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Ticino Tribunale di appello diritto civile La Camera di esecuzione e fallimenti 03.10.2000 15.2000.00081

3. Oktober 2000·Italiano·Tessin·Tribunale di appello diritto civile La Camera di esecuzione e fallimenti·HTML·1,778 Wörter·~9 min·2

Zusammenfassung

Sentenza o decisione senza scheda

Volltext

Incarto n. 15.2000.00081

Lugano 3 ottobre 2000 /CJ/fc/dp  

In nome della Repubblica e Cantone del Ticino  

La Camera di esecuzione e fallimenti del Tribunale d'appello quale autorità di vigilanza

composta dei giudici:

Cometta, presidente, Pellegrini e Zali

segretario:

Jaques, vicecancelliere

statuendo sul ricorso 8 giugno 2000 di

__________    

Contro  

l’operato dell’Ufficio di esecuzione di Lugano, in particolare la decisione 26 maggio 2000, resa nell’ambito delle procedure di sequestro n. __________ e __________ inoltrate da:

__________  

visto l'incarto completo relativo alla procedura ricorsuale,

ritenuto

in fatto:                          

                                          A.  Il 9 aprile 1993, il Pretore del Distretto di Lugano ha decretato, su istanza di __________, il sequestro (n. __________-__________, risp. __________) presso la __________ (in seguito __________) degli attivi appartenenti a __________ (in seguito __________) e di __________. Il credito fatto valere dalla sequestrante ammontava a fr. 1'477'012,22 (corrispondente a US$ 974'419.-- al cambio dell’1,48 ½), oltre interessi al 10% dal 31 gennaio 1993.

                                               Il 6 maggio 1993, __________ ha comunicato all’UE che l’ammontare bloccato copriva a sufficienza gli interessi del 10% capitalizzati al 31 dicembre di ogni anno fino al 31 dicembre 1998 a condizione che il cambio US$/CHF non scendesse al di sotto di 1.30 (doc. H).

                                          B.  Il 17 maggio 1993, il Pretore del Distretto di Lugano ha decretato un ulteriore sequestro (n. __________, risp. __________), sempre su istanza di __________ e sempre sugli attivi di __________, risp. __________, presso __________, ma per un importo di fr. 5'394'000.-- (corrispondente a US$ 3'720'000.-- al cambio dell’1.45), oltre interessi al 10%.

                                               Il 18 maggio 1993, __________ ha comunicato all’UE che gli importi bloccati ammontavano a US$ 2’000'000.-- e LIT 40'000'000.--(doc. O).

                                          C.  Con lettera 25 aprile 2000 (doc. P), __________, riferendosi ai due sequestri eseguiti il 9 aprile e 17 maggio 1993, ha chiesto all’UE di Lugano di confermare che “le somme eventualmente pervenute in epoca successiva o che perverranno sulla relazione bancaria della __________. sono escluse dal sequestro e dunque liberamente disponibili”.

                                          D.  In risposta, l’UE di Lugano, il 4 maggio 2000, ha deciso quanto segue (doc. Q):

                                               “1.   Il sequestro n. 298062-01 del 9 aprile 1993 e sequestro n° __________ del 17.05.1993 contro __________, è confermato limitatamente come da lettera __________, del 18.05.1993 agli importi di $US 2'000'000.-- e LIT 40'000'000.--.

                                               2.    Le somme eventualmente pervenute alla __________ __________, in epoca successiva o che perverranno sulla relazione bancaria della __________. sono escluse dal sequestro e dunque liberamente disponibili.

                                               3.    La lettera di conferma alla Banca sarà inviata alla crescita in giudicato della presente decisione.

                                               4.    Contro la presente decisione è data facoltà di ricorso ex art. 18 LEF.

                                               5.    omissis”.

                                          E.  L’UE di Lugano ha comunicato questa decisione a __________ mediante scritto del 23 maggio 2000 (doc. R). Con lettera 25 maggio 2000 (doc. S), quest’ultima ha chiesto all’UE di chiarificare se gli eventuali interessi o altro reddito da investimenti sul capitale bloccato erano da considerare quali somme pervenute in epoca successiva o quali importi da conglobare nel capitale bloccato.

                                          F.  Mediante decisione del 26 maggio 2000, qui impugnata, l’UE di Lugano ha comunicato a __________ di ritenere che “gli importi liberi dal sequestro sopraccitato [recte: dai sequestri n. __________ e __________] sono unicamente le somme pervenute in epoca successiva o che perverranno sulla relazione bancaria della __________. Per quel che concerne le eccedenze del capitale bloccato, vale a dire eventuali interessi o altro reddito da investimenti sul capitale medesimo, sono da ritenersi importi da conglobare nel capitale bloccato e di conseguenza anch’essi non disponibili”.

