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Ticino Tribunale cantonale delle assicurazioni 28.04.2004 32.2003.85

April 28, 2004·Italiano·Ticino·Tribunale cantonale delle assicurazioni·HTML·6,919 words·~35 min·4

Summary

Sentenza o decisione senza scheda

Full text

Raccomandata

Incarto n. 32.2003.85   RG/sc

Lugano 28 aprile 2004  

In nome della Repubblica e Cantone del Ticino  

Il vicepresidente del Tribunale cantonale delle assicurazioni

Giudice Raffaele Guffi

statuendo sul ricorso del 19 novembre 2003 di

____________  

contro  

la decisione del 20 ottobre 2003 emanata da

Ufficio assicurazione invalidità  6501 Bellinzona 1 caselle   in materia di assicurazione federale per l'invalidità

ritenuto,                           in fatto

                               1.1.   L'assicurato, nato nel 1975, impiegato di commercio, nell'agosto 2001 ha presentato al competente Ufficio cantonale una richiesta volta all'ottenimento di una rendita AI. In relazione a tale richiesta il medico curante dr. __________ ha posto la diagnosi (con ripercussioni sulla capacità lavorativa) di eroinomania in sostituzione metadonica e di stato ansioso-depressivo.

                               1.2.   Esperiti gli accertamenti medici del caso, segnatamente una perizia psichiatrica a cura del Servizio psico-sociale concludente per una completa capacità lavorativa dell'assicurato - affetto da una sindrome da dipendenza da sostanze psicoattive multiple attualmente in astinenza ma in trattamento metadonico (ICD 10-F:19.23) in struttura di personalità schizoide - quale impiegato d'ufficio, per decisione 7 maggio 2003 l'UAI ha respinto la richiesta di prestazioni evidenziando come l'incapacità lavorativa dell'interessato sia dovuta primariamente alle conseguenze di uno stato di dipendenza, ciò che non rappresenta un'invalidità ai sensi dell'AI.

                               1.3.   A seguito dell'opposizione interposta dall'assicurato avverso suddetto provvedimento, con decisione su opposizione 20 ottobre 2003 l'UAI ha confermato il diniego di prestazioni.

                               1.4.   Contro la decisione amministrativa l'assicurato si aggrava a questo Tribunale contestando le risultanze peritali e confermando la sua richiesta di prestazioni assicurative.

                                         Queste le motivazioni del gravame:

"  In seguito alla mia prima opposizione del 05.06.03 e alla vs conseguente decisione di respingerla, mi sento in dovere di interporre ricorso contro la vs decisione del 20 ottobre 2003.

La mia precedente lettera di ricorso intendeva porre l'accento sul fatto che i famosi 110 minuti di colloquio non potevano, a mio modo di vedere, portare ad una perizia, oltretutto specialistica, redatta in una maniera così risolutiva, insomma secondo il dr. __________, e cito ... io sarei in grado di svolgere un'attività lucrativa senza limitazione ... (rapporto del 14 gennaio 2003). Il sopracitato dottore in quei 3 colloqui a capito i miei 28 anni di vita, oppure io sono stato talmente bravo che ho potuto in quel lasso di tempo descrivere totalmente la mia vita?

Rileggendo i riassunti dei colloqui tenuti non me parso di aver tirato fuori tutti gli episodi della mia vita che ho dovuto sopportare, .... le orripilanti giornate passate a scuola ... (ricordo tra l'altro che non ho dimenticato niente di quello che ho passato di brutto in quei anni) e non mi giova affatto il precisare che io ho avuto una formazione professionale quale impiegato di commercio .... anzi ... mi affligge il sapere che ho frequentato quella e tante altre istituzioni manipolatrici di menti, e ci tengo a precisare che l'attestato federale di capacità non me lo sono meritato, perchè io non lo volevo, lo preso come si accetta un brutto regalo non voluto.

lo veramente e sinceramente non capisco da dove il dr. __________ ha estrapolato l'inconfutabile e lampante rapporto che egli ha redatto, ma più che altro ripeto come ha fatto in quei minuti a capire tutta la mia vita?

Dopo questa introduzione vorrei passare ad un altro fatto che mi lascia perplesso:

Nel primo ricorso mi lamentavo giustamente del fatto che la vostra decisione in merito si limitava a ben poche battute di tastiera, omettendo per lo più di fare parola di quello che ho dichiarato ... ma non intendevo dire che ora, nella decisione che stiamo trattando, voi dovevate fare dei copia ed incolla delle mie frasi e aggiungercele alla decisione .... io intendevo dire che nella prima decisione non vi sono risposte chiare in merito alle mie domande presentate nel ricorso, e addirittura nella seconda decisione usate le mie frasi ma non rispondete alle domande in maniera diretta, allora come devo fare per ricevere una risposta alle mie lecite domande? Che poi preciso sono mezzi di prova in questo ricorso, visto che non sto inventando niente e che quello che dico l'ho vissuto sulla mia pelle. Un cittadino merita una risposta!

Da parte mia ho dichiarato di essere sempre a disposizione per chiarire eventuali problematiche, ma da parte vostra in questi mesi non sono stato contattato, per questo motivo sinceramente ricorro;  perchè ho la sensazione che un'altra volta si è deciso in base a quello che stabiliscono il dr. __________ - __________ - __________, i quali non si sono mai presi interamente "a cuore" la mia situazione, anzi come già detto loro non mi hanno interamente ascoltato. Allora pretendo almeno delle risposte dirette ai miei quesiti, o almeno di essere chiamato a colloquio, ma con qualcuno che almeno sappia rispondere alle mie domande!

Comunque ci tengo ad esporre inseguito i motivi principali, ma non unici, del mio dissenso sulla vs decisione:

- La mia tossicodipendenza si avvia ormai a superare l'undicesimo anno, molte delle disfunzioni avute e sopportate ancora al giorno d'oggi sono di difficile ma non impossibile spiegazione, seppur abbia tentato più volte di esporre i miei problemi al dr. Med. __________ , egli non a mai preso in seria considerazione i miei esposti, anzi li ha sempre considerati come neanche avvenuti, e di certo non mi ha preso mai sul serio perchè si è sempre limitato a scherzare con battute di pessimo gusto come risposta alle mie domande, ... questo era il trattamento medico avuto con il dr. _________. Ecco perchè a tutt'oggi mi trovo a dovermi difendere da solo in quanto non ho ancora, per il momento, un medico che mi prendi la pressione a cadenze regolari.

