideravano e non si degnavano nemmeno di salutarla:
" mi ero trasferita a __________ da poco, ricordo che era estate, era il 2018 ed era sera o comunque era già buio. Sono uscita di casa a piedi e mi sono diretta verso il bosco. Strada facendo vi erano delle palme nel giardino di un rustico, io mi sono fermata e ho dato fuoco a una di queste.
(…)
… io i proprietari del rustico non li conosco di persona ma son persone diciamo un po’ particolari.
ADR che intendo dire che sono svizzeri tedeschi che quando vengono qui in vacanza fanno quello che vogliono, parcheggiano l’auto dove non si può e salutano solo chi gli pare. Per farle un esempio se passavo con la __________ davanti al loro rustico mi salutavano, se invece passavo da sola non mi salutavano neanche. Questo loro comportamento mi feriva, mi sentivo non considerata, come se neppure mi vedessero.
Ecco perché una sera passando davanti al loro rustico mi è salita la rabbia e mi sono detta gli incendi la palma e che vadano a cagare. Sinceramente non penso di essere uscita di casa con l’intenzione di voler andare ad incendiare qualche cosa visto che sono uscita a piedi e non in auto come le altre volte. Mi sento però di dire che sicuramente avevo bevuto anche quella sera perché quando non bevo non appicco incendi”
(PP 02.06.2020, AI 71, pagg. 2-3).
In occasione di un successivo interrogatorio ha poi ribadito:
" Mi viene detto che secondo la __________ non vi sarebbero mai stati problemi tra noi, mi si chiede di prendere posizione.
Rispondo che tra di noi non ci sono stati effettivamente dei problemi nei suoi confronti vi era da parte mia unicamente un'antipatia.
Mi si dice che secondo la __________ allorquando ci si incontrava ci si salutava.
Mi si chiede di prendere posizione e rispondo che quando ero in compagnia della __________ mi salutava, ma quando ci incontravamo da sole non mi sembra che __________ mi salutasse.
Mi viene fatto notare che mi sono trasferita a __________ nel luglio-agosto 2018, e che quindi conoscevo la __________ da pochissimo tempo quando ho deciso di bruciarle la palma siccome "non mi salutava". Gli interroganti sottolineano come questo comportamento sia preoccupante, alla luce del fatto che gli asseriti problemi con la __________ erano solo da parte mia, visto che __________ non ha notato alcun problema tra noi.
Rispondo messa giù cosi sembra brutta, ma a me sembravano arroganti. Loro sono i primi ad arrivare qua in Ticino quando vi era il COVID. Trovo che siano persone che fanno quello che vogliono”
(PS 09.06.2020, AI 77, pag. 5),
Anche in quell’occasione, una volta appiccato il fuoco, IM 1 si è allontanata, rientrando verso casa e disinteressandosi delle sorti dell’incendio (PP 02.06.2020, AI 71, pag. 3).
5.3.2.
Interrogata l’8 giugno 2020, la proprietaria del rustico ha confermato di aver trovato, al suo rientro in Ticino nel mese di ottobre 2018, una palma in parte bruciata nel tronco e nelle foglie. Sui suoi rapporti con l’imputata, ha detto di conoscerla di vista e di non aver “mai avuto niente a che fare con lei, sapevo che abitava sopra __________ e __________, è stata __________ a dirmi che avevano questa nuova inquilina. Non ho mai parlato con IM 1. Mi viene chiesto se ci salutavano e rispondo di sì, quando ci si incrociava e ci si salutava, ma senza scambiare parole. Mi viene chiesto se io o il mio compagno abbiamo mai avuto problemi con IM 1 e rispondo di no.
(…)
Io non so esattamente quando è successo, perché non veniamo sempre in Ticino. Io l’ho visto ad inizio ottobre 2018 ma poteva essere accaduto anche nelle 2/4 settimane prima. Potrebbe essere avvenuto tra la fine di agosto 2018 e la fine di settembre 2018”
(VI __________ 08.06.2020, AI 75, pagg. 1-2).
5.4. Incendio del 29.02.2020
5.4.1.
In occasione del medesimo interrogatorio del 2 giugno 2020, l’imputata ha, per finire, ammesso di aver appiccato un incendio anche il 29.02.2020 in zona __________ a __________, dopo una serata trascorsa con i colleghi durante la quale aveva bevuto troppo (a suo dire almeno un litro di vino tra prosecco e rosso e 1 bicchiere di cognac al ristorante __________ e, poi, 2 Mojiito al bar __________ di __________, da lei raggiunto a bordo della vettura __________ di proprietà del signor __________) e si era sentita messa da parte (“avevo l’impressione che per buona parte dei presenti che io ci fossi o no non gli cambiava nulla. Avevo l’impressione che avrebbero anche fatto a meno di me”, PP 02.06.2020, AI 71, pag. 3). In particolare si era sentita arrabbiata con due colleghi:
" lo ho un'antipatia nei confronti di __________, che credo sia reciproca. Secondo me lui non era nel posto giusto professionalmente. Sempre secondo il mio punto di vista, è stato il comportamento di __________ a far sì che __________ si allontanasse da me. lo con lui sono arrabbiata, anche adesso.
Da quando vi era __________, la __________ era imbarazzata a stare in mia compagnia. La sera della cena mi sono sentita non voluta da parte dei presenti, e quando sono andata a casa non avevo il sentimento di aver passato una bella serata. Mi sentivo arrabbiata.
lo ho cercato in ogni modo di farmi piacere __________. Mi dava fastidio che si lamentasse di me come con __________ e che dicesse che io non gli ubbidivo. lo non l'ho mai ritenuto il sostituto di __________, anche se sulla carta lo é. È logico che sia lui a dare gli ordini quando __________ è assente, ma sembrava di essere all'asilo. È appena uscito da scuola, arrivava da un contesto differente dal nostro. Ho fatto fatica ad accettarlo e ci ho provato fino alla fine. Tra noi ci sono state alcune discussioni, anche dinanzi a __________.
Mi viene chiesto il motivo del quale sono arrabbiata con __________.
(ndr l'imputato resta in silenzio a pensare)
Rispondo che il motivo è in quanto mi ha "portato via" la __________, che reputavo amica”
(PS 09.06.2020, AI 77, pag. 6)
Con questo stato d’animo, una volta rientrata a __________, ubriaca, alla guida della vettura di __________, IM 1 ha detto di essere andata nel bosco vicino a casa e di aver:
" raggiunto il parcheggio a ridosso del bosco, ho parcheggiato l’auto in modo da essere pronta a partire. Ho attraversato la strada sterrata lì presente, ho camminato per 20 metri nel bosco, prima che la strada si restringesse ho svoltato a sinistra e poi ho appiccato il fuoco ai piedi di una pianta.
