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Ticino Tribunale di appello diritto civile La Camera di esecuzione e fallimenti 23.01.2015 14.2014.196

23. Januar 2015·Italiano·Tessin·Tribunale di appello diritto civile La Camera di esecuzione e fallimenti·HTML·2,244 Wörter·~11 min·3

Zusammenfassung

Rigetto definitivo dell’opposizione. Convenzione sulle conseguenze accessorie del divorzio. Obbligo di mutuo. Onere della prova della sua erogazione

Volltext

Incarto n. 14.2014.196

Lugano 23 gennaio 2015  

In nome della Repubblica e Cantone Ticino  

La Camera di esecuzione e fallimenti del Tribunale d’appello

composta dei giudici:

Jaques, presidente Walser e Grisanti

vicecancelliere:

Cassina

statuendo nella causa SO.2014.3030 (rigetto definitivo dell’opposizione) della Pretura del Distretto di Lugano, sezione 5, promossa con istanza 16 luglio 2014 da

CO 1 (patrocinata dall’avv. PA 1,)  

contro

RE 1  

giudicando sul reclamo del 10 ottobre 2014 presentato da RE 1 contro la decisione emessa il 26 settembre 2014 dal Pretore;

ritenuto

in fatto:                A.  Il 25 ottobre 2012, il Pretore aggiunto del Distretto di Bellinzona ha dichiarato sciolto per divorzio il matrimonio di RE 1 e CO 1 e ha omologato la convenzione sulle conseguenze accessorie del divorzio conclusa dagli stessi il 23 ottobre 2012. Secondo il suo punto 6.1, “ad avvenuta crescita in giudicato della sentenza di divorzio CO 1 darà in mutuo a RE 1 l’importo di fr. 140'000.– (centoquarantamila). Più precisamente le parti si accordano nel senso che CO 1 pagherà direttamente per conto del marito imposte, tasse arretrate dei coniugi fino al 2009, nonché contributi AVS, fino a concorrenza dell’importo di fr. 140'000.– […] Ad avvenuto pagamento [delle stesse], l’eventuale residuo fino a concorrenza dell’importo di fr. 140'000.– verrà rimesso da CO 1 all’ex marito a integrazione dell’importo dato in mutuo.” Il punto 6.2 precisa poi le modalità di restituzione del mutuo all’ex moglie, secondo le quali, per quanto in concreto di rilevanza, fr. 100'000.– sarebbero dovuti essere restituiti in ogni caso entro il 30 giugno 2014.

                            B.  Con precetto esecutivo n. __________ emesso il 2 luglio 2014 dall’Ufficio esecuzione di Lugano, CO 1 ha escusso RE 1 per l’incasso di fr. 100'000.– oltre interessi del 5% dal 1° luglio 2014, indicando quale titolo di credito la “sentenza della Pretura del Distretto di __________ del 25/26 ottobre 2012 (punto 6.2 della convenzione sulle conseguenze accessorie del divorzio)”.

                            C.  Avendo RE 1 interposto opposizione al precetto esecutivo, con istanza 16 luglio 2014 CO 1 ne ha chiesto il rigetto definitivo alla Pretura del Distretto di Lugano, sezione 5. Nel termine impartito, la parte convenuta si è opposta all’istanza con osservazioni scritte del 25 agosto 2014.

                            D.  Statuendo con decisione 26 settembre 2014, il Pretore ha accolto l’istanza e rigettato in via definitiva l’opposizione interposta dalla parte convenuta, ponendo a suo carico le spese processuali di fr. 300.– e un’indennità di fr. 1'200.– a favore dell’istante.

                            E.  Contro la sentenza appena citata RE 1 è insorto a questa Camera con un reclamo del 10 ottobre 2014 per ottenerne l’annullamento e la reiezione dell’istanza. Nelle sue osservazioni del 7 novembre 2014, CO 1 ha concluso per la reiezione del reclamo.

Considerando

in diritto:              1.  La sentenza impugnata – emanata in materia di rigetto dell’op­­posizione – è una decisione di prima istanza finale e inappellabile (art. 309 lett. b n. 3 CPC), contro cui è dato il rimedio del reclamo (art. 319 lett. a CPC) alla Camera di esecuzione e fallimenti (CEF) del Tribunale d’appello (art. 48 lett. e n. 1 LOG) senza riguardo al valore litigioso.