Questo però non vuole dire che i miei problemi non esistano, e che di conseguenza venga considerato totalmente abile al lavoro.

Allora voglio con questa lettera elencare in breve le varie problematiche fisiche apportate sicuramente da una così lunga ed energetica esposizione a sostanze ancor oggi ritenute dalla società illegali e pericolose!

- ho forti problemi ad espormi, senza i dovuti occhiali oscurati, alla luce solare, o altre fonti di luce fortemente penetranti, le quali mi provocano dei forti dolori alla testa, impedendomi una vita serena e normale al di fuori delle mura domestiche.

- restando in ambito oculistico ho dei disturbi alla vista che compaiono soprattutto con il buio e che vanno dai classici puntini neri a delle macchie di svariati colori.

Poi raramente mi succede all'improvviso di non più riuscire a vedere bene e praticamente di dovermi rilassare ed aspettare che passi da solo così come è venuto, per poi lasciarmi con un emicrania che può durare nel peggiore dei casi fino ad un paio di giorni.

- fisicamente, anche se sono in cura sostitutiva con il metadone, mi sento sempre con qualcosa che non va: male alle gambe, sento un calore soffocante, brividi di freddo improvvisi, vertigini, respiro affannoso, debolezza fin dal risveglio e stanchezza che perdurano per tutto l'arco della giornata.

Il lato psicologico, quello che non ha ancora da parte vostra ricevuto un'esaustiva risposta, prevalentemente di problemi avvenuti anni addietro .... che elenco brevemente in quanto hanno creato, secondo me, un disagio nell'affrontare la vita quotidiana x poi alla fine rifugiarmi nelle sostanze proibite dalla legge:

- Ho avuto fin dall'asilo dei rilevanti ed inconfutabili problemi nel fronteggiare gli OBBLIGHI imposti dalla società, la quale ha creato, e deve assumersi la responsabilità x questo, l'individuo che oggi ha di fronte.

D'altronde non mi sembra di aver avuto una benché minima possibilità di scelta, anzi, vi è l'obbligo x tutti di frequentare le scuole, ma la società si preoccupa di quella minoranza di persone alla quale l'obbligo scolastico all'istruzione non interessa? Perchè non cercate di dare una risposta a questa semplice domanda?

Se sono cresciuto "storto" e oggi mi trovo a chiedere le prestazioni AI, la colpa è anche delle istituzioni che si sono prese il diritto di comandare la vita altrui e che adesso dovrebbero prendersi la briga di affrontare l'errore che hanno, con complicità di altre persone, creato. Oppure mi si viene a dire che 16 o 17 anni che ho passato sui banchi di scuola di istruzione forzata non hanno avuto nessun effetto negativo sulla mia psiche? Io, ribadisco, di non aver chiesto di essere istruito in quella maniera, anzi mi sono battuto con forza per non farne parte; ma qualcuno si è permesso di obbligami .... le conseguenze sono anche queste .... o non volete ammettere che il vs sistema di istruzione preveda dei fallimenti, ma che questi essendo in minoranza e non importanti non vengono considerati?

Coraggio..... Datemi una risposta.

Perché obbligate all'istruzione le persone che non voglio fare parte della massa, o che semplicemente non vogliono essere istruite dallo stato, per poi non assumersi la responsabilità di quello che poi ne potrebbe scaturire?

Ripeto non ho chiesto di essere istruito, nè di stare 5 giorni su 7 sui banchi di scuola, lontano dai miei genitori, la mia famiglia.

Poi la società, o le persone che ne fanno parte, si chiedono come mai i figli non ascoltano più i genitori, non li rispettano e fanno quello che vogliono ... per forza chi ha cresciuto e istruito i loro amati figli purtroppo non sono loro, ma le istituzioni appunto che con l'obbligo scolastico si appropriano delle giovani menti x farne dei abili lavoratori atti a rinforzare e portare avanti l'economia della nazione (bene dal lato economico, ma male x quello che riguarda la crescita individuale e non collettiva a stampo unico).

IO NON CI STO' .... Io non farò mai più parte del vs astuto complotto, io gli occhi li ho aperti e si sono pure rovinati x questo.

Si può al giorno d'oggi essere fieri delle società in cui viviamo?

Si può sentirsi fieri essendo un essere umano?

Ma non ve ne accorgete in che mondo creato vivete? Matusa abili solo a perseguire la legge del massimo profitto e del massimo risparmio! In barba a tutto e a tutti: viviamo in un mondo inquinato dai ns futili bisogni: $ produrre x consumare x distruggere x riprodurre ... ma dove sta la logica in tutto questo? $

Forse ci si illude che ricevendo il sospirato stipendio a fine mese ci si possa ritenere con l'anima a posto.

Questa illusione fa perdere all'essere umano il vero senso della vita, ...che non sta certo in banca o nel vile denaro.

Penso questa e tante altre cose su come si comporta l'essere umano, ma vorrei anche arrivare ad una conclusione x quanto mi riguarda ... anche se non vedo ancora un equilibrio possibile x la mia vita in questo sistema.

Oltre al danno fisico-psitico cagionato dalla sequenza TOSSICODIPENDENZA-PRESSIONE DELLA SOCIETÀ, sono oltremodo stato rovinato in ambito spirituale; visto che ancora oggi la società e la chiesa "costringono" al passaggio BATTESIMO-COMUNIONE-CRESIMA-MATRIMONIO, sennò si è visti male dalla congregazione dei cristiani che è solo capace a predicare bene e razzolare male. Passaggi che mi sono stati impartiti tutti tranne il matrimonio, che non si presenterà mai nella mia vita. Passaggi che non volevo (comunione-cresima) ma che per seguire il gregge mi sono stati imposti (battesimo). Mi duole dirlo ma non viviamo affatto in una società libera nè tantomeno democratica ne in pace, ...è solo un'illusione e una pressione psicologica, ... ovvio ... sempre che ci si accorga di tali situazioni." (Doc. I)

                               1.5.   Con risposta di causa l'UAI chiede per contro la reiezione del gravame confermando quanto esposto nella decisione su opposizione.

