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Bundesverwaltungsgericht 23.01.2012 D-263/2012

January 23, 2012·Italiano·CH·CH_BVGE·PDF·1,197 words·~6 min·3

Summary

Asilo (non entrata nel merito / safe country) e allontanamento | Asilo (non entrata nel merito) ed allontanamento; decisione dell'UFM del 5 gennaio 2011

Full text

Bundesve rwa l t ungsge r i ch t T r i buna l   adm in istratif   f édé ra l T r i buna l e   ammin istrati vo   f ede ra l e T r i buna l   adm in istrativ   f ede ra l     Corte IV D­263/2012 Sen tenza   d e l   2 3   g enna i o   2012   Composizione Giudice Pietro Angeli­Busi, giudice unico,  con l'approvazione del giudice Bruno Huber;  cancelliere Andrea Pedrazzini. Parti A._______, nato il (...), Mauritania e Senegal,  ricorrente, contro Ufficio federale della migrazione (UFM), Quellenweg 6, 3003 Berna,    autorità inferiore.  Oggetto Asilo (non entrata nel merito) ed allontanamento; decisione dell'UFM del 5 gennaio 2011 / N […].

D­263/2012 Pagina 2 Visto: la prima domanda di asilo che  l'interessato ha presentato  in data (…)  in  Svizzera, la decisione dell'UFM del 4 giugno 2009, mediante  la quale detto Ufficio  non  è  entrato  nel  merito  della  sopracitata  domanda  ai  sensi  dell'art. 34 cpv. 1  della  legge  del  26  giugno  1998  sull'asilo  (LAsi,  RS 142.31)  ed  ha  ordinato  l'allontanamento  dell'interessato  dalla  Svizzera,  nonché  l'esecuzione della medesima,  cresciuta  in giudicato  in  data 13 giugno 2009, l'irreperibilità dell'interessato a partire dal 1° luglio 2009, la richiesta del 28 ottobre 2011, della Germania alla Svizzera, di ripresa a  carico dell'interessato, in base agli Accordi di Dublino, la riconsegna dell'interessato alle autorità svizzere da parte delle autorità  tedesche, in data 14 novembre 2011, in seguito alla competenza svizzera  per il trattamento della procedura di asilo, la seconda domanda di asilo che il ricorrente ha presentato in data (…) in  Svizzera, i verbali di audizione del 28 novembre 2011 (di seguito: verbale 1) e del  16 dicembre 2011 (di seguito: verbale 2), la  decisione  dell'UFM  del  5  gennaio  2012,  notificata  al  ricorrente  il  9 gennaio 2012 (cfr. risultanze processuali), il  ricorso  inoltrato  dal  ricorrente  il  (…)  2012  (cfr.  timbro  del  plico  raccomandato), l'incarto  originale  dell'UFM,  pervenuto  al  Tribunale  amministrativo  federale (di seguito: il Tribunale) in data 17 gennaio 2012, il certificato medico del 16 gennaio 2012, pervenuto al Tribunale  in data  odierna, i  fatti  del  caso  di  specie  che,  se  necessari,  verranno  ripresi  nei  considerandi che seguono,

D­263/2012 Pagina 3 e considerato: che  le  procedure  in materia  di  asilo  sono  rette  dalla  legge  federale  del  20 dicembre 1968 sulla procedura amministrativa (PA, RS 172.021), dalla  legge  del  17  giugno  2005  sul  Tribunale  amministrativo  federale  (LTAF,  RS 173.32) e dalla legge del 17 giugno 2005 sul Tribunale federale (LTF,  RS 173.110), in quanto la LAsi non preveda altrimenti (art. 6 LAsi), che  il  Tribunale  giudica  definitivamente  i  ricorsi  contro  le  decisioni  dell'UFM in materia di asilo, salvo se è stata depositata una domanda di  estradizione  da  parte  dello  Stato  abbandonato  dal  richiedente  l'asilo  in  cerca di protezione (art. 31 e 33 lett. d LTAF, art. 105 LAsi e art. 83 lett. d  cifra 1 LTF), che vi è motivo di entrare nel merito del ricorso che adempie le condizioni  di  ammissibilità  di  cui  all'art. 48  cpv. 1  e  all'art. 52  PA  nonché  all'art. 108 cpv. 2 LAsi, che, giusta l'art. 33a cpv. 2 PA, applicabile per rimando dell'art. 6 LAsi e  dell'art.  37  LTAF,  nei  procedimenti  su  ricorso  è  determinante  la  lingua  della  decisione  impugnata;  che,  se  le  parti  utilizzano  un'altra  lingua,  il  procedimento può svolgersi in tale lingua, che, nel caso concreto, la decisione impugnata è stata resa in italiano ed  il  ricorso  è  stato  presentato  in  tale  lingua;  che,  pertanto,  la  presente  sentenza va redatta in italiano, che,  nell'ambito  delle  audizioni  sui  motivi  di  asilo,  il  ricorrente  ha  dichiarato di essere cittadino con doppia nazionalità del Senegal e della  Mauritania, di etnia (…), nato a B._______ (Mauritania), che il ricorrente ha affermato che i suoi motivi di asilo sarebbero gli stessi  di quelli  fatti valere nella sua precedente procedura di asilo; che egli ha  tuttavia  aggiunto  di  essere  omosessuale,  nonché  di  avere  avuto  saltuariamente dei rapporti e che  in Senegal sarebbe stato preso  in giro  per  tale  motivo,  fatto  che  avrebbe  sottaciuto  nella  prima  procedura  in  quanto  si  sarebbe  vergognato;  che,  inoltre,  per  tale  motivo  nel  2000  avrebbe  subito  un'aggressione  in  Senegal  da  parte  di  cinque  persone, 