                           1.1  Pronunciata in procedura sommaria (art. 251 lett. a CPC), la decisione è impugnabile con reclamo entro dieci giorni dalla notificazione (art. 321 cpv. 2 CPC). Presentato il 10 ottobre 2014 contro la sentenza notificata al patrocinatore di RE 1 il 30 settembre 2014, in concreto il reclamo è tempestivo.

                           1.2  La Camera esamina solo le censure esplicitamente formulate e motivate in modo sufficiente, i requisiti al riguardo, che discendono dall’art. 321 cpv. 1 CPC, imponendo al reclamante di formulare delle conclusioni chiare, di designare dettagliatamente sia i punti contestati della sentenza impugnata sia i documenti sui quali fonda la sua critica e di spiegare perché la motivazione della decisione sarebbe erronea, e non (solo) perché le sue opinioni sarebbero pertinenti (DTF 138 III 375, consid. 4.3.1 e sentenza del Tribunale federale 5A_247/2013 del 15 ottobre 2013, consid. 3.3). La Camera decide in linea di principio in base agli atti di causa della giurisdizione inferiore (art. 327 cpv. 1 e 2 CPC). Secondo l’art. 320 CPC con il reclamo possono essere censurati sia l’applicazione errata del diritto sia l’accertamento manifestamente errato dei fatti, fermo restando che sono inammissibili conclusioni, allegazioni di fatti e mezzi di prove nuovi (art. 326 cpv. 1 CPC). Irricevibili sono pertanto i documenti allegati al reclamo e alle osservazioni al reclamo.

                             2.  Nella decisione impugnata il Pretore evidenzia che una convenzione sulle conseguenze accessorie del divorzio, omologata ed integrata con una sentenza di divorzio, rappresenta in sé un valido titolo esecutivo nel senso dell’art. 80 LEF. Il primo giudice ha poi rilevato come il convenuto non abbia contestato che l’ex moglie ha pagato per conto di lui gli arretrati menzionati nella convenzione né che gli stessi siano ammontati a fr. 140'000.–, limitandosi a dolersi di non averlo potuto verificare, ancorché senza provare di aver tentato di procedere a tale verifica. Per il Pretore, d’altronde, la mancata trasmissione del conteggio di quanto pagato dall’istante non è una condizione sospensiva da cui dipenderebbe la restituzione, anche raggiunti i precisi termini massimi stabiliti nella convenzione. A mente del Pretore, infine, anche la pretesa inosservanza di altri punti della convenzione di divorzio non inficerebbe la validità del titolo, in quanto la cifra della convenzione risulterebbe indipendente dalle altre disposizioni dell’accordo.

                             3.  Nel reclamo RE 1 sostiene che la moglie non gli ha mutuato fr. 140'000.– né ha pagato questo importo a titolo di tasse e contributi AVS arretrati fino al 2009. Infatti, da verifiche da lui esperite presso gli uffici competenti, risulterebbero essere stati pagati complessivamente fr. 41'977.15 (fr. 13'664.05 per imposte comunali [doc. 4], fr. 10'890.05 per imposte cantonali [doc. 5] e fr. 17'423.05 per contributi AVS [doc. 6]), oltretutto in parte anche di tasca sua. Egli, inoltre, si duole che la moglie, cui a suo dire incombeva la prova, non abbia mai comprovato i pagamenti che lei avrebbe effettuato. A mente dell’escusso, la convenzione sugli effetti accessori del divorzio non costituisce dunque né un titolo di rigetto definitivo né una valida ricevuta per la consegna o per il pagamento a terzi dell’importo mutuato, ma solo la prova della conclusione del mutuo. In assenza di ogni condanna a pagare una somma di denaro all’ex moglie nella convenzione di divorzio, soggiunge il reclamante, il Pretore avrebbe comunque potuto pronunciare unicamente il rigetto provvisorio dell’opposizione, anche se agli atti fossero stati versati i documenti comprovanti il versamento della somma mutuata.

