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Ticino Tribunale di appello diritto civile La Camera di esecuzione e fallimenti 24.11.2010 14.2010.83

24. November 2010·Italiano·Tessin·Tribunale di appello diritto civile La Camera di esecuzione e fallimenti·HTML·9,477 Wörter·~47 min·2

Zusammenfassung

Opposiz. a sequestro del debitor. e del terzo: nova - indicazione parti nella sentenza impugnata - notifica decreto sequestro - carenza legitt. a ricorrere - verosimile esistenza del credito - verosimile legame con la Svizzera per atti illeciti - verosimile appartenenza dei beni al debitore

Volltext

Incarto n. 14.2010.83

Lugano 24 novembre 2010 LS/fp/fb

In nome della Repubblica e Cantone Ticino  

La Camera di esecuzione e fallimenti del Tribunale d'appello

composta dei giudici:

Pellegrini, presidente, Walser e Epiney-Colombo

segretaria:

Locatelli, vicecancelliera

statuendo sulla causa a procedura sommaria appellabile (EF.2008.196 della Pretura __________) promossa con opposizione 2 giugno 2008 da

 AP 1 (patrocinato dall'  PA 2 )

e con opposizione 1° luglio 2008 da

 AP 2 (patrocinata dall'  PA 2 )                                                                                           

contro  

il sequestro 29 maggio 2008 richiesto nei confronti dell'opponente  AP 1 da

AO 1    AO 2 (patrocinati dall'  PA 1 )  

in cui il Pretore __________, con decisione 9 settembre 2010, ha respinto l'opposizione di AP 1 e dichiarato irricevibile quella di AP 2, confermando di conseguenza il sequestro, e ha revocato l'ordine a seguito del quale AO 1 e AO 2 hanno prestato una garanzia ex art. 273 LEF di fr. 1'000'000.–;

appellanti AP 1 e AP 2 con allegato 29 settembre 2010, in cui postulano la riforma del giudizio impugnato nel senso di dichiararlo nullo e accogliere quindi le loro opposizioni, in via subordinata di annullarlo mantenendo il sequestro limitatamente alla somma capitale di US$ 840'404'59 e confermando per il resto le opposizioni;

lette le osservazioni 2 novembre 2010 con cui le società sequestranti AO 1 e AO 2 chiedono la reiezione dell'appello;

esaminati gli atti;

ritenuto

in fatto:                    A.   Con istanza 28 maggio 2008 diretta contro AP 1, debitore sequestrato, AO 1 e AO 2 hanno chiesto al Pretore __________, in base all'art. 271 cpv. 1 n. 4 LEF di porre sotto sequestro “ogni avere patrimoniale depositato su conti o in cassette di sicurezza, nonché crediti riferiti a relazioni bancarie intestate o cointestate a AP 1”, “ogni avere patrimoniale depositato su conti o in cassette di sicurezza, nonché crediti riferiti a relazioni bancarie intestate o cointestate alla E__________, __________, segnatamente, ma non solo, la relazione n. __________, siccome dagli atti risultanti averi in realtà di AP 1” e “ogni avere patrimoniale depositato su conti o in cassette di sicurezza, nonché crediti riferiti a relazioni bancarie intestate o cointestate a __________ Trust, siccome dagli atti risultanti averi in realtà di AP 1”, presso __________, __________, __________. Il tutto fino a concorrenza di fr. 6'631'164.– (controvalore di US$ 6'459'345.– al tasso di conversione di CHF/US$ valido il 28 maggio 2008) oltre interessi del 5% a partire dal 7 giugno 2003.

                                  B.   AO 1, azienda leader nel settore dell'energia, e AO 2, società controllata da AO 1 e responsabile per la parte impiantistica, strutture e costruzioni ingegneristiche, identificano il loro credito nei confronti di AP 1 quale pretesa in via di restituzione per indebita appropriazione, risarcimento danno per atti illeciti -fra cui, sotto il profilo penale, associazione a delinquere, corruzione aggravata, riciclaggio, ricettazione, falso in bilancio e emissione di fatture false- e risarcimento danni per inadempimento contrattuale. Nell'ambito del procedimento penale in corso dal 2003 in Italia in particolare, la Procura di __________ aveva spiccato una richiesta di rinvio a giudizio 27 luglio 2007 a carico di AP 1 e di altri, rimproverando loro di essersi -in sostanza- fatti “capi, promotori, organizzatori dell'associazione a delinquere” e, in tal modo, “appropriarsi indebitamente di fondi della società AO 2 stipulando una serie di contratti per prestazioni in tutto o in parte inesistenti con le società italiane ed estere (…) e accordandosi per la retrocessione di una percentuale del fatturato fittizio, avvenuta sia su conti bancari esteri sia con consegne di denaro contante in Italia” (doc. L, capo A, pag. 10 seg.) il tutto per una somma stimabile in almeno US$ 6'459'345.– (doc. L, capo B pag. 11, capo C pag. 11 e capo D pag. 12). In questo contesto, previa richiesta formulata in via di rogatoria dall'Italia, l'autorità svizzera ha concesso la propria assistenza giudiziaria procedendo quindi ad assumere le prove così richieste e ad eseguire il sequestro di beni patrimoniali (doc. BB, CC). Parallelamente, nel corso del 2003, anche il Ministero pubblico della Confederazione Svizzera ha aperto un'indagine preliminare per titolo di riciclaggio di denaro (doc. D) nei confronti -fra altri- di AP 1 e della di lui moglie AP 2, cui ha fatto seguito l'apertura dell'istruzione probatoria (doc. C, E). Le società sequestranti reputano inoltre che, avendo AP 1 commesso atti illeciti allorquando rivestiva il ruolo di vicepresidente di AO 2, egli si era reso altresì colpevole di violazione degli obblighi contrattuali di diligenza e fedeltà che lo legavano all'azienda, sua datrice di lavoro.         

                                  C.   Il 29 maggio 2008, e per l'importo di fr. 6'631'164.– (ossia US$ 6'459'345.– al tasso di conversione valido il 28 maggio 2008) e interessi al 5% dal 7 giugno 2003, il Pretore __________, ha decretato il sequestro a carico di AP 1, così come richiesto. Nel contempo egli ha fatto obbligo alle società sequestranti di prestare una garanzia ai sensi dell'art. 273 LEF di fr. 1'000'000.–.

                                  D.   Il 2 giugno 2008 AP 1 ha formulato opposizione al decreto di sequestro citato.

                                         Al contraddittorio del 1° luglio 2008, l'opponente ha evidenziato come l'unica sentenza emessa fino a quel momento a suo carico fosse la decisione 9 novembre 2005/22 febbraio 2006 della Corte dei Conti, __________ -autorità competente in tema di responsabilità contabile di amministratori di enti pubblici economici- la quale aveva escluso l'esistenza di un danno erariale stabilendo per il resto un obbligo di pagamento a carico di AP 1 di Euro 410'256.– (US$ 800'000.–) corrispondente all'esborso che egli aveva illecitamente omesso di giustificare (doc. 1). E, nella misura in cui accertava un considerevole danno d'immagine a suo carico, la sentenza era stata appellata. Pertanto, il sequestro avrebbe semmai potuto trovare conferma per questa cifra. Di fatto, AP 1 non era né proprietario né avente diritto economico dei beni oggetto del sequestro, in quanto gli stessi appartenevano alla moglie AP 2 e al figlio __________ quali unici beneficiari di __________ Trust. In effetti i soldi che costituivano questo trust provenivano da conti bancari “E__________”, “O__________” e “G__________” aperti presso __________, a loro volta precedentemente depositati presso __________ di __________ sin dal 1997, anno in cui egli nemmeno lavorava per AO 2. La moglie peraltro era contitolare e avente diritto economico di quei beni in quanto, fino al 1° aprile 2003, i coniugi vivevano in regime di comunione dei beni (doc. 2). Il trasferimento di denaro al trust costituito nel 2003 era da ricondurre a fini fiscali e successori, e non certo per le indagini penali in corso in Italia di cui a quel momento nessuno sapeva. In proposito, neppure vi era sentore di una possibile azione revocatoria rispetto al quel trust. Ciò posto, visto che per metà i beni di famiglia erano della moglie, il sequestro poteva al limite essere confermato per il restante 50% di spettanza di AP 1. E, a tutela dei 50% rimanenti, AP 2 ha prodotto una sua procura e ha sollevato  opposizione (doc. 5). Sia come sia, l'istanza di sequestro costituiva un abuso di diritto in quanto i beni da sequestrare erano già bloccati dal sequestro penale richiesto dalle autorità italiane e da quello che era stato decretato dalle autorità svizzere, fermo restando che in entrambi i procedimenti penali le società sequestranti si erano costituite parte civile. Ritenuto che l'art. 271 n. 4 LEF era una norma sussidiaria a ogni altra causa di sequestro, un ulteriore provvedimento a carico dei medesimi beni e fondato sugli stessi fatti violava pertanto il principio ne bis in idem.         