                               1.6.   Con scritto 19 dicembre 2004 l'assicurato, riconfermandosi nella propria domanda di giudizio (V), ha chiesto una proroga del termine assegnatogli per la presentazione di ulteriori mezzi probatori. Nel termine prorogato sino al 1. febbraio 2004 l'assicurato non ha prodotto né comunicato alcunché.

                                         in diritto

                                         In ordine

                               2.1.  La presente vertenza non pone questioni  giuridiche di principio e non è di rilevante importanza (ad esempio per  la difficoltà dell’istruttoria o della valutazione delle  prove). Il TCA può dunque decidere nella composizione di un Giudice unico ai sensi degli articoli 26 c cpv. 2 della Legge organica giudiziaria civile e penale e 2 cpv. 1 della Legge di procedura per le cause davanti al Tribunale delle assicurazioni (STFA del 18 febbraio 2002 nella causa H. [H 335/00], del 4 febbraio 2002 nella causa B. [H 212/00], del 29 gennaio 2002 nella causa R. e R. [H 220/00], del 10 ottobre 2001 nella causa F. [U 347/98] pubblicata in RDAT I-2002 pp. 190ss., del 22 dicembre 2000 nella causa H. [H 304/99], del 26 ottobre 1999 nella causa C. [I 623/98]).

                                         Nel merito

                               2.2.   Il 1° gennaio 2003 è entrata in vigore la Legge federale sulla parte generale del diritto delle assicurazioni sociali (LPGA; RS 830.1), la quale ha portato alcune modifiche legislative anche in ambito dell’assicurazione per l’invalidità.

                                         Siccome dal profilo temporale il giudice delle assicurazioni deve applicare le norme in vigore al momento della realizzazione dello stato di fatto che deve essere valutato giuridicamente o che produce conseguenze giuridiche (SVR 2003 IV nr. 25 consid. 1.2; DTF 129 V 1, 127 V 467 consid. 1, 121 V 366 consid. 1b) e poiché il Tribunale delle assicurazioni, ai fini dell’esame della vertenza, si basa di regola sui fatti che si sono realizzati fino al momento della decisione contestata (SVR 2003 IV nr. 25 consid. 1.2; DTF 121 V 366 consid. 1b), nel presente caso sono applicabili le disposizioni in vigore a partire dal 1° gennaio 2003.

                                         Non applicabili sono per contro le norme di legge introdotte, al 1° gennaio 2004, dalla 4a revisione dell’AI.

Per quanto concerne la materia che qui interessa, l’art. 1 LAI, nella versione in vigore dal 1° gennaio 2003, dispone che le disposizioni della LPGA (art. 1a –70) sono applicabili all’assicurazione per l’invalidità, sempre che la legge non preveda espressamente una deroga.

                               2.3.   Oggetto del contendere è sapere se __________ ha diritto ad una rendita d’invalidità.

                                         Secondo l’art. 4 cpv. 1 LAI in relazione con l’art. 8 della LPGA, con invalidità s’intende l'incapacità al guadagno presunta permanente o di rilevante durata, cagionata da un danno alla salute fisica o psichica, conseguente a infermità congenita, malattia o infortunio. Gli elementi fondamentali dell'invalidità, secondo la surriferita definizione, sono quindi:

-  un danno alla salute fisica o psichica conseguente a infermità congenita, malattia o infortunio, e

-  la conseguente incapacità di guadagno.

                                         Occorre quindi che il danno alla salute abbia cagionato una diminuzione della capacità di guadagno, perché il caso possa essere sottoposto all'assicurazione per l'invalidità (Scartazzini, Les rapports de causalité dans le droit suisse de la sécurité sociale, tesi Ginevra 1991, pp. 216ss).

                                         Va precisato che, secondo l'art. 28 cpv. 1 LAI, gli assicurati hanno diritto a una rendita intera se sono invalidi almeno al 66 2/3 %, a una mezza rendita se sono invalidi almeno al 50 % o a un quarto di rendita se sono invalidi almeno al 40 %.

Va altresì rilevato che, ai sensi dell'art. 16 LPGA l'invalidità è determinata stabilendo il rapporto fra il reddito del lavoro che l'assicurato conseguirebbe, dopo l'insorgenza dell'invalidità e dopo l'esecuzione di eventuali provvedimenti d'integrazione, nell'esercizio di un'attività lucrativa ragionevolmente esigibile da lui in condizioni normali di mercato del lavoro (reddito da invalido) e il reddito del lavoro che egli avrebbe potuto conseguire se non fosse diventato invalido (reddito da valido).

                                         Il grado d'invalidità dell'assicurato deve quindi essere determinato dal raffronto del reddito ch'egli ancora può conseguire nonostante la sua invalidità con quello che avrebbe potuto guadagnare in assenza delle affezioni di cui è portatore (RCC 1992 p. 182 consid. 3, 1990 p. 543 consid. 2; Valterio, Droit et pratique de l'assurance invalidité, Les prestations, Lausanne 1985, pp. 200 e ss.).

Si confronta perciò il reddito che l'assicurato avrebbe potuto conseguire se non fosse divenuto invalido con quello ch'egli può tuttora realizzare, benché invalido, sfruttando la residua capacità lavorativa in attività da lui ragionevolmente esigibili in condizioni normali del mercato del lavoro, previa adozione di eventuali provvedimenti integrativi (metodo generale del raffronto dei redditi: DTF 128 V 30 consid.1, 104 V 136 consid. 2a e 2b; Pratique VSI 2000 pag. 84 consid. 1b).

