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Ticino Tribunale di appello diritto civile La Camera di esecuzione e fallimenti 03.04.2007 14.2006.80

3. April 2007·Italiano·Tessin·Tribunale di appello diritto civile La Camera di esecuzione e fallimenti·HTML·2,017 Wörter·~10 min·1

Zusammenfassung

opposizione al sequestro: esistenza del credito - onorario pattuito nell'ambito di un contratto che le parti qualificano di mandato - fatti nuovi

Volltext

Incarto n. 14.2006.80

Lugano 3 aprile 2007/lw  

In nome della Repubblica e Cantone Ticino  

La Camera di esecuzione e fallimenti del Tribunale d'appello

composta dei giudici:

Chiesa, presidente, Pellegrini e Walser

segretaria:

Locatelli, vicecancelliera

statuendo sulla causa a procedura sommaria appellabile (inc. EF.2006.1776 della Pretura del Distretto di __________) promossa con opposizione 9 giugno 2006 da

AO 1   (rappr. dall' RA 1)  

contro

il sequestro 15 maggio 2006 (n° __________) richiesto nei confronti dell'opponente da

AP 1 (ora rappr. dall' RA 2,)  

in cui il Pretore del Distretto di __________, con decisione 14 settembre 2006, ha parzialmente ammesso l'opposizione, confermando il sequestro limitatamente all'importo di fr. 6'036.36;

appellante l'AP 1 che, con allegato 25 settembre 2006, postula la riforma del giudizio impugnato nel senso di respingere l'opposizione e confermare il sequestro inizialmente decretato per un credito di fr. 22'433.–;

lette le osservazioni 18 ottobre 2006 con cui l'opponente chiede la reiezione dell'appello;

ritenuto

in fatto:                    A.   Con istanza 12 maggio 2006 diretta contro AO 1, l'AP 1 ha chiesto al Pretore del Distretto __________, il sequestro in base all'art. 271 cpv. 1 n. 4 LEF della quota di comproprietà pari a 1/2 del fondo part. n° __________ RFD di __________. Incaricato di ristrutturarne la villa, egli ha sostenuto di avere maturato nei confronti del debitore un credito di fr. 22'430.– oltre interessi di mora al 5% per prestazioni professionali, conteggiate nella fattura 28 novembre 2005 (doc. A), cui ha aggiunto fr. 3.– per spese di registro fondiario (doc. F).

                                  B.   Il 15 maggio 2006, il Pretore del Distretto __________, ha decretato il sequestro per l'importo di fr. 22'433.– oltre interessi al 5% dal 28 dicembre 2005.

                                  C.   Il 9 giugno 2006, AO 1 ha interposto opposizione al sequestro poiché non lo riteneva ammissibile, men che meno nella misura richiesta, contestando che il sequestrante avesse reso verosimile il credito.   

                                  D.   All'udienza di contraddittorio 14 settembre 2006, cui AP 1 non ha partecipato, l'opponente ha -di nuovo- negato che il credito di fr. 22'430.– fosse verosimile e poggiasse su documenti sufficientemente attendibili.

                                  E.   Il Pretore del Distretto di __________, ha parzialmente accolto l'opposizione di AO 1, osservando che, con scritto 11 gennaio 2006, questi aveva preso posizione sulla fattura inviatagli dal sequestrante, riconoscendo al professionista un onorario ridotto, pari a fr. 6'036.36. Ciò giustificava -secondo il primo giudice- la conferma del sequestro limitatamente a quell'importo.

                                  F.   Con appello 25 settembre 2006, AP 1 chiede di respingere l'opposizione e confermare il sequestro disposto con decreto 15 maggio 2006. Nello scritto 11 gennaio 2006, il debitore aveva non solo ammesso di dovergli una parte del credito, ma aveva elencato una serie di prestazioni, corrispondenti a quelle da lui esposte nella nota d'onorario 28 novembre 2005: l'importo indicato sulla fattura doveva pertanto, ritenersi quantomeno verosimile. Inoltre, produce documenti che attestano l'avvio di una causa di merito per il riconoscimento e l'incasso di tutto l'importo fatturato, che -in questa sede- renderebbero ulteriormente verosimile il credito complessivo, posto alla base del sequestro.

                                  G.   Nelle sue osservazioni, AO 1 sottolinea che l'onere della prova riguardo alla verosimiglianza del credito spetta al sequestrante e contesta che il mandato conferito a AP 1 si estendesse a tutte le prestazioni fatturate. L'accenno da parte sua all'importo di fr. 6'036.36 poi, era una semplice offerta e non un riconoscimento di debito. Si oppone altresì alla produzione in appello di documenti estranei alla causa e già noti al creditore al momento del sequestro.