D­263/2012 Pagina 4 che  l'avrebbero picchiato e  ferito con un coltello, dopo essere uscito da  un bar, che, l'insorgente ha dichiarato di essere espatriato dal Senegal nel 2005,  in  aereo  da C._______  fino  a D._______  (Libia),  dove  sarebbe  rimasto  fino  al  2008,  quando  sarebbe  imbarcato  per  E._______  (Italia);  che  sarebbe  rimasto  in  Italia  fino  a  quando,  nel  2009,  si  sarebbe  recato  in  Svizzera,  dove  ha  inoltrato  la  sua  prima  domanda  di  asilo;  che,  dopo  l'esito infruttuoso della sua prima procedura di asilo, si sarebbe recato in  Germania,  da  dove  la  polizia  tedesca  l'avrebbe  rimandato  in  aereo  a  F._______, che,  nella  decisione  del  5  gennaio  2012,  l'UFM  ha  constatato,  innanzitutto, che i motivi fatti valere nella precedente procedura hanno già  fatto  l'oggetto  della  decisione  dell'UFM  del  4  giugno  2009;  che  tale  decisione  sarebbe  cresciuta  in  giudicato  e  che,  pertanto,  i  motivi  in  questione  non  potrebbero  più  essere  considerati  nell'ambito  della  presente procedura; che, inoltre, da un lato, il Consiglio federale avrebbe  inserito il Senegal nel novero dei Paesi sicuri e, dall'altro, le allegazioni in  materia  di  asilo  presentate  dal  ricorrente,  riguardo  alla  sua  omosessualità, non sarebbero  in grado di capovolgere  la presunzione di  cui  all'art.  6a  cpv.  2  lett.  a  LAsi,  di modo  che non emergerebbero dalle  carte processuali degli  indizi di esposizione del ricorrente a persecuzioni  in caso di rientro in patria, che, di conseguenza, l'UFM non è entrato nel merito della citata domanda  ai sensi dell'art. 34 cpv. 1 LAsi; che l'autorità inferiore ha pure pronunciato  l'allontanamento  del  ricorrente  dalla  Svizzera  e  la  sua  esecuzione  siccome lecita, esigibile e possibile,  che, nel ricorso, l'insorgente fa valere che l'UFM non avrebbe considerato  che l'omosessualità in Senegal costituirebbe un reato punito penalmente  con  una  reclusione  da  tre  a  cinque  anni;  che,  inoltre,  gli  omosessuali  rischierebbero  il  linciaggio da parte dell'opinione pubblica e  le  cronache  riporterebbero  di  atteggiamenti  di  profonda  repressione  sociale  contro  i  medesimi;  che,  secondo  l'insorgente,  i  problemi  sopracitati  avrebbero  dovuto condurre l'UFM ad entrare nel merito della sua domanda di asilo,  in quanto costituirebbero degli indizi di persecuzione; che, in aggiunta, fa  valere dei problemi medici, segnatamente una (…), per la quale sarebbe  attualmente  in  cura  presso  il  Servizio  psicosociale  di  G._______;  che,  visto  quanto  sopra,  l'insorgente  afferma  che,  in  caso  di  rinvio,  sarebbe  altamente  verosimile  che  sarebbe  esposto  a  quei  trattamenti  vietati 

