Incarto n. 52.2002.421
Lugano 26 maggio 2003
In nome della Repubblica e Cantone del Ticino
Il Tribunale cantonale amministrativo
composto dei giudici:
Lorenzo Anastasi, presidente, Stefano Bernasconi, Werner Walser
segretario:
Stefano Rossi, vicecancelliere
statuendo sul ricorso 21 ottobre 2002 di
1. __________, 2. __________, 3. __________, patrocinati da: avv. __________
Contro
la decisione 1. ottobre 2002 del Consiglio di Stato (n. 4668), che respinge l’impugnativa presentata dagli insorgenti avverso la risoluzione 4 giugno 2002 con cui il municipio di __________ ha negato loro il rilascio della licenza edilizia per il cambiamento di destinazione da abitazione secondaria in chiosco del rustico situato in località “__________ ” (part. __________ e __________ RF), fuori della zona edificabile;
viste le risposte:
- 4 novembre 2002 di __________;
- 5 novembre 2002 del municipio di __________;
- 5 novembre 2002 del Consiglio di Stato;
- 6 novembre 2002 di __________;
preso atto della replica con istanza di intersecazione 19 novembre 2002 di __________ __________ e __________ nonché delle dupliche:
- 26 novembre 2002 del municipio di __________;
- 26 novembre 2002 del Consiglio di Stato;
- 4 dicembre 2002 di __________;
- 5 dicembre 2002 di __________;
letti ed esaminati gli atti;
ritenuto, in fatto
A. Il 4 marzo 2002 il municipio di __________ ha __________ a trasformare in abitazione secondaria la stalla situata sui mappali __________ e __________ RF, fuori della zona edificabile. Il progetto prevedeva la ristrutturazione dei muri perimetrali e del tetto, la formazione di un piccolo bagno e di una cucina, nonché la realizzazione di tre posteggi scoperti adiacenti all’immobile.
B. Il 15 marzo 2002, __________ ha chiesto al municipio di modificare la destinazione dell’edificio da abitazione secondaria a chiosco. Alla domanda si sono opposti i vicini __________ e __________, proprietari dei fondi contermini n. __________, __________, __________ rispettivamente __________ RF, lamentando che il funzionamento del pozzo perdente esporrebbe il fiume __________ ad un serio pericolo di inquinamento e denunciando che la destinazione dell’edificio a chiosco imporrebbe la realizzazione di un numero maggiore di posteggi e un potenziamento dei servizi igienici.
Il 4 giugno 2002 il municipio ha respinto la domanda, ritenendo che l’art. 15 b NAPR non consentisse l’esercizio di un’attività a scopo di lucro negli edifici e impianti degni di protezione, situati fuori delle zone edificabili.
C. Il 1. ottobre 2002, il Consiglio di Stato ha confermato il provvedimento, respingendo l’impugnativa contro di esso inoltrata dagli insorgenti. In sostanza, il Governo ha condiviso integralmente il contrasto della nuova destinazione dell’edificio con l’art. 15 lett. b NAPR.
D. Contro questa decisione i ricorrenti sono insorti dinanzi al Tribunale cantonale amministrativo, chiedendone l’annullamento e postulando il rilascio della licenza edilizia.
Gli insorgenti contestano la validità dell’art. 15 lett. b NAPR, ritenendolo contrario al diritto federale e lesivo dei principi della libertà del commercio e dell’industria, nonché della garanzia della proprietà.
E. All’accoglimento del ricorso si è opposto il Consiglio di Stato senza formulare osservazioni. Ad identica conclusione sono giunti il municipio e gli opponenti con considerazioni che saranno semmai riprese più avanti.
F. In replica, i ricorrenti hanno chiesto l’intersecazione della frase “il che può legittimamente porre il dubbio che l’istante sia almeno in parte affetto da infermità mentale”, contenuta nell’allegato di risposta 6 novembre 2002 del resistente __________.
Considerato, in diritto
1. La competenza del Tribunale cantonale amministrativo è data dall’art. 21 LE. Certa è la legittimazione attiva dei ricorrenti. Il ricorso, tempestivo, è dunque ricevibile in ordine (art. 43, 46 PAmm) e può essere deciso sulla base degli atti, senza procedere all’esperimento del sopralluogo sollecitato dall’insorgente, siccome insuscettibile di apportare la conoscenza di ulteriori elementi rilevanti per il giudizio. La situazione dei luoghi emerge infatti con sufficiente chiarezza dai piani e dalla documentazione fotografica agli atti (art. 18 cpv. 1 PAmm).
2. 2.1. Il permesso di costruire o trasformare edifici o impianti, di principio, può essere rilasciato soltanto se essi sono conformi alla funzione prevista dal piano regolatore per la zona di utilizzazione (art. 22 cpv. 2 lett. a LPT).