                                         Le società sequestranti reputano il loro credito sufficientemente verosimile in quanto fondato su due procedimenti penali distinti e autonomi fra loro. La richiesta intesa al rinvio a giudizio in Italia comprendeva anche il reato di appropriazione indebita per un corrispondente importo di US$ 6'459'345.–, cifra per cui si erano costituite parte civile. La richiesta di assistenza giudiziaria delle autorità italiane era stata accolta in Svizzera e aveva condotto al sequestro del conto intestato a E__________ presso il __________ di __________. Anche le autorità svizzere avevano di moto proprio avviato gli accertamenti penali del caso e, conseguentemente proceduto al sequestro di quei medesimi conti. Per il resto, spettava alla causa di merito determinare il danno effettivo. Modalità e tempistica riferite all'apertura del conto intestato a E__________ e alla costituzione del __________ Trust -quest'ultimo al solo scopo di evitare un eventuale sequestro- erano la prova del fatto che quanto depositatovi proveniva da atti illeciti imputabili a AP 1. Sul conto “O__________”, il cui saldo finale una volta chiuso era stato integralmente trasferito quale patrimonio al __________ Trust, egli aveva accreditato le retrocessioni pagategli da AO 2 oggetto dell'inchiesta penale in Italia e su cui -in sede di interrogatorio- egli aveva rifiutato di esprimersi. Dal canto suo poi, la moglie AP 2 non aveva sollevato tempestiva opposizione al sequestro fermo restando che, ad ogni modo, nell'ambito degli interrogatori penali cui aveva dovuto far fronte si era sempre detta estranea a quel conto gestito dal solo marito e che di quei beni non aveva reso più verosimile l'appartenenza a sé rispetto a quella del marito. La causa di cui all'art. 271 cpv. 1 n. 4 LEF era sussidiaria solo alle altre cause previste al cpv. 1, e quindi indipendente da sequestri penali. Il legame sufficiente con il nostro territorio era dato dall'accoglimento della richiesta di assistenza giudiziaria proveniente dall'Italia e dal procedimento penale in corso per i medesimi fatti in Svizzera. Infine, un danno per sequestro infondato era a priori escluso proprio perché i beni erano di fatto già bloccati. Di qui, la richiesta di revocare l'obbligo di garanzia ex art. 273 LEF o quantomeno ridurlo a fr. 66'000.–, stima di un'eventuale indennità per ripetibili.    

                                         In replica gli opponenti hanno evidenziato l'assenza di sentenze penali a loro carico, l'assistenza giudiziaria non costituendo certo un accertamento in tal senso. Per il resto, la decisione della Corte dei Conti escludeva l'esistenza di un danno pecuniario proveniente da attività illecita. Non essendole stato notificato, AP 2 aveva saputo del decreto di sequestro poco prima dell'udienza e, conferita procura il 30 giugno 2008 al legale del marito, aveva potuto opporvisi solo in quella sede. Quanto depositato sui conti “O__________” e “G__________”, di cui __________ e moglie erano aventi diritto economici, era precedente ai fatti oggetto dei procedimenti penali. La metà poi spettava a AP 2. L'idea di costituire il __________ Trust era stata oggetto di discussione sin dall'autunno 2002, con l'intento di evitare di sottostare all'obbligo di rientro dei beni in Italia sancito dallo “scudo Tremonti”. Gli interessi delle società sequestranti erano tutelati a sufficienza dai sequestri penali, fermo restando che in caso di assoluzione decadevano pure eventuali pretese risarcitorie. Un altro sequestro era pertanto abusivo. Circa la cauzione, gli opponenti si sono rimessi al giudizio del Pretore.  

                                         Le società sequestranti hanno precisato che a differenza della procedura di convalida del sequestro finalizzata ad accertare in modo definitivo i loro crediti, quella di sequestro era retta dalla verosimiglianza. E, al riguardo, i procedimenti penali in corso in Italia e in Svizzera davano sufficiente riscontro. L'opposizione di AP 1 era stata introdotta il 2 giugno 2008. La stessa non era invece stata formalizzata da AP 2, benché non sia credibile che non sapesse del sequestro. I conti erano già sottoposti a sequestro penale e, in quel contesto, era stata sentita a più riprese. Ciò posto, sollevata solo al contraddittorio, era comunque da ritenere tardiva. Per ben due autorità penali distinte erano dati sufficienti elementi per ritenere che i beni trasferiti a __________ Trust appartenevano a AP 1. Infine, l'istanza di sequestro civile ex art. 271 cpv. 1 n. 4 LEF prescindeva da misure penali già decretate, e doveva pure garantire i danni per l'inadempienza contrattuale di cui AP 1 si era reso responsabile.     

                                         Il 24 luglio 2008, le società sequestranti hanno inviato al Pretore l'atto di fideiussione solidale emesso da un istituto bancario per l'ammontare di fr. 1'000'000.–.

                                  E.   Con decreto 29 aprile 2010 il Pretore __________ ha respinto l'istanza di assunzione suppletoria di prove 30 marzo 2010 con cui AP 1 chiedeva di acquisire agli atti il dispositivo della sentenza 22 febbraio/18 marzo 2010 del Tribunale penale federale, ritenendola una nuova circostanza emersa fuori dalle risultanze di causa. D'altra parte, quale restituzione in intero, la richiesta era invece inammissibile nell'ambito del sequestro, retto dalla procedura sommaria. In considerazione del fatto che l'udienza era stata diretta dal Segretario assessore, alla luce della sentenza 13 maggio 2008 del Tribunale federale (STF 4A_ 512/2007) il Pretore ha citato le parti ad un nuovo contraddittorio dando così modo alle parti di ribadire la rispettive posizioni esclusa tuttavia la possibilità di nuovi allegazioni o mezzi di prova. Il 17 giugno 2010, esse hanno confermato le tesi di cui all'udienza di discussione 1° luglio 2008.     

                                  F.   Con sentenza del 9 settembre 2010 il Pretore __________ ha respinto l'opposizione di AP 1 e dichiarato irricevibile quella di AP 2, confermando il sequestro. Egli ha inoltre revocato l'ordine di prestazione della garanzia di fr. 1'000'000.– cui le società sequestranti avevano dato seguito.       

                                         Il Pretore non ha ritenuto verosimile che AP 2 avesse saputo del sequestro poco prima dell'udienza 1° luglio 2008, a riprova di cui la stessa aveva prodotto la procura 30 giugno 2008 conferita al legale del marito. Quest'ultimo, cui il decreto era stato notificato, patrocinava già il marito nella causa penale ed esecutiva. E, anche la moglie si era avvalsa della sua assistenza in occasione dell'interrogatorio penale del 20 febbraio 2008. Non era quindi ipotizzabile -e del resto lei nemmeno lo pretendeva- che quell'avvocato non l'avesse informata al riguardo. Neppure realistico poi che, dopo quel 20 febbraio 2008, lei gli avesse revocato il mandato per conferirgliene uno nuovo il 30 giugno 2008 con l'incarico di “rappresentare e tutelare gli interessi della scrivente presso le competenti autorità giudiziarie della Confederazione Elvetica” (doc. 5). Poco credibile inoltre che non fosse stata informata dal marito, il quale a sua difesa sosteneva che proprietaria dei beni sequestrati era -per metà almeno- la moglie. Pertanto, a fronte dell'opposizione 2 giugno 2008 di AP 1, quella 1° luglio 2008 -sollevata oltre il termine di 10 giorni- era manifestamente tardiva e irricevibile.  