Considerando

in diritto:                  1.   La decisione del giudice del sequestro che statuisce sull'opposizione interposta dal debitore destinatario del sequestro o da un terzo ai sensi dell'art. 278 cpv. 1 LEF, può essere impugnata entro dieci giorni davanti all'autorità giudiziaria superiore (art. 278 cpv. 3 LEF). Nel Cantone Ticino tale competenza è data alla Camera di esecuzione e fallimenti e il rimedio è l'appello, qualora il valore litigioso sia pari o superiore a fr. 8'000.– (art. 22 LALEF nonché 14 e 22 lett. c LOG). L'autorità superiore deve verificare -sulla base delle allegazioni e dei documenti prodotti dalle parti- se nel caso concreto in relazione al realizzarsi delle condizioni del sequestro addotte dal creditore -e contestate dalle controparti- è raggiunto il grado di verosimiglianza necessario per il mantenimento del provvedimento conservativo, atteso che in caso negativo annullerà la decisione del giudice di prime cure che ha confermato il sequestro, rispettivamente confermerà la decisione che lo ha annullato, riservate soluzioni intermedie (Amonn/ Walther, Grundriss des Schuldbetreibungs- und Konkursrechts, 7a ed., Berna 2003, n. 74 ad § 51; Reeb, Les mesures provisoires dans la procédure de poursuite, in: ZSR 1997/II, pag. 482).

                                   2.   Le decisioni in materia di sequestro, in tutte le istanze, sottostanno alla procedura sommaria (art. 25 n. 2 lett. a LEF). Le norme cantonali che reggono tale procedura devono rispettare la massima dispositiva, il principio attitatorio, nonché le massime di celerità e di concentrazione (cfr. Piégai, La protection du débiteur et des tiers dans le nouveau droit du séquestre, tesi Losanna 1997, p. 213 ss. con rif.; von Gunten, Die Arresteinsprache, tesi Zurigo 2001, pag. 73 e segg.). Detto altrimenti, il giudice non agisce d'ufficio, esamina solo ciò che è stato allegato e decide unicamente in base alle prove addotte dalle parti e che possono essere assunte seduta stante, salvo che il fatto allegato sia stato ammesso o non contestato dalla controparte non contumace (Vogel/Spühler, Grundriss des Zivilprozessrechts, 7a ed., Berna 2001, n. 24 ad cap. 6 e n. 12 ad cap. 10).

                                         Il giudice può accontentarsi della semplice verosimiglianza dei fatti ed esaminare sommariamente i punti di diritto nella misura compatibile con l'esigenza di celerità (Hohl, La réalisation du droit et les procédures rapides, tesi Friborgo 1997, n. 453; Piégai, op. cit., p. 212; von Gunten, op. cit., p. 85 e segg.; Gilliéron, Commentaire de la LP, vol. IV, Losanna 2003, n. 10-15 ad art. 272). Il giudice apprezza liberamente le prove (art. 20 cpv. 5 LALEF).

                                         Inoltre, i principi di celerità e di concentrazione impongono in particolare alle parti alte esigenze di motivazione per poter giungere a un giudizio sollecito. Esse devono sostanziare le loro tesi con riferimenti puntuali e d'immediato riscontro nei documenti che considerano determinanti.

                                   3.   In virtù dell'art. 278 cpv. 3 LEF, le parti possono, nell'ambito del ricorso contro la decisione su opposizione, avvalersi di fatti nuovi. Secondo la giurisprudenza di questa Camera (CEF 10 aprile 2000 [14.1999.82], consid. 1.5.e; 30 ottobre 2001 [14.2001.75], consid. 1.5e) sono ricevibili sia fatti, prove ed eccezioni nuovi che si sono verificati dopo l'emanazione della sentenza di primo grado (cosiddetti "nova" in senso proprio), sia quelli verificatisi prima ("nova" in senso improprio). La possibilità di addurre fatti nuovi comprende quella di produrre nuovi mezzi di prova (Vogel/Spühler, op. cit., n. 42 ad cap. 13), ciò tuttavia solo fino alla fase dello scambio degli allegati in sede di appello (CEF 5 luglio 1999 [14.1999.3], consid. 3). Le limitazioni di cui all'art. 20 cpv. 2 e 3 LALEF non sono applicabili in materia di sequestro (cfr. art. 22 cpv. 4 LALEF).

                                         Nel caso concreto, diversamente da quanto sostiene l'opponente, i documenti prodotti in questa sede, sono pertanto ammissibili.

                                   4.   Giusta l'art. 272 cpv. 1 LEF, il sequestro viene concesso dal giudice del luogo in cui si trovano i beni, purché il creditore renda verosimile l'esistenza:

                                         1. del credito;

                                         2. di una causa di sequestro;

                                         3. di beni appartenenti al debitore.

                                         In concreto, litigiosa è unicamente l'esistenza del credito posto a fondamento del sequestro.

                                   5.   L'appellante reputa di avere reso verosimile il credito di fr. 22'433.–, fondandosi sulla propria fattura 28 novembre 2005 (doc. A) e sullo scritto 11 gennaio 2006 del debitore (doc. B), nonché sulla promozione da parte sua della causa di merito nei confronti dell'opponente, intesa al riconoscimento e all'incasso del medesimo credito nel suo importo complessivo, ovvero oggetto della fattura menzionata.