Nel confronto dei redditi la giurisprudenza - di regola - non tiene conto di fattori estranei all'invalidità, come ad esempio la formazione professionale, le attitudini fisiche e psichiche e l'età dello assicurato (RCC 1989 p. 325 consid. 2b; DTF 107 V 21 consid. 2c; Scartazzini, op. cit, p. 232; Cattaneo, Les mésures préventives et de réadaptation de l'assurance-chômage, pp. 316ss, nn. 1158 e 1159 e la giurisprudenza citata).

La misura dell'attività ragionevolmente esigibile dipende d'altra parte dalla situazione personale dell'assicurato e dalla possibilità di applicazione di misure reintegrative.

                                         La situazione personale dell'assicurato è essenziale per la valutazione della residua capacità al guadagno.

                                         Secondo il TFA i due redditi, dalla cui differenza emerge il grado dell'incapacità di guadagno, vanno stabiliti in maniera precisa. Se ciò non è possibile, devono essere calcolati sulla base di una valutazione fondata sulle circostanze concrete (SVR 1996 IV Nr. 74 consid. 2a; DTF 114 V 313 consid. 3a).

                               2.4.   Per quanto riguarda in particolare l'invalidità cagionata da un danno alla salute psichica, il TFA ha stabilito che é decisivo al proposito che il danno sia di gravità tale da non poter praticamente esigere dall'assicurato di valersi della sua capacità lavorativa sul mercato del lavoro, o che ciò sia persino intollerabile per la società (DTF 127 V  298 consid. 4c, 102 V 165= RCC 1977 p. 169; Pratique VSI 1996 p. 318, 321, 324; RCC 1992 p. 180; ZAK 1984 p. 342, 607 ;STFA del 29 settembre 1998 nella causa S. F., I 148/98, pag. 10 consid. 3b); Locher, Grundreiss des Sozialversicherungsrecht, Berna 2003, p. 128).

                                         A tale riguardo l'Alta Corte ha infatti avuto modo di precisare che:

"  (…) Tra i danni alla salute psichica, i quali come i danni fisici, possono determinare un'invalidità ai sensi dell'art. 4 cpv. 1 LAI, devono essere annoverati - oltre alle malattie mentali propriamente dette - le anomalie psichiche parificabili a malattia. Non sono considerati effetti di uno stato psichico morboso, e dunque non costituiscono turbe a carico dell'assicurazione per l'invalidità le limitazioni della capacità di guadagno cui l'assicurato potrebbe ovviare dando prova di buona volontà; la misura di quanto è ragionevolmente esigibile dev'essere apprezzata nel modo più oggettivo possibile. Bisogna dunque stabilire se, e in quale misura al caso, un assicurato può, nonostante il danno alla salute mentale, esercitare un'attività lucrativa che il mercato del lavoro gli offre, tenuto conto delle sue attitudini. In quest'ambito il punto è quello di sapere quale attività si può da lui ragionevolmente esigere. Ai fini di stabilire l'esistenza di un'incapacità di guadagno causata da un danno alla salute psichica non è quindi decisivo accertare se l'assicurato eserciti o meno un'attività lucrativa insufficiente; di maggior rilievo è piuttosto domandarsi se si debba ammettere che l'utilizzazione della capacità lavorativa non può in pratica più essere da lui pretesa oppure che essa sarebbe persino insopportabile per la società (DTF 102 V 166; VSI 1996 pag. 318 consid. 2a, pag. 321 consid. 1a, pag. 324 consid. 1a; RCC 1992 pag. 182 consid. 2a e sentenze ivi citate). Questi principi valgono, secondo la giurisprudenza, per le psicopatie, le alterazioni dello sviluppo psichico (psychische Fehlentwicklungen), l'alcolismo, la farmacomania, la tossicomania e le nevrosi (RCC 1992 pag. 182 consid. 2a e sentenze ivi citate)." (STFA del 29 settembre 1998, nella causa S. F. (I 148/98), pag. 10 consid. 3b).

                                         Secondo la giurisprudenza del TFA siffatti principi valgono per le psicopatie, le alterazioni dello sviluppo psichico, l'alcolismo, la farmacomiania, la tossicomania e le nevrosi (STFA del 18.10.1999 nella causa B, I 441/99 non pubblicata; RCC 1992 pag. 182 consid. 2a con riferimenti). Per quanto riguarda in particolare la tossicomania, in una sentenza del 31 gennaio 2000 pubblicata in Pratique VSI 2001 pag. 223 e segg. (= SVR 2001 IV Nr. 3), confermando la sua precedente giurisprudenza, il TFA ha avuto modo di ribadire che quest'ultima (sottolineature del redattore)

"  (…)

ne justifie pas en soi une invalidité au sens de la loi. En revanche, l'AI en tient compte si elle provoque une maladie ou un accident entraînant une atteinte à la santé physique ou mentale qui diminue la capacité de gain ou si elle résulte elle-même d'une atteinte à la santé physique ou mentale que l'on peut qualifier de maladie (ATF 99 V 28 consid. 2 = RCC 1973 p. 600; VSI 1996 p. 318 consid. 2a, p. 321 consid. 1a et p. 324 consid. 2a et références citées; confirmé par l'arrêt non publié en cause J. du 21 octobre 1999, I 569/98). (…)" (VSI 2001 pag. 225)

                                         precisando che:

"  b.  Est considérée comme invalidité au sens de la loi - comme nous l'avons - la diminution de la capacité de gain, présumée permanente ou de longue durée, qui résulte d'une atteinte à la santé physique ou mentale provenant d'une infirmité congénitale, d'une maladie ou d'un accident. Sur la base de cette définition, la toxicomanie en soi, soit plus précisément le diagnostic de toxicomanie, ne justifie pas une invalidité au sens de l'art. 4 LAI. Indépendamment du fait que les notions de toxicomanie et de dépendance à la drogue ne sont pas utilisées de manière uniforme par la médecine (vois MSD-Manual der Diagnostic und Therapie, 5e éd., Munich 1993, p. 2979) et qu'une définition générale valable pour tous fait défaut, le diagnostic de toxicomanie à la drogue ne permet pas de conclure que l'assuré ne peut plus s'abstenir de drogues; la dépendance à la drogue n'est pas davantage liée à une incapacité de travail ou de gain (voir VSI 1996 p. …). Au vu de ces considérations, la jurisprudence établie depuis de longues années, qui admet que la toxicomanie ne peut être invalidante que si elle est liée aux facteurs mentionnés à l'art. 4 al 1 LAI, ne fait que concrétiser la notion d'invalidité. (…)"