                                         Il credito di fr. 6'631'164.– (controvalore di US$ 6'459'345.–) trovava riscontro nella richiesta di rinvio a giudizio 27 luglio 2007 emessa in Italia, e comprendeva retrocessioni riconducibili all'agire di AP 1 per US$ 1'000'000.– di contratti di prestazione fittizi, per US$ 5'359'345.– di contratti di sponsorship legati al coimputato H__________ e per US$ 100'000.– di consulenza inesistente (doc. L, pag. 11 seg.). L'ordinanza di custodia cautelare 5 giugno 2003 che l'aveva preceduta e che aveva condotto all'arresto di AP 1, dava ulteriori e significativi riscontri in merito (doc. F, pag. 7). H__________ era stato condannato con sentenza 4 ottobre 2006 previo patteggiamento della pena (doc. U). Del versamento di US$ 100'000 sul conto “O__________” davano altresì atto gli accertamenti nel procedimento penale svizzero (doc. D, pag. 37 e 38). Di fatto, il danno subìto dalle sequestranti era ben superiore alla cifra per cui esse procedevano in giudizio (doc. L, capo E pag. 12; F, punto 1 pag. 19). Ciò posto, tutti questi elementi erano concreti e oggettivi, tant'è che, ritenuti validi nel 2003, erano stati ribaditi nella richiesta di rinvio a giudizio del 2007. La sentenza della Corte dei Conti stabiliva in Euro 410'256.– il danno erariale a carico di AP 1, senza tuttavia escludere ulteriori responsabilità civili, disciplinari e penali. Aggiungendo poi la condanna al risarcimento di Euro 3'166'750.17 -seppur non direttamente riconducibile alle malversazioni- si arrivava a Euro 3'577'006.17 (fr. 5'800'000.–). Motivo per cui, una limitazione del sequestro a Euro 410'256.– era da respingere.    

                                         Il primo giudice ha ritenuto infondata l'inapplicabilità dell'art. 271 cpv. 1 n. 4 LEF eccepita con riferimento al fatto che il provvedimento traeva origine da circostanze identiche a quelle che avevano condotto ai sequestri penali. Verosimili per contro le ipotesi di reato e di attività illecite legate ad operazioni su conti presso __________ di __________ imputabili a AP 1, e quindi anche il legame sufficiente con la Svizzera.

                                         Circa il presupposto dell'appartenenza dei beni da sequestrare il Pretore ha anzitutto appurato che AP 1, in veste di vicepresidente di AO 2, aveva utilizzato il conto “O__________” intestato a lui e alla moglie quale conto di passaggio e su cui faceva transitare denaro proveniente da attività illecite. La chiusura di quel conto era contestuale al versamento del relativo saldo di fr. 5'711'568.55 su una nuova relazione intestata a E__________, di cui beneficiava __________ Trust, e per esso la moglie AP 2 e il figlio __________. Questo provava che AP 1, nell'intento di sottrarsi a indagini penali, ostacolare gli accertamenti in corso e evitare possibili provvedimenti sequestrativi, aveva volutamente occultato beni di sua proprietà, intestandoli a membri della sua famiglia, ciò che prescindeva dai motivi fiscali e successori da lui invocati. Lui solo si era attivato con l'opposizione, indice questo del fatto che egli soltanto si considerava colpito in prima persona. Peraltro, laddove sosteneva che i beni in realtà appartenevano alla sua moglie, la sua opposizione era priva di interesse giuridico e quindi irricevibile.  

                                         Il Pretore, ritenendo che il provvedimento era sufficientemente verosimile e non avendo AP 1 provato un danno per sequestro ingiustificato, a fronte di due sequestri penali non ha ravvisato che gli interessi di quest'ultimo potessero essere lesi ulteriormente. Di modo che, la richiesta di svincolo dalla garanzia era senz'altro da accogliere.    

                                  G.   Con il presente appello, AP 2 e AP 1 chiedono di accogliere le loro opposizioni e, in via subordinata, di confermare il sequestro solo per US$ 840'404.59.

                                         La sentenza impugnata, notificata soltanto al patrocinatore di AP 1, era nulla in quanto pur esprimendosi in merito all'opposizione di AP 2, il Pretore non aveva emesso due giudizi separati e distinti o, quantomeno, non ne aveva redatto uno, rivolto e notificato ad entrambi. L'opposizione di AP 2 era tempestiva. L'avv. M__________ l'aveva patrocinata solo nella procedura civile di sequestro di primo grado, su espressa delega del suo attuale rappresentante legale che già la seguiva nella vertenza penale e che si era attivato non appena saputo che i beni della sua assistita erano stati bloccati. Di modo che, anche la sua posizione doveva essere esaminata nel merito.

                                         AP 1 non aveva commesso atti illeciti ai danni delle sequestranti. Nella misura in cui non era impugnato davanti al Tribunale federale, il giudizio 22 febbraio/18 marzo 2010 del Tribunale penale federale -non considerato dal Pretore poiché successivo all'opposizionelo assolveva dalle accuse più gravi e accertava l'origine lecita dei beni di cui ordinava il dissequestro. In particolare, non gli veniva riconosciuta una responsabilità penale riguardo alle retrocessioni per contratti di sponsorship conclusi con H__________ e ai reati per un importo pari a US$ 5'359'345.–. Nemmeno la sentenza di patteggiamento di H__________ costituiva un riconoscimento di colpa. D'altra parte la sentenza del Tribunale penale federale scagionava integralmente AP 2 da ogni addebito, ordinando altresì il dissequestro dei suoi beni. Dal canto suo, il procedimento penale in Italia non aveva prodotto effetti e, nel frattempo, i reati erano persino prescritti da cui il logico proscioglimento di tutti i coinvolti. Ciò posto, in assenza di un reato penale, la sentenza penale svizzera escludeva a priori che il credito da atto illecito fosse verosimile.       

                                         Alla luce della medesima sentenza anche il verosimile legame sufficiente del credito con la Svizzera diventava caduco, in quanto negava (quantomeno per l'importo di US$ 5'300'000.–) che dei crimini potessero essere ascritti a AP 1. Anche AP 2 era stata assolta da ogni capo d'accusa, oltretutto non era oggetto di cause penali in Italia o di procedimenti civili. Infondato pure l'utilizzo illecito di conti presso __________. Del resto, i pretesi reati neanche avevano un collegamento con la Svizzera, visto che né per la LDIP né per la Convenzione di Lugano tornava applicabile il diritto svizzero o era riconoscibile un foro svizzero: quale luogo del risultato valeva quello in cui si era consumata per prima l'illecita lesione del bene giuridico protetto dalla norma penale e, nel caso specifico, l'Italia o __________. L'assistenza giudiziaria concessa dalla Svizzera all'Italia inoltre non costituiva sufficiente legame ex art. 271 cpv. 1 n. 4 LEF, come già stabilito dall'Obergericht del Canton Zurigo.

                                         AP 2 risultava quale avente diritto economico di quanto depositato sul conto E__________, averi che già erano suoi nel 1999 in quanto contitolare del conto “O__________”. Peraltro, allora, il marito AP 1 non lavorava nemmeno per le sequestranti. Nessun tribunale aveva inoltre riconosciuto AP 2 quale prestanome del marito, e quindi neanche che la stessa aveva occultato proventi di reato a lui riconducibili. Anzi, assolvendola, la sentenza penale stabiliva l'esatto contrario.    

                                  H.   Delle osservazioni delle sequestranti si dirà, se necessario, nel seguito.

Considerando

in diritto:                  1.   La decisione del giudice del sequestro -sia essa di annullamento o di conferma del sequestro (cfr. Reiser, Basler Kommentar zum SchKG, vol. III, Basilea/Ginevra/Monaco 1998, n. 44-45 ad art. 278)- che statuisce sull'opposizione (ai sensi dell'art. 278 cpv. 1 LEF) interposta dal debitore destinatario del sequestro o da un terzo, può essere impugnata entro dieci giorni davanti all'autorità giudiziaria superiore (art. 278 cpv. 3 primo periodo LEF), nel Cantone Ticino la Camera di esecuzione e fallimenti, con il rimedio dell'appello (art. 22 LALEF nonché 14 e 22 lett. c LOG), e ciò qualora il valore litigioso sia pari o superiore a fr. 8'000.–. L'autorità superiore deve verificare -sulla base delle allegazioni e dei documenti prodotti dalle parti- se nel caso concreto in relazione al realizzarsi delle condizioni del sequestro addotte dai creditori -e contestate dalla controparte- è raggiunto il grado di verosimiglianza necessario per il mantenimento del provvedimento conservativo, atteso che in caso negativo annullerà la decisione del giudice di prime cure che ha confermato il sequestro, rispettivamente confermerà la decisione che lo ha annullato, riservate soluzioni intermedie (Amonn/ Walther, Grundriss des Schuldbetreibungs- und Konkursrechts, 7a ed., Berna 2003, n. 74 ad § 51; Reeb, Les mesures provisoires dans la procédure de poursuite, in: ZSR 1997/II, pag. 482).