                             4.  Nelle sue osservazioni, CO 1 si oppone al gravame, definendo come nuova la contestazione del pagamento degli arretrati. E “per scrupolo professionale” si prefigge poi di dimostrare tale pagamento, facendo riferimento ai giustificativi – prodotti con il reclamo (doc. B-H) – relativi ai versamenti da lei effettuati per estinguere sette esecuzioni dirette con il reclamante. Per lei, il reclamo è ad ogni modo temerario, visti gli atti a suo dire messi in atto dall’ex marito per impedire ch’essa potesse far realizzare le sue proprietà per piani. CO 1 sostiene infine che l’onere della prova liberatoria nel senso dell’art. 81 LEF grava sull’escusso e al riguardo fa sue le considerazioni del Pretore in merito all’assenza di ogni condizione sospensiva nella convenzione o di altre condizioni a cui la restituzione del mutuo sarebbe subordinata.

                             5.  In virtù degli art. 80 e 81 LEF, il giudice pronuncia il rigetto definitivo dell’opposizione ove il credito posto in esecuzione sia fondato su una decisione giudiziaria esecutiva o un titolo parificato, a meno che l’escusso provi con documenti che dopo l’emanazione della decisione il debito è stato estinto, il termine per il pagamento è stato prorogato o che è intervenuta la prescrizione. La procedura di rigetto è una procedura documentale (Aktenprozess), il cui scopo non è di accertare l’esistenza del credito posto in esecuzione bensì l’esistenza di un titolo esecutivo. Il giudice verifica solo la forza probatoria del titolo prodotto dal creditore – la sua natura formale – e vi conferisce forza esecutiva ove l’escusso non renda immediatamente verosimili eccezioni liberatorie (DTF 132 III 142, consid. 4.1.1).

                             6.  In ogni stadio di causa (quindi anche in sede di reclamo), il giudice esamina d’ufficio, a prescindere dalle allegazioni delle parti, se la documentazione prodotta costituisce valido titolo di rigetto dell’opposizione e se vi è identità tra l’escutente indicato sul precetto esecutivo (e nell’istanza) e il creditore designato nel titolo, tra l’escusso e il debitore menzionato nel titolo e tra la pretesa posta in esecuzione e il debito accertato o riconosciuto (DTF 139 III 447 consid. 4.1.1).

                           6.1  Dalla giurisprudenza appena esposta si evince che, contrariamente a quanto sostenuto dall’istanza, poco importa se il reclamante ha contestato esplicitamente il versamento della somma mutuata per la prima volta solo in questa sede. La Camera è infatti tenuta ad esaminare d’ufficio la validità del titolo di rigetto prodotto dall’istante e, come si vedrà senza indugio, nella fattispecie siffatta validità è vincolata proprio al previo versamento della somma in questione.

                           6.2  Quale titolo di rigetto definitivo la procedente ha prodotto la convenzione sulle conseguenze accessorie del divorzio del 23 ottobre 2012, debitamente omologata dal Pretore (doc. B). In sé essa costituisce un valido titolo di rigetto dell’opposizione per gli impegni assunti dai coniugi (sentenza della CEF 14.2014.71 del 30 luglio 2014, consid. 5.1, che rinvia a Staehelin in: Basler Kommentar, SchKG I, 2a ed. 2010, n. 24 ad art. 80 LEF). Tuttavia, dal suo tenore (sopra ad A) – e segnatamente dal modo futuro impiegato nel testo (“darà in mutuo”, “pagherà”, “verrà rimesso”) – è certo che al momento della sottoscrizione la somma da mutuare non era ancora stata messa a disposizione né del marito né dei suoi debitori, ciò che del resto neppure l’istante sostiene. Non vi è poi alcun dubbio che la “restituzione” dell’im­por­to mutuato, già per motivi etimologici, era – ed è tuttora – subordinata all’effettiva erogazione del mutuo da parte dell’ex moglie. In altre parole, RE 1 avrebbe dovuto restituire il mutuo, ossia corrispondere fr. 140'0000.– all’ex moglie, solo alla condizione (sospensiva) che la stessa avesse dapprima adempiuto all’impegno da lei assunto nella convenzione.