(VSI 2001 pag. 226)

Secondo la giurisprudenza del TFA, quindi, la tossicodipendenza non può di per sé motivare una invalidità ai sensi della legge se non viene accertato che un danno alla salute fisica o psichica con valore di malattia compromettente la capacità al guadagno ha portato alla dipendenza o è insorto quale conseguenza di quest'ultima (v. anche Pratique VSI 2002 pp. 30ss; STFA del 25 luglio 2003 nella causa R. [I 731/02], del 27 maggio 2003 nella causa M. [I 862/02], del 19 dicembre 2003 nella causa P. [I 619/02], del 22 gennaio 2004 nella causa S. [534/03]).

                                         Il TFA ha in particolare ritenuto un assicurato di 23 anni, tossicomane ed eroinomane dall'età di 17 anni - che aveva postulato l'assegnazione di provvedimenti professionali dell'AI poiché non più in grado di riprendere la professione iniziata - non invalido ai sensi della legge ed ha di conseguenza negato il diritto a prestazioni AI (Pratique VSI 1996 pp. 317ss).

                                         Per contro l'alta Corte ha ammesso la presenza dell'invalidità in una persona dipendente dalla droga già dal suo ventesimo anno d'età - e che al momento della decisione aveva 37 anni - la quale soffriva di un grave disturbo della personalità (personalità schizofrenica). Le gravi turbe e la dipendenza ormai cronica comportavano un'incapacità al lavoro dell'assicurato del 100%, non più migliorabile né con misure mediche, né professionali. In quel caso, dopo un apprezzamento totale dell'insieme delle cause e delle conseguenze, il danno alla salute è stato considerato come malattia, perché la dipendenza, almeno in modo parzialmente causale, era una conseguenza del disturbo della personalità. L'assicurato era stato poi posto al beneficio di una rendita AI (RCC 1992, pp. 180ss).

                               2.5.   Nella presente fattispecie con referto 14 gennaio 2003 i medici del Servizio psico-sociale di __________, dr. __________, psichiatra e psicoterapeuta e dr. __________, hanno evidenziato quanto segue:

"  (…)

La nostra perizia che mira ad accertare l'incapacità lavorativa del peritando è stata redatta in base a:

·                                    un colloquio ed esame psichiatrico del peritando con il Dr. med. __________, direttore di Settore, avvenuto in data 23 settembre 2002 presso il Servizio Psico Sociale di __________.

·                                    Un secondo colloquio avvenuto presso il Servizio Psico Sociale di __________ in data 15 novembre 2002.

·                                    Una terza valutazione con il sottoscritto sempre avvenuta presso il Servizio Psico Sociale di __________ in data 17.12.2002.

·                                    Un colloquio telefonico con il medico curante Dr. med. __________ FMH in medicina interna.

·     Esame degli atti da voi messi cortesemente a disposizione.

A.    Dati clinici

1.    Anamnesi

         Anamnesi familiare

Nel gentilizio non vengono riferiti disturbi psichiatrici né malattie organiche invalidanti. Tuttavia i genitori percepiscono entrambi una rendita di invalidità intera. Il peritando è secondogenita di una fratria di due. I genitori sono di origine italiana. II padre ha 52 anni e ha lavorato come muratore fino ad alcuni anni fa quando gli viene assegnata una rendita di invalidità per problemi somatici (epatite C, mal di schiena). La madre 50enne, di professione animatrice, da anni percepisce una rendita d'invalidità in seguito ad un incidente automobilistico.

La sorella maggiore è sposata e lavora come impiegata d'ufficio.

         Anamnesi personale

Il peritando è nato in Ticino e riferisce dei problemi non meglio precisati sulla gravidanza e sul parto. Normali vengono riferite le principali tappe dello sviluppo psicomotorio.

L'inserimento e l'iter scolastico avvengono con difficoltà e il peritando riferisce di essere stato costretto ad andare all'asilo e a scuola. Si definisce un bambino ribelle e per i suoi comportamenti è stato in cura per un periodo dallo psicologo Dr. __________. Tuttavia il peritando porta a termine le scuole d'obbligo senza ripetere nessun anno. In seguito frequenta l'apprendistato di commercio riuscendo ad ottenere il diploma dopo sei anni.

All'età di 17 anni inizia ad abusare di cannabis, ed in seguito, all'età di 18 anni a tale abuso si aggiunge il consumo di eroina, inizialmente per via nasale ed in seguito per via venosa. In questo periodo, il peritando decide di "ribellarsi" contro la società cercando di non seguire più la strada che gli avevano fatto scegliere i genitori. Perde così il suo posto di lavoro come impiegato d'ufficio e si assiste ad un peggioramento del consumo di sostanze psicoattive. Inoltre, emergono i primi problemi con la giustizia e nel 1997 il peritando viene incarcerato per sei mesi.

Terminato il periodo di disoccupazione, il peritando chiede l'assistenza al comune di Arbedo e nel corso di questi anni, gli vengono offerti due programmi occupazionali che il peritando rifiuta dicendo di non sentirsi in grado di riprendere un'attività lavorativa.

Da circa quattro anni il peritando percepisce l'assistenza e da sette anni convive con una ragazza 24enne. Assume una terapia farmacologica a base di Metadone 140mg, Tranxilium 10mg e dello Stilnox prescritto dal Dr. med. __________. Grazie a questa terapia, il peritando riferisce che da anni non consuma più eroina.

Sul piano fisico, non si segnala una patologia specifica (sierologia negativa per AIDS ed epatite C).

         Evoluzione di risorse e deficit

Per quanto riguarda le risorse personali, il peritando non ha presentato problemi particolari durante le scuole dell'obbligo ma ha terminato l'apprendistato di commercio con difficoltà ripetendo tre anni.