                                   2.   Le decisioni in materia di sequestro, in tutte le istanze, sottostanno alla procedura sommaria (art. 25 n. 2 lett. a LEF). Le norme cantonali che reggono tale procedura devono rispettare la massima dispositiva, il principio attitatorio nonché le massime di celerità e di concentrazione (Piégai, La protection du débiteur et des tiers dans le nouveau droit du séquestre, tesi Losanna 1997, pag. 213 seg. con rif.; Artho von Gunten, Die Arresteinsprache, tesi Zurigo 2001, pag. 73 segg.). Detto altrimenti, il giudice non agisce d'ufficio, esamina solo ciò che è stato allegato e decide unicamente in base alle prove addotte dalle parti e che possono essere assunte seduta stante, salvo che il fatto allegato sia stato ammesso o non contestato dalla controparte non contumace (Vogel/Spühler, Grundriss des Zivilprozessrechts, 7a ed., Berna 2001, n. 24 ad cap. 6 e n. 12 ad cap. 10).

                                         Il giudice può accontentarsi della semplice verosimiglianza dei fatti ed esaminare sommariamente i punti di diritto nella misura compatibile con l'esigenza di celerità (Hohl, La réalisation du droit et les procédures rapides, tesi Friborgo 1997, n. 453; Piégai, op. cit., pag. 212; Artho von Gunten, op. cit., pag. 85 segg.; Gilliéron, Commentaire de la LP, vol. IV, Losanna 2003, n. 10-15 ad art. 272). Il giudice apprezza liberamente le prove (art. 20 cpv. 5 LALEF).

                                         Inoltre, i principi di celerità e di concentrazione impongono in particolare alle parti alte esigenze di motivazione per poter giungere a un giudizio sollecito. Esse devono sostanziare le loro tesi con riferimenti puntuali e d'immediato riscontro nei documenti che considerano determinanti.

                                   3.   In virtù dell'art. 278 cpv. 3 LEF, le parti possono, nell'ambito del ricorso contro la decisione su opposizione, avvalersi di fatti nuovi. Secondo la giurisprudenza di questa Camera (CEF 10 aprile 2000 [14.1999.82], consid. 1.5e; 30 ottobre 2001 [14.2001.75], consid. 1.5e) sono ricevibili sia fatti, prove ed eccezioni nuovi che si sono verificati dopo l'emanazione della sentenza di primo grado, sia quelli verificatisi prima. La possibilità di addurre fatti nuovi comprende logicamente quella di produrre nuovi mezzi di prova (Vogel/Spühler, op. cit., n. 42 ad cap. 13), altrimenti tale facoltà rimarrebbe frustrata, poiché i fatti nuovi devono anch'essi essere resi verosimili per poter avere un influsso sulla decisione. Per evidenti ragioni pratiche, riconducibili al principio di celerità, i fatti e le allegazioni nuovi di ogni tipo possono essere addotti solo fino alla fase dello scambio degli allegati in sede di appello (CEF 5 luglio 1999 [14.1999.3], consid. 3). Le limitazioni di cui all'art. 20 cpv. 2 e 3 LALEF non sono applicabili in materia di sequestro (art. 22 cpv. 4 LALEF).

                                         Sono così ammissibili tanto i documenti allegati all'appello (doc. 1 a 3) e fra essi la sentenza 22 febbraio/18 marzo 2010 del Tribunale penale federale (doc. 2) che gli opponenti producono davanti a questa Camera, quanto il plico di documenti che accompagna le osservazioni formulate dalle società sequestranti (doc. I/1 a 20/II).      

                                   4.   Gli appellanti eccepiscono anzitutto la nullità della sentenza impugnata per grave vizio di forma. Rimproverano al Pretore, che nella sua motivazione aveva esaminato anche l'opposizione di AP 2 e in tal senso nel dispositivo l'aveva dichiarata irricevibile (appello, pag. 3 in alto), di essersi nondimeno limitato a spiccare una decisione nei confronti del solo marito AP 1 cui sarebbe poi stata di fatto notificata (appello, pag. 2 in basso). A ben vedere però, il Pretore ha indicato di “giudicare nella causa di opposizione interposta in data 2 giugno 2008 dalla convenuta, avverso il decreto di sequestro 29 maggio 2008 concesso a seguito dell'istanza 28 maggio 2008 promossa da…” (sentenza impugnata, pag. 1). In tal senso, il fatto che egli si sia limitato a specificare -in quel contesto- le generalità delle due società sequestranti da una parte e di quelle del debitore sequestrato dall'altra, come prescritto nell'istanza di sequestro, non può certo costituire vizio di forma (cfr. istanza di sequestro, pag. 1). Sotto questo profilo quindi, la censura sarebbe addirittura pretestuosa. Sia come sia è in effetti vero che le sentenze devono, a pena di nullità, fra l'altro contenere l'esatta indicazione delle parti e dei loro patrocinatori, nonché del loro domicilio (art. 285 cpv. 1 e cpv. 2 lett. c CPC). Tuttavia, l'insanabile nullità del giudizio presuppone che il vizio sia tale da pregiudicare alle parti e all'istanza superiore la possibilità di verificarlo, discuterlo e giudicarlo: e, questo non è il caso per manchevolezze puramente formali o a cui si trova rimedio nella lettura degli atti e, in particolare, in caso di carenza nell'esatta indicazione delle parti giusta l'art. 285 cpv. 2 lett. c CPC (Cocchi/Trezzini, CPC-TI massimato e commentato, Lugano 2000, n. 1 ad art. 285). In concreto, il dispositivo della sentenza impugnata distingue appunto fra l'opposizione 2 giugno 2008 di AP 1 che respinge, e l'opposizione 1° luglio 2008 di AP 2 che dichiara irricevibile (sentenza impugnata, pag. 12, n. 1). Ciò posto, intimata il 10 settembre 2010 (doc. 1 in appello: sentenza impugnata, pag. 12 sul retro) all'avv. M__________, __________, che all'udienza del 1° luglio 2008 si era costituito anche quale suo difensore (verbale, pag. 1) e notificatagli il successivo giorno 20 (doc. 1 in appello: busta d'intimazione originale, sul retro), AP 2 ha interposto appello con memoriale 29/30 settembre 2010 entro il termine legale di 10 giorni. Di modo che, il preteso vizio di forma invocato dagli appellanti non ha di fatto comportato alcun pregiudizio. Questo esclude la nullità della sentenza di primo grado.       

                                   5.   Per il Pretore, l'opposizione di AP 2 non è ricevibile in quanto sollevata solo l'8 [recte: 1°] luglio 2008 ossia allorquando il termine di 10 giorni di cui all'art. 278 cpv. 1 LEF, cominciato quantomeno a decorrere dal 2 giugno 2008, giorno in cui il marito AP 1 per il tramite del suo legale avv. M__________, aveva sollevato opposizione (sentenza impugnata, pag. 6 n. 3), era oramai già trascorso. Egli ha respinto la tesi secondo cui AP 2 aveva saputo del sequestro poco prima dell'udienza conferendo il 30 giugno 2008 mandato allo stesso patrocinatore del marito, avv. M__________, che per suo conto aveva provveduto a sollevare opposizione al contraddittorio del giorno successivo, in quanto quel legale l'aveva già assistita in ambito penale e in particolare agli interrogatori del 20 febbraio 2008 (doc. R e P). Peraltro, AP 2 neppure pretendeva che in quel contesto quell'avvocato non l'avesse informata circa il sequestro civile riferito a quei beni già oggetto di sequestro penale. Ciò posto, notificato a lui il decreto di sequestro, lo stesso era da valere come tale tanto riguardo al marito -che appunto aveva sollevato tempestiva opposizione- quanto alla moglie (sentenza impugnata, pag. 5 seg. n. 3).   