ADR che ho utilizzato l’accendino che avevo con me, ho raccolto un po’ di foglie secche, le ho incendiate in più punti e me ne sono andata a casa. In questo momento ricordo anche che giunta a casa ho subito preso le pastiglie per dormire. Ricordo anche un’altra cosa, appena ho parcheggiato l’auto fuori casa ho mandato il messaggio a __________”
(PP 02.06.2020, AI 71, pag. 4).
L’incendio non si è, però, sviluppato e sono bruciati unicamente le foglie e i rami secchi a cui l’imputata ha dato fuoco, senza che si rendesse necessario l’intervento dei pompieri.
5.4.2.
Una delle colleghe dell’imputata alla __________, interrogata dalla polizia, ha confermato che quella sera IM 1 aveva effettivamente bevuto troppo ed era rientrata a casa ubriaca:
" quella sera abbiamo festeggiato la fine del servizio di __________, __________. (…) all’aperitivo ha bevuto vino bianco sicuramente più di uno, poi a cena il vino rosso e poi due bicchieri di super alcolico (…)
Abbiamo lasciato il ristorante tutti assieme. Era circa mezzanotte, forse un attimo prima. (…) io IM 1, __________ e __________ siamo andati a __________. Non volevamo che venisse, abbiamo cercato di convincerla ad andare a casa (…) ci siamo trovati al Bar __________, siamo entrati noi 4. Siamo rimasti una mezz’oretta. Lei ha bevuto un Mojito, mi pare solo quello. La vedevamo un po’ alticcia (…) quando il __________ ha chiuso, siamo usciti e l’abbiamo convinta a tornare a casa. (…) Le abbiamo chiesto se se la sentiva di guidare fino a casa e lei ha detto di sì. Quando è arrivata a casa mi ha scritto un messaggio Whatsapp”
(VI __________ 28.04.2020, AI 42, pagg. 6-7).
5.5. Incendi del 20.03.2020 e del 12.04.2020
5.5.1.
L’incendio del 12 aprile 2020 a __________ è stato quello che ha determinato il fermo dell’imputata che, fin dal suo primo interrogatorio, ha ammesso di esserne l’autrice, così come di essere la responsabile anche dell’incendio avvenuto nella medesima zona boschiva qualche settimana prima (più precisamente il 20.03.2020) e per il quale erano pure intervenuti i pompieri.
Sulla dinamica e sulle ragioni che l’hanno spinta ad appiccare l’incendio del 20.03.2020 IM 1 si è così espressa:
" Avevo bevuto, non sono riuscita ad andare a dormire, ero a casa da sola ed ho bevuto da sola. Ho bevuto prosecco. Ero andata io a fare la spesa e ne ho comprata una bottiglia. L'ho bevuta tutta. Mi sentivo sia triste che arrabbiata, era un mix, non so spiegare se fossi più triste o più arrabbiata. Ero arrabbiata con me stessa. Perché avevo bevuto. Pensavo che la mia vita era ingiusta. È stata dura, difficile, mi sentivo sola già di mio, questo isolamento forzato mi ha fatto passare ancora più tempo con me stessa e questo mi ha portato a ripensare a mio marito, al periodo della malattia, in quei momenti così difficili volevo solo smettere di pensare. Ho deciso che il prosecco poteva annebbiarmi questi pensieri.
(…)
lo sono andata con l'auto di __________ nella strada sopra a casa mia. Ho parcheggiato sullo sterrato. Si tratta di una strada senza uscita. Avevo portato con me gli accendi fuoco da casa, si tratta di pezzi di paglia che si usano per accendere il camino e che avevo a casa mia. Ne ho presi un qualcuno, non so dire quanti, sicuramente meno di 10 ma non so dire quanti. Quando ho parcheggiato ho cercato un posto dove accendere il fuoco, non so se avevo una luce con me o se la luce della luna era abbastanza. Ricordo che avevo parcheggiato l'auto in retromarcia, ovvero con il posteriore verso gli alberi, non ho spento le luci dell'auto, ci vedevo. Ho provato ad accendere in diversi punti. Non so dire in quanti punti, però ho provato ad accendere un paio di volte il fuoco, mi pare a qualche metro di distanza l'uno dall'altro. Ad un certo punto, quando ho visto che questi accendi fuoco avevano preso fuoco, me ne sono andata. Io del fuoco ho anche paura. Sono tornata a casa e sono andata in stanza. Non sono rimasta a guardare. Non ho dormito, ero sul divano ed ho visto le luci blu dei pompieri. E poi vedevo le pile che andavano avanti e indietro.
(…)
Gli accendi fuoco li avevo già a casa. Li ho usati solo la prima volta, e poi non ne avevo più. Avevo portato con me la scatola che ho abbandonato nei pressi. Mi ricordo che avevo ancora con me la scatola quando sono tornata a casa, ho parcheggiato, ho imboccato a piedi la stradina di fronte al mio parcheggio, sono salita sin dopo la curva e poi ho lasciato la scatola sul posto. L'ho rotta a metà e gli ho dato fuoco. Me ne sono andata. Mi si chiede se il fuoco era acceso o spento quando me ne sono andata e rispondo che è stato veloce, ho fatto la scatola a pezzettini, un paio di pezzi e poi ho dato fuoco al cartone. Non ricordo se vi fossero ancora dei accendi fuoco all'interno. Forse vi era qualche paglia di residuo all'interno. Come ha preso fuoco me ne sono andata. Mi sono girata a guardare mentre andavo via, ho visto una fiamma piccola ero sicura che si sarebbe spenta. lo volevo solo eliminare la scatola in quel momento.
Io non sapevo come fosse la situazione sopra, dove avevo appiccato l’incendio.
Sentivo puzza di fumo ma non vedevo se c'era fuoco o no, era anche impossibile da vedere da dove mi trovavo io.
Dopo che sono arrivati i pompieri, sono uscita. Ho suonato il campanello ai __________ svegliandoli. A questo punto non sono sicura che i pompieri erano già arrivati quando ho svegliato i __________, forse passavano i pompieri mentre io andavo a chiamare i __________.
(…)
ADR che non sono mai salita fino a dove c'erano i pompieri.
Ad un certo punto, non so a che ora, sono rientrata a casa, mi pare fosse ancora buio. Non ho preso le pastiglie e sono andata a dormire. Non ho dormito un granché.