Dopo il diploma ha continuato il lavoro come impiegato d'ufficio per pochi mesi, in seguito è stato in disoccupazione ed attualmente da quattro anni è in assistenza. Da segnalare che il peritando non fornisce una versione precisa sulla sua attività lavorativa dopo il diploma (non si ricorda le date degli avvenimenti importanti della sua vita ecc.).

         Sviluppo della malattia e risultati della terapia

Da diversi anni (sei-sette anni) il peritando non ha svolto alcuna attività lavorativa ma ciò, non è dovuto ad una patologia specifica. Dal 1992 presenta una dipendenza da sostanze psicoattive multiple e da circa tre anni è in terapia sostitutiva con Metadone. Grazie a tale cura, il peritando non consuma più eroina da diversi anni, ma c'è un regolare consumo di cannabis.

2.      Dati soggettivi dell'assicurato

Questi dati emergono dai colloqui avvenuti presso il nostro Servizio Psico Sociale di __________. II peritando si è presentato puntuale al primo colloquio, ma non si è presentato al secondo appuntamento. E' stato successivamente convocato in diverse occasioni fino al 15 novembre, quando si è presentato per il secondo colloquio.

II peritando riferisce innanzitutto il suo bisogno di riflettere e di lavorare su sé stesso per cancellare tutto ciò che la società durante gli anni di scolarizzazione ha inserito nel suo cervello. Si lamenta di una debolezza dì mente e fisica che non gli permette di svolgere alcuna attività lavorativa e sostiene la sua situazione personale come conseguenza di una malattia.

Sul piano relazionale, il peritando dichiara di non riuscire a sopportare nessuno e di essere chiuso in un severo ritiro sociale. Per questo motivo ha invertito il suo ritmo sonno veglia e cerca di evitare qualsiasi contatto sociale. Ammette comunque di uscire per fare la spesa e di ritirare la sua terapia farmacologica e di frequentare i genitori con i quali ha un buon rapporto. Dichiara di non essere interessato a nulla e di apprezzare solo le ore notturne che passa davanti alla televisione per vedere i programmi socioculturali. Riferisce che per il momento non ha le forze mentali e fisiche per affrontare un'attività lavorativa o una riqualifica professionale. Non riesce a fornire una data circa la fine di "questo periodo di riflessione", ma ritiene che ci vogliono anni per poter cancellare tutto quello che la società, tramite l'istruzione, ha causato nella sua personalità.

3.      Constatazioni obiettive

         Status psichiatrico

II peritando dimostra la sua età biologica ed è sufficientemente curato nell'abbigliamento e nella persona. Si presenta orientato su sé stesso, nello spazio e nel tempo.

II rapporto affettivo è facile da instaurare e l'atteggiamento è collaborante. Il campo di coscienza è integro. La memoria, l'attenzione e la comprensione sono ben conservate.

Non si rilevano alterazioni della percezione e le capacità associative del pensiero sono conservate. II pensiero è concentrato prevalentemente sul suo rifiuto della nostra società e del suo funzionamento.

L'esame dell'affettività non evidenzia un importante flessione del tono dell'umore verso il polo negativo come pure non emerge uno stato di appiattimento ed impoverimento delle istanze emotive-affettive.

Non si rilevano manifestazioni di ansia. L'istinto vitale è ben conservato. Pur non essendo contento dell'attuale situazione, non emerge un pessimismo per quanto concerne le prospettive future.

         Colloquio con il Dr. med. __________.

Si tratta di un paziente che è in cura da anni dal collega per una politossicodipendenza. Nel corso del trattamento il paziente è stato sottoposto ad una terapia metadonica di mantenimento con buoni risultati. Secondo il medico curante il peritando sarebbe abile al 100% data l'assenza di una patologia invalidante.

4.      Diagnosi

4.1    Diagnosi con ripercussioni sulla capacità di lavoro

L'esame psichiatrico confrontato dai rilievi anamnestici appresi dagli atti e dal peritando consentono di individuare un quadro clinico riferibile ad una sindrome di dipendenza da sostanze psicoattive multiple attualmente in astinenza, ma in trattamento metadonico di mantenimento (ICD10-F:19.23) in struttura di personalità schizoide.

         Esistenti da quando?

Da anni (5-6 anni).Come già riferito, il peritando non fornisce le date precise dell'interruzione dell'attività lavorativa, del periodo di disoccupazione e dell'inizio dell'assistenza.

4.2    Diagnosi senza ripercussioni sulla capacità di lavoro

         --

5.      Valutazione e prognosi

Si tratta di un paziente svizzero, celibe, di professione impiegato di commercio. Ha terminato l'apprendistato di commercio con difficoltà ed in seguito ha lavorato per pochi mesi come impiegato. Successivamente non svolge nessuna attività lavorativa e terminato il periodo di disoccupazione, da tre, quattro anni percepisce l'assistenza dal Comune di Arbedo.

Durante questi anni, questa inabilità lavorativa non è stata mai giustificata da un certificato medico ed il peritando è stato seguito dal suo medico di famiglia per la prescrizione metadonica per il noto problema della tossicodipendenza.

Su consiglio dell'assistente sociale, che segue il peritando da anni, nell'agosto 2001, il signor __________ inoltra la richiesta di prestazione Al, dichiarando che la sua lunga inabilità lavorativa è dovuta a vari problemi fisici e mentali.

II medico curante, Dr. med. __________, con il suo rapporto dell'8 agosto 2001 riferisce che "dal punto di vista internistico non vi sono elementi patologici significativi" e propone una valutazione psichiatrica per valutare meglio la capacità lavorativa del peritando. Il collega indica come diagnosi una eroinomania in sostituzione metadonica ed uno stato ansioso depressivo.

II peritando, presenta una politossicodipendenza da circa 10 anni e attualmente è in terapia sostitutiva metadonica con buoni risultati. Inoltre è presente un disturbo del carattere caratterizzato da un isolamento sociale, presenza di pensiero magico, inadeguatezza nel rapportarsi agli altri, un bizzarro modo di esprimersi ed una marcata indifferenza nei confronti delle norme e delle convenzioni sociali. Presente inoltre una valida consapevolezza della sua situazione e dell'ambiente che lo circonda. Vi è anche una relativa assenza di sentimenti e freddezza emozionale.