                                         Orbene, che le parti fossero legate da un contratto -da loro stesse qualificato come mandatonon è mai stato in discussione: alla richiesta di onorario di fr. 22'430.– contenuta in quella fattura denominata “Ristrutturazione villa in __________, mappale n° __________ – Propr. __________”, con risposta 11 gennaio 2006 il debitore si è opposto, evidenziando che in rapporto a quanto eseguito quell'importo era eccessivo. E, nessun documento agli atti fornisce indicazioni sulle modalità di calcolo dell'onorario di un architetto. Certo, nel conteggio 28 novembre 2005, il sequestrante ha suddiviso le ore di lavoro e la tariffa oraria a dipendenza di chi fra i suoi collaboratori, aveva prestato il proprio contributo lavorativo. Ma, nemmeno ciò consente un raffronto utile con l'elenco delle prestazioni che a detta del creditore sono state effettuate (doc. A e N). Ancor meno con quanto egli dice gli venne commissionato (doc. L) e, rispettivamente, con l'incarico che il debitore sostiene di avergli realmente affidato (“Ermittlung des Aufmasses, für die Erstellung einiger Pläne (ohne Schnitt und Ansicht), für drei alternative Umbauskizzen, für zwei Besprechungen vor Ort und für eine grobe Kostenschätzung der Baumassnahmen”: doc. B). In assenza di altri dettagli, considerato che l'incarico era stato anzitempo interrotto (doc. A), è altresì di poco aiuto sapere che, a suo tempo, il sequestrante aveva preventivato un onorario complessivo (quindi fino a ristrutturazione conclusa) di fr. 85'520.– (doc. B).

                                         In definitiva, il conteggio dell'onorario si basa unicamente sulle affermazioni del creditore: di fronte alla specifica contestazione dell'opponente e, ancorché limitato alla verosimiglianza, l'onere della prova di una mercede di fr. 22'430.– non può ritenersi raggiunto.

                                   6.   A ulteriore sostegno della sua tesi e avvalendosi della facoltà di addurre fatti nuovi rispetto alle allegazioni prodotte in prima sede, l'appellante produce ora una copia della petizione 28 giugno 2006, presentata in Pretura contro AO 1 con cui chiede che questi sia condannato a versargli fr. 22'433.- oltre interessi sulla base del medesimo contratto d'architetto (doc. I), una distinta dei contenuti progettuali che afferma allestita dalla controparte (doc. L), una distinta delle prestazioni annessa alla fattura 28 novembre 2005 (doc. M) e recante la stessa data, nonché un elenco cronologico delle prestazioni effettuate dal proprio studio nello svolgimento del mandato (doc. N). A proposito di questi documentiAO 1, con le osservazioni 18 ottobre 2006 all'appello, si limita a contestarne la proponibilità. E' però evidente che, pur offrendo con tali documenti una descrizione più dettagliata dell'attività svolta, nonché dando un'immagine di serietà al proprio agire e alla conseguente pretesa creditoria, assumendosi il rischio di una causa giudiziaria, il procedente esibisce unicamente atti redatti da lui stesso e quindi allineabili ad allegazioni di parte; ma ciò che più conta, in assenza di qualsiasi contestazione (neppure a titolo subordinato) da parte dell'opponente, è il fatto che quegli stessi documenti non sono in grado di offrire alcun indizio per quantificare l'attività svolta dallo studio d'architettura, come nessun elemento di verosimiglianza offre l'elencazione che sarebbe stata redatta dal mandante (doc. L). Se non è solo verosimile, ma addirittura pacifico che vi siano state prestazioni d'architetto in favore di AO 1, non v'è nessun indizio quanto all'entità del credito di AP 1. Per questo motivo l'appello non può trovare accoglimento.

                                         Non è invece in discussione, poiché l'opponente non ha impugnato la decisione del Pretore, il credito di fr. 6'036.36 limitatamente al quale il sequestro è stato confermato.

Motivi per quali,

richiamati gli art. 271 e segg. LEF, 48, 49, 61 e 62 OTLEF,

pronuncia:              1.   L'appello 25 settembre 2006 dell'AP 1, __________, è respinto.

                                   2.   La tassa di giustizia della presente decisione di fr. 300.–, già anticipata dall'appellante, rimane a suo carico. L'AP 1, rifonderà a AO 1, __________, fr. 800.– a titolo di indennità.

                                   3.   Intimazione a:

                                         – RA 2,

                                         – RA 1,.

                                         Comunicazione alla Pretura del Distretto __________.

terzi implicati

Per la Camera di esecuzione e fallimenti del Tribunale d’appello

Il presidente                                                                           La segretaria

Giacché il valore litigioso della vertenza, di fr. 16'396.65, non raggiunge il limite di legge di fr. 30'000.–, contro la presente decisione è possibile presentare ricorso in materia civile al Tribunale federale, 1000 Losanna 14, entro 30 giorni dalla notificazione, solo se la controversia concerne una questione di diritto di importanza fondamentale (art. 74 cpv. 2 lett. a LTF).

Nello stesso termine è possibile proporre al Tribunale federale, 1000 Losanna 14, anche ricorso sussidiario in materia costituzionale (art. 113 e segg. LTF).

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