                                         Al Pretore, gli appellanti rimproverano di confondere gravemente le posizioni dei rispettivi patrocinatori di AP 1 e di AP 2. Di fatto, solo l'PA 2 -in origine già legale di entrambe i coniugi- era stato incaricato da AP 2 di rappresentarla in ambito penale e civile. Solo per motivi di economicità processuale quest'ultimo aveva poi subdelegato per la sola procedura di opposizione al sequestro il mandato al collega avv. M__________, diventato nel frattempo pure rappresentante del marito per le cause penali e civili (appello, pag. 3). Ciò non toglie che non vi è prova né del fatto che l'PA 2 -attuale patrocinatore- fosse “originariamente patrocinatore di entrambe i ricorrenti” (appello, pag. 2), né del fatto che in ambito civile egli patrocinasse già AP 2, ritenuto che la sola procura rilasciata a suo favore e prodotta agli atti è quella allegata all'appello e datata 8 settembre 2010 (doc. 3 in appello). E, non v'è neppure traccia della pretesa subdelega che l'PA 2 avrebbe conferito all'avv. M__________. Anzi, con la procura 30 giugno 2008 esibita in sede pretorile personalmente sottoscritta da AP 2, la stessa dichiara di conferire “ogni e più ampia delega all'Avv. M__________ di rappresentare e tutelare gli interessi della scrivente presso le competenti autorità giudiziarie della Confederazione Elvetica” (doc. 5). Di modo che nemmeno la tesi secondo cui quel patrocinio fosse limitato alla sola procedura di opposizione appare a ben vedere verosimile. Per il resto, l'interessata non spiega dove la puntuale motivazione del Pretore, provvista di chiari riferimenti nei documenti agli atti, è errata. Né peraltro ha avuto premura di descrivere le circostanze in cui sarebbe venuta a conoscenza del sequestro -che invero sembra volutamente sottacere- scegliendo invece di limitare i suoi argomenti di difesa a disquisire circa le modalità con cui i due legali si sarebbero ripartiti la tutela di suoi interessi. Oltretutto l'interessata, che si considera lesa in quanto beneficiaria economica dei beni che costituiscono __________ Trust, depositati sul conto intestato a E__________, non ha mai preteso che, come tale, il decreto di sequestro non era stato notificato né a quest'ultima società né alle persone preposte a rappresentare e amministrare il trust, ossia il __________, __________ (doc. R, pag.22). E, di fatto, non risulta che le stesse abbiano interposto opposizione. Ciò posto, a fronte di argomenti ricorsuali rimasti delle mere allegazioni di parte che non trovano un riscontro oggettivo nel fascicolo processuale, la conclusione del Pretore che nell'esito ha considerato irricevibile, poiché tardiva, l'opposizione di AP 2, resiste alla critica e merita quindi conferma.          

                                   6.   AP 1 contesta la tesi del Pretore che ha considerato che i beni da sequestrare erano, in realtà, a lui riconducibili in quanto proventi di atti illeciti che egli aveva tentato di occultare (sentenza impugnata, pag. 10 n. 6.5). Davanti a questa Camera, l'appellante ribadisce che sua moglie già nel 1999 era contitolare del conto “O__________” da cui quei beni provenivano e che erano poi stati depositati sul conto intestato a E__________, di cui era avente diritto economico (appello, pag. 11). In prima sede, aveva specificato che la moglie era proprietaria perlomeno della metà di quegli averi, posto come fino al 1° aprile 2003 i coniugi vivessero sotto il regime matrimoniale della comunione dei beni (verbale, pag. 10 seg.).

                                         La legittimazione per ricorrere e quindi l'interesse a ricorrere, costituiscono un presupposto processuale che il giudice deve esaminare d'ufficio (Hohl, Procédure civile, vol. II, Berna 2001, n. 2974 seg. e 2993). E l'esigenza di un interesse vale anche per l'opposizione al sequestro -l'art. 278 cpv. 1 precisa che l'opponente deve essere “toccato nei suoi diritti”- e per il ricorso contro la decisione su opposizione ai sensi dell'art. 278 cpv. 3 LEF (Gasser, Das Abwehrdispositiv der Arrestbetroffenen nach revidiertem SchKG, in: ZBJV 1994, pag. 603 ad 3a; Reiser, op. cit., n. 20 ad art. 278; Artho von Gunten, op. cit., pag. 21 seg. e pag. 148 seg. ad 1.3). Se il debitore è destinatario del sequestro, la legittimazione ad interporre opposizione e ad impugnare la decisione su opposizione deve essergli riconosciuta (Gasser, op. cit., pag. 604 ad c e 615 ad c; Amonn/Walther, op. cit., n. 65 e 77 ad § 51; Jaeger/Walder/Kull/ Kottmann, Bundesgesetz über Schuldbetreibung und Konkurs, vol. II, 4a ed., Zurigo 1999, n. 6 e 25 ad art. 278; Stoffel, Le séquestre, in: La LP révisée, collana CEDIDAC, vol. 35, Losanna 1997, p. 287 ad B.1 e 291 ad 4; Reiser, op. cit., n. 21 e 44 ad art. 278; Dallèves, Le séquestre, FJS n. 740, Ginevra 1999, p. 22 ad 2). Ciò non toglie che non è legittimato a interporre opposizione al decreto di sequestro, l'escusso che non rende perlomeno verosimile di essere pregiudicato nei propri interessi allorquando il provvedimento colpisce diritti patrimoniali di un terzo (Gilliéron, op. cit., n. 54 ad art. 278 con riferimenti a DTF 114 Ia 383, consid. 2c; CEF 12 settembre 2007 [14.2007.33], consid. 4; 12 settembre 2007 [14.2007.32], consid. 4; 26 gennaio 2005 [14.2004.109], consid. 3; 17 dicembre 2004 [14.2004.17], consid. 4.3; 9 gennaio 2004 [14.2003.80/81], consid. 5.2 e 5.3; 10 ottobre 2003 [14.2003.64], consid. 1.5).

                                         Ciò posto, nella misura in cui AP 1 esclude a priori di essere titolare dei beni sequestrati in quanto depositati sul conto E__________ che costituivano al 100% il patrimonio di __________ Trust di cui non solo la moglie ma anche il figlio erano beneficiari economici (doc. R, pag. 22; doc. T), egli non può dolersi di pregiudizio ai propri interessi. Analogamente, laddove egli sostiene che il 50% dei beni sono di spettanza della moglie poiché provenienti da un conto bancario di cui i due coniugi erano contitolari. Sotto questo profilo, come peraltro già evidenziato dal Pretore (sentenza impugnata, pag. 10 n. 6.6), sia l'opposizione sia l'appello di AP 1 sono quindi irricevibili per carenza di interesse giuridico.

                                   7.   Giusta l'art. 272 cpv. 1 LEF, il sequestro viene concesso dal giudice del luogo in cui si trovano i beni, purché il creditore renda verosimile l'esistenza:

                                         1. del credito;

                                         2. di una causa di sequestro;

                                         3. di beni appartenenti al debitore.

                                         Litigiosa in concreto è la verosimile esistenza del credito, di una valida causa di sequestro -che le società sequestranti hanno fondato sull'art. 271 cpv. 1 n. 4 LEF, precisamente sull'esistenza di un legame sufficiente tra il credito e la Svizzera- e infine l'appartenenza dei beni da sequestrare al debitore sequestrato AP 1.

