Raccomandata
Incarto n. 31.2002.50 ZA/tf
Lugano 22 ottobre 2003
In nome della Repubblica e Cantone del Ticino
Il vicepresidente del Tribunale cantonale delle assicurazioni
Giudice Raffaele Guffi
con redattore:
Zaccaria Akbas, vicecancelliere
segretario:
Fabio Zocchetti
statuendo sulla petizione del 6 novembre 2002 ai sensi dell'art. 52 LAVS di
_____________,
contro
_____________, rappr. da: ____________
In relazione alla fallita _______________
ritenuto, in fatto
1.1. La ditta __________, con sede a __________, a seguito della modifica statutaria e ragione sociale (in precedenza __________, cfr. doc. _), è stata iscritta a Registro di Commercio di __________ il 18 febbraio __________ (cfr. doc. _ e estratto RC informatizzato; FUSC del 24 febbraio __________).
In data 21 giugno 2001 è stata pubblicata l'iscrizione dell'ulteriore modifica statutaria, segnatamente la nuova ragione sociale __________ con sede a __________.
Lo scopo sociale della società consisteva nella compravendita, l'importazione e il noleggio d impianti di sicurezza o d'allarme e di sistemi elettrici.
__________ ha ricoperto la carica di membro del consiglio di amministrazione della società dalla costituzione (17 febbraio __________) sino al 15 settembre 2000, con diritto di firma individuale (cfr. doc. _ e estratto RC informatizzato). La radiazione venne pubblicata in data 20 ottobre 2000 (FUSC 20 ottobre __________).
La ditta __________ è stata affiliata alla Cassa cantonale di compensazione AVS in qualità di datrice di lavoro dal 1° ottobre 1994 al 31 maggio 1996.
La ditta __________ è stata affiliata alla Cassa cantonale di compensazione AVS in qualità di datrice di lavoro dal 1° giugno 1996 al 29 febbraio 2000.
La ditta __________ è stata affiliata alla Cassa cantonale di compensazione AVS in qualità di datrice di lavoro dal 1° marzo 2000 al 30 giugno 2001.
La ditta __________ è stata affiliata alla Cassa cantonale di compensazione AVS in qualità di datrice di lavoro dal 1° luglio 2001 al 28 febbraio 2002 quale "ente senza salari".
La società entrò in mora con il pagamento dei contributi, per cui la Cassa dovette - come risulta dagli atti - sistematicamente diffidare la società dal mese di agosto 1995 e precettarla a partire dal mese di aprile 1998 (cfr. doc. _).
In data 10 settembre 2001, l'UEF di __________ ha rilasciato un attestato di carenza beni per un importo di fr. 2'990.55 (cfr. doc. _).
Con decreti 29 luglio 2001 e 8 ottobre 2001 il Pretore di __________ ha dichiarato l'apertura del fallimento e la sospensione delle procedura della __________, già __________, ai sensi dell'art. 230 LEF (FUSC del 17 ottobre __________).
La Cassa ha pertanto insinuato all'Ufficio esecuzioni e fallimenti di __________ il proprio credito di fr. 48'215.05 per contributi paritetici impagati per gli anni dal 1995 al 1996 e dal 2001 al 2002, per quest'ultimo anno sino al mese di giugno (cfr. doc. _).
La procedura fallimentare è stata definitivamente chiusa per mancanza di attivi, in quanto nessun creditore ha anticipato le spese come richiesto nella pubblicazione apparsa sul FUSC (cfr. doc. _).
1.2. Per questo motivo, costatato di aver subito un danno, il 5 settembre 2002 la Cassa ha emesso nei confronti di __________ una decisione di risarcimento danni ex art. 52 LAVS di fr. 26'385.45, in via solidale per analogo periodo ed importo con __________ e __________ (cfr. doc. _).
1.3. Con opposizione 7 ottobre 2002, __________, rappresentato dallo Studio legale avv. __________, ha respinto l'addebito di intenzionalità e grave negligenza, sollevando, tra l'altro, la perenzione del credito risarcitorio. __________ sarebbe entrato nel CdA della società su richiesta di __________ e __________; egli non si sarebbe mai occupato né della gestione operativa né di quella amministrativa. Ad occuparsi di tutto ciò erano __________, membro del CdA, e __________, presidente.
__________ sostiene di essersi nondimeno informato regolarmente circa il pagamento degli oneri sociali, ottenendo puntuali assicurazioni in merito. Non appena si sarebbe accorto che le promesse iniziali fatte da __________ e __________ non sarebbero state mantenute, ha inoltrato immediatamente le proprie dimissioni.
Egli contesta inoltre di dover essere reso responsabile del mancato pagamento dei contributi antecedenti la sua entrata in seno al CdA della società (cfr. doc. _).
1.4. Con petizione 6 novembre 2002, la Cassa ha postulato la condanna di ___________ al pagamento di fr. 13'158.35. In merito alla eccezione di perenzione la Cassa ha precisato:
" (…)
La presente azione risarcitoria non è perenta, poiché è stata promossa nell'anno della conoscenza del danno che – nella fattispecie – è avvenuta con il rilascio dell'attestato carenti di beni datato 10 settembre 2001 (Doc. _).
Gli eventi successivi, segnatamente l'apertura del fallimento e sospensione della procedura per mancanza di attivi, ai sensi dell'art. 230 – pubblicazione sul FUSC del 17 ottobre __________– non hanno modificato il momento della conoscenza del danno. (…)" (Doc. _)
Nel merito della vertenza, la Cassa ha precisato:
" Pure la censura della controparte secondo la quale la decisione risarcitoria è nulla, poiché carente di motivazione, deve essere respinta per le motivazioni seguenti.
Le decisioni amministrative devono essere motivate. In particolare, esse devono contenere una descrizione della fattispecie rilevante e delle considerazioni giuridiche (cfr. Locher, Grundriss des Sozialversicherungsrechts, 2.a edizione, Berna 1997, § 54 N. 17, pag. 354).
Nella fattispecie, nella decisione del 5 settembre 2002, la Cassa ha richiesto al signor __________ un risarcimento dei danni in quanto membro del Consiglio di amministrazione della __________, ora fallita __________, dal 24 febbraio 2000 al 20 ottobre 2000.
La Cassa ha inoltre elencato i motivi per cui il convenuto è risultato destinatario della decisione risarcitoria, riportando il tenore dell'art. 52 LAVS e precisando che, nel caso in cui il danno è stato causato da una persona giuridica, "deve rispondere a persona fisica che ha causato, come organo della persona giuridica, la perdita dei contributi (art. 55 cpv. 2 CC)".
Sulla base di questi elementi il convenuto ha presentato la sua opposizione motivando ed argomentando la propria tesi, quand'anche non necessario, a conferma che egli ha, da un lato, ben compreso il contenuto della decisione di risarcimento danni e, dall'altro, ben potuto determinarsi in merito, sicché alcuna violazione del suo diritto di essere sentito è ravvisabile.
Segnatamente all'ammontare del credito risarcitorio, di cui alla predetta decisione, l'attrice rileva che la responsabilità del convenuto, nella presente causa, è limitata ai contributi paritetici AVS non soluti e relativi al periodo di appartenenza del CdA della società, ossia agli acconti mensili da aprile ad agosto 2000, pari a fr. 13'158.35 (Doc. _), come risulta dalla lettera richiesta acconto del 30 marzo 2000 (Doc. _) (…).
Quindi, anche al convenuto spettava l'obbligo di vigilare sull'andamento della società in particolare per quanto riguarda il pagamento dei contributi.
Nella circostanza, la dichiarazione 20 settembre 2002, esibita dalla controparte, con la quale si confermerebbe l'estraneità del convenuto alle attività della società (Doc. _), risulta ininfluente ai fini della presente vertenza ritenuta la giurisprudenza sopra esposta.
Prove: c. s.
Riguardo all'affermazione di controparte secondo la quale i signori ____________ e __________ avrebbero puntualmente assicurato il convenuto circa il pagamento dei contributi, l'attrice evidenzia come il signor ____________, nella veste di membro del CdA, non poteva, se del caso, accontentarsi di semplici dichiarazioni verbali.
II convenuto avrebbe dovuto verificare puntualmente e personalmente che i contributi venissero effettivamente pagati.
Anche il conto economico e il bilancio della società al 31 dicembre 2000, esibiti dalla controparte (Doc. _), risultano ininfluenti in questo contesto, poiché riferitesi all'intero anno 2000 e stampati con data 31 dicembre 2000, epoca in cui il convenuto era già dimissionario.
L'essersi fidato delle dichiarazioni di __________ e _________ senza una verifica accurata della situazione finanziaria della ditta, è segno di una grave negligenza del membro del CdA di una società anonima. I controlli avrebbero permesso al convenuto di appurare la reale situazione finanziaria della società (STFA inedita dell'8 marzo 2001 in re A. C., G. P. e F. F., consid. 8b).
Prove: c. s.
Nell'evenienza concreta significativi sono tuttavia i motivi che hanno portato il convenuto a dimissionare.
Infatti, dall'opposizione si evince che il convenuto non ha dimissionato poiché impedito di raccogliere informazioni specificatamente ai contributi sociali, ma esclusivamente "quando si è reso conto che i due membri (___________ e _________) mai
avrebbero mantenuto le promesse fatte circa l'espansione della società in altro settore, dimostrando la più scarsa serietà".
Pertanto la circostanza che il convenuto non ha esercitato il potere decisionale che il mandato gli conferiva, non lo scagiona dalla sua responsabilità ex art. 52 LAVS (STFA inedita del 13 febbraio 1995 in re W. P. e S. P.), e ciò sia in considerazione della mancata diligenza sia dal fatto che la violazione delle norme legali è possibile anche per omissione.
(…)
Da ultimo, con particolare riferimento al periodo di appartenenza al CdA del convenuto, l'attrice prende atto che lo stesso è stato organo formale della __________ per un periodo relativamente breve.
Tuttavia, tale fatto deve essere valutato nell'insieme delle circostanze del caso. La ditta ha iniziato l'attività, con la nuova ragione sociale e con il nuovo CdA il 18 febbraio 2000 (pubblicazione FUSC 24 febbraio _________).
Per tutto il periodo di affiliazione la nuova ragione sociale non ha versato alcun acconto a titolo di contributi paritetici (Doc. _,), per cui è difficile individuare qualsiasi motivo di giustificazione atto a scagionare il convenuto.