                                          G.  Con il ricorso in esame, __________ si aggrava contro questa decisione, facendo valere che essa impone una limitazione alla libera disposizione dei propri beni patrimoniali che eccede quanto disposto nella decisione 4 maggio 2000 dello stesso UE, la quale è cresciuta in giudicato. Unici beni esistenti al momento dell’esecuzione del sequestro – e pertanto sequestrati – sarebbero gli importi di fr. 2'000'000.-- e di LIT 40'000'000.-- di cui al doc. O. Non essendo stati ordinati provvedimenti concreti di amministrazione sul capitale bloccato, gli interessi maturati dopo il 18 maggio 1993 (data della comunicazione di cui al doc. O) non sarebbero compresi nei beni sequestrati.

                                          H.  Nelle sue osservazioni, __________ conclude per la reiezione del ricorso. Ella rileva che la decisione impugnata precisa solo quanto già espresso nell’ambito della sua decisione 4 maggio 2000 e che queste due decisioni vanno interpretate in funzione della natura stessa dell’iniziativa della ricorrente, che non ha mai ritenuto di avanzare pretesa alcuna circa la disponibilità delle somme attualmente depositate sulla relazione in questione né sui loro proventi, ma intendeva solo ottenere formale assicurazione sulla disponibilità di eventuali versamenti futuri effettuati sulla relazione colpita. La resistente osserva inoltre che la ricorrente non ha subito lesione alcuna della decisione impugnata di cui essa non è neppure destinataria.

                                               Infine, __________ ritiene che in mancanza di una norma che lo escluda espressamente, i proventi derivanti da una somma di denaro sono pignorabili, di modo che l’UE è legittimato ad autorizzarne il blocco se necessario, come nella fattispecie, al soddisfacimento della pretesa vantata dal sequestrante.

                                          I.    Nelle sue osservazioni, l’UE di Lugano chiede la reiezione del ricorso.

Considerato

in diritto:                        

                                          1.   Per costante giurisprudenza, il ricorso ex art. 17 LEF deve servire al conseguimento di un fine pratico di procedura esecutiva – non ottenibile in altro modo – e non alla semplice constatazione di un errato comportamento (Flavio Cometta, Commentario alla LPR, n. 2.4 ad art. 7, p. 115-116, con rif.).

                                               In casu, quand’anche __________ non è destinataria diretta della decisione impugnata, tale società ha un evidente interesse economico a contestarla, in quanto, se dovesse essere accolta la sua tesi, essa potrebbe disporre liberamente degli interessi maturati sugli importi sequestrati. Sapere se tale tesi regge o meno è questione di merito che va esaminata nei seguenti considerandi.

                                          2.   La ricorrente pretende che le decisioni 4 e 26 maggio 2000 dell’UE di Lugano siano contraddittorie e che quest’ufficio non poteva, con l’adozione della seconda, modificare unilateralmente la prima dopo che essa era diventata definitiva. L’argomento non può essere condiviso.

                                      2.1.   Anzitutto, non vi è dubbio che l’UE di Lugano non intendeva, con la propria decisione 4 maggio 2000, dichiarare liberamente disponibili gli interessi maturati o da maturare sulle somme sequestrate. Lo dimostra la sua decisione 26 maggio 2000, nella quale l’UE non pretende di correggere un errore bensì unicamente chiarire un punto della sua precedente decisione. Se quest’ultima poteva effettivamente suscitare qualche perplessità in merito alla questione degli interessi, un terzo in buona fede non poteva far a meno di chiedere all’UE un’interpretazione (autentica) della propria decisione, ciò che peraltro ha fatto __________ (doc. S).

                                      2.2.   Va inoltre rilevato che nessuno, neanche in particolare la ricorrente, ha subito un danno dal comportamento dell’UE di Lugano, dato che gli importi sequestrati, compresi gli interessi, non sono stati sbloccati nell’intervallo di tempo tra la prima e la seconda decisione.

                                          3.   La ricorrente critica inoltre la decisione impugnata in quanto gli interessi maturati dopo il 18 maggio 1993 (data della comunicazione di cui al doc. O) non sarebbero compresi nei beni sequestrati, a fortiori perché l’UE non avrebbe ordinato provvedimenti concreti di amministrazione sul capitale bloccato. A torto.