                                         Esistenza del credito

                                   8.   Per il Pretore (sentenza impugnata, pag. 6 segg. n. 4), del credito in restituzione e in risarcimento cifrato dalle sequestranti in US$ 6'459'345.– (fr. 6'631'164.–) dava riscontro la richiesta di rinvio a giudizio 27 luglio 2007 della Procura presso il Tribunale ordinario __________ (doc. L, pag. 129). A titolo di appropriazione indebita, il patrimonio sottratto poteva essere quantificato in: US$ 1'000'000.– di retrocessioni conseguite grazie a contratti di prestazione in parte o del tutto inesistenti conclusi tra AO 2 -e per essa anche dallo stesso debitore sequestrato- e società estere di comodo, US$ 5'359'345.– di quelle pervenute anche su conti bancari svizzeri di AP 1 grazie alla fatturazione di contratti di sponsorship (valore complessivo di US$ 22'119'431.–) conclusi tra AO 2 e la società __________ appartenente al coimputato H__________, e infine US$ 100'000.– di quelle pattuite -insieme ad altri- da AP 1 e pervenute sul conto svizzero di quest'ultimo in base a un contratto di consulenza in parte o tutto fittizio concluso tra AO 2 e __________ (doc. L, pag. 11 seg. capo B, C e D). Sufficienti elementi sussistevano già contestualmente all'ordinanza di custodia cautelare 5 giugno 2003 che aveva portato all'arresto del debitore sequestrato (doc. F, pag. 7 e 31). Alle cifre appena indicate era poi da aggiungere quanto percepito tramite la retrocessione di fatturazioni in eccesso (fino al 50%) su contratti conclusi con società appartenenti a __________ (doc. L, pag. 12 capo E; doc. F, pag. 19). Certo, la sentenza 9 novembre 2005 della Corte dei Conti non aveva riconosciuto nella contrattazione con H__________ un danno erariale. Nondimeno, non escludeva nemmeno elementi che avrebbero potuto concretizzare una responsabilità civile, disciplinare o penale (doc. 1, pag. 98). Per le retrocessioni di US$ 1'000'000.–, la Corte dei Conti aveva invece accertato in Euro 410'256.– (US$ 800'000.–) il danno erariale a carico di AP 1, non escludendo -anche in questo caso- che le irregolarità contabili avrebbero potuto condurre a ulteriori responsabilità civili, disciplinari o penali (doc. 1, pag. 103). Il giudizio della Corte dei Conti aveva peraltro condannato AP 1 a pagare un ulteriore importo di Euro 3'577'006.17, ossia fr. 5'800'000.–, di cui: Euro 66'750.17 quale danno causato da un compenso pattuito fuori contratto (doc. 1, pag. 104 a 105), Euro 2'100'000.– quale danno da disservizio (doc. 1, pag. 106 a 110) e Euro 1'000'000.– quale danno d'immagine (doc. 1, pag. 111 a 114). Di modo che, la decisione della Corte dei Conti consolidava persino il credito preteso dalle sequestranti, a prescindere dal fatto che lo avessero indicato riferendosi alle sole sospette malversazioni. Infondata quindi la richiesta con cui l'opponente chiedeva di limitare il sequestro a Euro 410'256.–.   

                                   9.   AP 1 nega di avere commesso atti illeciti a danno delle società sequestranti. Il procedimento in Svizzera si era concluso con la sentenza 22 febbraio/18 marzo 2010 emessa dal Tribunale penale federale e prodotta in appello (doc. 2) che lo aveva assolto da ogni responsabilità riguardo a retrocessioni legate a contratti fittizi di sponsorship e dai reati di cui al danno di US$ 5'359'345.–. Mentre che, per il resto, la decisione era stata impugnata davanti al Tribunale federale. Il procedimento in Italia non aveva per contro concluso alcunché, ritenuto che la prescrizione dei reati invocati avrebbe condotto a prosciogliere tutti i coinvolti da ogni capo d'accusa. Ma invano.  

                                         a)  Nell'ambito del procedimento in Svizzera, la sentenza 22 febbraio/18 marzo 2010 del Tribunale penale federale ha sì riconosciuto AP 1 colpevole di riciclaggio limitatamente a US$ 1'643'949.18 (doc. 2 in appello e 4/II, pag. 123 in relazione con pag. 16 seg.) e pronunciato la confisca di beni presenti sul conto intestato alla società E__________ presso il __________ di __________ fino a concorrenza di US$ 840'404.59 (doc. 2 in appello e 4/II, pag. 125 n. IX.1.1). Sulle pretese civili tuttavia, ritenuto che le società sequestranti già in precedenza avevano sottoposto analoghe richieste al giudice italiano, il tribunale svizzero si è dichiarato incompetente (doc. 2 in appello e 4/II, pag. 114 seg.). Non da ultimo poi, come evidenziano le sequestranti (osservazioni, pag. 7 n. 17), questo giudizio non è affatto definitivo -circostanza invero che l'appellante sottace- visto che è stato impugnato davanti al Tribunale federale. E, a tale rimedio è stato concesso effetto sospensivo in relazione al dispositivo concernente la confisca dei beni (doc. 5/II e 6/II).                                        

                                         b)  Per quanto attiene al procedimento in Italia poi, la richiesta di rinvio a giudizio del 27 luglio 2007 -considerata dal Pretore (sopra, consid. 8)- ha trovato accoglimento nel decreto 27 aprile 2009 (doc. 7/II, pag. 146) con cui AP 1 -insieme ad altri- era appunto stato rinviato a giudizio davanti al Tribunale ordinario __________, __________, per il reato di associazione a delinquere (doc. 7/II, pag. 10 capo A) e per appropriazione indebita (doc. 7/II, pag. 11 segg. capo B, C, D e E). E, in relazione a questo decreto, parte dei coimputati sono per finire giunti ad un patteggiamento della pena ex art. 444 CPPit (doc. U, doc. 8/II). Vero è che, con riferimento ai reati di appropriazione indebita addebitati a AP 1 (capi di accusa B, C, D ed E di cui al citato rinvio a giudizio), con decisione 20 aprile 2010 quel medesimo tribunale ne ha accertato l'intervenuta prescrizione (doc. 11/II, pag. 12 seg.). A suo carico, nondimeno, resta aperta la questione legata al capo d'accusa relativo al reato di associazione a delinquere, segnatamente per essersi -insieme ad altri- “appropriati indebitamente di fondi della società AO 2 stipulando una serie di contratti per prestazioni in tutto od in parte inesistenti con le società italiane …ed accordandosi per la retrocessione di una percentuale del fatturato fittizio, avvenuta sia su conti bancari esteri sia con consegne di denaro contante in Italia” e per avere “richiesto illecite erogazioni di denaro ai fornitori per l'aggiudicazione di contratti di fornitura per le commesse di AO 2” (doc. 11/II, pag. 2 capo A), nei termini di cui ai reati che -pur oramai prescrittiquantificavano appunto in US$ 6'459'345.– (fr. 6'631'164.–) il danno patrimoniale ascritto pure a lui (doc. 11/II, pag. 3 segg, capo B, C, D e E). Pertanto, nemmeno da questo punto di vista, la verosimile responsabilità di AP 1 può ritenersi decaduta.                        

                                         c)  Non da ultimo, a carico del debitore sequestrato le società sequestranti hanno dato avvio in Italia ad un procedimento per responsabilità extracontrattuale per danni patrimoniali e non quantificati in almeno Euro 10'596'591.13 (doc. 16/II, pag. 61) -importo rettificato in data 15 ottobre 2010 in almeno Euro 15'008'445.63 a titolo di danno patrimoniale e in almeno Euro 1'000'000.– per danno d'immagine di natura “risarcitoria” (doc. 17/II, pag. 1 e 139 seg.)- posti “in relazione ai fatti di corruzione e appropriazione indebita oggetto di accertamento nell'ambito dei citati procedimento penale e contabile” (doc. 16/II, pag. 13 e rinvio pag. 2 rispettivamente 11). La causa risulta iscritta in giudizio dal 10 marzo 2010, come certificato dall'Ufficio ruolo generale affari civili del Tribunale ordinario __________ (doc. 16/II, pag. 1). Tale causa va ad inserirsi in quella che era stata la vertenza di cui si era occupata la Corte dei Conti e di cui il Pretore aveva appunto considerato la decisione 9 novembre 2005/22 febbraio 2006 emessa in prima istanza (doc. 1). In effetti, in secondo grado la stessa era stata riformata con giudizio del 19-21 febbraio/3 dicembre 2008 della __________ della Corte dei Conti condannando AP 1 -fra l'altro- al pagamento di un danno patrimoniale di Euro 8'496'591.13 (doc. 19/II, pag. 114). Con sentenza 27 ottobre 2009 della Corte suprema di cassazione italiana, era poi stato accertato il difetto di giurisdizione della Corte dei Conti riguardo al danno causato al patrimonio delle società sequestranti (doc. 20/II, pag. 20 segg. e 29; doc. 16/II, pag. 11 seg.).  