II convenuto prima di entrare a far parte del CdA avrebbe dovuto verificare la situazione patrimoniale della società ed accettare il mandato solo se ci fossero state le premesse per un'attività che potesse perlomeno garantire il salario ai dipendenti con il relativo versamento degli oneri sociali.
La documentazione agli atti (Doc. _) conferma invece che tali garanzie non sussistevano e che il convenuto ha omesso di verificarne l'esistenza. Inoltre la precedente ragione sociale ___________, è stata diffidata e poi precettata per l'incasso dei contributi dovuti per il IV. trimestre 1997, ciò che avrebbe dovuto spingere il nuovo amministratore ad analizzare i motivi di tale ritardo (STCA inedita del 17 aprile 2001, in re S. A e C. B.).
Diversa sarebbe stata la situazione se, dopo anni di attività della ditta, questa attraversava un periodo di illiquidità e che per un breve periodo era costretta a differire il pagamento dei contributi al fine di poter salvare l'azienda (…)." (Doc. _)
1.5. Con risposta 5 dicembre 2002, __________, rappresentato dallo Studio legale avv__________, ha precisato quanto segue:
" AD 5
La Cassa cantonale di compensazione non comprova quando esattamente è stata costatata l'esistenza del danno subito. La data d'emanazione della decisione di risarcimento "5 settembre 2002" è perciò da considerare puramente arbitraria.
Prove: documenti, testi, interrogatorio formale.
AD 6 Ammesso.
IN DIRITTO DI PETIZIONE:
AD 1
È ammessa l'esposizione dei presupposti dell'art. 52 LAVS.
Si concretizza però che l'obbligo di risarcimento del datore di lavoro ai sensi dell'art. 52 LAVS per danni subiti dalla Cassa di compensazione comprende unicamente i contributi dovuti dal lavoratore. Siccome nel caso in esame si tratta di contributi dovuti dal datore di lavoro stesso, quest'ultimo si trova nella posizione di un comune debitore di contributi. Ne risulta di conseguenza che i contributi dovuti dal datore di lavoro stesso non possono essere risarciti mediante c/o con l'aiuto dell'art. 52 LAVS (Winzeler, Die Haftung der Organe und der Kassentrager in der AHV, Diss. Ztirich 1952, S. 24).
L'estratto conto dei contributi paritetici del periodo 01.03.2000-31.08.2000 per un totale di CHF 13'158.35 per i quali la Cassa di compensazione ritiene responsabile il signor ____________ (allegato della Cassa di compensazione nella decisione di risarcimento del 5 settembre 2002) contiene però i contributi complessivi dovuti, cioè sia da parte del datore di lavoro che da parte del lavoratore.
Tenuto conto di quanto sopra esposto, la parte dei contributi che spetta al datore di lavoro stesso non può essere richiesta tramite un'azione di risarcimento di danno secondo l'art. 52 LAVS.
Di conseguenza si evidenzia l'erroneità del calcolo dell'importo di risarcimento, motivo per cui la relativa decisione di risarcimento della Cassa di compensazione del 5 settembre 2002 deve essere interamente annullata.
Prove: documenti, testi, interrogatorio formale.
(…)
In concreto la Cassa non dimostra la tempestività della sua decisione.
Il 29 luglio 2001 sarebbe stato dichiarato il fallimento della ___________. Occorre al proposito richiamare l'incarto relativo alla procedura fallimentare e alle precedenti esecuzioni promosse dalla Cassa, in quanto non appare chiaro quando la stessa abbia accertato o fosse stata in grado di accertare, facendo uso dell'attenzione da lei esigibile, che la situazione fosse tale da non più permettere l'incasso dei contributi.
Nella sua decisione la Cassa parla infatti di un "attestato di carenza beni relativo all'acconto contributi paritetici per il mese di aprile 2000" rilasciato il 10.9.2002 e di successiva insinuazione del credito complessivo, senza indicare di quali informazioni disponesse prima di tali eventi.
L'eccezione d'intervenuta perenzione come ritenuta nell'opposizione del 7 ottobre 2002 è perciò da ritenere, in mancanza di prove contrarie, interamente confermata.
Prove: documenti, testi, richiamo dall'UEF-__________ e UE-__________ degli incarti relativi alle procedure esecutive promosse dalla Cassa cantonale di compensazione nei confronti di __________, _____________, __________ e _________ nonché dall'UEF-_____________ dell'incarto relativo al fallimento della _____________.
AD 3
Recisamente contestata.
Come già esposto in sede di opposizione, il signor ___________ non era né è al corrente del personale alle dipendenze della società fallita. La Cassa si è limitata a produrre la distinta dei salari relativa alla __________ per gli anni '95 e '96. Non è invece dato di sapere chi fosse alle dipendenze della ____________ nel periodo in cui __________ ricoprì la carica di membro del CdA e con quali salari. Il conteggio relativo al periodo contributivo 1.3.00/31.8.00 non è supportato da alcun giustificativo né vengono date indicazioni in merito nella decisione risarcitoria.
In ragione della documentazione e della motivazione assolutamente carenti, il signor ___________ non essendo in grado di prendere posizione sebbene di fronte ad una richiesta risarcitoria di sì elevato importo risultando così gravemente pregiudicato nel suo diritto di essere sentito, la decisione della Cassa deve essere considerata a tutti gli effetti nulla.
(…)
AD 4
È ammesso che una presunta responsabilità del convenuto (nel caso per il quale fossero adempiuti gli altri presupposti necessari) si limiterebbe assolutamente ai contributi paritetici relativi al periodo di appartenenza al CdA di quest'ultimo della società __________ e perciò a CHF 13'158.35 e non come dalla Cassa di compensazione ritenuto nella sua decisione di risarcimento del 2 settembre 2002 a CHF 26'385.45.
S'intende sottointeso che qualsiasi responsabilità personale sia comunque, in mancanza di altri presupposti, recisamente contestata.
Prove: c.s.
AD 5
È vero che incombe al datore di lavoro far valere e provare validi motivi di giustificazione e di discolpa, è però anche vero che secondo le citate decisioni del Tribunale Federale (DTF 108 V 186 e 193 consid. 2b) sussiste anche l'obbligo per la Cassa di compensazione di badare agli indici che permetterebbero di concludere che l'inosservanza delle prescrizioni legali apparirebbe legittima e non colposa.
Nel caso in concreto risulta però palese come la Cassa di compensazione non ha assolutamente avuto alcun riguardo alle circostanze in concreto, obbligando sia il signor _________ come pure i signori __________ e _________ a pagare tale risarcimento, pur essendoci in realtà delle marginali differenze tra i poteri dei tre amministratori di agire e gestire per la società in questione.
Prove: c.s.
AD 6
Confermata l'opposizione, contestata la petizione.
Per quanto riguarda i presupposti della responsabilità rispettivamente dell'intenzionalità o della negligenza grave con le quali sarebbe stato causato un danno alla Cassa di compensazione, si fa riferimento a tutto quanto esposto in sede di opposizione del 7 ottobre 2002." (Doc. _)
1.6. Con osservazioni 23 dicembre 2002, la Cassa ha precisato:
" Con riferimento alla risposta di causa inoltrata dalla convenuta in data 5 dicembre 2002, intimata alla cassa con comunicazione pervenuta il 10 dicembre 2002, nel termine di 10 giorni fissato che giunge a scadenza il 6 gennaio 2003, ritenuta la non decorrenza dei termini durante le ferie giudiziarie, la Cassa comunica di non avere altri mezzi di prova da presentare, mentre nel merito si osserva quanto segue.
Contrariamente a quanto sostenuto dal convenuto, per costante giurisprudenza costituiscono elementi del danno risarcibile ex art. 52 LAVS, tra l'altro, i contributi AVS/AI/IPG, sia per la parte del salariato che quella del datore di lavoro (Pratique VSI 1994 pag. 104; STCA inedita del 10 giugno 2002 in re S.A).
Sulla tempestività dell'azione di risarcimento danni, la Cassa rinvia integralmente a quanto esposto in petizione, precisando ancora che, la procedura fallimentare della società, segnatamente la pubblicazione dell'apertura del fallimento e rispettivamente della sospensione della procedura di liquidazione per mancanza di attivi, avvenute su FUC del 17 ottobre 2001, posticiperebbe nel tempo il momento della conoscenza del danno.
In effetti, per costante giurisprudenza del TFA, nel caso di una sospensione della procedura fallimentare per mancanza di attivi ex art. 230 LEF, la Cassa ha conoscenza di avere subito un danno con la pubblicazione della sospensione sul FUSC, per cui da quel momento il termine di un anno per l'esercizio del diritto al risarcimento inizia a decorrere (RCC 1990 pag. 306 consid. 4bb; DTF 126 V 443 ss).
Fissando il momento della conoscenza del danno al giorno del rilascio dell'attestato di carenza di beni datato 10 settembre 2001, la Cassa ha dunque pienamente ossequiato il termine perentorio di cui all'art. 82 OAVS." (doc. _)
in diritto
In ordine
2.1. La presente vertenza non pone questioni giuridiche di principio e non è di rilevante importanza (ad esempio per la difficoltà dell’istruttoria o della valutazione delle prove). Il TCA può dunque decidere nella composizione di un Giudice unico ai sensi degli articoli 26 c cpv. 2 della Legge organica giudiziaria civile e penale e 2 cpv. 1 della Legge di procedura per le cause davanti al Tribunale delle assicurazioni (cfr. STFA del 21 luglio 2003 nella causa N., I 707/00; STFA del 18 febbraio 2002 nella causa H., H 335/00; STFA del 4 febbraio 2002 nella causa B., H 212/00; STFA del 29 gennaio 2002 nella causa R. e R., H 220/00; STFA del 10 ottobre 2001 nella causa F., U 347/98 pubblicata in RDAT I-2002 pag. 190 seg.; STFA del 22 dicembre 2000 nella causa H., H 304/99; STFA del 26 ottobre 1999 nella causa C., I 623/98).