D­263/2012 Pagina 5 dall'art. 3 della convenzione del 4 novembre 1950 per la salvaguardia dei  diritti dell'uomo e delle libertà fondamentali (CEDU, RS 0.101), e quindi, il  suo  allontanamento  non  sarebbe  né  ragionevolmente  esigibile,  né  ammissibile, che,  in  conclusione,  il  ricorrente  ha  chiesto,  in  via  principale,  l'annullamento  della  decisione  impugnata  e  la  trasmissione  degli  atti  all'autorità  inferiore  per  una  nuova  decisione  nel  merito  della  sua  domanda  di  asilo  e,  in  via  sussidiaria,  la  concessione  dell'ammissione  provvisoria;  che  ha,  altresì,  presentato  una  domanda  di  assistenza  giudiziaria,  nel  senso  della  dispensa  dal  versamento  delle  spese  processuali e del relativo anticipo, che, come rettamente rilevato dall'UFM, i motivi fatti valere durante la sua  prima procedura, sono già stati considerati nella decisione dell'UFM del 4  giugno 2009 – cresciuta in giudicato – e non possono essere rivisti nella  presente procedura, che,  pertanto,  vi  è  luogo  di  analizzare  esclusivamente  i  nuovi  motivi  allegati nella presente procedura circa la sua allegata omosessualità, che, giusta l’art. 34 cpv. 1 LAsi, non si entra nel merito di una domanda di  asilo, se il richiedente proviene da uno Stato che il Consiglio federale ha  designato  come  sicuro  secondo  l'art. 6a  cpv. 2  lett. a  LAsi,  a meno  che  non risultino indizi di persecuzione,  che,  da  un  lato,  giova  rilevare  che,  allorquando  il Consiglio  federale  ha  inserito  un Paese  nel  novero  dei Paesi  sicuri,  sussiste  di massima una  presunzione di  assenza di  persecuzioni  in detto Paese;  che  incombe al  richiedente l’asilo di invalidare siffatta presunzione per quanto attiene alla  sua situazione personale,  che, dall'altro lato, la nozione di indizi di persecuzione ai sensi dell’art. 34  cpv. 1  LAsi  s’intende  in  senso  lato:  comprende  non  soltanto  i  seri  pregiudizi  previsti  dall’art. 3  LAsi,  ma  pure  gli  ostacoli  all’esecuzione  dell’allontanamento,  di  cui  all’art. 44  cpv. 2  LAsi,  imputabili  all'agire  umano  (Giurisprudenza  ed  informazioni  della  Commissione  svizzera  di  ricorso in materia di asilo [GICRA] 2003 n. 18),  che,  per  ammettere  l'esistenza  di  indizi  di  persecuzione  che  implicano  l'entrata  nel  merito  di  una  domanda  di  asilo,  vale  un  grado  di  verosimiglianza ridotto (GICRA 2004 n. 35 consid. 4.3 pag. 247),

D­263/2012 Pagina 6 che,  siccome  il  Consiglio  federale  ha  effettivamente  inserito,  in  data  6 ottobre  1993,  il  Senegal  nel  novero  dei  Paesi  esenti  da  persecuzioni,  sussiste di massima una presunzione di assenza di persecuzioni in detto  Paese,  che,  nella  fattispecie,  il  ricorrente  non  è  riuscito  ad  invalidare  la  presunzione di assenza di persecuzioni, ritenuto segnatamente che dagli  atti  di  causa non emergono  indizi di persecuzione;  che,  in particolare,  il  ricorrente non ha presentato, all'infuori di generiche censure, argomenti o  prove suscettibili di giustificare una diversa valutazione, rispetto a quella  di cui all'impugnata decisione, che, inoltre, il racconto del ricorrente si distingue per il suo carattere vago,  contradditorio,  confuso  ed  al  limite  della  violazione  dell'obbligo  di  collaborare,  che, a prescindere dalla verosimiglianza dei fatti allegati, l'aggressione da  parte  di  "più  o  meno  cinque  persone"  risalirebbe  a  quando  egli  frequentava ancora la scuola superiore, benché egli non ricordi  l'anno di  tale avvenimento (cfr. verbale 2, pag. 8, D80 a D 82), ma comunque tra il  1997  e  il  2000  (cfr.  verbale  2,  pag.  6,  D65);  che,  inoltre,  egli  non  ha  denunciato tale aggressione alle autorità (cfr. verbale 2, pag. 8, D83), che,  egli  ha  affermato  di  avere  frequentato  la  scuola  elementare,  la  scuola secondaria e due anni di liceo a C._______ e di avere, in seguito,  giocato  per  quattro  anni  nella  squadra  di  basket  professionista  (…)  a  C._______  (cfr.  verbale  1,  pag.  4);  che  ha  indicato  di  aver  vissuto  in  Senegal  fino  al  2002  (cfr.  verbale  2,  pag.  4,  D31);  che  ha,  inoltre,  dichiarato di aver ottenuto un passaporto senegalese a C._______ sette  anni  fa,  ovvero  nel  (…),  di  essere  partito  dal  Senegal  per  rendersi  in  Europa  (cfr. verbale 1, pag. 5), e di aver  lasciato  il Senegal nel 2005  in  aereo da C._______ (cfr. verbale 1, pag. 7), che,  quindi,  malgrado  le  manifeste  contraddizioni  e  la  poca  collaborazione dimostrata nel quadro della procedura, emerge che,  (…),  egli  ha  ancora  vissuto  in  Senegal  per  lungo  tempo  dopo  l'aggressione,  senza  avere  avuto  problema  alcuno  né  con  le  autorità  senegalesi  (cfr.  verbale 2, pag. 11, D136), né con terzi (cfr. verbale 2, pag. 12, D137), che,  peraltro,  la  matrice  omofobica  dell'allegata  aggressione  è  una  semplice  ipotesi  e  si  esaurisce  in  una  mera  allegazione  di  parte;  che  l'insorgente ha dichiarato di non aver avuto più rapporti omosessuali dopo 