                                         d)  Per finire, basti per il resto rammentare che le sequestranti procedono con il provvedimento qui in esame a tutela di un credito che consta di pretese in via di restituzione di averi patrimoniali di cui AP 1 si sarebbe indebitamente appropriato, di pretese in via di risarcimento danni per atti illeciti (fattispecie prevista in Svizzera dall'art. 41 segg. CO), e di pretese in via di risarcimento danni per inadempienza contrattuale (istanza di sequestro, pag. 5 n. 4). Ciò posto, per i suesposti motivi, nella misura in cui è da ricondurre ad atti illeciti -penali o non- l'esistenza del credito di US$ 6'459'345.– (fr. 6'631'164.–), è senz'altro verosimile. Le censure sollevate dall'appellante, che nell'esito sono prive di fondamento e non inficiano quindi il giudizio del Pretore, vanno così respinte.     

                                         Causa del sequestro

                                10.   Fra le cause di sequestro, la legge riconosce la circostanza in cui il debitore non dimori in Svizzera e il credito abbia un legame sufficiente con la Svizzera o si fondi su una sentenza esecutiva o su un riconoscimento di debito ai sensi dell'art. 82 cpv. 1 LEF (art. 271 cpv. 1 n. 4 LEF). In concreto, le società sequestranti hanno fondato la loro richiesta proprio su tale presupposto, la pretesa invocata avendo -a loro dire- un legame sufficiente con il territorio elvetico in forza della commissione di atti illeciti da parte di AP 1 di cui davano riscontro il procedimento penale e i relativi interrogatori in Italia, il procedimento penale in Svizzera, la richiesta di assistenza giudiziaria dalla Svizzera all'Italia e le dichiarazioni che lo stesso AP 1 aveva rilasciato alle autorità inquirenti svizzere: evidente risultava in particolare l'utilizzo abusivo di conti bancari aperti anche dal debitore sequestrato in territorio svizzero -presso istituti di __________, __________ e altre località- tra il 1997 e il 2002 con il voluto intento di dissimulare le somme così indebitamente percepite (istanza di sequestro, pag. 9 seg. n.15 segg.).

                                         Il Pretore ha seguito questa tesi e riconosciuto la verosimiglianza dei reati e delle attività illecite attribuite al debitore sequestrato -secondo le modalità già precedentemente descritte (sopra, consid. 8)- concretizzatesi appunto anche con l'utilizzo di conti bancari presso il __________ di __________, come specificato nel rapporto preliminare della polizia giudiziaria federale agli atti quale doc. D (sentenza impugnata, pag. 9 n. 5.3).

                           11.   Per l'appellante, la sentenza 22 febbraio/18 marzo 2010 del Tribunale penale federale (doc. 2 in appello) sovverte in modo inequivocabile la conclusione del Pretore: a suo carico per “5.3 milioni di dollari su 6.4” non era stato riconosciuto alcun crimine, di modo che in assenza di illiceità veniva meno anche il legame di cui all'art. 271 cpv. 1 n. 4 LEF (appello, pag. 7). Se non che, come già detto (sopra, consid. 9a), quella decisione non è ancora un giudizio definitivo. Pertanto, quantomeno a questo stadio, nella misura in cui a AP 1 si rimproverano atti di riciclaggio ex art. 305bis n. 2 CP, l'esistenza del legame giusta l'art. 271 cpv. 1 n. 4 LEF (contra: Artho Von Gunten, op. cit., pag. 136) potrebbe trovare riscontro per il solo fatto che sarebbe applicabile il diritto svizzero e che bisognerebbe ammettere l'esistenza di un foro in Svizzera (cfr. Pedrotti, Le séquestre international, Zurigo 2001, pag. 217; Jeanneret/De Both, Séquestre International, for du séquestre en matière bancaire et séquestre de biens détenus par des tiers, in: SJ 2006 pag. 169 segg., 173 seg.; Cometta, Il sequestro nella prassi giudiziaria ticinese, in: Rep. 2000 pag.9; Reeb, Les mesures provisoires dans la procédure de poursuite, in: ZSR 1997/II pag. 440). A un esame di verosimiglianza, la censura sarebbe quindi da respingere.  

                                12.   Sia come sia, l'appellante contesta altresì che l'utilizzo di conti bancari in territorio elvetico, segnatamente presso il __________ di __________, sia costitutivo di un legame sufficiente ai sensi dell'art. 271 cpv. 1 n. 4 LEF (appello, pag. 7). Egli, sembra nondimeno omettere di considerare (appello, pag. 8) che nel caso specifico non era l'esistenza fine a sé stessa dei conti bancari a fondare il legame con la Svizzera. Il rapporto preliminare menzionato e ritenuto dal Pretore (sopra, consid. 10) individua la relazione bancaria __________ “O__________” presso il __________ di __________ -aperta il 10 marzo 1999 ed estinta a maggio 2003- intestata a AP 1 e alla di lui moglie, quale conto adibito tra il 9 gennaio 2001 e l'5 maggio 2002 al versamento di somme di denaro provenienti da atti di riciclaggio a lui riconducibili e, a loro volta, alle attività illecite messe in atto in Italia. Beni questi che alla sua chiusura sono stati interamente trasferiti sul conto __________ presso __________ di __________ intestato a E__________, e che costituivano il __________ Trust, di cui moglie e figlio erano gli unici aventi diritto economici (doc. D, pag. 30 seg.). E, questo rapporto costituisce appunto il substrato del procedimento penale svizzero (doc. C, pag. 9 segg.). Entrambi i conti, peraltro, sono in relazione ai capi d'accusa per cui la tanto invocata sentenza 22 febbraio/18 marzo 2010 del Tribunale penale federale -di cui già si è detto (sopra, consid. 11)- ha finanche riconosciuto AP 1 colpevole per riciclaggio (doc. 2 in appello e 4/II, pag. 123 in rapporto con pag. 16 seg.).

                                13.   Ma, il legame sufficiente ex art. 271 cpv. 1 n. 4 LEF è riconoscibile anche nella circostanza di voler trasferire beni in Svizzera nel tentativo -ad esempio- di evitarne o comunque renderne più difficoltoso il ricupero alla parte creditrice: ciò posto, l'esistenza medesima di questa particolarità, accompagnandosi al luogo di situazione di quegli averi, è costitutiva di quel legame (Stoffel, Basler Kommentar zum SchKG, vol. III, Basilea/ Ginevra/Monaco 1998, n. 87 ad art. 271; Obergericht des Kantons Zürich, sentenza 8 maggio 2002 [NN020033/U] consid. 4, in: www.arrestpraxis.ch; Obergericht des Kantons Zürich, sentenza 23 gennaio 2008, consid. 4.2, prodotta agli atti: doc. 18/II). Nel caso concreto, l'appellante non tenta nemmeno di considerare la questione da questo punto di vista. Con riferimento al procedimento penale italiano risulta pacifica la relazione del conto __________ “O__________” presso il __________ di __________ (sopra, consid. 12) sia con il reato di appropriazione indebita -oramai prescritto- sia con il reato di associazione a delinquere -ancora pendente- contestuale appunto a quegli atti di appropriazioni indebite (sopra, consid. 9b; doc. 7/II, pag. 10 segg. capo B, C, D e E che rinviano al capo A). Dal fascicolo processuale emerge altresì che quanto era depositato su quel conto, di fatto era stato trasferito sul conto intestato a E__________, costituente il __________ Trust sempre presso il __________ di __________ (sopra consid. 12). E, come già detto, per questi beni AP 1 è oggetto del procedimento penale per titolo di riciclaggio in Svizzera. Peraltro, nella misura in cui sono formalmente intestati a E__________ e __________ Trust, vige il reale rischio che in assenza di un blocco quei beni siano a loro volta di nuovo trasferiti a terzi. A conforto del legame tra gli atti illeciti commessi in Italia e l'utilizzo a questo proposito dei conti bancari svizzeri c'è peraltro la richiesta di assistenza giudiziaria che l'Italia ha inviato alla Svizzera (doc. BB e CC) e che, come conferma lo stesso appellante (appello, pag. 10 in alto), è appunto stata accolta. A un giudizio limitato alla verosimiglianza, oltre all'esistenza di conti bancari svizzeri, sussistono così elementi che lasciano intravedere una chiara volontà intesa a dissimulare proventi di reato che vi erano o che vi sono depositati, a scapito delle società sequestranti. Trova così riscontro, la tesi secondo cui il credito da loro rivendicato ha un legame sufficiente con la Svizzera, così come ritenuto dal Pretore.