Nel merito
2.2. Va innanzitutto rilevato che con il 1° gennaio 2003 è entrata in vigore la legge sulla parte generale del diritto delle assicurazioni sociali (LPGA), che tuttavia non è applicabile al caso di specie considerato che il giudice delle assicurazioni sociali non tien conto di modifiche legislative e di fatto verificatesi dopo il momento determinante della resa del provvedimento amministrativo, in casu il 5 settembre 2002 (STFA del 20 marzo 2003, nella causa B., H 27/02, consid. 1, pag. 2, STFA del 9 gennaio 2003 nella causa A., P 76/01, consid. 1.3, pag. 4; STFA del 9 gennaio 2003 nella causa C., U 347/01, consid. 2 pag. 3 e STFA del 9 gennaio 2003 nella causa P., H 345/01, consid. 2.1, pag. 3; DTF 127 V 467 consid. 1, DTF 121 V 366 consid. 1b).
Per cui ogni riferimento alle norme applicabili in concreto va inteso nel tenore in vigore fino al 31 dicembre 2002.
2.3. In virtù dell'art. 52 LAVS "il datore di lavoro deve risarcire alla cassa di compensazione i danni da lui causati violando, intenzionalmente o per negligenza grave, le prescrizioni".
I presupposti dell'obbligo di risarcimento sono quindi l'esistenza di un danno, la violazione delle prescrizioni vigenti in materia di contributi paritetici, da parte del datore di lavoro, e l'intenzionalità o la negligenza grave.
Nell’ipotesi in cui il datore di lavoro è una persona giuridica, che è stata sciolta allorché la pretesa viene fatta valere, possono essere convenuti, in via sussidiaria, i suoi organi responsabili (DTF 123 V 15 consid. 5b con riferimenti; SVR 2001 AHV Nr. 6, pag. 20).
Sussidiarietà significa che la cassa di compensazione deve innanzitutto rivolgersi al datore di lavoro. Solo nel caso in cui il datore di lavoro non può far fronte al suo obbligo contributivo la cassa di compensazione può agire sussidiariamente e direttamente contro i suoi organi (cfr. DTF 113 V 256 consid. 3; STFA del 16 aprile 2003 nella causa P., D., B., H 234/02 + 237/02 + 239/02, consid. 6.3). Generalmente questo è il caso in cui la cassa accusa un danno a seguito del fallimento della società datrice di lavoro (cfr. Thomas Nussbaumer, Die Haftung des Verwaltungsrates nach Art. 52 AHVG, in AJP/PJA 1996 pag. 107.; Frésard, Les développements récents de la jurisprudence du Tribunal fédéral des assurances relative à la responsabilité de l’employeur selon l’art. 52 LAVS, in RSA 1991, no. 2 pag. 163).
Il rilascio dell’attestato di carenza beni definitivo in una procedura di esecuzione in via di pignoramento attesta ufficialmente, oltre al mancato adempimento all’obbligo di versare i contributi, l’insolvibilità del datore di lavoro. Quindi alla Cassa è lecito richiedere il risarcimento ex art. 52 LAVS agli organi anche se la società esiste giuridicamente (cfr. RCC 1988 pag. 137 consid. 3c). Per questo, dalla notifica di tale atto, non vi è motivo per non iniziare una procedura di risarcimento contro i suoi organi sussidiariamente responsabili (RCC 1988 pag. 137 consid. 3c, confermato in RCC 1991 pag. 135 consid. 2a; cfr. critica in M. Kunz, Die Schadenersatzplicht des Arbeitsgebers in der AHV, Diss. Winterthur 1989 pag. 63).
Il TFA ha recentemente riesaminato il problema della responsabilità sussidiaria degli organi ed ha concluso che la prassi finora adottata a proposito dell'art. 52 LAVS deve essere ancora mantenuta (cfr. DTF 129 V 11 = Pratique VSI 2003, pag. 79 ss).
L'Alta Corte ha in particolare precisato che né dal messaggio del Consiglio federale concernente l'11a revisione dell'AVS ( DTF 129 V 13 consid. 3.3.), né dai lavori preparatori della LPGA (DTF 129 V 13 consid. 3.5.; STFA del 3 settembre 2003 nella causa M., 37/02, consid. 2) sono emerse indicazioni per un cambiamento della prassi finora adottata.
2.4. ____________ ha sollevato l'eccezione di perenzione sostenendo che la Cassa avrebbe dovuto rendersi conto di aver subito un danno ben prima del decreto di sospensione per mancanza di attivi dell'8 ottobre 2001 (pubblicazione FUSC 17 ottobre ________).
Va innanzitutto rilevato che, ai sensi dell’art. 82 cpv. 1 OAVS il diritto al risarcimento dei danni si prescrive quando la Cassa di compensazione non lo fa valere mediante una decisione entro un anno dal momento in cui ne ha avuto conoscenza e, in ogni caso, decorsi 5 anni dal giorno in cui essi si sono avverati. Contrariamente al tenore letterale dell’art. 82 OAVS, si tratta di termini di perenzione, che vengono accertati d’ufficio (cfr. DTF 128 V 12, consid. 1; DTF 126 V 451, consid. 2a; STFA del 24 gennaio 2002 nella causa L., H 51/00, consid. 5a).
D’altra parte la Cassa ha conoscenza del danno nel momento in cui, facendo uso dell’attenzione da lei esigibile, accerta che la situazione di fatto non permette l’esazione dei contributi e consente di fondare la decisione di risarcimento (cfr. DTF 128 V 17, consid. 2a; DTF 126 V 444 consid. 3a; DTF 121 III 388 consid. 3a e b; DTF 119 V 92 con riferimenti; cfr. anche DTF 121 V pag. 240).
Il termine perentorio di un anno inizia inoltre a decorrere solo dal giorno in cui, accanto al danno, la Cassa ha pure conoscenza della persona tenuta al risarcimento (cfr. STFA del 23 agosto 2002 nella causa V. V. e M. C., H 405+406/00, consid. 3.4; Pratique VSI 2002 pag. 96; STFA del 4 aprile 2002 nella causa T. F SA, H 221/01, consid. 3b e riferimenti, DTF 111 V 14; RCC 1991 pag. 132;).
Il TFA ha altresì precisato che il credito risarcitorio della Cassa nasce il giorno in cui il danno è causato. Nell’ambito di un fallimento del datore di lavoro detto giorno è quello dell’apertura del fallimento stesso, poiché è da questo momento che gli oneri sociali scoperti non possono più essere recuperati seguendo la procedura ordinaria (DTF 123 V 15 consid. 5b e c, 170 consid. 2b, 121 III 384 consid. 3bb, 388 consid. 3a e b riferimenti; principi recentemente riconfermati in STFA inedita dell'8 novembre 1999 in re G. H., pag. 4).
Decisiva per la decorrenza del termine annuo di perenzione non è però la data d’insorgenza del danno, ma quella in cui la cassa di compensazione ne viene effettivamente a conoscenza (cfr. Nussbaumer, “Das Schadenersatzverfahren nach art. 52 AHVG” pag. 109, in Aktuelle Fragen aus dem Beistragsrecht der AHV, Veröffentlichungen des Schweizerischen Instituts für Verwaltungskurse an der Universität St. Gallen, volume 44, S. Gallo 1998; STFA inedita dell'8 novembre 1999 in re G. H., pag. 4).
Quando il danno risulta da un fallimento, il momento della “conoscenza del danno” ai sensi dell’art. 82 cpv. 1 OAVS non coincide con quello in cui la cassa è a conoscenza della ripartizione finale o riceve un attestato di carenza beni; la giurisprudenza del TFA considera in effetti che il creditore intenzionato a chiedere il risarcimento di un danno subito in un fallimento conosce sufficientemente il suo pregiudizio, in via di massima, quando è informato del suo collocamento nella liquidazione; a quel momento egli conosce o può conoscere l’importo dell’inventario, il suo proprio collocamento nella liquidazione, nonché il dividendo prevedibile (SVR 2002 AHV Nr. 18, consid. 2b; DTF 126 V 444). I medesimi principi sono applicabili anche nel caso di un concordato con l’abbandono dell’attivo (DTF 121 III 388 consid. 3b; 119 V 92 consid. 3 con riferimenti).
La conoscenza del danno può, in presenza di particolari circostanze, sussistere già prima del deposito dello stato di graduatoria; segnatamente allorquando la Cassa è stata resa edotta dall’amministrazione del fallimento, in seguito ad un’assemblea dei creditori, che nessun dividendo verrà distribuito ai creditori della sua classe. L’esistenza di tali circostanze viene ammessa con riserbo: delle semplici indiscrezioni o delle informazioni provenienti da persone non autorizzate non permettono ancora di fondare e di motivare l’istanza giudiziaria (DTF 118 V 196 consid. 3b; 116 II 162; RCC 1992 pag. 504 consid. 3b; riguardo al riconoscimento del danno al momento della prima assemblea dei creditori cfr. Pratique VSI 1996 pag. 167 consid. 3c/aa = DTF 121 V 240 consid. 3c/aa). Tuttavia può accadere che la conoscenza del danno può avvenire dopo il deposito dello stato di graduatoria se, a questo momento, l’ammontare effettivo degli attivi non è stato ancora stabilito, poiché, ad esempio, gli immobili devono dapprima essere venduti, per cui l'amministrazione del fallimento non può fornire nessuna indicazione in merito a un possibile dividendo. (DTF 118 V 196 consid. 3b; RCC 1992, pag. 266 consid. 5c, Nussbaumer, op. cit., pag. 406).
In un’esecuzione per via di pignoramento la conoscenza del danno coincide con la notifica dell’attestato di carenza beni ai sensi dell’art. 115 cpv. 1, in relazione con l’art. 149 LEF questo anche nell’ipotesi in cui il datore di lavoro è una persona giuridica non ancora sciolta per fallimento.
Da quel momento decorre il termine di perenzione di un anno (cfr. STFA del 5 giugno 2003 nella causa V.C. e R. G., consid. 4.3; STFA del 20 marzo 2003 nella causa W., H 265/00, consid. 3.6.; STFA del 19 febbraio 2003 nella causa A., B., C., D., E., H 284/02, consid. 7.2.; DTF 113 V 257s = RCC 1988 pag. 136; RCC 1991 pag. 132; Nussbaumer, Les caisses de compensation en tant que parties à une procédure de réparation d’un dommage selon l’art. 52 LAVS in RCC 1991 pag. 405 in fine).