(…)
Con i vicini ne abbiamo parlato, soprattutto con __________ e __________. lo non dicevo niente di che, ero evasiva con loro. Non mi pare di averne parlato con le mie figlie, ci siamo viste pochissimo, loro lavoravano molto"
(PS 14.04.2020, allegato al rapporto d’arresto, AI 4, pagg. 4-6).
__________ ha confermato di essere stato avvertito dell’incendio dall’imputata quella notte :
" il 20 marzo 2020, alla mattina alle 0300, IM 1 ha suonato il campanello di casa nostra, quando stavamo dormendo, ci riferiva che vi era odore di fumo che si sentiva bene. Sono uscito ed effettivamente ho sentito anche io l’odore e pensavo che erano i vicini che avevano acceso il camino. Ho visto un paio di auto salire sulla strada dietro casa mia, quella che raggiunge la zona __________, di conseguenza mi sono rimesso a letto"
(VI __________ 14.04.2020, allegato 13 al rapporto d’inchiesta, AI 86).
Anche la moglie __________ ha sostanzialmente confermato quanto detto dal marito :
" in data 20 marzo 2020, la mattina alle 0300, la nostra inquilina IM 1, che abita nell’appartamento sopra al nostro, ci ha svegliato suonando il campanello. Mi riferiva che in zona __________ vi era del fuoco in quanto vi erano già presenti i pompieri. Mi riferiva che è stata svegliata dall’odore del fumo e dall’arrivo dei mezzi di primo intervento. Ha specificato di aver sentito l’odore in quanto dorme con le finestre aperte. Ho visto che i pompieri stavano lavorando e quindi mi sono rimessa a dormire"
(VI __________ 14.02.2020, allegato 14 al rapporto d’inchiesta, AI 86).
5.5.2.
Così come riportato dai pompieri di __________ intervenuti sul posto, il predetto incendio – di vegetazione a ridosso del bosco – ha raggiunto un’area di circa 20 metri quadrati (allegato 30 al rapporto d’inchiesta, AI 86).
5.5.3.
Per quanto attiene all’incendio del 12.04.2020, IM 1 ha riferito di aver agito con le stesse modalità di qualche settimana addietro, e meglio di aver bevuto una bottiglia di prosecco o di vino rosso (cfr. allegato 11 al rapporto d’inchiesta di polizia giudiziaria, AI 86) e di aver poi deciso di uscire, con l’intenzione di recarsi con la macchina di __________ nello stesso posto in cui già aveva appiccato il fuoco il 20.03.2020 per nuovamente incendiare alcune sterpaglie:
" Avevo solo le sigarette e l’accendino. Non avevo più accendifuoco. Volevo però accendere il fuoco. Ho parcheggiato di nuovo in retromarcia, di modo che la macchina fosse girata pronta per scendere verso casa. Non mi pare che avessi il natel, credo di aver fatto luce con l’accendino. Non sono in grado di dire se ho acceso solo una volta o più volte. (…) Mi ricordo che avevo paura, avevo molta paura, sia perché avevo paura che non sarei riuscita a farla franca di nuovo, anzi no, è sbagliato dire così. Avevo paura perché non avevo possibilità di spegnere il fuoco se si fosse acceso. Si è acceso il sottobosco, non fiamme alte, erano come delle fiamme basse sul terreno, ho avuto paura, non potevo tornare indietro, non avevo il natel, sono tornata verso casa”
(PS 14.04.2020, allegato al rapporto di arresto, AI 4, pag. 7).
A differenza delle altre volte, l’imputata non è rientrata subito a casa disinteressandosi delle sorti dell’incendio, ma si è fermata con la vettura poco al di sotto del bosco, preoccupata, per verificarne l’andamento, per poi avviarsi verso casa. A suo dire, una volta arrivata a casa, avrebbe incontrato __________ e – così come anche da lui raccontato - si sarebbe recata con lui sul posto dell’incendio. __________ avrebbe anche provveduto a chiamare i pompieri:
" Mi sono fermata accanto ad una sosta di fronte a casa dell’__________. Volevo vedere se le fiamme partivano alte, in tal modo avrei chiamato i pompieri, ma non vedevo nulla e non sentivo nulla. Sentivo un po’ di odore ma non capivo se ero io o l’incendio. Ho deciso allora di andare a casa. (…) E poi è arrivato __________ con la sua auto e si è fermato mentre io stavo uscendo dalla stessa. Mi ha chiesto se potevo salire con lui a vedere perché sentiva odore di bruciato. Siamo andati sul posto e poi non ricordo se lo ha fatto lì o se è andato a casa, ma è stato lui a chiamare i pompieri. Il mio stato emotivo era di agitazione totale.
(…)
Quando __________ ed io siamo saliti in zona incendio abbiamo visto che c’erano ancora fiamme. (…)
Sono scesa con __________, sono andata con lui al __________ ad attendere i pompieri, sempre in auto con lui. Quando stavano arrivando gli abbiamo mostrato la strada e siamo tornati quindi sul posto. Mentre loro spegnevano siamo scesi verso casa”
(PS 14.04.2020, allegato al rapporto d’arresto, AI 4, pagg. 7-8).
5.5.4.
Anche in questo caso l’incendio si è sviluppato su una superficie di 20 mq di bosco (allegato 31 al rapporto d’inchiesta, AI 86).
5.6. Tragitti in macchina di novembre 2018 e del 4 dicembre 2018
5.6.1.
Come visto nei considerandi precedenti, l’imputata ha ammesso che tutte le volte che ha appiccato degli incendi, ad eccezione di quello alla palma, si è recata sul posto guidando nonostante fosse pesantemente ubriaca (e avesse assunto farmaci antidepressivi), rischiando di causare un incidente e di mettere in pericolo sé stessa e gli altri utenti della strada (PP 02.06.2020, AI 71, pag. 5; PP 09.07.2020, AI 89, pag. 6).
Ma non solo. IM 1 ha ammesso anche di aver condotto in altre due occasioni la __________ di __________ sotto l’influsso di ingenti quantità di alcol (associato a medicinali), e meglio:
" Nel verbale d'interrogatorio di __________ del 12.05.2020 a pagina 4 riga 41 è stato indicato:
" La sera prima del suo ricovero a __________ si è presentata a casa mia ubriaca dicendo che voleva vedere __________, puzzava d'alcool e. __________ gliel'ha detto, ho dovuto accompagnarla fuori casa non volevo che vedesse mio figlio in quelle condizioni, voleva prendere l'auto e andare a __________ da __________, diceva cose senza senso, quando beve fa così, dice cose pesanti tipo "sei una madre di merda" "devi vergognarti" poi parla del mio ex marito, della nostra storia e del nostro matrimonio. Quando fa così il giorno dopo nega, non si ricorda.