                                14.   Invero, a comprova della pretesa mancanza di legame sufficiente con la Svizzera ai sensi dell'art. 271 cpv. 1 n. 4 LEF, l'appellante accenna al diritto internazionale, in particolare all'art. 133 cpv. 2 LDIP (appello, pag. 8 nel mezzo e seg.). Tuttavia, premessa all'applicazione di questa norma è che “danneggiatore e danneggiato non hanno la dimora abituale nel medesimo Stato”. E, nel caso concreto, è pacifico che luogo di domicilio del debitore sequestrato e luogo della sede delle sequestranti sono entrambi in Italia. Da questo punto di vista pertanto, l'appello è senza pertinenza. Per i motivi di cui si è già detto poi (sopra, consid. 13) risulta altresì vano il tentativo di rinviare alla prassi dell'Obergericht des Kantons Zürich che risale al 1999 (citata in: Pedrotti, op. cit., pag. 216 nota 273 e 274) a dimostrazione del fatto che l'esistenza della richiesta di assistenza giudiziaria inviata dall'Italia alla Svizzera e concessa da quest'ultima, non era circostanza sufficiente per ammettere il legame di cui all'art. 271 cpv. 1 n. 4 LEF (appello, pag. 10). Anche al riguardo, la censura va quindi respinta.    

                                         Appartenenza dei beni al debitore sequestrato

                                15.   Il sequestro può colpire soltanto beni di proprietà del debitore rispettivamente crediti di cui egli è titolare (art. 272 cpv. 1 n. 3 LEF; DTF 105 III 112), atteso che secondo la costante giurisprudenza del Tribunale federale determinante è in linea di principio la realtà giuridica e non quella economica (DTF 107 III 104 consid. 1; Amonn/Walther, op. cit., n. 7 ad §51): sono quindi esclusi dal sequestro, in quanto considerati beni di terzi, tutti quelli che secondo le regole del diritto civile appartengono ad una persona fisica o giuridica diversa dal debitore sequestrato (DTF 106 III 89, 105 III 112). Soltanto in casi eccezionali si può tenere conto dell'identità economica fra il debitore escusso e il terzo (DTF 105 III 112-113, 102 III 165 segg.). Pertanto, nella misura in cui i beni di cui è chiesto il sequestro si trovino in possesso di un terzo o figurino a nome di un terzo, il creditore sequestrante deve rendere verosimile che quei beni appartengono in realtà al debitore sequestrato (cfr. art. 272 cpv. 1 n. 3 LEF; Messaggio concernente la revisione della LEF dell'8 maggio 1991, in: FF 1991 III pag. 1 19; Stoffel, op. cit., n. 61 segg. ad art. 271 e n. 25 e 26 ad art. 272; CEF del 18 ottobre 2005 [14.2005.67], consid. 3).

                                16.   In sé, sotto il profilo civile, non v'è dubbio che il conto __________ presso __________ di __________ intestato a E__________, per il 100% di __________ Trust, di cui sono beneficiari economici moglie e figlio del debitore sequestrato (doc. R, pag. 22; doc. T), non appartiene a quest'ultimo. Il Pretore ha nondimeno ritenuto che dagli accertamenti condotti dalle autorità penali inquirenti, emergeva con evidenza che quei beni erano tutti da ricondurre a AP 1, il quale “nell'intento di sottrarsi alle indagini aperte a suo carico e di sottrarre i proventi illeciti alle misure conservative/confiscatorie disposte da diverse autorità” si era “in maniera del tutto abusiva adoperato per ostacolare l'accertamento dell'origine e il ritrovamento dei valori patrimoniali frutto delle verosimili attività criminose in seno a AO 2, disponendo operazioni bancarie e frapponendo degli schermi che rendessero difficile il collegamento tra la sua persona ed il denaro pur permettendogli di mantenere la titolarità dello stesso” (sentenza impugnata, pag. 10 n. 6.5). E, di fatto l'appellante non contesta che i beni di cui è costituito __________ Trust, depositati sul conto intestato a E__________, provengono (per un controvalore di fr. 5'711'568.55) dal conto “O__________” (sopra, consid. 12) aperto presso la medesima banca di __________ e chiuso il 6 maggio 2003 contestualmente all'avvio delle indagini in Italia come ritenuto dal Pretore (sentenza impugnata, pag. 10 n. 6.4), e meglio alla luce dell'ordine 27 dicembre 2005 di apertura dell'istruzione preparatoria del Ministero pubblico della Confederazione (doc. C, pag. 11 seg.).     

                                17.   Ciò posto, nella misura in cui AP 1 davanti a questa Camera ripropone la tesi secondo cui i beni oggetto di sequestro sono in realtà di proprietà della moglie, quantomeno nella misura del 50% (appello, pag. 11), la censura è votata all’insuccesso, e, del resto, andrebbe finanche dichiarata irricevibile per assenza di interesse, come rilevato dal primo giudice (al consid. 6.5 della sentenza impugnata (v. anche sopra, consid. 6).  

                                18.   Per quanto attiene la restante metà dei beni, il debitore sequestrante afferma che nessun tribunale ha mai stabilito che sua moglie aveva consciamente o inconsciamente agito da schermo e da prestanome nell'ambito degli illeciti ascritti al marito, e meglio come appurato dalla sentenza 22 febbraio/18 marzo 2010 del Tribunale penale federale (appello, pag. 11). Ma invano. Si volesse anche prescindere dal fatto che quella decisione -come già spiegato (sopra, consid. 9a)- non è ancora definitiva, giovi rammentare all'appellante che quello stesso tribunale in quel medesimo giudizio ha ritenuto che “il fatto di far confluire detti valori patrimoniali, di cui una parte di provenienza criminale […], in un conto bancario di recente apertura, intestato a una società __________, controllata a sua volta da un trust di __________, con un contestuale mutamento degli aventi diritto economici […], e la conseguente scomparsa di qualsiasi riferimento documentale a AP 1, fosse un atto idoneo a vanificare l'accertamento dell'origine, il ritrovamento rispettivamente la confisca degli averi patrimoniali oggetto della dinamica operazionale descritta, […]” (doc. 2 in appello e 4/II, pag. 83 consid. 10.4.4). E, questo, indipendentemente dal fatto che quella decisione abbia nel contempo assolto la moglie. In tali circostanze, la verosimile appartenenza al debitore sequestrato dei beni oggetto di sequestro ritenuta dal Pretore, merita quindi conferma. La censura al riguardo, va così disattesa.      

                                19.   In conclusione, la sentenza impugnata va di conseguenza confermata, mentre l'appello deve essere respinto. Tassa di giustizia e indennità seguono la soccombenza degli appellanti AP 2 e AP 1 (art. 48, 49, 61 cpv. 1 e 62 cpv. 1 OTLEF).

Motivi per i quali

richiamati gli art. 271 segg. LEF, 48, 49, 61 cpv. 1 e 62 cpv. 1 OTLEF,

pronuncia:              1.   L'appello di AP 2 è irricevibile.

                                   2.   Nella misura in cui è ricevibile, l'appello di AP 1 è respinto.

                                   3.   La tassa di giustizia di fr. 3'000.–, già anticipata da AP 2, __________, e da AP 1, __________, resta a loro carico con l'obbligo di rifondere, con vincolo di solidarietà, a AO 1, __________ e a AO 2, __________ un'indennità di fr. 15'000.–.         

                                   4.   Intimazione:

                                         –  PA 2 ;

–  PA 1 . 

                                         Comunicazione alla Pretura __________.

Per la Camera di esecuzione e fallimenti del Tribunale d’appello

Il presidente                                                                             La segretaria

Trattandosi di misura cautelare, e ritenuto che il valore litigioso della vertenza può essere stabilito in almeno fr. 6'631'164.–, contro la presente decisione è possibile presentare ricorso in materia civile al Tribunale federale, 1000 Losanna 14, entro 30 giorni dalla notificazione (art. 72 e segg. LTF), con la limitazione di cui all'art. 98 LTF.

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