Tuttavia ciò non è il caso quando si tratta di un attestato di carenza di beni provvisorio, in quanto generalmente in quel momento non si ha conoscenza del danno. Questo atto infatti obbliga la Cassa di compensazione, dal punto di vista del diritto dei contributi, a inoltrare una domanda di vendita ed attendere il relativo esito. Diverso è il caso allorquando, secondo le circostanze, manifestamente dalla realizzazione non ci si può attendere alcun ricavo (cfr. STFA del 19 agosto 2003 nella causa M, H 142/03, consid. 4.2 e 4.3; RCC 1988 pag. 322; RCC 1991 pag. 135 consid. 2a in fine).
Il momento della “conoscenza del danno” può avvenire precedentemente al fallimento, ossia in caso di rilascio di un attestato di carenza beni durante un’esecuzione in via di pignoramento (cfr. DTF 113 V 256 con riferimenti), oppure, a determinate condizioni, durante una moratoria concordataria (DTF 121 V 241 consid. 3c/bb in fine, AHI Praxis 1995 pag. 164, consid. 4d).
Ad esempio in una sentenza del 1° febbraio 1995 pubblicata in Pratique VSI 1995 pagg. 169 e ss, il TFA si è posto la questione di sapere se la Cassa doveva informarsi dei motivi che hanno portato al rifiuto dell'omologazione di un concordato con abbandono dell'attivo e se doveva, se del caso, intraprendere il necessario per salvaguardare il termine di perenzione annuo dell'art. 82 cpv. 1 OAVS. A tale quesito l'Alta Corte ha risposto affermativamente, in quanto la Cassa, che all'epoca secondo la vecchia LAF era collocata in seconda classe, nella sua qualità di creditore privilegiato non poteva disinteressarsi dei motivi che hanno indotto il giudice di rifiutare l'omologazione, che in quella fattispecie le avrebbero fatto comprendere che il suo credito non sarebbe stato totalmente coperto con il dividendo che poteva sperare di ottenere dal fallimento (cfr. Pratique VSI 1995 pag. 173).
In una recente sentenza del 6 novembre 2000 pubblicata in Pratique VSI 2001 pagg. 194 e ss, il TFA ha stabilito che la perdita del privilegio nel fallimento per i crediti di contributi dovuti, non modifica assolutamente l'attuale giurisprudenza secondo la quale di norma la Cassa di compensazione, in caso di fallimento del datore di lavoro, viene a conoscenza del danno solo al momento del deposito della graduatoria.
2.5. Nella fattispecie in esame, con decreto 29 luglio 2001 del Pretore del Distretto di __________ è stata dichiarata l'apertura del fallimento della ___________, già ___________. Pertanto è a quel momento che il danno è sorto. Tuttavia è solo con decreto del 8 ottobre 2001 che il Pretore ha deciso la sospensione della procedura per mancanza di attivi ai sensi dell'art. 230 LEF (FUSC del 17 ottobre _________).
Nel frattempo, in data 10 settembre 2001, l'UEF di __________ ha rilasciato un attestato di carenza beni per un importo di fr. 2'990.55 (cfr. doc. _).
Secondo la giurisprudenza del TFA, nel caso di una sospensione della procedura fallimentare per mancanza di attivi ex art. 230 LEF, la Cassa ha conoscenza di aver subito un danno con la pubblicazione della sospensione nel Foglio ufficiale svizzero di commercio, per cui da quel momento il termine di un anno per l’esercizio del diritto al risarcimento inizia a decorrere (RCC 1990 pag. 306 consid. 4bb). Tale principio è stato recentemente confermato dal TFA in una sentenza del 6 novembre 2000 pubblicata in DTF 126 V 443 ss (anche Pratique VSI 2001 pag. 194 ss):
" C) Wird der Konkurs weder im ordentlichen noch im summarischen Verfahren durchgeführt, fallen die zumutbare Kenntnis des Schädens und der Eintritt desselben in der Regel mit der Einstellung des Konkurses mangels Aktiven zusammen, wobei der Publikationszeitpunkt der Konkurseinstellung im Schweizerischen Handelsamtsbaltt (SHAB) massgeblich ist (ZAK 1990 S. 289 Erw. 4b und S. 290 Erw. 4c/bb; NUSSBAUMER, a.a.O. in ZAK 1991 S. 390).
Voraussetzung für eine ausreichende Kenntnis des Schädens ist aber, dass die Ausgleichskasse zu diesem Zeitpunkt bereits alle tatsächlichen Umstände über die Existenz, die Beschaffenheit und die wesentlichen Merkmale des Schädens (BGE 116 II 160 erw. 4a mit Hinweis, 116 V 76 Erw. 3b; ZAK 1992 S. 251 unten) sowie die Person des Ersatzpflichtigen (NUSSBAUMER, a.a.. in ZAK 1991 S. 390) kennt. Da die ausstehende Beitragsforderung Grundlage für die Höhe des Schädens bildet, kann daher eine Kenntnis bei der Publikation der Konkurseinstellung nur dann angenommen werden, wenn die Ausgleichskasse zu diesem Zeitpunkt bereits in der Lage ist, die Höhe der Beitragsforderung zu beziffern (nicht veröffentlichtes Urteil S. vom 7. Januar 2000)."
Ancora recentemente il TFA ha confermato lo stesso principio in STFA del 22 gennaio 2002 nella causa H e S, H 122/00, pubblicata in DTF 128 V 11 = Pratique VSI 3/2002 pag 95):
" (…)
Wird der Konkurs weder im ordentlichen noch im summarischen Verfahren durchgeführt, fällt die zumutbare Kenntnis des Schadens und der Eintritt desselben in der Regel mit der Einstellung des Konkurses mangels Aktiven zusammen, wobei der Publikationszeitpunkt der Konkurseinstellung im SHAB massgeblich ist (ZAK 1990 S. 289 Erw. 4b und S. 290 Erw. 4c/bb; THOMAS NUSSBAUMER, Die Ausgleichskasse als Partei im Schadenersatzprozess nach Art. 52 AHVG, in: ZAK 1991 S. 383 ff., 433 ff., insbesondere S. 390). Voraussetzung für eine ausreichende Kenntnis des Schadens ist aber, dass die Ausgleichskasse zu diesem Zeitpunkt bereits alle tatsächlichen Umstände über die Existenz, die Beschaffenheit und die wesentlichen Merkmale des Schadens sowie die Person des Ersatzpflichtigen kennt. Da die ausstehende Beitragsforderung Grundlage für die Höhe des Schadens bildet, kann daher eine Kenntnis bei der Publikation der Konkurseinstellung nur dann angenommen werden, wenn die Ausgleichskasse zu diesem Zeitpunkt bereits in der Lage ist, die Höhe der Beitragsforderung zu beziffern (BGE 126 V 445 Erw. 3c mit Hinweisen).
(…)
c) Nach der Konkurseröffnung wird über das zur Konkursmasse gehörende Vermögen ein Inventar aufgenommen (Art. 221 SchKG). Der Zweck des Inventars liegt darin, sich einen Überblick über die Vermögensverhältnisse des Schuldners zu verschaffen, das Vermögen zu sichern und eine Grundlage für den Entscheid bezüglich des weiteren Verfahrens (Einstellung des Konkursverfahrens mangels Aktiven, summarisches oder ordentliches Verfahren) zu schaffen (URS LUSTENBERGER, in: STAEHELIN/BAUER/STAEHELIN [Hrsg.], Kommentar zum Bundesgesetz über Schuldbetreibung und Konkurs, Basel 1998, N 6 zu Art. 221 SchKG). Im Inventar werden sämtliche Vermögenswerte mit dem Schätzwert aufgenommen (Art. 221-227 SchKG; Art. 25-34 KOV; AMONN/GASSER, Grundriss des Schuldbetreibungs- und Konkursrechts, 6. Aufl., Bern 1997, S. 350, Rz 11 zu § 44). Wird "keinerlei in die Masse gehörendes Vermögen vorgefunden" (Art. 230 Abs. 1 SchKG in der bis Ende 1996 geltenden Fassung) oder "reicht die Konkursmasse voraussichtlich nicht aus, um die Kosten für ein summarisches Verfahren zu decken" (Art. 230 Abs. 1 SchKG in der ab 1. Januar 1997 gültigen Fassung), so entscheidet das Konkursgericht auf Antrag des Konkursamtes nach Prüfung der Sachlage über die Frage der Konkurseinstellung mangels Aktiven. Es hat sich darüber ein selbstständiges Urteil zu bilden, insbesondere ob erhobene Drittansprüche anerkannt werden müssen und Anfechtungsklagen irgendwelcher Art nicht möglich oder ohne jede Aussicht auf Erfolg sind (JAEGER/WALDER/KULL/KOTTMANN, Bundesgesetz über Schuldbetreibung und Konkurs, 4. Aufl., Zürich 1997-2001, S. 358, N 6 zu Art. 230). Damit existiert für den Zeitpunkt des Einstellungsbeschlusses ein gerichtlich überprüftes Inventar, wonach zu wenig Vermögenswerte vorhanden sind, um wenigstens das summarische Konkursverfahren durchzuführen. Die Situation verhält sich für die Frage der Schadenskenntnis ähnlich wie mit Bezug auf die erste Gläubigerversammlung im ordentlichen Verfahren, wenn der Bericht des Konkursamtes über die Aufnahme des Inventars und den Bestand der Masse vorliegt (Art. 237 Abs. 1 SchKG), der geeignet ist, die fristauslösende Kenntnis zumindest im Sinne eines Teilschadens zu verschaffen (BGE 126 V 450). Realistischerweise kann daher die Ausgleichskasse im Zeitpunkt der Publikation der Einstellung (Art. 230 Abs. 2 SchKG) nicht davon ausgehen, dass bei Durchführung des Konkurses ihre (privilegierte) Beitragsforderung gedeckt werde. Ohnehin kann es nicht auf die der Ausgleichskasse in den meisten Fällen unbekannten Motive des bevorschussenden Gläubigers ankommen. Die zumutbare Kenntnis des Schadens und der Eintritt desselben fällt daher in der Regel mit der Einstellung des Konkurses mangels Aktiven zusammen, unabhängig davon, ob allenfalls in der Folge das summarische oder ordentliche Konkursverfahren durchgeführt wird (…)."
Gli stessi principi sono ancora stati ribaditi in DTF 129 V 195 consid. 2.3 e in STFA del 19 agosto 2003 nella causa M, H 142/03, consid. 4.2 e 4.3.