                                      3.1.   Questa Camera (CEF 25 agosto 1999 su ricorso L., cons. 1c) ha già avuto modo di giudicare che il sequestro comprende anche gli accessori del credito, in particolare nel caso di un conto corrente o di deposito anche gli interessi che dovessero maturare sull’importo sequestrato a partire dal momento dell’esecuzione del sequestro (cfr. pure DTF 64 III 106; Hans Reiser, Basler Kommentar zum SchKG, Basilea/Ginevra/ Monaco 1998, Vol. III, n. 63 ad art. 275 LEF; Pierre-Robert Gilliéron, Commentaire de la LP, vol. II, Losanna 2000, n. 5 ad art. 100: applicazione analogica dell’art. 102 cpv. 1 LEF ai frutti civili dei crediti, i quali sono compresi de plano nel pignoramento del principale), al netto tuttavia delle relative spese di gestione del conto. La determinazione del saldo deve inoltre tenere conto anche delle operazioni che al momento del sequestro non erano ancora state allibrate, ma per le quali già esisteva il fondamento giuridico (DTF 100 III 81 ss. cons. 4). Sono invece in principio escluse dal sequestro le entrate in conto (così come del resto le uscite) non riconducibili a rapporti già esistenti con la banca terza debitrice al momento dell’esecuzione del sequestro (cfr. Reiser, op. cit., n. 63 ad art. 275 LEF: Flavio Cometta, Assistenza giudiziaria internazionale in materia esecutiva – Fallimento e concordato internazionale, Collana CFPG vol. 20, Lugano 1999, p. 164, n. 2.2.5.g).

                                      3.2.   Da rilevare inoltre come l’UE di Lugano abbia espressamente lasciato i beni sequestrati in custodia di __________ a nome e per conto dell’ufficio (cfr. diffide 13 aprile e 7 maggio 1993), in conformità dell’art. 98 cpv. 2 LEF (per rinvio dell’art. 275 LEF).

3.3.      Va tuttavia ricordato che il sequestro deve essere limitato ai beni il cui valore di realizzazione basti per coprire il credito del sequestrante indicato nel decreto, in capitale, interessi e spese (art. 97 cpv. 2 LEF, applicabile per analogia in virtù dell’art. 275 LEF; Reiser, op. cit., n. 69 ad art. 275; Gilliéron, op. cit., n. 11 ad art. 97). Un supplemento deve quindi essere calcolato per tenere conto degli interessi e delle spese fino alla realizzazione dei beni sequestrati (cfr. art. 144 cpv. 4 LEF; Reiser, op. cit., n. 69 ad art. 275; Walter Stoffel, Basler Kommentar zum SchKG, Basilea/Ginevra/Monaco 1998, vol. III, n. 8 ad art. 274; Cometta, op. cit., p. 159 s., n. 2.2.3.d; Michel Ochsner, De quelques aspects de l’exécution des séquestres, in: Le séquestre selon la nouvelle LP, Zurigo 1997, p. 62-64, n. 4).

                                          4.   Ne consegue la reiezione del gravame.

                                          5.   Sulle tasse occorre ricordare che ‑ benché la gratuità della procedura sia contraria al sistema di diritto amministrativo in cui si muove il ricorso secondo l'art. 17 LEF (Jean-François Poudret/Suzette Sandoz-Monod, Commentaire de la loi fédérale d'organisation judiciaire, vol. II, Berna 1990,n. 2.10 all'art. 81, p. 804) – siffatto principio è stato codificato per espressa volontà del legislatore (art. 20a cpv. 1 primo periodo LEF e 61 cpv. 2 lett. a OTLEF; DTF 125 III 383 cons. 2a). Per lo stesso motivo non si assegnano indennità (art. 62 cpv. 2 OTLEF).

Richiamati gli art. 17, 97, 98, 102, 275 LEF, nonché 62 OTLEF,

pronuncia:

                                          1.   Il ricorso di (__________) è respinto.

                                          2.   Non si prelevano spese, né si assegnano indennità.

                                          3.   Contro questa decisione è dato ricorso entro dieci giorni alla Camera delle esecuzioni e dei fallimenti del Tribunale federale a Losanna, per il tramite della scrivente Camera di esecuzione e fallimenti del Tribunale d’appello, in conformità dell’art. 19 LEF.

                                          4.   Intimazione a:  _________

Per la Camera di esecuzione e fallimenti del Tribunale d’appello

quale autorità di vigilanza

Il presidente                                                                             Il segretario

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