Quelle sera visto che voleva andare a __________ dal fratello le ho detto che non poteva guidare e che avrei chiamato la Polizia, barcollante, mi ha promesso di andare a casa e invece ha guidato fino dallo zio a __________, che avevamo chiamato nel frattempo. È con lui che il giorno dopo è andata dal dottore e poi si è ricoverata."
Mi viene chiesto di prendere posizione in merito e rispondo che quanto asserito da __________ corrisponde al vero, lo sono stata ricoverata, dopo la visita dal __________, pressa la clinica __________ in data 05.12.2018. Quindi possibile che il giorno che ho guidato da __________ a __________ da mio fratello era il giorno 4.12.2018.
(…)
Mi viene chiesto di quantificare l'alcol bevuto il giorno 04.12.2018 e rispondo di aver bevuto tanto, almeno una bottiglia da 7dI di vino l'avevo bevuta.
Mi viene chiesto di indicare il giorno, l'ora, il percorso effettuato ed i dati del veicolo a me in uso in quel momento.
Rispondo che il giorno è quello indicato e penso che sono arrivata da __________ ad inizio serata. Il veicolo che guidavo era quello del __________, la __________ targata TI__________. Il percorso da me fatto è stato quello diretto fino a __________, __________, __________, __________, entrata autostrada a __________ fino uscita __________ e poi in cantonale fino al domicilio di mio fratello. Alla domanda di cosa ricordo del tragitto so indicare solamente che sono arrivata dal __________ per la strada che faccio sempre, non ricordo le condizioni generali del tragitto percorso.
Nel verbale d'interrogatorio di __________ del 11.052020 a pagina 5 riga 13 è stato indicato:
"Adesso che ne parlo questa cosa è avvenuta un'altra volta, perché in una circostanza medesima lei è arrivata a casa mia, guidando per 100 metri in condizioni pietose, è inciampata sulla porta di casa mia e non è più riuscita a rialzarsi, li si è arrabbiata e voleva tornare a __________ o addirittura dallo zio ma sono riuscita a 'sottrarle le chiavi. Non ricordo la data esatta ma mi pare fosse due settimane prima del ricovero a __________."
Mi viene chiesto di prendere posizione in merito e rispondo che ricordo quest'avvenimento, quello asserito da __________ è la verità. Non riesco a ricordare da dove arrivavo, presumo di essere stata al Bar __________ visto che la __________ ha asserito che ho guidato 100m, ma io non ricordo dove ero stata.
Mi viene chiesto di indicare quanto alcol avevo bevuto e rispondo che è possibile che abbia bevuto più di una bottiglia di vino. Bisogna tenere in considerazione che prendo gli psicofarmaci alla mattina e a mezzogiorno, quindi possono aver influito sullo stato. Sicuramente una bottiglia di vino è stata bevuta, non penso di più.
(…)
ln merito al periodo è verosimile che si trattava di due settimane prima del ricovero a __________, quindi può essere accaduto nel novembre 2018”
(PS 09.06.2020, AI 77, pagg. 3-4).
6. Diritto
6.1.
Giusta l’art. 221 cpv. 1 CP si rende colpevole di incendio chiunque cagiona intenzionalmente un incendio, se dal fatto deriva danno alla cosa altrui o pericolo per l’incolumità pubblica.
6.2.
Il Foglio federale del 1918 definiva l’”incendio” come fuoco che ha preso un certo sviluppo in modo da sottrarsi al potere di colui che l’ha cagionato; egli non può più dominare l’elemento distruttore e non può dirsi dove i suoi effetti cesseranno. (...). Il delitto non è quindi consumato col fatto di appiccare il fuoco ma solo da quando si verifica il pericolo di propagazione (FF 1918 I 51/52).
L’elemento oggettivo del reato è quindi realizzato laddove il fuoco abbia assunto proporzioni tali da non poter più essere dominato. Detta condizione è adempiuta anche in caso di combustione lenta (come quella di tessuti, coperte di lana, materassi ecc.), sempre che la sua ampiezza non permetta più all’agente di tenerla sotto controllo. Costituisce “incendio” ai sensi di questa disposizione un fuoco da cui si sprigiona un fumo intenso, che causa un danno e di cui l’agente ha perso il controllo (DTF 105 IV 127). È “incendio” ai sensi dell’art. 221 CP l’atto di infiammare uno straccio imbevuto di benzina all’interno di un’auto poiché sussiste il pericolo di esplosione a causa della presenza del serbatoio (DTF 85 IV 224, 228). Lo stesso non vale per colui che brucia nella cantina di un’abitazione della carta da giornale ed altro materiale infiammabile (legno di scarto, ecc.) senza un estintore, e dopo aver percepito l’odore di bruciato torna sul luogo dell’accensione e riesce ad estinguerlo da solo (Kriminalkammer TG, 21.11.1955, SJZ 1957, 44 nr. 22). Colui che sfonda il vetro/specchio di una cassetta del radar e vi getta tre sacchi di plastica riempiti di benzina e appicca il fuoco non causa un “incendio” ai sensi dell’art. 221 CP poiché il fuoco, anche se deve essere estinto grazie all’uso di un estintore a schiuma da parte della polizia, non aveva però un’intensità tale da propagarsi senza controllo (OGer LU, 25.11.1993, LGVE 1994 I 80 n. 59). Lo stesso vale per colui che appicca il fuoco ad una moto che dopo una fiamma a dardo ed una piccola esplosione produce qualche fiamma che l’autore riesce a spegnere da solo con del fogliame bagnato (OGer LU, 1.3.1998, LGVE 1988 I, 88, n. 48).
6.3.
L’incendio intenzionale è un’infrazione di risultato. Pertanto, affinché il reato di incendio intenzionale sia oggettivamente realizzato, non è sufficiente che l’autore abbia causato un incendio. È altresì necessario che l’autore abbia causato un danno alla cosa altrui oppure che l’incendio abbia causato un pericolo per l’incolumità pubblica (DTF 105 IV 127; STF 23.8.2001, in re 6S.309/2001; DTF 117 IV 285).
Per danno alla cosa altrui si intende il danno patrimoniale causato ad un terzo quale diretta conseguenza dei danneggiamenti subiti dalla cosa incendiata.