Inoltre va precisato che il termine annuale è salvaguardato con la consegna in tempo utile della decisione di risarcimento a un ufficio postale e non con la sua regolare intimazione al destinatario (cfr. DTF 119 V 97 consid. 4c).
Facendo quindi partire il termine ex art. 82 cpv. 1 OAVS dalla pubblicazione 17 ottobre 2001, la decisione 5 settembre 2002, risulta essere tempestiva.
La stessa cosa vale se si considera la data dell'attestato di carenza beni (10 settembre 2001, cfr. doc. _) quale momento a partire dal quale la Cassa è venuta a conoscenza (seppur parziale) del danno. Infatti, come abbiamo visto nel considerando precedente, in un’esecuzione per via di pignoramento la conoscenza del danno coincide con la notifica dell’attestato di carenza beni ai sensi dell’art. 115 cpv. 1, in relazione con l’art. 149 LEF, e questo anche nell’ipotesi in cui il datore di lavoro è una persona giuridica non ancora sciolta per fallimento. Da quel momento decorre il termine di perenzione di un anno (cfr. STFA del 5 giugno 2003 nella causa V.C. e R. G., consid. 4.3; STFA del 20 marzo 2003 nella causa W., H 265/00, consid. 3.6.; STFA del 19 febbraio 2003 nella causa A., B., C., D., E., H 284/02, consid. 7.2.; DTF 113 V 257s = RCC 1988 pag. 136; RCC 1991 pag. 132; Nussbaumer, Les caisses de compensation en tant que parties à une procédure de réparation d’un dommage selon l’art. 52 LAVS in RCC 1991 pag. 405 in fine).
Nella STFA del 19 febbraio 2003 nella causa A., B., C., D., E., H 284/02, consid. 7.2 sopracitata, il TFA ha sancito:
" (…)
7.2 Il résulte de ce qui a été dit au considérant six que les deux créances, celle en paiement des cotisations et celle en réparation du dommage, doivent être distinguées, non seulement quant à leur objet, mais aussi quant à leur nature (ATF 123 V 171 consid. 3a; VSI 2001, p. 199 consid. 4c). Si la première se fonde sur l'obligation légale de l'employeur de verser des cotisations, la seconde se fonde sur la responsabilité pour le dommage causé par le non-paiement de ces cotisations. Ainsi, dans le cas particulier, la prétention que la caisse a fait valoir par des poursuites concerne des arriérés de cotisations, tandis que celle qui a fait l'objet de la demande devant le tribunal administratif se fonde sur l'art. 52 LAVS. Eu égard au principe de la subsidiarité de la responsabilité des organes de la personne morale, la caisse ne peut invoquer la réparation d'un dommage que lorsque le débiteur des cotisations arriérées se trouve dans l'impossibilité, en raison de son insolvabilité, de verser les cotisations à sa charge. Dans le cas d'une poursuite par voie de saisie, cette insolvabilité ne peut être constatée qu'au moment de la remise d'un acte de défaut de biens: c'est à ce moment que prend naissance la créance en réparation du dommage et que, au plus tôt, la caisse a connaissance de celui-ci au sens de l'art. 82 RAVS (ATF 113 V 258 consid. 3; voir aussi Thomas Nussbaumer, Les caisses de compensation en tant que parties à une procédure de réparation d'un dommage selon l'art. 52 LAVS in RCC 1991, p. 405 sv.).
7.3 Le fait que, en l'occurrence, l'association avait fait l'objet de poursuites infructueuses (cotisations dues au 30 juin 1999), qui ont conduit la caisse de compensation à introduire une première demande en réparation du dommage contre les organes responsables ne saurait être décisif, dans la mesure où ces poursuites et cette procédure en réparation portaient sur une période de cotisations antérieure à la période en cause dans le présent litige. Certes, cette circonstance montrait à l'évidence que X.________ rencontrait de très sérieuses difficultés de trésorerie. Pour autant, cela ne signifie pas que la caisse était en droit, s'agissant de cotisations impayées pour une période ultérieure, d'actionner directement les organes de l'association en réparation du dommage, c'est-à-dire sans poursuite préalable à l'encontre de cette dernière. Ce procédé eût été en contradiction avec le principe de la subsidiarité évoqué plus haut et avec le fondement même de la demande en réparation, qui postule que la caisse de compensation, en actionnant l'employeur en réparation du dommage selon l'art. 52 LAVS, fait valoir une créance distincte de celle du paiement des cotisations.
Toute autre solution reviendrait à exiger de la caisse de compensation qu'elle suppute le résultat d'une poursuite par voie de saisie avant de décider de l'engager ou au contraire de notifier directement aux organes responsables des décisions en réparation du dommage. Cela ne répond à aucun intérêt tiré de la stabilité des relations juridiques ni à aucun intérêt majeur et digne de protection des organes responsables. Dans des situations-limites, ceux-ci seraient d'ailleurs fondés à invoquer avec succès le principe de la subsidiarité de leur responsabilité, ce qui conduirait souvent à des procédures en réparation prématurées. On ne saurait pas davantage exiger du juge des assurances sociales qu'il estime après coup, en cas de litige, les chances de succès d'une hypothétique poursuite entamée préalablement à une demande en réparation du dommage, pour décider finalement si la caisse était ou non en droit de s'en prendre directement aux organes responsables (…)"
Per questi motivi il credito risarcitorio non è perento.
2.6. Il convenuto contesta di dover essere reso responsabile anche della parte dei contributi relativa al datore di lavoro.
Si ha un danno ai sensi dell'art. 52 LAVS ogni qualvolta dei contributi paritetici legalmente dovuti all'AVS sfuggono a questa assicurazione. Il danno subentra allorquando questi contributi non possono essere riscossi per motivi di diritto o di fatto. Questo per intervenuta perenzione ai sensi dell’art. 16 cpv. 1 LAVS o per insolvenza del datore di lavoro ( cfr. Nussbaumer, AJP/PJA 1996 pag. 1076; DTF 123 V 15, 16, consid. 5b; DTF 98 V 26). L'ammontare del danno corrisponde a quello dei contributi che il datore di lavoro avrebbe dovuto versare (DTF 98 V 26 = RCC 1972 pag. 687; Frésard, La responsabilité de l’employeur pour le non-paiement de cotisations d’assurances sociales selon l’art. 52 LAVS, in RSA 1987, no. 10, pag. 9).
Costituiscono elementi del danno risarcibile, tra l’altro, i contributi AVS/AI/IPG, sia per la parte del salariato che quella del datore di lavoro (cfr. STFA del 28 ottobre 2002 nella causa P. e F., H166/02, consid. 4.1.; Pratique VSI 1994 pag. 104); i contributi della disoccupazione (cfr. STFA del 4 ottobre 2002 nella causa A. e T., H 346/01, consid. 4); i contributi dovuti all’assicurazione cantonale degli assegni familiari, le spese di amministrazione; gli interessi moratori (cfr. art. 14 cpv. 4 lett. e, art. 41bis OAVS), le spese esecutive (cfr. la giurisprudenza citata in Trisconi-Rossetti, L’azione di risarcimento danni della Cassa di compensazione AVS/AI/IPG nei confronti del datore di lavoro ex art. 52 LAVS, RDAT II 1995 pag. 369 s; vedi anche la numerosa giurisprudenza citata in Istituto delle assicurazioni sociali, "Novità nel campo dell'azione di risarcimento danni ex art. 52 LAVS della Cassa di compensazione AVS/AI/IPG nei confronti del datore di lavoro, RDAT II 2002 pag. 519 s; STFA del 24 ottobre 2000 nella causa T., C. e S., H 113/00, consid. 6). Non sono invece computabili le multe inflitte dalla Cassa (cfr. STFA del 19 agosto 2003 nella causa M., H 142/03, consid. 5.6; STFA del 4 novembre 1996 nella causa A., H 194/96).
Nell'evenienza concreta, dallo specchietto concernente l'evoluzione del debito contributivo (cfr. doc. _), dagli estratti conto dei contributi (cfr. doc. _), dalle dichiarazione dei salari (cfr. doc. _), risulta chiaramente l'importo dei contributi non saldati. La Cassa con la petizione ha del resto limitato la responsabilità del convenuto sino al mese di agosto 2000 (cfr. doc. _). La Cassa non ha inoltre richiesto quale risarcimento danni i contributi relativi agli anni 1995 e 1996 come precedentemente chiesto con la decisione del 5 settembre 2002 (cfr. doc. _).
Il danno ammonta dunque a fr. 13'158.35 (cfr. consid. 1.4.).
Il convenuto ha contestato l'importo del danno affermando di essere responsabile solo della quota parte trattenuta dal salario dei dipendenti.
Come visto sopra, costituiscono elementi del danno risarcibile, tra l’altro, i contributi AVS/AI/IPG, sia per la parte del salariato che quella del datore di lavoro (Pratique VSI 1994 pag. 104; STCA del 10 giugno 2002 nella causa A., Inc. 31.02.10., consid. 2.3).
Tale principio è stato confermato dal TFA in una sentenza del 28 ottobre 2002 nella causa P. e F., H166/02, consid. 4.1.:
"(…)
4.1
Dans un premier moyen, les recourants soutiennent que leur responsabilité ne serait pas engagée au motif qu'ils ont payé la part retenue sur les cotisations de l'employé. Dans le système instauré par la loi fédérale sur l'assurance-vieillesse et survivants, l'employeur assume des obligations en matière de perception des cotisations et de versement des prestations, dont les plus importantes sont énumérées à l'art. 51 LAVS. Les tâches qui lui sont ainsi confiées ont pour corollaire qu'il supporte, en sa qualité d'organe d'exécution de la loi, une responsabilité de droit public, prévue à l'art. 52 LAVS (Jean-Maurice Frésard, La responsabilité de l'employeur pour le non-paiement de cotisations d'assurances sociales selon l'art. 52 LAVS, in Revue Suisse d'Assurances 1987, p. 1). Cette responsabilité s'étend sur le versement des cotisations paritaires à charge de l'employeur et de l'employé. En ce sens, elle se distingue de la responsabilité pénale de l'employeur - qui est engagée lorsque celui-ci déduit des cotisations du salaire d'un employé ou ouvrier et les détourne de leur destination (art. 87 LAVS) - laquelle ne concerne par conséquent que les cotisations paritaires retenues par l'employeur sur le salaire de l'employé. Par conséquent, le fait que les acomptes versés par la société faillie couvrent les cotisations à charge des employés est sans incidence sur le sort du litige dans la mesure où la responsabilité des recourants est engagée aussi longtemps que les cotisations d'assurances sociales à charge de l'employeur et de l'employé ne sont pas intégralement payées, ce qui est en l'occurrence le cas".