2.2. In deroga al principio succitato, i cantoni possono autorizzare il cambiamento totale di destinazione di edifici e impianti degni di protezione se sono stati sottoposti a protezione dall’autorità competente e se la loro conservazione a lungo termine non può più essere assicurata in altro modo (art. 24d cpv. 1 LPT).
Ciò presuppone, in particolare, che il paesaggio e gli edifici formino un'unità degna di protezione e siano stati posti sotto protezione nell'ambito di un piano di utilizzazione. L'oggetto protetto non è infatti costituito soltanto dagli edifici, ma anche dal paesaggio stesso, che va posto sotto protezione nel quadro della pianificazione dell'utilizzazione (art. 39 OPT).
In altre parole, giusta l’allegato B alla scheda di coordinamento 8.5, approvata dal Consiglio Federale il 30 gennaio 2002, il cantone è chiamato ad elaborare un piano di protezione del paesaggio quale strumento di coordinazione dei singoli piani regolatori comunali. Soltanto sulla base dei criteri generali fissati dal piano direttore, i comuni potranno in seguito delimitare il perimetro di protezione del paesaggio, decidere quali edifici, compresi all’interno di questo perimetro, siano da proteggere e definire le misure di salvaguardia del paesaggio e le norme di attuazione per la protezione dei singoli edifici.
2.3. La costruzione in oggetto è annoverata nell'inventario comunale degli edifici ed impianti degni di protezione, situati fuori delle zone edificabili, e inserita nella categoria degli edifici meritevoli di conservazione (1a), dove è ammesso il cambiamento di destinazione (art. 15 cifra 1, lett. a NAPR). Ciò non è tuttavia sufficiente per autorizzare il previsto cambiamento di destinazione sulla base dei combinati art. 24d cpv. 2 LPT e 39 OPT. A tal fine occorre anzitutto che il cantone adotti un piano di protezione del paesaggio giusta la scheda di coordinamento 8.5 e che i comuni adattino la loro legislazione edilizia, conformandola alle disposizioni del piano direttore. Fino a quel momento, nessuna autorizzazione edilizia potrà essere rilasciata giusta le norme citate. Ne consegue che non solo il cambiamento di destinazione in disamina non può essere autorizzato, ma nemmeno la trasformazione della stalla in abitazione secondaria avrebbe dovuto esserlo.
3. Per quanto concerne l’istanza di intersecazione, è bene rammentare che la legge di procedura per le cause amministrative non conosce tale istituto, né rinvia esplicitamente all’art. 68 CPC a titolo di diritto suppletorio.
È però vero che al carattere sconveniente di un atto processuale può essere posto rimedio applicando l’art. 9 PAmm. La norma riprende in sostanza i principi formulati dalla giurisprudenza del Tribunale federale, segnatamente il dovere per l’autorità di permettere alle parti - entro un termine determinato - la riparazione di vizi non essenziali, oppure di rettificare d’ufficio determinate irregolarità (cfr. RDAT 1996 I n. 15 e rif.).
Nel caso in esame, non v’è chi non veda il carattere sconveniente e fortemente offensivo delle contumelie censurate. Inutilmente il resistente __________ sostiene di aver voluto semplicemente provare le contraddizioni sull’uso della costruzione. Il giudizio espresso sulla salute mentale dell’istante non persegue alcuno scopo processuale preciso e tanto meno quello sostenuto dal resistente. Rivela piuttosto intenti di gratuita denigrazione. Per economia di procedura, alle contumelie in disamina - prive di qualsiasi influenza sul presente giudizio - va posto rimedio in questa sede, stralciando dalla risposta 6 novembre 2002 del resistente __________ il seguente passaggio: “il che può legittimamente porre il dubbio che l’istante sia almeno in parte affetto da infermità mentale”.
4. Sulla scorta delle considerazioni che precedono, il ricorso va respinto, confermando - seppur con altre motivazioni - la decisione governativa impugnata.
La tassa di giudizio e le spese sono poste a carico dei ricorrenti secondo soccombenza (art. 28 PAmm). Non si assegnano ripetibili in quanto i resistenti non si sono avvalsi del patrocinio di un legale iscritto all’albo (art. 31 PAmm).
Per questi motivi,
visti gli art. 22 cpv. 2 lett. a, 24d LPT; 39 OPT, 21 LE; 2, 3, 28, 31, 43, 46, 60, 61 PAmm;
dichiara e pronuncia:
1. Il ricorso è respinto.
2. È stralciato dalla risposta di __________ il seguente passaggio: "il che può legittimamente porre il dubbio che l'istante sia almeno in parte affetto da infermità mentale".
3. La tassa di giustizia e le spese per complessivi fr. 1'000.- sono poste a carico dei ricorrenti, in solido. Non si assegnano ripetibili.
4. Contro la presente decisione, nella misura in cui è fondata sul diritto federale, è dato ricorso di diritto amministrativo al
Tribunale federale a Losanna nel termine di 30 giorni dall'intimazione.
5. Intimazione a:
Per il Tribunale cantonale amministrativo
Il presidente Il segretario