La nozione di pericolo per l’incolumità pubblica comporta, invece, una messa in pericolo in senso lato di qualsiasi bene giuridico protetto e non solo dell’essere umano (6S.309/2001; DTF 117 IV 285). Infatti, secondo il Tribunale federale, la nozione di pericolo di cui al cpv. 1 dell’art. 221 CP non include anche quello per le persone. In questo caso va applicata l’aggravante dell’art. 221 cpv. 2 CP il cui bene giuridico protetto è appunto la vita e l’integrità corporale delle persone (DTF 123 IV 128; 124 IV 97).
Vi è pericolo per l’integrità pubblica quando esiste il pericolo di propagazione delle fiamme ovvero quando, per esempio, l’autore, nella speranza di ottenere delle prestazioni assicurative, appicca il fuoco al suo hangar sito in una zona industriale in un'ora in cui non vi sono persone, sapendo che l’incendio rischia di propagarsi ad un deposito vicino di sostanze infiammabili ciò che ne renderebbe difficile lo spegnimento e potrebbe raggiungere una grossa estensione.
Il comportamento dell’autore deve, inoltre, essere la causa naturale ed adeguata dell’incendio (Corboz, Les infractions principales II, ad 221, n. 13).
6.4.
Affinché il reato di incendio intenzionale di cui all’art. 221 cpv. 1 CP sia soggettivamente realizzato, è necessario, per lo meno nella forma del dolo eventuale, che l’agente abbia intenzionalmente provocato una situazione comportante un pericolo a lui noto e che egli, quindi, lo abbia voluto (DTF 105 IV 39, 105 IV 127), ovvero che egli abbia inteso causare un incendio sapendo che tale incendio avrebbe creato un danno alla cosa altrui oppure un pericolo per l’incolumità pubblica (Roelli/Fleischanderl, Basler Kommentar II, ad art. 221 n. 15).
Se l’autore ha voluto, per lo meno nella forma del dolo eventuale, causare un incendio ai sensi dell’art. 221 CP, ma il fuoco non ha assunto quell’ampiezza tale da non rendere più possibile per l’autore stesso lo spegnimento del fuoco, l’infrazione è realizzata nella forma del tentativo (art. 21-23 CP) (DTF 117 IV 285; DTF 115 IV 223) anche se ha cagionato dei danni alla cosa altrui (Stratenwerth, BT II ad §28 n 9).
6.5.
Ai sensi dell’art. 91 cpv. 1 della Legge federale sulla circolazione stradale (LCStr) è colpevole di guida in stato di inattitudine chiunque conduce un veicolo a motore in stato di ebrietà. Il capoverso 2 della medesima norma stabilisce che si tratta di un caso grave quando è rilevata una concentrazione qualificata di alcol nel sangue.
In applicazione dell’art. 55 cpv. 6 LCStr, l’Assemblea federale ha stabilito che un conducente è considerato in ogni caso inabile alla guida per influsso alcolico (ebrietà) se presenta una concentrazione di alcol nel sangue dello 0,5 per mille o una concentrazione di alcol nell’alito pari o superiore a 0,25 milligrammi per litro di aria espirata (art. 1 dell’Ordinanza dell’Assemblea federale concernente i valori limite di alcolemia nella circolazione stradale, RS 741.13). Il capoverso 2 specifica che è considerata qualificata una concentrazione di alcol nel sangue dello 0.8 per mille o più oppure una concentrazione di alcol nell’alito pari o superiore a 0,4 milligrammi per litro di aria espirata.
Dal profilo soggettivo il reato di guida in stato di inattitudine non presuppone l’intenzione e può essere commesso anche per negligenza (art. 100 cpv. 1 LCStr).
7.
Per la Corte non vi sono dubbi sul fatto che l’agire di IM 1 configura i reati di ripetuto incendio intenzionale, in parte tentato, e di ripetuta guida in stato di inattitudine reati che, del resto, nemmeno l’imputata ha contestato di aver commesso.
7.1.
Per quanto riguarda il reato di incendio intenzionale l’imputata ha, infatti, in ben 5 occasioni, appiccato il fuoco a foglie e rami secchi, in più punti, nei pressi del bosco, abbandonando – pur essendo consapevole della pericolosità di quanto fatto e dei danni che tale agire poteva provocare - il luogo dopo che l’incendio aveva iniziato a propagarsi, costringendo i pompieri ad intervenire e causando un danno ai proprietari dei terreni interessati, oltre che un evidente pericolo per l’incolumità pubblica. Non occorre dilungarsi per spiegare la pericolosità di un incendio appiccato ai margini del bosco in un periodo (come è stato il caso per tutti gli incendi appiccati dall’imputata) in cui è in vigore il divieto di accendere fuochi all’aperto e il fuoco ha, dunque, ancora maggiori probabilità di estendersi velocemente su grandi superfici e di divenire di difficile controllo. Basti ad esempio pensare che, se in occasione del primo incendio il provvidenziale intervento dei pompieri ha permesso di limitare i danni all’area boschiva interessata, così non è stato in occasione del secondo, appiccato nei boschi sopra __________ il 20 ottobre 2017, quando i pompieri hanno impiegato diverse ore per spegnere il fuoco e mettere in sicurezza l’area, che era andata interamente distrutta (AI 1, inc. 11501.2017), e del terzo (il 02.12.2017), quando il fuoco ha raggiunto una superficie di ben 20'000 mq, rendendo necessari, in entrambi i casi, dei lavori non solo di pulizia e di messa in sicurezza dell’area, ma anche di bonifica. Soltanto in un’occasione, quella dell’incendio del 29 febbraio 2020, il fuoco appiccato dall’imputata si è esaurito autonomamente, senza che si rendesse necessario l’intervento dei pompieri, episodio che configura, pertanto, unicamente un tentativo di incendio intenzionale. Va però detto che anche in quest’occasione, così come per tutte le altre (ad eccezione dell’ultimo incendio del 12 aprile 2020, quando si è fermata ad osservare il bosco), IM 1 si è allontanata dai luoghi incendiati disinteressandosi delle sorti che potessero avere seppur, come detto, riconoscendone la pericolosità.
Infine, anche il fuoco appiccato alla palma della signora __________ configura pacificamente il reato di incendio intenzionale, ritenuto che lo stesso avrebbe potuto facilmente raggiungere anche le altre piante del giardino e, addirittura, l’abitazione.
7.2.
In merito alla guida in stato di inattitudine, determinante per poter ritenere adempiuto il reato di cui all’art. 91 cpv. 1 e 2 LCStr è l’accertamento sullo stato di inattitudine del conducente alla guida di un veicolo.