                           6.3  Ora, il rigetto definitivo dell’opposizione fondato su un credito sottoposto a una condizione sospensiva può essere concesso solo se il creditore dimostra con documenti che la condizione si è realizzata (Staehelin, op. cit., n. 44 ad art. 80). E il creditore è dispensato da tale prova documentale unicamente quando il debitore riconosce senza riserve che la condizione si è avverata (Staehelin, op. cit. loc. cit.). Contrariamente a quanto crede l’i­stante, quindi, non incombeva all’escusso bensì a lei stessa di dimostrare che il mutuo era stato effettivamente erogato. Si tratta infatti di una condizione che riguarda il titolo di rigetto medesimo (cfr., in materia di rigetto provvisorio, sentenza della CEF 14.1999.104 dell’11 luglio 2000, consid. 4a) e non la successiva estinzione del credito posto in esecuzione, sicché l’art. 81 LEF non trova applicazione. Orbene, in prima sede l’istante non ha dimostrato (e invero nemmeno allegato) di aver pagato arretrati a concorrenza di fr. 140'000.– né di aver versato all’ex marito tale somma, e i documenti acclusi al reclamo sono inammissibili (sopra consid. 1.2). Non si disconosce, per vero, che asserendo nelle osservazioni all’istanza (n. 3.1. pag. 2) di non aver mai avuto comunicazione alcuna dell’ammontare di quanto “eventualmente” pagato “con l’importo di fr. 140'000.– preteso mutuato”, RE 1 non ha esplicitamente contestato che l’ex moglie avesse effettivamente saldato gli arretrati – circostanza però, come detto, non allegata nell’istanza – ma neppure l’ha riconosciuto senza riserva. Ne consegue che la convenzione sulle conseguenze accessorie del divorzio non può legittimare il rigetto definitivo dell’opposi­zione per l’importo dedotto in esecuzione, ciò che giustifica l’accoglimento del gravame.

                             7.  La tassa del presente giudizio, stabilita in virtù degli art. 48 e 61 OTLEF (RS 281.35), segue la soccombenza (art. 106 cpv. 1 CPC), mentre non si assegna indennità d’inconvenienza, non avendo il reclamante motivato la sua richiesta generica di “ripetibili”, come invece richiesto dall’art. 95 cpv. 3 lett. c CPC (sentenza del Tribunale federale 5D_229/2011 del 16 aprile 2012, RSPC 2012, 304; sentenza della CEF 14.2012.105 del 21 agosto 2011), né pertanto sostenuto che la tutela dei propri interessi ha per ipotesi richiesto un dispendio di tempo superiore a quanto normalmente esigibile da ciascuno per l’espletamento dei lavori amministrativi personali (v. Tappy in: Commentaire romand, Poursuite et faillite, 2005, n. 34 ad art. 95 LEF; Trezzini in: Trezzini/Cocchi/Bernasconi [curatori], Commentario al Codice di diritto processuale civile svizzero, 2011, pag. 387 ad b).

8.  Circa i rimedi esperibili sul piano federale (art. 112 cpv. 1 lett. d LTF), il valore litigioso, di fr. 100'000.– raggiunge la soglia di fr. 30'000.– ai fini dell’art. 74 cpv. 1 lett. b LTF.

Per questi motivi,

pronuncia:              1.   Il reclamo è accolto e di conseguenza i dispositivi n. 1 e 2 della decisione impugnata sono così riformati:

                                  1.  L’istanza è respinta.

                                  2.  Le spese processuali di complessivi fr. 300.–, da anticipare dalla parte istante, sono poste a suo carico. CO 1 rifonderà a RE 1 fr. 1'200.– per ripetibili.

                             2.  Le spese processuali di complessivi fr. 500.– relative al presente giudizio, già anticipate dal reclamante, sono poste a carico di CO 1. Non si assegnano indennità.

                             3.  Notificazione a:

–; –   

                                  Comunicazione alla Pretura del Distretto di Lugano, sezione 5.

Per la Camera di esecuzione e fallimenti del Tribunale d’appello

Il presidente                                                 Il vicecancelliere

Rimedi giuridici

Contro la presente decisione è possibile presentare ricorso in materia civile (art. 72 cpv. 2 lett. a LTF) al Tribunale federale, 1000 Losanna 14, entro 30 giorni dalla notificazione (art. 100 cpv. 1 LTF). Il termine di ricorso è sospeso durante le ferie giudiziarie (art. 46 cpv. 1 LTF).

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