2.7. Per definizione, il danno considerato dall'art. 52 LAVS è quello derivante da un atto o da un'omissione in relazione ai compiti che la legge attribuisce al datore di lavoro, segnatamente in materia di versamento dei contributi (Pratique VSI 1994 pag. 99, consid. 5a). Le prescrizioni cui fa riferimento l'art. 52 LAVS sono innanzitutto quelle contenute nella LAVS medesima e nelle sue disposizioni di esecuzione: in particolare le norme concernenti l'obbligo di pagare i contributi, il calcolo degli stessi dovuti sul reddito di un'attività salariata, il prelevamento dei contributi dei salariati, l'obbligo di allestire i relativi conteggi: sono queste le disposizioni in senso stretto (art, 14 cpv. 1 LAVS, art. 34ss OAVS; cfr. RCC 1985, pag. 607 consid. 5a).
L’obbligo di conteggiare e versare i contributi da parte del datore di lavoro è un compito di diritto pubblico (Pratique VSI 1994 pag. 108 consid. 7a con riferimenti) ed il venire meno a questo compito costituisce una violazione di prescrizioni ai sensi dell’art. 52 LAVS e comporta il risarcimento integrale del danno (Pratique VSI 1993 pag. 84 consid. 2a, DTF 111 V 173 consid. 2; DTF 108 V 186 consid. 1a; 192 consid. 2a; RCC 1985 p. 646 consid. 3a, 650 consid. 2).
Inoltre anche se ciò non è esplicitamente menzionato nella legge - il datore di lavoro deve preoccuparsi dei contributi paritetici dei quali egli è tenuto ad assumere il prelevamento e la trasmissione alla Cassa con tutta la necessaria attenzione richiesta. Ne consegue che se egli è causa della propria insolvenza nei confronti della Cassa, egli può essere reso responsabile ai sensi dell'art. 52 LAVS, anche se non ha violato una prescrizione specifica della LAVS (RCC 1985, pag. 608 consid. 5b).
2.8. La cassa di compensazione che constata di aver subito un danno in seguito alla non osservanza delle prescrizioni (ad es. dell'art. 14 LAVS, relativo all'obbligo di dedurre da ogni paga i contributi e di versarli periodicamente alla cassa, rispettivamente degli art. 34 e ss. OAVS relativi ai modi di conteggio e di pagamento dei contributi) può presumere che il datore di lavoro ha violato le prescrizioni intenzionalmente o almeno per grave negligenza e quindi può procedere contro di lui.
Incombe allora al datore di lavoro di far valere e provare validi motivi di giustificazione e di discolpa, idonei cioè ad escludere una violazione intenzionale o per negligenza grave delle prescrizioni, rispettivamente idonei a giustificarla in base a circostanze speciali (DTF 108 V 187; SVR 1995 AHV Nr. 70 pag. 213).
È quindi possibile che, procrastinando il pagamento dei contributi, il datore di lavoro riesca a salvaguardare l’esistenza della ditta, ad esempio nell’ipotesi di difficoltà passeggere di liquidità.
Affinché un simile comportamento non comporti l’applicazione dell’art. 52 LAVS, occorre che il datore di lavoro, nell’istante in cui decide, abbia seri e oggettivi motivi di ritenere che gli sarà possibile solvere i contributi entro un termine ragionevole (cfr. DTF 108 V 188; Pratique VSI 1996 pag 307; RCC 1992 pag. 261 consid. 4b; RCC 1985 p. 604 consid. 3a).
L’obbligo del datore di lavoro e dei suoi organi responsabili di risarcire il danno alla Cassa sarà negato, e di conseguenza decadrà, se questi reca e prova motivi di giustificazione, rispettivamente di discolpa (DTF 108 V 187 consid. 1b; Knus, op. cit., pag. 54, Frésard, op. cit., RSA 1987, pag. 7).
2.9. Ai sensi della giurisprudenza del TFA si deve ammettere una negligenza grave del datore di lavoro quando questi abbia trascurato di fare quanto doveva apparire importante a qualsiasi persona ragionevolmente posta nella stessa situazione.
La misura della diligenza richiesta viene apprezzata secondo il dovere di diligenza che si può e si deve generalmente esigere, in materia di gestione, da un datore di lavoro della stessa categoria di quella a cui appartiene l’interessato ( RCC 1988 pag. 634 consid. 5a; DTF 112 V 159 consid. 4 con riferimenti; M. Knus, op. cit., p. 53). Questo dovere risulta accresciuto quando si tratta di un amministratore unico; egli deve dare prova di tutta la diligenza necessaria alla corretta gestione degli affari sociali non essendo sufficiente l'ossequio della diligentia quam in suis (DTF 112 V 3 consid. 2b; cfr. anche DTF 122 III 198 consid. 3a). Egli deve conservare un assoluto controllo sugli affari importanti della ditta, essendo segnatamente suo preciso dovere vigilare affinché i contributi vengano regolarmente versati. Occorre però esaminare se speciali circostanze legittimavano il datore di lavoro a non versare i contributi o potevano scusarlo dal provvedervi ( DTF 121 V 244 consid. 4b; 108 V consid. 1b e 193 consid.2b)
2.10. Innanzitutto va precisato che, secondo costante giurisprudenza (cfr. STCA 14 giugno 1995 nella causa C.; 31.95.00012) la responsabilità del datore di lavoro ai sensi dell'art. 52 LAVS non è in relazione alla gestione della società per se stessa, né a eventuali cause di un fallimento.
____________ ha ricoperto la carica di membro del consiglio di amministrazione della società dalla costituzione (17 febbraio 2000) sino al 15 settembre 2000, con diritto di firma individuale (cfr. doc. _ e estratto RC informatizzato).
2.11. ____________ sostiene di essere entrato nel CdA della società su richiesta di ___________ e __________.
Egli non si sarebbe mai occupato né della gestione operativa né di quella amministrativa. Ad occuparsi di tutto ciò sarebbero stati __________, membro del CdA, e __________, presidente.
Egli sostiene di essersi nondimeno informato regolarmente circa il pagamento degli oneri sociali, ottenendo puntuali rassicurazioni in merito. Accortosi che le promesse iniziali di __________ e _________ circa l'espansione della società in altri settori non sarebbero state mantenute, __________ ha immediatamente rassegnato le proprie dimissioni.
Per quanto attiene ai contributi scoperti relativi al periodo precedente l'assunzione del mandato di membro del CdA, il convenuto sostiene che l'esame del bilancio al 31 dicembre 2000 e quello del conto economico 1° gennaio 2000/31 dicembre 2000, non avrebbe evidenziato alcun debito per contributi sociali impagati.
Accettando il mandato di membro del CdA della ___________, ____________ ha assunto tutti gli oneri che da tale funzione derivano (cfr. STFA del 5 giugno 2003 nella causa V. C. e R. G., H 268/01 e H 269/01, consid. 7.2; STFA del 28 aprile 2003 nella causa P. e M., H 208/00 e H 209/00, consid. 7.2.1; STFA del 20 marzo 2003 nella causa W., H265/00, consid. 4.3; STFA del 27 gennaio 2003 nella causa D.C., A. P. e M.P., H93/01 + H 169/01, consid. 4.3; STFA del 24 aprile 2002 nella causa G., H 153/00, consid. 8b).
La responsabilità per il corretto adempimento degli oneri assicurativi nonché la diligenza necessaria alla corretta gestione degli affari sociali non incombeva quindi solo a __________ (membro del CdA) e a ___________ (presidente), bensì anche al membro del CdA ___________, trattandosi di attribuzioni inalienabili nel senso dell'art. 716a cpv. 1 cifra 5 CO (cfr. STFA del 27 febbraio 2002 nella causa S., H 282/01, consid. 5a; STFA del 27 aprile 2001 nella causa B., H 234/00, consid. 5d; STFA del 13 novembre 2000 nella causa S., consid. 4b, H 238/98). In caso contrario si finirebbe per legittimare la figura "dell'uomo di paglia" (cfr. STFA del 15 aprile 2002 nella causa J., H 365/01, consid. 5; STFA del 27 aprile 2001 nella causa B., H 234/00, consid. 5d; STFA del 13 febbraio 2001 nella causa M, H 225/00, consid. 3c; STFA del 29 maggio 1995 nella causa C., consid. 3b, H 294/94).
Nella presente fattispecie le argomentazioni sollevate dal convenuto non sono sufficienti per liberarlo della responsabilità ex art. 52 LAVS.
Il convenuto si è limitato a dire che erano __________ e ___________ ad occuparsi della conduzione e la gestione della società. Gli argomenti addotti, in particolare il fatto che la sua era solo una carica meramente formale, di copertura e svuotata di ogni concreto potere di intervento sulla conduzione della __________ , visto che sarebbero stati ___________ e __________ ad avere in mano le redini della società e a deciderne l'andamento, non concretizzano qualsivoglia motivo di giustificazione o di discolpa nel senso della giurisprudenza (STFA del 31 gennaio 2003 nella causa V., H 5/02, consid. 5.2). Un amministratore non può liberarsi dalla responsabilità ex art. 52 LAVS adducendo di non aver mai partecipato alla gestione della società, di aver partecipato alla fondazione della stessa, pretendendo quindi di aver svolto solo un ruolo subalterno, poiché tutto ciò costituisce già un caso di negligenza grave (cfr. STFA del 21 maggio 2003 nella causa A, H 13/03, consid. 3.1).
Il convenuto, in violazione degli obblighi che gli derivano dalla carica di amministratore unico di una società anonima, non ha svolto un sufficiente controllo.
Le dichiarazioni fatte dal convenuto con l'opposizione circa la visione del conto economico e del bilancio del 2000 (unitamente alla dichiarazione scritta di _________, sub doc. _), erano riferite al fatto che dalla visione di questi ultimi documenti non emergeva nessun debito per contributi relativo al periodo precedente l'assunzione del mandato di membro del CdA da parte del convenuto (ossia prima del 17 febbraio 2000). Visto che la Cassa ha comunque abbandonato la pretesa risarcitoria relativa al 1995 e al 1996, questo TCA non esaminerà più quest'aspetto.