Grazie alla perizia allestita dallo IACT __________ è stato possibile calcolare, sulla scorta della tipologia e della quantità di alcol ingerito e del peso corporeo dell’imputata, la sua etanolemia teorica al momento in cui si è messa alla guida prima degli incendi e nelle due occasioni risalenti ai mesi di novembre – dicembre 2018 (AI 93). I risultati ottenuti hanno permesso di pacificamente accertare che in tutti gli episodi di guida considerati (e meglio il 24.02.2016, 30.10.2017, 02.12.2017, nel mese di novembre 2018, il 04.12.2018, il 29.02.2020, il 20.03.2020 e il 12.04.2020) l’imputata aveva un’etanolemia che realizza gli elementi costitutivi oggettivi del reato di cui all’art. 91 cpv. 2 LCStr (forma qualificata).
Non vi sono nemmeno dubbi che, in concreto, il reato di ripetuta guida in stato di inattitudine è realizzato anche dal profilo soggettivo, avendo l’imputata agito intenzionalmente, almeno per dolo eventuale.
Ne discende che IM 1 va dichiarata autrice colpevole di ripetuta guida in stato di inattitudine ai sensi dell’art. 91 cpv. 2 LCStr, così come dettagliatamente descritto al punto 2 dell’atto d’accusa.
8. Perizia psichiatrica
8.1.
In corso d’inchiesta IM 1 è stata sottoposta a perizia psichiatrica e quale perito è stato nominato il dr. med. __________. Il medico ha allestito il suo rapporto all’attenzione del Ministero pubblico dopo aver, in particolare, analizzato l’incarto penale ed effettuato 3 colloqui con la perizianda (della durata di 2 ore e 15, 2 ore e 1 ora ciascuno), un colloquio con la psichiatra curante presso le Strutture carcerarie e uno con lo psichiatra curante prima dei fatti e un esame psicologico (AI 99, pagg. 1-2).
8.2.
Dall’esame di tutti questi elementi è emerso che IM 1 soffre di disturbo borderline di personalità (DSM-V: 301.83) e di sindrome di dipendenza da alcool, uso episodico (dipsomania pregressa, ICD-10: F10.26).
A mente del perito il disturbo di personalità borderline di cui soffre la perizianda non è di particolare gravità, pur essendo presenti la maggiorparte degli elementi che caratterizzano la diagnosi di malattia, segnatamente:
- il timore di un reale o immaginario abbandono, che nella perizianda resta una percezione prevalentemente soggettiva radicatasi durante l’infanzia;
- un pattern di relazioni interpersonali instabili e intense, che in IM 1 non risulta però particolarmente marcato, ma mostra comunque alternanza e dualità sia nel rapporto da lei avuto con il marito (da lei definito idilliaco, ma che le figlie hanno descritto come fortemente conflittuale), che in quello con le figlie (la cui vicinanza è considerata vitale, essenziale, irrinunciabile, ma comunque fonte di grande oppressione);
- alterazione dell’identità, nel caso della perizianda emersa in particolare in occasione dell’ultimo colloquio peritale, laddove vi è stato un capovolgimento su tutti i fronti sia nella considerazione da lei avuta di procuratore pubblico e giudice (che non sono più “narrati come coloro che hanno il dovere di comprendere la verità, ma come individui motivati da spiccati intenti umanitari, che hanno l’unico scopo di venirle incontro, di aiutarla a stare meglio”), sia nella percezione di sé stessa (se all’inizio tendeva a essere sfuggente, è poi divenuta ipercollaborante, fustigandosi come se fosse stata una persona spregevole ed irresponsabile);
- impulsività in almeno due aree che sono potenzialmente dannose per il soggetto e, dunque, nel caso della perizianda, il suo consumo frequente e pluriennale di ingenti quantità di alcol e i suoi ripetuti episodi di guida in stato di inattitudine, anche con le figlie a bordo della vettura;
- ricorrenti comportamenti, gesti o minacce suicidari o comportamento automutilante, che nella perizianda ha preso la forma, al netto dei due tentativi di suicidio del 2009 e del 2010, di un comportamento autodistruttivo, come quello di partire alla volta dei bar, in preda a turbamenti affettivi, per ubriacarsi pesantemente;
- instabilità affettiva dovuta a una marcata reattività dell’umore, che nella perizianda si è tradotta in una vera e propria oscillazione dei suoi stati emozionali a dipendenza degli eventi interpersonali;
- sentimenti cronici di vuoto che nella perizianda hanno fatto sì che ella abbia un bisogno gigantesco di relazioni interpersonali, pur soffrendo per la frustrazione che ogni rapporto umano inevitabilmente comporta e che lei fatica a tollerare;
- rabbia inappropriata, intensa, o difficoltà a controllare la rabbia, laddove per IM 1 “quello di appiccare il fuoco è sempre stato un modo per evacuare la sua rabbia”, per evacuare un rancore non elaborabile mentalmente. (AI 99, pagg. 18-23).
In relazione a quest’ultimo aspetto, il perito ha poi sottolineato come:
" l'effetto facilitante, connesso all'abuso di alcool, è stato sempre fondamentale rispetto alla decisione di passaggio all'atto.
(…)
A tal proposito vi è una relazione circolare tra la rabbia e il consumo di bevande alcoliche. La collera abbandonica può cominciare a turbare profondamente lo stato emotivo della perizianda la quale, per sedare il suo tumulto interiore, ricorre secondariamente al consumo incongruo di bevande alcoliche.
D'altro canto, l'alcool facilita il passaggio all'atto impulsivo, favorisce l'evacuazione della rabbia in maniera aggressiva ed eclatante contro la realtà esterna, determina una maggiore profondità dei sensi di colpa e dei vissuti depressivi dopo che è stato compiuto un agito. Ha quindi anche un effetto patogenetico primario”
(AI 99, pag. 24).
Per il dr. __________, dunque:
" la sindrome di dipendenza da bevande alcoliche ormai da molti anni si intrinseca con il disturbo di personalità soggiacente e ne aggrava le manifestazioni psicopatologiche, predisponendo la perizianda a dei passaggi all’atto particolarmente gravi, che sono stati una modalità apparentemente insensata per evacuare una rabbia interna non elaborabile” (AI 99, pag. 24). A mente del perito esiste una relazione circolare tra l’alcolismo e le alterazioni emotive di cui soffre IM 1, nel senso che “in assenza di alcol, la perizianda può mostrare delle anomalie caratteriali che sono connesse al disturbo borderline di personalità, ma esse non debordano dall’alveo delle regole civili. L’alcool ha invece mostrato di avere il potere di spingere l’azione della signora nella direzione di illeciti gravi, come quello di appiccare ripetutamente degli incendi o di guidare in stato di ebbrezza”
(AI 99, pag. 25).