D­263/2012 Pagina 7 il suo matrimonio, con una donna,  risalente al 2000  (cfr. verbale 2, pag.  11, D120 e D125); che egli ha affermato che la sua omosessualità non è  di per sé riconoscibile (cfr. verbale 2, pag. 9, D99), che, inoltre, in base agli atti di causa, nulla indica che le autorità siano a  conoscenza  dei  suoi  passati  rapporti  omosessuali,  né  che  lo  stiano  ricercando per tale motivo, né tanto meno che vi siano sospetti sulla sua  persona,  che,  visto  quanto  sopra,  non  vi  sono  indizi  che  il  ricorrente,  in  caso  di  ritorno in Senegal, rischi una persecuzione da parte dello Stato o da parte  di terzi, che,  in aggiunta, non vi è motivo di  ritenere che  il  ricorrente non possa  ottenere  dalle  competenti  autorità  in  patria,  se  opportunamente  sollecitate,  un'appropriata  protezione  contro  l'eventuale  futuro  agire  illegittimo da parte di terzi nei suoi confronti, che  non  emergono  dalle  carte  processuali  neppure  elementi  da  cui  desumere che  l'esecuzione dell'allontanamento del ricorrente  in Senegal  possa  violare  l'art. 25 cpv. 2  della  Costituzione  federale  della  Confederazione  Svizzera  del  18 aprile 1999  (Cost.,  RS  101),  l'art. 33  della  convenzione  del  28  luglio  1951  sullo  statuto  dei  rifugiati  (Conv., RS 0.142.30),  l'art. 5  LAsi  (divieto  di  respingimento)  nonché  l'art. 83  cpv. 3  della  legge  federale  del  16 dicembre  2005  sugli  stranieri  (LStr,  RS  142.20)  o  esporre  il  ricorrente  in  patria  al  rischio  reale  ed  immediato  di  trattamenti  contrari  all'art. 3  CEDU  o  all'art. 3  della  convenzione  del  10 dicembre 1984  contro  la  tortura  ed  altre  pene  o  trattamenti crudeli, inumani o degradanti (Conv. tortura, RS 0.105), che, premesso ciò, quanto agli ostacoli all'esecuzione dell'allontanamento  riconducibili all’art. 44 cpv. 2 LAsi e all'art. 83 cpv. 4 LStr, in Senegal non  vige  attualmente  una  situazione  di  guerra,  guerra  civile  o  violenza  generalizzata che coinvolga  l'insieme della popolazione nella  totalità del  territorio nazionale, che,  nel  caso  di  specie,  non  risultano  manifestamente  esservi  indizi  di  persecuzione ai sensi dell'art. 34 cpv. 1 LAsi, che,  di  conseguenza,  l'UFM  rettamente  non  è  entrato  nel  merito  della  domanda di  asilo  secondo  l'art. 34  cpv. 1  LAsi,  di modo  che,  su questo 