Tuttavia, il quadro clinico sopradescritto, pur avendo molte analogie con dei disturbi psichiatrici gravi di tipo "schizofrenia simplex o disturbo schizotipico", a nostro avviso, al momento non giustifica una limitazione funzionale che possa effettivamente pregiudicare la capacità lavorativa del peritando. Infatti la non compromissione dell'esame di realtà che il peritando presenta induce chiaramente a formulare la diagnosi di struttura di personalità schizoide.

Durante i colloqui, anche il peritando riferisce che questo periodo di "riflessione" prima poi finirà ma non riesce a fornire una data precisa.

Dalla nostra osservazione, il peritando attualmente non presenta un quadro depressivo rilevante nonostante la sua difficile situazione personale. Inoltre non emergono manifestazioni di ansia e, per quanto riguarda il problema della tossicodipendenza, riferisce che da anni non consuma più eroina, ma ammette un consumo regolare di cannabis.

In considerazione di ciò riteniamo che da un punto di vista medico psichiatrico le condizioni di salute del peritando siano tali da permettergli una attività lavorativa al 100% quale impiegato d'ufficio.

Da un punto di vista clinico la prognosi e comunque incerta, molto dipenderà dagli stimoli e dalle motivazioni che il peritando avrà nel ritentare un nuovo inserimento lavorativo. Comunque durante i colloqui il peritando ha affermato di non aver intenzione di riprendere un'attività lucrativa e nel corso di questi anni, come già riferito, ha rifiutato senza prendere in considerazione due proposte di programma occupazionale.

B.     Conseguenze sulla capacità di lavoro

1.      Menomazioni (qualitative e quantitative) dovute ai disturbi constatati

1.1    A livello psicologico e mentale

Sulla base della nostra valutazione, al momento egli appare in grado di svolgere un'attività lucrativa nella misura del 100%.

1.2    A livello fisico

I problemi di ordine fisico (il peritando si lamenta di una stanchezza e mancanza di forza secondo lui dovuta alla terapia metadonica) non incidono sulla sua capacità lavorativa. Anche il medico curante, Dr. med. __________, condivide questa nostra opinione.

1.3    Nell'ambito sociale

La riferita compromissione delle capacità relazionali del peritando non si ripercuote sulla capacità lavorativa.

2.      Conseguenze dei disturbi sull'attività attuale

2.1    Come si ripercuotono i disturbi sull'attività attuale dell'assicurato?

Come già descritto dal profilo psichiatrico non emergono validi elementi che controindichino la ripresa di tale attività.

3.                                   L'ambiente di lavoro dell'assicurato è in grado di sopportarne i disturbi psichici?

         Da anni il peritando non ha alcuna attività lavorativa.

C.     Conseguenze sulla capacità di integrazione

Data l'entità del quadro clinico sopradescritto, riteniamo non indicati provvedimenti d'integrazione. II peritando comunque, al momento rifiuta qualsiasi intervento che porti ad una ripresa di un'attività lavorativa." (Doc. _)

                               2.6.   Perché un rapporto medico abbia valore probatorio è determinante che esso valuti ed esamini in maniera completa i punti litigiosi, si fondi su degli esami approfonditi, prenda conto di tutti i mali di cui si lamenta l'assicurato, sia stabilito in piena conoscenza dei suoi antecedenti (anamnesi) e sia chiaro nell'esposizione delle correlazioni mediche o nell'apprezzamento della situazione medica; le conclusioni dell'esperto devono inoltre essere motivate (Meyer‑Blaser, Die Rechtspflege in der Sozialversicherung, in BJM 1989 p. 31; DTF 125 V 352 consid. 3a e riferimenti; Pratique VSI 2001 p. 108 consid. 3a, 1997 p. 123; STFA del 18 marzo 2002 nella causa M. [I 162/01], consid. 2b).

                                         A proposito delle perizie mediche eseguite nell'ambito della procedura amministrativa il TFA ha già avuto modo di evidenziare che, nell'ipotesi in cui sono state eseguite da medici specializzati riconosciuti, hanno forza probatoria piena, se giungono a conclusioni logiche e sono state realizzate sulla base di accertamenti approfonditi, fintanto che indizi concreti non inducono a ritenerle inaffidabili (DTF 123 V 176, 122 V 161, 104 V 212; STFA inedite del 14 aprile 1998 nella causa O.B., del 28 novembre 1996 in re G.F., del 24 dicembre 1993 nella causa S.H.; SVR 1998 IV Nr. 1 pag. 2; SZS 1988 p. 329 e 332; ZAK 1986 p. 189).

                                         Nell'ambito del libero apprezzamento delle prove è in linea di principio consentito all'amministrazione e al giudice fondare la propria decisione su basi di giudizio interne all'istituto assicuratore. Per quanto riguarda l'imparzialità e l'attendibilità di simili prove, devono tuttavia essere poste delle esigenze severe (DTF 122 V 157).

                                         Nella DTF 125 V 351 (= SVR 2000 UV 10 pp. 33ss), la nostra Corte federale ha ribadito che ai rapporti allestiti da medici alle dipendenze di un'assicurazione deve essere riconosciuto pieno valore probante, a condizione che essi si rivelino essere concludenti, compiutamente motivati, di per sé scevri di contraddizioni e, infine, non devono sussistere degli indizi che facciano dubitare della loro attendibilità (DTF 125 V 352 consid. 3a). Il solo fatto che il medico consultato si trovi in un rapporto di dipendenza con l'assicuratore, non permette già di metterne in dubbio l'oggettività e l'imparzialità. Devono piuttosto esistere delle particolari circostanze che permettano di ritenere come oggettivamente fondati i sospetti circa la parzialità dell'apprezzamento (DTF 125 V 354 consid. 3b/bb).

Lo stesso vale per le perizie fatte esperire da medici esterni (DTF 104 V 31; ZAK 1986 p. 188; RAMI 1993 p. 95).