8.3.
Il perito psichiatrico non ha avuto dubbi nel ritenere che i reati di cui IM 1 si è resa colpevole siano da mettere in relazione con i disturbi psicotici di cui soffre. Sulla valutazione della sua imputabilità a livello penale, si è così espresso:
" il procedere della perizianda è stato sempre straordinariamente costante, strutturato, mai bizzarro. In ogni caso ella identificava accuratamente le parti di bosco da incendiare e le fasce orarie per farlo senza essere sorpresa, mostrandosi cosciente che stava per commettere un reato.
Prima beveva alcolici, per sedare la sua frustrazione interna, dovuta ad accadimenti che l'avevano delusa o depressa. Poi, in preda al desiderio di evacuare la propria rabbia, decideva di andare ad appiccare il fuoco.
Spesso giungeva sul luogo del reato guidando adeguatamente, per quanto illecitamente, la propria autovettura. Appiccava il fuoco sempre con strumenti idonei e talvolta in più posti differenti, per garantirsi una maggiore probabilità di riuscita nel proprio intento.
Verificato l'innesco dell'incendio, scappava immediatamente per non essere identificata e, nell'ultimo caso, si comportava con gli altri in maniera tale da non lasciare trapelare nulla circa il crimine commesso.
Giunta al domicilio, spesso si metteva a dormire, consapevole di quello che aveva appena fatto. Il giorno dopo tale consapevolezza era altrettanto presente. Dentro di lei cominciavano a sorgere colpa e paura, unite alla determinazione di non rivelare questo segreto e al proposito di non farlo più.
(…)
Da quanto sopra esposto, non derivano dei limiti rispetto alla capacità della perizianda di valutare il carattere illecito delle sue azioni criminali. Un limite, seppur lieve, può essere invece riconosciuto per la sua capacità di agire secondo tale valutazione.
In tal senso intravedo un'interferenza degli stati di intossicazione acuta nella gestione della pulsione aggressiva, la cui espressione è stata sicuramente facilitata e potenziata dall'alcol, posto che la perizianda, a causa del disturbo borderline di personalità, presenta una propensione innata ad evacuare la rabbia attraverso comportamenti aggressivi e agiti pericolosi.
Il limite è soltanto lieve perché, in condizioni normali, l'aggressività della perizianda non esce mai dall'alveo del corretto vivere civile, posto che il disturbo borderline di personalità, seppur presente, non è particolarmente grave e consente una soddisfacente integrazione sociale, con comportamenti tutto sommato adeguati”
(AI 99, pagg. 29-30).
Questa Corte fa propria la conclusione del perito – peraltro non contestata dalla difesa – e accerta pertanto che IM 1 aveva la capacità di intendere al momento dei fatti, mentre era diminuita di grado leggero la sua capacità di agire (art. 19 cpv. 2 CP).
Delle conclusioni del perito sul rischio di recidiva e sulla misura terapeutica da adottare si dirà, invece, più avanti.
9. Commisurazione della pena
9.1.
Per l’art. 47 cpv. 1 CP, il giudice commisura la pena alla colpa dell’autore. Tiene conto della vita anteriore e delle condizioni personali dell’autore, nonché dell’effetto che la pena avrà sulla sua vita.
Il cpv. 2 dello stesso disposto precisa che la colpa è determinata secondo il grado di lesione o esposizione a pericolo del bene giuridico offeso, secondo la reprensibilità dell’offesa, i moventi e gli obiettivi perseguiti nonché, tenuto conto delle circostanze interne ed esterne, secondo la possibilità che l’autore aveva di evitare l’esposizione a pericolo o la lesione.
9.2.
L’art. 47 cpv. 1 CP stabilisce che la pena deve essere commisurata essenzialmente in funzione della colpa dell'autore (DTF 136 IV 55 consid. 5.4).
In applicazione dell’art. 47 cpv. 2 CP - che codifica la giurisprudenza anteriore fornendo un elenco esemplificativo di criteri da considerare - la colpa va determinata partendo dalle circostanze legate all’atto stesso (Tatkomponenten). In questo ambito, va considerato, dal profilo oggettivo, il grado di lesione o di esposizione a pericolo del bene giuridico offeso e la reprensibilità dell'offesa (objektive Tatkomponenten), elementi che la giurisprudenza sviluppata nell’ambito del precedente diritto designava con le espressioni “risultato dell'attività illecita” e “modo di esecuzione” (DTF 129 IV 6 consid. 6.1).
Vanno, poi, considerati, dal profilo soggettivo (subjektive Tatkomponenten), i moventi e gli obiettivi perseguiti - che corrispondono ai motivi a delinquere del vecchio diritto (art. 63 vCP) - e la possibilità che l'autore aveva di evitare l'esposizione a pericolo o la lesione, cioè la libertà dell'autore di decidersi a favore della legalità e contro l'illegalità nonché l’intensità della volontà delinquenziale (cfr. DTF 127 IV 101 consid. 2a; STF 6B_1092/2009, 6B_67/2010 del 22 giugno 2010, consid. 2.1). In relazione alla libertà dell’autore, occorre tener conto delle “circostanze esterne”, e meglio della situazione concreta dell’autore in relazione all’atto, per esempio situazioni d’emergenza o di tentazione che non siano così pronunciate da giustificare un'attenuazione della pena ai sensi dell’art. 48 CP (Messaggio del 21 settembre 1998 concernente la modifica del codice penale svizzero e del codice penale militare nonché una legge federale sul diritto penale minorile, FF 1999, pag. 1745; STF 12.03.2008 inc. 6B_370/2007 consid. 2.2).
9.3.
Determinata, così, la colpa globale dell’imputato (Gesamtverschulden), il giudice deve
indicarne in modo chiaro la gravità su una scala e, quindi, determinare, nei limiti del quadro edittale, la pena ipotetica adeguata.
Così come indicato dall’art. 47 cpv. 1 CP in fine e precisato dal TF (in particolare, DTF 136 IV 55 consid. 5.7), il giudice deve, poi, procedere ad una ponderazione della pena ipotetica in considerazione dei fattori legati all’autore (Täterkomponenten), ovvero della sua vita anteriore (antecedenti giudiziari o meno), della reputazione, della situazione personale (stato di salute, età, obblighi familiari, situazione professionale, rischio di recidiva, ecc.), del comportamento tenuto dopo l’atto e nel corso del procedimento penale così come dell’effetto che la pena avrà sulla sua vita (DTF 136 IV 55 consid. 5.7; 129 IV 6 consid 6.1; STF 6B_1092/2009, 6B_67/2010 del 22 giugno 2010 consid. 2.2.2; cfr. anche
STF 6B_585/2008 del 19 giugno 2009 consid. 3.5).