Va ora analizzato il comportamento del convenuto a partire dal momento dell'assunzione del mandato di amministratore (ossia dal 17 febbraio 2000).
Come ricorda la costante giurisprudenza federale, ad ogni amministratore spetta ai sensi dell’art. 716a cpv. 1 cifra 5 CO “l’alta vigilanza sulle persone incaricate della gestione, in particolare per quanto concerne l’osservanza della legge, dello statuto, dei regolamenti e delle istruzioni “.
Pertanto deve, di principio, informarsi periodicamente dell’andamento dell’azienda ed in particolare sugli affari principali, richiedendo rapporti dettagliati, studiandoli attentamente, cercando di chiarire errori ed agendo per correggere irregolarità. Se, dalle informazioni raccolte, sorge il sospetto di una gestione scorretta o negligente da parte di chi ha ottenuto la delega gestionale, l’organo deve intervenire affinché le prescrizioni siano rispettate (cfr. STFA del 27 febbraio 2002 nella causa S., H 282/01, consid. 5a; DTF 114 V 219, consid. 4a = RCC 1989, pag. 116, consid. 4a e STFA del 25 luglio 1991 nella causa V.E.; cfr. anche STFA del 29 agosto 1997 nella causa M.). Segnatamente è suo preciso dovere vigilare affinché i contributi vengano regolarmente versati (cfr. STFA del 28 aprile 2003 nella causa P. e M., H 208/00 e H 209/00, consid. 7.2.1; STFA del 24 aprile 2002 nella causa G., H 153/00, consid. 8b; DTF 108 V 202 consid. 3a; Frésard, Les développements récent de la jurisprudence du Tribunal fédéral des assurances relative à la responsabilité del l’employeur selon l’art. 52 LAVS, RSA 1991, pag. 165). Secondo la nostra Massima istanza, egli deve rassegnare le proprie dimissioni dal CdA se, nonostante le sue sollecitazioni, i contributi paritetici rimangono impagati (cfr. STFA del 17 gennaio 2002 nella causa A. e B., H 38/01, consid. 4b; STFA del 21 dicembre 1993 nella causa M.T.S. e STFA del 15 dicembre 1993 nella causa N.).
Se non ha adempiuto i suoi obblighi con la dovuta diligenza che, secondo la giurisprudenza, va oltre la prudenza che è d’uso osservare nei propri affari (STFA del 29 maggio 1995 nella causa A. C. p. 6; DTF 99 II 179; STFA del 19 maggio 1995 nella causa M. D), il membro del Consiglio di amministrazione o l'amministratore unico sarà ritenuto responsabile del danno.
Il ruolo predominante di __________ e __________, non giustifica comunque la passività di ___________. Egli non ha adempiuto ai propri obblighi con la dovuta diligenza che, secondo la giurisprudenza, va oltre la prudenza che è d’uso osservare nei propri affari (STFA del 29 maggio 1995 nella causa A. C. p. 6; DTF 99 II 179).
Il convenuto non poteva, nella veste di membro del CdA di una società anonima, accontentarsi di svolgere un ruolo passivo nella società.
___________ si è limitato a sostenere che si informava regolarmente circa il versamento degli oneri sociali ricevendo come risposta rassicurazioni sul loro pagamento. Egli, tuttavia, non ha verificato concretamente - e nemmeno lo sostiene - che tali pagamenti fossero stati effettivamente eseguiti. Il convenuto si è limitato ad affermare che veniva rassicurato sul loro pagamento. Egli non ha quindi minimamente provato di essere stato impedito di verificare il pagamento dei contributi sociali. Egli avrebbe anche potuto ad esempio interpellare direttamente la Cassa.
Il convenuto avrebbe dovuto verificare puntualmente e personalmente che i contributi paritetici venissero effettivamente versati alla Cassa (cfr. STFA del 3 luglio 2003 nella causa V., H 265/02, consid. 3.2.; STFA del 28 aprile 2003 nella causa P. e M., H 208/00 e H 209/00, consid. 7.2.1; STFA del 27 gennaio 2003 nella causa D.C., A. P. e M.P., H93/01 + H 169/01, consid. 4.3; STFA del 17 gennaio 2002 nella causa A. e B., H 38/01, consid. 4b). Egli avrebbe anche potuto interpellare l'ufficio di revisione attingendo dati contabili oggettivi (STFA del 31 gennaio 2003 nella causa V., H 5/02, consid. 5.3), dai quali avrebbe facilmente potuto dedurre che vi erano oneri sociali scoperti o perlomeno possibili difficoltà finanziarie della società (cfr. STFA dell'11 settembre 2002 nella causa C. C. e M. C., H 349/01, consid. 2.4).
Essersi fidato senza una verifica accurata della situazione finanziaria della ditta, è segno di una grave negligenza del membro del CdA. I controlli le avrebbero permesso di appurare la precaria situazione finanziaria della società (cfr. STFA dell'11 settembre 2002 nella causa C. C. e M. C., H 349/01, consid. 2.4; STFA del 28 maggio 2002 nella causa F., H 403/01, consid. 3c; STFA del 4 febbraio 2002 nella causa C., H 194/01, consid. 4c; STFA del 17 gennaio 2002 nella causa A. e B., H 38/01, consid. 4b;STFA dell'8 marzo 2001 nella causa A. C., G. P. e F. F., H 115/00 e H 132/00, consid. 8b).
Diverso sarebbe stato se, appena conosciuta l'esposizione debitoria a titolo di contributi alle assicurazioni sociali, il convenuto avesse inoltrato immediatamente le proprie dimissioni (cfr. STFA del 16 settembre 2002 nella causa P.Z, L.B. e J.A.D.B, H 10+45/01, consid. 9).
Se è vero che egli si è dimesso dopo 7 mesi di carica (17 febbraio 2000/15 settembre 2000), è altrettanto vero che i motivi alla base delle dimissioni sono stati estranei al pagamento dei contributi. Il convenuto ha infatti dichiarato di essersi dimesso perché "si è reso conto che i due succitati membri (_________e ___________) mai avrebbero mantenuto le promesse fatte circa l'espansione della società in altro settore" (cfr. doc. _). Inoltre, ai sensi della giurisprudenza, 7 mesi di permanenza in una situazione di crisi con conseguente blocco del pagamento dei contributi sono comunque troppi (cfr. STFA del 30 gennaio 2003 nella causa W. e P., H 134/02, consid. 3.1. e 3.2.; STFA del 12 dicembre 2002 nella causa B., H 279/01,consid. 3.2). Non siamo dunque in presenza di un valido motivo di giustificazione previsto eccezionalmente dalla giurisprudenza del TFA (cfr. DTF 121 V 243, principi ancora confermati recentemente in STFA del 30 gennaio 2003 nella causa W. e P., H 134/02, consid. 3.1. e 3.2.; STFA del 27 gennaio 2003 nella causa D.C., A. P. e M.P., H93/01 + H 169/01, consid. 3.4.3).
D'altra parte nella citata sentenza del TFA (cfr. DTF 121 V 243) la ditta, oltre a non versare i contributi per soli tre mesi, aveva cessato immediatamente la propria attività senza tentare la via del concordato, dando prova della volontà di limitare al massimo i danni causati alla Cassa.
Nella fattispecie inoltre, sin dall'inizio del mandato di ____________ la società non ha mai pagato nemmeno una rata dei contributi (cfr. doc. _). Questo comprova che il convenuto mai si è preoccupato del pagamento dei contributi (fatto questo peraltro ammesso dallo stesso convenuto). Il fatto che non fosse "al corrente del personale alle dipendenze della società" (cfr. doc. _; anche doc. _ pag. 5) dimostra che l'interessamento del convenuto per la gestione della società e per il pagamento dei contributi era palesemente insufficiente.
Se avesse subito agito con determinazione, uscendo dalla società per tempo, avrebbe certamente evitato di trovarsi in una simile situazione (cfr. STFA del 23 agosto 2002 nella causa V. V. e M. C., H 405+406/00, consid. 4.2; STFA del 4 febbraio 2002 nella causa C., H 194/01, consid. 4c). Dal momento che la società a partire dal 2000 ha concordato il pagamento mensile degli acconti (cfr. doc. _), egli avrebbe dovuto verificarne il versamento ogni mese; se questa verifica veniva ostacolata o se dopo tale verifica risultava che il pagamento non è avvenuto, egli doveva immediatamente minacciare le dimissioni e dimettersi se il pagamento non sopraggiungeva entro il mese successivo. Non è da un bilancio o da un conto economico che si può avere una visione diretta e tempestiva dell'eventuale arretrato contributivo, trattasi infatti di documenti contabili che vengono stilati normalmente una volta all'anno. Solo una verifica costante permette un controllo effettivo. In una sentenza del 27 febbraio 2002 nella causa S., H 282/01, consid. 5b, il TFA ha del resto espresso quest'ultimo concetto, ossia che non è sufficiente esaminare i conti una volta all'anno:
" (…)
A cet égard, il ne saurait en particulier s'exculper en invoquant le fait que les comptes annuels n'auraient pas permis de se rendre compte exactement de la situation. On doit en effet attendre d'un administrateur faisant preuve de la diligence requise qu'il s'occupe régulièrement des affaires de la société et non seulement en examinant une fois par année les comptes (…)"
Se è vero che l'amministratore unico, rispettivamente il membro del CdA può delegare compiti - tra cui anche quello di curare che i contributi vengano pagati -, è pur vero che la delega non lo esime dal vigilare che le funzioni delegate siano effettivamente svolte (cfr. STFA del 27 gennaio 2003 nella causa L., H 393/01, consid. 2.4; STFA del 23 agosto 2002 nella causa V. e C., H 405 + 406, consid. 4.2.; STFA del 28 maggio 2002 nella causa F., H 403/01, consid. 3b; STFA del 27 febbraio 2002 nella causa S., H 282/01, consid. 5a; STFA del 17 gennaio 2002 nella causa A. e B., H 38/01, consid. 4b; STFA del 5 aprile 2001, nella causa A., H 436/00, consid. 3b; SVR 2001 AHV n° 15 consid. 6b). Non è possibile liberarsi da ogni responsabilità ex art. 52 LAVS ed affermare di aver ottemperato al proprio dovere di diligenza semplicemente delegando i compiti ad una persona più competente, con specifiche conoscenze economiche e finanziarie (SVR 2002 AHV Nr. 9 consid 3a).