                                         Per quel che riguarda il medico di fiducia, infine, secondo la generale esperienza della vita, il giudice deve tener conto del fatto che, in dubbio, egli attesta a favore del suo paziente (DTF 125 V 353 consid. 3b/cc; Meyer-Blaser, Rechtsprechung des Bundesgerichts zum IVG, Zurigo 1997, p. 111).

Inoltre, in una sentenza del 5 ottobre 2001 pubblicata in DTF 127 V 294 e seg. il TFA ha fatto proprie le considerazioni esposte da Mosimann (Somatoforme Störungen: Gerichte und (psychiatrische) Gutachten, in: SZS 1999 pp. 105ss), in cui questo autore ha descritto in dettaglio i compiti del perito medico che deve esprimersi sul carattere invalidante di un'affezione somatoforme. Secondo Mosimann, in ambito psichiatrico l’esperto deve innanzitutto porre una diagnosi secondo una classificazione riconosciuta e pronunciarsi sulla gravità dell'affezione. Il perito deve anche valutare l'esigibilità della ripresa di un'attività lucrativa da parte dell'assicurato. Tale prognosi deve tener conto di diversi criteri, quali il carattere premorboso, l'affezione psichica e quelle organiche croniche, la perdita d'integrazione sociale, un eventuale profitto tratto dalla malattia, il carattere cronico della malattia, la durata pluriennale della stessa con sintomi stabili o in evoluzione e l'impossibilità di ricorrere a trattamenti medici secondo la regola d'arte. La prognosi sfavorevole deve essere fatta in base all’insieme dei succitati criteri. Inoltre, l'esperto deve esprimersi sull'aspetto psicosociale della persona esaminata. Del resto, un rifiuto di una rendita deve ugualmente basarsi su diversi criteri, tra i quali le divergenze tra i dolori descritti e quelli osservati, le allegazioni sull'intensità dei dolori la cui descrizione rimane sul vago, l'assenza di una richiesta di cura, le evidenti divergenze tra le informazioni fornite dal paziente e quelle risultanti dall'anamnesi, il fatto che le lamentele molto dimostrative lascino l'esperto insensibile, come pure le allegazioni di grandi handicap nonostante un ambiente psico-sociale intatto (STCA inedita 27 settembre 2001 nella causa A., inc. 32.1999.124).

                                         Il TFA ha inoltre precisato che trattandosi di valutazione di questioni che richiedono una perizia psichiatrica, per principio è necessaria una consultazione per conferire valore probante alle conclusioni del perito (DTF 127 I 54 consid. 2e-g=RAMI 2001 p. 345 s)

                               2.7.   In concreto, in esito ad un approfondito e dettagliato esame dello stato di salute dell'assicurato, nel referto 14 gennaio 2003 - cui va senz'altro attribuito pieno valore probatorio conformemente ai succitati parametri giurisprudenziali -  i periti, sulla base di tre consultazioni, dell'esame degli atti medici a loro disposizione, dopo illustrazione dei dati anamnestici (anamnesi familiare, personale, evoluzione di risorse e deficit, sviluppo della terapia e suoi risultati) dei dati soggettivi e delle costatazioni obiettive (status psichiatrico e colloquio con il medico curante), sulla scorta di una approfondita valutazione anche dal profilo prognostico, hanno quindi concluso che l'assicurato, affetto da una sindrome da dipendenza da sostanze psicoattive multiple attualmente in astinenza ma in trattamento metadonico (ICD 10-F:19.23) in struttura di personalità schizoide, quale impiegato d'ufficio presenta, dal punto di vista psichiatrico, una piena capacità lavorativa (ciò che risulta del resto corrispondere al parere espresso dal medico curante), evidenziando inoltre, per quanto riguarda i problemi di ordine fisico (stanchezza e mancanza di forza dovuta a detta dell'assicurato alla terapia metadonica), che essi non incidono sulla sua capacità lavorativa e rilevando infine che l'asserita compromessa capacità relazionale dell'interessato non si ripercuote sulla capacità al lavoro.

                                         Stante quanto precede, sulla base delle affidabili e concludenti risultanze peritali è da ritenere siccome dimostrato con il grado di certezza richiesto nelle assicurazioni sociali (DTF 125 V 195 consid. 2 e i riferimenti ivi citati, 115 V 142 consid. 8b, 113 V 323 consid. 2a, 112 V 32 consid. 1c, 111 V 188 consid. 2b) che __________ non presenta un'invalidità ai sensi della LAI, non essendo in casu rinscontrabili elementi che permettono di stabilire che la tossicodipendenza abbia provocato o sia la conseguenza di un danno alla salute psichica né tantomeno fisica dell'assicurato, assimilabile a malattia avente per effetto la diminuzione della sua capacità di guadagno.

                                         A giusta ragione, quindi, l'UAI ha respinto la domanda di prestazioni.

                                         Ne consegue la conferma del querelato provvedimento e la reiezione del gravame.

Per questi motivi

dichiara e pronuncia

                                 1.-   Il ricorso é respinto.

                                 2.-   Non si percepisce tassa di giustizia, mentre le spese sono poste a carico dello Stato.                             

                                 3.-   Comunicazione agli interessati i quali possono impugnare il presente giudizio con ricorso di diritto amministrativo al Tribunale federale delle assicurazioni, Schweizerhofquai 6, 6004 Lucerna, entro 30 giorni dalla comunicazione.

                                         L'atto di ricorso, in 3 esemplari, deve indicare quale decisione è chiesta invece di quella impugnata, contenere una breve motivazione, e recare la firma del ricorrente o del suo rappresentante. Al  ricorso dovrà essere allegata la decisione impugnata e la busta in cui il ricorrente l'ha ricevuta.

terzi implicati

Per il Tribunale cantonale delle assicurazioni

Il vicepresidente                                                    Il segretario

Raffaele Guffi                                                         Fabio Zocchetti

32.2003.85 — Ticino Tribunale cantonale delle assicurazioni 28.04.2004 32.2003.85 — Swissrulings