Con riguardo a quest'ultimo criterio, il legislatore ha precisato che la misura della pena delimitata dalla colpevolezza non deve essere sfruttata necessariamente per intero se una pena più tenue potrà presumibilmente trattenere l'autore dal compiere altri reati (Messaggio del 21 settembre 1998 concernente la modifica del codice penale svizzero e del codice penale militare nonché una legge federale sul diritto penale minorile, FF 1999, pag. 1744; DTF 128 IV 73 consid. 4; STF 6B_78/2008, 6B_81/2008, 6B_90/2008 del 14 ottobre 2008 consid. 3.2; 6B_370/2007 del 12 marzo 2008 consid. 2.2). La legge ha, così, codificato la giurisprudenza secondo cui occorre evitare di pronunciare sanzioni che ostacolino il reinserimento del condannato (DTF 128 IV 73 consid. 4c; 127 IV 97 consid. 3). Questo criterio di prevenzione speciale permette tuttavia soltanto di eseguire correzioni marginali, la pena dovendo in ogni caso essere proporzionata alla colpa (STF 6B_78/2008, 6B_81/2008, 6B_90/2008 del 14 ottobre 2008 consid. 3.2; 6B_370/2007 del 12 marzo 2008 consid. 2.2; 6B_14/2007 del 17 aprile 2007 consid. 5.2 e riferimenti; Stratenwerth, Schweizerisches Strafrecht, Allgemeiner Teil II, Strafen und Massnahmen, Berna 2006, § 6, n. 72, pag. 205).
9.4.
Secondo l’art. 49 cpv. 1 CP, quando per uno o più reati risultano adempiute le condizioni per l’inflizione di più pene dello stesso genere, il giudice condanna l’autore alla pena prevista per il reato più grave aumentandola in misura adeguata. Non può tuttavia aumentare di oltre la metà il massimo della pena comminata ed è, in ogni modo, vincolato al massimo legale del genere di pena.
9.5.
Giusta l’art. 221 cpv. 1 CP chi si rende colpevole di incendio intenzionale è punito con la pena detentiva non inferiore a un anno. L’art. 91 cpv. 2 LCStr dispone, invece, che chi guida un veicolo a motore con una concentrazione di alcol qualificata nel sangue è punito con una pena detentiva sino a tre anni o con una pena pecuniaria.
9.6. L’incendio e un reato grave tanto che la legge impone una pena minima di un anno. È grave per il pericolo che crea per l’incolumità delle persone e per i danni che ne possono derivare.
Dal profilo oggettivo la colpa di IM 1 è medio-grave, poiché è vero che in più occasioni si è recata sui luoghi in cui ha appiccato gli incendi alla guida di un veicolo a motore nonostante avesse bevuto ingenti quantità di alcol e che si è poi allontanata disinteressandosi delle loro sorti degli incendi e del pericolo che il fuoco poteva rappresentare per l’incolumità pubblica, ma d’altro canto va anche considerato che le conseguenze del suo agire sono state, tutto sommato, contenute. Grave è invece la colpa soggettiva dell’imputata, che nonostante la regolare presa a carico psichiatrica nei periodi in cui ha commesso gli illeciti, non solo non ha mai chiesto maggiore aiuto al terapeuta per gestire in altro modo la rabbia che la spingeva ad appiccare il fuoco, ma non ha nemmeno mai menzionato quanto l’abuso di alcol la spingeva a fare. Di concrete possibilità per chiedere aiuto l’imputata, dunque, ne aveva, ma ha preferito annegare la sua rabbia nell’alcol per poi mettersi al volante e raggiungere il bosco, dando fuoco alla sterpaglia. Del resto, ad aggravare ulteriormente la sua colpa, vi è il fatto che non tutti gli incendi di cui si è macchiata sono stati urla di aiuto, ritenuto come nel caso dell’incendio alla palma vi fosse una chiara componente vendicativa.
A suo favore vanno, invece considerati, il suo vissuto difficile, la collaborazione prestata durante l’inchiesta (che ha permesso di collegarla ad incendi dolosi commessi nelle zone di sua residenza) e la volontà chiaramente espressa di finalmente intraprendere un percorso terapeutico serio. Pertanto, tutto ben ponderato, tenuto conto del concorso di reati, della scemata imputabilità di grado leggero accertata dal perito, la Corte ha ritenuto adeguata alla colpa di IM 1 una pena detentiva di quattro anni.
10. Misura ex art. 59 cpv. 2 CP
10.1.
Per l’art. 56 cpv. 1 CP, il giudice deve ordinare delle misure terapeutiche qualora la pena inflitta non sia, da sola, atta a impedire il rischio che l’autore commetta altri reati (a), se sussiste un bisogno di trattamento dell’autore o la sicurezza pubblica lo esige (b) e se le condizioni previste negli articoli 59-61, 63 o 64 sono adempiute (c).
Il secondo capoverso dell’art. 56 CP sancisce il principio della proporzionalità della misura che può essere pronunciata solo se la connessa ingerenza nei diritti della personalità dell’autore non sia sproporzionata rispetto alla probabilità e gravità di nuovi reati. Come indicato nel testo del Messaggio concernente la modifica del Codice penale svizzero (FF 1999 86):
" il giudice può quindi ordinare la misura soltanto qualora l’ingerenza nei diritti della personalità dell’interessato non appaia sproporzionata rispetto al bisogno che questi sia sottoposto a un trattamento, nonché rispetto alla probabilità che egli compia nuovi reati e alla loro gravità”.
Vi è, poi, l’art. 56a CP che introduce, per tutto il diritto delle misure, il principio della sussidiarietà, secondo cui, se più misure si rivelano ugualmente adeguate, ma una sola è necessaria, il giudice ordina quella meno gravosa per l’autore (DTF 125 IV 118 consid. 5e).
Per ordinare una delle misure previste agli art. 59- 61, 63 e 64 CP (così come in caso di cambiamento di misure ai sensi dell’art. 65 CP), il giudice deve fondarsi su una perizia. Il perito deve determinarsi sulla necessità e sulle possibilità di successo della misura, sulla probabilità che l’autore commetta nuove infrazioni e sulla loro natura e, infine, sulla possibilità di far eseguire la misura (art. 56 cpv. 3 lett. a-c CP).
Ai sensi dell’art. 59 cpv. 1 CP, se l’autore è affetto da grave turba psich