Per quanto attiene alla presunta ed esclusiva colpa di ___________ e _________, si ricorda in questo contesto che l'art. 759 cpv. 1 CO non è applicabile nell'ambito della responsabilità ai sensi dell'art. 52 LAVS per giustificare una riduzione del risarcimento in relazione con la gravità dell'errore commesso dal responsabile (cfr. Pratique VSI 1996, pag 306, citata in STFA del 13 novembre 2000 nella causa S., consid. 4b, H 238/98).
Il TFA ha infatti precisato che (Pratique VSI 1996 pag 309):
" En l'espèce, les faits reprochés aux recourants sont en partie postérieurs à cette date. Mais l'art. 759 al. 1 CO ne saurait, quoi qu'il en soit, trouver application dans le cadre de la responsabilité de l'art. 52 LAVS, pour justifier une réduction de l'étendue de la réparation en relation avec la gravité de la faute responsable. Cette nouvelle disposition du code des obligations autorise une limitation de la responsabilité du défendeur jusqu'à concurrence du montant qu'il devrait payer s'il était seul responsable (solidarité différenciée); elle permet au responsable d'invoquer des facteurs de réduction qui lui sont propres. Pour ce qui est de la gravité de la faute de l'auteur de l'acte illicite, c'est uniquement la légèreté de celle-ci (art. 43 al. 1 CO) qui peut être invoquée (Böckli, op. cit., p. 1103, note 2022 ss; Forstmoser/Meier-Hayoz/Nobel, Schweizerisches Aktienrecht, & 36, note 99 ss).
Or la responsabilité fondée sur l'art. 52 LAVS implique, par définition, une faute qualifiée, soit une faute intentionnelle, soit une négligence grave."
In sostanza, il disinteresse mostrato da ___________ ne determina la sua responsabilità ex art. 52 LAVS. Il convenuto ha omesso di compiere quanto doveva apparire importante a qualsiasi persona ragionevole nell'ambito delle incombenze riconducibili alla funzione di membro del CdA di una società anonima (cfr. STFA del 5 giugno 2003 nella causa V. C. e R. G., H 268/01 e H 269/01, consid. 7.2; STFA del 20 marzo 2003 nella causa W., H265/00, consid. 4.3; STFA dell'11 settembre 2002 nella causa C. C. e M. C., H 349/01, consid. 2.5; STFA del 4 febbraio 2002 nella causa C., H 194/01, consid. 4c). Egli ha omesso di verificare se i contributi sociali fossero stati pagati. Questa omissione costituisce una grave violazione del suo dovere di diligenza (cfr. RCC 1992, pag. 269).
Del resto, la passività a dispetto della conoscenza (eventuale) di mancati pagamenti di contributi deve essere considerata un’inosservanza per negligenza grave delle prescrizioni (RCC 1989 pag. 115). La passività del convenuto è quindi in relazione di causalità naturale e adeguata con il danno subito dalla Cassa (cfr. STFA del 21 maggio 2003 nella causa A, H 13/03, consid. 3.1; STFA del 13 maggio 2002 nella causa A, H 65 /01, consid. 5; STFA del 17 gennaio 2002 nella causa A e B., H 38/01, consid. 4b).
2.12. Infine, per quanto riguarda la richiesta di assunzione di prove fatta dal convenuto, corollario del diritto di essere sentito ai sensi dell'art. 29 cpv. 2 CF, per costante giurisprudenza, da tale principio costituzionale deve, tra l'altro, essere dedotto il diritto per l'interessato di fornire prove circa i fatti suscettibili di influire sul provvedimento, quello di poter prendere visione dell'incarto, quello di partecipare all'assunzione delle prove, di prenderne conoscenza e di determinarsi al riguardo (DTF 127 I 56 consid. 2b; DTF 126 I 16 consid. 2a/aa, 124 V 181 consid. 1a, 375 consid. 3b e sentenze ivi citate).
È utile precisare che sono in ogni caso ammesse soltanto le prove giuridicamente determinanti ai fini del giudizio; possono inoltre essere respinti i mezzi di prova atti a provare una circostanza già chiara, i mezzi di prova che non porterebbero alcun chiarimento alla fattispecie o, ancora, che sono noti all’autorità per sua conoscenza diretta o indiretta (DTF 120 V 360 consid. 1a con riferimenti, Locher, Grundriss des Sozialversicherungsrechts, 2.a edizione, Berna 1997, § 53 N 24, pag. 344).
Quindi, se gli accertamenti svolti d'ufficio permettono all'amministrazione o al giudice, che si sono fondati su un apprezzamento diligente delle prove, di giungere alla convinzione che certi fatti presentino una verosimiglianza preponderante, e che ulteriori misure probatorie non potrebbero modificare questo apprezzamento, è superfluo assumere altre prove (apprezzamento anticipato delle prove; Kieser, Das Verwaltungsverfahren in der Sozialversicherung, pag. 212 no. 450; Kölz/Häner, Verwaltungsverfahren und Verwaltungsrechtspflege des Bundes, 2a ed., pag. 39 no. 111 e pag. 117 no. 320; Gygi, Bundesverwaltungsrechtspflege, 2a ed., pag. 274; cfr. anche STFA del 16 settembre 2002 nella causa P.Z, L.B. e J.A.D.B, H 10+45/01, consid. 4; STFA del 5 novembre 2001 nella causa F., H 153/01, consid. 4a; DTF 122 II 469 consid. 4a; 122 III 223 consid. 3c; 120 Ib 229 consid. 2b; 119 V 344 consid. 3c e riferimenti). In tal caso non sussiste una violazione del diritto di essere sentito conformemente all'art. 29 cpv. 2 CF (SVR 2001 N. 10 pag. 28, consid 4b; DTF 124 V 94 consid. 4b, 122 V 162 consid. 1d e sentenza ivi citata).
Nel caso in esame, la documentazione acquisita durante l'istruttoria è sufficiente per statuire in merito alla presente vertenza, per cui il TCA non ritiene necessario assumere altre prove.
In particolare non è necessario procedere al richiamo degli incarti presso l'UEF, in quanto la documentazione agli atti è sufficiente per definire la responsabilità di ____________ (cfr. per un caso simile cfr. STFA del 5 novembre 2001 nella causa F., H 153/01, consid. 4c.). Inoltre, Il TFA non ammette una richiesta in termini generici di edizione di documentazione, atteso che è preciso dovere dell'interessato indicare con esattezza i documenti utili a dimostrare il fondamento delle tesi formulate, potendosi da lui esigere che proceda in modo selettivo e mirato all'offerta e produzione dei mezzi di prova rilevanti per il giudizio e non incombendo ai giudici cantonali il compito di supplire ad eventuali carenze in tal senso (cfr. STFA del 31 gennaio 2003 nella causa V., H 5/02, consid. 4.3; STFA del 16 settembre 2002 nella causa P.Z, L.B. e J.A.D.B, H 10+45/01, consid. 4.3.2; STFA del 23 luglio 2002 nella causa U.G., E. G e R. G., H 170/01, consid. 3.3.; STFA del 25 giugno 2002 nella causa L, H 444/00, consid. 4d; STFA del 5 novembre 2001 nella causa F., H 153/01, consid. 4c.)
I membri del CdA devono procedere in modo selettivo e mirato all'offerta e alla produzione dei mezzi di prova rilevanti per il giudizio, indicandone partitamente gli elementi che li individuano e caratterizzano nonché l'obiettivo probatorio perseguito con la richiesta. Scopo evidente di siffatto rigore formale è di consentire l'autorità giudicante di valutare la rilevanza di ogni mezzo di prova ritualmente offerto (cfr. STFA del 28 aprile 2003 nella causa P. e M., H 208/00 e H 209/00, consid. 6.3.2; STFA del 31 gennaio 2003 nella causa V., H 5/02, consid. 4.3; STFA del 15 novembre 2002 nella causa R., H 177/01, consid. 2.3.2.; STFA del 16 settembre 2002 nella causa P.Z, L.B. e J.A.D.B, H 10+45/01, consid. 4.3.2.; STFA del 23 luglio 2002 nella causa U.G., E. G e R. G., H 170/01, consid. 3.3).
Per quanto attiene all'incarto fallimentare, va inoltre ricordato al convenuto che in linea di principio deve produrre direttamente tutti i documenti rilevanti, che può ottenere in estratto dall'Ufficio fallimenti in conformità dell'art. 8a cpv. 1 LEF (cfr. STFA del 15 novembre 2002 nella causa R., H 177/01, consid. 2.3.2.; STFA del 16 settembre 2002 nella causa P.Z, L.B. e J.A.D.B, H 10+45/01, consid. 4.3.2.; STFA del 23 luglio 2002 nella causa U.G., E. G e R. G., H 170/01, consid. 3.3; STFA del 25 giugno 2002 nella causa L, H 444/00, consid. 4d).
Per quanto attiene al richiamo da parte del convenuto dell'opposizione e della documentazione trasmessa dalla Cassa al TCA, si ricorda che in ogni tempo è possibile consultare i documenti presso questo Tribunale e che tale facoltà è stata espressamente segnalata al legale del convenuto con scritto 14 novembre 2002 (cfr. doc. _).
Per questi motivi
dichiara e pronuncia
1.- La petizione è accolta.
Di conseguenza ___________ è condannato a versare alla Cassa cantonale di compensazione AVS l'importo di fr. 13'158.35
2.- Non si percepisce tassa di giustizia, mentre le spese sono poste a carico dello Stato.
3.- Comunicazione agli interessati i quali possono impugnare il presente giudizio con ricorso di diritto amministrativo al Tribunale federale delle assicurazioni, Schweizerhofquai 6, 6004 Lucerna, entro 30 giorni dalla comunicazione.
L'atto di ricorso, in 3 esemplari, deve indicare quale decisione è chiesta invece di quella impugnata, contenere una breve motivazione, e recare la firma del ricorrente o del suo rappresentante.
Al ricorso dovrà essere allegata la decisione impugnata e la busta in cui il ricorrente l'ha ricevuta.
Per il Tribunale cantonale delle assicurazioni
Il vicepresidente Il segretario
Raffaele Guffi Fabio Zocchetti