D­263/2012 Pagina 8 punto,  il  ricorso,  destituito  di  ogni  e  benché  minimo  fondamento,  non  merita tutela e la decisione impugnata va confermata, che  il  ricorrente  non  adempie  le  condizioni  in  virtù  delle  quali  l'UFM  avrebbe dovuto astenersi dal pronunciare l'allontanamento dalla Svizzera  (art. 14 cpv. 1 e cpv. 2, art. 44 cpv. 1 LAsi nonché art. 32 OAsi 1),  che  dalle  carte  processuali  non  emergono  neppure  ostacoli  dal  profilo  dell'esigibilità  dell'allontanamento  quanto  alla  situazione  personale  del  ricorrente;  che  egli  ha  una  formazione  scolastica,  avendo  seguito  le  scuole elementari, le scuole secondarie e due anni di liceo (cfr. verbale 1,  pag. 4), e dispone di una rete sociale e familiare in Patria, segnatamente  (…) sue sorelle (cfr. verbale 1, pag. 6), che  il  ricorrente  non ha,  altresì,  preteso  nel  gravame di  soffrire  di  gravi  problemi di salute che possano giustificare la sua ammissione provvisoria  (GICRA 2003 n. 24), senza che ad un esame d'ufficio degli atti di causa  emerga  la  necessità  di  una  permanenza  in  Svizzera  per motivi  medici;  che,  infatti,  i  problemi  medici  fatti  valere,  ovvero  psicosi  cronica,  sintomatologia  di  tipo  psicotico,  rispettivamente  sindrome  da  disadattamento,  schizofrenia  paranoide  e  uso  dannoso  dell'alcool  (cfr.  documento del […] 2011 allegato al ricorso, certificati medici del […] 2011  e  del  […]  2012),  non  costituiscono  un  ostacolo  all'esecuzione  dell'allontanamento  del  ricorrente  in  Senegal,  dove,  del  resto,  esistono  delle strutture psichiatriche, che, per le ragioni sopraindicate, l'autorità inferiore ha rettamente ritenuto  ammissibile e ragionevolmente esigibile l'esecuzione dell'allontanamento, che, infine, non risultano impedimenti neppure dal profilo della possibilità  dell'esecuzione  dell'allontanamento  (art. 44  cpv. 2  LAsi  ed  art. 83  cpv. 2  LStr);  che  il  ricorrente,  usando  la  necessaria  diligenza,  potrà  procurarsi  ogni documento  indispensabile al  rimpatrio  (art. 8 cpv. 4 LAsi; cfr. DTAF  2008/34 consid. 12 pagg. 513­515); che l'esecuzione dell'allontanamento  è dunque pure possibile, che,  di  conseguenza,  anche  in  materia  di  allontanamento  e  relativa  esecuzione, il gravame va disatteso e la querelata decisione confermata, che  il  ricorso,  manifestamente  infondato,  è  deciso  in  procedura  semplificata  (art. 111a  LAsi)  dal  giudice  unico,  con  l'approvazione  di  un  secondo giudice (art. 111 lett. e LAsi),

D­263/2012 Pagina 9 che,  ritenute  le  allegazioni  ricorsuali  sprovviste  di  probabilità  di  esito  favorevole,  la  domanda  di  assistenza  giudiziaria,  nel  senso  della  dispensa  dal  versamento  delle  spese  processuali,  è  respinta  (art.  65  cpv. 1 PA), che,  avendo  il  Tribunale  statuito  nel  merito  del  ricorso,  la  domanda  di  esenzione  dal  versamento  di  un  anticipo  equivalente  alle  presumibili  spese processuali è divenuta senza oggetto,  che, visto l'esito della procedura le spese processuali, di CHF 600.­, che  seguono  la  soccombenza,  sono  poste  a  carico  del  ricorrente  (art. 63  cpv. 1 e cpv. 5 PA nonché art. 3 lett. a del regolamento sulle tasse e sulle  spese  ripetibili  nelle  cause  dinanzi  al  Tribunale  amministrativo  federale  del 21 febbraio 2008 [TS­TAF, RS 173.320.2]),   (dispositivo alla pagina seguente)

D­263/2012 Pagina 10 Per questi motivi, il Tribunale amministrativo federale pronuncia: 1.  Il ricorso è respinto. 2.  La domanda di assistenza giudiziaria è respinta. 3.  Le  spese  processuali,  di CHF 600.­,  sono  poste  a  carico  del  ricorrente.  Tale  ammontare  deve  essere  versato  alla  cassa  del  Tribunale  amministrativo  federale,  entro  un  termine  di  30  giorni  dalla  spedizione  della presente sentenza. 4.  Questa  sentenza  è  comunicata  al  ricorrente,  all'UFM  e  all'autorità  cantonale competente.  Il giudice unico: Il cancelliere: Pietro Angeli­Busi Andrea Pedrazzini Data di spedizione:

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